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Quella strana ragazza che abita in fondo al viale

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Una casa solitaria a poca distanza dal mare, una ragazza che accende delle candeline su una torta;l’atmosfera è sospesa, malinconica.
La ragazza non sembra in attesa di qualcuno, perchè si accende una sigaretta, nonostante la giovanissima età.
Lei è Rynn Jason, ha tredici anni.
E’ stata cresciuta da suo padre nel timore degli estranei e la ragazza ha sviluppato la tendenza all’isolamento.
Perchè Rynn è sola in quella casa un po lugubre e troppo grande per lei?
E’ accaduto che il padre di Rynn, Lester, poeta in crisi esistenziale, ha affittato quella casa nel Maine per isolarsi dalla gente; ha lasciato un conto intestato a sua figlia con un po di denaro e si è allontanato verso una crociera solitaria, probabilmente suicida.
Così Rynn ha scelto coscientemente di vivere da sola, gelosa di quella inaspettata indipendenza che difende costruendo attorno a se una cortina impenetrabile; lei racconta che il padre c’è, impegnato in composizioni letterarie e quindi obbligato in qualche modo all’isolamento.
Tuttavia attorno alla casa in cui vive Rynn c’è una piccola comunità, anche impicciona.
E’ il caso della signora Hallet, una donna ambigua che vive con suo figlio Frank, un viscido pedofilo che non mancherà di insidiare la giovanissima Rynn (lo vediamo all’azione da subito, durante la personalissima festa di compleanno di Rynn), oppure del poliziotto Miglioriti, che gravita attorno alla ragazza o di suo nipote Mario.
Che diventa l’unico amico di Rynn, l’unico anche ad essere ammesso alla vita segreta dell’adolescente, con il quale condividerà tutti gli accadimenti che avverranno nella casa.

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Accade infatti che la vicina impicciona, la signora Hallet, indaghi un po troppo sulla ragazza, finendo per morire in una fatale caduta nella botola che porta nella cantina della casa,uccisa dal caso ma anche dalla sua insana curiosità.
Stessa sorte accadrà alla madre di Rynn:ormai Rynn deve difendere ad ogni costo il suo segreto e chiede aiuto all’unico amico che ha, Mario.
Che l’aiuta.
I due adesso sono anche amanti, ma Mario si ammala ed ecco che ricompare Frank, che questa volta vuole davvero andare fino in fondo, far sua quella strana ed enigmatica ragazza.
Ma Rynn, anche se ha solo tredici anni, riesce con un colpo di genio a …
Quella strana ragazza che abita in fondo al viale è la riduzione cinematografica di un romanzo pubblicato da Laird Koenig e portato sullo schermo da Nicolas Gessner; siamo nel 1976 e il romanzo è stato editato nel 1974 e lo stesso autore del romanzo scrive la sceneggiatura del film.
Il che permette a Gessner di rispettare in maniera puntuale lo spirito del romanzo, con un’ambientazione assolutamente claustrofobica e minacciosa, densa di atmosfera che sono in qualche modo le caratteristiche peculiari del film.
Un film in cui predomina un senso di oppressione, dovuto principalmente all’assoluta impermeabilità del personaggio di Rynn, una tredicenne anomala che se nel fisico mostra tutti i suoi anni in realtà ha sviluppato una personalità complessa.

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La ragazza appare infatti asociale, gelosa in maniera ossessiva di quell’indipendenza che casualmente le si è costruita attorno.
La scomparsa del padre l’ha lasciata sola, ma lei sembra non curarsene e ne approfitta come un bimbo che, lasciato da solo in una stanza con anti giochi, finisce per dimenticarsi di quello che accade intorno, tutto preso dalla scoperta di un nuovo mondo.
Nicolas Gessner, regista americano qui al suo sesto film per il grande schermo, dirige con taglio sicuro e preciso una storia per immagini nella quale è predominante l’ambientazione mistery con tocchi sia di giallo che di horror puro.
In realtà nel film tutto appare suggerito, più che esplicitato:la morte casuale della signora Hallet, quella della madre o il finale a sorpresa sono lasciati volutamente nel vago, senza spargimento di sangue o concessioni allo splatter.
Tutto resta indistinto come la personalità ambigua di Rynn, che è poi in perfetta linea con quella degli altri protagonisti della storia.
Sono tutti personaggi bivalenti, dalla morale sfuggente e dal vissuto personale evanescente:la signora Hallett per esempio difende un figlio pervertito come se fosse un’innocente creatura, il figlio stesso,Frank, è una viscida figura che si muove ossessivamente attorno a Rynn, in attesa del momento giusto per sfogare i propri insani istinti.
Non appaiono migliori ne la mamma di Rynn ne il poliziotto Miglioriti, un uomo che nel privato non esita a frequentare prostitute e a fumare droghe, così come alla fine anche il personaggio più equilibrato del film, Mario, non esita a coprire le gesta di Rynn.
Lo fa per amore, certo, ma si rende complice in qualche modo sia del passato della ragazza sia del futuro della stessa, quando arriverà la resa dei conti con Frank mentre lui è immobilizzato in un letto d’ospedale.
In questo quadro moralmente discutibile si muove la figura di Rynn, una ragazza che è cresciuta in fretta, forse anche a causa dell’eccessiva libertà lasciatale dal padre; come un animale tenuto in un recinto e lasciato improvvisamente libero, Rynn si muove seguendo il proprio istinto ma priva anche però di un senso morale e sociale che le permettano di distinguere il bene dal male.

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Così la ragazza si sbarazzerà degli ostacoli senza mostrare nessun segno di pentimento, ansiosa solo di affermare la propria indipendenza, riconoscendo al solo Mario il diritto di interferire parzialmente nella propria vita.
Rigoroso e asciutto, Quella strana ragazza che abita in fondo al viale è un film dal fascino sottilmente perverso; non appartiene ad alcun genere predefinito eppure conserva elementi di vari generi alchemicamente dosati e resi visivamente con molta bravura.
Merito anche di una straordinaria Jodie Foster, che regge praticamente da sola la scena perchè è attorno a lei che la storia ruota.
E l’attrice statunitense offre ancora una volta prova di uno straordinario talento, nonostante la giovanissima età; va ricordato, per la cronaca, che la Foster rifiutò giustamente di apparire nuda nel film nella scena in cui va a letto con Mario.In quella sequenza Jodie è sostituita da una controfigura.

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Bravo anche Martin Sheen che interpreta Frank Hallet, il viscido pedofilo, con asciutta teatralità così come nessun appunto è da muovere al resto del cast.
Il film è molto raro, nonostante sia stato uno dei più importanti della stagione 1976; sono riuscito a reperire solo una versione in lingua originale, peraltro molto bella che è disponibile su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=VY0AxyTXb8Y
La visione in lingua madre è tuttavia molto ostica.
Quella strana ragazza che abita in fondo al viale

Un film di Nicolas Gessner. Con Jodie Foster, Martin Sheen, Alexis Smith, Scott Jacoby, Morth Shuman Titolo originale The Little Girl Who Lives Down the Lane. Drammatico, durata 94′ min. – Canada, Francia 1976

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Jodie Foster: Rynn Jacobs
Martin Sheen: Frank Hallet
Alexis Smith: Cora Hallet
Mort Shuman: Ron Miglioriti
Scott Jacoby: Mario Podesta
Dorothy Davis: Impiegata del municipio
Clesson Goodhue: Direttore della banca
Hubert Noël: Impiegato della banca
Jacques Famery: Impiegato della banca

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Regia Nicolas Gessner
Soggetto Laird Koenig (racconto)
Sceneggiatura Laird Koenig
Produttore Zev Braung
Fotografia René Verzier
Montaggio Yves Langlois
Musiche Christian Gaubert

Emanuela Rossi: Rynn Jacobs
Massimo Turci: Frank Hallet
Dhia Cristiani: Mrs. Cora Hallet
Gianni Marzocchi: Ron Miglioriti
Loris Loddi: Mario Podesta

Quella strana ragazza che abita in fondo al viale banner recensioni

L’opinione di Tom Joad dal sito http://www.mymovies.it

Bella e struggente storia autunnale, cielo grigio sù, foglie gialle giù ….. Al di là di quest’evocazione un po’ scherzosa, il film è denso di un’atmosfera particolarmente inquietante e nello stesso tempo suggestiva, con quell’ambientazione, spesso ricorrente nel cinema americano, in una tranquilla e anonima località di provincia, del Maine stavolta, con le sue linde villette bianche di legno monofamigliari immerse nel verde (in questo caso forse più che altro nel marrone e nel rosso che colorano l’autunno), che dietro il loro aspetto così grazioso e ameno non poche volte nascondono chissà quali orribili segreti. L’ho sempre trovato uno dei film più affascinanti che io conosca, soprattutto mi colpisce per la sua atipicità e direi quasi la sua unicità, sia relativamente alla storia che racconta, come pure in relazione alle situazioni che mostra, sia per la sua sapiente, magistrale sceneggiatura, senza infine dimenticare naturalmente la bravura di tutti gli attori impegnati a interpretare questa strana vicenda. Per me è anche una storia in parte commovente, quando penso al rapporto di affettuosa complicità e solidarietà fra i due protagonisti adolescenti e comunque appartiene al decennio ai miei occhi più bello e mitico della storia del cinema e della musica e per questo ho sempre considerato una mia fortuna personale aver potuto vivere la stagione più emozionante ed “eroica” della mia vita proprio durante i favolosi anni ’70 del secolo scorso!

L’opinione di Oskarsson88 dal sito http://www.filmscoop.it

Piccola perla quest’opera di Gessner, che racconta la storia di una giovanissima ma già alquanto matura e sveglia ragazzina, alle prese con situazioni non semplici da gestire. E’ un misto tra drammatico e thriller, con momenti malinconici e tristi, altri in cui la tensione è ad un buon livello. La Foster (Riff), nonostante sia piuttosto sveglia, non risulta un personaggio forzato, non si va troppo oltre, e infatti ogni tanto mostra qualche ingenuità più che plausibile per l’età. Il pedofilo è ben riuscito e risulta sgradevole, e anche gli altri personaggi sono credibili. Bel modo di rappresentare la solitudine e le difficoltà…
L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Dal complesso di Elettra e dalle pericolose inquietudini di un’adolescente sola in un mondo di adulti oppressivi si sviluppa un thriller che applica con eleganza gli strumenti della tensione filmica: la claustrofobia dell’unità di luogo, dialoghi aggressivi, silenzi, attese, rimandi, lente panoramiche su stanze vuote, musiche vigili. Come in Taxi driver, l’appena quattordicenne Foster possiede la sicurezza di sé di una grande diva; Sheen ritrae un subdolo e schifosissimo pedofilo, per il quale ci si augurerebbe la medesima fine da lui riservata al povero criceto. Cianurico.

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com

Questo dramma psicologico testimonia come Jodie Foster sia attrice alla quale la natura ha fatto dono prezioso, per quel che riguarda la recitazione. Alla tenera età di 14 anni (è nata nel 1962) riesce a rendere credibile l’esperienza drammatica di Rynn, una giovane fanciulla abbandonata dal padre. La sicurezza economica, garantitale dal genitore, è inversamente proporzionale alla ricchezza di spirito, motivo per cui la triste bambina si sbarazza (in maniera non teatrale) di coloro i quali tentano di prendersene cura.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Un concerto per piano di Chopin accompagna questo dolce, intimo film, adolescentemente drammatico, che non fa pesare la sua sostanziale staticità, inserendo spunti garbati, talora pure divertenti, ma senza mai rovinare il filo conduttore principale, fino al finale, col gioco delle tazzine, che chiude, con l’ennesimo inganno (e auto-inganno), la sequenza delle cose che paiono ma non sono (non è, però, un film alla Umberto Lenzi…). E la Foster, rimirata anche prima, va guardata specialmente in quelle ultime decine di secondi, ascoltando Chopin.

 
“Questo tè sa di mandorle”.
Rynn sentì lo spigolo ruvido del dente scheggiato mentre masticava uno dei biscotti.
“Credo che siano queste pastine alle mandorle”.
Hallet svuotò la tazza e la posò sul tavolino.
“Dovresti vedere come il fuoco ti illumina i capelli. Sono tutti fulvi e dorati”.
Al di sopra della tazza di tè, ella vide l’uomo protendersi verso di lei.
“Che bei capelli…”
La mano di Hallet si sporse, nella luce del fuoco, verso la ragazzetta e le accarezzò i capelli. Rynn rimase del tutto immobile.

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febbraio 13, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , | 4 commenti

Shirley Valentine – La mia seconda vita

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Liverpool, Inghilterra.
Shirley Valentine Bradshaw, quarantaduenne sposata con Joe e con due figli consuma le sue giornate in un monotono andirivieni tra le faccende domestiche e l’amica del cuore Jane.
Una vita piatta, quella di Shirley, in cui tutto quello che fa non è apprezzato da nessuno:la donna non è nemmeno ascoltata in famiglia e spesso si ritrova a fare dei desolanti monologhi con se stessa.
Quando Jane vince un viaggio per due in Grecia, nella stupenda isola di Mykonos, Shirley chiede all’amica di poterla accompagnare nel viaggio.
Le due donne arrivano così in Grecia, ma a sorpresa Shirley lascia da sola l’amica per conoscere ed esplorare l’isola.
E’ il primo momento in cui la donna, finalmente sola, si libera dalle responsabilità della famiglia e dagli obblighi monotoni della routine quotidiana;

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Shirley apprezza sia la selvaggia bellezza dell’isola sia il comportamento riservato e rispettoso della gente che la abita e non esita a litigare con una coppia inglese che ne denigra invece la spontaneità.
Shirley conosce Costas, un affascinante proprietario di un ristorante con il quale, dopo un giro in barca galeotto, intreccia una fugace storia d’amore.
Arriva il momento della ripartenza, ma la donna decide di restare sull’isola; si reca quindi da Costas per chiedergli un lavoro, ma trova l’uomo già alle prese con la nuova vittima da adescare.
Per Shirley la cosa non ha alcuna importanza mentre Costas, spaventato da quella che all’inizio crede sia una richiesta di relazione, si defila con evidente imbarazzo.
Ora Shirley è finalmente libera, ha trovato una nuova dimensione di se stessa e decide di non rispondere ai numerosi tentativi della famiglia di riportarla indietro.
E’ proprio da Mykonos che ripartirà la sua nuova vita e …
Shirley Valentine- La mia seconda vita è una deliziosa commedia a metà strada tra il romantico e l’introspettivo diretta da Lewis Gilbert, che riprende un soggetto teatrale di Willy Russell, di largo successo in Inghilterra.

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Il regista londinese, conosciuto dal grande pubblico per aver diretto tre film della serie Agente 007 (Agente 007 – Si vive solo due volte,La spia che mi amava e Moonraker – Operazione spazio) riduce per lo schermo la piece teatrale, utilizzando per il ruolo di interprete principale del personaggio di Shirley Valentine l’attrice Pauline Collins che aveva interpretato lo stesso ruolo a teatro e che quindi aveva grande dimestichezza con il personaggio.
Ne vien fuori una commedia garbata e gradevole, giocata tutta sulla voglia di riscatto e indipendenza di Shirley, donna vicina alla mezza età confusa anonimamente nella massa delle casalinghe inglesi, quelle per la cronaca tutte casa e famiglia, spesso utilizzate dai componenti delle stesse come donne di servizio a cui dedicare poco più di uno sguardo.
Shirley all’apparenza è una donna succube del suo ruolo e dei suoi affetti; ma la vacanza in Grecia diventa per lei occasione di riscatto e permette alla sua vera personalità di emergere prepotentemente.
La sua nuova vita inizierà proprio in un’isola greca, selvaggia e lussureggiante come i nuovi desideri di libertà della donna, che infrangerà tutti i tabu degli archetipi famigliari, attraverso l’esplorazione anche della propria sessualità vincolata al legame matrimoniale, attraverso la brevissima relazione con il playboy locale, quel Costa che si rivelerà essere un uomo in fondo non diverso da suo marito.

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La voglia di riscatto e di affermazione di Shirley però è così determinata che non può essere certo fermata da un inciampo casuale come un breve flirt; la donna sceglierà autonomamente una vita finalmente diversa.
Grazie alla bravura di Pauline Collins,conosciuta sopratutto in Inghilterra per la sua partecipazione a Su e giù per le scale (Upstairs, Downstairs) serie TV del 1971, il film si aggiudica il British Academy of Film and Television Arts (BAFTA) che va proprio all’attrice di Exmouth per la miglior protagonista femminile.
Lo spessore, la simpatia e la verve data al personaggio di Shirley valgono alla Collins la nomination all’Oscar del 1991 dove solo una grandissima Jessica Tandy interprete di A spasso con Daisy le sbarra la strada verso un meritato Oscar.
Il film otterrà anche la nomination per la miglior canzone ,The Girl Who Used to Be Me composta da Marvin Hamlisch, Alan e Marilyn Bergman.
Il resto del cast, essenzialmente in ombra rispetto alla protagonista principale, si muove decorosamente.
Bene Tom Conti nel ruolo dello sciupa femmine locale Costas Caldes e Alison Steadman in quello di Jane.
Pur trattandosi di una commedia deliziosa, il parere dei critici appare controverso e incline alla bocciatura verso un film che invece è gradevole e scorrevole;il solito ineffabile Morandini parla di un film “che tenta di dare l’acqua della vita alla riduzione furbesca di L. Gilbert che spalma il testo di miele.”
Secondo il New York Times “ il film rivela la debolezza della sceneggiatura di Mr. Russell come se un assistente maldestro di un mago avesse puntato il dito contro una botola segreta. La Collins porta tanta energia e calore al ruolo come sempre, ma sullo schermo la forza della sua performance è frantumata per essere tagliata in piccoli pezzi, scollegati
Ancora più severo il Chicago Sun-Times che definisce il film “un dramma realistico di banalità spaventosa“.
Viceversa Variety ha definito il film “irregolare ma generalmente delizioso e Pauline Collins “irresistibile” mentre con molta più aderenza alla realtà il Washington Post ha definito il film “un piccolo film insolitamente caldo, rilassato … senza stucchevole retrogusto artificialmente zuccherato”

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Personalmente è l’opinione che maggiormente condivido, per una commedia tranquilla e rilassante, da vedere in una serata in cui si è in preda di un piccolo attacco di romanticismo.
Il film è praticamente introvabile, vista la scarsa diffusione che ebbe in Italia e non risulta presente in rete se non nella versione in lingua inglese, che segnalo per dover di cronaca all’indirizzo: http://youtu.be/6_IOeOtW7Qs
Shirley Valentine La mia seconda vita
Un film di Lewis Gilbert. Con Tom Conti, Pauline Collins, Bernard Hill Titolo originale Shirley Valentine. Commedia, durata 108′ min. – Gran Bretagna 1989.

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Pauline Collins: Shirley Valentine-Bradshaw
Tom Conti: Costas Caldes
Julia McKenzie: Gillian
Alison Steadman: Jane
Joanna Lumley: Marjorie Majors

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Regia Lewis Gilbert
Soggetto Willy Russell
Sceneggiatura Willy Russell
Fotografia Alan Hume
Montaggio Lesley Walker
Musiche Willy Russell
Scenografia John Stoll

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febbraio 12, 2014 Pubblicato da: | Commedia | , | Lascia un commento

Gli Oscar del 1983

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Oscar 1983

La sera del 11 aprile 1983 a Los Angeles presso il Dorothy Chandler Pavilion si tiene la tradizionale serata dedicata alla consegna degli Academy awards, gli Oscar del cinema attribuiti a film distribuiti nel 1982.
A condurre la serata di gala ci sono gli attori Liza Minnelli, Dudley Moore, Richard Pryor e Walter Matthau.
I pronostici della vigilia sono tutti per tre film, che dovrebbero dividersi la maggior parte delle statuette;Gandhi, diretto da Richard Attenborough, E.T. l’extraterrestre di Spielberg e Tootsie di Sidney Pollack con Ufficiale e gentiluomo di Taylor Hackford in qualità di outsider.
Gandhi si presenta alla partenza forte di 11 nomination, E.T. l’extraterrestre di 9 e Tootsie di 10.
Il film storico sul Mahatma trionfa aggiudicandosi 8 Oscar,ovvero quelli per il Miglior film,Migliore regia,Miglior attore protagonista,Migliore sceneggiatura originale,
Migliore fotografia,Migliore scenografia,Migliori costumi e Miglior montaggio mentre E.T. l’extraterrestre vince 4 Oscar in categorie definite minori come gli effetti speciali e il sonoro.
Tootsie, forte di ben 10 nomination riesce alla fine a portare a casa solo l’Oscar di Jessica Lange, premiata come miglior attrice non protagonista, così come ci sarà delusione per Victor Victoria di Blake Edwards che su 7 candidature vince l’Oscar solo per la Miglior colonna sonora a Henry Mancini e Leslie Bricusse.
Maryl Streep stravince nella categoria Miglior attrice protagonista con La scelta di Sophie, conquistando la sua seconda statuetta (la terza la vincerà nel 2012) mentre è Ben Kingsley il miglior attore per la sua performance nel pluri premiato Gandhi.
L’Italia si consola con l’Oscar a Carlo Rambaldi, per gli effetti speciali di ET l’extraterrestre,alla sua terza ed ultima statuetta.
Infine l’Oscar alla carriera va ad un mito di Hollywood, Mickey Rouney.

LEGENDA: I vincitori dei premi sono in neretto

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Miglior film

1 Gandhi ,Richard Attenborough

Gandhi (Gandhi), regia di Richard Attenborough

1 E.T. l'extraterrestre,Steven Spielberg
E.T. l’extraterrestre (E.T. the Extra-Terrestrial), regia di Steven Spielberg

1 Scomparso - Missing , Costa-Gavras
Scomparso – Missing (Missing), regia di Costa-Gavras

1 Tootsie
Tootsie (Tootsie), regia di Sydney Pollack

1 Il verdetto
Il verdetto (The Verdict), regia di Sidney Lumet

Miglior regia

2 Gandhi Attenborough

Richard Attenborough – Gandhi (Gandhi)

2 U boot 96  Wolfgang Petersen
Wolfgang Petersen – U-Boot 96 (Das Boot)

2 E.T. Spielberg
Steven Spielberg – E.T. l’extraterrestre (E.T. the Extra-Terrestrial)

2 Tootsie Pollack
Sydney Pollack – Tootsie (Tootsie)

2 Il verdetto Lumet
Sidney Lumet – Il verdetto (The verdict)

Miglior attore protagonista

3 Ben Kingsley - Gandhi

Ben Kingsley – Gandhi (Gandhi)

3 Dustin Hoffman - Tootsie
Dustin Hoffman – Tootsie (Tootsie)

3 Jack Lemmon - Scomparso - Missing
Jack Lemmon – Scomparso – Missing (Missing)

3 Paul Newman - Il verdetto
Paul Newman – Il verdetto (The Verdict)

3 Peter O'Toole - Ospite d'onore
Peter O’Toole – Ospite d’onore (My Favorite Year)

Migliore attrice protagonista

4 Meryl Streep - La scelta di Sophie

Meryl Streep – La scelta di Sophie (Sophie’s Choice)

4 Julie Andrews - Victor Victoria
Julie Andrews – Victor Victoria (Victor Victoria)

4 Jessica Lange Frances
Jessica Lange – Frances (Frances)

4 Sissy Spacek - Scomparso - Missing
Sissy Spacek – Scomparso – Missing (Missing)

4 Debra Winger Ufficiale e gentiluomo
Debra Winger – Ufficiale e gentiluomo (An Officer and a Gentleman)

Miglior attore non protagonista

5 Louis Gossett Jr. - Ufficiale e gentiluomo

Louis Gossett Jr. – Ufficiale e gentiluomo (An Officer and a Gentleman)

5 Charles Durning - Il più bel Casino del Texas
Charles Durning – Il più bel Casino del Texas (The Best Little Whorehouse in Texas)

5 John Lithgow - Il mondo secondo Garp
John Lithgow – Il mondo secondo Garp (The World According to Garp)

5 James Mason Il verdetto
James Mason – Il verdetto (The Verdict)

5 Robert Preston - Victor Victoria
Robert Preston – Victor Victoria (Victor Victoria)

Migliore attrice non protagonista

6 Jessica Lange - Tootsie

Jessica Lange – Tootsie (Tootsie)

6 Teri Garr - Tootsie
Teri Garr – Tootsie (Tootsie)

6 Glenn Close - Il mondo secondo Garp
Glenn Close – Il mondo secondo Garp (The World According to Garp)

6 Kim Stanley - Frances
Kim Stanley – Frances (Frances)

6 Lesley Ann Warren Victor Victoria
Lesley Ann Warren – Victor Victoria (Victor Victoria)

Miglior sceneggiatura originale

John Briley

John Briley – Gandhi (Gandhi)
Barry Levinson – A cena con gli amici (Diner)
Melissa Mathison – E.T. l’extraterrestre (E.T. the Extra-Terrestrial)
Douglas Day Stewart – Ufficiale e gentiluomo (An Officer and a Gentleman)
Murray Schisgal, Don McGuire e Larry Gelbart – Tootsie (Tootsie)

Miglior sceneggiatura non originale

Costa-Gavras e Donald Stewart – Missing – Scomparso (Missing)
Alan J. Pakula- La scelta di Sophie (Sophie’s Choice)
David Mamet – Il verdetto (The Verdict)
Blake Edwards – Victor Victoria (Victor Victoria)
Wolfgang Petersen – U-Boot 96 (Das Boot)

Miglior film straniero

Volver a empezar regia di José Luis Garci

Volver a empezar (Volver a empezar), regia di José Luis Garci (Spagna)
Alsino e il condor (Alsino y el cóndor), regia di Miguel Littín (Nicaragua)
Colpo di spugna (Coup de torchon), regia di Bertrand Tavernier (Francia)
Il volo dell’aquila (Ingenjör Andrées luftfärd), regia di Jan Troell (Svezia)
Vita privata (Častnaja žizn’), regia di Julij Rajzman (Unione Sovietica)

Miglior fotografia

Billy Williams e Ronnie Taylor – Gandhi (Gandhi)
Jost Vacano – U-Boot 96 (Das Boot)
Allen Daviau – E.T. l’extraterrestre (E.T. the Extra-Terrestrial)
Néstor Almendros – La scelta di Sophie (Sophie’s Choice)
Owen Roizman – Tootsie (Tootsie)

Miglior montaggio

John Bloom – Gandhi (Gandhi)
Hannes Nikel – U-Boot 96 (Das Boot)
Carol Littleton – E.T. l’extraterrestre (E.T. the Extra-Terrestrial)
Peter Zinner – Ufficiale e gentiluomo (An Officer and a Gentleman)
Frederic Steinkamp e William Steinkamp – Tootsie (Tootsie)

Miglior scenografia

Alessandro Ludovisi, Bob Laing e Michael Seirton – Gandhi (Gandhi)
Franco Zeffirelli e Gianni Quaranta – La traviata
Rodger Maus, Tim Hutchinson, William Craig Smith e Harry Cordwell – Victor Victoria (Victor Victoria)
Lawrence G. Paull, David L. Snyder e Linda DeScenna – Blade Runner (Blade Runner)
Dale Hennesy e Marvin March – Annie (Annie)

Migliori costumi

Bhanu Athaiya e John Mollo – Gandhi (Gandhi)
Piero Tosi – La traviata
Albert Wolsky – La scelta di Sophie (Sophie’s Choice)
Elois Jenssen e Rosanna Norton – Tron (Tron)
Patricia Norris – Victor Victoria (Victor Victoria)

Miglior trucco

Sarah Monzani e Michèle Burke – La guerra del fuoco (La guerre du feu)
Tom Smith – Gandhi (Gandhi)

Migliori effetti speciali

Carlo Rambaldi, Dennis Muren e Kenneth F. Smith – E.T. l’extraterrestre 
Douglas Trumbull, Richard Yuricich e David Dryer – Blade Runner (Blade Runner)
Richard Edlund, Michael Wood, Bruce Nicholson – Poltergeist – Demoniache presenze (Poltergeist)

Migliore colonna sonora

Originale

John Williams – E.T. l’extraterrestre (E.T. the Extra-Terrestrial)
Ravi Shankar e George Fenton – Gandhi (Gandhi)
Jack Nitzsche – Ufficiale e gentiluomo (An Officer and a Gentleman)
Marvin Hamlisch – La scelta di Sophie (Sophie’s Choice)
Jerry Goldsmith – Poltergeist – Demoniache presenze (Poltergeist)

Adattamento con canzoni originali

Henry Mancini e Leslie Bricusse – Victor Victoria (Victor Victoria)
Ralph Burns – Annie (Annie)
Tom Waits – Un sogno lungo un giorno (One from the Heart)

Miglior canzone

Up Where We Belong, musica di Jack Nitzsche e Buffy Sainte-Marie e testo di Will Jennings – Ufficiale e gentiluomo
Eye of the Tiger, musica e testo di Jim Peterik e Frankie Sullivan III – Rocky III (Rocky III)
If We Were in Love, musica di John Williams, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – Yes, Giorgio (Yes, Giorgio)
How Do You Keep the Music Playing?, musica di Michel Legrand, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – Amici come prima (Best Friends)
It Might Be You, musica di Dave Grusin, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – Tootsie (Tootsie)

Miglior sonoro

Robert Knudson, Robert Glass, Don Digirolamo e Gene Cantamessa – E.T. l’extraterrestre
Milan Bor, Todd Boekelheide, Trevor Pyke e Mike Le-Mare – U-Boot 96 (Das Boot)
Gerry Humphreys, Robin O’Donoghue, Jonathan Bates e Simon Kaye – Gandhi (Gandhi)
Arthur Piantadosi, Les Fresholtz, Dick Alexander e Les Lazarowitz – Tootsie (Tootsie)
Michael Minkler, Bob Minkler, Lee Minkler e Jim La Rue – Tron (Tron)

Miglior montaggio sonoro

Charles L. Campbell e Ben Burtt – E.T. l’extraterrestre
Mike Le-Mare – U-Boot 96 (Das Boot)
Stephen Hunter Flick e Richard L. Anderson – Poltergeist – Demoniache presenze (Poltergeist)

Miglior documentario

Just Another Missing Kid (Just Another Missing Kid), regia di John Zaritsky
Ben’s Mill (Ben’s Mill), regia di Michel Chalufour e John Karol
In Our Water (In Our Water), regia di Meg Switzgable
After the Axe (After the Axe), regia di Sturla Gunnarsonn
A Portrait of Giselle (A Portrait of Giselle), regia di Joseph Wishy

Miglior cortometraggio

A Shocking Accident (A Shocking Accident), regia di James Scott
Ballet Robotique (Ballet Robotique), regia di Bob Rogers
The Silence (The Silence), regia di Michael Toshiyuki Uno
Split Cherry Tree (Split Cherry Tree), regia di Andrei Konchalovsky
Sredni Vashtar (Sredni Vashtar), regia di Andrew Birkin

Miglior cortometraggio documentario

If You Love This Planet (If You Love This Planet), regia di Terre Nash
Gods of Metal (Gods of Metal), regia di Robert Richter
The Klan: A Legacy of Hate in America (The Klan: A Legacy of Hate in America), regia di Charles Guggenheim e Werner Schumann
To Live or Let Die (To Live or Let Die), regia di Terry Sanders
Traveling Hopefully (Traveling Hopefully), regia di John G. Avildsen

Miglior cortometraggio d’animazione

Tango (Tango), regia di Zbigniew Rybczynski
The Snowman (The Snowman), regia di Dianne Jackson
The Great Cognito (The Great Cognito), regia di Will Vinton

Premio alla carriera

Mickey Rooney
A Mickey Rooney

Richard Attenborough 3

 

Richard Attenborough

 

Richard Attenborough 2

 

Richard Attenborough, Oscar come miglior regista e miglior film

Ben Kingsley

Ben Kingsley, Oscar come miglior attore protagonista per Gandhi

Ben Kingsley 2

Ben Kingsley con Meryl Streep

Jessica Lange

Jessica Lange, miglior attrice non protagonista con Meryl Streep

Jessica Lange 2

Jessica Lange, Oscar per Tootsie

Meryl Streep

Meryl Streep 2

Meryl Streep, Oscar come miglior attrice per La scelta di Sophie

Louis Gossett Jr.

Louis Gossett Jr. 2

Louis Gossett Jr. Oscar come miglior attore non protagonista

Bhanu Athaiya

Bhanu Athaiya, Oscar per i migliori costumi

John Williams Oscar per ET

John Williams, Oscar per la miglior colonna sonora  E.T. l’extraterrestre

Volver a empezar Oscar

José Luis Garci  Oscar per il miglior film straniero

febbraio 11, 2014 Pubblicato da: | Oscar | | Lascia un commento

Classifica al botteghino 1986

1) Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud

1 Il nome della rosa locandina

1 Il nome della rosa foto
con Sean Connery, Christian Slater, F. Murray Abraham, Michael Lonsdale, Fëdor Šaljapin, Valentina Vargas

2) Top Gun  di Tony Scott

2 Top gun locandina

2 Top gun foto
con Tom Cruise, Kelly McGillis, Val Kilmer, Tom Skerritt, Anthony Edwards, Tim Robbins, Meg Ryan, James Tolkan

3) Platoon  di Oliver Stone

3 Platoon locandina

3 Platoon foto
con Tom Berenger, Willem Dafoe, Charlie Sheen, Forest Whitaker, Francesco Quinn, Kevin Dillon, Johnny Depp

4) Mr. Crocodile Dundee  di Peter Faiman

4 Crocodile dundee locandina

4 Crocodile dundee foto
con Paul Hogan, Linda Kozlowski, Mark Blum

5) Mission di Roland Joffè

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5 Mission foto
con Jeremy Irons, Robert De Niro, Cherie Lunghi, Ray McAnally, Aidan Quinn, Ronald Pickup, Liam Neeson

6) Figli di un dio minore (Children of a Lesser God) di Randa Haines

6 Figli di un dio minore locandina

6 Figli di un dio minore foto
con William Hurt, Marlee Matlin, Piper Laurie, Philip Bosco, Alison Gompf

7) Il colore dei soldi (The Color of Money) di Martin Scorsese

7 Il colore dei soldi locandina

7 Il colore dei soldi foto
con Paul Newman, Tom Cruise, Mary Elizabeth Mastrantonio, John Turturro, Forest Whitaker

8) Highlander – L’ultimo immortale  di Russell Mulcahy

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8 Highlander foto
con Christopher Lambert, Roxanne Hart, Sean Connery, Clancy Brown, Alan North

9) Yuppies 2 di Enrico Oldoini

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9 Yuppies 2 foto
con Massimo Boldi, Jerry Calà, Christian De Sica, Ezio Greggio, Athina Cenci, Gioia Scola, Federica Moro

10) Sette chili in sette giorni di Luca Verdone

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10 Sette chili in sette giorni foto
con Carlo Verdone, Renato Pozzetto, Tiziana Pini, Silvia Annichiarico

11) Cobra  di George Pan Cosmatos

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11 Cobra foto
con Sylvester Stallone, Brigitte Nielsen, Reni Santoni, Andrew Robinson

12) Pirati (Pirates) di Roman Polanski

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12 Pirati foto
con Walter Matthau, Damien Thomas, Richard Pearson, Charlotte Lewis, Cris Champion, Olu Jacobs, Roy Kinnear

13) Camera con vista (A Room with a View) di James Ivory

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13 Camera con vista foto
con Helena Bonham Carter, Maggie Smith, Denholm Elliott, Julian Sands, Daniel Day-Lewis

14) La famiglia di Ettore Scola

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14 La famiglia foto
con Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Jo Champa, Andrea Occhipinti, Carlo Dapporto, Massimo Dapporto, Athina Cenci, Ottavia Piccolo, Giuseppe Cederna, Philippe Noiret, Ricky Tognazzi, Sergio Castellitto, Dagmar Lassander

15) Over the Top di Menahem Golan

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con Sylvester Stallone, Robert Loggia, Susan Blakely, Rick Zumway

16) Scuola di ladri di Neri Parenti

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16 Scuola di ladri foto
con Paolo Villaggio, Lino Banfi, Massimo Boldi, Enrico Maria Salerno, Barbara Scoppa, Antonio Barros

17) Pericolosamente insieme (Legal Eagles) di Ivan Reitman

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17 Pericolosamente insieme foto
con Robert Redford, Debra Winger, Daryl Hannah, Brian Dennehy, Terence Stamp, Steven Hill

18) Scuola di polizia 3: Tutto da rifare  di Jerry Paris

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18 Scuola di polizia 3 foto
con Steve Guttenberg, Bubba Smith, David Graf, George Gaynes, Michael Winslow, Art Metrano, Bobcat Goldthwait

19) Noi uomini duri di Maurizio Ponzi

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19 Noi uomini duri foto
con Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Mariangela Giordano, Alessandra Mussolini

20) Labyrinth (Dove tutto è possibile)  di Jim Henson

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con David Bowie, Jennifer Connelly, Toby Froud, Frank Oz, Steve Whitmire.

febbraio 10, 2014 Pubblicato da: | Box office | | Lascia un commento

Mizzzzica… ma che è proibitissimo

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Al malcapitato spettatore di Mizzzzica… ma che è proibitissimo dopo cinque-sei minuti di proiezione sorge immediata e spontanea una domanda: ma cosa sto vedendo?
Immaginate poi di dover riassumere una trama inesistente, fatta di sketch idioti da alba del muto, con un tipo imbarazzante che si fa delle domande per strada e sbatte contro il palo di un semaforo, inquadrature del semaforo stesso e spezzoni di scene quanto meno bislacche che si susseguono alternate a scene di una sala di montaggio in cui un arrapatissimo inserviente cerca di guardare le gambe e le mutande di una assistente con tanto di tatuaggio sulla natica,che ovviamente gira per lo studio con un camice bianco, un’espressione ebete e le chiappe di fuori.

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Messi assieme quindi minuti e minuti di un film scoordinato e inconcludente e una trama volatile come un gas mefitico ecco cosa resta di questo film del 1983 di Salvatore Bugnatelli, regista di poveri mezzi artistici a cui manca completamente il senso sia della misura che quello dell’originalità tanto d far sorgere spontanea la domanda sul perchè il film non abbia avuto il titolo alternativo di Mizzzzica… ma che è sta schifezza.
Difficile a questo punto cercare di riassumere,con parole logiche, un film che snocciola una sequenza di immagini senza senso girate per metà in uno studio di montaggio, dove il regista vorrebbe spiegarci cosa accade quando si vuol montare un film sexy con degli inserti porno.
Cosa che non si vede perchè il film non solo non mostra nulla, ma la getta in caciara, con inserti di una banalità assoluta che alla fine rendono il film degno di una serie sonora di pernacchie.

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Unico motivo per dedicare due minuti alla pellicola è la presenza di Femi Benussi che con quest film, subito dopo il terribile Corpi nudi di Amasi Damiani, decide di chiudere una onorevole carriera iniziata con Pasolini e terminata con Bugnatelli, ovvero una discesa all’inferno degna di Dante.
L’attrice friulana appare nel film per pochi minuti nei panni di una manicure in alcune sequenze che sono esplicitamente copiate da Stangata in famiglia;del resto tra le innumerevoli pecche del film c’è anche l’aver indecorosamente copiato degli sketch, come quelli dello spogliarello ripreso con tecnica alla D’Amato et similia.
Praticamente non c’è altro da dire, visto che è assolutamente inutile parlare del cast fatto da attori peggio che dilettanti; regia dilettantesca e ignobile, tutto il resto è davvero robaccia.
Inutile cercare tracce di questo film in rete mentre è disponibile sul p2p più noto; visione assolutamente sconsigliata.

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Mizzzzica… ma che è proibitissimo
di Salvatore Bugnatelli con Femi Benussi,Luciana Frazzetto,Francesco Meli,Tony Morgan,Pippo Pollaci,Zaira Zoccheddu Commedia Italia 1983

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Regia Salvatore Bugnatelli
Sceneggiatura Salvatore Bugnatelli
Casa di produzione A.R. Cine International Film
Fotografia Felice De Maria
Montaggio Salvatore Bugnatelli
Musiche Roberto Anselmi

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

L’intento di mostrare quel che accade nella sala di montaggio di un film in cui si insertano scene hard si risolve in poche interazioni tra il regista Bugnatelli e il pubblico che assiste; il resto del tempo è speso in una serie scombinata di sketch da commedia sexy di indescrivibile puerilità. Del tutto inutile l’arrivo di Femi Benussi (doppiata in romagnolo), che non poteva chiudere la sua proficua carriera di starlet in modo peggiore. Proibitissimo? Semmai squallidissimo!

L’opinione di Daidae dal sito http://www.davinotti.com
Sicuramente tra i film più brutti, lenti, noiosi e inutili che mi sia capitato di vedere. Ritmo catatonico, erotismo blando, comicità nulla, mediocre il cast, pessima la regia. Da vedere solo se si è fanatici di cinema e una pellicola vale l’altra.
L’opinione di Geppo dal sito http://www.davinotti.com

Una sorta di commedia erotica molto strana, decisamente inguardabile e che nemmeno diverte, dal ritmo molto lento. È un film scritto e diretto dal catanese Salvatore Bugnatelli che racconta come si gira una pellicola hard rivelando tutti i retroscena che si nascondono durante la preparazione. Poi, nella seconda parte del film, arriva Femi Benussi, ma nemmeno lei riesce ad alzare il livello generale. Tra i protagonisti Luciana Frazzetto (la ricordiamo soprattutto in Cornetti alla crema, dove interpretava una delle fidanzate di Gianni Cavina).

febbraio 9, 2014 Pubblicato da: | Commedia | , | Lascia un commento

Away from her-Lontano da lei

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Ci sono film che fanno male al cuore.
Away from her, Lontano da lei, è uno di questi.
Una storia d’amore, ma una volta tanto di quell’amore vero, quello che i sacerdoti consacrano sull’altare con le parole “nella buona e nella cattiva sorte”
Grant e Fiona sono marito e moglie da quasi mezzo secolo; vivono in una bellissima casa, tra i boschi innevati dell’Ontario.
Si amano ancora, come tanti anni fa.
Ma un giorno Fiona si rende conto che qualcosa in lei sta cambiando; alle volte dimentica le cose, i suoi pensieri non sono più lucidi.
E’ il primo sinistro segnale di una malattia terribile, il morbo di Alzheimer.

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Grant, che ama la moglie di un amore totale, rifiuta di arrendersi alla malattia, cerca di tenere la donna con se.
Ma un giorno è costretto a portarla in una lussuosa clinica per malati terminali.
Inizierà così il suo personale calvario, con una donna che pian piano si allontana da lui, persa in una malattia che cancella il bene più prezioso dell’esistenza, la memoria di quello che eravamo, di quello che siamo.
Grant continuerà a seguire la moglie, anche quando questa non lo riconoscerà più, e si legherà, come fanno le persone senza un passato, ad un altro ammalato della clinica.
E a Grant toccherà vedere la moglie usare gentilezze e premure verso un altro uomo.
Ma lui non lascerà mai quella donna, la seguirà nel suo personale calvario, verso lo stadio finale della malattia.
Un film che tocca temi difficili, come la capacità delle persone di restare vicini ad ammalati terminali assolutamente incapaci di comunicare con le persone che un tempo amavano.

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E lo fa con grazia e dignità, senza un momento di sdolcinata emozione epidermica, ma badando a mostrare, alle volte freddamente, con distacco volutamente chirurgico, il percorso di Fiona nei meandri bui della perdita della memoria.
Un percorso, quello di Fiona, che mostra come le persone possano annientarsi nel nulla con una malattia, una malattia devastante, che annichilisce se stessi, ma non solo.
Si trasforma in un calvario per coloro che amano quei poveri esseri destinati a diventare dei vegetali, seguendo un progresso degenerativo senza cura e senza soluzione.

Ma questo film è anche una straordinaria prova di dedizione e d’amore.
Grant, pur allontanato da quella donna che è solo il fantasma di quella che amava, le resta vicino, con abnegazione.
Perché il vero amore travalica ostacoli, supera le montagne dell’indifferenza e dell’egoismo.

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Sarah Polley, la trentenne regista, debuttante, sceglie la strada della sobrietà, senza inseguire le scorciatoie del fazzoletto.
Un esordio folgorante, proprio per la sua capacità di andare dritta al centro del problema, raccontando una storia qualunque, con pochi attori, lentamente, come un’antica tragedia che però ha un’immagine forte in se.
Un bianco abbacinante, quello della neve che fa la sua parte decorativa onnipresente, quasi a simboleggiare il candore delle due vite e dei due destini.
Un film basato sul dialogo, in un’epoca iper tecnologica, un film che parla di una malattia,in un momento in cui il cinema sembra aver finalmente riscoperto i temi forti, lasciando da parte il pietismo e raccontando i fatti, gli episodi.
Anche con parole semplici, comprensibilissime e umane come quelle che dice Fiona alla sua infermiera:

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“Ora se non le dispiace vorrei salutare mio marito, non ci siamo mai separati per un mese in questi ultimi 44 anni”
Una menzione particolare per Julie Christie.
A vederla, sembrerebbe davvero alle prese con la malattia, tanto riesce a rendere, visivamente, i vari stadi della malattia.
Con un viso che esprime, meglio delle parole, il distacco dalla vita, dai ricordi,dagli affetti.

Away From Her – Lontano da lei

Un film di Sarah Polley. Con Julie Christie, Michael Murphy, Gordon Pinsent, Stacey LaBerge, Olympia Dukakis, Deanna Dezmari, Alberta Watson, Grace Lynn Kung, Wendy Crewson Titolo originale Away from Her. Drammatico, durata 110 min. – Canada 2006

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Away from her Lontano da lei banner protagonisti

Gordon Pinsent: Grant Anderson
Stacey LaBerge: Young Fiona
Julie Christie: Fiona Anderson
Olympia Dukakis: Marian
Deanna Dezmari: Veronica
Wendy Crewson: Madeleine Montpellier

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Regia Sarah Polley
Soggetto Alice Munro
Sceneggiatura Sarah Polley
Casa di produzione The Film Farm, Foundry Films
Distribuzione (Italia) Videa-CDE
Fotografia Luc Montpellier
Montaggio David Wharnsby
Musiche Jonathan Goldsmith
Scenografia Kathleen Climie, Benno Tutter e Mary Kirkland

Away from her Lontano da lei banner recensioni

L’opinione di PompiereFI dal sito http://www.filmtv.it

A volte c’è qualcosa di affascinante nell’oblìo. In qualche altra circostanza non è così.
Fiona Anderson (una Julie Christie toccante ed esemplare) se ne va in giro con la mente, in cerca di qualcosa che sa essere molto importante ma non riesce a ricordare. E una volta che l’idea è persa… è persa per sempre.
Una cosa buona, però, l’ha conservata: non va spesso al cinema. Non sopporta quelle multisale che danno un sacco di robaccia americana. Fiona è lontana dal mondo che la circonda, è lontana pure da se’ stessa. L’Alzheimer che la sta usurpando è spietato e subdolo. Grant, suo marito, deve gestire la degenerazione di una moglie che ama moltissimo, sforzandosi di sorridere quando invece vorrebbe piangere e disperarsi. Quarantaquattro anni di matrimonio hanno consolidato una coppia magnifica, conosciutasi tra i banchi del College e cresciuta all’insegna dell’amore vero, sincero ed esclusivo. Un rapporto senza troppe pretese di essere sempre al massimo; non si può essere innamorati tutti i santi giorni. Ed è questo a esaltarlo. 

Il primo lungometraggio dell’attrice canadese Sarah Polley (“Il dolce domani”) è di notevole interesse per la bravura con la quale riesce a gestire le fasi di regia, sospese tra pudichi carrelli in arretramento e lenti movimenti di macchina a indagare sui sentimenti e le emozioni. La sostiene, in questo viaggio attraverso paesaggi innevati, una sceneggiatura minuziosa e delicata.
Maria Pia Di Meo doppia Julie Christie, conferendo tonalità ora tristi, ora venate da sfumature ironiche, non perdendo mai la sua magistrale peculiarità vocale. Fiona è vaga, dolce e sarcastica anche grazie a lei.
Cento minuti con le lacrime agli occhi e con un cavatappi a lacerare l’anima, ci portano a fare considerazioni sull’ingiustizia e la spietatezza della vita. Osservare la persona amata, da lontano, in ossequioso silenzio e trasparenza, non è facile. La soluzione di ripiego che attende i protagonisti è un ordine formale, un ritmo di danza un po’ sterile ma necessario. Una danza infinita, che ci auguriamo possa inebriare ed esaltare gli ultimi sensi rimasti ancora vigili.
L’opinione di ironklad dal sito http://www.filmscoop.it

La forza dell’ amore supera qualsiasi altra cosa.
Atmosfera da favola senza dubbio, ma dietro di essa si nasconde il dolore di un uomo che ama una donna ormai in malattia mentale avanzata.
Seppur storie di questo genere se ne sono realizzate molte altre, affascinano tutte quante allo stesso modo per il messaggio che mandano. Grant sa che sua moglie Fiona è affetta dal morbo di Alzheimer.Nonostante questo l’ amore per lei continuerà a farlo restare vicino a lei.La storia è concentrata tutta sugli sguardi, le espressioni e i dialoghi dei personaggi. Se cercate azione guardate da un’ altra parte. Il bel finale è solo temporaneo e penso di non anticipare nulla perchè tanto sappiamo che l’ Alzheimer non si può curare e si aggrava sempre di più…
L’opinione di galbo dal sito http://www.davinotti.com

Una coppia sposata da 50 anni attraversa il momento drammatico di una grave malattia mentale di lei (il morbo di Alzheimer) ed è costretta a separarsi. La prima regia dell’attrice Sarah Polley è un film che affronta il tema della separazione e dello spirito di abnegazione in modo molto poetico, senza facili effetti ma attraverso un percorso di intuizioni (molte riferite al passato della coppia) in cui il paesaggio (molto ben fotografato) fa da efficace contrappunto dei sentimenti. Ottima la prova di Julie Christie in un ruolo difficile.
L’opinione di giuan dal sito http://www.davinotti.com

La soave/adrenalinica bionda Ana de L’alba dei morti viventi esordisce in regia con un ragguardevole saggio di misura cinematografica, tale da proporsi come esempio a tutto tondo di quello che dovrebbe/potrebbe essere un film sentimentale. Lontano da ogni formalismo retorico, pervaso da un soffuso quanto sincero affetto per quel che racconta, la Polley mostra con dolcezza e rigorosa compassione una malattia dolorosa per l’anima ancor più che per il corpo. Di Julie Christie s’è detto tutto giustamente, ma quant’è complessa l’abnegazione di Murphy.

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febbraio 7, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

I peccati di madame Bovary

I peccati di Madame Bovary locandina 2

Charles Bovary è un oscuro medico condotto di provincia; ha sposato al giovane e bellissima Emma, che è innamorata di lui ma che soffoca nella piccola casa in cui è costretta a vivere.
Soffre anche le ristrettezze economiche in cui vive, rimpiange la vita movimentata e allegra della Parigi piena di vita che ha dovuto lasciare.
Sogna quindi ad occhi aperti una vita differente da quella sostanzialmente piatta in cui si è dovuta adagiare.
Un’occasione di svago è rappresentata dalla festa che i marchesi di Andervilliers organizzano e alla quale i coniugi Bovary partecipano:durante il gran ballo serale, mentre suo marito sembra annoiarsi profondamente, Emma viene avvicinata e corteggiata dal visconte Gaston Fresnay, ma la donna pur lusingata evita di cedere all’affascinante corteggiatore.

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Il visconte muore in un duello e Emma, sempre più intristita dalla sua vita piatta conosce dapprima il giovane Leon, che inutilmente le fa delle avance ma alla fine cede alla corte di Rudolph Boulanger, un ricco proprietario terriero che ne fa la sua amante.
Emma sembra finalmente più felice, inizia anche ad indebitarsi con Adolphe Léreux, un viscido sarto che le fornisce abiti finalmente adeguati ma che fatalmente ora la tiene in pugno.
Rudolph, che le aveva promesso una vita diversa e che voleva portarla con se a Parigi, non mantiene quanto promesso e lascia la donna che a questo punto accetta la corte di Leon.
Ma Adolphe Léreux scopre la loro relazione e inizia a ricattare Emma, minacciandola di incassare le cambiali che la donna improvvidamente gli ha firmato; Emma riesce a contattare Boulanger e gli chiede del denaro per riscattare le cambiali,ma l’uomo non l’aiuta.

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Di fronte alla possibilità che il sarto crei uno scandalo, Emma accetta di diventare la sua amante, ma dopo essersi concessa Emma prova disgusto di se stessa a tal punto da decidere di morire.
Sale su un ponte determinata a suicidarsi, ma mentre sta per attuare il suo proposito si ferma:decide di continuare a vivere e cambiare quella vita che l’ha portata a perdere la stima in se stessa…
I peccati di Madame Bovary, film del 1969 diretto da Hans Schott-Schöbinger è una riedizione per il grande schermo del celebre romanzo di Gustave Flaubert Madame Bovary, uscito nel 1856 e che suscitò grande scandalo in Francia tanto da costare al suo autore un processo per oltraggio alla morale.
Flaubert, al suo esordio come scrittore, si era ispirato ad una storia vera, quella di Delphine Delamare che si suicidò in seguito ad alcune vicende raccontate nel romanzo.

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Per la cronaca la donna, dopo aver contratto numerosi debiti per l’acquisto di pellicce e gioielli, si suicidò a soli 26 anni ingerendo del cianuro.
Flaubert quindi riprese questa storia, utilizzandola come pretesto per mostrare il degrado morale della borghesia francese e contemporaneamente indicare la condizione sottomessa delle donne francesi.
Il regista di origine austro ungarica, nato nel 1900 sotto il dominio asburgico si ispira in gran parte al romanzo, senza però rispettarne il tragico finale (nel libro Emma muore, come accadde nella realtà a Delphine) e sopratutto allontanandosi ben presto da quell’aria volutamente di denuncia che si respira nell’opera di Flaubert.
Quello che vien fuori è un prodotto eminentemente commerciale, in cui la letteratura è messa a bella posta da parte a vantaggio di una descrizione completamente didascalica, in cui sparisce del tutto l’atmosfera viziosa e repressa della borghesia francese a tutto vantaggio degli aspetti pruriginosi della vicenda.

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La regia è monocorde, ma priva di grosse falle; il film a tratti sembra diventare una soap opera anche se va detto mantiene una dignità che manca a molti prodotti del genere.La presenza di Edwige Fenech, non ancora diventata la star della commedia sexy si rivela un buon acquisto, perchè la bellissima attrice, quando è stata messa a confronto con copioni non banali, ha sempre mostrato che la sua recitazione era tutt’altro che dilettantesca.
Però il film non incide più di tanto, privo com’è di profondità e di analisi sia ambientali che del personaggio.
La Emma Bovary del film appare molto più frivola del personaggio di Flaubert e tutti i personaggi della pellicola stessa appaiono pesantemente stereotipati.
Tuttavia come già detto no siamo di fronte ad un B movie ma ad un tentativo, parzialmente riuscito, di abbinare letteratura e immagini in un amalgama coerente.

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Per fortuna Schott-Schöbinger non preme troppo l’acceleratore sull’erotismo, forse anche perchè siamo sul finire degli anni sessanta e la censura è sempre minacciosamente presente.
Un’opera quindi che può valere una visione, alla luce anche della discreta ambientazione e della bella fotografia; certo siamo distanti quasi anni luce dalla tensione e compattezza della prima versione cinematografica di Jean renoir e la Fenech non è certo Valentine Tissier così come la Madame Bovary del 1991 diretta da Claude Chabrol, con Isabelle Huppert nei panni di Emma è non solo un adattamento calligrafico al romanzo ma è abissalmente più affascinante della versione di Schöbinger.

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Che l’anno precedente aveva diretto il più che discreto Andrée – l’esasperazione del desiderio nell’amore femminile e che nel corso della sua carriera diresse in totale 13 pellicole caratterizzate da un onesto mestiere.
Il cast fa il suo lavoro con diligenza e oltre la citata Fenech segnalo la presenza di un’affascinante Patrizia Adiutori, altra attrice dalle ottime doti finita però ai margini del cinema che conta.
Il film è disponibile in un’ottima riduzione digitale in streaming, all’indirizzo http://www.cineblog01.net/i-peccati-di-madame-bovary-1969/
I peccati di madame Bovary

Un film di Hans Schott-Schobinger. Con Peter Carsten, Franco Ressel, Edwige Fenech, Luigi Bonos,Gianni Dei, Gerhard Riedmann, Patrizia Adiutori Drammatico, durata 91′ min. – co produzione Italia Germania 1969

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I peccati di Madame Bovary banner personaggi

Edwige Fenech: Emma Bovary
Gerhard Riedmann: Charles Bovary
Manja Golec: Madeleine
Peter Carsten: Rudolph Boulanger
Patrizia Adiutori: Amante di Rudolph
Franco Borelli: Gaston
Maria Pia Conte: Madeleine
Gianni Dei: Leon Dubois
Franco Ressel: Adolphe Leureaux
Rossana Rovere: Felicita, la domestica
Gigi Bonos: Giocatore di carte
Edda Ferronao: Anastasia

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Regia Hans Schott-Schöbinger
Soggetto Gustave Flaubert (romanzo)
Sceneggiatura Arnulf Mann
Casa di produzione Tritone Filmindustria
Distribuzione (Italia) Interfilm
Fotografia Klaus Von Rautenfeld
Montaggio Enzo Alabiso
Musiche Hans Hammerschmidt
Scenografia Nino Borghi
Costumi Massimo Bolongaro

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L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Checchè se ne voglia dire, la Fenech come attrice è assolutamente credibile. Certo che i ruoli che le sono stati offerti nella sua carriera sono un po’ tutti simili, diciamo da donna sottomessa (e frequentemente svestita). Qui, giovanissima, non fa eccezione; il romanzo è noto (e adattato abbastanza fedelmente) e qualche nudo generosamente offerto qua e là lo rimpolpa, costituendo l’attrattiva di fondo di una pellicola scialba e poco ispirata, ma non per questo meno onesta.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Libero adattamento del romanzo di Flaubert, reca tutta la viscosità narrativa e la stereotipata ricercatezza scenografica riscontrabile nella maggioranza delle produzioni italo-tedesche (e italo-austriache); l’erotismo langue, l’enfasi dialogica per rammentarne l’origine letteraria stucca e la tapina Emma Bovary è consegnata ad una Fenech d’insopportabile rigidità. L’unico rimarchevole segno è lasciato da Patrizia Adiutori in déshabillé mentre si fa accarezzare gambe e piedi nudi dal calore del caminetto.

L’opinione di Undijing dal sito http://www.davinotti.com

Molto liberamente ispirato alla novella scritta dalla mano di Gustave Flaubert, è in realtà un film che rientra nel lotto (squallidissimo) di pellicole realizzate sul finire degli anni ’60 in scadenti co-produzioni italo-tedesche. Questo, tra tutti, pur essendo un mattone malamente digeribile, ha dalla sua un cast interessante. Oltre alla bella Fenech figurano alcuni volti italiani invischiati in produzioni “bis”, tra i quali meritano la segnalazione Patrizia Adiutori, Gianni Dei e Maria Pia Conte. Supervisionato da Sergio Martino, che conosce qua la divina Edwige. Da vedere per curiosità.

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febbraio 6, 2014 Pubblicato da: | Senza Categoria | , , , | Lascia un commento

Un toro da monta

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Cosa fare quando si possiede una bella moglie, anzi bellissima e sexy e non si riesce a consumare il matrimonio perchè affetti da impotenza?
Ovviamente si ricorre alla scienza per cercar rimedio, ma alle volte la scienza non è in grado di portare aiuto e allora la soluzione può arrivare per un colpo di fortuna.
Così accade che il desolato sposo eredità dal padre un prestante toro da monta che mostrerà all’uomo come ci si comporta in certi casi.
Uno dei punti più bassi della commedia scollacciata all’italiana.

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Questo, in estrema sintesi, l’unico commento efficace per descrivere Un toro da monta, film del 1976 diretto da Roberto Mauri, artigiano specializzato in western all’italiana qui al suo esordio nel cinema sexy, che conterà un altra vera bruttura su celluloide, ovvero quel Le porno killer del 1980 famoso solo per la presenza nel cast della soubrette Carmen Russo
Film triviale, becero e scollacciato, Un toro da monta parte male e finisce peggio:l’espediente del toro che consiglia allo sposino il comportamento da tenere durante l’amplesso è degno di un decamerotico di serie z.
Quando poi, per buona parte del film, si assiste ai suoi ripetuti assalti alla mogliettina coronati dal fallimento, mogliettina che arriva a estirsi da micia pur di sollecitare la virilità del consorte senza successo si capisce di essersi imbattuti nel solito filmetto erotico senza ambizioni e purtroppo anche senza resa.

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E già, perchè aldilà della visione peraltro sempre ben accetta delle grazie di Femi Benussi non si va.
Cercare di ridere, nel film, è operazione da far tremare le vene: Mauri non ci prova nemmeno e probabilmente con un intreccio così banale nemmeno al più fecondo dei registi della commedia sexy sarebbe riuscito di smuovere un sorriso.
Non c’è praticamente nulla da salvare nella pellicola, se non le grazie della citata Femi e dell’altra star Daniela Giordano, che quanto meno è sempre un bel vedere.

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Da dimenticare, in tutti i sensi.
Non ho trovato nel web traccia di una versione in divx del film, il che ovviamente non è una perdita in nessun senso.
Un toro da monta
Un film di Roberto Mauri. Con Femi Benussi, Daniela Giordano, Alfonso Saggese, Luigi D’Ecclesia,Bianca Toso Erotico, durata 90 min. – Italia 1976.

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Femi Benussi: Sabrina Carli
Renato D’Amore: Pupo
Pupo De Luca: Comm. Carli
Tom Felleghy: L’autista tedesco
Daniela Giordano: Concetta
Alfonso Saggese: Salvatore Frittella

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Regia Roberto Mauri
Sceneggiatura Piero Regnoli
Fotografia Franco Villa

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L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Se una sera Freud venisse a trovarvi a casa vostra, fatelo accomodare davanti allo schermo e inserite nel lettore dvd questo Toro da monta del semi-sconosciuto Mauri: innanzitutto trasformerete la serata in una festa smodata, e poi potrete pure testimoniare di aver visto il padre della psicanalisi, personaggio notoriamente piuttosto serioso, sganasciarsi fino a rotolare per terra con i crampi allo stomaco per le risate. Piero Regnoli (ricordiamolo per sceneggiature come quelle di L’ebreo fascista, Batton story, La cognatina, La principessa sul pisello) è il responsabile principale, cioè l’autore, di questa immondizia su pellicola e non rimane che sperare che stesse scherzando: ma i dubbi che le cose non stiano così sono fortissimi. Un siciliano (=orgoglio) novello sposo (=virilità) si scopre impotente: topos classicissimo, perfino abusato nel nostro cinema, dal Bell’Antonio di Bolognini/Mastroianni al Buzzanca del Complesso del giocattolo (Grimaldi), seppure con esiti parecchio differenti. Ma qui sta il colpo di genio: il siciliano riceve in eredità un toro da monta. Non un toro qualsiasi, capite? Da monta! Se no il discorso poteva sembrare troppo oscuro per il pubblico, fitto di metafore indecifrabili ed allusioni esageratamente sottili, difficili a cogliersi. Ovviamente nel percorso di ‘riabilitazione’ sessuale dell’uomo, il toro avrà un ruolo fondamentale, di vero e proprio mentore: siamo al delirio puro. Ma se si trattasse solamente di trash (animali parlanti, bestie più umane degli umani), la pellicola avrebbe quantomeno una sua dimensione specifica in cui sguazzare; il problema principale di questo film è invece che la storia ha persino la presunzione di seguire una logica, nonostante le scenette sexy, i dialoghi turpi e le amenità da trogloditi che la infestano. E nonostante pure il cast, non proprio eccelso, nel quale svetta Femi Benussi come unico nome di una certa notorietà. Incredibile come il cinema italiano si sia involuto così tanto, così male e in così poco tempo: e ancora non sono arrivati i Vanzina!

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Incredibile. Il “toro da monta” dovevano collocarlo alle spalle del regista e dargli il via libera, prima che portasse a compimento il film. Di commedie scollacciate se ne son fatte a centinaia, solo in Italia, ma qui si rasenta – se non il punto più basso – quello più deletèrio. Di trama manco a parlarne, il protagonista principale è di un’antipatia unica e le battute son talmente triviàli che allontano il sorriso sin dai primi minuti. Qualche nudo c’è, ma è vistosamente tagliato. Pure la Benussi e la Giordano non aggiungono (corpo escluso) alcunché ad una pellicola d’una tristezza infinita.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Esemplare di un collaudato sottofilone della commedia erotica italiana – il marito che non riesce a consumare le nozze – , investe le sue scarse risorse nell’elegante, generosa bellezza della Benussi, spalleggiata dall’altrettanto venusta collega Daniela Giordano. Per il resto, la comicità tende allo zero, Saggese è del tutto anonimo e i contributi di De Luca in versione romagnola non sono certo eclatanti. Felleghy è il camionista teutonico ubriaco di birra. Solo per Benussi-dipendenti.

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febbraio 5, 2014 Pubblicato da: | Erotico | , , | Lascia un commento

Gli Oscar del 1989

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Oscar

La sera del 29 marzo 1989 a Los Angeles nella sede dello Shrine Civic Auditorium di Los Angeles si tiene la consueta cerimonia per il conferimento degli Academy Awards, gli Oscar cinematografici relativi a film in programmazione nel 1988.
Secondo previsioni, a vincere l’Oscar come miglior film è Rain man, l’uomo della pioggia di Barry Levinson che a fine serata porterà a casa altre 3 statuette su 8 nomination. Il film di Levinson batte un parterre di alto livello, composto da Turista per caso (The Accidental Tourist), regia di Lawrence Kasdan, da Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons), regia di Stephen Frears, da Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning), regia di Alan Parker e infine da Una donna in carriera (Working Girl), regia di Mike Nichols.
Levinson vince anche il premio per la miglior regia, mentre è Dustin Hoffman a vincere l’Oscar come miglior attore protagonista,aggiudicandosi la sua seconda statuetta a distanza di 9 anni da quella vinta nel 1980 con Kramer contro Kramer.

Shrine Civic Auditorium

Shrine Civic Auditorium di Los Angeles

La sua vecchia partner Meryl Streep, che condivise con lui l’Oscar è in lizza ancora una volta ma viene battuta da una grande Jodie Foster, interprete del drammatico Sotto accusa (The Accused) diretto da Jonathan Kaplan mentre tra le nomination troviamo Glenn Close per Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons),Melanie Griffith per Una donna in carriera (Working Girl) e Sigourney Weaver per Gorilla nella nebbia (Gorillas in the Mist: The Story of Dian Fossey).
La Weaver aveva la nomination anche come miglior attrice non protagonista per Una donna in carriera, ma rimase a secco anche in questa categoria.
Miglior attore protagonista è Kevin Kline per Un pesce di nome Wanda mentre miglior attrice non protagonista è Virginia Elizabeth Davis ovvero Geena Davis per il film Turista per caso (The Accidental Tourist).
Miglior film straniero è Pelle alla conquista del mondo (Pelle erobreren), regia di Bille August; grande sconfitto della serata è Mississipi Burning alle radici dell’odio, il film di Alan Parker che alla fine su sette nomination vince solo l’Oscar, peraltro prestigioso per la miglior fotografia.
Invece il grande protagonista della serata è Chi ha incastrato Roger Rabbit diretto da Robert Zemeckis, film dalla tecnica particolare con presenza contemporanea di cartoni e di attori in carne ed ossa.
Il film di Zemeckis vince l’Oscar con Arthur Schmid per il Miglior montaggio,con Ken Ralston, Richard Williams, Edward Jones e George Gibbs per i Migliori effetti speciali,con Charles L. Campbell e Louis L. Edemann per il Miglior montaggio sonoro.
Il premio alla carriera va Alla Eastman Kodak Co., per i fondamentali contributi all’arte del cinema durante il primo secolo della sua storia e
alla National Film Board of Canada, per l’impegno dedicato alla realizzazione di un’attività artistica, creativa e tecnologica e dell’eccellenza raggiunta in ogni settore della cinematografia.

Legenda :in neretto i film e i protagonisti vincitori

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Miglior film

1 Rain man

Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man), regia di Barry Levinson

1 Turisti per caso
Turista per caso (The Accidental Tourist), regia di Lawrence Kasdan

1 Le relazioni pericolose
Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons), regia di Stephen Frears

1 Mississippi Burning
Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning), regia di Alan Parker

1 Una donna in carriera
Una donna in carriera (Working Girl), regia di Mike Nichols

Miglior regia

2 Rain Man

Barry Levinson – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)

2 Un pesce di nome Wanda
Charles Crichton – Un pesce di nome Wanda (A Fish Called Wanda)

2 Una donna in carriera
Mike Nichols – Una donna in carriera (Working Girl)

2 Mississippi Burning
Alan Parker – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)

2 L'ultima tentazione di Cristo
Martin Scorsese – L’ultima tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ)

Miglior attore protagonista

3 Dustin Hoffman

Dustin Hoffman – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)

3 Gene Hackman - Mississippi Burning - Le radici dell'odio
Gene Hackman – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)

3 Tom Hanks - Big
Tom Hanks – Big (Big)

3 Edward James Olmos - La forza della volontà
Edward James Olmos – La forza della volontà (Stand and Deliver)

3 Max von Sydow - Pelle alla conquista del mondo
Max von Sydow – Pelle alla conquista del mondo (Pelle erobreren)

Migliore attrice protagonista

4 Sotto accusa

Jodie Foster – Sotto accusa (The Accused)

4 Glenn Close Le relazioni pericolose
Glenn Close – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)

4 Melanie Griffith Una donna in carriera
Melanie Griffith – Una donna in carriera (Working Girl)

4 Meryl Streep - Un grido nella notte
Meryl Streep – Un grido nella notte (A Cry in the Dark)

Gorilla nella nebbia

Sigourney Weaver – Gorilla nella nebbia

Miglior attore non protagonista

5 Kevin Kline - Un pesce di nome Wanda

Kevin Kline – Un pesce di nome Wanda (A Fish Called Wanda)

5 Alec Guinness - Little Dorrit
Alec Guinness – Little Dorrit (Little Dorrit)

5 Martin Landau - Tucker, un uomo e il suo sogno
Martin Landau – Tucker, un uomo e il suo sogno (Tucker: The Man and His Dream)

5 River Phoenix - Vivere in fuga
River Phoenix – Vivere in fuga (Running on Empty)

5 Dean Stockwell - Una vedova allegra... ma non troppo
Dean Stockwell – Una vedova allegra… ma non troppo (Married to the Mob)

Migliore attrice non protagonista

6 Geena Davis - Turista per caso

Geena Davis – Turista per caso (The Accidental Tourist)

6 Joan Cusack - Una donna in carriera
Joan Cusack – Una donna in carriera (Working Girl)

6 Frances McDormand - Mississippi Burning - Le radici dell'odio
Frances McDormand – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)

6 Michelle Pfeiffer - Le relazioni pericolose
Michelle Pfeiffer – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)

6 Sigourney Weaver - Una donna in carriera
Sigourney Weaver – Una donna in carriera (Working Girl)

Miglior sceneggiatura originale

Ronald Bass e Barry Morrow – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)
John Cleese e Charles Crichton – Un pesce di nome Wanda (A Fish Called Wanda)
Naomi Foner – Vivere in fuga (Running on Empty)
Gary Ross e Anne Spielberg – Big (Big)
Ron Shelton – Bull Durham – Un gioco a tre mani (Bull Durham)

Miglior sceneggiatura non originale

Christopher Hampton – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)
Jean-Claude Carrière e Philip Kaufman – L’insostenibile leggerezza dell’essere (The Unbearable Lightness of Being)
Christine Edzard – Little Dorrit (Little Dorrit)
Frank Galati e Lawrence Kasdan – Turista per caso (The Accidental Tourist)
Anna Hamilton Phelan e Tab Murphy – Gorilla nella nebbia (Gorillas in the Mist: The Story of Dian Fossey)

Miglior film straniero

Pelle alla conquista del mondo (Pelle erobreren), regia di Bille August
La notte dei maghi (Hanussen), regia di István Szabó (Ungheria)
Il maestro di musica (Le maître de musique), regia di Gérard Corbiau (Belgio)
Salaam Bombay! (Salaam Bombay!), regia di Mira Nair (India)
Donne sull’orlo di una crisi di nervi (Mujeres al borde de un ataque de nervios), regia di Pedro Almodóvar (Spagna)

Miglior fotografia

Peter Biziou – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)
Dean Cundey – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Conrad L. Hall – Tequila Connection (Tequila Sunrise)
Sven Nykvist – L’insostenibile leggerezza dell’essere (The Unbearable Lightness of Being)
John Seale – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)

Miglior montaggio

Arthur Schmidt – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Stuart Baird – Gorilla nella nebbia (Gorillas in the Mist: The Story of Dian Fossey)
Gerry Hambling – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)
Stu Linder – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)
Frank J. Urioste e John F. Link – Die Hard – Trappola di cristallo (Die Hard)

Miglior scenografia

Stuart Craig e Gerard James – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)
Albert Brenner e Garrett Lewis – Spiagge (Beaches)
Ida Random e Linda DeScenna – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)
Elliot Scott e Peter Howitt – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Dean Tavoularis e Armin Ganz – Tucker, un uomo e il suo sogno (Tucker: The Man and His Dream)

Migliori costumi

James Acheson – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)
Milena Canonero – Tucker, un uomo e il suo sogno (Tucker: The Man and His Dream)
Deborah Nadoolman – Il principe cerca moglie (Coming to America)
Patricia Norris – Intrigo a Hollywood (Sunset)
Jane Robinson – Il matrimonio di Lady Brenda (A Handful of Dust)

Miglior trucco

Ve Neill, Steve La Porte e Robert Short – Beetlejuice – Spiritello porcello (Beetlejuice)
Rick Baker – Il principe cerca moglie (Coming to America)
Tom Burman e Bari Dreiband-Burman – S.O.S. fantasmi (Scrooged)

Migliori effetti speciali

Ken Ralston, Richard Williams, Edward Jones e George Gibbs – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Richard Edlund, Al DiSarro, Brent Boates e Thaine Morris – Die Hard – Trappola di cristallo (Die Hard)
Dennis Muren, Michael McAlister, Phil Tippett e Chris Evans – Willow (Willow)

Migliore colonna sonora

Dave Grusin – Milagro (The Milagro Beanfield War)
George Fenton – Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons)
Maurice Jarre – Gorilla nella nebbia (Gorillas in the Mist: The Story of Dian Fossey)
John Williams – Turista per caso (The Accidental Tourist)
Hans Zimmer – Rain Man – L’uomo della pioggia (Rain Man)

Miglior canzone

Let the River Run, musica e testo di Carly Simon – Una donna in carriera (Working Girl)
Calling You, musica e testo di Bob Telson – Bagdad Cafè (Out of Rosenheim)
Two Hearts, musica di Lamont Dozier e testo di Phil Collins – Buster (Buster)

Miglior sonoro

Les Fresholtz, Dick Alexander, Vern Poore e Willie D. Burton – Bird (Bird)
Don Bassman, Kevin F. Cleary, Richard Overton e Al Overton – Die Hard – Trappola di cristallo (Die Hard)
Robert Knudson, John Boyd, Don Digirolamo e Tony Dawe – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Robert Litt, Elliot Tyson, Rick Kline e Danny Michael – Mississippi Burning – Le radici dell’odio (Mississippi Burning)
Andy Nelson, Brian Saunders e Peter Handford – Gorilla nella nebbia (Gorillas in the Mist: The Story of Dian Fossey)

Miglior montaggio sonoro

Charles L. Campbell e Louis L. Edemann – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
Ben Burtt e Richard Hymns – Willow (Willow)
Stephen H. Flick e Richard Shorr – Die Hard – Trappola di cristallo (Die Hard)

Miglior documentario

Hotel Terminus: The Life and Times of Klaus Barbie (Hôtel Terminus), regia di Marcel Ophüls
The Cry of Reason – Beyers Naude: An Afrikaner Speaks Out (The Cry of Reason – Beyers Naude: An Afrikaner Speaks Out), regia di Robert Bilheimer
Let’s Get Lost – Perdiamoci (Let’s Get Lost), regia di Bruce Weber
Promises to Keep (Promises to Keep), regia di Ginny Durrin
Who Killed Vincent Chin? (Who Killed Vincent Chin?), regia di Christine Choy e Renee Tajima-Pena

Miglior cortometraggio

The Appointments of Dennis Jennings (The Appointments of Dennis Jennings), regia di Dean Parisot
Cadillac Dreams (Cadillac Dreams), regia di Matia Karrell
Gullah Tales (Gullah Tales), regia di Gary Moss

Miglior cortometraggio documentario

You Don’t Have to Die (You Don’t Have to Die), regia di Malcolm Clarke e Bill Guttentag
The Children’s Storefront (The Children’s Storefront), regia di Karen Goodman
Family Gathering (Family Gathering), regia di Lise Yasui e Ann Tegnell
Gang Cops (Gang Cops), regia di Thomas B. Fleming e Daniel Marks
Portrait of Imogen (Portrait of Imogen), regia di Meg Partridge

Miglior cortometraggio d’animazione

Tin Toy (Tin Toy), regia di John Lasseter
The Cat Came Back (The Cat Came Back), regia di Cordell Barker
Technological Threat (Technological Threat), regia di Brian Jennings e Bill Kroyer

Premio Special Achievement

Richard Williams – Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit?) – per la direzione delle animazioni

Premio alla carriera

Alla Eastman Kodak Co., in riconoscimento dei fondamentali contributi all’arte del cinema durante il primo secolo della sua storia.
Alla National Film Board of Canada, in riconoscimento del suo cinquantesimo anniversario, del suo impegno dedicato alla realizzazione di un’attività artistica, creativa e tecnologica e dell’eccellenza raggiunta in ogni settore della cinematografia.

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Barry Levinson regista di Rain Man tra Goldie Hawn e Kurt Russell

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Dustin Hoffman, premio Oscar come miglior attore con Tom Cruise

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Jodie Foster premio Oscar come miglior attrice

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Geena Davis, premio Oscar come miglior attrice non protagonista

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Kevin Kline premio Oscar come miglior attore non protagonista

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Nomination Oscar miglior attrice non protagonista

febbraio 3, 2014 Pubblicato da: | Oscar | | Lascia un commento

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febbraio 3, 2014 Pubblicato da: | Photogallery | | Lascia un commento