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Romeo e Giulietta

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In due anni,tra il 1594 e il 1596 il grande bardo alias William Shakespeare scrisse la tragedia “The Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet” che da noi divenne solamente Romeo e Giulietta.
La tragica storia dei due innamorati,Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi, è conosciuta universalmente nel suo svolgimento finale, ovvero con la pozione presa da Giulietta per sfuggire alle nozze con il conte Paride che le provocherà una morte apparente e con la conseguente morte di Romeo, “E così con un bacio io muoio” e con la conseguente morte di Giulietta che si trafigge con un pugnale.
Una storia d’amore e morte che Franco Zeffirelli porta sulllo schermo nel 1968,riproponendo fedelmente dialoghi e sceneggiatura della tragedia, riuscendo a creare un delicato equilibrio tra il testo originale e la tragedia shakespiriana.

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Sono state molte,nel corso della storia del cinema,i tentativi di portare sullo schermo opere di Shakespeare;mai come nel caso di nessun altro scrittore gli esiti sono stati deludenti.
A parte il Macbeth di Polanski (del quale c’è la recensione sul sito) sono davvero poche le trasposizioni cinematografiche degne di menzione.
Tra esse cito quelle che ho apprezzato di più come Rosencrantz e Guildenstern sono morti (Rosencrantz and Guildenstern Are Dead)per la regia di Tom Stoppard,La bisbetica domata (The Taming of the Shrew) ancora per la regia di Franco Zeffirelli,Giulio Cesare (Julius Caesar)
regia e sceneggiatura di Joseph L. Mankiewicz.
Poco altro in più.
La storia dei due sventurati amanti veronesi è ripresa da Zeffirelli con molta accuratezza,sia nei dialoghi come già detto sia nell’ambientazione che nei costumi;l’aria di tragedia è ben presente nel film,mescolata ai momenti d’amore tra i due giovani, condannati dall’odio fra le loro famiglie ad un destino crudele.
Shakespeare aveva creato una tragedia dal grande respiro,piena zeppa di personaggi delineati,dal Mercuzio ironico e sfacciatamente epicureo alle figure dei due amanti,puri e alti nella dimensione più elevata del sentimento chiamato amore.

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Un sentimento attorno al quale ruota inevitabilmente la vita dell’uomo,della donna e delle creature della terra ma non solo.
Estendendo il concetto,amore è ovunque,fino nella religione,come in quella cattolica che descrive l’amore di Dio per le sue creature, un amore così forte da contemplare la morte del suo unico figlio per la redenzione dell’umanità stessa.
Come dicevo,Shakespeare va oltre anche le convenzioni dell’epoca,considerando i due amanti come l’esempio più fulgido dell’amore,la massima rappresentazione dello stesso sentimento, in antitesi con la visione di amanti sfortunati e disonesti che veniva data da scrittori dell’epoca in cui i fatti avvennero.
E Zeffirelli non tradisce lo spirito di Shakespeare.
L’amore vince tutto, si arrende solo alla morte,ma con il passare del tempo la sconfigge,perchè la storia dei due giovani diviene l’emblema di come si possa far sopravvivere l’amore anche alla morte, esaltando la stessa come supremo atto dell’affetto verso la persona amata.

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In un’epoca materiale come la fine del 500,la forza della tragedia di Shakespeare è dirompente,così come lo è oggi;non a caso il balcone di Giulietta e Romeo a Verona o l’ente che gestisce la corrispondenza inviata ai due amanti sono affollate di visitatori e di scrittori.
Di tutte le età,nazionalità,uniti solo dalla forza del sentimento più nobile che l’uomo coltiva.
La tragedia di Shakespeare unisce poesia alla poesia;frasi come “« Mostra lei alle torce come si fa a brillare ché pare un pendente sulle gote della notte,
come il ricco gioiello all’orecchio dell’Etiope » o ancora « …tanto lei è bella che questa cripta si illumina a festa. » oppure 2Oh, essa insegna alle torce come splendere. Sembra pendere sul volto della notte come ricca gemma all’orecchio d’una Etiope. Ma è bellezza di un valore immenso che mai nessuno avrà, troppo preziosa pe la terra. Come colomba bianca in una lunga fila di cornacchie sembra la fanciulla tra le sue compagne. La voglio vedere dopo questo ballo; come sarei felice se la mia mano rude sfiorasse quella sua. Ha mai amato il mio cuore? Negate, occhi: prima di questa notte non ho mai veduto la bellezza.”
Una storia d’amore quindi.

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Che Franco Zeffirelli propone in una versione elegante e per certi versi magica;scegliendo per esempio le splendide note di Nino Rota,avvolgenti e tristi come si deve ad una colonna sonora che tratta un tema così forte oppure scegliendo per la fotografia Pasquale De Santis, che riesce a dare luminosità e toni cupi a seconda delle scene girate,tanto da meritare l’Oscar per la miglior fotografia.
Splendida la location e splendidi i costumi di Danilo Donati,che ottenne anche lui un meritato Oscar mentre a Zeffirelli sfuggì quello per la miglior regia,per la quale ebbe la nomination e che invece andò all’ormai dimenticato Oliver di Carol Reed.
Bravissimi i due attori principali,la bellissima e giovanissima Olivia Hussey,volto assolutamente perfetto per incarnare la virginea Giulietta;l’attrice inglese,che anni dopo interpretò la Madonna nel Gesù di Zeffirelli diede vita ad un’interpretazione memorabile.
Fece scandalo il suo seno nudo,cosa che la lasciò abbastanza indifferente come mostra la battuta fulminante che riservò ai giornalisti quando seppe che non poteva presenziare alla visione del film per la sua giovane età:”Non capisco perchè non possa vedere qualcosa che vedo nello specchio ogni giorno
Bravo anche Leonard Whiting che però non ebbe più occasione di avere un ruolo così importante e che non confermò quindi la bella prova d’esordio.Da segnalare il sontuoso cast dei doppiatori che include tra gli altri Gassman e Giannini.

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Un film molto ben fatto e confezionato,un film dei sentimenti e sui sentimenti;la vicenda dei suoi sfortunati protagonisti commuove anche il più scafato degli spettatori e sfido chiunque abbia visto il film a non sentire una stretta al cuore quando Giulietta muore,consapevole che il suo grande amore Romeo ha scelto la morte pur di non restare lontano da lei.
Un grande film,una grande tragedia,una grande storia d’amore.

Romeo e Giulietta

Un film di Franco Zeffirelli. Con Leonard Whiting, Olivia Hussey, John McEnery, Michael York, Milo O’Shea, Pat Heywood, Robert Stephens, Bruno Scipioni, Tony Soler, Rosemarie Dexter, Roberto Bisacco, Antonio Gradoli, Carlo D’Angelo, Franco Balducci, Geronimo Meynier, Andrea Bosic, Antonio Pierfederici, Elsa Vazzoler, Umberto Raho, Roberto Antonelli, Carlos Estrada, Nazzareno Natale, Natasha Parry, Bruce Robinson, Murray Head, Paola Tedesco, Richard Warwick Drammatico durata 152 min. – Italia, Gran Bretagna 1968

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Romeo e Giulietta banner protagonisti

Leonard Whiting: Romeo
Olivia Hussey: Giulietta
John McEnery: Mercuzio
Milo O’Shea: Padre Lorenzo
Pat Heywood: La Balia
Robert Stephens: Escalo il Principe di Verona
Michael York: Tebaldo
Bruce Robinson: Benvolio
Paul Hardwick: Capuleti padre
Natasha Parry: Capuleti madre
Antonio Pierfederici: Montecchi padre
Esmeralda Ruspoli: Montecchi madre
Roberto Bisacco: Conte Paride
Bruno Filippini: il menestrello
Paola Tedesco: Rosalina
Laurence Olivier: Voce narrante

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Giancarlo Giannini: Romeo
Anna Maria Guarnieri: Giulietta
Giorgio Albertazzi: Mercuzio
Mario Feliciani: Padre Lorenzo
Dhia Cristiani: La Balia
Sergio Fantoni: Il Principe di Verona
Pino Colizzi: Tebaldo
Massimo Turci: Benvolio
Roberto Bertea: Capuleti padre
Marina Dolfin: Capuleti madre
Vittorio Gassman: Voce narrante

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Regia Franco Zeffirelli
Soggetto William Shakespeare (opera teatrale)
Sceneggiatura Franco Brusati, Masolino D’Amico, Franco Zeffirelli
Produttore John Brabourne, Anthony Havelock-Allan
Fotografia Pasqualino De Santis
Montaggio Reginald Mills
Musiche Nino Rota
Scenografia Lorenzo Mongiardino e Luciano Puccini
Costumi Danilo Donati
Trucco Mauro Gavazzi, Luciano Vito

Romeo e Giulietta banner citazioni

L’amore è cieco, e il buio gli si addice. (Shakespeare,Romeo e Giulietta)

Ride delle cicatrici colui che non è mai stato ferito.(Romeo: atto II, scena II)

Guarda come appoggia la guancia alla sua mano: Oh, potessi essere io il guanto di quella mano e poter così sfiorare quella guancia! (Romeo: atto II, scena II)

Che cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo. (Giulietta: atto II, scena II)

Chi sei tu che avvolto nella notte inciampi nei miei più reconditi pensieri? (Giulietta: atto II, scena II)

Buona notte, buona notte! Lasciarti è dolore così dolce che direi buona notte fino a giorno. (Giulietta: atto II, scena II)

Amore mio, mia sposa! La morte, che ha gia succhiato il miele del tuo respiro, nulla ha potuto sulla tua bellezza. Ancor sulle tue labbra e le tue guance risplende rosea la gloriosa insegna della bellezza tua: su te la Morte non ha issato il suo pallido vessillo… Tebaldo, tu che te ne stai là in fondo nel tuo bianco lenzuolo insanguinato, qual maggiore tributo posso renderti che spezzare con questa stessa mano che ha spezzato la tua giovane vita quella dell’uomo che ti fu nemico? Perdonami, cugino!… O mia Giulietta, perché sei tanto bella ancora, cara? Debbo creder che palpita d’amore l’immateriale spettro della Morte? E che quell’aborrito, scarno mostro ti mantenga per sé qui, nella tenebra, perché vuol far di te la propria amante? Per paura di questo, io resterò per sempre accanto a te e non mi partirò mai più da questo palazzo della scura notte. qui, qui, voglio restare insieme ai vermi, tue fedeli ancelle, qui fisserò l’eterno mio riposo, qui scrollerò dalla mia carne stanca il tristo giogo delle avverse stelle. Occhi, guardatela un’ultima volta, braccia, stringetela nell’ultimo abbraccio, o labbra, voi, porta del respiro, con un bacio puro suggellate un patto senza tempo con la morte che porta via ogni cosa. Vieni, amarissima mia scorta, vieni, mia disgustosa guida. E tu, Romeo, disperato nocchiero, ora il tuo barco affranto e tormentato dai marosi scaglia contro quegli appuntiti ronchi a sconquassarsi… Ecco, a te, amor mio! Bevo al mio amore! O onesto speziale! Il tuo veleno è rapido, e così, con un bacio, io muoio. (Romeo: atto V, scena III)

Romeo e Giulietta banner recensioni
L’opinione di Mery91 dal sito http://www.filmscoop.it

Bellissimo adattamento cinematografico di Zeffirelli della famosa opera di Shakespeare.
Sicuramente la migliore trasposizione cinematografica mai fatta per quanto riguarda Romeo e Giuletta.
Bellissima l’atmosfera che si respira della Verona Rinascimentale; ottimo davvero tutto, dalla recitazione ai costumi, dalla colonna sonora alle scenografie (non a caso Zeffirelli si è laureato all’Accademia di Belle Arti). Meritatissimi i due Oscar per la migliore fotografia e per i migliori costumi. Bravi Leonard Whiting e le bella Olivia Hussey. Ottimo lavoro di Franco Zeffirelli, sicuramente uno dei suoi migliori lavori.
Da vedere.

Dal sito http://www.davinotti.com

L’opinione di Pigro

La tragedia di Shakespeare in versione oleografica e magniloquente. Abbondano belle e belli, come sempre in Zeffirelli, ma il film è molto ben curato, le ambientazioni (così come scene e costumi) raffinate e – anche se non ci si può aspettare il colpo d’ala della genialità – alla fine l’opera è godibile e di buon livello. Il regista è un eccellente artigiano e ci sa fare e la grazia acerba dei giovanissimi protagonisti (Leonard Whiting e Olivia Hussey), in linea con l’età chiesta dalla storia, fa il resto. Da segnalare la musica di Nino Rota.

L’opinione di Cotola

Lo considero uno dei migliori Zeffirelli di sempre (assieme a La bisbetica domata, guarda caso sempre ripreso da Shakespeare) poiché stranamente qui il regista fiorentino oltre a rispettare il testo letterario di partenza, tiene a freno il suo ego smisurato, rendendo così un buon servizio alla riuscita della sua pellicola. Alla regia si aggiunge una confezione impeccabile che si può fregiare della bella colonna sonora di Nino Rota, dei costumi di Danilo Donati e della fotografia di De Santis.

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giugno 22, 2015 Pubblicato da: | Drammatico | , | 2 commenti

Presentazione

Presentazione

 

Dopo sette anni di esistenza del blog,mi sono reso conto di aver parlato tanto di cinema e pochissimo o niente di me. In realtà qualcosa di me è presente in alcuni articoli, come quelli dedicati al cinema sotto forma di appunti e ricordi, ma credo di dover colmare questa lacuna e parlarvi di me, della mia vita e delle mie passioni.

Mi chiamo Paolo, ho 57 anni, sono vedovo e ho un figlio di 25 anni, Roberto. Vivo a Bari, una città che adoro e ancora a misura d’uomo.Una città che ho visto crescere sia culturalmente che fisicamente, nel senso che si è dilatata territorialmente fino a diventare un centro pilota nell’intero Sud.

Sono appassionato di cinema ma non solo; amo il mare e la natura, gli animali, i grandi spazi aperti, la campagna.Sono una persona molto solitaria,anche se comunque frequento persone e non disdegno la loro compagnia.Sono appassionato anche di musica,di arte e di archeologia,di storia antica tanto da aver avuto per molti anni un blog su Splinder, piattaforma oggi non più attiva che all’epoca aveva una buon numero di appassionati seguaci.

Come dicevo amo il cinema;i motivi sono elencati negli articoli Cinema appunti e ricordi.Per un po di tempo ho dovuto trascurare il blog per gravi motivi personali ma ho intenzione di rifarmi del tempo perduto,anche se inevitabilmente sarà un impegno a scadenza,nel senso che nel prossimo futuro la mia vita mi condurrà verso una nuova avventura che con ogni probabilità escluderà la possibilità di continuare a occuparmi del blog stesso, un’avventura che mi appare meravigliosa e che mi permetterà di fare quello in cui credo,quello che sento.

Non c’è molto altro da dire,in effetti.Una persona normalissima quale sono e che vive un quotidiano qualsiasi non ha poi molto da raccontare,se non sogni e desideri. Uno dei quali è quello di avere come lettori gente appassionata che condivide gusti e amore per la musa cinema, che ha accompagnato praticamente tutta la mia vita regalandomi momenti indimenticabili.

E’ tutto. Grazie di esserci,di continuare a leggermi,di essermi d’aiuto con le vostre critiche e i vostri consigli.

Un saluto a tutti

Paolo

 

giugno 16, 2015 Pubblicato da: | Senza Categoria | 10 commenti

Dio li fa e poi li accoppia

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Don Celeste è un brav’uomo, dalla moralità specchiata che fa il parroco in un paesino situato da qualche parte nell’Italia centrale.
Si occupa con diligenza della sua parrocchia e dei suoi fedeli, fra i quali spicca la figura caciarona ma romantica di Dario Ricciotti,un commerciante gay che sogna di poter sposare il suo partner e che assilla Don Celeste con le sue richieste.
Il prete sembra non aver alcun problema;si occupa di musica,la sua passione e svolge il suo magisterio con umanità;ma il giorno di Carnevale qualcosa cambia definitivamente la sua vita.
Mentre è in bicicletta per stradine di campagna,il parroco viene circondato da quattro ragazze in bicicletta e violentato da una di esse.
Turbato più che sconvolto dall’accaduto,Don Celeste inizia a cercare la sua violentatrice e alla fine la rintraccia;è Paola Di Pietro,una bella ragazza del paese.

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La ragazza non nega l’accaduto ma rivela a Don Celeste una verità sconvolgente;è incinta del parroco ma non intende proseguire la gravidanza.
La decisione di Paola mette in crisi Don Celeste,che deve fare i conti con la sua coscienza e con la sua fede;deciso ad impedire ad ogni costo un traumatico aborto,il parroco decide di denunciare per stupro la ragazza.
La notizia suscita sconcerto fra i parrocchiani e reazioni contrastanti tra i tutori della legge e i superiori del parroco.
Agli sghignazzi delle forze dell’ordine si sovrappongono le legittime preoccupazioni dei superiori ecclesiastici;l’impossibilità di concedere la dispensa matrimoniale a Don Celeste,disposto a portare all’altare Paola,crea un problema irresolubile alle alte sfere vaticane.
La soluzione dell’intricato caso avverrà quasi casualmente;Paola si innamorerà di un bravo giovane e Don Celeste potrà tenere il bambino allevandolo ed educandolo secondo i suoi principi.

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Gradevole e garbata commedia all’italiana,ormai defunta da tempo, Dio li fa e poi li accoppia è un film diretto nel 1982 da Steno,in una delle sue ultime regie cinematografiche.
I temi dell’aborto e del celibato dei preti sono affrontati dal regista romano con il con il consueto garbo ed ironia;la pellicola scorre tranquillamente grazie anche alla simpatia dei due principali protagonisti,in primis Johnny Dorelli,qui in una delle sue classiche apparizioni in cui la simpatia e il magnetismo umoristico del cantante attore vengono esaltate dal ruolo principale affidatogli,poi il bravo e versatile Lino Banfi, straripante nel ruolo del gay follemente innamorato del suo compagno che vorrebbe sposare in barba alle leggi della chiesa e dello stato.
Due personaggi, quelli di Don Celeste e di Dario molto ben delineati nonostante la leggerezza degli stessi.
Inevitabilmente i contorni delle loro figure finiscono per sfumare, vista la leggerezza con cui vengono descritti ma in realtà il film non intende approfondire più di tanto le tematiche abbozzate, non rientrando nel disegno di Steno un approfondimento sia del celibato dei preti sia dell’aborto.
Il film quindi si mantiene correttamente sui binari del politicamente corretto,badando più alla scorrevolezza dello stesso che a temi che francamente sarebbe stato impossibile affrontare nell’ambito di una commedia leggera.

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Steno,al secolo Stefano Vanzina, nel corso della carriera girerà circa 80 film e stenderà più di 130 sceneggiature; questo è il quint’ultimo lungometraggio e con lui collabora Bernardino Zapponi per una sceneggiatura lineare e ben equilibrata.
Nel film compare anche,nel ruolo di Paola, la bella Marina Suma,che l’anno successivo otterrà un grande successo personale con Sapore di mare,con la regia del figlio di Steno, Carlo Vanzina.
Per quanto bella la Suma appare un po impacciata;un anno dopo il folgorante esordio con Le occasioni di Rosa di Piscitelli, Marina mostra di avere doti ma di essere ancora acerba.
Tuttavia, nell’ambito di questo film appaiono un po ingenerose le critiche mosse all’attrice napoletane da molti citici.
In fondo parliamo di una commedia leggera,dove non era richiesta un’interpretazione da Oscar.
In definitiva un film gradevole, divertente in maniera soft ma che non annoia.
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Un film di Steno. Con Johnny Dorelli, Lino Banfi, Marina Suma, Venantino Venantini, Adriana Giuffré,Giuliana Calandra, Enzo Rinaldi, Franco Caracciolo Commedia, durata 100 min. – Italia 1982

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Johnny Dorelli: Don Celeste Restani
Lino Banfi: Dario Ricciotti
Marina Suma: Paola Di Pietro
Venantino Venantini: Occhipinti, il proprietario della discoteca
Giuliana Calandra: Clara, la perpetua
Graziella Polesinanti: l’avvocato di Paola
Max Turilli: Anselmo Marcucci, il testimone
Stefano Altieri: il giudice del processo
Loris Zanchi: il Vescovo
Annabella Schiavone: una pettegola del paese
Renzo Rinaldi: il pubblico ministero
Franco Bracardi: il sindaco di Brisignano
Enio Drovandi: il carabiniere alla macchina da scrivere
Guerrino Crivello: l’assessore comunale di Brisignano
Franco Caracciolo: uno dei due gay olandesi
Geoffrey Copleston: il sindaco di Kellemborg
Adriana Giuffrè: una donna del paese
Dino Cassio: il vigile Urbano
Mimmo Poli: il tassista di Roma
Valentino Simeoni: un uomo in Chiesa
Carlo Demi: il cancelliere al processo

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Regia Steno
Soggetto Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Enrico Vanzina
Bernardino Zapponi
Produttore Pio Angeletti
Adriano De Micheli
Casa di produzione International Dean Film S.r.l.
Distribuzione (Italia) Medusa Film
Panarecord
Fotografia Sandro D’Eva
Montaggio Raimondo Crociani
Effetti speciali Studio Sound Coop
Musiche Gianni Ferrio
Tema musicale Dio c’è
Scenografia Giuseppe Mangano
Costumi Silvio Laurenzi
Trucco Giulio Mastrantonio

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Homesick

Steno dirige con perizia, non c’è che dire, ma il copione di suo figlio Enrico e di Bernardino Zapponi, pur toccando un tema di cui oggi molto si discute (le adozioni gay), fa acqua ovunque: la storia è insulsa e facilona, e con quella “Dio c’è” declamata sui titoli di coda tocca davvero il fondo del patetico. Pur diligente e misurato nella parte, Dorelli non è molto credibile come prete serio, mentre Banfi riesce sempre a travolgere con la sua carica irrefrenabile di comicità anche quando circoscritta nel macchiettismo. Tremenda la Suma.

Markus

L’idea in sè non è male, ma gli interpreti principali (particolarmente istrionici) portano avanti un loro discorso senza quasi mai incontrarsi. La comicità è limitata a qualche battuta di Lino Banfi e al sarcasmo del confidenziale Johnny Dorelli, ma tutto appare francamente buttato lì: è evidente che fu un prodotto commerciale senza il desiderio di approfondimento. Pruriginosa (almeno per me) la presenza dell’allora giovane e seducente Marina Suma, qui munita di mascherina da diavolessa. Valse il prezzo del biglietto!

Fabbiu

Commedia italiana, impegnata (con i suoi soliti mezzi) ad approfondire diversi temi, in cui Dorelli (nei panni del prete) se la cava piuttosto bene (riesce a convincere abbastanza) e il merito maggiore va in assoluto a Lino Banfi che, se forse stereotipizza troppo la figura dell’omosessuale, per lo meno riesce a risollevarla con l’umorismo nei momenti in cui le riflessioni tendono al patetico. Steno riesce bene a raccontare la storia in modo rilassante e poco macchinoso, sebbene l’ultima porzione di film giri un po’ a vuoto. Odiose la Suma e la canzone a tema.

Giuan

Commedia di Steno che per qualche criptico motivo cinematografico ho sempre scambiato per un film di Festa Campanile. Sviste registiche a parte, si tratta di uno di quei film che motivi affettivi ci fan amare ben al di là dei suoi specifici meriti. La fascinazione (personale s’intende) nasce presumo dal carisma pretesco e agée di Dorelli, unito ad un Lino capace di costruire un personaggio da una macchietta e alla Marina che ai tempi tutti ci concupiva. Stefano dirige un copione di Enrico e Zapponi, di cui era effettivamente difficile trovar il registro.
Opinioni tratte dal sito http://www.filmscoop.it

Woodman

Squisita e sorprendente commediola nostrana, decisamente sopra la media del periodo.
Con una regia tiepidina del pur bravo Steno, la storia si snoda acquistando sempre più interesse. Esempio di commedia dalle ambizioni sociologiche ancora seguito (nel bene e soprattutto nel male), specie nel disegno parossistico e colorato dei personaggi di fianco e nella tendenza a prendersi poco sul serio.
Qui le frecciatine volano più in alto del solito, c’è una certa cura descrittiva, le gag sono genuinamente divertenti.
Audace, aguzza, leggera.
La carta vincente e il prezzo del biglietto lo vale peró l’irrefrenabile, strepitoso Banfi, che ruba la scena a chiunque.
Da recuperare.

Kimmy

Commedia che, quotando il morandini(purtroppo), sarebbe potuta essere più grande. Temi importanti trattati con leggerezza eccessiva. Omofobia, Ipocrisia, Vandalismo, Rapporti proibiti… In salsa di commedia all’italiana, con guizzo di denuncia mai troppo evidenziata, sempre una riga più sotto.. Banfi eccezionale, vale il prezzo del biglietto. Era ancora Steno, comunque, uno imponente, uno intelligente, uno che sapeva il fatto suo, fatto di un’altra pasta.. e si vedeva.

Pak 7

Buona commedia di inizi anni 80 che sa leggermente distinguersi dal trend del periodo con una storia quantomeno originale. Banfi si ” stacca” dal filone trash e si diletta in altri ambiti, entrando sicuramente nel suo miglior periodo produttivo.
Qui, in veste omosessuale, è assolutamente delizioso. Buona la prova della Suma, mentre Dorelli in qualsiasi film mi sembra avere sempre quella faccia un pò così..

giugno 12, 2015 Pubblicato da: | Commedia | , , , | Lascia un commento

Pat Garrett e Billy the Kid

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“Mama, take this badge off of me I can’t use it anymore. It’s gettin’ dark, too dark for me to see I feel like I’m knockin’ on heaven’s door.” 
Basterebbero le note della celeberrima, stupenda soundtrack portante del film,Knockin on heavens door di Bob Dylan per consegnare alla storia del cinema il terzo western diretto da Sam Peckinpah.
In realtà il film si regge,in maniera robusta sulla delicata alchimia di trama,sceneggiatura,interpretazioni,aldilà della fortuna che ebbe il brano di Dylan;Peckinpah non lesina nulla,violenza e sopraffazione restano sempre il suo trademark,pure siamo lontani dai bagni di sangue di Il mucchio selvaggio.

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Questa è una storia di amicizia e tradimento,una parabola moderna ambientata nel vecchio West ma che potrebbe essere tranquillamente trasportata nei giorni nostri.
Pat Garrett e Billy the Kid è sopratutto uno scontro tra due mondi di interpretare la vita,una visione antitetica al tempo stesso romantica e crudele di un mondo ormai dissolto,il leggendario West,terra di uomini veri ed eroi presunti,di cieca violenza e di gesti di eroismo.
Due amici con un passato comune,due fratelli, quasi.
Due ex giovani adesso adulti, ognuno all’inseguimento di un ideale di vita assolutamente dissimile.
Compagni di scorribande,spesso oltre la legge,i due hanno diviso tutto.
Ma adesso a distanza di anni le cose sono cambiate.

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Pat si è irrigimentato,ha abdicato agli ideali giovanili, in qualche modo ha rinnegato anche l’amicizia con Billy,che invece ha conservato quasi intatti gli stessi ideali;ora sono uomini, divisi da tutto,uniti solo dall’antico affetto giovanile.
I due si ritroveranno dai due lati della barricata,divisi per sempre e in qualche modo nemici.
Il mucchio selvaggio,La ballata di Cable Hogue,Cane di paglia,L’ultimo buscadero,Getaway e infine Pat Garrett e Billy the kid…sei film fondamentali del grande regista,diretti in soli quattro anni e tutti diversissimi l’uno dall’altro.
E questo diventa il film forse più intimo, meno apocalittico del regista californiano.
Qui siamo di fronte ad un film malinconico,una dissolvenza sul mondo selvaggio del West,una ballata triste come triste era stata La ballata di Cable Hogue,con in più la tragedia che avvenne nella realtà storica e il finale aperto che invece Peckinpah consegna alla storia del cinema.

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Per certi versi, anche se con i dovuti distinguo, questo film assomiglia molto a C’era una volta il West di Leone;la stessa aria sommessa e dimessa,il rimpianto per il tramonto di un mondo che aveva avuto figure leggendarie immerse in un paesaggio selvaggio e paradisiaco,la stessa dura,cruda realtà della vita di frontiera sono alcuni punti di similitudine dei due film.
Ma al tempo stesso siamo su due prodotti molto differenti;alla storia di vendetta di Armonica che Leone aveva tratteggiato con maestria Peckinpah oppone la sua visione romantica e triste di un’America ormai in profondissima trasformazione.
La visione epica si traduce in uno sguardo sottilmente crudele su un paese mai cresciuto nella realtà,in cui pesanti contraddizioni si agitano sin dalle gesta narrate dei due ex amici divenuti ora rivali.
Uno sguardo dal presente sul passato,ma anche sul futuro.

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Il pessimismo cosmico di Peckinpah è presente a pieni mani,la sua visione negativa dell’uomo,dei rapporti umani,della storia stessa delle relazioni umane si mescola al passato di un paese mai cresciuto se non come potenza economica.
La patria della democrazia è in realtà il colosso dai piedi d’argilla.
Grazie alle prove maiuscole di James Coburn,che solo due anni prima aveva dipinto magistralmente il solitario Mallory di Giù la testa e a quella di Kris Kristofferson oltre alla piccola ma incisiva parte di Bob Dylan,Peckinpah tira fuori dal cilindro il magico coniglio bellissimo e candido.
Come già detto,gran merito del successo del film va alla stupenda colonna sonora di Dylan,ma va anche alla fotografia di John Coquillon.

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Un film crepuscolare,amaro e triste,dolce e riflessivo.
Forse la summa dell’opera di un grande regista.

Pat Garrett e Billy the Kid

Un film di Sam Peckinpah. Con James Coburn, Kris Kristofferson, Katy Jurado, Chill Wills, Richard Jaeckel,Bob Dylan, Jason Robards, R.G. Armstrong, Luke Askew, John Beck, Richard Bright, Matt Clark, Rita Coolidge, Jack Dodson, Jack Elam Titolo originale Pat Garrett and Billy the Kid. Western, durata 106 min. – USA 1973.

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James Coburn: Pat Garrett
Kris Kristofferson: Billy Kid
Slim Pickens: Sceriffo Baker
Bob Dylan: “Alias”
Harry Dean Stanton: Luke
Chill Wills: Lemuel
Jack Elam: Alamosa Bill
Katy Jurado: Mrs. Baker
Richard Bright: Holly
John Beck: Poe
Charles Martin Smith: Bowdre
L. Q. Jones: Black Harris

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Regia Sam Peckinpah
Sceneggiatura Rudy Wurlitzer
Produttore Gordon Carrol
Fotografia,direzione John Coquillon
Montaggio:David Berlatsky,Garth Craven,Tony de Zarraga,Richard Halsey
Roger Spottiswoode,Robert L. Wolfe
Effetti speciali Augie Lohman
Musiche Bob Dylan
Trucco Jack P. Wilson

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Chi sei tu? Bella domanda!

Sono cambiate le cose.
Le cose sono cambiate ma non io.

Ho sentito che Dio è svelto, ma dovrò affrontarlo personalmente prima di esserne convinto.

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L’opinione di Paolo Bisi dal sito http://www.mymovies.it

Nuova versione della storia di William Bonney, meglio conosciuto come Billy the Kid, famoso fuorilegge ucciso dallo sceriffo, suo ex amico, Pat Garrett. La trama, in quest’opera di Peckinpah, a poco a poco si dissolve lasciando spazio solamente alla descrizione dei due personaggi, ma specialmente all’atmosfera, quanto mai carica di tristezza e malinconia, degli ultimi anni del West. Il ritmo lento, la scenografia e i paesaggi, incredibilmente aridi e poveri, ricalcano magistralmente l’umore e i pensieri dei protagonisti, consapevoli che il loro mondo sta per morire per sempre. Ma probabilmente più di tutto questo l’essenza del film è rappresentata dalle musiche e dalle canzoni di Bob Dylan, tra cui emerge l’indimenticabile “Knockin’ on heaven’s door”. Ad interrompere questa malinconica ballata, solo qualche momento di violenza. Indimenticabili, fra le altre, la sequenza dell’evasione di Billy, e la scena finale, col bambino che corre dietro a Pat tirandogli un sasso, non accentando, nemmeno lui, il cambiamento di un mondo e la fine di quei valori romantici e passionali del grande West. Da ricordare le interpretazioni di James Coburn e Kris Kristofferson, capaci come nessuno in precedenza di dare il volto ai due personaggi più famosi di quel periodo. Generalmente sottostimato e non apprezzato come altri film di Peckinpah, è un’opera singolare da vedere e ammirare per la descrizione e i sentimenti che riesce a trasmettere.

L’opinione di Daniela dal sito http://www.davinotti.com

L’addio al western di Peckinpah è una ballata malinconica sulla fine di un’epoca che coincide con la fine di una concezione della vita come avventura e libertà dalle regole. Garret può/deve uccidere Billy perché ha già ucciso se stesso, diventando una figura iconica, appesa ad una stella di latta, al soldo di politici e proprietari terrieri senza scrupoli. E nello scontro fra due icone – anche Billy lo è, leggenda vivente che non può sottrarsi al suo destino – è fatale che sia quella nuda, priva di difese, a cadere. Colonna sonora imprescindibile, cast perfetto, film da amare.
L’opinione di Fauno dal sito http://www.davinotti.com

Non il miglior western in assoluto, ma come opera è un vero capolavoro. Pat, magnificamente interpretato da Coburn, è un rappresentante mefistofelico di una legge disgustosamente repressiva e Billy, più che un eroe, è un povero disgraziato che non può accettare soprusi derivanti da contorsioni mentali così meschine. Il fatto che Pat dica di farsi sceriffo per sopravvivere e invecchiare col sistema smaschera dei mostri che ogni tanto ritornano e che sono spesso presenti più che mai a farci sentire sul collo il loro fiato fetido e nauseante…

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Knockin’ On Heaven’s Door

Mama, take this badge off of me
I can’t use it anymore.
It’s gettin’ dark, too dark for me to see
I feel like I’m knockin’ on heaven’s door.

Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door

Mama, put my guns in the ground
I can’t shoot them anymore.
That long black cloud is comin’ down
I feel like I’m knockin’ on heaven’s door.

Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door

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giugno 9, 2015 Pubblicato da: | Western | , , | 3 commenti

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Maggio 1, 2015 Pubblicato da: | Photogallery | | Lascia un commento

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aprile 26, 2015 Pubblicato da: | Photogallery | | Lascia un commento

Il salvatore (Le sauveur)

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Una storia d’amore sullo sfondo della guerra, dell’occupazione nazista della Francia sotto la presidenza di Petain capo del governo collaborazionista di Vichy.
E’ questa l’ossatura di Il salvatore (Le sauveur) film diretto da Michel Mardore alla sua prima regia delle due globali in ambito cinematografico, regista rimasto in seguito praticamente inoperoso per motivi inspiegabili visto l’ottimo inizio rappresentato da questo film.
Una storia d’amore, dicevo, tra una ragazzina quattordicenne nel film, Nanette, interpretata dalla bellissima Muriel Català alla sua prima apparizione cinematografica ed un enigmatico pilota, Claude, molto più grande di lei.

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Siamo nelle campagne francesi,Nanette è un’adolescente ribelle e anticonformista che vive in una famiglia contadina;è anche alle prese con i primi turbamenti sessuali,Nanette,come tutte le sue coetanee.
Sarà un incontro casuale a scatenare il lei la tempesta e a cambiarne irrimediabilmente il destino.
Durante una delle sue passeggiate a cavallo nei boschi, Nanette si imbatte in un giovane che si disseta vicino ad uno stagno;è ferito,così Nanette,d’istinto,decide di portarlo a casa sua e nasconderlo su in soffitta.
Inizia così una convivenza clandestina tra i due, sotto gli occhi ignari della famiglia;Claude diventa, per Nanette,il confidente e l’amico ideale.
La ragazza è giovane,è bella ed è anche disponibile ma Claude, con molto autocontrollo sembra ignorarne le grazie e l’offerta dell’acerbo corpo;questo gioco delle parti continua, con i canonici ruoli di preda e cacciatore assolutamente invertiti.

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Ma è in arrivo la svolta…
Per motivi legati allo sviluppo della trama evito di continuare il racconto della stessa.
La terza parte del film ( le prime due sono descrittive del rapporto amoroso raccontato) trasportano il film in un’altra dimensione narrativa;le cose cambiano bruscamente e la figura di Claude cambia radicalmente aspetto.
Scopriremo infatti chi è, quali erano le sue reali motivazioni e sopratutto assisteremo ad un finale amaro e se vogliamo anche inevitabile.
Un film molto intenso e sicuramente ben diretto,Il salvatore.
Che inspiegabilmente non ha mai avuto una traduzione e un doppiaggio in italiano.
Credo che i motivi della scelta distributiva risiedano nella natura di alcune sequenze del film stesso;basti citare come esempio la lunga sequenza in cui Nanette e Claude, completamente nudi,fanno il bagno in un ruscello,ripresi senza morbosità,anzi con una grazie e delicatezza inusuali frontalmente e a lungo.Un gioco vero e proprio,tra due persone diverse negli anni, ma accomunate dal desiderio di libertà, di gioco quasi in una natura splendida che fa da contorno e da spettatrice.

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Non c’è sesso, perchè la natura dei rapporti tra i due protagonisti rimarrà platonica,tuttavia è anche vero che la Català nel film ha 14 anni e nella realtà un corpo adolescenziale che avrà influenzato la scelta di non proporre il film alla censura italiana nel timore di radicali tagli.
Ci sono diverse scene di nudo,nel film.
Ma vi garantisco che non hanno assolutamente nulla di morboso.
Come già detto, tra i due protagonisti si instaurerà un rapporto che non sfocerà mai in un amplesso visibile;la storia avrà quindi un andamento lineare fino al colpo di scena che introdurrà il film alla parte più drammatica e se vogliamo inaspettata, con un finale che si dilata nel tempo di vent’anni,quando vedremo la bellissima e acerba Nanette trasformata in una donna sciatta e anonima rivedere l’amore giovanile che invece ha conservato quasi le sembianze di un tempo nella sequenza più drammatica del film.
I due protagonisti, Horst Buchholz e Murile Catala sono assolutamente ineccepibili nella loro recitazione, che rende particolarmente veritiero e credibile il racconto;l’attore berlinese, indimenticato protagonista di I magnifici sette all’epoca in cui venne girato il film aveva ben 38 anni ma sicuramente riesce a rendere senza età e senza precisi riferimenti l’anagrafica del protagonista Claude.

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Che sembra nel film stesso un gentiluomo medioevale, granitico nella sua posizione di assoluto rispetto della virginale figura di Nanette;le profferte ingenue e spontanee dell’acerbo corpo di Nanette infatti non sembrano smuovere quelli che sembrano principi morali radicati e inderogabili.
C’è una frase assolutamente emblematica che lo stesso Claude pronuncerà in un momento topico del film:”“Un soldato inglese o un partigiano francese non ti avrebbero rispettata come ho fatto io”.
Il che è verità assoluta.
Muriel Català,bella e seducente, esordisce sullo schermo portando tutta la sua sensuale bellezza e rendendosi credibile nel ruolo della giovane Nanette;certo,l’attrice aveva 19 anni all’epoca delle riprese e la cosa è ben visibile.
Il corpo non ha più le acerbe grazie tipiche dell’adolescenza, è sicuramente più maturo ma la Català ha un’aria da adolescente assolutamente credibile.
E’ un vero peccato che in seguito abbia avuto poche possibilità di esprimersi fin endo per scomparire nell’anonimato dopo la sua ultima apparizione in una mini serie tv inedita in Italia,Le roi qui vient du sud distribuita nel 1979.A soli 27 anni la Catala scomparve dal cinema per vivere una vita lontana dai riflettori.

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Una nota a margine:
posseggo questo film da molto tempo,lo stesso in pratica che ho usato per cercarlo.
Ne avevo sentito parlare benissimo da amici e amiche di un forum specializzato di appassionati di cinema.
Non avevo avuto modo di vederlo, scoraggiato dal fatto che la versione in mio possesso era in lingua francese con sottotitoli in inglese.
Inutilmente ho aspettato il suo doppiaggio, così ieri, con molto tempo a disposizione,l’ho guardato.
Ed è stata una sorpresa,molto piacevole
Una storia d’amore,dolce.
E’ questo quello che vi attende,per buona parte del film;poi il finale, crudele ed amaro.
Una perfetta sintesi della vita, se vogliamo,in alcune delle nostre esistenze.
Chi voglia cimentarsi con la sua visione può farlo all’indirizzo

https://www.youtube.com/watch?v=p4SAoMKzUto.

E’ necessario però avere un account Google, essendo il film vietato ai minori.

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Il salvatore (Le sauveur)

diretto da Michel Mardore, con Horst Buchholz,Muriel Catalá,Hélène Vallier,Roger Lumont,Henri Vilbert Drammatico Francia 1971 Durata 90 minuti

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Horst Buchholz … Claude
Muriel Catalá … Nanette
Hélène Vallier … Madre di Nanette
Roger Lumont … Padre di Nanette
Henri Vilbert …L’assessore Flouret
Danièle Ajoret … Nanette adulta
Michel Delahaye … Monnery
Jean-Pierre Sentier … Il marito di Nanette
Frédéric Norbert … Henri
Yves Hugues …Il figlio grande di Monnery
Jacques Serres… Il figlio piccolo di Monnery

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Produzione: Michel Mardore
Regia: Michel Mardore
Muscihe: Pierre Jansen
Fotografia:William Lubtchansky
Montaggio: Françoise Bonnot

Le sauveur banner recensioni

L’opinione del sito http://www.fimtv.it

Intensa opera prima di Michel Mardore, è una pellicola molto singolare mai distribuita in Italia (ma reperibile in un Dvd pubblicato in Francia, purtroppo senza sottotitoli in Italiano). Il film in originale conteneva scene molto ardite con dei nudi frontali integrali decisamente conturbanti del protagonista maschile Hots Bucholz. La versione in Dvd (che porta a 97 minuti la durata di un’opera che in originale era di 105 minuti), taglia purtroppo proprio alcune di queste scene (colpa evidente di una “censura” oscurantista attiva anche in Francia): la versione è comunque accurata e meriterebbe davvero una visione. Gli extra mostrano i provini realizzati per la scelta della protagonista della storia, dove ha la meglio la straordinaria Muriel Catala su una acerba, giovanissima e ancora sconosciuta Isabelle Adjani ugualmente provinata, ma con scarsi risultati.

L’opinione di hupp2000 dal sito http://www.filmtv.it

(…) Michel Mardore, regista pressoché sconosciuto e autore di soli due lungometraggi, dirige nel 1971 un film coraggioso per la sua epoca. Il cinema francese è stato per troppi anni restio ad affrontare senza ipocrisie la brutta pagina del collaborazionismo durante l’occupazione tedesca. Una lentezza reiterata nei confronti della non meno ingloriosa vicenda della guerra d’Algeria. “Le sauveur” è in anticipo sui tempi e questo è per me un indubbio merito. La sua ambientazione nella Francia rurale è suggestiva, accurata e ricorda scenari spesso presenti nei film di Claude Chabrol. Nell’incarnare l’affascinante e ambiguo personaggio di ”Claude”, Horst Buchholz (accreditato nei titoli di testa con una sola acca) trova forse il ruolo più riuscito della sua carriera. L’attore tedesco, raramente alle prese con parti di primo piano, appare ben distante da quel Colorado, ingenua e impetuosa mascotte dei “Magnifici sette” di John Sturges o dall’esilarante attivista della Repubblica Democratica Tedesca in “Uno, due, tre” di Billy Wilder. Qui, la sua prestazione è altamente drammatica, terribilmente seria. Il suo è un personaggio autorevole e gentile, comprensivo e determinato, bello e in apparenza mai agggressivo. L’improvvisa scoperta della sua vera identità è un momento da brividi, come giustamente sottolineato nella recensione di Fratellicapone. Con un’unica inquadratura dal basso verso l’alto, l’intera struttra narrativa crolla e lo spettatore scopre stupefatto di aver visto fin lì un film credendo di vederne un altro. Grandissimo cinema, ma per la piccola Nanette il colpo è tremendo. Non se ne rimetterà mai, anche se anni dopo verrà il giorno di un’amarissima vendetta. Non più bambina e non ancora donna, Nanette espone le sue grazie senza alcuna malizia, si spoglia e si mostra senza alcun intento provocatorio. Certo, all’epoca del film l’attrice Muriel Catala non aveva più 14 anni, ma quasi 19 e si vede. Tuttavia, la lunga scena del bagno nel torrente insieme a Horst Buchholz, a dispetto dei due corpi nudi, riesce ad essere ludica, gioiosa e addirittura pudica.(…)

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aprile 24, 2015 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 1 commento

Avviso ai naviganti

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A parziale rettifica di quanto scritto ieri:

WordPress esige,credo a ragione, l’esistenza di un indirizzo email pubblico sia per comunicazioni sia per ragioni legali di responsabilità di chi gestisce il sito. Così ho creato un indirizzo al quale potrete rivolgervi per qualsiasi motivo. L’indirizzo è il seguente:

filmscooppaultemplar@gmail.com

Grazie a tutti e buona giornata

Paul Templar

aprile 24, 2015 Pubblicato da: | Senza Categoria | Lascia un commento

1977, un anno di cinema

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Per il cinema italiano il 1977 potrebbe definirsi l’anno dell’ultimo sussulto.
La crisi dei biglietti venduti imperversa, ma nonostante tutto vengono girati ottimi film così come da tutto il mondo arrivano grandissimi film e successi destinati a diventare dei cult movie.
E’ un anno difficilissimo per il nostro paese.
Il terrorismo imperversa con un aumento esponenziale di attentati e assassini;gli scontri fra opposti colori politici provocano molti morti,principalmente giovani.
Eppure a livello mondiale forse è l’anno meno movimentato degli anni 70;negli Stati Uniti un venditore di noccioline,Jimmy Carter, diventa presidente mentre a Tenerife avviene l’incidente aereo più drammatico di sempre,uno scontro in volo tra due Jumbo 747.

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L’incidente provocherà 583 vittime, una cifra assolutamente spaventosa per fortuna mai più toccata.
Anche la Romania conosce una tragedia spaventosa;un terremoto devastante, della scala 7,2 Richter provoca oltre 1500 morti concentrati sopratutto a Bucarest dove crollano 33 palazzi mentre in Italia cade,a marzo, un C-130 Hercules che si schianta sul Monte Serra causando 44 vittime dei quali 38 erano allevi cadetti dell’Accademia Navale di Livorno.
Muore Maria Callas,una delle voci più belle della storia della lirica,mentre un piccolo oggetto si appresta a rivoluzionare il mondo dei giochi e dell’elettronica in generale.
Esce infatti la consolle Atari 2600 destinata a diventare il gioco a più grande diffusione della storia.
In Italia termina il glorioso Carosello, simbolo di un’epoca e contemporaneamente nasce la tv a colori;siamo in ritardo, rispetto all’Europa, di un decennio.

1 Guerre stellari

 Guerre stellari, film più visto del 1977

Ritornando al cinema,il più grande successo della stagione, il campione di incassi arriva dagli Usa:si tratta di Guerre stellari, uno dei film più visti di sempre,l’inizio della saga di fantascienza più bella di sempre.
Diretto da George Lucas, Guerre stellari si avvale di tutti gli ultimi ritrovati (per l’epoca) tecnologici;la storia di Luke Skywalker e Han Solo, della Principessa Leyla,di Chewbecca incanta,affascina,diverte gli spettatori in tutti i continenti.
L’Italia risponde con il più bel film sulla storia di Gesù mai diretto, quel Gesù di Nazareth di Zeffirelli che mette assieme,uno accanto all’altro,un cast strepitoso che comprende Robert Powell, Olivia Hussey, Anne Bancroft, Yorgo Voyagis, Rod Steiger, James Mason, Anthony Quinn, Ernest Borgnine, Valentina Cortese, Laurence Olivier, Renato Rascel, Marina Berti, Regina Bianchi, Robert Beatty, Peter Ustinov, Claudia Cardinale, Glauco Onorato, Fernando Rey, Lee Montague, Michael York, Cyril Cusack, Pino Colizzi, Ian Bannen, Christopher Plummer.

2 Gesu di Nazareth

Gesù di Nazareth

3 La febbre del sabato sera

La febbre del sabato sera

4 Suspiria

Suspiria

La storia presa dai Vangeli è trasposta con grande professionalità e sobrietà dal regista toscano;proiettata in tv tiene avvinti venti milioni di italiani.
Un altro grandissimo successo cinematografico è La febbre del sabato sera, pellicola di gran pregio che unisce un discorso di rivalsa dall’emarginazione sociale ad uno di denuncia del razzismo, il tutto sorretto da una colonna sonora sontuosa.
Altro prodotto italiano di pregio è Suspiria, di Dario Argento che segue lo strepitoso consenso avuto con Profondo rosso.
Argento inaugura la trilogia delle Tre madri, che avrà un seguito con l’altrettanto bello Inferno e il debole Le tre madri.
Spielberg consegna al cinema uno strepitoso film di fantascienza,il primo a parlare di “alieni buoni”
Si tratta di Incontri ravvicinati del terzo tipo,cronaca appassionante dell’atterraggio di alieni dal volto simpatico e sorridente sul nostro pianeta.
Bel soggetto,bella recitazione,bella storia:un classico evergreen.
Scola porta sugli schermi una storia dolente ambientata durante il periodo fascista e con protagonisti due grandi del nostro cinema;Sofia Loren e Marcello Mastroianni sono gli interpreti di Una giornata particolare,amara rievocazione di una amicizia impossibile tra un ex annunciatore radiofonico omosessuale e una casalinga frustrata e distrutta dalle gravidanze e dal lavoro domestico.

5 Incontri ravvicinati del terzo tipo

Incontri ravvicinati del terzo tipo

8 Fuga di mezzanotte

Fuga di mezzanotte

Un amore destinato a concludersi malinconicamente è la storia di Io e Annie, film scopertamente autobiografico di Woody Allen, che mette d’accordo pubblico e critica e che viene meritatamente premiato con 4 Oscar mentre un pari,grande successo ottiene Fuga di mezzanotte, film cult di Alan Parker,con protagonista un bravissimo Brad Davis,l’attore prematuramente scomparso a soli 42 anni.La storia è quella drammatica di un giovane americano, preso in fragrante a Istanbul con 4 chili di hashish.Il giovane finirà all’ergastolo nelle terribili prigioni turche ma alla fine riuscirà ad evadere.
E’ l’anno di New York New York,bel musical nostalgico che riporta in auge le atmosfere brillanti e decadenti degli anni 40 e 50;la regia perfetta di Scorsese,la splendida interpretazione di Liza Minnelli consegnano alla storia del cinema un film indimenticabile.
Bunuel porta sullo schermo Quell’oscuro oggetto del desiderio e si congeda con un’opera eccelsa dal cinema diretto;l’amara,tormentata relazione tra un uomo ormai anziano e una giovane che non gli si concede è grande cinema.Bunuel lascia così un’impronta indelebile nel cinema.

6 Una giornata particolare

Una giornata particolare

10 Caligola

Caligola

Mario Monicelli dirige un bravissimo Alberto Sordi,nel suo miglior ruolo drammatico,in Un borghese piccolo piccolo, storia amara di un oscuro impiegato che vede il suo unico figlio ucciso da un rapinatore,impiegato che si vendicherà duramente.Un film a tratti commovente campione di incassi della stagione.
Dopo L’esorcista ecco L’esorcista II l’eretico la versione diretta da John Boorman, sequel del fortunato film a sfondo demoniaco;la regia attenta e puntuale di Boorman restituisce un film secco,interessante, snobbato però dalla critica.
Una citazione per un esordio con il botto, quello del grande Ridley Scott che porta sullo schermo un duello epico nel film I duellanti, così come vanno citati due film bellici molto differenti fra loro ma accomunati da un’abilità registica e un rigore storico eccellenti.
Il primo,Quell’ultimo ponte diretto a due mani da Richard Attenborough e Sidney Hayers vede un cast d’eccezione nel quale compaiono Sean Connery, Gene Hackman, Maximilian Schell, Michael Caine, Elliott Gould Laurence Olivier, James Caan, Anthony Hopkins, Liv Ullmann, Dirk Bogarde, Ryan O’Neal in un episodio della seconda guerra mondiale mentre il secondo è opera di Sam Peckinpah ed è intitolato La croce di ferro con la presenza di James Coburn, Maximilian Schell, James Mason, David Warner.
Tra tutti gli altri film segnalo:

11 Quell'oscuro oggetto del desiderio

Quell’oscuro oggetto del desiderio

In nome del papa re,di Luigi Magni.Un grandissimo Manfredi da corpo al personaggio del cardinale Colombo, un prelato che paga un errore giovanile con la scoperta di una paternità che porterà suo figlio sulla ghigliottina.Sullo sfondo degli ultimi anni del potere temporale, un apologo contro la tirannia del papato.

– Padre padrone,di Vittorio Taviani e Paolo Taviani.Storia di un bambino sardo che voleva andare a scuola e invece viene allontanato dagli studi dal padre e portato a fare il pastore;sarà però lui a riuscire ad emanciparsi,vincendo con la forza l’opposizione del padre.

27 In nome del Papa re

In nome del papa re

Anima persa, di Dino Risi.La follia di un uomo, la complicità di sua moglie e in mezzo un nipote che vivrà un’esperienza traumatica.Un film bellissimo interpretato da un grande Vittorio Gassman.

L’uomo che amava le donne,di François Truffaut.Delicata storia di un uomo che ama ed è amato dalle donne,che alla sua morte accorreranno sulla sua tomba rimpiangendolo.

Berlinguer ti voglio bene,di Giuseppe Bertolucci. Un giovane affetto da tutta una serie di problemi psicologici vorrebbe ribellarsi alla società,ma finisce solo per subire scherzi molto pesanti dagli amici e con le intenzioni rimaste tali.

12 Un borghese piccolo piccolo

Un borghese piccolo piccolo

Al di là del bene e del male,di Liliana Cavani. Un triangolo amoroso che fece scandalo, quello tra Lou Salome, Nietzsche e Paul Ree,descritto con sobrietà ma con scene anche molto forti.Finale drammatico,con la morte di Paul Ree e la triste fine di Nietzsche in manicomio.

Le colline hanno gli occhi,di Wes Craven. Horror di valore ambientato su delle colline che sono state sfruttate come miniere d’argento.Un ex poliziotto e la sua famiglia si trovano ad essere assediati da un gruppo di selvaggi abitanti delle colline.

Emmanuelle:perchè violenza alle donne? di Joe D’Amato. Questa volta Emmanuelle va in Oriente,dove si ficca nei guai per sbugiardare uno pseudo santone.Ancora un buon successo per la fotoreporter interpretata da Laura Gemser.

Tre tigri contro tre tigri,di Steno e Sergio Corbucci. Discreta commedia comica composta da tre episodi e caratterizzata dalla presenza di un cast di ottimi comici,come Pozzetto e Montesano,Paolo Villaggio e la Mazzamauro, Dalila di Lazzaro e Gabriella Giorgelli.

13 Berlinguer ti voglio bene

Berlinguer ti voglio bene

Ci sono altri film che vanno citati come Maladolescenza, un film molto contestato ( e censurato) sulla sessualità adolescenziale di Pier Giuseppe Murgia con Lara Wendel, Martin Loeb, Eva Jonesco, ancora oggi vietato in alcuni paesi;lo 007 dell’anno,ovvero Agente 007 – La spia che mi amava,regia di Lewis Gilbert con Roger Moore, Barbara Bach, Curd Jürgens, Richard Kiel, Bernard Lee;il super censurato,super contestato Io, Caligola di Tinto Brass, rievocazione confusa e sicuramente discutibile della vita del dissoluto imperatore romano;Casotto, di Sergio Citti, ambientato sul litorale romano dove un campionario di varia umanità si muove con storie paradossali, film caratterizzato da un cast incredibile che include Paolo Stoppa, Jodie Foster, Ugo Tognazzi, Michele Placido, Mariangela Melato, Luigi Proietti, Carlo Croccolo, Gianni Rizzo, Franco Citti, Ninetto Davoli, Catherine Deneuve;I nuovi mostri, di Dino Risi,Mario Monicelli e Ettore Scola, ritratto impietoso di un’Italia che si sarà anche evoluta, ma che mostra preoccupanti sintomi di malessere.Protagonisti tre dei grandi del cinema,Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi

14 Aldila del bene e del male

Aldilà del bene e del male

Nel 1977 vengono assegnati gli Oscar relativi ai film del 1976;l’Oscar come miglior film va a Rocky, regia di John G. Avildsen,che fa il bis anche come miglior regista mentre Peter Finch con Quinto potere vince l’Oscar come Miglior attore protagonista mentre Faye Dunaway per lo stesso film vince l’Oscar come Migliore attrice protagonista.Il miglior film straniero è Bianco e nero a colori (Noirs et blancs en couleur), regia di Jean-Jacques Annaud.
A Cannes si attribuiscono le Palme d’oro;il miglior film è Padre padrone dei fratelli Taviani mentre la miglior opera prima è I duellanti di Ridley Scott.
I nastri d’argento nel 1977 vanno a Valerio Zurlini per Il deserto dei Tartari, che vince a sorpresa come miglior regista,l’Orso d’oro di Berlino a L’ascesa (Woschozdenie ) di Larisa Shepitko.

9 New York New York

Robert de Niro e Liza Minnelli in New York New York

7 Io e Annie

Diane Keaton e Woody Allen in Io e Annie

15 I nuovi mostri

Ornella Muti in I nuovi mostri

16 Anima persa

Anima persa

17 L'uomo che amava le donne

L’uomo che amava le donne

18 La croce di ferro

Senta Berger in La croce di ferro

19 Maladolescenza

Maladolescenza

20 Agente 007 - La spia che mi amava

Agente 007 la spia che mi amava

21 Casotto

Casotto

22 Il ginecologo della mutua

Il ginecologo della mutua

23 La signora ha fatto il pieno

La signora ha fatto il pieno

24 La svastica nel ventre

La svastica nel ventre

25 Eraserhead la mente che cancella

Eraserhead

26 Quell'ultimo ponte

Quell’ultimo ponte

28 Padre padrone

Padre padrone

29 Il prefetto di ferro

Il prefetto di ferro

30 I ragazzi del coro

I ragazzi del coro

31 Generazione Proteus

Generazione Proteus

32 La bandera

La bandera.Marcia o muori

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Miglior film: Rocky

Miglior regista:John G. Avildsen per Rocky

Miglior attore protagonista:Peter Finch per Quinto potere

Miglior attrice protagonista: Faye Dunaway per Quinto potere

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Palma d’oro a Padre padrone dei fratelli Taviani

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Nastro d’argento a Il deserto dei tartari di Valerio Zurlini

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 Orso d’oro a L’ascesa (Woschozdenie ) di Larisa Shepitko

aprile 22, 2015 Pubblicato da: | Miscellanea | | 2 commenti

Love story

Love story locandina 4

Love means never having to say you’re sorry” ovvero “Amore significa non dover dire mai mi dispiace
Una frase che abbiamo letto un po dappertutto,dalle cartoline di San Valentino ai bigliettini dei Baci Perugina;forse una frase opinabile,ma dal sicuro effetto.
Una frase,tra l’altro,tratta dal romanzo Love Story di Erich Seagal,lo scrittore statunitense che lo ricavò dalla sceneggiatura del film omonimo.
Eh si, perchè caso rarissimo, il romanzo venne dopo il film, visto lo straordinario successo che il film stesso riscosse,con milioni di spettatori nel mondo in coda ai botteghini e ben 10 milioni di copie del romanzo di Seagal.
Diretto da Arthur Hiller,l’oggi novantunenne regista canadese autore tra l’altro di Appartamento al Plaza,Wagons lits con omicidi e Una strana coppia di suoceri, Love Story è un film di sicuro spessore, oltre i limiti abbastanza rigidi dei film a chiaro sviluppo sentimentale.

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Un film studiato a tavolino, in cui tutto funziona come un orologio svizzero, caratterizzato da belle recitazioni degli attori protagonisti e sopratutto corredato da una colonna sonora bellissima,opera di Francis Lai e tradotta poi in tutte le lingue da vari autori che usarono la musica per costruirci sopra canzoni romantiche.
Colonna sonora, tra l’altro,che ebbe l’onore dell’Oscar mentre il film,che ebbe 6 nomination ovvero per
la migliore regia a Arthur Hiller,per il miglior attore protagonista a Ryan O’Neal,per la miglior attrice protagonista a Ali MacGraw,per il miglior attore non protagonista a John Marleye per la migliore sceneggiatura originale a Erich Segal, il film dicevo non ottenne alcuna statuetta.

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La trama in breve:
Oliver Barrett è un giocatore di hockey che proviene da una famiglia ricchissima e studia ad Harvard;Jennyfer è invece una bella studentessa di musica,figlia di una normale famiglia di origine italiana,dal carattere forte, volitivo.
I due si incontrano e dimenticando le origini sociali completamente differenti si innamorano, incuranti della reazione della famiglia del giovane.
Si sposano,sorretti dal loro amore, ma ben presto sono costretti a fare i conti con la dura realtà;lui è costretto a dimenticare la sua famiglia, che non gli ha perdonato il matrimonio, lei rifiuta il sogno della sua vita,una borsa di studio nella meravigliosa Parigi, il sogno della sua vita.
Jennifer lavora come insegnante mentre Oliver è costretto a continuare gli studi con l’aiuto economico della moglie.

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Ma alla fine riesce a laurearsi con pieni voti a Harvard e non solo.
Viene assunto come assistente legale da un’importante studio legale della città.
Purtroppo, quando tutto sembra essersi sistemato, ecco il destino beffardo dividere i due per sempre:Oliver e Jennifer decidono di avere un figlio ma quando fanno le analisi ecco che…
Un film sentimentale,che induce alla lacrima.
Ma sarebbe un errore ridurre così l’importanza che il film ebbe,ben aldilà della semplicità della trama e dei sentimenti che il film stesso tira in ballo.
In primo luogo la storia d’amore fra due appartenenti a due classi sociali agli antipodi non era cosa poi così frequente e sopratutto incoraggiata nella pur liberale società americana.
Poi, messaggio forse “leggero”, l’idea che l’amore possa tramutarsi in un ponte capace di annullare tutto, sopratutto le differenze sociali,una specie di versione moderna di Cenerentola caratterizzato però dal finale triste,amaro.

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Può l’amore annullare barriere, unire due persone e proiettarle in una vita difficile,si, ma fortemente voluta e costruita dai due protagonisti?
Love story è banalmente questo, una storia d’amore in cui per una volta l’amore sembra trionfare ma deve fare i conti con un destino cinico e baro;e qua piaccia o no, un sobbalzo al cuore viene,forse perchè la storia è tenera,forse perchè ognuno sa che non c’è niente di più provvisorio della vita.
Fatto sta che il film ebbe un successo incredibile,come del resto il romanzo.
George Segal (scomparso 4 anni fa) all’età di 73 anni tenterà,otto anni dopo,di proseguire la storia di Oliver scrivendo una nuova sceneggiatura e un nuovo romanzo,Oliver story senza però minimamente bissare il successo del primo fortunato romanzo.
I tempi erano cambiati e sopratutto, la magica alchimia della storia tra Jennyfer e Oliver era scomparsa con i titoli di coda del film.

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Per quanto riguarda il cast,bellissima e sofferta l’interpretazione di Ali Mc Graw,legnosa ma dignitosa quella di Ryan O’Neal;la Mac Graw restò a lungo legata al personaggio di Jennifer finendo in qualche modo per pagarne lo scotto con il proseguimento della sua carriera mentre O’Neal continuò la sua carriera e qualche anno dopo venne chiamato da Kubrick per interpretare Barry Lindon nell’omonimo film.
Purtroppo paradossalmente Love Story non è affatto un film che venga trasmesso con regolarità, tutt’altro;anche in rete non è affatto facile trovare una copia decente con doppiaggio italiano.
Un vero peccato, perchè er quanto sia un film datato, è una storia con un suo fascino garbato, senza tempo.

Love Story

Un film di Arthur Hiller. Con Ali MacGraw, Ryan O’Neal, John Marley, Ray Milland, Russell Nype,Katharine Balfour, Sydney Walker, Robert Modica, Walker Daniels, Tommy Lee Jones, John Merensky, Andrew Duncan, Charlotte Ford, Sudie Bond, Julie Garfield Drammatico, durata 99 min. – USA 1970.

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Love story banner personaggi

Ali MacGraw … Jennyfer
Ryan O’Nea … Oliver
John Marley … Phil
Ray Milland … Oliver Barrett III
Russell Nype … Dean Thompson
Katharine Balfour … La signorina. Barrett
Sydney Walker … Dottor. Shapeley
Robert Modica … Dottor Addison
Walker Daniels … Ray,compagno di stanza di Oliver
Tommy Lee Jones … Hank ,compagno di stanza di Oliver
John Merensky … Steve,compagno di stanza di Oliver
Andrew Duncan … Reverendo Blauvelt
Charlotte Ford … Clerk

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Regia Arthur Hiller
Soggetto Erich Segal
Sceneggiatura Erich Segal
Produttore Howard G. Minsky
Produttore esecutivo David Golden
Casa di produzione Paramount Pictures
Fotografia Richard C. Katrina
Montaggio Robert C. Jones
Musiche Francis Lai
Tema musicale Love Story Theme
Scenografia Robert Gundlach
Costumi Alice Manougian Martin, Pearl Somner
Trucco Martin Bell, William A. Farley

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Ludovica Modugno: Jennifer Cavalleri
Claudio Sorrentino: Oliver Barrett IV
Giorgio Piazza: Oliver Barrett III

Love story banner recensioni

L’opinione di Tatrici dal sito http://www.filmtv.it

E’ un eccellente film. Spesso chi lo legge negativamente, (e sono soprattutto i giovani), ha in mente film come Autumn in New York o Titanic, pellicole strappalacrime che si pensa, nessuno possa eguagliare. Bisogna ricordare che non si tratta del racconto di una storia d’amore moderna, è un film realizzato a cavallo fra il 1969 e il 1970 ed è necessario analizzarlo in quel contesto, gli anni 70 per l’appunto, con i limiti anche tecnologici e cinematografici di quegli anni. Non è vero che questo film ha avuto apprezzamenti negativi dalla critica, tutt’altro, viceversa non si spiegherebbero i premi vinti e il grande successo. Love Story è un film sull’amore, un amore sincero che sboccia fra due giovani studenti universitari. Lei intelligente, elegante, ironica, mai scontata. Oliver si innamora di questa ragazza sicura di sé, sboccia l’amore con la massima naturalezza, senza rincorse, senza tattiche, non si rincorrono, si amano e nient’altro. Il legame c’è, è forte, e lo si coglie pienamente dagli sguardi e dai sorrisi. E la dichiarazione d’amore di Oliver, quando improvvisamente le chiede di sposarlo, è il momento più apprezzabile del film. Love Story non è un film sulla malattia, è secondaria e non a caso viene relegato poco spazio ad essa. La leucemia dividerà Jennifer e Oliver, ma lei è forte, desidera solo avere suo marito accanto, non vuole vederlo piangere dinanzi il suo letto di morte e già precedentemente, lo prega di risposarsi e rifarsi una vita. Love Story è un film sì sull’amore, ma sulla vita. Incoraggia ad amare, a donarsi, a farcela .. e va letto in maniera più obiettiva e meno pregiudizievole, senza raffrontarlo alle commedie d’amore di oggi, perché perderebbe la sua autenticità.

L’opinione di atticus dal sito http://www.filmscoop.it

Pietra miliare del romanticismo moderno, “Love story” è un film tenero e delicato che segnò un epoca.
Odiato dai critici di mezzo mondo, non merita in realtà le accuse di patetismo e ipocrisia che gli vennero rivolte. E’ una semplice storia d’amore che, evidentemente, arrivò al momento giusto e che riuscì a toccare le corde giuste della commozione (anche con melancolie del tipo “Amare significa non dover dire mai Mi dispiace”). Oggi appare datato ma non ha comunque perso quel garbo di narrazione difficile da trovare in vari prodotti analoghi che affollano le nostre sale.
Il bisteccone O’Neal e la topolina occhialuta MacGraw erano belli e credibilissimi, gran parte del merito della riuscita del film va a loro e alla colonna sonora struggente di Francis Lai. Hiller dirige con diligenza e senza grandi guizzi.
Un film che, pur non rappresentando nulla di particolarmente eccezionale, riesce ancora a regalare qualche sincera emozione.
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com

Se si è un po’ giù di tono non è adatto inserire nel lettore il DVD (o VHS che sia) di questo straziante dramma: che è una storia d’amore (come suggerisce il titolo), ma molto, forse troppo, AMARA. Ali MacGraw è di una tristezza infinita (per il ruolo che ricopre, giacché come attrice è bravissima) e la colonna sonora – di un romanticismo pregnante – potrebbe garantire la classica fuoriuscita di qualche lacrima. Un classico intramontabile, adatto alla coppia di giovani sposi, prima che il rapporto d’affetto venga logorato dai fatti quotidiani.

L’opinione di Buiomega 71 dal sito http://www.davinotti.com

Al di là del successo, della colonna sonora di Lai, della storia d’amore e di essere un classico del “lacrima movie”, adoro Love story perché film sulla morte, della morte che vince sull’amore, che trionfa e non lascia scampo. Immerso in una New York invernale e ricoperta di neve, un’atmosfera quasi “cronenberghiana” ante litteram, dove il male si insinua sottopelle, arriva improvviso e spazza via ogni possibile coronamento d’amore. Cinema della morte al lavoro, come pochi. Bellissima la MacGraw, lesso, come sempre, O’Neal. Personal cult.

L’opinione di Wupa Wump dal sito http://www.davinotti.com

Amore, passione, dolore e disperazione sono i fondamenti su cui si basa questo film, forse un po’ troppo strappalacrime per i miei gusti (devo ancora conoscere qualcuno che non abbia versato almeno una lacrima durante la visione), ma sicuramente coinvolgente e struggente. I protagonisti (un O’Neal molto attraente e una MacGraw molto dolce e sfortunata) sono dei grandi interpreti e sicuramente restano tra i principali artefici del successo di questo film, insieme alla mitica colonna sonora del francese Francis Lai. Un cult.

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Che cosa si può dire di una ragazza morta a venticinque anni?
Che era bella. E simpatica. Che amava Mozart e Bach. E i Beatles. E me. Una volta che mi aveva messo specificamente nel mucchio con tutti quei tizi musicali, le chiesi l’ordine di preferenza, e lei rispose sorridendo: «Alfabetico.» Sul momento sorrisi anch’io. Ora però mi chiedo se nell’elenco io comparivo con il nome – nel qual caso sarei venuto dopo Mozart – oppure con il cognome, perché mi sarei trovato tra Bach e i Beatles. In ogni modo non venivo per primo, il che sarà idiota ma mi secca terribilmente, essendo cresciuto con l’idea che devo sempre essere il numero uno. Eredità di famiglia, capite?

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119 Oxford Street, Cambridge, Massachusetts, USA
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Bronx, New York City, New York, USA
Cambridge, Massachusetts, USA
Central Park, Manhattan, New York City, New York, USA
City College of New York City, Manhattan, New York City, New York, USA
Fordham University – 441 E. Fordham Road. Rose Hill, Bronx, New York City, New York, USA
Hamilton College, Clinton, New York, USA
Harvard University, Cambridge, Massachusetts, USA
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Limberlost Cabins – Limberlost Road, Clinton, New York, USA
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Old Westbury Gardens – 71 Old Westbury Road, Old Westbury, Long Island, New York
Old Westbury, Long Island, New York, USA
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aprile 13, 2015 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 6 commenti