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Away from her-Lontano da lei

Away from her Lontano da lei locandina 1

Ci sono film che fanno male al cuore.
Away from her, Lontano da lei, è uno di questi.
Una storia d’amore, ma una volta tanto di quell’amore vero, quello che i sacerdoti consacrano sull’altare con le parole “nella buona e nella cattiva sorte”
Grant e Fiona sono marito e moglie da quasi mezzo secolo; vivono in una bellissima casa, tra i boschi innevati dell’Ontario.
Si amano ancora, come tanti anni fa.
Ma un giorno Fiona si rende conto che qualcosa in lei sta cambiando; alle volte dimentica le cose, i suoi pensieri non sono più lucidi.
E’ il primo sinistro segnale di una malattia terribile, il morbo di Alzheimer.

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Grant, che ama la moglie di un amore totale, rifiuta di arrendersi alla malattia, cerca di tenere la donna con se.
Ma un giorno è costretto a portarla in una lussuosa clinica per malati terminali.
Inizierà così il suo personale calvario, con una donna che pian piano si allontana da lui, persa in una malattia che cancella il bene più prezioso dell’esistenza, la memoria di quello che eravamo, di quello che siamo.
Grant continuerà a seguire la moglie, anche quando questa non lo riconoscerà più, e si legherà, come fanno le persone senza un passato, ad un altro ammalato della clinica.
E a Grant toccherà vedere la moglie usare gentilezze e premure verso un altro uomo.
Ma lui non lascerà mai quella donna, la seguirà nel suo personale calvario, verso lo stadio finale della malattia.
Un film che tocca temi difficili, come la capacità delle persone di restare vicini ad ammalati terminali assolutamente incapaci di comunicare con le persone che un tempo amavano.

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E lo fa con grazia e dignità, senza un momento di sdolcinata emozione epidermica, ma badando a mostrare, alle volte freddamente, con distacco volutamente chirurgico, il percorso di Fiona nei meandri bui della perdita della memoria.
Un percorso, quello di Fiona, che mostra come le persone possano annientarsi nel nulla con una malattia, una malattia devastante, che annichilisce se stessi, ma non solo.
Si trasforma in un calvario per coloro che amano quei poveri esseri destinati a diventare dei vegetali, seguendo un progresso degenerativo senza cura e senza soluzione.

Ma questo film è anche una straordinaria prova di dedizione e d’amore.
Grant, pur allontanato da quella donna che è solo il fantasma di quella che amava, le resta vicino, con abnegazione.
Perché il vero amore travalica ostacoli, supera le montagne dell’indifferenza e dell’egoismo.

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Sarah Polley, la trentenne regista, debuttante, sceglie la strada della sobrietà, senza inseguire le scorciatoie del fazzoletto.
Un esordio folgorante, proprio per la sua capacità di andare dritta al centro del problema, raccontando una storia qualunque, con pochi attori, lentamente, come un’antica tragedia che però ha un’immagine forte in se.
Un bianco abbacinante, quello della neve che fa la sua parte decorativa onnipresente, quasi a simboleggiare il candore delle due vite e dei due destini.
Un film basato sul dialogo, in un’epoca iper tecnologica, un film che parla di una malattia,in un momento in cui il cinema sembra aver finalmente riscoperto i temi forti, lasciando da parte il pietismo e raccontando i fatti, gli episodi.
Anche con parole semplici, comprensibilissime e umane come quelle che dice Fiona alla sua infermiera:

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“Ora se non le dispiace vorrei salutare mio marito, non ci siamo mai separati per un mese in questi ultimi 44 anni”
Una menzione particolare per Julie Christie.
A vederla, sembrerebbe davvero alle prese con la malattia, tanto riesce a rendere, visivamente, i vari stadi della malattia.
Con un viso che esprime, meglio delle parole, il distacco dalla vita, dai ricordi,dagli affetti.

Away From Her – Lontano da lei

Un film di Sarah Polley. Con Julie Christie, Michael Murphy, Gordon Pinsent, Stacey LaBerge, Olympia Dukakis, Deanna Dezmari, Alberta Watson, Grace Lynn Kung, Wendy Crewson Titolo originale Away from Her. Drammatico, durata 110 min. – Canada 2006

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Away from her Lontano da lei banner protagonisti

Gordon Pinsent: Grant Anderson
Stacey LaBerge: Young Fiona
Julie Christie: Fiona Anderson
Olympia Dukakis: Marian
Deanna Dezmari: Veronica
Wendy Crewson: Madeleine Montpellier

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Regia Sarah Polley
Soggetto Alice Munro
Sceneggiatura Sarah Polley
Casa di produzione The Film Farm, Foundry Films
Distribuzione (Italia) Videa-CDE
Fotografia Luc Montpellier
Montaggio David Wharnsby
Musiche Jonathan Goldsmith
Scenografia Kathleen Climie, Benno Tutter e Mary Kirkland

Away from her Lontano da lei banner recensioni

L’opinione di PompiereFI dal sito http://www.filmtv.it

A volte c’è qualcosa di affascinante nell’oblìo. In qualche altra circostanza non è così.
Fiona Anderson (una Julie Christie toccante ed esemplare) se ne va in giro con la mente, in cerca di qualcosa che sa essere molto importante ma non riesce a ricordare. E una volta che l’idea è persa… è persa per sempre.
Una cosa buona, però, l’ha conservata: non va spesso al cinema. Non sopporta quelle multisale che danno un sacco di robaccia americana. Fiona è lontana dal mondo che la circonda, è lontana pure da se’ stessa. L’Alzheimer che la sta usurpando è spietato e subdolo. Grant, suo marito, deve gestire la degenerazione di una moglie che ama moltissimo, sforzandosi di sorridere quando invece vorrebbe piangere e disperarsi. Quarantaquattro anni di matrimonio hanno consolidato una coppia magnifica, conosciutasi tra i banchi del College e cresciuta all’insegna dell’amore vero, sincero ed esclusivo. Un rapporto senza troppe pretese di essere sempre al massimo; non si può essere innamorati tutti i santi giorni. Ed è questo a esaltarlo. 

Il primo lungometraggio dell’attrice canadese Sarah Polley (“Il dolce domani”) è di notevole interesse per la bravura con la quale riesce a gestire le fasi di regia, sospese tra pudichi carrelli in arretramento e lenti movimenti di macchina a indagare sui sentimenti e le emozioni. La sostiene, in questo viaggio attraverso paesaggi innevati, una sceneggiatura minuziosa e delicata.
Maria Pia Di Meo doppia Julie Christie, conferendo tonalità ora tristi, ora venate da sfumature ironiche, non perdendo mai la sua magistrale peculiarità vocale. Fiona è vaga, dolce e sarcastica anche grazie a lei.
Cento minuti con le lacrime agli occhi e con un cavatappi a lacerare l’anima, ci portano a fare considerazioni sull’ingiustizia e la spietatezza della vita. Osservare la persona amata, da lontano, in ossequioso silenzio e trasparenza, non è facile. La soluzione di ripiego che attende i protagonisti è un ordine formale, un ritmo di danza un po’ sterile ma necessario. Una danza infinita, che ci auguriamo possa inebriare ed esaltare gli ultimi sensi rimasti ancora vigili.
L’opinione di ironklad dal sito http://www.filmscoop.it

La forza dell’ amore supera qualsiasi altra cosa.
Atmosfera da favola senza dubbio, ma dietro di essa si nasconde il dolore di un uomo che ama una donna ormai in malattia mentale avanzata.
Seppur storie di questo genere se ne sono realizzate molte altre, affascinano tutte quante allo stesso modo per il messaggio che mandano. Grant sa che sua moglie Fiona è affetta dal morbo di Alzheimer.Nonostante questo l’ amore per lei continuerà a farlo restare vicino a lei.La storia è concentrata tutta sugli sguardi, le espressioni e i dialoghi dei personaggi. Se cercate azione guardate da un’ altra parte. Il bel finale è solo temporaneo e penso di non anticipare nulla perchè tanto sappiamo che l’ Alzheimer non si può curare e si aggrava sempre di più…
L’opinione di galbo dal sito http://www.davinotti.com

Una coppia sposata da 50 anni attraversa il momento drammatico di una grave malattia mentale di lei (il morbo di Alzheimer) ed è costretta a separarsi. La prima regia dell’attrice Sarah Polley è un film che affronta il tema della separazione e dello spirito di abnegazione in modo molto poetico, senza facili effetti ma attraverso un percorso di intuizioni (molte riferite al passato della coppia) in cui il paesaggio (molto ben fotografato) fa da efficace contrappunto dei sentimenti. Ottima la prova di Julie Christie in un ruolo difficile.
L’opinione di giuan dal sito http://www.davinotti.com

La soave/adrenalinica bionda Ana de L’alba dei morti viventi esordisce in regia con un ragguardevole saggio di misura cinematografica, tale da proporsi come esempio a tutto tondo di quello che dovrebbe/potrebbe essere un film sentimentale. Lontano da ogni formalismo retorico, pervaso da un soffuso quanto sincero affetto per quel che racconta, la Polley mostra con dolcezza e rigorosa compassione una malattia dolorosa per l’anima ancor più che per il corpo. Di Julie Christie s’è detto tutto giustamente, ma quant’è complessa l’abnegazione di Murphy.

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febbraio 7, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

I peccati di madame Bovary

I peccati di Madame Bovary locandina 2

Charles Bovary è un oscuro medico condotto di provincia; ha sposato al giovane e bellissima Emma, che è innamorata di lui ma che soffoca nella piccola casa in cui è costretta a vivere.
Soffre anche le ristrettezze economiche in cui vive, rimpiange la vita movimentata e allegra della Parigi piena di vita che ha dovuto lasciare.
Sogna quindi ad occhi aperti una vita differente da quella sostanzialmente piatta in cui si è dovuta adagiare.
Un’occasione di svago è rappresentata dalla festa che i marchesi di Andervilliers organizzano e alla quale i coniugi Bovary partecipano:durante il gran ballo serale, mentre suo marito sembra annoiarsi profondamente, Emma viene avvicinata e corteggiata dal visconte Gaston Fresnay, ma la donna pur lusingata evita di cedere all’affascinante corteggiatore.

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Il visconte muore in un duello e Emma, sempre più intristita dalla sua vita piatta conosce dapprima il giovane Leon, che inutilmente le fa delle avance ma alla fine cede alla corte di Rudolph Boulanger, un ricco proprietario terriero che ne fa la sua amante.
Emma sembra finalmente più felice, inizia anche ad indebitarsi con Adolphe Léreux, un viscido sarto che le fornisce abiti finalmente adeguati ma che fatalmente ora la tiene in pugno.
Rudolph, che le aveva promesso una vita diversa e che voleva portarla con se a Parigi, non mantiene quanto promesso e lascia la donna che a questo punto accetta la corte di Leon.
Ma Adolphe Léreux scopre la loro relazione e inizia a ricattare Emma, minacciandola di incassare le cambiali che la donna improvvidamente gli ha firmato; Emma riesce a contattare Boulanger e gli chiede del denaro per riscattare le cambiali,ma l’uomo non l’aiuta.

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Di fronte alla possibilità che il sarto crei uno scandalo, Emma accetta di diventare la sua amante, ma dopo essersi concessa Emma prova disgusto di se stessa a tal punto da decidere di morire.
Sale su un ponte determinata a suicidarsi, ma mentre sta per attuare il suo proposito si ferma:decide di continuare a vivere e cambiare quella vita che l’ha portata a perdere la stima in se stessa…
I peccati di Madame Bovary, film del 1969 diretto da Hans Schott-Schöbinger è una riedizione per il grande schermo del celebre romanzo di Gustave Flaubert Madame Bovary, uscito nel 1856 e che suscitò grande scandalo in Francia tanto da costare al suo autore un processo per oltraggio alla morale.
Flaubert, al suo esordio come scrittore, si era ispirato ad una storia vera, quella di Delphine Delamare che si suicidò in seguito ad alcune vicende raccontate nel romanzo.

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Per la cronaca la donna, dopo aver contratto numerosi debiti per l’acquisto di pellicce e gioielli, si suicidò a soli 26 anni ingerendo del cianuro.
Flaubert quindi riprese questa storia, utilizzandola come pretesto per mostrare il degrado morale della borghesia francese e contemporaneamente indicare la condizione sottomessa delle donne francesi.
Il regista di origine austro ungarica, nato nel 1900 sotto il dominio asburgico si ispira in gran parte al romanzo, senza però rispettarne il tragico finale (nel libro Emma muore, come accadde nella realtà a Delphine) e sopratutto allontanandosi ben presto da quell’aria volutamente di denuncia che si respira nell’opera di Flaubert.
Quello che vien fuori è un prodotto eminentemente commerciale, in cui la letteratura è messa a bella posta da parte a vantaggio di una descrizione completamente didascalica, in cui sparisce del tutto l’atmosfera viziosa e repressa della borghesia francese a tutto vantaggio degli aspetti pruriginosi della vicenda.

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La regia è monocorde, ma priva di grosse falle; il film a tratti sembra diventare una soap opera anche se va detto mantiene una dignità che manca a molti prodotti del genere.La presenza di Edwige Fenech, non ancora diventata la star della commedia sexy si rivela un buon acquisto, perchè la bellissima attrice, quando è stata messa a confronto con copioni non banali, ha sempre mostrato che la sua recitazione era tutt’altro che dilettantesca.
Però il film non incide più di tanto, privo com’è di profondità e di analisi sia ambientali che del personaggio.
La Emma Bovary del film appare molto più frivola del personaggio di Flaubert e tutti i personaggi della pellicola stessa appaiono pesantemente stereotipati.
Tuttavia come già detto no siamo di fronte ad un B movie ma ad un tentativo, parzialmente riuscito, di abbinare letteratura e immagini in un amalgama coerente.

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Per fortuna Schott-Schöbinger non preme troppo l’acceleratore sull’erotismo, forse anche perchè siamo sul finire degli anni sessanta e la censura è sempre minacciosamente presente.
Un’opera quindi che può valere una visione, alla luce anche della discreta ambientazione e della bella fotografia; certo siamo distanti quasi anni luce dalla tensione e compattezza della prima versione cinematografica di Jean renoir e la Fenech non è certo Valentine Tissier così come la Madame Bovary del 1991 diretta da Claude Chabrol, con Isabelle Huppert nei panni di Emma è non solo un adattamento calligrafico al romanzo ma è abissalmente più affascinante della versione di Schöbinger.

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Che l’anno precedente aveva diretto il più che discreto Andrée – l’esasperazione del desiderio nell’amore femminile e che nel corso della sua carriera diresse in totale 13 pellicole caratterizzate da un onesto mestiere.
Il cast fa il suo lavoro con diligenza e oltre la citata Fenech segnalo la presenza di un’affascinante Patrizia Adiutori, altra attrice dalle ottime doti finita però ai margini del cinema che conta.
Il film è disponibile in un’ottima riduzione digitale in streaming, all’indirizzo http://www.cineblog01.net/i-peccati-di-madame-bovary-1969/
I peccati di madame Bovary

Un film di Hans Schott-Schobinger. Con Peter Carsten, Franco Ressel, Edwige Fenech, Luigi Bonos,Gianni Dei, Gerhard Riedmann, Patrizia Adiutori Drammatico, durata 91′ min. – co produzione Italia Germania 1969

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Edwige Fenech: Emma Bovary
Gerhard Riedmann: Charles Bovary
Manja Golec: Madeleine
Peter Carsten: Rudolph Boulanger
Patrizia Adiutori: Amante di Rudolph
Franco Borelli: Gaston
Maria Pia Conte: Madeleine
Gianni Dei: Leon Dubois
Franco Ressel: Adolphe Leureaux
Rossana Rovere: Felicita, la domestica
Gigi Bonos: Giocatore di carte
Edda Ferronao: Anastasia

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Regia Hans Schott-Schöbinger
Soggetto Gustave Flaubert (romanzo)
Sceneggiatura Arnulf Mann
Casa di produzione Tritone Filmindustria
Distribuzione (Italia) Interfilm
Fotografia Klaus Von Rautenfeld
Montaggio Enzo Alabiso
Musiche Hans Hammerschmidt
Scenografia Nino Borghi
Costumi Massimo Bolongaro

I peccati di Madame Bovary banner recensioni

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Checchè se ne voglia dire, la Fenech come attrice è assolutamente credibile. Certo che i ruoli che le sono stati offerti nella sua carriera sono un po’ tutti simili, diciamo da donna sottomessa (e frequentemente svestita). Qui, giovanissima, non fa eccezione; il romanzo è noto (e adattato abbastanza fedelmente) e qualche nudo generosamente offerto qua e là lo rimpolpa, costituendo l’attrattiva di fondo di una pellicola scialba e poco ispirata, ma non per questo meno onesta.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Libero adattamento del romanzo di Flaubert, reca tutta la viscosità narrativa e la stereotipata ricercatezza scenografica riscontrabile nella maggioranza delle produzioni italo-tedesche (e italo-austriache); l’erotismo langue, l’enfasi dialogica per rammentarne l’origine letteraria stucca e la tapina Emma Bovary è consegnata ad una Fenech d’insopportabile rigidità. L’unico rimarchevole segno è lasciato da Patrizia Adiutori in déshabillé mentre si fa accarezzare gambe e piedi nudi dal calore del caminetto.

L’opinione di Undijing dal sito http://www.davinotti.com

Molto liberamente ispirato alla novella scritta dalla mano di Gustave Flaubert, è in realtà un film che rientra nel lotto (squallidissimo) di pellicole realizzate sul finire degli anni ’60 in scadenti co-produzioni italo-tedesche. Questo, tra tutti, pur essendo un mattone malamente digeribile, ha dalla sua un cast interessante. Oltre alla bella Fenech figurano alcuni volti italiani invischiati in produzioni “bis”, tra i quali meritano la segnalazione Patrizia Adiutori, Gianni Dei e Maria Pia Conte. Supervisionato da Sergio Martino, che conosce qua la divina Edwige. Da vedere per curiosità.

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febbraio 6, 2014 Pubblicato da: | Senza Categoria | , , , | Lascia un commento

Un toro da monta

Un toro da monta locandina

Cosa fare quando si possiede una bella moglie, anzi bellissima e sexy e non si riesce a consumare il matrimonio perchè affetti da impotenza?
Ovviamente si ricorre alla scienza per cercar rimedio, ma alle volte la scienza non è in grado di portare aiuto e allora la soluzione può arrivare per un colpo di fortuna.
Così accade che il desolato sposo eredità dal padre un prestante toro da monta che mostrerà all’uomo come ci si comporta in certi casi.
Uno dei punti più bassi della commedia scollacciata all’italiana.

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Questo, in estrema sintesi, l’unico commento efficace per descrivere Un toro da monta, film del 1976 diretto da Roberto Mauri, artigiano specializzato in western all’italiana qui al suo esordio nel cinema sexy, che conterà un altra vera bruttura su celluloide, ovvero quel Le porno killer del 1980 famoso solo per la presenza nel cast della soubrette Carmen Russo
Film triviale, becero e scollacciato, Un toro da monta parte male e finisce peggio:l’espediente del toro che consiglia allo sposino il comportamento da tenere durante l’amplesso è degno di un decamerotico di serie z.
Quando poi, per buona parte del film, si assiste ai suoi ripetuti assalti alla mogliettina coronati dal fallimento, mogliettina che arriva a estirsi da micia pur di sollecitare la virilità del consorte senza successo si capisce di essersi imbattuti nel solito filmetto erotico senza ambizioni e purtroppo anche senza resa.

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E già, perchè aldilà della visione peraltro sempre ben accetta delle grazie di Femi Benussi non si va.
Cercare di ridere, nel film, è operazione da far tremare le vene: Mauri non ci prova nemmeno e probabilmente con un intreccio così banale nemmeno al più fecondo dei registi della commedia sexy sarebbe riuscito di smuovere un sorriso.
Non c’è praticamente nulla da salvare nella pellicola, se non le grazie della citata Femi e dell’altra star Daniela Giordano, che quanto meno è sempre un bel vedere.

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Da dimenticare, in tutti i sensi.
Non ho trovato nel web traccia di una versione in divx del film, il che ovviamente non è una perdita in nessun senso.
Un toro da monta
Un film di Roberto Mauri. Con Femi Benussi, Daniela Giordano, Alfonso Saggese, Luigi D’Ecclesia,Bianca Toso Erotico, durata 90 min. – Italia 1976.

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Femi Benussi: Sabrina Carli
Renato D’Amore: Pupo
Pupo De Luca: Comm. Carli
Tom Felleghy: L’autista tedesco
Daniela Giordano: Concetta
Alfonso Saggese: Salvatore Frittella

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Regia Roberto Mauri
Sceneggiatura Piero Regnoli
Fotografia Franco Villa

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L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Se una sera Freud venisse a trovarvi a casa vostra, fatelo accomodare davanti allo schermo e inserite nel lettore dvd questo Toro da monta del semi-sconosciuto Mauri: innanzitutto trasformerete la serata in una festa smodata, e poi potrete pure testimoniare di aver visto il padre della psicanalisi, personaggio notoriamente piuttosto serioso, sganasciarsi fino a rotolare per terra con i crampi allo stomaco per le risate. Piero Regnoli (ricordiamolo per sceneggiature come quelle di L’ebreo fascista, Batton story, La cognatina, La principessa sul pisello) è il responsabile principale, cioè l’autore, di questa immondizia su pellicola e non rimane che sperare che stesse scherzando: ma i dubbi che le cose non stiano così sono fortissimi. Un siciliano (=orgoglio) novello sposo (=virilità) si scopre impotente: topos classicissimo, perfino abusato nel nostro cinema, dal Bell’Antonio di Bolognini/Mastroianni al Buzzanca del Complesso del giocattolo (Grimaldi), seppure con esiti parecchio differenti. Ma qui sta il colpo di genio: il siciliano riceve in eredità un toro da monta. Non un toro qualsiasi, capite? Da monta! Se no il discorso poteva sembrare troppo oscuro per il pubblico, fitto di metafore indecifrabili ed allusioni esageratamente sottili, difficili a cogliersi. Ovviamente nel percorso di ‘riabilitazione’ sessuale dell’uomo, il toro avrà un ruolo fondamentale, di vero e proprio mentore: siamo al delirio puro. Ma se si trattasse solamente di trash (animali parlanti, bestie più umane degli umani), la pellicola avrebbe quantomeno una sua dimensione specifica in cui sguazzare; il problema principale di questo film è invece che la storia ha persino la presunzione di seguire una logica, nonostante le scenette sexy, i dialoghi turpi e le amenità da trogloditi che la infestano. E nonostante pure il cast, non proprio eccelso, nel quale svetta Femi Benussi come unico nome di una certa notorietà. Incredibile come il cinema italiano si sia involuto così tanto, così male e in così poco tempo: e ancora non sono arrivati i Vanzina!

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Incredibile. Il “toro da monta” dovevano collocarlo alle spalle del regista e dargli il via libera, prima che portasse a compimento il film. Di commedie scollacciate se ne son fatte a centinaia, solo in Italia, ma qui si rasenta – se non il punto più basso – quello più deletèrio. Di trama manco a parlarne, il protagonista principale è di un’antipatia unica e le battute son talmente triviàli che allontano il sorriso sin dai primi minuti. Qualche nudo c’è, ma è vistosamente tagliato. Pure la Benussi e la Giordano non aggiungono (corpo escluso) alcunché ad una pellicola d’una tristezza infinita.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Esemplare di un collaudato sottofilone della commedia erotica italiana – il marito che non riesce a consumare le nozze – , investe le sue scarse risorse nell’elegante, generosa bellezza della Benussi, spalleggiata dall’altrettanto venusta collega Daniela Giordano. Per il resto, la comicità tende allo zero, Saggese è del tutto anonimo e i contributi di De Luca in versione romagnola non sono certo eclatanti. Felleghy è il camionista teutonico ubriaco di birra. Solo per Benussi-dipendenti.

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febbraio 5, 2014 Pubblicato da: | Erotico | , , | Lascia un commento

Gli Oscar del 1989

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Oscar

La sera del 29 marzo 1989 a Los Angeles nella sede dello Shrine Civic Auditorium di Los Angeles si tiene la consueta cerimonia per il conferimento degli Academy Awards, gli Oscar cinematografici relativi a film in programmazione nel 1988.
Secondo previsioni, a vincere l’Oscar come miglior film è Rain man, l’uomo della pioggia di Barry Levinson che a fine serata porterà a casa altre 3 statuette su 8 nomination. Il film di Levinson batte un parterre di alto livello, composto da Turista per caso (The Accidental Tourist), regia di Lawrence Kasdan, da Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons), regia di Stephen Frears, da Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning), regia di Alan Parker e infine da Una donna in carriera (Working Girl), regia di Mike Nichols.
Levinson vince anche il premio per la miglior regia, mentre è Dustin Hoffman a vincere l’Oscar come miglior attore protagonista,aggiudicandosi la sua seconda statuetta a distanza di 9 anni da quella vinta nel 1980 con Kramer contro Kramer.

Shrine Civic Auditorium

Shrine Civic Auditorium di Los Angeles

La sua vecchia partner Meryl Streep, che condivise con lui l’Oscar è in lizza ancora una volta ma viene battuta da una grande Jodie Foster, interprete del drammatico Sotto accusa (The Accused) diretto da Jonathan Kaplan mentre tra le nomination troviamo Glenn Close per Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons),Melanie Griffith per Una donna in carriera (Working Girl) e Sigourney Weaver per Gorilla nella nebbia (Gorillas in the Mist: The Story of Dian Fossey).
La Weaver aveva la nomination anche come miglior attrice non protagonista per Una donna in carriera, ma rimase a secco anche in questa categoria.
Miglior attore protagonista è Kevin Kline per Un pesce di nome Wanda mentre miglior attrice non protagonista è Virginia Elizabeth Davis ovvero Geena Davis per il film Turista per caso (The Accidental Tourist).
Miglior film straniero è Pelle alla conquista del mondo (Pelle erobreren), regia di Bille August; grande sconfitto della serata è Mississipi Burning alle radici dell’odio, il film di Alan Parker che alla fine su sette nomination vince solo l’Oscar, peraltro prestigioso per la miglior fotografia.
Invece il grande protagonista della serata è Chi ha incastrato Roger Rabbit diretto da Robert Zemeckis, film dalla tecnica particolare con presenza contemporanea di cartoni e di attori in carne ed ossa.
Il film di Zemeckis vince l’Oscar con Arthur Schmid per il Miglior montaggio,con Ken Ralston, Richard Williams, Edward Jones e George Gibbs per i Migliori effetti speciali,con Charles L. Campbell e Louis L. Edemann per il Miglior montaggio sonoro.
Il premio alla carriera va Alla Eastman Kodak Co., per i fondamentali contributi all’arte del cinema durante il primo secolo della sua storia e
alla National Film Board of Canada, per l’impegno dedicato alla realizzazione di un’attività artistica, creativa e tecnologica e dell’eccellenza raggiunta in ogni settore della cinematografia.

Legenda :in neretto i film e i protagonisti vincitori

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Miglior film

1 Rain man

Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man), regia di Barry Levinson

1 Turisti per caso
Turista per caso (The Accidental Tourist), regia di Lawrence Kasdan

1 Le relazioni pericolose
Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons), regia di Stephen Frears

1 Mississippi Burning
Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning), regia di Alan Parker

1 Una donna in carriera
Una donna in carriera (Working Girl), regia di Mike Nichols

Miglior regia

2 Rain Man

Barry Levinson – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)

2 Un pesce di nome Wanda
Charles Crichton – Un pesce di nome Wanda (A Fish Called Wanda)

2 Una donna in carriera
Mike Nichols – Una donna in carriera (Working Girl)

2 Mississippi Burning
Alan Parker – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)

2 L'ultima tentazione di Cristo
Martin Scorsese – L’ultima tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ)

Miglior attore protagonista

3 Dustin Hoffman

Dustin Hoffman – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)

3 Gene Hackman - Mississippi Burning - Le radici dell'odio
Gene Hackman – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)

3 Tom Hanks - Big
Tom Hanks – Big (Big)

3 Edward James Olmos - La forza della volontà
Edward James Olmos – La forza della volontà (Stand and Deliver)

3 Max von Sydow - Pelle alla conquista del mondo
Max von Sydow – Pelle alla conquista del mondo (Pelle erobreren)

Migliore attrice protagonista

4 Sotto accusa

Jodie Foster – Sotto accusa (The Accused)

4 Glenn Close Le relazioni pericolose
Glenn Close – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)

4 Melanie Griffith Una donna in carriera
Melanie Griffith – Una donna in carriera (Working Girl)

4 Meryl Streep - Un grido nella notte
Meryl Streep – Un grido nella notte (A Cry in the Dark)

Gorilla nella nebbia

Sigourney Weaver – Gorilla nella nebbia

Miglior attore non protagonista

5 Kevin Kline - Un pesce di nome Wanda

Kevin Kline – Un pesce di nome Wanda (A Fish Called Wanda)

5 Alec Guinness - Little Dorrit
Alec Guinness – Little Dorrit (Little Dorrit)

5 Martin Landau - Tucker, un uomo e il suo sogno
Martin Landau – Tucker, un uomo e il suo sogno (Tucker: The Man and His Dream)

5 River Phoenix - Vivere in fuga
River Phoenix – Vivere in fuga (Running on Empty)

5 Dean Stockwell - Una vedova allegra... ma non troppo
Dean Stockwell – Una vedova allegra… ma non troppo (Married to the Mob)

Migliore attrice non protagonista

6 Geena Davis - Turista per caso

Geena Davis – Turista per caso (The Accidental Tourist)

6 Joan Cusack - Una donna in carriera
Joan Cusack – Una donna in carriera (Working Girl)

6 Frances McDormand - Mississippi Burning - Le radici dell'odio
Frances McDormand – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)

6 Michelle Pfeiffer - Le relazioni pericolose
Michelle Pfeiffer – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)

6 Sigourney Weaver - Una donna in carriera
Sigourney Weaver – Una donna in carriera (Working Girl)

Miglior sceneggiatura originale

Ronald Bass e Barry Morrow – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)
John Cleese e Charles Crichton – Un pesce di nome Wanda (A Fish Called Wanda)
Naomi Foner – Vivere in fuga (Running on Empty)
Gary Ross e Anne Spielberg – Big (Big)
Ron Shelton – Bull Durham – Un gioco a tre mani (Bull Durham)

Miglior sceneggiatura non originale

Christopher Hampton – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)
Jean-Claude Carrière e Philip Kaufman – L’insostenibile leggerezza dell’essere (The Unbearable Lightness of Being)
Christine Edzard – Little Dorrit (Little Dorrit)
Frank Galati e Lawrence Kasdan – Turista per caso (The Accidental Tourist)
Anna Hamilton Phelan e Tab Murphy – Gorilla nella nebbia (Gorillas in the Mist: The Story of Dian Fossey)

Miglior film straniero

Pelle alla conquista del mondo (Pelle erobreren), regia di Bille August
La notte dei maghi (Hanussen), regia di István Szabó (Ungheria)
Il maestro di musica (Le maître de musique), regia di Gérard Corbiau (Belgio)
Salaam Bombay! (Salaam Bombay!), regia di Mira Nair (India)
Donne sull’orlo di una crisi di nervi (Mujeres al borde de un ataque de nervios), regia di Pedro Almodóvar (Spagna)

Miglior fotografia

Peter Biziou – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)
Dean Cundey – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Conrad L. Hall – Tequila Connection (Tequila Sunrise)
Sven Nykvist – L’insostenibile leggerezza dell’essere (The Unbearable Lightness of Being)
John Seale – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)

Miglior montaggio

Arthur Schmidt – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Stuart Baird – Gorilla nella nebbia (Gorillas in the Mist: The Story of Dian Fossey)
Gerry Hambling – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)
Stu Linder – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)
Frank J. Urioste e John F. Link – Die Hard – Trappola di cristallo (Die Hard)

Miglior scenografia

Stuart Craig e Gerard James – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)
Albert Brenner e Garrett Lewis – Spiagge (Beaches)
Ida Random e Linda DeScenna – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)
Elliot Scott e Peter Howitt – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Dean Tavoularis e Armin Ganz – Tucker, un uomo e il suo sogno (Tucker: The Man and His Dream)

Migliori costumi

James Acheson – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)
Milena Canonero – Tucker, un uomo e il suo sogno (Tucker: The Man and His Dream)
Deborah Nadoolman – Il principe cerca moglie (Coming to America)
Patricia Norris – Intrigo a Hollywood (Sunset)
Jane Robinson – Il matrimonio di Lady Brenda (A Handful of Dust)

Miglior trucco

Ve Neill, Steve La Porte e Robert Short – Beetlejuice – Spiritello porcello (Beetlejuice)
Rick Baker – Il principe cerca moglie (Coming to America)
Tom Burman e Bari Dreiband-Burman – S.O.S. fantasmi (Scrooged)

Migliori effetti speciali

Ken Ralston, Richard Williams, Edward Jones e George Gibbs – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Richard Edlund, Al DiSarro, Brent Boates e Thaine Morris – Die Hard – Trappola di cristallo (Die Hard)
Dennis Muren, Michael McAlister, Phil Tippett e Chris Evans – Willow (Willow)

Migliore colonna sonora

Dave Grusin – Milagro (The Milagro Beanfield War)
George Fenton – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)
Maurice Jarre – Gorilla nella nebbia (Gorillas in the Mist: The Story of Dian Fossey)
John Williams – Turista per caso (The Accidental Tourist)
Hans Zimmer – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)

Miglior canzone

Let the River Run, musica e testo di Carly Simon – Una donna in carriera (Working Girl)
Calling You, musica e testo di Bob Telson – Bagdad Cafè (Out of Rosenheim)
Two Hearts, musica di Lamont Dozier e testo di Phil Collins – Buster (Buster)

Miglior sonoro

Les Fresholtz, Dick Alexander, Vern Poore e Willie D. Burton – Bird (Bird)
Don Bassman, Kevin F. Cleary, Richard Overton e Al Overton – Die Hard – Trappola di cristallo (Die Hard)
Robert Knudson, John Boyd, Don Digirolamo e Tony Dawe – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Robert Litt, Elliot Tyson, Rick Kline e Danny Michael – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)
Andy Nelson, Brian Saunders e Peter Handford – Gorilla nella nebbia (Gorillas in the Mist: The Story of Dian Fossey)

Miglior montaggio sonoro

Charles L. Campbell e Louis L. Edemann – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Ben Burtt e Richard Hymns – Willow (Willow)
Stephen H. Flick e Richard Shorr – Die Hard – Trappola di cristallo (Die Hard)

Miglior documentario

Hotel Terminus: The Life and Times of Klaus Barbie (Hôtel Terminus), regia di Marcel Ophüls
The Cry of Reason – Beyers Naude: An Afrikaner Speaks Out (The Cry of Reason – Beyers Naude: An Afrikaner Speaks Out), regia di Robert Bilheimer
Let’s Get Lost – Perdiamoci (Let’s Get Lost), regia di Bruce Weber
Promises to Keep (Promises to Keep), regia di Ginny Durrin
Who Killed Vincent Chin? (Who Killed Vincent Chin?), regia di Christine Choy e Renee Tajima-Pena

Miglior cortometraggio

The Appointments of Dennis Jennings (The Appointments of Dennis Jennings), regia di Dean Parisot
Cadillac Dreams (Cadillac Dreams), regia di Matia Karrell
Gullah Tales (Gullah Tales), regia di Gary Moss

Miglior cortometraggio documentario

You Don’t Have to Die (You Don’t Have to Die), regia di Malcolm Clarke e Bill Guttentag
The Children’s Storefront (The Children’s Storefront), regia di Karen Goodman
Family Gathering (Family Gathering), regia di Lise Yasui e Ann Tegnell
Gang Cops (Gang Cops), regia di Thomas B. Fleming e Daniel Marks
Portrait of Imogen (Portrait of Imogen), regia di Meg Partridge

Miglior cortometraggio d’animazione

Tin Toy (Tin Toy), regia di John Lasseter
The Cat Came Back (The Cat Came Back), regia di Cordell Barker
Technological Threat (Technological Threat), regia di Brian Jennings e Bill Kroyer

Premio Special Achievement

Richard Williams – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit?) – per la direzione delle animazioni

Premio alla carriera

Alla Eastman Kodak Co., in riconoscimento dei fondamentali contributi all’arte del cinema durante il primo secolo della sua storia.
Alla National Film Board of Canada, in riconoscimento del suo cinquantesimo anniversario, del suo impegno dedicato alla realizzazione di un’attività artistica, creativa e tecnologica e dell’eccellenza raggiunta in ogni settore della cinematografia.

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Barry Levinson oscar

 

Barry Levinson regista di Rain Man tra Goldie Hawn e Kurt Russell

Dustin Hoffman oscar

Dustin Hoffman, premio Oscar come miglior attore con Tom Cruise

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Jodie Foster premio Oscar come miglior attrice

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Geena Davis

Geena Davis, premio Oscar come miglior attrice non protagonista

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Kevin Kline premio Oscar come miglior attore non protagonista

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febbraio 3, 2014 Pubblicato da: | Oscar | | Lascia un commento

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febbraio 3, 2014 Pubblicato da: | Photogallery | | Lascia un commento

Arcana

Arcana locandina 1

Arcana è un non film.
Arcana è, come lascia presagire il titolo stesso,che suggerisce qualcosa di misterioso, inafferrabile, un viaggio metropolitano e al tempo steso un viaggio ancestrale alla ricerca dell’autentico spirito popolare dominato dalla superstizione, che può nascondersi tranquillamente all’interno di una famiglia proletaria, per usare un termine tanto caro al periodo storico in cui venne girato (il 1972) o all’interno di una famiglia medio borghese.
Un viaggio nell’anima, nei tabù,alle radici della cultura stessa.
Un viaggio disomogeneo ai massimi livelli, caotico e carico di simbolismi, ma non per questo meno affascinante.
E coraggioso.
Chiunque si avvicini oggi a questo film non potrà non restare impressionato dalla sua carica sperimentale e sognatrice, didascalica e ferocemente anti borghese, espressa con un linguaggio cinematografico raramente così efficace e coraggioso.
Giulio Questi, il regista del film, è alla sua terza ed ultima regia per il cinema:dopo il coraggioso e anticonvenzionale Se sei vivo spara,un western anomalo dentro il quale si riconosce facilmente una visione apocalittica di quello che era stato il mito del dopo guerra, la resistenza al fascismo e dopo La morte ha fatto l’uovo, durissima critica al consumismo del post boom economico Questi approda ad Arcana.

Arcana 6

Arcana 5
Che viene girato con pochissimi mezzi e con due lire; unico lusso del film la partecipazione di due attrici di ottimo livello come Lucia Bosè e Tina Aumont.
Per colmo di sventura Arcana venne stampato in pochissime copie che fecero una fugace apparizione nelle sale cinematografiche in quanto il produttore del film fallì, impedendo tra l’altro la circolazione dello stesso all’estero.
Si deve al CSC,il Centro di sperimentazione cinematografico l’operazione meritoria di aver riesumato la pellicola dagli archivi della Cineteca Nazionale, che per inciso possiede 80.000 pellicole, 600.000 fotografie e 50.000 manifesti e averne pubblicato la versione integrale, che però non è mai passata in tv.
Veniamo al film, la cui descrizione sinottica è semplicemente riduttiva e di difficile esplicazione.
La signora Tarantino e suo figlio provengono dalla Sicilia.

Arcana 15

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Lei è vedova e ben presto deve fare i conti con la borsa della spesa, per cui decide di mettere a frutto il suo talento che consiste nella conoscenza arcaica di riti magici che si mescolano a rituali superstiziosi, che ben presto attirano un gruppo eterogeneo di persone, fra le quali non è predominante la componente popolare, ma consta anche di un nutrito gruppo di borghesi.
La donna ha un rapporto ambiguo con suo figlio, ai limiti dell’incestuoso e d’altro canto anche il giovane nutre gli stessi sentimenti edipici per sua madre;il giovane capisce che l’arte magica della madre può servirgli e decide di impadronirsi dei segreti che a suo modo di vedere la madre custodisce gelosamente.
A sua insaputa il ragazzo possiede già delle conoscenze arcane e misteriose sulle forze “magiche” che vorrebbe strappare alla madre.
Ma sono conoscenze latenti e non dominate.
Dopo aver tentato di strappare alla madre gli oscuri segreti che la donna sembra manipolare con facilità, il giovane utilizza i suoi poteri estesi per creare un autentico caos nel quartiere:un asino vola sulla cima di un campanile, un villino che sembra magico strega una famiglia, dalla bocca della madre escono rospi vivi.E buon ultimo, uno stupro.Il giovane infatti conosce una cliente della madre, Marisaa, e la violenta mettendola di conseguenza incinta.
Il che provocherà un drammatico finale…

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Arcana è un film sperimentale e come tale necessita di una buona dose di pazienza per essere visto compiutamente e sopratutto per assistere alla successione di immagini che ondeggiano e poi vagano tra l’onirico e il reale, immagini spesso criptiche nel loro simbolismo esasperato.
La celebre sequenza delle rane o rospi che siano ha palesi riferimenti ai miti della fertilità egizi o anche aztechi, vista la mitologia azteca sull’origine della vita mentre altre sequenze sono decisamente di più difficile interpretazione.
Di certo c’è da dire una cosa: oggi una pellicola coraggiosa e anticonformista come Arcana sarebbe assolutamente improponibile nel panorama cinematografico attuale, fatto di pellicole poco affascinanti, stereotipate nei loro paludamenti tra decine di cine panettoni natalizi o pasquali.
La cosa più triste è leggere alcuni commenti che circolano in rete, chiara dimostrazione di come il cinema venga interpretato da molti come evasione pura o come totale disimpegno, come se non ci fosse un’alternativa alle vacanze alle Bahamas o alle commediole nostalgiche che infarciscono e inflazionano gli schermi.
Il film di Questi è indubbiamente indigesto: tuttavia ha il coraggio e il pregio di rompere gli schemi, parlando apertamente delle ipocrisie che si nascondono nella classe medio borghese oppure nel rappresentare una realtà, oggi in larga parte svanita, di un meridione superstizioso ma ugualmente magico, legato a riti ancestrali che solo chi vive la realtà meridionale può oggi vagamente comprendere.

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Basta farsi un viaggio in Lucania o in Calabria, in alcuni paesini e parlare con la gente più anziana per comprendere quello che Questi raccontava nel suo Arcana, un mondo ormai quasi completamente dissolto.
Arcana è bello, sofisticato e misterioso, a tratti incompleto e inconcludente,a tratti maestoso: vizi e difetti, pregi e perle si alternano senza soluzione di continuità nel film, lasciando però affascinato lo spettatore.
Non lascia assolutamente indifferenti.
Quanto meno fa discutere.
Il che è molto di più di quello che si poteva pretendere da un film costruito senza soldi, con pochi mezzi, ma con tante idee.A tratti confuse, ma vivaddio vitali.
Grandissima Lucia Bosè, nel film: l’attrice italiana diffonde una sensualità, un magnetismo che spiegano attraverso le belle immagini di Questi il suo rapporto problematico e al tempo stesso edipico con il figlio, interpretato da Maurizio Degli Esposti, un attore molto espressivo che è comparso in quattro film affascinanti come questo arcana, come Uccidete il vitello grasso e arrostitelo, Una ragazza di nome Giulio e Simona, tutti film particolari e caratterizzati dall’anticonformismo più libertario e totale.

Arcana 9
Un vero peccato che dopo Simona del 1974 sia assolutamente scomparso dagli schermi.
Molto brava anche Tina Aumont che nel film interpreta Marisa, la giovane donna a cui il figlio della Tarantino riserva uno stupro che avrà conseguenze drammatico.
Chiunque voglia vedere questo film troverà una versione purgata su You tube o in streaming, che è poi la stessa; tuttavia il mio consiglio è quello di vedere l’edizione completa, quella restaurata che in tv non è mai passata e che potrete trovare a questo indirizzo http://wipfiles.net/hpqmn2f3psxp.html
Per poter scaricare il file occorre una registrazione (fittizia) con un account libero;fatelo, perchè ne vale la pena.
Questa versione contiene circa 25 minuti addizionali presenti nella versione originale del film e inspiegabilmente tagliati in tv, oltre ad essere digitalmente perfetta.
Importante è per esempio la lunga sequenza notturna dell’incesto, suggerito e mai mostrato in maniera esplicita,tra la Tarantino e suo figlio oltre alla sequenza dello stupro, anche questa trattata con molta sobrietà e senza morbosita da Questi.

Arcana
Un film di Giulio Questi. Con Tina Aumont, Lucia Bosè, Maurizio Degli Esposti, Dario Viganò, Gianfranco Pozzi, Renato Paracchi Drammatico, durata 111′ min. – Italia 1972

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Arcana banner protagonisti

Lucia Bosé: signora Tarantino
Maurizio Degli Esposti: il figlio
Tina Aumont: Marisa
Renato Paracchi: passante

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Regia Giulio Questi
Sceneggiatura Franco Arcalli, Giulio Questi
Fotografia Dario Di Palma
Montaggio Franco Arcalli
Musiche Romolo Grano, Berto Pisano
Scenografia Francesco De Stefano
Costumi Marilù Carteny

Arcana locandina 2

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L’opinione del Morandini

Alla vigilia delle nozze, Marisa (T. Aumont) va a farsi predire l’avvenire da Maria delle Rose Tarantino (L. Bosé), cartomante lucana immigrata a Milano, il cui figlio, apprendista stregone, la violenta. Scritto dal regista con Kim Arcalli e prodotto a basso costo, è un film rituale ed eccentrico sul disordine metropolitano e i suoi misteri, difficile da catalogare e da decifrare perché conduce il suo discorso per linee interne con accostamenti e contrapposizioni di carattere poetico più che prosastico, in continua oscillazione tra antropologia e psicanalisi, normale e paranormale, realistico e fantastico, magia e rivolta sociale. Eastmancolor di Dario De Palma. Insolita colonna musicale di Romolo Grano e Berto Pisano con un ossessivo brano di violino che fa da Leitmotiv, trascrizione di un brano popolare macedone. Una memorabile Bosé.
L’opinione di Kotrab dal sito http://www.filmtv.it

Terzo e ultimo film di G. Questi per il cinema, Arcana indica già dal titolo la sua particolarità, il proprio carattere misterioso e bizzarro, fuori dagli schemi come d’altronde lo erano anche i film precedenti di Questi, tutte rivisitazioni originali, uniche e multiformi dei generi cui si riferivano. Se prima però si potevano “tranquillamente” riconoscere il western (Oro hondo – Se sei vivo spara) e il thriller (La morte ha fatto l’uovo), con Arcana è difficile, anzi impossibile, individuare una classificazione, sebbene si possa considerare con la solita espressione di B-Movie per la limitatezza dei mezzi, che però non impedisce l’espressione delle idee di Questi e del fido sceneggiatore e montatore Franco Arcalli.
Il soggetto prende in esame i riti di magia, le sedute spiritiche e la cartomanzia di una donna (L. Bosé, notevole) emigrata dal sud Italia nella periferia di Milano con il figlio (M. Degli Esposti), orfano di padre morto in miniera. La sua pensione però non basta per fare una vita agiata e quindi si cercano nuove e più consistenti entrate grazie alle potenzialità della magia e all’attrazione che essa ha sulla popolazione, di cui però sono ovviamente accettate più volentieri le persone dell’alta borghesia. Il figlio ha invece, a differenza della madre, veri poteri paranormali che a volte non vengono pienamente dominati e influiscono sia sul ragazzo stesso che sulle sue vittime, tra cui una ragazza, Marisa, in procinto di sposarsi (T. Aumont). Una figura, questa, che si intromette in un certo senso tra madre e figlio, così legati non solo professionalmente, ma anche da un rapporto edipico morboso, che però è trattato dal regista con grande tatto, suggerito in modo sinistro e inquieto, caratteristiche d’altra parte che dominano il film dall’inizio alla fine.
Il film ha quindi uno stile particolare, tra il surreale, l’onirico, il grottesco, sensazioni ambigue, di fascinazione malsana, una regia attenta alle inquadrature, ai punti di vista deformanti, agli ambienti angusti dei corridoi del palazzo, alle atmosfere cupe tanto nell’oscurità dell’appartamento durante le sedute collettive, quanto nei luminosi ma sinistri momenti all’aperto, nella periferia cittadina o in posti isolati della campagna, in cui si svolgono alcune delle scene più criptiche e simboliche, con l’accompagnamento di una musica popolare di violino dall’effetto quasi ipnotico. A queste, nella seconda parte, si alterna la sequenza in cui gli ospiti sono invasati e dalla bocca della Bosé saltano fuori alcune rane con effetti visivi davvero incisivi e affascinanti (complice il montaggio di Arcalli). Riferendosi infatti all’aborto di Marisa con pratiche magiche, la rana era la raffigurazione della dea egiziana Heket ma è anche il simbolo del dominio sulla stessa ragazza, secondo le sue potenzialità nella magia popolare, e ancora simbolo di eresia, secondo i Padri della Chiesa, per la loro vita condotta nel fango, oppure è un animale onirico espressamente femminile-materno (E. Aeppli; cfr. la Garzantina Simboli).
L’unico film, credo, a cui si potrebbe accostare è forse, per certe tematiche comuni, Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, ma al rovescio: là siamo in Lucania, qua a Milano, ma c’è sempre il rapporto tra magia e modernità, tra luce e ombra; là l’incontro tra estranei e popolazione locale di paese e contadina, qua invece la venuta di immigrati in una metropoli, nel bel mezzo di una borghesia che è però legata a superstizioni radicate e ad ambienti avvolti da strane incombenze e sensazioni; là siamo più sul versante thriller, horror e antropologico di un mondo che vive in se stesso, qua in una terra di nessuno in ogni senso, in cui volteggiano le efficaci musiche di Romolo Grano e Berto Pisano, a volte torbide e insinuanti, altre volte spensierate ma ambigue e contrastanti.
Difficile, imperfetto, ma affascinante e degno di rispetto. La casa produttrice fallì durante la stampa.

L’opinione del sito http://www.exxagon.it

Ex film rarissimo e maledetto del duo Questi-Arcalli che incappò nel fallimento della produzione mentre si stampavano le copie, sicché reperirlo nella verisione “director’s cut” è un impresa. La versione tagliata da tv locale invece ormai circola un po’ ovunque, però si sente male e si vede peggio, così che lo scaricatore possa trovarsi faccia a faccia con le brutture delle proprie azioni. E parlo per me. D’altra parte Arcana non è quel genere di film che si tesaurizza sullo scaffale, ma piuttosto è un esperimento di cinema libero che val la pena di guardare una volta per avere un quadro di quando si poteva pensare e realizzare produzioni senza pensare troppo alla leggi del mercato e del successo… correndo sull’orlo del fallimento. Leggo in giro, a proposito del lavoro di Questi, aggettivi del calibro di “imprescindibile”. Orbene, sarò meno weird di quanto alcuni possano pensare, ma tali aggettivi relativamente al cinema italiano li applicherei a pellicole quali Amarcord di Fellini, ad esempio. Le parole vanno usate con cautela perché portano con loro dei significati e i significati danno un senso all’esistenza:, dire che Arcana è un film “imprescindibile” significa fraintendere la storia del cinema. Imprescindibile sì, se però si sta parlando di Questi. E’ infatti interessante capire come il regista sia passato dalla rielaborazione pop dello spaghetti thriller di La Morte ha Fatto l’Uovo (1967) al surrealismo antiborghese di Arcana. In effetti Questi non ha fatto nessun particolare balzo estremo. Già nel film del 1967 si potevano leggere critiche verso la società borghese e rappresentazioni pesantemente influenzate dai lavori buñueliani, semplicemente in quel film si faceva uso di soluzioni visive tipiche della pop-art. In Arcana i temi, o meglio la forza critica, rimangono i medesimi, semplicemente cambia il modo di rappresentarli. La storia è quella di una famiglia di emigrati meridionali che viene in quel di Milano e tenta di sbarcare il lunario, cosa ancor più difficile visto che l’uomo di casa è morto. La soluzione è la magia, la truffa e la metafisica. Ne esce quindi un discorso relativo al fatto che alla base di una cultura moderna, razionalista e borghese vi siano fondamenta magiche, ignoranti e ritualistiche esattamente come secoli fa. Nulla è cambiato, tutto si basa su profonde contraddizioni. E ciò si manifesta soprattutto al limitare della metropoli, in quartieri desolati e degradati in cui futuro e passato mal si integrano. Il modo in cui Questi decide di indagare e rappresentare questo tema è assai peculiare: il suo quadro è dipinto per metà con toni crudi e realistici e per l’altra metà Questi non dimentica la lezione surrealista e visionaria, per cui la Bosé che fa uscire dalla bocca delle vere rane è solo la punta dell’iceberg. Il regista dimostra un disinteresse programmatico verso le normali regole della narrazione e piuttosto un interesse verso il simbolo e l’immagine come veri media del significato, cioé il cinema come viatico principale di significati e controsignificati, al di là dell’ortodossa coerenza narrativa (… e qui mi viene in mente Brega…”Ah Ruggé, ma come cazzo parli?”). Certo, Questi non ha la visionarietà di Jodorowsky e di sicuro non ha la capacità (i soldi?) di tramutare l’immagine mentale in un’immagine visiva a forte impatto; la visionarietà di Questi si perde troppo spesso in un accumulo di allogorie, metafore o immagini a sé stanti che straniano per straniare e rischiano di annoiare. La durata del film non giova. Tuttavia Arcana non è un’opera involontariamente weird o stranita, la sua è stranezza artistica programmatica, tanto più affascinate oggi che siamo inondati da cultura omogeneizzata e predigerita. La volotà di scuotere occhi e menti dello spettatore c’è, l’operazione è però compiuta su piccola scala e il fallimento produttivo in itinere sta lì a dimostrarlo. Arcana non è mai decollato e ancor oggi vola undergorund. Si vede che è il destino di queste cose. Per esoteristi del cinema di genere.
L’opinione di Brainiac dal sito http://www.davinotti.com

Insolito, visionario, possente questo Arcana. Questi è un Lynch ante-litteram che si diploma in surrealismo italiano. O un Elio Petri che si laurea in storia e critica del cinema horror. Ma le definizioni, per quanto ingegnose, non possono riprodurre lo straniamento provocato dal fascino tenebroso di una pellicola in cui si associano frustate di critica sociale (il padre morto in galleria) ed ombre sovrannaturali degne del mistery più conturbante. Non tutto verrà svelato, il puzzle non sarà ricomposto appieno, ma la visione è consigliatissima. Inquietantissimi fantasmi, Questi.

L’opinione di aal dal sito http://www.davinotti.com

Film introvabile e cult assoluto. La cartomante e vedova Lucia Bosè cerca di sbarcare il lunario predicendo il futuro. Il lunatico figlio (Maurizio Degli Esposti) però possiede davvero poteri soprannaturali e se ne serve impulsivamente per soggiogare le sue vittime, scatenare forze oscure, provocare fenomeni incontrollabili e isteria di massa. Un film surreale ed ammaliante, criptico e iquietante, bellissimo, da recuperare assolutamente.
L’opinione di Guy Picciotto dal sito http://www.filmscoop.it

Film culto, quasi introvabile, ma finalmente trovato , anche se tagliato di 20 minuti.
Ultimo film di Questi (che peccato!), Arcana mi conferma la libertà espressiva di un regista insofferente alle leggi del mercato e ai generi preconfezionati.
E un film profondamente anti-borghese, che sarebbe piaciuto a Giordano Bruno, magia nera e alchimia esistono e sono sempre esistiti in natura e nel cosmo, questo alle religioni monoteistiche non è mai piaciuto, poichè solo a pochi maestri e ai loro iniziati è dato possedere la vera conoscenza, questo è l’assunto bruniano, Questi deraglia sin dall’inizio, ed è orgasmo indolente:
momenti cult e scene di straniamento e scompaginamento dell’impianto tradizionale filmico ( e del miserevole tran tran quotidiano borghese).
Sedute spiritiche tetre e ombrose, personaggi irrequieti che oscillano quasi come in un quadro impressionista, cartomanzia e riti propiziatori singolari con fuoriuscite di numerose rane dalla bocca della maga terrona in trance.
E una visione apocalittica e di decadenza urbana , proprio a metà strada tra contesto cittadino cattolico e borghese e campagna satanica (la storia si snoda in un quartiere decentrato rispetto alla città Milano).
Un film che sotto sotto fa luce sul perché la cultura magico-esoterica sia sopravvissuta così tanto nella vita culturale meridionale e come questa si sia mossa accanto al razionalismo e relativismo etico da cui è nata la civiltà moderna borghese.

Arcana foto 2

Arcana foto 1

febbraio 2, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | 3 commenti

I Top 100 della British Film Institute

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Nel 1999 il BFI acronimo di British Film Institute decise di indire un sondaggio per stabilire, a quella data, quali fossero i più importanti film della storia del cinema inglese.La scelta, limitata a 100 titoli, venne effettuata consultando produttori, registi, sceneggiatori, attori e distributori, esercenti ecc. lasciando massima libertà di scelta.
Alla fine, da una lista che includeva oltre 800 titoli, la BFI stilò una classifica, che troverete in fondo all’articolo.
La British Film Institute è la più prestigiosa associazione cinematografica britannica, che possiede uno dei massimi archivi della cinematografia mondiale dedicato al cinema, con 50.000 film, 100.000 filmati e oltre 620.000 programmi televisivi.
La BFI organizza anche il London Film Festival, dal 1956;il festival, assolutamente non competitivo, vede registi e attori dialogare con il pubblico in un’autentica festa dedicata al cinema.
Tornando ai 100 film selezionati dal BFI, ecco la divisione per decenni dei film selezionati:

Film anni 30: 2
Film anni 40: 15
Film anni 50: 9
Film anni 60: 22
Film anni 70: 10
Film anni 80: 17
Film anni 90: 25

A sorpresa, il decennio più votato è quello degli anni 90, seguito dagli anni 60, dagli 80 e molto dietro dagli anni 70, probabilmente il più fertile per la storia del cinema.In base alla classifica, tralasciando i film fino al 1960, troverete una breve descrizione dei titoli che ho visionato.Una curiosità:è
David Lean con 7 titoli il più rappresentato.Il regista di Croydon vincitore di 2 Oscar (1953 e 1963) e 8 nomination precede il trio Michael Powell, Emeric Pressburger e John Schlesinger.Quest’ultimo è di gran lunga il regista più amato da Hollywood, come dimostra l’Oscar per Un uomo da marciapiede.
Un’altra curiosità: nonostante i film antecedenti al 1960 siano soltanto 26 su 100, nelle prime 10 posizioni troviamo ben 6 film di questo periodo mentre le prime due posizioni riguardano 2 dei 15 titoli ante 1960.

In terza posizione:

1- Lawrence D'Arabia

Lawrence D’Arabia, regia di David Lean, film del 1962 con Peter O’Toole,Anthony Quinn,Omar Sharif e Alec Guinness
L’epopea in 220 minuti di Thomas Edward Lawrence, il leggendario agente del servizio segreto britannico che guidò la rivolta degli arabi contro i turchi.
Un film ormai leggendario, che il grande Loach vide premiato tra l’altro con 7 Oscar, uno dei quali per la miglior regia.

In ottava posizione:

2- A Venezia un dicembre rosso shocking

A Venezia… un dicembre rosso shocking (Don’t Look Now), regia di Nicolas Roeg film del 1973 con Donald Sutherland, Julie Christie
Roeg dirige un thriller parapsicologico semplicemente perfetto, utilizzando una Venezia nebbiosa e misteriosa come location.
Un film di una bellezza e perfezione stilistica esemplare.

In decima posizione:

3- Trainspotting

Trainspotting, regia di Danny Boyle film del 1996 con Ewan McGregor, Robert Carlyle, Ewen Bremner, Kelly MacDonald, Jonny Lee Miller
Storia di droga, di drogati, di gente brutta sporca e cattiva che stimola più la pietà che lo sdegno;un film in soggettiva visto dall’interno di un mondo senza speranza e senza bussola, quello dei tossici e della tossico dipendenza.

In dodicesima posizione:

4- Se

Se… (If….), regia di Lindsay Anderson, film del 1968 con Malcolm McDowell, David Wood, Richard Warwick, Robert Swann, Christine Noonan
Film sessantottino in tutti i sensi, inclusa la ribellione dei giovani studenti di un college che, puniti e umiliati, decidono di massacrare con le armi tutti quelli che incontrano.Malcom McDowell anticipa nelle smorfie del volto il leggendario Alex DeLarge

In sedicesima posizione

5- Carter

Carter (Get Carter), regia di Mike Hodges film del 1971 con Michael Caine, Britt Ekland, Ian Hendry, John Osborne.
Violento gangster movie che narra le vicende di Carter,un malvivente alla ricerca degli assassini di suo fratello, che troverà, vendicandolo, ma senza
potersi godere il frutto della sua vendetta.Un bravissimo Michael Caine tra i protagonisti-

In diciannovesima posizione

6- Momenti di gloria

-Momenti di gloria (Chariots of Fire), regia di Hugh Hudson film del 1981 con Nigel Havers, Ben Cross, Ian Holm, Ian Charleson, Dennis Christopher
Alle Olimpiadi del 1924 due atleti inglesi, anche amici, vincono le gare di corsa;vivranno due esistenze profondamente diverse, avranno due diversi destini.Un ritratto una volta tanto non celebrativo o nostalgico del passato, con un occhio ai veri problemi della società inglese analizzati nel corso di alcuni decenni.

In ventunesima posizione

7-Quel lungo venerdì santo

Quel lungo venerdì santo (The Long Good Friday), regia di John Mackenzie film del 1980 con Bob Hoskins e Helen Mirren
Un gangster londinese vorrebbe riciclare del denaro sporco alleandosi con un gangster americano investendo il denaro in un’operazione immobiliare.
Alcuni aattentati rischiano di far saltare tutto e l’uomo deve lottare per salvarsi la vita e scoprire cosa accade.

In ventitreesima posizione

8-Quattro matrimoni e un funerale

-Quattro matrimoni e un funerale (Four Weddings and a Funeral), regia di Mike Newell film del 1994 con Hugh Grant, Andie MacDowell, Simon Gallow, John Hannah, Kristin Scott Thomas
Simpatica commedia intrisa di humour british su un giovane scapolo che ad ogni matrimonio degli amici arriva puntualmente in ritardo;alla fine si innamora ma la donna gli preferisce un altro.

In venticinquesima posizione

9- The Full Monty

-Full Monty – Squattrinati organizzati (The Full Monty), regia di Peter Cattaneo film del 1997 con Tom Wilkinson, Robert Carlyle, Mark Addy, Steve Huison
Quando la crisi ti toglie il lavoro, per campare si può scegliere di organizzare uno spogliarello.Questa volta tutto al maschile per un pubblico ovviamente femminile.Divertente e amara commedia sui tempi della crisi.

In ventiseiesima posizione:

10-La moglie del soldato

La moglie del soldato (The Crying Game), regia di Neil Jordan film del 1992 con Forest Whitaker, Stephen Rea, Miranda Richardson, Jaye Davidson e Adrian Dunbar
Strano film dalla trama avviluppata che si muove su tre binari distinti; un film drammatico che si trasforma, inaspettatamente in un film d’amore.

In ventinovesima posizione:

11-Shakespeare a colazione

-Shakespeare a colazione (Withnail and I), regia di Bruce Robinson film del 1987 con Paul McGann, Michael Elphick, Richard E. Grant, Richard Griffiths
Una coppia di scrittori in piena crisi deve combattere con tutto; commedia a tratti drammatica, più volentieri umoristica

In trentaquattresima posizione:

12-Gandhi

-Gandhi, regia di Richard Attenborough film del 1982 con Ben Kingsley, Candice Bergen, Edward Fox, Ian Bannen, Martin Sheen.
La vita dell’apostolo della non violenza vista dal grande regista inglese attraverso oltre tre ore di grande cinema; premiato con otto Oscar

In trentottesima posizione

13-The commitments

-The Commitments, regia di Alan Parker film del 1991 con Robert Arkins, Michael Aherne, Angeline Ball, Colm Meaney, Ger Ryan
Un gruppo di ragazzi cerca di emergere, nel mondo musicale; un’occasione di riscatto, un inno alla musica e al suo valore.

In quarantunesima posizione

14-Agente 007 licenza di uccidere

Agente 007 – Licenza di uccidere (Dr. No), regia di Terence Young film del 1962 con Sean Connery e Ursula Andress
Il primo leggendario Bond, l’agente segreto con licenza di uccidere creato da Jan Fleming con una storica coppia, Connery-Andress.

In quarantottesima posizione

15-Sadismo

Sadismo (Performance), regia di Donald Cammell e Nicolas Roeg film del 1970 con James Fox, Anita Pallenberg, Mick Jagger
Roeg esordisce con il botto con un film psichedelico sugli aspetti inquietanti del potere; nel film c’è anche il leader dei Rolling Stones Mick Jagger

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001 Il terzo uomo locandina

 

001 Il terzo uomo

1-Il terzo uomo (The Third Man), regia di Carol Reed (1949)

002 Breve incontro locandina

002 Breve incontro
2-Breve incontro (Brief Encounter), regia di David Lean (1945)

003 Laurence D'Arabia locandina

003 Laurence D'Arabia
3-Lawrence d’Arabia (Lawrence of Arabia), regia di David Lean (1962)

004 Il club dei 39 locandina

004 Il club dei 39
4-Il club dei trentanove (The 39 Steps), regia di Alfred Hitchcock (1935)

005 Grandi speranze locandina

005 Grandi speranze
5-Grandi speranze (Great Expectations), regia di David Lean (1946)

006 Sangue blu
6-Sangue blu (Kind Hearts and Coronets), regia di Robert Hamer (1949)

007 Kes
7-Kes, regia di Ken Loach (1969)

008 A Venezia un dicembre rosso shocking
8-A Venezia… un dicembre rosso shocking (Don’t Look Now), regia di Nicolas Roeg (1973)

009 Scarpette rosse
9-Scarpette rosse (The Red Shoes), regia di Michael Powell ed Emeric Pressburger (1948)

15-Sadismo
10-Trainspotting, regia di Danny Boyle (1996)

11-Il ponte sul fiume Kwai (The Bridge on the River Kwai), regia di David Lean (1957)
12-Se… (If….), regia di Lindsay Anderson (1968)
13-La signora omicidi (The Ladykillers), regia di Alexander Mackendrick (1955)
14-Sabato sera, domenica mattina (Saturday Night and Sunday Morning), regia di Karel Reisz (1960)
15-Brighton Rock, regia di John Boulting (1947)
16-Carter (Get Carter), regia di Mike Hodges (1971)
17-L’incredibile avventura di Mr. Holland (The Lavender Hill Mob), regia di Charles Crichton (1951)
18-Enrico V (Henry V), regia di Laurence Olivier (1944)
19-Momenti di gloria (Chariots of Fire), regia di Hugh Hudson (1981)
20-Scala al paradiso (A Matter of Life and Death), regia di Michael Powell ed Emeric Pressburger (1946)
21-Quel lungo venerdì santo (The Long Good Friday), regia di John Mackenzie (1980)
22-Il servo (The Servant), regia di Joseph Losey (1963)
23-Quattro matrimoni e un funerale (Four Weddings and a Funeral), regia di Mike Newell (1994)
24-Whisky a volontà (Whisky Galore!), regia di Alexander Mackendrick (1949)
25-Full Monty – Squattrinati organizzati (The Full Monty), regia di Peter Cattaneo (1997)
26-La moglie del soldato (The Crying Game), regia di Neil Jordan (1992)
27-Il dottor Živago (Doctor Zhivago), regia di David Lean (1965) – produzione statunitense
28-Brian di Nazareth (Monty Python’s Life of Brian), regia di Terry Jones (1979)
29-Shakespeare a colazione (Withnail and I), regia di Bruce Robinson (1987)
30-Gregory’s Girl, regia di Bill Forsyth (1981)
31-Zulu, regia di Cy Endfield (1964)
32-La strada dei quartieri alti (Room at the Top), regia di Jack Clayton (1958)
33-Alfie, regia di Lewis Gilbert (1966)
34-Gandhi, regia di Richard Attenborough (1982)
35-La signora scompare (The Lady Vanishes), regia di Alfred Hitchcock (1938)
36-Un colpo all’italiana (The Italian Job), regia di Peter Collinson (1969)
37-Local Hero, regia di Bill Forsyth (1983)
38-The Commitments, regia di Alan Parker (1991)
39-Un pesce di nome Wanda (A Fish Called Wanda), regia di Charles Crichton (1988)
40-Segreti e bugie (Secrets & Lies), regia di Mike Leigh (1996)
41-Agente 007 – Licenza di uccidere (Dr. No), regia di Terence Young (1962)
42-La pazzia di Re Giorgio (The Madness of King George), regia di Nicholas Hytner (1994)
43-Un uomo per tutte le stagioni (A Man for All Seasons), regia di Fred Zinnemann (1966)
44-Narciso nero (Black Narcissus), regia di Michael Powell ed Emeric Pressburger (1947)
45-Duello a Berlino (The Life and Death of Colonel Blimp), regia di Michael Powell ed Emeric Pressburger (1943)
46-Le avventure di Oliver Twist (Oliver Twist), regia di David Lean (1948)
47-Nudi alla meta (I’m All Right Jack), regia di John Boulting (1959)
48-Sadismo (Performance), regia di Donald Cammell e Nicolas Roeg (1970)
49-Shakespeare in Love, regia di John Madden (1998)
50-My Beautiful Laundrette, regia di Stephen Frears (1985)
51-Tom Jones, regia di Tony Richardson (1963)
52-Io sono un campione (This Sporting Life), regia di Lindsay Anderson (1963)
53-Il mio piede sinistro (My Left Foot), regia di Jim Sheridan (1989)
54-Brazil, regia di Terry Gilliam (1985)
55-Il paziente inglese (The English Patient), regia di Anthony Minghella (1996) – produzione statunitense
56-Sapore di miele (A Taste of Honey), regia di Tony Richardson (1961)
57-Messaggero d’amore (The Go-Between), regia di Joseph Losey (1971)
58-Lo scandalo del vestito bianco (The Man in the White Suit), regia di Alexander Mackendrick (1951)
59-Ipcress (The Ipcress File), regia di Sidney J. Furie (1965)
60-Blow-Up, regia di Michelangelo Antonioni (1966)
61-Gioventù, amore e rabbia (The Loneliness of the Long Distance Runner), regia di Tony Richardson (1962)
62-Ragione e sentimento (Sense and Sensibility), regia di Ang Lee (1995)
63-Passaporto per Pimlico (Passport to Pimlico), regia di Henry Cornelius (1949)
64-Quel che resta del giorno (The Remains of the Day), regia di James Ivory (1993)
65-Domenica, maledetta domenica (Sunday Bloody Sunday), regia di John Schlesinger (1971)
66-Quella fantastica pazza ferrovia (The Railway Children), regia di Lionel Jeffries (1970)
67-Mona Lisa, regia di Neil Jordan (1986)
68-I guastatori delle dighe (The Dam Busters), regia di Michael Anderson (1955)
69-Amleto (Hamlet), regia di Laurence Olivier (1948)
70-Agente 007 – Missione Goldfinger (Goldfinger), regia di Guy Hamilton (1964) – coproduzione britannico-statunitense
71-Elizabeth, regia di Shekhar Kapur (1998)
72-Addio, Mr. Chips! (Goodbye, Mr. Chips), regia di Sam Wood (1939)
73-Camera con vista (A Room with a View), regia di James Ivory (1985)
74-Il giorno dello sciacallo (The Day of the Jackal), regia di Fred Zinnemann (1973)
75-Mare crudele (The Cruel Sea), regia di Charles Frend (1952)
76-Billy il bugiardo (Billy Liar), regia di John Schlesinger (1963)
77-Oliver!, regia di Carol Reed (1968)
78-L’occhio che uccide (Peeping Tom), regia di Michael Powell (1960)
79-Via dalla pazza folla (Far from the Madding Crowd), regia di John Schlesinger (1967)
80-I misteri del giardino di Compton House (The Draughtsman’s Contract), regia di Peter Greenaway (1982)
81-Arancia meccanica (A Clockwork Orange), regia di Stanley Kubrick (1971)
82-Voci lontane… sempre presenti (Distant Voices, Still Lives), regia di Terence Davies (1988)
83-Darling, regia di John Schlesinger (1965)
84-Rita, Rita, Rita (Educating Rita), regia di Lewis Gilbert (1983)
85-Grazie, signora Thatcher (Brassed Off), regia di Mark Herman (1996)
86-La rivale di mia moglie (Genevieve), regia di Henry Cornelius (1953)
87-Donne in amore (Women in Love), regia di Ken Russell (1969)
88-Tutti per uno (A Hard Day’s Night), regia di Richard Lester (1964)
89-Fires Were Started, regia di Humphrey Jennings (1943)
90-Anni ’40 (Hope and Glory), regia di John Boorman (1987)
91My Name Is Joe, regia di Ken Loach (1998)
92-Eroi del mare (In Which We Serve), regia di Noel Coward e David Lean (1942)
93-Caravaggio, regia di Derek Jarman (1986)
94-The Belles of St. Trinian’s, regia di Frank Launder (1954)
95-Dolce è la vita (Life is Sweet), regia di Mike Leigh (1990)
96-The Wicker Man, regia di Robin Hardy (1973)
97-Niente per bocca (Nil by Mouth), regia di Gary Oldman (1997)
98-Small Faces, regia di Gillies MacKinnon (1995)
99-Carry On up the Khyber, regia di Gerald Thomas (1968)
100-Urla del silenzio (The Killing Fields), regia di Roland Joffé (1984)

febbraio 1, 2014 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento

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gennaio 31, 2014 Pubblicato da: | Photogallery | | Lascia un commento

L’assassinio di Sister George

L'assassinio di Sister George locandina 2

Sister George è un volto popolare della televisione: è un’infermiera bonaria e amorosa verso i suoi pazienti, a tal punto da essere uno dei personaggi più amati del serial tv in cui appare.
Ad interpretare il personaggio è June Buckridge, una donna ormai in la con gli anni, che al contrario del personaggio interpretato ha un carattere difficile.
E’ ormai un’alcolizzata, una donna nevrotica che ha anche una sessualità poco ortodossa; ha infatti come amante la bella Childie, una ragazza dal carattere docile e remissivo, che colleziona bambole e che vive con lei.
Le frustrazioni che la donna ha nella vita e in parte sullo schermo June le trasmette alla giovane amante, che subisce tutto forse per amore o forse perchè il legame simbiotico con June è ormai così forte da averne annullato la personalità.
June però inizia a rendersi conto che la produzione dello sceneggiato le riserva ruoli sempre più risicati, probabilmente perchè ha un carattere che ormai crea problemi e imbarazzi alla troupe, un po anche per quel suo essere scandalosamente, sessualmente lesbica.

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I problemi di June si moltiplicano e quando la donna mette in palese imbarazzo due suore e di conseguenza lo staff della produzione, la vicenda personale di June degenera.
Mercy Croft,inviata dalla produzione, sembra essere interessata alla vicenda personale di June; è solo apparenza, perchè Mercy deve annunciare alla donna la decisione presa dalla produzione stessa, ovvero l’eliminazione del personaggio di Sister George dallo sceneggiato.
Non solo: Mercy tenta di sedurre, con successo, la debole Childie.
Il personaggio di george muore definitivamente e per June si prospetta un fturo desolante, prestare la propria voce al doppiaggio di Clarabella, la mucca personaggio della Disney.
Cattivo, pessimista e al tempo stesso spietato atto d’accusa dei meccanismi della tv,L’assassinio di Sister George (The killing of Sister George) è un film diretto nel 1968 da Robert Aldrich, l’anno dopo il bellico Quella sporca dozzina che lo aveva portato a sbancare i botteghini.

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L’assassinio di Sister George gioca le sue carte su un doppio binario, legandosi alla figura di Sister George a doppio filo: il primo è uno sguardo impietoso alle regole della tv, al mondo ipocrita e spietato che si muove dietro le quinte della sorella minore del cinema senza per questo distaccarsi dalle meschinità e dalle invidie che si nascondono dietro la patina di rispettabilità del mondo della celluloide.
L’altro è legato indissolubilmente alla sessualità della protagonista, esplicitamente lesbica in un periodo storico, quello della fine degli anni sessanta nel quale l’omosessualità era ancora un tabù invincibile.
Aldrich caratterizza, volutamente, in maniera eccessiva il personaggio di June:iraconda, alcolizzata, instabile, la donna appare però viva e vitale, pur in tutte le sue debolezze, in aperto e netto distacco con gli altri personaggi, tutti mossi da sentimenti meschini.
L’establishment è quello, immutabile e immutato, tutti sono apparentemente posati e privi di emozioni pulsanti, tutti indistintamente agiscono in base al proprio tornaconto.

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Mercy e Childie, le due protagoniste principali dietro l’irascibile George-June sono mosse da diverse pulsioni: Mercy deve apparentemente recuperare alla produzione il personaggio dell’infermiera tranquilla e rassicurante di George, ma in realtà persegue uno scopo preciso, ovvero la seduzione di Childie.
Che è a sua volta personaggio fragile e privo di identità precisa.
La ragazza alla fine infatti segue la sua nuova amante docilmente, abbandonando quella June che ormai non è più un personaggio di primo piano e che inoltre appare ormai alla deriva, preda dei suoi vizi e delle sue debolezze.
E’ un raffronto impossibile, quello che fa Aldrich: così ricorre a mezzi scorretti e sleali.delineando in bianco e nero le figure dei protagonisti.
Non ci sono buoni, ci sono i cattivi che però sono mimetizzati e celati dietro un manto di rispettabilità, di perbenismo che ce li rende ancor più odiosi.
E’ questo il vero volto dello spettacolo?
Probabilmente si.
Per chi non è addentro alle cose dello show business si tratta solo di prendere o lasciare, accettare la descrizione al vetriolo di Aldrich o al massimo gustarsi il film e accantonarlo pensando alle solite esagerazioni.
Ma il sasso nello stagno Aldrich lo lancia e si può dire che colga nel segno.
Per quanto riguarda il cast, i personaggi più importanti sono esclusivamente femminili e quelli maschili sono essenzialmente di contorno:spazio quindi a tre figure (June Buckridge,Mercy Croft e Childie) perfettamente delineati, in ombre e sfumature.

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Beryl Reid è grandissima nel ruolo di June, donna tormentata, eccessiva ma al tempo stesso vera,reale.
Coral Browne è Mercy Croft viscida quanto serve, donna aggressiva sessualmente, che vuole Childie e la ottiene.
Susannah York è Childie fragile,infantile e sottomessa a June, ma al omento buono la tradisce anche lei.
Tre donne, tre profili completamente diversi: la più collerica però alla fine è anche quella che è più vicina ad un doloroso reale, un’esistenza problematica ma viva.
Bel film davvero, questo L’assassinio di Sister George.
Ed è un vero peccato che sia assolutamente introvabile in una versione decente in italiano.

L’assassinio di Sister George

Un film di Robert Aldrich. Con Susannah York, Beryl Reid, Coral Browne, Patricia Medina Titolo originale The Killing of Sister George. Drammatico, durata 138′ min. – USA 1968.

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Beryl Reid: June ‘George’ Buckridge
Susannah York: Alice ‘Childie’ McNaught
Coral Browne: Mercy Croft
Ronald Fraser: Leo Lockhart
Patricia Medina: Betty Thaxter
Hugh Paddick: Freddie

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Regia Robert Aldrich
Soggetto Frank Marcus
Sceneggiatura Lukas Heller
Produttore Robert Aldrich
Walter Blake (associato)
Casa di produzione Palomar Pictures / Associates & Aldrich Company
Fotografia Joseph F. Biroc
Montaggio Michael Luciano
Musiche Gerald Fried
Scenografia William Glasgow,John Brown
Costumi Renié Marie Osborne

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The Killing Of Sister George banner recensioni

L’opinione di Bradipo68 dal sito http://www.filmtv.it

Pur essendo avvezzo allo stile disturbante di Aldrich devo ammettere che questo film mi ha impressionato per la sua cattiveria e sgradevolezza.A me piace definirlo un noir dei sentimenti in cui il vero assassinio non è quello di una figurina televisiva edulcorata per ragioni di audience.Il vero assassinio è quello della persona disturbata e insicura che c’è dietro la Sister George del titolo.In realtà Aldrich parla di omosessualità al femminile senza metafore e lo fa usando il marciume del mondo televisivo come sfondo di una generale ridefinizione di valori.Non importa chi sia omosessuale o chi non lo sia,ma la lente di Aldrich ci inquadra un mondo alla deriva e non è certo per colpa di una coppia di lesbiche.In questo film emerge prepotente la figura della protagonista,che si fa chiamare George anche in privato:una donna un po’in là con gli anni e col vizio di alzare il gomito,gelosa all’eccesso di Childie la sua compagna che più che altro sembra solo sua succube.Il suo mondo crolla quando il suo personaggio è fatto morire per esigenza di scena:la sua psiche ne è sconvolta fatalmente,la sua reazione è scomposta,l’unico lavoro che le viene proposto è quello di fare la voce di un animale in una serie televsiva per bambini e da qui,dopo l’assassinio di Sister George,c’è il collasso totale.Lei che si dimostra l’unica persona vera in un universo dominato da comparse ipocrite e da figurine di cartone finalmente si accorge di aver vissuto per vari anni in un’imitazione di mondo in cui tutto è illusorio,anche la bara utilizzata per il funerale di Sister George.Ma quel poco di concreto che c’è in quell’ambiente(la potente Mercy Croft),le sottrae l’intimità domestica,le sottrae Childie,probabilmente l’unica ragione di proseguire dopo la morte televisiva di Sister George.Morte che arriva per il comportamento non adamantino dell’attrice ma soprattutto per il suo essere lesbica senza alcun bisogno di nascondere la propria sessualità.E per questo viene punita.Aldrich ci regala un ritratto impietoso del glamourama televisivo,culla di immoralità e di sotterfugi.Ma l’unica che viene punita per quello che è e non per come appare è George,l’unica persona vera in un mausoleo di statue di cera.Eccellente la prova di Beryl Reid attrice a me praticamente sconosciuta ma che si produce in una performance entusiasmante.
L’opinione di Maria Silvia Avanzato dal sito http://www.orizzontidigloria.com
(…) Questo è un film di ribaltamento e asfissia. Da un lato c’è la protagonista con i suoi eccessi e l’incapacità di nascondersi, con la scomoda e dichiarata omosessualità, con il sadico ma commovente legame verso una ragazza tanto più giovane. Dall’altro c’è la scintillante indoratura della Tv, dove ognuno colloca in ombra le proprie perversioni, risultando lineare e rispettabile nella vita di tutti i giorni. Gli affetti di June sono sassolini colorati destinati a scivolarle fra le dita: ama una giovane bambola assai meno svampita di quanto sembri, non ha amici eccettuata la prostituta della porta accanto. Tutti, intorno a June, vogliono uccidere Sister George e June stessa, punendola per la sua sfrontata spontaneità, per i suoi vizi, per le sue scelte alla luce del sole. La BBC è il grande maestro di cerimonia, che insabbia colpe e ridimensiona carriere con una netta cesura di forbice, da un giorno all’altro.
C’è poi una sfavillante panoramica sul Gateways Club (locale gay dell’epoca ripreso nella sua realtà, scelta che diede luogo a sfrenate polemiche), sui bar sempre aperti dove è facile trovare quel rinfrancante whisky della sera, sulla televisione come rifugio ultimo per le vecchie glorie del teatro. La sessualità emerge in questo film con un crudo contorno di dettagli, senza mezze misure.
June è rancorosa e maldestra, ribelle, lesbica e incapace di edulcorare la sua natura: per questo viene ingiustamente punita e diventa la trottola senza riposo che vaga sul set della falsità e della finzione altrui.
Dove vanno a morire le stelle?
Per Robert Aldrich, muoiono là dove gli altri decidono di dimenticarle.(…)

L’opinione di Lospaccone dal sito http://www.filmscoop.it
Aldrich già in altri film (“Baby Jane” e “Dolce Carlotta”) aveva dimostrato il suo interesse per storie che esplorassero le zone più oscure dell’universo femminile. In questo caso si spinge ancora oltre portando sul grande schermo un dramma che intreccia il tema dell’omosessualità femminile ad una satira degli ambienti televisivi. E lo fa in un modo terribilmente reale e crudo, brutale per certi versi, non risparmiando momenti di morbosità sorprendenti se si considera l’anno in cui il film uscì. La protagonista è una signora ormai avanti con gli anni che, a dispetto del personaggio gentile e misurato (una suora) che interpreta in una serie tv di successo, nella vita reale è una persona sgradevole, sguaiata, che non evita di spiattellare in faccia a tutti la sua condizione di lesbica alcolizzata. Questo non gli viene perdonato dal mondo in cui lavora (quello televisivo) il quale pur nutrendosi della finzione della recitazione e dello spettacolo, esige, per motivi etici o professionali, il conformismo dei comportamenti e delle idee. L’assassinio di Sister George va interpretato metaforicamente come l’emarginazione di chi osa non nascondere una condizione personale non accettata collettivamente. Gli ultimi minuti del film sono secondo me i migliori.

L’opinione del Morandini

Sister George è un personaggio d’infermiera che un’attrice di mezza età, abbrutita dall’alcol e lesbica, interpreta da anni in un serial TV della BBC, ma i dirigenti pensano di “eliminarlo”: l’assassinio è metaforico. Forse il film più sgradevole di Aldrich, un’altra impietosa variazione sul mondo dello spettacolo, rappresentato come una realtà corrotta e squallida, con risvolti espliciti nella patetica e grottesca descrizione dei rapporti tra B. Reid e S. York, sua succuba. “Mai rivolta contro l’establishment era stata più angosciosa e impotente, sterile nella sua inerzia” (C. Salizzato). Un finale tremendo nella sua regressione allo stato animale. Girato in Inghilterra.

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L'assassinio di Sister George locandina 3

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The Killing Of Sister George locandina 5

The Killing Of Sister George locandina 4

The Killing Of Sister George locandina 3

The Killing Of Sister George locandina 2

The Killing Of Sister George locandina 1

The Killing Of Sister George lc4

The Killing Of Sister George lc3

The Killing Of Sister George lc2

The Killing Of Sister George lc1

The Killing Of Sister George foto 9

gennaio 30, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 5 commenti