Summer lovers
Cosa succede a due americani giovani e belli che si recano in vacanza nella meravigliosa isola di Mykonos in Grecia?
Accade di divertirsi, come è ovvio che sia, di fare meravigliosi bagni, di sguazzare tra le onde e infine di incontrare una bella e affascinante archeologa, Lina, anche lei giovane, of course.
Accade anche che Michael e Cathy, i due giovani, trovino il tempo, che ovviamente non manca, per instaurare il classico triangolo lui-lei-lei , con piena soddisfazione di tutti, sopratutto, com’è ovvio di lui.
Il tutto condito da splendide immagini della greca Mykonos, popolata di giovani nudisti goderecci e disinibiti, da musiche che spaziano dal tema omonimo di Micahel Sembello, Summer lovers (lui è quello di Flashdance), passando per Johnny and Mary di Tina Turner, Take me down the ocean di Elton John, Hard to say i’ sorry dei Chicago, Paly to win degli Heaven 17.
Tutto qui?
Direi proprio di si.
A parte la gran mole di nudità, peraltro poco morbose, esposte come sono in un ambiente assolutamente incontaminato come quello di Mykonos, il film sembra una rivisitazione in chiave leggera delle commedie adolescenziali americane, mutuate in parte da film come Paradise e Laguna blu, sfrondate anche di quel poco di drammaticità che quei film avevano.
Tutto quello che resta è una sfilata di corpi, perlomeno gradevoli, Così fanno un figurone la giovane Daryl Hannah e l’altra protagonista, Valerie Quienessen; intendiamoci, un figurone meramente fisico, visto che la recitazione passa in secondo ordine.
Peter Gallagher si impegna al meglio nel mostrare il suo sorriso a dentatura completa e smagliante, ma non va oltre. Appare anche imbarazzato nelle scene in cui è lui a doversi mostrare nudo.
Un film che dovrebbe passare come un documentario prodotto dall’ente greco per lo sviluppo al turismo: i giovani con sacco a pelo sulle spalle, nudi come bruchi intenti a fare conquiste o a divertirsi un mondo a sguazzare tra le acque blu del mar Egeo sono sicuramente una promozione straordinaria per le bellezze locali.
Detto questo, meglio stendere un velo pietoso su quello che in teoria il film voleva dire, o forse che si proponeva di dire. La storia è insulsa, di certo non può rappresentare uno spaccato generazionale. mancano sia la profondità dei personaggi, che uno straccio di trama che porti i personaggi fuori dai loro sorrisi e dall’estetica del corpo.
Quindi, alla fine, ci si chiede perchè mai si sia scelto di vedere un film così vuoto e inutile.
Poichè la risposta non c’è, ci si accontenta quanto meno della location, della visione di un mare blu cobalto e di qualche seno e sedere esposto una volta tanto senza cellulite e grassi vari.
Summer lovers, un film di Randal Kleiser. Con Daryl Hannah, Peter Callagher, Valerie Quennessen Commedia, durata 98 min. – USA 1982.
Peter Gallagher …. Michael Pappas
Daryl Hannah …. Cathy Featherstone
Valerie Quennessen …. Lina
Barbara Rush …. Jean Featherstone
Carole Cook …. Barbara Foster
Hans Van Tongeren …. Jan Tolin
Lydia Lenossi …. Aspa
Vladimiros Kiriakos …. Yorghos
Carlos Rodriguez Ramos …. Cosmo
Rika Dialina …. Monica
Andreas Filippidis …. Andreas
Peter Pye …. Joe Saunders
Janis Benjamin …. Trish Saunders
Victor T. Salant …. John
Brigitte Perbandt …. Anna
Steven Fazekas …. Bob
Jane Moder …. Jane
Richard Montgomery …. Boy at Camp Fire
Ann Coleman …. French Girl on Yacht
Francois Manceaux …. Archeologist
Marilyn Giardino …. Woman at Hotel
Stavros Kaplandis …. Desk Clerk
L’uomo che uccideva a sangue freddo
Nella clinica del dottor Deviliers convergono una serie di personaggi legati al mondo dell’alta finanza, manager, donne dell’alta borghesia, alla ricerca di una terapia del benessere, che il dottor Deviliers ha esclusivamente creato e introdotto in una clinica bellissima, a due passi dal mare. Tra i clienti della farm c’è anche Hélène Masson, una manager stressata, reduce da problemi sentimentali e di lavoro.
L’interno della clinica è lussuoso, i pazienti vengono trattati con i guanti bianchi; e stranamente a nessuno viene in mente di chiedersi in cosa consista la terapia del dottor Deviliers. Tutti si limitano ad assaporare i benefici della cura stessa: ma all’interno della clinica iniziano a verificarsi fatti strani, come l’apparente suicidio di un amico di Helene, un uomo d’affari gay in pesante crisi finanziaria.
Al tempo stesso i numerosi inservienti sud americani della clinica accusano strani malori, mentre alcuni di loro scompaiono misteriosamente. Helene, che intreccia una relazione con Deviliers, inizia a sospettare che dietro la miracolosa terapia ci sia qualcosa di poco chiaro: così scopre che il dottore stesso non utilizza conigli o pecore per procurarsi il sangue di cui ha bisogno per la terapia, bensi il sangue degli inservienti.
Il diabolico dottore non utilizza solo sangue, ma anche parti di corpo; così Helene, dopo aver inutilmente tentato di mettere sull’avviso gli altri ospiti della clinica, si vede anzi minacciata dagli stessi, che non vogliono assolutamente perdere i benefici ricavati dalla cura stessa. Helene, in un drammatico finale, riesce ad uccidere il diabolico dottore, ma la cosa si trasformerà in un boomerang, per lei. Arrestata, non le viene riconosciuta la legittima difesa, perchè l’inquirente era anche lui tra i clienti della clinica.
Noir d’atmosfera, L’Uomo che uccideva a sangue freddo (Traitement De Choc) è un bel film molto curato, sopratutto nei dialoghi e nei dettagli. Elegante sopratutto nella confezione, aiutato dalle buone prove dei protagonisti, Annie Girardot, in una parte piuttosto scabrosa, che include diversi nudi integrali e Alain Delon, il dottor Deviliers, anche lui alle prese con una inedita scena di nudo in campo lungo, mentre corre sulla spiaggia per aggregarsi ai pazienti della sua clinica che stanno facendo il bagno nudi in mare.
Ben congegnato, con un ritmo adeguato, L’uomo che uccideva a sangue freddo è diretto da Alain Jessua, regista francese non molto conosciuto, assistente però di grandi registi come Ophuls e Carnè, e autore tra l’altro di Jeu de massacre.
L’ uomo che uccideva a sangue freddo,un film di Alain Jessua. Con Alain Delon, Annie Girardot, Robert Hirsch, Michel Duchaussoy, Jean-François Calvé, Jeanne Colletin, Robert Party.
Jean Rouquet, Roger Muni, Anne-Marie Deschott, Jurandir Craveiro, Salvino Di Pietra, Anna Gaylor, Jean Levrans, Joao Pareira Lopez, Jacques Pisias, Jean Raynal, Guy Saint-Jean
Titolo originale Traitement de choc. Drammatico, durata 88 min. – Francia, Italia 1972.
Annie Girardot: Hélène Masson
Alain Delon: Dottor Devilars
Michel Duchaussoy: Dottor Bernard
Robert Hirsch: Jérôme Savignat
Jeanne Colletin: Camille Giovanelli
Jean-François Calvé: René Gassin
Gabriel Cattand: procuratore De Boissière
Robert Party: colonnello de Riberolles
Jean Roquel: Marcel Lussac
Roger Muni: Paul Giovanelli
Lucienne Legrand: Lise de Riberolle
Anne-Marie Deschodt: Henriette Lussac
Jean Leuvrais: il commissario
Anna Gaylor: Denise
João Pereira Lopez : João
Jurandin Craveiro: Manoel

Regia Alain Jessua
Sceneggiatura Alain Jessua, Roger Curel
Produttore Raymond Danon, Jacques Dorfmann
Fotografia Jacques Robin
Montaggio Hélène Plemiannikov
L’indomabile Angelica
Abbiamo lasciato Angelica De Plessis Belliere, ora Angelica De Peyrac, in fuga dalla corte di Francia, dopo il tentativo di omicidio nei suoi confronti ma sopratutto dopo la scoperta che il suo amato marito, Geoffrey, non è morto, ma è riuscito a scappare. Con l’aiuto del fido Savarys, Angelica carica una carrozza e parte a spron battuto verso la costa, diretta ad una costruzione a strapiombo sul mare che dovrebbe essere il rifugio del marito.
Qui trova invece il fratello della sua mortale nemica, il duca De Vivonne, che è soprintendente alle galere del Re; con il ricatto, Angelica ottiene di farsi trasportare, con savarys, abordo della nave, per battere i porti del Mediterraneo e ritrovare finalmente De Peyrac. Il duca è alla ricerca di un pirata tristemente famoso, della cui identità nessuno sa nulla, chiamato semplicemente Il Rescator.
Il destino ancora una volta gioca un brutto scherzo ad Angelica; la nave sulla quale viaggia viene attaccata proprio dal Rescator, che in realtà altro non è che Geoffrey De Peyrac. La nave ammiraglia viene affondata, e mentre Savarys viene raccolto morente dagli uomini di Peyrac, Angelica sopravvissuta miracolosamente aggrappata a dei relitti, viene recuperata da una nave pirata, comandata da un nobile rinnegato, Mathieu Marchese d’Escrainville. Ma il salvataggio ad opera dell’uomo si rivela ben presto una caduta dlla padella nella brace; l’uomo, che odia le donne, ben presto tratta Angelica come una sua schiava, arrivando a darla in pasto ai galeotti della nave, dai quali la donna si salva solo per l’intervento di un marinaio che ne comprende il valore economico una volta venduta come schiava.
La nave del rinnegato incrocia quella di De Peyrac, che sale a bordo; ma il marchese pirata non racconta a De Peyrac di aver raccolto Angelica in mare, così ancora una volta Angelica arriva ad un passo da suo marito, ma deve separarsene. Condotta a Atangeri per essere venduta come schiava, Angelica viene esposta nel mercato in cui tutti i ricchi vanno ad acquistare gli schiavi: durante un’asta in cui si arriva all’esorbitante somma di 200.000 zecchini, la donna viene aggiudicata ad un misterioso compratore.
L’uomo non è altri che Geoffrey De Peyrac, che paga 500.000 zecchini per riavere sua moglie. I due sono finalmente ricongiunti
Ma ancora una volta la bellezza di Angelica è fonte di guai: la donna viene rapita sotto gli occhi del marito……..
Siamo nel 1967, e il nuovo capitolo della saga di Angelica viene accolto bene, ma ormai la serie inizia a mostrare evidenti segni di stanchezza.
La bella Mercier ci mette tutto il suo impegno, ma appare chiaro che l’attrice, che pur lavora in altre produzioni, inizia ad essere stufa di essere identificata con la Marchesa degli Angeli; è lo stesso destino che subi la bella Romy Schneider, che il pubblico identificò per molti anni con il personaggio di Sissi.
Il film, quasi interamente girato in mare, a bordo di una nave, ha comunque un suo ritmo, si lascia guardare, anche se icuramente è il meno interessante di tutta la serie; come già detto, le continue vicissitudini di Angelica alla fine creano un effetto abitudine e la conseguente dissaffezione del pubblico, che comunque gremì le sale per vederlo, anche se in quantità minore rispetto al previsto. Da segnalare la buona prova di Roger Pigaut, il mefistofelico pirata poco gentiluomo, mentre dalla saga scompare Savary, interpretato da Pasquale Martino.
L’indomabile Angelica, un film di Bernard Borderie. Con Ettore Manni, Robert Hossein, Roger Pigaut, Michèlle Mercier,Mino Doro, Paul Müller, Mimmo Poli, Arturo Dominici, Sieghardt Rupp, Paolo Giusti, Gianni Solaro
Titolo originale L’indomptable Angélique. Avventura, durata 95 min. – Francia 1967.


Michèle Mercier … Angélica de Peyrac
Robert Hossein … Jeoffrey de Peyrac
Roger Pigaut … Il Marchese d’Escrainville, Mathieu il pirata
Christian Rode … Il Duca de Vivonne
Ettore Manni … Jason
Bruno Dietrich … Coriano
Pasquale Martino Savary
Sieghardt Rupp … Millerand

Regia: Bernard Borderie
Soggetto: Anne Golon & Serge Golon
Sceneggiatura: Bernard Borderie, Francis Cosne, Pascal Jardin e Louis Agotay
Produttore: François Chavane e Francis Cosne
Casa di produzione: Films Borderie
Fotografia: Henri Persin
Montaggio: Christian Gaudin
Musiche: Michel Magne
Scenografia: Robert Giordani
Costumi: Rosine Delamare e Maria Nasalli Rocca
La carrozza del signor Desgrez, commissario aggiunto di polizia, oltrepassò il portone della sua abitazione e svoltò lentamente, sussultando sui grossi ciottoli di via della Commanderie, nel quartiere di Saint-Germain. Era un veicolo non lussuoso ma solido, in legno scuro lavorato, con guarnizioni d’oro alle tendine degli sportelli, spesso abbassate, due cavalli pomellati, un cocchiere, un valletto: la tipica vettura di un magistrato che si è fatto un nome, insomma, più ricco di quanto voglia apparire, e al quale il vicinato rimprovera solo di non essersi sposato.


Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno

Nonostante abbia un’età ormai matura, il Conte Federico è afflitto da più problemi, il principale dei quali è l’affetto smoderato che la madre, l’anziana contessa Mafalda nutre nei suoi confronti. La donna, rimasta vedova, vive nella grande tenuta di famiglia con Didino (il soprannome del povero Federico), accudita da due anziani servitori, Driade e Anchise, sorella e fratello che devono sottostare alle bizzarrie della donna.

Orchidea de Santis , Jolanda, l’amica d’infanzia

Paolo Villaggio ,Conte Fernando , Didino
Nella villa arriva ogni tanto anche lo zio di Fernando, Alberto, che aumenta la confusione dell’uomo sentenziando che è omosessuale. Didino è complessato anche nei rapporti con le donne; vive circondato da immagini porno, acquista delle bambole gonfiabili e sopratutto scatta foto sexy ogni qual volta se ne presenti l’occasione, come nel caso del matrimonio della ua amica di infanzia Jolanda, che da tempo gli fa il filo. E’ proprio al matrimonio di Jolanda che Fernando scatta, nascosto sotto una grata, foto alle donne che passano sopra di lui. I suoi tentativi di approccio con l’altro sesso sono disastrosi, come quello con una prostituta che alla fine si convince che Federico altro non sia che un depravato.
Lila Kedrova, la Contessa Mafalda
Le cose cambiano quando muore accidentalmente Driade; a servizio della contessa arriva una giovane bella ma claudicante, Angela: Fernando inizia a corteggiarla, facendole piccoli regali, e la ragazza mostra ben presto di gradire le attenzioni. Nonostante tutto Fernando continua ad avere un rapporto problematico con l’altro sesso: un giorno, appartatosi con Jolanda, viene visto da Angela in intimità con la neo sposa, e fugge disperato, finendo nelle mani di una coppia di gay che tenta di fargli la festa.
Eleonora Giorgi, Angela
L’affetto per Angela cresce, tanto che l’uomo arriva a regalarle un prezioso smeraldo che appartiene alla madre: la donna, resasi conto della relazione che sta iniziando tra i due, caccia la domestica di casa. Ma Fernando è davvero innamorato di Angela, e per una volta decide di agire di testa sua. Nel giorno del compleanno della Contessa, subito dopo aver soffiato sulle candeline della torta, la stessa Matilde rovescia addosso al figlio la torta. Con la scusa di fargli l’ultimo bagno, la Contessa lo affoga. Angela, che è giù ad attendere in cortile l’arrivo di Fernando, vede uscire dalla finestra un nugolo di bolle di sapone.
Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno è una commedia agro-dolce, forse più agra, come nello stile del regista, Luciano Salce. Che inizia con questo film la collaborazione con Paolo Villaggio, il Fernando del film; una collaborazione ben riuscita, che continuerà l’anno successivo con lo straordinario successo di Fantozzi. Il ruolo di Angela è coperto dalla bella Eleonora Giorgi, costretta a claudicare per tutto il film; un ruolo anche scabroso il suo, con numerosi nudi. Bravissima Lila Kedrova, la Contessa Mafalda, tiranna del suo figliolo Fernando, che tratta come un bambino delle elementari, rimproverandolo continuamente arrivando a vestirlo da marinaretto.
Piccola parte per Orchidea De Santis, che svolge con la consueta bravura; l’attrice interpreta il ruolo di Yolanda, amica d’infanzia di Fernando, che qualche voce maligna giudica, durante la festa del matrimonio, una ninfomane. Splendida l’interpretazione di Antonino Faà di Bruno nei panni dello zio Alberto, affetto da un tic terrificante, responsabile anche lui dei molti problemi che Federico evidenzia
Una commedia amara, nel consueto stile di Salce, in cui le negatività dei personaggi hanno sempre la meglio sulle doti positive.
Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno, un film di Luciano Salce. Con Paolo Villaggio, Lila Kedrova, Eleonora Giorgi, Antonino Faa Di Bruno, Orchidea De Santis, Renato Chiantoni, Vittorio Fanfoni, Carla Mancini, Enzo Spitaleri
Commedia, durata 105 min. – Italia 1974.
Paolo Villaggio … Conte Fernando , Didino
Lila Kedrova … Contessa Mafalda
Eleonora Giorgi … Angela
Antonino Faa Di Bruno … Zio Alberto
Renato Chiantoni … Anchise, domestico
Orchidea de Santis … Jolanda, la Sposa
Guido Cerniglia … Gianluca , amico di Federico
Carmine Ferrara … Andrea
Enzo Spitaleri … Fernando, lo Sposo
Jimmy il Fenomeno … Peppe
Vera Drudi … Driade, domestica
Regia: Luciano Salce
Soggetto: Luciano Salce, Massimo Franciosa, Sergio Corbucci
Sceneggiatura: Luciano Salce, Massimo Franciosa, Sergio Corbucci
Casa di produzione: Rusconi
Distribuzione (Italia): CIC
Fotografia: Erico Menczer
Montaggio: Amedeo Salfa
Musiche: Franco Micalizzi
Malabimba
Uno spirito vendicativo, una famiglia poco raccomandabile, in cui tutti i componenti hanno qualcosa di morboso da nascondere, un pizzico di sesso ( eufemismo, perchè di sesso ne vedremo a profusione), poco sangue.
Malabimba è il precursore di un mini genere che includerà pellicole molto scadenti, come La bimba di satana, che sarà un remake virtuale di questo film, o Patrick vive ancora, altro scadente film dedicato a spiriti e forze diaboliche.
Sono i classici ingredienti che mescola Andrea Bianchi in questo Malabimba ( The Malicious Whore ), un film che mescola anche qualche elemento gotico, almeno come ambientazione a qualche elemento horror, rimasto solo nelle intenzioni, visto che di horrorifico c’è solo la scena invero disgustosa della fellatio praticata da Bimba ,ormai posseduta, al vecchio zio paralitico.
Mariangela Giordano è Suor Sofia
La trama si dipana attraverso lo spirito di Lucrezia, una donna vissuta nel castello dove vive l’attuale famiglia proprietaria dello stesso, che, evocata durante una seduta spiritica peraltro abbastanza comica e scombinata, si impadronisce dello spirito della giovane Bimba. da quel momento un’ondata di lussuria sconvolge le vite degli occupanti del castello. La stessa Bimba inizia a cambiare voce, a comportarsi in modo sguaiato e sessualmente provocatorio; sua zia Nais seduce il padre di Bimba e via dicendo.
Nelle due foto: Patricia Webley è Nais
Non è immune dall’atmosfera malsana della casa nemmeno una religiosa, suor Sofia, educatrice dell’adolescente Bimba, che avverte l’oscura presenza di un’entità diabolica. Così, tra un accoppiamento innaturale tra cognati, sguardi maliziosi e gambe aperte in maniera inequivocabile, si arriva al culmine delle manifestazioni possessive, con Bimba che arriva a far morire d’infarto il suo anziano zio paralitico praticandogli una fellatio che almeno lo farà morire contento. In ultimo, Bimba indurrà al peccato anche la povera suor Sofia, costringendola ad un innaturale rapporto lesbico; suor Sofia, capita l’antifona, decide di liberare la casa dallo spirito malvagio facendosi “prendere” dallo stesso. Poi, salita sul punto più alto del castello, si getta nel vuoto. Bimba ora è libera.
Un pò Esorcista, almeno nelle intenzioni, un po pecoreccio, come testimoniato dai numerosi accoppiamenti che si susseguono durante il film, con protagonista la procace Patricia Webley, la famigerata Nais del film, Malabimba dopo un inizio dignitoso, con la solita famiglia italiana che vive nel solito castello diroccato (Balsorano,bellissimo, tra l’altro), scade ben presto nel già visto e nell’erotico più spinto. Chi ha avuto la possibilità di vedere la versione uncut per il mercato straniero ed è affetto da incontrollabile smania voyeuristica, troverà di che consolarsi. Le scene di sesso spinto abbondano, anche se va detto che non vedono coinvolte nè Mariangela Giordano e nemmeno Patricia Webley, chiaramente doppiate negli inserti hard che furono girati ad esclusivo vantaggio del mercato estero.
Un film sicuramente brutto e inutile, proprio per la preponderante presenza di erotismo a scapito della narrazione, che poteva sicuramente avviarsi su ben altri binari. Il mestiere di andrea Bianchi c’è ed è indiscutibile: tuttavia non basta a risollevare di nulla un film confuso e anche noioso, oltre che involontariamente comico in alcuni passaggi.
Malabimba, un film di Andrea Bianchi, con Enzo Fisichella, Katell Laennec, Patricia Webley, Pupita Lea, Elisa Mainardi, Giuseppe Marrocu, Mariangela Giordano– Italia 1979
Katell Laennec … Daniela Karoli
Patrizia Webley … Nais
Enzo Fisichella … Andrea
Giuseppe Marrocco … Fratello di Andrea
Elisa Mainardi … La Medium
Giancarlo Del Duca … Giorgio
Pupita Lea … Madre di Andrea
Mariangela Giordano … Suor Sofia
Regia Andrew White
Sceneggiatura Piero Regnoli
Produttore Gabriele Crisanti
Casa di produzione Filmarte
Fotografia Franco Villa
Musiche Elsio Mancuso, Berto Pisano
Scenografia Giovanni Fratalocchi
Trucco Mauro Gavazzi
Alucarda
In un convento messicano, che funziona anche da orfanotrofio, vive la giovanissima Alucarda, che ha passato tutta la vita nel convento, senza dare particolari problemi. E’ arrivata nel convento dopo che una giovane signora l’ha data alla luce e consegnata nelle mani di una decrepita zingara. Subito dopo il gesto, una entità diabolica uccide la donna.
Quindici anni dopo nel convento arriva un’altra giovane, Justine; anch’essa è un’orfana
Tra le due, oltre all’amicizia, nasce anche qualcosa di più profondo; un giorno, mentre giocano nella foresta accanto al convento, si imbattono in un carro di zingari, a capo del quale c’è uno stranissimo gitano, che sembra essere al corrente di alcuni particolari della vita di Alucarda;l’uomo fa un gesto all’apparenza innocente. regala alle due ragazze un cofanetto; Alucarda e Justine vanno ad aprirlo proprio vicino in un cimitero.
Sul posto c’è una sepoltura che attira l’attenzione di Alucarda. Infatti la donna è morta proprio nell’anno in cui è nata la ragazza; senza sapere che si tratta della madre, Alucarda apre la bara. Da quel momento un’entità diabolica si impossessa di loro; appena rientrata in convento, Alucarda mostra i segni evidenti di una possessione diabolica. tanto che dopo una serie di avvenimenti funesti, Il dottor Oszek, che opera nel convento, visita le ragazze e notando gli strani segni sui corpi delle ragazze, informa della cosa il padre superiore, padre Lazaro. Che si rende conto ben presto della presenza di una entità diabolica che si è impossessata delle ragazze. Effettua un esorcismo, durante il quale Justine muore. Da quel momento gli eventi precipitano….
Questa in sintesi è la trama di Alucarda,la hija de las tinieblas, originalissimo horror con forti connotazioni sia vampiresche che demoniache, girato da Juan López Moctezuma nel 1975, ma uscito nelle sale nel 1978 per una serie di eventi. Il film esce dopo il successo planetario di L’esorcista, ma all’inizio il pubblico sembra snobbare la pellicola. Eppure temi come la possessione demoniaca, il satanismo, l’esorcismo, corredato da forti scene con connotazioni sessuali anche spinte, il sangue e la furia omicida che si scatena nel convento erano, all’epoca, temi molto suggestivi per il pubblico.
Il film di Moctezuma si caratterizza principalmente per la suggestiva fotografia, ma anche per il complesso equilibrio narrativo/effettistico, portato avanti con abilità indubbia.
I temi demoniaci sono mescolati con sapienza, nonostante alcune scene siano tate considerate all’epoca sacrileghe: pure l’amalgama tra le varie componenti risulta equilibrato, tanto da rendere l’opera innovativa e ben distaccata da tutti i cloni del genere che successe al lavoro di Friedkin, quell’Esorcista che di fatto aprì la strada ad una valanga di film di ispirazione demoniaca.Alucarda può essere definito uno dei migliori, sia per le componenti citate, sia per l’equilibrio mostrato dal regista, nonostante potesse esserci la tentazione di lasciarli prendere la mano dal tema sessuale, spesso componente predominante dei film dedicati al maligno. Bene le attrici, le belle Tina Romera, che interpreta il doppio ruolo di Alucarda e della madre e di Susana Kamini, che invece è Justine.
Alucarda,la hija de las tinieblas, un film di Juan López Moctezuma, con Tina Romera, Susana Kamini, David Silva, Claudio Brook, Lily Garza ,Tina French Messico 1975
Claudio Brook … Dr. Oszek / Hunchbacked Gypsy
David Silva … Padre Lázaro
Tina Romero … Alucarda / La madre di Alucarda
Susana Kamini … Justine
Lili Garza … Daniela Oszek
Tina French … Suor Angélica
Birgitta Segerskog Madre Superiora
Adriana Roel … Suor Germana
Antonia Guerrero
Martin LaSalle … Padre Felipe
Manuel Dondé … Zingaro
Regia Juan López Moctezuma
Scritto da Alexis Arroyo-Juan López Moctezuma
Juan López Moctezuma
Distribuito da Yuma Films, Films 75
Tratto da un libro di Sheridan Le Fanu
Distribuito anche come:
Alucarda (USA)
Innocents from Hell (USA)
Mark of the Devil 3 (USA)
Sisters of Satan (USA)
Il montone infuriato

L’irresistibile ascesa di Nicola, un anonimo impiegato di banca, dallo sportello alla ricchezza e al potere.
L’uomo lavora in una banca, e vive in maniera grigia la sua vita; l’unica sua distrazione è l’incontro in un bistrot con l’amico Claude Fabre, scrittore di scarsa fama, con un handicap fisico. A lui racconta il primo gesto anticonvenzionale che fa all’improvviso; agganciare una giovane, Marie Paule, che si rivelerà essere una prostituta.

Jane Birkin interpreta Marie Paule
Incitato da Claude, che vede in lui un fascino particolare, al quale a suo giudizio le donne non possono resistere, Nicola aggancia una splendida signora dell’alta società, Francesca. La donna, sposata con un professionista abbastanza grezzo, cede al fascino di Nicola e allaccia con lui una relazione. Contemporaneamente, sempre seguendo i suggerimenti dell’amico scrittore, si esercita seducendo dapprima una semplice commessa di un grande magazzino, e poi la furba ed esperta Flora, mentre allaccia una relazione amichevole con Madame Hermès, una ricchissima signora anziana che tra le altre cose è proprietaria di un settimanale, il Temoin.
Romy Schneider è Roberte
L’ascesa di Nicola è irresistibile, anche se stressante e faticosa: l’uomo si divide tra Marie Paule, a cui è legato da una relazione sessualmente appagante ma anche da simpatia e affetto, tra Roberte, che in qualche modo lo ama e la intrigante Flora, che gli spalanca il mondo dell’alta società. Ben presto Nicola entra nelle grazie di Julien, un ricco finanziere che ha rilevato da Madame Hermes il settimanale Le temoin, e viene assunto nello stesso, dove si mette in luce, tanto da portare la tiratura dello stesso dapprima a 300.000 copie fino alla soglia del milione. Le cose quindi sembrano andare a gonfie vele.

Jean Louis Trintignant è Nicola
Ma il castello costruito da Nicola, sempre aiutato e consigliato da Claude, inzia a sgretolarsi all’improvviso; dapprima muore la sua amica e protettrice Madame Hermes, che comunque lascia all’uomo in eredità la bellissima villa in cui viveva, poi scoppia la tragedia. Un giorno il marito di Roberte segue la moglie, e proprio mentre è a colloquio con Nicola, le spara uccidendola sul colpo e subito dopo si toglie la vita. Scosso dalla morte di Roberte, Nicola inizia a porsi dei dubbi sul suo comportamento. Claude , proseguendo il suo instancabile percorso di iniziazione dell’amico, gli chiede di sedurre una nota attrice, Shirley Douglas, che Claude ama sin dai tempi dell’adolescenza, quando la donna era una semplice figlia di un farmacista.
Nicola segue al solito i consigli di Claude, ma questa volta non confessa all’amico, sapendo del suo debole per la donna, di essere riuscita a sedurla non tanto con il suo fascino, quanto piuttosto con quattro colonne in prima pagina sul settimanale Temoin e con una costosa collana. Ma Claude intuisce la verità, e deluso, entra in una cabina telefonica e si suicida sparandosi un colpo di pistola in testa. Nicola decide di averne abbastanza: dedica all’amico scomparso la prima pagina del giornale, e si reca da Maire Paule, chiedendole di sposarlo. La donna accetta.
Florinda Bolkan è Flora
Tratto dall’omonimo romanzo di Roger Blondel, Il montone infuriato è un gradevole film di Michel Delville, autore, nel futuro (il film in oggetto è del 1974) di due deliziosi prodotti come Il dolce viaggio e La lettrice.
Un’opera che passa alternativamente dalla commedia alla tragedia, per finire nuovamente in commedia, abbastanza agilmente, grazie anche alle capacità indubbie del bel cast riunito da Delville.
Bravissima e sicuramente sexy è Jane Birkin, che nel film interpreta Marie Paule; misurata, affascinante e al solito splendida è Romy Schneider, che interpreta Roberte. La bisessuale e intrigante Flora è interpretata da un’altra bellezza, Florinda Bolkan. Il personaggio di Nicola è affidato a Jean Louis Trintignant, che appare leggermente imbarazzato; forse, tra gli attori del cast, è quello che appare più a disagio.
Il film, comunque, riesce a restare interessante anche nei lunghi colloqui nel bistrot tra Claude e Nicola, o nei dialoghi tra Francesca e lo stesso Nicola.
Alla fine il discorso portato avanti da Deville, sul denaro, l’ambizione e i guasti che possono prodursi, si può dire riuscito anche se con qualche riserva: troppi personaggi vengono inseriti nel racconto, che a volte sembra diventare confuso. L’arrivismo di Nicola, spronato impetuosamente da Claude, sembra subito più che partecipe: almeno questa è l’impressione che si ricava dal film.
Ma sono peccati veniali in un’opera tutto sommato ben riuscita.
Il montone infuriato, un film di Michel Deville. Con Florinda Bolkan, Jean-Louis Trintignant, Romy Schneider, Jane Birkin, Jean-Pierre Cassel, Estella Blain
Titolo originale Le mouton enragé. Commedia, durata 105 min. – Francia 1973.
Jean-Louis Trintignant … Nicolas Mallet
Jean-Pierre Cassel … Claude Fabre
Romy Schneider … Roberte Groult
Jane Birkin … Marie-Paule
Henri Garcin … Berthoud
Georges Beller … Amico di Marie-Paule
Georges Wilson … Lourceuil
Estella Blain … Shirley Douglas
Florinda Bolkan … Flora Danieli
Dominique Constanza … Sabine
Jean-François Balmer … Vischenko
Michel Vitold … Georges Groult
La punition
Britt, una bella ragazza insofferente della vita nella provincia francese, decide di andare a Parigi, per dare una svolta alla sua vita; giunta nella capitale, conosce Francoise, una donna molto ambigua, che in cambio di denaro, le fa conoscere l’ancor più ambiguo Manuel.
Costui svolge una vita dal doppio aspetto; in realtà è uno sfruttatore della prostituzione. Infatti gestisce due case d’appuntamento, una delle quali è a Parigi, ed è destinata ad una clientela facoltosa, mentre l’altra, con sede a Lione, è solo un bordello degno dei bassifondi. Britt, che tenta di ribellarsi al suo sfruttatore, passa così dal vizioso giro della ricca Parigi a quello ancor più vizioso di Lione, dove viene custodita da Raymond, mentre intrattiene rapporti sessuali con le persone più pervertite della città. Con il passare del tempo tra Raymond e Britt nasce l’amore.
Così la ragazza riesce a convincere il suo ex carceriere a portarla a Parigi; al gruppo si unisce una donna mentalmente instabile, che, una volta nella capitale, uccide Manuel. Britt e Raymond, convinti di dover fare i conti con l’organizzazione del defunto pappone, fuggono ,ma vengono raggiunti da un emissario dell’organizzazione, pagato dalla madre di Manuel, che uccide Britt.
Giallo con forti connotazioni erotiche, La punition è un film molto convenzionale strutturato attorno ad una sceneggiatura che privilegia la parte erotica piuttosto che quella puramente narrativa. Diretto da Pierre-Alain Jolivet, nel 1973, sfrutta principalmente la bellezza fisica ( e in questo caso anche la discreta recitazione) di Karin Schubert. La parte del lercio Manuel è affidata a Georges Geret, mentre quella dell’ambigua Francoise è interpretato da Claudie Lange. Un film non brutto, ma troppo legato all’erotismo e strutturato attorno alle nudità,peraltro apprezzabili, della bella Schubert.
La punition, un film di Pierre-Alain Jolivet. Con Karin Schubert, Amidou, Georges Géret Drammatico, durata 91 min. – Francia 1973.


Karin Schubert : Britt
Georges Géret : Manuel
Amidou : Raymond
Claudie Lange : Françoise
Anne Jolivet : Gloria
Marcel Dalio : Il libanese
Jacques Destoop : L’avvocato
Marc Doelnitz : L’uomo col pappagallo
Jean-Paul Marin : Germain
Henri Déus : Antoni
Jean Lescot : L’ingegnere
André Dumas : Il promotore
Anne-Marie Coffinet : La giornalista
Albert Augier : L’albergatrice

Regia: Pierre-Alain Jolivet
Sceneggiatura:Xavière,Richard Bohringer,Pierre-Alain Jolivet
Musiche:Bookie Binkley
Fotografia:Bernard Daillencourt
Montaggio:Noëlle Balenci
Production design:Eric Simon
1971, un anno di cinema
Se il 1970 era stato un anno superlativo a livello di qualità delle pellicole proiettate nei cinema e molto remunerativo a livello di incassi, il 1971 presenta quasi le stesse connotazioni: film importanti, grandi incassi.
In Italia arrivarono oltre settecento film, alcuni di essi sono considerati autentici capolavori. A cominciare dal capolavoro di Kubrick Arancia meccanica, uno sguardo lucido puntato su una società che mostrava già tutti i segni anticipati da Burgess nel romanzo prima e da Kubrick nel film poi.

Rod Steiger in Giù la testa di Sergio Leone
Arancia meccanica. il film, oltre a diventare uno dei pù importanti della cinematografia di tutti i tempi, si rivela anche un grande affare ai botteghini. Ho un ricordo personale dell’uscita sugli schermi di Arancia meccanica; il film aveva il divieto ai minori di 18 anni, io ne avevo 14, ma riuscii in qualche modo a vederlo. Ricordo di essere uscito dal cinema stordito, colpito dall’allucinante violenza (per allora, ben inteso) del messaggio di Kubrick, che in seguito sarebbe diventato fatalmente profetico.
Nel 1971 arriva sugli schermi l’ambizioso Giù la testa, di Sergio Leone; se vogliamo, è l’ultimo western girato dal maestro con il suo nome; è un film con pregi e difetti,violento, con un Leone che manda messaggi, cosa prima assolutamente non esistente nelle sue pellicole. Il film ha successo, la sua colonna sonora arriva in hit parade e a fine stagione Giù la testa sarà uno dei film più visti dell’annata.

Una scena dal Decameron di Pier Paolo Pasolini

Morte a Venezia, di Luchino Visconti
E’ anche l’anno del Decameron di Pasolini, prima parte della trilogia della vita dedicata dal regista alla riscoperta dei grandi classici medioevali auenticamente popolari. L’anticlericalismo del regista si materializza in un’opera gioiosa, in cui il sesso diviene l’unica fonte di divertimento del popolo, oppresso dai nobili e dal clero. Pasolini si vendica girando un film al vetriolo, con attori non professionisti, escludendo Davoli, la Luce e il cameo di Silvana Mangano. A fine stagione, il film, che ebbe guai a non finire con la censura, sarà uno dei più visti e sarà anche il battistrada involontario di un fertile filone secondario, chiamato dei Decamerotici, film che sfrutteranno le novelle del Boccaccio, dell’Aretino, di Caucher per mostrare giovani donzelle nude impegnate spesso in improbabili beffe.

Gian Maria Volontè in Sacco e Vanzetti, di Giuliano Montaldo

Cybill Sheperd in L’ultimo spettacolo
Il camionista assassino in Duel di Spielberg
Arriva sugli schermi anche Morte a Venezia, di Luchino Visconti; il riadattamento del celebre romanzo di Mann, ambientato in una Venezia sonnolenta e decadente; il film interpretato da Dirk Bogarde, Romolo Valli, Mark Burns, Nora Ricci e Marisa Berenson riscuote un gran successo di critica e un buon successo ai botteghini.
Grande successo anche per Sacco e Vanzetti, film di Giuliano Montaldo dedicato alla figura dei due anarchici italiani ingiustamente accusati di rapina e omicidio: le interpretazioni dei due protagonisti, Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla sono da incorniciare, così come il tema sonoro cantato da Joan Baez, Here’s to you, che entra meritatamente in hit parade.
Peter Bogdanovich presenta L’ultimo spettacolo, uno straordinario, indimenticabile affresco sull’America del 1950, con tema la giovinezza di un gruppo di ragazzi che vedrà la propria vita cambiare a seguito di avvenimenti di piccola entità, prova concreta che la vita non è solo sconvolgimenti biblici. Il film, che si avvale di una colonna sonora sontuosa, diviene ben presto un cult;
anche Duel, opera di un giovane Steven Spielberg diventa un cult. La storia del commesso viaggiatore che ingaggia una mortale sfida con un camionista materializza incubi e paure, e la storia, che corre sul filo dell’angoscia di non sapere cosa accadrà al protagonista, finisce per diventare un punto di partenza per un nuovo modo di concepire il cinema. Hal Ashby porta sugli schermi Harold e Maude, mentre Andrei Tarkovskij presenta Solaris, un film fantascientifico metafisico, sulle orme di 2001 odissea nello spazio: il successo di critica è enorme, il pubblico invece è perplesso, per la evidente difficoltà di recepire tutti i messaggi che il regista lancia con le sue immagini statiche e con la sua concezione di un tempo d’azione molto dilatato.

1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (Omega man)
Quattro mosche di velluto grigio di Dario Argento
Arrivano sugli schermi 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, di Boris Sagal, anche questo tratto da un romanzo, quello di Matheson, film che ottiene un grande successo in virtù di una trama claustrofobica e dell’ottima interpretazione di Heston e L’uomo che fuggi dal futuro, dell’esordiente futuro re Mida Lucas.
Il cinema italiano risponde con grandi successi di cassetta; Quattro mosche di velluto grigio e Il gatto a 9 code, del regista Dario Argento, fanno il pieno ai botteghini, così come … Continuavano a chiamarlo Trinità, di Barboni, che ripropone la inossidabile coppia Hill-Spencer.
C’è un film che ottiene un lusinghiero successo di pubblico e di cassetta; si tratta di Il dittatore dello stato libero di Bananas, opera di un geniale regista americano Woody Allen. La storia dell’oscuro americano che diventa dittatore di una repubblica che da allora in poi avrà come sinonimo una situazione disastrata e allo sbando, diverte il pubblico mondiale e lancia il grande talento di Allen.

Il gatto a 9 code di Dario Argento

Continuavano a chiamarlo Trinità
Arriva sugli schermi Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo, violentissimo poliziesco impiantato sulle gesta di Harry la carogna, un ispettore dai mezzi spicci e duri. Il film, che ha per protagonista Clint Eastwood, non più uomo con solo due espressioni, è un successo planetario, mal visto dalla critica, che ne condanna il linguaggio e i fini come film fascistoide e istigatore della violenza.

Woody Allen in Il dittatore dello stato libero di Bananas
Nel frattempo il cinema italiano di produzione interna mostra segni evidenti di salute; grande successo ottiene il pessimista Detenuto in attesa di giudizio, interpretato da un ottimo Alberto Sordi, storia di un innocente che sperimenta sulla sua pelle le ingiustizie della società, finendo in carcere prima, in manicomio poi e uscendone alla fine del tutto traumatizzato. Nino Manfredi, passato dietro la cinepresa, presenta l’ottimo Per grazia ricevuta, storia malinconica di un ragazzo quasi costretto a diventare prete in virtù di un suo salvataggio miracoloso dopo una caduta da un bastione,, che troverà la forza di vivere la sua vita accanto alla donna che ama, e che incredibilmente verrà miracolato una seconda volta.

Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo
Il film riscuote un grandissimo sucecsso e si piazza tra i più visti della stagione.Un altro successo è l’amarissimo In nome del popolo italiano, con due grandi protagonisti, Gassman e Tognazzi, l’uno palazzinaro senza scrupoli, l’altro giudice integerrimo. Il primo finirà per pagare per l’unica colpa non commessa, l’omicidio di una studentessa, con la complicità del giudice, che distruggerà il diario della ragazza, unica prova dell’innocenza del palazzinaro. Il film di Risi, graffiante, diventa un grosso successo di pubblico, anche se la critica non riserva lo stesso trattamento.

Detenuto in attesa di giudizio
Ancora Sordi è protagonista di un’altra commedia amara, Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata, con la partecipazione di Claudia Cardinale; la storia dello sfigato italiano che cerca moglie e che trova una prostituta come compagna, è una commedia degli equivoci ben girata da Luigi Zampa. Anche Pasquale Festa Campanile ritorna alla commedia venata di erotismo con l’ottimo Il merlo maschio, che lancia la straordinaria bellezza di Laura Antonelli. Il film , che parla dell’ossessione sviluppata da un uomo represso nel lavoro che trova una sua affermazione mostrando nuda la moglie, ottiene un grandissimo successo.

Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata

Laura Antonelli in Il merlo maschio
Cosa che invece non accade al kolossal Scipione detto anche l’africano, di Luigi Magni: il film, che pure annovera nel cast Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Silvana Mangano, Turi Ferro ottiene scarso successo;
Altro film delizioso è Basta guardarla, ironico e commosso omaggio di Luciano Salce al mondo dell’avanspettacolo ormai quasi definitivamente avviato sul viale del tramonto;Mario Bava presenta Reazione a catena, thriller di ottima fattura, mentre Lizzani tratteggia un quadro fosco e pessimista della società borghese romana, attraverso uno sguardo cinico sulla Roma bene.
Fausto Tozzi porta sugli schermi Trastevere, commedia ambientata nel popolare quartiere romano, in cui si intrecciano storie di vita dei vari abitanti; Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica, di Damiano Damiani, è una denuncia delle collusioni tra potere mafioso e organi della giustizia, un film davvero bello e ottimamente interpretato da Franco Nero e Martin Balsam. Giorgio Martino invece lancia Lo strano vizio della signora Wardh, thriller con connotazioni erotiche di discreta fattura, con una Edwige Fenech che si appresta a diventare una delle icone degli anni settanta.

Scipione detto anche l’africano

Maria Grazia Buccella in Basta guardarla
Dall’estero arrivano La notte brava del soldato Jonathan, curioso film di Don Siegel, con protagonista Clint Eastwood, che fa il gallo in un collegio femminile, prima di pagare a caro prezzo la sua voglia di seduzione. Un grandissimo successo riscuote l’ottimo L’abominevole Dr. Phibes, diretto da Robert Fuet, con protagonista Vincent Price: un dottore, reso folle dalla morte della moglie, uccide usando le bibliche piaghe i dottori responsabili della scomparsa della donna. Sugli schermi viene proiettato Cane di paglia, di Sam Peckinpah, con protagonista un eccellente Hoffman; la storia del professorino che dopo aver subito umiliazioni di ogni genere si ribella al linciaggio di un uomo accusato di aver ucciso una ragazza.

Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica
Il film è un grande successo, così come Il braccio violento della legge di William Friedkin, appassionante poliziesco interpretato da Gene Hackmann e vincitore di 5 oscar. Un film di fantascienza è detinato a diventare un cult; si tratta di Andromeda, di Robert Wyse, splendida trasposizione di un romanzo di Michael Crichton, che racconta come un satellite artificiale, caduto dallo spazio, porti con se un letale virus che distrugge la popolazione di una cittadina; solo un vecchio e un bambino sopravvivono, e saranno loro a indicare la strada per una cura efficace.
Tra i film dell’anno, che ebbero un’accoglienza tiepida dal pubblico, immeritatamente, cito E Johnny prese il fucile di Dalton Trumbo con Donald Sutherland, storia terribile di un ragazzo ridotto ad una larva umana dalla guerra che chiede di poter morire e invece viene trattato come una cavia da laboratorio;

Lo strano vizio della signora Wardh
2002, la seconda odissea di Douglas Trumbull, versione ecologista di un viaggio nello spazio, con una nave spaziale che traporta gli ultimi alberi della terra, e che continuerà a vagare per l’universo con al comando un robot, dopo che un membro dell’equipaggio ha ucciso tutti i colleghi che volevano far saltare la cupola in cui erano contenuti.
Segnalo ancora Soffio al cuore, di Louis Malle, ottimo lavoro interpretato da Lea Massari su un tema scomodo, l’incesto, Conoscenza carnale di Mike Nichols, con Jack Nicholson, Family life di Ken Loach “il rosso“,Domenica, maledetta domenica di Schlesinger, la versione cinematografica del Macbeth di Polanski, Homo eroticus, di Marco Vicario, una commediola semi erotica con un cast eccellente.

Susan George in Cane di paglia
Tra i film di successo, meritevoli di essere rivisti, segnalo Una lucertola con la pelle di donna, thriller parapsicologico diretto da Lucio Fulci con due bellissime dello schermo, Anita Strindberg e Florinda Bolkan, La bestia uccide a sangue freddo, altro thriller diretto da Fernando Di leo, un tantino pasticciato ma con un ottimo cast, La notte che Evelyn uscì dalla tomba, thriller di Miraglia, meritevole di segnalazione più per il buon successo riscontrato che per proprie virtù, il particolare La vittima designata, diretto da Lucidi con un grande Pierre Clementi, L’evaso, un film di Pierre Granier-Deferre con protagonisti Delon, Ottavia Piccolo e Simone Signoret, storia di un evaso che tenta di rifarsi una vita e che finirà male.

Pierre Clementi e Thomas Milian in La vittima designata
In ultimo, La coda dello scorpione, buon thriller di Martino con le belle Evelyn Stewart e Anita Strindberg, l’ottimo Giornata nera per l’ariete di Bazzoni, La tarantola dal ventre nero, thriller convenzionale ma con un cast eccellente, Una sull’altra di Fulci, ottimo thriller con Marisa Mell, Ettore lo fusto di Enzo Girolami Castellari, gradevole commedia con illustri interpreti.
Il 1971 forse non ha, al di fuori di Arancia meccanica, capolavori eterni, ma si segnala per l’alto numero di produzioni di ottimo livello; è l’anno dei thriller all’italiana, che si colorano di un tocco d’erotismo, è anche l’anno dell’esplosione dei decamerotici e in deifinitiva, ancora un’annata da ricordare.
Il braccio violento della legge (Miglior film)
William Friedkin (Miglior regia per Il braccio violento della legge)
Gene Hackman (Miglior attore per Il braccio violento della legge)
Jane Fonda (Miglior attrice per Una squillo per l’ispettore Klute)
Ben Johnson (Miglior attore non protagonista per L’ultimo spettacolo)
Cloris Leachman (Miglior attrice non protagonista per L’ultimo spettacolo)
Anche i dottori ce l’hanno (Miglior sceneggiatura originale)
Il braccio violento della legge (Miglior sceneggiatura non originale)
Il violinista sul tetto (Miglior fotografia)
Il violinista sul tetto (Miglior adattamento musicale)
Quell’estate del ’42 (Miglior colonna sonora originale)
Shaft il detective (Miglior canzone)
Nicola e Alessandra (Migliori costumi)
Il braccio violento della legge (Miglior montaggio)
Il violinista sul tetto (Miglior suono)
Pomi d’ottone e manici di scopa (Migliori effetti speciali visivi)
Il giardino dei Finzi Contini (Miglior film straniero)
Messaggero d’amore (The Go-Between) di Joseph Losey (Gran Bretagna)
Vittorio De Sica (Orso d’oro per Il giardino dei Finzi Contini)
Pier Paolo Pasolini (Orso d’argento per Il Decameron)
Jean Gabin (Miglior attore per Le chat, l’implacabile uomo di Saint-Germain)
Simone Signoret (Miglior attrice per Le chat, l’implacabile uomo di Saint-Germain)
Enrico Maria Salerno (Miglior regia per Anonimo veneziano)
Luchino Visconti (Miglior regia per Morte a Venezia)
Nino Manfredi (Miglior regia per Per grazia ricevuta)
Florinda Bolkan (Miglior attrice per Anonimo veneziano)
Monica Vitti (Miglior attrice per Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa)
Ryan O’Neal (Miglior attore straniero per Love Story)
Ali MacGraw (Miglior attrice straniera per Love Story)
Claude Lelouch (Miglior film straniero per Voyou (La canaglia))
Soffio al cuore

Storia dell’educazione sentimentale e sessuale del giovane Laurent, adolescente alle prese con i problemi tipici della sua età: la difficoltà di rapportarsi con l’altro sesso, una rabbia confusa, unita all’irrequietezza tipica dei giovani, rivolta contro il mondo che li circonda.
Con i suoi due fratelli più grandi, Laurent condivide tutto, anche il primo tentativo di approccio con una donna, una prostituta, durante il quale viene importunato proprio dai due fratelli, restando turbato e frustrato.
Un giorno a Laurent viene diagnosticato un soffio al cuore, una disfunzione cardiaca non pericolosa ma che richiede il suo soggiorno in una località termale. Accompagnato dalla madre, Laurent si rende conto che la donna, frivola e leggera, anche se molto affezionata a quel suo ultimo e timido figlio, ha un’amante.
Pur turbato dalla scoperta, il giovane segue come un’ombra la mamma, diventandone anche una specie di confidente; la osserva mentre fa il bagno nuda, sviluppa, in pratica, uno strano rapporto con la stessa, fatto anche di morbosità.
Lea Massari
La sera del 14 luglio, dopo una generale ubriacatura, madre e figlio, un pò sbronzi, consumano un incestuoso rapporto; ma la donna sdrammatizza la cosa, promettendo a suo figlio che tutto ciò che è avvenuto resterà per sempre un segreto fra di loro. Il giovane, come se nulla fosse, raggiunge Dafne, una sua amica, e passa il resto della notte con lei. L’indomani, con scarpe in mano, tenta di rientrare nella sua camera, accolto però dal padre e dai fratelli con risa di complicità.
Soffio al cuore, per la regia di Louis Malle, girato nel 1971, è una bonaria presa in giro delle convenzioni borghesi, unita ad uno sguardo tenero, indulgente e alle volte ironico su quell’universo variegato che è il mondo dell’adolescenza. Lungi dal prendere posizioni morali, Malle descrive il morboso rapporto tra madre e figlio senza indulgere in predicozzi. La vicenda è narrata con leggerezza, con qualche puntura di spillo, come nel caso dei dialoghi tra il prete e il ragazzo, che evidenziano l’atteggiamento anticlericale del regista.
Il resto del film è una magistrale interpretazione di Lea Massari, la Clara Chevalier, figura quanto meno singolare di donna, simile ad una farfalla dalle bellissime ali, che riesce a passare sui problemi del passato con la stessa leggerezza propria delle farfalle. Nel cast c’è anche la bravissima Ave Ninchi, che interpreta Augusta, la cameriera di casa Chevalier. Presente anche la bella Gila von Weitershausen, attorniata da ottimi caratteristi; il giovane Benoît Ferreux è Laurent Chevalier, interpretato con sobrietà.
Un film certo non memorabile di Louis Malle, che però si fa apprezzare proprio per la sobrietà con cui il grande regista francese affronta un tema scottante come quello dell’incesto.

Soffio al cuore, un film di Louis Malle. Con Michael Lonsdale, Daniel Gélin, Lea Massari, Ave Ninchi,Benoit Ferreux
Titolo originale Le souffle au coeur. Commedia, durata 119 min. – Francia 1971.
Lea Massari … Clara Chevalier
Benoît Ferreux … Laurent Chevalier
Daniel Gélin … Charles Chevalier
Michael Lonsdale Padre Henri
Ave Ninchi … Augusta
Gila von Weitershausen … Freda , la prostituta
Fabien Ferreux … Thomas
Marc Winocourt … Marc
Micheline Bona … Claudine
Henri Poirier … Zio Leonce
Liliane Sorval … Fernande
Corinne Kersten … Daphne
François Werner … Hubert
Regia Louis Malle
Soggetto Louis Malle
Produttore Louis Malle, Claude Nedjar
Casa di produzione Orion Classics


















































































































































































































































































