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Il mercante di Venezia

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Sul finire del 1500,più o meno tra gli anni 1596 e 1598 ,William Shakespeare scrisse Il mercante di Venezia,
commedia all’apparenza leggera ma intrisa di tutto il pessimismo di cui il grande bardo disponeva a piene mani,
una condizione psicologica che riemerge come un marchio di fabbrica in buona parte della sua produzione.
Questa volta il grande bardo non crea qualcosa di totalmente nuovo,ma al contrario si affida ad un’opera di uno scrittore italiano,
Giovanni Fiorentino del quale praticamente non si conosce nulla,nè data di nascita o di morte e i cui natali sono ancora oggi avvolti nel mistero.
L’autore di Il pecorone,raccolta di cinquanta novelle, narrate in venticinque giornate aveva inserito nella sua opera una novella dal titolo Il Giannetto,
che viene ripresa nella sua quasi totalità da Shakespeare,che la modifica e la fa sua variandone solo alcune componenti.
Una delle caratteristiche dell’opera è l’antisemitismo,in qualche modo ripreso dal bardo dall’opera originale,del quale probabilmente
è solo portatore.Il personaggio di Shylock è odioso e conserva caratteristiche attribuite agli ebrei sia nell’epoca storica in cui è ambientata la storia
sia nel periodo nel quale visse Shakespeare,al quale tuttavia,ripeto,non si può attribuire un antisemitismo tout court.
La tradizione del teatro inglese era quella,lui si limita a seguirne le tracce;gli ebrei erano malvisti quando non sopportati o peggio,odiati.

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Aldilà di questo,la commedia shekspiriana è abbastanza complessa come struttura,ovviamente ricca di dialoghi,come al solito colmi di battute significative,come
io considero il mondo per quello che e’ : un palcoscenico nel quale ognuno deve recitare una parte, e la mia e’ una parte triste” o la più triste e vera “Possiamo chiudere con il passato, ma il passato non chiude con noi.
Il Mercante di Venezia non ha mai affascinato i registi o il mondo del cinema più in generale;a parte la complessità dei dialoghi,proprio il forte antisemitismo dell’opera ha scoraggiato adattamenti cinematografici,inoltre sicuramente non ha mai giovato il cupo intimismo del quale è pervasa l’opera.
Nel 1952 Pierre Billon aveva portato sugli schermi l’opera (nel cast il grande Albertazzi,Massimo Serato,Renato De Carmine) ma con scarso successo di critica e ancor meno di pubblico.
Ci prova nel 2004 Michael Radford,4 anni dopo il discreto successo di Dancing at the Blue Iguana;il risultato è un’opera di ottimo livello,ben giudicata dai critici ma che fallisce clamorosamente al botteghino,facendo perdere alla produzione 10 milioni di dollari (fra i produttori la nostra Edwige Fenech)
I motivi dell’insuccesso sono da ricercarsi paradossalmente nella trasposizione fedele dell’opera;lo Shakespeare cinematografico non è mai stato amato dai puristi,legati al testo e alla rappresentazione teatrale,mentre ai giovani il drammaturgo/poeta di Stratford-upon-Avon è sempre risultato indigesto.

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Ragion per la quale ci troviamo di fronte ad un’opera sicuramente godibile ma snobbata dal box office.
Ingiustamente,certo,ma alla fine sono gli spettatori a pagare il biglietto e tanto deve bastare.
La storia è quella raccontata dal bardo,ovvero l’infatuamento di Bassanio per la bella Porzia,ricca e affascinante ereditiera.
Bassanio,per superare una prova che gli consentirà di impalmare la bella Porzia,è costretto a chiedere all’amico Antonio 3000 ducati,che non li possiede,pur essendo ricco.
Gran parte del suo patrimonio è infatti investito in navi da carico,così per accontentare l’amico decide di rivolgersi al ricco mercante ebreo Shylock per farseli prestare.
Al quale non sembra vero di avere un’opportunità del genere;egli detesta i cattolici,detesta Antonio perchè presta soldi gratuitamente,rovinando così i suoi affari.
Shylock quindi propone il prestito ad Antonio con una clausola crudele;l’uomo avrà i suoi ducati,ma se non li restituirà entro tre mesi dovrà ripagare l’ebreo con una libbra della sua carne.
Antonio accetta e cosi Bassanio può superare la prova imposta per ambire alla mano di Porzia.
Ma nel frattempo viene comunicato che le navi attese da Antonio hanno fatto naufragio (nell’originale del testo il Doge non fa attraccare le navi per la peste) e di conseguenza Antonio è insolvente nei confronti di Shylock.
Si finisce davanti al Doge,con l’ebreo che implacabilmente chiede la riscossione del suo credito,nonostante Bassanio,sorretto economicamente dalla ricca Porzia offra il doppio del debito.

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Il Doge,non trovando nei testi di legge nulla che possa essere contestato a Shylock,decide di affidarsi alla sua clemenza;ma l’implacabile ebreo avrebbe partita vinta non fosse per il provvidenziale intervento di Porzia,che,travestita da avvocato,fa notare che la riscossione del debito ovvero l’escissione della libbra di carne,debba avvenire senza far cadere una sola goccia di sangue di un cristiano.
Shylock,rendensosi conto dell’impossibilità della cosa,è costretto a cedere e come punizione dovrà convertirsi al cristianesimo…
Il mercante di Venezia di Michael Radford è,in definitiva,una buona trasposizione del testo shekspiriano,impreziosito da un’elegante veste grafica (location,costumi e fotografia da applausi) e sopratutto dalla prova di bravura del principale interprete del film,o perlomeno colui che svetta sugli altri dall’alto di una recitazione drammatica senza pari del personaggio odioso e avvilente di Shylock l’ebreo,quell’Al Pacino che avrebbe sicuramente meritato l’Oscar per la grande interpretazione fornita.
Mai sopra le righe,ma con la sua carismatica figura,con tutta la teatralità naturale che lo distingue,Al Pacino tocca il vertice della bravura.
Bravi anche gli altri interpreti,ma due gradini sotto;Jeremy Irons e Joseph Fiennes,rispettivamente Antonio e Bassanio fanno bene il loro compito,ma nulla più.
Gelida,un vero ghiacciolo,la bella Lynn Collins.

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Ad aggiungere carisma alla figura di Shylock,la splendida voce di Giancarlo Giannini nel doppiaggio,un valore aggiunto senza pari.
Sicuramente un’opera di gran pregio,che però non mi sento di consigliare a tutti;il film in pratica è una gara di dialoghi,in pieno rispetto del testo del grande bardo e pertanto gli amanti del cinema “movimentato” potrebbero trovarlo soporifero,
come del resto evidenziato da tantissime critiche negative lette tra le recensioni dei lettori in rete.
Per gli amanti di Shakespeare l’occasione per vedere su pellicola una bella trasposizione non lontana dalla algida bellezza del posto deputato alle rappresentazioni delle opere del drammaturgo inglese,il palcoscenico di un teatro.

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Il mercante di Venezia

Un film di Michael Radford. Con Al Pacino, Jeremy Irons, Joseph Fiennes, Mackenzie Crook, Julian Nest,Lynn Collins, Ben Whishaw
Titolo originale The Merchant of Venice. Drammatico, durata 124 min. – Gran Bretagna, Italia 2004

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Il mercante di venezia banner protagonisti

Al Pacino: Shylock
Jeremy Irons: Antonio
Joseph Fiennes: Bassanio
Lynn Collins: Porzia
Zuleikha Robinson: Jessica
Kris Marshall: Graziano
Charlie Cox: Lorenzo
Heather Goldenhersh: Nerissa
Mackenzie Crook: Lancillotto Gobbo
John Sessions: Salerio
Gregor Fisher: Solanio
Ron Cook: Vecchio Gobbo
Allan Corduner: Tubal
Tony Schiena: Leonardo
Al Weaver: Stefano
Anton Rodgers: Doge
David Harewood: Principe del Marocco

Giancarlo Giannini: Shylock
Massimo Corvo: Antonio
Christian Iansante: Bassanio
Connie Bismuto: Portia
Perla Liberatori:Nerissa
Riccardo Niseem Onorato: Graziano
Francesco Pezzulli: Lorenzo
Fabrizio Vidale: Lancillotto Gobbo
Stefano Mondini: Salerio
Giuliano Santi: Solanio
Dante Biagioni: Vecchio Gobbo
Michele Kalamera: Doge
Pino Insegno: Principe del Marocco

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Regia Michael Radford
Soggetto da William Shakespeare
Sceneggiatura Michael Radford
Produttore Cary Brokaw, Barry Navidi, Jason Piette, Edwige Fenech, Michael Lionello Cowan
Produttore esecutivo Manfred Wilde, Michael Hammer, Peter James, James Simpson, Alex Marshall, Robert Jones
Fotografia Benoît Delhomme
Montaggio Lucia Zucchetti
Effetti speciali Sean Farrow
Musiche Jocelyn Pook
Scenografia Bruno Rubeo

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Il mercante di venezia banner citazioni

-“L’uomo che non ha alcuna musica dentro di se è nato per il tradimento,per gli inganni, per le rapine.”
-“Shyloc:
Mi ha maltrattato, gioito delle mie perdite, disprezzato i miei guadagni, raffreddato i miei amici,
riscaldato i miei nemici, insozzato il mio abito, disprezzato il mio popolo e per quale motivo?
Perchè sono ebreo! Forse che un ebreo non mangia come gli altri esseri umani? Se lo pungete non prova dolore?
Non si ammala delle stesse malattie dei gentili? E non si cura con le stesse medicine?”
-“Vostro padre era uomo assai virtuoso, ed i sant’uomini, in punto di morte, sono sempre, si sa, bene ispirati”
-“Ma la misericordia è al di sopra di questo potere scettrato,essa ha il suo trono nei cuori dei re,è un attributo dello steso dio;
e il potere terreno appare più simile quando la misericordia tempera la giustizia.”
-“Il mondo e’ ancora ingannato dalle apparenze.”
-“Sarebbe meglio se alle parole seguissero i fatti.”
-“Fled with a Christian! O my Christian ducats!Justice, the law, my ducats, and my daughter!”
(Fuggita con un cristiano! o i miei ducati!Giustizia,la legge ,i miei ducati,e mia figlia!)

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Galbo

Adattamento cinematografico dell’opera di Shakespeare, Il Mercante di Venezia è la storia di Antonio ricco commerciante che chiede un grosso prestito all’ebreo Shylock.
Girato nella città lagunare, il film di Michael Radford è stato realizzato con notevule cura per i dettagli (costumi, scenografia) tale da costituire uno spettacolo
molto godibile anche per la grande interpetazione di Al Pacino che da al protagonista un tono sofferto ed umiliato e offre una delle sue migliori prove d’attore.
Cotola

Mediocre trasposizione del capolavoro scespiriano i cui risultati sono insoddisfacenti a causa di una sceneggiatura scialba e leccata che non taglia a dovere lo scritto.
Certo c’è Pacino che fornisce una bella prova (anche se chi l’ha sentito in originale ha avuto un po’ da ridire) ed anche Irons non è male, ma per il resto anche le prove attoriali non soddisfano appieno. Un capolavoro del genere avrebbe meritato ben altro trattamento.

Caesars

Corretta trasposizione cinematografica della celebre opera di Shakespeare, che trova nell’intensa recitazione di Al Pacino il suo punto di forza. Buono comunque anche il cast di contorno,
capitanato da Jeremy Irons, così come bella è la fotografia (aiutata dall’ambientazione veneziana). Forse si poteva fare di più, ma il film risulta complessivamente molto godibile e Radford dirige, correttamente,
senza troppi voli pindarici. Merita la visione.

Rigoletto

Rivedendolo l’ho ridimensionato perchè, al di là della buona ricostruzione storica, manca di quella passione necessaria in un’opera di tale portata, riducendo il tutto a un puro esercizio di stile
se non fosse per la grandiosa attrazione “Pacino-centrica” esercitata da Al sui comuni mortali. Una prova maiuscola che, già da sola, vale il prezzo del biglietto e capace di coprire tutte le altre magagne del film
(inclusa la non brillantissima performance di Irons). Resto del cast così così (troppo algida la Collins).

L’opinione di Argan dal sito http://www.filmtv.it

Una serie di capovolgimenti di punti di vista stupendi, lo spettatore viene sballottato da una parte all’altra, cambia più volte opinione e si ritrova a volte dalla parte di uno e a volte dalla parte dell’altro protagonista
(o almeno questo è quello che mi è successo), anche se forse non era questa l’idea del regista (ma magari era l’idea di Shakespeare), non comprendo poi che senso hanno i “travestimenti” alla fine del film e della commedia
(già annunciati ed abbastanza evidenti e perciò anche privi di un minimo di “sorpresa”).

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Testo originale della commedia

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luglio 18, 2016 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | 2 commenti

Perchè si uccidono (La merde)

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Unico film del figlio del grande Erminio Macario,Mauro,Perchè si uccidono,con eloquente sottotitolo La merde è un pasticcio grossolano e scoordinato,tipico figlio delle produzioni di metà anni settanta dirette da registi improvvisati che non avevano alle spalle il necessario background tecnico che permettesse loro di padroneggiare almeno in maniera sufficiente la macchina da presa.
Solito soggetto scontato (il figlio di una ricca famiglia che si da alla droga) in un crescendo di mediocrità sia soggettistica
che meramente tecnica che portano una pellicola di per se scadente ad un finale drammatico attraverso però spazi di involontaria comicità
vista la seriosità del soggetto iniziale e dell’argomento trattato.
Scene da antologia,slegate da qualsiasi contesto logico si alternano a concetti espressi visivamente con grossolana fattura;alcune scene sembrano
fettine di carne affettate con la scure là dove si sarebbe dovuta usare l’introspezione psicologica,una descrizione accurata
della psicologia del personaggio principale,Andrea.

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Sicuramente comica e fuori contesto è la sequenza più famosa del film,su cui si è a lungo favoleggiato e che ha costituito,nel tempo,l’unico motivo di interesse verso il film,ovvero l’impressione del marchio a fuoco sulle parti intime di una bella satanista,con tanto di particolari in primo piano.
Come dicevo,una scena senza contesto preciso e puramente gratuita,come del resto alcune presenti nel film a cui vanno aggiunte una pesantezza
quasi insopportabile dei dialoghi e la volontà da parte del regista di stigmatizzare l’ambiente borghese in cui la storia si dipana,senza
che però lo stesso Macario abbia ben idea di dove andare a parare.
La storia che fa da collante è assolutamente banale;un giovane di buona famiglia (Andrea) si fa coinvolgere dall’amata nel mondo della droga,uscendone distrutto.
La merde,sottotitolo francese del film si riferisce non figurativamente alla sostanza che un gruppo di detenuti spalmerà sul volto
del protagonista mentre questo è detenuto.
Morale:se appartieni ad una società di cacca,è giusto che tu diventi tutt’uno con la stessa,con palese riferimento anche al soprannome dato all’eroina,la merda,appunto.

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A parte questo apologo velleitario che sa tanto di post sessantotto in pesante ritardo storico,in un paese alle prese con altri problemi,
il film di Macario si accartoccia su se stesso per eccesso di zelo da parte del regista.
Le storie di droga negli anni settanta erano ormai infilate nei film a tutto spiano,senza però analizzarne mai i contesti sociali o familiari
in cui proliferavano.
Quasi nessuno si preoccupava di trovarvi le radici storiche della sua diffusione o semplicemente quelle psicologiche;una domanda scomoda che nessuno si poneva era “perchè giovani che ormai hanno tutto ricorrono ai paradisi artificiali?”
Può sembrare una domanda banale,ma se andate a vedere la produzione di pellicole sull’argomento noterete che lo stesso era spesso affrontato di sfuggita.
La droga è il demonio,ma sui perchè si ricorre ad essa vaga una sorta di damnatio memoriae,quasi che l’argomento non sia poi importante
quanto i risultati della dipendenza dalla droga stessa.
Macario suggerisce,per il suo personaggio,un disadattamento generico dovuto a più fattori,al fatto per esempio di vivere in una famiglia senza regole morali, con una sorella ondivaga che passa da un amore lesbico ad una messa nera (è lei la vittima sacrificale marchiata a fuoco) con una fidanzata
ormai senza più controllo sulla dipendenza da droga.

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A fare le spese di questa ribellione senza apparente movente sarà la moglie del suo protettore Luca,che aveva salvato suo padre dalla fucilazione
e che in cambio del suo aiuto vedrà uccidere sua moglie proprio dall’allucinato,senza speranze Andrea.
Il finale è ovviamente drammatico.
Quanto meno in linea con la storia narrata,una storia nera rimasta però archiviata nel cassetto delle buone intenzioni.
Film quindi pasticciato e incongruo,con un buon cast assolutamente sprecato.
Bravo Maurice Ronet nel ruolo di Luca,bene la Loncar nei panni della moglie di quest’ultimo,bene la Fani nell’interpretazione della ragazza di Marco.
Incolore e insapore invece Marco Renis,che,come Macario,chiuderà la sua carriera con questo unico film interpretato.
Da segnalare invece le musiche dei Goblin.
Il resto è da dimenticare.
Il film,dopo un lunghissimo oblio è riapparso da poco ed è disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=2COXgAxg28E in una versione decisamente buona.

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Perché si uccidono (La merde)
Un film di Mauro Macario. Con Beba Loncar, Maurice Ronet, Leonora Fani,Luciano Rossi,Marco Reims, Antonio Pierfederici, Micaela Pignatelli Drammatico, durata 94 min. – Italia 1976.

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Marco Renis … Andrea
Leonora Fani … Fidanzata di Andrea
Maurice Ronet … Marco
Beba Loncar … Moglie di Marco
Micaela Pignatelli… Sorella di Andrea

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Regia: Mauro Macario
Sceneggiatura: Mauro Macario
Musiche: I Goblin
Fotografia: Giovanni Raffaldi

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Homesick

Si annuncia come dramma sociale antiborghese con il rampollo insoddisfatto e ribelle, ma presto, improvvisamente, sfonda la porta dell’exploitation:
messe nere con vagine marchiate a fuoco, allusioni gay, violenze e visioni onirico-grottesche sotto l’effetto di endovenose a base di metedrina e lsd,
rimedio suicida a difficili rapporti familiari ed estremo tentativo di recuperare l’amore perduto. Nel cast brilla la Fani, sia per il suo nudo – che si appaia a quello della Pignatelli –
sia per la sua maschera di tossica spaurita e allucinata. L’assistente del farmacista è Margherita Fumero.

Ciavazzaro

Sconclusionato film che in puro stile Anni Settanta presenta la discesa nell’inferno della droga di un rampollo borghese. Finale tragico.
Il cast non recita, anche se le presenze femminili sono molto interessanti (la Loncar, la Fani), buone le musiche (leggo adirittura dei Goblin!!!),
ma per il resto… Tra sabba satanici (con peli e chiappe all’aria), aghiaccianti visioni (un nero nudo con una tromba e i parenti del ragazzo vestiti come Luigi XIV). Delirante

Blazer00

Film di denuncia contro la droga: un rampollo borghese entra nel giro e purtroppo non riuscirà più a tornare indietro.
L’idea era ottima, peccato per certe trovate a dir poco comiche come quella del carcere, dove “la merda” era intesa come l’eroina e i compagni di cella
invece la prendono alla lettera! Inizia bene ma poi si perde in esagerazioni inverosimili.

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luglio 17, 2016 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

Quant’è bella la Bernarda,tutta nuda e tutta calda

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Due villici si recano dall’esorcista Magus per chiedergli di intervenire con le sue potenti arti magiche per far si che una ragazza della quale si sono invaghiti soggiaccia ai loro desideri.
Magus estorce loro dieci soldi in cambio di un filtro magico,poi approfittando della dabbenaggine dei due,versa un altro filtro nei loro bicchieri e per distoglierli racconta loro delle storie.
La prima (Le nozze di Gerundio e Parolina) riguarda un villico che sposa una ragazza,non avendo la minima cognizione su cosa fare con una donna la
prima notte di nozze.Nonostante i consigli del padre,il giovane,totalmente inesperto,non riuscirà a consumare il rapporto
finendo per coprirsi di ridicolo.
La seconda (intitolata Eleonora e Sigismondo) narra le vicende di una moglie fedele,insidiata da un giovane.
Quest’ultimo,per godersi la bella Eleonora,organizza una trappola ma resta beffato;il marito della donna,
con la sua complicità,si sostituisce ad essa e si fa trovare a letto al posto suo.

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La terza (Frate Fontanarosa) racconta la beffa di frate Fontanarosa ordita ai danni del proprio superiore;facendo credere di voler
convertire le prostitute di un bordello si fa sorprendere mentre rimprovera una di esse,salvo poi congiungersi
con lei quando il superiore va via.
La quarta novella (Il bell’Arturo) parla di un nobiluomo assolutamente privo di grazia che invece,al contrario,si crede bello ed affascinante.
Sfidato dal suo servitore,che gli vanta le doti fisiche del proprio fratello,il nobile colpito nell’orgoglio
lo invita a portarlo nella sua villa.
Il servitore fa conoscere suo fratello al nobile e i due alla fine diventano amici;il nobile scopre di essere fatto becco da un
rude pecoraio e così,in compagnia del suo nuovo amico,decide di sedurre la moglie di un locandiere.
I due verranno beffati entrambi proprio dallo scaltro uomo…
Mentre narra queste novelle,lo scaltro Magus si gode le grazie della ragazza concupita dai due villici,aiutandosi con robuste
dosi di zabaione.
Nella successiva (Messer Giannetto) si narra la beffa organizzata da un furbissimo giovane ai danni di messer Giannetto,che ha scoperto di essere
diventato all’improvviso impotente.
Il giovane,facendo bere un intruglio a Giannetto,ne gode la di lui moglie facendogli credere di aver ritrovato la virilità.

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Nell’ultimo episodio(Il Cavalier Mirafiore),sono narrate le vicende del cavaliere Mirafiore molto dotato sessualmente,che  fa strage di donne della corte del re,inclusa la regina;riuscirà a cavarsela dimostrando di essere irresistibilmente attratto dall’odore dell’aglio che funziona da afrodisiaco non prima di aver soddisfatto l’orrenda moglie del Re con tanto di collana d’aglio intrecciata al collo.

Quant’è bella la Bernarda, tutta nera, tutta calda è un decamerotico del 1973,uscito nelle sale soltanto nel 1975,quindi fuori tempo
massimo e ben lontano dal periodo di massimo fulgore del genere.
Diretto da Lucio Dandolo, autore di I racconti di Canterbury N. 2,ebbe grossi problemi con la censura,sia per il titolo (in origine Bernarda
era scritto con la b minuscola,chiara allusione alla parte intima femminile) sia per alcune scene di sesso considerate troppo osè.
Fu proprio la censura a tagliare quasi mezz’ora di pellicola,costringendo il regista a inserire l’anello conduttore del mago che turlupina
i due sciocchi villici e ripristinando quindi una versione di metraggio adatto alla distribuzione cinematografica.
Motivo per il quale il film uscì nel 1975,passando praticamente inosservato.Il momento di gloria dei decamerotici,ammesso che di esso si possa parlare, era tramontato da tempo.

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Il film in se non è nulla di particolare,tuttavia non è di certo il peggiore della nutrita schiera dei decamerotici.
Pur con la consueta trivialità,presenta quanto meno qualche novella in cui una risata scappa anche grazie ad un cast di comprimari di buon livello,
fra i quali si segnalano Mario Brega,Mariangela Giordano,Dada Gallotti,Salvatore Baccaro,Renzo Rinaldi.
La regia è artigianale,ma non per questo disprezzabile,mentre i dialoghi sono parecchio sconci,caratteristica peculiare del genere a cui appartiene il film.
Che ha avuto una versione in dvd,recentissima;in rete circola però una pessima versione ricavata da una vecchia VHS che è possibile vedere in streaming ( con relativo download) all’indirizzo https://openload.co/f/Xg-lZV2Gwn4/quant.e.bella.la.bernarda.tutta.nera.e.tutta.calda.mp4

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Quant’è bella la Bernarda, tutta nera, tutta calda
Un film di Lucio Dandolo. Con Mario Brega, Mariangela Giordano, Fortunato Cecilia, Dada Gallotti, Fabio Garriba,
Enzo Pulcrano, Claudia Bianchi, Barbara Marzano Erotico, durata 92 min. – Italia 1975.

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Mariangela Giordano …Eleonora
Rossano Campitelli …Sigismondo
Fortunato Cecilia …Bramante
Marcello Di Falco …Arturo
Marcello Monti …Romino
Salvatore Giocondo …Aglio
Barbara Marzano …Annibalda
Claudio Di Meo …Gerundio
Mirella Rossi …Parolina
Pasquale Basile …Palestro
Mario Brega …Mirafiore
Dada Gallotti …Regina
Gino Maga …Il Re
Renzo Rinaldi …Giannetto
Marie Odile Riki …Moglie di Giannetto
Enzo Pulcrano …Padre Fontanarosa

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Claudia Bianchi …Una prostituta
Luigi Antonio Guerra …Un giovane prete
Fabio Garriba …Priore
Regia Lucio Dandolo
Casa di produzione CG Italia
Fotografia Remo Grisanti
Montaggio Otello Colangeli
Musiche Vasili Kojucharov
Scenografia Giovanni Fratalocchi
Costumi Giovanni Fratalocchi

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L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it


C’è qualcosa da aggiungere al titolo? Pare di no. Leggendario, senz’altro, ma d’altronde perfettamente aderente ai contenuti dell’opera:

sciatti, squallidi e imbastiti alla meglio, miseramente, fra volgarità gratuite e situazioni becere a profusione. E nudi femminili, naturalmente,
tanti nudi femminili dappertutto, disseminati senza cautela alcuna lungo l’ora e mezza di durata della pellicola. Per chi credeva che il decamerotico,
degenerazione del Decameron pasoliniano (1971), fosse un sottogenere del cinema erotico nostrano fiorito e scomparso nell’arco di un paio di anni,
ecco un reperto come questo Quant’è bella la Bernarda, tutta nera tutta calda, che approda sui grandi schermi – presumibilmente su molto pochi – addirittura nel 1975,quando il filone era ormai uno sbiadito ricordo. Ma in realtà è soltanto colpa della censura se il film esce in ritardo di circa due anni rispetto alla sua realizzazione,va annotato. Lavoro poverissimo, mal confezionato, volgare a oltranza e che esce fuori tempo massimo: che altro chiedere, per un vero amante del trash e dello scult?
Sconsigliatissimo, manco a dirlo, per chiunque altro. Mario Brega e Salvatore Baccaro (in un cameo o poco più) sono gli unici due nomi degni di nota nel cast,che comprende anche terze/quarte linee del calibro di Mariangela Giordano, Luigi Guerra, Dada Gallotti o Fortunato Cecilia, nonchè l’habituèe dei decamerotici Claudia Bianchi,meteora di quel periodo di superlavoro per il cinema di genere. Medesimo discorso potrebbe farsi per il regista Lucio Dandolo, che girò 3 pellicole fra il 1971 e il 1975,scomparendo quindi nel nulla; da segnalare però che il suo esordio del 1971 fu con lo spaghetti western Il suo nome era Pot, in co-regia con il ‘Maestro’ del trash Demofilo Fidani.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Tardissimo decamerotico, non inseribile fra i migliori del genere, ma che colpisce per la cospicua differenza di livello tra un episodio e l’altro. Pessima, per esempio, la cornice
(verosimilmente aggiunta a posteriori, dopo la doppia bocciatura in censura), ma tutt’altro che male il segmento con Pulcrano, Guerra e la Bianchi. Molto è difforme sia per ambientazioni,
sia per narrazione, sia per recitazione, sia (ovvio) per regìa. Per il resto le solite cose: episodi sciocchini o non sciocchini ma tirati troppo per le lunghe (come quello con Mirella Rossi,
in un ruolo di candida verginella).
Undying

Insieme di episodi, al solito ispirati (molto alla larga) dai racconti boccacceschi. In questo caso il trait d’union è dato da un mago/esorcista che racconta a due ospiti i soliti intrecci di (svampiti)
mariti becchi e (belle) mogli assatanate. Decamerotico che giunge sul tramonto del genere, ormai fuori tempo massimo (la fase creativa, apice dell’intero filone, è collocabile nel bienno 1972-1973).
Eppure il titolo volgare ed ammiccante, espresso a mo’ di ottonario, decreta una certa notorietà al film.

Homesick

I tentativi di uscire dalle angustie di un genere ormai alla frutta si fermano all’incipit “satanico”; infatti già dal primo episodio si rientra subito nell’ambito del decamerotico più ordinario e abusato,
assistendo a situazioni stantie faticosamente tirate avanti da caratteristi per lo più spenti e mediocri. Gli irriducibili estimatori di questo filone discendente dai nobili padri letterari Boccaccio e Chaucer
potranno trovare un contentino nella bellezza di habituées come Barbara Marzano e Claudia Bianchi.

Cotola

Tardo decamerotico di non infima fattura e dai risultati tutto sommato (quasi) accettabili. Al contrario di quanto accade di solito, qui la qualità degli episodi è abbastanza omogenea pur se tendente verso il basso.
Qualche ideuzza non manca, le storie a tratti riescono anche a divertire. Nulla di che, ovviamente, ma non è certo inguardabile, specie se amate il filone. Nonostante il titolo molto esplicito, trattasi di pellicola molto castigata.

Markus

Il titolo è di quelli epocali, eppure fu l’ultimo dei decameroni. Il meccanismo delle divertite novelle piccanti è qui ribadito, ma non si va mai oltre al mediocre (il lato pruriginoso, poi, è ridotto al nulla per via dei tagli in censura).
L’eccessivo uso di interni poco luminosi (praticamente gran parte del film) certamente non aiuta la fruizione di una pellicola già di per sé non memorabile nel ritmo e nei contenuti.

Quanto è bella la bernarda locandina 2

luglio 13, 2016 Pubblicato da: | Erotico | , , , , | 4 commenti

E si salvò soltanto l’Aretino Pietro,con una mano avanti e l’altra dietro

E si salvo soltanto l'Aretino Pietro locandina 1

Su soggetto di Enrico Bomba,nel 1972 Silvio Amadio gira E si salvò soltanto l’Aretino Pietro,con una mano avanti e l’altra dietro,
che sin dal titolo annuncia il genere di appartenenza della pellicola,il decamerotico.
Uno dei peggiori,almeno per quanto riguarda la povertà globale del prodotto finale,di rara sciatteria recitativa e di una povertà desolante
dal punto di vista comico.
Non si ride,nemmeno per errore,e gli sketch attorno ai quali si sviluppa il film sono davvero di una tristezza infinita.
Un frate arzillo e sporcaccione,poi altri frati più interessati ai piaceri della carne che a quelli dello spirito e infine una donna e le sue tre figlie
con una moralità estremamente elastica,per non usare termini offensivi sul mestiere più antico del mondo.
Girato in un’economia strettissima e probabilmente in meno di una settimana,questo film si segnala solo per la stravaganza del titolo,che vedrà il buon Amadio replicare nel genere decamerotico questa esperienza,precisamente nello stesso anno.

E si salvo soltanto l'Aretino Pietro 1

E si salvo soltanto l'Aretino Pietro 2

E si salvo soltanto l'Aretino Pietro 3
Parlo di un altro titolo quanto meno allegro,Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano,prodotto anche questo di bassa lega.
De resto i severi recensori del sito http://www.cinematografo.it ebbero a dire,parlando di E si salvò soltanto (…):”Il film non ha nessun autentico riferimento all’Aretino;  come in tanti film di genere “boccaccesco”, anche in questo, prendendo a pretesto il nome dello scrittore cinquecentesco, vengono confusamente messe in scena, con superficialità e dilettantismo sfacciato, sempre analoghe situazioni licenziose, con sempre identici costumi, ambienti, linguaggi da trivio ed esibizioni immorali.”
Tutto da sottoscrivere,incluso il linguaggio sconcio e scurrile ricco di doppi sensi “fallici” e scoperecci,se mi passate il termine volgare.
D’altro canto siamo di fronte ad un film volgarissimo,pertanto è inutile indorare la pillola;
l’avrà come una pannocchia“,una delle tante frasi colte del film si mescola con la proboscide di un elefante,dal chiaro ed inequivocabile significato fallico che compare senza alcuna giustificazione nel bel mezzo del film,quasi fosse qualcosa di divertente.Il livello del film è questo,inutile continuare a sparare a zero su di esso…
Occupiamoci della trama,anche se è imbarazzante riassumerla:

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Concetta, Nanna e Fiorenza sono le tre figlie licenziose di Monna Violante,che recatasi a trovare le tre vogliose donne,scopre che esse
sono tutt’altro che un modello di castità.
Una si sollazza con un contadino piuttosto dotato,un’altra si finge malata pur di giacere con un monaco anch’esso dotato della “virtù meno apparente,fra tutte le virtù la più indecente” mentre la terza,scoperta la vocazione del marito per il gioco si finge morta,non senza sollazzarsi di nascosto con l’ennesimo frate gaudente.
Quest’ultima,scoperta nella sua tresca dal superiore del convento,diventerà la “compagna” di giochi erotici di tutto il convento fino a quando resterà incinta.
Grazie a Monna Violante,riuscirà a gabbare il marito.
Come già detto,un film volgare e privo di qualsiasi motivo di interesse.
Giusto per la cronaca,da segnalare nel cast la bella Franca Gonella e Carla Brait.
Per il resto,buio totale.Povero Aretino,che tra l’altro con il titolo non c’entra nulla…
Location casalinghe e costumi raccolti al mercato degli stracci completano il quadro.
Il film è oggi disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=D94Iok-agag in una discreta qualità.

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…E si salvò solo l’aretino Pietro con una mano avanti e l’altra dietro…

Un film di Silvio Amadio. Con Franca Gonella, Carla Brait, Giorgio Favretto, Vincenzo Ferro. Erotico, durata 90 min. – Italia 1972.

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E si salvo soltanto l'Aretino Pietro banner protagonisti

Carla Brait: Olimpia
Giorgio Favretto: Fra’ Fazio
Vincenzo Ferro: Alfiuccio
Franca Gonella: Nanna
Elisa Mainardi: Violante
Luigi Miglietta: Fiorenza
Valentino Macchi: il cavaliere concupiscente
Gabriele Villa: Pietro Aretino

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Regia Silvio Amadio
Soggetto Enrico Bomba
Sceneggiatura Enrico Bomba
Casa di produzione Vascello
Fotografia Antonio Modica
Montaggio Daniele Alabiso
Musiche Vittorio Stagni, Elio Maestosi
Scenografia Vincenzo Morozzi
Costumi Silvana Scandiarato

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L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Brutto esempio di decamerotico, condannato dalla mancanza di trovate, la qual cosa rende inutile una regìa non male ed un montaggio intenso che, purtroppo, più il tempo passa e più si nota la cronica mancanza di idee,
resta solo fine a sé stesso. Povere le ambientazioni, belle la Novak, la Gonella e la Henke. Si salva Renzo Rinaldi. Il finale è molto simile a quello de I giochi proibiti de l’Aretino Pietro, film che, pur nella sua modestia,
è decisamente meglio di questo.

luglio 11, 2016 Pubblicato da: | Erotico | , , | Lascia un commento

Ingrid sulla strada

Ingrid sulla strada locandina 1

La giovane e bella Ingrid è diretta a Roma,dopo aver subito violenza da suo padre.
Sul treno che dalla finnica Rovaniemi porta in Italia,la ragazza si lascia sedurre da un uomo accettandone la ricompensa in denaro.
Dopo l’arrivo nella città eterna,Ingrid girovaga per la città,affascinata dalla sua bellezza e incontra casualmente la prostituta Claudia che
la carica su una carrozzella.
Tra le due c’è subito amicizia e complicità;Claudia la introduce nel suo ambiente,facendogli conoscere un pittore con il quale ha una relazione.
Alcune esperienze singolari attendono le due compagne di avventura,come l’incontro con un degenerato,Urbano,che con la complicità della moglie
instaura un improbabile rapporto a 4 a sfondo necrofilo.
Successivamente Ingrid fa la conoscenza del pappone di Claudia,il brutale e psicopatico Renato che,per vendicarsi dell’evidente disprezzo che da subito la ragazza mostra per lui,la fa violentare dai suoi uomini,con Claudia che perde la vita nel tentativo disperato di aiutarla.
Sconvolta,Claudia si uccide.
Brutto senza appello questo Ingrid sulla strada,diretto da Brunello Rondi nel 1973.

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Ingrid sulla strada 2
Ad un inizio anche lirico,con Ingrid che raggiunge la stazione tra candidi paesaggi innevati,si oppone il sordido e violento mondo romano,descritto dal regista come coacervo di tutti i peggiori vizi.
La parte centrale del film poi rasenta la narcosi profonda,sopratutto nell’episodio che vede le due donne partecipare ad una grottesca orgia con un degenerato e maturo cliente.
Il finale è sin troppo violento,un vero colpo di frusta che nelle intenzioni vorrebbe stigmatizzare l’ipocrita ambiente della capitale,all’apparenza elegante e nella realtà sordida e viziosa.
Invece il tutto appare come un ibrido mal amalgamato,in perenne bilico fra la farsa e la tragedia,con personaggi caricati all’inverosimile di vizi e sopratutto moralmente abietti e disadattati,asociali.
In equilibrio assolutamente precario tra il Pasolini delle borgate e la Roma da cartolina,il film deraglia quasi subito per eccesso di cinismo e per l’irrealtà dei personaggi mostrati.

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La Agren, che interpreta la finnica Ingrid,è solo un bel volto gelido e algido mentre la Coluzzi (Claudia) dovrebbe essere un personaggio che ispira simpatia e che nella realtà,invece,appare ancor più censurabile degli altri,fatta eccezione per l’improponibile Citti,descritto come un satanasso senza morale e senza umanità.
Un sadico pervertito che maschera la propria carica di violenza con atteggiamenti da folle nazista nascosto nemmeno bene da intellettuale dei poveri.
Un film senza capo e sopratutto senza coda,un ritratto inverosimile e non credibile di una realtà che forse potrebbe anche appartenere agli anni settanta e alla capitale,ma che viene resa con un linguaggio e con una filmica inverosimili.
Rondi per l’ennesima volta cicca clamorosamente la palla e fa autogoal;accadrà con il pretenzioso I prosseneti scendendo ancora più in basso con Valeria dentro e fuori e sopratutto con Velluto nero.
Un cinema,il suo,molto arrogante e poco concreto.
Non bastano le buone intenzioni e una discreta tecnica per creare opere degne di essere ricordate;Rondi è poco più che un artigiano,peraltro presuntuoso.
Mescolare la poesia espressa dal paesaggio selvaggio con la brutalità dell’urbano richiede una sapiente opera alchemica,ovvero la capacità di passare da una realtà all’altra con discrezione e non ex abrupto.

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Film quindi di scarso o nullo valore,nonostante l’esaltazione di qualche critico e di una manciata di adoratori del regista valtellinese,del quale non salverei nemmeno gli attori,fatta eccezione forse per Enrico Maria Salerno,alle prese con un personaggio odioso e ridicolo,che però esprime con la consueta bravura ed eleganza.
Buona la fotografia,innocue e dimenticabili le musiche di Carlo Savina
Il film è presente su Youtube in una splendida versione all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Gvp-cj3bmIY

Ingrid sulla strada

Un film di Brunello Rondi. Con Janet Agren, Enrico Maria Salerno, Franco Citti, Francesca Romana Coluzzi,Marisa Traversi, Bruno Corazzari, Fred Robsham, Luciano Rossi Drammatico, durata 92 min. – Italia 1974

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Janet Agren: Ingrid
Franco Citti: Renato
Francesca Romana Coluzzi: Claudia
Bruno Corazzari: il pittore
Luigi Antonio Guerra: uomo della gang di Renato
Fulvio Mingozzi: padre di Ingrid
Alessandro Perrella: giornalista
Luciano Rossi: il traditore
Enrico Maria Salerno: Urbano

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Regia Brunello Rondi
Sceneggiatura Brunello Rondi
Produttore Carlo Maietto
Casa di produzione Thousand Cinematografica
Fotografia Stelvio Massi
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Carlo Savina

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Luchi78

Dalla Lapponia con furore, alle botticelle con i coatti che fanno battute in tipico stile romanesco. Il salto è troppo ardito e il film perde subito la verve acquisita con
l’ottimo inizio. Non bastano poi le scene di violenza sostenute da un Citti non troppo nella parte, per non parlare di Salerno decisamente fuori luogo. Neanche le due protagoniste,
la Agren e la Coluzzi, riescono ad esprimersi a buoni livelli: la prima troppo trattenuta, la seconda troppo “alla romana”. Insomma, un film non riuscito.
Daidae

Mediocrissimo film che parte in quinta (la sequenza sul treno è favolosa) ma si sfalda appena Ingrid arriva a Roma. Assurdi i personaggi della Coluzzi ma sopratutto di Citti che, nonostante reciti bene,
è poco credibile nel ruolo del capo di una banda di neonazi-papponi-terroristi. In particolar modo la politica sembra una forzatura; “stupenda” la battuta del compagno che indica in papa Giovanni XXIII
il mandante dell’attentato! Totalmente fuori posto anche Enrico Maria Salerno. Film molto mediocre che, forse, ha come unico pregio i primi 5 minuti e gli ultimi 3.

Schramm

Chissà dove ha battuto la testa Rondi prima di mettersi a girare questo non plus ultra dello scultissimo coabitato da un sordido Citti -fisionomicamente beniano, in quest’occasione- che lo risolleva un pochino,
ma cinto d’assedio dalle armate del ridicolo a ogni minuto: bastino per tutti i dialoghi cacciati in bocca a Salerno, naufragante in situazioni che sono un inno all’umorismo involontario.
L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Si tratta di un film senz’altro ‘alla Rondi’: intento di denuncia, sguardo rivolto alle problematiche sociali, ma poca fantasia e un’attrazione irrisolvibile verso le morbosità. Già dal titolo si intuisce che quella di Ingrid non sarà una storia felice;
brava la protagonista Agren (che è in realtà svedese e non finlandese), affiancata da un tris di ottimi nomi come Salerno, che ha poco più che un cameo, la Coluzzi e Citti (Franco), doppiato fra l’altro da Oreste Lionello. Soggetto e sceneggiatura di Rondi,
con apice della storia nella scena-shock del taglio della lingua di un ‘infame’. Echi di Pasolini (complice anche la presenza di Citti)? Ma Pasolini aveva una leggerezza nella narrazione che non sfiora neppure l’apparato grottesco e macchinoso di Rondi.

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luglio 5, 2016 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | 1 commento

Andavamo al cinema-Parte sesta

Sesto appuntamento con il viaggio nel passato alla riscoperta delle vecchie sale cinematografiche italiane. In questi anni di paziente ricerca di immagini e di documentazione su quello che era l’aspetto “fisico” dei vecchi cinema italiani sin dagli albori dell’invenzione dei fratelli Lumiere,ho notato nei vari siti che pubblicano le foto che vedete nella serie di articoli “Andavamo al cinema” una tendenza diffusa verso un sentimento molto pericoloso,la nostalgia. Certo,è più che giusto e naturale provare un senso di rimpianto per quelli che comunemente ( e con un po troppa retorica) vengono chiamati “bei tempi andati”. Ma alla fine occorre prendere atto che tutto è mutato,il cinema non è più quello in bianco e nero o quello delle sale periferiche,dei quattro spettacoli giornalieri e dei flani,delle locandine pompose e dei milioni di spettatori che affollavano le sale. Quel mondo si è dissolto e rimpiangerlo serve davvero a pochissimo.Lo stesso (consentitemi la disgressione) in fondo vale anche per tutti i campi dell’umano;nostalgia e rimpianto sono trappole emotive molto pericolose,che distolgono dal futuro e sopratutto dal presente,l’unica cosa che in fondo conta veramente.Del resto la filosofia greca ben insegnava giudicando un esercizio inutile e dannoso il rifugiarsi nel passato,vista l’impossibilità di modificare lo stesso invitando a concentrarsi sui propositi per il domani. Il cinema ha mutato pelle,come del resto la musica,l’arte e tutte le forme di umana creatività che probabilmente ha espresso quasi tutto quello che c’era da dire con il linguaggio comunicativo che conosciamo.Il futuro riserverà altro;forse a cinema non si andrà più e tutto sarà reso con sistemi oggi ancora sconosciuti e nemmeno ipotizzabili.Ma,francamente,è un problema che non interessa se non come mera speculazione fine a se stessa.Tornando ad oggi,ecco la consueta galleria;spero di non aver sbagliato le denominazioni e le località in cui le sale erano ubicate,in questo caso vi invito caldamente a segnalarlo,ricordando che potete postare senza più moderazione e tempi di attesa.

Cine arena Astra Vicenza

Cinema Arena Astra Vicenza

Cine Massimo trieste

Cinema Massimo Trieste

Cine teatro Corallo Verona

Cinema Teatro Coralllo Verona

Cine Teatro Excelsior Milano

Cinema Teatro Excelsior Milano

Cine Teatro Farnese Borgo val di taro

Cinema Teatro Farnese Borgo Val di Taro (Parma)

Cine Teatro Fusco Taranto

Cinema Teatro Fusco Taranto

Cine Teatro Garden Chianciano terme

Cinema Teatro Garden Chianciano Terme (Siena)

Cine Teatro Iris Pizzighettone (Co)

Cinema Teatro Iris Pizzighettone (Como)

Cine Teatro Maria Napoli

Cinema Teatro Maria Napoli

Cine Teatro Metropolitan Catania

Cinema Teatro Metropolitan Catania

Cine Teatro Nuovo Crema

Cinema Teatro Nuovo Crema

Cine Teatro Principe Milano

Cinema Teatro Principe Milano

Cine Teatro Sarullo Agrigento

Cinema Teatro Sarullo Agrigento

Cine Teatro Umberto di Savoia Salerno

Cinema Teatro Umberto di Savoia Salerno

Cine Teatro Verdi Crevalcore

Cinema Teatro Verdi Crevalcore (Bologna)

Cine Teatro Verdi Sestri Ponente

Cinema Teatro Verdi Sestri Ponente (Genova)

Cinema Alce Milano

Cinema Alce Milano

Cinema Alfieri Costigliole d'Asti

Cinema Alfieri Costigliole d’Asti (Asti)

Cinema Ariston Enna

Cinema Ariston Enna

Cinema Ariston Potenza

Cinema Ariston Potenza

Cinema Astra Salerno

Cinema Astra Salerno

Cinema Cristallo Villafranca d'Asti

Cinema Cristallo Villafranca d’Asti (Asti)

Cinema Diana Bergamo

Cinema Diana Bergamo

Sala Cine Teatro Palladium Roma

Sala Cine Teatro Palladium Roma

Sala Cine Teatro Spinelli Finale Emilia

Sala Cine Teatro Spinelli Finale Emilia (Modena)

Sala Cinea Politeama Acqui terme

Sala Cine Teatro Politeama Acqui Terme (Alessandria)

Sala Cinema Comunale Blefiore (Mn)

Sala Cinema Comunale Belfiore Mantova

Sala Cinema Italia Venezia

Sala Cinema Italia Venezia

Sala interna Cinema Castelnuovo Magra (La Spezia)

Sala internna del cinema di Castelnuovo Magra di La Spezia

luglio 4, 2016 Pubblicato da: | Miscellanea | | 6 commenti

Corpo d’amore

Corpo d'amore locandina 3

Giacomo è un sessantenne con un figlio adolescente di quattordici anni;da lui è separato non solo dalla notevole differenza di età
ma anche da un lunghissimo periodo di separazione.
I due in pratica sono quasi degli estranei,che non hanno un dialogo benchè minimo in mancanza di quell’affiatamento che si crea tra
padre e figlio con il frequentarsi quotidiano.
In vacanza assieme,i due scoprono praticamente di non conoscersi affatto;a complicare le cose ci si mette anche l’ambiente,
apparentemente ostile e desolato.Siamo infatti in un periodo indecifrabile forse inizio primavera o inizio autunno,la spiaggia che hanno scelto
è deserta.
Il clima tra i due,complice la noia e le abissali differenze di cultura,educazione e i rispettivi vissuti ben presto diventa ostile.
Ma a cambiare il loro rapporto arriva una ragazza senza nome,che i due trovano priva di sensi su una spiaggia.
La ragazza quando rinviene,non comunica nella loro lingua,ma ben presto diviene oggetto del contendere tra padre e figlio,che ciascuno
dei due ama a modo proprio.

Corpo d'amore 1

Corpo d'amore 2
Giacomo e il ragazzo provano a comunicare con lei,che però non capisce;i discorsi che loro le fanno sembrano assolutamente privi di effetto,quasi dei soliloqui in cui si confessano con lei,non potendo (o non volendo) farlo fra di loro.
Ma tra i due si inserisce improvvisamente un uomo che,conoscendo la lingua della ragazza,la sottrae all’affetto un po morboso che Giacomo e suo figlio mostrano per la sconosciuta.
Che a sua volta sembra apprezzare molto più lo straniero.Padre e figlio a questo punto trovano un elemento insospettabile ad unirli;la gelosia verso l’ultimo arrivato che sta sottraendo loro la bella sconosciuta.
Fanno fronte comune e lo uccidono.
Ora hanno finalmente trovato un punto in comune…
Corpo d’amore,film del 1972 diretto da Fabio Carpi è opera complessa,enigmatica e spesso ermetica.

Corpo d'amore 3

Corpo d'amore 4
Ma non per questo priva di un sottile fascino.
A dispetto dei lunghi silenzi,delle pause,dell’atmosfera rarefatta e dell’assoluta incomunicabilità che si evince sia dai rapporti tra padre e figlio sia in quelli con la sconosciuta,
Corpo d’amore regala qualche momento di gran fascino unito però ad un certo tedio che scaturisce proprio dall’evidente impossibilità
di un dialogo tra i tre,reso esplicito anche dalla mancanza di una lingua comune che permetta ai personaggi di capirsi.
Chi è la bella sconosciuta,qual’è il suo passato,qual’è la portata dei sentimenti che nutre nei confronti della “strana coppia” restano domande insolute,
a tutto vantaggio di un film criptico e aperto a qualsiasi interpretazione.
Una delle chiavi di lettura del film è il conflitto non generazionale,ma di personalità tra i due protagonisti.
Rigido e austero,quasi inflessibile Giacomo,titubante e incerto il ragazzo.
Dialogo impossibile quindi,ma comunità d’intenti quando a sorpresa troveranno uno scopo identico nell’individuazione del nemico,quello straniero che riesce in poco tempo a rapire l’attenzione del “corpo d’amore“,la ragazza sconosciuta e affascinante che li ascolta imperturbabile,che forse qualcosa capisce di loro e delle espressioni che usano ma che non da alcun segno di intenderli.
Fabio Carpi,molto più conosciuto come sceneggiatore che come regista è qui alla prima delle sue dodici direzioni,nessuna delle quali di grande fama.
Il futuro sceneggiatore di Vedo nudo,di Diario di una schizofrenica,di Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato dirige un film in forte chiaro-scuro.

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Troppe pause,troppi silenzi,troppi dialoghi che potremmo definire veri monologhi e l’aria alla Jonesco affliggono un film che parte da un’idea non certo originale, quella di descrivere un rapporto conflittuale tra padre e figlio.
L’espediente di inserire una donna come pomo della discordia lo è ancora meno,anche se questa volta la novità è rappresentata
dal fatto che la donna non sembra apparentemente in grado di capire o di comunicare.
Tuttavia un certo fascino il film lo conserva e alla lunga il giudizio può dare la sufficienza quanto meno agli intenti se non al risultato finale.
Bene gli attori,molto bella e brava la Farmer e Capolicchio.
Location malinconica e fotografia di gran fascino.
Film praticamente invisibile e di difficilissima reperibilità.

Corpo d’amore

Un film di Fabio Carpi. Con Mimsy Farmer, Lino Capolicchio, François Simon, Giovanni Rosselli, Vittorio Fanfoni Drammatico, durata 105 min. – Italia 1973.

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Mimsy Farmer … La sconosciuta
François Simon … Giacomo,il padre
Giovanni Rosselli … Il figlio di Giacomo
Lino Capolicchio … Lo straniero

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Regista: Fabio Carpi
Sceneggiatura: Fabio Carpi,Luigi Malerba
Produzione: Giulio Scanni
Fotografia: Vittorio Storaro
Montaggio: Paolo Boccio
Costumi: Fortunato Frasca

Corpo d'amore banner recensioni

L’opinione di Sasso67 dal sito http://www.filmtv.it

Kammerspiel girato quasi del tutto all’aperto, in odore di incomunicabilità (tra padre e figlio) di derivazione antonioniana. Padre e figlio – entomologo razionalista  e tassonomico il primo, insicuro e critico il ragazzo – non riescono quasi a parlarsi, se non nei termini di un continuo dissidio, dovutro anche alla grande differenza d’età: l’uomo ha 62 anni e il ragazzo 15. I due collaborano temporaneamente quando trovano una ragazza svenuta sulla spiaggia, salvo dividersi nuovamente quando entrambi si innamorano della straniera (il corpo d’amore del titolo): il ragazzo l’avrà per sé durante il giorno e l’adulto la notte. Sarà solo il crimine a creare una vera identità d’intenti e di sentimenti tra padre e figlio,
fino a farli diventare, per la prima volta, un corpo solo (anche questo, il corpo d’amore del titolo).
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Homesick

In un semideserto paesaggio marino fotografato da Storaro con toni caldi ed avvolgenti, Carpi mette in scena un’opera colta e sensuale – echeggiante Antonioni e Bergman – sull’incomunicabilità tra padre e figlio, prima opposti e lontani, poi rivali in amore e complici nel delitto. I dialoghi, dominatori dei titoli di testa, cedono spesso il posto a lunghi silenzi, monologhi interiori e intensi primi piani del volto delicato della Farmer, che si esprime in una lingua sconosciuta. Volti opportunamente comuni quelli dei due protagonisti; fulminea ma incisiva la presenza di Capolicchio.
Lucius

Non posso esprimermi sul regista perché le regole lo vietano, mi limiterò a dire che è un film inguardabile; o meglio, sarebbe guardabile se privato di audio e questa la dice tutta sulla sua riuscita.
Fanno più scena la Farmer muta e il cameo di Capolicchio in tuta da sub che tutto il resto (le spiagge ovviamente brillano di luce propria). Dialoghi estenuanti, ripetivivi, roboanti e tediosi e tanta pellicola sprecata.
Nessun significato metaforico; solo un film indecifrabile, di rara bruttura.
Fauno

Come film non mente, ma se il premio Nobel della psicanalisi gli desse un bel voto, io non lo imiterei. Se la fotografia può compensare la staticità del film, la cultura non solo non potrebbe tappare le falle di un individuo carente
in tutti gli ambiti (pur essendo cattedrattico), ma ne uscirebbe ridicolizzata, a pezzi. Fra l’altro il comportamento che ha e trasmette al figlio verso questa straniera, mette in luce la frustrazione per un sogno irrealizzabile,
se non tramite una violenza ancora più ridicola. Se lui è un debole, non doveva neanche riprodursi.
I dialoghi letterari, i pensieri ad alta voce dei due protagonisti, anch’essi di derivazione letteraria, alla lunga stancano.

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Corpo d'amore locandina 1

Corpo d'amore locandina 2

giugno 23, 2016 Pubblicato da: | Drammatico | , | 2 commenti

Andavamo al cinema-Parte quinta

In questa quinta parte della rubrica dedicata ai vecchi cinema italiani,molte sale di provincia.Quella provincia in cui spesso erano l’unica vera fonte di distrazione,luoghi di aggregazione sociale e posti in cui di dimenticava,almeno per due ore,la vita fuori dalle mura del cinema stesso.

Cine Radio City Roma

Cine Radio City,Roma

Cine Teatro Ausonia Terranova

Cine Teatro Ausonia,Terranova

Cine Teatro Belvedere Sestola

Cine Teatro Belvedere, Sestola (Modena)

Cine Teatro Bognanco

Cine Teatro di Bognanco (Verbano Cusio Ossola)

Cine Teatro Cagnoni Vigevano

Cine Teatro Cagnoni,Vigevano (Pavia)

Cine Teatro Centrone Gravina in Puglia

Cine Teatro Centrone,Gravina in Puglia (Bari)

Cine Teatro Comunale Cavalese

Cine Teatro Comunale,Cavalese (Trento)

Cine Teatro Don Bosco Vallecrosia

Cine Teatro Don Bosco,Vallecrosia (Imperia)

Cine teatro Garbatella Roma

Cine Teatro Garbatella,Roma

Cine Teatro Garibaldi Finale Emilia

Cine Teatro Garbaldi,Finale Emilia (Modena)

Cine Teatro Giardini Modena

Cine Teatro Giardini,Modena

Cine Teatro Lilli Perugia

Cine Teatro Lilli,Perugia

Cine Teatro Mignon Torino

Cine Teatro Mignon,Torino

Cine Teatro Moderno Crescentino (Vercelli)

Cine Teatro Moderno,Crescentino (Vercelli)

Cine Teatro Moderno Savignano

Cine Teatro Moderno,Savignano (Forli-Cesena)

Cine Teatro Politeama Piacenza

Cine Teatro Politeama,Piacenza

Cine Teatro Valentini Vibo Valentia

Cine Teatro Valentini,Vibo Valentia

Cine Teatro Vallesina Angeli di Rosora (An)

Cine Teatro Vallesina,Angeli di Rosora (Ancona)

Cine Teatro Verdi Pordenone

Cine Teatro Verdi,Pordenone

Cine teatro Vittorio Veneto Ponte Buggianese

Cine Teatro Vittorio Veneto,Ponte Buggianese (Pistoia)

Cinema Alba Costigliole d'Asti

Cinema Alba,Costigliole d’Asti

Cinema Ariston Bovalino

Cinema Ariston,Bovalino (Reggio Calabria)

Cinema Ariston Penne

Cinema Ariston, Penne (Pescara)

Cinema Astra Cassano Magnago

Cinema Astra,Cassano Magnago (Varese)

Cinema Excelsior Milano

Cinema Excelsior,Milano

Cinema Olimpia Modena ingresso

Ingresso del Cinema Olimpia di Modena

Cinema Politeama Piacenza ingresso

Ingresso del cinema Politeama di Piacenza

Sala Cine Cinema Di Giulio Brindisi

Sala di proiezione del cinema Di Giulio di Brindisi

Sala Cine Cinema Splendor Torino

Sala di proiezione del cinema Splendor di Torino

Sala Cine Cinema Teatro Monterosa Torino

Sala di proiezione del cinema Monterosa di Torino

giugno 21, 2016 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento

Nessuno è perfetto

Nessuno è perfetto locandina 1

Un giovane vedovo,Guerrino,proprietario di un’azienda vinicola,dopo la morte della moglie vive sotto lo stesso tetto con la suocera.
La quale non tanto segretamente vorrebbe diventare l’amante dell’uomo,che per questo motivo è deriso apertamente dai suoi amici tra i quali
si distingue lingua profonda.
Una sera,in palese imbarazzo con l’invadente suocera che le si è infilata nel letto,Guerrino approfittando di una telefonata esce di casa,destinazione Milano.
Qui incontra per la prima volta la splendida Chantal,una modella;la segue in albergo e per un fortuito caso beve un bicchiere colmo di barbiturici che la donna aveva preparato per se.
Tra Guerrino e Chantal nasce ben presto un affetto profondo,ma l’uomo non sa che in realtà Chantal,prima di diventare donna,era un paracadutista tedesco.
I due convolano a nozze,ma ben presto Guerrino inizia a rendersi conto che in sua moglie c’è qualcosa che non quadra;la donna ha una forza fisica davvero notevole ma sopratutto si irrigidisce quando le lui le confessa di desiderare un figlio,opponendo un netto rifiuto.
Sarà sua suocera a svelargli la verità.

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Il colpo per Guerrino è durissimo;è innamorato di sua moglie,ma non riesce ad accettare almeno all’inizio l’identità sessuale precedente della moglie.
Ma nonostante le risate di scherno e gli sfottò degli amici e gli intrighi della suocera Guerrino scoprirà di non pter fare a meno di Chantal.
Nel finale anzi deciderà di adottare il figlio della donna,avuto da una relazione precedente quando era ancora un uomo.
Gradevole commedia firmata dal lucano Pasquale Festa Campanile,Nessuno è perfetto ha una caratteristica che la distingue dalla massa amorfa di pellicole dei primi anni ottanta,ovvero una completa assenza di volgarità.
Il che,visti i tempi che correvano,era davvero oro colato.
Costruita su un binomio di grande successo cinematografico,il duo Pozzetto-Ornella Muti,rispettivamente re e regina del box office (Sono fotogenico,Fico d’India e Mia moglie è una strega per Pozzetto nel biennio 80-81 e Il bisbetico domato,Innamorato pazzo per la Muti),Sono fotogenico gioca tutte le sue carte sulla simpatia innata che ispira Pozzetto e sullo charme e la grande bellezza di Ornella Muti,nel pieno del fulgore e del fascino.

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Di suo Festa Campanile ci mette la comprovata abilità nel dirigere commedie strutturate semplicemente,con un pizzico di ironia e tanto mestiere.
Reduce dai risultati altalenanti di Il ladrone,Qua la mano e Manolesta,Festa Campanile torna alla struttura classica della commedia inserendo la novità della love story tra un transessuale e un vedovo.
Il rischio di cadere nella volgarità ,con queste premesse,è altissimo;ma il regista di Melfi sceglie saggiamente una linea soft,usando un linguaggio pulito e una storia semplice ma imbastita alla perfezione.
Altra caratteristica specifica del film è l’ambientazione,che una volta tanto non è localizzata al sud.
Niente Sicilia e niente Calabria.
Ma la bergamasca,ritratta come provincia pettegola e farisea.

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Festa Campanile non usa la sciabola ma il fioretto;sembra quasi di vedere il suo sorriso indulgente stampato sul volto mentre dipinge,tratteggia i personaggi di lingua profonda,del play boy Nanni o peggio della perfida suocera del protagonista.
Per il film il regista sceglie un cast di comprimari di buon livello;c’è una bravissima Lina Volonghi nel ruolo della suocera un tantino sordida di Guerrino,Massimo Boldi in quello del linguacciuto tassista lingua profonda,Felice Andreasi in quello dell’amico fraterno e Gabriele Tinti in un insolito ruolo da play boy,ancora più insolito per un film a sfondo comico.
Niente nudità gratuite,niente volgarità,sorriso che aleggia per tutto il film.
Un buon viatico per un film sicuramente ben fatto,ben diretto e ben recitato.
Da vedere.

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Nessuno è perfetto

Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Renato Pozzetto, Massimo Boldi, Ornella Muti, Lina Volonghi,Gabriele Tinti, Felice Andreasi Commedia, durata 105 min. – Italia 1981.

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Nessuno è perfetto banner protagonisti

Renato Pozzetto: Guerrino Castiglione
Ornella Muti: Chantal
Felice Andreasi: Enzo, l’amico fraterno di Guerrino
Massimo Boldi: il tassista pettegolo Lingua profonda
Gabriele Tinti: il commerciante e playboy Nanni
Benedetto Ravasio: lavoratore di Guerrino
Lina Volonghi: la suocera di Guerrino, madre della sua defunta prima moglie

Nessuno è perfetto banner cast

Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Franco Ferrini, Enrico Oldoini, Bernardino Zapponi,
Sceneggiatura Franco Ferrini, Renato Pozzetto, Enrico Oldoini
Produttore Luigi De Laurentiis, Aurelio De Laurentiis e Achille Manzotti
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Giantito Burchiellaro

Nessuno è perfetto banner recensioni

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Markus

“Nessuno è perfetto” è un film che adoro, forse perché girato in forma confidenziale e suggestiva, come accadde frequentemente nei Pozzetto-movies dei primi anni ottanta.
Pasquale Festa Campanile gira la pellicola a Bergamo ed offre a Pozzetto la possibilità di  far divertire con il suo umorismo surreale e pacato, ma dando spazio a note riflessive che possono deludere chi desideri la comicità pura: no, qui siamo in una pochade surreale… è giusto così! La Muti a film alterni funziona, qui è andata bene… Valido il commento musicale di Riz Ortolani.

Zender

Gradevole commedia con qualche difficoltà a sintetizzare le scene più divertenti. il ritmo, d conseguenza, non è dei più travolgenti e
l’eccesso di “momenti d’intimità” tra Pozzetto e la Muti non agevola in questo senso. Però il cast è ben scelto, Bergamo offre uno sfondo da perfetta vita provinciale del Nord (come fu per La poliziotta), caratteristi come Boldi e Andreasi funzionano e Lina Volonghi perfida suocera ha dei gran duetti col protagonista (che dopo aver bevuto due litri di grappa ci è finito pure a letto insieme). La Muti è in parte.

Trivex

Nel 1981 forse non era una “operazione” tanto frequente e nemmeno un tema così scontato e affrontato, questo. Festa Campanile però riesce nella missione possibile di elaborarlo con una discreta disinvoltura, grazie in larga parte all’irresistibile Pozzetto nella sua classica interpretazione (quella che ne ha fatto un mito).
La Muti è al massimo del fervore estetico e recita pure benino, molto “al miele” quando non tira cazzotti. Belle anche le location e la musica di Riz Ortolani (adeguatissima), che ti entra in testa con notevole facilità.

Nessuno è perfetto flano

“Uelà,ma a chi darai tutti questi pesci che prendi?
– A sua suocera no? Perchè tanto lei i pesci ce li ha già-

Te lo dico con le buone maniere: “Fuori dai coglioni!”.

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Ornella Muti sul set

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Renato Pozzetto

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Ornella Muti

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Lina Volonghi

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Felice Andreasi

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Nessuno è perfetto location  Biblioteca Civica cittadina A.Mai

La Biblioteca Civica A.Mai Bergamo oggi

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Piazza Vecchia,Bergamo nel film

Nessuno è perfetto location 1 Piazza vecchia Bergamo

Piazza Vecchia oggi

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Il cimitero civico di Bergamo oggi

Nessuno è perfetto location cimitero civico di Bergamo

Il cimitero nel film

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La Fontana Contarini oggi

Nessuno è perfetto location Villa Masnada

Villa Masnada,Bergamo oggi

Nessuno è perfetto location Villa Masnada 2

L’interno della villa Masnada nel film

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La stazione di Bergamo

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La stazione nel film

Nessuno è perfetto locandina 2

giugno 16, 2016 Pubblicato da: | Commedia | , , , | 2 commenti

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giugno 9, 2016 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento