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L’ultimo inquisitore

Spagna,1792

Francisco Goya è uno dei pittori più importanti e famosi d’Europa.
Assieme al dipinto che sta creando per la Regina Maria Luisa di Borbone-Parma, Goya accetta anche commissioni da privati, fra le quali
c’è quella di ritrarre Ines Bilbatua, la bella figlia del mercante Tomas e quella per Lorenzo Casamares, inquisitore del regno.
I destini della giovane Ines e quello dell’inquisitore si incrociano fatalmente proprio nello studio di Goya.
Sono gli anni della massima repressione ecclesiale nei confronti di tutto ciò che la chiesa non ritiene consono alla fede. Le incisioni di Goya sono viste con sospetto,ed è lo stesso inquisitore a dover difendere il pittore presso le alte sfere clericali.
Contemporaneamente Casamares invita i suoi collaboratori a intensificare la lotta contro l’eresia e contro quello che è definito genericamente il male.
Così la povera Ines, solo per aver rifiutato di mangiare una banale bistecca di maiale, viene accusata di pratiche di giudaismo e e trascinata davanti al tribunale dell’inquisizione. Qui viene sottoposta al crudele supplizio della corda, uno dei tanti disumani metodi utilizzati dall’inquisizione; pur essendo del tutto innocente Ines non resiste alla tortura e confessa colpe non commesse.

Tradotta in carcere la sventurata Ines ormai psicologicamente
debilitata dalla prigionia e dalla tortura, viene anche sedotta con la forza dall’inquisitore, che la bramava dal momento in cui l’aveva conosciuta.
Inutilmente il padre della ragazza e lo stesso Goya cercano di ottenerne la liberazione; l’inflessibile Casamares a questo punto viene sequestrato da Tomas Bilbatua, che usando gli stessi sistemi dell’inquisizione ottiene una confessione falsa da parte di Casamares. L’inquisitore viene rilasciato e accetta, dietro un lauto compenso, di intercedere presso i superiori per ottenere la liberazione di Ines.
Il tutto inutilmente.
Il documento che l’uomo aveva firmato a casa Bilbatua, compromettente, viene inviato all’inquisizione che a questo punto espelle Lorenzo,che così è costretto alla fuga.
Passano 15 anni e la storia cambia registro con una radicale svolta nella vita della Spagna; le truppe napoleoniche invadono la Spagna e il tribunale inquisitorio viene dichiarato fuorilegge.


Ines viene liberata ma della bella ragazza di un tempo non rimane più nulla. Ora è una donna segnata nel corpo e nella mente dalla lunghissima prigionia; Ines cerca aiuto dalla sua famiglia,ma scopre con orrore
che sono morti tutti e a questo punto non le resta altro da fare che rivolgersi a Goya, che un tempo le si era mostrato amico.
Goya la accoglie con affetto, ascolta la storia delle sue peripezie, dall’imprigionamento al rapporto con Lorenzo fino alla nascita di una bimba, che le è stata sottratta dopo la nascita.
In Spagna arriva l’ex inquisitore, ora passato dal clericalismo più abietto al fanatismo anti religioso tipico delle truppe napoleoniche, eredi di quella Francia post rivoluzionaria che aveva di fatto decapitato buona parte dei prelati francesi.
Si è sposato, ha tre figli ma è rimasto un uomo inflessibile nelle sue idee.
Da questo momento in poi le cose si svilupperanno in modo drammatico…


L’ultimo inquisitore è un film diretto dal grande Milos Forman nel 2006, un film di assoluto livello costruito con una sceneggiatura di prim’ordine e assolutamente scorrevole; una storia che ripercorre anni gli bui dell’inquisizione del XVIII secolo, una delle vergogne
della chiesa vista anche in concomitanza con l’imposizione, in Spagna, della “pax napoleonica”, l’esportazione francese di quella che era la rivoluzione nata con ben altre motivazioni e trasformatasi, con Napoleone, in bieco imperialismo.
Forman analizza proprio la storia spagnola dell’inquisizione con più di un parallelo con la propria storia personale,quella di un uomo che ha vissuto un altro tipo di inquisizione,non quella religiosa bensì quella politica, quella di un comunismo che ha utilizzato in passato
sistemi molto simili a quelli usati proprio dall’inquisizione.
Ma il discorso resta ovviamente in secondo piano; spazio ad un racconto fatto di storie individuali che mostrano sfaccettature legate anche al momento storico. C’è un’analisi del personaggio di Goya che lo mostra come un uomo intento principalmente alla sua arte,con tutta l’attenzione alle cose politiche, al desiderio di non inimicarsi i potenti sia per ottenere commesse artistiche,sia per vivere tranquillo .Il contraltare, speculare, è dato dal fanatismo di Lorenzo, intransigente nella fede come nella politica e che alla fine pagherà proprio la sua incapacità alla moderazione con la morte.
Ma la figura di Goya non è affatto meschina; l’uomo Goya, l’artista Goya, racconta un’epoca in profondo e velocissimo mutamento riuscendo a non tradire la propria arte.


Il suo distacco non è cinico ma realistico.
Lo dimostra (nel film) l’inutile interessamento alla sorte di Ines,che più di tutti diviene l’emblema dell’ingiustizia e della sopraffazione,con una vicenda personale che solo alla fine troverà un minimo di giustizia e una parziale consolazione a quanto patito in passato.
Il film è davvero bello, impreziosito sia da un’ambientazione raffinata (la corte,i quadri di Goya, i cambiamenti socio politici) sia da una fotografia che esalta costumi e location utilizzati in maniera magistrale.
Grande lavoro del cast,con citazione per tutti: dal satanico Javier Bardem ( Lorenzo Casamares ) alla bella e dolente Natalie Portman ( Inés Bilbatua ) all’impeccabile Stellan Skarsgard ( Francisco Goya )
Un film da non perdere,assolutamente

L’ultimo inquisitore
un film di Milos Forman,con Javier Bardem, Natalie Portman, Stellan Skarsgård, Randy Quaid, Michael Lonsdale. Titolo originale: Goya’s Ghosts. Genere Drammatico, – Spagna, 2006, durata 117 minuti, distribuito da Medusa.

Javier Bardem: Lorenzo Casamares
Natalie Portman: Inés Bilbatua / Alicia
Stellan Skarsgård: Francisco Goya
Randy Quaid: Carlo IV di Spagna
Blanca Portillo: Regina Maria Luisa
Michael Lonsdale: Padre Gregorio
José Luis Gómez: Tomás Bilbatúa
Mabel Rivera: María Isabel Bilbatúa
Mercedes Castro: Doña Julia
Aurélia Thiérrée: Henrietta
Fernando Tielve: Álvaro Bilbatúa
Unax Ugalde: Ángel Bilbatúa
Julian Wadham: Giuseppe Bonaparte
Craig Stevenson: Napoleone
Cayetano Martínez de Irujo: Duca di Wellington

Roberto Pedicini: Lorenzo Casamares
Ilaria Stagni: Inés Bilbatua / Alicia
Luca Biagini: Francisco Goya
Paolo Lombardi: Carlo IV di Spagna
Ludovica Modugno: Regina Maria Luisa
Gianni Musy: Padre Gregorio
Oreste Rizzini: Tomás Bilbatúa
Maria Grazia Dominici: María Isabel Bilbatúa
Tiziana Avarista: Henrietta
Stefano Crescentini: Álvaro Bilbatúa
Francesco Venditti: Ángel Bilbatúa
Angelo Maggi: Giuseppe Bonaparte
Sandro Sardone: Corniciaio
Mino Caprio: Monaco
Bruno Alessandro: Monaco
Roberto Stocchi: Monaco
Saverio Moriones: Giudice
Pieraldo Ferrante: Charlentain
Loris Loddi: Napoleone
Enrico Di Troia: Messo del re
Diego Reggente: Direttore del manicomio

Javier Bardem: Lorenzo Casamares
Natalie Portman: Inés Bilbatua / Alicia
Stellan Skarsgård: Francisco Goya
Randy Quaid: Carlo IV di Spagna
Blanca Portillo: Regina Maria Luisa
Michael Lonsdale: Padre Gregorio
José Luis Gómez: Tomás Bilbatúa
Mabel Rivera: María Isabel Bilbatúa
Mercedes Castro: Doña Julia
Aurélia Thiérrée: Henrietta
Fernando Tielve: Álvaro Bilbatúa
Unax Ugalde: Ángel Bilbatúa
Julian Wadham: Giuseppe Bonaparte
Craig Stevenson: Napoleone
Cayetano Martínez de Irujo: Duca di Wellington

marzo 18, 2020 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | 2 commenti

Le confessioni

Il G8 dell’economia mondiale si riunisce in una località costiera della Germania,in uno splendido albergo; oltre ai ministri dell’economia ci sono tre persone completamente differenti fra loro, invitate da Daniel Roché, francese, presidente del Fondo monetario internazionale, deus ex machina del denaro, rappresentante del potere assoluto nel campo.
Si tratta di un frate che ha fatto voto di silenzio, padre Roberto Salus, di una scrittrice di libri per bambini,Claire, e di un musicista.
L’atmosfera rarefatta dell’albergo viene immediatamente turbata da un fatto inesplicabile: Daniel Rochè, subito dopo un colloquio privato con padre Roberto, muore suicida con un sacchetto di plastica appartenuto allo stesso frate avvolto sulla testa.


L’episodio getta nello sconcerto i ministri,sopratutto perchè Rochè era al corrente di un segreto scottante riguardante misure estreme stabilite dagli 8 per l’economia mondiale; il fatto che prima di morire il francese abbia avuto quello che appare un dialogo con relativa confessione con il frate diventa qualcosa di esplosivo nella mani di un uomo che, anche se vincolato al segreto della confessione, sa cose di vitale importanza per
l’economia mondiale e per l’equilibrio dello stesso pianeta.
Nonostante sia sollecitato a parlare di ciò che in realtà Rochè abbia detto nel suo ultimo colloquio, padre Roberto evita qualsiasi accenno alla questione, accogliendo anzi un’ulteriore confessione, quella del rappresentante italiano
che in disaccordo con la maggioranza dei ministri degli altri paesi è contrario alla politica che si intende attuare.
Salus mantiene un atteggiamento assolutamente distaccato sulle cose, finendo per condizionare anche la rappresentante del Canada. I ministri,ormai divisi, scossi anche dalla morte di Rochè e da un discorso bellissimo del frate
alla fine decidono di non attuare il loro piano, che, anche se non svelato chiaramente, avrebbe avuto effetti drammatici sul destino dell’economia del mondo.


Le confessioni, film uscito nelle sale nel 2016 per la regia di Roberto Andò è un’opera di ambientazione, con dialoghi dosati e quasi sussurrata. Non c’è azione, i movimenti sono rarefatti, sfuggenti come i protagonisti della storia.
Alla base di tutto c’è un segreto inconfessabile tale da creare problemi ad un uomo scafato come Rochè, che per sua stessa ammissione ha maneggiato, spostato e posseduto tanto di quel denaro da aver influito sulla sorte di molti governi.
Eppure Rochè, arrivato al momento,al punto di non ritorno rappresentato dal fatto di essere un ammalato terminale di cancro è così turbato dal suo segreto da non rivelarlo neppure a padre Roberto, che ne apprenderà la vera origine solo dal ministro italiano,
sconvolto psicologicamente dal segreto che custodisce con gli altri.
Ed è attorno a questo segreto, che non apprenderemo ma che possiamo solo intuire che il film si srotola, con un’analisi descrittiva più dei movimenti che delle psicologie, che intuiamo dai volti, dalle mezze frasi,dalla tensione che gli otto condividono fra loro.
Il tema affrontato è il denaro, l’economia, chi regge veramente le fila del mondo. E la risposta che traspare dal film, illustrata dalle parole di Rochè, è il dio denaro, la vera leva che muove il mondo.


Su tutto poi aleggia la figura tra il misterioso e il mistico di padre Roberto,che in passato era stato un illustre matematico; l’uomo percorre i corridoi e il parco dell’albergo in silenzio, meditabondo,con quel fardello misterioso, il segreto non confessabile che appare terribile
in un momento preciso, quando il frate esce dal colloquio con il ministro italiano. Lì anche l’imperturbabile e impassibile frate vacilla, quasi sconvolto dalla rivelazione della confessione dell’italiano.
Un film esclusivamente d’atmosfera, però ricco di sfaccettature che messe assieme forniscono un racconto che dal punto dell’interesse non viene meno.
Il finale è aperto anche in virtù degli ultimi minuti del film, forse sconcertanti ma che lasciano allo spettatore la scelta di come interpretarli.
Ottime prove da parte del ricco cast: benissimo il solito Toni Servillo (padre Salus), molto bravo Favino (il ministro italiano), bravissimo Daniel Auteil (Daniel Rochè).
Brave anche Connie Nielsen (la scrittrice) e in definitiva gli altri.
Un film interessante che vi consiglio di vedere.

Le confessioni
di Roberto Andò,con Toni Servillo, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino,Daniel Auteuil, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu. Genere Drammatico, – Italia, Francia, 2016, durata 100 minuti, distribuito da 01 Distribution.

Toni Servillo: Roberto Salus
Connie Nielsen: Claire Seth
Johan Heldenbergh: Michael Wintzl
Daniel Auteuil: Daniel Roché
Moritz Bleibtreu: Mark Klein
Pierfrancesco Favino: ministro italiano
Marie-Josée Croze: ministro canadese
Richard Sammel: ministro tedesco
Stéphane Freiss: ministro francese
Togo Igawa: ministro giapponese
Andy de la Tour: ministro inglese
John Keogh: ministro statunitense
Aleksej Gus’kov: ministro russo
Lambert Wilson: amante di Daniel Roché
Giulia Andò: Caterina
Julian Ovenden: Matthew Price
Jeff Burrell: agente
Ernesto D’Argenio: Ciro

Regia Roberto Andò
Soggetto Roberto Andò e Angelo Pasquini
Sceneggiatura Roberto Andò e Angelo Pasquini
Distribuzione in italiano 01 Distribution
Fotografia Maurizio Calvesi
Montaggio Clelio Benevento

marzo 17, 2020 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

The Confession

 

Roy Bleakie (Alec Baldwin) è un un apprezzato professionista di sicuro avvenire, un avvocato newyorchese disposto a scendere a patti col diavolo per ottenere il proscioglimento dei suoi assistiti. Per di più, ha una relazione passionale con la giudice che presiede una delle sue cause.
Un giorno, viene ingaggiato per difendere in giudizio il direttore finanziario di una rinomata società, Harry Fertig. Fertig è accusato di omicidio: ha ucciso un medico, un’infermiera e un operatore sanitario, responsabili del decesso del figlio Stevie (Ryan Marsini). I tre avevano trascurato di offrire assistenza e cure al bambino, morto in seguito per una banale appendicite.
Se riuscirà a dimostrare che Fertig era malato di mente al momento degli omicidi, Bleakie sarà ricompensato con la carica di Procuratore distrettuale. Su richiesta di Jack Renoble (Jay O. Sanders), capo di Fertig, l’avvocato tenta di far riconoscere Fertig incapace di intendere e di volere. Tuttavia, questa scelta difensiva viene contestata dal suo assistito. Fertig è un ebreo praticante dai forti valori umani e religiosi. Il cliente è determinato a dichiararsi colpevole dei tre omicidi, pur andando incontro alla pena di morte, per rendere giustizia al figlio. Incontro dopo incontro, l’avvocato approfondisce il rapporto con il suo cliente. Si rivolge a Sarah (Amy Irving), moglie di Fertig, per comprendere meglio le motivazioni del suo assistito. Avrà con lei una breve relazione.

Se da un lato è lusingato dalla prospettiva di una carica professionale importante, dall’altro è sospettoso delle intenzioni e delle motivazioni di Renoble. Bleakie intuisce che l’interesse di Renoble per la difesa del dipendente sorge da un motivazione oscura. Incarica il suo assistente a indagare sugli affari della società.
Scoprirà, in seguito, che Renoble ha inquinato un terreno adiacente al bacino idrico che rifornisce con acqua potabile la città di New York al fine di rendere necessario il filtraggio dell’acqua e di acquisire l’appalto milionario per l’operazione. Una volta dichiarata l’infermità mentale, Fertig non potrebbe essere escusso come testimone sull’intera vicenda dell’inquinamento. Ignaro delle mosse del datore di lavoro, Fertig viene messo a conoscenza dei fatti proprio dal suo legale.
In aula, di fronte al giudice, Fertig si lascia trasportare dal suo credo rischiando di passare per pazzo ma il suo difensore impedisce la dichiarazione dell’infermità mentale, avvalorandone la testimonianza nel processo che lui stesso preannuncia contro Renoble.
In occasione dell’arringa difensiva, mirata ad ottenere il riconoscimento della responsabilità di Fertig per i tre omicidi, Bleakie sottolinea la differenza fra la legge umana e quella divina. Secondo Bleakie il sistema giudiziario si è allontanato dalla giustizia e dai valori morali che dovrebbe rappresentare. Ottiene la pena detentiva alla quale ambiva il suo assistito e tronca i piani di Renoble fornendo le prove per un rinvio a giudizio.

Il film, che potrebbe essere valutato come un comune legal thriller, è in realtà un dramma morale cui sviluppo è costruito sui momenti dello Spirito oggettivo appartenenti alla filosofia hegeliana: diritto astratto, moralità ed eticità. Questi concetti vengono espressi attraverso il personaggio Fertig per tutta la durata del film.
La manifestazione del volere libero del singolo individuo, considerato come persona giuridica, ossia nella sua capacità esteriore di compiere atti giuridicamente corretti, indipendentemente dai caratteri specifici che lo caratterizzano (diritto astratto); il momento della libertà soggettiva, in cui l’uomo non è più considerato nella sua esteriore capacità di contrattare, ma nella sua dimensione interiore (moralità); infine, l’eticità, definita da Hegel “il concetto della libertà divenuto mondo sussistente e natura dell’autocoscienza” – la moralità sociale, ovvero la realizzazione concreta del diritto e del bene nelle forme istituzionali della famiglia, della società civile e dello Stato.

Forse il lettore percepirà una forzatura nel rimando a Hegel e alla sua filosofia. Ma qui gli elementi appena elencati ci sono tutti: moralità, eticità e legalità. Sono questi i concetti che sorreggono la trama narrativa.
Personalmente non ho letto il romanzo “Fertig” di Sol Yurick. Non so, pertanto, quanto la pellicola si discosti dall’opera letteraria. Ad ogni buon conto, nel film i dialoghi sono tecnicamente ben curati.
Ottima la prova attoriale del premio Oscar, Ben Kingsley. Buona anche quella di Amy Irving che interpreta la moglie di Fertig, Sarah. Un po’ sotto tono invece Alec Baldwin nelle vesti del legale di fiducia di Fertig, Roy Bleakie.
Il film mantiene un buon ritmo per tutta la sua durata. Da vedere, non deluderà gli amanti del genere.

The Confession

un film di David Jones con Alec Baldwin, Ben Kingsley, Amy Irving, Richard Jenkins, Kevin Conway, Jay O.Drammatico,Usa 1999

 

Alec Baldwin: Roy Beckle
Ben Kingsley: Harry Fertig
Amy Irving: Sarah Fertig
Jay O. Sanders: Jack Renoble
Kevin Conway: Mel Duden
Anne Twomey: Judy Crossland
Richard Jenkins: Coss O’Donell
Boyd Gaines: Liam Clarke
Chris Noth: Mike Campuso

Regia David Jones
Soggetto basato sul romanzo “Fertig” di Sol Yurick
Sceneggiatura David Black
Produttore Elie Samaha, Alec Baldwin, Corrinne Mann
Fotografia Michael Seresin
Montaggio Peter Honess
Musiche Mychael Danna

“Molto spesso penso che il mondo sia solo dolore.”
” Pensiamo che sia difficile fare quello che è giusto. Difficile è sapere cosa è giusto fare. E quando si sa cosa è giusto, è difficile non farlo.”
“- Sono sempre stato sicuro di quello che facevo. Sono sempre stato sicuro di fare quello che andava fatto. Per certi versi ero come tuo marito… per certi versi… .
– Non posso aiutarti.
– A volte nella vita desideriamo una cosa, la vogliamo intensamente, senza ottenerla. Otteniamo qualcos’altro per poi scoprire che era quello di cui avevamo bisogno.”
“Faccio l’avvocato da molti anni e, immancabilmente, a ogni processo, finisce che insegno al mio cliente qualcosa sulla legge con la l minuscola, come in legge dello Stato di New York. Questo processo invece è stato diverso. Ho avuto io l’opportunità di imparare cose sulla legge dal mio cliente, legge con la l maiuscola come in Legge di Dio, la legge divina. Il miglior avvocato del mondo non può tirarti fuori, non può patteggiare, non può avere sconti di pena.”

marzo 15, 2020 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | 1 commento

Across the Universe

Il sogno di Jude, un operaio dei cantieri navali di Liverpool è quello di andare negli Usa per conoscere quel padre che non ha mai visto e del quale
conosce solo il poco che gli ha raccontato sua madre, ovvero che è un professore universitario a Princeton.
Jude parte, lasciando anche la fidanzata ma il primo impatto con suo padre non sarà dei migliori. L’uomo infatti non è affatto un professore universitario ma un semplice custode, sposato e con due figli.
Jude però proprio nell’Unversità,dove si è accampato nei sotterranei, finisce per conoscere Max,un ragazzo ricco e ribelle e sopratutto la bella sorella di costui ,Lucy. Quando Max,in rotta con la famiglia sceglie di andare a New York, Jude lo segue e insieme vanno a vivere in casa di Sadie, una cantante. A loro si uniscono JoJo, un chitarrista e Prudence e in seguito anche Lucy, che abbandona Princeton dopo la morte del fidanzato avvenuta in Vietnam.


Lucy e Jude si innamorano, ma ben presto iniziano i problemi; la ragazza sposa sempre più la causa pacifista mentre Jude mantiene un atteggiamento più distaccato.
Per il gruppo di amici sta per iniziare un radicale cambiamento di vita: mentre Max è costretto suo malgrado a partire per il Vietnam, Lucy lascia Jude dopo un litigio.
Jude viene espulso dagli Usa dopo una rissa con Paco, il leader del gruppo pacifista a cui aderisce Lucy; ritornato in Inghilterra, riprende il suo antico lavoro mentre Lucy scopre che Paco e il gruppo sono passati all’azione violenta, costruendo bombe una delle quali esplode demolendo l’edificio nel quale il gruppo si riuniva. Lucy si salva solo perchè dopo aver scoperto la vera natura del gruppo si è allontanata, delusa.
La notizia arriva a Jude, che la legge sui giornali,così si imbarca nuovamente,destinazione New York…


Diretto da Julie Taymor nel 2007 Across the Universe è un film davvero particolare, un musical con sfumature romantiche tutto percorso dalle immortali canzoni dei Beatles,l’unico vero leit motiv del film,costruito attorno ad una trama davvero semplice ma abbellito, arricchito da canzoni stupende come Something, With a Little Help from My Friends,Dear Prudence,Come Together ,Let it be,All You Need Is Love.
Sono ben 32 le canzoni dei Faoulous Four che fanno da colonna sonora al film,arricchito da quadri psichedelici o da balletti incisivi, con interpretazioni davvero pregevoli dei brani fra le quali spiccano Come Together, eseguita da Joe Cocker, di I Am the Walrus cantata da Bono & Secret Machines, autentiche Guest Star del film.
I quadri dei quali parlavo intervallano il film,con stacchi netti non solo nel racconto, ma con immagini saturate di colore della guerra nel Vietnam,delle rivolte pacifiste anti partecipazione americana alla “sporca guerra”,come i giovani pacifisti definivano
un’avventura militare che costò la vita a 50.000 giovani oltre ad una cifra spaventosa di vietnamiti, mai quantificata ma che probabilmente superò il milione e mezzo di vittime.


A fare da collante quindi l’immortale musica dei Beatles con Jim Sturgess grande protagonista: l’attore e cantante londinese interpreta ben 10 brani, fra i quali I’ve Just Seen a Face e Strawberry Fields Forever con grande bravura
e contemporaneamente interpreta Jude, il vero protagonista della pellicola.
Un film che mescola con abilità l’amarcord di una stagione travagliata della storia statunitense alla musica dei Beatles, quella rivoluzionaria che traghettò la stessa nell’epoca moderna.
La pellicola non è certo facile: per quanto costruita su una sceneggiatura semplicissima ha molti elementi di novità a livello visivo,che vanno da momenti visionari come l’arruolamento di Max al sangue che cola dalle fragole nel quadro creato da Jude, un evidente omaggio
allo splendido Fragole e sangue (The Strawberry Statement) film del 1970 di Stuart Hagmann. Diversi riferimenti nel film a figure ormai mitologiche del passato come Jimi Hendrix che si ritrova nel personaggio di JoJo oppure Janis Joplin abbastanza riconoscibile in quello di Sadie.
I continui cambi di ritmo, i balletti, le canzoni dei Beatles, le proteste riescono a bilanciarsi con i momenti sentimentale fra i due protagonisti; impresa non facile per un film assolutamente particolare, anticonformista.
Molto bene gli attori, il già citato Jim Sturgess (Jude Feeny) e una bella e ispirata Evan Rachel Wood (Lucy Carrigan), bene tutti gli altri, per un film decisamente da vedere.

Across the Universe
un film di Julie Taymor,con Jim Sturgess, Evan Rachel Wood, Joe Anderson, Dana Fuchs, Martin Luther, Salma Hayek. Genere Musicale – USA, 2007, durata 131 minuti, distribuito da Sony Pictures Italia

Evan Rachel Wood: Lucy Carrigan
Jim Sturgess: Jude Feeny
Joe Anderson: Maxwell Carrigan
Dana Fuchs: Sadie
Martin Luther McCoy: Jojo
T.V. Carpio: Prudence
Logan Marshall-Green: Paco
Amanda Cole: Emily
Spencer Liff: Daniel
Angela Mounsey: Martha
Bono: Dott. Robert
Linda Emond: madre di Lucy
Salma Hayek: Bang Bang Shoot Shoot nurses
Chris McGarry: sergente sul tetto
Joe Cocker: barbone in metropolitana

Valentina Mari: Lucy Carrigan
Stefano Crescentini: Jude Feeny
Andrea Mete: Maxwell Carrigan
Alessandra Cassioli: Sadie
Pino Insegno: Jojo
Ilaria Latini: Prudence
Gianfranco Miranda: Paco
Elena Perino: Emily
Alessandra Grado: Martha
Massimo Rossi: Dr. Robert
Antonella Giannini: madre di Lucy

Regia Julie Taymor
Soggetto Julie Taymor, Dick Clement, Ian La Frenais
Sceneggiatura Dick Clement, Ian La Frenais
Produttore Richard Baratta, David Brown, Derek Dauchy, Matthew Gross, Ben Haber, Geoffrey Hansen, Charles Newirth, Rudd Simmons, Jennifer Todd, Suzanne Todd
Distribuzione in italiano Sony Pictures
Fotografia Bruno Delbonnel
Montaggio Françoise Bonnot
Musiche Elliot Goldenthal
Scenografia Mark Friedberg

marzo 14, 2020 Pubblicato da: | Commedia | , , , | 2 commenti

By the Sea

Francia,anni 70

In una piccola località di mare arrivano i coniugi Roland e Vanessa.
Lui è uno scrittore in evidente crisi creativa oltre che personale, lei, Vanessa, è una ex ballerina (ma questo lo sapremo alla fine).
Tra i due coniugi c’è una evidente tensione, esplicitata dai continui appuntamenti al bar di Roland, che stringe una rapporto confidenziale
con il gestore del bar, un vedovo. Nel frattempo Vanessa passa le sue giornate fra psico farmaci, letture svogliate o guardando il vuoto.
Il rapporto tra i coniugi è ridotto ai minimi termini; tra i due ci sono poche parole,spesso astiose, rancorose; ci sono solo bicchieri di alcolici,che Roland consuma come acqua e sigarette.


A cambiare questo state di cose c’è l’arrivo nella camera accanto dell’albergo nel quale i coniugi risiedono di una coppia di novelli sposi.
Attraverso un buco nella parete Vanessa sempre più frequentemente spia l’intimità dei vicini,fantasticando su di lui (Francois) e alla fine stringe un rapporto di amicizia con  Lea. La vicinanza della coppia costringerà di due coniugi a riflettere sul proprio rapporto,e dopo alcune vicende ripartiranno per New York…
By the Sea uscito nelle sale nel 2015 con la regia di Angelina Jolie per una volta dietro la macchina da presa è un film caratterizzato da un andamento catartico, che purtroppo mette a dura prova sia la pazienza dello spettatore sia la sua capacità di concentrazione (e di sopportazione).
Non perchè la storia sia banale, anche se già vista altre volte, quanto piuttosto per la monotonia e ripetitività delle scene, fatte di lunghe inquadrature di Roland che beve sempre, in continuazione o fuma e di lei che in evidente crisi depressiva si abbandona dapprima ad un ozio quasi totale, successivamente trova un minimo di interesse con un voyeurismo degno di migliore descrizione.


Invece tutto scorre con una monotonia scandita da una serie interminabili di discorsi rarefatti, di sguardi, di gesti quasi vuoti e vacui.
La sceneggiatura è lacunosa, oltre che sofferente di un peccato mortale; scoprire la causa della depressione di Vanessa,i due aborti e la successiva sterilità appare un tardivo recupero di motivazioni fondamentali,che però andavano analizzate in ben altro modo durante il film.
Qualcosa lo si intuisce: il rifiuto di lei di accettare qualsiasi contatto fisico con il marito, moti anzi di repulsione verso un Roland che per contro prova ogni tanto a forzare la barriera eretta dalla moglie, non solo senza risultati ma con l’aggravante di un ulteriore deterioramento dei rapporti,culminati nelle parole di disprezzo dette da Vanessa a Roland,sul suo fallimento come scrittore e come uomo.
La location incantevole e una fotografia patinata e di classe non possono bastare a sollevare il film; alla fine sono proprio le due cose che si ricordano di una pellicola che fallisce i suoi obiettivi su tutti i fronti.


Inutile anche accennare a questo punto alle recitazioni dei due interpreti principali,Angelina Jolie e Brad Pitt (all’epoca ancora suo marito);per quanto i due attori facciano la loro devono scontrarsi con una storia francamente priva di ogni mordente o interesse,se non la larvata motivazione della pellicola volta a raccontare la crisi identitaria del singolo visto anche nella relazione di coppia.
Insomma,un film di difficilissima digestione e di ancor più difficile metabolizzazione.
Decisamente sconsigliato

By the Sea
di Angelina Jolie, con Brad Pitt, Angelina Jolie, Mélanie Laurent, Melvil Poupaud, Niels Arestrup, Sarah Naudi. Titolo originale: By the Sea. Genere Drammatico – USA, 2015, durata 122 minuti, distribuito da Universal Pictures.

Brad Pitt: Roland
Angelina Jolie: Vanessa
Mélanie Laurent: Lea
Melvil Poupaud: François
Niels Arestrup: barista
Sarah Naudi: Clarisse
Richard Bohringer: proprietario dell’hotel

Regia Angelina Jolie
Sceneggiatura Angelina Jolie
Produttore Angelina Jolie, Brad Pitt
Produttore esecutivo Chris Brigham, Holly Goline, Michael Vieira
Casa di produzione Jolie Pas, Pellikola, Plan B Entertainment
Distribuzione in italiano Universal Pictures
Fotografia Christian Berger
Montaggio Patricia Rommel
Musiche Gabriel Yared
Scenografia Jon Hutman
Costumi Ellen Mirojnick
Trucco Matteo Silvi

marzo 12, 2020 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

Il fidanzato di mia sorella

Per una beffa del destino Richard Haig insegna poesia romantica a Cambridge, sulla scia degli insegnamenti di suo padre che a sua volta
era stato insegnante della stessa materia. Dal padre però Richard ha anche ereditato la passione per le donne che lo porta però ad una relazione con
Kate, studentessa americana di 25 anni. Qualche sera prima della partenza della ragazza per gli Usa ad una cena Richard conosce Olivia,una affascinante donna e come suo solito tenta di lanciarsi in un’altra avventura. Ma con grande sorpresa scopre che Olivia è la sorella di Kate,che contemporaneamente gli annuncia di essere incinta.
Dopo un’accesa discussione con suo padre, Richard prende una decisione improvvisa: decide di sposare Kate e di seguirla negli Usa.
L’unione, coronata dalla nascita di un bimbo, sembra andare avanti tranquillamente. Ma un giorno Richard scopre che Kate ha una relazione con un suo coetaneo,Brian e le cose prendono una via completamente differente.
L’uomo viene relegato in una depandance dell’elegante villa dei genitori di Kate e per Richard c’è anche il problema di convincere l’ufficio emigrazione a dargli il visto per la residenza.


A complicare le cose ci si mette anche un arresto della polizia quando viene sorpreso alla guida in stato di ebrezza.
Inoltre tra lui e Olivia, l’affascinante sorella di Kate le cose evolvono verso il sentimentale; tra le due sorelle c’è un forte legame, reso ancor più solido dall’abitudine di raccontarsi tutto sulla propria vita privata. Olivia evita di parlare con sua sorella della sua situazione sentimentale, con esiti catastrofici.
A complicare le cose ci si mettono l’arrivo del padre, piantato dalla ennesima moglie, il licenziamento dalla scuola dove insegna e altre catastrofi…
Commedia allegra e leggera Il fidanzato di mia sorella,film diretto con mano felice da Tom Vaughan nel 2014 concentra con abilità gag simpatiche con una sceneggiatura scorrevole e divertente.
Il personaggio del playboy che si redime da un passato di donnaiolo impenitente sia per amore del figlio, che rischia di perdere per sempre una volta espulso dagli Usa,sia dalla consapevolezza di avere finalmente incontrato Olivia, la donna giusta per lui, è seguito da Vaughan attraverso il passaggio di maturazione con un racconto lineare che privilegia l’aspetto leggero delle situazioni in cui di volta in volta il poco serioso professore si trova impelagato,a partire dalla professione per la quale ha seguito gli insegnamenti di un padre anticonformista, atteggiamento poi mutuato sia sulla cattedra che nella vita privata.


Diversi i momenti spassosi del film,come l’inizio della relazione con Olivia interrotto bruscamente dall’improvviso rientro a casa di Kate,le sedute di rieducazione di Richard al corso per alcolisti,la presenza stessa del padre dell’uomo, decisamente un personaggio sulle righe rimasto fedele al clichè di uomo dedito ad un interesse quasi maniacale per le donne.Ovviamente
il merito della riuscita del film va diviso equamente tra gli attori del film,tutti bravi e alle prese con personaggi affetti da umane debolezze ma anche non privi di sentimenti veri e una sceneggiatura,che pur
con qualche forzatura e qualche trovata surreale mantiene una sua spumeggiante coerenza.
Molto bravo Pierce Brosnan, interprete dello scanzonato professore universitario,che dovrebbe avere un comportamento austero degno del suo ruolo istituzionale e che invece trasporta anche nell’insegnamento


la carica trasgressiva ereditata dal padre. Benissimo anche le due interpreti femminili, Jessica Alba e Salma Hayek,decisamente improbabili almeno fisicamente e caratterialmente come sorelle.
Ma la leggerezza della commedia consente anche qualche incongruenza; del resto lo spettatore è decisamente abbagliato dalla bellezza delle due attrici che si tramuta anche in una simpatia a piede spinto, aiutata dalle caratteristiche dei loro personaggi. Diversi dialoghi frizzanti,alcune scene deliziose e inoltre la presenza di un eccellente Malcolm McDowell nei panni di Gordon, il padre di Richard, completano il quadro.
Se si vuol passare 100 minuti distensivi, allegri, senza particolari impegni, Il fidanzato di mia sorella è il film ideale.
Decisamente consigliato.

Il fidanzato di mia sorella
un film di Tom Vaughan. Con Pierce Brosnan, Salma Hayek, Jessica Alba, Malcolm McDowell, Duncan Joiner. Titolo originale How to Make Love Like an Englishman.
Commedia sentimentale, durata 102 min. – USA 2014. – Adler Entertainment

Pierce Brosnan: Richard Haig
Jessica Alba: Kate
Salma Hayek: Olivia
Malcolm McDowell: Gordon
Ben McKenzie: Brian
Merrin Dungey: Angela
Marlee Matlin: Cindy
Ivan Sergei: Tim
Lombardo Boyar: Ernesto
Fred Melamed: Victor Piggott

Luca Ward: Richard Haig
Federica De Bortoli: Kate
Cristina Boraschi: Olivia
Carlo Valli: Gordon
Andrea Mete: Brian
Alessandra Cassioli: Angela
Sabine Cerullo: Cindy
Francesco Bulckaen: Tim
Nanni Baldini: Ernesto
Ambrogio Colombo: Victor Piggott

Regia Tom Vaughan
Sceneggiatura Matthew Newman
Produttore Grant Cramer, Kevin Scott Frakes, Richard Barton Lewis, Raj Brinder Singh, Beau St. Clair
Distribuzione in italiano Adler Entertainment
Fotografia David Tattersall
Montaggio Matt Friedman
Musiche Stephen Endelman, David Newman
Costumi Lizzy Gardiner

marzo 11, 2020 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | Lascia un commento

La fuga di Martha

Dopo due anni n cui non ha più dato alcuna notizia di se, Martha chiama sua sorella Lucy chiedendole aiuto.
La donna, che oltre al marito ha solo lei al mondo accorre e la accoglie poi in casa.
Ma Martha mostra da subito un comportamento instabile: rifiuta di raccontare quello che le è accaduto negli ultimi tempi, limitandosi ad
attribuire i suoi problemi a un non meglio identificato uomo. In più ha atteggiamenti bizzarri; fa il bagno nuda, entra in camera da letto di sua sorella mentre è in intimità con il marito, crea imbarazzo e tensione tra i due coniugi. Ma cosa realmente è accaduto a Martha?
La ragazza è rimasta in una comune/setta per lunghi mesi.
Volontariamente, senza costrizioni apparenti. Ma durante quel periodo Martha ha subito aggressioni sessuali, un po volute ma anche imposte e cosa più grave ha dovuto sopportare una forma di violenza psicologica ben più devastante.

 

 


Dopo aver assistito a due omicidi da parte della setta, retta dallo psicopatico Patrick alla fine Martha ha deciso di scappare.
Ma il ritorno alla vita tradizionale ha un costo forse troppo alto da pagare.
Diretto da Sean Durkin nel 2012,La fuga di Martha è un thriller ad ambientazione psicologica caratterizzato da una presenza ossessiva, esagerata, del flashback, che interrompe di continuo la linearità del racconto cinematografico spezzandone il ritmo anche se comunque la narrazione rimane coerente.
Il film viaggia su due binari perfettamente paralleli; da un lato la vicenda di Martha, la sua permanenza e le sue giornate all’interno della comunità, dall’altra la vita della stessa, con un occhio particolare su Patrick, un leader molto lontano da un Manson o un Jim Jones. Siamo di fronte ad un uomo senza una personalità magnetica o carismatica.


Usando le parole di Hannah Arendt,c’è l’assoluta “banalità del male” a trionfare; gli adepti della setta appaiono più come giovani in cerca di una propria identità, di qualcosa in cui riconoscersi che gente plagiata da una personalità predominante.
La stessa Martha si muove come se fosse alla ricerca di qualcosa che non conosce; di lei,del suo passato sappiamo poco.
E questo è un gran limite del film,quello di non fornire spiegazioni agli atteggiamenti dei protagonisti.
Sono giovani ribelli o semplicemente disadattati? Accettano le regole comportamentali della setta perchè alla ricerca di un impossibile Eden o solo perchè attratti dalla novità, da un mondo alieno che li attrae in mancanza di alternative? Tutto resta piuttosto nel vago.
La stessa promiscuità della comune appare più istintiva che dettata da motivazioni.


I risultati però sono visibili; Martha,per esempio,sembra aver perso la cognizione del bene e del male,di ciò che si fa e di ciò che invece non è accettabile.
I suoi confusi discorsi anarcoidi sulla ricchezza, sulla possibilità di rinunciare al superfluo appaiono talmente schematici da risultare falsi come Giuda.
Questo non vuol dire che il film sia da gettare in toto.
La pellicola ha una buona tensione, un filo narrativo coerente anche se non coinvolgente.
La stessa Martha non suscita alcuna empatia,anzi.
La sua partecipazione a due omicidi, senza alcuna obiezione di carattere morale lasciano lo spettatore basito,incapace di provare alcun sentimento positivo verso di lei.


Il finale,aperto, apre più interrogativi di quanti ne abbia dipanati il film durante il suo svolgimento.
Un film quindi non particolarmente riuscito. Troppa carne al fuoco e poca chiarezza sono i difetti dello stesso.
Discreta la prova attoriale; Elizabeth Olsen un pò cerbiatta dagli occhioni dolci e tristi, un pò diavolessa incapace (quando non complice) di Patrick lavora bene,così come discreta è la prova di John Hawkes (Patrick), ambiguo quanto basta.
Discreti anche gli altri.
Un film che può valere la pena di vedere se amanti del genere a sfondo social/psicologico.

La fuga di Martha
di Sean Durkin, con Elizabeth Olsen, Christopher Abbott, Brady Corbet, Hugh Dancy, Maria Dizzia. Titolo originale: Martha Marcy May Marlene. Genere Drammatico, – USA, 2010, durata 101 minuti, distribuito da 20th Century Fox Italia.

Elizabeth Olsen: Martha
John Hawkes: Patrick
Sarah Paulson: Lucy
Hugh Dancy: Ted
Brady Corbet: Watts
Christopher Abbott: Max
Maria Dizzia: Katie
Julia Garner: Sarah
Louisa Krause: Zoe

Regia Sean Durkin
Sceneggiatura Sean Durkin
Produttore Josh Mond, Antonio Campos, Chris Maybach, Patrick Cunningham, Andrew D. Corkin (co-produttore), Brett Potter (produttore associato)
Produttore esecutivo Ted Hope, Matt Palmieri, Saerom Kim, Saemi Kim, Alexander Schepsman
Casa di produzione BorderLine Films
This Is That Productions
Distribuzione in italiano 20th Century Fox
Fotografia Jody Lee Lipes
Montaggio Zac Stuart-Pontier
Musiche Saunder Jurriaans e Danny Bensi
Scenografia Chad Keith
Costumi David Tabbert
Trucco Jessica Kelleher

marzo 9, 2020 Pubblicato da: | Drammatico | , | Lascia un commento

Non dirlo a nessuno

Margot e Alexandre si conoscono sin da bambini e si amano dall’adolescenza.
In occasione del loro anniversario si recano sul posto che frequentano dall’infanzia, una campagna con laghetto che li ha visti scambiarsi
il primo bacio. Quando si sono promessi amore eterno hanno inciso su un albero un cuore con una tacca per ogni anno passato assieme.
Mentre fanno il bagno nel lago, Margot si allontana dopo un piccolo bisticcio, ma all’improvviso viene assalita da qualcuno; Alexandre, accorso in suo aiuto viene colpito e rimane in stato di incoscienza.
Otto anni dopo ritroviamo Alexandre ancora sotto choc da quel giorno; infatti il corpo di Margot è stato rinvenuto poco lontano dal lago,con il volto sfigurato.


Al riconoscimento aveva provveduto il padre della donna, perchè Alexandre era stato ricoverato in ospedale per il colpo ricevuto, che gli aveva anche causato il coma.
Nonostante ciò l’uomo era stato indagato per la morte della moglie, a causa anche del suo rinvenimento sul pontile del lago, cosa impossibile da fare da solo proprio per le modalità dell’accaduto.
Alexandre lavora come pediatra, ogni anno si reca dai genitori di Margot per ricordare l’anniversario del matrimonio, accolto con affetto dalla suocera ma con evidente ostilità da parte del suocero.
Qualche giorno dopo Alexandre torna sotto il mirino degli inquirenti; poco lontano dal lago sono stati rinvenuti i corpi di due uomini,seppelliti assieme ad una mazza da baseball che presumibilmente è servita per colpirlo.
Da quel momento gli avvenimenti prendono un ritmo convulso; Alexandre riceve una mail e un filmato che gli fanno dubitare della morte della moglie, mentre la migliore amica di Margot viene ritrovata morta, uccisa da colpi di pistola.


La stessa che qualcuno ha nascosto nell’appartamento di Alexandre.
Da quel momento l’uomo sarà costretto a scappare, indagando personalmente sull’accaduto, che lo porterà a dover dubitare di tutti e a muoversi fra mille insidie…
C’è naturalmente molto di più in Non dirlo a nessuno, film del 2006 diretto Guillaume Canet su un soggetto ricavato dall’omonimo romanzo di Harlan Coben; un thriller caratterizzato da una trama intricata che viene rivelata con
chiarezza durante lo scorrere del film. Un film di ottimo livello, nel quale i colpi di scena si susseguono man mano che il protagonista, il pediatra Alexandre Beck, uomo assolutamente innocente, colpevole solo
di aver amato profondamente la moglie, si ritrova a dipanare una matassa dal bandolo quasi inestricabile.
Inseguito dalla polizia, che inizialmente segue la pista dell’omicidio della moglie prima, successivamente dei due uomini ritrovati in una fossa vicino al lago poi e infine della sventurata amica di Margot poi, è aiutato soltanto da Bruno, un pregiudicato che per sua fortuna gli rimane vicino, memore dell’aiuto che Alexandre gli ha prestato quando la polizia lo sospettava di aver picchiato il figlio e che lo aveva scagionato dimostrando che il bambino era emofiliaco.


In un susseguirsi di colpi di scena Alexandre scoprirà quello che realmente è accaduto alla moglie,conoscendo una verità sconvolgente.
Thriller equilibrato,con una robusta sceneggiatura, Non dirlo a nessuno non mi permette di dilungarmi molto sulla trama completa per non rovinare la sorpresa di scoprire personalmente l’accaduto.
Gli attori del film sono davvero tutti bravi, a partire da François Cluzet (Alexandre) per passare a Marie-Josée Croze (Margot); altri ottimi attori nel cast come Kristin Scott Thomas (Hélène),Jean Rochefort (Gilbert Neuville) e André Dussollier (Jacques Laurentin)
Un film gustoso,affascinante e scorrevole,che non ha pause e che cattura l’attenzione dello spettatore per tutti i 130 minuti della sua durata; una piacevole sorpresa che merita sicuramente la visione.

Non dirlo a nessuno
un film di Guillaume Canet. Con François Cluzet, Marie-Josée Croze, André Dussollier, Kristin Scott Thomas,Jean Rochefort, François Berléand. Titolo originale Ne le dis à personne. Drammatico, durata 125 min. – Francia 2006.

François Cluzet: Alexandre Beck
Marie-Josée Croze: Margot Beck
André Dussollier: Jacques Laurentin
Kristin Scott Thomas: Hélène Perkins
François Berléand: Eric Levkowitch
Nathalie Baye: Elysabeth Feldman
Jean Rochefort: Gilbert Neuville
Marina Hands: Anne Beck
Gilles Lellouche: Bruno
Philippe Lefebvre: Philippe Meynard
Florence Thomassin: Charlotte Bertaud
Olivier Marchal: Bernard Valenti
Guillaume Canet: Philippe Neuville
Brigitte Catillon: Capitano Barthas
Mika’ela Fisher: Zak
Samir Guesmi: Tenente Saraoui
Jean-Pierre Lorit: Aiutante-capo Lavelle
Jalil Lespert: Gonzales

Massimo Rossi: Alexandre Beck
Barbara De Bortoli: Margot Beck
Gianni Musy: Jacques Laurentin
Emanuela Rossi: Hélène Perkins
Franco Zucca: Eric Levkowitch
Ada Maria Serra Zanetti: Elysabeth Feldman
Michele Kalamera: Gilbert Neuville
Chiara Gioncardi: Anne Beck
Fabio Boccanera: Bruno
Loris Loddi: Philippe Meynard
Paolo Marchese: Bernard Valenti
Paola Giannetti: Capitano Barthas
Paolo Vivio: Gonzales

Regia Guillaume Canet
Soggetto Harlan Coben (romanzo)
Sceneggiatura Guillaume Canet e Philippe Lefebvre
Produttore Alain Attal
Casa di produzione Europacorp., Les Productions du Trésor, M6 Films, Caneo Films
Fotografia Christophe Offenstein
Montaggio Hervé de Luze
Musiche Mathieu Chedid (accreditato come -M-)
Scenografia Philippe Chiffre
Costumi Carine Sarfati
Trucco Thi Thanh Tu Nguyen

marzo 8, 2020 Pubblicato da: | Thriller | , , , , , | Lascia un commento

Una nuova amica

Laura e Claire sono cresciute assieme, amiche inseparabili sin dall’infanzia.
Hanno diviso tutto, anche le prime esperienze amorose fallimentari, poi le loro vite hanno preso strade diverse; la bionda Laura si è sposata e subito dopo ha avuto una figlia ma in seguito anche Claire ha conosciuto Gilles e lo ha sposato.
Poi però Laura, con la sua bimba ancora in fasce ha dovuto affrontare una terribile malattia, soccombendo e lasciando Claire in preda alla disperazione.
Sul letto di morte Claire ha promesso all’amica di vegliare su David, il marito di Claire e sulla bimba, Lucie; ma la morte di Laura ha lasciato un vuoto incolmabile in Claire e per un certo periodo la donna non ha avuto il coraggio nemmeno di andare a trovare il vedovo.
Quando lo fa, scopre David in abiti femminili.


L’uomo da sempre amava travestirsi da donna, cosa accettata e condivisa da Laure, al corrente delle inclinazioni di David.
Con il nome di Virginie l’uomo aveva così vissuto una vita parallela in una identità sessuale celata però al mondo, poco incline a capire e condividere le scelte maschili sull’identità sessuale. Per quanto sconcertata Claire resta vicina all’uomo e poco per volta crea nella sua mente un simulacro di donna ideale con cui ricreare l’antica complicità condivisa con Laure, tanto da far uscire dal guscio David e portarlo fuori dalla casa domestica.
Ma l’attrazione di Claire ad un certo punto evolve in qualcosa di più complesso; giocano molti fattori, non ultimo probabilmente un’attrazione rimasta latente verso la vecchia amica di giochi ora reincarnatasi in David. L’attrazione per David/Virginie sfocia in un approccio sessuale, che però viene stroncato brutalmente dalla constatazione che Claire ha idealizzato la cosa e che David, per quanto in abiti femminili e con atteggiamenti tipici della femminilità, come la dolcezza e l’attitudine a una commistione profonda fra il ruolo di padre e quello di madre della
piccola Lucie,resta comunque sessualmente e fisicamente un uomo.


Nel momento dell’intimità Claire fugge inseguito da David che però viene investito da un auto.
Mentre David è in coma, Claire lo assiste prendendosi cura nel contempo della piccola Lucie…
Con temi complessi come l’identità sessuale e la necessità di tenere celata l’inclinazione all’altro sesso rappresentato dal desiderio di vestirsi e vivere come una donna, tra le pulsioni dell’io e la paura di estrinsecare il proprio essere nella vita pubblica per il timore di violare le regole sociali,miscelando il turbinio di queste sensazioni con una storia all’apparenza semplice ma intimamente di difficile soluzione Francois Ozon dirige Una nuova amica nel 2014,pellicola che si ispira a una novella di Ruth Rendell.
Lo fa con eleganza e delicatezza, con un linguaggio cinematografico quasi trasognato nel quale contano più le sensazioni dei protagonisti che le reazioni della società, vista come un giudice severissimo ma al tempo stesso lasciato in disparte, con il quale fare i conti si,ma dopo aver sciolto i nodi interiori, alla ricerca della vera manifestazione del proprio essere.


Se esiste un senso di colpa nella comunemente chiamata “anormalità” è solo nel rapporto che può diventare conflittuale con il mondo esterno; esiste anche per la necessità di saper accettare le proprie inclinazioni,anche quando queste hanno la necessità di uscire dal bozzolo e manifestarsi attraverso l’esteriore.
L’abito lungo e attillato, il rossetto e il rimmel, le scarpe con il tacco, le manifestazioni esteriori della femminilità diventano per David lo sfogo al proprio sentire mentre contemporaneamente diventano per Claire il recupero di un rapporto
perso per sempre, quello con la sua grande amica Laure, interrotto brutalmente dopo anni di condivisione e di sentir comune.
Claire è attratta da David proprio perchè ha reincarnato quel bisogno di femminilità, di complicità che la donna avverte assente.
E probabilmente c’è dell’altro, anzi sicuramente.


Rivelatore è il momento cruciale del film,quando David in abiti femminili e Claire finiscono a letto assieme; nel momento in cui la donna scopre la virilità dell’uomo l’ambiguità cade miseramente; “Scusami ma non è possibile.”Perchè?” Sei un uomo.”,dice Claire nel momento topico, scappando a gambe levate.
Il velo è caduto.
Tutto ciò che l’ha legata a Laure si è dissolto. Un abito femminile e l’atteggiamento di quel sesso non bastano per trasformare David in un clone ideale dell’amica defunta.
L’attrazione sessuale che evidentemente Claire ha sempre nascosta a se stessa ora può venire fuori ma deve passare attraverso la constatazione che essa deve obbligatoriamente vestire i panni di David,che fisicamente rimane un uomo al di là
delle parvenze esteriori.
Ozon cerca di mantenere in bilico tutte le pulsioni dei protagonisti,eviscerandoli dal quotidiano.
Il risultato finale è un film aggraziato, privo di volgarità. L’analisi comportamentale dei due personaggi avviene con delicatezza e senza tesi pre costruite.


Il dilemma di Claire,il suo desiderio è visto come analisi, senza pregiudizi.
Qual’è il vero desiderio di Claire, a chi è rivolto?
A David o al suo alter ego Virginie, è un rimpianto sentimental/sessuale di Laure?O è piuttosto un assieme di tutto ciò?
Il finale del film,che ovviamente non racconto, è indicativo di tutto.
Un finale forse favolistico ma in perfetta linea con quanto raccontato.
La scelta di Romain Duris per il personaggio di David è rischiosa,non certo per le indiscusse abilità recitative dell’attore quanto per la sua fisicità;alto un metro e novanta,Romain non lascia alcun dubbio sulla sua vera natura di uomo, così come non la lascia la citata scena in cui i due sono a letto assieme, con la virilità dell’uomo che si intravede per qualche secondo e che Claire viceversa vive come un trauma.
Ma la scelta è un successo perchè David mostra l’altro lato dell’uomo,una tendenza femminile, una dualità che inconsciamente può esistere nell’uomo.
Potremmo togliere anche il condizionale e affermarlo,ma non lo fa Ozon e quindi seguiamo quello che lui ci illustra e non prendiamo posizione.
Molto brava anche Anaïs Demoustier, la Claire del film, nella non facile rappresentazione del dubbio,dell’incertezza,dell’attrazione e perchè no,del senso di colpa.


Il resto del cast fa il suo in un film che fa di tutto per mettere a proprio agio gli attori, senza mai scendere nello scabroso o nel macchiettistico.
Decisamente un bel film,corredato da un’ottima colonna sonora e da una bella e appropriata fotografia.
Consigliato.

Una nuova amica
di François Ozon, con Romain Duris, Anaïs Demoustier, Raphaël Personnaz, Isild Le Besco, Aurore Clément. Titolo originale: Une nouvelle amie. Genere Drammatico, – Francia, 2014, durata 107 minuti,distribuito da Officine Ubu

Romain Duris: David / Virginia
Anaïs Demoustier: Claire
Raphaël Personnaz: Gilles
Isild Le Besco: Laura
Aurore Clément: Liz
Jean-Claude Bolle-Reddat: Robert
Bruno Pérard: Eva Carlton
Brune Kalnykow: Lucie
Claudine Chatel: Nonna
François Ozon: Spettatore al cinema

Regia François Ozon
Sceneggiatura François Ozon, Ruth Rendell
Produttore Eric Altmayer, Nicolas Altmayer
Distribuzione in italiano Officine UBU
Fotografia Pascal Marti
Montaggio Laure Gardette
Musiche Philippe Rombi
Scenografia Michel Barthélémy, Nathalie Roubaud

marzo 7, 2020 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

La pelle che abito

Robert Ledgard è un chirurgo plastico di successo.
All’inteno della sua grande villa, trasformata in una clinica privata, Robert si dedica a esperimenti di transgenesi con la pelle umana alla ricerca di
un tessuto in grado di replicare,migliorandola, la pelle.
In una stanza sotterranea della casa, guardata a vista da telecamere monitorate dalla sua domestica Marilia c’è una ragazza vestita solo di un body
e con uniche compagnie la tv che peraltro trasmette solo pochi canali e alcuni libri.
E’ su di essa che Robert ossessivamente compie esperimenti; le motivazioni hanno radici ne passato, quando Robert, sposato con la bella Gal ha assistito al tradimento della moglie con un prestante ma anche psicopatico uomo, Zeca, con il quale aveva tentato la fuga. Ma un incidente d’auto aveva bloccato il tentativo, la macchina aveva preso fuoco e la donna era rimasta orribilmente ustionata.

Robert le aveva salvato la vita, ma non era riuscito a curare l’aspetto fisico e la donna un giorno, guardandosi allo specchio, inorridita si era tolta la vita
proprio sotto gli occhi della piccola Norma, la figlia della coppia, con conseguente trauma profondo della stessa.
Mentre Robert è assente, nella villa arriva Zeca, vestito da tigre, alla ricerca di un luogo sicuro nel quale rifugiarsi dopo una rapina; l’uomo è figlio della domestica Marilia,che per sua sfortuna lo fa entrare in casa.
Qui Zeca, guardando i monitor, vede Vera intenta nei quotidiani, ossessivi esercizi di yoga e in lei riconosce le fattezze di Gal, della quale ignora la tragica morte.
Scende nella camera sotterranea e violenta Vera, convinto che si tratti della sua ex amante, ma l’arrivo provvidenziale di Robert salva la ragazza; il chirurgo uccide il violentatore.


Robert riprende il suo paziente lavoro di ricostruzione corporea di Vera e poco alla volta apprendiamo anche la storia della misteriosa ragazza.
Che in realtà in passato era un uomo.
Vicente, uesto il suo nome, ad una festa sotto l’effetto di droghe aveva abusato della giovane Norma, alla sua prima uscita dalla clinica psichiatrica nella quale era confinata per le cure richieste dalla sua grave malattia psicologica. L’effetto della violenza aveva minato ancor più la psiche della giovane, sconvolgendola del tutto:a ragazza aveva scelto di morire.
La vendetta di Robert è spietata e al tempo stesso orribile; sequestrato il giovane lo evira e lo trasforma in una donna con molte operazioni di plastica per poi trasformarlo nella copia della defunta moglie.
Il finale sarà drammatico.
La pelle che abito, diretto da Pedro Almodovar nel 2011 e tratto da un romanzo nero di Thierry Jonquet, Tarantola, è una contaminazione di più generi che vanno dal fantascientifico al thriller con forti connotazioni horror.
E’ anche l’Almodovar che non ti aspetti.


Graffiante, surreale, il regista spagnolo con uno humour nerissimo crea un film sconcertante che se da un lato è assolutamente poco credibile, dall’altro propone un’opera affascinante per l’intreccio di storie umane che caratterizzano la pellicola stessa.
Opera raffinata e elegante, La pelle che abito sfiora solo superficialmente il tema della follia, anche se tre dei protagonisti mostrano tutti i segni della stessa: Robert,ossessionato dalla morte di sua moglie prima e di sua figlia poi, varca il confine etico fra la morale accettabile e quella no,in questo caso rappresentata dalla transegenesi. Che nelle sue mani si trasforma in un’arma terribile, sperimentata su un essere umano non volontario anche se in qualche modo colpevole.
Così come colpevoli appaiono Zeca, pazzo oltre ogni dubbio lecito, psicopatico e sua madre Marilia, colpevole anche lei di osservare la lucida follia di Robert senza alzare un dito per contrastarlo.
I temi come la transgenesi, il confine tra lecito e illecito, la umana follia sono in qualche modo ignorati da Almodovar che preferisce mostrare gli effetti che essi partoriscono.


Un divertissement, non completamente compreso dalla critica; che tuttavia non ha potuto non elogiarne l’elegantissima confezione, la lucida “oscurità”, voluta da un Almodovar che rimane cineasta di primo livello.
Tutti concordi invece nel sottolineare la bravura di Antonio Banderas (Robert), capace di dare alla sua espressione quella luce di follia necessaria a rendere il personaggio interpretato un Lucifero con sembianze umane e quella di Elena Anaya, abilissima nel mostrare i cambi di volto,che vanno dalla noia alla paura, dall’impassibilità attraverso tutte le gamme richieste dalla pellicola stessa.
Bene tutti gli altri attori.
L’ambientazione claustrofobica è anche resa preziosa dalle pareti di un bianco abbacinante in contrasto con la luce azzurrina e l’atmosfera asettica della camera operatoria, nella quale la sventurata Vera affronterà operazioni che la renderanno una donna come involucro esterno ma con la mente, i pensieri di un uomo.
Gran bel film,del quale consiglio vivamente la visione.

La pelle che abito
un film di Pedro Almodóvar, con Antonio Banderas, Elena Anaya, Marisa Paredes, Jan Cornet, Roberto Álamo. Titolo originale: La piel que habito. Genere Drammatico, – Spagna, 2011, durata 120 minuti,distribuito da Warner Bros Italia

Antonio Banderas: Robert Ledgard
Elena Anaya: Vera
Marisa Paredes: Marilia
Jan Cornet: Vicente
Roberto Álamo: Zeca
Eduard Fernández: Fulgencio
José Luis Gómez: presidente dell’istituto di biotecnologia
Blanca Suárez: Norma
Susi Sánchez: madre di Vicente
Bárbara Lennie: Cristina
Fernando Cayo: psichiatra

Antonio Sanna: Robert Ledgard
Federica De Bortoli: Vera
Serena Verdirosi: Marilia
Emiliano Coltorti: Vicente
Alessandro Messina: Zeca
Angelo Nicotra: presidente dell’istituto di biotecnologia
Veronica Puccio: Norma
Alessandra Cassioli: madre di Vicente
Eleonora De Angelis: Cristina
Massimo De Ambrosis: psichiatra

Regia Pedro Almodóvar
Soggetto Thierry Jonquet (romanzo Tarantola)
Sceneggiatura Pedro Almodóvar, Agustín Almodóvar
Produttore Agustín Almodóvar, Esther García, Bárbara Peiró (produttrice associata)
Casa di produzione El Deseo
Distribuzione in italiano Warner Bros.
Fotografia José Luis Alcaine
Montaggio José Salcedo
Musiche Alberto Iglesias
Scenografia Antxón Gómez

Costumi Paco Delgado (collaborazione di Jean-Paul Gaultier)
Trucco Karmele Soler

marzo 5, 2020 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 2 commenti