Filmscoop

Tutto il mio cinema

La fabbrica delle mogli (The Stepford wives)

La fabbrica delle mogli locandina 1

Cosa può fare una coppia che trova ormai asfissiante l’aria della grande mela, che non ne può più dell’inquinamento e della vita alienante della metropoli?
Può e deve scegliere di allontanarsi da essa e ricostruire una vita a dimensione più umana.
Ed è quello che fanno l’avvocato Walter Eberard, la moglie Joanna ed i due figli Ami e Kim; Joanna, che in fondo è il personaggio principale del film, è una fotografa che vendicchia qualche sua foto ad un’agenzia, ed è anche perplessa su quel cambio radicale di vita.
L’arrivo nel quieto paese di Stenford conferma tutti i suoi dubbi; l’atmosfera è da paradiso terrestre, tutti sono educati e gentili, forse troppo.
Ben presto Joanna si rende conto che l’aria di Stenford è troppo bella e perfetta per essere il coronamento dei sogni della sua vita, mentre suo marito Walter sembra immediatamente integrarsi alla perfezione.
Joanna non riesce a legare con le donne del posto; l’unica vera disponibilità ad un rapporto profondo sembra arrivare da Bobby, una donna sposata con figli giunta poco tempo prima a Stenford.

La fabbrica delle mogli 14

La fabbrica delle mogli 15
Inutilmente le due donne cercano di ambientarsi nella comunità; troppo riservate, perfette e sottomesse ai loro mariti appaiono le donne del posto, quasi delle appendici dei coniugi, sempre pronte ad accudirli in un modo che alle due donne appare davvero esagerato.
Ogni sforzo di Joanna e Bobby per tentare di risvegliare un minimo di indipendenza nelle donne di Stepford risulta vano: simili a robot domestici le “Stepford wives”, le mogli di Stepford vivono un vita all’ombra dei loro mariti, mute e perfette, servizievoli ma anche disumane.
Quando poi anche Bobby all’improvviso cambia, i sospetti di Joanna sulla ridente Stenford crescono a dismisura.
Bobby si trasforma e si integra nella comunità in modo sospetto, diventando anch’essa una bambola sottomessa al marito.

La fabbrica delle mogli 12

La fabbrica delle mogli 11
Cosa nasconde la serenità, la perfezione di Stepford?
L’attore, regista, sceneggiatore e produttore inglese Bryan Forbes adatta per il grande schermo The Stepford wives, un romanzo scritto nel 1972 da Ira Levin (lo stesso scrittore di Rosemary’s baby), trasponendolo in maniera molto fedele e restituendo tramite il film l’atmosfera minacciosa e da incubo del romanzo, sospesa tra l’incanto della comunità di Stepford e l’aleggiare di un pericolo imminente.
La fabbrica delle mogli,titolo che in qualche modo rivela un finale a sorpresa (ma non più di tanto) è un film complesso ben aldilà della storia narrata senza fronzoli sia da Ira Levin che da Forbes.
In esso si mescolano temi complessi, come un anti femminismo di fondo che in pratica era latente in molte società avanzate culturalmente, il mito della donna automa, servizievole e bella, l’angelo del focolare che molti uomini desideravano in luogo della complessità femminile, fatta di rivendicazioni per un posto in società non più subalterno all’uomo e temi come l’emancipazione sessuale ecc.

La fabbrica delle mogli 2

La fabbrica delle mogli 1
Il tutto visto attraverso gli occhi di una coppia all’apparenza perfetta, che a sua volta viene inserita in una società perfetta, in cui l’uomo ha la massima libertà d’azione e la donna è sempre bella e curata, bada alla famiglia e alla casa e quindi vive in perfetta simbiosi con la famiglia, della quale alla fine però è più donna di servizio, cameriera ecc. che elemento pensante e dotato di individualità.
Non a caso il film mostra da subito l’evidente disparità di forma mentis dei due coniugi; Walter sembra integrarsi immediatamente nella società perfetta e idilliaca di Stepford mentre Joanna prova da subito repulsione per l’ordinamento perfetto ma al tempo stesso maschilista della società in cui si è trovata a vivere.
Non a caso Joanna è una donna con una certa indipendenza, anche economica, che le deriva dal suo essere fotografa: è una donna emancipata, che non riesce in alcun modo ad integrarsi in un ambiente in cui le mogli appaiono prive di individualità, sottomesse a riti arcani e mai tramontati che vedono la stanca ripetizione di gesti sempre uguali, come il cucinare, tenere ordinata la casa, insomma tutti quei gesti che la storia ha consegnato come marchio di fabbrica all’essere donna.
Come può, quindi, una donna così indipendente integrarsi in una comunità fatta da persone di ambo i sessi che rappresentano degli stereotipi anche fisici di quello che sono i peggiori difetti umani, ovvero il maschilismo e dall’altra parte l’essere completamente subalterni alla cosa?

La fabbrica delle mogli locandina lc1
Non può ed infatti già da subito la sua presenza nella comunità sembra essere quella di un corpo estraneo.
Con lo scorrere del film assistiamo anche ad una virata ampia della pellicola stessa; la bucolica e ridente atmosfera di Stenford inizia a stemperarsi e a diventare via via più minacciosa, man mano che Joanna avanza nella comprensione dei riti e delle regole che guidano la comunità.
Fino alla terribile scoperta finale.
Film quindi più complesso delle apparenze, La fabbrica delle mogli: una storia che può appartenere al genere fantasy o anche a quello thriller e giallo se vogliamo fino al “the end” che sa tanto di horror sf.
Bryan Forbes dirige con mano ferma un buon cast nel quale spicca la protagonista principale, l’affascinante Katharine Ross, dalla recitazione asciutta e senza fronzoli.
Bene tutti gli altri, a cominciare dalla bella e simpatica Paula Prentiss.
La fabbrica delle mogli è un film di difficile reperibilità nella rete, le varie versioni che si trovano sono tutte ottime qualitativamente ma in lingua originale.

La fabbrica delle mogli
Un film di Bryan Forbes. Con Paula Prentiss, Katharine Ross, Nanette Newman, Peter Masterson, Tina Louise, Carol Eve Rossen, William Prince,Carole Mallory, Toni Reid, Judith Baldwin, Barbara Rucker, George Coe, Franklin Cover, Robert Fields, Kenneth McMillan, Patrick O’Neal, Marta Greenhouse, Simon Deckard Titolo originale The Stepford Wives. Drammatico, durata 115′ min. – USA 1975.

La fabbrica delle mogli banner gallery

 

La fabbrica delle mogli 13

 

La fabbrica delle mogli 9

 

La fabbrica delle mogli 10

 

La fabbrica delle mogli 8

 

La fabbrica delle mogli 7

 

La fabbrica delle mogli 6

 

La fabbrica delle mogli 5

 

La fabbrica delle mogli 4

 

La fabbrica delle mogli 3

 

La fabbrica delle mogli banner protagonisti

Katharine Ross: Joanna Eberhart
Peter Masterson: Walter Eberhart
Paula Prentiss: Bobbie Markowitz
Nanette Newman: Carol Van Sant
Tina Louise: Charmaine Wimpiris
Carol Eve Rossen: Dr. Fancher

La fabbrica delle mogli banner cast

Regia Bryan Forbes
Soggetto Ira Levin (dall’omonimo romanzo)
Sceneggiatura William Goldman
Produttore Edgar J. Scherick
Produttore esecutivo Gustave M. Berne, Roger M. Rothstein
Fotografia Enrique Bravo Owen Roizman
Montaggio Timothy Gee
Musiche Michael Small
Scenografia Gene Callahan
Costumi Anna Hill Johnstone
Trucco Andy Ciannella

La fabbrica delle mogli banner recensioni

L’opinione di bradipo 68 dal sito http://www.filmtv.it

Ho visto La donna perfetta di F.Oz con la Kidman prima di questo e devo dire che questo mi ha colpito molto di piu’.Mentre nel film di Oz era tutto affidato al sarcasmo e all’estetica alla desperate housewives(anche cromaticamente)qui il tono è molto piu’serio tra il gotico e l’horror e mette una discreta angoscia addosso.Trovarsi in un paese popolato di mogli robot(la mia non sarebbe tanto d’accordo e neanche i nostri figli)è uno spunto decisamente interessante,quello che manca qui probabilmente è un pochino di sintesi in piu’perche’ il tutto risulta un po’ annacquato dall’eccessiva lunghezza…..

L’opinione di projectpat dal sito http://www.filmscoop.it

Un bel prodotto cinematografico (Ne è stato fatto nel 2004 un remake con Nicole Kidman, dal titolo “La Donna Perfetta”). Il messaggio che trasmette è originale e analizzabile sotto molti punti di vista a mio parere, crudo, inimmaginabile perchè non te l’aspetti di certo; per spiegarlo nel miglior modo possibile, bisognerebbe di sicuro guardare ai fatti storici di quel tempo (il movimento femminista è forse l’evento più importante). Non saprei di quali altre parole usufruire per descrivere la morale (anche perchè non è facile commentare proprio la pellicola in generale), vi dico solo che nel finale resterete a bocca aperta. Mi dispiace, ma non vi anticipo nulla.
Certo, c’è sempre di mezzo il fattore noia (qualche taglietto mi sarebbe piaciuto). Ma è un film che non lascia indifferenti, bello davvero.

L’opinione di homesick dal sito http://www.davinotti.com

Per i due terzi l’opera di Forbes si adagia su ambienti assolati e situazioni conviviali, addensando solo negli ultimi venti minuti il senso di inquietudine e claustrofobia che il visionario capolavoro di Polanski – di cui condivide medesima paternità letteraria ma se ne differenzia per un complotto dalle mire societarie più concrete – creava direttamente o allusivamente sin dall’inizio. Irresistibile per dolcezza e solarità rispecchiate anche dalla mise estiva, la Ross ha in serbo un nudo in trasparenza per un sottofinale da incubo che prelude ad un risveglio ancor più raggelante e distopico.
L’opinione di buiomega71 dal sito http://www.davinotti.com

Straordinario apologo fantascientifico/femminista, che parte in sordina e lancia messaggi inquietanti e disturbanti, per poi manifestarsi, in tutto il suo orrore, nel terrificante e agghiacciante finale. La lentezza di alcuni passaggi fa crescere la tensione e Forbes andrebbe adorato solamente per questo fantahorror che colpisce come una pugnalata! Paranoie Polanskiane in un contesto Crichtoniano. Altro tassello fondamentale del cinema di fantascienza degli anni settanta.

La fabbrica delle mogli banner romanzo

La signora incaricata del Benvenuto a Te, sessant’anni almeno, ma efficiente nel darsi un aspetto giovane e vivace (capelli arancione, labbra scarlatte, abito giallo sole), rivolse a Joanna uno scintillio di occhi e denti: Vi piacerà stare qui, sicuro! Una cittadina simpatica con gente simpatica! Non avreste potuto fare scelta migliore! La sua borsa di pelle marrone, a tracolla, era enorme, vecchia e consunta; ne trasse, consegnando il tutto a Joanna, bustine di latte in polvere, minestre liofilizzate, una mini-scatoletta di detersivo biodegradabile, un libretto di buoni sconto validi in ventidue negozi del luogo, due saponette, dei fazzoletti deodoranti…

La fabbrica delle mogli banner foto

La fabbrica delle mogli locandina 2

La fabbrica delle mogli locandina 3

La fabbrica delle mogli foto 11

La fabbrica delle mogli foto 10

La fabbrica delle mogli foto 9

La fabbrica delle mogli foto 8

La fabbrica delle mogli foto 7

La fabbrica delle mogli foto 6

La fabbrica delle mogli foto 5

La fabbrica delle mogli foto 4

La fabbrica delle mogli foto 3

La fabbrica delle mogli foto 2

La fabbrica delle mogli foto 1

marzo 21, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 2 commenti

L’uomo venuto dalla pioggia

L'uomo venuto dalla pioggia locandina 1

Una mattinata di pioggia battente in una tranquilla cittadina francese.
Siamo sulla costa e da un autobus scende un uomo; completamente bagnato dalla pioggia, l’uomo si muove indifferente stringendo a se una borsa.
Intanto Melancholie, una giovane e bella donna si agghinda per diventare più sexy e più bella.
La donna è in attesa del marito, al quale vuole riservare una giornata speciale.
A casa, Melancholie all’improvviso sente che c’è qualcosa che non va.
Un attimo dopo un uomo con il volto coperto da una calza la assale, la violenta dopo averle legato i polsi.
Melancholie vorrebbe avvisare la polizia ma qualcosa nel suo passato (che scopriremo in seguito) le impedisce di muoversi; resasi conto che l’uomo è ancora presente in casa sua, Melancholie afferra un fucile e dopo un drammatico faccia a faccia lo uccide sparandogli con una doppietta e poi finendolo a colpi di remo.

L'uomo venuto dalla pioggia 14
Faticosamente, dopo essersi liberata dal corpo dell’uomo, Melancholie cerca di riprendere la sua esistenza normale; ma è in arrivo un altro uomo misterioso che sembra sapere tutto di lei, oltre che sospettare che la donna nasconda qualcosa.
Poco alla volta il rapporto tra la donna e il misterioso individuo evolve, portando alla luce il segreto che la donna custodisce e che coinvolge il suo oscuro passato mentre l’uomo, che in realtà è un agente segreto, invece di denunciarla la proteggerà. Ma da cosa?
Trama aggrovigliata per un film che si muove su più binari, senza mai imboccarne decisamente uno; un po giallo, un po noir, un po dramma, L’uomo venuto dalla pioggia (Le passager de la pluie) di Renè Clement è un film di sicuro fascino anche se nettamente diviso in due.
Ad ua prima parte misteriosa e coinvolgente segue una seconda dall’andamento più descrittivo in cui i dialoghi tra Melie (il diminutivo adottato dalla donna) e Dobbs, l’agente segreto che per buona parte del film non sapremo cosa realmente voglia, prendono il posto e rubano la scena all’atmosfera cupa che aveva caratterizzato la pellicola nella prima mezzora.

L'uomo venuto dalla pioggia 11

L'uomo venuto dalla pioggia 5
Proprio nella seconda parte, infatti, lo strano gioco che l’agente Dobbs ingaggia con la donna si dilunga un po troppo, anche se man mano che la pellicola avanza vengono chiariti i dubbi e gli avvenimenti prendono una strada più comprensibile.
Vengono così al pettine nodi irrisolti come la presenza del misterioso stupratore nella cittadina, il passato di Melie, il ruolo dell’antipatico e scostante marito di quest’ultima, infine i veri motivi che hanno portato Dobbs a giocare come un gatto con il topo con Melie.
Finale a sorpresa e in linea con quanto raccontato.
Va detto che se Clement avesse tenuto il ritmo della prima parte e tagliato qualche minuto, il film sarebbe stato più scorrevole, ma alla fine il risultato è più che dignitoso.
Lo spaccato della cittadina e quindi della vita di Melie, che si è quasi nascosta all’ombra della quiete forse un tantino ipocrita ma decisamente rassicurante della vita provinciale assieme alle atmosfere di sospetto sono la cosa migliore del film.

L'uomo venuto dalla pioggia 10

L'uomo venuto dalla pioggia 7
Che può essere guardato anche attraverso angolature più ampie, indubbiamente, ma che alla fine riportano la storia a quello che è in realtà, un giallo in cui la morale potrebbe essere “non importa cosa hai fatto e come tenti disperatamente di nasconderti, perchè il tuo passato e le tue azioni alla fine ti presenteranno il conto”
Marlene Jobert, splendida e tormentata, delinea perfettamente il personaggio misterioso e complesso di Melancholie, donna all’apparenza solare ma internamente fragile e insicura, afflitta da un passato rimosso e che le presenterà il conto alla fine mentre un enigmatico, granitico Charles Bronson è Dobbs, l’agente segreto incaricato di scoprire cosa sia accaduto all’uomo che ha stuprato Melie e gli eventuali appoggi che l’uomo aveva sia nel passato (scopriremo perchè Dobbs inseguiva lo stupratore), sia nel presente (il vero ruolo del marito di Melie)

L'uomo venuto dalla pioggia 9
Un film che Clement gira in doppia versione, una per il mercato di lingua anglofona una per il mercato francese.
Avendo visto quest’ultima, non posso pronunciarmi su quella in lingua inglese davanti alla quale molti critici hanno storto il naso, probabilmente per i tagli effettuati in fase di montaggio.
Bella la fotografia e le musiche di Francis Lai, bella e suggestiva l’ambientazione; purtroppo il film non è di facile reperibilità in italiano, pur essendo lo stesso passato varie volte in tv.

L’uomo venuto dalla pioggia

Un film di René Clément. Con Gabriele Tinti, Charles Bronson, Marlène Jobert Titolo originale Le passager de la pluie. Giallo, Ratings: Kids+13, durata 119′ min. – Francia 1970

L'uomo venuto dalla pioggia banner gallery

 

L'uomo venuto dalla pioggia 15

 

L'uomo venuto dalla pioggia 13

 

L'uomo venuto dalla pioggia 12

 

L'uomo venuto dalla pioggia 8

 

L'uomo venuto dalla pioggia 6

 

L'uomo venuto dalla pioggia 4

 

L'uomo venuto dalla pioggia 2

 

L'uomo venuto dalla pioggia 1

L'uomo venuto dalla pioggia banner protagonisti

Charles Bronson: colonnello Harry Dobbs
Marlène Jobert: Mélancolie Mau
Gabriele Tinti: Tony Mau
Jill Ireland: Nicole
Jean Gaven: Ispettore Toussaint
Jean Piat: M. Armand
Corinne Marchand: Tania
Annie Cordy: Juliette
Ellen Bahl: Madeleine Legauff

L'uomo venuto dalla pioggia banner cast

Regia René Clément
Sceneggiatura Sébastien Japrisot, Lorenzo Ventavoli
Produttore Serge Silberman
Casa di produzione Greenwich Film Productions Medusa Produzione
Fotografia Andréas Winding
Montaggio Françoise Javet
Musiche Francis Lai
Scenografia Pierre Guffroy
Costumi Rosine Delamare
Trucco Jacqueline Pipard

L'uomo venuto dalla pioggia banner recensioni

L’opinione del Morandini

Un uomo aggredisce una donna e la violenta. Lei lo uccide, butta il cadavere in mare e pensa di averla fatta franca. M. Jobert è brava, C. Bronson ha grinta, la regia di Clément è brillante, ma come giallo è macchinoso, come dramma psicologico non convince. L’atmosfera c’è, la suspense anche. 

L’opinione del sito http://www.cangaceirocinema.blogspot.it

(…) René Clemént è raffinitissimo tessitore di trame noir dall’aspetto surreale e provocatorio come riconfermerà in Delitto in Pieno Sole,Crisantemi per un Delitto e Unico indizio: una sciarpa gialla. Già dai primi minuti di film,introdotti da una citazione da Alice Nel Paese delle Meraviglie,Clemént mette il veto sulle sue intenzioni di divagare su terreni astratti e sconosciuti. (…)

L’opinione di sasso 67 dal sito http://www.filmtv.it

Un po’ giallo e un po’ nero, il film scorre via discretamente diretto, ma alquanto confuso nella sceneggiatura. Sebbene riservi qualche colpo di scena (niente di che saltare sulla sedia, comunque) e una trama parecchio complicata, raramente il film di Clément coinvolge o sconvolge. Anche i risvolti psicoanalitici risultano piuttosto fini a sé stessi. L’unico punto di forza e Marlène Jobert, innocente e bugiarda, vittima e carnefice (e viceversa), mentre a me sembra che si amalgami poco con il cinema francese la faccia di pietra di Charles Bronson.

L’opinione di crimson dal sito http://www.filmscoop.it

I primi minuti, almeno fino all’omicidio, sono eccellenti. Poi il film cala alla distanza, tra pochi sussulti e un rapporto tra i due protagonisti che diventa stancante. Se non altro c’è il grosso merito di saper costruire una tensione non indifferente attorno alla figura del marito della protagonista.
Accettabile la prova di Bronson, ottima la Jobert.

L’opinione di cotola dal sito http://www.davinotti.com

Discreto thriller (tratto da Simenon) che a dispetto dei ritmi piuttosto dilatati risulta essere notevolmente avvincente grazie ad una buona sceneggiatura che crea un bel clima di crescente tensione e curiosità, sciogliendo gradualmente la matassa dell’intrigo e riservando più di un colpo di scena (riuscito). Non un capolavoro, ma una visione la merita.

L'uomo venuto dalla pioggia banner foto

L'uomo venuto dalla pioggia foto 10

L'uomo venuto dalla pioggia foto 9

L'uomo venuto dalla pioggia foto 8

L'uomo venuto dalla pioggia foto 7

L'uomo venuto dalla pioggia foto 6

L'uomo venuto dalla pioggia foto 5

L'uomo venuto dalla pioggia foto 4

L'uomo venuto dalla pioggia foto 3

L'uomo venuto dalla pioggia foto 2

L'uomo venuto dalla pioggia foto 1

L'uomo venuto dalla pioggia locandina sound

L'uomo venuto dalla pioggia locandina 9

L'uomo venuto dalla pioggia locandina 8

L'uomo venuto dalla pioggia locandina 7

L'uomo venuto dalla pioggia locandina 6

L'uomo venuto dalla pioggia locandina 5

L'uomo venuto dalla pioggia locandina 4

L'uomo venuto dalla pioggia locandina 3

L'uomo venuto dalla pioggia locandina 2

 

L'uomo venuto dalla pioggia wallpaper

marzo 20, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Spanking the monkey

Spanking the monkey locandina 1

Raymond Aibelli è un giovane e promettente studente universitario.
Per il suo futuro ha in programma uno stage, fondamentale per i suoi studi, presso un college in cui potrà specializzarsi nella sua passione, la medicina.
Ma suo padre tom ha in mente altri programmi a breve per suo figlio; la moglie Susan infatti è stata vittima di un incidente durante il quale si è rotta i legamenti della gamba.
Poichè l’uomo vive facendo il venditore, decide di lasciare a suo figlio Ray l’incombenza di assistere la madre; Susan è una donna fragile ed emotivamente insicura, un po come suo figlio che maschera dietro la brillante carriera universitaria, una fragilità emotiva accentuata.

Spanking the monkey 15

Spanking the monkey 14
Costretto ad accettare l’ingrato compito di mamma sitter, Ray contemporaneamente allaccia una tenera amicizia con Toni Peck, una ragazza sua vicina di casa.
Ben presto Ray scopre che sua madre si sta attaccando morbosamente a lui e mentre il padre è in viaggio di lavoro, durante il quale l’uomo non si fa scrupoli di tradire spudoratamente sua moglie più volte, è costretto ad accudire una madre che sembra volerlo coinvolgere in qualcosa di morbosamente diverso dall’amore filiale.
Allla fine, dopo aver resistito alle avance della donna, che si manifestano in attenzioni innaturali (il giovane le deve lavare la schiena mentre fa la doccia o massaggiarla nelle zone sopra il ginocchio),Alla fine Ray dicevo cede alla madre e consuma con lei un rapporto proibito.
Emotivamente devastato il giovane tenta di stabilizzare il suo quadro psicologico attraverso il rapporto con Toni.
I due giovani decidono di fare l’amore a casa di Ray, dove però vengono sorpresi da Susan, che caccia brutalmente la ragazza.

Spanking the monkey 13

Spanking the monkey 12
Esasperato dall’accaduto il giovane sta quasi per violentare sua madre, ma riesce a resistere alla tentazione;ma l’accaduto ha rovinato definitivamente il suo rapporto con Toni e i complessi di colpa divorano il ragazzo.
Che tenta il suicidio impiccandosi con la cinghia dei pantaloni alla porta del bagno.
Si salva per caso mentre sta entrando la madre; sconvolto Ray tenta di strangolare sua madre ma alla fine desiste e va via in auto con i suoi amici.
Il gruppo dei giovani si reca in un bosco e qui Ray, allontanatosi dal gruppo, si reca presso un dirupo profondo al fondo del quale scorre un fiume e si lancia nel vuoto, mentre la sua mente rivede in un flashback le ultime vicende.
Gli amici, accorsi sull’orlo del dirupo capiscono che il giovane si è lanciato giù e che per lui non ci sono più speranze.Mestamente vanno via, per informare della cosa i genitori di Ray.
Che non è affatto morto nel terribile salto.
Il ragazzo, lasciate le sue scarpe a galleggiare per far credere di essere morto, torna verso la statale, dove viene raccolto da un camionista.

Spanking the monkey 1

Spanking the monkey 4

Spanking the monkey 3
La sua nuova vita, lontano dalla crudeltà della sua famiglia può finalmente ricominciare.
Il tema dell’incesto e della terribile portata psicologica che ha sul giovane Ray è il tema conduttore di Spanking the monkey, film indipendente diretto nel 1994 dal regista David O. Russell, che ne cura la sceneggiatura.
Un film asciutto, senza sbavature e senza nessuna concessione alle pruderie che spesso accompagnano il delicato tema dell’incesto: questa è la sintesi di un prodotto di ottima fattura, che David O. Russell, conosciuto in Italia per le sue opere successive, ovvero Amori e disastri,Il lato positivo – Silver Linings Playbook e American Hustle – L’apparenza inganna (dello scorso anno) mette in scena con indubbia abilità e con occhio attento ad evitare facili critiche verso un argomento di quelli scabrosi, un autentico tabù del cinema e della morale.
Spanking the monkey mette in scena l’assoluta inadeguatezza della famiglia di origine di Ray, stretto in una morsa affettiva che vede da un lato la deriva psicologica di suo padre, assente e distante e dall’altra lo svilupparsi di un amore disturbato ed edipico di sua madre, donna fragile ed emotivamente a pezzi che cerca nel giovane Ray un surrogato alla mancanza del marito, amplificato dalla sua temporanea disabilità.
Il rapporto incestuoso che nascerà tra la fragile Susan e il giovane Ray non ancora maturo diventa così il fulcro di una storia il cui finale sembra già scritto a metà film, quando cioè l’insicuro Ray non ha il coraggio di rifiutare il primo unico rapporto con sua madre, che lo devasterà profondamente.

Spanking the monkey 2
Sarà nel drammatico finale che Ray risolverà i suoi dubbi: dopo il fallito suicidio e la fine della sua breve relazione con toni, che era il suo appiglio alla normalità vengono sciolti durante la passeggiata con i suoi amici, che lo rimproverano aspramente.
Lui inizia a vedere le cose in modo diverso e capisce che può uscire dalla situazione solo recidendo il cordone ombellicale che lo trattiene in quel posto che sente di odiare, perchè ha frenato i suoi entusiasmi mettendolo di fronte ad una scelta durissima.
Il giovane avrà il coraggio per ricominciare, simboleggiato da quella mano tesa con il pollice all’insù che significano solo una fuga senza meta, ma via dall’opprimente aria di casa sua.
Bello e interessante, Spanking the monkey.
Cosa che ha condiviso anche la giuria del Sundance Film Festival, che gli ha attribuito il primo premio oltre all’Independent Spirit Award per la miglior sceneggiatura d’esordio.
E va detto, con pieno merito, perchè il film si lascia guardare senza mai assumere le caratteristiche del prodotto facile per bocche buone.

Spanking the monkey 5
Bravissimi i protagonisti,primo fra tutti Jeremy Davies che è al suo esordio come attore protagonista di un film (aveva già esordito in un film tv).
Davies, 24 anni al momento del ciak, mostra meno della sua età ed è quindi perfettamente credibile nel ruolo di Ray, che interpreta con disinvoltura mentre altrettanto brava è l’attrice canadese Alberta Watson, bravissima nel mostrare le fobie e i disturbi di Susan, lamadre di ray.
Bene anche il resto del cast.
Film purtroppo assolutamente irreperibile in italiano, in quanto mai doppiato nella nostra lingua.
E’ tuttavia possibile vedere il film in lingua originale con i sottotitoli mentre vi sconsiglio caldamente la versione presente su You tube in quanto, pur buona dal punto di vista visivo, ha un terrificante doppiaggio in russo che impedisce di seguirne i dialoghi.

Spanking the monkey 6

Spanking the monkey
di David O. Russell con Jeremy Davies, Alberta Watson, Elizabeth Newett, Benjamin Hendrickson durata 149 minuti Drammatico Usa 1994

Spanking the monkey banner gallery

 

Spanking the monkey 7

 

Spanking the monkey 8

 

Spanking the monkey 9

 

Spanking the monkey 10

 

Spanking the monkey 11

 

 

 

Spanking the monkey banner personaggi

Jeremy Davies … Ray Aibelli
Benjamin Hendrickson … Tom Aibelli
Alberta Watson … Susan Aibelli
Carla Gallo … Toni Peck
Liberty Jean …Prima donna dell’hotel con Tom
Archer Martin …Seconda donna dell’hotel con Tom
Matthew Puckett … Nicky
Zak Orth … Curtis
Josh Philip Weinstein … Joel
Judah Domke … Don
Nancy Fields … Dr. Wilson
Judette Jones … Zia Helen
Carmine Paolini … Postino
Neil Connie Wallace … Walter Hooten

Spanking the monkey banner cast

Regia:David O. Russell
Sceneggiatura: David O. Russell
Produzione:Stanley F. Buchthal … executive producer
Janet Grillo … executive producer
Cheryl Miller Houser … associate producer
Jon Resnik … line producer
David O. Russell … executive producer
Dean Silvers … producer
Musiche:David Carbonara
Montaggio: Pamela Martin
Fotografia:Michael Mayers
Casting: Carolyn Greco

Spanking the monkey banner FOTO

Spanking the monkey foto 10

Spanking the monkey foto 9

Spanking the monkey foto 8

Spanking the monkey foto 7

Spanking the monkey foto 6

Spanking the monkey foto 5

Spanking the monkey foto 4

Spanking the monkey foto 3

Spanking the monkey foto 2

Spanking the monkey foto 1

Spanking the monkey locandina 2

 

marzo 19, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

Classifica al botteghino 1987

1) L’ultimo imperatore (The Last Emperor) di Bernardo Bertolucci

1 L'ultimo imperatore locandina

1 L'ultimo imperatore foto
con John Lone, Joan Chen, Peter O’Toole, Victor Wong, Dennis Dun, Ryuichi Sakamoto

2) Attrazione fatale (Fatal Attraction) di Adrian Lyne

2 Attrazione fatale locandina

2 Attrazione fatale foto
con Michael Douglas, Glenn Close, Anne Archer

3) Full Metal Jacket di Stanley Kubrick

3 Full Metal Jacket locandina

3 Full Metal Jacket foto

con Matthew Modine, Adam Baldwin, Vincent D’Onofrio, Kevin Major Howard, John Terry, R. Lee Ermey

4) Beverly Hills Cop II – Un piedipiatti a Beverly Hills II di Tony Scott

4 Beverly hills cop locandina

4 Beverly hills cop foto
con Eddie Murphy, Judge Reinhold, John Ashton, Ronnie Cox, Brigitte Nielsen, Dean Stockwell

5) Le vie del signore sono finite di Massimo Troisi

5 Le vie del signore sono finite locandina

5 Le vie del signore sono finite foto
con Massimo Troisi, Jo Champa, Marco Messeri, Massimo Bonetti, Enzo Cannavale

6) Gli intoccabili (The Untouchables) di Brian De Palma

6 Gli intoccabili locandina

6 Gli intoccabili foto
con Kevin Costner, Sean Connery, Robert De Niro, Andy Garcia, Charles Martin Smith

7) Io e mia sorella di Carlo Verdone

7 Io e mia sorella locandina

7 Io e mia sorella foto
con Carlo Verdone, Ornella Muti, Elena Sofia Ricci, Mariangela Giordano

8) Tre scapoli e un bebè (3 Men and a Baby) di Leonard Nimoy

8 Tre scapoli e un bebè locandina

8 Tre scapoli e un bebè foto
con Steve Guttenberg, Tom Selleck, Ted Danson, Nancy Travis, Margaret Colin, Celeste Holm

9) Le streghe di Eastwick (The Witches of Eastwick) di George Miller

9 Le streghe di Eastwick locandina

9 Le streghe di Eastwick foto

con Jack Nicholson, Susan Sarandon, Cher, Michelle Pfeiffer, Veronica Cartwright, Richard Jenkins

10) Angel Heart – Ascensore per l’inferno (Angel Heart) di Alan Parker

10 Angel Heart locandina

10 Angel Heart foto
con Mickey Rourke, Robert De Niro, Lisa Bonet, Charlotte Rampling

11) Opera di Dario Argento

11 Opera locandina

11 Opera foto 1
con Cristina Marsillach, Ian Charleson, Urbano Barberini, Daria Nicolodi, Coralina Cataldi Tassoni, Michele Soavi

12) Stregata dalla luna (Moonstruck) di Norman Jewison

12 Stregata dalla luna locandina

12 Stregata dalla luna foto
con Cher, Nicolas Cage, Vincent Gardenia, Olympia Dukakis, Danny Aiello, Julie Bovasso, Fëdor Scialiapin

13) Salto nel buio (Innerspace) di Joe Dante

13 Salto nel buio locandina

13 Salto nel buio foto
con Dennis Quaid, Martin Short, Meg Ryan, Fiona Lewis, Robert Picardo, Henry Gibson, Kevin Hooks, Kathleen Freeman, Dick Miller, Kevin McCarthy

14) Da grande di Franco Amurri

14 Da grande locandina

14 Da grande foto
con Renato Pozzetto, Giulia Boschi, Ottavia Piccolo, Alessandro Haber, Gaia Piras

15) Montecarlo Gran Casinò di Carlo Vanzina

15 Montecarlo Gran Casinò locandina

15 Montecarlo Gran Casinò foto
con Massimo Boldi, Christian De Sica, Enrico Beruschi, Ezio Greggio, Paolo Rossi, Philippe Leroy

16) I miei primi 40 anni di Carlo Vanzina

16 I miei primi 40 anni locandina

16 I miei primi 40 anni foto
con Carol Alt, Jean Rochefort, Elliott Gould, Massimo Venturiello, Capucine, Teo Teocoli, Pierre Cosso

17) Dirty Dancing di Emile Ardolino

17 Dirty Dancing locandina

17 Dirty Dancing foto
con Jennifer Grey, Patrick Swayze, Jerry Orbach, Cynthia Rhodes, Jack Weston

18) Balle spaziali (Spaceballs) di Mel Brooks

18 Balle spaziali locandina

18 Balle spaziali foto
con Mel Brooks, John Candy, Rick Moranis, Bill Pullman, Daphne Zuniga, Dick Van Patten, John Hurt

19) Oci Ciorne di Nikita Michalkov

19 Oci ciornie locandina

19 Oci ciornie foto
Con Marcello Mastroianni

20) Who’s that girl di James Foley

20 Who's that girl locandina

20 Who's that girl foto
con Madonna

marzo 19, 2014 Pubblicato da: | Box office | | Lascia un commento

Gente di rispetto

Gente di rispetto locandina 3

Elena, una bella insegnante settentrionale, viene trasferita d’ufficio in un paese in provincia di Ragusa, in Sicilia. Per la donna è un’esperienza da subito traumatica, vista la grande differenza di cultura tra la sua e quella decisamente omertosa del posto; accolta con diffidenza dalla popolazione locale, Elena deve convivere anche con gli endemici problemi della gente di sicilia, stretta tra problemi sociali,un assenteismo scolastico dettato anche dalla sfiducia nello stato e dalla necessità di far lavorare i più piccoli ecc.

L’impatto traumatico con la nuova realtà è appena mitigato dall’affetto che le dimostra da subito il professor Michele Belcoree in qualche modo l’anziano avvocato Antonio Bellocampo.

Gente di rispetto 15

Gente di rispetto 14
Inaspettatamente attorno a lei iniziano a morire uccise alcune persone che le avevano mancato in qualche modo di rispetto; uno di questi viene rinvenuto morto al centro della piazza, con un foro nella testa e un fiore in bocca,(da qui il titolo in inglese con cui venne distribuito il film, The Flower in His Mouth ) simbolo inequivocabile, come racconterà il maresciallo ,di un affronto recato ad una donna.
Ma qui siamo già nel finale del film, quando l’elemento sorpresa dell’autore ( o del mandante) dei vari omicidi sarà già stato svelato assieme alle motivazioni vere,reali dell’accaduto.
Nel mezzo assisteremo alla metamorfosi sia di Elena sia degli abitanti del paese, che passeranno dalla diffidenza e dall’ostilità iniziale ad una vera forma di rispetto in concomitanza con gli omicidi, che la gente ritiene essere ascrivibili a lei.

Gente di rispetto 13

Gente di rispetto 12
Una donna capace di vendicarsi da se è una donna con gli attributi e come tale merita “rispetto”; ma Elena non ha nulla a che vedere con gli omicidi, anche se la polizia sospetterà di lei e dovremo passare attraverso una narrazione macchinosa per scoprire cosa nasconde l’intricata storia.
Luigi Zampa,fertile sceneggiatore e regista del cinema italiano, qui alla sua trentaseiesima opera dietro la macchina da presa, torna a parlare di sociale nel 1975 subito dopo Bisturi, la mafia bianca girato due anni prima ambientato nel mondo della sanità; in Gente di rispetto di scena è la mafia, una mafia che ha quasi un manto di onorabilità, in cui esistono delle leggi inviolabili e non oltrepassabili che però sono l’aspetto “pulito” dell’organizzazione, visto che poi i reali obiettivi sono il malaffare, le connivenze con la politica, gli affari sporchi.
Attraverso un meccanismo che ha una curiosa mescolanza di elementi gialli e thriller uniti a topoi tipici del cinema poliziesco, Zampa riduce per lo schermo
l’omonimo romanzo di Giuseppe Fava, il giornalista ucciso dalla mafia modificandolo in parte ma mantenendo l’assunto scritto da Fava nell’introduzione del romanzo stesso,”il delitto crea prestigio, il prestigio paga“, che porta lo spettatore fino alla conclusione perfettamente in linea con l’assunto di Fava, attraverso un the end che potrebbe sembrare bivalente ma in realtà non lo è affatto, come avrà modo di constatare lo spettatore.
Gente di rispetto è un film che ha dalla sua una trama interessante, anche se molto aggrovigliata e con alcune incongruenze gravi, un cast di ottimi attori che portano il livello recitativo e quindi la credibilità del film oltre la sufficienza ma anche, purtroppo, molti difetti.

Gente di rispetto 8

Gente di rispetto 7
Primo fra tutti, difetto capitale, l’aver ignorato completamente le sfumature del romanzo a vantaggio di una narrazione snella ma frettolosa, poi la tendenza di zampa a sopravvalutare l’effetto “nobile” degli aspetti folkloristici della mafia, quel’apparente codice d’onore che verrà purtroppo smentito dalla realtà nel corso dei decenni successivi all’uscita del film.
Di difetti ce ne sarebbero altri, ma Zampa riesce a mascherare il tutto con la sua innegabile bravura con il mezzo di ripresa; a conti fatti Gente di rispetto è un prodotto godibile superiore a molti altri prodotti girati sul fenomeno mafia, ma indiscutibilmente troppo superficiale.
Bene il cast con una misurata e bellissima Jennifer O’Neill, un discreto James Mason (perchè usare un attore americano?) mentre decisamente in ombra è Franco Nero.Bene tutti gli altri, incluso Gora e i validissimi professionisti Orazio Orlando, Franco Fabrizi e Aldo Giuffré.
Film di non facile reperibilità; su you tube la versione presente, pur di buona qualità, è purtroppo in inglese.

Gente di rispetto 10

Gente di rispetto 9
Gente di rispetto
Un film di Luigi Zampa. Con Jennifer O’Neill, Franco Nero, Claudio Gora, James Mason, Orazio Orlando, Franco Fabrizi, Carla Calò, Aldo Giuffré, Giuseppe Pellegrino, Gino Pagnani Drammatico, durata 115′ min. – Italia 1975

Gente di rispetto banner gallery

 

Gente di rispetto 11

 

Gente di rispetto 6

 

Gente di rispetto 5

 

Gente di rispetto 4

 

Gente di rispetto 3

 

Gente di rispetto 2

 

Gente di rispetto 1

 

Gente di rispetto locandina sound

Gente di rispetto banner protagonisti

Jennifer O’Neill … Elena Bardi
Franco Nero … Professore Michele Belcore
James Mason … Avv. Antonio Bellocampo
Orazio Orlando … Pretore Occhipinti
Aldo Giuffrè … Maresciallo
Claudio Gora … Onorevole Cataudella
Luigi Bonos … Canaino
Gino Pagnani … Profumo
Franco Fabrizi … Dottore Sanguedolce

 Gente di rispetto banner cast

Regia: Luigi Zampa
Sceneggiatura:Leonardo Benvenuti,Luigi Zampa,Piero De Bernardi
Romanzo: Giuseppe Fava
Produzione: Zev Braun e Carlo Ponti
Musiche:Ennio Morricone
Fotografia: Ennio Guarnieri
Montaggio:Franco Fraticelli
Production Design : Luigi Scaccianoce
Costume Design : Danda Ortona

Gente di rispetto banner recensioni

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

E’ un film atipico per Zampa, quantomeno per la tipologia di messa in scena, per lo stile utilizzato nel proporre un messaggio comunque – come nei suoi canoni – critico nei confronti della società italiana. Qui in particolare la storia affonda il colpo sulla Sicilia malata di mafia ed omertà, così come viene raccontata nel romanzo di Giuseppe Fava da cui il film è tratto. Peraltro Fava, scrittore e giornalista, morirà assassinato proprio dalla mafia qualche anno più tardi. Nulla da ridire sul cast, nulla da eccepire sulle scelte registiche, il prodotto è ben realizzato, ma la storia è francamente un polpettone che mischia ciò che in quegli anni era più in voga nel nostro cinema: polizi(ott)esco e morboso, violenza e foschi intrighi popolari, a dare forma ad un thriller di paese, indagine sociale (alla ‘cinema civile’, Petri e Rosi insomma) con un pizzico di qualunquismo populista (caratterizzazioni stereotipate). Insomma, il risultato non può funzionare, nonostante in sceneggiatura mettano le mani, oltre al regista, Benvenuti e De Bernardi, e nonostante anche le discrete e morriconianissime musiche della colonna sonora.
L’opinione di Thegaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Questo film di denuncia sembra la versione al femminile di Anni ruggenti dello stesso Zampa ambientato in una diversa realtà ambientale e temporale. L’inadeguatezza dei personaggi è l’elemento comune che li caratterizza, poichè catapultati in una realtà molto differente da quella di provenienza, si ritrovano loro malgrado a vestire dei ruoli senza accorgesene. In questo caso il ruolo può anche calzare anche a pennello per una donna che si ritrova paladina di diritti per le classi disagiate, scoprendo con amarezza che invece di manovrare viene a sua volta manovrata.
La storia è interessante perchè mescola cinema di denuncia all’interno di una cornice gialla sulla falsariga del Giorno della civetta, ma se la O’Neill è funzionale specie nella prima parte in questo suo costante spaesamento nei confronti di un contesto a lei alieno, Mason impone un aplomb un po’ troppo anglosassone per il suo ruolo, mentre Franco Nero purtroppo è sacrificato in un ruolo da specchietto per le allodole utile appunto alla parte “gialla” del film. Non il miglior Zampa, inferiore certamente al più solido Bisturi, che soffre per la scontatezza dell’elemento giallo del film, anche se il finale è molto bello nella sua perfetta ambivalenza

L’opinione di Bruce dal sito http://www.davinotti.com

Interessante ed originale giallo politico-sociale girato da Zampa con discreti risultati su di un soggetto tratto da un libro di Giuseppe Fava. Jennifer O’Neill è brava ad interpretare la maestra giunta in Sicilia e il suo totale sconcerto davanti ai più classici clichè della gente del posto (l’omertà, l’onore, il rispetto). Meno convincente è il ruolo di Franco Nero. Un ritratto particolare della realtà isolana, forse eccessivo e didascalico, comunque apprezzabile per la denuncia della profonda collusione tra politica e mafia. Da riscoprire.
L’opinione del Morandini

Giovane maestra del Nord va a insegnare in un paese della Sicilia occidentale. Tutti gli uomini che l’avvicinano sono trovati morti. Come macchina narrativa è anche troppo ingegnosa: una parabola sul potere nella forma di un giallo politico. Infastidisce e offende il modo in cui sono rappresentati la gente siciliana e i suoi costumi. Giustificate parzialmente nel campo della commedia erotica, certe accentuazioni deformanti non sono sopportabili in un dramma che pretende di essere realistico: diventano una forma di disprezzo. Tratto da un romanzo di Giuseppe Fava, il giornalista ucciso dalla mafia. La O’Neill attendibile, Mason spaesato.

Gente di rispetto banner photobook

 

Gente di rispetto foto 10

 

Gente di rispetto foto 9

 

Gente di rispetto foto 8

 

Gente di rispetto foto 7

 

Gente di rispetto foto 6

 

Gente di rispetto foto 5

 

Gente di rispetto foto 4

 

Gente di rispetto foto 3

 

Gente di rispetto foto 2

 

Gente di rispetto foto 1

 

Gente di rispetto locandina 4

 

Gente di rispetto locandina 2

 

Gente di rispetto locandina 1

marzo 18, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , | Lascia un commento

Images

Images locandina 1

I grandi successi di cassetta ( e di critica) di Mash (1970) e di I compari (1971) permettono a Robert Altman nel 1972 di dirigere Images, film assolutamente anticonvenzionale e decisamente poco appetibile dal grande pubblico ma fortemente voluto dal regista di Kansas City, da sempre interessato a viaggi introspettivi bei meandri della psiche umana.
Images è infatti questo, una lunga ed affascinante esplorazione della mente umana, simbolicamente rappresentata da quella di Cathryn, protagonista del film stesso.
Un viaggio attraverso il delirio di una mente che sembra un labirinto inesplorato di emozioni e passioni, di sensi di colpa e frustrazioni, votata all’autodistruzione perchè malata nelle sue più intime fibre.

Images 1

Images 2

Images 3
Altman mette in scena la malattia ma anche l’intimo; il tentativo, difficilissimo, perchè alterati e alteranti sono gli stati d’animo e mentali della protagonista, è quello di sondare l’insondabile, la psiche umana, giungla inesplorata di passioni torbide e primitive, spesso contraddittorie e inesplicabili.
L’esplorazione di Altman ci conduce attraverso la schizofrenica esistenza di Cathryn, bella e giovane donna che decide di trasferirsi con suo marito in un posto meno ossessionante della città per cercare di porre un freno alle continue visioni e agli incubi che sembrano essere diventati la parte predominante della sua esistenza.
Cathryn è convinta di alcune cose, che in realtà esistono solo ad un livello inconscio ma che alla donna appaiono terribilmente reali e cioè che il marito la tradisca, che una donna misteriosa la perseguiti attraverso telefonate che le rivelano le (presunte) scappatelle del marito.

Images 6

Images 8
Nella casa di campagna in cui va a vivere con Hugh, suo marito, l’illusione di essersi lasciata alle spalle i problemi è effimera, perchè la mente e l’animo malati di Cathryn devono fare i conti con un oscuro passato, con tutte le frustrazioni che la donna ha accumulato e che appaiono a tratti non solo inspiegabili, ma anche inesistenti.
Il labirintico mondo in cui la mente di Cathryn si dibatte, alla ricerca di un impossibile equilibrio finisce per dissociare completamente la donna, che crede di essere visitata da due uomini e da una ragazzina che dovrebbe essere la figlia di uno dei due.
Una pia illusione o se vogliamo un sogno che confina sinistramente con un incubo, dalla quale la donna uscirà distrutta e con la psiche a pezzi, perchè l’irreale, l’onirico e le proiezioni mentali finiscono inesorabilmente per sostituirsi alla realtà, distruggendo la sua identità.

Images 4
Altman segue questo percorso illustrandolo come un incubo reale, attraverso immagini frammentate come una miriade di pezzi di vetro sparsi su un pavimento immaginario.
I prismi di vetro infatti riflettono miriadi di pensieri e la mente dissociata di Cathryn diventa assolutamente impenetrabile e incomprensibile: qua e la affiorano pezzi che sembrano rivelatori ma la verità alla fine qual’è?
Il viaggio in soggettiva in cui lo spettatore viene immerso porta lo stesso ad un’esplorazione fantastica e allo stesso tempo orrorifica dei pensieri diseguali e distorti della protagonista, lasciandogli ampia libertà di scelta sulle motivazioni o sulle spiegazioni dei gesti e dei pensieri frammentati della donna.E’ lo spettatore a scegliere l’immagine che più lo disturba o semplicemente che più lo affascina di quel mondo spaventoso in cui vive Cathryn.
Altman è stato, nel corso della sua carriera, il meno hollywoodiano e al tempo stesso il più europeo dei cineasti degli states; forse un paragone lato puà essere tentato con l’opera di Bergman, che però è meno frammentaria e più rigorosa.

Images 5
Tuttavia questo Images è opera profonda e enigmatica, un’opera per immagini, come del resto dice esplicitamente il titolo.
Susannah York, bellissima e inquietante, interpreta praticamente da sola tutto il film, lasciando ampio spazio alla visionarietà del suo personaggio, conducendo per mano lo spettatore attraverso la sua follia sinistra e assoluta con una rigorosità di espressione assolutamente spettacolare.
Non a caso il Festival di Cannes apprezzò a tal punto la sua interpretazione da dargli la palma d’oro come miglior interprete femminile.

Images 7
Il resto dello scarno cast fa assolutamente da contorno e serve solo come proiezione visiva di quelli che sono i fantasmi della mente di Cathryn; è proprio Susanna h York a fornire il soggetto al film con il suo In Search of Unicorns.
Un film affascinante, come del resto gran parte delle opere del compianto Altman, che purtroppo è di difficilissima reperibilità in lingua italiana e che praticamente non passa mai in tv.

Images

Un film di Robert Altman. Con Susannah York, Marcel Bozzuffi, René Auberjonois, Hugh Millais Drammatico, durata 101′ min. – USA, Gran Bretagna 1972

Images banner galley

 

Images 9

 

Images 10

 

Images 11

 

Images 12

 

Images 13

 

Images 14

 

Images 15

Images banner protagonisti

Susannah York: Cathryn
Rene Auberjonois: Bob
Marcel Bozzuffi: René
Hugh Millais: Marcel
Cathryn Harrison: Susannah
John Morley: Vecchio

Images banner cast

Regia Robert Altman
Soggetto In Search of Unicorns di Susannah York
Sceneggiatura Robert Altman
Fotografia Vilmos Zsigmond
Montaggio Graeme Clifford
Musiche John Williams
Scenografia Leon Ericksen

Images banner doppiatori

Rita Savagnone: Cathryn
Pino Locchi: Bob
Ferruccio Amendola: Marcel
Gianni Marzocchi: René
Emanuela Rossi: Susannah

Images banner recensioni

 

L’opinione di fabio 1971 dal sito http://www.filmtv.it

Cathryn (Susannah York), bella, giovane e benestante, è sposata con Hugh (Rene Auberjonois, che il doppiaggio italiano trasforma inspiegabilmente in Bob): esaurita e schizofrenica, è convinta di essere perseguitata dalle telefonate di una donna (inesistente) che le rivela le infedeltà, anch’esse immaginarie, di Hugh. Afflitta da continui incubi e visioni, si trasferisce insieme al marito nella casa di famiglia in campagna per cercare un’oasi di pace in cui provare a rilassarsi. Tentativo vano, perchè anche nella quiete del cottage i fantasmi del passato (e del presente), frutto delle sue frustrazioni e dei suoi sensi di colpa, continuano a tormentarla. Una delle opere più sperimentali e atipiche nella filmografia di Robert Altman, claustrofobico ritratto del lento ed inesorabile disfacimento di una mente malata, acuto ed incisivo (pur negli eccessi di un’impostazione magari troppo schematica) nel tradurre visivamente gli umori più dolenti di cui quella stessa mente si nutre e da cui è, allo stesso tempo, divorata. Images coincide con la “quest” della mitologia anglosassone, in questo caso la ricerca, disperata, di una purificazione interiore che liberi l’esistenza umana dalle scorie di ogni pulsione autodistruttiva: non a caso Susannah York legge (e scrive: il libro verrà pubblicato nel 1973, l’anno successivo all’uscita di Images) sin dall’incipit del film le pagine del suo romanzo per bambini In Search of Unicorns: la sua voce fuori campo ne proseguirà la lettura/scrittura durante il film, scandendo le evoluzioni del racconto in uno straniante e fiabesco contrappasso drammaturgico. La narrazione si snoda onirica e sinuosa tra simbolismi ed atmosfere angoscianti: la mente di Cathryn è un prisma luccicante e malsano da cui si riflettono/rifraggono immagini che di volta in volta (ci) appaiono come realtà, sogni, incubi, visioni, fantasmi. Altman gioca con la verità e la finzione del mezzo cinematografico partendo dall’assunto che l’immagine mente perchè è un’immagine della mente (“Ma guarda, ma guarda, ma guarda… il fantasma sanguina”…), rinforzando il concetto con una regia stilisticamente rigorosa, dalla presenza quasi impercettibile proprio per non appesantire la virulenza affabulatoria del testo. La raffinatezza della scrittura è, quindi, lo strumento con cui Altman sceglie di tradurre sullo schermo le sue riflessioni sulla natura delle immagini (e sulla loro manipolazione) e medita sul ruolo dell’obiettivo della macchina da presa nel cinema del suo tempo evidenziandone la complicità quasi criminale con quella mente umana che gli ordina dove guardare (le immagini ossessivamente riflesse da vetri e specchi). Images è un mistero, quindi un gioco, si diceva, sviluppato nelle forme coinvolgenti del thriller psicologico e con una struttura narrativa interamente risucchiata nei vortici della visionarietà della vicenda e nella traduzione in immagini dell’analisi psicologica: per la sua complessa scansione e decifrabilità del racconto è un film affascinante e ispirato nel suo flemmatico incedere tra le ragnatele di deliri di una mente malata, tasselli di un gelido mosaico sinaptico ricomposto con drammatica evidenza solo nelle ultime, chiarificatrici sequenze. Cast impeccabile, con in testa una straordinaria Susannah York (premiata come miglior attrice al Festival di Cannes), ambientazione suggestiva (con gli esterni girati in Irlanda), splendida colonna sonora di John Williams (a cui si affiancano le magie del percussionista Stomu Yamashta), fotografia da urlo (Vilmos Zsigmond), montaggio del futuro regista Graeme Clifford (Frances).

L’opinione di caesars dal sito http://www.davinotti. com

Chi conosce i film di Robert Altman fatti di situazione corali, con tanti personaggi che interagiscono tra loro, rimmarrà sicuramente spiazzato da questo “Images”. Tratto da un racconto della stessa Susannah York, è ambientato in una villa di campagna dove la protagonista, che ha trascorso lì parte dell’infanzia, torna col marito; si scontrerà con i fantasmi del suo passato. Ritmo lentissimo che potrebbe scontentare molti, ma che non inficia assolutamente la riuscita del film, anzi! Bellissimo.

L’opinione di Buiomega dal sito http://www.davinotti.com

Capolavoro assoluto nella filmografia dell’immenso Altman e secondo di una trilogia “psicologica femminile” aperta con Quel freddo giorno nel parco e chiusa con Tre donne. La York è straordinaria nel calarsi nella psicologia di una donna mentalmente instabile, che confonde realtà con l’immaginazione, sprofondando sempre più nel baratro della schizofrenia. Grande atmosfera data dall’opprimente campagna inglese, da oscar la fotografia di Vilmos Zsigmond e un senso di disagio che rimane anche dopo la visione. Capolavoro!
L’opinione di kowalski dal sito http://www.filmscoop.it

Può essere credibile Altman alle prese con temi prettamente Bergmaniani?
“Images”, quasi un’excursus horror nella filmografia del regista, non è certo un film completamente riuscito, a tratti è schematico, frammentario, pretenzioso ma riveste una certa importanza: è difatti il primo segno rivelatore di quella breve e controversa svolta psicanalitica che porterà alla maturità degli intenti con “tre donne”, uno dei migliori del regista.
La trama, che sembra uscita da un romanzo di Amado, in realtà è compressa tutta nel personaggio di Cathryin, e dalla splendida prestazione di Susannah York, un’attrice che ho davvero molto amato (stendiamo un velo sulle sue apparizioni più recenti).
Un film inedito per l’Altman di allora (non lo erano forse, a modo loro, anche “Quel freddo giorno nel parco” e “Anche gli uccelli uccidono”, in qualche modo combinati con i temi della psicanalisi?) ma interessante per comprendere i diversi percorsi della sua carriera.
Sono altrettanto d’accordo che questo tipo di film ambissero a una dimensione “europea” sia nei riconoscimenti di un pubblico meno tradizionalista sia nell’approccio stilistico: una deriva non indolore, credo, ma non per nulla il nome di Bergman e delle sue tematiche ha in qualche modo affascinato tanti altri cineasti americani

l’opinione del sito slowfilm.wordpress.com

In Images, come per 3 Women, la protagonista è una donna, in un film angosciante nella sua descrizione della follia, espressionista nelle sue rappresentazioni distorte, portandoci nelle visioni ambigue ed incerte di Susannah York. L’Altman di Images è un Hitchcock sotto mescalina, quindi anche Polanski in forma o un Lynch al suo stato naturale, fresco di meditazione trascendentale. Insomma un Altman cattivo, che utilizza tutti i suoi trucchi per rendere il film costantemente disturbante.
Entriamo immediatamente nelle turbe psichiche della protagonista, immersa in toni gialli o seppia, ripresa in inquadrature sbilenche. La York corre verso la follia in un crescendo lungo quanto il film; riesce, all’interno di uno stesso pianosequenza, a cambiare più volte espressione e volto, mettendo realmente a disagio lo spettatore. Oltre alla bravura dell’attrice, il regista non lesina coi colpi al limite del legale, e così ci perdiamo negli specchi, in una colonna sonora che integra effetti vocali, in isolate case hopperiane al contempo protette e minacciate dalla natura. Ogni personaggio ha una definizione incerta, così come ogni inquadratura, dove valore e contenuto vengono continuamente rovesciati (…)

 

Images foto 3

Images foto 2

Images foto 1

 

Images locandina 4

 

Images locandina 3

 

Images locandina 2

marzo 16, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , | Lascia un commento

Madeleine, anatomia di un incubo

Madeline anatomia di un incubo locandina 1

Una donna corre disperatamente attraverso un canneto; poi, attraversatolo, si dirige verso una foresta, guardandosi spaventata intorno.
All’improvviso alcune figure femminili, con in testa vistose parrucche, la circondano.
“Chi siete, cosa volete da me” chiede la ragazza spaventatissima.
All’improvviso le immagini di un auto da corsa in fiamme si sovrappongono alle 5 figure femminili e la ragazza, di fronte al terribile spettacolo di un corpo maschile che giace fuori dal veicolo, urla disperata.
Immagini di un auto impegnata in una gara su pista, drammatiche perchè mostrano un terribile incidente, si mescolano a quelle del gruppetto di donne che ora sfilano silenziosamente nel bosco, trasportando sulle spalle un piccolo feretro bianco con all’interno un bambino.

Madeline anatomia di un incubo 1

Madeline anatomia di un incubo 2
Le misteriose donne lasciano il feretro accanto al cadavere e all’auto in fiamme, mentre la ragazza urla disperatamente “lui no, è così piccolo”
Un rulo terribile emesso da una donna ai bordi di una piscina trasporta tutto ad una dimensione reale; la ragazza, madeleine, ha avuto un incubo, sotto gli occhi attenti del dottor Schumann, intento a leggere un libro di psicologia.
Dopo un colloquio con l’uomo, Madeleine si dirige in città, dove raccoglie Thomas, un’autostoppista che al ritorno a casa presenta a suo marito, il dottor Franz Schuman.
Questa lunga introduzione di Madeleine, anatomia di un incubo serve allo spettatore da subito per inquadrare i due personaggi centrali del film, la giovane e bella Madeleine e quello che ad un primo impatto sembra essere la figura premurosa di un marito preoccupato per l’equilibrio psichico della moglie.
Che è evidentemente alterato da qualcosa di sconosciuto; l’unica certezza che lo spettatore ha è che Madeleine è una donna lasciata libera dal marito, al quale confessa candidamente di desiderare un bambino, cosa che evidentemente l’uomo non può darle.

Madeline anatomia di un incubo 3

Madeline anatomia di un incubo 4
Franz Schuman sembra quindi un uomo attento e premuroso verso la molto più giovane moglie; questo sentimento di empatia verso l’uomo aumenta ma contemporaneamente si destabilizza nel momento in cui Madeleine porta a casa Thomas, il giovane hippy che raccoglie per strada e con il quale fa l’amore praticamente sotto gli occhi del marito.
Liquidata la pratica Thomas, la donna conosce il figlio del marito, Luis e poco tempo dopo averlo conosciuto allaccia anche con lui una relazione.
Nonostante il perdurare degli incubi, Madeleine si sforza di avere una vita regolare, ma l’equilibrio è del tutto precario e una sera, dopo un party in cui Madeleine si trova ad un passo da un rapporto saffico con una ballerina ecco che arriva la tragedia. Thomas, il giovane hippy che Madeleine ha ritrovato in una piazza viene rinvenuto morto nella piscina del locale.
A complicare le cose arriva Franz Schuman, che una mattina trova Madeleine sulla spiaggia allacciata a suo figlio Luis con il quale sta facendo l’amore.

Madeline anatomia di un incubo 5

Madeline anatomia di un incubo 6
Cosa succederà adesso? E sopratutto, come mai Franz sembra cosa tranquillo di fronte alla scoperta di sua moglie che ha una relazione con suo figlio?
Cosa c’è veramente dietro tutto? Doppia sorpresa finale…
Madeleine anatomia di un incubo esce nelle sale nel 1974, opera di Roberto Mauri, regista specializzato in film western attivo sopratutto tra la fine degli anni sessanta agli inizi dei settanta.
Il film è uno psico thriller, che gioca tutte le sue carte sul racconto della vicenda che vede coinvolta la giovane e bella Madeleine, che in seguito allo shock provato davanti all’incidente subito da Luis durante una corsa automobobilistica ha perso il bambino che attendeva, riportandone un trauma pauroso.
In un gioco psicologico condotto molto rischiosamente nella e sulla psiche della donna si materializza un esperimento condotto da Franz Schuman, che così sperimenta alcune sue ardite teorie sulla cura della psiche.
Un tentativo che avrà un esito a sorpresa, che ovviamente non vi racconto.

Madeline anatomia di un incubo 8

Madeline anatomia di un incubo 9
Dopo un inizio affascinante, legato all’incubo onirico della donna, il film assume un andamento tranquillo, descrittivo, fino agli ultimi minuti della storia in cui alcune incongruenze e alcuni dubbi, sorti durante il racconto, vengono finalmente spiegati anche se non completamente e sopratutto in maniera completamente logica.
Film ad andamento ondeggiante quindi, con parti abbastanza coerenti ed altre un po tirate per i capelli, ma nel complesso di indubbio fascino.
Molto bene il cast, con la discreta prova fornita da Camille Keaton nel ruolo di Madeleine e di Silvano Tranquilli in quella dell’ambiguo Franz Schuman; piccola parte per Paola Senatore mentre il resto del cast non demerita.
Tutto sommato, un film guardabile, senza grosse pecche e con qualche spunto interessante, con una bella e inquietante colonna sonora di Maurizio Vandelli.
Il film è molto difficile da trovare in una versione accettabile: tuttavia, all’indirizzo http://viooz.co/movies/21283-madeline-study-of-a-nightmare-madeleine-anatomia-di-un-incubo-1974.html è possibile visualizzare in streaming una versione digitale di discreto livello.

Madeline anatomia di un incubo 7

Madeleine – Anatomia di un incubo
Un film di Roberto Mauri. Con Silvano Tranquilli, Paola Senatore, Riccardo Salvino, Camille Keaton, Pier Maria Rossi, Lorenzo Piani Drammatico, durata 92 min. – Italia 1974.

Madeline anatomia di un incubo banner gallery

 

Madeline anatomia di un incubo 10

 

Madeline anatomia di un incubo 11

 

Madeline anatomia di un incubo 12

 

Madeline anatomia di un incubo 13

 

Madeline anatomia di un incubo 14

 

Madeline anatomia di un incubo 15

Madeline anatomia di un incubo banner protagonisti

Camille Keaton … Madeleine
Riccardo Salvino … Luis
Paola Senatore … Mary
Silvano Tranquilli … Dr.Franz Shuman
Pier Maria Rossi … Thomas
Gualtiero Rispoli … Antonio

 Madeline anatomia di un incubo banner cast

Regia: Roberto Mauri
Musiche:Maurizio Vandelli
Fotografia:Carlo Carlini
Montaggio:Adriano Tagliavia
Production Design :Ennio Michettoni
Allestimento set: Daniele Mogherini
Produzione/Production: Pama Cinematografica
Distribuzione/Distribution: C.E.I.A.D. Columbia

Madeline anatomia di un incubo banner recensioni

L’opinione di Ciavazzaro dal sito http://www.davinotti.com

Interessante thriller-dramma-psicologico, quasi con tocchi horror (i poteri psicologici di Tranquilli) diretto con eleganza da Mauri. La bravura della Keaton viene accompagnata dalle ottime musiche di Maurizio Vandelli e il cast farà la gioia degli amanti degli anni settanta (Senatore, Tranquilli, Salvino). Il colpo di scena finale è ben studiato e il film non risulta mai noioso. Poco conosciuto (purtroppo), da rivalutare.

L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com

Intrigante pellicola che vede la bella e brava protagonista alle prese con incubi e ossessioni che la tormentano; la stessa finirà con l’affidarsi ad un medico che le proporrà una strana terapia: abbandonarsi alla totale libertà dei sensi per ritrovare se stessa, salvo poi scoprire successivamente il vero motivo di queste ossessioni. Affascinante la catarsi emotiva, il passato che ritorna e il condimento erotico. Personalistico.

L’opinione del sito http://www.caniarrabbiati.it

Madeleine è una giovane ragazza psicologicamente fragile tormentata da un sogno ricorrente in cui è incinta e perseguitata da alcune streghe con parrucche variopinte. Nell’incubo avviene anche un incidente dove muore anche il suo bambino che viene trasportato in una bara dalle malvagie donne. Nella realtà Madeleine, sposata con lo psichiatra Frank Shuman, non può avere figli. Le sue turbe psico-sessuali la portano ad incontrare Thomas un giovane svizzero e a portarselo a casa. Poi arriva anche Lewis figlio del marito ed inizia una relazione anche con lui. Durante una gita fuori porta, Madeleine rivede il luogo sfondo dei suoi incubi. Thomas scopre Mary, la sua fidanzata, a letto con Franz, ma quest’ultimo lo ipnotizza spingendolo al suicidio. Madeleine ulteriormente scossa decide di lasciare Franz ma lui non glielo permetterà. Dove finisce il mondo dei sogni e quello della realtà lo si capisce solo nel finale mentre Madeleine continuerà a mischiare l’uno e l’altro. Suggestiva la sequenza onirica iniziale sia per la fotografia sia per i rallenty, sia per la musica di Vandelli.
Questo Psico-thriller però è modesto e noioso, come la regia didascalica (zoom sul libro di psicanalisi mentre parla il dottore) e gli effetti speciali (imbarazzante la scomparsa del dottore durante l’esperimento di ubiquità). La protagonista, nipote di Buster Keaton, è notoriamente incapace di recitare, qui perlomeno ci mostra un bel nudo integrale. Se vogliamo, è interessante nella trama l’uso del concetto freudiano di “materiale del sogno” cioè dei luoghi e delle persone reali che nel sogno vengono presi e rielaborati creando una diversa realtà.

L’opinione del sito http://www.cinemaitalianodatabase.blogspot.com

Una pellicola di questo tipo s’inserisce perfettamente nella variante del giallo all’italiana in cui la storia ruota intorno alla malattia mentale del (o della) protagonista di turno – cito a caso ‘Spasmo’ di Lenzi, ‘L’occhio nel labirinto’ di Caiano – e/o gioca con l’attenzione dello spettatore, sparpagliando le tessere di un mosaico il cui disegno si intravede solo alla fine (‘Una lucertola dalla pelle di donna’ di Fulci, ‘La corta notte delle bambole di vetro’ di Lado). Decisamente buona la tensione erotica, elevata dalla presenza di Paola Senatore, di cui si ricorda uno strip al limite della frenesia estatica, e nel complesso la recitazione degli attori. Alcune pretese intellettualistiche e sociologiche rendono indigesti alcuni dialoghi, specialmente quelli tra Madeleine e lo studente Thomas, cosi come alcune soluzioni registiche (ad esempio, lo zoom sul libro che legge il dottore), ma tutto sommato il film mantiene una sua coerenza ed anche una certa coralità di fondo. Buona la fotografia di Carlo Carlini.

Madeline anatomia di un incubo foto 10

 

Madeline anatomia di un incubo foto 9

 

Madeline anatomia di un incubo foto 8

 

Madeline anatomia di un incubo foto 7

 

Madeline anatomia di un incubo foto 6

 

Madeline anatomia di un incubo foto 5

 

Madeline anatomia di un incubo foto 4

 

Madeline anatomia di un incubo foto 3

 

Madeline anatomia di un incubo foto 2

 

Madeline anatomia di un incubo foto 1

 

Madeline anatomia di un incubo locandina sound

marzo 15, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Giallo napoletano

Giallo napoletano locandina

Un intrigo complicatissimo che vede un professore d’orchestra famosissimo, una registrazione compromettente che potrebbe rovinarlo, la sua bella moglie di colore e poi 3 vittime, un mucchio di milioni, una splendida infermiera e infine un insegnante di mandolino classico e un padre spendaccione e giocatore d’azzardo.
Sono gli elementi con cui gioca Sergio Corbucci nel 1979 con questo suo Giallo napoletano, coinvolgendo in questa divertente e gustosa commedia un cast assolutamente all star, con la presenza contemporanea di attori del calibro di Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Renato Pozzetto, Michel Piccoli, Zeudi Araya, Capucine , Peppino De Filippo, Elena Fiore, Peppe Barra in una sarabanda di colpi di scena, omicidi, tradimenti amore ed altro.
Il protagonista principale è Raffaele Capece, insegnante di mandolino che si è dovuto ridurre a suonare nei ristoranti per colpa del padre, che gioca a tutto quello che c’è da giocare perdendo sistematicamente i soldi che il figlio racimola faticosamente.
Raffaele, con i capelli perennemente arruffati ha anche un problema fisico, un piede zoppo che lo costringe da piccolo ad un’andatura claudicante.

Giallo napoletano 17

Giallo napoletano 16
Eppure, nonostante questo, l’uomo riuscirà ad avere due avventure galanti con le due più belle protagoniste del film, la bella infermiera Lucia e la splendida moglie del direttore d’orchestra Victor Navarro, ovvero Elizabeth.
La storia comincia con una serenata che Raffaele è costretto a fare sotto il balcone di un hotel, per saldare uno dei debiti contratti dal padre; durante questa serenata Raffaele assiste ad un omicidio e da quel momento verrà coinvolto in una girandola di situazioni a tratti surreali a tratti pericolose, nel corso delle quali sfiorerà la morte.
Con l’aiuto di Lucia Raffaele arriverà a districare la matassa, non prima di aver visto morire alcune persone, fra le quali anche un usuraio che lo taglieggiava.
E alla fine la sua arguzia lo porterà, involontariamente, a diventare milionario.
Giallo napoletano è una commedia classica, con qualche elemento thriller ma principalmente comica; per certi versi ricorda il fortunato La donna della domenica, che lo stesso Mastroianni aveva interpretato nel 1975 con la regia di Luigi Comencini

Giallo napoletano 14

Giallo napoletano 13
Una commedia a tratti surreale, pervasa da una comicità fine e amena, merito sopratutto della spiccata simpatia che i personaggi di Raffaele e Natale Capece suscitano nello spettatore;il primo, interpretato da un Mastroianni semplicemente perfetto, è un napoletano all’apparenza ingenuo e complessato ma che in realtà ha una forza d’animo e una presenza di spirito invidiabile.Il secondo è un furfante, ma di quelli simpatici; un uomo che vive praticamente alle spalle del figlio sperperando i soldi che costui guadagna al lotto o con altri giochi.L’interpretazione di Luigi De Filippo del personaggio di Natale Capece è una delle cose più divertenti del film.Il grande attore napoletano è qui alla sua ultima interpretazione cinematografica; purtroppo si sarebbe spento l’anno successivo all’età di 77 anni.
Punti di forza del film, oltre alla buona dose di comicità una volta tanto non volgare, è la presenza di attori finalmente degni del loro lavoro.
Bella, misteriosa ed intrigante è Ornella Muti, la Lucia che si rivelerà meno attaccata a Raffaele e molto più al denaro e che invece verrà clamorosamente beffata alla fine.

Giallo napoletano 1

Giallo napoletano 7
Poi da segnalare la buona prova di Pozzetto, il classico settentrionale trasportato al sud che tratteggia da par suo, il bravo e misterioso Michel Piccoli che interpreta il musicista Navarro, una bellissima e sempre seducente Zeudi Araya nei panni della moglie di Navarro e ancora Capucine ecc.
Un film accolto tiepidamente da parte del pubblico e ancor più tiepidamente da buona parte della critica, incapace di vedere del buono in una commedia che non ha pretese particolari se non quella di svagare lo spettatore.
E poichè ci riesce bene alla fine quello che conta è raggiunto.
Il film è disponibile in una versione pressochè perfetta all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=M7Vu73XaiMM

Giallo napoletano
Un film di Sergio Corbucci. Con Peppino De Filippo, Renato Pozzetto, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Capucine, Zeudi Araya, Mimmo Poli, Carlo Taranto, Ennio Antonelli, Pietro Ceccarelli, Gianfranco Barra, Elena Fiore, Franco Javarone, Angelo Pellegrino, Tomas Arana Giallo, durata 111′ min. – Italia 1979

Giallo napoletano banner gallery

Giallo napoletano 15

Giallo napoletano 12

Giallo napoletano 11

Giallo napoletano 10

Giallo napoletano 9

Giallo napoletano 8

Giallo napoletano 6

Giallo napoletano 5

Giallo napoletano 4

Giallo napoletano 3

Giallo napoletano 2

Giallo napoletano locandina 5

Giallo napoletano banner protagonisti

Marcello Mastroianni: Raffaele Capece
Peppino De Filippo: Natale Capece
Ornella Muti: Lucia
Renato Pozzetto: Commissario Voghera
Zeudi Araya: Elizabeth
Michel Piccoli: Victor Navarro
Capucine: suor Angela
Tomas Arana: Walter Navarro
Elena Fiore: donna Filomena
Franco Javarone: Gregorio Sella
Natale Tulli: Albino
Peppe Barra: Giardino
Gennarino Palumbo: suonatore ambulante
Franca Scagnetti: donna all’ospedale

 Giallo napoletano banner cast

Regia Sergio Corbucci
Soggetto Sergio Corbucci
Sceneggiatura Sabatino Ciuffini, Giuseppe Catalano, Elvio Porta
Produttore Achille Manzotti
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Marco Dentici

Giallo napoletano banner recensioni

L’opinione di zombi dal sito http://www.filmtv.it

Corbucci sui titoli di testa ci dice le sue intenzioni col fermo immagini sulle immagini di hitchcock e totò. fare un giallo che insieme ai brividi di paura alterni siparietti comici. per quanto mi riguarda l’intento è riuscito e giallo napoletano è ormai un classico della cinematografia popolare italiana. io poi ci sono particolarmente attaccato, in quanto era uno dei miei preferiti in gioventù, che non vedevo da tempo tra l’altro. ma non penso che la riuscita del film di corbucci sia da attribuire esclusivamente “al cast chilometrico”. innanzitutto è interessante la scelta e la decisione del regista di affondare le origini del mistero nel non lontanissimo passato del paese. un mistero che si dipana piano piano fino al finale debitore di un ben più nobile parente invero, ma che lo omaggia amichevolmente senza la sensazione di plagio decidendo di far emergere un omicidio che si pensava e credava sepolto nel passato. un passato che ha deciso di riemergere grazie ad un cattivo rapporto genitoriale, incitato dalla vendetta più che trentennale nato da un amore e un affetto tradito. quindi non solo l’avidità di una progenie corrotta nel corpo, ma un senso di vendetta corrotta anch’esso ma nello spirito, dalla mancanza di giustizia. poi naturalmente come non citare il cast, veramente stellare. dal protagonista indimenticabile di marcello mastroianni, assolutamente a suo agio nei panni del maestro di mandolino raffaele capece, ad un’ornella muti che si è doppiata da sè con accento partenopeo e che ci regala uno stacco di coscia tra i più belli nel mondo di celluloide. dal gregorio sella di franco javarone al caratterista che interpreta l’inquietante ‘a bbestia. musica di riz ortolani che ha saputo creare un pezzo(quello del ricatto) che inquieta e fa malinconia allo stesso momento. per me un pezzo importante del nostro cinema.
L’opinione del sito http://www.ilmiovizioèunastanzachiusa.wordpress.com

(…) Simpatica e riuscita commistione tra il giallo e la commedia ottimamente diretta da Sergio Corbucci che, un anno dopo “La mazzetta”, torna nuovamente a girare un suo film a Napoli. Il cast è assolutamente strepitoso, a partire da un ottimo Marcello Mastroianni (che si esprime in un dialetto napoletano più che credibile) al quale si affiancano stelle di prima grandezza quali la bellissima Zeudy Araya, Michel Piccoli e Ornella Muti. Abbiamo inoltre un brillante Renato Pozzetto nei panni del commissario e il grande Peppino De Filippo, qui alla sua ultima interpretazione (morirà l’anno dopo), più un nutrito stuolo di facce napoletane assolutamente meravigliose (citiamo per tutti il criminale Franco Javarone e il sessualmente ambiguo biscazziere Peppe Barra). In questo film vediamo una Napoli diversa, una Napoli stranamente poco solare e molto cupa che fa da sfondo ad una storia intricatissima fatta di ricatti e omicidi; d’altronde Corbucci stesso ci introduce al racconto mostrando, nei titoli di testa, un cartellone sul quale campeggiano affiancati i volti di Alfred Hitchcock e di Totò, quasi a simboleggiare le due anime e le due facce della medaglia della città stessa. Perfino il mandolino, visto solitamente come simbolo culturale e di allegria, diventa invece veicolo di morte in una girandola di colpi di scena (forse nel finale anche troppi).(…)
L’opinione di motorship dal sito http://www.davinotti.com

Godibile commedia intrisa di giallo, diretta con energia e maestria da Sergio Corbucci. Stellare il cast: si va da un Mastroianni in formissima e bravissimo (come sempre) passando per un superbo Piccoli e un surreale, divertente Renato Pozzetto fino alle splendide Ornella Muti e Zeudy Araya (quest’ultima più convincente della Muti quanto a recitazione). Tanti caratteristi, tra cui la Scagnetti e Iavarone e ultima apparizione dell’immenso Peppino De Filippo. Assolutamente da non perdere.

Giallo napoletano banner foto

Giallo napoletano foto 10

Giallo napoletano foto 9

Giallo napoletano foto 8

Giallo napoletano foto 7

Giallo napoletano foto 6

Giallo napoletano foto 5

Giallo napoletano foto 4

Giallo napoletano foto 3

Giallo napoletano foto 2

Giallo napoletano locandina 4

Giallo napoletano locandina 3

Giallo napoletano locandina 2

marzo 14, 2014 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

Claudine Auger Photogallery

Files Pictures of French Actress Claudine Auger

 

Claudine Auger Photobook 18

 

Claudine Auger Photobook 17

 

Claudine Auger Photobook 16

 

Claudine Auger Photobook 15

 

Claudine Auger Photobook 14

 

Succesful fashion show

 

Claudine Auger Photobook 12Claudine Auger Photobook 11

 

Claudine Auger Photobook 10

 

Claudine Auger Photobook 9

 

Claudine Auger Photobook 8

 

Claudine Auger Photobook 7

 

Claudine Auger Photobook 6

 

Claudine Auger Photobook 5

 

Claudine Auger Photobook 4

 

Claudine Auger Photobook 3

 

Claudine Auger Photobook 2

 

Claudine Auger Photobook 1

 

Claudine Auger Photobook 20

marzo 13, 2014 Pubblicato da: | Photogallery | | Lascia un commento

Corinne Clery Photogallery

Corinne Clery Photogallery 19

 

Corinne Clery Photogallery 18

 

Corinne Clery Photogallery 17

 

Corinne Clery Photogallery 16

 

Corinne Clery Photogallery 15

 

Corinne Clery Photogallery 14

 

Corinne Clery Photogallery 13

 

Corinne Clery Photogallery 12

 

Corinne Clery Photogallery 11

 

Corinne Clery Photogallery 10

 

Corinne Clery Photogallery 9

 

Corinne Clery Photogallery 8

 

Corinne Clery Photogallery 7

 

Corinne Clery Photogallery 6

 

Corinne Clery Photogallery 5

 

Corinne Clery Photogallery 4

 

Corinne Clery Photogallery 3

 

Corinne Clery Photogallery 2

 

Corinne Clery Photogallery 1

 

Corinne Clery Photogallery 20

marzo 13, 2014 Pubblicato da: | Photogallery | | Lascia un commento