Gli anni dei lacrima (lagrima) movie
Prima di analizzare il fenomeno dei “lacrima” mi sembra giusto avvertire il gentile lettore che l’apparente cinismo delle mie parole è in realtà frutto di un’ironia “macabra” atta ad esorcizzare il malumore che tali film possono procurare. Mi auguro che questo mio particolare stato d’animo possa essere compreso.
Com’è capitato con altri generi cinematografici, non posso che constatare che solo in un paese complesso e straordinario come il nostro si poteva pensare di imbastire decine di film sulle sfortune e sulla morte e nello stesso qual tempo produrre film dalla comicità greve e demenziale: gli anni settanta dell’Italia sono straordinari anche per questo.
I “lacrima” hanno storie e finali risaputi, spesso scontati; tuttavia avviso ugualmente che, al fine dell’analisi, anticipo alcuni finali dei film elencati. Chi conosce il genere capirà che non avrei potuto fare altrimenti.
Nota del 11 novembre 2014:
Questo articolo è stato redatto da markus per conto del sito http://www.davinotti.com;per un errore è stato attribuito ad altra fonte.Me ne scuso con il vero autore il cui articolo integrale può essere letto sul sito http://www.davinotti.com all’indirizzo http://www.davinotti.com/index.php?option=com_content&task=view&id=175
LE CAUSE E IL SUO “DNA”
Siamo negli anni settanta, il terrorismo ha preso il sopravvento, la gente ha paura, gli scanzonati anni sessanta con “le pinne il fucile e gli occhiali” e “le colline in fiore” sono ormai un ricordo lontano… il mondo è in gran parte sotto dittature sanguinarie, nei giornali si leggono titoli che parlano di morte, di bombe, di centri di tortura cileni… Insomma l’aria è decisamente cambiata già a partire dal 1968 (infatti – è bene chiarire – quando parlo di anni settanta io considero il decennio dal 1968 al 1977/78, mentre gli ultimissimi anni settanta, fino all’81/’82, sono quelli del “riflusso”).
In questo periodo il cinema italiano si cimenta brillantemente nei generi… di tutti i generi! E tra questi, visto il senso di sconforto che serpeggia tra tutti, i produttori rispolverano romanzi e sceneggiature che possano parlare di buoni sentimenti strizzando l’occhio alla voglia di sensazionalismo. Il cinema italiano contava già un certo numero di film per i quali si poteva parlare di “lacrima-movie” e tra tutti è evidente che Incompreso (1966, regia di Luigi Comencini) è il capostipite del genere.
Il “lacrima-movie” necessita (ce l’ha quasi nel suo dna) di una morte, meglio se a seguito di una malattia. Il non plus ultra è il naturale aggrapparsi alla vita del malcapitato: lo spettatore scaltro sa già che il poveretto non avrà scampo (in fondo la storia è sempre quella…), ma la “casalinga di Voghera” no, lei piangerà al pensiero che il “pargolo” (l’ipotetico figlio) potrebbe anche farcela. Accanto, il marito sbuffa pensando ai risultati di calcio e forse alla giovane amante…
FILM PIU’ SIGNIFICATIVI
Il “lacrima” spesso si divide in sottogeneri. Nella stragrande maggioranza dei casi vi si narra la malattia e la morte di un bambino, spesso aggravata dal dramma dei genitori assenti; in altri casi è invece la moglie che muore, con un marito o una famiglia che non si accorge del male; in altri ancora è l’innamoramento ad essere ucciso, per motivi spesso forzati (o meglio raffazzonati!).
Ecco una breve lista esemplificativa:
• Incompreso – Vita col figlio (1966): il bambino agonizza a causa di un incidente mentre il padre è stato fino ad allora completamente assente, pensando solo al suo lavoro di successo e dando per scontato che il figlio “ormai è un ometto”… Evidentemente si sbagliava!
Incompreso,vita col figlio
• L’ultima neve di primavera (1973): il pargoletto muore sfiancato dal brutto male nelle braccia dell’affascinante padre, il quale è sempre stato assente e capisce che ormai è troppo tardi per riparare… lasciando in lui il tormento per l’errore compiuto.
Due fotogrammi tratti da L’ultima neve di primavera
• Bianchi cavalli d’agosto (1974): un raro caso in cui nel finale il bambino viene risparmiato dalla morte. Lo si fa comunque agonizzare quanto basta per strappare le dovute lacrime… Un passo falso, a mio avviso.
Jean Seberg in Bianchi cavalli d’agosto
• La bellissima estate (1974): questa volta c’è una doppia morte: quella del padre a causa di un incidente in formula 1 (inizialmente all’insaputa del figlio) e quella del fanciullo che, disperato, cerca di emulare il padre per raggiungerlo lassù… Straziante. La madre al capezzale può soltanto piangere sul corpo deturpato del figlio; la famiglia è distrutta.
Due fotogrammi tratti da La bellissima estate; nel secondo l’attrice Senta Berger
• Ancora una volta… a Venezia (1974): un insieme di tragedie: la morte, la famiglia sfasciata, un amore non più possibile, ma vediamoci ancora una volta… a Venezia!
• L’albero dalle foglie rosa (1975): il bambino scappa da una famiglia ormai distrutta dal divorzio e che non lo accetta; il padre non può lasciarlo, ma un’auto lo travolgerà e porrà fine al delirio. Il pargoletto, ancora in forze, abbraccerà il tronco di un pesco tanto per intonare la sua ultima inutile preghiera… e lo spettatore bramoso lo sa..
Renato Cestè in L’albero dalle foglie rosa
• Il venditore di palloncini (1975): questa volta è l’anemia mortale a incombere sul piccino. Uno spettacolo improvvisato del venditore di palloncini allieterà gli ultimi istanti di vita del “condannato”.
Il venditore di palloncini
• Piange… il telefono (1975): un uomo di mezz’età torna dalla ex moglie per conoscere una figlia che non ha mai visto. Potrebbe essere l’inizio di una nuova vita, di una famiglia tutta per lui, ma la sorte ha in serbo una tragica sorpresa…
Domenico Modugno,interprete di Piange il telefono
Francesca Guadagno dallo stesso film
• Il maestro di violino (1976): l’indimenticato Modugno torna nei panni dell’affascinante cinquantenne in questo film in cui si racconta la storia d’amore impossibile tra lui e una ragazzina: una sorta di inno alla pedofilia!
Domenico Modugno e Rena Niehaus in due sequenze tratte da Il maestro di violino
• Per amore (1976): in questo caso a “lasciarci le penne” è la moglie di un uomo che, mentre lei agonizza, se la spassa con la bella Janet Agren (come dargli torto…)
Janet Agren nel rarissimo Per amore
• Dedicato a una stella (1976): una ragazza nel fior fiore degli anni è gravemente malata di leucemia e trascorre l’ultimo periodo della propria corta vita con un musicista fallito che saprà capirla…
Una giovane e bella Pamela Villoresi in Dedicato a una stella
• L’ultimo sapore dell’aria (1978): un ragazzino entusiasta della vita e dello sport (nuoto, che pratica con rara tenacia), ha la sfortuna di essere puntato dal dito della malasorte: una rara malattia mortale incombe. Quando lo spettatore vede il pubblico in piedi che applaude al bambino che nuota, sa che di li a poco morirà… il regista Deodato l’ha già sentenziato e morte sia!
Fotogramma tratto da L’ultimo sapore dell’aria
• Questo si che è amore (1978): in questo caso il bambino è consapevole della sua malattia: “i medici lo hanno detto, è già tanto se arriverò a dieci anni…”, ma malgrado ciò si aggrappa alla vita inutilmente, tentando di salvare il matrimonio in grave crisi dei genitori… Una doppia disgrazia insomma, mi pare giusto!
Sven Valsecchi in Questo si che è amore
• Stringimi forte papà (1978): un’intricata vicenda di sentimenti e famiglie sfasciate ambientata in un circo. Ma la morte del padre acquisito del bambino (che ancora rimpiange il defunto papà originario), saprà conquistare cuore del piccolo.
Stringimi forte papà
• Eutanasia di amore (1978): in questo caso a morire è l’amore, o meglio viene praticata un’eutanasia all’amore (il titolo in realtà racconta già il film…) tra un cinquantenne ed una giovane che vuole avere un figlio. Seppur manchi la morte fisica, il regista Enrico Maria Salerno è capace di strapparci qualche sana lacrima grazie all’ottimo mix dimusiche suggestive e inquadrature da cartolina (d’altronde otto anni prima aveva fatto un’operazione simile con Anonimo veneziano, 1970).
• Profumi e balocchi (1980): questa volta è una bambina a morire, scappando da un collegio dove è stata rinchiusa e colpita da una broncopolmonite; i genitori (ma soprattutto la madre) posano l’ipotetico flacone di profumo sul suo tavolino dei trucchi per dedicarsi alla figlia, ma giustamente è troppo tardi…
LA CRISI
Con il periodo del riflusso l’Italia ha voglia di togliersi di dosso i problemi, il terrorismo, il grigiore di anni tremendi sotto molti aspetti; Il pubblico non ne può più della paura di uscire e di lagnarsi di problemi virtuali per non pensare ai propri. Nello stesso qual tempo, nei cinema si proietta con gran successo La febbre del sabato sera (1977, ma uscito in Italia nel 1978), nelle radio impazza la disco, le tv private sempre più colorate e giovani impongono modelli di vita alternativa a quanto offerto sino ad allora: tutti possono essere belli, tutti possono gioire della vita e dei beni materiali.
In un simile contesto il “lacrima” non ha più ragion d’essere (e d’altronde agli inizi degli anni ottanta si era raggiunta una saturazione…): che aggiungere di nuovo al genere? Sì certo, qualcosa è stato fatto ancora (un titolo per tutti Le ultime foglie d’autunno,1988), ma siamo decisamente fuori tempo massimo e gli esiti al botteghino lo confermano.
KZ9 Lager di sterminio
La seconda guerra mondiale ha ormai un indirizzo ben preciso:le truppe naziste hanno conosciuto l’onta della confitta su vari campi, in Europa.
Ma nel campo di prigionia di Ronshausen la guerra sembra lontana; un gruppo di prigioniere di varie nazionalità viene condotto nel lager per essere usate come cavie nei folli esperimenti del dottor Wieker.
Tra le prigioniere ci sono la dottoressa Prik,ebrea e la bella Cristina;la prima finirà per essere destinata al gabinetto medico in cui avvengono i folli esperimenti, la seconda dovrà guardarsi dalle attenzioni saffiche della kapò Marta.
La vita nel lager è un inferno; oltre a dover subire un trattamento umiliante, ad essere schiavizzate e brutalizzate in ogni modo le prigioniere devono sottostare ai capricci del dottor Wieker, che dispone delle loro vite utilizzandole in esperimenti senza alcun fondamento scientifico.
Trapianti di organi, esperimenti di congelamento, studi sui gas tossici;il dottor Wieker,con la collaborazione del dottore ebreo Meiser,costretto suo malgrado ad assistere alle follie di Wieker,sperimenta crudelmente le sue idee con risultati assolutamente scadenti.
Giovanni Attanasio e Lorraine De Selle
Al centro, Ria De Simone
Tra Meiser e Christine nasce una storia d’amore e i due tentano un’impossibile fuga che finirà con la cattura e l’impiccagione nel campo.
Ma ormai la guerra e al termine e in lontananza di odono i cannoni sovietici; così Wieker,radunate le prigioniere in un capannone, le fa uccidere sommariamente. All’esecuzione non sfugge nessuno, nemmeno la kapo Marta.
Le prove del genocidio sono così distrutte ma Wiekler non sopravviverà abbastanza per sfuggire alle sue colpe….
KZ9 – Lager di sterminio (o anche Women’s Camp 119 e SS Extermination Camp nelle version i per il mercato estero) è un nazisploitation o se preferite un eros-svastica che è una sorta di compendio di tutti i topos di questo particolare genere cinematografico:si va dalle immancabili torture di ogni genere sulle sventurate prigioniere di turno alla presenza del medico folle,nel quale non è difficile riconoscere un riferimento alla figura sinistra di Mengele, l’angelo della morte di Auschwitz.

Che purtroppo, a differenza di quello che accade nel film, non morì nel campo ma riuscì a fuggire e a vivere libero e indisturbato fino al giorno della sua morte.
Altri topos classici sono la nascita della storia d’amore con finale tragico tra due prigionieri,la presenza della kapò crudele e lesbica, il sonderkommando composto da ebrei prigionieri che per aver salva la vita fungevano da giustizieri dei prigionieri.
Quello che differenzia il film dalle produzioni precedenti è la presenza di una carica inusuale di violenza, che costò al regista e al film una pesante censura oltre ad un’unanime valanga di critiche;dopo aver girato Casa privata per le SS, decisamente più leggero e più virato verso l’erotico,Bruno Mattei provò a fare sul serio, con esiti incerti.
Un film sugli orrori dei campi di concentramento è quanto di più difficile da realizzare;qualsiasi ricostruzione risente purtroppo dell’inadeguatezza di quanto raccontato visivamente rispetto alla reale portata degli avvenimenti.
L’orrore dei lager, testimoniato da alcuni documentari girati dalle truppe americane e che portarono a conoscenza del mondo la drammatica realtà della Shoah, è solo purtroppo un frammento di quanto realmente accadde.

Mattei usa poco l’erotismo, utilizzandolo solo in un paio di casi, illustrando la relazione tra i due prigionieri o nel rapporto saffico tra la kapò e la prigioniera;utilizza però in modo massiccio il nudo femminile per mostrare la crudeltà gratuita del protagonista con sequenze shock che finirono comunque quasi del tutto purgate nella versione approvata dalla censura.Nella stesura cinematografica visionata nelle sale mancano infatti almeno dieci minuti di scene,quelle probabilmente più crude.
Il film ha una sua tensione e drammaticità che vanno riconosciute al regista romano, scomparso nel 2007;la scelta del cast, che comprende diversi caratteristi del cinema italiano spazia dalla presenza di Staccioli, ormai legato indissolubilmente alle fiure di capi o ufficiali nazisti a quelle di Ria De Simone,la crudele Kapò o a quella di Sonia Viviani, bella come al solito e tutto sommato credibile o ancora di Lorraine De Selle, nel ruolo di una prigioniera.Presente ancora una volta Marina Daunia, una volta tanto dalla parte delle vittime nel ruolo di una prigioniera ebrea.

L’altra caratteristica segnalata è la sua estrema rudezza;ancora una volta,però,va segnalata l’incoerenza di fondo di questi prodotti, che dietro l’idea di fungere da documenti sulla ferocia nazista nei lager, finiscono sempre per tramutarsi in opere a sfondo (tra l’altro mal celato) erotico o voyeuristico.Siamo lontani anni luce da opere rigorose come Stalag 17, purtroppo.
Su youtube è presente la versione francese del film,che dovrebbe essere quella UNCUT e priva di tagli;l’indirizzo per visionare il film è https://www.youtube.com/watch?v=ja6gJ6vDArc
KZ9 lager di sterminio
un film di Bruno Mattei,con Ivano Staccioli,Sonia Viviani,Ria De Simone,Gabriele Carrara,Marina Daunia,Lorraine De Selle.Drammatico/erotico Italia 1977 Durata 100 minuti


Gabriele Carrara: Oberleutnant Otto Ohlendorff
Ivano Staccioli: Comandante Wieker
Lorraine De Selle: Maria black
Ria De Simone: Kapo Marta
Sonia Viviani: Cristina
Giovanni Attanasio: Kurt
Marina Daunia: Prigioniera ebrea
Gota Gobert: Kapo

Regia Bruno Mattei
Soggetto Bruno Mattei
Sceneggiatura Giacinto Bonacquisti, Aureliano Luppi, Bruno Mattei
Produttore Marcello Berni, Tommy Polgár (esecutivo)
Casa di produzione Three stars 76
Fotografia Luigi Ciccarese
Montaggio Vincenzo Vanni
Musiche Alessandro Alessandroni
Scenografia Marco Calloppi
Costumi Massimo Galloppi, Franca Celli
Trucco Marcello Di Paolo, Lidia Fatigati
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Mattei filma una serie di aberranti e “amorali” scene di violenza gratuita, condita da un linguaggio saporito e “sporco” almeno quanto il contesto (un lager). Il film gode di una morbosa e fasulla “morale” (il veloce redde rationem in chiusa): gli autori del film, come Ponzio Pilato, se ne lavano le mani. Più che all’erotismo, siamo di fronte ad un horror totale, reso credibile dalle interpretazioni (Lorraine De Selle che canta, prima dell’impiccaggione, Israel). Ottima la colonna sonora.
L’opinione del sito http://www.filmhorror.com
(…)K.Z.9. LAGER DI STERMINIO è senza ombra di dubbio il più pazzesco e violento film di Mattei. Non solo, è anche il nazi-erotico più cattivo e impressionante mai realizzato. Dall’inizio alla fine non c’è tregua: ebree picchiate, vivisezionate, smembrate, violentate, umiliate. Le donne sono trattate come rifiuti umani, alla mercé di una schiera di malati di mente che godono nel farne scempio.
Diverse le presenze all’interno del film che, nel bene e nel male, riescono a lasciare il segno dopo la visione di questa follia su celluloide: Lorraine De Selle e Marina Daunia spiccano per la loro bellezza, Ivano Staccioli è convincente nella parte del dottore freddo e cinico (l’ispirazione viene dal Dr.Mengele) e Giovanni Attanasio è un handicappato davvero impressionante, sguinzagliato per palpeggiare le ebree più carine. Ma fra tutti spicca lo sguardo gelido di Ria De Simone, spietata kapò che non lesina bastonate a destra e a manca e offre esempi di crudeltà davvero memorabili.(…)
L’opinione del sito http://www.exxagon.it
(…)Sembra che il film avesse anche intenzioni serie o quasi-documentaristiche (ecco il perché delle immagini finali di Mengele e di altri gerarchi?) ma la censura colpì duramente. Mattei se ne lamentò: “Secondo la mentalità della censura se uno faceva lo scherzetto, come Casa privata per le SS che è una burla erotica, andava bene, ma se si cercava di fare qualcosa di serio, mostrando gli esperimenti reali delle SS… Il film fu preso ferocemente, ci massacrarono”.* Sta di fatto che il film è la solita fiera di atrocità ai danni di donne nella tipica tradizione del women in prison. Le donne appena arrivate nel campo vengono suddivise fra graziose e meno, le “meno” verranno gassate subito. Fra le graziose abbiamo Lorraine De Salle (Nero veneziano, 1978; Cannibal ferox, 1981) nei panni di una dottoressa ebrea che dovrà obbligatoriamente collaborare con gli scienziati tedeschi ad alcuni esperimenti deliranti. In uno di questi due donne nude stanno al fianco di un soldato congelato (e morto) ma a furia di leccate, baci e strofinamenti lo scongelano e lo riportano in vita. L’idea, a quanto si dice nel film, è stata suggerita dallo stesso Hitler. (…)
L’opinione di Herrkinski dal sito http://www.davinotti.com
Tra i più noti esempi del vituperato filone, il film di Mattei si segnala per l’accumulo disorganico di nefandezze e volgarità, che pur risultando talvolta al limite del comico potrebbero colpire gli spettatori più sensibili. Il regista cerca pure di dare un’ipocrita ed improbabile tocco finale di critica sociale, inserendo le schede dei veri gerarchi nazisti sfuggiti ai processi. Tra numerose scene di nudo e tortura si salva giusto qualche sequenza (le prigioniere che cantano, ad esempio) e le musiche cupe. Ritmo incostante, fotografia piatta.
L’opinione di Trivex al sito http://www.davinotti.com
Del dannato filone nzexploitation, KZ9 rappresenta una fredda interpretazione. A differenza di altri malati fratelli, il sesso è piuttosto esiguo e completamente superficiale, privo cioè di sensazioni morbose passionali, tipiche nella violenza sessuale del genere. È un lungo carrello di efferatezze e di atteggiamenti disturbati, con i soliti carnefici piuttosto tecnici nelle loro aspirazioni. Il film è strutturato discretamente e si avvale di qualche mezzo in più della media, ma niente di trascendentale. Le finali note pseudostoriche si potevano evitare.
L’opinione di gestarsh99 al sito http://www.davinotti.com
Un Mattei galvanizzato quello che ribolle dietro questo pulpornaccio antistorico e turpemente deviato. Risorse e maestranze sono limitatissime e ci si arrabatta mariolescamente con quel che passa il convento: gore posticcio, inorridenti dettagli grafici e un ex mattatoio smerciato per campo di concentramento. La De Simone non ha l’arditezza da virago della più quotata Ilsa e si accomoda a latere cedendo la brutalità scenica a Ivano Staccioli, mefistofelico Mengele nostrano sollazzevolmente imbandierato da carnefice supremo. Un putribondo guilty-pleasure da ingurgitare con assoluto, lurco disgusto.

Gli innocenti dalle mani sporche
E’ una coppia male assortita,quella composta da Louis e Julie Wormser.
Sono ricchi e annoiati, lei è bella e giovane, lui ha molti più anni di lei ed abusa con l’alcool.
Vivono in una splendida villa dove un giorno, mentre Julie sta prendendo il sole completamente nuda sul prato, cade un piccolo modellino d’aereo.
Così, fortuitamente, Julie conosce Jeff Marle, scrittore squattrinato ma dal gran fascino; in poco tempo Julie ne diviene l’amante e inizia a trovare insopportabile la compagnia del marito.
Così,in accordo con Jeff,Julie progetta l’omicidio del marito.
ma le cose non vanno come previsto e Julie si ritrova indagata per omicidio; ma inaspettatamente ecco ricomparire Louis e contemporaneamente scomparire Jeff.
Le cose si ingarbugliano e la coppia ricostituita inizia a progettare il trasferimento in un altro posto per evitare nuove indagini sulla scomparsa di Jeff.
Romy Schneider
Che ricompare all’improvviso,reclamando il ritorno al rapporto precedente con Julie e i beni del marito.
Julie non ci sta e si ribella, ma solo l’intervento della polizia la salva dalla morte.Che colpisce però Louis, colpito da un devastante infarto.
Ora Julie è sola, ma…
Film a struttura circolare, con un espediente classico del cinema, il ritorno del cadavere scomparso, Gli innocenti dalle mani sporche,diretto da Claude Chabrol nel 1974 è un freddo ed elegante thriller caratterizzato dai ritmi lenti e da dialoghi a tratti noiosi.
Un film in chiaro scuro,tratto da un racconto di Richard Neely, che il regista francese dirige nel periodo meno fecondo (artisticamente) della sua carriera, un anno dopo l’incerto Una gita di piacere.
E che risente da subito di alcuni vizi di fondo;una trama inverosimile,con un intreccio cervellotico che finirà con un colpo di scena innestato su una trama già vista, ovvero la moglie giovane sposata ad un alcolizzato che si innamora del bel giovane aitante e che progetta di eliminare il marito per vivere con l’amante stesso, salvo poi fare dietro front quando il delitto non si consuma e il marito riappare.
Paolo Giusti
Nuoce al film la pesantezza dei dialoghi, la recitazione incolore di Paolo Giusti, attore da fotoromanzi e non certo da cinema, l’atmosfera che avrebbe dovuto essere claustrofobica e che alla fine si rivela invece una palude, nella quale si impantana la trama e sopratutto la vicenda narrata.
I colpi di scena, le giravolte improvvise appaiono un po forzate e pur nell’elegante e ineccepibile confezione sembrano espedienti slegati fra loro;i personaggi in realtà sono sgradevoli,con tutti i loro difetti amplificati dallo status sociale di ricchi annoiati,che Chabrol dipinge nelle loro imperfezioni come affetti dai peggiori vizi, dall’alcolismo alla misoginia per finire con l’avidità e la brama di possesso.

Purtroppo però per una volta Chabrol abbandona la strada maestra della minuziosa descrizione della vita di provincia, l’indagine socio psicologica d’ambiente e di personaggi a tutto favore di una storia dai confini incerti,in cui i personaggi stessi sono più delle summe di difetti che degli esseri umani deboli e preda delle loro pulsioni.
Così il film deraglia e si avvia ad un finale in cui si susseguono i colpi di scena senza però la fondamentale partecipazione dello spettatore.
Nel cast però va segnalata la presenza di una Romy Schneider bella da togliere il fiato, elegante e raffinata,ormai attrice dal grande spessore mentre Rod Steiger, che interpreta il marito tradito e alcolizzato fa il suo con garbo ma senza impressionare particolarmente.bene il simpatico Rochefort, autore di qualche siparietto gustoso mentre bocciato senza appello il nostro Giusti, monocorde e sotto tono.
Un film decisamente difficile da giudicare positivamente e la cui visione richiede una buona dose di pazienza.

Gli innocenti dalle mani sporche
Un film di Claude Chabrol. Con Rod Steiger, Romy Schneider, Paolo Giusti, François Maistre,Jean Rochefort Titolo originale Les innocents aux mains sales. Drammatico, durata 120′ min. – Francia 1975
Romy Schneider … Julie Wormser
Rod Steiger … Louis Wormser
François Maistre …Commissario Lamy
Paolo Giusti … Jeff Marle
François Perrot … Georges Thorent
Hans Christian Blech Hans ..Il giudice
Pierre Santini … Commissario Villon
Jean Rochefort … Albert Légal
Henri Attal … Ufficiale di polizia
Serge Bento … Direttore di banca
Jean Cherlian … Polizia navale
Regia Claude Chabrol
Sceneggiatura Claude Chabrol da un racconto di Richard Neely
Produzione André Génovès
Musiche Pierre Jansen
Fotografia Jean Rabier
Montaggio Jacques Gaillard
Production design Guy Littaye
L’opinione di IHomesick dal sito http://www.davinotti.com
Con i suoi molteplici colpi di scena, il plot, derivato da un figlioccio letterario di James Cain, è improbabile sino al ridicolo e costituisce un grave impaccio per la regia di Chabrol, che pure cerca un diversivo lavorando sui personaggi di secondo piano; un diversivo che talora funziona, soprattutto quando sono di turno i commissari Maistre e Santini e l’avvocato Rochefort, autoironico ai limiti della parodia. Le sorti del film, comunque tutt’altro che appassionante o memorabile, sono lasciate al sempre maestoso Steiger e a una Schneider tra diabolicità e debolezza.
L’opinione di Ilgobbo dal sito http://www.davinotti.com
Fra i privilegi dello status di maestro c’è quello di potersi permettere impunemente forzature (quando non biechi trucchetti) di sceneggiatura che nessuno avrebbe perdonato al nostro valoroso Gastaldi (e quindi a Lenzi o a Martino). Buon per lui. Il film però convince poco, anche nelle frequenti deviazioni verso il grottesco. Certo, Romy Schneider nudissima fin dalla scena iniziale fa pallinaggio da sola…
L’opinione di sasso67 dal sito http://www.filmtv.it
Un giallo hitchcockiano, in alcuni momenti anche un po’ noioso, come capita spesso, quando Chabrol si lascia andare a lunghe parentesi dialogate con una lentezza esasperante. Il film ha, però, sequenze particolarmente riuscite, specialmente in coincidenza con le entrate in scena di Jean Rochefort, un avvocato petulante, ma efficace. Va da sé, comunque, che il sole intorno al quale gira tutto il film è Romy Schneider (non so invece quanto sia azzeccata la scelta del pur bravo Steiger), e “Gli innocenti dalle mani sporche” servirà senza dubbio a tutti coloro che non sono mai riusciti ad apprezzare la bellezza dell’attrice austriaca: bastano i primi due minuti del film per farsene un’idea.
Questo non è lo Chabrol migliore, anche perché mancano le descrizioni di quanto fa da contorno alla vicenda principale (il punto di forza del regista francese sono proprio le sue minuziose osservazioni sociologiche sulla provincia francese), ma il film si lascia guardare e almeno qua e là la vicenda gialla riesce ad appassionare, fino al momento in cui le svolte improvvise diventano fin troppe.
L’opinione del sito http://www.robydickfilms.blogspot.it
Ecco un grande Chabrol, che fa scuola.
Lezione di regia, talmente pregnante da oscurare, da distrarti, dalle pur splendide interpretazioni di una coppia eccezionale: Rod Steiger e Romy Schneider.
L’opinione di Atticus dal sito http://www.filmscoop.it
Sopraffino davvero, Chabrol sfotte i ricconi della Costa Azzurra e li immerge nelle acque torbide di un noir alla Cain (quello de “Il postino suona sempre due volte”) che però è tratto da un romanzo di Richard Neely (chi sarà mai?).
L’intrigo si mischia alla farsa in maniera squisita (valga per tutte la lunga sequenza in cui un grande Rochefort, abbagliato dalla presenza della Schneider, arringa un’appassionata difesa nell’ufficio del giudice, con risultati esilaranti!) anche grazie all’occhio di fine osservatore del regista che si diverte ad offrire un quadro clinico e sottile di varia umanità coinvolta nell’indagine a tinte fosche.
Steiger è un perfetto marito tradito ma Romy, vestita da Yves Saint Laurent, è oltremodo maestosa nella sua suprema bellezza mozzafiato e senza confini, per di più alle prese con un personaggio intrigante come pochi.
Divertissement très chic!
La Regina dei Vikinghi
Nella remota Britannia,punto più avanzato dell’impero romano, terra di confine ostile e selvaggia è morto il vecchio re saggio e amato dal popolo.Sul trono sale sua figlia Salina,che come il padre ha un’indole pacifica e vorrebbe far coesistere pacificamente i conquistatori romani e il suo popolo.
A comandare le legioni romane è Giustiniano, del quale Salina ben presto si innamora,ricambiata.
La cosa,naturalmente, non è ben vista ne dai fieri druidi,abitanti della regione ne dagli invasori romani.
A soffiare sul fuoco c’è anche Ottavio,luogotenente di Giustiniano,del quale Salina teme l’avidità di potere e l’evidente odio e disprezzo per la cultura nativa.
Così, quando Giustiniano è costretto ad assumere il comando di legioni romane in un’altra legione, il conflitto fra le truppe di occupazione e la gente del posto esplode, causando una ribellione dagli esiti drammatici…

La regina dei vichinghi (The viking queen) è una produzione Hammer del periodo d’oro e si inserisce tardivamente nell’ormai logoro filone peplum che tanto spazio aveva avuto nella cinematografia italiana sopratutto verso il finire degli anni 50 e che conobbe il suo massimo fulgore fino alla metà degli anni sessanta.
Da notare immediatamente la stranezza del titolo che evoca le figure storiche dei vichinghi, popolo nordico dei quali non vi è traccia nel film;siamo nella Britannia, terra abitata da druidi e da britanni, che con gli scandinavi hanno ben poco a che vedere.
L’unico punto di contatto potrebbe essere il riferimento storico ai vichinghi come figure legate al saccheggio, ma anche in questo caso non si capisce bene il riferimento del titolo.

Apparentemente però la figura di salina potrebbe essere legata a quella storica della regina Budicca, sovrana degli Iceni (una tribu che viveva nella zona orientale dell’Inghilterra) e che capeggiò la rivoltà più violenta contro le truppe d’occupazione romane.
Sconfitta nella battaglia di Watling street la regina Buticca si avvelenò per non cadere nelle mani dei romani, cosa che accade anche nel film; è quindi questo l’unico riferimento storico del film che per il resto può essere considerato come un incidente di percorso della Hammer, solitamente molto attenta alle ricostruzioni di ambienti e paesaggi.
La stessa regina Buticca, che i romani vedevano come “« una donna molto alta e dall’aspetto terrificante. Aveva gli occhi feroci e la voce aspra. Le chiome fulve le ricadevano in gran massa sui fianchi. Quanto all’abbigliamento, indossava invariabilmente una collana d’oro e una tunica variopinta. Il tutto era ricoperto da uno spesso mantello fermato da una spilla. Mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse. »” è raffigurata in modo molto differente nel film e interpretata in modo maldestro dall’attrice finlandese Carita,autentica meteora del cinema alla sua seconda e ultima apparizione sul grande schermo.

A parte la dubbia collocazione storica, il film ha come suo unico punto di forza la brutalità delle scene, vera eccezione nella sterminata produzione peplum.
Il resto del film è un coacervo di situazioni standard del genere peplum;battaglie, inseguimenti, pubbliche fustigazioni, amori e il tradizionale pizzico di erotismo blando,blandissimo (siamo nel 1967) tipico delle produzioni Hammer.
A dirigere il film troviamo Don Chaffey, già autore dei più che discreti Gli argonauti,Un milione di anni fa e autore in seguito, nel 1971 di La lotta del sesso 6 milioni di anni fa
Il regista britannico,che in seguito si specializzerà in prodotti televisivi, segue la sceneggiatura del racconto di John Temple-Smith accentuando la carica di violenza e sorvolando sulla realtà storica delle cose.
Poco male perchè a questo genere di film non era certo richiesta l’aderenza storica,quanto una regia dinamica e la scorrevolezza della trama.
Da questo punto di vista le cose funzionano anche ma i dolori cominciano nell’analisi dell’espressività dei personaggi.
La recitazione è davvero ai minimi termini e sorprende principalmente per l’attenzione che la Hammer metteva nella scelta degli attori.

Sia Carita (la regina Selina),sia Don Murray che interpreta Giustiniano sono quasi imbarazzanti e vanificano in qualche modo quel poco di buono che il regista riesce ad orchestrare.
Sempre a proposito dell’inaffidabilità storica e quindi della credibilità del racconto vanno segnalati i costumi assolutamente inadegati,con i popolani celti costretti a vagare seminudi nel clima umido e freddo della Britannia e le scene di guerra che sembrano prese di petto dalla Norma di Bellini che però è ambientata in Francia.
Prodotto quindi di evasione e nient’altro a fronte di un progetto di partenza ben più ambizioso;il budget del film ,quasi mezzo milione di sterline non venne recuperato al box office e in seguito di questo film si persero le tracce.
La regina dei vichinghi
Un film di Don Chaffey. Con Carita,Andrew Keir, Donald Houston, Don Murray, Adrienne Corri Titolo originale The Viking Queen. Avventura, durata 91 min. – Gran Bretagna 1967
Don Murray … Giustiniano
Carita … Salina
Donald Houston … Maelgan
Andrew Keir … Ottavio
Adrienne Corri … Beatrice
Niall MacGinnis … Tiberio
Wilfrid Lawson … Re Priam
Nicola Pagett … Talia
Percy Herbert … Catus
Patrick Troughton … Tristram
Sean Caffrey Sean … Fergus
Denis Shaw … Osiris
Philip O’Flynn … Mercante
Brendan Matthews … Nigel
Regia Don Chaffey
Sceneggiatura Clarke Reynolds (dal soggetto di John Temple-Smith)
Musica Gary Hughes
Fotografia Stephen Dade
Montaggio Peter Boita
Produzione Hammer
L’opinione del sito http://www.cinekolossal.com
Alla morte de re di Britannia, Alina (Salina) sale al trono e s’innamora del romano Valerio (Giustiniano), conquistatore dei territori del nord. Da questa unione Melgan (Maelgan), il gran sacerdote, per paura di perdere il proprio potere, scatena una guerra tra le parti. Alina sconfitta, si suicida.
Rustico melodramma storico-avventuroso-in costume, di produzione inglese e d’inclinazione sadica, che tenta, attraverso un soggetto bislacco, di invertire i termini della storia a favore dei britanni. Un sudiciume assoluto, zeppo di amorazzi pecorecci, battaglie nei boschi, inseguimenti a cavallo e pubbliche punizioni corporali, durissime e compiaciute. Attori in vacanza e regia inesistente. Nella versione italiana, storpiati alla grande i nomi dei protagonisti.
Io Cristiana studentessa degli scandali
Siamo nel pieno della contestazione studentesca e il professor Davide ha il suo bel daffare nell’insegnare ai giovani di un liceo provinciale.
Gli studenti contestano un po tutto, in particolare rivendicano il proprio diritto all’autodeterminazione sessuale;tra i più decisi nella contestazione ci sono due studenti,Cristiana e Massimo, legati fra loro e che per scommessa decidono di attirare il professore in una trappola.Cristiana si occupa di sedurre il professore mentre Massimo di sedurre la bella moglie di Davide,Simona, donna affascinante ma anche frivola e dall’incerta identità sessuale.
L’operazione, nonostante qualche difficoltà, riesce e Cristiana seduce Davide, finendo però per innamorarsi profondamente dell’uomo, mentre Massimo assolve il suo compito senza problemi.

Davide è davvero innamorato di Cristiana ed è ricambiato; ma gli amici della ragazza non accettano di buon grado la situazione, accusando la ragazza di aver tradito gli “ideali” contestatari.
Il professore ormai sogna di vivere la sua vita accanto a Cristiana e lascia la moglie,con buona pace di quest’ultima che ha ben altri interessi.
Ma la tragedia è in agguato, quando gli studenti decidono di vendicarsi…
Grezzo,rozzo,irrisolto;tre aggettivi esemplari per descrivere Io Cristiana studentessa degli scandali,opera del 1971 diretta da Segio Bergonzelli,regista piemontese scomparso nel 2002 dopo aver diretto una trentina di film non di certo memorabili.

Il film segue Nelle pieghe della carne, forse l’opera migliore del regista uscito nelle sale nel 1970 e precede una serie di film a sfondo smaccatamente erotico come Cristiana monaca indemoniata,La cognatina, La sposina, Il compromesso erotico che già nei titoli anticipano soggetti a sfondo erotico, diretti e girati in stretta economia cavalcando l’onda lunga dell’erotismo casereccio tanto in voga negli anni settanta nel mondo dei B movie.
Io Cristiana studentessa degli scandali è un film furbetto; dietro l’apparente volontà di Bergonzelli di mostrare l’altra faccia della contestazione giovanile, fatta di rivendicazioni legittime e di accuse la mondo sociale e a quello della scuola, nasconde in realtà l’incapacità del regista di conciliare la denuncia con un linguaggio visivo potente e drammatico.
La storia finisce per trasformarsi ben presto in una confusa parabola sul mondo studentesco.
Spariscono le motivazioni della contestazione per lasciare posto ad un insieme di immagini spesso scollate fra loro, con la descrizione del mondo studentesco scollata dalla realtà.

Predomina l’aspetto erotico e morboso della vicenda e la storia d’amore fra il professore e la sua studentessa,non certo una novità, finisce ben presto per lasciare il posto a una serie di slogan degli studenti, comportamenti schiziofrenici e amorali,un guazzabuglio di immagini e situazioni spesso in contrasto fra di loro, con il comune denominatore della contestazione ad un sistema che appare corrotto come i suoi contestatori,più opportunisti che idealisti.
Almeno è così che Bergonzelli descrive i giovani, con una miopia colpevole che sembra mescolare il peggio del movimento studentesco in un’opera di denuncia che poi tale non è.
Un film incoerente,in definitiva;a parziale riscatto c’è l’attenuante di aver risparmiato allo spettatore l’happy end sostituito da un’evoluzione a sfondo tragico della vicenda,perfettamente in linea con la schizofrenica sceneggiatura scelta da Bergonzelli, che è responsabile anche della stesura della stessa.

Il film ebbe grossi problemi con la censura, alla sua uscita;e non poteva essere altrimenti vista la quantità di scene oseè,almeno per l’epoca, inserite dal regista mentre la censura stessa non operò tagli significativi in altre parti della pellicola, quelle politicamente scorrette.
Per quanto riguarda il cast,segnalo la buona performance di una giovanissima (e affascinante) Malisa Longo,quella di Joh Saxon e la presenza nel cast del cantante Rossano Attolico, che sarebbe scomparso tragicamente qualche anno più tardi.
Opera di difficilissima reperibilità almeno in qualità decente.
Io cristiana studentessa degli scandali
Un film di Sergio Bergonzelli. Con Malisa Longo, Glenn Saxson, Patricia Reed, Antonella Murgia,Barbara Betti Drammatico, durata 100 min. – Italia 1971
Glenn Saxson … Davide Andrei
Malisa Longo … Cristiana
Antonella Murgia … Poppea
Patricia Reed … Simona Andrei
Regia: Sergio Bergonzelli
Sceneggiatura:Sergio Bergonzelli
Montaggio:Sergio Bergonzelli
Fotografia:Antonio Maccoppi
Musiche:Carlo Savina
Produzione:SARA FILM CINEMATOGRAFICA

L’opinione di Il gobbo dal sito http://www.davinotti.com
Malisa Longo studentessa eponima si innamora del prof, Glenn “Kriminal” Saxson (e già questo….) Pasticciato film sulla contestazione, parte con un delirante prologo che sembra promettere (al pari del titolo) pruriti, poi pencola a lungo indeciso fra “satira” e dramma per virare alla fine decisamente verso quest’ultimo: peccato che a quel punto ci si creda poco….Qualsiasi clichè vi venga in mente sull’argomento, qui lo troverete, ma è innegabile un certo fascino kitsch.
L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
Illustrativo del clima di contestazione studentesca declinata nelle sue componenti libertarie e sessuali, si carica dell’ebbrezza dei nudi profferti da una passerella di starlets trainate dalla splendida Malisa Longo, forte di occhi e seni da opera d’arte; ma questa allegra istantanea dello spirito dell’epoca in seguito s’incupisce sino a tramutarsi in dramma violento, denunciando l’infelicità della vita di coppia e soprattutto la stolida ferocia del “branco” e l’ignobile ipocrisia di chi si dichiara “contro”. Di rara fermezza e coerenza l’ombroso personaggio di Glenn Saxson.
L’opinione di Cotola dal sito http://www.davinotti.com
Terrificante film di Bergonzelli ambientato ai tempi della contestazione e contenente tutti i luoghi comuni del genere tanto da apparire oggi ridicolo oltre che estremamente datato. E se da un punto di vista sociologico le cose vanno male, non si può certo dire che la situazione migliori da quello narrativo: la storia, infatti, è stantia, puerile, inverosimile ed a tratti sembrerebbe quasi farsesca. In definitiva da evitare con cura.
Le regine dei sogni anni settanta oggi-Parte terza

Uno degli articoli più seguiti su Filmscoop riguarda certamente la gallery di foto delle attrici più belle e famose degli anni 60 e 70 ai giorni odierni https://filmscoop.wordpress.com/2010/11/05/le-regine-dei-sogni-anni-70-oggi/ e https://filmscoop.wordpress.com/2014/09/18/le-regine-dei-sogni-anni-70-oggi-parte-seconda/
Ecco una nuova galleria di altre attrici. Sono donne bellissime,sensuali alle prese con il passare degli anni; oggi sono tutte delle mature signore,ancora belle e affascinanti.Alcune di loro hanno proseguito regolarmente l’attività cinematografica,altre sono diventate manager,lavorano nel cinema ma non più come attrici, altre non hanno più avuto a che fare con il grande schermo.Questi sono i loro volti,oggi.
L’interprete di Non violentate Jennifer, Camille Keaton
Attrice di B movie, come La ragazza del vagone letto, Zora Kerova
Adriana Russo
La bravissima attrice francese Andrea Ferreol
Barbara Bach con suo marito Ringo Star
A destra, l’indimenticabile interprete di Soldato blu, Candice Bergen
Sempre bellissima e affascinante, Carole Bouquet
Catherine Spaak
L’interprete di La cicala, Clio Goldsmith
L’ex Bond girl Corinne Clery
La modella e attrice Dayle Haddon
Sempre bella e solare, Franca Gonella
Una delle regine dei fotoromanzi passata al cinema, Gioia Scola
Una grande del nostro cinema, Giovanna Ralli
La principessa Ira Furstemberg
Jane Birkin
L’affascinante Licinia Lentini
Ancora una Bond girl, il sex symbol Luciana Paluzzi
Maria Rosaria Omaggio
Sempre bella, Michela Miti
L’indimenticabile Angelica, Michele Mercier
Paola Pitagora
Il sorriso radioso di Paola Senatore
Serena Grandi
Silvia Monti
Simonetta Stefanelli
Sydne Rome
La prima delle Bond girl,Ursula Andress
Il trafficone
Per poter mantenere la sua famiglia,Vincenzo Lo Russo è costretto ad improvvisare lavori ingegnosi;Angelina,la moglie e i suoi tre figli lo attendono a casa e Vincenzo raccatta denaro abbordando i passeggeri delle auto che si fermano ai semafori proponendo loro l’acquisto di capi d’abbigliamento.
Un giorno casualmente abborda una affascinante donna con la quale ha una fugace relazione; la donna ha in realtà attirato a casa Vincenzo per compiacere il marito guardone e al termine del rapporto regala a Vincenzo stesso un libro sulla sessualità e sui rapporti di coppia.
Dopo averlo letto l’uomo prende una decisione: si improvviserà medico e aprirà uno studio nel quale cercherà di curare i problemi sessuali delle coppie, che a quanto pare sono molto più diffusi di quanto sembri.
Tina Aumont e Carlo Giuffrè
Rita Calderoni
Cosi con l’aiuto di Gennaro, un suo amico,Vincenzo avvia lo studio che ben presto ottiene uno straordinario successo.
Spesso infatti le coppie che si rivolgono a lui trovano nell’uomo la soluzione ai loro problemi, in particolare le partner femminili che vengono “guarite” dai loro problemi dall’infaticabile Vincenzo.
Ma il super lavoro alla fine sfianca il pur valoroso Vincenzo che nel frattempo ha cambiato il suo cognome in D’Angelo; la prima ad accorgersi dei problemi è la moglie Angelina, trascurata nel talamo nuziale dal marito.
Così, convinta da un amico a rivolgersi all’ormai famoso dottor D’Angelo, Angelina scopre il nuovo lavoro del marito.
Ad un primo attacco d’ira segue una riflessione sul cambiamento che l’attività di Vincenzo ha portato all’economia domestica; così Angelina alla fine convince suo marito ad allargare la società, diventando anch’essa una sessuologa…
Il trafficone è una commedia sexy del 1974,diretta da Bruno Corbucci, non priva di un suo rozzo ma efficace umorismo; l’idea di fondo della sceneggiatura presta infatti il fianco allo sviluppo di una storia sicuramente esile ma ben diretta dal regista romano,uno dei più fecondi sceneggiatori del cinema italiano e regista di una cinquantina di film che spaziano dal western alla commedia.
Adriana Asti
Irina Maaleva
Dopo aver cavalcato in maniera semi seria il filone decamerotico con film come Boccaccio e Il prode Anselmo e il suo scudiero, Corbucci passa alla commedia sexy reclutando per il cast il simpatico e sicuramente affidabile Carlo Giuffrè e affiancandogli nomi di un certo livello del cinema italiano come Lino Banfi e Enzo Cannavale con l’aggiunta di ottime e belle attrici come Tina Aumont, Marilu Tolo e Rita Calderoni, una volta tanto slegata dal suo mentore Polselli.
Per completare, Corbucci affida parti di contorno ad altri nomi importanti del cinema leggero come Gianni Agus,Vincenzo Crocitti e Adriana Asti, rendendo così quanto meno affidabile la parte recitativa.
Marilu Tolo
Anche se nello stretto ambito del cinema di genere Il trafficone risulta alla fine un prodotto ben confezionato,gradevole e quasi esente dalle triviliatà gratuite delle commedie sexy, con scene di sesso e nudo assolutamente castigate e dirette più che altro come degli sketch satirici.
Alla fine vien fuori una commedia che si gusta con piacere,grazie sia alla professionalità del cast sia ad alcune scenette ben costruite (quella iniziale con protagonista la Aumont,quella finale con la Tolo e il siparietto costruito dalla coppia Banfi-Maleeva).
Un’ora e mezza di cinema distensivo ed allegro, senza alcuna pretesa.
Il film è disponibile in una versione più che accettabile su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=CWPPDxCsHV4
Vi ricordo che se usate Chrome è disponibile un’estensione che permette la visione del film off line; il software 4K video downloader permette altresi lo stesso lavoro.
Il trafficone
Un film di Bruno Corbucci. Con Marilù Tolo, Tina Aumont, Carlo Giuffrè, Gianni Agus, Adriana Asti, Enzo Cannavale, Lino Banfi, Elio Zamuto, Rita Calderoni, Irina Maleeva, Massimo Dapporto Commedia, durata 91 min. – Italia 1974.
Carlo Giuffré: Vincenzo LoRusso / dottor Gaetano D’Angelo
Enzo Cannavale: Gennaro, amico di Vincenzo
Rita Calderoni: Angela, moglie di Vincenzo
Lino Banfi: ragionier Luigi Scardocchio
Irina Maleeva: Silvana, moglie di Scardocchio
Elio Zamuto: Barone Vito Macaluso
Marilù Tolo: Rosalia, moglie del barone Macaluso
Tina Aumont: Laura Vitali
Adriana Asti: Virginia, moglie del pretore Filiberto Vettiglia
Gianni Agus: onorevole Rivolta
Renzo Marignano: Conte Everardo
Liuba Subcova: moglie del conte
Regia Bruno Corbucci
Soggetto Bruno Corbucci, Mario Amendola
Sceneggiatura Bruno Corbucci, Mario Amendola
Produttore Galliano Juso
Casa di produzione Cinemaster
Fotografia Guglielmo Mancori
Montaggio Daniele Alabiso
Musiche Ubaldo Continiello
L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
Il catalogo di inibizioni e bizzarrie sessuali nella vita di coppia si presenta in una veste solare e giocosa e oppone ai possibili rischi di caduta nel cattivo gusto la solida barriera di Giuffrè, che mantiene contegno e professionalità in tutti i pezzi proposti: alcuni sono più riusciti (le esilaranti fregole di Banfi e la cura dell’ipodotato Crocitti), altri meno, perché flosci (Agus e il transgender) o inutilmente reiterati (gli agguati della Asti). Valida spalla Cannavale; bollente la Tolo. Per la colonna sonora Continiello utilizza “Il ballo del qua qua”.
L’opinione di Motorship dal sito http://www.davinotti.com
Una curiosa commedia con protagonista assoluto il grandissimo Carlo Giuffrè nei panni del falso medico che usa la sua farlocca professione per soldi e per concedersi qualche bella occasione in quanto a donne. Giuffrè è esplosivo, divertente e non volgare, confrmando le sue doti di attore e di comico. Ottimi comprimari Enzo Cannavale, sempre all’altezza nei panni del suo sgangherato assistente, le bellissime Marilù Tolo, Tina Amount e Rita Calderoni, un giovane Lino Banfi già divertentissimo. Noioso l’episodio con Agus.
L’opinione di sasso 67 dal sito http://www.filmtv.it
Commedia abborracciata di tematica sessuale (Giuffrè, magliaro napoletano a Roma, si improvvisa sessuologo e fa i soldi), che prende a pretesto il nuovo mestiere del protagonista per avere maggior agio di creare situazioni al confine tra comicità ed erotismo. Con scarsi risultati, va detto, sull’uno e sull’altro versante. Cannavale strappa qualche risataccia, ma l’insieme è quasi deprimente, anche perché si notano errori di montaggio francamente imbarazzanti: per esempio, un attimo prima che il medico riceva i giovani sposini Vincenzo Crocitti e Pamela Villoresi, l’infermiera ha fatto alzare, nella sala d’attesa, una coppia che non somiglia nemmeno lontanamente (i due, per di più, sono vestiti in maniera completamente diversa) a quella che troviamo nello studio del “dottore”.
Tour de force di Carlo Giuffrè che, soldi a parte, avrebbe potuto dedicarsi ad altre attività umanamente più gratificanti.
Seguite il link aggiornamenti per vedere le gallerie ricaricate!

Classifica al botteghino 1989
1) Indiana Jones e l’ultima crociata di Steven Spielberg

con Harrison Ford, Sean Connery, Alison Doody, Denholm Elliott, John Rhys-Davies, Julian Glover, River Phoenix, Michael Byrne
2) L’attimo fuggente di Peter Weir

con Robin Williams, Robert Sean Leonard, Ethan Hawke, Kurtwood Smith, Lara Flynn Boyle
3) Senti chi parla di Amy Heckerling

con John Travolta, Kirstie Alley, Olympia Dukakis, Elias Koteas, Twink Caplan, Gilbert Gottfried
4) Batman di Tim Burton

con Michael Keaton, Jack Nicholson, Kim Basinger, Pat Hingle, Robert Wuhl, Jack Palance
5) Ritorno al futuro, Parte II di Robert Zemeckis

con Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson, Thomas F. Wilson, Harry Waters Jr., Charles Fleischer, Joe Flaherty, Elisabeth Shue
6) Willy Signori e vengo da lontano di Francesco Nuti

con Francesco Nuti, Isabella Ferrari, Anna Galiena, Alessandro Haber, Cristina Gajoni
7) La guerra dei Roses di Danny DeVito

con Michael Douglas, Kathleen Turner, Danny DeVito, Marianne Sägebrecht, G.D. Spradlin
8) Sorvegliato speciale (Lock Up) di John Flynn

con Sylvester Stallone, Donald Sutherland, Darlanne Fluegel, John Amos, Sonny Landham
9) Nato il quattro luglio di Oliver Stone

con Tom Cruise, Willem Dafoe, Raymond J. Barry, Caroline Kava, Kyra Sedgwick, Bryan Larkin, Jerry Levine, Tom Berenger, Stephen Baldwin
10 ) Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi di Joe Johnston

con Rick Moranis, Matt Frewer, Kristine Sutherland, Marcia Strassman, Robert Oliveri, Amy O’Neill
11) Ho vinto la lotteria di Capodanno di Neri Parenti


con Paolo Villaggio, Antonio Allocca, Camillo Milli, Margit Newton
12) Orchidea selvaggia (Wild Orchid) di Zalman King

con Mickey Rourke, Jacqueline Bisset, Carré Otis, Assumpta Serna
13) Black Rain – Pioggia sporca (Black Rain) di Ridley Scott

con Michael Douglas, Andy Garcia, Ken Takakura, Kate Capshaw
14) Oliver & Company (Oliver & Company) di George Scribner
15) Harry ti presento Sally di Rob Reiner

con Billy Crystal, Meg Ryan, Carrie Fisher, Bruno Kirby, Steven Ford, Lisa Jane Persky
16) Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore

con Philippe Noiret, Salvatore Cascio, Jacques Perrin, Agnese Nano, Brigitte Fossey, Leo Gullotta, Leopoldo Trieste, Enzo Cannavale
17) Non guardarmi: non ti sento di Arthur Hill

con Richard Pryor, Gene Wilder, Joan Severance, Kevin Spacey, Kirsten Childs, Alan North
18) Seduzione pericolosa (Sea of Love) di Harold Becker

con Al Pacino, Ellen Barkin, John Goodman, Michael Rooker, William Hickey, Richard Jenkins, Samuel L. Jackson
19) La voce della luna di Federico Fellini

con Roberto Benigni, Paolo Villaggio, Syusy Blady, Nadia Ottaviani, Marisa Ottaviani, Patrizio Roversi, Eraldo Turra, Angelo Orlando
20) Ghostbusters 2 di Ivan Reitman

con Bill Murray, Dan Aykroyd, Sigourney Weaver, Harold Ramis, Rick Moranis, Annie Potts, Ernie Hudson, Peter MacNicol
Femmine insaziabili
Solito, ignobile titolo da porno di serie B affibbiato a questo giallo/thriller del 1969 diretto da Alberto De Martino come specchietto per le allodole per attirare il pubblico con la promessa di chissà quali pruderie celate dietro la facciata del giallo.
In realtà il film è un robusto giallo di fine anni sessanta, molto ben curato nella confezione,girato in America e impreziosito da una bella colonna sonora e da una convincente fotografia.
Il regista romano Alberto De Martino, dopo aver navigato fra western,peplum e film bellici (suo il bel Ardenne 44 un inferno) passa al genere giallo, che nel 1969 inizia a conoscere un successo sempre più vasto tra il pubblico,che in quel periodo affolla le sale cinematografiche nonostante ormai il boom economico sia ormai da tempo esaurito.
Il cinema resta però lo strumento di svago preferito dagli italiani e fra i generi più popolari il giallo si avvia a conoscere una fortunatissima stagione, per merito anche di prodotti come Una sull’altra di Fulci che mescolano con sapienza robuste sceneggiature ad un pizzico di erotismo che rappresenta la nuova frontiera del cinema.
Robert Hoffmann e Nicoletta Machiavelli
In realtà in questo Femmine insaziabili l’erotismo latita, mentre sono presenti delle castigatissime scene di nudo, che però aggiungono un pizzico di pepe alla storia.
Che inizia mostrandoci il giovane e affascinante giornalista Paolo Sartori alle prese con la sua nuova esperienza di vita negli States,ove si è trasferito.
Qui incontra il suo vecchio amico Giulio Lamberti, perso di vista da anni e che ora è diventato un pezzo grosso della International Chemical;i rapporti tra i due si riallacciano ma per poco.
Giulio Lamberti infatti muore improvvisamente in un incidente automobilistico che suscita da subito in Paolo forti sospetti.
Aiutato dal direttore del giornale per il quale lavora,Paolo indaga sulla vita dell’amico,scoprendo però che l’uomo non aveva affatto una buona fama.
Le indagini portano alla morte di Salinger,direttore del giornale mentre Paolo grazie a Mary Sullivan,segretaria dell’industria per la quale lavorava Giulio scopre che la Chemical è sotto ricatto da un misterioso individuo che minaccia di rendere pubblici dei diari di Giulio che contengono informazioni scottanti sulla Chemical stessa.
Dorothy Malone
Chi è il misterioso ricattatore, perchè agisce nell’ombra e sopratutto come fa ad avere i diari di Giulio?
A Paolo il compito di sciogliere il nodo e di raccoglierne il merito dopo aver fatto luce, cosa che però lo porterà ad integrarsi in quel meccanismo fatto di seduzione del potere,di ambizioni e di egoismo che avevano già contagiato Giulio…
L’oggi ultra ottantenne cineasta romano gira un film ben equilibrato, dalla trama interessante anche se lo spettatore più smaliziato ben presto intuisce chi regge le fila del gioco;in questo è aiutato da un cast ben assortito nel quale figurano Dorothy Malone, vecchia gloria di Hollywood nel ruolo di Vanessa Brighton,maggiore azionista della Chemical e in passato amante di Giulio,Luciana Paluzzi in quello di Mary Sullivan, la segretaria dell’azienda che darà una mano decisiva a Paolo nella soluzione del giallo, Robert Hoffmann nel ruolo di Paolo.
Luciana Paluzzi
Hoffmann,attore austriaco di sufficienti doti recitative era stato lanciato nel cinema come alter ego del ben più celebre Alain Delon, grazie alla sua prestanza fisica e al suo indubbio fascino virile.In Femmine insaziabili recita discretamente,usando il suo charme sulle “femmine insaziabili” che si muovono nella storia raccontata.
Come Romina Power, vogliosa adolescente che nel film ricopre il ruolo della figlia della Malone, con scarse doti recitative ma con un indubbio sex appeal,come Nicoletta Machiavelli (sorella di Giulio) e come Rosemarie Lindt, immancabile nelle parti di contorno di molte produzioni dell’epoca.
Un film decoroso, sorretto da un impianto valido e in cui tutte le componenti ovvero fotografia,sceneggiatura,montaggio,location eccetera sembrano ben amalgamate.
Trasmesso raramente in tv in versioni censurate (in realtà sono state oscurate solo brevi sequenze di casti nudi) è presente in rete in una buona versione rippata da Rete 4; i link per visionarlo sono i seguenti
https://uploadto.us/file/details/aD33LeTfqOA/C6a9nal.part1.rar e https://uploadto.us/file/details/ZcC9oC4Y61k/C6a9nal.part2.rar
Femmine insaziabili
Un film di Alberto De Martino. Con Luciana Paluzzi, Robert Hoffman, Dorothy Malone, Romina Power, John Karlsen, Frank Wolff, Rosemarie Lindt, Nicoletta Machiavelli, Elena Persiani, Robert Mark, John Ireland, Roger Fritz Giallo, durata 90 min. – Italia 1969
Romina Power
Dorothy Malone: Vanessa Brighton
Robert Hoffmann: Paolo Vittori
Luciana Paluzzi: Mary Sullivan
Frank Wolff: Frank Donovan
John Ireland: Walter Salinger
Roger Fritz: Giulio Lamberti
Romina Power: Gloria Brighton
Nicoletta Machiavelli: Luisa Lamberti
Ini Assmann: Segretaria di Salinger
Rainer Basedow: Donovan’s henchman
Elena Persiani: Claire
Rosemarie Lindt: Patty
Regia Alberto De Martino
Soggetto Alberto De Martino e Vincenzo Flamini
Sceneggiatura Lianella Carell, Alberto De Martino, Vincenzo Flamini e Carlo Romano
Produttore Edmondo Amati
Fotografia Sergio D’Offizi
Montaggio Otello Colangeli
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Nedo Azzini
Costumi Gaia Romanini
L’opinione di Dusso dal sito http://www.filmtv.it
Gradevole giallo di fine anni 60,è un film che è molto curato sia negli esterni californiani molto belli che nei ricchi interni.La trama purtroppo non è davvero nulla di che e gira un po’ a vuoto limitandosi a presentarci i vari personaggi del film,il quale ha uno dei suoi punti di forza in alcune scene davvero notevoli come la lunga orgia e la sequenza della piscina con una notevolissima Romina Power.Finale a sorpresa
L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Nonostante il titolo a un passo dall’hardcore, Femmine insaziabili è una pellicola piuttosto casta nelle immagini e nel linguaggio, anzi pure un po’ banalotta e priva di particolare verve. Un paio di nomi stranieri nel cast (Robert Hoffman, austriaco, e la statunitense Dorothy Malone) e un altro paio di americani trapiantati in Italia (Frank Wolff, attivo nel nostro cinema già da una decina d’anni, e Romina, figlia di Tyrone, Power, a tutti gli effetti cittadina italiana) sono affiancati da nomi dignitosi, ma non altisonanti come quelli di Nicoletta Machiavelli o Luciana Paluzzi; anche sul copione le firme sono quelle che sono: Alberto De Martino, Lianella Carell, Vincenzo Flamini e Carlo Romano. Produzione modesta (Edmondo Amati) per un tentativo di giallo/thriller parzialmente riuscito; la tensione è scarsina e i colpi di scena non molto sorprendenti, nonostante una confezione non disprezzabile. De Martino proveniva da una serie di peplum e spaghetti western di poco valore, comunque riuscendo a non precipitare mai nella serie Z e proponendo un onesto cinema fatto di pochi mezzi e un po’ di mestiere. La Power era già compagna di Al Bano e qui ha una particina minore.
L’opinione del sito http://www.bmoviezone.wordpress.com
(…) Sebbene non sempre granitico nella sceneggiatura, uno dei punti forti di Femmine insaziabili è l’accattivante atmosfera sixties, con uomini determinati a tutto, giovani donne disinibite, pestaggi e festoni psichedelici (memorabile la scena dell’orgia hippie – “mentre stanno guardando un video girato in Africa in cui alcuni mercenari sono impegnati in uno stupro collettivo” – nella villa di una giovanissima Romina Power, che in un’altra sequenza girata in una piscina mostra generosamente le sue forme). Buona la componente erotica che poggia perlopiù sull’avvenenza delle giovani attrici (la rediviva Dorothy Malone si esibisce in uno spogliarello davvero inguardabile per quanto inevitabilmente cult!) e sulle avventure del misterioso Giulio “Lambert Smile”. (…)
L’opinione di Il gobbo dal sito http://www.davinotti.com
Bel thrillerone con solido cast internazionale, da B-movie con soldi, in cui spicca una sciupatissima Dorothy Malone. La trama non è priva di pecche e chi ha visto 6 o 7 film del genere indovina con largo anticipo come va a finire, ma come (quasi) sempre a far premio sul plot sono le atmosfere d’epoca. Riuscita inoltre la componente morbosetta, dall’orgiona psichedelica nella villa di Romina Power (sempre lessa), al patetico strip della Malone. Grandissima la colonna sonora. Da recuperare.
L’opinione di Ciavazzaro dal sito http://www.davinotti.com
Non male. Un cocktail 60’s con un’ottima soundtrack di Bruno Nicolai per un thriller con qualche scena per l’epoca ardita (la Power mostra le chiappe fugacemente) e un ottimo cast, sia maschile sia femminile. Cito Dorothy Malone e il suo strip, il protagonista Hoffman, ma anche il caratterista John Karlsen, la Paluzzi, Wolff, Ireland. Discreto colpo di scena nel finale, sulla scia del potere che corrompe. Merita la visione, senza ombra di dubbio.
Luciana Paluzzi
Dorothy Malone
Romina Power
Nicoletta Machiavelli

































































































































































































































































































