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Il comune senso del pudore

Il comune senso del pudore locandina

Il comune senso del pudore è un film del 1975, diretto da Alberto Sordi,  strutturato in 4 episodi.

Nel 1° episodio, protagonista lo stesso Sordi, Giacinto, un operaio, decide di andare a cinema con sua moglie; attirato da un titolo ambiguo, finisce per capitare su una pellicola a luci rosse, con grosso imbarazzo della moglie. Nonostante vaghi con la stessa alla ricerca di un film decente, si imbatterà solo in pellicole sexy se non hard; tuttavia, in qualche modo, la moglie di Giacinto ne subirà il perverso fascino.

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Philippe Noiret

Il 2° episodio un giovane intellettuale idealista viene assunto in qualità di direttore di una rivista pornografica; la cosa gli porterà indubbi vantaggi, ma anche un mandato di cattura per una serie di reati contro la morale. Tutto sommato la cosa non gli dispiacerà, essendo fortemente convinto di svolgere un ruolo di paladino della libertà di costume.

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La sequenza divertente della fuga dal set di Dagmar Lassander

Nel 3° episodio la moglie di un feroce nemico della stampa porno, un pretore tutto d’un pezzo, ma fondamentalmente ipocrita, scoprirà proprio nelle letture porno qualcosa che le servirà per riattivare il rapporto con il marito.

Il 4° episodio vede protagonista un’attrice, pluri premiata, che sul set di un film rifiuta categoricamente una scena ardita, mettendo in crisi sia la produzione, sia il produttore stesso, che nel film ha puntato anche soldi che non aveva. L’intervento di una serie di persone, un sacerdote, uno psicologo e altri, riporterà il tutto a posto.

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Alberto Sordi e Rossana Di Lorenzo

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Florinda Bolkan e Cochi Ponzoni

I quattro episodi, tutti legati al tema sesso, al comune senso del pudore, come cita il titolo, vorrebbero essere nelle intenzioni dell’attore romano una messa alla berlina di situazioni e morale predominanti nella società; il tutto commentato e illustrato con ironia e a volte con sarcasmo. In realtà alla fine vien fuori un prodotto molto modesto, illuminato solo a tratti dalla presenza dei volenterosi attori presenti, Philippe Noiret, Claudia Cardinale, Silvia Dionisio, Dagmar Lassander. Troppo fragili gli episodi, troppo poco approfondita la parte di denuncia, a tutto scapito della profondità del film, che appare più un assieme di macchiette e di gag che una fustigazione del costume.

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Gli episodi non sono nemmeno male; gradevole per esempio quello con protagonista Sordi e l’inseparabile moglie cinematografica, Rossana Di Lorenzo, alle prese con una serie di pellicole dal chiaro sapore osceno. Divertente, per esempio, la parte ambientata in un cinema durante la visione di una pellicola in cui la protagonista sta per esibirsi in uno spettacolo osceno con un cavallo. Gradevole anche l’episodio con protagonista la Lassander e Noiret, mentre gli altri due soffrono delle incertezze della sceneggiatura. Sordi è sicuramente stato un grandissimo attore, spesso a disagio però nelle vesti di regista, per una certa tendenza alla superficialità, per l’innato senso del satirico veloce, poco approfondito.

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Silvia Dionisio

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Claudia Cardinale

Il comune senso del pudore, un film di Alberto Sordi. Con Claudia Cardinale, Alberto Sordi, Florinda Bolkan, Philippe Noiret, Cochi Ponzoni,Michele Malaspina, Giacomo Furia, Renzo Marignano, Gisela Hahn, Ugo Gregoretti, Dagmar Lassander, Silvia Dionisio, David Warbeck
durata 130 (123) min. – Italia 1976.

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Alberto Sordi: Giacinto Colonna
Cochi Ponzoni: Ottavio Caramessa
Florinda Bolkan: Loredana Davoli
Claudia Cardinale: Armida Ballarin
Philippe Noiret: Giuseppe Costanzo
Rossana Di Lorenzo: Erminia Colonna
Silvia Dionisio: Orchidea
Giò Stajano: fotografo di moda
Renzo Marignano: regista del film Lady Chatterley
Giacomo Furia: direttore di produzione del film Lady Chatterley
Dagmar Lassander: Ingrid Streissberg
Pino Colizzi: Tiziano Ballarin
Ugo Gregoretti: primo critico
Giulio Cesare Castello: secondo critico
Marina Cicogna: una consulente
Gisela Hahn: Ursula Kerr
Horst Weinert: direttore dell’hotel
Manfred Freyberger: marito di Ingrid
David Warbeck: Mellors (nel film Lady Chatterley)
Franca Scagnetti: cameriera trattoria
Jimmy il Fenomeno: sé stesso
Enrico Marciani: direttore cinema Jolly
Macha Magall: la contessa

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Regia Alberto Sordi
Soggetto Rodolfo Sonego, Alberto Sordi
Sceneggiatura Rodolfo Sonego, Alberto Sordi
Produttore Fausto Saraceni
Fotografia Luigi Kuveiller, Giuseppe Ruzzolini
Montaggio Tatiana Casini Morigi
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Francesco Bronzi, Piero Poletto, Luciano Puccini
Costumi Bruna Parmesan

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L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Filmetto senza picchi, un po’ tirato via, qua e là prolisso. La cosa più sorprendente sono le scene piuttosto spinte che Sordi e la moglie vedono nei vari cinema. La ragazza che (qualcosa si vede, qualcosa si intuisce) è protagonista dell’ippofilo film “La cavalcata” (che non esiste) è Macha Magall, che ha fatto il vero La Bestia in calore, con Salvatore Bàccaro. Resta il dubbio se lo stesso Sordi abbia diretto questa scena (e pure quella dell’altro ipotetico film, “Il romanzo di una novizia”).

L’opinione di Ryo dal sito http://www.filmtv.it

Purtroppo in questo film, come in molti altri di Sordi regista, c’è tutta la mediocrità di un attore che è stato un importante strumento d’indagine della società dei suoi tempi in mano a registi di grande calibro e che ha avuto la presunzione di proseguire questa grandiosa opera di satira e di analisi da solo. Ma quale abisso tra il prima e il dopo. L’ampiezza di respiro di certi suoi film come “Il Medico della Mutua”, dove attraverso Sordi venivano analizzate le viscere della società post-industriale e come i cambiamenti politici, economici e tecnologici interagissero con le pulsioni profonde del popolo italiano, è soppiantata da una banalizzazione di fenomeni che avevano una ragione d’essere (in questo caso, la liberazione sessuale, i mutamenti post ’68, etc) e che li rende grotteschi. In questo modo, come con Sordi regista accadrà in seguito, Il film, specie il primo episodio, è peggiore degli aspetti peggiori della società che critica, perchè non riesce a trovare una ragione d’essere, perchè tutto sembra avvolto in una nube di irrazionalità e inspiegabilità, perchè critica svolte ragionevoli e sembra accettare (forse nel tentativo di bilanciare) autentici errori epocali, perchè l’analisi si ferma talmente in superficie che i grandi quadri d’insieme, le visioni macroscopiche dei suoi film da attore, appaiono nostalgicamente lontani. Peccato.

L’opinione Il Dandy dal sito http://www.davinotti.com

Forse è l’ultimo film in cui il Sordi regista ha ancora veramente qualcosa da dire e il suo “qualunquismo” (deboluccio l’episodio del Cochi Ponzoni scrittore) non è ancora squalificato dallo scarto generazionale che lo relegherà nella nostalgia: qui è contemporaneo e ancora graffiante (spassosissimo l’episodio con Philippe Noiret produttore, mentre quello con la Cardinale moglie di un giudice censore vale soprattutto come documento d’epoca). Il meglio è ovviamente l’episodio con Sordi attore: “Allora noi ve salutamo, annamo ar cinema”…

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maggio 28, 2009 Posted by | Erotico | , , , , , , | 3 commenti

Lo stallone

Lo stallone locandina

Cupo, fosco dramma famigliare diretto da Tiziano Longo nel 1975, su un soggetto sceneggiato da Paolo Barberio, Tiziano Longo e Piero Regnoli. Daniela, una bella ragazza unica figlia di una coppia borghese, è morbosamente attaccata al padre Guido.

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Dagmar Lassander

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Gianni Macchia

Lo lega a lui un affetto che sfocia in patologico, una sorta di complesso di Edipo al femminile; quando la ragazza incontra Valerio, un giovane artista senza un soldo, moralmente ambiguo e libertino, architetta un piano per sbatterlo nelle braccia della mamma Francesca, una donna ancora piacente, che ricorda con nostalgia i tempi in cui il marito la desiderava ancora. Francesca assiste anche ad un amplesso tra la figlia e il giovane pittore, restandone fortemente turbata. Si offre al marito, che però è distratto ed immerso nei suoi pensieri. Così quando accetterà la corte interessata del giovane, riscoprirà il piacere dei sensi.

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Giorgio Ardisson (Guido) e Dagmar Lassander (Francesca)

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Il marito accortosi della relazione, reagisce in maniera contraria ai desideri della figlia Daniela: guarda dapprima con distacco alla cosa, per poi prenderla come un diversivo erotico, che riaccende in qualche modo i suoi sensi sopiti, ridando slancio in questo modo alla relazione con la moglie.Ma le cose sono destinate a precipitare. La relazione tra Francesca e Valerio è ormai ad un punto di non ritorno, e quando Daniela se ne rende conto, prima che i due possano fuggire assieme, come hanno progettato, uccide i due amanti.

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Lo stallone è un film giocato sul dramma borghese che coinvolge le vite dei protagonisti, l’attempato Guido, interpretato da Giorgio Ardisson, uomo freddo e distante dal suo ruolo istituzionale di amante e marito di Francesca, Dagmar Lassander, donna borghese ancora piacente, trascurata e quindi vulnerabile alle attenzioni maschili, da quella di Daniela, Annarita Grapputo, bella e morbosa ragazza legata da un affetto non propriamente filiale nei confronti del padre.

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E in ultimo dalla figura di Valerio, artista a tempo perso, interpretato dal bel tenebroso Gianni Macchia, autentico perno della storia, inusuale menage a quattro con protagonisti  che non suscitano in realtà grandi simpatie, persi come sono dietro meschine lotte per appagare le loro morbosità. Il film, non brutto, cerca in qualche modo di accennare alle psicologie dei personaggi, perdendosi spesso nella descrizione degli incontri erotici dei protagonisti, basandosi più che altro sulle numerose scene di nudo del film stesso, in cui predomina la figura di Francesca, a tratti ambigua, in bilico tra il legame con il marito, che all’inizio la trascura e la respinge per scoprire in seguito un morboso interesse quando la donna si sarà concessa all’amante, arrivando a spiare con un binocolo i loro incontri erotici.

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Francesca è interpretata da una Dagmar Lassander magrissima, quasi anoressica, brava comunque a dare credibilità al suo personaggio, esprimendo il tormento di una donna che si vede sfiorire senza alcuna attenzione da parte dell’uomo che ha sposato tanti anni prima. Brava anche Annarita Grapputo, nel ruolo di un personaggio che definire morboso è riduttivo, quella Daniela che si spingerebbe volentieri sui sentieri proibiti dell’incesto.

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Nota di merito anche per Ardisson e Macchia, i due amanti della donna, per un film che tutto sommato ha un suo interesse, anche se, come già detto, giocato troppo sull’aspetto sesso e meno su quello psicologico.

Lo stallone, un film di Tiziano Longo del 1975, con Stefano Amato, George Ardisson, Annarita Grapputo, Dagmar Lassander, Gianni Macchia, Domenico Palma. Prodotto in Italia. Durata: 85 minuti.

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Annarita Grapputo: Daniela
Gianni Macchia: Valerio
Dagmar Lassander: Francesca
Giorgio Ardisson: Guido

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Regia Tiziano Longo
Soggetto Piero Regnoli
Sceneggiatura Tiziano Longo, Piero Regnoli, Paolo Barbario
Produttore Lucio Giuliani
Fotografia Antonio Maccoppi
Montaggio Mario Gargiulo
Musiche Stefano Liberati, Elio Maestosi
Scenografia Franco Bottari
Costumi Liliana Calli

maggio 21, 2009 Posted by | Erotico | , , | 3 commenti

La lupa mannara

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Daniela, giovane e bella donna, è affetta da gravi problemi psichici, in seguito alla violenza subita quando era ancora un’adolescente. Inoltre è affetta da una grave forma di licantropia, ereditata da una sua antenata, che una sera lei sogna mentre viene braccata e infine catturata dai contadini inferociti dalla perdita di molti di loro, assaliti dalla donna per soddisfare la brama di sangue.

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Il giorno dopo a casa di Daniela e di suo padre, un conte, arriva Irene, la bellissima sorella appena convolata a nozze con il giovane Fabian. La ragazza, la sera, spia i due mentre consumano un amplesso, si fa seguire dal giovane Fabian e nel bosco prima lo seduce e poi lo sbrana, gettandolo infine giù da una rupe.

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Ricoverata in un ospedale psichiatrico, Daniela viene curata da un dottore, convinto che le turbe psichiche della ragazza siano frutto dell’immedesimazione della stessa con la sua antenata, fatto acuito dal ritrovamento, da parte di Daniela, di vecchi scritti e di un medaglione raffigurante la sua antenata nel quale il volto della nobile è praticamente identico al suo. Con l’aiuto di una ricoverata nell’istituto, Daniela riesce a fuggire, subito dopo averla uccisa.

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Appena libera la ragazza uccide anche due amanti in un casolare, e subito dopo un uomo che aveva cercato di usarle violenza. Sarà accanto ad un giovane stunt man che Daniela ritroverà la speranza di poter vivere una vita normale, ma una sera, mentre è sola in casa, viene stuprata da tre uomini che poi uccidono il giovane che nel frattempo era tornato a casa. La ragazza, sconvolta, si metterà alla ricerca dei tre assassini, li ucciderà tutti, e si troverà alla fine alla resa dei conti con la polizia, che ormai le è alle costole.

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Film del 1976, diretto da Rino Di Silvestro che si firma Alex Berger, La lupa mannara è un curioso mix di vari generi; si passa dall’horror, peraltro limitato fortemente dal trucco di Annyk Borel, l’attrice che impersona Daniela, un trucco abbastanza ingenuo, fatto con pochi peli e qualche rivolo di bava alla bocca, al thriller, che è poi l’impianto del film; il finale è il classico violenza/vendetta, e per tutto il film abbondano scene di nudo, anche se va detto che no ci sono mai immagini davvero esplicite. Le due protagoniste, la sconosciuta Annyk Borel, che interpreta Daniela e la splendida Dagmar Lassander, qui in un ruolo marginale,

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quello della sorella di Daniela, Irene, se la cavano discretamente, così come appare convincente la prova di Howard Ross. Va segnalato che questo film, fino all’anno scorso, era oggetto di una ricerca forsennata da parte degli amanti del genere, e che oggi è finalmente disponibile la sua versione in dvd. Un film di valore accettabile, non di certo trash, come segnalato da qualcuno, anche se di sangue ne scorre poco, e le scene memorabili sono praticamente inesistenti. Si segnala anche la presenza del grande Tino Carraro nel ruolo del conte padre delle due sorelle.

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La lupa mannara,un film di Rino Di Silvestro. Con Tino Carraro, Dagmar Lassander, Howard Ross, Annik Borel,Andrea Scotti, Salvatore Billa, Frederick Stafford, Elio Zamuto, Osvaldo Ruggeri, Renata Franco, Giuliana Giuliani, Pietro Torrisi

Horror, durata 92 min. – Italia 1976.

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Annik Borel: Daniela Neseri
Howard Ross: Luca Mondini
Dagmar Lassander: Elena Neseri
Tino Carraro: conte Neseri
Elio Zamuto: psichiatra
Pietro Torrisi: Alvaro
Andrea Scotti: sig. Arrighi
Frederick Stafford: ispettore Modica

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Regia Rino Di Silvestro
Sceneggiatura Rino Di Silvestro, Howard Ross
Produttore Diego Alchimede, Mickey Zide
Casa di produzione Dialchi Film
Fotografia Mario Capriotti, Dennis Kull
Montaggio Alys Chalmers, Angelo Curi
Musiche Coriolano Gori, Susan Nicoletti

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L’opinione del sito http://www.splattercontainer.com

La parte migliore sono sicuramente gli ultimi venti minuti, dove la storia comincia finalmente un po’ ad evolversi fino ad arrivare al finale amaro ed azzeccato.
La Lupa Mannara si può definire come un horror particolare, con tutto ciò che ne consegue. Senza dubbio con molti difetti e lontano dall’essere un bel film, ma se non altro dotato di qualche buona idea che riesce a farlo stare un po’ a galla. Gli appassionati potrebbero anche farci un pensierino.

L’opinione del sito http://www.exxagon.it

Leggiamo cosa dice il regista: “La protagonista del film doveva essere una donna realmente in grado di calarsi in una licantropa… Annick Borel, non truccata, era incredibilmente simile a un lupo (complimentoni!). La trovai in Svizzera, era un’aspirante attrice amica di un produttore. Le feci un provino e scrissi la sceneggiatura apposta su di lei. Non credo che nessuno abbia mai trattato il tema della licantropia col mio stesso rigore scientifico. Io non sono caduto nel tranello di portare sullo schermo gli ululati. Ho preso il passato ancestrale del personaggio, una condizione di vita frustrante nella sessualità, in più ho voluto inserire l’elemento naturalistico: la luna piena”* Messa giù così sembra di trovarsi davanti ad un capolavoro, in verità La lupa mannara è troppo intriso di elementi poveristici e sessuali per poter essere preso sul serio, anche se, va detto, l’approccio psicodinamico/medico al posto di quello puramente folkloristico non è malaccio. Ma è una goccia nel mare. Il film passa dall’essere all’inizio un horror, sconfina nel thriller/drama, per poi approdare al rape&revenge, in quest’ultimo frangente rendendosi anche interessante. Il “vero” sangue si limita a poche scene (un’accettata, una forbiciata, qualche morso) mentre il resto della pellicola si assesta sul nudo di varie attrici, sulle urla disumane della Borel (forse erano meglio gli ululati), sulla musica funky da pornazzo. Non si offre molto altro allo spettatore per poter tenere desta la sua attenzione e anche la paura (se di paura si può parlare) si limita ad una sola scena in cui in una stanza appare una donna sderenata. Pessimo il trucco da lupa mannara applicato alla protagonista: naso da cane sulla faccia e mammelle pelose. Imperdibile. La sequela di disgrazie che perseguita Daniela Nasseri è inverosimile e il film finisce in una maniera davvero insoddisfacente. Se volete vedere un bel film sui lupi mannari questo non è quello che fa per voi e se voleste vedere un film erotico La lupa mannara non offre “abbastanza”. Qualcosa si salva, ok, ma anche se non sconsigliato, questo film rimane una chicca per i trash-seekers.

L’opinione del sito http://www.antrodellorco.wordpress.com

Della serie: “poche idee, ma confuse”, questa pellicola è uno strano mixer di generi che spaziano dall’horror, all’erotico, al poliziottesco nel tentativo di riunire in un unico calderone le pellicole più in voga in quel degli anni ’70.
Di certo l’azione e la violenza non mancano, come pure l’erotismo (coadiuvato dalle procaci forme della Lassander e la sensualità della Borel), ma la venatura orrorifica è vagamente delineata e lasciata scivolare quasi con distrazione confusa nella storia. Allo spettatore non sarà mai dato di capire se Daniela è solo una povera folle assassina segnata dai traumi subiti o se invece è veramente affetta da licantropia e sotto l’influsso dell’antenata strega/lupa mannara (le trasformazioni a cui assistiamo sono solo quelle della ava durante gli incubi della ragazza).
Dopo anni di latitanza la pellicola è stata recuperata dalla RAROVIDEO in un discreto formato audio/video.
Anche se lascia il tempo che trova il film scorre e si lascia vedere, proprio come tanti altri prodotti dell’epoca.

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aprile 9, 2009 Posted by | Horror | , , , | 4 commenti

Femina ridens

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Un uomo cresciuto con la convinzione che le donne siano simili alle mantidi religiose, abituate a divorare il maschio dopo l’accoppiamento; una donna che accetterà supinamente il ruolo di vittima sacrificale delle deviazioni di lui, e che si rivelerà essere ben altro. Questo lo schema, l’impianto di Femina ridens, un thriller anomalo targato Pietro Schivazappa, girato nel 1969 con due attori non particolarmente conosciuti, all’epoca: la bellissima Dagmar Lassander e un insolitamente biondo Philippe Leroy.

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Philippe Leroy

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Lorenza Guerrieri

Sayer, il dottore traumatizzato, ha sviluppato una sessualità contorta, che lo porta a cercare, nei rapporti sessuali, un ruolo contemplativo, in cui si presenta come aguzzino e torturatore sia fisico che psicologco; la sua morbosità lo porta a cercare un ruolo dominante, e per appagare i suoi istinti, non esita ad assoldare, una volta alla settimana, delle donne che accettino il ruolo supino delle vittime. Per caso ( ma scopriremo che il caso non c’entra nulla), un giorno appare una nuova vittima, Marie, segretaria del dottore. Su di lei la follia contorta dell’uomo trova la massima espressione: le torture psicologiche si sommano a quelle fisiche. La donna viene messa in una piscina e colpita con violenti getti d’acqua, costretta a simulare di avere un rapporto sessuale con un uomo/totem in gomma, sotto gli occhi del dottore e via dicendo.

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Dagmar Lassander

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Maria sembra accettare in qualche modo il suo ruolo, e questo porta il dottore a provare per lei un sentimento diverso dai precedenti; forse si sta innamorando di lei, e dopo aver spinto la donna fin quasi sull’orlo del suiìcidio, le confessa che nei giochi precedenti ha sempre portato il gioco stesso fino alle estreme consguenze, senza però uccidere mai la propria vittima. Per la prima volta il dottore è innamorato e sembra che Marie lo ricambi. Ma la realtà è diversa…..

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Film più psicologico che d’effetto, Femina ridens è un curioso melange di vari generi; dal cinema psicologico al thriller, dall’erotico, peraltro assolutamente castigato, all’horror. Ma in realtà non appartiene a nessun genere ben definito, e si distingue per la morbosa aria di peccato, mai esplicitata nemmeno nei dialoghi, che pervade la pellicola. I due attori sono molto bravi neld elineare i due personaggi; da un lato c’è un Leroy quasi satanico agli inizi, dall’altro una Lassander ingenua al punto giusto

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Il capovolgimento dei ruoli sorprenderà lo spettatore proprio per l’abilità dei due protagonisti nel mascherare, ognuno, le vere motivazioni di quello che vedremo avvenire nel film. Buone le atmosfere, tra il gotico e il dark al punto giusto, buona la musica, d’effetto.

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Femina ridens,un film di Piero Schivazappa. Con Philippe Leroy, Dagmar Lassander, Lorenza Guerrieri, Mirella Pamphili
Drammatico, durata 88 min. – Italia 1969.

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Philippe Leroy: dottor Sayer
Dagmar Lassander: Mary
Lorenza Guerrieri: Gida
Varo Soleri: amministratore
Maria Cumani Quasimodo: segretaria
Mirella Pamphili: prostituta

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Regia Piero Schivazappa
Sceneggiatura Piero Schivazappa
Produttore Giuseppe Zaccariello
Casa di produzione Cemo Film
Fotografia Sante Achilli
Montaggio Carlo Reali
Effetti speciali Carlo Rambaldi
Musiche Stelvio Cipriani
Tema musicale Femina ridens di Giulia De Mutiis-Schivazappa-Cipriani, cantata da Olympia
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Enrico Sabbatini
Trucco Franco Freda

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febbraio 21, 2009 Posted by | Thriller | , , , | 10 commenti

Dagmar Lassander

Dagmar Lassander foto

Anche Dagmar Lassander è stata una delle attrici più desiderate dello schermo nel periodo che va grosso modo dal finire del decennio sessanta alla metà degli anni ottanta. Dagmar,al secolo Dagmar Regine Hader nasce a Praga nel 1943,da madre tedesca e da padre francese; lei resterà sempre cittadina tedesca e sarà in Germania che girerà il suo primo film,nel 1966,Sperrbezirk, regia di Will Tremper.

Due fotogrammi tratti dal film Femina ridens

Bella,bionda, poco teutonica ma dai tratti decisamente scandinavi,la Lassander interpreterà oltre 70 film nel corso della sua carriera,che dura fino ai giorni nostri,nei quali si è riciclata come interprete di fiction.Dopo qualche film non distribuito in Italia,si fa notare in Il club degli assassini,diretto nel 1967 da Werner Jacobs.nel 1969 fa parte del cast di Un caso di coscienza, sotto la regia di Giovanni Grimaldi.

Dagmar Lassander Lo stallone

Una rara immagine tratta dal film Lo stallone

Il tradizionale buco nella serratura,il film è Classe mista

E’ proprio il 1969 l’anno di svolta della sua carriera;interpreta,per la regia di Piero Schivazappa,Femina ridens,ottimo successo sia di critica che di pubblico,al fianco di un biondissimo Philippe Leroy,che interpreta la parte di un dottore che ha paura degli amplessi sessuali. Dagmar mostra seni e qualche nudità fugace,il massimo per la morale del tempo,e tanto basta per farla diventare prigioniera di un clichè,al quale non sfuggiranno moltissime starlet di buone speranze non mantenute.

Dagmar Lassander Il comune senso del pudore
Il comune senso del pudore

Dagmar Lassander La lupa mannara
Dagmar Lassander in La lupa mannara

Dagmar Lassander Atti impuri all'italianaAtti impuri all’italiana

Nel 1970 lavora nel thriller Il rosso segno della follia, per la regia di Mario Bava e nel famoso e scabroso Le foto proibite di una signora per bene,di Luciano Ercoli.E’ un genere cinematografico snobbato dalla critica,ma premiato dal pubblico;l’anno successivo è nel cast di L’iguana dalla lingua di fuoco,di Riccardo Freda,mentre nel 1972 gira Guardami nuda,di Italo Alfaro.

Dagmar Lassander Zucchero miele e peperoncino
Dagmar Lassander e Pippo Franco in Zucchero miele e peperoncino

Dagmar Lassander Occhio malocchio
Con Lino Banfi in Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio

Dagmar Lassander Peccati di gioventuDagmar Lassander con Gloria Guida in Peccati di gioventù

Nel 1973 una parte importante:il regista De Martino la vuole nel film Il consigliori;è al fianco di Martin Balsam e di Thomas Milian,in un film di buon livello sulla mafia.Nel 1974 gira ben 5 film,gli erotici Verginità e Adolescenza perversa,la commedia Basta con la guerra,facciamo l’amore e Una donna per sette bastardi e Assassinio a sangue freddo.La sua notorietà è accresciuta,anche se Dagmar non riesce ad uscire dal clichè che la vuole bella e nuda.

Due immagini dal film Le foto proibite di una signora per bene

Delitto in formula uno

Anche nel 1975 gira essenzialmente commedie velate di erotismo,come Lo stallone,Il solco di pesca,nel quale recita con una giovanissima Gloria Guida e con Martine Brochard e Il vizio ha le calze nere,con Ninetto Davoli e Daniela Giordano.

Nel film Shark

Il 1976 è un anno importante:gira 12 film,un record,con pellicole di buon livello,come Il comune senso del pudore,nel quale è un’attrice che deve girare una scena sexy e all’ultimo momento fa ammattire il regista rifiutando il ruolo;partecipa al film di Di Leo Gli amici di Nick Hezard e a Il corsaro nero,di Sollima.

Un fotogramma del film Peccati di gioventù

Sembrerebbe la consacrazione definitiva,anche se in un certo tipo di cinema,per l’attrice tedesca;viceversa la crisi del cinema,dapprima solo leggera,poi sensibile,la porta ad accettare ruoli che non sfuggono al clichè dominante;finita l’epoca dell’erotismo conventuale e dei decamerotici,si affaccia la commedia erotica all’italiana,che la vedono protagonista in film di basso livello,come W la foca,anche se non mancano buone prove in pellicole per tutta la famiglia,come Piedone l’africano,al fianco di Bud Spencer.

Dagmar Lassander Pelle su pelle

Pelle su pelle

Continuano le sue apparizioni nei film commedia,come Zucchero miele e peperoncino e Occhio malocchio,prezzemolo e finocchio,commedie che strizzano l’occhio al sexy,pur essendo dignitose,in confronto all’ultima generazione di film anni 80,quella del filone Pierino.

da allora le sue partecipazioni in film destinati al grande schermo si diradano;a parte Topo Galileo,di Laudadio e Il piacere,di Joe D’amato,l’unico film di gran livello in cui recita è La famiglia,di Ettore Scola.

Dagmar Lassander gli amici di Nick Hezard
Gli amici di Nick Hezard

Da quel momento il cinema sembra dimenticarsi di lei,che migra sul piccolo schermo,con buoni risultati;è nei cast di I ragazzi della 3 C e I ragazzi del muretto,grossi successi di pubblico.E’ l’ultima apparizione sugli schermi italiani,datata 1991;da quel momento la bella Dagmar scompare anche dagli schermi televisivi.

Dagmar Lassander Guardami nuda

Con Ugo Pagliai in Guardami nuda

Anche lei,come molte attrici che hanno conosciuto il successo nei 20 anni trascorsi tra l’epoca d’oro del cinema,dai metà anni 60 a i metà anni 80,non ha potuto esprimersi ai livelli per i quali era sicuramente portata,simpatica,fresca,conturbante ma non bomba sexy,Dagmar ha visto la sua carriera oscillare tra interpretazioni di buon livello e partecipazioni a film pecorecci,quelli di cassetta e per palati grossi.

Dagmar Lassander Classe mista
Classe mista

Ligeia forever

Sas a San Salvador

Dagmar Lassander L'iguana dalla lingua di fuoco
L’iguana con la lingua di fuoco

Dagmar Lassander Un caso di coscienza
Un caso di coscienza

Dagmar Lassander W la foca
W la foca

Dagmar Lassander Il rosso segno della follia
Il rosso segno della follia

Dagmar Lassander Ritornano quelli della calibro 38
Ritornano quelli della calibro 38

Dagmar Lassander Andrea l'esasperazione dell'amore nel desiderio femminile

Andrea,l’esasperazione dell’amore nel desiderio femminile

Dagmar Lassander Black cat gatto nero
Black cat

Quella villa accanto al cimitero

La donna che violentò se stessa 

Dagmar Lassander Il corsaro nero
Dagmar Lassander in Il corsaro nero

Dagmar Lassander Una donna per 7 bastardi
Una donna per sette bastardi

Dagmar Lassander Il consigliori
Il consigliori

Il vizio ha le calze nere

Emanuelle nera n.2

Dagmar Lassander-La famiglia

La famiglia

Dagmar Lassander-Il piacere

Il piacere

Dagmar Lassander-Andrée - l'esasperazione del desiderio nell'amore femminile

Andrè, l’esasperazione dell’amore nel desiderio femminile

Dagmar Lassander-Straßenbekanntschaften auf St. Pauli

Straßenbekanntschaften auf St. Pauli

Dagmar Lassander Basta con la guerra facciamo l'amore

Basta con la guerra facciamo l’amore

Dagmar Lassander L'adolescente

L’adolescente

dagmar-lassander-von-haut-zu-haut

Von haut zu haut

                                                                                                              Das wunder

                                                                                                   I gabbiani volano basso

                                                                                                           Sfida sul fondo

                                                                                                                  Tommaso

Sperrbezirk, regia di Will Tremper (1966)

Orgel und Raketen (1967)

Jerry Cotton (1967)

Il club degli assassini (Der Mörderclub von Brooklyn), regia di Werner Jacobs (1967)

Straßenbekanntschaften auf St. Pauli, regia di Werner Klinger (1968)

Andrea – Wie ein Blatt auf nackter Haut, regia di Hans Schott-Schöbinger 1968

Quartett im Bett, regia di Ulrich Shamoni 1968

Von Haut zu Haut, regia di Hans Schott-Schöbinger (1969)

Un caso di coscienza, regia di Giovanni Grimaldi (1969)

Femina ridens, regia di Piero Schivazappa (1969)

Alibi nella luce rossa, regia di José Gutiérrez Maesso (1970)

Il rosso segno della follia, regia di Mario Bava (1970)

Le foto proibite di una signora per bene, regia di Luciano Ercoli (1970)

L’iguana dalla lingua di fuoco, regia di Riccardo Freda (1971)

Guardami nuda, regia di Italo Alfaro (1972)

Il consigliori, regia di Alberto De Martino (1973)

Verginità, regia di Marcello Andrei (1974)

Adolescenza perversa, regia di José Bénazéraf (1974)

Basta con la guerra… facciamo l’amore, regia di Andrea Bianchi (1974)

Una donna per sette bastardi, regia di Roberto Bianchi Montero (1974)

Assassinio a sangue freddo (Pusteblume / Der wilde Blonde mit der heißen Maschine), regia di Adrian Hoven (1974)

Il vizio ha le calze nere, regia di Tano Cimarosa (1975)

Lo stallone, regia di Tiziano Longo (1975)

Il solco di pesca, regia di Maurizio Liverani (1975)

Peccati di gioventù, regia di Silvio Amadio (1975)

Il torcinaso – quando il sangue diventa bollente, regia di Giancarlo Romitelli (1975)

Sfida sul fondo, regia di Melchiade Coletti (1976)

Puttana galera – colpo grosso al penitenziario, regia di Gianfranco Piccioli (1976)

La prima notte di nozze, regia di Corrado Prisco (1976)

La lupa mannara, regia di Rino Di Silvestro (1976)

Frittata all’italiana, regia di Alfonso Brescia (1976)

Il comune senso del pudore, regia di Alberto Sordi (1976)

Classe mista, regia di Mariano Laurenti (1976)

Gli amici di Nick Hezard, regia di Fernando Di Leo (1976)

L’adolescente, regia di Alfonso Brescia (1976)

Emanuelle nera No. 2, regia di Bitto Albertini (1976)

Atti impuri all’italiana, regia di Oscar Brazzi (1976)

Il corsaro nero, regia di Sergio Sollima (1976)

Ritornano quelli della calibro 38, regia di Giuseppe Vari (1977)

Niñas… al salón, regia di Vicente Escrivá (1977)

Zavrashtane ot Rim, serie TV, regia di Ilya Velchev (1977)

I gabbiani volano basso, regia di Giorgio Cristallini 1978

Piedone l’africano, regia di Steno 1978

I racconti fantastici di Edgar Allan Poe, regia di Daniele D’Anza, miniserie TV (1979)

Zucchero, miele e peperoncino, regia di Sergio Martino (1980)

Black Cat (Gatto nero), regia di Lucio Fulci (1981)

Quella villa accanto al cimitero, regia di Lucio Fulci (1981)

W la Foca!, regia di Nando Cicero (1982)

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, regia di Sergio Martino (1983)

S.A.S. à San Salvador, regia di Raoul Coutard (1983)

Delitto in Formula Uno, regia di Bruno Corbucci (1984)

…e la vita continua, film TV, regia di Dino Risi (1984)

Shark: Rosso nell’oceano, regia di Lamberto Bava (1984)

La Piovra 2, serie TV, regia di Florestano Vancini (1985)

Aeroporto internazionale, serie TV, regia di Enzo Tarquini (1985)

Il piacere, regia di Joe D’Amato (1985)

Das Wunder, regia di Eckhardt Schmidt (1985)

Affari di famiglia, film TV, regia di Marcello Fondato (1986)

Topo Galileo, regia di Francesco Laudadio (1987)

L’ingranaggio, regia di Silverio Blasi (1987)

La famiglia, regia di Ettore Scola (1987)

I ragazzi della 3 C, serie TV, regia di Claudio Risi (1987)

Cerco l’amore, miniserie TV, regia di Paolo Fondato (1988)

Passi d’amore, regia di Sergio Sollima (1989)

I ragazzi della 3 C – La seconda serie, serie TV, regia di Claudio Risi (1989)

I ragazzi del muretto, serie TV, regia di Gianluigi Calderone, Ruggero Deodato, Lodovico Gasparini, Gianfrancesco Lazotti, Paolo Poeti, Rodolfo Roberti, Nini Salerno e Tomaso Sherman (1991)

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luglio 31, 2008 Posted by | Biografie | | 6 commenti