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Il fiore delle mille e una notte

Il fiore delle mille e una notte locandina

Dopo Decameron e I racconti di Canterbury,due libri della tradizione classica scritti da due soli autori,Pasolini utilizza ancora un libro classico,Le mille e una notte,una raccolta di storie creata in un periodo di tempo imprecisato,non più quindi composto organicamente,ma assolutamente disomogeneo almeno nello stile narrativo.

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Il fiore delle mille e una notte conclude così la trilogia della vita;ed è anche il film più solare di Pasolini,pur essendo quello che ha avuto minor successo di pubblico. Pasolini abbandona il tema del potere che annichilisce il popolo,a cui resta ben poco per essere felice (il sesso è solo una estrema ratio,l’unica vera fonte di sopravvivenza e di vita),e approda ad una serie di storie in cui i veri protagonisti sono l’amore,la fatalità,il destino e anche la morte.

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Il tema conduttore comune della vita dell’essere umano,in pratica;l’uomo è capace di vivere in armonia quando si spoglia delle convenzioni sociali,affidandosi ad una gioioIl fiore delle mille e una notte 14

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sa sessualità,la vera arma della gente,in contrasto con la cupa sessualità del Decameron,in cui il regista aveva pesantemente attaccato la morale cattolica,pronta a condannare il sesso salvo poi praticarlo all’interno dei luoghi deputati al culto,i conventi,per esempio.Non c’è nulla di tutto ciò nel Fiore delle mille e una notte;la sessualità è libera e spontanea,il che mostra il fascino che aveva indubbiamente la cultura arabo-orientale sullo scrittore;e la scelta di utilizzare ancora una volta un cast di persone prese letteralmente dalla strada testimonia il tentativo del regista di avvicinare la recitazione allo spirito autenticamente popolare dei racconti da cui ha tratto i film della trilogia.

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Il film inizia con la scena di un mercato,dove la schiava Zumurrud sceglie di farsi acquistare da un giovane,Nur-er-Din,al quale da i soldi del riscatto.Tra i due c’è immediatamente amore,un amore spontaneo,che termina bruscamente con il rapimento della bella Zumurrud (interpretata da Ines Pellegrini),e che il giovane ritroverà,dopo lunghe traversie,solo alla fine del film,nei panni del re Sair.

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Le scene cambiano,e cambiano anche i racconti,mentre paesaggi esotici,splendidamente fotografati,si aprono davanti agli occhi dello spettatore;dallo Yemen all’Etiopia,passando per il Sudan e l’India, lo splendore e la magnificenza,il fascino misterioso dei luoghi si mescola in maniera sapiente ad altre quattro storie.

Nella storia successiva,Hamud e Zeudi,un anziano e una splendida donna,osservano due ragazzi fare l’amore,mentre loro devono decidere chi dei due sia il più bello,per passare ad una storia dolorosa,quella di Aziz,che si innamora di una bellissima e misteriosa donna,che lo evirerà.

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Ancora,la storia di due monaci e poi quella della principessa Dunya,che raccontano le loro vite,in cui si intuisce come il destino abbia sempre in riserbo qualcosa di imprevedibile;tutte storie dove la componente sesso è abbastanza esplicita,con l’esposizione di numerosi nudi maschili.

Che però diventano assolutamente e totalmente innocenti,immersi come sono in un candore assoluto;le immagini non hanno nulla di erotico,e diventano quasi una tela impressionista,un a parte integrante di un paesaggio sospeso,che fatalmente,secondo il punto di vista del regista,è destinato a scomparire,preda della società consumistica,con i suoi miti e le sue apparenze.Una visione,quella di Pasolini,serena e gioiosa,che non era mai stata presente nei film precedenti,in cui si nota l’ammirazione e la simpatia per una cultura fatta di cose semplici;un film che contrasta in maniera copernicana con il film successivo,l’ultimo del grande regista,Salò.In cui le cose cambiano radicalmente,trasformando la vita in un concerto di morte,nella distruzione assoluta a e totale della vita da parte del potere;una visione da incubo che avebbe avuto chissà quali sviluppi se purtroppo Pasolini non fosse stato assassinato durante le riprese.

Il fiore delle mille e una notte

Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Franco Citti, Ninetto Davoli, Ines Pellegrini, Christian Alegny, Margareth Clementi.
Genere Fantastico, colore 130 minuti. – Produzione Italia 1974.

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Il fiore delle mille e una notte protagonisti

Ninetto Davoli: Aziz
Tessa Bouché: Aziza
Franco Citti: il genio
Franco Merli: Nur-e-Din
Ines Pellegrini: Zumurrud
Abadit Ghidei: Principessa Dunya
Alberto Argentino: Principe Shahzmah
Francesco Paolo Governale: Principe Tagi
Salvatore Sapienza: Principe Yunan
Giana Idris: Giana
Fessazion Gherentiel: Berhane

Il fiore delle mille e una notte cast

Regia:     Pier Paolo Pasolini
Soggetto: Le mille e una notte
Sceneggiatura:     Dacia Maraini
Fotografia:     Giuseppe Ruzzolini
Montaggio:     Nino Baragli, Tatiana Casini Morigi
Musiche:    Ennio Morricone
Scenografia:     Dante Ferretti

Il fiore delle mille e una notte recensioni

Non si può immaginare fino a che punto fosse dolce Pier Paolo e quanta la sua capacità di complicità, i suoi silenzi, perché era un uomo estremamente silenzioso, che parlava molto poco, poteva stare delle ore senza dire una parola, però la sua presenza era sempre lì, non mancava mai agli amici, la sua compagnia durante i viaggi (noi abbiamo fatto moltissimi viaggi insieme, in Africa, per esempio), avevamo molte cose che ci accomunavano: per esempio, la curiosità sociale, l’interesse e il desiderio di conoscere meglio e di frequentare il mondo di chi è impedito o comunque di chi è privo degli strumenti della cultura e di chi addirittura è menomato da questo punto di vista”  Dacia Maraini


Il fiore delle Mille e una notte è una sorta di affresco di un mondo, passato e presente  quel Terzo Mondo dal il quale il regista, da qualche anno, si sentiva particolarmente affascinato e attratto e attraversato da un grande senso di serenità e di sensualità mai presente prima, in questo modo, nei film di Pasolini. Egli mette in scena, dunque, il suo sogno, la sua idealizzazione e mitizzazione del Terzo Mondo. In tal modo, il sesso viene liberato dagli aspetti legati al reciproco possesso, alla prevaricazione, al predominio. Vi è pienamente realizzata una libertà sessuale che è anche simbolo di purezza dei sentimenti, che fa sì che il sesso non appaia mai né morboso né osceno, ma rappresenti invece un dono reciproco, innocente e delicato, soprattutto libero da inibizioni e sovrastrutture culturali.
Pasolini esprime, con Il fiore delle Mille e una notte, un cinema di pura poesia delle immagini, riuscendo a trovare un sereno equilibrio tra alcune componenti essenziali già presenti nei suoi film precedenti, particolarmente in Edipo re e in Medea: il richiamo prepotente alla sessualità e la grandiosa maestosità dei paesaggi, ricchi di valenze pittoriche e di un acuto, sensibilissimo senso artistico
. ”
Nico Naldini, Pasolini, una vita, Einaudi, Torino 1989

“Dall’omonima raccolta di novelle arabe, sistemata in forma canonica intorno al 1400: nella storia di Nur-er-Din che cerca Zumurrud, l’amata rapita, e la ritrova sotto le spoglie maschili del re Sair sono contenute, come in una scatola cinese, le altre quattro. “La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni” è la citazione che fa da filo conduttore all’ultima parte della cosiddetta “trilogia della vita”, tutta sotto il segno dell’esaltazione del sesso e della morte incombente. Dei 3 film appare come il più sereno e risolto, probabilmente perché la natura stessa della raccolta araba aveva esentato l’autore da ogni obbligo di fare i conti con la storia e il potere, qui sostituiti dalla forza trascinatrice della fatalità e dei sentimenti assoluti.” Morandini

 Il fiore delle mille e una notte location

Stabilimenti Labaro Film, Roma
Yemen del Nord
Yemen del Sud
Persia
Nepal
Etiopia
India

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maggio 13, 2008 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

Non si sevizia un paperino

Tre misteriose morti di bambini,un giornalista (Thomas Milian),una giovane donna disinibita (Barbara Bouchet),ricca e annoiata,ex tossicodipendente,una maciara,(Florinda Bolkan),ovvero una specie di strega a cui vengono attribuiti poteri malefici.

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Florinda Bolkan, la Maciara

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Barbara Bouchet

Sullo sfondo un paese della Lucania, abbarbicato tra i sassi, preda ancora di antichi retaggi medioevali, come la superstizione. In questo scenario si muove la storia di Lucio Fulci,un thriller che muove i primi passi proprio sulle indagini dei carabinieri,che cercano l’assassino dei tre bambini,mentre il giornalista,che ha fiutato lo scoop,con l’aiuto della disinibita ragazza di città,inizia ad indagare per suo conto sulla terribile storia.

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Il giornalista arriva subito ad una prima conclusione,quando si rende conto che la maciara,su cui si sono addensati i sospetti,in realtà è colpevole soltanto di aver cercato,con pratiche magiche,di colpire i tre che avevano profanato la tomba di suo figlio,nato da una relazione clandestina.

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Ma la povera donna,vittima della superstizione,cadrà sotto i colpi di pietra di una folla inferocita,che scaricherà su di lei antiche superstizioni,causando un’altra vittima innocente della storia;il giornalista così si ritrova a dover ricominciare da zero,e si imbatte in personaggi che sembrano nascondere oscuri segreti,come la madre del prete (Irene Papas),oppure lo stesso prete,che sembra all’apparenza normale.

Lo scenario inquietante sembra mutare sotto gli occhi del giornalista,che si rende conto come in quel posto sperduto si agitino storie che sono intrecciate fra di loro,forse legate ad un oscuro passato,ad una storia seppellita dal tempo.

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E proprio indagando a fondo,aiutato dalla giovane di città,farà la terribile scoperta. Lucio Fulci dirige un thriller di ottima fattura,aiutato da un cast davvero ben assortito,e sopratutto dirige un film che in alcuni momenti sembra avere caratteristiche specifiche di denuncia,o quanto meno di racconto di una realtà altrimenti poco conosciuta,come la vita di un paese legata a filo doppio all’ignoranza e alla superstizione;sono superstziosi tutti,così come sono tutti diffidenti,verso di lui e verso la ragazza di città,simboli di un mondo esterno che gli abitanti del paese guardano come fumo negli occhi.

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Ma la vera forza del film è nella tensione latente,nelle indagini del giornalista,che scava là dove gli abitanti del posto preferirebbero tacere;la scena madre è quella,terribile,della lapidazione della povera maciara,incolpevole vittima della superstizione,della caccia al colpevole diverso,perchè nel paese è inimmaginabile un colpevole dalla vita normale.

Bravi,come già detto gli attori,e bravo Fulci,con una regia sapientemente dosata tra il canovaccio del thriller e quello dell’insolito film di denuncia.

Forse questa parte non è quella più riuscita,ma la cosa è giustificata dall’impianto narrativo;quello che conta è capire come,chi e perchè può arrivare a compiere gesti inumani come l’assassinio di tre giovani vittime.La soluzione è imprevedibile,e rappresenta il colpo di scena finale;la normalità,alle volte,si veste di ferocia,e la stessa ferocia,gli stessi autori dei crimini più efferati vanno ricercati attorno a noi,all’interno della nostra tranquilla comunità.

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In ultimo riporto il giudizio dell’ineffabile Morandini, uno che il cinema lo capisce a modo suo, e che passa per un critico competente:

«Non si sevizia un paperino rientra perfettamente nelle regole più bieche di questo genere d’imitazione: disonestà nell’impiego della “suspense”, abuso dei particolari orripilanti, sadomasochismo a piene mani, recitazione a ruota libera, disprezzo della logica»

Dopo aver letto questo spezzone della sua recensione, viene da chiedersi perchè il buon Morandini non abbia dedicato il suo prezioso tempo alla coltivazione degli asparagi o in subordine delle patate.

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Non si sevizia un paperino, un film di Lucio Fulci. Con Irene Papas, Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Virgilio Gazzolo, Marc Porel, Tomas Milian, Georges Wilson, Linda Sini, Rosalia Maggio, Andrea Aureli, Ugo D’Alessio, Franco Balducci, Duilio Cruciani, Antonello Campodifiori, Vito Passeri, Virginio Gazzolo
Thriller, durata 110 min. – Italia 1972.

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Non si sevizia un paperino banner protagonisti

Tomas Milian: Andrea Martelli
Florinda Bolkan: la maciara
Barbara Bouchet: Patrizia
Irene Papas: Aurelia Avallone
Marc Porel: don Alberto Avallone
George Wilson: zio Francesco
Antonello Campodifiori: tenente dei carabinieri
Ugo D’Alessio: maresciallo dei carabinieri
Virginio Gazzolo: magistrato
Rosalia Maggio: madre di Michele
Franco Balducci: padre di Michele
Vito Passeri: Giuseppe Barra
Andrea Aureli: padre di Bruno Lo Cascio
Linda Sini: madre di Bruno Lo Cascio
John Bartha: ufficiale di polizia
Duilio Cruciani: Mario

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Regia:     Lucio Fulci
Soggetto:     Lucio Fulci, Roberto Gianviti
Sceneggiatura:     Gianfranco Clerici, Lucio Fulci, Roberto Gianviti
Produttore:     Agostino Pane
Produttore esecutivo:     Renato Jaboni
Casa di produzione:     Medusa Produzione
Fotografia:     Sergio D’Offizi
Montaggio:    Ornella Micheli
Effetti speciali:     Carlo Rambaldi (supervisore)
Musiche:     Riz Ortolani
Scenografia:     Pier Luigi Basile
Costumi:     Marisa Crimi
Trucco:     Franco Di Girolamo, Nilo Jacoponi, Dante Trani, Maurizio Trani (assistente)

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maggio 13, 2008 Posted by | Thriller | , , , , , , , | Lascia un commento