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Il lumacone

Abbandonato da sua moglie,il siculo Gianni Rodinò va lentamente alla deriva.
La sua vita è fatta di sbronze e lunghe chiacchierate solitarie,passeggiate in una Roma indifferente,che emargina il degrado morale e la miseria.
La sua unica consolazione è l’amicizia con Ginetto,un piccolo ladro dal cuore gentile che condivide le pene di Gianni e che tenta di consolarlo.
Gianni,che è un buon cuoco,ha un’idea fissa:comprare un vagone ferroviario per trasformarlo in un ristorante e contemporaneamente aiutare
Ginetto ad uscire dalla sua vita fatta di piccoli furti e senza futuro.
Con l’aiuto della dolce Elis e di Ginetto,Gianni,dopo una serie di vicissitudini,riuscirà a coronare il suo sogno,riscattando la vita miserabile che conduce e dando a Ginetto la possibilità di vivere finalmente una vita dignitosa.


Commedia agrodolce diretta da Paolo Cavara nel 1974,Il lumacone alla sua uscita nelle sale non ebbe alcun successo,finendo per scomparire
dopo pochi giorni di programmazione.
Il che francamente è un mistero,essendo la pellicola un prodotto più che gradevole,diretto con mano esperta da Cavara che dopo il lusinghiero successo di La tarantola dal ventre nero e il buon esito ai botteghini di Virilità,ripropone la collaudata coppia Turi Ferro-Agostina Belli in una commedia amara che però  ha il classico happy end delle favole.
Solo che in questo caso l’andamento fiabesco ha i connotati della commedia sotto proletaria,con sullo sfondo una Roma indifferente e distratta,in cui il malinconico Gianni si muove quasi come un invisibile,non fosse per la disinteressata amicizia di Ginetto,sotto proletario anche lui ma decisamente meno sognatore dell’amico.


Ginetto ha imparato da subito a stare la mondo,a muoversi in una società che respinge ed emargina,costringendo chi non ha i mezzi,le possibilità per emergere a vivere in un limbo fatto di miseria e brutture.
Sarà l’ostinazione di Gianni,che ha mantenuto comunque in se la dignità alimentata dalla disinteressata amicizia di Ginetto a permettere il riscatto della “strana coppia
Da segnalare alcuni momenti particolarmente felici,come lo scontro,sul finale del film tra Gianni e l’ex moglie,o alcuni passaggi dialogati fra Ginetto e la sua donna Elisa,candida e ingenua.
Un film quindi di discreta fattura,che si vede con piacere,anche per merito dei protagonisti,un intenso Turi Ferro,un furfantesco ed irresistibile Ninetto Davoli,una bellissima Agostina Belli e  infine segnalo la piccola ma significativa parte di Gabriella Giorgelli
Dopo un lunghissimo oblio,la pellicola è ora finalmente disponibile su You tube in discreta qualità all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=5lws2LStUkU

Il lumacone

Un film di Paolo Cavara. Con Francesco Mulè, Agostina Belli, Ninetto Davoli, Turi Ferro,Alberto Sorrentino, Sandro Dori,
Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Daniele Dublino, Gabriella Giorgelli, Liù Bosisio, Enzo Robutti, Gianfranco Barra, Isa Danieli,
Mico Cundari, Tuccio Musumeci, Livio Galassi, Gerardo Scala, Stefano Amato, Franco Bracardi, Giorgio Bixio
Commedia, durata 94 min. – Italia 1974

 

Turi Ferro … Gianni
Agostina Belli … Elisa
Ninetto Davoli … Ginetto
Francesco Mulé … Pietro
Gabriella Giorgelli … Paola
Isa Danieli … Carmela
Fioretta Mari … Teresa
Liù Bosisio … L’inquilina
Franca Alma Moretti … Giorgina
Ippolita Giussani … Diana
Stefano Amato … Il garzone
Gianfranco Barra … Il portiere
Giorgio Bixio … Don Mauro

Regia … Paolo Cavara
Sceneggiatura … Paolo Cavara e Ruggero Maccari
Musiche … Daniele Patucchi
Fotografia … Arturo Zavattini
Montaggio … Antonio Siciliano
Production Design Gianni Polidori
Costumi … Marisa Crimi
Distribuzione … Italian International Film

“Quando ho voglia di bere,incomincio a pregare e la voglia mi passa.”

“Vabbè,alla fine,perso per perso,almeno abbiamo salvato l’onore.”

“Il pesce si mangia dove c’è il mare pulito.Quindi niente pesce.”

 

luglio 30, 2017 Posted by | Commedia | , , , , , | Lascia un commento

Amore mio non farmi male

Marcello e Anna sono due studenti legati da un tenero rapporto.
Tra i due tutto è ancora fermo all’amore platonico, ma Anna inizia a premere per andare oltre.
Così un giorno trascina Marcello in un campo dove finalmente consumerebbero il primo rapporto per entrambi non fosse per l’arrivo di un contadino che guasta loro le uova nel paniere.
Da quel momento i due ragazzi proveranno più volte a coronare il loro desiderio d’amore fisico ma incontreranno ostacoli di tutti i tipi, a cominciare dalle loro famiglie.
Marcello è figlio di Carlo,un avvocato e di Simona, una donna bigotta in maniera patologica mentre Anna è figlia di Paolo, un pilota d’aerei e di Linda, una ex hostess.

Leonora Fani

Macha Meril

Sia Simona che Paolo, per motivi molto simili, vorrebbero che i loro figli si mantenessero vergini mentre Carlo e Linda cercano di capire e di giustificare Marcello e Anna.
Nel frattempo Marcello, dopo i tentativi ripetuti tutti coronati da insuccesso, entra in crisi e così suo padre si adopera per “svezzare” il suo rampollo; convince così un suo cliente ad organizzare un incontro con una prostituta e subito dopo cerca di far sedurre il ragazzo dalla sua segretaria. Ma ancora una volta le cose vanno per il verso storto e ci vorrà l’intervento della madre di Anna per rimediare a tutto e dare ai ragazzi l’opportunità giusta…

Gabriella Giorgelli

Vittorio Sindoni, regista siciliano da diversi anni specializzato in film e produzioni tv (sue sono le regie di Le ragazze di San Frediano,La mia casa è piena di specchi,La ragazza americana ) dirige nel 1974 Amore mio non farmi male  una gradevole e garbata commedia senza grossi acuti ma anche senza cadute di stile tipiche delle produzioni dell’epoca.
Un film che si segnala principalmente per un cast di notevole levatura, con attori e attrici di fama come Walter Chiari e Valentina Cortese, Luciano Salce e Roberto Chevalier, Leonora Fani e Ninetto Davoli, Gabriella Giorgelli e Macha Meril.
Il film basa tutte le sue chance proprio sul cast, visto che la sceneggiatura è molto lineare e non presenta acuti o particolari difficoltà; il tema della sessualità giovanile, del tabù che sembra insormontabile per i genitori è affrontato con estrema leggerezza, con toni da commedia e senza alcuna velleità socio-culturale.

Luciano Salce e Roberto Chevalier

Un film che meriterebbe anche un votazione alta non fosse per le interpretazioni fuori dalle righe di due grandi dello schermo, Walter Chiari e Valentina Cortese.
Il primo, nei panni del genitore di Anna, geloso in maniera quasi morbosa della figlia, va spesso oltre le righe accentuando in maniera macchiettistica le caratteristiche del suo personaggio, che appare sguaiato, rumoroso ed esagitato oltre misura.
Lo stesso si può dire di Valentina Cortese, assolutamente fuori parte per l’eccesso caricaturale dato al suo personaggio, che richiedeva maggior misura e minore carica di energia nell’interpretazione stessa.


Bene invece il resto del cast: misurato, elegante ed ironico Luciano Salce (il padre di Marcello), bella e raffinata Macha Meril in quello di Linda, la mamma di Anna.
Da segnalare le prove dei due studenti innamorati, ovvero Roberto Chevalier e Leonora Fani.
Il primo è impacciato e imbranato quanto basta, la seconda è la solita garanzia, con un carico di fascino e grazia senza uguali.


C’è spazio anche per Gabriella Giorgelli nel ruolo della prostituta mentre microscopiche parti sono riservate alla CSC Carla Mancini e a Sandra Mantegna.
Un film decoroso, senza grandi sussulti ma gradevole.
Recentemente passato in tv dopo un lunghissimo oblio, è disponibile in rete in una versione rippata da satellite.

Amore mio, non farmi male
Un film di Vittorio Sindoni. Con Walter Chiari, Valentina Cortese, Macha Méril, Luciano Salce, Roberto Chevalier, Leonora Fani, Giuliano Persico, Pia Velsi, Ninetto Davoli, Enzo Robutti, Gino Pagnani, Carla Mancini, Mico Cundari, Sandra Mantegna Commedia, durata 100′ min. – Italia 1974.

Roberto Chevalier: Marcello Foschini
Leonora Fani: Anna De Simone
Luciano Salce: Carlo Foschini
Valentina Cortese: Simona Foschini
Walter Chiari: Paolo De Simone
Macha Méril: Linda De Simone
Ninetto Davoli: Giovanni Procacci
Gabriella Giorgelli: Cicci
Enzo Robutti: Laganà
Leopoldo Trieste: avv. Musumeci
Orazio Stracuzzi: Oro Falso
Sandra Mantegna: Wanda
Carla Mancini: Greta
Pia Velsi: Sora Teresa
Gino Pagnani: tassista
Mico Cundari: medico
Jimmy il Fenomeno: carcerato
Angelo Pellegrino: carcerato
Valentino Simeoni: carcerato
Franca Scagnetti: portinaia a Trastevere

Regia Vittorio Sindoni
Soggetto Ghigo De Chiara, Vittorio Sindoni
Sceneggiatura Ghigo De Chiara, Vittorio Sindoni
Produttore Nicholas De Witt
Produttore esecutivo Enzo Giulioli
Distribuzione (Italia) Cecchi Gori
Fotografia Safai Teherani
Montaggio Mariano Faggiani
Scenografia Giorgio Luppi
Costumi Adriana Berselli, Lamberta Baldacci
Trucco Giulio Mastrantonio

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novembre 3, 2012 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | 1 commento

Il cappotto di Astrakan

Un gruppo di amici si ritrova per giocare a biliardo; tra di loro c’è Piero, che riesce a vincere una partita con in palio un viaggio a Parigi. Salutato alla stazione il gruppo, Piero si appresta a sbarcare nella capitale francese.
Ma non ha fatto i conti con Ramazzini, un tipo con la fama da iettatore; per la serie non è vero, ma ci credo, ecco che al povero Piero, appena sbarcato a Parigi, iniziano a piovere sul capo disgrazie.
Viene rapinato di tutti i soldi da alcuni italiani, arrestato e tradotto davanti al commissario Juvetin, che gli trattiene il passaporto.

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Johnny Dorelli è Piero

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Andrea Ferreol è la signora Marie Lenormand

Lo sventurato Piero si ritrova così in città, affamato e senza meta; ma per una volta il caso sembra dargli una mano.
Avendo visto un cartello con la scritta “stanze libere”, si rivolge alla signora Maria Lenormand, che rimane stranamente colpita da Piero, tanto da affittargli ad un prezzo ridicolo un intero salone, in condominio con un pestifero gatto. La donna racconta all’italiano che divide l’appartamento con il fratello Maurice; in realtà Maurice è il marito della donna,detenuto per una rapina.

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Tutto ciò Piero lo apprenderà da Valentine, una splendida figliola che conosce altrettanto casualmente. Così scopre che la ragazza era l’amante proprio di Maurice, e per questo viene seguito dal sospettoso commissario Juvetin. Inizia così una girandola di situazioni, con Piero, che ha ricevuto in dono da Maria uno splendido cappotto di Astrakan conteso dalle due donne e guardato con sospetto da Juvetin; una sera, mentre sta per finire a letto con Maria, ecco comparire il misterioso Maurice, che assomiglia come una goccia d’acqua a Piero.

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Carole Bouquet è Valentine

Piero scappa, ma con indosso il cappotto di Astrakan, il che gli varrà un’altra serie di traversie. Ritornato in Italia, riprende la sua solita vita in compagnia degli amici fidati, ma ecco che ricompare Valentina…….
Tratto da un romanzo di Piero Chiara del 1978, Il cappotto di astrakan, girato l’anno successivo da Marco Vicario, è una gradevole commedia degli equivoci, ben strutturata e divertente. Merito sopratutto della bravura di Johnny Dorelli, simpatico e spassoso nel ruolo dell’imbranato Piero, di Andrea Ferreol, che interpreta con misura Maria Lenormand e della bellissima Carole Bouquet, che interpreta l’affascinante Valentine.

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Sullo sfondo di una Parigi vista di corsa, si muovono i tre destini dei tre protagonisti, sui quali incombono le figure di Maurice, sempre presente come un’ombra e quella del terribile ispettore Juvetin, un ottimo Marcel Bozzuffi, molto prevenuto nei confronti degli italiani.
Le gag ci sono e sono a tratti davvero divertenti, come quelle che vedono protagonista il povero Piero e l’indemoniato gatto della signora Lenormand, Domitien;

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pur essendo il film molto divergente dal romanzo di Chiara, si riesce ad apprezzare il tentativo di Vicario di rendere con ironia e arguzia la vicenda del vitellone Piero, trasportato da Luino, il posto in cui vive, nella tentacolare città francese.
Non c’è molta profondità psicologica nei personaggi, ma del resto in due ore di film, articolato principalmente sulle disavventure di Piero era davvero ben difficile andare oltre.
La parte meno interessante del film è quella basata sul viaggio di ritorno in treno, con Piero che incontra uno strano personaggio che alla fine tenta di fargli la corte; viceversa abbastanza bene in linea è il finale, forse amarognolo ma in sintonia con il film.

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Il cappotto di Astrakan, un film di Marco Vicario. Con Johnny Dorelli, Marcel Bozzuffi, Andréa Ferréol, Paolo Bonacelli,Carole Bouquet, Ninetto Davoli, Elio Crovetto, Salvatore Billa, Quinto Parmeggiani, Enzo Robutti, Ettore Garofalo, Nanni Svampa
Commedia, durata 105 min. – Italia 1980

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Il cappotto di astrakan banner personaggi

Johnny Dorelli     …     Piero
Andréa Ferréol    …     Maria Lenormand
Marcel Bozzuffi    …     Commissario Juvet
Carole Bouquet    …     Valentine
Ninetto Davoli                Il ladro
Quinto Parmeggiani    Lo scrittore
Enzo Robutti    …     Ramazzini

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Regia Marco Vicario
Soggetto Piero Chiara
Sceneggiatura Marco Vicario, Sandro Parenzo
Produttore Franco Cristaldi, Nicola Carraro
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio Nino Baragli
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Andrea Crisanti
Costumi Patrizia Castaldi

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Verso la fine d’aprile del millenovecentocinquanta, non avendo trovato dalle mie parti e non pensando di trovare neppure in altri luoghi vicini, o per dir meglio in Italia, il terreno favorevole alla nuova vita che durante la guerra mi ero proposta per il il caso che ne fossi scampato, pensa di portarmi a Parigi, senza programmi di alcun genere e solo per viverci qualche mese. Chissà, mi dicevo, che non abbia a cogliersi il bandolo di un avvio e magari a trovarvi la mia fortuna

“Ottimo Dorelli tardo vitellone in trasferta parigina, che sembra avviarsi kafkianamente e invece si svolge secondo i registri consueti del grande scrittore luinese, la sensualità e il grottesco, sulle note di Salvador e Charles Trenet. Non tutto funziona al meglio, c’è qualche concessione alla macchietta (tutta la sequenza della visita al manicomio) ma il risultato finale è apprezzabile.”

“Disavventure a Parigi per Johnny Dorelli, in questa commedia diretta da Vicario con il solito stile. Purtroppo qualcosa nella complessità del tema centrale della pellicola rimane irrisolto, ed alcuni snodi della sceneggiatura non mi sono parsi molto fluidi. Però Dorelli è molto bravo, e la Bouquet -scheletrica- si spoglia senza troppi problemi. Finisce invece col risultare odioso il gatto Domiziano, al quale hanno appiccicato un fastidioso e cacofonico miagolio in ognuna delle circa 200 scene in cui appare sullo schermo.”

“Trasposizione corretta ma piuttosto piatta e poco grintosa di un romanzo di Chiara, ennesima variazione sul tema del doppio, con il provinciale Piero che, in trasferta parigina, ne passa di tutti i colori per colpa/merito della sua forte somiglianza fisica con un tizio poco di buono ma fascinoso. I pregi maggiori risiedono nel cast, da Dorelli che ha il dono della leggerezza, alle due donne di così diversa sensualità (la straripante Ferreol e l’algida Bouquet) fino ai bravi caratteristi di contorno.”

“Soave Dorelli-movie in cui l’attore confidenziale contiene (anche se non del tutto) i panni dell’uomo brillante e sofisticato. La storia è tratta da un romanzo e se ne ha testimonianza nei dialoghi, forse non sempre credibili e a mio avviso eccessivamente teatrali. La scenografia parigina è raffinata e adeguata al racconto. Sublime l’interpretazione di Andrea Ferreol, ma citerei anche Marcel Bozzuffi che considero straordinario nel difficile ruolo di “spina nel fianco”.”

“Marco Vicario dirige con una certa eleganza questo buon film tratto dal romanzo di Piero Chiara, interessante nella trama ma forse un po’ scialbo nei dialoghi (adattamento di Parenzo e dello stesso regista). Tra gli interpreti spiccano un Dorelli simpatico ma per nulla macchiettistico, un’intensa Ferreol e una Bouquet dolce e sensuale. Caratteristi in gran forma, da Svampa a Parmeggiani, da Robutti a Bonacelli. Di gran classe gli interni di Crisanti e la fotografia di Guanieri.”

 

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febbraio 3, 2010 Posted by | Commedia | , , , , , , | 1 commento

I racconti di Canterbury

I racconti di Canterbury locandina

Chaucer, lo scrittore dei Racconti di Canterbury, è in viaggio con un gruppo di pellegrini, meta la cittadina inglese; per rendere meno noioso il viaggio, propone ad ognuno dei pellegrini di raccontare una storia, che allieti il viaggio stesso. Così assistiamo a otto novelle raccontate con malizia e impudicizia, divertimento misto a ironia anti religiosa; vediamo un ricco mercante, anziano e bavoso, smaniare per passare la prima notte di nozze con la bella Maggio, che lo cornificherà quando l’uomo perderà la vista.

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Il mercante, Hugh Griffith e la bella Maggio, Josephine Chaplin

Il mercante la riacquista proprio nel momento in cui la donna si gode il suo amplesso, ma la ragazza stessa riuscirà a far credere al marito di aver avuto le traveggole. Sarà poi la volta di un giovane agghindato come il monello di Chaplin che si muove arraffando cibo dove può, assistendo alle varie unioni carnali (spesso omosessuali), prima di finire sulla gogna, passando per il diavolo

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che beffa un taglieggiatore portandolo con se all’inferno, per una quattro volte vedova che al quinto matrimonio finisce per morire accidentalmente per colpa del neo marito, del quale si vendicherà strappandogli il naso a morsi, per un giovane che beffa un legnaiolo seducendogli la moglie, ma che verrà a sua volta beffato da un innamorato respinto dalla donna stessa, che lo punirà, involontariamente, mettendogli un bastone infuocato nelle terga. Infine, assisteremo alla parte più cupa del film, con tre giovani che si uccideranno fra loro per impossessarsi di un tesoro, prima del gran finale con un frate trasportato agli inferi, dove i suoi correligiosi vengono sputati fuori direttamente dal deretano di un gigantesco demonio.

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Laura Betti

Seconda parte della trilogia della vita, I racconti di Canterbury è dei tre film il meno riuscito, anche se esteticamente e fotograficamente, probabilmente è il migliore. Chaucer è lontano da Boccaccio, diviso da oltre 50 anni, e si vede; lo scrittore inglese non ha la finezza e lo stile narrativo di messer Boccaccio, e sembra che Pasolini faccia a gara con se stesso per rimarcarlo nel corso della sua narrazione, che questa volta è meno rigorosa, più scollacciata e sicuramente meno divertita rispetto al Decameron e meno ancora rispetto al Fiore delle mille e una notte.

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Rimane comunque la solarità, anche se solo a tratti, delle situazioni, degli ambienti e delle persone di quel medioevo visto da Pasolini come un’epoca in cui probabilmente tutto era più semplice, anche se gestito dai poteri forti, il re, i ricchi e il clero. Ma ancora una volta assistiamo alla rivincita dell’umile, dello straccione, nei confronti dei potenti: lo dimostra l’abile Maggio, che beffa il bavoso mercante, così come l’anticlericalismo è tutto nelle scene finali, con il frate trasportato in un inferno flatulente, in cui diavoli rigorosamente colorati di rosso e blu sputano fuori a intervalli regolari dai loro posteriori orde di confratelli.

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Il percorso del film non è omogeneo, mancando il regista di quell’umorismo greve, ma autenticamente popolare che possedeva Chaucer; lo stesso percorso del film, che inizia allegramente, con la novella del mercante e di Maggio, finisce in maniera tetra con i racconti finali, quello dei due ragazzi che beffano il mugnaio seducendogli moglie e figlia, quello dei tre giovani che si ammazzano per denaro e con il citato episodio del frate.

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Questa volta, però, Pasolini abbonda in costumi, scenografia e ambientazione, andando a girare il film proprio in Inghilterra, restituendo quanto meno l’aria che pervade il libro di Chaucer, attraverso le costruzioni inglesi medioevali, costumi semplici ma assolutamente a tono, sopratutto utilizzando splendidamente la fotografia, luminosa e ariosa, che ci restituisce un medioevo non cupo e drammaticamente pervaso da morte e miseria, ma un’epoca quasi ridanciana, in cui i poveri sembrano vivere allegramente le loro vite,

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beffandosi di oro e gloria, vanità e alterigia, grazie alla loro capacità di usare quel poco che hanno, ovvero l’aria, i campi e sopratutto il sesso, vera valvola di sfogo anche a livello sociale. Ecco, il sesso, in questo film di Pasolini, non ha la stessa valenza di altri suoi film; le stesse scene erotiche sono ridotte al lumicino, le beffe sessuali non hanno la valenza che avevano in Decameron e che avranno in Il fiore delle mille e una notte. Tant’è vero che il film stesso non venne perseguitato come il precedente Decameron; Pasolini sceglie anche, questa volta, attori presi dalla strada, con l’eccezione dei fidi Ninetto Davoli, che interpreta il giovane che si muove come Chaplin, Franco Citti, che interpreta il diavolo, la bravissima Laura Betti, la pluri vedova dell’episodio più riuscito del film assieme a quello del mercante (Hugh Griffith, bravissimo) e di sua moglie Maggio, la giovane Josephine Chaplin.

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Accolto in maniera difforme dalla critica, che ancora una volta si divise tra strenui difensori e accaniti contestatori, I racconti di Canterbury, pur non possedendo l’energia selvaggia e dissacratrice di altri lavori del regista, rimane comunque un’opera pregevole, anche grazie alle sue numerose pecche. Pasolini ridà corpo all’anima spontanea del cinema, senza voler costruire un racconto imbellettato da attori che declamano stentorei e fini dicitori. Utilizza come al solito gente qualsiasi, rendendo quindi spontaneo il rapporto tra il racconto popolare e  la sua anima più vera, il popolano, che in fin dei conti è il vero protagonista delle storie. Ci riesce, anche se solo a tratti, e consegna ancora una volta alla storia del cinema un’opera che quanto meno fa discutere e meditare.

Il film è disponibile su You tube all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=Hx41orl7Tn4

I racconti di Canterbury, un film di Pier Paolo Pasolini. Con Hugh Griffith, Franco Citti, Laura Betti, Ninetto Davoli, Joséphine Chaplin, Alan Webb, Tom Baker, Vittorio Fanfoni, Anita Sanders, Vernon Dobtcheff, Jenny Runacre, Philip Davis
Commedia, durata 122 (111) min. – Italia 1972.

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Hugh Griffith: Sir January
Laura Betti: la donna di Bath
Ninetto Davoli: Perkin il buffone
Franco Citti: il diavolo
Alan Webb: il vecchio
Josephine Chaplin: May
Pier Paolo Pasolini: Geoffrey Chaucer

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Regia:     Pier Paolo Pasolini
Soggetto:     I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer
Fotografia:     Tonino Delli Colli
Montaggio:     Nino Baragli
Musiche:     Ennio Morricone
Scenografia:     Dante Ferretti

 

Interni Safa Palatino, Roma,
Esterni Canterbury, Abbazia di Battle,
Warwick,
Maidstone,
Cambridge,
Bath,
Hastings,
Lavenham,
Rolvenden (Inghilterra)
Etna (Sicilia)

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Quando aprile con le sue dolci piogge ha penetrato fino alla radice la siccità di marzo, impregnando ogni vena di quell’umore che ha la virtù di dar vita ai fiori, quando anche Zeffiro col suo dolce soffio ha rianimato per ogni bosco e per ogni brughiera i teneri germogli, e il nuovo sole ha percorso metà del suo cammino in Ariete, e cantano melodiosi gli uccelletti che dormono tutta la notte ad occhi aperti, (tanto li punge al cuore la natura), la gente allora è presa dal desiderio di mettersi in pellegrinaggio e d’andare come palmieri per contrade forestiere alla ricerca di lontani santuari variamente noti, e fin dalle più remote parti d’ogni contea d’Inghilterra molti si recano specialmente a Canterbury per visitare il santo martire benedetto che li soccorse quand’erano malati e infermi …

«C’è dentro ogni ben di Dio», scrisse John Dryden dei Canterbuiy Tales di Geoffrey Chaucer (1340?-1400), vasto affresco incompiuto in versi sulla società inglese del XIV secolo. Ispirandosi forse a Boccaccio, ma comunque da buon conoscitore degli autori nostri, Chaucer immagina che nell’aprile 1383, durante un pellegrinaggio da Southwark all’abbazia di Canterbury, i partecipanti si narrino delle storie. Questi racconti dovevano essere 120: l’autore ne completò ventuno, ne lasciò abbozzati tre. Pasolini (che ridacchia in prima persona impersonando Chaucer nel film) ne ha scelti otto di tipo grottesco e scurrile, sorvolando sulla cornice che nel testo invece è molto significativa. » Tullio Kezich

Ancora una volta il verdetto di una giuria cinematografica non aderisce all’opinione che la maggioranza del pubblico e della critica si è fatta di un film. Un applauso striminzito, e commenti imbarazzati nonostante molte grasse risate durante la proiezione, hanno accolto la prima mondiale dei Racconti di Canterbury, il film di Pier Paolo Pasolini girato in Inghilterra (e quella inglese è l’edizione che l’autore considera originale) ma presentato dall’Italia al Festival di Berlino, secondo pannello d’un trittico ideale, governato dalla gioia di raccontare, che fu aperto dal Decameron e sarà chiuso dalle Mille e una notte. » Giovanni Grazzini

Tratto da The Canterbury Tales (prima edizione: 1478), l’opera maggiore e incompiuta del poeta inglese Geoffrey Chaucer (1343-1400). In cammino verso Canterbury – per onorare le spoglie dell’arcivescovo Thomas Beckett – Chaucer (P.P. Pasolini) e altri pellegrini raccontano storie e aneddoti. Tra i 24 che compongono la raccolta, il regista ne ha scelti 8, talvolta liberamente rielaborandoli o inventando. Tra Il Decameron (1971) e Il fiore delle Mille e una notte (1974), è il 2° film della cosiddetta “trilogia della vita”, e il meno riuscito. Chaucer è un grande umorista; Pasolini è talvolta ilare, ma quasi privo di umorismo. Nell’uno c’è gaiezza in penombra, nell’altro tetraggine. Il primo è licenzioso, il secondo scurrile con una programmata provocazione in cui entrano, forse, anche il calcolo e un esibizionismo quasi infantile. A livello figurativo sono innegabili l’occhio e il gusto di Pasolini, ma non c’è più l’orecchio, almeno nell’edizione italiana. Non mancano le figure azzeccate (L. Betti, F. Citti) né gli episodi riusciti, ma l’amalgama non convince. Morandini

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agosto 21, 2009 Posted by | Commedia | , , , , , | 5 commenti

Spogliamoci così senza pudor

Spogliamoci cosi senza pudore locandina

Film a episodi diretto da Sergio Martino, su un soggetto di Raimondo Vianello e Sergio Continenza, anno 1976.

Primo episodio, Il detective: un uomo dubita della fedeltà della coniuge e così decide di assoldare un detective per pedinarla e scoprire le prove di un suo adulterio. Ma il detective, senza scrupoli, pur di raggranellare denaro, fabbrica delle prove false. Il cliente, tutt’altro che sciocco, scoprirà l’inganno, perchè il filmato compromettente girato dal detective lo vedrà protagonista con la moglie durante un loro rapporto coniugale;  l’uomo si vendicherà seducendo la moglie del detective

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Maria Baxa e Aldo Maccione

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Maria Baxa

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Barbara Bouchet

Secondo episodio, La squadra di calcio: un ex calciatore squalificato a vita per motivi truffaldini, viene chiamato da un suo amico, allenatore di una squadra femminile, a far parte del gruppo, ovviamente travestito da donna. Ne succederanno di tutti i colori, con il calciatore che vedrà scoperto l’nganno durante una partita nella quale segna dei goal, prima di essere colpito l basso ventre da una pallonata. L’arbitro e le altre ragazze scopriranno l’inganno.

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Enrico Montesano sotto la doccia nell’episodio La partita di calcio

Terzo episodio, L’armadio di Troia : Un produttore di film hard sogna un incontro ravvicinato con un’attricetta di un suo film. Non riuscirà nell’impresa per colpa di un ladruncolo che oltre che svaligiargli la casa,lo farà litigare con la moglie e gli soffierà l’attricetta.

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Spogliamoci cosi senza pudore 7

Nadia Cassini

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Alberto Lionello

Quarto episodio, La visita: un uomo e una donna, regolarmente sposati con altre persone, cercano disperatamente di poter consumare l’adulterio, ma un’improvvisa morte li pone di fronte ad una scelta:copulare sul letto del morto, quando il cadavere verrà rimosso.

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Ursula Andress

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Johnny Dorelli

Nonostante il cast di buon livello, il film non ha ritmo, e gli episodi non si discostano poi molto dal canovaccio della più trita commedia sexy. Forse l’unico episodio davvero divertente è quello che vede protagonista Enrico Montesano, nei panni del calciatore, Divertente la scena nello spogliatoio femminile nel quale il povero Montesano si trova attorniato da splendide ragazze nude, mentre lui è costretto a sudare ( in tutti i sensi) travestito da donna.

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La sequenza con Ria De Simone: un adulterio mai consumato

Da segnalare anche il duo Dorelli-Andress nell’ultimo episodio, con qualche trovata groottesca; discreto Maccione in tandem con Maria Baxa nell’episodio del detective, anche se il livello delle battute, come ” che imbecille, occhio di lince e orecchie di merda” danno un’idea del tono generale. L’episodio dell’armadio è davvero il punto più basso del film , nonostante Lionello e una Cassini quantomeno generosa nel mostrare le sue grazie ( esempio di battute: la madonna! ah no, volevo dire mia moglie“), mentre la parte della moglie del produttore è affidata alla olita bellissima Barbara Bouchet. Tra i co protagonisti troviamo Alvaro Vitali, nell’episodio del detective e Ninetto Davoli in quello dell’armadio, Ria De Simone in quello del detective. Tutto sommato film poco divertente,abbastanza scontato e anche poco scollacciato, secondo i canoni del genere di pellicola in cui rientra questo film.

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Spogliamoci così senza pudor, un film di Sergio Martino. Con Enrico Montesano, Johnny Dorelli, Barbara Bouchet, Ursula Andress, Ninetto Davoli,Alberto Lionello, Maria Baxa, Ria De Simone, Nadia Cassini,Aldo Maccione
Commedia durata 110 min. – Italia 1977.

Enrico Montesano: Dante Zatteroni (La squadra di calcio)
Barbara Bouchet: Violante (L’armadio di Troia)
Alberto Lionello: Giangi Busacca (L’armadio di Troia)
Ninetto Davoli: Pietro (L’armadio di Troia)
Nadia Cassini: Françoise (L’armadio di Troia)
Ursula Andress: Marina (La visita)
Johnny Dorelli: Marco Antonioli (La visita)
Alvaro Vitali: Broccolini (Il detective)
Gianrico Tedeschi: Silvestri (La visita)
Brenda Welch: prostituta (La squadra di calcio)
Roberto Della Casa: dipendente di Busacca (L’armadio di Troia)
Gianfranco Barra: allenatore (La squadra di calcio)
Armando Brancia: Presidente Bernasconi (La squadra di calcio)
Aldo Maccione: l’investigatore privato (Il detective)
Ria De Simone: la “presunta” moglie adultera (Il detective)
Fernando Cerulli: automobilista che soccore Busacca (L’armadio di Troia)
Daniele Vargas: Avvocato Sante Zenaro (La visita)
Marzio Honorato: Enrico (La squadra di calcio)
Angelo Pellegrino: Felice (L’armadio di Troia)
Maria Baxa: Maria (Il detective)
Sophia Lombardo: ragazza sulla barca (La visita)

 

Regia Sergio Martino
Soggetto Raimondo Vianello, Sandro Continenza
Sceneggiatura Raimondo Vianello, Sandro Continenza
Casa di produzione Medusa
Distribuzione (Italia) Medusa
Fotografia Roberto Gerardi, Giancarlo Ferrando
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Enrico Simonetti

luglio 29, 2009 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il fiore delle mille e una notte

Il fiore delle mille e una notte locandina

Dopo Decameron e I racconti di Canterbury,due libri della tradizione classica scritti da due soli autori,Pasolini utilizza ancora un libro classico,Le mille e una notte,una raccolta di storie creata in un periodo di tempo imprecisato,non più quindi composto organicamente,ma assolutamente disomogeneo almeno nello stile narrativo.

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Il fiore delle mille e una notte conclude così la trilogia della vita;ed è anche il film più solare di Pasolini,pur essendo quello che ha avuto minor successo di pubblico. Pasolini abbandona il tema del potere che annichilisce il popolo,a cui resta ben poco per essere felice (il sesso è solo una estrema ratio,l’unica vera fonte di sopravvivenza e di vita),e approda ad una serie di storie in cui i veri protagonisti sono l’amore,la fatalità,il destino e anche la morte.

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Il tema conduttore comune della vita dell’essere umano,in pratica;l’uomo è capace di vivere in armonia quando si spoglia delle convenzioni sociali,affidandosi ad una gioioIl fiore delle mille e una notte 14

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sa sessualità,la vera arma della gente,in contrasto con la cupa sessualità del Decameron,in cui il regista aveva pesantemente attaccato la morale cattolica,pronta a condannare il sesso salvo poi praticarlo all’interno dei luoghi deputati al culto,i conventi,per esempio.Non c’è nulla di tutto ciò nel Fiore delle mille e una notte;la sessualità è libera e spontanea,il che mostra il fascino che aveva indubbiamente la cultura arabo-orientale sullo scrittore;e la scelta di utilizzare ancora una volta un cast di persone prese letteralmente dalla strada testimonia il tentativo del regista di avvicinare la recitazione allo spirito autenticamente popolare dei racconti da cui ha tratto i film della trilogia.

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Il film inizia con la scena di un mercato,dove la schiava Zumurrud sceglie di farsi acquistare da un giovane,Nur-er-Din,al quale da i soldi del riscatto.Tra i due c’è immediatamente amore,un amore spontaneo,che termina bruscamente con il rapimento della bella Zumurrud (interpretata da Ines Pellegrini),e che il giovane ritroverà,dopo lunghe traversie,solo alla fine del film,nei panni del re Sair.

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Le scene cambiano,e cambiano anche i racconti,mentre paesaggi esotici,splendidamente fotografati,si aprono davanti agli occhi dello spettatore;dallo Yemen all’Etiopia,passando per il Sudan e l’India, lo splendore e la magnificenza,il fascino misterioso dei luoghi si mescola in maniera sapiente ad altre quattro storie.

Nella storia successiva,Hamud e Zeudi,un anziano e una splendida donna,osservano due ragazzi fare l’amore,mentre loro devono decidere chi dei due sia il più bello,per passare ad una storia dolorosa,quella di Aziz,che si innamora di una bellissima e misteriosa donna,che lo evirerà.

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Ancora,la storia di due monaci e poi quella della principessa Dunya,che raccontano le loro vite,in cui si intuisce come il destino abbia sempre in riserbo qualcosa di imprevedibile;tutte storie dove la componente sesso è abbastanza esplicita,con l’esposizione di numerosi nudi maschili.

Che però diventano assolutamente e totalmente innocenti,immersi come sono in un candore assoluto;le immagini non hanno nulla di erotico,e diventano quasi una tela impressionista,un a parte integrante di un paesaggio sospeso,che fatalmente,secondo il punto di vista del regista,è destinato a scomparire,preda della società consumistica,con i suoi miti e le sue apparenze.Una visione,quella di Pasolini,serena e gioiosa,che non era mai stata presente nei film precedenti,in cui si nota l’ammirazione e la simpatia per una cultura fatta di cose semplici;un film che contrasta in maniera copernicana con il film successivo,l’ultimo del grande regista,Salò.In cui le cose cambiano radicalmente,trasformando la vita in un concerto di morte,nella distruzione assoluta a e totale della vita da parte del potere;una visione da incubo che avebbe avuto chissà quali sviluppi se purtroppo Pasolini non fosse stato assassinato durante le riprese.

Il fiore delle mille e una notte

Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Franco Citti, Ninetto Davoli, Ines Pellegrini, Christian Alegny, Margareth Clementi.
Genere Fantastico, colore 130 minuti. – Produzione Italia 1974.

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Il fiore delle mille e una notte protagonisti

Ninetto Davoli: Aziz
Tessa Bouché: Aziza
Franco Citti: il genio
Franco Merli: Nur-e-Din
Ines Pellegrini: Zumurrud
Abadit Ghidei: Principessa Dunya
Alberto Argentino: Principe Shahzmah
Francesco Paolo Governale: Principe Tagi
Salvatore Sapienza: Principe Yunan
Giana Idris: Giana
Fessazion Gherentiel: Berhane

Il fiore delle mille e una notte cast

Regia:     Pier Paolo Pasolini
Soggetto: Le mille e una notte
Sceneggiatura:     Dacia Maraini
Fotografia:     Giuseppe Ruzzolini
Montaggio:     Nino Baragli, Tatiana Casini Morigi
Musiche:    Ennio Morricone
Scenografia:     Dante Ferretti

Il fiore delle mille e una notte recensioni

Non si può immaginare fino a che punto fosse dolce Pier Paolo e quanta la sua capacità di complicità, i suoi silenzi, perché era un uomo estremamente silenzioso, che parlava molto poco, poteva stare delle ore senza dire una parola, però la sua presenza era sempre lì, non mancava mai agli amici, la sua compagnia durante i viaggi (noi abbiamo fatto moltissimi viaggi insieme, in Africa, per esempio), avevamo molte cose che ci accomunavano: per esempio, la curiosità sociale, l’interesse e il desiderio di conoscere meglio e di frequentare il mondo di chi è impedito o comunque di chi è privo degli strumenti della cultura e di chi addirittura è menomato da questo punto di vista”  Dacia Maraini


Il fiore delle Mille e una notte è una sorta di affresco di un mondo, passato e presente  quel Terzo Mondo dal il quale il regista, da qualche anno, si sentiva particolarmente affascinato e attratto e attraversato da un grande senso di serenità e di sensualità mai presente prima, in questo modo, nei film di Pasolini. Egli mette in scena, dunque, il suo sogno, la sua idealizzazione e mitizzazione del Terzo Mondo. In tal modo, il sesso viene liberato dagli aspetti legati al reciproco possesso, alla prevaricazione, al predominio. Vi è pienamente realizzata una libertà sessuale che è anche simbolo di purezza dei sentimenti, che fa sì che il sesso non appaia mai né morboso né osceno, ma rappresenti invece un dono reciproco, innocente e delicato, soprattutto libero da inibizioni e sovrastrutture culturali.
Pasolini esprime, con Il fiore delle Mille e una notte, un cinema di pura poesia delle immagini, riuscendo a trovare un sereno equilibrio tra alcune componenti essenziali già presenti nei suoi film precedenti, particolarmente in Edipo re e in Medea: il richiamo prepotente alla sessualità e la grandiosa maestosità dei paesaggi, ricchi di valenze pittoriche e di un acuto, sensibilissimo senso artistico
. ”
Nico Naldini, Pasolini, una vita, Einaudi, Torino 1989

“Dall’omonima raccolta di novelle arabe, sistemata in forma canonica intorno al 1400: nella storia di Nur-er-Din che cerca Zumurrud, l’amata rapita, e la ritrova sotto le spoglie maschili del re Sair sono contenute, come in una scatola cinese, le altre quattro. “La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni” è la citazione che fa da filo conduttore all’ultima parte della cosiddetta “trilogia della vita”, tutta sotto il segno dell’esaltazione del sesso e della morte incombente. Dei 3 film appare come il più sereno e risolto, probabilmente perché la natura stessa della raccolta araba aveva esentato l’autore da ogni obbligo di fare i conti con la storia e il potere, qui sostituiti dalla forza trascinatrice della fatalità e dei sentimenti assoluti.” Morandini

 Il fiore delle mille e una notte location

Stabilimenti Labaro Film, Roma
Yemen del Nord
Yemen del Sud
Persia
Nepal
Etiopia
India

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maggio 13, 2008 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento