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Terza ipotesi su un caso di perfetta strategia criminale

Terza ipotesi su un caso di pefetta strategia criminale locandina 1

Mentre è su una spiaggia all’apparenza deserta, occupato a ritrarre la bellissima modella Olga, il fotografo carlo assiste, non visto, ad un omicidio eccellente mascherato da incidente.
La vittima è il procuratore Anchisio e le indagini sulla morte dello stesso sono affidate la valido ispettore Vezzi.
Carlo, sviluppate le foto, decide di trarre un profitto dalla situazione e propone un ricatto a Mario Ceccarelli, detto Zio Fifì, un sordido regista di filmini porno che nasconde la sua attività facendosi credere maestro di danza.
A nulla valgono i tentativi di vendere gli scatti proibiti alla mafia mentre interessato alla cosa sembra essere un settimanale che si offre di acquistare i negativi.
Accordatisi per una cospicua somma, Fifi, Olga e Carlo danno i negativi ad un inviato del settimanale, che nel frattempo viene ucciso.
Il misterioso assassino è quindi in possesso dei negativi ma per una fatalità Olga, amante e modella di Carlo, ha scambiato i negativi e così iniziano i guai.

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L’uomo uccide zio Fifi e poi con un incidente stradale ferisce gravemente la sventurata Olga.
Carlo, ormai resosi conto di essere in balia di un uomo senza scrupoli, decide di collaborare con la polizia che tende una trappola all’omicida…
Giuseppe Vari, onesto artigiano del cinema, firmandosi Joseph Warren mette su nel 1972 questo strano intreccio fra thriller e poliziesco nel 1972, uno degli anni in cui a cinema ci andavano praticamente tutti e vedendo qualsiasi cosa.Terza ipotesi su un caso di perfetta strategia criminale esce proprio in questo periodo, finendo però, proprio per l’altissimo quantitativo di prodotto offerto, per confondersi con altri prodotti dalle tematiche simili.
E poichè si tratta di un film scarno ed essenziale, senza una sceneggiatura molto coerente ecco che il film finisce presto nel dimenticatoio
In verità un po ingenerosamente, visto che il prodotto finale non è malvagio; tuttavia la trama un po ruvida, l’andamento traballante del film stesso ne decretano un sostanziale insuccesso ai botteghini.
Peccato, perchè Vari, che aveva all’attivo almeno una ventina di film appartenenti a svariati generi non era certo un pivellino; purtroppo in Terza ipotesi su un caso di perfetta strategia criminale si fa prendere la mano dalla tentazione di velocizzare la pellicola, renderla ricca di colpi di scena con il risultato di creare un film dall’andamento schizofrenico.

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Nonostante le evidenti pecche nella sceneggiatura, il film regge a fatica sorretto principalmente dall’ottimo cast assoldato per la pellicola;si va dall’onnipresente Lou Castel ( il fotografo Carlo) alla bellissima Beba Loncar (Olga, la modella e amante di Carlo), da Adolfo Celi (l’ispettore Vezzi) a Massimo Serato (lo zio Fifi).
Gli attori interpretano in maniera misurata le loro parti in un film che ha una discreta miscelazione degli elementi thriller e polizieschi, spruzzati da una piccola dose di erotismo, come del resto prevedibile visto il ruolo del protagonista, un fotografo e quello sopratutto di “zio Fifi”, una specie di ruffiano che vive dirigendo squallidi filmetti pornografici.
A proposito di erotismo, non va dimenticato lo squallido espediente, a cui probabilmente è del tutto estraneo il regista, di inserire per il mercato estero sequenze pornografiche del tutto fuori contesto, cosa che dequalifica la pellicola che al tirar delle somme non è da gettare via.

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Su You tube, all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=cJ9cCfhiMvo è possibile vedere il film completo; purtroppo si tratta di un riversamento da VHS con una qualità dell’immagine e del sonoro davvero modesta, cosa sorprendente visto che del film stesso esiste da tempo una versione digitale.
In attesa di una riduzione decente occorre accontentarsi.

Terza ipotesi su un caso di perfetta strategia criminale

Un film di Giuseppe Vari. Con Massimo Serato, Adolfo Celi, Beba Loncar, Lou Castel, Renato Baldini Poliziesco/Thriller, durata 92 min. – Italia 1972.

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Terza ipotesi su un caso di pefetta strategia criminale banner protagonisti

Lou Castel: Carlo
Beba Loncar: Olga
Adolfo Celi: Inspector Vezzi
Massimo Serato: Uncle Fifi
Umberto D’Orsi: Romano, avvocato di Don Salvatore
Renato Baldini: Marshal Notarantonio
Consalvo Dell’Arti: Soprintendente Portella
Antonio La Raina: Mauri
Carlo Landa: Roversi
Carla Mancini: dipendente del Nightclub
Renato Malavasi: Vicenzino Rocca
Fortunato Arena: Don Salvatore Aniello
Domenico Maggio: Garrù
Alfredo Adami: Il cassiere (non accreditato)
Sisto Brunetti: Poliziotto (non accreditato)
Riccardo Petrazzi: scagnozzo di Don Salvatore (non accreditato)
Goffredo Unger: scagnozzo di Don Salvatore (non accreditato)

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Regia Giuseppe Vari
Sceneggiatura Thomas Lang
Casa di produzione Castor Film, Ital-Victoria Films
Fotografia Franco Villa
Montaggio Giuseppe Vari
Musiche Mario Bertolazzi
Costumi Osanna Guardini
Trucco Corrado Blengini

Terza ipotesi su un caso di pefetta strategia criminale banner recensioni

L’opinione del sito http://www.ilmiovizioeunastanzachiusa.wordpress.com

(…) Il 1972 è stato davvero un anno ricco di spunti e inventiva per il cinema italiano e non mi stupisco affatto (anzi) che questo interessante thriller (tra i meno noti e celebrati anche tra gli appassionati del genere) sia uscito proprio in quel periodo. Il regista Giuseppe Vari mescola un po’ di poliziesco e giallo complottistico (con un po’ di rimandi a “Blow up”), non eccede in finezze e virtuosismi registici e quindi, invece di strafare, punta onestamente all’essenziale cavando sangue dalle rape; la sceneggiatura è scarna, il cast non è proprio da urlo e quindi la recitazione non è ai massimi livelli (Celi a parte nei panni del commissario) eppure, nonostante queste premesse poco esaltanti, il film è gradevolissimo, fila via che è un piacere e si rivela una piccola sorpresa. Insomma, una visione direi che se la merita.(…)

L’opinione del sito http://www.exxagon.it

Giallaccio dell’esperto di spaghetti western e di montaggio Giuseppe Vari (Il 13º è sempre Giuda, 1971), che essendo agli inizi del successo pubblico del giallo argentiano, e quindi su binari ancora non solcatissimi, impapocchia il tutto fra thriller, mystery e poliziottesco. Ma forse Vari voleva fare le cose proprio così. La supsense più classica esce dalla porta sul retro già sulle prime e per questo e quello l’appassionato del canonico giallo rimarrà deluso. Tuttavia la storia, complessa e ricca di personaggi particolari, si costrusisce discretamente e la conclusione della faccenda è coerente. Di Argento c’è il concetto del testimone oculare di un omicidio, la soggettiva del killer e di quest’ultimo anche una parte dell’iconografia. Del poliziottesco c’è tutta la faccenda criminosa, personaggi malavitosi e qualche battuta con riferimenti colti socio-politici (vedi Solgenitsin). Un po’ viene da ridere a sentire i regionalismi e le sbandate recitative dei soliti caratteristi (Arena mafioso è cult), però buona parte degli attori dà quello che può e non dà poco: Adolfo Celi e Beba Locar al meglio, Lou Castel ha la faccia incazzata per buona parte del film (il che non è una novità), ma ce l’avrei anche io se avessi fatto le foto sbagliate. Bellissime, a mio parere, le musiche di Mario Bertolazzi, very Seventy! Poco sangue, a parte un’uccisione, ma decisamente originale il trappolone finale per beccare il cattivo di turno. Terza Ipotesi su un Caso di Perfetta Strategia Criminale non è il giallo che consiglierei, fra i tanti che si possono vedere, ma a livello tecnico e narrativo è un prodotto innegabilmente sufficiente, quindi si becca il pollice in su. Mezzo pollice in su. Però poco visto e quindi meritevole di recupero; chissà, forse in futuro sarà cult! No, non lo sarà.

L’opinione di nicola81 dal sito http://www.filmtv.it

Difficile immaginare un giallo dallo stile e dalla tematica più lontani rispetto a quelli che sono i canoni tradizionali del genere: in effetti la scelta compiuta da Vari di privilegiare il versante poliziesco comporta un inevitabile sacrificio in termini di suspense. Tuttavia l’intreccio è costruito discretamente e in modo abbastanza verosimile, la sceneggiatura di Thomas Lang si mantiene agile e il finale, una volta tanto, fornisce le dovute spiegazioni. Tra un imbronciato Lou Castel e una ornamentale Beba Loncar, spicca l’ottima interpretazione di Adolfo Celi.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Dignitoso ed emblematico. Dignitoso perché il film, più poliziesco che argentiano, si lascia guardare senza accusare cadute eccessive. Emblematico perché rappresenta quei prodotti medi di cui il cinema italiano era negli Anni Settanta così felicemente dotato. Celi è splendido, anche quando lo si fa proferire cose inverosimili. Molti, impegnati in ruolo cospicui rispetto al solito, danno il massimo. La Loncar mi colpisce sempre, perché riesce contemporaneamente ad essere sia sensuosa sia rassicurante, il che da tutte non è.
L’opinione di Fauno dal sito http://www.davinotti.com

Proprio vero che più uno ha e più vuole avere… anche se non eccelle, nell’insieme è un film piacevole. Celi non fallisce mai, ma mi è molto piaciuta la scena più tragica nel rifugio estemporaneo, oltre all’immancabile classe del padrino mafioso quando pretende di assurgere ad onesto cittadino. Bravo anche Serato (ormai lo reputo un attore scalognato, perché ricalca quasi le sventure di Macchie solari). Vale comunque la pena di vederlo, non solo per onor di firma.

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marzo 25, 2014 Posted by | Thriller | , , , , | Lascia un commento

Cattivi pensieri

Cattivi pensieri locandina 1

Un banale contrattempo costringe l’avvocato milanese Mario Marani a rientrare a casa; sull’aeroporto nel quale attende il suo volo si è addensata una fittissima nebbia e come conseguenza il volo sul quale Mario doveva imbarcarsi viene cancellato.
Rientrato in casa, trova sua moglie, la bellissima Francesca, che dorme il sonno del giusto.
Mario si dirige verso uno stanzino e al suo interno ha la disgrazia di vedere un paio di piedi nudi.
Convinto che nel piccolo ripostiglio si nasconda l’amante di sua moglie, Mario porta con se Francesca in un lungo giro di lavoro durante il quale spera di scoprire chi sia in realtà la figura da lui vista nello stanzino.

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Edwige Fenech e Ugo Tognazzi

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I vari indiziati sono, di volta in volta, le persone della cerchia frequentate dalla coppia, ma la verità è che nello stanzino era rimasto chiuso il figlio del portinaio che si era nascosto nella casa per ammirare i fucili da caccia di Mario.
Quest’ultimo ha un’amante, ma nonostante tutto rimarrà con il dubbio che anche Francesca gli restituisca la pariglia.
Ugo Tognazzi è stato indiscutibilmente un grande attore; molto differente invece il discorso sulla sua capacità di mettersi dietro la macchina da presa.
E Cattivi pensieri, il penultimo film da lui diretto prima della eccellente prova offerta con I viaggiatori della notte, mostra proprio queste sue vistose lacune, ovvero mancanza di ritmo e mancanza del guizzo che distingue il purosangue dal cavallo normale.

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Luc Merenda con la Fenech

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Siamo nel 1976, Ugo Tognazzi è ormai considerato uno dei quattro grandi del cinema italiano ed è contemporaneamente impegnato nella direzione di questo film come regista mentre come attore compare in Al piacere di rivederla, in Telefoni bianchi, in  Signore e signori, buonanotte e infine come attore anche in Cattivi pensieri.
La storia è abbastanza banale, una storia di corna come tante altre ne abbiamo visto sullo schermo; l’unica variazione di rilievo al clichè classico del marito geloso che alla fine sembra ossessionato dal fatto di essere becco (mentre a lui è concesso avere un’amante, come da italico copione) è l’introduzione di sequenze abbastanza osè anche per un’attrice come la Fenech, generalmente ben disposta nel mostrare abbondantemente il suo magnifico corpo.
Ma a Tognazzi non riesce nessuna delle intenzioni iniziali; il film non solo si dimostra lentissimo e banale, ma alla fine riesce nella difficile impresa di trasformarsi in un letale sonnifero e contemporaneamente in una palude melmosa dalla quale si riemerge con l’impressione di aver sprecato davvero male il proprio tempo.

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Imbarazzante anche la recitazione dei protagonisti, quasi fossero consapevoli di partecipare ad un film di bassa lega.
Il che se vogliamo è il naturale sbocco di cento e passa minuti di tedio assoluto, infarcito di inutili volgarità e sopratutto con la spocchiosa pretesa di girare un film con non nascoste velleità di satira di costume.
La realtà è  diversa in maniera desolante.
La storia è un deja vu continuo; lo stereotipo dell’italiano infedele ma intransigente quando si tratta di corna personali e sopratutto dialoghi rozzi e tagliati con l’accetta sono un calcestruzzo impossibile da digerire.
Un peccato per Tognazzi, che qualche cosa di buono (come regista, of course) riuscì a mostrarla nel film successivo, quel già citato I viaggiatori della sera che rimane opera di gran valore ampiamente sottovalutata.

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Il che, alla luce dell’opacissima prestazione fornita con Cattivi pensieri, rimane dilemma amletico da sciogliere, ovvero: Tognazzi avrebbe potuto fare di meglio perchè aveva finalmente imparato a stare dietro la MDP oppure il tutto fu casuale, un po come il concerto perfetto che riesce una volta sola?
Poichè l’Ugo nazionale non girò più nulla, questo è davvero un dilemma insolubile.
Va detto che se il film è davvero poca, pochissima roba, lo si può ricordare per alcune chicche rappresentate dal curioso cast; la presenza per esempio della cosidetta signora della tv Mara Venier, della top model Veruschka, del bravo e sfortunato giornalista sportivo Beppe Viola (che aveva lavorato già con Tognazzi in Romanzo popolare) e dal nudo di Luc Merenda (bissato poi in Action di Tinto Brass) oltre che dalle eleganti presenze di Massimo Serato e Orazio Orlando.

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Cattivi pensieri,un film di Ugo Tognazzi. Con Ugo Tognazzi, Massimo Serato, Luc Merenda, Orazio Orlando,Edwige Fenech, Veruschka, Mario Bernardi, Piero Mazzarella, Paolo Bonacelli, Mara Venier, Mircha Carven, Yanti Somer, Pietro Brambilla, Angelo Pellegrino
Commedia, durata 105 min. – Italia 1976

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Ugo Tognazzi: Mario Marani
Edwige Fenech: Francesca Marani
Paolo Bonacelli: Antonio Marani
Piero Mazzarella: Concierge
Yanti Somer: Paola
Mara Venier: signora Bocconi
Laura Bonaparte: signora Retrosi
Mircha Carven: Lorenzo Macchi
Pietro Brambilla: Duccio
Veruschka: amante di Mario
Orazio Orlando: Avvocato Borderò, socio di Mario
Massimo Serato: Carlo Bocconi
Luc Merenda: Jean-Luc Retrosi
Guido Nicheli: ospite
Beppe Viola: commissario di polizia
Angelo Pellegrino: assistente di Confindustria
Riccardo Tognazzi: Gino

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Regia     Ugo Tognazzi
Soggetto     Ugo Tognazzi, Antonio Leonviola
Sceneggiatura     Ugo Tognazzi, Antonio Leonviola, Enzo Jannacci, Beppe Viola
Produttore     Edmondo Amati
Fotografia     Alfio Contini
Montaggio     Nino Baragli
Musiche     Armando Trovajoli

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luglio 27, 2011 Posted by | Commedia | , , , , , , | Lascia un commento

Il ginecologo della mutua

 

Firmato da Aristide Massaccesi una volta tanto con il suo nome e cognome, in luogo del ben più famoso pseudonimo di Joe D’Amato, Il ginecologo della mutua, film diretto nel 1977 è una strana operazione cinematografica, che strizza l’occhio al filone Infermiere e dottoresse, tanto in voga sul finire degli anni settanta, ma con l’utilizzo di un cast di assoluto livello, che annovera attori come Aldo Fabrizi, Massimo Serato,

Renzo Montagnani, Mario Carotenuto, Toni Ucci oltre alle belle di turno che questa volta sono la bellissima Paola Senatore, Isabella Biagini, Daniela Doria e in una piccola parte anche Lorraine De Selle. La storia parte dalle vicende del dottor, Guido Lobianco, un ginecologo di fama che però in seguito a speculazioni sbagliate, si trova ad essere carico di debiti, e a dover fuggire quindi lontano.

Trova una soluzione affidando laboratorio e clientela al dinamico dottor Franco Giovannaldi, che dal canto suo è persona simpatica, allegra, ma che possiede soltanto uno scalcinato studio. L’uomo però è furbo, ha una carica di simpatia notevole e sopratutto è molto disponibile con le sue clienti. Così, ben presto, l’uomo i trova a doversi muovere in un autentico gineceo, composto da clienti che fanno la fila per farsi visitare da lui, ma non solo. Consigliato dall’astuta e scaltra segretaria Pamela,

il dottor Franco distribuisce fino allo stremo delle forze tutte le sue energie tra le clienti, in particolar modo verso la giovane Tina, moglie di un facoltoso costruttore, Altotti. Quando la donna resta incinta, Franco riesce a farsi finanziare la costruzione di una lussuosa clinica con la complicità di Tina e del costruttore, che ignora di non essere il padre del bambino.Naturalmente la clinica ottiene un successo strepitoso, e Franco, sempre coadiuvato dalla fedele Pamela, molla il suo studio e le sue clienti ad un giovane dottore. Lobianco, sempre alle prese con i suoi problemi di rientro, otterrà il finanziamento per uno studio ginecologico nell’isola tropicale in cui si è rifugiato.

Anche se il clichè è quello classico delle commedie sexy, in Il ginecologo della mutua si nota la mano del regista scaltro; a parte il cast, che comunque ha la sua valenza, il film non è, una volta anto, infrito di parolacce e funzioni corporali, anche se ovviamente punta quasi tutto sulle bellone di turno, ma senza trascendere. Il film a tratti è gustoso, merito anche di una buona sceneggiatura.

Qualche scena è davvero esilarante, e i dialoghi a tratti sono frizzanti. Bene Montagnani, che al solito ricopre alla perfezione il ruolo affidatogli, questa volta  del furbo e scaltro dottor Gianni, alle prese con bellone di tutti i tipi, mogli insoddisfatte e in ultimo anche dalla furbissima segretaria Pamela, interpretata da Paola Senatore. Massimo Serato interpreta il dottor Lobianco, che alla fine resterà prigioniero della sua isola dorata, alle prese on centinaia di donne native, Aldo Fabrizi , con la sua solita bonomia è l’Avvocato Aristide, colui che in pratica favorisce l’ascesa di Gianni, mentre Isabella Biagini è la solerte segretaria di Gianni.
Film non certo memorabile, ma in grado di assicurare qualche momento di divertimento.

Il ginecologo della mutua, un film di Aristide Massaccesi. Con Massimo Serato, Aldo Fabrizi, Mario Carotenuto, Renzo Montagnani, Isabella Biagini, Paola Senatore, Toni Ucci, Riccardo Salvino, Daniela Doria
Commedia, durata 95 min. – Italia 1977.

Renzo Montagnani: dott. Franco Giovanardi
Loretta Persichetti: Mara, moglie del dott. Giovanardi
Paola Senatore: Pamela
Massimo Serato: dott. Guido Lo Bianco
Daniela Doria: Tina, moglie di Arlotti
Toni Ucci: Nestore Arlotti
Riccardo Salvino: Filippo
Isabella Biagini: Giovanna
Mario Carotenuto: avv. Augusto Natisone
Aldo Fabrizi: dott. Pietro Massone
Stefania Spugnini: ragazza illibata ma incinta
Lorraine De Selle: amante di Mara
Marina Hedman Bellis: sig.ra Natisone
Anna Bonaiuto: Rosalia Saggarrò, siciliana focosa
Luciano Bonanni: guardia del corpo di Arlotti
Valeria Pescatore: gemella
Rossella Pescatore: gemella

Regia Joe D’Amato
Soggetto Joe D’Amato
Sceneggiatura Tito Carpi
Casa di produzione Kristal Film S.r.l.
Distribuzione (Italia) Fida Cinematografica
Fotografia Fausto Zuccoli
Montaggio Vincenzo Tomassi
Musiche Renato Serio
Scenografia Franco Gaudenzi
Costumi Silvana Scandariato

agosto 18, 2009 Posted by | Erotico | , , , , , , , | 6 commenti

Diario segreto di un carcere femminile

Diario segreto di un carcere locandina

Daniela Vinci, la donna di Tonino, un trafficante di droga, è arrestata e condotta in un carcere femminile: nell’auto sulla quale viaggiava sono stati trovati 20 kg di bicarbonato in luogo dei venti chili di eroina che doveva trasportare. In carcere la ragazza viene avvicinata da Lilly, che si spaccia per un’assistente sociale, detenuta per aver preso a sberle due agenti. In realtà la donna è figlia di Carmelo Musumeci, un grosso trafficante di droga, accusato proprio di aver fatto sparire i venti chili di eroina sostituendoli con il bicarbonato. l’uomo viene catturato da una banda rivale, e nel tentativo di fuggire,m uore precipitando da un’impalcatura.

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La figlia, all’oscuro di tutto, vive con Daniela la dura realtà del carcere, fatta di umiliazioni e di vicinanza con donne incarcerate per vari reati: c’è Mammasantissima, lesbica e trafficona, che gestisce tutti i movimenti di merce all’interno del carcere, c’è Maria Goretti, una fervente religiosa che ha ucciso il suo violentatore, una piromane, una donna che nella vita civile faceva l’usuraia, una ninfomane e via dicendo.

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Un campionario di società trasferito all’interno di un carcere in cui le condizioni di vita sono molto dure. La povera Daniela, assolutamente all’oscuro dei traffici del suo uomo, viene perseguitata dalle sorveglianti e brutalmente pestata da altre detenute, chiaramente istruite dall’esterno, fino ad essere avvelenata, dopo aver involontariamente fornito a Lilly la giusta traccia. Lilly,

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Le detenute sotto la doccia

che è in carcere sotto copertura, rivela al commissario incaricato delle indagini ciò che ha scoperto, e con lui, dopo essere stata scarcerata, si dirige verso il luogo dove la droga è realmente nascosta. Ma dall’interno del carcere arrivano le contromosse: Daniela muore in seguito all’avvelenamento, e il direttore del carcere, complice della banda rivale di Musumeci, manda una squadra di killer incontro al commissario e Lilly, che moriranno precipitando con l’auto dentro un burrone  a strapiombo sul mare.

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Diario segreto di un carcere femminile, film del 1973, diretto da Rino De Silvestro, è un woman in prison abbastanza anomalo; in primis perchè ha una trama nemmeno tanto mal orchestrata, poi per l’assenza delle solite scene saffiche qui veramente limitate al massimo, nonostante la presenza di un cast femminile in cui le bellezze non mancano di certo, a cominciare da Jenny Tamburi, la sfortunata Daniela, proseguendo poi con Anita Strindberg, che interpreta Lilly, con Eva Czemerys che interpreta Mammasantissima, Valeria Fabrizi, nel ruolo della ninfomane, Olga Bisera in quello della sorvegliante,

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Gabriella Giorgelli in quello dell’usuraia e infine Bedy Moratti in quello della piromane. L’unico ruolo maschile di rilievo lo interpreta Massimo Serato, il direttore del carcere collso con i mafiosi. Un film che spazia in qualche modo oltre i rigidi confini che diverranno l’ambito del genere donne in prigione, rivelandosi alla fine abbastanza gradevole, con una trama credibile e buone interpretazioni, oltre al belvedere offerto dai corpi delle attrici impegnate nelle immancabili docce. Tutto molto castigato per altro, senza le solite morbosità tipiche di tanti altri epigoni del genere.

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Diario segreto di un carcere femminile, un film di Rino De Silvestro, con Anita Strindberg, Bedy Moratti, Carlo Gentili, Cristina Gajoni, Elisa Mainardi, Eva Czemerys, Franco Fantasia, Gabriella Giorgelli, Jane Avril, Jenny Tamburi, Massimo Serato, Olga Bisera, Roger Browne, Rosita Torosh, Umberto Raiho, Valeria Fabrizi,Drammatico 92 minuti, Italia 1974

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Anita Strindberg -Hilda
Eva Czemerys – Mammasantissima
Jenny Tamburi – Daniela Vinci
Cristina Gaioni – La prigioniera religiosa
Bedy Moratti – La prigioniera piromane
Umberto Raho – Avvocato di Daniela
Massimo Serato – Direttore
Elisa Mainardi – Prigioniera
Franco Fantasia- Capo ispettore
Olga Bisera – Gerda, il capo dei secondini
Valeria Fabrizi – Prigioniera napoletana
Paola Senatore – Musumeci
Roger Browne – Ispettore Weil
Rosita Torosh – Una prigioniera


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Regia: Rino Di Silvestro
Prodotto da Giuliano Anellucci , Terry Levene
Musiche: Franco Bixio
Editing: Angelo Curi

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Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI


Ragazza si lascia internare in un carcere alla ricerca di prove che possano scagionare il padre dall’accusa (pilotata) che lo addita quale narcotrafficante; vivrà, da coàtta, esperienze inimmaginabili, condivise suo malgrado assieme alle altre compagne: punizioni corporali, rapporti saffici e umilianti perquisizioni “intime”. In realtà il complotto è guidato dal direttore del carcere. Apripista italiano del famigerato -non meno dell’Eros-Svastika, genere affrontato in seguito dal regista- W.I.P., il film affronta in maniera determinata e con un valido cast il tema della violenza al femminile.

Una strada al maschile (il regolamento di conti tra criminali, le indagini della polizia) e una al femminile (le detenute), dapprima parallele, si avvicinano progressivamente fino a ricongiungersi. Naturale che ’attenzione sia tutta per la variegata (nonché denudata) manovalanza muliebre: la vittima Tamburi, l’infiltrata Strindberg, la mafiosa Czemerys e la sua gelosa amichetta Senatore, la pia Gajoni, la piromane Moratti, le ruspanti Giorgelli e Mongardini, la guardiana Bisera, la ninfomane Fabrizi.

Un film né carne né pesce, a metà tra il poliziesco di maniera e un wip piuttosto blando. Un carico di droga scompare e il boss tampina chi è rimasto in libertà e chi è finita in galera (la compagna del corriere). La trama poliziesca è diluita e scontata, il carcerario finisce a tarallucci e vino. Tra le detenute segnalo la Bedy Moratti ascetica piromane, la Giorgelli bolognese caciarona e soprattutto Olga Bisera la gelida capo-guardie che interpreterà nel 1977 un James Bond (tra l’altro è l’unica a non “svelarsi”..).

Uno dei pochi “Donne In Prigione” che si possa guardare. Scene erotiche al minimo, attrici diciamo “serie” e un poco di trama (che nei film di questo tipo di solito latita); divertentissime le lotte innescate dalla detenuta burina. C’è anche un po’ di “poliziesco-mafia”… Guardabile.

Titolo completamente fuori luogo… Se solo azzardassimo un rapporto con Prigione di donne, questo film perderebbe 20 a 1. Banale la storia parallela della mafia, ridicolmente allo sbando infiltrazioni e complicità. C’è da dire che noi cinefili possiam dilettarci a vedere le nostre beniamine fare a botte, solo che le due protagoniste Strindberg e Tamburi son pessime, la Czemerys è già meglio, mentre al top sono la Moratti e soprattutto Valeria Fabrizi, in una rarissima interpretazione cinematografica. Va anche bene il finale.

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agosto 11, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , | Lascia un commento

A Venezia…un dicembre rosso shocking

Come si possa tradurre Don’t look now in A Venezia un dicembre rosso shocking resterà per sempre un mistero.
Perchè questo film non è assolutamente un horror,ma un thriller parapsicologico.
Uno dei migliori in assoluto.

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Baxter (Donald Sutherland),un restauratore,è a Venezia con la moglie (Julie Christie).
I due fuggono dal passato,dalla perdita della loro bimba,affogata in uno stagno.
A Venezia la donna conosce una sensitiva,che la mette in guardia sul pericolo di restare in città.

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E dice di aver parlato proprio con la bimba morta.
Baxter crede solo che la moglie sia impazzita ,ma ben presto visioni premonitrici e altri segni gli spiegheranno che in effetti la moglie non solo non è pazza,ma…

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Una Venezia meravigliosamente demodè,immersa quasi sempre nella nebbia.
Due attori straordinari,un film fatto di flashback,sempre in attesa che accada qualcosa.
Una tensione palpabile,che si respira per tutto il film,sul quale sembra sempre gravitare un’oscura minaccia. Sin dalle prime scene,con la morte della bimba nello stagno,si capisce che il film non è un horror qualsiasi,ma qualcosa di più misterioso.

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Nicholas Roeg riesce a catturare l’attenzione proprio con l’atmosfera;quella dell’albergo di Venezia,dove i due coniugi,che hanno lasciato l’altro figlio in un college,cercano disperatamente di riallacciare i nodi della vita insieme;oppure con la descrizione analitica delle due sorelle,una delle quali sensitiva,che sembra guardare con gli occhi dell’anima quella donna disperata per la perdita della propria bimba.

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Visioni premonitrici,nebbia,tensione palpabile,in una città che sembra quasi sospesa in un’altra vita;il romanzo di Daphne Du Maurier prende corpo e si anima di vita propria,elegantemente e misteriosamente. Roeg,dopo L’uomo che cadde sulla terra,filma un altro capolavoro,che in Italia ebbe meno successo di quello che sarebbe stato lecito aspettarsi;ma A Venezia un dicembre rosso shocking è un film che richiede attenzione,immedesimazione in un’atmosfera che non ha nulla dei classici film del genere.

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Oggi,rivedendolo dopo trent’anni,si riscopre il fascino di una pellicola girata da un grande regista e due attori in stato di grazia,la bellissima Julie Christie e Donald Sutherland.

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A Venezia…un dicembre rosso shocking,

un film di Nicolas Roeg. Con Clelia Matania, Donald Sutherland, Julie Christie, Massimo Serato, Leopoldo Trieste, Sergio Serafini, Bruno Cattaneo, Renato Scarpa, Giorgio Trestini, Hilary Mason, David Tree Titolo originale Don’t Look Now. Drammatico,  durata 110 min. – Gran Bretagna, Italia 1973.

A Venezia un dicembre rosso shocking protagonisti

Julie Christie: Laura Baxter
Donald Sutherland: John Baxter
Hilary Mason: Heather
Clelia Matania: Wendy
Massimo Serato: vescovo Barbarrigo
Renato Scarpa: commissario Longhi
Giorgio Trestini: operaio
Leopoldo Trieste: Alessandro
David Tree: Anthony Babbage
Ann Rye: Mandy
Nicholas Salter: Johnny Baxter
Sharon Williams: Christine Baxter
Sergio Serafini: operaio
Bruno Cattaneo: investigatore Sabion
Adelina Poerio: la nana

A Venezia un dicembre rosso shocking cast

Regia Nicolas Roeg
Soggetto Daphne Du Maurier
Sceneggiatura Allan Scott e Chris Bryant
Fotografia Anthony B. Richmond e Nicolas Roeg
Montaggio Graeme Clifford
Musiche Pino Donaggio (la canzone Colori di dicembre è interpretata da Iva Zanicchi)
Scenografia Giovanni Soccol

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Mag 9, 2008 Posted by | Drammatico | , , , , | 4 commenti