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La tarantola dal ventre nero

Un misterioso personaggio ricatta Maria,con una foto che la ritrae con il suo amante. Ma,misteriosamente,la donna viene uccisa in maniera orribile;viene pugnalata e orribilmente straziata,con l’addome aperto.Delle indagini viene incaricato il commissario Tellini,che si trova ad avere come involontario collaboratore Catapulta,un detective privato assunto dal marito dell’assassinata.

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Barbara Bach

Poco tempo dopo l’efferato delitto,un’altra donna cade vittima del misterioso killer;è la splendida signora Ricci,una pellicciaia,anch’essa uccisa con le stesse modalità della signora Maria.

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Studiando le analogie tra i due delitti,il commissario si rende conto che l’assassino ha imitato il modus operandi dell’ape,che per uccidere i ragni (in questo caso la tarantola),la paralizza con il suo veleno e poi,con la vittima ancora viva,inizia a divorarla partendo proprio dall’addome.Intanto parallelamente,il marito di Maria e Catapulta riescono ad individuare il misterioso ricattatore,che di professione fa il fotografo;un fotografo che vivacchia seguendo giovani e bellissime donne,che immortala con i suoi scatti.

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Il commissario scopre la stessa squallida storia,ma quando arriva sul posto dove Catapulta e il fotografo sono impegnati i una lotta mortale,assiste impotente alla morte di entrambi. All’interno del laboratorio il commissario scopre anche il fotografo riprendeva le clienti di un centro di bellezza,e che uno dei prossimi ricattati sarebbe stato proprio lui.

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Giancarlo Giannini

Gli eventi precipitano,e ci sono altre due morti tra le frequentatrici del centro,con le stesse modalità delle vittime precedenti;in una corsa contro il tempo alla fine il commissario riuscirà a venire a capo dell’osura catena di delitti.

Un cast di attori di primo piano,come Giancarlo Giannini,nei panni del commissario,e alcune tipiche bellezze del cinema anni settanta,come la bella Barbara Bouchet,la prima a cadere,in una scena ad alta tensione erotica,con una scena di nudo molto maliziosa,per proseguire con Stefania Sandrelli,Barbara Bach,Claudine Auger,Annabella Incontrera e Rosella Falck.Nonostante qualche debolezza nella trama, e un finale non di certo memorabile,La tarantola dal ventre nero è un discreto prodotto,nato nell’epoca dei thriller erotici,anche se si distanzia dal genere per la sobrietà delle scene.

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Claudine Auger

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La tarantola dal ventre nero,
un film di Paolo Cavara. Con Giancarlo Giannini, Barbara Bouchet, Barbara Bach, Claudine Auger, Silvano Tranquilli, Rossella Falk, Nino Vingelli, Annabella Incontrera, Stefania Sandrelli, Daniele Dublino, Eugene Walter, Giancarlo Prete, Giorgio Dolfin,
Fulvio Mingozzi, Ezio Marano, Carla Mancini, Guerrino Crivello. Genere thriller, colore 92 minuti. – Produzione Italia 1971.

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Stefania Sandrelli

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Giancarlo Giannini     IspettoreTellini
Claudine Auger    …     Laura
Barbara Bouchet    Maria Zani
Rossella Falk    …     Franca Valentino
Silvano Tranquilli    Paolo Zani
Annabella Incontrera    Mirta Ricci
Ezio Marano    …     Masseur
Barbara Bach    …     Jenny
Stefania Sandrelli    Anna Tellini
Giancarlo Prete    …     Mario
Anna Saia    …     Amica di Maria
Eugene Walter    …     Ginetto
Nino Vingelli    …     Ispettore Di Giacomo
Daniele Dublino    …     Entomologo
Giuseppe Fortis    …     Psichiatra
Guerrino Crivello    …     Informatore
Fulvio Mingozzi    …     Sergente
Giorgio Dolfin    …     Poliziotto
Carla Mancini    …     Cliente del salone

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Regia Paolo Cavara
Sceneggiatura Lucille Laks
Scritto da  Marcello Danon (story)
Conosciuto anche come Black Belly of the Tarantula (USA)
Tarentule au ventre noir (France)
Produzione Italia/Francia
Distribuito da CIC
Musiche Ennio Morricone
Montaggio Mario Morra
Fotografia Marcello Gatti
Durata 94 minuti

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

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Interessante prodotto para argentiano, con non molta tensione, che sconta un po’ i decenni. Non funzionano neppure qui i siparietti comici, che non funzionano neppure in Argento. Buona la trovata finale, mentre a non convincere sono gli interrogatori di Giannini (ma che razza di indagine è?), peraltro interprete corretto. Notevole gineceo Anni Settanta (bellissima la Sandrelli) e notevole la trovata dell’ingrandimento fotografico. Chi ha occhio riconoscerà la Giorgi e la Mancini (nel bagno turco!)

Discreto giallo, ispirato dal successo della trilogia con titolo d’animale diretta da Dario Argento. Ma l’opera di Cavara (regista anche del mediocre …E Tanta Paura) non è tacciabile d’emulazione/reiterazione, perché la pellicola si avvale di ottime interpretazioni (Giannini su tutti, nel ruolo di ispettore depresso e demotivato), di Barbara Bouchet e Stefania Sandrelli, di una salda regia e di un’ottima sceneggiatura. Modus operandi (spillone paralizzante da cui il titolo) rivisto in seguito in Murderock.

Thriller a forti tinte erotiche che alterna bei momenti (sia da un punto di vista visivo sia da quello della tensione narrativa) a parentesi un po’ goffe, inutili e noiose. La bella regia non è insomma supportata adeguatamente dalla sceneggiatura che a tratti è piuttosto banale (specie nello scioglimento dell’intreccio). In ogni caso un buon film, che non deluderà i fan del genere e delle bellezze muliebri, ma che avrebbe potuto essere molto migliore.

Ottimo giallo di Cavara, che si distingue per il metodo con cui vengono compiuti i delitti (un ago che paralizza la vittima che viene squartata quando non può più muoversi). Il plot giallo è solidissimo e fuorvia in modo intelligente lo spettatore varie volte (è difficile capire l’identità dell’omicida). Come contorno un cast femminile di tutto rispetto: Bouchet, Incontrera, Lange, Falk, Bach, Sandrelli e (maschio…) Giannini. Ottime anche la colonna sonora e la fotografia.

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Maggio 19, 2008 Pubblicato da: | Thriller | , , , , , , , , , | Lascia un commento

La chiave

Venezia,epoca imprecisata durante il fascismo.

Un anziano professore ha una moglie giovane,Teresa. L’uomo è alla ricerca di qualcosa che risvegli la sua sessualità,e decide così di lasciare per terra una chiave che apre un cassetto in cui è contenuto un diario,nel quale l’uomo ha scritto tutte le sue fantasie erotiche. Teresa trova la chiave casualmente,e dopo aver letto il diario,decide di fare la stessa cosa,affidando alla parola scritta la sua relazione con il fidanzato della figlia e le sue fantasie erotiche.

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Stefania Sandrelli

Da questo momento i due coniugi sono legati da un rapporto morboso,fatto di voyeurismo e di immaginazione,nel quale l’uno instaura un immaginario dialogo con l’altro,fatto di eros e sesso sfrenato. Attraverso i diari i due scopriranno una nuova frontiera della sessualità,fino al drammatico epilogo. Diretto da Tinto Brass,su un romanzo di Junichiro Junichiro Tanizaki,La chiave è un film erotico che però non sfocia mai nella pornografia tipica dei lavori successivi di Brass;una splendida e matura Sandrelli,dalle forme conturbanti,piene e voluttuose,espone il suo corpo senza impudicizia,dando un tocco di classe ad un film che fa fatica ad uscire dal clichè classico dei film per voyeur. La storia forse regge,anche se l’atmosfera decadente del romanzo manca quasi completamente,e si basa sulla raffigurazione visiva di un Brass che predilige le tinte cupe,recuperando parte dell’atmosfera dark e masochistica tipica dei libri dello scrittore giapponese.

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La chiave,un film di Tinto Brass. Con Stefania Sandrelli, Frank Finlay, Franco Branciaroli, Eolo Capritti, Tinto Brass, Armando Marra, Milly Corinaldi, Enzo Turrin, Barbara Cupisti, Gino Cavalieri
Titolo originale . Erotico, durata 110 min. – Italia 1983.

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Stefania Sandrelli: Teresa Rolfe
Frank Finlay: Nino Rolfe
Franco Branciaroli: Laszlo Apony
Maria Grazia Bon: Giulietta
Barbara Cupisti: Lisa Rolfe
Ugo Tognazzi: Un ubriaco
Ricky Tognazzi: Uno studente

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Regia     Tinto Brass
Soggetto     Jun’ichirō Tanizaki
Sceneggiatura     Tinto Brass
Fotografia     Silvano Ippoliti
Montaggio     Tinto Brass
Musiche     Ennio Morricone
Scenografia     Paolo Biagetti
Costumi     Michaela Gisotti

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

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Tremendissimo film di Tinto Brass, che mostra il suo talento nei primi due minuti di pellicola e poi decide di non usarlo più, preso com’è da una pessima messa in scena che anziché apparire erotica, purtroppo, si fa grottesca ed insopportabile, popolata pure da personaggi antipatici. L’unica cosa da salvare è l’opima Stefania Sandrelli, che fa scorgere la patonza e ostenta tettone che innestano, inesorabili, fantasie facilmente immaginabili nelle menti degli allupandi ed allupatissimi spettatori di sesso maschile. Ciononostante, è da evitare.

Successo spropositato ed inspiegabile per questo polpettone soft core di Tinto Brass, tratto da un romanzo di un autore giapponese con l’azione trasferita a Venezia attorno al 1940. A parte la presenza di una Stefania Sandrelli in gran forma, tutto è da dimenticare: trama, sceneggiatura (ridicola) e prove (imbarazzanti) degli altri attori, diretti da un Brass che nella sua smania di trasgressione finisce per essere quanto mai convenzionale e noioso.

Film che fece epoca, anche se resta mistero capirne i motivi. A meno che non lo si consideri (più per intenzioni -date anche dall’allegorico titolo- che per fatti) come uno dei primi soft-porno (terreno di futuro lavoro del regista) che ha sdoganato la famiglia borghese, portando il sesso nelle comuni sale cinematografiche (addio alla squallida “Luce Rossa”). Per il resto la Sandrelli è bravissima come attrice e Brass dimostra uno stile geniale nella composizione della prima mezz’ora del film (che mostra poi invece la corda, visto che non c’è una storia).

Lui anziano e lei giovane ravvivano la loro unione leggendo a vicenda i diari segreti pieni di confidenze erotiche. Dal bellissimo romanzo di Tanizaki, un film curato, con il sapore di una Venezia decadente e decaduta che intacca con la sua salmastra umidità i corpi degli attori. Ma non parlerei di erotismo, piuttosto di voyeurismo: non c’è brivido erotico in questo come in altri lavori di Brass, solo osservazione di sederi in primo piano. E se tutta la storia confluisce sempre verso il fondoschiena della Sandrelli, la noia ben presto incombe.

Un’occasione mancata: ottima, infatti, l’idea di partenza, tratta da uno splendido romanzo di Tanizaki. Pessima, come quasi sempre, la trasposizione di Brass che riempie il film di scene noiose e un po’ volgarotte (compreso il suo topos per eccellenza: il pissing) e non riesce a districare una sceneggiatura confusa e farraginosa che alterna fantasia e realtà. La Sandrelli è mediocre. L’ambientazione di stampo fascista è ridicola. Tuttavia in futuro il regista farà ben di peggio. Grande scandalo (eccessivo) e successo di pubblico (immeritato).

Vabbè, confrontare pagina scritta e trasposizione cinematografica lascia spesso e volentieri il tempo che trova, ma come non rimpiangere che le stupende pagine di Tanizaki non abbiano trovato un interprete più atto a coglierne lo spirito reticentemente erotico, sottilmente sadico? Qui invece è tutto esposto, volgarmente, come le cosce aperte di una Sandrelli strabordante nelle carni, immemore del proprio passato cinematografico, senza che questa esibizione di ciccia riesca a suscitare altro se non ilarità (involontaria) e soprattutto noia.

Celeberrimo film di Brass generalmente criticatissimo, in realtà non così malvagio. La storia è vuota e lentissima e dopo un’ora e 50 di film si inizia a pensare che sia tutto un pretesto, ma il film è ben diretto (nonostante qualche parentesi un po’ squallida), ben musicato da Morricone e ben interpretato. Piuttosto spinto, ma già all’epoca si vedeva di molto peggio.

Mah… a parte la bella ambientazione veneziana (quasi) fuori dai luoghi comuni, il film è abbastanza noioso e si basa essenzialmente sulle riprese ginecologiche della protagonista, visto che la trama a mio avviso è confusa e il protagonista doppiatissimo è ridicolo. Mi fa un po’ sorridere Branciaroli, qui giovanissimo e imberbe, poi diventato (insieme ai suoi splendidi occhi) un bravo e serioso attore di teatro.

Orrenduccia commediola sexy duecentomila volte inferiore alle orrenducce commediole sexy tipiche dei ’70. Stefania Sandrelli qui è come la “Fanta”: no l’è bona ma l’è tanta. Le ambientazioni polverosamente stantie provocano ancor più un senso di rigetto nei confronti di un film tutto sommato miserabile, che non avendo storia certa è avulso dal suscitare anche la più misera sensazione di sorta. Per fortuna la produzione “brassiana” vede pellicole migliori di questa che, pur provandoci, non ci riesce mai.

Uno dei film di Tinto Brass che ha avuto grande successo di pubblico e che ci fa godere delle grazie della bellissima Stefania Sandrelli. La storia di corna tra la Sandrelli e il marito più anziano di lei non è che sia così originale e non spiega l’ampio consenso ricevuto dalla gente. Rivisto poi a distanza di anni non sembra proprio un granchè. Francamente evitabile.

Affetto da attacco di dietrologia mi dico: se “La chiave” non avesse avuto velleità pseudoartistiche e si fosse chiamato “la chiave della dottoressa del distretto militare”, staremmo a discutere di un altro cult trash? Un film erotico è un film erotico. La Sandrelli ai tempi riempiva tutte le riviste del settore con il suo enorme culo, quindi funzione assolta. Regista come al solito rimandato a settembre, ma se si paragona ad altri suoi film, questo è oro. A proposito di dietrologia, non mi riferivo al solo significato etimologico, ma anche ai fondoschiena.

 

Maggio 9, 2008 Pubblicato da: | Erotico | , | Lascia un commento

C’eravamo tanto amati

C'eravamo tanto amati locandina 1

Tre amici diventati tali durante la guerra di liberazione dal nazifascismo; Nicola, Gianni ed Antonio hanno diviso tutto,la paura,il rischio,la pelle. Ma un bel giorno la guerra finisce,e i tre si separano,ognuno per riprendere una parvenza di vita normale. Nicola torna al suo paese per insegnare, Gianni torna nella natia Pavia per riprendere i suoi studi di giurisprudenza,Antonio ritorna a Roma,dove ad attenderlo c’è un posto da portantino in un ospedale.
Ma la vita è fatta di casualità,cos’ un giorno Gianni ed Antonio si reincontrano;il primo è ormai un avvocato,che aspira a molto più,e ruba la fidanzata al vecchio amico, Luciana,una ragazza con ambizioni cinematografiche.

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Gianni coglie al volo l’occasione per diventare ricco,sposando una donna ricca ma ignorante, Elide, figlia di un palazzinaro senza scrupoli,e lascia Luciana,che,dopo una breve avventura con Nicola,viene abbandonata anche da quest’ultimo.
Luciana tenta il suicidio,mentre Elide,che è innamorata del marito,che viceversa la disprezza,si trasforma nel tempo in una donna raffinata.
Ma anche se la cosa la realizza,si rende conto che Gianni non la ama,e un giorno trova la morte in un incidente stradale,vittima probabilmente di un suicidio.

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Stefano Satta Flores, Nicola

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Aldo Fabrizi

Le vite dei tre amici proseguono su binari assolutamente dissimili;Antonio,idealista,cerca di cambiare la società,venendo per questo meso in disparte anche sul lavoro.Nicola,insoddisfatto del suo lavoro di insegnante,lascia il suo paesino al sud e va a Roma,dove spera di diventare un critico cinematografico;ma,dopo una breve e sfortunata parentesi di notorietà conquistato con una partecipazione a Lascia o raddoppia,finisce per accettare lavori umili scrivendo sui giornali,patetica figura di intellettuale che vuol cambiare il mondo a suon di polemiche.

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Federico Fellini e Marcello Mastroianni

I tre si re incontreranno un giorno,seduti alla tavola di un’osteria;è tempo di bilanci,testimoniati dalla frase “Volevamo cambiare il mondo,ma il mondo ha cambiato noi”
Antonio,che è l’unico che coerentemente con se stesso e con quello in cui credeva non ha nulla da rimproverarsi,porta i suoi vecchi amici in un presidio notturno,dove ad attenderli c’è Luciana,che ha sposato il suo primo amore e gli ha dato due figli.

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Stefania Sandrelli

Scola mostra subito,dalle prime inquadrature,quali siano le sue simpatie, tratteggiando le figure dei tre amici in modo diverso;
l’unico a mostrare coerenza nella vita è Nicola,simbolo di una classe sociale che lotta,vive e si impegna,anche lottando contro i mulini a vento.
Il film acquisisce quindi una forte valenza politica, la dove si intravede,dietro il personaggio dell’arrampicatore Gianni, quella classe di malversatori,opportunisti e profittatori ben identificabili politicamente.
Così come Nicola rappresenta quella parte di cultura sempre pronta a contestare ma assolutamente improduttiva politicamente.
Un film che vive di momenti particolarmente intensi,grazie anche alle superbe interpretazioni di Gassman,nel ruolo di Gianni,avvocato con il pelo sullo stomaco;di Nicola,un superbo Stefano Satta Flores,intellettuale inconcludente,e sopratutto di Antonio,l’unico ad essere vero e genuino,uno splendido Nino Manfredi.

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 Giovanna Ralli

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Vittorio Gassman e Aldo Fabrizi

Luciana è una bellissima Stefania Sandrelli, mentre Elide è interpretata da Maria Giovanna Ralli,il cui padre è Aldo Fabrizi,strepitoso nel ruolo del corrotto e laido palazzinaro.
Cameo per Mike Bongiorno,che interpreta se stesso.
Un grande film,premio Cesar 1974 come miglior film straniero.

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Nino Manfredi

C’eravamo tanto amati, un film di Ettore Scola. Con Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Aldo Fabrizi, Stefania Sandrelli, Stefano Satta Flores, Giovanna Ralli, Federico Fellini, Isa Barzizza, Marcello Mastroianni, Mike Bongiorno, Fiammetta Baralla, Ugo Gregoretti, Lorenzo Piani, Marcella Michelangeli, Carla Mancini, Livia Cerini, Luciano Bonanni. Genere Commedia, colore 121 minuti. – Produzione Italia 1974

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* Stefania Sandrelli: Luciana Zanon
* Vittorio Gassman: Gianni Perego
* Nino Manfredi: Antonio
* Stefano Satta Flores: Nicola Palumbo
* Aldo Fabrizi: Romolo Catenacci
* Giovanna Ralli: Elide Catenacci
* Elena Fabrizi: moglie di Romolo Catenacci
* Luciano Bonanni: Torquato
* Fiammetta Baralla: Maria

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Regia Ettore Scola
Soggetto Age & Scarpelli, Ettore Scola
Sceneggiatura Age & Scarpelli, Ettore Scola
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli per Dean Film
Distribuzione (Italia) Delta (1974)
Fotografia Claudio Cirillo
Montaggio Raimondo Cruciani
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Luciano Ricceri

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Citazioni

Devo domandarti una cosa.
Va bene, e allora coraggio.
Sono importante per te adesso?
Importante in che senso? Importante perché sei morta? Ma non lo so… non mi sembra…no, no.
Ma che te possino ammazzarte! Ma perché no?
Elide, perché se una non è stata importante da viva, non lo è nemmeno da morta. Ecco perché.
Bravo ignorante! La morte sublima! Si vede che non hai letto il Sidarta.
No, non l’ho letto il Siddharta.
Eh certo, a me mi obbligavi a leggere, ma tu non leggi mai niente.
Elide, che rottura!”

“Ma che, ma chi l’ha detto? Buttare via la propria vita significa farne il migliore degli usi. Oppure preferite quest’altra battuta, ah? Vivere come ci pare e piace costa poco, perché lo si paga con una cosa che non esiste: la felicità.”

Ti credevo buono e generoso…
Eh, se semo stufati d’esse bboni e generosi!

L’amicizia non è al di sopra di tutto?
Niente è al di sopra di tutto. lo poi sono contrario all’amicizia: è una combutta tra pochi, una complicità antisociale.

Erano tempi duri, ma noi eravamo poveri ma felici, come dicono i ricchi.

Insomma, a me mi piaci, perché sei prima di tutto de cultura, poi sei incorruttibile e tosto. Io amo l’onesti, perché nell’onesti c’è quella purezza che, se je capita l’occasione, diventano tarmente mascalzoni che t’ammolleno le fregature pejo de li mascalzoni diciamo normali.

Eh… Che ha fatto Nicola? Ha preso a calci la famiglia, la carriera, e a coronamento di tutto è finito a scribacchiare critiche cinematografiche firmando “vice”.
Ah, è lui “vice”? Ma allora scrivi su un sacco de giornali!

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aprile 24, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , , | Lascia un commento