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Le starlette e il cinema sexy, il cinema di genere-Seconda parte

Nella prima parte di questo excursus sulle starlette che hanno popolato il cinema anni 60-70, in particolare il cinema di genere e il cinema sexy, abbiamo visto come molte attrici abbiano iniziato la propria carriera nei modi più disparati, provenienti cioè dalla tv, dalle pubblicità, dal mondo dei fotoromanzi o della moda ecc. Una diva televisiva, divenuta tale grazie allo straordinario successo dello sceneggiato televisivo Sandokan, centrato sulle avventure della tigre della Malesia, personaggio creato da Salgari, è Carole Andrè.

1 Carole Andrè Morte a Venezia
Carole Andrè in Morte a Venezia di Visconti

1 Carole Andrè Violentata sulla sabbia
…e in Violentata sulla sabbia

Quando nel 1975 Sergio Sollima le affida il personaggio di Marianna, la perla di Labuan, donna amata da Sandokan, Carole ha già alle spalle una ventina di film, eppure è poco conosciuta dal grande pubblico. Nata nel 1953 a Parigi, Carole partecipa anche a film rilevanti, come Morte a Venezia di Visconti, ma solo in piccole parti. Del resto quando appare sul set del film di Visconti, la giovane attrice ha solo 18 anni, è acerba anche se in possesso di un bel volto. La sua carriera alla fine conterà una quarantina di film, nei quali per la stragrande maggioranza l’attrice francese non avrà mai la parte da protagonista, con le eccezioni del Sandokan versione cinematografica oppure di Violentata sulla sabbia (1971) e nel film di Sollima Il corsaro nero (1976), ancora una volta tratto da un romanzo di Salgari. Un’altra attrice molto sottovalutata e sopratutto utilizzata poco è Carla Romanelli;

2 Carla Romanelli  Steppenwolf
Carla Romanelli nel poco conosciuto Steppenwolf

2 Carla Romanelli  Guignolo
… e nel film Guignolo

volto espressivo, molto brava, la Romanelli ha girato una trentina tra film e sceneggiati tv in circa 15 anni di carriera, prima di eclissarsi subito dopo lo sceneggiato tv I racconti del maresciallo. La Romanelli ha al suo attivo partecipazioni a film rilevanti come Sono stato un agente C.I.A (1978) e l’affascinante Steppenwolf (1974), poco conosciuto e visto; una delle sue parti più sensuali è quella di Tosca nel film L’infermiera, una commedia sexy di buon livello datata 1975. Cristina Lindberg,

3 Cristina Lindberg Exponerad
Cristina Lindberg in uno dei suoi tanti film sexy, Exponerad

3 Cristina Lindberg Maid in Sweden
La Lindberg in Maid in Sweden

attrice svedese classe 1950, specializzata in film a sfondo erotico, ha conosciuto da noi una certa popolarità grazie al film Thriller-A cruel picture; curiosamente differente dagli stilemi tipici delle svedesi, tutte bionde e eneralmente prosperose, la Lindberg, bruna e poco appariscente ha lavorato in una ventina di film, molti dei quali arrivati in Italia in versioni uncensored attraverso il mercato parallelo dei film in super 8 e 16 mm. Nel cinema di genere, in particolare tra le pellicole horror e thriller, spicca il nome di Alessandra Delli Colli,

4 Alessandra Delli Colli Zombie holocaust
Alessandra Delli Colli in Zombie Holocaust

4 Alessandra Delli Colli Lo squartatore di New York
In New York ripper

classe 1957, presente in Zombie 3 (1980), nel buon Lo squartatore di New York (1982) e in Il fascino sottile del peccato (1987); la Delli Colli è una delle tante starlette finite nel dimenticatoio, pur essendo graziosa e indubbiamente espressiva. Figlia d’arte, Romina Power ,

5 Romina Power JustineLa Power in Justine di Jesse Franco

5 Romina Power I caldi amori di una minorenne

Una giovanissima Romina Power in I caldi amori di una minorenne

nata a Los Angeles nel 1951 da Tyrone Power, divo hollywoodiano e dall’attrice Linda Christian, rappresenta il prototipo della classica attrice arrivata al grande schermo senza possedere particolari doti. Fisico esile e volto d’angelo, la Power esordisce a 14 anni nel film Ménage all’italiana di Franco Indovina (1965), per poi interpretare I caldi amori di una minorenne di Julio Buchs (1969) e il film di Jesse Franco Justine ovvero le disavventure della virtù che il grande (1969), che le da grande notorietà anche in virtù di alcune scene di nudo che l’attrice interpreta. Dopo alcuni musicarelli e in seguito al matrimonio con il cantante Albano Carrisi, la Power crea un sodalizio di lunga durata con il marito, che le darà molta più fama e notorietà del cinema, che abbandonerà dopo aver interpretato una dozzina di film.

Qualche dote va invece riconosciuta a Daniela Poggi,

6 Daniela Poggi L'ultima orgia del terzo reich
Due film distanti diversi anni per Daniela Poggi: L’ultima orgia del Terzo reich…

6 Daniela Poggi Il paramedicoIl film Il paramedico

attrice ligure nata nel 1956, interprete cinematografica, teatrale e in seguito televisiva, diventata poi anche conduttrice televisiva. Bellissima, con un fisico in stile pin up, anche se ben più armonico e slanciato delle classiche maggiorate, la Poggi ha interpretato circa 30 film, i più interessanti dei quali paradossalmente dal 1990 in poi, quando la ua bellezza è maturata lasciando spazio al talento più che alle doti fisiche. Difatti la bella attrice fino a quella data si è segnalata in pellicole appartenenti al genere della commedia sexy, come il nazisploitation L’ultima orgia del III Reich, regia di Cesare Canevari (1977), Prestami tua moglie, regia di Giuliano Carnimeo (1980),La gatta da pelare, regia di Pippo Franco (1981),Il paramedico, regia di Sergio Nasca (1982) Nel caso della bella attrice di Savona, una carta fondamentale l’ha giocata l’indubbio talento, fino ad allora sacrificato in ruoli secondari. La tv e le fiction, che dal 1990 hanno avuto sempre maggior importanza per il pubblico televisivo l’hanno consacrata al successo. Attrice dal grande talento, sacrificata inspiegabilmente dai registi nostrani ,Teresa Ann Savoy,

7 Theresa Ann Savoy Caligola
Una bravissima Teresa Ann Savoy in Caligola

7 Theresa Ann Savoy Salon Kitty
La Savoy interpreta Salon Kitty

londinese purosangue classe 1956 ha esordito con il boom nel film di Lattuada Le farò da padre, dove interpreta una ragazza ritardata. Il ruolo, ricoperto alla perfezione, ne esaltò la bellezza quasi adolescenziale, permettendole di lavorare subito dopo nel controverso film di Brass, Salon Kitty, oltre che in Vizi privati, pubbliche virtù di Miklós Jancsó del 1975, film molto discusso sulla tragedia di Mayerling. I ruoli che ricoprì erano quasi tutti molto scabrosi, tanto da relegarla, nonotante la bravura, in un clichè che la voleva dolcemente perversa, in virtù proprio delle sue caratteristiche fisiche ed espressive. Alla lunga il cinema si interessò di lei solo per affidarle ruoli scopertamente erotici, come in La disubbidienza di Aldo Lado (1981), oppure in Caligola, di Tinto Brass, film discusso in cui la Savoy interpretava la sorella amante di caligola, Drusilla. Alla fine del 1986 sparì dagli schermi, dopo aver interpretato 10 film e lasciato un ricordo molto profondo, quello di una’ttrice capace, brava ma utilizzata malissimo. Esordio con il botto anche per la splendida Simonetta Stefanelli,

13 Simonetta Stefanelli Non commettere atti impri
Una splendida Simonetta Stefanelli in Non commettere atti impuri

13 Simonetta Stefanelli La nuora giovane
Nel film La nuora giovane

nata a Roma nel 1954. A soli 17 anni Coppola la chiama per interpretare il ruolo di Apollonia, moglie di Michael Corleone nel Padrino; la celebre scena in cui la bella attrice resta a seno nudo è una delle più ricordate del film. Prima del Padrino, l’attrice si era segnalata per la sua fresca bellezza in Non commettere atti impuri regia di Giulio Petroni (1971),in Homo Eroticus regia di Mario Vicario (1971) e sopratutto nel piccolo ruolo della figlia di Santenocito/Gassman in In nome del popolo italiano, regia di Dino Risi (1971). Dopo aver interpretato la figura di Lucrezia Borgia in Lucrezia giovane, regia di Luciano Ercoli (1974), l’attrice rimase invischiata in ruoli al limite del pecoreccio nella solita commedia sexy all’italiana, in film come La nuora giovane, regia di Luigi Russo (1975) e Peccati in famiglia, regia di Bruno Gaburro (1975) Il matrimonio con l’attore Michele Placido, la nascita di sua figlia Violante, anche lei attrice di ottimo successo la distolsero dal cinema; l’ultimo ruolo lo interpretò nel film Le amiche del cuore, regia di Michele Placido (1992). Una carriera da vera starlette è quella della bionda Sabrina Siani,

8 Sabina Siani Conquest
Sabrina Siani in Conquest

8 Sabina Siani Incontro nell'ultimo paradiso
La Siani in Incontro nell’ultimo paradiso

attrice nata a Roma nel 1963; fisico esplosivo, capelli biondi e viso molto bello, l’attrice esordisce giovanissima con Napoli… la camorra sfida, la città risponde (1979). Si specializzerà in b movies, che porteranno i tioli di Dove vai se il vizietto non ce l’hai? (1979),Gunan il guerriero (1982),Pierino medico della Saub (1981) Unico film di un certo livello è il mal riuscito Dagobert di Dino Risi, film del 1984 caratterizzato dallo splendido cast ma anche dal clamoroso fiasco ai botteghini. Classicissima starlette è Patricia Webley,

7 Patrizia Webley Classe mista
Patricia Webley,Classe mista

7 Patrizia Webley Malabimba
Patricia Webley, Malabimba

conosciuta anche come Patrizia De Rossi, 17 film interpretati quasi tutti b movies; dopo l’esordio con La sanguisuga conduce la danza (1975), arriveranno Le calde notti di Caligola (1977) ,Classe mista (1976),Malabimba (1979). Appariscente, seno probabilmente ritoccato, la Webley si è segnalata solo per parti di contorno fino alla conclusione della sua carriera, avvenuta con il mediocre Un ombra nell’ombra (1979), nel quale, nemesi finale, interpreta una prostituta, ricoprendo in pratica un ruolo con il quale aveva esordito. Parlando di Simonetta Stefanelli, ho accennato al famoso “esordio con il botto”, ovvero la possibilità data, ad alcune attrici, di esordire con film e con autori di grande fama, dirette da registi molto famosi; è quello che accadde a Ines Pellegrini,

9 Ines Pellegrini Salo
Ines Pellegrini in Salò di Pasolini

9 Ines Pellegrini Una bella governante di colore
Una bella governante di colore

attrice italiana con madre eritrea nata a Milano nel 1954. Dopo una prima piccola apparizione in Il brigadiere Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia, regia di Mario Forges Davanzati (1973) al fianco di un non ancora famoso Banfi e dopo una particina nell’esotico Noa Noa di Ugo Liberatore, la Pellegrini venne chiamata da Pier Paolo Pasolini per interpretare la principessa Zumurrud in Il fiore delle Mille e una notte.Pur non mostrando particolare talento, Ines Pellegrini, grazie al suo fascino esotico per qualche anno lavorò con buona frequenza, anche sopratutto grazie a Paolini che la chiamò ancora per il discusso Salò, le 120 giornate di Sodoma e Gomorra, dove l’attrice interpretò il ruolo di una cameriera. Anche lei, come molte delle sue colleghe, rimase prigioniera di ruoli secondari in film thriller o della commedia sexy, come Gatti rossi in un labirinto di vetro, regia di Umberto Lenzi (1975),La fine dell’innocenza, regia di Massimo Dallamano (1976),Le evase – Storie di sesso e di violenze, regia di Giovanni Brusadori (1978) Da segnalare il buon Una bella governante di colore, regia di Luigi Russo (1976), nel quale rivaleggia con la splendida Orchidea De Santis. La sua ultima apparizione cinematografica la fa nel film Sono un fenomeno paranormale, regia di Sergio Corbucci (1985), accanto al grande Alberto Sordi. Carriera degna del passaggio di una meteora quella di Antonia Santilli,

12 Antonia Santilli Il boss
Antonia Santilli, Il boss

12 Antonia Santilli Fratello homo sorella bona
La Santilli in Fratello homo sorella bona

nata in provincia di Latina nel 1949;arrivata relativamente tardi nel mondo del cinema, a 23 anni grazie ad un produttore che la vide in un servizio di nudo per la rivista maschile sexy Playmen, la Santilli esordì nel decamerotico Fratello Homo Sorella Bona (1972), lavorando in seguito in produzioni come Decameroticus (1972),Ancora una volta prima di lasciarci (1973). Dopo una breve parte in Roma bene di Lizzani, ecco la grande occasione con Il boss di Fernando Di Leo, a cui però segue solo il declino, dopo l’interpretazione di Una matta, matta, matta corsa in Russia (1974), regia della coppia Franco Prosperi, Eldar Ryazanov. Carriera curiosamente lunga ma anche caratterizzata da lunghe pause quella di Beryl Cunningham,

10 Beryl Cunningham Il decameron nero
Beryl Cunningham in Decamerone nero

10 Beryl Cunningham Cosi dolce cosi perversa
La Cunningham in Così dolce così perversa

attrice di colore nota in Italia sopratutto nel periodo tra la fine degli anni 60 e gli inizi degli anni 70, quando gira film di discreto successo come Una storia d’amore (1969), Le salamandre (1969), il thriller La morte risale a ieri sera (1970), il divertente e misconosciuto Concerto per pistola solista (1970), uno dei film più innovativi dell’intero decennio settanta e il famoso Il dio serpente (1970), qualitativamente mediocre ma caratterizzato da una splendida colonna sonora e dalla presenza della conturbante Nadia Cassini. In ultimo citerei Magda Konopka,

11 Magda Konopka Blindman
Magda Konopka nel western Blindman, il pistolero cieco

11 Magda Konopka Satanik
La Konopka nel film Satanik

attrice polacca nata a Varsavia nel 1943; in Italia è nota sopratutto per aver interpretato il ruolo di Marny Bannister in Satanik di Piero Vivarelli, film del 1968 tratto dall’omonimo fumetto della premiata ditta Magnus e Bunker, maldestro tentativo di far vivere in carne e ossa la splendida protagonista del fumetto femminile più bello degli anni sessanta. La Konopka, poco espressiva e legnosa, non ebbe poi molta fortuna, anche se alla fine della sua carriera si conteranno circa una trentina di film, quasi tutti però di bassa qualità. A parte l’incredibile Blindman (1971), film ispirato dalle gesta di un pistolero cieco! e Canterbury proibito (1972), una piccola particina in Lucky Luciano (1973) e una parte stravagante nell’ancor più stravagante Superuomini, superdonne, superbotte (1975), della Konopka ormai non resta traccia se non nella memoria dello spettatore cinefilo più incallito. Per molte delle attrici che possono essere etichettate, anche se alla larga come starlette, il destino fu proprio quello dell’oblio. Non sono state poi molte quelle che hanno saputo ritagliarsi ruoli alternativi, che hanno saputo approfittare del prepotente affacciarsi della tv o che hanno saputo adeguarsi (in molti casi non hanno potuto, non avendo le qualità necessarie) ai cambiamenti a cui il cinema stesso è andato incontro. Nella prossima puntata vedremo il caso di alcune di queste attrici, che in mancanza di alternative, sono andate incontro a tristi vicende personali.

agosto 24, 2010 Pubblicato da: | Biografie | | 2 commenti

Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno

Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno locandina

Ricciardetto è un giovane, sfrontato e incallito donnaiolo di professione pittore.
Ricevuto l’incarico dal podestà del paese di ritrarre la bella moglie di costui, Violante, Ricciardetto si dedica anima e corpo, e con molto entusiasmo, al lavoro ricevuto.
Ma il giovane non si occupa di sedurre soltanto donzelle e dipingere; è sempre alla ricerca di un sistema per far rivivere il suo borgo, e renderlo di conseguenza meta di transito per pellegrini e viandanti.
L’occasione arriva in concomitanza con l’avvio dell’anno santo, proclamato da Bonifacio VIII; il paese di Ricciardetto rischia di essere tagliato fuori dalle rotte di pellegrinaggio, a tutto favore del paese vicino, concorrente di
quello del giovane pittore.

Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno 1

Margaret Rose Keil  

Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno 2

Ricciardetto, astutamente, distrugge il ponte che collega il paese rivale, costringendo i viandanti a dover passare obbligatoriamente per quello del pittore.
La mossa gli vale la gratitudine dell’intera popolazione, e la fama del pittore dongiovanni cresce.
Ma l’ultima avventura, proprio con la moglie del podestà, rischia di privarlo del bene a cui più tiene, la virilità.
L’uomo infatti, da sempre convinto della fedeltà della bella moglie, lo scopre in flagrante adulterio proprio con donna Violante.

Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno 3

Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno 4

Ricciardetto viene condannato quindi ad essere evirato, e sarà l’intervento di una dama, incapricciatasi del pittore, a salvare gli attributi dello stesso.
Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno appartiene, come si deduce anche dal titolo, alla folta schiera dei decamerotici.
Questa volta il regista, Bitto Albertini,specializzato in B movies, evita il solito saccheggio di pseudo novelle di Boccaccio e basa tutta la storia sulle avventure in salsa erotica di Ricciardetto, maldestramente interpretato da Antonio Cantafora.
Raccattato un cast di belloccie disponibili a mostrare quello che all’epoca si poteva mostrare, misurato in centimetri di epidermide (siamo nel 1973), Albertini affida le varie parti femminili ad attrici poco note come Margaret Rose Keil,Piera Viotti, Melinda Pillon, la bionda e ben fatta per la verità Madonna Violante.

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Film ovviamente senza pretese, da inquadrare nella solita ottica del filmetto di grana grossa, Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno è in pratica assolutamente indistinguibile dalla marea di film cloni che caratterizzarono la vasta produzione dei decamerotici.
Ancora una volta la cosa migliore è la location, ovvero il più volte utilizzato Castello di Balsorano,in provincia dell’Aquila, generalmente utilizzato proprio per la sua bellezza e per i dintorni davvero spettacolosi.

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Girato in tre settimane, un autentico record, il film si avvale delle vignette iniziali di Mordillo, che ovviamente non compare con il suo nome e delle musiche di Stelvio Cipriani, che fornisce la base agli stornelli dell’attore Musy, impegnato in battutacce sconce e pecorecce che non meritano nemmeno di essere citate.

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Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, un film di Bitto Albertini. Con Antonio Cantafora, Margaret Rose Keil, Luca Sportelli, Fortunato Arena, Mimmo Baldi,Piera Viotti, Melinda Pillon Erotico, durata 93 min. – Italia 1972.

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Antonio Cantafora     …     Ricciardetto
Melinda Pillon    …     Monna Violante
Margaret Rose Keil    …     Amalasunta
Piera Viotti    …     Monna Elisa
Renate Schmidt    …     La Taverniera
Mario Frera    …     Frate grasso
Mimmo Baldi    …     Martuccio
Luca Sportelli    …     Geppino
Mario De Vico    …     Cardinale

Regia Bitto Albertini
Sceneggiatura Bitto Albertini, Marino Onorati
Produttore Wolfranco Coccia
Fotografia Pier Luigi Santi
Montaggio Bitto Albertini
Musiche Stelvio Cipriani
Costumi Adriana Spadaro


agosto 23, 2010 Pubblicato da: | Erotico | , , | 1 commento

Le starlette e il cinema sexy, il cinema di genere-Prima parte

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Il termine cinematografico “Starlette” indica generalmente quella pletora di attrici che non hanno mai raggiunto la piena notorietà, pur avendo fatto spesso una lunga gavetta quasi sempre però ai margini del cinema che conta.
Un termine volutamente riduttivo, mutuato dal ben più altisonante e importante star, che indica invece l’attrice diventata stella di prima grandezza nell’universo cinematografico.
Un mondo, quello delle starlette, costellato di figure di vario genere, in cui compaiono alla rinfusa attricette con uno o due film girati e poi eclissatesi nel nulla, oppure oneste mestieranti che hanno partecipato a molte pellicole senza però mai ruoli di primo piano, salvo qualche debita eccezione.

1 Zora Kerova La ragazza del vagone letto
L’attrice ceca Zora Kerova in La ragazza del vagone letto

2 Sonia Viviani Incubo sulla città
Sonia Viviani in Incubo sulla città contaminata

Starlette è anche l’attrice proveniente dai più svariati mondi dell’universo spettacolo; si va dall’attrice televisiva, diventata famosa per uno sceneggiato, per una pubblicità televisiva o per un varietà all’attricetta proveniente dal mondo della moda, eletta miss in una delle miriadi di concorsi regionali, cittadini o addirittura paesani, per finire alla cantante divenuta famosa per un solo disco.
A guardar bene, la stragrande maggioranza delle starlette ha in comune l’oblio a cui è destinata la categoria; come per le cicale, usando un parallelo con il mondo della natura, cantarono per una sola estate.
Impiegate in tutti i generi cinematografici, le starlette ebbero però il massimo della visibilità proprio con il tema di questo articolo, ovvero la partecipazione a film sexy o appartenenti a opere cinematografiche quasi sempre di livello inferiore.
Parliamo quindi dei decamerotici, il genere esploso dopo il successo del Decameron pasoliniano, che fu involontario capostipite del prolifico filone delle pellicole clone a base di racconti tratti, spesso in maniera assolutamente arbitraria, dai racconti di Boccaccio, Pietro Aretino, Masuccio salernitano e persino Ruzante e Caucher.

3 Silvia Monti Giornata nera per l’ariete
La bellissima Silvia Monti, in Giornata nera per l’ariete

4 Patrizia Adiutori Ragazza tutta nuda
Patrizia Adiutori in Ragazza tutta nuda assassinata nel parco

Naturalmente parliamo della commedia sexy all’italiana, degenerazione di quella che era stata la commedia all’italiana, in cui vizi e virtù della gente italica erano stati bersaglio di caustica, ironica o sarcastica visione da parte dei padri del genere, da Risi a Monicelli, da Comencini a Scola, così come parliamo di altri generi cinematografici in gran auge nel periodo che va, grosso modo, dal finire degli anni sessanta al finire degli anni settanta.
Molta critica cinematografica spesso inserisce in questo elenco attrici con alle spalle una lunga e onorevole carriera in svariate produzioni, con poche presenze in ruoli di primo piano, ma generalmente ottime caratteriste, impiegate come sicurezza di professionalità, simpatia e bravura da registi di ogni genere.

5 Monica Zanchi Emanuelle
Monica Zanchi attrice svizzera, in Emanuelle e gli ultimi cannibali

E’ il caso, cito alla rinfusa, di Gabriella Giorgelli, di Orchidea De Santis,di Femi Benussi, di Malisa Longo e di Marilu Tolo, considerate discrete professioniste ma alla stessa stegua delle starlette; il che è un errore grossolano, vista la partecipazione delle citate attrici ( e di molte altre) a produzioni non solo dignitose, ma spesso di ottimo livello, trascurate solo per quella classica miopia che a mio giudizio caratterizza larga parte della critica cinematografica, pronta ad esaltare solo le figure di primo piano, che si chiamino Loren o Vitti, Melato o Cardinale.

6 Mariangela Giordano Eroticon
Mariangela Giordano in Eroticon

Il solito equivoco tra quello che vede il critico e quello che vede lo spettatore, che alla fine è il vero arbitro, visto che è colui che paga il biglietto al botteghino, stabilendo da buon giudice quale sarà il prodotto che ha gradito di più.
Naturalmente è meglio non infilarsi nel tunnel infinito della discussione sul cinema di qualità e il cinema con riscontri al box office; limitiamoci a parlare delle starlette, di questo universo assolutamente straordinario popolato da bellezze e da attrici anche brave, da bellezze degne solo di uno sguardo furtivo alle loro forme fisiche e di quelle bellezze assolutamente inadatte a recitare anche in una rappresentazione di bambini per il Natale.

7 Maria Grazia Buccella-After the fox
Maria Grazia Buccella in After the fox

8 Lara Wendel Tenebre
Lara Wendel in Tenebre

Uno dei canali da cui il cinema anni sessanta e  settanta attinse a piene mani per lanciare attrici fu quello del fotoromanzo; verso la metà degli anni sessanta settimanali come Bolero o Grand Hotel, a cui si sarebbe aggiunta la famosa casa editrice Lancio, divennero il sebatoio naturale per attingere a volti e personalità variegate, per una serie di motivi.
Il principale consisteva nella fama che riuscivano a guadagnarsi nelle edicole; l’attrice di fotoromanzi spesso diventava una star, per cui la sua visibilità aumentava in maniera esponenziale proprio grazie alle vendite di questo genere specializzato di riviste.

9 Jenny Tamburi La seduzione
La sfortunata Jenny Tamburi in La seduzione

10 Erna Schurer Nude per l'assassino
Erna Schurer in Nude per l’assassino

Non solo; per partecipare ad un fotoromanzo era necessaria anche una certa espressività, oltre a qualche dote di recitazione, per cui i fotoromanzi stessi divennero una specie di fucina per tutta una serie di aspiranti attrici.
Molte di loro utilizzarono il fotoromanzo come trampolino di lancio per il cinema, vero miraggio o punto di approdo dei sogni di tante ragazze aspiranti attrici.
Non dimentichiamo che Sofia Loren o Ornella Muti Laura Antonelli e Gina Lollobrigida, partirono proprio dai fotoromanzi, anche se va detto che lavorarono quasi in contemporanea anche per il cinema.

11 Cristina Galbò La residence
Cristina Galbò, interprete di La residence

Uno dei nomi più noti emersi proprio dai fotoromanzi è quello di Beba Loncar, attrice nata a Belgrado nel 1943, che passò dal successo dei fotormanzi interpretati per Grand Hotel ad una carriera abbastanza onorevole a livello cinematografico. Fra le sue opere più importanti si possono citare  Pussycat, Pussycat, I Love You (1970), La ragazza dalla pelle di luna (1972), Terza ipotesi su un caso di perfetta strategia criminale (1972), Quella strana voglia d’amore (1977) oltre al Decameron 3 . Una cinquantina di film interpretati, una bellezza particolare, di stampo slavo, buone doti recitative ed una carriera onorevole sono le caratteristiche della bella attrice ex jugoslava.

12 Brigitte Skay Isabella duchessa dei diavoli
Brigitte Skay in Isabella duchessa dei diavoli

13 Beba Loncar Signori e signoreBeba Loncar, interprete di Signori e Signore

14 Barbara Magnolfi SuspiriaBarbara Magnolfi in Suspiria

Un’altra attrice che fece il salto dal mondo del fotoromanzo, con minor fortuna della Loncar, fu Angela Covello; pur disponendo di una bellezza non comune e di discrete doti recitative, la Covello fu mal impiegata e sopratutto poco utilizzata, tanto che alla fine della sua carriera si conteranno solo 12 pellicole interpretate, far le quali vanno segnalate Baba yaga (1973), I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973), Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile (1972), oltre a qualche decamerotico, come Fiorina la vacca (1972).
Un passato da fotomodella, attrice di fotoromanzi anche per Erna Schurer, bionda e affascinante interprete di oltre 25 pellicole di film di genere, fra i quali spiccano Le salamandre (1969), Valeria dentro e fuori (1972), Nude per l’assassino (1975).

15 Barbara De Rossi Angela come te
Una seducente Barbara De Rossi in Angela come te

Pigra in maniera quasi patologica, la Schurer, pur disponendo di buone doti, non divenne mai famosa abbastanza, in virtù anche di una situazione economica personale molto agiata, che sicuramente la frenò nella carriera. In poche parole, non aveva fame abbastanza, cosa che unì alla sua pigrizia e alla scarsa propensione al sacrificio.
Una delle più famose attrici lanciate dai fotoromanzi è senza dubbio la bellissima Barbara De Rossi; volto espressivo e mobile, grande bellezza, fisico sexy caratterizzano la personalità della De Rossi, che ebbe la fortuna di recitare subito in ambito cinematografico in un’opera di Lattuada, La cicala.
Nonostante le doti però, la De Rossi a livello cinematografico non è mai esplosa del tutto, restando un’eterna incompiuta. Il grosso del suo successo infatti arriva dalle fiction televisive, che le hanno dato una notorietà sicuramente più ampia.

16 Angela Covello Baba yaga
Angela Covello interprete di Baba Yaga

17 Jenny Tamburi Voglia di guardare
Jenny Tamburi in Voglia di guardare

18 Lara Wendel Desideria la vita interiore
Lara Wendel con la Sandrelli in Desideria la vita interiore

Accanto alle attrici provenienti dai fotoromanzi ci sono poi attrici arrivate al cinema quasi per caso, in tenera età, e che poi hanno dovuto attendere qualche anno prima di acqusire una certa notorietà, pur non riuscendo a diventare stelle di prima grandezza.
E’ il caso di Barbara Magnolfi, volto molto particolare, attrice versatile che però ha raccolto davvero molto poco dalla sua esperienza cinematografica, rimanendo alla fine un talento inespresso; impiegata (male) in film di genere, la Magnolfi ha lavorato in film come Morte sospetta di una minorenne (1975), Suspiria (1977) prima di accettare parti discutibili come nel pessimo La sorella di Ursula (1978). Un vero peccato, sopratutto alla luce di quanto aveva lasciato intravedere.
Un’attrice molto bella, divenuta famosa nel 1969 grazie ad un discreto lavoro di Corbucci,Isabella Duchessa Dei Diavoli  è Brigitte Skay; prototipo della starlette a tutto campo, la Skay ha lavorato in film di buon livello, come Reazione a catena di Bava e San Babila ore 20,00 un delitto inutile di Lizzani, prima di specializzarsi in pellicole del b-movies, come l’orrendo La bestia in calore. Bella, capelli rossi, la Skay è la tipica ragazzona vichinga, che fa la sua parte decorativa nei film, non essendo in possesso di particolari doti recitative.

19 Mariangela Giordano La bimba di satana
Mariangela Giordano, splendida 45 enne, in La bimba di Satana

20 Silvia Monti Sai cosa faceva Stalin alle donne
Silvia Monti in Sai cosa faceva Stalin alle donne?

Patrizia Adiutori, bel volto, notevole presenza scenica resta uno degli enigmi irrisolti della cinematografia. Indiscutibilmene in possesso di buone doti, gira 13 film in 4 anni, tra il 1969 e il 1973, prima di scomparire misteriosamente nel nulla. Dalla sua, la partecipazione a discrete pellicole come L’istruttoria è chiusa: dimentichi (1971), Ragazza tutta nuda assassinata nel parco (1972) e I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973). Buone premesse, quindi, prima di Giovannona coscialunga, disonorata con onore (1973) , film che sancisce la sua scomparsa misteriosa dalle scene.
Sempre a proposito di starlette, vorrei citare Cristina Galbò, bella attrice di origini spagnole, nata a Madrid nel 1950, che ebbe ruoli importanti in discreti successi come Cosa avete fatto a Solange?(1972), Non si deve profanare il sonno dei morti (1974), L’assassino è costretto ad uccidere ancora (1975), rimasta attiva fino al 1988, così come degna di citazione è Maria Grazia Buccella, attrice di origini milanesi con una lunga e onorata carriera trentennale alle spalle, in cui spiccano film come Basta guardarla di Salce (1970) e La violenza: Quinto potere di Florestano Vancini (1972), oltre alla partecipazione all’Armata Brancaleone di Monicelli.

21 Monica Zanchi Suor Emanuelle
Monica Zanchi nel film Suor Emanuelle

22 Sonia Viviani-Napoli si ribella
Sonia Viviani in Napoli si ribella

Attrice quasi sempre impiegata in ruoli di svampita dal corpo statuario, la Buccella non riuscì mai a sfondare veramente, pur realizzando nel corso della sua carriera ben 50 film, appartenenti però in gran parte al filone western o della commedia sexy.
Scorrendo l’elenco, ci si può imbattere anche in nomi poco conosciuti sopratutto oggi, in cui larga parte dei b-movies anni 60-70 è stata dimenticata, come quello di Zora Kerova, attrice di origini Cecoslovacche (oggi Repubblica Ceca). 70 anni quest’anno, Zora Kerova ha interpretato 25 film, molti dei quali autentici cult come Cannibal ferox, Antropophagus (1980) e La vera storia della monaca di Monza (1980).

23 Zora Kerova Le evase
Zora Kerova in Le evase

La Kerova è il prototipo perfetto dell’attrice di secondo piano, visto che salvo sporadiche eccezioni, limitate a film di secondo piano, non ebbe mai ruoli principali, come del resto l’attrice svizzera Monica Zanchi, 12 film girati in globale, tra i quali l’ottimo L’uomo la donna e la bestia di Avallone e l’altresi ottimo Autostop rosso sangue di Pasquale Festa Campanile; la Zanchi, specializzata in ruoli apertamente erotici, lavorò anche in Incontri molto ravvicinati del quarto tipo, film culto del genere trash, in Suor Emanuelle (1977), Emanuelle e gli ultimi cannibali (1977) e Porco mondo (1978)
Una delle più brave e belle starlette è Sonia Viviani; volto angelico, fisico aggraziato, l’attrice romana ha interpretato oltre 30 film.
In nessuno di essi è stata la protagonista assoluta, ma il suo curriculum è di tutto rispetto, spaziando tra I guappi (1974) , Yuppi du (1975) fino a Da Corleone a Brooklyn (1979).

24 Maria Grazia Buccella Basta guardarla
Maria Grazia Buccella, dal film Basta guardarla

25 Cristina Galbò Cosa avete fatto a Solange
Cristina GalbòCosa avete fatto a Solange?

La bella attrice ha poi conosciuto un lusinghiero successo nella ex Jugoslavia, prima di chiudere la sua più che dignitosa carriera con il film Le nuove comiche (1994).
Un’altra attrice affascinante, bellissima e aristocratica è la veneziana Silvia Monti;in soli 5 anni, tra il 1969 e il 1974 interpretò una trentina di film, alcuni dei quali di notevole spessore.
Il suo volto straordinariamente bello, dai lineamenti fini, le sue notevoli doti espressive vennero sfruttate però ,ancora una volta, in maniera limitata.
Le sue partecipazioni più importanti sono Metti, una sera a cena (1969), Le regine (1970), Una lucertola con la pelle di donna (1971), Giornata nera per l’ariete (1971) prima di concludere la sua carriera nel 1974 con Milano: il clan dei Calabresi. La bella attrice sposò l’imprenditore Carlo De Benedetti.
L’elenco delle starlette non può non includere Mariangela Giordano,attrice ligure classe 1937, che esordì nel cinema con Dramma nel porto (1955) e che continua, a distanza di oltre 45 anni dall’esordio, a lavorare con discreta fortuna nel cinema.

26 Patrizia Adiutori Giovannona coscialunga
Patrizia Adiutori in Giovannona coscialunga

27 Brigitte Skay Morte sul Tamigi
Brigitte Skay, Morte sul Tamigi

Dopo essersi fatta le ossa con i peplum, la Giordano lavorò per tutto il decennio settanta specializzandosi in ruoli secondari nei più svariati filoni; l’attrice lavorò nei decamerotici Decameron No. 4 – Le belle novelle di Boccaccio (1972) ,Decameron No. 2 – Le altre novelle di Boccaccio (1972) ,Quant’è bella la Bernarda, tutta nera, tutta calda (1975) e nella commedia sexy, interpretando film come Le impiegate stradali – Batton Story (1976) e Che dottoressa ragazzi (1976), nei thriller horror come Malabimba (1979) e negli horror sexy Giallo a Venezia (1979), Patrick vive ancora (1980), Le notti del terrore (1981), La bimba di Satana (1982), nel quale compare nuda, mostrando un’invidiabile forma fisica alla bella età di 45 anni.
Un’attrice bella e simpatica, che nel corso dei decenni successivi ha conosciuto una terza giovinezza, dopo l’epopea dei peplum, quella dei western all’italiana e della commedia sexy attraverso i film di Verdone.

28 Barbara De Rossi La cicalaBarbara De Rossi con Clio Goldsmith in La cicala

A lanciare Lara Wendel, ovvero Daniela Barnes da Monaco di Baviera fu un film diventato un cult, quel Maladolescenza che la mostrò integralmente nuda, in una parte molto scabrosa.Va detto che la Wendel aveva esordito da bambina con un piccolo ruolo in Mio caro assassino (1972), per lavorare successivamente nell’ottimo Il profumo della signora in nero (1974), quando aveva appena 9 anni, essendo nata nel 1965.
Il ruolo maledetto di Maladolescenza può essere definito condizionante per tutti i lavori successivi; l’attrice tedesca, dal volto infantile, rimase prigioniera di un clichè che la vedeva eterna adolescente e film come Un dramma borghese (1979), Ernesto (1979) e Un ombra nell’ombra (1979), culminati in Desideria: La vita interiore (1980), tutti film dove è la classica adolescente un tantino perversa un tantino ingenua.

29 Erna Schurer le altre
Erna Schurer in Carnalità

La sfortunata Jenny Tamburi, scomparsa nel 2002 all’età di 54 anni ha avuto una carriera per certi veri molto simile a quella della Wendel, anche se caratterizzata dalla presenza in pellicole di miglior livello qualitativo.
Volto da eterna adolescente, la Tamburi, dopo l’esordio nell’ottimo Splendori e miserie di Madame Royale (1970) al fianco di Tognazzi, entrò in svariate produzioni di generi opposti.

30 Angela Covello I corpi presentano
Angela Covello nel film I corpi presentano tracce di violenza carnale


Beba Loncar in Terza ipotesi su un caso di perfetta strategia criminale

Tra questi si segnalano il nunspoitation Le scomunicate di San Valentino (1974), l’ottimo La seduzione (1973), il thriller Morte sospetta di una minorenne (1975),Liquirizia (1979) per passare all’erotico Voglia di guardare (1986)
Talento eclettico, la Tamburi raccolse sicuramente molto meno di quanto mostrato, prima di morire per un male incurabile nel 2002, 5 anni dopo il buon successo della serie tv Professione vacanze.

agosto 19, 2010 Pubblicato da: | Biografie | | Lascia un commento

Ilsa la belva del deserto

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Ilsa, ex SS e capo di un campo di concentramento, viene assunta dal dissoluto e crudele sceicco El Sharif per reclutare con le buone o con le cattive donne che poi finiranno nell’harem personale dello sceicco.
Non tutte le donne però finiscono nell’harem; alcune vengono messe all’asta e vendute dallo sceicco a suoi compiacenti amici.

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Uschi Digart

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Dyanne Thorne è Ilsa

Aiutata da due crudeli ragazze di colore, Ilsa si da da fare con torture inenarrabili per convincere le riottose; ma alla fine pagherà il solito conto salato.
Un anno dopo Ilsa, la belva delle SS torna il personaggio della pettoruta e sadica ex comandante delle SS, divenuta nel frattempo una specie di mercenaria; una resurrezione in piena regola, visto che nel film precedente Ilsa viene uccisa da un soldato russo e fatta a pezzi nel campo di concentramento.

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Ma nel cinema, si sa, i personaggi non muoiono mai, così Don Edmonds nel 1975 pensò bene di far rivivere il personaggio impersonato dalla pettoruta Dyanne Thorne, attrice di scarsissimo se non nullo talento, la cui unica dote risiedeva nel robusto apparato mammario.
Ilsa la belva del deserto ripercorre pedissequamente il corollario di uccisioni, stupri, violenze et similia di Ilsa la belva delle SS, senza nessun elemento di novità; la miscela è quella classica, ovvero tanto sangue, tanta violenza e un bel mucchio di donne discinte.

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Qualche scena di combattimento, come quella fra le due aguzzine al soldo di Ilsa e un soldato, poco altro.
I dialoghi sono di una povertà assoluta, gli scenari al massimo risparmio; spicca la presenza di un elicottero, che deve esser costato alla produzione quanto tutto il film.
Difficile trovare qualcosa di buono in un film splatter, ed infatti in questo caso è impossibile.
Lo spettatore meno accorto dovrà consolarsi con le ipertrofiche mammelle della Thorne, alla quale va aggiunta un’altra maggiorata, la star dei film di Russ Meyer, Uschi Digart.
Inguardabile.

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Ilsa, la belva del deserto,un film di Don Edmonds. Con Dyanne Thorne, Uschi Digart,Michael Thayer, Sharon Kelly, Haji Cat Titolo originale Ilsa, Harem Keeper of the Oil Sheiks. Erotico, durata 92 min. – USA 1975.

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Ilsa la belva del deserto banner personaggi

Dyanne Thorne: Ilsa
Max Thayer: comandante Adam
Jerry Delony: El Sharif
Uschi Digard: Inga Lindström
Sharon Kelly: Nora Edward
Haji: Alina Cordova
Tanya Boyd: Satin
Marilyn Joi: Velvet
Su Ling: Katsina
Richard Kennedy: Kaiser
George Flower: Beggar

Ilsa la belva del deserto banner cast

Regia     Don Edmonds
Soggetto     Langston Stafford
Sceneggiatura     Langston Stafford
Produttore     Don Edmonds
Produttore esecutivo     Don Behrns
Casa di produzione     Mount Everest Enterprises Ltd.
Distribuzione (Italia)     Cambist Films
Fotografia     Dean Cundey, Glenn Roland
Montaggio     Idi Yanamar
Scenografia     J. Michael Riva
Costumi     Frances Dennis

Ilsa la belva del deserto locandina

agosto 18, 2010 Pubblicato da: | Trashsettanta | , , | Lascia un commento

Bloodsucking freaks

Bloodsucking freaks locandina

Difficile parlare di un film come Bloodsucking freaks senza usare termini forti.
Tutti spregiativi, tra l’altro.
Forse quello che più può descrivere questo autentico delirio cinematografico è ignobile, perchè è un termine che ne racchiude altri ugualmente forti ma settari, come misogino, violentissimo, spregevole.
Potrei continuare a lungo usando il peggio del vocabolario, ma nessuno riuscirebbe ad esprimere meglio il concetto insito nel termine ignobile.

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Siamo di fronte ad un film che disonora il cinema, spinto com’è ai confini dello snuff movie, intriso di una violenza raccapricciante, insensata e gratuita che disgustano il malcapitato spettatore, lasciandolo alla fine con una gran voglia di aria fresca.
Un film maledetto, tra l’altro, vittima di un giusto ostracismo sin dalla sua comparsa nelle sale, in sordina, nell’anno 1976.
Uscito in America con il titolo di The Incredible Torture Show (acronimo TITS, che tradotto letteralmente indica il seno femminile), il film restò confinato in proiezioni illegali, prima di tornare sullo schermo nel 1978 con il titolo con cui è ancora oggi conosciuto.

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Un film in cui la violenza, lo splatter, il gore, la misoginia, l’insensata gratuiticità delle scene si alternano ad una regia folle, tutta tesa ad inquadrare le parti più disturbanti della pellicola stessa, che è cosparsa da un campionario di nefandezze senza precedenti.
La trama, scarna e povera, parla di Sardu, una specie di guru da avanspettacolo che si esibisce in compagnia di un nano idiota e preda di isteriche risatine, su un palco sul quale fa salire ragazze sottoposte a torture inenarrabili.
Il pubblico è convinto che si tratti di finzione, ma così non è; le povere malcapitate, rapite dal nano malefico Ralphus, una volta seviziate in scena, finiscono in una gabbia nei sotterranei del teatro, dove, rinchiuse in anguste celle, vengono nutrite con carne umana.
Strappata ovviamente ad altre sfortunate colleghe.

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Accade così che le sventurate, oltre a subire le torture del sadico Sardu, siano anche vittime di un dottore amico e complice dello stesso, che si diverte a torturare ancora di più le malcapitate.
Un critico, che ha osato dissentire sull’osceno spettacolo, viene rapito e costretto ad umiliazioni di ogni genere, incluse una serie di torture infami.
La diabolica coppia rapisce poi una ballerina, Natasha, che viene costretta a ballare sul palco; la ragazza ha però un fidanzato, che riesce a scoprire la turpe attività di Sardu; alla fine, l’uomo e il suo diabolico assistente finiscono divorati dalle donne rinchiuse nello scantinato, mentre Natasha, succube di Sardu, uccide il suo fidanzato e corre follemente verso le prigioniere.
Mentre scorrono le immagini della delirante storia, tra l’altro anche claustrofobica perchè girata esclusivamente all’interno del teatro, con luci cupe tipiche dei film dell’orrore, assistiamo al campionario più malato che la mente di un regista potesse concepire.

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Si passa da amputazioni di dita ad arti tagliati, passando per freccette da tiro al bersaglio lanciate verso le natiche di sventurate, attraverso ragazze usate come tavolini umani per finire alle due massime espressioni di volgarità che io abbia visto sullo schermo.
Ovvero, il dottore/nazista che pratica un foro nella testa di una delle sventurate utilizzando un trapano, per poi succhiarne il cervello con una cannuccia e l’altra scena raccapricciante in cui il diabolico e informe nanerottolo si cuoce una padella gli occhi di alcune delle ragazze seviziate e uccise.
Alla lunga, il campionario di sconcezze e orrori sortisce nello spettatore una specie di effetto di assuefazione; alcuni, invece, i più furbi, vista la mala parata, decisono di lasciare il tutto e si dimenticano in fretta di aver visto la pellicola.
Va da se che in questo contesto, abbellito da nudità di ogni genere (le ragazze sono tutte nude, dall’inizio alla fine), si finisce anche per stramaledire la misoginia che traspare da ogni singolo fotogramma; le donne del film sono senz’anima, sono soltanto vittime sacrificali, e pertanto su di loro l’uomo può sfogare i peggiori istinti.

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Il ruolo subalterno delle donne viene ridotto a rango di schiavitù senza nessuna via d’uscita; quando alla fine le prigioniere si vendicano del malefico sardù, sono ormai abbruttite e la protagonista del film finisce per uccidere il fidanzato e unirsi alle prigioniere, nelle quali è sparito anche l’ultimo barlume di umanità.
Un film intriso del peggio e girato in maniera dilettantistica, con occhio lubrico attento soltanto a spiazzare lo spettatore attraverso l’utilizzo di immagini scioccanti; non c’è eros, nel film, nonostante le vittime siano nude dal primo all’ultimo fotogramma.
Non sono oggetto di piacere, non servono a soddisfare le voglie di Sardu, ma solo a colmarne e a saturarne l’istinto bestiale.

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Il che porta davero alle estreme conseguenze il film, che di per se non ha già nulla per cui consigliarne la visione.
Detto questo, lascio ai malcapitati o ai curiosi, il desiderio di visionare questa pellicola; ignoro se esista una versione italiana del film, io ho avuto la ventura di vederlo in lingua originale, quindi con i rumori raccapriccianti che costellano la pellicola stessa.
Posso solo sconsigliare lo spettatore dal gettare al vento due ore della sua vita per stomacarsi o arrabbiarsi contro un film becero, volgare e misogino.

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Bloodsucking freaks, un film di Joel M. Reed, con Seamus O’Brien,Viju Krem,Niles McMaster, Dan Fauci, Alphonso DeNoble,Ernie Pysher Horror splatter, Usa 1976

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Bloodsucking freaks banner protagonisti

Seamus O’Brien     …     Sardu
Viju Krem    …     Natasha
Niles McMaster    …     Tom Maverick
Dan Fauci    …     Sergente John Tucci
Alan Dellay    …     Creasy Silo
Ernie Pysher    …     Il dottore
Luis De Jesus    …     Ralphus
Helen Thompson    …     Assistente di Sardu
Saiyanidi    …     Assistente di Sardu
Alphonso DeNoble    Schiava bianca

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Bloodsucking freaks lobby card 1

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Bloodsucking freaks foto 2

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Bloodsucking freaks locandina 2

agosto 17, 2010 Pubblicato da: | Trashsettanta | | Lascia un commento

Le cinque giornate

Le cinque giornate locandina

Cainazzo è un ladruncolo, in prigione per reati comuni; siamo nel 1848, a Milano, alla vigilia delle famose 5 giornate.
Una cannonata sfonda il muro del carcere, così Cainazzo ha la possibilità di fuggire.
Dopo aver incontrato i suoi vecchi compari di ruberie, l’uomo si imbatte in Romolo, un giovane romano a cui una cannonata distrugge invece il laboratorio di panetteria in cui lavora.

Le cinque giornate 1
Cainazzo (Adriano Celentano) in carcere

Le cinque giornate 2
Salvatore Baccaro è Garafino

I due così prendono a vagare per la città, mentre infuriano i moti popolari di ribellione contro gli austriaci.
Romolo e Cainazzo si imbattono in un’umanità variegata, fatta di cialtroni, nobili ansiosi di cavalcare la ribellione popolare, approfittatori, ladri,avventurieri, sinceri patrioti e doppiogiochisti.

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Un involontario capo popolo

Dopo aver aiutato a partorire una giovane donna, si imbattono in una contessa libertina che costruisce una barricata con i mobili del suo palazzo, in un nobile debosciato che vive in un palazzo depredato dai rivoltosi (solo i libri sono rimasti al loro posto, simbolo di una ottusa concezione della ricchezza), poi in un barone che guida un gruppo di poveri ignoranti e altro ancora.

Le cinque giornate 4
Enzo Cerusico è Romolo

Cainazzo e Romolo riescono a passare indenni, pur tra molte peripezie, tra i disordini, la reazione austriaca, i processi sommari; ma il giovane romano pagherà con la vita la ribellione ad uno stupro perpetrato ai danni di una ragazza milanese sorpresa a letto con un austriaco.
Con gli occhi gonfi di pianto, Cainazzo sale sul palco degli effimeri vincitori della battaglia, e davanti ai milanesi radunati in piazza, ridendo grida loro “Ci hanno fregati!”
Unico lavoro di Dario Argento che non presenti una trama thriller, Le cinque giornate, diretto dal regista romano nel 1973 ebbe un’accoglienza tiepida sia a livello di critica sia a livello di pubblico.

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Marilù Tolo, una contessa davvero speciale

Un vero peccato, perchè il film è di ottima fattura, pur risentendo di una trama spesso avviluppata e contorta, con troppi personaggi e troppi incontri dei due protagonisti con gente di ogni risma, il tutto condensato in soli 5 giorni di battaglia, quanto durarono i moti antiaustriaci del 1848
Un film che si regge sopratutto sulle figure ben caratterizzate dei due protagonisti, Cainazzo interpretato da Adriano Celentano e Romolo, interpretato dal compianto Enzo Cerusico.
I due si muovono in una Milano irreale, popolata da gente di ogni risma; la loro saggezza popolare li porta a diffidare dei vari personaggi che incontrano, tant’è vero che man mano che la loro amicizia si sviluppa e conslida, sembrano quasi diventare due corpi estranei in quella rivoluzione che non solo sentono lontana da loro, ma che vedono come velleitaria e spronata da gente con interessi luridi da difendere.

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La visione del regista, che a tratti usa l’arma della comicità con buona mano, come nel caso del surreale parto che vede protagonisti i due amici, è sicuramente ironica e amara; non sembrano esserci personaggi degni di stima, nella storia.
Dalla contessa che appoggia la rivoluzione e che si comporta quasi fosse ad un pranzo di gala, passando per il barone rivoluzionario che stuprerà la povera ragazza colpevole di amare un austriaco, passando per Libertà, uno dei compagni di ruberie di cainazzo, che da un lato è il capo dei rivoluzionari, dall’altro un venduto agli austriaci, tutte le figure che compaiono nel film sono miserabili e arriviste.

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La rivoluzione, per loro, è fonte di arricchimento, di conquista di potere mentre il popolo, quello che ci lascia la pelle sulle barricate, è carne da macello, sacrificabile in nome del proprio abietto obiettivo.
Questa visione pessimistica è stemperata in molti casi dalla sarcastica ironia che Dario Argento fa affiorare nel film; che diventa però, in alcuni casi, abbastanza irritante.
Comunque il film rimane di buon livello; sicuramente preziosa è l’opera dei due attori principali, ai quali va aggiunta la bellissima Marilu Tolo, che all’epoca del film era la compagna del regista romano e che tratteggia perfettamente il ruolo della contessa un tantino ninfomane.

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La morte di Romolo

Buona la fotografia e la ricostruzione storica di un film che avrebbe meritato ben altra sorte, che resta un buon esercizio di un regista che ha dimostrato di avere un’ottima conoscenza del mezzo cinematografico.

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Le cinque giornate banner

Le cinque giornate, un film di Dario Argento. Con Marilù Tolo, Adriano Celentano, Glauco Onorato, Enzo Cerusico, Luisa De Santis, Carla Tatò, Emilio Marchesini, Stefano Oppedisano, Fulvio Mingozzi, Loredana Martinez, Sergio Graziani, Ivana Monti, Ugo Bologna, Renato Paracchi, Luca Bonicalzi, Salvatore Baccaro, Guerrino Crivello
Commedia, durata 124 min. – Italia 1974.

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Le cinque giornate banner personaggi

Adriano Celentano – Cainazzo
Enzo Cerusico – Romolo Marcelli
Marilù Tolo – La contessa
Luisa De Santis – Donna Incinta
Glauco Onorato – Zampino
Carla Tatò – La Vedova
Sergio Graziani – Barone Tranzunto
Salvatore Baccaro – Garafino
Ugo Bologna – Ufficiale
Tom Felleghy – Mariano
Emilio Marchesini – Prigioniero
Fulvio Mingozzi –
Ivana Monti – La donna stuprata
Stefano Oppedisano –
Dante Maggio – Vecchio

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Dario Argento – Regista
Dario Argento – Sceneggiatore
Nanni Balestrini – Sceneggiatore
Luigi Cozzi – Sceneggiatore
Enzo Ungari – Sceneggiatore
Salvatore Argento – Produttore
Claudio Argento – Produttore
Giorgio Gaslini – Compositore Della Musica
Luigi Kuveiller – Direttore Della Fotografia
Franco Fraticelli – Montatore
Elena Mannini – Costumista

Infelicissima escursione argentiana fuori dai suoi territori, benché generose dosi di violenza certifichino che anche in vacanza Darione pensava comunque al core business. Sceneggiatura di Balestrini confusa e velleitaria, attori non all’altezza, cattivo o nullo governo dei registri (con prevalenza di un grottesco un po’ troppo conclamato), insomma un ciofecone che si può tranquillamente accantonare, o guardare solo per documentazione.

Per capire il senso del film, basta fare riferimento alla frase di Celentano, rivolto al compare: “E ora andiamo a vedere che cazzo è ‘sta rivoluzione”. Trattasi infatti della rivolta contro gli austriaci vista dagli occhi di due poveracci ignoranti (da piegarsi la scena dell’esplosione della panetteria, col fornaio illeso). Ne vedranno un po’ di tutti i colori, anche se Argento (qui decisamente fuori dai suoi abituali binari) la butta anche sul ridere, pur distribuendo sangue e violenza. Troppo lungo e pasticciato (misto-generi), ma vedibile.

Unica escursione di Dario Argento al di fuori del genere giallo/horror. Dopo la trilogia degli animali (che gli fruttò successo e notorietà mondiali), il regista romano provò a cambiare decisamente rotta ma il pubblico non premiò questa scelta e così torno rapidamente sui suoi passi (il film successivo fu il capolavoro Profondo rosso). Argento comunque sforna un prodotto più che dignitoso (anche se indubbiamente il thriller gli è molto più congeniale), in cui abbondano scene di notevole violenza. Buona l’interpretazione di Celentano e Cerusico.

Comunemente definito come un incidente di percorso o dun’opera minore nella filmografia di Dario Argento, è invece un singolare film storico pieno di ironia, realizzato con una regia deliziosa. Fra i suoi pregi maggiori si evidenzia una funzione ritmica del montaggio, il rigore cromatico e le inquadrature di alcune scene girate a 18 fotogrammi al secondo, la stessa velocità usata dalle macchine da presa nel cinema muto (un chiaro omaggio del maestro a Charlie Chaplin). Rivisto oggi da chi non guarda solo horror lo rivaluto grandemente.

agosto 13, 2010 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

Decameron proibitissimo-Boccaccio mio statte zitto

Decameron proibitissimo locandina

Mentre a Firenze infuria la peste, un gruppo di persone, giovani e ragazze, si rifugia in una villa, dove il solito cantastorie, per rallegrare l’ambiente, racconta alcune novelle con protagonisti mariti cornuti, frati gaudenti e mogli furbe.
Nella prima novella raccontata, donna Piccarda, una splendida contadina (con spiccato accento napoletano), decide di beffare frate Pasquale, il solito frate puttaniere che la insidia da tempo.

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La donna, aiutata dai fratelli, riesce a farsi sostituire da una sua sguattera brutta come un debito; Piccarda, mandato a chiamare il vescovo, fà sorprendere l’ignaro Pasquale fra le braccia della cameriera, con ovvie risate sotto i baffi degli autori della beffa.
La seconda novella racconta di come Guidobaldo venga beffato da uno spasimante della moglie; l’uomo manda una zingara a vaticinare a Guidobaldo la morte se solo si avvicina carnalmente alla moglie.

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Guidobaldo così fa giacere lo spasimante con la moglie; l’uomo finge di essere morto, e viene quindi trasportato nel bosco.
Li viene raggiunto dalla zingara che incassa il premio pattuito.
Nella successiva, un povero fraticello conosce una bella campagnola e per poter giacere con lei, la introduce nel convento vestita da frate.
Ma il priore scopre il tutto, e fingendo di indignarsi, costringe il fraticello alla penitenza mentre lui si gode le grazie della ragazza.
La quarta novella vede protagonista madonna Brunetta.

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La donna è afflitta dalla gelosia del marito, ma trova il modo di farlo cornuto; scoperta una parete di mattoni che divide la sua camera da quella di un pittore, finge di volersi confessare e racconta al marito, che si spaccia per un frate, di essere visitata ogni notte proprio da un altro frate.
Il marito monta la guardia davanti casa, mentre si scatena il diluvio: madonna Brunetta invece si gode la sua notte d’amore con il pittore.

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La penultima novella vede un giovane nobile rapinato di tutto, incluso i vestiti, dai briganti; l’uomo viene accolto dalla bella moglie di un contadino e naturalmente se la gode.
Il marito, scoperto l’inganno, viene denudato dalla moglie e arrestato dai soldati.
L’ultima novella racconta della beffa ordita da un servitore ai danni del barone Agilulfo, che ovviamente ha una bellissima moglie.

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Il servitore riesce a introdursi nel letto della moglie del barone, ma quest’ultimo per identificare colui che gli ha insidiato la moglie, gli taglia un ciuffo di capelli.
Il giorno dopo tutto è pronto per l’esecuzione del furbo servitore, il quale però, nella notte, ha fatto tagliare i capelli ai suoi colleghi.
Decameron proibitissimo-Boccaccio mio statti zitto appartiene alla florida serie dei decamerotici, ai quali non aggiunge nulla; siamo di fronte alle solite beffe che con Boccaccio nulla hanno a che vedere.
Il pretesto è il solito, ovvero mostrare quanta più epidermide possibile delle attricette che costellano il film.
Il regista,Franco Martinelli, porta sullo schermo un soggetto di Bruno Corbucci, creando una serie di novelle che quanto meno sono sgangherate in maniera inferiore rispetto a tanti titoli similari.

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Nel cast figurano Malisa Longo, la moglie di Agilulfo, Riccardo Garrone, il conte Guidobaldo, Letizia Lehir, la moglie di quest’ultimo, Franco Agostini, che interpreta Rufolo, il racconta storie, Gianni Musy, che interpreta Agilulfo. Piccola parte per la immancabile Carla Mancini, in una delle sue innumerevoli interpretazioni di una cameriera.
Donna Piccarda, la protagonista della prima novella, ciuramente la più riuscita è la bella Krista Nell; piccolo cameo per Maurizio Merli, Pupo De Luca è Fra Pasquale, che passerà un’ora di passione con Adriana Facchetti, imbruttita più del solito.
Null’altro da aggiungere su un film senza infamia e senza lode.

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Decamerone proibitissimo – Boccaccio mio statte zitto, un film di Franco Martinelli. Con Franco Agostini, Enzo Andronico, Alberto Atenari, Bruna Beani, Adriana Facchetti, Riccardo Garrone, Krista Nell, Sergio Serafini, Galliano Sbarra, Maurizio Merli, Malisa Longo, Carla Mancini, Leonora Vivaldi
Erotico, durata 92 min. – Italia 1972.

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Decameron proibitissimo banner personaggi

Franco Agostini     …     Rufolo da Chioggia
Enzo Andronico    …     Gervasio
Bruna Beani    …     Brunetta
Antonio Cantafora    …     Fra’ Domenico
Fortunato Cecilia    …     Giannozzo
Marzia Damon    …     Martina
Adriana Facchetti    …     Ciuda la serva
Riccardo Garrone    …      Guidobaldo
Ennio Girolami    …     Rinaldo
Letizia Lehir    …     Contessa Floriana
Carla Mancini    …     La cameriera della Baroness Elena
Maurizio Merli    …     Cecco amico di Rinaldo
Gianni Musy    …     Barone Agilulfo
Krista Nell    …     Donna Piccarda
Memè Perlini    …     Guido
Sergio Serafini    …     Rainero
Mauro Vestri    …     Amico di Rainero
Eleonora Vivaldi    …     Marcolfa
Malisa Longo    …     Baronessa Elena
Salvatore Baccaro    …     Brigante
Pupo De Luca    …     Fra’ Pasquale
Jess Hahn    …     Priore

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Regia Franco Martinelli
Soggetto Mario Amendola dalle novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio
Sceneggiatura Bruno Corbucci
Casa di produzione Claudia Cinematografica
Distribuzione (Italia) Fida Cinematografica
Fotografia Remo Grisanti
Montaggio Carlo Reali
Musiche Roberto Pregadio
Scenografia Antonio Visone

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agosto 11, 2010 Pubblicato da: | Erotico | , , , , | Lascia un commento

I diavoli

Loudun, XVII secolo.
La cittadina francese è retta spiritualmente da Urban Grandier, vescovo molto religioso, intelligente e carismatico, ma anche gran seduttore.
L’uomo comanda non solo spiritualmente sulla città; il suo enorme peso politico ha finora evitato che il cardinale Richelieu, vero capo della politica francese, prosegua nella sua opera di smantellamento delle fortificazioni
che potrebbero essere usate dai pochi ugonotti rimasti dopo l’eccidio della notte di san Bartolomeo.

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Oliver Reed è Urban Grandier

La volontà di Grandier si scontra così con quella dell’uomo più potente di Francia; per rovinare Grandier si scava quindi nella sua vita privata, e naturalmente viene scovato il suo tallone d’Achille.
Rappresentato, ovviamene, dalla sua vita così apertamente in contrasto con i dettami religiosi.
Richelieu invia a Loudoun il barone De Laubardemont, che indaga partendo dal locale convento retto da suor Jeanne Des Anges, una donna deforme che ha una passione violenta e colpevole per il bel Grandier.
Nel convento, popolato da donne che hanno ben poca vocazione, che sono state spesso costrette a prendere i voti senza ascoltare minimamente il loro parere, si scatena una isteria di massa che con molta furbizia De Laubardemont manipola e utilizza per i suoi scopi, creando un caso di possessione demoniaca del quale viene incolpato, ingiustamente, Grandier.

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Vanessa Redgrave è Suor Jeanne Des Anges

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Che dovrà subire un processo, durante il quale si difenderà con grande dignità, senza mai confessare, nonostante le torture, il peccato di aver invocato il maligno.

Grandier salirà sul rogo, tra la gioia della nobiltà locale e con grande soddisfazione di Richelieu.
I diavoli, diretto da Ken Russell nel 1971, basato sulla vera storia di Urban Grandier e del controverso processo a cui fu sottoposto, è uno dei film più discussi della storia del cinema.
In Italia ebbe da subito vita difficile, tanto da essere sequestrato più volte e proiettato privo di sequenze importanti, che snaturarono l’essenza stessa del film.

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Che è principalmente un violentissimo atto d’accusa verso le strane connivenze tra stato e chiesa, verso l’abitudine di utilizzare la repressione sessuale nei conventi come sistema per tenere a freno una delle pulsioni meno controllabili degli esseri umani, l’istinto riproduttivo e sopratutto un violento e a tratti forsennato attacco al potere in tutte le sue forme.
Il film, dopo poche sequenze, mostra il suo leit motif; Re Luigi, vestito come Venere che esce dalle acque, si muove in maniera effeminata davanti alla pletora dei suoi nobili adoranti.
E’ un’introduzione che lascia da subito lo spettatore sgomento; quando poi vene introdotta la figura di Grandier, uomo complesso, teso da un lato a vivere la sua vita di religioso e uomo politico nel modo più dignitoso possibile e dall’altro preda delle sue inclinazioni pericolosamente “umane”, come la capacità di seduzione che il vescovo ha nei confronti del genere femminile, si capisce che Russell non risparmierà attacchi a nessuno.

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Ecco arrivare la figura tragica, meschina di Suor Jeanne, donna affetta da una malformazione alla schiena, dalla personalità schizoide, che trova in Grandier il sogno erotico proibito, tanto da immaginarlo nei panni di un Gesù a cui lecca le ferite, in un delirio in cui l’umanità prende il sopravvento anche sul misticismo.
E subito dopo arrivano altre figure grottesche, che spaziano dagli inquisitori più simili a degli psicopatici che a gente incaricata di cercare l’eresia, ecco Richelieu, meschino e calcolatore, De Laubardemont, che riuscirà in qualche modo ad ottenere la condanna dell’incolpevole Grandier, che però lo befferà morendo sul rogo senza confessare colpe che in realtà non ha commesso.

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il film si snoda attraverso un racconto lineare anche se a tratti poco comprensibile; tutta la vicenda umana di Urban, dal suo pensiero religioso al suo privato, fatto di sesso con una nobile, di amore e matrimonio con una donna da lui amata, quindi un atteggiamento assolutamente riprovevole dal punto di vista religioso, la vicenda, dicevo, viene accostata e allineata ai giochi politici e alle beghe di potere, che utilizzeranno il totem della religione per stroncare un nemico altrimenti impossibile da colpire, visto il favore, a tratti  anche l’amore da cui era circondato.

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Molte scene rasentano il kitsch, altre ci sguazzano appieno, altre ancora se osservate da un punto di vista squisitamente religiose sono blasfeme e oltraggiose.
La lunga sequenza dell’interrogatorio di De Laubardemont a Suor Jeanne è di difficile accettazione, sopratutto per coloro che guardano il film senza sfrondarlo dal complesso simbolismo di Russell; le scene dell’interrogatorio alla religiosa, in cui viene praticato alla stessa un gigantesco clistere solo per analizzare nelle feci la presenza di elementi del demonio, ovvero seme maschile e altro, è decisamente disturbante.Ancor più lo è la lunga sequenza in cui le suore, in preda all’isterismo di massa, compiono atti abominevoli con il crocefisso della chiesa, lasciandosi andare a comportamenti bestiali.

Il simbolo della religione cristiana diventa uno strumento di liberazione non dell’anima, bensì di tutte le pulsioni sessuali represse nelle donne costretta a celare la propria sessualità sotto una tonaca immacolata.
Naturalmente c’è ben altro, tutto assemblato attraverso il tipico linguaggio di Russell, abituato a usare immagini e dialoghi davvero al limite con il chiaro intento di provocare, far riflettere, scandalizzare.

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Cosa che alla fine al regista riesce benissimo; all’uscita del film la chiesa lo bollò come moralmente inaccettabile, cosa che venne condivisa con solerzia sospetta dai soliti alacri censori, che mutilarono a tal punto il film da privarlo di buona parte della sua devastante carica di sovversione.
Una sovversione degli archetipi dei film puritani e polverosi, abituati a trattare questi argomenti con un pudore degno dei puritani di Cromwell; Russell va oltre tutto questo usando un linguaggio aggressivo, immagini choc e un livello di kitsch così elevato da farlo diventare un’arte.

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I diavoli è un film affascinante, disturbante, dissacrante, provocatorio, delirante.
Si possono usare tante iperboli per descrivere un’opera assolutamente anticonvenzionale, che fa a pezzi luoghi comuni, che sbatte in prima pagina, per usare un gergo giornalistico, una serie di tematiche scomode.
Se c’è una parte che convince di più, e quella che denuncia l’abominevole legame tra potere politico e religioso, che si materializza nell’uso indiscriminato della tortura, un sistema attraverso il quale l’uomo viene ridotto a rango di bestia, incapace di capire il valore della sua dignità e preda quindi dell’istinto di sopravvivenza.

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Sfuggire alla tortura rinnegando se stessi e le proprie idee, abiurando alla dignità; è quello che la moderna inquisizione di Richelieu utilizza per ridurre a miti consigli Grandier.
Che però resiste, diventando alla fine una sorta di eroe nero, capace di slanci eccelsi e di bassezze umane, ma sempre rivestito di quella dignità che non abbandonerà nemmeno sul rogo.
Un film visionario, quindi, forse il più bello e affascinante del maestro inglese.

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Per quanto riguarda gli attori, direi che Oliver Reed avrebbe meritato l”oscar per la sua interpretazione di Grandier, così come lo avrebbe meritato  Vanessa Redgrave, bravissima nell’interpretare suor jeanne, donna isterica e sessualmente repressa, che sarà la causa principale della fine del vescovo.
Una segnalazione anche per Gemma Jones, che interpreta Madeleine, la donna che Grandier sposerà in maniera sacrilega, essendo votato alla vita celibale.

I diavoli,

un film di Ken Russell. Con Oliver Reed, Max Adrian, Vanessa Redgrave, Dudley Sutton, Gemma Jones, Murray Melvin, Michael Gothard, Georgina Hale, Brian Murphy, Christopher Logue, Graham Armitage, John Woodvine, Andrew Faulds, Kenneth Colley, Judith Paris
Titolo originale The Devils. Drammatico, durata 109 min. – Gran Bretagna 1970.

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La sequenza non inserita nel film distribuito nelle sale:

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Vanessa Redgrave: Suor Jeanne
Oliver Reed: Urbain Grandier
Dudley Sutton: Baron De Laubardemont
Max Adrian: Ibert
Gemma Jones: Madeleine
Murray Melvin: Mignon
Michael Gothard: Padre Barre
Georgina Hale: Philippe
Brian Murphy: Adam
Christopher Logue: Cardinale Richelieu
Graham Armitage: Louis XIII
John Woodvine: Trincant
Andrew Faulds: Rangier
Kenneth Colley: Legrand
Judith Paris: Sorella Judith
Catherine Willmer: Sorella Catherine
Iza Teller: Sorella Iza

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Regia     Ken Russell
Soggetto     Aldous Huxley
Sceneggiatura     Ken Russell, John Whiting
Fotografia     David Watkin
Montaggio     Michael Bradsell
Musiche     Peter Maxwell Davies

“La verità erotica deve, in virtù di una logica classista e dominante, essere occultata; pur presente in ogni cultura e in ogni tempo, le “immagini del piacere” carnale rimandano al peccato, imposto, sussurrato, suggerito da una mentalità cattolica che (pre)tente di negare la natura edonistica, implicita in ogni essere vivente. Russell accentua in maniera determinata il contrasto tra spirito (imprigionato) e corpo (liberato) mettendo in scena immagini caotiche e di massa, orientate però a suggerire più che mostrare; quel che vuol dire lo fa in maniera potente, grazia all’abilità della Redgrave.

L’amore tra un prete e una donna sullo sfondo del 600 francese fra politica e lotte religiose. Teatrale, eccessivo, visionario, il film scaraventa la sensibilità psichedelica e underground nel romanzo storico, deflagrando in un caleidoscopio immaginifico ma soprattutto concettualmente sconvolgente. Un vero trip nel quale eros, potere e rito, concetti chiave della controcultura moderna, trovano nell’antichità un’esemplificazione potente, che Russell arricchisce con gusto eccentrico e provocatorio, fra la peste e le torture. Grandioso, geniale.

Ispirandosi ad una storia vera (trattata già in un bel libro di Huxley), Russell costruisce un bel film barocco che si attesta, a mio parere, come una delle sue opere migliori. Pur essendo, infatti, spesso squilibrato e sopra le righe, come quasi tutti i film del regista, risulta convincente ed avvincente grazie anche e soprattutto alle notevoli interpretazioni di Reed e della Redgrave che sono in stato di grazia. Sicuramente da rivalutare e da vedere anche per conoscere un fatto storico non poco interessante.

Con suo stile squilibrato, eccessivo, fiammeggiante (in senso anche letterale) Russell sguazza in una vicenda in cui sesso, potere e religione appaiono intrecciati indissolubilmente, con la delicatezza di un elefante in un negozio di porcellane. Il forte impatto, che non esita a ricorrere alla deformazione grottesca pur col rischio di ridicolo involontario , non può essere negato, anche se il film pare ora invecchiato, come spesso accade alle opere-pamphlet. Memorabili le prove di Reed, prete di imponente sensualità, e Redgrave, suora gobba.

Il cinema di Ken Russell è ormai datato; molti dei suoi film non si sa più bene come prenderli. Fra tutti, The Devils è quello che ha mantenuto ad oggi una carica vitale allarmante: la sua furia iconoclasta, la rappresentazione blasfema e anticlericale di corpi affamati, piagati e urlanti in masse convulse, delineano un lancinante contrasto con la sintesi spirituale votata all’unità divina. L’autodeterminazione macellata dai colpi della politica demagogica del Cattolicesimo è di una scomodità ideologica che galvanizza e infiamma. Sconcertante e insostenibile la Redgrave; ottimo Oliver Reed.

Uno straordinario film, il migliore di Russell, che riesce a coniugare la sua a volte traboccante vitalità con uno spessore di contenuti validissimo. La limpida pagina di Huxley viene passata al filtro dell’eccesso e Reed qui è nel ruolo di una vita, seducente e proteico vescovo, peccatore ed eroe allo stesso tempo. Vanessa Redgrave nel ruolo della badessa storpia inguaribilmente innamorata di Grandier è di quelle che non si scordano. Molti attori di controrno appariranno in film di Kubrick che sicuramente ha visto questo film.”

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APPENDICE

La vera storia di Urban Grandier

di Paul Templar, http://www.paultemplar.wordpress.com

Nella foto:il presunto patto con il diavolo di Grandier

Questa,a differenza dell’affaire dei veleni,che ho raccontato,è una storia strana,avvenuta all’ombra della corte di Francia,durante il regno di Luigi XIII,e che ha per protagonista un prelato affascinante e vagamente gigolò,Urbain Grandier, una badessa,suor Jeanne des Anges,e il diavolo.

Proprio lui,l’essere innominabile per antonomasia,che fa capolino proprio nel posto dove meno ti aspetti di vederlo comparire,un convento di monache.

Tutto inizia con il trasferimento di Grandier a Loudun,preceduto dalla fama del sacerdote di essere uomo galante e di mondo,più attratto dal correre dietro le sottane che dall’alto ministero del suo dovere. Grandier era un bell’uomo,che non faceva mistero dell’attrazione che esercitavano su di lui le donne in genere.

Ma era anche un uomo dal carattere duro e intransigente,una di quelle persone che non mancano di farsi un mucchio di nemici. Uno dei quali era sicuramente sua eminenza il cardinale Richelieu,segretario di stato francese,uomo poco incline alle critiche e soprattutto privo di qualsiasi senso dell’umorismo, e che con Grandier ebbe problemi legati ad un libello pieno di feroci critiche verso il cardinale,e che si diceva scritto proprio da Urbain Grandier.

L’arrivo del prelato a Loudon mise in agitazione soprattutto la popolazione di sesso femminile,attratta dalla fama di tombeur de femmes che lo precedeva;tra di loro c’era anche una insospettabile badessa del convento delle Orsoline,suor Jeanne des Anges,che sviluppò ben resto un’autentica ossessione verso Urbain,del quale Jeanne si invaghi morbosamente e perdutamente.Suor Jeanne,dopo la morte del confessore delle Orsoline,chiese a Grandier,tramite un’epistola,di diventare il nuovo confessore del convento,ricevendone in cambio un netto rifiuto. La badessa da quel momento sviluppò una mania ossessiva a metà strada tra l’erotico e il fanatico,che sfociò ben presto in una sintomatologia perversa;durante la notte suor Jeanne si svegliava urlando,gridando che il fantasma di Grandier la tormentava con carezze proibite e parole oscene. La voce della strana ossessione della badessa si sparse ben presto fuori dal convento,tanto che le autorità religiose,preoccupate dal possibile montare di uno scandalo,mandarono al convento un frate esorcista.

Che fallì miseramente,come del resto fallirono anche i successivi.La relazione di ognuno di loro era preoccupante:suor Jeanne appariva trasformata,parlava con un linguaggio osceno,e si diceva posseduta da diversi demoni.

A macchia d’olio,anche altre suore del convento iniziarono a manifestare gli stessi sintomi,tanto che le autorità religiose avvisarono il cardinale Richelieu in persona,che decise l’invio di un noto esperto di stregoneria, Laubardemont,famoso per aver mandato sul rogo oltre un centinaio di streghe. La scelta del cardinale era da mettere sicuramente in relazione con la ruggine esistente nei confronti di Grandier,e Laubardemont si mostrò immediatamente strumento fedele della vendetta di Richelieu.

Appena arrivato a Loudon,fece arrestare Grandier,e lo tradusse in ceppi davanti alla badessa e alle suore contagiate dall’isterismo di massa. Il risultato sembrò confermare le accuse al prelato.Alla presenza di Grandier la badessa e le suore urlarono e si contorsero in maniera orribile,pronunciano frasi oscene e compiendo atti innominabili di autoerotismo e lasciandosi andare a pose oscene e bestemmie. Suor Jeanne arrivò a parlare con una voce roca,dicendosi invasata dal demone Asmodeo,che parlò tramite lei e raccontò di come avesse stretto un patto diabolico con il sacerdote,e di come lo avesse marchiato per farne una sua creatura.

Il povero Grandier venne visitato da due medici,che naturalmente non riscontrarono alcun segno diabolico sul suo corpo. Anzi,uno di essi scrisse di aver visto suor Jeanne nell’atto di nascondere un pezzo di sapone che aveva estratto dalla bocca,e che ne aveva provocato la schiuma che fuoriusciva dalla bocca durante la presunta possessione diabolica.

I due rapporti sparirono misteriosamente. Si arrivò comunque al processo,dove ci fu un testimone d’eccezione,il diavolo in persona,che parlò per bocca di Suor Jeanne,e che raccontò di aver fatto con Grandier un patto scellerato,nel quale assicurava al prelato fama,fortuna e sesso in cambio della sua anima e della dedizione totale. Il diavolo dette anche indicazioni su come rintracciare la pergamena sul quale era stato stipulato il patto,che venne rintracciata. Era la prova che si cercava,e naturalmente non si badò e soprattutto non si mise in discussione l’improbabile versione di suor Jeanne.

Grandier venne sottoposto a tortura,durante la quale,nonostante i tormenti che gli venivano inflitti,non smise mai di protestare la sua innocenza. Il processo si concluse con la condanna a morte di Urbain Grandier,che nel 1634 salì sul rogo,gridando fino all’ultimo la sua innocenza. Ironia della sorte,Suor Jeanne divenne,subito dopo la morte del prelato,un’icona di santità. I fenomeni diabolici sparirono improvvisamente dal convento,e sulle mani della badessa comparvero le stimmate.

Un fenomeno probabilmente imputabile ad auto convincimento,senza alcuna possibilità di intervento miracoloso;la donna era soltanto una fanatica psicotica,e le stimmate furono autoindotte e provocate a bella posta.

Ma tanto bastò a renderla quasi una santa. Alla sua morte,avvenuta qualche anno dopo quella di Grandier,i suoi vestiti e i suoi indumenti intimi divennero paradossalmente oggetti di culto,e la leggenda narra che la stessa moglie del re di Francia volle curare suo figlio,gravemente ammalato,con la camicia da notte dell’isterica badessa. In definitiva,il povero Grandier venne condannato per motivi politici sfruttando la superstizione e le malattie mentali di suor Jeanne,sfruttando tra l’altro prove assolutamente risibili e non suffragate da fatti.A meno di non accettare come veritiera la deposizione del diavolo, Grandier pagò con la vita la sua arroganza, il suo fascino e la sua superbia.

Debolezze umane,viste come doti fornite dal demonio.

agosto 9, 2010 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 1 commento

Patrick vive ancora

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Un gruppo eterogeneo di persone converge nella clinica del professor Herschell; sono stati convocati dallo stesso tramite una lettera arrivata personalmente a ciascuno di essi.
Nella clinica arriva David Davis, un giovane cupo e solitario, scostante, Lindon e Cheryl Kraft, una coppia divisa da una differenza d’età notevole, Peter e Stella Randolph, un’altra coppia con problemi, legati sopratutto all’alcolismo della donna.
Quello che gli ospiti della splendida clinica, che consiste in una villa arredata in maniera faraonica ed immersa nel verde, è che il professor Herschell li ha convocati per vendicare l’incidente che è quasi costato la vita a suo figlio Patrick,colpito alla testa da una bottiglia lanciata da un pulmanino.

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Mariangela Giordano è Stella

Il giovane, rimasto paralizzato nel suo letto, grazie all’aiuto del padre ha sviluppato potentissime facoltà medianiche, che ha utilizzato per rintracciare le persone che quel giorno erano sulla strada dell’incidente.
Ed è grazie a queste che il giovane inizia a far strage tra gli ospiti della villa, non risparmiando nemmeno la domestica della villa.
Le morti si susseguono in maniera brutale;Lindon muore nella piscina bruciato da una formidabile scarica, David morirà appeso ad un uncino, mentre Stella verrà uccisa in maniera orrenda da un lungo tubo di metallo, un vero e proprio spiedo che la trapasserà partendo dalle parti intime.

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Carmen Russo è Cheryl

Anche Meg, la domestica, viene uccisa da un assalto dei cani della villa che la sbranano.
A organizzare il tutto è Herschell, che decide anche la morte di Lidia; ma la ragazza è legata in maniera inspiegabile a Patrick, e quando l’uomo tenterà di ucciderla, Patrick reagirà uccidendo il padre.
Horror stravagante; utilizzo un eufemismo per etichettare un film molto, molto brutto, sceneggiato da cani e con una storia già improbabile in partenza e che diventa man mano che la pellicola prosegue nel suo implacabile svolgimento, aggrovigliata e assurda, tanto da sfociare spesso nel ridicolo.

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Un horror tra l’altro ammantato di sesso, in una misura molto, molto elevata; spesso si sfiora ( o si supera) anche il confine del soft, come nel caso della sequenza in cui Lidia si sdraia sul lettino in camera di Patrick e si masturba per alcuni minuti con voluttà, ripresa in primo piano dal regista.
Patrick vive ancora, che segue il più fortunato film Patrick, girato nel 1978 dal regista Franklin, è opera bislacca e sconclusionata.

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Penalizzato da errori di tutti i generi, oltre che sfortunatamente assistita da un cast deficitario; alcune scene e alcune situazioni sono ai limiti della follia, come la scena della piscina oppure quella estremamente trash della morte di Stella/Mariangela Giordano, trafitta da uno spiedo di un metroa partire dalla vagina, spiedo che arriva poi verso l’alto senza uccidere la malcapitata, il tutto tra rumori che ricordano lo sguazzare dei porci in un letamaio.
Difficile trovare qualcosa per cui giustificare la visione di quest’incubo cinematografico; siamo di fronte al trash più spinto, con una storia che fa acqua da tutte le parti e che si conclude in maniera comica, con la fine scritta sugli occhi di un Patrick immobile.

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Proprio l’interpretazione di Patrick, affidata a Gianni Dei, resta l’unica cosa da salvare; l’attore non fa nulla, ed è la scelta migliore; fra tutte, la sua è un’interpretazione da oscar, vista l’isteria che sembra colpire gli altri attori dello sventurato cast.
Malissimo la pur brava Mariangela Giordano, 43 anni compiuti quando girò il film, costretta a girare nuda quasi sempre; l’attrice ha ancora un fisico apprezzabile, ma si ritrova a dover interpretare un ruolo scadente, che vede tra l’altro la morte del personaggio in maniera bizzarra.

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La povera Giordano si ritrova così a dover morire a gambe aperte, senza mutande e ripresa da vicino da una macchina da presa guardona.
C’è anche la soubrette Carmen Russo, tra le protagoniste; prova da dimenticare, perchè anche lei è travolta dalla pochezza del personaggio.
Naturalmente nudi a profusione anche per lei, così come per la Veneziano, che interpreta la domestica Meg.
La parte più osè è riservata ad Andrea Belfiore, starlette che in seguito ha fatto ben poco; probabilmente la sequenza della scena autoerotica vedeva l’utilizzo di una controfigura, ed è anche l’unica parte del film che qualcuno finisce per ricordare.

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Andrea Belfiore è Lidia

La regia è di Mario Landi, regista anche Tv e di buon livello, che aveva diretto proprio per il piccolo schermo I racconti del maresciallo, la serie di Maigret, la miniserie “Nessuno deve sapere” e che invece al cinema si era distinto, sopratutto prima di questo film, per altre produzioni davvero sconcertanti, come Giallo a Venezia e Le impiegate stradali – Batton Story.
Insomma, trash a tutto spiano; un film che possiamo collocare accanto a pietre miliari come La bestia in calore oppure Incontri molto ravvicinati del quarto tipo.
Siamo nel 1980… e si vede, accidenti se si vede.

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La morte di Meg, Anna Veneziano

Patrick vive ancora,un film di Mario Landi. Con Gianni Dei, Sacha Pitoëff, Carmen Russo, Paolo Giusti, Franco Silva, Maria Angela Giordano, John Benedy, Anna Veneziano
Horror, durata 90 min. – Italia 1980

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Sacha Pitoëff     …     Professor Herschell
Gianni Dei    …     Patrick Herschell
Mariangela Giordano    …     Stella Randolph
Carmen Russo    …     Cheryl Kraft
Paolo Giusti    …     David Davis
Franco Silva    …     Lyndon Kraft
John Benedy    …     Peter Suniak
Anna Veneziano    …     Meg

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Regia     Mario Landi
Sceneggiatura     Piero Regnoli
Produttore     Gabriele Crisanti
Casa di produzione     Stefano Film
Fotografia     Franco Villa
Montaggio     Mario Salvatori
Musiche     Berto Pisano
Scenografia     Giovanni Fratalocchi
Costumi     Itala Giardina
Trucco     Vincenzo Napoli, Rosario Prestopino

“Prodotti come questo meritano l’attenzione di ogni cultore del cinema “bis”. Per la loro sfrontatezza, per la superficialità con la quale trattano questioni profonde (un individuo in stato comatoso, ma che presta molta attenzione alle forme di Carmen Russo) e per come (ingenuamente) mettono in cantiere una serie di efferati (sino al ridicolo) atti di violenza gratuita. Il regista, non a caso, è lo stesso di Giallo a Venezia ed il tenore “artistico” è dello stesso livello. Nel cast anche Mariangela Giordano e Sacha Pitoeff (Inferno).

Pseudo-remake italico di Patrick, che assieme ad altri titoli come Trhauma e La bimba di Satana  vince la palma di peggiore film horror italiano di tutti i tempi: ripugnante per scenografie sciatte, dialoghi insulsi, recitazione inesistente ed effettacci splatter d’infimo gusto che lo accomunano all’altrettanto disastroso Giallo a Venezia, sempre firmato Landi. Come spesso capita in questi casi, l’unica soddisfazione si trae da nudi integrali delle donne del cast: alle già rodate Giordano e Russo non è da meno la bellissima Andrea Belfiore (non accreditata), qui al suo esordio cinematografico.

Terrificante horror italiano che scopiazza senza pudore il già sopravvalutato film austrialiano Patrick  (di cui vorrebbe essere un sequel apocrifo) e che non presenta nessun motivo di interesse se non, ovviamente per i loro fan, le copiose scene di nudo in cui la Russo e la Giordano mostrano generosamente le proprie grazie. Per il resto nulla da segnalare. Pessimo. Una perla del trash italico. Gli appassionati del genere gioiranno.

Della serie “se non lo vedi non ci credi”. Questo spin-off dell’originale Patrick  australiano, ormai assurto a cult-movie da ogni estimatore del cinemabis mondiale, è un prodotto tremendamente amatoriale, che ricorda subito l’altrettanto trash Le notti del terrore  (cifrate cast, produzione, musiche, location e capirete perché). Sceneggiatura precaria, sequenze assurde, omicidi trucissimi ma con SPFX orribili, dialoghi improponibili, nudi gratuiti, lunghe sequenze in cui non accade nulla, musica da film fantascientifico anni ’50. Inimitabile!

In ambito comico, insieme all’irresistibile Le porte dell’inferno, il film trash perfetto. Le mie scene cult: Patrick di fronte alla macchina, gli tirano qualcosa in faccia e lui si abbarbica a terra tutto insanguinato. Dialogo nella villa: “Lyndon Cough, ma che diavolo ci fa qui? Non punta a diventare primo ministro?”, “Mi dispiace ma non mi sono mai interessata di politica…”. Detta così non farà neanche ridere, ma vi assicuro che l’estemporaneità e la gratuità della risposta nel film, è quanto di più comico il cinema non-comico abbia mai offerto.

Mitico! Se preso col piglio giusto questo film diverte tantissimo. Gli attori non sono il massimo, le battute sono orride (“io scopo donne, non bottiglie di whisky”) e gli effetti speciali risibili (gli occhi di Gianni Dei!) ci sono solo donne seminude e scene splatter, eppure, ripeto, questo film ha una sua bellezza.

Che sia l’horror preferito dai nudisti? A parte gli scherzi, nel genere non fa minimamente paura; a vincere è la noia, con queste persone che prima di crepare esplorano ogni stanza accompagnate da suoni tipo theramin portati all’eccesso che fanno venire il mal di testa, ed assurdi occhioni lampeggianti; solo lo splatter è salvabile: poco ma efficace. Il resto è tutto uno squallore imbarazzante: pessime interpretazioni, trama in bilico, odiose musiche e la continua esposizione di nudità. Sconclusionato ed assurdo, è tutto trane che stimolante.

Una bottiglia gettata da una auto colpisce e paralizza il povero Patrick, ma il padre saprà come vendicarsi. Il puro trash italico prende forma in un tipico stracult da vedere a tutti i costi, ma solo nella versione integrale. Infatti le scene madri possono essere orrendamente mutilate dalla censura e qui non si capisce cosa sia successo alla povera Giordano, davvero maltrattata in ogni maniera. Il basso tenore complessivo della pellicola è secondo solo al mitico Il sesso della strega, ove troviamo l’adeguato Gianni Dei, da giovanotto. Il J&B è ovunque.

“Trash” è nuovamente l’urlo di battaglia di quest’altro prodotto della premiata ditta Dei-Giordano. Sarebbe un remake di Patrick, ma gli esiti sono tragicomici, a partire dal cast femminile, buono solo a mostrarsi nudo (ben venga!) e a esprimersi con dialoghi semplicemente osceni. Ridicole le scene splatter (brutti gli SFX) e improponibili la musica di Pisano (che ricorda L’esorcista) e la sceneggiatura. Più che un horror pare un pornazzo sottotono. Basteranno la buona location gotica (!?) ed un’encomiabile fotografia a risollevarlo?

Seguito apocrifo dell’australiano Patrick. Del primo riprende praticamente tutto, riciclando tra l’altro alcune scene (quella della macchina da scrivere, ad esempio). In ogni caso il film è uno spettacolo per gli occhi, non tanto da film horror ma quanto per le risate che provocherà. La recitazione è ai minimi storici e ogni pretesto è buono per mostrare le poppe di Carmen Russo e della Giordano. Questo, insieme ad una discreta dose di splatter, lo rende comunque un classico per una serata in compagnia all’insegna del trash.”

 

“Ti stai comportando da mignotta” (Franco Silva)
“Mi fai schifo, tu non sei che un piccolo uomo…” (Carmen Russo)
“Io di solito scopo donne, non mi piacciono le bottiglie di whisky” (Paolo Giusti)
“Con la droga sei diventato frocio” (Mariangela Giordano)
“Crepa da sola mignotta” (Paolo Giusti)
“Beh… lui è un manichino, lei una vacca” (Mariangela Giordano)

agosto 5, 2010 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , , | Lascia un commento

La casa dell’esorcismo

La casa dell'esorcismo locandina

Toledo, Spagna.
Un gruppo di turisti è in visita alla locale Cattedrale.
Tra di loro c’è la giovane turista americana Lisa, che all’improvviso viene colta da malore.
Trasportata in un ospedale, grazie alla premura di Padre Michael, Lisa viene a trovarsi in uno stato alterato della psiche.
Padre Micahel rispedisce la giovane amica di Lisa, Kathy a casa sua, e si occupa personalmente di Lisa.
Ben presto a Padre Michael appare chiaro che quello di Lisa è un caso assolutamente a se stante; la giovane donna, che i medici non riescono a curare, sembra essere posseduta da un’entità malvagia.

La casa dell'esorcismo 1
Elke Sommer, Lisa

Padre Michael scopre così che è il diavolo l’autentico manipolatore della ragazza, apprendendo così quello che è accaduto nel recente passato della donna.
Una notte Lisa si è trovata a soggiornare presso la villa di una nobile e di suo figlio; qui ha assistito ad orrendi delitti rituali commessi dalla donna e dai suoi parenti, consistenti in messe nere, rapporti incestuosi ecc.
Per padre Michael ha inizio così una dura lotta contro il demonio, che per sconfiggere il prete non esita a ricorrere a tutti i mezzi, compresa l’evocazione di un antico amore del prelato.
Padre Michael, per sconfiggere il maligno, dovrà andare a scovarlo dalla sua residenza, stabilita nella villa maledetta della vecchia contessa.

La casa dell'esorcismo 2

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La casa dell’esorcismo è un film a cui ha partecipato solo parzialmente Mario Bava, che vide trasformare dal produttore Leoni il suo film di qualche anno prima Lisa e il diavolo in un’opera profondamente diversa dall’originale.
Le cause della celta di produrre un film utilizzando l’impianto narrativo di Lisa e il diavolo oltre all’utilizzo di molta parte del film precedente, aggiungendo la lunga sequenza all’interno dell’ospedale e la conclusione nella villa maledetta sono da ricercare nel successo che stava avendo, a livello mondiale, il film di Friedkin L’esorcista.

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Sylva Koscina è Sophia, presente nel primo film ed evocata da Lisa nei suoi ricordi

Il filone demoniaco sembrava attirare masse di spettatori, e il produttore Leoni, che aveva finanziato Lisa e il diavolo, decise di recuperare parte dei soldi spesi proprio per Lisa e il diavolo producendo un film che si riferisse esplicitamente al filone demoniaco.
Il film originale di Bava, pur essendo opera affascinante creata con l’ausilio anche di un cast di notevole valore, non aveva avuto un grande successo, rimanendo confinata nel limbo; nonostante la bravura di Bava, l’utilizzo classico dei colori accesi, l’atmosfera degna di Lovercraft e una trama di sicuro interesse non erano bastati ad assicurare il successo della pellicola.

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Se in Lisa e il diavolo il percorso organico della giovane turista che si imbatte nel diavolo sotto mentite spoglie di un maggiordomo che traffica in manichini era sembrato lineare, in La casa dell’esorcismo, pur essendoci uno sforzo notevole per assemblare una storia credibile, costruita attorno al trauma vissuto da Lisa nel film precedente, non funziona del tutto.

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Sono evidenti le due mani distinte nelle regie, e Micky Lion (pseudonimo del produttore Leoni) non ha di certo il senso del ritmo e le capacità di Bava.
Pur avvalendosi delle prestazioni di Lamberto, figlio del grande maestro, Lion costruisce un film che sembra spaccato in due: da una parte il ceppo principale costruito da Bava, dall’altro la parte aggiunta, in cui predomina l’aspetto demoniaco con piccole varianti sexy, rappresentate dall’immagine della vecchia fiamma di Padre Michael che appare nuda al sacerdote per diminuirne le capacità esorcistiche.

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Tuttavia il film ha un suo fascino, proprio grazie all’impianto principale; la parte che rievoca gli avvenimenti nella villa della vecchia contessa è solida, e da sola basta a reggere il film, che in fondo ha in aggiunta solo una parte relativa al ricovero e il finale ambientato nella villa, con lo scontro tra il maligno e Padre Michael.
Manca ovviamente tutta l’introduzione di Lisa e il diavolo, con quel piccolo gioiellino che consisteva nell’incontro tra il diavolo, impersonato da un perfetto Telly Savalas e Lisa- Elke Sommer, che ovviamente anche in questo film ha la parte principale.

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La scelta della bella attrice non fu di certo casuale; Elke aveva fatto parte del cast del precedente Gli orrori del castello di Norimberga, opera affascinante del maestro.
Molti critici cinematografici storcono la bocca di fronte a questa operazione, definendola totalmente commerciale; in realtà La casa dell’esorcismo, anche per chi non ha avuto la ventura di vedere Lisa e il diavolo, appare opera dignitosa, pur nei limiti descritti.
La parte girata da Bava ha un fascino sottile, e da sola vale la visione del film.
Difficile definire in qualche modo l’aspetto recitativo, senza fare riferimento proprio a Lisa e il diavolo; il cast è bene assortito, e include l’ottima Alida Valli (la contessa), Alessio Orano, Telly Savalas, Sylva Koscina, autrice di una parte estremamente audace con gabriele Tinti che venne tagliata in fase di montaggio e con non compare in molte edizioni sia cinematografiche che destinate all’home video.
L’unica giudicabile appieno è proprio Elke Sommer, e va detto che la bella attrice è efficace e espressiva; è anche bella, il che non guasta mai.

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Discreto Robert Alda, che si aggiunse proprio in questo secondo episodio (sempre a volerlo classificare così) e decisamente affascinante la giovane Carmen Silva, che compare in poche sequenze del film stesso in costume adamitico.
I paralleli con L’esorcista appaiono legittimi ed evidenti; le differenze sostanziali sono solo nelle varie storie che hanno dietro la Regan dell’Esorcista e la Lisa di questo film; il linguaggio usato dal demonio è molto simile, così come le manifestazioni esteriori della presenza del diavolo stesso, che si manifesta con il classico vomito verde.

La novità è rappresentata dal tentativo del maligno di sedurre fisicamente il sacerdote, attraverso l’apparizione di Carmen Silva, che a ben vedere potrebbe dannare anche un santo.
Un film che si può vedere, lontano dalle stroncature di alcuni critici poco avvezzi a certo tipo di operazioni.

La casa dell’esorcismo, un film di Mario Bava. Con Elke Sommer, Sylva Koscina, Telly Savalas, Alessio Orano, Alida Valli, Gabriele Tinti, Robert Alda, Eduardo Fajardo, Spartaco Santoni, Carmen Silva
Horror, durata 92 min. – Italia 1975.

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La casa dell'esorcismo banner personaggi

Telly Savalas     …     Leandro
Elke Sommer    …     Lisa Reiner
Sylva Koscina    …     Sophia Lehar
Alessio Orano    …     Max
Gabriele Tinti    …     George, l’autista
Kathy Leone    …     Kathy amica di Lisa
Eduardo Fajardo    …     Francis Lehar
Franz von Treuberg    …     Shopkeeper
Espartaco Santoni    …     Carlo
Alida Valli    …     Contessa
Robert Alda    …     Padre Michael
Carmen Silva    …     Anna

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Regia: Mario Bava (solo Lisa e il diavolo) e Micky Lion
Prodotto da José Gutiérrez Maesso e Alfredo Leone
Musiche : Carlo Savina

Le scene tagliate da Mario Bava in Lisa e il diavolo; solo la prima scena è presente anche in La casa dell’esorcismo

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La casa dell'esorcismo filmscoop

“Lisa e il Diavolo  nella sua versione rinnegata da Bava perché rimaneggiata dal produttore (Leone) che optò per l’inserimento di scene ispirate dal recente clamore suscitato da L’Esorcista  (1973). Ad Elke Sommer spetta la parte della posseduta e su di lei vengono girate sequenze che appaiono -alla luce odierna ancor di più- evidentemente forzate, con inevitabili conseguenze sullo sviluppo narrativo, deviato da immagini shockanti (e ben fatte) ma inutili…

Triste operazione di riassemblaggio, che diventa godibile (poco) solo con spiritaccio goliardico per sghignazzare sul contrasto fra le sequenze aggiunte (girate probabilmente da Lamberto) e quelle originali di papà Mario. Abbastanza terribile, si salva tutto sommato il finale apocalittico (cioè, insomma…)

Ecco come rovinare un ottimo film. L’unica cosa positiva è che il maestro Bava si sia rifiutato di girare questa porcheria, diretta dal produttore Leone in mancanza di meglio. Si danno più risalto alle musiche inquietanti di Carlo Savina, aumenta il sesso e qualche effetto di sangue, ma il livello si abbassa di almeno dieci punti. La trama diventa sconclusionata e contraddittoria. Orrendo.

Curiosa operazione commerciale dai risultati mediocri. Le scene di esorcismo non sono neanche male (notevole la quantità di parolacce, che supera nettamente L’esorcista) però con il film di Bava non c’entrano nulla. Quindi la trama diventa decisamente incomprensbile e così ci si stanca subito.

Decisamente un film brutto, slegato e sconclusionato. La presenza di Bava si legge solo sui titoli, della sua mano resta infatti davvero poco o nulla. L’ntreccio assume spesso connotati buffi se non ridicoli e il tutto scade presto nella noia totale. Sprecato, per l’occasione, Telly Savalas.

Cercare di rendere commerciale Lisa e il diavolo  con inserti horror espliciti, ricchi di sesso e oscenità verbali varie, poteva risultare anche vantaggioso per il botteghino, vista l’epoca. Compare una versione strong del precedente film, piuttosto confusa e pasticciata, anche se le scene dell’esorcismo sono abbastanza minacciose e cruente. L’arte del maestro sparisce per far posto all’impatto delle immagini, ma la paura purtroppo è in affanno. Affermare l’errore è giusto, ma nei panni di chi deve far conto del borsellino, si va verso altre affermazioni.

Malsano tentativo di rendere attraente per il pubblico Lisa e il Diavolo, aggiornandolo alla moda dell’Esorcista  e inserendo quindi scene nuove con un prete e l’indemoniata. Più o meno come fare sfregi ad un bel quadro sino ad ottenerne brandelli privi di ogni valore e significato. Male, molto male Mickey Lion (certamente molto più Leone che Bava).

Troppo facile riusare le scene del film di Bava  per prendersi dei meriti, condendole con soporifere scene d’esorcismo (tanto volgari e blasfeme quanto compiaciute e trash – vedete sotto la “Frase memorabile” per delucidazioni). L’idea non era neanche così tremendamente malvagia, ma il risultato è assolutamente deludente: tanto il sesso facile e trash, zero la tensione, trama quasi inesistente, sangue minimo. E poi non ci capirete nulla se non avete visto Lisa e il diavolo. Ma è davvero così indispensabile completare tale mini-saga?”

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agosto 4, 2010 Pubblicato da: | Horror | , , , , , , | 3 commenti