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L’affittacamere

Le sorelle Giorgia (Gloria Guida)  e Angela Mainardi (Fran Fullenwider) alla dipartita della loro amata zia, si ritrovano ad aver ereditato una villa nei dintorni di Bologna; la costruzione, fatiscente, richiede cure e investimento di denaro.
Giorgia, bella e intraprendente tanto quanto la sorella Angela è goffa e svampita, decidono di trasformare la costruzione in una pensione, confidando anche nell’aiuto del fidanzato di Angela, Lillino (Lino Banfi), un meridionale dotato di un appetito degno di Pantagruel.

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E’ Giorgia a darsi da fare per attirare clienti nella pensione; giocando sulla sua bellezza fisica, la ragazza riesce a dirottare nella pensione alcuni professionisti.
Così, alla rinfusa, arrivano prima il maresciallo Pasquale Esposito (Enzo Cannavale), che ben presto si trasforma in un tutto fare, l’avvocato Mandelli (Gianfranco Dettori), accalappiato in maniera involontaria da Giorgia, che va a rifugiarsi in macchina dell’uomo dopo essere rimasta in slip e reggiseno per strada, l’onorevole Vincenzi (Vittorio Caprioli), a cui si aggiungeranno altri personaggi.

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Nel frattempo il giudice Damiani, un tipo rigido, moralista e inflessibile, venuto a conoscenza dell’esistenza della pensione, decide di indagare sulla stessa; in contemporanea alla storia si aggiungono altri personaggi, ovvero il Prof. Eduardo Settebeni (Luciano Salce), amico del Mandelli, anch’egli incuriosito da quella struttura sopratutto dopo aver incontrato l’amico reduce da una nottata insonne e Anselmo Bresci (Beppe Pambieri), un tipografo che è l’amante di Rosaria (Marilda Donà), moglie del giudice Damiani.

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Ogni personaggio ha le sue manie e i suoi tic; la stessa Angela è affetta da sonnanbulismo, erra infatti di notte per la pensione alla ricerca di cibo, e in stato di incoscienza finisce per andare in camera di Mandelli, mentre l’onorevole Vincenzi si appaga autografando le parti intime della disponibile Giorgia, concupita anche dagli altri protagonisti della storia.

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Gloria Guida è Giorgia Mainardi

In un crescendo boccacesco, le vicende si intrecciano quando la moglie del professor Settebeni, insospettita dal comportamento del marito, decide di seguirlo e lo vede entrare nella pensione; contemporaneamente il giudice Damiani decide di vederci chiaro e si reca anche lui sul posto.
Qui in un altalenarsi di situazioni curiose, verranno tutti a trovarsi nella stessa stanza, incluso il giudice e sua moglie, scoperta con le mani nel sacco, ovvero a convegno con il suo amante.

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Vittorio Caprioli è l’Onorevole Vincenzi

L’arrivo della signora Settebeni costringe tutti ad un patto di mutuo soccorso per evitare lo scandalo; Settebeni annuncia alla moglie di essere sul posto per acquistare la pensione e trasformarla in una clinica.
Così la furba Giorgia riesce a vendere la struttura al professore e con la sorella e il cognato, finalmente sposi, si trasferisce in Puglia dove l’uomo ha appena ereditato una villa con molte stanze. A Giorgia viene un’idea…

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Commedia innocua e senza pretese, questa L’affittacamere, diretta da uno specialista del genere, il regista Mariano Laurenti, che l’anno precedente aveva proposto Il vizio di famiglia , forse la sua commedia sexy più riuscita; anche in questo caso utilizza un cast notevole, in cui compaiono grossi nomi del cinema, come quello di Adolfo Celi, di Luciano Salce, di Lino Banfi e Enzo Cannavale, oltre all’onnipresente Caprioli, a Pambieri e Dettori.

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Giancarlo Dettori è  L’avvocato Mandelli

Il cast femminile è composto da Gloria Guida, dalla sfortunata Fran Fullenwider, morta nel 1997 e dalla bella Marilda Donà; la Guida e la Donà rivaleggiano più in bellezza e sex appeal, piuttosto che in bravura, ma assolvono discretamente il loro ruolo, visto che a loro era rihiesto solo l’essere belle e fisicamente apprezzabili.
Qualche risata quà e là, qualche situazione buffa, alcuni nudi davvero notevoli, qualche incredibile gaffe nella sceneggiatura, come quella che vede la Guida entrare seminuda nell’auto di Dettori e lo stesso utilizzare la chiave per aprire la porta.

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In un film che si propone solo come passatempo per stimolare due risate sono cose ampiamente giustificabili; per fortuna manca la solita componente scurrile, davvero molto limitata o inesistente, il che rende questo prodotto, se non memorabile, almeno degno di essere visto.
La recensione del Morandini, ancora una volta, porta fuori strada: “Ereditata da una zia contessa una villa malridotta vicino a Bologna, due intraprendenti sorelle la trasformano in una pensione molto, molto ospitale che attira i maschi della zona. Nell’orto del cinema erotico-pornografico Laurenti si è fatto un nome. Non manca il sale dell’umorismo”
Se, come detto, “non manca il sale dell’umorismo” allora perchè bollare con il voto minimo il film?

L’affittacamere, un film di Mariano Laurenti. Con Vittorio Caprioli, Gloria Guida, Giancarlo Dettori, Luciano Salce, Lino Banfi, Adolfo Celi, Enzo Cannavale, Vincenzo Crocitti, Fran Fullenwider, Giuseppe Pambieri, Giuliana Calandra, Dino Emanuelli, Marilda Donà
Erotico, durata 100 min. – Italia 1976.

 

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Gloria Guida     …     Giorgia Mainardi
Lino Banfi    …     Lillino
Enzo Cannavale    …     Pasquale Esposito
Vittorio Caprioli    …     Onorevole Vincenzi
Adolfo Celi    …     Giudice Damiani
Giancarlo Dettori    L’avvocato Mandelli
Fran Fullenwider    …     Angela Mainardi
Giuseppe Pambieri    …     Anselmo Bresci
Luciano Salce    …     Prof. Eduardo Settebeni
Marilda Donà    …     Rosaria la moglie di Damiani
Giuliana Calandra    Adele Bazziconi – moglie di Settebeni
Dino Emanuelli    …     Notaio
Francesco D’Adda    Orazio
Vincenzo Crocitti    Paziente di Settebeni

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febbraio 16, 2010 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | 2 commenti

La matriarca

La matriarca locandina

Margherita, chiamata da amici e parenti Mimi, è una giovane e bella donna, che all’improvviso si ritrova vedova, senza per’altro molta sofferenza da parte sua, visto che in un monologo inizale dice testualmente di non aver trovato motivi per piangere. Dopo il funerale la giovane, mentre è nell’azienda del marito, apprende dall’avvocato della stessa dell’esistenza di un appartamento intestato al marito, ma misteriosamente non compreso tra i suoi beni.

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Catherine Spaak è Mimi

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Incuriosita, Mimi si reca nell’apartamento, e scopre che suo marito in realtà aveva una vita parallela a quella di bravo marito e industriale: nell’appartamento, arredato come una garconniere, con tanto di specchi, bar fornitissimo e altre comodità, l’uomo riceveva le sue numerose amanti, con le quali praticava sesso anche sadomasochistico. All’interno dell’appartamento, infatti, c’era un registratore ed una cinepresa, con la quale l’uomo filmava i suoi incontri erotici.

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Mimi, sconvolta da quanto ha appreso, si interroga sul perchè suo marito fosse così disinibito all’esterno, mentre era così riservato con lei; acquista quindi un libro sul sesso, e subito dopo, un pò per per curiosità, un pò per desiderio postumo di vendetta, inizia a portare nella garconniere uomini di ogni genere. Il primo è l’avvocato dell’azienda, nonchè amico del marito, e subito dopo tocca ad altri.

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La madre di Mimi, preoccupata dalle condizioni della ragazza, riesce a farla ricoverare per analisi nella clinica del suo compagno: qui la donna incontra il dottor De Marchi, e dopo breve tempo ne diventa l’amante. Sembra un’avventura come le altre, ma l’uomo è innamorato della ragazza, e dopo una terapia d’urto, e con molta dolcezza, riuscirà a convincerla di sposarlo.

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Diretto da Pasquale Festa Campanile nel 1968, La matriarca è una gradevole commedia, senza particolare impegno e senza grosse ambizioni, ad onta di un cast di ottimo livello, che vede protagonisti Catherine Spaak nel ruolo di Mimi, la giovane e confusa vedova, Jean Louis Trintignant in quello del dottor De Marchi, e uno stuolo di attori di ottimo livello in parti secondarie, a partire da Paolo Stoppa, che ricopre il ruolo del compagno della madre di Mimi, Luigi Pistilli,

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Philippe Leroy, Vittorio Caprioli, un simpatico e stravagante Gigi Proietti nel ruolo dell’avvocato che tenterà invano di farsi sposare da Mimi, Nora Ricci, nei panni della madre della ragazza e infine Venantino Venantini , Gabriele Tinti e Renzo Montagnani, assolutamente irriconoscibile dietro strane lenti e capelli riccioluti, nei panni di un pervertito sadomasochista. Un film ben congegnato, a tratti anche gradevole, proprio per la leggerezza del tema trattato. da segnalare le numerose, anche se castigatissime, scene di nudo della Spaak, al massimo della sua bellezza.

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La matriarca, un film di Pasquale Festa Campanile. Con Paolo Stoppa, Luigi Pistilli, Jean-Louis Trintignant, Philippe Leroy, Catherine Spaak, Vittorio Caprioli, Renzo Montagnani, Luigi Proietti, Nora Ricci, Gabriele Tinti, Venantino Venantini, Frank Wolff
Commedia, durata 92 min. – Italia 1968.

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Gigi Proietti: Sandro Maldini
Catherine Spaak: Margherita, detta Mimmi
Jean-Louis Trintignant: dottor Carlo De Marchi
Luigi Pistilli: Otto Frank, detto Mr. X
Renzo Montagnani: Fabrizio
Fabienne Dalì: Claudia
Nora Ricci: madre di Mimmi
Edda Ferronao: Maria
Vittorio Caprioli: il libraio
Gabriele Tinti: uomo nella macchina
Venantino Venantini: Aurelio
Frank Wolff: dottor Giulio, il dentista
Paolo Stoppa: professor Zauri
Philippe Leroy: istruttore di tennis
Mario Erpichini: Franco, marito di Mimmi

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Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Nicolò Ferrari
Sceneggiatura Nicolò Ferrari, Ottavio Jemma
Produttore Silvio Clementelli
Casa di produzione Clesi Cinematografica, Finanziaria San Marco
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Armando Trovajoli
Tema musicale L’amore dice ciao di Guardabassi e Trovajoli, cantato da Andee Silver
Scenografia Flavio Mogherini
Costumi Gaia Rossetti Romanini
Trucco Franco Freda

Doppiatori italiani
Maria Pia Di Meo: Margherita, detta Mimmi
Cesare Barbetti: dottor Carlo De Marchi
Rita Savagnone: Claudia
Pino Colizzi: uomo nella macchina
Aldo Giuffré: dottor Giulio, il dentista
Sergio Graziani: istruttore di tennis
Luciano De Ambrosis: Franco, marito di Mimmi

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agosto 10, 2009 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Giovannona Coscialunga disonorata con onore

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Un industriale veneto, La Noce, possiede una fabbrica di formaggi in Sicilia, che ha il grave problema di inquinare un fiume vicino lo stabilimento. L’industriale, uno strano tipo a mezza strada tra l’affarista senza scrupoli e il traffichino, aiuta anche una cittadina di ragazzi, con il beneplacito di un prelato altrettanto poco affidabile. L’industriale, che teme la legge anti inquinamento , che se applicata lo porterebbe dritto in carcere, decide di rivolgersi all’onorevole Pedicò, altro traffichino che è solito dispensare favori a chiunque gli ceda la propria moglie per soddisfare la propria erotomania.

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Edwige Fenech

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Patrizia Adiutori

Ma La Noce ha un problema; la moglie è tutto tranne che una bella donna, inoltre è una bigotta con ferrei principi morali. Sarà Mario, segretario dell’industriale, ad avere l’idea che può salvare capra e cavoli; sostituire la moglie di La Noce con una prostituta occasionale, circuire l’onorevole e ottiene il beneplacito.

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Pippo Franco

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Edwige Fenech

Così Mario ingaggia la bella Coco, prostituta da statale, ignorante e anche ingenua, come sostituta della moglie di La Noce; ma durante il viaggio da Roma alla Sicilia prima, e nella villa dell’onorevole poi, accadono una serie di errori di persona, di equivoci, per i il piano alla fine salta. Sarà il protettore di Giovannona alias Coco ad approfittare della situazione, mentre per Mario si apre la carriera di sfruttato. Finale amarognolo.

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Giovannona Coscialunga disonorata con onore, diretto da Sergio Martino nel 1973, ad onta di un titolo assolutamente infelice, è in realtà una gradevole commedia di costume, ben diretta e con un cast nutrito di ottimi attori; c’è Vittorio Caprioli, nel ruolo dell’onorevole erotomane Pedicò, la sempre bellissima e seducente Edwige Fenech in quello di Coco, la candida prostituta protagonista dell’intreccio, Pippo Franco in quello del ragionier Mario, che finirà per diventare un pappone, oltre al bravo Gigi Ballista, alla splendida Patrizia Adiutori, e agli onnipresenti Francesca Romana Coluzzi, Riccardo Garrone e Vincenzo Crocitti.

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Una commedia in alcuni tratti anche divertente, lontana dalle commediole erotiche e sexy che di li a poco invaderanno lo schermo.

Giovannona Coscialunga disonorata con onore, un film di Sergio Martino. Con Vittorio Caprioli, Edwige Fenech, Pippo Franco, Adriana Facchetti, Riccardo Garrone,Nello Pazzafini, Sandro Merli, Armando Bandini, Sandro Dori, Gigi Ballista, Vincenzo Crocitti, Patrizia Adiutori, Gino Pagnani, Carla Mancini
Commedia, durata 94 min. – Italia 1973.

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Edwige Fenech: Giovannona Coscialunga in arte Cocò
Pippo Franco: Ragionier Mario Albertini
Gigi Ballista: Commendatore La Noce
Riccardo Garrone: Robertuzzo
Francesca Romana Coluzzi: Mary
Vittorio Caprioli: Onorevole Pedicò
Sandro Merli: Mons. Alatri
Danika La Loggia: Signora La Noce
Adriana Facchetti: Segretaria di Pedicò
Armando Bandini: passeggero gay nel treno
Vincenzo Crocitti: controllore del treno
Sandro Dori: Matto e cieco sulla Maserati
Gino Pagnani: Autista carro Funebre
Patrizia Adiutori: Luisella
Francesco D’Adda: Mons. Alatri
Carla Mancini: impiegata della società delle “accompagnatrici”
Luigi Leoni: Segretario di Mons. Alatri
Nello Pazzafini: Franceschino

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Regia Sergio Martino
Soggetto Tito Carpi, Marino Girolami Francesco Massaro Luciano Martino
Sceneggiatura Mariano Laurenti Sergio Martino Francesco Milizia,
Carlo Veo, Franco Mercuri
Fotografia Stelvio Massi
Montaggio Attilio Vincioni
Musiche Guido De Angelis Maurizio De Angelis
Scenografia Giovanni Natalucci

giugno 4, 2009 Posted by | Erotico | , , , , | 1 commento

Avere vent’anni


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Avere vent’anni è il film più controverso e discusso di Fernando Di Leo, vuoi per la storia, forse un tantino velleitaria e irrisolta nei suoi aspetti fondamentali, vuoi per le noie che il film stesso ebbe con la censura italiana, a causa principalmente della scena lesbo tra la Carati e la Guida, ma anche e sopratutto per le violentissime immagini finali.

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Gloria Guida

Tanto che il film uscì in diverse versioni, una delle quali, edulcorata, passò nei cinema permettendone così la visione ai maggiori di anni diciotto. Un film a tratti confuso, a tratti vibrante, tipico prodotto del cinema di Di Leo, uno che comunque il suo mestiere sapeva farlo.

La storia di Lia (Gloria Guida) e Tina (Lilli Carati), due giovani molto confuse sia sul presente che sull’avvenire, si incrociano fatalmente con quella di Michele il Nazariota, uno strano tipo che vine in una sorta di comune abitata da personaggi stravaganti, quando anche non rifiuti volontari di una società che non accettano e che non li accetta.

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Vittorio Caprioli, il Nazariota

Caricate durante un autostop, le ragazze finiscono per fare la conoscenza del mimo Arguinas (Leopoldo Mastelloni) e sopratutto di Rico (Ray Lovelock), un personaggio ambiguo del quale si innamora Tina, oltre a quella di Patrizia (Licinia Lentini), una donna femminista ante litteram, che ha avuto una relazione con Riccetto (che è in realtà un informatore della polizia).

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Lilli Carati, Tina

Quest’ultimo  ha il compito di spiare i vari personaggi che entrano in contatto con gli appartenenti della scombinata comune, per identificare i fornitori di droga che riforniscono i vari frequentatori del posto. Le ragazze restano un po nella comune, concedendosi varie avventure sessuali e consumando anche un rapporto lesbico; per vivere cercano di vendere enciclopedie, ma un giorno un’irruzione della polizia scombina i loro piani. Vengono rispedite a casa con un foglio di via, e mentre stanno tornando a casa, entrano in una trattoria nella quale c’è un malavitoso di rango e i suoi uomini.

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Imprudentemente, le ragazze si mostrano dapprima disponibili con gli uomini, per poi rifiutare le avances quando queste divengono più esplicite.Le ragazze fuggono, ma, inseguite, vengono dapprima stuprate selvaggiamente e alla fine trovano una morte orribile.

Un film che ha alcuni passaggi interessanti, che cerca di mostrare il volto confusamente libertario di due ragazze facendole assurgere a simboli di un femminismo troppo spinto, che alla fine termina nel modo più cruento possibile. Un tentativo che riesce a metà, forse perchè troppa è la carne al fuoco, e forse perchè il racconto non è lineare, ma frammentario. Le due attrici, la Guida e la Carati, raccolsero molte critiche, anche se, in realtà, svolgono davvero bene il loro compito. Cammei per Vittorio Caprioli e per Giorgio Bracardi, nel ruolo del commissario.

Il film è ora disponibile su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=bZL-K_h42cc in versione integrale ed in un’ottima qualità video.

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Avere vent’anni, un film di Fernando Di Leo. Con Vittorio Caprioli, Gloria Guida, Lilli Carati, Ray Lovelock. Leopoldo Mastelloni, Fernando Cerulli, Daniele Vargas, Vincenzo Crocitti, Licinia Lentini, Giorgio Bracardi, Serena Bennato, Daniela Doria Italia 1978

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Gloria Guida: Lia

Lilli Carati: Tina

Ray Lovelock: Rico

Vincenzo Crocitti: Riccetto

Vittorio Caprioli: Michele Palumbo, “il Nazariota”

Licinia Lentini: Patrizia

Silvano Spadaccino: chitarrista

Daniele Vargas: professor Affatati

Giorgio Bracardi: commissario Zambo

Leopoldo Mastelloni: Mimo Arguinas

Serena Bennato: automobilista lesbica

Daniela Doria: Patrizia

Raul Lovecchio: vice commissario

Fernando Cerulli: funzionario in pensione

Franca Scagnetti: venditrice ambulante

Roberto Reale: capo degli stupratori

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Regia Fernando Di Leo
Soggetto Fernando Di Leo
Sceneggiatura Fernando Di Leo
Produttore Vittorio Squillante
Casa di produzione Dania Film
Fotografia Roberto Gerardi
Montaggio Amedeo Giomini
Musiche Francesco Campanino
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Francesco Cuppini

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gennaio 14, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , | 3 commenti