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Una cavalla tutta nuda

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Fate un giro su internet, digitate il titolo di questo film (ammiccante e francamente fuorviante) e vi imbatterete, una volta tanto, nel ribaltamento speculare dei ruoli critica/pubblico. Incredibilmente, per un film a sottile, sottilissima venatura erotica, identificabile in minima parte con il genere decamerotico, del quale ha soltanto l’ambientazione medioevale, c’è parte della critica che da giudizi di assoluzione, quando non anche positivi, e il pubblico che stronca senza appello il film.

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Renzo Montagnani è Guffardo

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Barbara Bouchet è Madonna Gemmata, Don Backy è Folcacchio

Un errore davvero grave, quello di alcuni recensori di questa seconda categoria, perchè Una cavalla tutta nuda, del regista Franco Rossetti, datato 1972, è forse uno dei pochi film di derivazione boccaccesca a presentare alcuni elementi di novità. Il primo dei quali è l’avere una trama organica, con due personaggi che si muovono lungo un percorso lineare, senza la consueta babele di racconti pecorecci di mogli fedifraghe e mariti cornuti, di frati gaudenti e servette vogliose.

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L’incantesimo spassoso su Madonna Gemmata

La seconda caratteristica è la quasi totale assenza di scene erotiche, fatta salva quella spassosa dell’incantesimo donna/cavalla, in cui è protagonista una splendida Barbara Bouchet. Il resto del film si muove su binari coerenti, seguendo le avventure di Folcacchio de Folcacchieri (il cantante Don Backy), un simpatico gaglioffo, di quelli candidi, ingenui ma alla bisogna scaltri  e di Guffardo De Bardi (Renzo Montagnani), paesano scultore angariato da una moglie corpulenta e traditrice, che lo fa becco sotto i suoi occhi, con tacita rassegnazione dello stesso Guffardo.

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I due passeranno attraverso la campagne toscane, destinazione Volterra imbattendosi in situazioni paradossali. Sono incaricati, dal curato del loro paese, di portare un’ambasciata al vescovo di quella città per chiedere un aiuto economico e combattere così la siccità che devasta la zona. I due, in viaggio si imbatteranno dapprima in un tonto villico, Niccolò, al quale l’abile Folcacchio farà credere di essere in grado di tramutare la bellissima moglie Gemmata (Barbara Bouchet), e che quindi lo farà becco mentre Niccolò regge il moccolo nella stalla.

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Poco avanti si imbatteranno in un furbo gaglioffo, Mattias, che si farà beffe della loro ingenuità rubando vestiti e cavalli. I due compagni d’avventura, per vestirsi e mangiare, si fingeranno modelli e durante le pose per la realizzazione di un quadro su Adamo ed Eva, faranno credere di essere appestati, e in questo modo riusciranno a procurarsi il necessario per proseguire il loro viaggio. Che apparentemente termina a Volterra; dove però, fanno una figura terribile, avendo dimenticato il messaggio del loro curato. Condannati al rogo per aver irriso il vescovo, assieme al gaglioffo Matias, catturato per le sue malefatte, Folcacchio e Guffardo riusciranno a scampare al rogo grazie ad un amico di quest’ultimo, e si rifugeranno in un convento.

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Qui, in fondo al pozzo che da acqua ai frati, troveranno un forziere pieno di monete e torneranno, dopo aver reso pan per focaccia allo scaltro Matias al loro borgo natio, dove faranno credere al curato di aver ricevuto dal vescovo l’ingente somma in loro possesso. Ma Matias, per vendicarsi, rivela ai frati la destinazione dei due, con il risultato finale che gli stessi frati si rimpossesseranno dei loro averi.

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Ai due compagni d’avventura non resta che tornare a casa; Guffardo riuscirà finalmente a tener testa alla moglie mentre Folcacchio, che stava partendo all’avventura, si imbatterà nel tonto Niccolò e questa volta compirà il prodigio. Farà credere al villico di aver trasformato sua moglie Gemmata in una magnifica cavalla bianca e con la donna finalmente libera, partirà verso il suo destino.

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Film tutto sommato piacevole, non volgare, in cui i due protagonsti, il cantante Don Backy e lo scanzonato Renzo Montagnani prestano i loro volti sorridenti, guasconi e scaltri ai due personaggi di Folcacchio e Guffardo, che attraversano la splendida campagna toscana fotografata alla perfezione, in un tripudio di colori. Un film certamente non memorabile, ma che ha  la dote di far passare 90 minuti strappando qualche risata e soprattutto non ammorbando lo schermo con le solite sconcezze erotiche o con le inevitabili trivialità

Una cavalla tutta nuda, un film di Franco Rossetti. Con Don Backy, Barbara Bouchet, Vittorio Congia, Renzo Montagnani,Carla Romanelli, Piero Vida, Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Ghigo Masino, Pietro Torrisi
Commedia, durata 92 min. – Italia 1972.

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Una cavalla tutta nuda banner protagonisti

Don Backy: Folcacchio de’ Folcacchieri
Barbara Bouchet: Gemmata
Renzo Montagnani: Gulfardo de’ Bardi
Vittorio Congia: Matias
Leopoldo Trieste: Nicolò, marito di Gemmata
Edda Ferronao: moglie dell’oste
Carla Romanelli: Pampinea

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Regia Franco Rossetti
Soggetto Franco Rossetti, liberamente ispirato a novelle di Giovanni Boccaccio e Franco Sacchetti
Sceneggiatura Franco Rossetti, con la collaborazione di Francesco Milizia e Nelda Minucci
Produttore Jack Lauder, Franco Rossetti
Casa di produzione Hubris Films
Fotografia Roberto Girometti
Montaggio Mario Morra
Musiche Don Backy[1] e Detto Mariano
Scenografia Gaia Romanini
Costumi Gaia Romanini
Trucco Ada Morandi

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Maggio 15, 2009 Pubblicato da: | Erotico | , , , , | Lascia un commento

Jus primae noctis

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Ariberto da Ficulle è un piccolo nobile, arrogante e arrivista; per poter diventare signore di un feudo ha però bisogno di impalmare una nobildonna. Così sceglie di sposare Matilde, nipote del re, ma brutta da far spavento. Ariberto, frustrato, decide di angariare i suoi nuovi sudditi per sfogare la sua rabbia, e grazie ad un piccolo manipolo di mercenari e al suo nuovo potere di signore, prende a tiranneggiare i sudditi con balzelli di ogni genere.

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Lando Buzzanca è Ariberto da Ficulle

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Renzo Montagnani è Gandolfo

Ma non tutti i villani sono disposti ad accettare il volere del signore; tra essi c’è Gandolfo, cervello finissimo e lucido, che si ribella alla tirannia, giocando tiri birboni ai danni di Ariberto. Che, stanco di essere preso in giro dal paesano, decide di ripristinare l’antica usanza dello Jus primae noctis, il diritto feudale del signore di giacere con la sposa nella prima notte di nozze. Gandolfo è innamorato di Venerata, una bellissima ragazza, e alla fine è costretto, cadendo in un tranello, a sposarla.

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La bellissima Marilu Tolo è Venerata

Per Ariberto è il trionfo; ma proprio nel momento in cui si appresta a giacere con la donna, uno squillo di campane annuncia una rivolta popolare, al capo della quale c’è l’astuto Gandolfo, che come vendetta consuma la sua prima notte davanti al deposto signore. Cacciato dal suo feudo, Ariberto viaggia verso Roma per chiedere aiuto al papa.

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Tra tutti i film del filone erotico-medioevale, questo di Pasquale Festa Campanile, Jus primae noctis, si segnala per una trama organica, per la presenza di bellissime donne, tra le quali vanno segnalate Marilu Tolo, una giovane e bella Enrica Bonaccorti, Ely Galleani, la compianta Ria De Simone.
Tra gli uomini, accanto ad un gigione Buzzanca, che in quel periodo girava una montagna di film, c’erano Montagnani, splendido e ironico nel ruolo di Gandolfo, il grande Paolo Stoppa e il caratterista Felice Andreasi.

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Enrica Bonaccorti

Jus primae noctis, un film  di Pasquale Festa Campanile,con Lando Buzzanca, Renzo Montagnani, Marilu’ Tolo, Felice Andreasi, Paolo Stoppa,Ely Galleani,Enrica Bonaccorti,Ria De Simone

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Jus primae noctis protagonisti

Lando Buzzanca     …     Ariberto da Ficulle
Renzo Montagnani    …     Gandolfo
Marilù Tolo    …     Venerata
Felice Andreasi    …     Frate Puccio
Toni Ucci    …     Guidone
Paolo Stoppa    …     Il papa
Gino Pernice    …     Marculfo
Alberto Sorrentino    Un mercenario
Giancarlo Cobelli    …     Curiale
Ely Galleani    …     Beata

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Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Ugo Liberatore
Sceneggiatura Pasquale Festa Campanile
Ottavio Jemma
Luigi Malerba
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Nino Baragli
Musiche Riz Ortolani

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settembre 27, 2008 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , , , , | 2 commenti

Fiorina la vacca

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L’azione si svolge in Veneto,nel 1500,tra contadini,villani mariti cornuti e mogli fedifraghe; la protagonista è Fiorina, una bella vacca bianca pezzata di nero,che finisce in molte mani. In origine Fiorina appartiene a Ruzante,un contadino che non possiede null’altra ricchezza che la vacca; ma un giorno è costretto a venderla, perchè la sua unica possibilità di guadagnare denaro è diventare un mercenario.

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La vende a Menego,bifolco senza denaro, che per comprarla usa i soldi di sua moglie; l’uomo,raggirato,perderà ben presto sia la vacca che la moglie. Michelon, l’autore della beffa in combutta con Guglielmina, moglie di Menego, affida Fiorina la vacca a sua moglie.

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La donna,incantata da un suonatore ambulante,cede alle lusinghe del sesso e mentre giace soddisfatta nel suo letto,si vede portar via la vacca dall’occasionale amante e dai suoi complici, altri due suonatori ambulanti.

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Le peripezie della vacca però non terminano qui; acquistata da Sandron,viene portata in una stalla,dove però viene rubata da tre soldati di ventura che a loro volta la vendono al ricco Beolco. L’uomo ha un’amante, ma si è stancato di essa così incarica un ruffiano di procurargli un’altra amante. E il ruffiano porta da Beolco la moglie di Ruzante,ormai ridotta alla fame.

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Ruzante ritorna dalla guerra,stanco,affamato e sfiduciato; va a cercare la moglie, ma scopre che è diventata l’amante, peraltro contenta,di Beolco; allora sfida le guardie di quest’ultimo, ma viene sconfitto,bastonato e umiliato, mentre la moglie lo caccia via.

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Commedia pecoreccia con il pregio di muovere qualche risata,e con un cast di ottimi comprimari,oltre che di splendide attrici fra le quali una giovanissima Ornella Muti,Angela Covello,Janet Agren,Eva Aulin,Jenny Tamburi.

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un film di Vittorio De Sisti. Con Ornella Muti,Janet Agren, Gianni Macchia, Gastone Moschin, Mario Carotenuto, Renzo Montagnani, Piero Vida, Ewa Aulin, Giorgio Dolfin, Graziella Galvani, Sergio Tramonti, Jenny Tamburi, Felice Andreasi, Angela Covello, Salvatore Baccaro. Genere Commedia, colore 103 minuti. – Produzione Italia 1972

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Janet Agren: Tazia
Felice Andreasi: Compare Michelon
Eva Aulin: Giacomina
Rodolfo Baldini: amante di Teresa
Mario Carotenuto: padron Beolco
Angela Covello: Fiorina
Attilio Duse: Sandron
Graziella Galvani: Betta
Gianni Macchia: Checco
Renzo Montagnani: Compare Menico
Ornella Muti: Teresa
Jenny Tamburi: Zanetta
Sergio Tramonti: sarto padovano
Piero Vida: Nane il ‘ruffiano’
Gastone Moschin: Ruzante
Luigi Antonio Guerra: Tonino ‘Stropabusi’

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Regia Vittorio De Sisti
Soggetto Fabio Pittorru, liberamente tratto dai testi del Ruzante
Sceneggiatura Vittorio De Sisti, Fabio Pittorru
Casa di produzione Juma Film
Fotografia Erico Menczer
Montaggio Gabriella Cristiani
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Sergio Canevari
Costumi Sergio Canevari

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luglio 3, 2008 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , , , , , , | 1 commento

Amici miei Atto II

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Abbiamo lasciato il gruppo scanzonato e dissacrante di amici alle prese con il funerale del Perozzi e con l’ultima atroce beffa perpetrata ai danni del pensionato. Monicelli,per riprendere il discorso,affida le vicende all’uso sapiente del flashback,e ci mostra i 5 alle prese con le loro vicende famigliari e con nuove,crudeli ma esilaranti beffe.

C’è il Necchi (questa volta impersonato da Renzo Montagnani) alle prese con la sua perenne gelosia;il Perozzi afflitto come al solito dai suoi problemi,tra i quali un figlio serioso e agli antipodi rispetto al padre; il conte Mascetti,nobile decaduto,che cerca di mantenere la sua dignità,e il Sassaroli,il primario annoiato, alla ricerca della botta di vita,oltre al solito Melandri.

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Le beffe sono di quelle che fanno epoca,come quando il gruppo fa sgomberare la torre di Pisa con la scusa che è pericolante,mentre loro con dei cavi invitano la gente a tirare per evitare che la stessa cada;c’è l’espediente del conte Mascetti,che abbaglia giovani attricette con fiori e inviti a cena,che dopo la rituale notte di sesso,si trasformano in una fuga ignominiosa dello stesso,senza pagare i conti. C’è la distruzione del paesino,con i nostri che vanno in piccoli paesini della Toscana,vestiti di tutto punto come ingegneri o tecnici e comunicano alla gente che proprio sul paese dovrà passare l’autostrada,con conseguente abbattimento di case,chiese ed edifici.

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E c’è anche spazio per lo humour nero e per la commozione,come nel momento in cui il conte Mascetti,adirato con gli amici,viene colpito da un ictus che lo riduce sulla sedia a rotelle; parteciperà ad una gara per paraplegici,dove arriverà ultimo sotto la bandiera pisana,per fare un dispetto ai cittadini di quella città.

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Monicelli nel primo film si era divertito con un humour duro e graffiante; nel secondo film affiora invece un pessimismo quasi leopardiano,tutte le zingarate del gruppo di amici diventano più crudeli,una metafora del cupo pessimismo che sembra voler trasmettere il regista attraverso immagini forti,come la già citata corsa di portatori di handicap.

Amici miei II segna la fine della grande stagione della commedia all’italiana,che da quel momento non avrà quasi più spazio al cinema;l’amarezza e la drammatica corrosività di Monicelli,sembrano essere un epitaffio sulla commedia all’italiana,in piena crisi di idee ma sopratutto di interpreti. Il cupo pessimismo del film sembra avvolgere la storia,rendendola sicuramente meno brillante del primo atto,Amici miei,ma sicuramente più tesa ad un’analisi spietata di un periodo,di una generazione in crisi con il rapporto verso l’età e le nuove generazioni.

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un film di Mario Monicelli. Con Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, Gastone Moschin, Renzo Montagnani, Paolo Stoppa, Franca Tamantini,
Milena Vukotic, Alessandro Haber, Philippe Noiret, Angela Goodwin, Tommaso Bianco, Domiziana Giordano.
Genere Commedia, colore 117 minuti. – Produzione Italia 1982.

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* Ugo Tognazzi: Il Conte Mascetti – Raffaello “Lello” Mascetti
* Gastone Moschin: Il Melandri – Architetto Rambaldo Melandri
* Adolfo Celi: Il Sassaroli – Professor Alfeo Sassaroli
* Renzo Montagnani: Il Necchi – Guido Necchi
* Milena Vukotic: Alice Mascetti
* Franca Tamantini: Carmen Necchi
* Marisa Traversi: Anita Esposito, l’amante del Perozzi
* Angela Goodwin: Laura Perozzi
* Alessandro Haber: Paolo, il vedovo
* Domiziana Giordano: Noemi
* Tommaso Bianco: Fornaio
* Paolo Stoppa: Sabino Capogreco, lo strozzino
* Philippe Noiret: Il Perozzi – Giorgio Perozzi
* Fiorentina Bussi: Twister
* Enio Drovandi: Poliziotto
* Maurizio Scattorin: il figlio del Perozzi

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Regia     Mario Monicelli
Soggetto     Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Mario Monicelli
Sceneggiatura     Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Mario Monicelli
Produttore     Luigi De Laurentiis, Aurelio De Laurentiis
Distribuzione (Italia)     Filmauro
Fotografia     Sergio D’Offizzi
Montaggio     Ruggiero Mastroianni
Musiche     Carlo Rustichelli
Scenografia     Lorenzo Baraldi
Costumi     Gianna Gissi

 

Fare un bel sequel non è da tutti. Il seguito di Amici Miei  ci riesce benissimo, inserendo uno splendido Montagnani al posto di Del Prete e trovando un asso di briscola nello strozzino, non disegnato, ma addirittura scolpito, da Paolo Stoppa. Tante scene di culto. Io ne preferisco una solitamente poco citata, benché presa di peso da Causa di divorzio di Fondato: il vigile (Enio Drovandi) che ferma gli amabili Amici e guarda la patente del Necchi. Ovviamente non mancano coloro che, ultra-esagerando, vanno oltre la lettura anti-femminile e parlano di velata omosessualità. Insopportabili.

Il primo Amici miei (una delle ultime grandi commedie italiane) rimane insuperabile; il sequel (pur essendo confezionato con classe, non per niente alla regia rimane il grande Monicelli) non è all’altezza; si tratta di un film spiritoso con trovate talvolta originali, ma lo spirito del primo film si è perduto per sempre. Manca sopratutto il sentimento nostalgico-malinconico che pervadeva il primo film (specie nel finale) anche se gli attori fanno ancora bene la loro parte.

Caposaldo, a tratti persino meglio del primo (Montagnani è un bel valore aggiunto). L’intera sequenza del cimitero, dal fulminante “sbiriguda” con cui Tognazzi inizia la sua tiritera all’efferato duetto Celi-Haber sulla tomba di Agata, “amica e amante impareggiabile”, vale da sola tutta la cinematografia di sedicente comicità toscana dgli ultimi 15 anni.

Ritornano i compagnoni scherzosi di Amici miei, dopo la morte di uno di loro, ma sempre in vena di zingarate (magari in flashback), tra cataclismi (l’alluvione di Firenze) e piccole burlette, in mezzo a drammi familiari o avventure passeggere. Tutto tra spensierata comicità e sottile malinconia. Un buon film, che tiene alto il livello della confezione già acquisito nel precedente lavoro, senza però la sorpresa dell’originalità.

Sono ancora tutti in grande forma i compagnoni, armati di supercazzole e vogliosi di zingarate; e dico proprio tutti, visto che, grazie a voli nel passato, viene anche riesumato (e menomale) il Perozzi. Le gag riuscite si sprecano, passando dalle peggio vigliaccate, ai colpi bassi (come sempre, anche tra loro). Non mancano, comunque, i momenti piuttosto amari (la situazione del conte Mascetti e famiglia). Regge bene fino alla fine, a parte qualche colpo non proprio a segno (l’inesistente spasimante), restando notevole e da vedere.

Seguito che nulla aggiunge né toglie al primo capitolo, ma che può vantare sempre le superlative interpretazioni dei protagonisti e alcune gag ben riuscite (su tutte, quella del cimitero con Haber e quella della torre di Pisa). Ottimo Stoppa nella parte dell’usuraio gabbato. Tra una zingarata e l’altra, torna ad aleggiare l’ombra della morte, che questa volta minaccia Tognazzi.

Di assoluto livello questo secondo capitolo, con la solita amarezza di fondo ad ancora molte scene strepitose. Il film a mio avviso guadagna anche dalla sostituzione del mediocre Duilio Del Prete con l’ottimo Renzo Montagnani, ed anche l’usuraio intepretato da Paolo Stoppa è protagonista di alcuni momenti grandiosi. Forse alcuni passaggi tra il “presente” ed i flashback non sono perfetti, ma che importa. Da vedere anche solo per gli ultimi 5′, che mostrano un Tognazzi da applausi a scena aperta.

Secondo capitolo che presenta tante affinità col primo, al quale in definitiva non aggiunge nulla di nuovo: zingarate di varia natura, una “tonificante” vena di cattiveria e la morte che aleggia in maniera prepotente. Anche il cast (quasi immutato) fa la sua parte. Il divertimento non manca anche se il risultato finale è un passo indietro rispetto al capostipite. Tuttavia il livello è ancora buono.

Secondo atto per i goliardi fuori tempo. Entra Montagnani per Del Prete: ovvio miglioramento, che aumenta il rimpianto per il talento sprecato dall’attore nella sua carriera. La struttura è sostanzialmente la stessa. La morte del Perozzi dà lo spunto, poi si torna alle zingarate, alcune memorabili come la crocefissione e il “rigatino”. Non tutto è di gran gusto (la contorsionista messa in valigia e buttata su un autobus è una trovata esagerata e stupida) e si perde un po’ il senso vero del primo film. Comunque si ride tantissimo.

Mentre il primo capitolo rientra a pieno merito tra i capolavori della “commedia all’italiana”, questo secondo atto risulta un film divertente e nulla più. Rispetto all’originale forse manca la novità delle “zingarate” dei cinque amici ma ancor più manca l’approfondimento psicologico dei protagonisti. Comunque Monicelli è regista intelligente e sa come far funzionare lo spettacolo ed inoltre la sostituzione di Del Prete con Montagnani è sicuramente positiva, così la pellicola risulta molto godibile. Ottimo anche Paolo Stoppa nel ruolo dello strozzino.

Al netto degli anacronismi imposti dalla necessità di ripescare il Perozzi e inserirlo in un flashback della Firenze alluvionata, oltre che di un tono meno introspettivo e più leggero che calza a pennello alla new entry Montagnani, la struttura base del primo film è salva, comprese la burla prolungata (qui al bravo Stoppa, nel primo a Blier) e la morte che aleggia sul finale. Non c’è l’atmosfera del capostipite, si compensa con maggiore cattiveria: gli “zingari” assecondano alla perfezione una sceneggiatura ben congegnata.

Non male. Vi sono numerosi “episodi” divertenti, come per esempio quello dell’alluvione con Moschin che esclama “ma guarda se Dio per salvare la tua verginità doveva inondare Firenze!”, l’usuraio, le foto oscene. Monicelli firma una buona regia. Ottimo il cast d’attori, non solo quelli principali. Godibile.

Decisamente inferiore al primo atto. La comicità diventa più crudele e surreale, e se molte scene sono memorabili altre non riescono a colpire nel segno. Inoltre la storia dopotutto non è che una serie di episodi, e rispetto al numero 1 mancano sia l’approfondimento dei personaggi che la malinconia di fondo. Comunque il cast è sempre straordinario (Montagnani al posto di Del Prete funziona benissimo) e la regia di Monicelli, cinica e sarcastica, funziona ancora alla grande.

Se l’entrata in scena di Montagnani pare funzionare bene e la verve dissacrante del primo episodio non si è smarrita, tuttavia il filo narrativo è meno lineare, sembra adesso di procedere per gag successive. Tra queste mi piace ricordare il figlio del Perozzi a pigione dal Mascetti, l’operazione ai reni dello strozzino, l’alluvione. Più grossolani invece altri passaggi, come quello alla torre di Pisa e la corsa delle carrozzine. I temi di fondo del primo film vengono confermati, ma l’effetto non è più lo stesso.

Secondo atto che si mantiene agli alti livelli del primo per quel che riguarda la comicità delle situazioni, la vincente struttura a flashback, qui utile per ripescare il prezioso Noiret e la prova attoriale dei 5 amici, anche qui spumeggianti, geniali e impagabili (Moschin forse fa sbellicare più di tutti). Ottimo anche il contributo degli sventurati che capitano loro a tiro come Stoppa e uno strepitoso Haber. Monicelli dirige il tutto col piglio giusto. Tanti gli episodi memorabili: al cimitero, l’alluvione, la gravida, il servizio torri…

Sequel delle avventure degli zingari. Si ride parecchio, ma là con una nota malinconica evidente, qui c’è la voglia di costruire scene efficaci tralasciando quasi del tutto (occhio al finale) lo spirito del primo film. Ecco dunque pezzi divenuti celeberrimi: Adelina, Stoppa, la beghina e l’alluvione, la Via Crucis, ecc. ecc. Grandissimo Celi nella parte del cinico (quasi più che nel primo).

Quando il sequel non delude lo spettatore! Qui siamo di fronte ad un capolavoro di cinema comico, o commedia se si preferisce. Qui abbiamo situazioni boccaccesche, scherzi più o meno volgari, e abbiamo anche il cattivo cinismo. Alcune scene sono assolutamente memorabili e non v’è possibilità alcuna di trovar qui un solo punto debole. Attori al top, regia al top, sceneggiatura al top. Insomma un capolavoro. Peccato per l’immensa boiata del terzo capitolo, che quasi danneggia i Monicelliani!

Mentre il primo era un divertente e riuscito misto tra dramma e commedia, in questa seconda puntata è netta la dimensione comica della vicenda. I quattro protagonisti ricordano episodi del passato (che vengono mostrati in flashback e in cui riappare il Sor Perozzi/Noiret) e vivono divertenti avventure nel presente. Il tutto sotto la calibrata regia del maestro Monicelli. Grandissimi una volta di più i protagonisti, con la new entry Montagnani al posto di Del Prete. Raffica di scene memorabili.

Nient’altro che un buon film. La sensazione di già visto è sin troppo pesante, tanto che a tratti sembra di assistere ad un remake più che ad un sequel. Manca completamente l’atmosfera del capostipite e la sostituzione di Del Prete con Montagnani è quasi emblematica delle intenzioni che animano quaesto secondo capitolo: fare ridere, punto. Invece paradossalmente l’effetto comico risulta inferiore al primo capitolo, a causa di situazione esagerate ed una certa grossolanità di fondo.

Bello quanto il primo, in certi momenti anche di più. Montagnani rimpiazza degnamente Del Prete, conferendo alla sua figura da “bottegaio” un’aria più leggera. Questa volta il riso, più che amaro, è nero: nemmeno la morte riesce a dividere i cinque bischeri (vedi la bella idea dei flashback sul Perozzi) e si scherza amabilmente sui cimiteri, sui tradimenti e persino sulle malattie. Il ritmo malin-comico si mantiene sempre su alti livelli.

Per certi versi l’ho trovato addirittura superiore al primo: più ritmo, scherzi più accattivanti e divertenti, Montagnani più in parte di Del Prete, ma la storia è un po’ affaticata con i continui flashback tra passato e presente (che servono a riportare in scena Noiret). Comunque un cult del cinema italiano, pieno di grandi dialoghi e con un cast eccezionale che, oltre ai cinque protagonisti, conta comprimari del calibro di Haber e Stoppa. Imperdibile.

Se nel geniale capostipite veniva voglia di invecchiare, qui si sente forse il peso dell’età. Gli attori non sono più freschi 50enni e la stessa sceneggiatura pare richiamarsi troppo all’originale, quasi per dovere di sequel. Da verificare l’eventuale presenza di errori figli dell’esigenza di spettacolo (il grandioso Sassaroli era già un “amico” con il figlio del Perozzi fanciullo?). Cionondimeno e nonostante la debolezza nell’approfondimento psicologico dei 5, ne risulta una buonissima commedia, arricchita da qualche perla indimenticabile.

 

giugno 24, 2008 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 5 commenti