Filmscoop

Tutto il mio cinema

L’amour nu

L'amour nu locandina 1

Claire è una donna solare e ottimista;lavora come interprete per l’UNESCO ed è qui che un giorno, durante una pausa pranzo conosce Simon, un uomo sensibile ed innamorato del proprio lavoro, l’oceanografia.
Tra i due l’iniziale simpatia si trasforma ben presto in amore: i punti di contatto non sono molti ma Simon apprezza in Claire la solarità mentre lei è attratta dalla sua gentilezza d’animo.
Il lavoro però ha delle esigenze e i due devono momentaneamente separarsi.
Un giorno mentre fa la doccia Claire scopre un minuscolo nodo tra il braccio e il seno; immediatamente corre a visitarsi e purtroppo l’esito è infausto.

L'amour nu 2

L'amour nu 1
La donna ha infatti un cancro del seno.
Claire non si perde d’animo e affronta alcune sedute di cobalto terapia che però purtroppo non sortiscono gli effetti sperati.
A questo punto è necessaria un’operazione di mastectomia e la cosa mette decisamente in crisi la donna.
L’intervento,demolitore, rischia di stravolgere parte della sua estetica e ben presto Claire decide di dire addio a Simon, incapace di confessargli la sua malattia.
Ma Simon scopre la verità…
Film sui sentimenti, sulla malattia.
L’amour nu, diretto da Yannick Bellon racconta una storia semplicissima e giocata tutta sulla dicotomia tra l’amore tra i due protagonisti e una malattia subdola e devastante che rischia di pregiudicare il futuro della coppia stessa.

L'amour nu 3

L'amour nu 4

L'amour nu 5
Siamo nel 1981 e il cancro è ancora un samurai invincibile.
Ed è anche un male di cui un po ci si vergogna, quasi fosse un qualcosa che uno va a cercarsi invece di essere un nemico subdolo e spietato in agguato nella vita di tutti.
Le cure sono ancora parzialmente inefficaci,la diagnosi precoce è agli albori, non c’è la Tac;il cancro al seno viene affrontato con operazioni che demoliscono e che come conseguenza lasciano ferite nel corpo e nella mente delle donne.
L’amour nu affronta questo tema con delicatezza, mostrandoci contemporaneamente una storia d’amore di quelle più compiutamente ordinarie;due belle persone, pulite, che vivono una storia come tante che però all’improvviso si troverà di fronte ad un bivio assolutamente imprevisto.
E’ Claire quella che decide di troncare la relazione non appena saputo del suo male, della necessità di fare una mastectomia.

L'amour nu 6
La donna sa che fisicamente non sarà più la stessa e il timore che la mutilazione possa sconvolgere e allontanare da se il compagno la portano a precedere gli eventi scegliendo unilateralmente di lasciare il compagno.
Il finale è in linea con la storia, che la regista Bellon, oggi novantenne,affronta con mano felice e con una sensibilità tutta femminile, mai mielosa o zuccherosa però.
Un film che riprende in qualche modo la tematica di Love story senza però usarne il linguaggio forzatamente lacrimevole (visto anche il finale del film) o quella del recente Always from her-Lontano da lei di Sarah Polley che affronta con grandissima tenerezza e drammaticità il tema dei sentimenti nei malati di Alzheimer.
L’amour nu è un bel film, descrittivo e mai noioso, che riesce a delineare benissimo la psicologia di una donna alle prese con un male terribile che però saprà affrontare con coraggio e che, contrariamente a quanto da lei previsto finirà bene anche dal punto di vista dei sentimenti.

L'amour nu 10

L'amour nu 9
Bravissima e struggente Marlene Jobert, attrice dal volto intenso capace di una gamma di espressioni da attrice di razza,molto bravo anche Jean-Michel Folon,a suo agio nel ruolo del bel personaggio di Simon.
Alla sceneggiatura collabora anche Francoise Prevost.
Purtroppo di questo film non esiste una versione in italiano; i distributori di casa nostra hanno sempre avuto molta colpevole diffidenza verso il cinema dei nostri cugini d’oltralpe con il risultato di aver privato il pubblico italiano di molte pregevoli opere.

L'amour nu 8

L’amour nu
un film di Yannick Bellon, con Marlène Jobert,Jean-Michel Folon,Zorica Lozic,Georges Rouquier,Michèle Simonnet,Jean-Claude Carrière Drammatico Francia 1981

L'amour nu banner gallery

L'amour nu 12

L'amour nu 7

L'amour nu 13

L'amour nu 14

L'amour nu 15

L'amour nu 16

L'amour nu 17

 

L'amour nu banner personaggi

Marlène Jobert … Claire
Jean-Michel Folon …Simon
Zorica Lozic … Olga
Georges Rouquier …Jean Lafaye
Michèle Simonnet … Judith
Jean-Claude Carrière …Il professore
Roland Monod … Lo spécialista
Tatiana Moukhine …La signora che lavora a maglia
Jean-Pierre Savinaud …Il tassista
Pierre Trente …L’istruttore di pattinaggio
Adolphe Viezzi … Gérard
Rachid Ferrache … Il figlio di Gérard
Vernon Dobtcheff …John
Caroline Aguilar … La mannequin

L'amour nu locandina 2

L'amour nu banner cast

Regia: Yannick Bellon
Sceneggiatura:Yannick Bellon,Françoise Prévost
Musiche:Richard de Bordeaux
Art Department :Jean-Michel Folon

L'amour nu banner foto

L'amour nu locandina 3

L'amour nu locandina 4

L'amour nu locandina foto 1

L'amour nu locandina foto 2

L'amour nu locandina foto 7

L'amour nu locandina foto 3

L'amour nu locandina foto 4

L'amour nu locandina foto 5

L'amour nu locandina foto 6

dicembre 20, 2014 Posted by | Drammatico | , | Lascia un commento

La prigioniera

La prigioniera locandina 3

La prigioniera (La prisonniere) è l’ultimo film diretto dal maestro George Henry Clouzot nel 1968, il congedo di un grande regista con un grande film.
Clouzot cala il sipario sulla sua carriera di cineasta a otto anni dal grandissimo successo di La verità e a quattro dall’incompiuto L’enfer; un decennio, quello degli anni sessanta, che vede Clouzot più alle prese con i problemi personali che con il cinema, con una serie di funesti avvenimenti come la morte dell’amatissima moglie, una lunga depressione e infine l’infarto che lo coglie durante la lavorazione di L’enfer.
La prigioniera quindi nasce in un periodo in cui pare che finalmente il regista francese abbia ritrovato entusiasmo e ispirazione; ed infatti il film sarà un vero e proprio sunto della sua arte cinematografica in cui appaiono evidenti i frutti del lunghissimo lavoro di sperimentazione compiuto proprio con L’enfer, il film rimasto allo stato embrionale e di cui per quarantanni si erano perse le tracce della lavorazione.Che sono riaffiorate qualche anno addietro grazie a 180 bobine recuperate da Serge Bromberg a casa della vedova di Clouzot Ines e che testimoniano lo straordinario lavoro di preparazione per quel film del quale parlerò in un prossimo post.

La prigioniera 1

La prigioniera 2
Sono proprio gli esperimenti fatti con L’enfer a trovare applicazione in La prigioniera; scatti arditi, intensi primi piani, luci psichedeliche ecc.mostrano come Clouzot fosse riuscito ad inventare un nuovo sistema visivo e comunicativo che il regista stesso applica a primi piani tormentati ed espressivi,ossessivamente ripetuti e che mostrano le varie espressioni degli artisti impiegati e che raccontano una storia fatta di perversione e passione, di raffinata morbosità di un menage a trois che solo per un caso non sfocerà in una tragedia.
La storia che Clouzot racconta in fondo non ha molta importanza se non nell’ottica dell’uso di questo nuovo linguaggio meta visivo:ancora una volta sono i tormenti a farla da padrone, la gelosia e il possesso, gli oscuri meandri della psiche umana eviscerati e mostrati attraverso il linguaggio proprio della psiche, che non può essere lineare per ovvi motivi ma che rappresenta un incubo per immagini.

La prigioniera locandina 5
Se nell’Enfer il soggetto era l’ossessione al limite della follia di un uomo per sua moglie, in La prigioniera il concetto è ampliato ed esteso ad un triangolo fatto da una donna e due uomini.
C’entra l’amore, c’entra il desiderio di possesso, c’entra anche la morbosità del desiderio inconscio proprio della donna di entrare nel masochistico inferno dell’amante, del quale condividerà e sperimenterà la sottile perversione e il desiderio di possesso globale, inglobante a cui la donna sfuggirà per puro caso.

La prigioniera 3

Siamo a Parigi; Gilbert e Josè sono una coppia moderna, di quelle aperte a qualsiasi esperienza legata però da un sentimento d’amore molto forte che tiene unita la coppia stessa aldilà delle tentazioni fortissime provenienti dall’esterno del mondo che loro faticosamente sono riusciti a costruire.
Lei lavora nel campo dell’immagine e si occupa di un documentario entre lui è uno scultore d’avanguardia e questo loro essere presenti nel mondo dell’arte li porta una sera alla mostra del fotografo Stan Hassler.Grazie ad un invito di quest’ultimo Josè ha modo di visionare i suoi scatti ed uno in particolare la turba profondamente,una donna nuda e in catene.Nei giorni successivi Josè scopre di essere attratta e contemporaneamente disgustata dalla foto e quando casualmente incontra nuovamente Stan che le chiede un passaggio e poi la invita ad assistere ad una serie di scatti che sta per fare Josè accetta.

La prigioniera 4
Nell’attesa della modella Stan usa Josè per le prove luci e da quel momento per Josè inizia un incubo al quale però non saprà sottrarsi,anzi.Tra Stan e Josè inizia una relazione in cui l’uomo utilizza la sua forza di volontà per legare a se in modo masochistico la donna,mostrando di volere un totale dominio su di lei. Josè,ormai succube si abbandona a lui salvo tentare in seguito, ormai innamorata senza speranza di quell’uomo dagli impulsi auto distruttivi, di liberarlo dalle sue manie.
Ma Gilbert,che è innamorato di sua moglie, non accetta di essere messo da parte e da quel momento la storia prende una direzione che sembrerebbe portare ad una tragedia annunciata ma che invece…
Non svelo assolutamente il finale perchè è una perla incastonata in un’altra:un film così affascinante correva il rischio di avere un finale scontato, sia in senso drammatico sia in senso happy end.Clouzot sceglie una strada a sorpresa che dona al film invece la patente di capolavoro.

La prigioniera 5

La prigioniera 6
Siamo di fronte quindi ad un film rigoroso nella ricerca continua,spasmodica da parte del regista dell’inquadratura,dello scatto e della sequenza che mostri la via attraverso il labirinto delle sensazioni di Josè, un’esplorazione in cui si rischia di perdersi in partenza ma in effetti è proprio il perdersi la cosa che affascina di più.
Il gioco a tre assume contorni sfumati in funzione proprio dell’analisi dei sentimenti, delle psicologie;se tutto alla fine rimane irrisolto è perchè l’animo umano e la sua psiche divergono perchè uniche e apartenenti ad ogni singolo individuo.E’ il concetto di umanità ad essere esaltato, nella sua parte più oscura, più unica.Se L’Enfer era stato un viaggio nella follia che purtroppo non abbiamo potuto fare, con La prigioniera facciamo un viaggio metafisico per immagini e alla fine ci ritroviamo si al punto di partenza ma abbiamo avuto comunque la possibilità di sondare e toccare qualcosa di indefinito e magico.

La prigioniera 11
Per buona fortuna Clouzot ottiene il meglio dagli attori scelti per l’indagine:Laurent Terzieff, Elisabeth Wiener, Bernard Fresson, Dany Carrel, Monique Lange, Darío Moreno, Marcel Moussy, Michel Etcheverry lavorano ottimamente anche se ovviamente Elisabeth Wienernel ruolo di Josè,Laurent Terzieff in quella di Stanislas Hassler e Bernard Fresson in quella di Gilbert Moreau hanno la possibilità di emergere maggiormente grazie ai ruoli principali a loro assegnati.
Grande lavoro di Andréas Winding alla fotografia, vivida e dagli effetti pop/psichedelici che impreziosiscono il tutto rendendo l’atmosfera ottico/visiva un’esperienza unica.
Un film quindi imperdibile, purtroppo trasmesso rarissimamente in tv mentre in rete è presente solo in versione originale.

La prigioniera 7

La prigioniera
Un film di Henri-Georges Clouzot. Con Dany Carrel, Bernard Fresson, Laurent Terzieff, Elisabeth Wiener Titolo originale La prisonnière. Drammatico, durata 105′ min. – Francia, Italia 1968

La prigioniera banner gallery

 

La prigioniera 8

La prigioniera 9

La prigioniera 10

La prigioniera 12

La prigioniera 13

La prigioniera 14

La prigioniera 15

La prigioniera 16

La prigioniera 17

La prigioniera banner protagonisti

Laurent Terzieff : Stanislas Hassler
Bernard Fresson : Gilbert Moreau
Elisabeth Wiener : José
Dany Carrel : Maguy
Claude Piéplu : il padre di José
Noëlle Adam : la madre di José
Dario Moreno : Sala
Daniel Rivière : Maurice

La prigioniera banner cast

Regia Henri-Georges Clouzot
Sceneggiatura Henri-Georges Clouzot, Monique Lange e Marcel Moussy
Fotografia Andréas Winding
Montaggio Noëlle Balenci
Scenografia Jacques Saulnier

La prigioniera banner recensioni

L’opinione di mck dal sito http://www.filmtv.it
(…) Una diapositiva fra le altre tra le altre si espone come infra-fotogramma / intra-frame subliminale che, ” pre ’68 “, scatena una reazione di difesa dall’imbarazzo [ stiamo parlando della Rivoluzione Sessuale, che quella Artistica è Sempre in atto e in scena, mentre come Tabù si è passati dal Sesso alla Morte, che la scienza ancora non ‘basta’, quando la Rivoluzione Industriale, dopo quella democratica-repubblicana che ha partorito anche nazismo…nazionalsocialismo…fascismo…comunismo, ha accelerato-catalizzato l’evoluzione esponenzialmente ] : una risata ( ” che stupida, è un fatto nervoso, scusami, non sono riuscita a trattenermi, mi dispiace / non lo hai fatto apposta ? posso rivederla ? ” – che l’ultimo tango a parigi sarebbe giunto a breve…) tra ” Rien ” ed ” Être ” ://: dal costruttivismo all’estetica della cinetica, passando per la fattografia…, da Duchamp, Vasarely, Rodchenko…, a DeSade e Majakovskij ://: l’ossimoro non tale del Film Industriale ( dall’uscita dalle officine Lumière, istant-mockumentary, a Vertov, da Méliès a Brakhage, da Chaplin ad Ejzenštejn, da Kubrick ad Olmi-Antonioni ), “ovvero” la riproduzione in più copie della Realtà più vera del vero, bigger than life, contrapposta alla Cinema-Fo-toGrafia come Industria : l’astratto concreto dell’edificio macchinario suppellettile soprammobile, arte in serie, l’anti/senza carne, sesso, amore, sentimento, comprensione, condivisione E linguaggio vs Nouvelle Vague ( il contratto sociale, la vita amorosa di Tuffaut/Rohmer, il Personale è Politico, la mente fisico-storica di Resnais/Godard, e viceversa…) : il Contatto che cerca Josée ( una raggelata, fiammeggiante É. Wiener che, come la C. Aubry di Manon in seguito interpreterà solo altri 2-3 film “importanti” ma non “memorabilissimi” ed in parte prescindibili : e ancora come lei ( i loro personaggi ) affronterà un calvario, qui con esito sospeso in freeze-frame sui titoli di coda, là s/terminata nella Promised Land Gitaiana ), la dolce sua preoccupazione per l’essere in ritardo all’appuntamento con Stan ( un Laurent Terzieff che ricorda un mix di DeAndrè-Malkovich-Tenco-Dafoe-Gainsbourg-Walken ), la vergogna ed il coraggio insieme durante il primo set-sho(o)t di pose da “giornalista” vs la moderna relazione col compagno ( Bernard Fresson artista “ma” in parte…-…alla fine geloso, ed in toto alla fine…”generoso”…innamorato ) basata sul poter fare tutto — doversi dire raccontarsi confessarsi EWS tutto.(…)
L’opinione di emmepi8 dal sito http://www.filmtv.it

Ultimo film di Clouzot, regista francese molto particolare, che qui ha sfiorato a basso volo la censura, almeno per quei tempi. Dopo qualche anno di silenzio riappare, ma finisce il film in extremis, coadiuvato da una altro regista, Robert Menegoz. Un film spinoso che affronta un argomento morboso che è quello della del masochismo. Clouzot ha dovuto fare i conti con gli anni, nel senso che il progetto non ha avuto la piena appartenenza, comunque c’è da riconoscere, un apertura mentale non indifferente, anche se i temi trattati da lui sono sempre stati “malati”. La morale grida vendetta, ma deve fare i conti con gli animi degli uomini che sono sempre alterabili ed irrazionali, De Sade sta di casa qua. Operazione non facile, ma che prende coraggiosamente le sue conseguenze, peccato che l’attrice protagonista non è l’ideale giusta per un ruolo complesso come questo. Ottime riprese ed ambientazione che ancora oggi mantiene intatto il suo valore.

l’opinione di notoriusnicky dal sito http://www.filmscoop.it

Ultimo film di Clouzot, i tempi delle atmosfere noir, gialli zeppi di suspance sono materia recisa da tempo, questo è un Clouzot che ci lascia approfondendo ancor di più la psicologia malata dei suoi soggetti, protagonisti che col decorso della carriera da carnefici son diventati autolesionisti, compulsivamente attratti dal desiderio di suicidio (‘La verità’ 1960), recuperando una tematica cara al tanto accostato Hitchcock, il ‘voyeurismo’ dell’artista indotto a plasmare il corpo umano, denudarlo di ogni dignità, sodomizzarlo (in quel periodo tematica assunta anche dal nostrano Bava), la vittima persuasa dall’alone di mistero più che dal compenso economico, ne rimane attratta sentimentalmente ma non corrisposta, il suo è un masochismo per far piacere all’altrui persona, coppie aperte (siamo in piena rivoluzione sessuale), e psicologia del colore (eccede con virtuosismi farraginosi, siamo nel ’68 ed è naturale accostarlo al trip di ‘2001’).
Scevro da ogni forma di didascalia analitica sulla psiche umana, è una parabola sulla fertilità dell’amore, e cosa ti porta a fare per ottenerlo, simile alla Bardot de ‘La verità’ almeno in quanto a bellezza, la Wiener, non in termini di dissolutezza recitativa (non pensavo di arrivare a rimpiangere una Bardot pur brava a gestire le sue armi di seduzione ma che il più delle volte sono poste come contraltare ad una espressività lacunosa)

L’opinione di Saintgifts dal sito http://www.davinotti.com

Clouzot dà l’addio all’attività di regista con questo film per me straordinario. Straordinario nella tecnica, con scene che emozionano, che siano in interni o in un porticciolo o su di uno scoglio. Con un uso del colore ben studiato ed effetti psichedelici notevoli. L’argomento poi è importante e trattato in modo da non farlo mai scadere nel banale o peggio nel più superficiale dei voyerismi, merito anche di un Terzieff e di una Wiener in stato di grazia. È comunque di amore che si parla e dell’universo femminile, mai abbastanza sondato e capito.

L’opinione di Giuan dal sito http://www.davinotti.com

Commiato “hors categorie” per il regista più controverso del cinema francese. Fin dal titolo “proustiano” è un film in cui riecheggia il clima claustrofobico e morboso tipico dello stile di Clouzot, contrappuntato però dalla ricerca di opzioni tecniche altre, con cui raccontare patologie allora poco dicibili, ma alfine riconducibili alle dinamiche tra i sessi. Variazione originale sul tema del triangolo nel quale l’occhio e la visione hanno parte preponderante. Resta apppiccicato addosso e rimane in mente. Wiener e Terzieff emanano un fascino malato.

L’opinione del sito http://www.nocturno.it

(…) La rappresentazione dei giochi mentali che formano l’ossatura del rapporto sadomasochista che prende corpo tra i due (ma anche del matrimonio falsamente “aperto” di Josée e Gilbert) è quanto di più acuto e inquietante il cinema avesse rappresentato fino a quel momento. Clouzot costruisce tutto il film sul non visto, sulla suggestione, sulla dimensione tutta cerebrale dell’erotismo: come nella scena in cui Stan insegna a Josée a dominare verbalmente un’inesistente terza persona, con la mdp che segue i movimenti dell’immaginaria schiava nella stanza vuota, o con l’ellissi che ci porta dal momento in cui Josée arriva al primo appuntamento fotografico al “dopo” in cui la donna contempla le immagini scattate dall’uomo con protagoniste lei e un’altra modella. Una scelta rigorosa, e non certo dettata da pudicizia. Dirà Clouzot: «Si j’avais fait du sadique un SS, tout le monde aurait admiré ça. Si j’avais fait le strip-tease mais que ce soit celui de Salomé devant le roi Hérode on aurait souri aimablement. Ce qui est très gênant c’est quand on met un miroir en face de la figure et qu’il faut s’y reconnaître». La prisonnière è gelido come un teorema nel condurre in porto l’assunto iniziale: è anche crudele e profondamente misantropico, come lo erano stati Il corvo, Vite vendute, I diabolici, al punto di trasformare impercettibilmente il carnefice in vittima, e viceversa, mostrando la labilità dei ruoli sessuali. L’ansia borghese di normalizzare i propri impulsi, trasformando un’ossessione erotica in un’accettabile infatuazione amorosa con annessa fuga romantica, trasforma Josée nel polo dominante della coppia, mentre Stan si scopre davvero innamorato, ma anche indifeso e umiliato nella propria impotenza.Resta da dire della forma: di rado si è visto un film così felicemente audace, così coerente e inesausto nella sperimentazione visiva e sonora. Al suo primo film a colori, Clouzot batte i figliocci della nouvelle vague sul loro stesso terreno, componendo ogni inquadratura come un piccolo trattato sui significati emotivi degli elementi cromatici, isolando chiazze di colori primari e utilizzando le illusioni ottiche create dalle opere degli artisti ottico-cinetici in mostra presso la galleria di Terzieff per ricostruire un universo affascinante e ipnotico, sonorizzato dalle muische di Berio, Webern, Xenakis. Se, come dice Terzieff, «l’arte moderna corrisponde esattamente al mondo di oggi, aiuta a capirlo pur essendone un riflesso», il mondo di La prigioniera è un riverbero ormai indecifrabile del nostro inferno mentale, un labirinto in cui ognuno è prigioniero dei propri demoni, visualizzato in un prodigioso tour de force onirico finale che richiama il trip psichedelico di Keir Dullea in 2001.

La prigioniera banner foto

La prigioniera foto 10

La prigioniera foto 9

La prigioniera foto 8

La prigioniera foto 7

La prigioniera foto 6

La prigioniera foto 5

La prigioniera foto 4

La prigioniera foto 3

La prigioniera foto 2

La prigioniera foto 1

La prigioniera locandina 4

La prigioniera locandina 2

La prigioniera locandina 1

La prigioniera lobby card 3

La prigioniera lobby card 2

La prigioniera lobby card 1

dicembre 18, 2014 Posted by | Capolavori, Drammatico | , , , , | 2 commenti

Veronique Vendell Photogallery

Veronique Vendell Photobook 20

Veronique Vendell Photobook 1

Veronique Vendell Photobook 2

Veronique Vendell Photobook 3

Veronique Vendell Photobook 4

Veronique Vendell Photobook 5

Veronique Vendell Photobook 6

Veronique Vendell Photobook 7

Veronique Vendell Photobook 8

Veronique Vendell Photobook 9

Veronique Vendell Photobook 10

Veronique Vendell Photobook 11

Veronique Vendell Photobook 12

Veronique Vendell Photobook 13

Veronique Vendell Photobook 14

Veronique Vendell Photobook 15

Veronique Vendell Photobook 16

Veronique Vendell Photobook 17

Veronique Vendell Photobook 18

Veronique Vendell Photobook 19

dicembre 17, 2014 Posted by | Photogallery | | Lascia un commento

Calmos

Calmos locandina 1

Provate un po ad immaginare, ai nostri giorni, la figura di un produttore che si ritrova fra le mani il copione di Calmos e che dopo averlo letto decida di produrre il film di Blier.
Credo che il fantomatico produttore, dopo aver letto le prime dieci pagine del copione prenderebbe lo stesso e lo tirerebbe sulla testa dell’incauto agente che ha osato proporglielo.
Perchè Calmos, uscito nel 1976 fra la delusione e le critiche ferocissime di molti addetti ai lavori è un film assolutamente scomodo, politicamente scorrettissimo, misogino all’ennesima potenza, sbeffeggiatore, anti femminista, cattivo e irriverente.
Potrei continuare per parecchio con gli aggettivi: però per giudicare Calmos occorre calma, mente serena, sgombra da pregiudizi e sopratutto occorre resistere alle provocazioni che il regista francese spande qua e la con invidiabile corposità, senza mai mostrare di essere pentito della linea seguita.

Calmos 1

Calmos 2
Pochi secondi dall’inizio della pellicola e si parte con la prima, grossa provocazione; facciamo la conoscenza di Paul Dufour, ginecologo,che nel suo studio è intento a prepararsi un gustoso panino.
Quasi assente, non si rende nemmeno conto dell’ingresso di una paziente, che visto l’atteggiamento del ginecologo, scuote le spalle, si spoglia e allarga le gambe per la visita.
Paul non sembra ancora notare la donna, ma mentre addenta con famelica voracità il suo panino, finalmente vede la vulva spalancata della donna (sulla quale Blier fa un primo piano), la sua mano che si gratta nervosamente.L’uomo, quasi disgustato,esce dallo studio e arriva in strada dove incontra il suo amico Albert.
Ecco la prima provocazione ha colpito immediatamente:l’espressione di disgusto di Paul alla vista della vulva femminile non appare solo come conseguenza del lavoro che lui fa e che effettivamente, come scopriremo, ormai non gli piace più quanto piuttosto da un’overdose di genitali femminili, di quella parte dell’essenza femminile che,anche questo scopriremo in seguito, ormai non gli interessa più.

Calmos 3

Calmos 4
Ed ecco che il film vira verso la seconda provocazione:i due decidono di abbandonare la città e trasferirsi in campagna, in un posto dove le donne non ci siano e dove possano dedicarsi ai bagordi “salutari”, ovvero un’indigestione di cibi genuini,aria pulita e calma totale.
Quà i due compagni di viaggio conoscono un curato gaudente (solo dal punto di vista del cibo e del vino) e altre persone che sembrano vivere beati anche perchè non hanno donne tra i piedi.
Ma l’illusione dei due amici non dura molto: ecco che Susanne (moglie di Paul) e Genevieve (compagna di Albert) raggiungono i due mariti, reclamando la “soddisfazione del talamo”
I due scappano, Albert finisce in un vagone del tram nel quale è l’unico uomo, guardato con concupiscenza da tutte le donne presenti;una di esse apre l’impermeabile mostrando ad Albert di essere nuda.L’uomo riesce a fuggire e ricongiuntosi con Paul fugge nelle campagne dove però vengono fermati da un gruppo di Amazzoni con tanto di armi.
Le donne li portano in un campo dove, sotto le tende,i due vengono costretti ad avere rapporti sessuali ogni due minuti con le assatanate donne del campo stesso.
Ma cosa è successo intanto?

Calmos 7

Calmos 9
Molto semplicemente, seguendo l’esempio dei due amici altri uomini hanno scelto di lasciare mogli, compagne e fidanzate e rifugiarsi in campagna, sottraendosi a quello che ormai considerano un atto noioso e ripetitivo.
Paul e Albert sono in fuga, provati, stremati dal tour de force a cui sono stati sottoposti e dopo lungo vagare arrivano vicino ad una distesa d’acqua dove trovano una gigantesca donna di colore che giace nuda.I due uomini entrano nella vulva della donna e ….
E’ l’ultimo sberleffo, la fuga dalle donne e dal sesso culmina con un ritorno alle origini; sono stati partoriti da una vulva e li ritornano, non sapendo che poco dopo la donna avrà un rapporto sessuale con loro all’interno.
Il senso del grottesco e dell’eccesso trova così il suo culmine, Calmos irride tutte le istituzioni (matrimonio,rapporti di coppia,sessualità) con l’uso dell’iperbole, con immagini scioccanti e con un delirio fatto di estrema misoginia che trova il suo culmine nella fuga disperata dei due uomini e nell’inseguimento che le loro donne dapprima, poi tutte le altre dopo tentano allo scopo di riportare alla normalità i due fuggiaschi.

Calmos 15

Calmos 17
Ma è normalità la vita di un uomo quando è costretto a subire gli isitinti irrefrenabili delle donne, quella loro sessualità indecente,esposta come un’esigenza di riproduzione animale, selvaggia?
Blier capovolge tutto:dalla società maschilista, basata sul sesso e sullo sfruttamento dello stesso ecco che passa ad una società dominata dalle donne, nelle cui pieghe si muovono i poveri uomini, costretti ad accettare un ruolo eminentemente riproduttivo.
Questa teoria, esposta in lungo e in largo in tutto il film, indignò e scandalizzò in egual misura critici e donne, incapaci di vedere il grandioso disegno grottesco ed estremista di Blier.
Si può ovviamente non essere d’accordo e ci mancherebbe:nella società moderna la donna non ha minimamente il ruolo ascritto loro dal regista francese,anzi.
Ma l’insieme delle surreali immagini, aggiunte ad alcune irresistibili trovate e ad alcuni quadretti ben riusciti rende il film, aldilà del valore stesso della sua feroce anarchia, meritevole di essere visto con attenzione e perchè no, con indulgenza.
Grandissimo protagonista del film Jean Pierre Marielle, uno degli attori più bravi della storia del cinema francese;il suo volto disgustato davanti alla vulva di Claudine Beccarie meriterebbe di essere incorniciato in una gigantografia.
Bene sicuramente anche Jean Rochefort,irresistibile Bernard Blier bene anche il resto del cast;in pratica la stragrande maggiornza delle donne del film compaiono nude nel film stesso.
Ben coordinata la fotografia, belle le location.
Non esiste una versione italiana del film, mentre è facilmente rintracciabile in streaming in rete la versione originale francese in ottima qualità video.

Calmos 16
Calmos
un film di Bertrand Blier, con Jean-Pierre Marielle,Jean Rochefort,Bernard Blier,Brigitte Fossey,Micheline Kahn,Claudine Beccarie Grottesco Francia 1976

Calmos banner gallery

Calmos 4

Calmos 5

Calmos 6

Calmos 8

Calmos 10

 

Calmos 14

Calmos 13

Calmos 12

Calmos 11

Calmos banner protagonisti

Jean-Pierre Marielle … Paul Dufour
Jean Rochefort … Albert
Bernard Blier … Il curato
Brigitte Fossey … Suzanne Dufour
Claude Piéplu …L’anziano combattente
Pierre Bertin …Il canonico
Micheline Kahn … Geneviève
Jacques Rispal … L’assassino
Jacques Denis …Un combattente della resistenza
Sylvie Joly …Il capo dei dottori
Claudine Beccarie …La cliente del ginecologo
Gérard Jugnot … Un seguace

Calmos banner cast

Regia:Bertrand Blier
Sceneggiatura:Bertrand Blier, Philippe Dumarçay
Produzione:Bernard Artigues,Claude Berri,Christian Fechner
Musiche:Georges Delerue
Fotografia:Claude Renoir
Montaggio:Claudine Merlin
Production Design:Jean André
Costume Design:Michèle Cerf

Calmos banner foto

Calmos locandina 4

Calmos locandina 3

Calmos locandina 2

Calmos locandina 5

dicembre 15, 2014 Posted by | Commedia | , , , , | Lascia un commento

Acque profonde (Eaux profondes)

Acque profonde locandina 2

” Non credo di aver tradito Patricia Highsmith. Il libro e il film non sono lo stesso oggetto, hanno un percorso e un destino diverso. Una cosa è un libro, un’altra il film. Sono nati uno e l’altro in tempi diversi, possiamo dire che la genesi è differente. Non hanno lo stesso oroscopo. Se c’è manipolazione nei miei film non è colpa mia. Quando scrivo la sceneggiatura il gioco inizia, mi lascio andare. I miei personaggi mi chiedono di cambiare e io lo faccio.Istintivamente.”
Con queste parole Michel Delville parla della riduzione cinematografica del romanzo Eaux profondes di Patricia Highsmith dal quale nel 1981 il regista francese trae questa affascinante opera, lasciando inalterato il titolo ma modificando profondamente la psicologia dei personaggi.
Un film che sembra un sottile gioco psicologico tra due personaggi, marito e moglie e il gruppo di vicini e amici con i quali interagiscono, che però fanno da contorno visto che i coniugi assumono da subito un’importanza capitale che spinge lo spettatore a cercare motivazioni sul loro strano comportamento.

Acque profonde 1

Acque profonde 2
E infatti è proprio la natura del comportamento dei due coniugi a ben vedere la parte più intrigante del film; il misterioso rapporto tra i due,l’alchimia che c’è tra loro, il gioco perverso che li unisce ma al temo stesso li distingue è una cortina fumogena che Delville esalta fino a rendere la vita coniugale un rebus fatto di tradimenti presunti, di seduzione e alla fine, quando meno te lo aspetti, di morte.
Victor è un creatore di profumi con l’hobby di coltivare lumache ed è sposato con Melanie, una giovane e apparentemente frivola donna con la quale ha avuto una bambina che ora ha dieci anni.
I due vivono nell’isola di Jersey, dove sono ben integrati e hanno una vita sociale intensa.
Che però è alimentata molto più da Melanie che da Victor; è la donna ad essere attratta e affascinata dalla vita sociale, specialmente dagli uomini, con i quali civetta in modo addirittura sfacciato, sotto gli occhi inespressivi del marito che non sembra ferito da questi comportamenti della donna.

Acque profonde 3

Acque profonde 4
Sembra un gioco crudele quello che Melanie opera ai danni del marito, ma le cose stanno veramente così?
Man mano che il film si inoltra nel tempo, il sottile e perfido gioco assume connotazioni molto più complesse; da un lato vediamo Melanie sedurre uno dopo l’altro alcuni giovani conoscenti dall’altro vediamo Victor sempre impassibile; nel suo sguardo non riusciamo a cogliere la realtà dei suoi sentimenti.
E’ ferito dal comportamento della moglie?
Sembrerebbe di si, perchè ad un certo punto le cose cambiano.
Dopo aver messo in guardia gli spasimanti di Melanie,dicendo loro che per la moglie è disposto ad uccidere ( e che lo ha già fatto) all’improvviso Victor agisce mettendo in pratica i suoi ammonimenti.
Annega nella piscina proprio uno di questi e da quel momento le cose cambiano…
Cambiano anche per lo spettatore che inizia a prendere sul serio Victor, personaggio che fino a quel momento è risultato essere un autentico enigma.

Acque profonde 5

Acque profonde 6
A quanto pare la sua apparente docilità nasconde emozioni forti, la sua imperturbabilità è solo di facciata.
Quello che sembrava fino a quel punto un crudele gioco messo in scena dalla volubile Melanie è qualcosa di ben più complesso e forse anche perverso.
Può essere che sia un gioco tra le parti, ovvero che sia Melanie che Victor si comportino nei loro rispettivi modi per un sottile e perverso gioco destinato a tener vivo il rapporto tra la coppia?
Può essere che Melania faccia la femme fatale solo per accontentare il voyeurismo del marito e che costui sia ben felice della cosa?
Lo sapremo, forse,solo alla fine, quando nelle ultime scene accade qualcosa che ovviamente non racconto per non guastarvi la sorpresa.
Si, perchè Acque profonde è un film straordinario, che va guardato fotogramma per fotogramma e che anche dopo la fine lascia un senso di irrisolto che però non deriva dalla qualità del racconto bensi dal bivio in cui le strade divergono ed ognuno è libero di scegliere la strada che preferisce.
Delville ci porta ad un finale enigmatico (fino ad un certo punto però) attraverso un film psicologico il che non significa sbadigli o noia, tutt’altro.

Acque profonde 7
Il regista di Boulogne-Billancourt è un fine indagatore, ironico e sottilmente sarcastico, fine ed elegante, come del resto aveva mostrato nei film fino ad allora diretti, ultimo dei quali Un dolce viaggio,girato prima di questo splendido Acque profonde.
La stessa eleganza formale unita a tanta, tanta sostanza la ritroviamo quindi in questo film, che parte quasi come una commedia, diventa un dramma e vira verso il thriller finendo nuovamente come un dramma.
Davvero da premi Oscar poi le interpretazioni dei due attori protagonisti, Isabelle Huppert e Jean-Louis Trintignant; con la Huppert Delville girerà un altro bellissimo film La lettrice.

Acque profonde 8
Come racconterà Delville in un’intervista,” Isabelle Huppert e Jean-Louis Trintignant non avevano mai lavorato insieme e presto sorse tra loro una complicità che era assolutamente necessaria per la credibilità del film. D’altra parte, mi piacciono i giocatori intuitivi . Con questi, non c’è bisogno di spiegazioni o lunghe ripetizioni . Ho fatto in modo di catturare la loro viva spontaneità di espressione ”
La coppia funziona in maniera perfetta e dona una credibilità del tutto particolare al film, che si avvale inoltre di una splendida fotografia e di una location piena di fascino.
Un film davvero bello.
Del quale esiste una versione italiana, purtroppo di difficilissima reperibilità in rete.
Un film da guardare, da assaporare, da amare.

2014-12-13_133912

Acque profonde
Un film di Michel Deville. Con Jean-Louis Trintignant, Isabelle Huppert Titolo originale Eaux profondes. Giallo, durata 94′ min. – Francia 1981.

Acque profonde banner gallery

 

Acque profonde 9

Acque profonde 10

Acque profonde 11

Acque profonde 12

Acque profonde 13

Acque profonde 14

Acque profonde 15

Acque profonde 16

Acque profonde banner protagonisti

Jean-Louis Trintignant … Vic Allen
Isabelle Huppert … Melanie
Sandrine Kljajic … Marion
Éric Frey … Denis Miller
Christian Benedetti … Carlo Canelli
Bruce Myers … Cameron
Bertrand Bonvoisin … Robert Carpentier
Jean-Luc Moreau … Joël
Robin Renucci … Ralph
Philippe Clévenot … Henri Valette
Martine Costes … La mamma di Julie
Evelyne Didi … Evelyn Cowan
Jean-Michel Dupuis … Philip Cowan
Bernard Freyd … Havermal

Acque profonde banner cast

Regia Michel Deville
Soggetto Patricia Highsmith
Sceneggiatura Florence Carez sotto lo pseudonimo Florence Delay, Michel Deville, Cristopher Frank, Patricia Highsmith
Produttore Denis Mermet
Fotografia Claude Lecomte
Montaggio Raymonde Guyot
Musiche Manuel de Falla

Acque profonde banner recensioni

L’opinione del Morandini

Nell ‘isola di jersey (Normandia) Vic, dirigente di un’impresa di profumi, è tradito in modo aperto dalla moglie Mélanie che adora finché uccide un suo amante. Il delitto passa per morte accidentale. Ne uccide un altro, ma l’inchiesta si arena. Sotto gli occhi della loro bambina, che assiste ai loro giuochi perversi, i due tornano a vivere insieme. Scritto da Florence Delay, Christopher Frank e da M. De Ville, tratto dal romanzo Deep Water (1957) di Patricia Highsmith. Regia rigorosa, di raffinata morbidezza. J. Trintignant inquietante, I. Huppert magistrale come donna di infantile crudeltà.AUTORE LETTERARIO: Patricia Highsmith

L’opinione del sito http://www.filmtv.it

Tratto da un romanzo di Patricia Highsmith il film di Deville è denso di sfumature e assolutamente non banale.

Acque profonde banner incipit
Vic non ballava mai, ma non per le ragioni che di solito si danno gli uomini che non ballano. Vic non ballava mai semplicemente perché a sua moglie piaceva molto ballare. Cercava di razionalizzare questo suo atteggiamento, ma senza riuscirci, senza riuscire a convincere se stesso nemmeno per un istante, anche se ci provava tutte le volte che vedeva Melinda ballare. Sua moglie era insopportabilmente stupida, quando ballava. Riusciva a fare del ballo una cosa imbarazzante.
Melinda entrava e usciva piroettando dal suo campo visivo, ma lui se ne rendeva conto molto vagamente. Sapeva che si trattava di lei solo per via della familiarità che aveva con ogni minimo dettaglio della sua persona fisica. Alzò con calma il bicchiere di scotch allungato con acqua e lo sorseggiò. Sedeva scomposto, con un‟espressione neutra in faccia, sulla panca imbottita che seguiva i contorni del montante delle scale dei Meller, con gli occhi fissi sul movimento dei ballerini, e intanto pensava che quella sera, appena tornato a casa, sarebbe andato a dare un’occhiata alle cassette di erbe che teneva in garage, per vedere se fossero spuntate le digitali. Stava coltivando parecchi tipi di erbe: ne reprimeva la crescita privandole di metà della luce e dell‟acqua di cui avevano bisogno, allo scopo di intensificarne l‟aroma. Tutti i giorni all‟una, quando tornava a colazione, metteva le cassette fuori al sole, e tornava a riporle nel garage alle tre, prima di andare alla tipografia.
Victor Van Allen aveva trentasei anni, era di statura leggermente inferiore alla media, tendeva a una soda e diffusa rotondità piuttosto che alla pinguedine, e aveva un paio di sopracciglia folte e crespe che sporgevano sopra gli occhi azzurri dall‟espressione innocente. I capelli castani erano lisci, tagliati molto corti, e, come le sopracciglia, folti e tenaci. La bocca era di grandezza normale, ferma, l‟angolo destro solitamente piegato all‟ingiù in un‟espressione di asimmetrica risolutezza o di umorismo, a seconda di come si sceglieva di interpretarla. Era quella bocca a rendere ambigua la faccia di Vic perché era facile scorgervi una certa amarezza, anche dato che gli occhi azzurri, grandi, intelligenti e impassibili non lasciavano assolutamente capire cosa pensasse o sentisse.

Acque profonde banner foto

 

Acque profonde foto 1

Acque profonde foto 2

Acque profonde foto 3

Acque profonde foto 4

Acque profonde foto 5

Acque profonde foto 6

Acque profonde foto 7

Acque profonde foto 8

Acque profonde foto 9

Acque profonde foto 10

Acque profonde locandina 1

Acque profonde locandina 3

Acque profonde Michel Deville

Michel Delville,regista del film

Acque profonde Patricia Highsmith

Patricia Highsmith,scrittrice del romanzo

dicembre 13, 2014 Posted by | Drammatico, Thriller | , , | 3 commenti

Quartet

Quartet locandina 1

Parigi, seconda metà degli anni venti.
Marie è la giovane moglie di Stephan, un uomo che vive ai margini della legge ricettando opere d’arte rubate.
Un giorno suo marito viene arrestato e imprigionato e la giovane donna, esauriti i pochi risparmi, si trova a dover abbandonare la camera d’albergo che occupava con suo marito.
Senza mezzi di sussistenza,Marie è costretta ad accettare l’invito di una coppia di ricchi borghesi,Heidler e Lois; lui è un agiato bohemienne che vive di rendita, lei una annoiata pittrice per diletto.
Heidler ha un rapporto perverso con sua moglie; non le nasconde i tradimenti ed infatti è reduce da una relazione terminata drammaticamente in cui la sua amante si è uccisa, il tutto avvenuto sotto gli occhi di Lois, che sembra indifferente alla cosa.

Quartet 1

Quartet 2
L’invito fatto dalla coppia a Marie non è disinteressato; l’uomo infatti subisce il fascino della giovane Marie e ben presto ne fa la sua amante, convincendola un po con il suo fascino e un bel po con la promessa di occuparsi di lei e di suo marito quando uscirà di prigione.
Marie però non ha affatto dimenticato suo marito, che continua ad andare a trovare tutti i sabati in carcere, professandogli il suo amore incondizionato.
Durante questi incontri la giovane donna assicura la sua fedeltà totale al marito,che però un giorno esce dal carcere e ben presto scopre la natura del suo legame con Heidler.
E’ arrivato il momento, per Stephan,di incontrare i protettori di sua moglie; i quattro si incontrano e Stephan giura di vendicarsi di Heidler.
Ma le cose assumono una piega assolutamente imprevista; Marie lascia Heidler convinta di poter riconquistare suo marito che invece allaccia una relazione con l’amante di un suo compagno di prigionia.
A questo punto Marie è di nuovo sola; abbandonato l’amante, abbandonata dal marito e nuovamente priva di mezzi di sostentamento accetta la corte di un amico di suo marito…

Quartet 5

Quartet 6
Tratto dall’omonimo romanzo di Jean Rhys e diretto da James Ivory Quartet esce nelle sale nel 1981; film elegante e formalmente inappuntabile possiede tutte le qualità che vengono universalmente riconosciute al regista di Berkley.Una accuratissima ricostruzione ambientale, una raffinata fotografia, un’eleganza formale e ricercata in ogni minimo particolare del film.
Pure Quartet è un film freddo e al tempo stesso stilisticamente impeccabile, con una trama molto semplice che segue le vicende della protagonista principale, Marie e della coppia che la ospita e marginalmente di Stephan,marito di Marie per il quale si parteggia ma solo all’inizio.
L’intreccio di relazioni pericolose tra i protagonisti si scioglie nel finale,quando l’uscita di galera di Stephan chiuderà il cerchio; fino a quel momento il film vive sulla relazione proibita che si stabilisce tra il ricco, annoiato e vizioso Heidler,la sua compiacente moglie Lois e la debole Marie, che pure conserva l’affetto per suo marito.

Quartet 4

Quartet 3
Ma alla fine a pagare il conto più salato sarà proprio la giovane sposa, perchè dovrà scappare dal triangolo vzioso nel quale si è rinchiusa all’inizio solo per sopravvivere, in seguito anche per il fascino che Heidler esercita su di lei;Stephan conosciuta la natura del rapporto che lega sua moglie a Heidler finirà per scegliere un’altra donna e Marie, rimasta ormai sola senza più i suoi protettori e senza suo marito finirà per accettare la corte di un altro uomo.
Il quartetto quindi si scioglie una volta tanto senza drammi e senza scossoni:ognuno riprende la sua vita, la recita può continuare.
Ivory descrive minuziosamente gli ambienti, fa del suo meglio per fornire le motivazioni delle scelte dei protagonisti;eppure il film resta comunque inerte, freddo e non coinvolgente proprio perchè sono poco coinvolgenti i personaggi, che non ispirano alcun sentimento forte se non quello della curiosità.
Quello che invece colpisce è la ricostruzione della vita parigina sul finire degli anni 20;la seconda guerra mondiale è ancora lunga da venire e la città tentacolare sembra oziosamente sprofondata nell’amoralità.
La coppia Heidler-Lois è composta da due ricchi inglesi che hanno scelto Parigi per vivere di rendita,indolenti pigri ma al tempo stesso perversi e viziosi mentre Stephan e Marie sono l’esatto opposto essendo il primo un rifugiato polacco che vive ai margini della legge e la seconda una provinciale.

Quartet 7
Lo scontro tra le due radici culturali avviene sullo sfondo di una Parigi ricca di lustrini e cafè chantant, di luci e tentazioni, di vizio e libertinaggio nascosto tra le pieghe apparenti della città multi culturale e multi etnica.La bella Marie lo scoprirà a sua spese, quando cercando di fare la modella rischierà di finire nella produzione di un film porno.
Un film raffinato e intenso ma poco coinvolgente; esemplificando possiamo paragonare Quartet ad un libro dalla splendida la copertina quindi ma il cui contenuto non seduce.
Il cast invece si muove bene; bravi i quattro protagonisti con una menzione particolare per la Adjani, bravissima nel rendere il personaggio di Marie pieno di sfumature inespresse, quasi priva di una sua volontà precisa e preda sopratutto degli eventi.
Quartet è un film che esiste in digitale e che quindi restituisce splendidamente le morbide atmosfere di Ivory, tuttavia non è di facile reperibilità.

Quartet 8
Quartet

Un film di James Ivory. Con Isabelle Adjani, Alan Bates, Maggie Smith Drammatico, durata 101′ min. – Gran Bretagna, Francia 1981.

Quartet banner gallery

Quartet 9

Quartet 10

Quartet 11

Quartet 12

Quartet 13

Quartet 14

Quartet 15

Quartet 16

Quartet 17

Quartet 18

Quartet 19

 

Quartet banner protagonisti

Alan Bates: H.J. Heidler
Maggie Smith: Lois Heidler
Isabelle Adjani: Marya Zelli
Anthony Higgins: Stephan Zelli
Pierre Clémenti: Théo il pornografo
Suzanne Flon: Mme Hautchamp
Daniel Mesguich: Pierre Schlamovitz
Sheila Gish: Anna
Armelia McQueen: cantante di night club
Wiley Wood: Cairn
Virginie Thevenet: Mmoiselle Chardin
Daniel Chatto: Guy
Bernice Stegers: Miss Nicholson
Paulita Sedgwick: Esther

Quartet banner cast

Regia James Ivory
Soggetto Jean Rhys (romanzo)
Sceneggiatura Ruth Prawer Jhabvala
Produttore Ismail Merchant, Jean-Pierre Mahot, Humbert Balsan (produttore associato), Connie Kaiserman (produttore associato)
Casa di produzione Merchant Ivory Productions, Lyric International
Fotografia Pierre Lhomme
Montaggio Humphrey Dixon
Musiche Richard Robbins
Scenografia Jean-Jacques Caziot
Costumi Judy Moorcroft

Quartet banner recensioni

L’opinione di Kotrab dal sito http://www.filmtv.it

E’ il primo Ivory che vedo e sono abbastanza soddisfatto: come dice FilmTv il film è piuttosto algido anche nello stile, ma questo è un punto di forza per un soggetto che altrimenti sarebbe naufragato. Bravissimi attori come la Adjani, Higgins (I misteri del giardino di Compton House), la Smith e Bates sostengono egregiamente la prova.
L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com

Tratto dal romanzo di Jean Rhys, la pellicola di Ivory colpisce in primis per le impeccabili scenografie e per i costumi che danno un cospicuo contributo nel ricreare un’epoca magica come quella degli anni 20. La Adjani, diafana ed eterea, è un’artista che si ritrova a fare i conti con la propria arte e con una situazione economica tipica di tanti grandi artisti, tra incontri sbagliati (finirà anche su un set hard) e rapporti perversi, in un crescendo di situazioni al limite dell’insostenibilità. Finale amaro.

Quartet banner foto

Quartet Foto Isabelle Adjani

Isabelle Adjani

Quartet Foto Magie Smith

Maggie Smith

Quartet Foto Anthony Higgins

Anthony Higgins

Quartet Foto Alan Bates

Alan Bates

Quartet foto 2

Quartet foto 7

Quartet foto 1

Quartet foto 3

Quartet foto 4

Quartet foto 5

Quartet foto 8

Quartet locandina 2

Quartet locandina wall

dicembre 12, 2014 Posted by | Drammatico | | 5 commenti

Amore e rabbia

Amore e rabbia locandina 3

Agli inizi degli anni cinquanta si diffuse l’idea di creare dei film collettivi, ovvero dei prodotti cinematografici fatti a più mani; due o più registi creavano dei “corti d’autore” di lunghezza variabile in funzione dei cineasti che partecipavano alla costruzione del film stesso,che aveva generalmente una tematica di fondo a cui il regista prescelto partecipava con un suo spezzone.

Nacquero così produzioni più o meno famose e ovviamente più o meno valide dal punto di vista stilistico e narrativo; basti citare Boccaccio ’70 (1962) con 4 registi di casa nostra come Federico Fellini, Mario Monicelli, Vittorio De Sica e Luchino Visconti,Ro.Go.Pa.G. (1963) ancora con 4 registi,Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard, Pier Paolo Pasolini e Ugo Gregoretti,Oggi, domani e dopodomani (1965) con 3 registi, Luciano Salce, Marco Ferreri e Eduardo De Filippo oppure Capriccio all’italiana (1968) con ben 6 registi,Mauro Bolognini, Mario Monicelli, Pier Paolo Pasolini, Steno, Pino Zac e Franco Rossi.

Amore e rabbia 1
Amore e rabbia nasce nel 1969, è strutturato in cinque episodi diretti da grandi maestri del cinema, come Carlo Lizzani,Bernardo Bertolucci,Pier Paolo Pasolini,Jean-Luc Godard e Marco Bellocchio.
La tematica di base è rappresentata da storie tratte dal Vangelo, tant’è vero che il film venne presentato al festival di Berlino con il titolo di Vangelo 70, che includeva la partecipazione di Lizzani, Bertolucci e Pasolini con in più un episodio diretto da Valerio Zurlini, Seduto alla sua destra, che il regista bolognese aveva dedicato alla vita del leader congolese Lumumba.L’episodio era troppo lungo e difatti in seguito diventò un film a se stante e all’opera collettiva Amore e rabbia vennero aggiunti gli episodi diretti da Godard e da Bellocchio.

Amore e rabbia 3

Amore e rabbia 2

Gli episodi diventano così 5 che formano la stesura definitiva dell’opera e sono :
–L’indifferenza diretto da Carlo Lizzani
–Agonia, diretto da Bernardo Bertolucci
–La sequenza del fiore di carta diretto da Pier Paolo Pasolini
–L’amore, diretto da Jean-Luc Godard
–Discutiamo, discutiamo, diretto da Marco Bellocchio

Amore e rabbia a

Il primo episodio, L’indifferenza diretto da Carlo Lizzani, ci mostra la vita alienante delle metropoli, con un inizio ripreso dall’alto di un probabile tentativo di stupro.
Mentre barboni e senza tetto dormono in pieno giorno sui marciapiede delle città,la gente corre, indifferente a quanto ha sotto gli occhi.C’è un incidente e un uomo chiede aiuto perchè ha una donna ferita in auto ma sarà solo un criminale a dargli una mano e non certo per pietà…

Il secondo episodio, Agonia diretto da Bernardo Bertolucci mostra un gruppo di giovani impegnato in una pratica pseudo religiosa,nella quale ognuno di loro dopo essersi levato in piedi muore senza nemmeno toccarsi, sotto gli occhi di un anziano che osserva trasognato la scena,che si trasforma in una specie di sogno onirico che lo riporta a vedere la scena come parabola di un’esistenza passata passivamente,senza interessi verso gli altri…

Amore e rabbia b

Il terzo episodio, La sequenza del fiore di carta diretto da Pier Paolo Pasolini mostra un giovane che gira quasi spaesato per una Roma caotica,mentre sullo schermo immagini in bianco e nero si sovrappongono a quelle del giovane. Riccetto, questo il suo nome, sorride a tutto,con un papavero fra le mani, quasi indifferente all’umanità che vive e pulsa attorno a lui.Quando le immagini della seconda guerra mondiale diverranno più cariche dei tristi simboli della morte, Riccetto sentirà la voce di Dio che gli dirà “morire” e così accadrà, con il giovane steso sull’asfalto con quel suo patetico papavero gigante in mano, colpevole agli occhi di Dio di essere troppo innocente per non aver visto il male attorno a se…

Amore e rabbia c

Il quarto episodio, L’amore diretto da Jean-Luc Godard fra scene che riprendono la natura e altre che riprendono mani,braccia e volti parla dell’impossibilità di coniugare rivoluzione e democrazia, la loro impossibile coesistenza con la democrazia nella società moderna,tant’ è vero che persino in amore le differenze tra i due sessi rendono impossibile l’integrazione, cosa simboleggiata dalla separazione dei due protagonisti della storia…

Amore e rabbia d

Il quinto episodio, Discutiamo, discutiamo, diretto da Marco Bellocchio riprende alcuni universitari alle prese con i loro programmi politici e con le loro idee.
Il tutto si chiude con una carica della polizia mentre lo schermo diventa gradualmente rosso…
Cinque episodi legati quindi da un filo sottile, molto sottile, completamente diseguali come nella natura della tecnica registica dei cinque cineasti e che risultano, ad una visione odierna pesantemente datati oltre che poco affascinanti dal punto di vista meramente estetico.
L’impossibilità di condensare in pochi minuti qualcosa che richiederebbe molto più spazio e tempo è evidente da subito, anche se il primo episodio, quello diretto da Lizzani in qualche modo coglie nel segno, pur risultando alla fine quasi un mini documentario sull’indifferenza della società moderna verso l’individuo, completamente alienato e perso nel suo personale a tutto scapito del collettivo.

Amore e rabbia 9

Amore e rabbia 4

Amore e rabbia 5
Difficile giudicare invece l’episodio diretto da Bertolucci, criptico e francamente noioso in modo patologico mentre l’episodio migliore, a mio avviso resta quello diretto da Pasolini, con il suo solito stile e con un chiaro messaggio sull’innocenza che nel mondo moderno non può trovare spazio,un peccato originale al quale nulla e nessuno può porre rimedio.Infatti Dio decide di eliminare fisicamente l’anomalia rappresentata da Riccetto, candido simbolo di un’umanità persa nell’alienazione che rifiuta di vedere il mondo attorno a se,un giglio, o meglio un papavero-origami condannato dall’alto a dover aprire obbligatoriamente gli occhi sul quotidiano.
L’episodio diretto da Godard è più irritante che altro;il regista della nouvelle vague si auto compiace della sua direzione senza concedere nulla allo spettacolo visivo, cercando di esprimere solo tecnicamente le sue indubbie qualità di regista ma lasciando viceversa lo spettatore orfano di una benchè minima emozione.Un episodio in cui l’estetica prevale su tutto,quasi un atto auto erotico da parte di un regista che pure la critica ha sempre amato alla follia.

Amore e rabbia 8
Infine l’episodio di Bellocchio, sperimentale e ironico, girato con illustri sconosciuti e quindi molto simile ad un moderno reality,poco più che un esercizio di stile oggi assolutamente inguardabile.
Amore e rabbia è quindi un opera in cui la disomogeinità rappresenta il filo conduttore ben aldilà di quelle che erano le premesse iniziali.
Per quanto riguarda il cast segnalo la presenza di Milena Vukotic nel ruolo dell’ infermiera nell’episodio Agonia, quello di Nino Castelnuovo (irritante) in Amore, quello di Ninetto Davoli, a mio giudizio il più ispirato in quello dell’episodio La sequenza del fiore di carta
Il film è abbastanza raro in rete; c’è una sua versione con i 5 episodi tutti separati l’uno dall’altro su You tube, purtroppo in inglese.

Amore e rabbia 6

Amore e rabbia

Un film di Carlo Lizzani, Jean-Luc Godard, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini. Con Tom Baker, Julian Beck, Jim Anderson, Judith Malina, Giulio Cesare Castello, Adriano Aprà, Fernaldo Di Giammatteo, Petra Vogt, Ninetto Davoli, Rochelle Barbini, Aldo Puglisi, Christine Guého, Nino Castelnuovo, Marco Bellocchio, Romano Costa Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 100′ min. – Italia 1969.

Amore e rabbia banner gallery

Amore e rabbia 7

Amore e rabbia 10

Amore e rabbia 11

Amore e rabbia 12

Amore e rabbia 13

Amore e rabbia 14

Amore e rabbia 15

Amore e rabbia banner protagonisti

L’indifferenza:

Tom Baker: l’uomo

Agonia:

Julian Beck: moribondo
Giulio Cesare Castello: prete
Adriano Aprà: chierico
Romano Costa: chierico
Milena Vukotic: infermiera

La sequenza del fiore di carta:

Ninetto Davoli: Riccetto
Rochelle Barbini: piccola bambina
Aldo Puglisi: Dio

L’amore:

Christine Guého: l’attrice
Nino Castelnuovo: il direttore
Catherine Jourdan: spettatrice
Paolo Pozzesi: spettatore

Discutiamo, discutiamo:

Marco Bellocchio: lettore

Amore e rabbia banner cast

Regia Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Jean-Luc Godard, Carlo Lizzani
Soggetto Piero Badalassi, Marco Bellocchio, Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci, Jean-Luc Godard, Carlo Lizzani, Puccio Pucci
Sceneggiatura Marco Bellocchio, Pier Paolo Pasolini, Jean-Luc Godard, Bernardo Bertolucci, Carlo Lizzani
Fotografia Alain Levent, Sandro Marcori, Giuseppe Ruzzolini, Ugo Piccone
Montaggio Nino Baragli, Franco Fraticelli, Agnès Guillemot, Roberto Perpignani
Musiche Giovanni Fusco
Scenografia Mimmo Scavia

amore-e-rabbia

Amore e rabbia banner recensioni

L’opinione di Terry Malloy dal sito http://www.filmscoop.it

Il film si apre con l’episodio di Lizzani…Il buon samaritano. Tutto senza implicazioni intellettualoidi che francamente fanno svolazzare le palle altamente.
poi in sequenza Bertolucci con un episodio noioso fino all’inverosimile e incomprensibile, Pasolini che riprende in parte il precedente con l’aggravante di essere ancora più astruso e complicato e Godard che si lancia in una metacinematografica operetta sul figliuol prodigo senza cavarci fuori nulla di interessante.
ma poi arriva la svolta…
Bellocchio salva tutto con uno degli episodi più belli che abbia mai visto. “Discutiamo discutiamo” mischia sapientemente ironia, passione politica, analisi accurata e sfondo sociale con un tocco frizzante e divertente che salva in extremis le deludenti prove precedenti.

L’opinione di Darjus dal sito http://www.filmtv.it

Interessante operazione in cui l’intellettualismo di alcuni registi prende il sopravvento sul resto…L’episodio di Lizzani, sebbene piuttosto prevedibile, risulta ben girato (con un montaggio sincopato avanti sui tempi); Bertolucci usa il teatro e il simbolismo estremo, ma il risultato è stucchevole; bello l’episodio di Pasolini, poetico, ma non criptico, sperimentale, ma non assurdo; Godard tenta un audace parallelismo tra la politica e l’amore popolo/borghesia – uomo/donna: splendida la fotografia, noioso il resto; infine Bellocchio non va oltre un semplice documentario sui tipici temi di cui discutono/evano gli studenti universitari. Più utile, al giorno d’oggi come esperimento sociologico su come è cambiata la nostra società e su come certi ideali ora visti come stupidi sogni.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Film sperimentale a episodi, spesso di noia micidiale. Quello di Lizzani non pare granché, ma cresce con… la visione di quello (a me incomprensibile) di Bertolucci e di quello – terribile – di Godard (Castelnuovo che, brandendo un sigaro imperioso, esalta la rivoluzione yemenita fa, non per colpa sua, solo ridere). Il migliore è quello di Pasolini, en plein air, con un “candido” Ninetto Davoli (il titolo “La sequenza del fiore di carta” è un decasillabo perfetto). Quello finale, con Bellocchio e studenti, è un sincero divertissement degli intervenuti, non certo un qualcosa di cinematografico. Fu clamoroso insuccesso di pubblico: non si fatica a crederlo.

L’opinione di Pigro dal sito http://www.davinotti.com

Reintepretazioni evangeliche per un film sperimentale e coraggioso. Poetico e intenso Pasolini sulla responsabilità individuale (bello!). Non male Lizzani sull’indifferenza verso i bisognosi in una frenetica New York. Accettabile la provocazione di Bertolucci con il Living Theatre. Insopportabili Godard e Bellocchio: il primo mortalmente noioso nella metafora politica in forma di rapporto amoroso con pedissequa spiegazione; il secondo presuntuoso e ridicolmente raffazzonato nella rappresentazione filodrammatica della contestazione studentesca.

Amore e rabbia locandina 2

Amore e rabbia locandina 1

dicembre 10, 2014 Posted by | Drammatico | , | Lascia un commento

Ecce Homo- I sopravvissuti

Ecce homo i sopravvissuti locandina 2

Tre persone si muovono su una spiaggia di sabbia bianchissima:un uomo, una donna e un bambino si stagliano su un panorama silenzioso,con l’unico rumore percepibile che sale dal mare con la risacca delle onde.
I tre formano una famiglia: lui,il padre, è Jean, la donna è Anna sua moglie mentre Patrick e il loro unico figlio e hanno eletto la spiaggia come loro dimora.
Sono infatti, apparentemente,gli unici sopravvissuti ad una spaventosa catastrofe nucleare che ha annientato l’umanità;infatti attorno a loro gli unici segni superstiti della civiltà sono una roulotte che serve a loro da riparo e una Citroen con il cofano aperto che giace malinconicamente su una duna.
La vita dei tre è durissima, le loro giornate sono scandite dalla ricerca del pesce, che sembra essere l’unica fonte di sopravvivenza e dalla vicina città, nella quale Jean ogni tanto si reca per prendere qualche indispensabile oggetto.

Ecce homo i sopravvissuti 1

Irene Papas e Marco Stefanelli

Per Anna c’è un problema in più legato a Jean; l’uomo  infatti in seguito all’esposizione alle radiazioni è diventato praticamente impotente.
Ma un giorno, inaspettatamente,arrivano due uomini, altri due sopravvissuti:si tratta di Len, un uomo che faceva parte dell’esercito e di Quentin, uno spocchioso intellettuale.
Ben presto Jean mostra di non gradire la presenza dei due uomini e a ragione; Len infatti è attratto irresistibilmente da Anna, che da parte sua mostra di non essere indifferente alle sue attenzioni mentre Quentin sembra legare facilmente con il piccolo Patrick.

Ecce homo i sopravvissuti 2Philippe Leroy

Ecce homo i sopravvissuti 3

Quando Jean una mattina si allontana per andare in città, Anna e Len si amano nell’acqua,circondati dalla meravigliosa natura del posto;ma è solo un attimo di spensieratezza perchè Jean,al ritorno,intima ai due uomini di andarsene.
Ner nasce una violenta lite durante la quale Len uccide Jean.
Contemporaneamente Len, che ormai considera Anna la sua donna, costringe Quentin ad allontanarsi dal campo e a vivere in solitudine.
Ma ben presto arriva la resa dei conti.
Quentin, appreso da Patrick che i due vogliono andar via in cerca di un posto migliore, brucia l’unico mezzo di locomozione della coppia suscitando le ire di Len che lo affronta.
Nello scontro a fuoco Quentin uccide Len e l’indomani…

Ecce homo i sopravvissuti 4
Film post apocalittico che segna l’esordio dietro la macchina da presa di Bruno Gaburro, convertitosi in seguito alla commedia erotica prima, al soft porno poi e infine riciclatosi con qualche successo in tv dove ha diretto qualche tv movie, Ecce homo-I sopravvissuti è una felice opera d’esordio tutta incentrata sulla drammatica storia di cinque persone delle quali alla fine ne sopravviveranno solo due, due maschi che simboleggeranno l’impossibilità di costruire un futuro vista la morte dell’unica donna del gruppo.

Girato su una candida spiaggia, selvaggia e assolata, con soli due emblemi della scomparsa civiltà umana (un auto e una roulotte) come sfondo e le armi a dettare e suggellare la fine delle speranze dell’umanità, Ecce homo è un film totalmente nichilista, che il regista gira con mano ferma e buona scelta dei tempi scenici.

Ecce homo i sopravvissuti 8

Ecce homo i sopravvissuti 9

Gabriele Tinti

Nonostante la presenza di soli 5 personaggi,il film regge bene la tensione che Gaburro allunga per tutta la durata del film, che vive principalmente di alcuni momenti topici: la vita della famiglia prima dell’arrivo di Quentin e Len, quella successiva, con la storia d’amore tra Anna e Len e la contemporanea morte di Jean e infine la parte più buia, quella che vede la morte di Len, il suicidio di Anna e la fine delle speranze dell’umanità,simboleggiata dalla passeggiata finale di Quentin in compagnia di Patrick,unico scampato della famiglia alla tragedia che si abbatte su di essa.
C’è spazio per una serie di considerazioni, da parte dello spettatore, sui messaggi che Gaburro semina quà e là con intelligente nonchalance;l’umanità è perita, ma quel che ne resta è comunque figlia di essa e vive delle stesse pulsioni che la hanno portata all’autodistruzione,l’amore può nascere sul dolore e finire in esso senza soluzione di continuità mentre la sequenza finale è quella più tragica e buia, perchè Quentin e Patrick, due uomini, non potranno dare una speranza all’umanità.

Ecce homo i sopravvissuti 7

Frank Wolff

Molto bene il cast, che regge la tensione e la difficoltà di impegnare un’ora e mezza di film con interpretazioni di ottimo livello;molto bene un irriconoscibile Philippe Leroy che interpreta Jean, splendida e affascinante oltre che bravissima Irene Papas, unico personaggio femminile del film,benissimo anche Frank Wolff nei panni dell’antipaticissimo Quentin e bene anche Gabriele Tinti in quelli di len.Chiude il lotto delle buone interpretazioni quella di Marco Stefanelli nel ruolo di Patrick (l’attore romano, tredicenne all’epoca del film, nello stesso anno girò Tre passi nel delirio e Il pistolero segnato da Dio).
Ecce homo-I sopravvissuti è un film che per oltre 45 anni è rimasto sepolto per riemergere improvvisamente circa un anno fa con un passaggio televisivo;oggi è disponibile in una discreta versione all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=TCTXO4nvjpQ

Ecce homo i sopravvissuti 5
Ecce Homo – I sopravvissuti
Un film di Bruno Gaburro. Con Irene Papas, Gabriele Tinti, Philippe Leroy, Frank Wolff, Marco Stefanelli Drammatico, durata 90 min. – Italia 1969

Ecce homo i sopravvissuti banner gallery

Ecce homo i sopravvissuti 6

Ecce homo i sopravvissuti 10

Ecce homo i sopravvissuti 11

Ecce homo i sopravvissuti 12

Ecce homo i sopravvissuti 13

Ecce homo i sopravvissuti 14

Ecce homo i sopravvissuti 15

Ecce homo i sopravvissuti 16

Ecce homo i sopravvissuti banner personaggi

Philippe Leroy … Jean
Irene Papas … Anna
Gabriele Tinti … Len
Frank Wolff … Quentin
Marco Stefanelli … Il piccolo Patrick

Ecce homo i sopravvissuti banner cast

Regia:Bruno Gaburro
Sceneggiatura:Bruno Gaburro,Giacomo Gramegna
Produzione:Pier Luigi Torri
Musiche:Ennio Morricone
Fotografia:Marcello Masciocchi
Montaggio:Renato Cinquini

Ecce homo i sopravvissuti locandina 1

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Onore al merito di Gaburro, esordiente totale che si occupa anche della sceneggiatura (insieme a Giacomo Gramegna) e che confeziona con sufficiente cura questo ambizioso lavoro. Ecco homo – I sopravvissuti non è soltanto una parabola nietzschiana (Ecce homo è l’opera-summa del filosofo tedesco), non è solo l’annullamento del cristianesimo in una vampata di nichilismo (le analogie con la favoletta biblica di Adamo ed Eva sono esplicite), ma è anche un discreto ‘pezzo di cinema’, realizzato con pochi attori e altrettanti mezzi, ma innegabilmente funzionante. Per i contenuti il film ricorda da vicino inoltre Il seme dell’uomo, coeva opera di Marco Ferreri (ma, pare di capire informandosi in rete, uscita per seconda) altrettanto disperante sulle sorti di un’umanità sempre più (luci)ferina e allo sbando, moralmente e concretamente, nei singoli gesti quotidiani. Alla fine degli anni Sessanta, complice il movimento di protesta che prese vita attorno al ’68, un lavoro di questo stampo era assolutamente in linea con lo spirito dei tempi; oggi può apparire datato nel suo forzato impianto didascalico, ma ciò che più importa è che l’opera non smette di consegnare il proprio messaggio. Irene Papas viene contesa da Philippe Leroy, Gabriele Tinti e Frank Wolff: difficile obiettare sulle scelte di casting; qualcosina si può ridire invece sul ritmo altalenante della narrazione. Gaburro negli anni seguenti si darà al pornosoft e infine alle candide fiction tv per famiglie, soffocando con forza e in ogni modo le belle speranze suscitate dal suo debutto.

L’opinione di Mirrrko dal sito http://www.davinotti.com

Primo post-atomico del cinema italiano; Gaburro firma la sua prima regia con un film notevole e sopratutto con tematiche lontanissime da quello che farà in futuro. Era il ’69 e andavano di moda i film socio-politici, ma Gaburro pesca a piene mani sopratutto da Nietzsche, sfornando un film pessimista e cinico. Un po’ lento nella parte centrale ma mai noioso. Irene Papas ci regala il suo meglio. Da scoprire.

L’opinione di Fauno dal sito http://www.davinotti.com

Suggestive, anzi incantevoli, parecchie inquadrature, specie quelle della scena d’amore in acqua; molto eloquente e indicativo di bisogno vitale il sentire gli ormoni femminili annusando un foulard… Il film è però scarno di contenuti e quelli presenti sono poco marcati: perfino la denuncia di un uomo finito sulla certezza di una nuova catastrofe non mi ha ispirato o coinvolto particolarmente. La Papas è splendida, Leroy è ottimo ma irriconoscibile, gli altri se la cavano.

Ecce homo i sopravvissuti locandina sound

dicembre 8, 2014 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

I satanici riti di Dracula

I satanici riti di Dracula locandina italiana 3

Il Professor Van Helsing, studioso addentro alle cose misteriose e ai segreti dell’esoterismo viene contattato da un reparto speciale di Scotland Yard per svolgere una delicata indagine.Si tratta infatti di investigare su una cerchia di uomini potenti della città che frequentano una villa in cui si sospetta accadano strani avvenimenti.
Prima di recarsi nella villa, Van Helsing contatta un suo vecchio amico d’università che risulta essere presente nella lista dei notabili:si tratta del professor Julian Chili,premio Nobel che sta facendo studi su un bacillo in grado di provocare un’epidemia di peste.
La Psychical Examination and Research Group,l’organizzazione a cui fa capo Dracula, il misterioso uomo che guida le fila della stessa in realtà si pone come obiettivo la distruzione dell’umanità;Van Helsing, arrivato nella villa si ritrova a doversi battere contro il vampiro, che dimora nella villa .

I satanici riti di Dracula 1

I satanici riti di Dracula 2
Van Helsing,che è accompagnato da sua nipote Jessica viene sconfitto ma qualcosa cambia improvvisamente le sorti del conflitto…
I satanici riti di Dracula è una produzione Hammer del 1973, l’ottava dedicata al celebre personaggio creato da Bram Stoker.
Ormai prigionieri dell’ambientazione gotico/horrorifica di derivazione transilvanica, i dirigenti della Hammer tentano un’improbabile dimensione post moderna, contaminando l’atmosfera tipica dei film vampireschi con una storia elaborata di congiure scientifiche per annientare l’umanità grazie a un mortale bacillo.
La Hammer affida al regista canadese Alan Gibson il compito di dirigere The Satanic Rites of Dracula tradotto poi letteralmente in Italia come I satanici riti di Dracula e contemporaneamente scrittura Christopher Lee per vestire i panni di Dracula e Peter Cushing quelli del suo celebre nemico,Van Helsing.
Non è un caso,ovviamente,visto che Gibson aveva già diretto il precedente film Hammer dedicato al re dei vampiri, quel 1972: Dracula colpisce ancora! che comunque non si era rivelato un grosso successo al box office.

I satanici riti di Dracula 3

I satanici riti di Dracula 4
E anche questo film alla fine non si rivelò una mossa vincente:nonostante la presenza del duo Lee-Cushing i risultati al box office furono deludenti.
E non certo per colpa del cast ma per una sceneggiatura molto lacunosa e sopratutto lontana dalle atmosfere tipiche dei film con protagonisti i vampiri.
In pratica la miscela vampiri/sangue/sesso, sostituita dal “terrorismo” batteriologico non funzionò e il pubblico in pratica abbandonò il genere, cosa che fece anche Christopher Lee che,fiutato il cambio di gusto del pubblico, non accettò più ruoli del genere mentre Cushing entrò nel cast di La leggenda dei 7 vampiri d’oro, ultimo film vampiresco della Hammer.

I satanici riti di Dracula 5
Tornando al film, di vampiresco non rimane quasi più nulla;Gibson sembra più interessato a mostrare un Dracula fiancheggiatore di poteri forti, quasi un epigono di un dittatore pronto a conquistare il mondo non più con i canini ma con un ben più pericoloso e devastante virus che è in grado di eliminare l’umanità.
Per dare un segno di contiguità con il suo precedente 1972: Dracula Colpisce Ancora! il regista riprende alcuni personaggi già presenti nel citato film come l’ispettore Murray e la nipote del professor Lorrimer Van Helsing Jessica.
Dracula non ha più canini e mantello ma veste come un uomo d’affari,i suoi mezzi di conquista sono cambiati;il protagonista è il doppio petto,come in Hanno cambiato faccia di Corrado Farina, splendido apologo del vampirismo del potere che conquista grazie alle armi del consumismo e del lavoro, della pubblicità e della religione.

I satanici riti di Dracula 6

I satanici riti di Dracula 7
Il risultato finale è un film non riuscito ma con un suo fascino; la contaminazione fra l’horror tradizionale Hammer e il poliziesco/thiller/fantapolitico ha molte pecche ma è comunque ben diretto e ben recitato.
Bene comunque il cast,impeccabile e bene anche sia la fotografia di Brian Probyn che l’ambientazione;un vero peccato che questo film sia in pratica il canto del cigno della Hammer giunto in un periodo in cui ormai l’horror vampiristico era tramontato come genere.La gloriosa casa britannica,che tanto aveva dato alla cinematografia di genere era ormai giunta al capolinea.

I satanici riti di Dracula banner filmscoop
I satanici riti di Dracula
Un film di Alan Gibson. Con Christopher Lee, Peter Cushing, William Franklin, Michael Coles, William Franklyn,Freddie Jones, Joanna Lumley, Richard Vernon, Barbara Yu Ling, Patrick Barr, Richard Mathews, Lockwood West, Valerie Van Ost, Maurice O’Connell, Peter Adair, Maggie Fitzgerald, Pauline Peart, Fionnula O’Shannon, Mia Martin Titolo originale The Satanic Rites of Dracula. Horror, durata 88′ min. – Gran Bretagna 1973

I satanici riti di Dracula banner gallery

I satanici riti di Dracula 8

I satanici riti di Dracula 9

I satanici riti di Dracula 10

I satanici riti di Dracula 11

I satanici riti di Dracula 12

I satanici riti di Dracula 13

I satanici riti di Dracula 14

I satanici riti di Dracula 15

 

I satanici riti di Dracula banner personaggi

Christopher Lee: Conte Dracula
Peter Cushing: Prof. Lorrimer Van Helsing
Michael Coles: Ispettore Murray
William Franklyn: Torrence
Freddie Jones: Prof. Julian Keeley
Joanna Lumley: Jessica Van Helsing
Richard Vernon: Colonnello Mathews
Barbara Yu Ling: Chin Yang
Patrick Barr: Lord Carradine
Richard Mathews: John Porter
Lockwood West: General Sir Arthur Freeborne
Valerie Van Ost: Jane
Maurice O’Connell: Hanson

I satanici riti di Dracula banner cast
Regia Alan Gibson
Soggetto Don Houghton
Sceneggiatura Don Houghton
Casa di produzione Hammer Film Productions
Fotografia Brian Probyn
Montaggio Chris Barnes
Musiche John Cacavas

I satanici riti di Dracula banner recensioni

L’opinione del sito http://www.splattercontainer.com

(…) I Satanici riti di Dracula è la copia quasi perfetta delle tematiche di Hanno cambiato Faccia, il capolavoro di Farina del 1971, un film pregno di importanti messaggi politici. Già da questa sua palese derivazione si comprende come le idee dello script affidate al regista Gibson fossero poche e confuse. Il risultato finale, a discapito di queste premesse, però non è pessimo. Il regista ha sfruttato in maniera ottimale la classica coppia Lee/Cushing con quest’ultimo a reggere quasi da solo tutto il film per colpa di un Lee a tratti leggermente logorato dal suo ruolo. Il mix tra spionaggio e fanta horror tiene sempre alta l’attenzione dello spettatore che è comunque costretto ad affrontare una storia decisamente scontata. Un pizzico di novità ce la fornisce il modo in cui alla fine il bene trionfa sul male; dopo una serie di paletti conficcati tra le tette delle fidanzate di Dracula e una pallottola d’argento che manca il bersaglio non ci si aspetta un’arma così strana come quella usata da Van Helsing per sconfiggere il vampiro. Vi ho rovinato il finale? Dai, non mi dite che non sapevate che alla fine Van Helsing avrebbe vinto?! Siamo salvi.(…)
L’opinione di Thegaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Poco soddisfacente questo Dracula adattato ad un contesto più moderno. La trama ha indubbiamente elementi horror, ma l’ossatura principale ricorda più il genere spionistico e fantapolitico. Un mix poco riuscito dove la figura di Dracula perde carisma malgrado Lee e perdipiù penalizzata da una presenza limitata che lo penalizza.

L’opinione di zederfilm dal sito http://www.filmtv.it

Ultimo episodio della saga di casa Hammer sulla figura del Conte Dracula, questo film è considerato dai più un fiasco, principalmente per il fatto di aver portato l’azione ai nostri giorni (così come il precedente 1972 Dracula Colpisce Ancora ): invece il film non è assolutamente male, anzi, è interpretato da un cast di attori eccezionali e bravissimi, ha un inizio sfolgorante quasi da film d’azione e le ambientazioni (anche se non siamo più in Transilvania o nella Londra vittoriana ) sono sinistre e cupe, il che non fa rimpiangere le locations gotiche dei film precedenti. Eccezionali Christopher Lee e Peter Cushing come sempre nei rispettivi ruoli di Dracula e di Van Helsing. Finale memorabile (anche se improbabile). Consigliato ai cultori del genere e agli appassionati di vampiri.

L’opinione di horrormovie.it

Questa volta Dracula si mette a capo di un gruppo di…speculatori edilizi! Il suo vero scopo è quello di riuscire a diffondere sulla terra un morbo letale simile alla peste. Ma, anche stavolta, a rovinare i piani del Principe delle Tenebre ci penserà il suo nemico giurato Van Helsing… Christopher Lee e Peter Cushing si prestano, per l’ennesima volta, ad interpretare i due antagonisti per eccellenza del genere horror Dracula e Van Helsing per questo che è senza dubbio uno dei peggiori e meno riusciti film della Hammer sul mitico Conte. Assolutamente evitabile!

L’opinione di trivex dal sito http://www.davinotti.com

Sorpresa positiva questa produzione Hammer anni 70, in cui vengono sapientemente ed efficacemente coniugati gli “antichi” canoni vampireschi (leggende, croci, pallottole d’argento, etc..) con i “valori” preponderanti del mondo moderno (potere e ricchezza). Il tradizionale vampiro è l’elemento d’unione, poiché viene dal passato per distruggere il futuro (la “morte nera”) per una furibonda “sete” di vendetta. Un po’ splatter, una donna nuda da sacrificare, le donne vampiro incatenate e assetate di sangue… sì, gli anni 70 si fanno proprio vedere!

I satanici riti di Dracula banner foto

I satanici riti di Dracula Peter Cushing

I satanici riti di Dracula Christopher Lee

I satanici riti di Dracula Christopher Lee 2

I satanici riti di Dracula foto 1

I satanici riti di Dracula foto 2

I satanici riti di Dracula foto 3

I satanici riti di Dracula foto 4

I satanici riti di Dracula foto 5

I satanici riti di Dracula foto 6

I satanici riti di Dracula foto 7

I satanici riti di Dracula foto 8

I satanici riti di Dracula lobby card 0

I satanici riti di Dracula lobby card 1

I satanici riti di Dracula lobby card 2

I satanici riti di Dracula lobby card 3

I satanici riti di Dracula lobby card 4

I satanici riti di Dracula locandina americana

I satanici riti di Dracula locandina cinese

I satanici riti di Dracula locandina italiana

I satanici riti di Dracula locandina italiana 2

dicembre 6, 2014 Posted by | Horror | , , | Lascia un commento

Relazioni disperate

Relazioni disperate locandina 1

Siamo nel 1954, la storia si svolge in una cittadina del Kansas, del tutto immaginaria.
Evelyn Wyckoff è una donna sulla quarantina, attraente ma ancora vergine.
E’ una donna insoddisfatta dal punto di vista umano e da quello professionale; insegna nella scuola locale, ma non trova più stimoli nel suo lavoro, nonostante lo stesso sia apprezzato sia dai suoi studenti che dai suoi colleghi.
Il dottor Neal, suo medico personale e più che altro amico è convinto che l’insoddisfazione di Evelyn dipenda principalmente dalla sua vita sentimentale piatta e decide di inviarla, per un consulto, dallo psicologo dottor Steiner.
La cura del dottor Steiner sembra funzionare; lentamente Evelyn inizia ad aprirsi agli altri e inizia una relazione platonica con Ed Eckles, l’autista del bus della cittadina.

Relazioni disperate 13

Anne Heywood

Relazioni disperate 12

Donald Pleasance

Ma Ed è già sposato e inoltre appartiene alla classe sociale più bassa,così Evelyn porta avanti il repporto su una base più amichevole che sentimentale fino al giorno in cui l’uomo non si trasferisce in un’altra città lasciando la donna nello sconforto.
Le cose cambiano improvvisamente un giorno in cui Evelyn si è attardata in classe; Rafe,un uomo di colore che pulisce le aule la avvicina facendole proposte oscene e rivolgendosi a lei con gesti inequivocabili.
Sconvolta, Evelyn fugge dalla scuola ma non rivela a nessuno l’accaduto, timorosa dello scandalo.
Ma il giorno dopo accade di peggio; Rafe la trascina all’improvviso su una scrivania e la violenta.
Anche questa volta Evelyn tace ma da quel momento inizia per lei un torbido rapporto con l’uomo, che le usa quotidianamente violenza;ben presto però Evelyn capisce di attendere con eccitazione gli incontri con l’uomo, fino al giorno in cui, mentre consumano uno dei loro rapporti selvaggi, vengono visti da due studenti.

Relazioni disperate 10

Relazioni disperate 8
Scoppia lo scandalo e il direttore della scuola le chiede di dimettersi, mentre la cittadina le volta le spalle.
Delusa da se stessa e dall’ambiente che fino a quel momento le era sembrato caldo e accogliente Evelyn entra in una crisi profonda durante la quale medita il suicidio.Ma alla fine la donna recupera la forza e la dignità, lascia la cittadina e va via in cerca di un posto migliore incontro ad una nuova vita.
Tratto dal romanzo Good luck di William Inge e diretto dal regista Marvin J. Chomsky, autore conosciuto per la sua lunga carriera nei tv movie come Hawaii squadra cinque zero,Codice criminale,Lo sceriffo del sud, Relazioni disperate ( nell’edizione originale Good luck Miss Wyckhoff) è un film drammatico giocato su due piani differenti ma anche complementari.Il primo analizza la figura di Evelyn Wyckoff,

Relazioni disperate 9

Relazioni disperate 1

donna all’apparenza integrata, rispettata dalla società ma nel privato complessata,isterica e condizionata pesantemente da una vita sentimentale presso che assente mentre il secondo mostra la vita antitetica di Rafe, uno con tanto di laurea ma dalla personalità disturbata,sociopatica, che trova in Evelyn una vittima quasi perfetta.
Infatti tra i due nasce una relazione che vede Evelyn succube dell’uomo di colore, orripilata ma anche irresistibilmente attratta dai modi vioenti di Rafe, del quale dapprima subisce la violenza per poi cedere alla passione insana che l’uomo è riuscito a suscitare in lei.
Sullo sfondo c’è spazio per l’analisi (breve e frettolosa) della vita un po ipocrita e perbenista della provincia americana, in questo caso una località immaginaria non lontana da Wachyta.
L’assieme non è male, la storia c’è ma il tutto è di fattura grossolana e se non ci fosse una bravissima ed espressiva Anne Heywood ad interpretare Evelyn Wickhoff il rischio di un naufragio sarebbe dietro l’angolo; il regista non è certamente un fine psicologo e alcuni passaggi sono davvero trattati con l’accetta, assieme alla blanda stigmatizzazione dell’ipocrisia della provincia americana.

Relazioni disperate 5
Tuttavia il film scorre abbastanza fluido grazie alla robusta sceneggiatura tratta dal romanzo di Inge;bene la coppia Donald Pleasence,Robert Vaughn, il primo nel ruolo dello psicologo ebreo,il secondo in quello del dottor Neal.Il film è praticamente impossibile da trovare nella versione italiana, mentre è presente in rete in quella originale.

Relazioni pericolose (Good luck miss Wyckoff)
un film di Marvin J. Chomsky,con Anne Heywood,John Lafayette,Donald Pleasence,Robert Vaughn,Earl Holliman,Dorothy Malone,Drammatico Usa 1979

Relazioni disperate banner gallery

 

Relazioni disperate 18

Relazioni disperate 17

Relazioni disperate 16

Relazioni disperate 15

Relazioni disperate 14

Relazioni disperate 11

Relazioni disperate 7

Relazioni disperate 6

Relazioni disperate 3

Relazioni disperate 2

Relazioni disperate banner protagonisti

Anne Heywood ….. Evelyn Wyckoff
John Lafayette ….. Rafe Collins
Donald Pleasence ….. Dr. Steiner
Robert Vaughn ….. Dr. Neal
Earl Holliman ….. Ed Eckles
Carolyn Jones ….. Beth
Ronee Blakley ….. Betsy
Dorothy Malone ….. Mildred
Doris Roberts ….. Marie
Dana Elcar ….. Havermeyer

Relazioni disperate banner cast

Regia:Marvin J. Chomsky
Produzione: Raymond Stross
Sceneggiatura: Polly Platt
Basato sul romanzo di William Inge
Musiche : Ernest Gold
Fotografia: Álex Phillips Jr.
Distribuito da Bel Air-Gradison Productions

Relazioni disperate locandina 2

Relazioni disperate lc1

dicembre 3, 2014 Posted by | Drammatico | | Lascia un commento