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Forrest Gump

Un giovane seduto su una panchina di un parco; tra le mani ha una scatola di cioccolatini e inizia un soliloquio con una occasionale passante. Si chiama Forrest Gump, è un giovane quasi normale. Quel quasi è importante infatti il giovane ha un QI (quoziente intellettivo) appena sotto la soglia della normalità. E’ importante anche perchè la cosa lo ha condizionato per tutta la vita, fin da quando era un ragazzino con l’apparecchio ortopedico alle gambe, preso in giro da tutti tranne che da Jenny, che vuol bene a quello strambo ragazzo dolce e strano  e che sarà per tutta la vita l’unico vero amore di Forrest.

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Così, seduto sulla panchina come un personaggio in attesa di Godot, Forrest racconta a coloro che si siedono affianco a lui, la storia di una vita incredibilmente varia, piena di incontri strabilianti; a cominciare da quando, casualmente, riesce a diventare l’eroe della sua scuola durante una partita di football, proseguendo poi con l’arruolamento nell’esercito cosa che lo porterà in Vietnam. Sarà qui che la vita di Forrest prenderà una direzione fatalmente diversa; conoscerà un giovane , Bubba, che gli trasmetterà la passione per i gamberi, conoscerà il capitano Dan, che lui salverà dalla morte a rischio della propria vita. Un Dan senza gambe, che all’inizio odierà quel giovane strano, per poi, nel corso degli anni,tornare a vivere, trovando un nuovo scopo per sorridere ancora. E Forrest, come un viaggiatore del tempo, riesce a essere determinante in ogni cosa che farà;

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conoscerà Kennedy e Johnson,Lennon,Presley e Nixon,quest’ultimo quando verrà mandato in Cina come rappresentante della squadra americana di tennis tavolo. Mentre Forrest racconta la sua incredibile vita,e mentre attorno a lui cambia anche l’ascoltatore di turno,scorrono gli anni sessanta e la protesta anti guerra nel Vietnam,scorre il periodo degli Hippy e la diplomazia del ping pong;l’America cambia e si evolve,muta pelle,mentre lui resta sempre il candido giovane che era.

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E influenza le vite di coloro che gli sono affianco,come quella di Dan, che ha ritrovato o come quella di Jenny,che finalmente avrà con lui una parvenza di storia d’amore.

Forrest è l’anima buona dell’America e in fondo assomiglia a quello strano popolo,quell’americano standard che vuol portare la pace nel mondo e libera l’Europa dalla follia nazista,ma in seguito va in Vietnam e uccide oltre un milione di civili in una sporca guerra senza alcun risultato tangibile.

In Forrest Gump c’è l’America del rock and roll e l’America dei primi movimenti dei figli dei fiori;c’è un’America un tantino provinciale e c’è l’America imperialista di Nixon, c’è un’America dai paesaggi meravigliosi,visti e raccontati visivamente nella lunga corsa di Forrest da un capo all’altro del paese.

C’è l’America che sogna e che soffre, che si indigna e che diventa il riferimento del mondo a livello economico e sociale; c’è l’America delle mille contraddizioni, il grande paese dove tutto è possibile, anche che una persona apparentemente sotto il livello normale di intelligenza riesca a fare carriera in modo strabiliante.

Ecco Forrest Gump è anche questo; un racconto commosso di un paese che cambia e muta pelle, offrendo a tutti la straordinaria opportunità di diventare qualcuno.

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Il finale del film,con Forrest che piange, per la prima volta davanti alla tomba della sua adorata Jenny e le racconta di come sia orgoglioso di quel figlio normale, lui che sa, che sente di non essere uguale agli altri è una delle cose più belle della storia del cinema.

Forrest Gump è un film straordinario, lirico e commovente; Tom Hanks interpreta alla perfezione il personaggio del giovane strano,dandogli una patente di lirismo incredibile.

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Una recitazione sofferta e a tratti da attore grandissimo.Bene anche la straordinaria Robin Wright Penn nel ruolo di Jenny, la musa di Forrest.

In ultimo un accenno alla colonna sonora; mentre il film scorre raccontando uno spaccato dell’America, ascoltiamo canzoni storiche,di quelle che hanno segnato la storia della musica. E’ una cosa da fare, ascoltare la colonna sonora; si fa un viaggio a ritroso,con la memoria,ad un epoca irripetibile, segnata dai Doors e dai CCR, da Simon e Garfunkel e dagli Alabama.

Forrest Gump
Un film di Robert Zemeckis. Con Sally Field, Tom Hanks, Gary Sinise, Robin Wright Penn, Mykelti Williamson.
Genere Commedia, colore 142 minuti. – Produzione USA 1994.

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Tom Hanks     …     Forrest Gump

Robin Wright Penn    Jenny Curran
Gary Sinise    …     Lt. Dan Taylor
Mykelti Williamson    Benjamin Buford ‘Bubba’ Blue
Sally Field    …     Signora Gump
Rebecca Williams    Nurse al Park Bench
Michael Conner Humphreys    …     Giovane Forrest Gump
Harold G. Herthum    Dottore
George Kelly    …     Barber
Bob Penny    …     Crony
John Randall    …     Crony
Sam Anderson    …     Principal
Margo Moorer    …     Louise, Mrs. Gump’s Housekeeper
Ione M. Telech    …     Elderly Woman
Christine Seabrook    Elderly Woman’s Daughter

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“Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni!”

“Non lo so… se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza… ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento.”

“Mi chiamo Forrest, Forrest Gump, vuole un cioccolatino ? Potrei mangiarne una tonnellata di questi qui, mamma diceva sempre, la vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita.”

“Mamma diceva sempre: devi gettare il passato dietro di te prima di andare avanti.”

“Ha gambe robuste il mio ragazzo, robuste come quelle dei bambini forti, ma la sua schiena è più contorta di un politico.”

“Il gambero è un frutto del mare, te lo puoi fare sia arrosto, bollito, grigliato, al forno, saltato, c’è lo spiedino di gamberi, gamberi con cipolle, zuppa di gamberi, gamberi fritti in padella, con la pastella, a bagnomaria, gamberi con le patate, gamberi al limone, gamberi strapazzati, gamberi al pepe, minestra di gamberi, stufato di gamberi, gamberi all’insalata, gamberi e patatine, polpette di gamberi, tramezzini coi gamberi… e questo è tutto mi pare.”

“Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino la fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’ Alabama, e cosi feci. Corsi attraverso tutta l’Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all’oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi di nuovo e continuare a correre; quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare… insomma, la facevo!”

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Hound Dog – Elvis Presley
Lovesick Blues – Hank Williams
Sloop John B – Beach Boys
All Along The Watchtower – Jimi Hendrix
Hey Joe – Jimi Hendrix
Soul Kitchen – The Doors
California Dreamin’ – Mamas and Papas
People Are Strange – The Doors
Fortunate Son – Creedence Clearwater Revival
Break On Through (To The Other Side) – The Doors
Mrs. Robinson – Simon & Garfunkel
Volunteers – Jefferson Airplane
Where Have All The Flowers Gone – Pete Seeger
Let’s Get Together – The Youngbloods
San Francisco (Be Sure To Wear Some Flowers In Your Hair) – Scott McKenzie
Aquarius – The Fifth Dimension
Everybody’s Talkin’ – Harry Nilsson
Sweet Home Alabama – Lynyrd Skynyrd
Running On Empty – Jackson Browne
Against The Wind – Bob Seger
Blowin’ in the Wind – Bob Dylan
Free Bird – Lynyrd Skynyrd
For what it’s worth – Buffalo Springfield

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Maggio 10, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | 1 commento

A Venezia…un dicembre rosso shocking

Come si possa tradurre Don’t look now in A Venezia un dicembre rosso shocking resterà per sempre un mistero.
Perchè questo film non è assolutamente un horror,ma un thriller parapsicologico.
Uno dei migliori in assoluto.

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Baxter (Donald Sutherland),un restauratore,è a Venezia con la moglie (Julie Christie).
I due fuggono dal passato,dalla perdita della loro bimba,affogata in uno stagno.
A Venezia la donna conosce una sensitiva,che la mette in guardia sul pericolo di restare in città.

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E dice di aver parlato proprio con la bimba morta.
Baxter crede solo che la moglie sia impazzita ,ma ben presto visioni premonitrici e altri segni gli spiegheranno che in effetti la moglie non solo non è pazza,ma…

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Una Venezia meravigliosamente demodè,immersa quasi sempre nella nebbia.
Due attori straordinari,un film fatto di flashback,sempre in attesa che accada qualcosa.
Una tensione palpabile,che si respira per tutto il film,sul quale sembra sempre gravitare un’oscura minaccia. Sin dalle prime scene,con la morte della bimba nello stagno,si capisce che il film non è un horror qualsiasi,ma qualcosa di più misterioso.

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Nicholas Roeg riesce a catturare l’attenzione proprio con l’atmosfera;quella dell’albergo di Venezia,dove i due coniugi,che hanno lasciato l’altro figlio in un college,cercano disperatamente di riallacciare i nodi della vita insieme;oppure con la descrizione analitica delle due sorelle,una delle quali sensitiva,che sembra guardare con gli occhi dell’anima quella donna disperata per la perdita della propria bimba.

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Visioni premonitrici,nebbia,tensione palpabile,in una città che sembra quasi sospesa in un’altra vita;il romanzo di Daphne Du Maurier prende corpo e si anima di vita propria,elegantemente e misteriosamente. Roeg,dopo L’uomo che cadde sulla terra,filma un altro capolavoro,che in Italia ebbe meno successo di quello che sarebbe stato lecito aspettarsi;ma A Venezia un dicembre rosso shocking è un film che richiede attenzione,immedesimazione in un’atmosfera che non ha nulla dei classici film del genere.

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Oggi,rivedendolo dopo trent’anni,si riscopre il fascino di una pellicola girata da un grande regista e due attori in stato di grazia,la bellissima Julie Christie e Donald Sutherland.

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A Venezia…un dicembre rosso shocking,

un film di Nicolas Roeg. Con Clelia Matania, Donald Sutherland, Julie Christie, Massimo Serato, Leopoldo Trieste, Sergio Serafini, Bruno Cattaneo, Renato Scarpa, Giorgio Trestini, Hilary Mason, David Tree Titolo originale Don’t Look Now. Drammatico,  durata 110 min. – Gran Bretagna, Italia 1973.

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Julie Christie: Laura Baxter
Donald Sutherland: John Baxter
Hilary Mason: Heather
Clelia Matania: Wendy
Massimo Serato: vescovo Barbarrigo
Renato Scarpa: commissario Longhi
Giorgio Trestini: operaio
Leopoldo Trieste: Alessandro
David Tree: Anthony Babbage
Ann Rye: Mandy
Nicholas Salter: Johnny Baxter
Sharon Williams: Christine Baxter
Sergio Serafini: operaio
Bruno Cattaneo: investigatore Sabion
Adelina Poerio: la nana

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Regia Nicolas Roeg
Soggetto Daphne Du Maurier
Sceneggiatura Allan Scott e Chris Bryant
Fotografia Anthony B. Richmond e Nicolas Roeg
Montaggio Graeme Clifford
Musiche Pino Donaggio (la canzone Colori di dicembre è interpretata da Iva Zanicchi)
Scenografia Giovanni Soccol

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Maggio 9, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | 4 commenti

Porci con le ali

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I giovani in crisi degli anni settanta,eredi di un’altra generazione,quella del 68,che scompaginò certezze e che diede una spallata ad un mondo troppo perbenista,rivoluzionando,in un certo senso,quelli che erano i rapporti in seno alla società e in seno alla famiglia.

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Antonia e Rocco,Cristiana Mancinelli  e Franco Bianchi

Ma i giovani degli anni settanta hanno altri problemi e altre ambizioni;e Porci con le ali,riduzione cinematografica del best seller firmato dai due “sconosciuti” Rocco e Antonia,cerca di raccontare,in modo peraltro molto confuso,questa contraddizione attraverso la storia di due studenti,Rocco e Antonia,più alle prese con la loro sessualità e la scoperta di essa che presi dai vagiti di una sorta di rivoluzione in atto,attraverso la contestazione studentesca e una rivolta in armi che per fortuna restò solo sulla carta,pur producendo lutti a non finire.

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Il film funziona,in parte,solo nella descrizione dei rapporti tra i due,quasi un racconto di una storia d’amore un tantino pruriginosa,ma nemmeno così volgare,a guardarla con gli occhi di oggi;unica concessione alle pruderie della platea è la scena demenziale del rapporto di sesso tra i due davanti ad un folto gruppo di studenti che li canzona.

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Per il resto tutte le tematiche sociali,politiche e generazionali sono abbordate da Pietrangeli,il regista del film,in modo confuso:basta citare un dialogo del film per capire le velleità assolutamente fuori luogo espresse dal film.

[Antonia si siede sul letto accanto alla madre]
La madre: “Va bene e chi è sta volta?”
Antonia: “Di lui dicono che è un’assassino, ma lo fa per difendere i deboli in un incidente di caccia ha avuto le braccia spezzate durante una sommossa è stato arrestato ha una moglie, un figlio una volta è stato nel maniconio… É scappato, volevano lobotomizzarlo.”
La madre: “Come hai detto che si chiama?”
La figlia: Rocco si chiama.
[piangendo esce dalla stanza e sbatte la porta]

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Ecco,c’è un mondo inespresso,in questo dialogo;il film sbanda,affiancando alla rinfusa frammenti di storia reale a momenti di intimità della coppia,senza riuscire in nessun modo ad affondare i colpi della denuncia sociale di un mondo in evoluzione,in bilico tra protesta,lotta armata,rivendicazioni di diritti sacrosanti e modo confuso di affrontarli,tutte tematiche che chi ha vissuto quegli anni conosce bene.

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Il film ebbe ovviamente problemi con la censura,che amplificò enormemente la fama del film,diciamo anche in maniera abbastanza casuale;nel film difatti manca lo spessore che c’è nel libro,che pure non è un’opera da ricordare. Ma il film fa di peggio,consegnando alla storia un progetto assolutamente inespresso,oggi assolutamente inguardabile nella sua pochezza e ingenuità.

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Porci con le ali, un film di Paolo Pietrangeli. Con Lou Castel, Franco Bianchi, Cristiana Mancinelli Scotti, Anna Nogara, Susanna Javicoli. Genere Commedia, colore 105 minuti. – Produzione Italia 1977

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Franco Bianchi: Rocco
Lou Castel: Marcello
Cristiana Mancinelli: Antonia

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Regia Paolo Pietrangeli
Soggetto Marco Lombardo Radice, Lidia Ravera
Sceneggiatura Giuseppe Milani, Paolo Pietrangeli
Casa di produzione Ediscope, Uschi
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Dario Di Palma
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Giovanna Marini

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Maggio 8, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

Laguna blu

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Un veliero che fa rotta nell’Oceano naufraga. A bordo ci sono due ragazzini,Richard e Emmeline e il cuoco Paddy,che riescono a sopravvivere.

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I tre raggiungono un’isola all’apparenza disabitata,un’isola che è un autentico paradiso terrestre,ricco di tutto il necessario per la sopravvivenza dei tre. Un giorno il vecchio cuoco muore,e i due ragazzi,rimasti soli,dovranno affrontare le insidie della vita,oltre che crescere senza più una guida.

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Divenuti adolescenti,i due imparano ad amarsi e dalla loro unione nasce uno splendido bambino;è proprio il bambino a permettere loro di lasciare l’isola,perchè un giorno mangia delle bacche,che lo portano in uno stato di sonno continuo.I due ragazzi,disperati,salgono su una barca e inghiottono anche loro delle bacche.

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Saranno avvistati da un veliero,sul quale c’è il padre di Richard,che non ha mai smesso di cercarli.

A parte una fotografia stupenda e una location da favola,il film è poco più di una favoletta; ma divenne famoso per le scene di nudo in cui appariva la giovane Brooke Shields.

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un film di Randal Kleiser. Con Brooke Shields, Leo McKern, Christopher Atkins. Genere Avventura, colore 104 minuti. – Produzione USA 1980.

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Brooke Shields: Emmeline
Christopher Atkins: Richard
Leo McKern: Paddy Button
William Daniels: Arthur Lestrange
Elva Josephson: giovane Emmeline
Glenn Kohan: giovane Richard
Alan Hopgood: capitano
Gus Mercurio: ufficiale
Jeffrey Kleiser: vedetta
Bradley Pryce: Paddy bambino
Chad Timmerman: Paddy neonato
Gert Jacoby: marinaio
Alex Hamilton: marinaio
Richard Evanson: marinaio

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Regia Randal Kleiser
Soggetto Henry De Vere Stacpoole
Sceneggiatura Douglas Day Stewart
Fotografia Néstor Almendros
Montaggio Robert Gordon
Musiche Basil Poledouris


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Maggio 5, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , | Lascia un commento

Una storia vera


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Un uomo che alla veneranda età di settanta tre anni decide di mettersi in viaggio da solo,nonostante sia affetto da un enfisema,da problemi alla vista,da problemi motori. E che sceglie come mezzo di locomozione un vecchio taglia erba modificato,in grado cioè di tirare un piccolo rimorchio in cui ci sono vettovaglie,sedie,pentole,insomma tutto il necessario per arrangiarsi.
Il motivo del viaggio è la malattia del fratello,colpito da infarto.

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Un fratello che Alvin,il protagonista,non vede da molti anni,complice una lite pesante.
Così Alvin vince le resistenze della dolce Rose,la figlia,che per vivere costruisce casette per gli uccelli,carica tutto e si mette in viaggio.
Un viaggio di 500 miglia,attraverso la campagna degli states,quella rurale lontana mille miglia dai grattacieli e dai lustrini,dalle limousine e dalle vanità,dai tentacoli della metropoli.

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Un viaggio che ben presto si trasforma in un occasione,per Alvin,per mostrare la sua umanità,mentre fa un viaggio introspettivo,alla ricerca di un mondo perduto,modificatosi in tutte le sue componenti.
La campagna però resta la stessa,e Alvin la riscopre passo dopo passo,dormendo sotto un cielo stellato,accendendo un piccolo fuoco per riscaldarsi dopo una giornata di viaggio,in cui a malapena percorre 10 miglia.
E’ l’occasione per imbattersi in una umanità diversa,quella che vive fuori dagli schemi del successo e dell’arrivismo;questa non è l’America dei rambo e della guerra,non è l’America super teconologica,non è l’America del basket e degli eccessi dei divi.

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E’ un’America che vive di profondi valori,famiglia,lavoro,natura.
E Alvin,a ognuno che incontra,dispensa volontariamente o no,la sua filosofia di vita,la sua voglia di vita,di avventura.
Così,lentamente,il viaggio si compie,scandito da una musica country struggente,ammorbidita da splendidi paesaggi inondati di luce vera,grazie ad una strepitosa fotografia.
Alvin è solo,ma sembra essere in compagnia di una persona eccezionale,incredibile:se stesso.
Così lo vediamo guardare il cielo stellato,come faceva da bambino,come lui stesso racconta;con una nostalgia che velati lacrime i suoi occhi,ormai incapaci di andare a fondo.
Ma il suo è il viaggio dell’anima;in ogni angolo,in ogni gesto,Alvin mostra di aver vissuto bene,di aver imparato la lezione della vita.

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E quando il viaggio finirà,avrà portato a compimento la sua missione,duplice missione:ritroverà il fratello,in una scena di un lirismo raro,nel cinema.
E avrà ritrovato,in se stesso,le emozioni vissute allo stato latente,in una botta di vita che ognuno di noi dovrebbe,ad un punto della vita,cercare con spasmodica volontà.
Un film straordinario,lirico,commovente.
Che porta lo spettatore a chiedersi il senso dell’esistenza,a mettere in discussione i valori,l capacità stessa di prendere la vita come un carpe diem continuo,totalizzante.

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Un film da vedere per una serie di motivi.
Per viaggiare come Alvin alla ricerca di se stessi,per capire che il mondo più inesplorato in fondo vive in noi stessi.
Per capire che non è l’età il problema;che non è la salute,il denaro o l’opinione degli altri.
Siamo noi.
E’ la nostra capacità di ritrovarci bambini,di riscoprire lo spirito d’avventura,così sopito e accantonato.
Un viaggio alla ricerca dell’essenza.

Il film è di David Lynch,regista generalmente visionario.
Che in questo film supera i limiti del cinema,scrivendo e dirigendo un’opera ai confini della poesia .
Tratto da una storia vera,il film vede come protagonista,nei panni di Alvin, Richard Farnsworth,straordinario,intenso,bravissimo.
Un attore che purtroppo,l’anno dopo il film,morirà tragicamente suicida per una grave malattia.

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Una storia vera, un film di David Lynch. Con Sissy Spacek, Harry Dean Stanton, Richard Farnsworth, Everett McGill, Jane Galloway. Genere Commedia, colore 111 minuti. – Produzione USA, Francia 1999.

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Richard Farnsworth: Alvin Straight
Sissy Spacek: Rosie Straight
Harry Dean Stanton: Lyle Straight
Everett McGill: Tom
Donald Wiegert: Sig

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Regia David Lynch
Soggetto John Roach, Mary Sweeney
Sceneggiatura John Roach, Mary Sweeney
Fotografia Freddie Francis
Montaggio Mary Sweeney
Effetti speciali Gary D’Amico
Musiche Angelo Badalamenti
Scenografia Jack Fisk

Maggio 4, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | | Lascia un commento

Lezioni di piano

Una donna muta dall’età di sei anni per motivi non chiari,arriva in un’isola della Nuova Zelanda assieme alla figlia nata da un precedente matrimonio;arriva in un continente sconosciuto, recando con se un pianoforte unica sua distrazione e fonte di una passione irrefrenabile. Il pianoforte è principalmente uno strumento che le serve non solo per appagare i suoi sensi, ma anche per stabilire un contatto con il mondo esterno, per entrare in sintonia con quello che la circonda.

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Holly Hunter

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Harvey Keitel

Ada Mac Grath, questo il suo nome, dovrebbe sposare Alisdair ma sin dall’inizio appare chiaro che all’uomo non vanno giù alcune cose della donna, inclusa la sua ferma volontà di trasportare attraverso la giungla il pianoforte. A venire in soccorso di Ada è un tipo strano, George, che si invaghisce della donna; propone ad Ada di trasportare grauitamente il piano in cambio di lezioni dello stesso. Ada pur riluttante accetta il baratto. E’ l’inizio di una relazione clandestina che terminerà violentemente quando Alisdair,resosi conto della cosa, per punire Ada le taglierà un dito, impedendole così di suonare.

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Ma la donna lo lascia e nel momento di andar via getta il pianoforte in mare,legandosi con una corda ad esso; sta per morire ma all’ultimo istante sceglie di vivere liberandosi dalla corda. Andrà a vivere con George e riprenderà seppur lentamente a parlare.

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Film premiato a Cannes con la Palma d’oro, Lezioni di piano sembra un dramma a metà strada tra un racconto della Bronte e uno di Lawrence, sia per il tema trattato in cui ancora una volta si tende ad evidenziare la condizione delle donne nel primo ottocento sia per la scabrosa relazione tra Ada e George, che almeno all’inizio è solo di natura sessuale con scene esplicite di sesso.

Splendidi paesaggi,immersi in una foschia creata ad arte sembrano simboleggiare la rinascita spirituale di Ada, donna dal passato triste e doloroso, che alla fine riesce comunque a trovare lo spazio per la sua felicità, fatta di un incontro con un uomo forse rozzo ma dalla grande sensibilità,opposta a quella di Alisdair,crudele e meschino.

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Un film a tratti poetico e convincente, che si avvale della straordinaria interpretazione di Holly Hunter e della regia, tecnicamente perfetta di Jane Campion; la regista neozelandese, reduce dal buon successo del film Un angelo alla mia tavola crea un film d’atmosfera con personaggi molto caratterizzati. La Ada interpretata splendidamente da Holly Hunter è una donna forte e volitiva, nonostante l’handicap dietro il quale probabilmente si nasconde per sfuggire ad un mondo che non sente suo.

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Ma del quale si riappropria con il suo piano, dal quale trae giovamento e sussistenza per l’anima, attraverso la musica linguaggio universale. La Hunter è bravissima, con quell’espressione malinconica e corrucciata che si staglia sotto il cappuccio vittoriano. E’ un ritratto di donna forte, determinata, che vorrebbe rivendicare il suo ruolo ma che per la meschinità e il maschilismo imperante è costretta a mascherarsi, ad accettare un ruolo subalterno al quale tuttavia si ribellerà. Un film molto bello, quindi, questo Lezioni di piano, premiato da un eccellente successo internazionale.

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Lezioni di piano
Un film di Jane Campion. Con Holly Hunter, Harvey Keitel, Sam Neill, Anna Paquin, Kerry Walker,Genevieve Lemon, Tungia Baker, Ian Mune, Peter Dennett, Te Whatanui Skipwith, Pete Smith, Bruce Allpress, Cliff Curtis, Carla Rupuha, Mahina Tunui
Titolo originale The Piano. Drammatico, durata 121 min. – Australia, Francia, Nuova Zelanda 1993

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Holly Hunter: Ada McGrath
Harvey Keitel: George Baines
Anna Paquin: Flora McGrath
Sam Neill: Alisdair Stewart

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Rossella Izzo: Ada McGrath
Mario Cordova: George
Perla Liberatori: Flora McGrath
Luca Ward: Alisdair Stewart

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Regia     Jane Campion
Soggetto     Jane Campion
Sceneggiatura     Jane Campion
Casa di produzione     Australian Film Commission, CiBy 2000, New South Wales Film & Television Office
Fotografia     Stuart Dryburgh
Montaggio     Veronika Jenet
Musiche     Michael Nyman
Scenografia     Andrew McAlpine
Costumi     Janet Patterson

Maggio 3, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | 2 commenti

Il grande freddo

IL grande freddo locandina

Un gruppo di amici si ritrova dopo alcuni anni per una triste occasione; è morto Alex,uno di loro,un suicidio assolutamente privo di motivazioni all’apparenza.

Nella villa dove viveva Alex,di proprietà di Harold e di sua moglie Sara,ad attenderli c’è anche Cloe,l’ultima compagna del defunto.Il vecchio legame tra di loro,nonostante gli anni passati,è ancora vivo,e con l’occasione si inizia a parlare di passato,di ciò che era e di ciò che non c’è più.E’ anche l’occasione per afre un bilancio delle proprie vite,di tessere nuove relazioni che all’epoca si erano interrotto,per riflettere e per amarsi,per consolidare un rapporto che con il passare del tempo non si è affatto disgregato. Karen,in profonda crisi matrimoniale,riprende l’antica simpatia per Sam,un attore anche lui alle prese con un doloroso divorzio.

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a destra Kevin Kline è Harold

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Jeff Goldblum è Michael

Michael,giornalista di buone speranze,esuberante e vivace,cerca inutilmente di accalappiare una delle sue vecchie amiche,senza essere corrisposto da nessuna,Cloe,fresca “vedova”,allaccia una relazione con Nick,tormentato psicologo,uscito a pezzi dalla terribile esperienza del Vietnam,ancora alla ricerca di una precisa identità e sopratutto preda della droga.

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Mary Kay Place è Meg, Glenn Close è Sarah

E infine un triangolo di amicizia e amore,che si sviluppa tra Sara,che si sente ancora in colpa per aver tradito il marito Harold anni prima proprio con Alex, Harold, a cui si rivolge Meg, un avvocato che desidera un figlio,e che avrà, con l’avallo di Sara, l’opportunità di averlo proprio con il marito della sua amica.

Tutte storie di persone alle prese con i postumi di una giovinezza definitivamente tramontata,come gli ideali per i quali avevano vissuto. ma l’amicizia c’è ancora,e lo dimostra la splendida storia del menage a tre tra Meg,Sara e Harold; la vita può averli cambiati,certo,ma alla fine i valori pregnanti restano sempre.

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William Hurt è Nick

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E tra il gruppo di amici c’è sempre un legame antico,indissolubile;come i loro ideali,mai veramente tramontati.

Il grande freddo è un film delicato e poetico,un ritratto di una generazione mai veramente sconfitta,una generazione che aveva dei valori,che sono stati solo accantonati;sono persone che in qualche modo sono sopravvissute al cambiamento,riuscendo però a mantenere dentro di loro le cose essenziali,nonostante le delusion idella vita.

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Jo Beth Williams è Karen

Il film di per se è uno splendido spaccato di una generazione,a cui si aggiungono un cast di livello assolutamente eccezionale,con attori davvero bravi,come la Close,come Hurt,Goldblum,Kevin Kline,a cui si aggiungono Tom Berenger e Meg Tilly.

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Meg Tilly è Chloe

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Inoltre il regista,Kasdaran,impreziosisce il tutto con una colonna sonora assolutamente strepitosa,nella quale spiccano i Temptation,Marvin Gaye,Aretha Franklin,Procol Harum,Rolling Stones,Beach Boys e Credence Clerwater Revival.

Un film in cui funziona davvero tutto,e che emoziona proprio per il messaggio a tratti malinconico,a tratti venato di ironia,di una generazione davvero speciale.

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Il grande freddo,un film di Lawrence Kasdan. Con Tom Berenger, Glenn Close, William Hurt, Jeff Goldblum, Kevin Kline.Meg Tilly, Jo Beth Williams, Don Galloway, Mary Kay Place, Meg Kasdan, James Gillis, Ken Place, John Kasdan, Ira Stiltner, Jacob Kasdan, Muriel Moore, Patricia Gaul, Jon Kasdan
Titolo originale The Big Chill. Commedia, durata 103 min. – USA 1983.

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Il grande freddo banner personaggi

Tom Berenger     …     Sam Weber
Glenn Close    …     Sarah Cooper
Jeff Goldblum    …     Michael Gold
William Hurt    …     Nick Carlton
Kevin Kline    …     Harold Cooper
Mary Kay Place    …     Meg Jones
Meg Tilly    …     Chloe
JoBeth Williams    …     Karen Bowens
Don Galloway    …     Richard Bowens

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Marvin Gaye (1968): “I Heard It through the Grapevine”
The Temptations (1965): “My Girl”
The Rascals (1966): “Good Lovin'”
Smokey Robinson and The Miracles (1965) Three Dog Night (1971): “Joy to the World”
The Temptations (1966): “Ain’t Too Proud to Beg”
Aretha Franklin (1968): “(You Make Me Feel Like) A Natural Woman”
Smokey Robinson and The Miracles (1967): “I Second That Emotion”
Procol Harum (1967): “A Whiter Shade of Pale”
The Exciters (1963): “Tell Him”
The Four Tops (1965): “It’s the Same Old Song”
Martha and The Vandellas (1964): “Dancing in the Street”
Marvin Gaye (1971): “What’s Going On”
The Marvelettes (1964): “Too Many Fish in the Sea”

 Il grande freddo banner citazioni

Con Alex facemmo l’amore la notte prima che si suicidasse. Fu fantastico!
Se n’è andato con un bang, non con uno splash

O sono sposati o checche. E se non sono checche, hanno appena rotto con la donna più bella del mondo, o hanno appena rotto con una che era una puttana e che somigliava tutta a te. Ma in fase transitoria, dopo una relazione monogama, hanno bisogno di spazio; o sono stanchi di spazio ma non si vogliono impegnare; o vogliono l’impegno ma temono di avvicinarsi; o si avvicinano e tu non li vuoi tra i piedi..

Se ci fossimo sposati, andremmo a fare la spesa così.
No: se ci fossimo sposati mi ci avresti mandato da sola.

Dove lavoro, abbiamo una sola norma editoriale: non scrivere niente di più lungo che l’uomo medio non legga durante una cacata media… Sono stufo che il mio lavoro venga letto nei cessi.
La gente leggeva Dostoevskij nel cesso.
Non in una cacata sola, però.

lo so condensare una vita intera in trentadue periodi. Feci entrare tutto un gruppo rock in una paginetta, e avevano due batterie.

Io ho la sicurezza che Richard non mi tradirà mai. È bella la fiducia.
No, è la paura dell’herpes.

Forse Michael ha ragione: mi sento di me**a per circa dieci ragioni, stasera, e non voglio rinunciare neanche a una.

Strane tradizioni: fanno una gran festa per te sapendo che non puoi venirci…

Chi avrebbe detto che noi avremmo fatto i soldi, noi contestatori!?

Voi che credete? Che stando in contatto con lui lo avreste salvato? Fate quell’effetto lì sulla gente, nella vostra vita? Li rendete tutti allegri? Ma ragionate: siamo tutti soli, là fuori, e domani ci ritroveremo là fuori di nuovo. Trovo che ha fatto bene Alex a non fare della sua vitaccia un nitido fasullo condensato alla Reader’s Digest per nostro svago: sono così stufo di gente che svende la sua psiche per un po’ di attenzioni!

Come va la tua vita?
D’incanto. E la tua?
Non d’incanto.
Oh, si dice la verità?

Lui diceva che eravamo una bella coppia perché io non avevo aspirazioni e lui troppe.

Il mondo è gelido là fuori: a volte credo di essere diventata anch’io un ghiacciolo.


Maggio 2, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | | 2 commenti

Donne in amore

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Inghilterra,1920

Ursula,una donna timida e introversa,conosce l’amore grazie a Rupert,un affascinante direttore didattico,a sua volta sposato con la ricca e nobile Elmione,con la quale però non ha più rapporti:fra i due c’è una irreversibile crisi coniugale.Gudrun sorella di Ursula,dal carattere e dalla personalità molto differente,ha invece un rapporto ambiguo,torbido,con Gerard.

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Glenda Jackson e Oliver Reed

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Tra i due uomini,legati alle due sorelle,nasce l’amicizia,ma ben presto anche qualcosa di probabilmente più profondo.L’omosessualità di Ken Russell esplode in questa ottima riduzione del romanzo di Lawrence,in un film che all’epoca in cui venne presentato suscitò grave scandalo,soprattutto per una scena in cui Oliver Reed e Alan Bates lottano per terra,nudi.

L’atmosfera puritana dell’Inghilterra anni 20 è qui raffigurata con sguardo sarcastico,e il romanzo diventa per Russell l’occasione per scagliarsi proprio contro una società ipocrita e puritana.

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La strana relazione che sembra coinvolgere i due uomini,prima della tragedia finale,mostra la volontà di Russell di scandalizzare,mostrando tutto il torbido di una storia con protagonisti che sembrano i balia degli eventi,incapaci di dominarli.

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un film di Ken Russell. Con Glenda Jackson, Oliver Reed, Jennie Linden, Alan Bates. Genere Drammatico, colore 129 minuti. – Produzione Gran Bretagna 1969. Titolo originale Women in love

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Alan Bates: Rupert Birkin
Oliver Reed: Gerald Crich
Glenda Jackson: Gudrun Brangwen
Jennie Linden: Ursula Brangwen
Eleanor Bron: Hermione Roddice
Alan Webb: Thomas Crich
Vladek Sheybal: Loerke
Catherine Willmer: Mrs. Crich
Sarah Nicholls: Winifred Crich
Sharon Gurney: Laura Crich
Christopher Gable: Tibby Lupton
Michael Gough: Tom Brangwen
Norma Shebbeare: Mrs. Brangwen
Nike Arrighi: Contessa
James Laurenson: Minister
Michael Graham Cox: Palmer
Richard Heffer: Loerke’s Friend
Michael Garratt: Maestro
Leslie Anderson: Barber
Charles Workman: Gittens
Barrie Fletcher: Miner
Brian Osborne: Miner
Christopher Ferguson: Basis Crich
Richard Fitzgerald: Salsie

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Regia Ken Russell
Soggetto D.H. Lawrence
Sceneggiatura Larry Kramer
Produttore Larry Kramer
Fotografia Billy Williams
Montaggio Michael Bradsell
Musiche Georges Delerue
Scenografia Kenneth Jones e Harry Cordwell

Doppiatori italiani

Luigi La Monica: Alan Bates
Sergio Graziani: Oliver Reed
Rita Savagnone: Glenda Jackson
Renata Marini: Jennie Linden
Maria Pia Di Meo: Eleanor Bron
Oreste Lionello: Alan Webb
Bruno Persa: Christopher Gable
Massimo Turci: Michael Gough

aprile 30, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

Portiere di notte

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Un viaggio oscuro,attraverso il labirinto dei comportamenti umani,attraverso la sindrome di Stoccolma,vera o presunta,che si instaura tra una vittima e il suo carnefice.

Al tempo stesso un viaggio asettico e in bianco e nero,senza morali aggiuntive,senza denuncia,quasi un documentario su una relazione ambigua.Questo potrebbe essere uno dei fulcri del film Portiere di notte,di Liliana Cavani.Potrebbe,non è detto che lo sia.

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In una Vienna livida e cupa arriva Lucia,(Charlotte Rampling),una giovane donna dal passato è tragico;è stata detenuta in un campo di concentramento nazista,e ne è uscita segnata per sempre.

Quando arriva nell’albergo in cui prenderà alloggio,Lucia si trova immediatamente di fronte i fantasmi del suo passato,incarnati da Max,il portiere dell’albergo,l’uomo che l’aveva violentata durante la sua reclusione.

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L’uomo che la aveva utilizzata come strumento di piacere per gli ufficiali del lager,il responsabile dei suoi incubi;ma il rapporto tra i due ha mantenuto un sottile filo perverso,e ben presto nasce tra loro un complesso rapporto sado masochistico,in cui si allacciano mortalmente lussuria,senso di possesso,senso di sottomissione,in un intreccio inestricabile di sensazioni.

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Max,che copre anche con il suo lavoro alcuni dei vecchi gerarchi del campo,lavora per una donna,la Contessa,e gli procura giovani e focosi amanti;i vecchi aguzzini,però,hanno paura che la donna parli,e riveli particolari del loro fosco passato.E il film sfocia,fatalmente,in tragedia.

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Liliana Cavani affrontò con grande intelligenza esenza alcuna paura un tema scottante,assolutamente mal visto da intellettuali e non solo;e lo fece raccontando una storia nera al punto giusto,senza indugiare su sensi di colpa o su condanne etiche.

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Il risultato è un film cupo e drammatico,in cui la confusione di ruoli tra colpevoli e vittime,tra potere e succubi del potere assume confini incerti.

Grande prova d’autore per Bogarde e per la Rampling,due personaggi sinistri e tragici,resi con vigore nelle loro paure,angosce e nelle loro esaltazioni;eros e thanatos inestricabilmente uniti,in un gioco delle parti in cui nessuno ha un ruolo definito.Non ci sono vincenti o eroi,c’è solo l’ineluttabilità del destino.

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Portiere di notte

un film di Liliana Cavani. Con Gabriele Ferzetti, Charlotte Rampling, Philippe Leroy, Isa Miranda, Dirk Bogarde, Nora Ricci, Giuseppe Addobbati, Marino Masé, Piero Mazzinghi, Ugo Cardea, Amedeo Amodio. Genere Drammatico, colore 114 minuti. – Produzione Italia 1974.

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Dirk Bogarde: Maximilian Theo Aldorfer
Charlotte Rampling: Lucia Atherton
Philippe Leroy: Klaus
Gabriele Ferzetti: Hans
Giuseppe Addobbati: Stumm
Isa Miranda: contessa Stein
Nino Bignamini: Adolph
Marino Masè: Atherton
Nora Ricci: la “vicina”

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Regia Liliana Cavani
Soggetto Barbara Alberti, Liliana Cavani,
Amedeo Pagani e Italo Moscati
Sceneggiatura Liliana Cavani
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Franco Arcalli
Musiche Daniele Paris
Scenografia Nedo Azzini
Costumi Piero Tosi

Giuseppe Rinaldi: Dirk Bogarde
Vittoria Febbi: Charlotte Rampling
Pino Locchi: Philippe Leroy
Lydia Simoneschi: Isa Miranda

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aprile 29, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

Ultimo tango a Parigi

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Un destino abbastanza inusuale,quello del film di Bertolucci;osannato,disprezzato,denigrato e applaudito oltre il valore intrinseco del film.

Unica opera nella storia della cinematografia italiana ad essere destinato al rogo,Ultimo tango a Parigi è stato condannato per molti anni a girare solo in versioni domestiche,nel formato 16 millimetri prima e VHS poi,prima della definitiva sentenza che lo ha riabilitato,in quanto forma d’arte.

Una storia tutto sommato abbastanza banale fa da impianto al film.

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Un vedovo,in seguito al suicidio della moglie,vive un’esistenza priva di stimoli e di obiettivi;ma un giorno l’incontro con una rampolla della borghesia parigina Jeanne,gli cambia la vita.

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I due si incontrano in un appartamento vuoto,e iniziano una relazione esclusivamente sessuale,senza conoscere niente l’uno dell’altro,avvicinati solo come forma di comunicazione da una sorta di furore erotico,sublimata dalla famosa scena del burro,nella quale l’uomo obbliga la ragazza ad un degradante rapporto sessuale di sodomia.

Scena che scatenò sia i pruriti della censura sia quella di un pubblico di voyeur,poco affascinata dalle atmosfere decadenti della pellicola.

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Il film prosegue su una china di incomunicabilità:mentre per lui il sesso diviene poco alla volta un’ossessione,per lei,finito l’impatto emotivo e trasgressivo,l’interessa scema.

E quando l’uomo andrà alla ricerca di un rapporto meno effimero,basato anche su altro,la ragazza,che mal sopporta l’intrusione nella vita privata,lo ucciderà.

Memorabile la scena finale,quando alla polizia dirà semplicemente;”lo conoscevo appena”

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Apologo duro e spietato di una società individualista,Ultimo tango è soprattutto una strepitosa prova d’attore.Quella che fornisce Marlon Brando,che tratteggia da par suo la figura dolente,contraddittoria di Paul,il vedovo in profonda crisi esistenziale.

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Enigmatica,fredda,impassibile è invece la figura di Jeanne,interpretata da una splendida Maria Schenider,che non toccherà mai più le vette di recitazione di questo film,schiava di un personaggio che,come raccontò in seguito,non aveva amato affatto.

Viene da chiedersi chi sia stato in effetti il regista del film,visto che Brando suggerì ( o impose),parecchie modifiche della sceneggiatura.

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I dialoghi del film attraggono,disgustano,fanno riflettere e indignano;e non necessariamente in questo ordine.

Paul insulta la donna con parolacce,soprattutto durante i rapporti sessuali;in questo modo sfoga un’ira irrazionale e generalizzata verso le donne,esternando una frustrazione della vita confusa e nichilista.Le sue crisi di pianto,i suoi vaneggiamenti sono,agli inizi,visti quasi con curiosità da Jeanne,che accetta tutto dal suo maturo amante.

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Ma la novità,il senso del proibito,anche il senso di noia verso l’uomo che sta per sposare si frantumano nel momento in cui Paul chiede un rapporto umano,vero.Paul muore ucciso dalla sua amante,in uno scenario tetro e sporco,un simbolo di quello che è stata la storia di sesso con Jeanne.

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Lungi dall’essere l’incontro tra due anime sole,la storia si dipana e arriva alla sua conclusione nel modo peggiore possibile;non c’è comunicazione,tra i due mondi,il sesso è solo una parentesi.

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I due mondi sono destinati a sfiorarsi e a lasciarsi.Non c’è speranza,non c’è futuro.Bertolucci segna una delle tappe fondamentali del cinema italiano;un film esistenzialista,scarno ed essenziale,privo di sorrisi,triste apologo di una società le cui regole sono semplici ed assurde.Si vive nell’indifferenza,si muore in essa e con essa

“Io lo conoscevo appena” è una frase applicabile al matrimonio,alla vita sociale,a tutto,in definitiva.

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Ultimo tango a Parigi
Un film di Bernardo Bertolucci. Con Massimo Girotti, Maria Michi, Marlon Brando, Jean-Pierre Léaud, Maria Schneider, Giovanna Galletti, Catherine Allégret, Catherine Sola. Genere Drammatico, colore 132 minuti. – Produzione Italia 1972.

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Marlon Brando: Paul
Maria Schneider: Jeanne
Jean-Pierre Léaud: Tom
Massimo Girotti: Marcel
Laura Betti: miss Blandish
Giovanna Galletti: prostituta
Maria Michi: madre di Rosa
Catherine Allégret: Catherine
Catherine Breillat: Mouchet
Veronica Lazar: Rosa

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Regia Bernardo Bertolucci
Soggetto Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura Bernardo Bertolucci
Franco Arcalli
Produttore Alberto Grimaldi
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Franco Arcalli
Roberto Perpignani
Musiche Gato Barbieri
Scenografia Ferdinando Scarfiotti

Giuseppe Rinaldi: Paul
Maria Pia Di Meo: Jeanne
Massimo Turci: Tom

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aprile 29, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | 2 commenti