Fatevi vivi, la polizia non interverrà
Luisa Bonsanti, figlia di un ingegnere, viene rapita sotto gli occhi della prostituta Marisa e di alcuni involontari passanti
L’ingegner Bonsanti informa del rapimento il commissario Caprile mentre la banda che ha rapito la piccola Luisa, che risponde agli ordini dell’uomo che è dietro al sequestro chiamato il Maestro discute sull’entità del riscatto da chiedere per la liberazione della stessa Luisa.
La polizia non ha altra pista se non quella di Marisa, l’unica fonte attendibile per capire chi si nasconda dietro il rapimento.
Così, in attesa di una telefonata da parte dei rapitori, la polizia perde tempo inutilmente in quanto la donna sembra essere del tutto all’oscuro non avendo potuto vedere i rapitori, coperti da cappucci.
Il commissario Caprice ha dei sospetti sul più importante mafioso della zona, Don Francesco, che però si dichiara completamente estraneo alla faccenda: l’uomo infatti, pur non potendo escludere la partecipazione di qualche suo uomo all’azione criminale, dichiara con forza di avere un codice morale che gli impedisce di utilizzare donne e bambini come vittime di sequestri o di atti criminosi.
Ed è proprio il mafioso a individuare, dopo una serie di avvenimenti, il luogo dove il misterioso maestro ha posto la sua base operativa; Don Francesco uccide il maestro e dopo aver liberato la piccola Luisa fornisce anche le indicazioni per ritrovare i soldi del riscatto.

Fatevi vivi la polizia non interverrà è un poliziesco girato nel 1974 da Giovanni Fago, qui al suo primo (ed anche unico) poliziesco dopo aver girato tre western, il più famoso dei quali O Cangaçeiro (1970) interpretato da Thomas Milian aveva ottenuto un buon riscontro al box office.
Il film non ha particolari motivi di interesse, essendo un poliziesco abbastanza tradizionale, uno dei tanti prodotti del genere che affollarono le sale cinematografiche nella parte centrale degli anni settanta.
Ha però dalla sua l’ambizione di radiografare uno dei temi più scottanti della cronaca nera dell’epoca, ovvero la piaga dei sequestri di persona, utilizzando questa volta la novità del sequestro di una bambina.
L’indagine socio politica sulla storia, l’intreccio tra malavita e forze dell’ordine e altri possibili sviluppi della tematica restano però delle pie illusioni, in quanto il film non si scosta mai da una certa banalità di fondo, che si registra sopratutto nei dialoghi evidentemente artefatti e superficiali.

Però il film ha dalla sua qualche buona iniziativa, ha una buona fotografia e un certo senso del ritmo e sopratutto vede tra i protagonisti un ottimo cast di attori sicuramente espressivi.
Pur non scendendo mai sul terreno della denuncia e non approfondendo mai la tematica del rapimento come espressione del disagio sociale degli anni di piombo, il film ha un suo decoro e quanto meno ha un buon ritmo e sopratutto non scende mai sul terreno della bassa macelleria, uno degli espedienti più usati nel genere poliziesco.
Come dicevo, il film ha un cast di ottimo livello che include il qui legnoso Henry Silva (il commissario Caprice), generalmente utilizzato come cattivo in molte produzioni e questa volta nei panni del commissario intelligente, acuto; Philippe Leroy, sempre moderato ed elegante nei panni del Maestro, deux ex machina organizzatore del rapimento,Gabriele Ferzetti, il mafioso dal rigido codice morale e le due presenze femminili, Lia Tanzi e Rada Rassimov, la prima nei panni della prostituta Marisa e la seconda in quelli di Marta.

Fago dirige un film tutto sommato godibile, senza grossi scatti ma anche senza vistose cadute di tensione.
Nessuna indicazione, purtroppo, su siti che permettano una visione in streaming del film; unica possibilità, il download del film, rigorosamente in lingua inglese, al link http://k2s.cc/file/2f2b1878fa5dc/Ki74nap.rar
Fatevi vivi, la polizia non interverrà
Un film di Giovanni Fago. Con Henry Silva,Gabriele Ferzetti, Rada Rassimov, Philippe Leroy, Loris Bazzocchi,Pino Ferrara, Renato Pinciroli, Calisto Calisti, Bruno Boschetti, Luciano Bartoli, Rosita Torosh, Gianfranco Barra, Omero Antonutti, Lia Tanzi, Armando Brancia, Fausta Avelli, Franco Diogene Drammatico, durata 90 min. – Italia 1974.
Henry Silva: Commissario Caprile
Rada Rassimov: Marta
Philippe Leroy: il professore
Gabriele Ferzetti: Frank Salvatore
Franco Diogene: Nino
Lia Tanzi: Marisa
Calisto Calisti: mafioso
Marco Bonetti: rapitore
Pino Ferrara: Mercuri
Armando Brancia: avvocato
Loris Bazzocchi: mafioso
Paul Muller: Jimmy
Fausta Avelli: Luisa Barsanti
Luciano Bartoli: Pino
Regia Giovanni Fago
Sceneggiatura Adriano Bolzoni, Giovanni Fago
Musiche: Piero Piccioni
Montaggio:Alberto Gallitti
Fotografia:Roberto Gerardi
Casa di produzione Produzioni Associate Delphos
L’opinione del sito http://www.pollanetsquad.it
“Nonostante il titolo, il nuovo film di Giovanni Fago non si allinea pedissequamente dietro gli ormai tanti dedicati alla polizia italiana con non sempre chiare moralità politiche. “Fatevi vivi la polizia non interverrà” ha ambizioni sensibilmente maggiori del consueto, se non altro perché cerca di armonizzare due temi: da un lato la radiografia di un kidnapping; dall’altro un’indagine sui rapporti tra legge e mafia. Ciò detto, va anche subito aggiunto che tali ambizioni rimangono campate in aria, più annunciate che realizzate. Ma resta almeno al film un certo sapore di denuncia non velleitaria né qualunquista. E gli argomenti sfiorati hanno pur sempre il pregio di una drammatica attualità. […] Fago ha narrato in modo sufficientemente interessante pur se, tra le molte fila dell’intreccio, non sempre ha scelto e seguito le più significative, preferendo anzi spesso le più facili e spettacolari: col risultato di dover poi colmare certi vuoti psicologici mediante didascaliche battute che alla lunga non salvano i personaggi da una fondamentale banalità. […] “
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Il “maestro” (Philippe Leroy) dispone il sequestro della figlia di un ingegnere, convogliando le indagini della polizia – guidata da un monocorde Henry Silva – sulla banda capeggiata da Frank Salvatore (Gabriele Ferzetti). Confuso poliziesco maldiretto da un cineasta attivo su altri fronti: melodrammi (Il maestro di violino) e spaghetti western di terz’ultima generazione (Per 100.000 dollari t’ammazzo). Il film azzarda un sottotesto tipico dei tardo-polizieschi, ovvero la collaborazione tra le forze dell’ordine e alcune frange della malavita. Cast notevole, ma mal gestito.
L’opinione di Gestarsh99 dal sito http://www.davinotti.com
Gli echi di Milano odia risuonano ai confini svizzeri in più punti: il rapimento della pargola di famiglia abbiente; la gang di cani sciolti invisi alla malavita locale; il barcone-rifugio nascosto in un anfratto lacustre; il “colombesco” Henry Silva, stavolta passivissimo. Fago se la prende molto comoda, con l’azione ben chiusa in un cassetto e nonostante gli eventi di sangue stila un dramma poliziesco dai toni pacati e sereni. Pellicola semplicissima, di innocente linearità: non annoia e scivola via pacifica tra ampi interni lussuosi, eleganti facciate architettoniche e gli splendidi scorci naturali comensi.
Sensoria
Secondo film dell’attore, musicista, sceneggiatore e regista viennese Peter Patzak, diviso in tre episodi riguardanti l’inquietante mondo della parapsicologia uscito nelle sale nel 1975
Episodio 1:
– La reincarnazione
E’ il giorno del trentacinquesimo compleanno per Henry.
Sua moglie e sua figlia lo stanno attendendo per festeggiare il suo compleanno, ma Henry ha un altro programma, anche se coscientemente non lo sa.Guardando una vecchia foto è attratto infatti irresistibilmente da un castello, che decide di raggiungere.

Qui incontra Greta, una donna bellissima e affascinante con la quale ha una notte d’amore; la misteriosa donna gli confessa che molti anni addietro ha ucciso un uomo. Confuso, Henry chiede aiuto ad un amico poliziotto e grazie a delle vecchie foto scopre che esattamente trentacinque anni prima l’uomo che Greta ha detto di aver ucciso era scomparso esattamente il giorno in cui Henry era venuto alla luce.Lui è l’esatta replica dell’uomo morto…
Episodio 2:
–La metempsicosi
Una relazione assolutamente proibita, quella tra il dottor William e la sua alunna Macha.
Che è però conosciuta dalla moglie del dottore, che perisce tragicamente in un incidente stradale mentre sua figlia Debbie si salva a prezzo di sconvolgimenti psicologici.

Debbie scopre di trovarsi in contatto telepatico con Macha e la cosa avrà funeste conseguenze, perchè quando Macha verrà lasciata dal suo maturo amante, la ragazza deciderà di suicidarsi,coinvolgendo nella sua morte anche Debbie…
Episodio 3:
–La telepatia
E’ il giorno del matrimonio per Barbara.
La ragazza, figlia di un importante banchiere sta per coronare il suo sogno ma un incontro inaspettato sconvolge i suoi piani.
Uno strano e misterioso pittore, Mario, riesce con la sua mente a distrarla dall’evento, tanto che la ragazza si reca da lui.
E’ l’intervento provvidenziale della madre di Mario a liberare Barbara dal malefico influsso dell’uomo, tanto che la ragazza può ritornare alla sua vita normale.

Ma è solo una vittoria di Pirro.
Mentre è in viaggio di nozze infatti, i poteri mentali del giovane si fanno nuovamente sentire…
Diretto da Peter Patzak, regista austriaco poco conosciuto da noi, Sensoria è un film del 1975 oscuro, minaccioso e ben diretto su un tema inconsueto come quello dei poteri parapsicologici e su sovrannaturale.
Reincarnazione, metempsicosi e telepatia sono i tre argomenti sui quali Patzak costruisce un film decisamente dark, diviso in altrettanti episodi destinati a finire tragicamente.
Tre uomini e quattro donne, legati a filo doppio da legami invisibili e che finiranno per essere coinvolti in tre storie mortali, legate ai poteri oscuri della mente, a quella parte del cervello così poco conosciuta che origina i fenomeni che vedranno protagonisti i vari personaggi della storia.
Tre episodi ben calibrati, angosciosi, tutti di buon livello anche se il secondo e il terzo hanno una marcia in più.
Sopratutto quest’ultimo, caratterizzato dalla presenza inquietante e quasi demoniaca di un personaggio, il pittore Mario, che è al tempo stesso impotente ma bramoso di possedere l’anima e la personalità di Barbara.
L’uomo diventa quindi un vampiro mentale, che soggioga fino alle estreme conseguenze la giovane sposa, in un crescendo buio e quasi horror che è la cosa più riuscita del film.

Sensoria è quindi un film decisamente inquietante, giocato sull’inquietudine che i fenomeni non controllabili e quindi non spiegabili hanno come potere attrattivo per un nutrito numero di spettatori che sono affascinati dall’argomento.
Poichè siamo negli anni settanta, ovvero in un periodo storico in cui questi argomenti erano tra i più dibattuti, lo spettatore troverà pane in abbondanza in questo film.
Che mescola anche all’elemento giallo e horror parecchio erotismo, anche se in questo caso siamo decisamente fuori dal morboso, viste le storie in cui compaiono le scene sexy.
C’è ben poco da eccitarsi, tra cadaveri e incidenti, fra un’autopsia probabilmente vera e storie oscure come quelle che vengono narrate.
Per quanto riguarda il cast,nulla da eccepire; da Marisa Mell, bella ed elegante come sempre a William Berger, da Masha Gonska a Mathieu Carrere tutti svolgono egregiamente il loro compito
Menzione d’onore per la giovane figlia di William,Debra, una vera rivelazione.
Questo è un film praticamente introvabile, nonostante sia da tempo presente in Dvd; purtroppo non ho trovato in rete nessuna versione disponibile.E’ presente sul p2p ma senza fonti.

Sensoria
Un film di Peter Patzak. Con William Berger, Marisa Mell, Peter Neusser, Wolfgang Gasser, Debbie Berger,Mathieu Carrere Titolo originale Parapsycho – Spektrum der Angst. Drammatico, durata 93 min. – Germania 1975.
Mathieu Carrere: Mario
William Berger: Dottor William
Debra Berger: Debbie
Marisa Mell:Greta
Masha Gonska:Masha
Regia Peter Patzak
Sceneggiatura Peter Patzak, Georg M. Reuther, Géza von Radványi
Fotografia Atze Glanert
Musica Manuel Rigoni, Richard Schönherz
Produzione TIT Filmproduktion GmbH, Viktoria Film
L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com
Un’opera che sembra girata da Lars Von Trier. Tre episodi collegati fra loro, uno più inquietante dell’altro: nel primo, musicato da Beethoeven e con la presenza di bambole inquietanti, il protagonista incontra una figura femminile morta anni addietro, nel secondo la protagonista che ha il potere della telepatia muore in strane circostanze, il terzo vede una donna provare un’attrazione perversa per un uomo che la spinge al suicidio. Il filo conduttore è la parapsicologia per un film caratterizzato da una regia sobria ed inquietante.
Sedicianni
Francesca è una sedicenne che, come le ragazze della sua età, smania dalla voglia di diventare grande.
E’ figlia di Giorgio, uno scrittore di una certa fama e di Mara; ma i due ormai sono profondamente distanti l’uno dall’altra e Mara si è rifatta una vita sentimentale accanto a Sergio.
Quando la donna va a vivere a casa di quest’ultimo, Francesca accoglie la novità malvolentieri.
Inoltre la ragazza si rivela gelosa delle attenzioni che Sergio rivolge alla madre e si mostra sempre più incline a bruciare le tappe, spinta sopratutto dall’esempio delle amiche che alla sua età hanno già un ragazzo e dei rapporti sessuali.
Inevitabilmente la ragazza sceglie, come prima esperienza, quella proibita con Sergio; con malizia e con lentezza stende la sua tela attorno all’uomo, che alla fine cede.

Per Mara sarà una scoperta dolorosissima…
Modestissima commedia a sfondo sexy travestita da dramma medio borghese e adolescenziale questo Sedicianni, film diretto da Tiziano Longo nel 1973.
Su un plot estremamente semplice che avrebbe permesse un’indagine ben più approfondita sulle tematiche adolescenziali, sui turbamenti dell’età e sulle problematiche relative alle prime esperienze di vita di un sedicenne, Longo costruisce una pellicola che sceglie la via più facile, ma anche meno approfondita per illustrare i pruriti di una ragazzina che soffia l’amante alla mamma un po per gelosia e un po per affermare la sua sessualità finalmente espressa.
Tutto il film è costruito attorno al personaggio di Francesca, che sembra essere rappresentato con il triste clichè, tante volte ripetuto, della ragazza senza scrupoli che afferma in ogni modo la sua sessualità, questa volta a scapito della madre, che a sua volta resta un personaggio inespresso così come inespressi restano i personaggi di contorno della pellicola.

Ad essere rappresentata è sopratutto la voglia, quasi animalesca della ragazza che, irretita dai discorsi di un’amica, ormai non sogna altro che di diventare adulta anzi tempo.
Ma lo fa non emancipandosi dal punto di vista intellettuale, bensi meramente fisico:è la sessualità il mezzo con cui Francesca cerca un inserimento nel mondo dei grandi, mostrando però un chiaro e forte contrasto con i mezzucci ai quali ricorre per sedurre l’amante di sua madre, meschino obiettivo di una lotta tutta in famiglia per accalappiarsi le grazie del maschio dominane.
La pellicola scorre quindi fra le pieghe più epidermiche della storia, mostrando appena possibile sia la relazione sessuale tra Mara e Sergio sia quella successiva fra Francesca e Sergio stesso, con buona pace sia della profondità della storia e a tutto scapito di un’indagine sul mondo in cui vivono i personaggi.
Appare chiaro così da subito che a Longo interessa l’aspetto morboso della storia e lo si capisce benissimo quando francesca mette in mostra tutte le armi di seduzione di cui dispone per raggiungere il suo scopo, ovvero sottrarre alla madre le grazie dell’amante.

Per buona parte della pellicola così assistiamo ai tentativi della ragazza di coinvolgere Sergio nei suoi piani, con tanto di esposizione di mutandine e coscette, seni adolescenziali e allusioni sia a parole che puramente fisiche.
Alla fine, quando il micro dramma familiare è consumato, si assiste alla scena madre, quella in cui Mara becca la figlia a letto con l’amante.
In alcune pellicole scoppia la tragedia, con tanto di vendetta ma in questo Sedicianni si va verso lo scioglimento del dramma in maniera canonica, ovvero con Mara che piange nello scoprire di avere una rivale sotto lo stesso tetto, una rivale con la quale non può competere.
Il dramma è compiuto, il film finisce e allo spettatore resta solo un pugno di mosche, ovvero l’aver visto una pellicola insulsa e anche poco soddisfacente dal punto di vista erotico. L’unica fortuna di Longo è l’aver utilizzato per il film due ottime protagoniste femminili, ovvero Ely Galleani (che interpreta Francesca) e Eva Czemerys (che interpreta Mara), che in qualche modo sopperiscono alla banalità del soggetto grazie alla credibilità delle loro interpretazioni.
La Galleani ha evidentemente il phisique du role, visto il suo corpo efebico, il suo sguardo e il suo volto da adolescente mentre la Czemerys è una sicurezza, capace com’è l’attrice di dare dignità a qualsiasi ruolo venga chiamata.Poco più che decente la prestazione di Giorgio Ardisson che interpreta il papa di Francesca mentre in grosso, grossissimo imbarazzo è Anthony Steffen, sopratutto nelle scene d’amore con Eva Czemerys.
Tiziano Longo è al suo primo, vero lungometraggio e mostra evidenti limiti che saranno parzialmente corretti con i sei film che dirigerà successivamente, tra i quali i perlomeno discreti Lo stallone e La profanazione e il buon risultato ottenuto con Mala amore e morte.

Il resto del film mostra evidenti limiti di budget, che costringono il regista a sacrificare location e tutto il resto, con dilungamenti inopportuni dei dialoghi e eccessivo protrarsi di alcune scene.
Film senza grosse ambizioni e quindi film dal risultato povero e decisamente sciatto.
Il film è praticamente scomparso dalla circolazione e non è editato in digitale.
Ne esiste tuttavia una copia di pessima qualità, ricavata da una VHS polverosa e piena di graffi a questo indirizzo: http://wipfiles.net/saiae0375c1i.html
Sedicianni
Un film di Tiziano Longo. Con Anthony Steffen, Eva Czemerys, Ely Galleani, Giorgio Ardisson, Carla Mancini Drammatico, durata 93 min. – Italia 1974.
George Ardisson … Giorgio
Eva Czemerys … Mara
Anthony Steffen … Sergio
Ely Galleani … Francesca
Danika La Loggia … Sandra
Carla Giarè … Patrizia
Regia:Tiziano Longo
Sceneggiatura:Piero Amati,Tiziano Longo,Bruno Torregiani
Produzione:Lucio Giuliani
Musiche:Stefano Liberati ,Elio Maestosi
Fotografia:Roberto Girometti
Montaggio:Mario Gargiulo
Allestimento set:L. Galli
Costumi:Gisella Longo
L’opinione del sito http://www.filmtv.it
Francesca, sedici anni, ha preso male il divorzio dei genitori e soprattutto il nuovo compagno della madre, Sergio. Nella nuova situazione poi Francesca ha una gran voglia di fare la sua prima esperienza sessuale. Il partner più disponibile per l’operazione sarà proprio Sergio. Pessimo. Solita commedia sexy travestita da dramma psicologico. Gli attori sono inetti.
L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti. com
Mediocre polpettina erotico-sentimentale, con una quasi diciassettenne tutto pepe, gelosa del nuovo compagno della madre. Finirà come ovvio. Filmetto senza pretese, con dialoghi mediocri, con pochi mezzi, con location raccogliticce e con tante soluzioni di comodo. Recitazioni così così. Il migliore è Steffen. Non male la Czemerys, impegnata in un ruolo prevalentemente drammatico.
L’opinione di Undying dal sito http://www.davinotti. com
Francesca (una incantevole Ely Galleani) è un’adolescente maliziosa e perversa, che non esita a fare torto alla piacente madre (Eva Czemerys), seducendo nientemeno che il suo amante (Anthony Steffen). Riuscirà nel suo intento, ma a caro prezzo. La famiglia (poco) cristiana dell’epoca è qua rappresentata anticipando noti cliché, purtroppo mal orchestrati da una regia distratta, una sceneggiatura poco curata (soprattutto nei dialoghi) e scenografie molto modeste. Certo: il cast fa il suo effetto, ben reso dall’avere piazzato accanto l’allora ventenne Galleani alla più matura Czemerys…
L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti. com
Nel mare magnum del lolitismo italiano si perde questo dozzinale e sbrigativo prodotto, povero nei mezzi e incapace di slanci drammatici. L’obiettivo ronza attorno alla Galleani, sbirciandola sotto la gonna e inquadrandone i pallidi seni o le terga velate da mutandine sempre sul punto di scivolare giù e la Czemerys viene definita ad un certo punto una “gatta in calore”, alludendo ad un suo film di due anni prima. Steffen non si stacca dall’espressione rigida e intontita dei suoi western; in sordina Ardisson.
Filmscoop è su Facebook: richiedetemi l’amicizia.
Il profilo è il seguente:
http://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

I turbamenti sessuali di Maddalena
E’ il mercoledi delle ceneri.
In una chiesa di Monaco di Baviera viene fatta una scoperta terribile:fuori dalla chiesa, appeso alla porta, c’è un uomo anziano crocefisso ai battenti.
Nel frattempo in un collegio per orfanelle la giovane Magdalene avverte dei sintomi strani ed inizia a comportarsi in modo anomalo.il tutto è originato da una mosca che è volata dal cadavere dell’uomo appeso fuori dalla chiesa che in realtà altri non è che il nonno della ragazza.
Magdalene si trova nell’istituto dopo la morte dei genitori per un incidente;la sua vita non è facile, perchè la ragazza subisce gli scherni delle compagne, che la trovano troppo ingenua.
Magdalena, che fino a quel momento ha tenuto un comportamento esemplare, mostra dei segni che testimoniano la presenza in lei di poteri telecinetici.

La ragazza cambia improvvisamente manifestando la presenza di una doppia personalità, che alla fine si fonde per diventare un’entità sfrenata sessualmente la dove Magdalene fino a quel momento aveva tenuto un comportamento esemplare.
Ne fanno le spese ovviamente le altre ragazze del college che devono assistere all’escalation di violenza e a gesti sessualmente disinibiti della ragazza, che in un caso vomita dalla bocca un serpente.
La direzione del collegio chiama i dottori Falk e Stone per accertare il male di Magdalene, ma dopo che la ragazza ha tentato di sedurre uno dei due e dopo che ogni diagnosi fallisce, al dottor Falk non resta che chiamare un sacerdote.
Sarà padre Conrad, con un espediente, a capire che la ragazza è posseduta da un’entità diabolica e …
Ennesimo clone dell’esorcista di Friedkin, I turbamenti sessuali di Maddalena (intitolato molto più realisticamente nella versione inglese Magdalena, Possessed by the Devil e Magdalena, vom Teufel besessen nella versione originale tedesca) è un exploitation a connotazione demoniaca nella scia dei numerosi film che spuntarono nelle sale all’indomani del successo planetario del film di Friedkin, fra i quali possiamo citare i nostrani L’Anticristo, Chi sei, La casa dell’esorcismo e L’ossessa.

Diretto nel 1974 dal regista tedesco Walter Boos (che si firma Michael Walter) specializzato in b movie a sfondo erotico come Il comportamento sessuale delle studentesse,Le svedesi lo vogliono così o sesso in corsia, questa pellicola ha dalla sua un’ambientazione malata e malsana, sorprendentemente abbinata ad una sceneggiatura scorrevole che si accompagna ad una buona dose di suspence.
Certo, siamo negli angusti limiti del cinema sexploitation, perchè Boos calca la mano sull’aspetto erotico della storia, usando la giovane attrice Dagmar Hedrich in versione “mamma come l’ha fatta” ad ogni occasione buona.
Tuttavia, nonostante l’evidente limite di budget della produzione, riscontrabile nell’estrema povertà degli effetti speciali e nei nomi sconosciuti ingaggiati per il cast, il film come puro prodotto di intrattenimento funziona.
Vera sorpresa è Dagmar Hedrich, all’esordio in quella che sarà stranamente la sua prima e ultima avventura cinematografica;l’attrice è bravissima nel mostrare i due lati della personalità della posseduta, con rapidi cambiamenti di espressione e intensa partecipazione.
Inspiegabilmente dopo questo ottimo esordio l’attrice non continuò la sua carriera.
Il film è estremamente raro sulla rete, nonostante da tempo sia stato digitalizzato e distribuito in dvd, ragion per cui bisognerà attendere che qualcuno lo carichi sui p2p.
I turbamenti sessuali di Maddalena
Un film di Michael Walter. Con Werner Bruhns, Dagmar Hedrich, Rudolf Schundler Titolo originale Magdalena – Von Teufel besessen. Drammatico, durata 91 min. – Germania 1974
Dagmar Hedrich … Magdalena Winter
Werner Bruhns … Prof. Falk
Michael Hinz … Dr. Stone
Peter Martin Urtel … Il Satanista / Nonno di Magdalena
Rudolf Schündler … Padre Conrad
Karl Walter Diess … Commissario
Günter Clemens … Ispettore
Elisabeth Volkmann … Madame Stolz
Eva Kinsky … Hilde Preis
Petra Peters … Infermiera
Ursula Reit …Il testimone accidentale
Regia:Walter Boos
Sceneggiatura: August Rieger
Fotografia:Ernst W. Kalinke
Montaggio:Karl Aulitzky
L’opinione di Trivex dal sito http://www.davinotti.com
La dimensione della possessione diabolica, esplicitata prevalentemente dal comportamento morboso e diabolicamente seducente dell’ossessa. Evidentemente realizzato con pochissimi mezzi, segue un percorso un po’ confuso e necessariamente avaro, finendo al risparmio anche nella parte che dovrebbe risultare fondamentale (l’esorcismo e la possibile liberazione dal serpente). Comunque, risulta pervaso da una oscura ed a tratti inquietante atmosfera, malauguratamente svilita da evitabili effetti speciali di serie Z (gli oggetti che volano e svaniscono).
L’opinione di Gestarsh99 dal sito http://www.davinotti.com
Oscura e dimenticatissima variante teutonica de L’esorcista, opera di uno tra i più proliferi maniscalchi del crauti-(soft)porn settantiano. Gli sviluppi risaputi si elettrizzano bruscamente in fulminanti scosse di violenza e shock, in una pellicola segnata da atipica tensione, follia deviata e da una spinta erotica virata all’eccesso. Il visino d’angelo della Hedrich riesce a conferire naturale schizofrenia al personaggio dell’ossessa, passando in brevi istanti dalla più luminosa e ridente serenità ad uno stato di convulse e bestiali escandescenze pazzoidi. Ruvido e squassante.
L’opinione di Jurgen77 dal sito http://www.davinotti.com
Al pari del suo collega più blasonato ovvero L’esorcista, questa oscura pellicola teutonica rappresenta in modo violento e inquietante il tema della possessione diabolica. Logicamente, a causa del budget ridicolo, non c’è da aspettarsi gli effetti del film di Friedkin. Tuttavia la pellicola è realmente cupa e spaventosa.
Arma da taglio (Prime cut)
Mary Ann (un uomo, nonostante il nome femminile) è un commerciante di carne bovina di Kansas city, indebitato per una grossa somma con la mala di New York.
Quando l’organizzazione criminale della grande mela invia degli esattori per riscuotere il debito, Mary Ann senza nessuno scrupolo, aiutato da suo fratello Weenie , ammazza gli esattori e li invia sotto forma di salsicce a New York.
Così l’organizzazione decide di utilizzare le maniere forti e invia questa volta Nick Devlin, un duro che svolge i lavori sporchi per l’organizzazione.
Devlin arriva a Kansas city e trova i fratelli Mary Ann e Weenie impegnati nella vendita del bestiame;nel capannone in cui si svolgono le trattative, Nick trova anche delle ragazze giovanissime nude e mescolate al bestiame, vendute come animali ai cow boy e mercanti della zona.

Devlin le libera e porta via con se Poppy, una delle ragazze; da quel momento la lotta fra l’esattore di New York e Mary Ann si trasforma in una guerra senza pietà…
Duro e violento, Arma da taglio è un gangster movie diretto da Michael Ritchie nel 1972, distribuito in America con il titolo di Prime cut, ovvero primo taglio, un riferimento al lavoro del protagonista del film, che in pratica è un macellaio e grossista di carne.
Un film con due sequenze memorabili: la prima è quella in cui Devlin incontra per la prima volta Poppy mentre giace con la sua amica completamente nuda sulla paglia all’interno di un corral, tra il bestiame e i compratori completamente indifferenti alla cosa.La seconda è quella del celebre inseguimento tra gli immacolati e floridi campi di grano, con le spighe alte che però non servono a nascondere completamente la fuga di Nick Devlin e di Polly.
Basterebbero queste due sequenze a ricordare il film, ma c’ è ben altro in questa pellicola diretta da Ritchie,che torna a dirigere Gene Hackman dopo il grande successo ottenuto dal suo primo film come regista,quel Gli spericolati del 1969 che annoverava tra gli interpreti anche Robert Redford.
Ma è tutto il girato ad avere il sapore del prodotto rifinito e di gran respiro; Ritchie utilizza spesso la macchina da presa per inquadrare i grandi paesaggi di Kansas city, con predilezione per i campi, per i fenomeni atmosferici e per le campagne americane.

Questa ambientazione ben si sposa, con la sua placida e morbida tranquillità con l’apparente controsenso delle scene d’azione che si susseguono come esplosioni improvvise e su tutto vanno aggiunte le interpretazioni magistrali del cast, prima fra tutte quella di Lee Marvin.
L’attore newyorkese interpreta il killer Devlin dandogli un taglio di elegante e implacabile durezza; elegante perchè Nick non è un killer qualsiasi, ma ha un suo codice d’onore, veste con raffinatezza e non usa la violenza in maniera cieca e incontrollata.Marvin ha la faccia da duro, ma anche da duro buono, di quelli che sono burberi ma hanno anche un cuore,Ed infatti il personaggio interpretato da Marvin è esattamente così, disposto a rischiare la vita per salvare la sfortunata Polly.

Che è interpretata dall’esordiente Sissy Spacek, qui nella sua prima parte da protagonista dopo l’esordio (non accreditato) nel film di Paul Morrissey Trash i rifiuti di New York.L’attrice texana interpreta perfettamente l’adorabile Polly mentre da incorniciare è la prova di Gene Hackman , mai più così carogna in un film.
Sicuramente un buon prodotto, che avrebbe però richiesto qualche minuto in più di girato per delineare meglio i personaggi; probabilmente qualche taglio effettuato dalla produzione ridusse il tempo totale della pellicola con risultati nefasti.
Il film è disponibile in un’ottima riduzione all’indirizzo http://www.cineblog01.tv/arma-da-taglio-1972/
Arma da taglio
Un film di Michael Ritchie. Con Lee Marvin, Gene Hackman, Angel Tompkins, Sissy Spacek Titolo originale Prime Cut. Drammatico, durata 86 min.Usa 1972

Lee Marvin: Nick Devlin
Gene Hackman: Mary Ann
Sissy Spacek: Poppy
Gregory Walcott: Weenie
Angel Tompkins: Clarabelle
Janit Baldwin: Violet
Regia Michael Ritchie
Sceneggiatura Robert Dillon
Produttore Joe Wizan
Produttore esecutivo Kenneth L. Evans
Casa di produzione Cinema Center Films
Fotografia Gene Polito
Montaggio Carl Pingitore
Effetti speciali Logan Frazee
Musiche Lalo Schifrin
Scenografia Bill Malley
Costumi Patricia Norris
Trucco Salli Bailey
L’opinione di sasso 67 dal sito http://www.filmtv.it
Film durissimo, ai limiti della sgradevolezza, diretto dall’allora giovane e promettente Michael Ritchie (a cui si deve, sempre nel 1972, “Il candidato”, con Robert Redford). “Arma da taglio” ha una durata insolitamente breve, forse dovuta ai numerosi tagli censori (chi di taglio ferisce di taglio perisce…) che ha dovuto subire sia nel paese d’origine che in Italia. Quello del macellaio Mary Ann (chissà come mai un nome da donna…) è probabilmente uno dei personaggi più abietti mai recitati da Gene Hackman, che fa commercio di carne non soltanto animale, poiché nei recinti delle stalle tiene anche delle orfanelle nude che vende ai suoi luridi clienti. Per di più, l’abietto macellaio, si fa beffe del fratellone ritardato, che alla fine tenta di pugnalare il killer Nick brandendo una salsiccia. Film metaforico della violenza che pervade la società americana (non per caso la donna di Mary Ann, precedentemente fidanzata con Nick, si chiama Clarabelle, come la mucca di Topolino), “Arma da taglio” contiene almeno un paio di sequenze girate magistralmente, come la sparatoria tra i girasoli e l’inseguimento della mietitrebbiatrice nel campo di grano. La ventitreenne Sissy Spacek compone un personaggio di adolescente un po’ ingenua e un po’ perversa.
L’opinione di Patrick78 dal sito http://www.davinotti.com
Autorevolissimo film diretto da Michael Ritchie in stato di grazia che attinge alla grande dal miglior cinema di Don Siegel e realizza un capolavoro intriso di violenza e azione in cui svettano le prove magistrali di Marvin e Hackman. Tutto inizia quando un killer (Marvin) viene mandato in Kansas dall’Organizzazione per riscuotere del denaro che un locale imprenditore e proprietario di un mattatoio (Hackman) si rifiuta di consegnare. Molte le scene d’impatto (la trebbiatrice che insegue Marvin e Spacek!), notevole la colonna sonora di Lalo Schifrin.
L’opinione di buiomega71 dal sito http://www.davinotti.com
Piccolo cult di un regista che poi dirigerà (quasi) solamente commedie. Un indimeticabile e trucidissimo Gene Hackman, quasi “cannibalico” nella sua statura di boss, un granitico Lee Marvin e una parata di belle fanciulle (dove spicca una giovanissima Sissy Spacek), “schiave” di Hackman. Ottimi momenti di azione, un po’ di violenza e scene estrapolate dal mattatoio di Hackman. Il film è conosciuto anche come “Il boia, la vittima e l’assassino” (e con questo titolo venne editato in vhs dalla Gvr). Ripescato, solo ora, in dvd.
L’opinione di mister.steed dal sito http://www.gentedirispetto.com
E’ difficile da definire: è un gangster movie un po’ grottesco che ha il suo maggior pregio nella regia di Ritchie (ottima in diversi punti, su tutti il bellissimo inseguimento nel campo di grano) e nelle interprietazion degli attori ma che tuttavia sconta diversi difetti di sceneggiatura, con personaggi non sufficientemente approfonditi, lasciando un vago senso di incompiutezza. Inoltre il mix tra il taglio leggero dato al film e l’efferratezza di alcune scene non è troppo ben amalgamato, come invece riuscì a Tarantino ne Le Iene: il sogno sarebbe vederne un remake curato da Quentin, però col cast originale e non con attori di oggi Forse in questo caso se il film fosse durato un tantino di più il risultato finale ne avrebbe giovato. In linea di massima mi sento di condividere il giudizio dato da Kezich ai tempi dell’uscita del film, che potete leggere nel secondo link che ho postato. Primo film della all’epoca 23enne Sissy Spacek. Colonna sonora di Lalo Schifrin. Ottima la fotografia di Gene Polito.
Bersaglio di notte
Sono passati cinque anni dal grandissimo successo ottenuto nel 1970 con Piccolo grande uomo; Arthur Penn è ormai, per l’industria di Hollywood, una sicurezza.
Film come La caccia (1966), Gangster story (1967) e Alice’s Restaurant (1969) lo hanno lanciato come regista affidabile, capace e sopratutto eclettico.
Bersaglio di notte (Night move), uscito nelle sale nel 1975, è un altro passo determinante nella carriera del regista di Philadelphia;è la volta del thriller poliziesco, quasi un vero e proprio noir, teso e cupo, girato con lo stile nervoso e duro tipico di Penn.
Il protagonista della vicenda è Harry Moseby,un passato da giocatore di football ora investigatore privato dalla vita problematica, che ormai si occupa principalmente di storie legate a divorzi.
Contattato da una ex stella del cinema, Harry accetta l’incarico di ritrovare la sedicenne Danny, scomparsa da casa ormai da quasi un mese; le sue indagini lo portano a scoprire che Danny non è affatto scomparsa ma vive con il patrigno in Florida.

La ragazza è andata via da casa perchè odia sua madre; durante una escursione in mare e l’esplorazione di un relitto aereo, la ragazza scopre all’interno dello stesso il corpo senza vita di Marv Ellman,suo amico.
Sembra una disgrazia, ma così non è.
Poco tempo dopo anche Danny muore improvvisamente e Harry inizia a pensare che le due morti siano in qualche modo collegate e che quindi non si tratti di disgrazie.
Le indagini del detective portano a galla un traffico di opere d’arte, e Harry dovrà non solo districarsi tra i delitti che verranno compiuti ma sarà alle prese anche con la sua vita privata e con il tradimento della moglie.
Finale amaro.
Buon ritmo, colpi di scena e un andamento serrato: sono questi gli elementi che caratterizzano Bersaglio di notte, retto magnificamente anche dalla maschera cinica e malinconica di Gene Hackman che da vigore e umanità al personaggio di Harry Moseby,uomo in crisi non solo professionale ma anche privata.

Penn disegna un personaggio che non è quello tradizionale dell’investigatore bravo e tutto d’un pezzo che generalmente risolveva i crimini che gli venivano affidati, retaggi di un passato cinematografico in cui il buono fa giustizia dei cattivi, bensì un uomo che si trova coinvolto in una storia che appare fuori dalla sua portata, anche perchè distratto dai problemi personali, con una moglie adultera e un lavoro che è ormai solo un ripiego.
E’ proprio questa la caratteristica peculiare del film, che gioca le sue carte sul tormento esistenziale del detective imerso in una storia che alla fine lo dovrebbe veder coinvolto solo per lavoro e che invece diventa una questione personale e che avrà un finale una volta tanto senza happy end, nero e disperato.
La figura del detective finisce per assomigliare e si fonde con le vicende della società, con il tramonto dell’american way of life, del sogno americano:Harry diventa il paradigma dell’americano che si riscopre solo, alle prese con una società che ha lasciato dietro le spalle il suo glorioso passato e ora si trova alle prese con problemi enormi, mentre Harry deve affrontare i suoi fantasmi personali proprio mentre è alle prese con un caso difficile, in cui niente è come sembra e in cui a fare da contrappeso c’è anche una situazione personale privata precaria, con i punti fermi della sua vita diventati all’improvviso instabili.

Penn descrive tutto ciò con abilità, consegnandoci un noir di rara efficacia proprio nella descrizione di personaggi e situazioni, cose che spesso nei thriller del periodo erano sacrificate a tutto vantaggio dell’azione.
Profondità, quindi, analisi dei personaggi con sullo sfondo un America inquieta e in trasformazione.
Per quanto riguarda il cast, tutti da elogiare, a partire dalla giovane ed affascinante Melanie Griffith, acerba ma sicuramente in grado di esprimere doti recitative di rilievo.
Bella la fotografia crepuscolare per un film da elogiare in blocco.
Film purtroppo molto raro e che è praticamente impossibile da trovare in rete nella versione italiana

Bersaglio di notte
Un film di Arthur Penn. Con Edward Binns, Susan Clark, Gene Hackman, Jennifer Warren, Harris Yulin, James Woods,Melanie Griffith Titolo originale Night Moves. Giallo, durata 99′ min. – USA 1975.
Gene Hackman: Harry Moseby
Susan Clark: Ellen Moseby
Jennifer Warren: Paula
Edward Binns: Joey Ziegler
Melanie Griffith: Delly Grastner
John Crawford: Tom Iverson
Harris Yulin: Marty Heller
Kenneth Mars: Nick
Janet Ward: Arlene Iverson
James Woods: Quentin
Anthony Costello: Marv Ellman
Dennis Dugan: ragazzo
Regia Arthur Penn
Sceneggiatura Alan Sharp
Produttore Gene Lasko, Robert M. Sherman
Distribuzione (Italia) Warner Bros.
Musiche Michael Small
Fotografia Bruce Surtees
L’opinione del sito http://www.mediacritica.it
(…) Nella carriera di Arthur Penn, Bersaglio di notte si inserisce tra i due grandi western con cui il regista americano ha contributo al rinnovamento e alla rilettura del genere [stiamo parlando di Piccolo grande uomo (1970) e Missouri (1976)]: pur non memorabile come i due film citati, ma comunque stabile su livelli decisamente più che buoni, Bersaglio di notte contribuisce allo stesso modo al rinnovamento e alla rilettura più critica e malinconica, e meno mitica, del genere noir e della figura archetipa del detective privato.
In questo modo, può essere considerato parte di un’ideale trilogia, insieme ai capolavori Il lungo addio di Robert Altman e Chinatown di Roman Polanski, girati nel biennio precedente. In queste tre opere, sotto certi punti di vista diverse ma tutte mediacritica_bersaglio_di_notte1ademitizzanti e malinconiche, la figura dell’investigatore privato è da un lato moralmente e fisicamente più sfaccettata e non più “tutta d’un pezzo”, e dall’altro diventa incapace di comprendere i casi e le vicende in cui è coinvolto, diventando pedina inconsapevole di processi sfuggenti e più grandi di lei, capendo troppo tardi, quando non ha più modo di intervenire, le dinamiche di cui è vittima stessa. (…)
L’opinione di edmond90 dal sito http://www.filmscoop.it
Uno dei film chiave della cinematografia americana anni’70.
Dopo Il lungo addio(73′)e Chinatown(74′),prosegue in un certo senso la rivisitazione del poliziesco da parte dei registi della New Hollywood,in questo caso proprio ad opera di Arthur Penn,che di questo strsaordinario movimento era stato l’ideale capofila con Gangster Story(’67).
E’la storia di Harry Moseby,ex giocatore di football e ora detective profondamente insoddisfatto,e della sua ricerca di identita’,simbolo di un america ancora profondamente scioccata dal Watergate e minata dal profondo nel substrato sociale.
E chi altri se non Gene Hackman,il perdente per antonomasia degli anni’70 e protagonista l’anno prima di un altro straordinario affresco di paranoia americana(La Conversazione)poteva interpretarlo,con la sua gigantesca personalita’?
Ma,seppur straordinario,il film non si regge tutto su Hackman,ma si avvale di un cast molto pertinente,ricordiamo la giovanissima e gia bellissima Melanie Griffith e James Woods,della splendida fotografia di Bruce Surtees e ovviamente dell’ineguagliabile stile di Arthur Penn,che sfrutta un banale intreccio poliziesco(all’apparenza)per la sua personalissima visione di un mondo in crisi e del caos che vi regna.
Magistrali le sequenze acquatiche.
L’opinione del sito http://www.effettonotteonline.com
(…) Bersaglio di notte, girato da Arthur Penn nel 1975, è un film difficile, che rispecchia le difficoltà di un momento particolare della storia americana: il dopo-Nixon. Una complessità, tuttavia, splendidamente oscurata, nascosta, quasi sommersa: ci sembra sempre di comprendere qualcosa, una qualche verità, che nell’attimo dopo però inesorabilmente ci sfugge. Non è l’intrigo a complicare le cose. Il film è complesso innanzitutto nello stile, nello sviluppo della trama, nelle conclusioni. Complesso nella radicalità con cui affronta le tematiche esistenziali, il problema della verità, il senso della perdita e della sconfitta. Bersaglio di notte non offre altro che ambiguità: nulla viene esplicitamente dichiarato, nessun problema viene enunciato, e la sconfitta stessa non è ufficializzata. Ma nella figura di Harry, il protagonista, l’investigatore privato, l’uomo moderno intravede lo spettro delle sue più inquietanti preoccupazioni, di una disperazione che non ha più nulla di tragico, ma che anzi è sempre più fusa con una torbida piattezza emotiva, con una muta indifferenza. Gene Hackman interpreta con dedizione quasi scolastica, e anche con un raro talento, la strana discesa verso la nullificazione, sentimentale e intellettuale, discesa che si fa ancora più drammatica perché sospinta da una fievole speranza, immancabilmente disillusa.(…)
Therese and Isabelle
Sul filo della memoria, una storia d’amore tra due donne, il rimpianto, la fine irrimediabile di un periodo della vita e in qualche modo la constatazione che la giovinezza è ormai perduta.
Sono alcuni dei temi toccati da Therese and Isabelle, film diretto nel 1968 da Radley Metzger che racconta in un vivido bianco e nero una storia d’amore tra due donne, Therese e Isabelle unite per un breve periodo dal sentimento più forte e divise poi dal destino.
Parlavo di filo dei ricordi, perchè il film si apre proprio con una passeggiata in un parco di Therese, che vent’anni dopo aver visto per l’ultima volta il college in cui ha passato la sua giovinezza rivive in flashback i suoi diciassette anni, l’arrivo nel college stesso dove è stata portata da sua madre, alle prese con un nuovo matrimonio.
Qui, dopo un difficile periodo di ambientamento, la vita di Therese aveva intrapreso i binari della solitudine e della malinconia fino al giorno in cui aveva conosciuto la bellissima Isabelle, una ragazza piena di vita, solare e ribelle al tempo stesso.

Le due ragazze avevano da subito stretto amicizia, attratte l’una dall’altra non solo dalla simpatia; ben presto infatti il loro rapporto era sfociato nella fisicità,con tanto di innamoramento.Ma nonostante i giuramenti sull’amore terno che le due ragazze si faranno, le loro strade alla fine si divideranno per sempre.
Therese and Isabelle è un film particolarmente curato; Metzger, che nel futuro si dedicherà a prodotti caratterizzati da un uso massiccio dell’erotismo che spesso sconfinerà nella pornografia bada moltissimo ai particolari, creando un’atmosfera malinconica che ben si addice alla storia che narra.
In effetti il film, pur trattando un argomento scottante come i rapporti saffici tra le due giovani protagoniste della storia, non eccede in morbosità lasciando tutto su un piano meramente epidermico, evitando cioè di sconfinare nel solito erotismo buttato giù alla ben e meglio.
Probabilmente in ciò influisce l’annata di produzione della pellicola; siamo infatti nel 1968 e le forbici censorie di mezzo mondo sono pronte a colpire i film con contenuti scabrosi, con ovvi rischi di snaturare completamente il senso dei film proposti.

Qui Metzger invece privilegia l’ambientazione e il dialogo, aiutato anche dalla potenza del bianco e nero che ben si presta alla storia narrata; pur tuttavia commette un grave errore che inficia parzialmente il tutto.
Sceglie infatti come protagoniste due attrici che non hanno l’età giusta per interpretare le due adolescenti Therese e Isabelle;Essy Persson (Therese) ha infatti al momento delle riprese 27 anni mentre Anna Gael (Isabelle) ne ha 25.
Troppi per due ragazze che nel film hanno 17 anni e che vengono invece portate sullo schermo da due attrici brave si, ma anagraficamente troppo distanti dai loro personaggi con il rischio, poi concretizzatosi, di rendere poco credibili i personaggi.
Inficiato da questo non trascurabile particolare, il film per fortuna conta su una fotografia assolutamente perfetta, su una sceneggiatura ben scritta e su momenti di interesse, come quelli che illustrano il tormentato rapporto tra Therese e sua madre, che approfondisce quindi il personaggio principale del film.Più sfumata la personalità di Isabelle, che appare come una ragazza ribelle e forse più immatura dell’amica, come dimosterà nell’episodio cruciale del film, la squallida avventura nella camera d’albergo.

Metzger l’anno successivo dirigerà Camille 2000 e in successione Esotika Erotika Psicotika, due film che hanno un’accurata confezione e contano ancora su un erotismo patinato e non volgare.Solo 7 anni dopo aver diretto questo film, approderà al porno, con quel The image che comunque avrà il merito di essere ben costruito e sicuramente molto meglio confezionato di tanti tristi film in copia carbone con inserti real core.
Tornando al film, vanno comunque elogiate le due protagoniste citate, la Persson e Anna Gael che riescono ad esprimere al meglio il disagio adolescenziale delle due protagoniste alle prese con una storia d’amore che purtroppo non avrà un futuro.
Purtroppo il film è estremamente raro nella sua versione italiana, anche perchè arrivò sui nostri schermi qualche anno dopo la sua uscita cinematografica;chi ha qualche dimestichezza con l’inglese può vederlo seguendo questo link: https://archive.org/details/ThereseAndIsabelle
Therese and Isabelle
Un film di Radley Metzger,con Essy Persson,Anna Gael, Barbara Laage,Anne Vernon,Simone Paris,Rémy Longa,Maurice Teynac Drammatico, 1968 Francia/Gb/Olanda durata 118 minuti
Essy Persson … Thérèse
Anna Gaël … Isabelle
Barbara Laage … Thérèse adulta
Anne Vernon … Le Blanc
Simone Paris … La direttrice
Maurice Teynac … Mons. Martin
Rémy Longa … Pierre
Nathalie Nort … Renee
Darcy Pulliam … Agnès
Suzanne Marchellier … Germain
Bernadette Stern … Françoise

Regia:Radley Metzger
Romanzo:Violette Leduc
Sceneggiatura:Jesse Vogel
Musiche:Georges Auric
Fotografia:Hans Jura
Montaggio:Humphrey Wood
Costumi:Roxane Vaisborg
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Una donna, in età avanzata, torna a visitare la scuola che ha frequentato in gioventù. Mentre passeggia all’interno dei corridoi deserti ricorda, con lucida memoria, eventi legati all’adolescenza con particolari piccanti sul rapporto saffico che ha vissuto, inatteso, con una compagna di classe. Delicato erotico, nello stile di Metzger, che gira un film dall’atmosfera rarefatta e quasi onirica, ambientato all’interno dell’abbazia di Royaumont (40 miglia a nord di Parigi). Stilizzato, quasi romantico con tendenza al melodramma.
L’opinione di kotrab dal sito http://www.filmtv.it
Radley Metzger gira un film abbastanza ambizioso e legato ai suoi tempi: la storia d’amore tra le due ragazze deve restare naturalmente segregata all’interno del college femminile in cui è ambientata, e qualche scena di nudo avrà forse avuto noie all’epoca, ma oggi è del tutto naturale.
Il film tutto sommato non è male, gode di un approccio delicato, malinconico e tenero al tema, nella sua essenzialità formale non è esente da qualche raffinatezza che però alle lunghe ingabbia un pò la struttura (i flashback montati con un certo gusto nel girovagare della protagonista, tornata dopo anni a vedere il collegio, come la buona fotografia e le essenziali scenografie). Peccato per la voce fuori campo che interviente a volte nei momenti meno opportuni, e per le protagoniste un pò impacciate




































































































































































































































































































































