Porci con le ali
I giovani in crisi degli anni settanta,eredi di un’altra generazione,quella del 68,che scompaginò certezze e che diede una spallata ad un mondo troppo perbenista,rivoluzionando,in un certo senso,quelli che erano i rapporti in seno alla società e in seno alla famiglia.
Lou Castel

Antonia e Rocco,Cristiana Mancinelli e Franco Bianchi
Ma i giovani degli anni settanta hanno altri problemi e altre ambizioni;e Porci con le ali,riduzione cinematografica del best seller firmato dai due “sconosciuti” Rocco e Antonia,cerca di raccontare,in modo peraltro molto confuso,questa contraddizione attraverso la storia di due studenti,Rocco e Antonia,più alle prese con la loro sessualità e la scoperta di essa che presi dai vagiti di una sorta di rivoluzione in atto,attraverso la contestazione studentesca e una rivolta in armi che per fortuna restò solo sulla carta,pur producendo lutti a non finire.
Il film funziona,in parte,solo nella descrizione dei rapporti tra i due,quasi un racconto di una storia d’amore un tantino pruriginosa,ma nemmeno così volgare,a guardarla con gli occhi di oggi;unica concessione alle pruderie della platea è la scena demenziale del rapporto di sesso tra i due davanti ad un folto gruppo di studenti che li canzona.
Per il resto tutte le tematiche sociali,politiche e generazionali sono abbordate da Pietrangeli,il regista del film,in modo confuso:basta citare un dialogo del film per capire le velleità assolutamente fuori luogo espresse dal film.
[Antonia si siede sul letto accanto alla madre]
La madre: “Va bene e chi è sta volta?”
Antonia: “Di lui dicono che è un’assassino, ma lo fa per difendere i deboli in un incidente di caccia ha avuto le braccia spezzate durante una sommossa è stato arrestato ha una moglie, un figlio una volta è stato nel maniconio… É scappato, volevano lobotomizzarlo.”
La madre: “Come hai detto che si chiama?”
La figlia: Rocco si chiama.
[piangendo esce dalla stanza e sbatte la porta]
Ecco,c’è un mondo inespresso,in questo dialogo;il film sbanda,affiancando alla rinfusa frammenti di storia reale a momenti di intimità della coppia,senza riuscire in nessun modo ad affondare i colpi della denuncia sociale di un mondo in evoluzione,in bilico tra protesta,lotta armata,rivendicazioni di diritti sacrosanti e modo confuso di affrontarli,tutte tematiche che chi ha vissuto quegli anni conosce bene.
Il film ebbe ovviamente problemi con la censura,che amplificò enormemente la fama del film,diciamo anche in maniera abbastanza casuale;nel film difatti manca lo spessore che c’è nel libro,che pure non è un’opera da ricordare. Ma il film fa di peggio,consegnando alla storia un progetto assolutamente inespresso,oggi assolutamente inguardabile nella sua pochezza e ingenuità.
Porci con le ali, un film di Paolo Pietrangeli. Con Lou Castel, Franco Bianchi, Cristiana Mancinelli Scotti, Anna Nogara, Susanna Javicoli. Genere Commedia, colore 105 minuti. – Produzione Italia 1977
Franco Bianchi: Rocco
Lou Castel: Marcello
Cristiana Mancinelli: Antonia
Regia Paolo Pietrangeli
Soggetto Marco Lombardo Radice, Lidia Ravera
Sceneggiatura Giuseppe Milani, Paolo Pietrangeli
Casa di produzione Ediscope, Uschi
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Dario Di Palma
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Giovanna Marini
Classifica al botteghino 1971
I dati sono forniti dal magnifico sito:hitparadeitalia.it,il sito più completo in Italia per conoscere la storia delle vendite di 45 giri e Lp.
1) Continuavano a chiamarlo Trinità
di E.B. Clucher; con: Terence Hill – Bud Spencer – Yanti Somer – Enzo Tarascio – Pupo De Luca – Dana Ghia.
Giudizio:
2) Il Decameron
Giudizio:




di Pier Paolo Pasolini; con: Franco Citti – Ninetto Davoli – Pier Paolo Pasolini – Angela Luce – Silvana Mangano – Guido Alberti.
3) Agente 007 – Una cascata di diamanti (Diamonds Are Forever)
di Guy Hamilton; con: Sean Connery – Jill St. John – Lana Wood – Charles Gray – Bruce Cabot.
Giudizio:



4) Mimì Metallurgico ferito nell’onore
di Lina Wertmuller; con: Giancarlo Giannini – Mariangela Melato – Turi Ferro – Agostina Belli – Elena Fiore – Luigi Diberti.
Giudizio:
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5) Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata
di Lugi Zampa; con: Alberto Sordi – Claudia Cardinale – Riccardo Garrone – Angelo Infanti.
Giudizio:
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6) Love Story (Love Story)
di Arthur Hil; con: Ali MacGraw – Ryan O’Neal – Ray Milland – John Marley – Katherine Balfour – Russel Nype – Tommy Lee Jones.
Giudizio:
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7) Giù la testa
di Sergio Leone; con: Rod Steiger – James Coburn – Romolo Valli – Maria Monti – Rik Battaglia – Franco Graziosi – Antonio Domingo – Memé Perlini.
Giudizio:




8 ) Sole rosso
di Terence Young; con: Charles Bronson – Ursula Andress – Toshiro Mifune – Alain Delon – Capucine.
Giudizio:
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9) Gli Aristogatti (The Aristocats)
di Wolfgang Reithermann; con: [cartoni]
Giudizio:




10) I diavoli (The Devils)
Giudizio:




di Ken Russell; con: Vanessa Redgrave – Oliver Reed – Dudley Sutton – Max Adrian – Gemma Jones
Seguono:
11) Er Più – Storia d’amore e di coltelli,
di Sergio Corbucci; con: Adriano Celentano – Claudia Mori – Romolo Valli – Vittorio Caprioli – Maurizio Arena – Ninetto Davoli.
12) Quattro mosche di velluto grigio,
di Dario Argento; con: Michael Brandon – Mimsy Farmer – Jean-Pierre Marielle – Francine Racette – Bud Spencer – Marisa Fabbri – Oreste Lionello – Stefano Satta Flores – Laura Troschel – Stefano Oppedisano.
13) Homo Eroticus
di Marco Vicario; con: Rossana Podestà – Lando Buzzanca – Adriana Asti – Luciano Salce – Ira Fürstenberg – Angela Luce – Femi Benussi – Bernard Blier – Sylva Koscina – Lino Patruno.
14) La Betia,
di Gianfranco De Bosio; con: Nino Manfredi – Rosanna Schiaffino – Lino Toffolo – Mario Carotenuto – Smoki Samardì – Olivera Markovic.
15) Gli scassinatori (La casse),
di Henri Verneuil; con: Jean-Paul Belmondo – Omar Sharif – Dyan Cannon – Robert Hossein – Renato Salvatori – Nicole Calpan.
16) Detenuto in attesa di giudizio,
di Nanni Loy; con: Alberto Sordi – Elga Andersen – Lino Banfi – Mario Pisu – Gianni Bonagura.
17) Roma bene
di Carlo Lizzani; con: Senta Berger – Vittorio Caprioli – Philippe Leroy – Virna Lisi – Irene Papas – Nino Manfredi – Umberto Orsini – Gastone Moschin – Michèle Mercier – Franco Fabrizi – Minnie Minoprio – Enzo Cannavale – Annabella Incontrera.
18) Il vichingo venuto dal Sud
di Steno; con: Lando Buzzanca – Pamela Tiffin – Renzo Marignano – Gigi Ballista.
19) La polizia ringrazia
di Stefano Vanzina; con: Enrico Maria Salerno – Mariangela Melato – Mario Adorf – Franco Fabrizi – Cyril Cusack.
20) Bianco rosso e…
di Alberto Lattuada; con: Sophia Loren – Adriano Celentano – Fernando Rey – Enzo Cannavale – Alessandra Mussolini.
Apocalypse now

A 4 anni dalla fine della guerra nel Vietnam,Coppola gira il film più crudele,duro e affascinante sulla tragedia che vide 50.000 soldati Usa e un numero imprecisato di vietnamiti perire in una guerra che non fece onore a nessuno.
Un film che ebbe anche un percorso travagliato.
Girato nelle Filippine,ebbe ritardi paurosi per una malattia che colpì Sheen,oltre a tifoni e uragani che rallentarono le riprese,e per buon conto lo sforamento del budget (40 milioni di dollari).
La trama è molto semplice:un ufficiale dell’esercito Usa deve trovare e uccidere il colonnello Kurtz (un luciferino e possente Marlon Brando),il quale,rifiutandosi di obbedire agli ordini,simile a un Dio crudele e sanguinario, combatte una sua guerra efferata e spietata,uccidendo buoni e cattivi,ammesso che si possa fare una distinzione di questo genere.
Duro atto di accusa sulla guerra in generale,sulla sua follia e sulla sua crudeltà,il film si snoda in tre ore di appassionante denuncia e folgoranti scene da antologia del cinema.Memorabile Hopper,nel bombardamento di un villaggio,fatto sulle note della cavalcata delle valchirie (adoro l’odore del napalm,dice il colonnello,mentre ghignando massacra la popolazione del villaggio).
Film sulla psiche umana,anche. Tratto da Cuore di tenebra di Conrad,è un indagine sulla follia che può colpire gli uomini messi a contatto con l’orrore quotidiano della violenza.Kurz diventa un’emblema e metafora sulla capacità della violenza di estrarre e adattare l’animo umano al potere e alla sua devastante capacità di creare il superuomo senza morale.
Un film di denuncia,colpito in patria da ostracismo totale,ma diventato in seguito un cult e,forse,il miglior film di denuncia sulla guerra di tutti i tempi.
Da segnalare la matrice Kubrickiana del film,nel suo aspetto di introspezione sulla follia del potere che colpisce i vertici dell’esercito:in alcuni punti si riconoscono l’influenza di Orizzonti di gloria,la sua allucinata violenza,l’ottusità dei generali,per i quali il soldato è solo carne da macello.
In ultimo segnalo la favolosa The end dei Doors,che contribuisce a rendere ancora più spettrale l’atmosfera del film.
Di seguito l’intervento del mio amico WebMichi sul forum iod.forumfree.net:
Come spesso succede ad opere di questo livello, è naturale che il ricordo vada istintivamente ad alcuni “colpi” geniali, ma non altrettanto facilmente va all’essenza della rappresentazione.
In parole povere, Apocalypse Now non è secondo me un film sulla guerra del Vietnam (Oliver Stone ha fatto film molto più circostanziati all’argomento), che credo sia semplicemente il riferimento storico familiare a Coppola, né è soltanto un film contro la guerra, pur raggiungendo in questo caso risultati come pochissimi altri film hanno fatto (appunto “Orizzonti di Gloria” e “Full Metal Jacket”, o, in tempi più recenti, il bellissimo “La Sottile Linea rossa”): se la finzione fosse stata applicata all’Invasione Persiana della Grecia, alla Guerra dei Cent’Anni o alla spedizione di Cortez il Conquistatore, non sarebbe cambiato molto.

In realtà penso che tutto il film trovi il suo risultato più importante proprio nella descrizione simbolica e reale della deriva totale della psiche applicata alla realtà degenerata della guerra, che la determina ma che essa stessa contribuisce a sviluppare.
E penso anche, pur se questo è di un pessimismo terribile, che la Guerra assuma il ruolo di rilevatore chimico delle peggiori tendenze primitive del comportamento e della relazione tra individui.
All’epoca, dopo un paio di visioni del film, la discussione con gli amici si sviluppò su di un tema preciso: per me, infatti, la chiave di volta del film era ed è nel viaggio della pilotina verso il villaggio di Kurz, perchè questo rappresenta materialmente il viaggio a ritroso dalla ragione verso la follia, dalla contemporaneità verso la notte dei tempi, e i pensieri di Willard ne sono la conferma più evidente.
Il Vietnam centra poco o nulla: fateci caso, non vedi mai un vietcong in faccia, e la battaglia intorno al ponte ti dice chiaramente che non è importante neppure chi sia il nemico, che vale neppiù e nemmeno te stesso. Quando poi avviene l’uccisione di uno dei marines con il giavellotto, arma primitiva che la spunta sulla tecnologia bellica dell’imbarcazione e degli stessi uomini e sul tempo in cui questi agiscono, il quadro atemporale e amorale della follia ( o della nostra natura) è completo
Apocalypse now, un film di Francis Ford Coppola. Con Robert Duvall, Dennis Hopper, Martin Sheen, Marlon Brando, Frederic Forrest, Harrison Ford, Larry Fishburne, Scott Glenn, Albert Hall, Francis Ford Coppola, Vittorio Storaro, Dean Tavoularis, Mark Coppola, Sam Bottoms, Bo Byers, Larry Carney, Colleeen Camp, Linda Carpenter, James Keane, Damien Leake, Tom Mason, Ron McQueen, Herb Rice, Jerry Ross, Kerry Rossall, G.D. Spradlin, William Uptone, Dick White, Cyntia Wood, Jerry Ziesmer. Genere Guerra, colore 150 minuti. – Produzione USA 1979


Martin Sheen: Cap. Benjamin L. Willard/Narratore
Marlon Brando: Col. Walter E. Kurtz
Robert Duvall: Ten. Col. William “Bill” Kilgore
Frederic Forrest: Jay “Chef” Hicks
Albert Hall: George Phillips
Dennis Hopper: il fotoreporter
Francis Ford Coppola: regista televisivo
Vittorio Storaro: operatore TV
Dean Tavoularis: fonico TV
Mark Coppola: annunciatore
Sam Bottoms: Lance B. Johnson
Bo Byers: serg. MP
Larry Carney: serg. MP
G.D. Spradlin: generale Corman
Chynthia Wood: Playmate dell’anno
Colleen Camp: Playmate “Miss Maggio”
Linda Carpenter: Playmate “Miss Agosto”
Laurence Fishburne: Clean
Scott Glenn: Cap. Richard M. Colby
Harrison Ford: Colonnello Lucas
Christian Marquand: Hubert De Marais
Regia Francis Ford Coppola
Soggetto Joseph Conrad (romanzo)
Sceneggiatura Francis Ford Coppola, Michael Herr, John Milius
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Lisa Fruchtman, Gerald B. Greenberg, Richard Marks, Walter Murch
Musiche Carmine Coppola, Francis Ford Coppola, Mickey Hart, The Doors
Scenografia Dean Tavoularis, Angelo P. Graham, George Nelson
Costumi Charles E. James
Pino Colizzi: Cap. Benjamin L. Willard/Narratore
Sergio Fantoni: Col. Walter E. Kurtz
Gianni Marzocchi: Ten. Col. William “Bill” Kilgore
Michele Gammino: George Phillips
Manlio De Angelis: Col. Lucas
Sandro Acerbo: Clean
Romano Ghini: Jay “Chef” Hicks
Loris Loddi: Lance Johnson
Renato Izzo: Il fotoreporter (Dennis Hopper)
Sergio Fiorentini: generale Corman
Paolo Poiret: soldato d’inizio film
Piero Tiberi: soldato con mitragliatrice
Vittorio Stagni: bigliettaio
“A condurre la guerra era un gruppo di clown con quattro stelle che avrebbero finito per dar via tutto il circo.”
“Lo senti ? Lo senti l’odore ? ”
” Cosa ?”
“Napalm figliuolo, non c’e’ nient’ altro al mondo che odori cosi’, mi piace l’ odore del napalm di mattina, una volta una collina la bombardammo per 12 ore e finita l’ azione andai li’ sopra , non ci trovammo piu’ nessuno, neanche un lurido cadavere di viet, ma quell’ odore, si sentiva quell’ odore di benzina, tutta la collina, odorava di …… di vittoria”
“Sai perché non ci si bagna due volte nello stesso fiume?”
“Perché il fiume scorre sempre.”
” Io volevo una missione, e per scontare i miei peccati, me ne assegnarono una.”
Histoire d’O

Siamo nel 1975 e il cinema sembra aver fretta di abbattere tutti i tabu,mostrando storie spesso ai limiti o oltre la morale; confini all’epoca abbastanza rigidi,con codici comportamentali ben definiti. Just Jaecklin va oltre quel confine, riducendo per lo schermo il romanzo O,che divenne Histoire d’O,scritto da Dominique Aury,che scelse lo pseudonimo di Pauline Reage proprio per il tema scabroso del romanzo,in cui il sesso la fa dapadrone,sopratutto in una visione ed ottica masochistica,in cui la protagonista,la bella O,si concede al suo amante in spericolati giochi bondage.

Il film racconta la storia di O,ingenua (ma nemmeno tanto) ragazza della buona borghesia,che si innamora del bel Renè;un amore che ben presto si trasforma in un erotico gioco raffinato,in cui O diventa un oggetto nelle mani di Renè,che approfitta del corpo della ragazza per soddisfare tutte le sue voglie più recondite.


Non c’è ovviamente alcuno spessore culturale, nel film, come del resto mancava nel romanzo; tutto diventa un alibi per mostrare le perversioni del sesso, dai rapporti sado masochistici alla sodomia; la ragazza,in un crescendo di perversione,viene costretta a presentarsi bendata in autentiche orge,dove tutti approfittano di lei.

Che mantiene un certo candore,che evidentemente scatena la libido di un ricco e perverso nobile,Stephen,che all’inizio fa della ragazza quello che crede,prima di cedere la follia erotica ad un sentimento più complesso,in cui i ruoli si capovolgono. E’ lui,il ricco e vizioso nobile a diventare oggetto di vessazioni sessuali,è O adesso ad approfittare della situazione,facendo dell’amante il suo schiavo.
Non è una liberazione femminista,è solo erotismo; O non è più una donna ma un oggetto erotico,e lo è dal momento in cui cede ai suoi principi in nome di una carnalità esplicitamente mostrata in situazioni di aberrazione della personalità.
Histoire d’O è un film tutto sommato per guardoni,che destò scandalo e che pertanto venne decurato di alcune scene ritenute troppo osè;unico pregio del film è aver spianato la strada alla bella Corinne Clery,che comunque nel corso della sua carriera non ebbe mai picchi di recitazione importanti.



Histoire d’O , un film di Just Jaeckin. Con Christiane Minazzoli, Corinne Cléry, Alain Noury, Udo Kier, Martine Kelly. Genere Erotico, colore 112 (95) minuti. – Produzione Francia, Germania 1975.










Corinne Clery: «O»
Udo Kier: Rene
Anthony Steel: Sir Stephen
Jean Gaven: Pierre
Christiane Minazzoli: Anne-Marie
Martine Kelly: Therese
Jean-Pierre Andréani: Eric, master II
Gabriel Cattand: The commander
Li Sellgren: Jacqueline
Albane Navizet: Andree
Nadine Perles: Jeanne
Laure Moutoussamy: Norah
Henri Piégay: Master I
Alain Noury: Ivan
Jehanne Blaise: Yvonne

Regia Just Jaeckin
Soggetto Pauline Réage
Sceneggiatura Sébastien Japrisot
Produttore Gerard Lorin, Eric Rochat, Claude Giroux (produttore associato)
Casa di produzione S.N. Prodis, Yang Films, A.D. Creation, Terra Filmkunst
Fotografia Robert Fraisse, Yves Rodallec (operatore di ripresa)
Montaggio Francine Pierre
Musiche Pierre Bachelet
Scenografia Baptiste Poirot
Trucco Aida Carange, Florence Fouquier
Vittoria Febbi: «O»
Michele Gammino: Rene
Pino Locchi: Sir Stephen
Manlio De Angelis: Pierre
Serena Verdirosi: Therese
Rossella Izzo: Andree
Flaminia Jandolo: Jeanne
Rita Savagnone: Norah
Flaminia Jandolo: Yvonne
Maria Pia Di Meo: voce narrante




Laguna blu
Un veliero che fa rotta nell’Oceano naufraga. A bordo ci sono due ragazzini,Richard e Emmeline e il cuoco Paddy,che riescono a sopravvivere.

I tre raggiungono un’isola all’apparenza disabitata,un’isola che è un autentico paradiso terrestre,ricco di tutto il necessario per la sopravvivenza dei tre. Un giorno il vecchio cuoco muore,e i due ragazzi,rimasti soli,dovranno affrontare le insidie della vita,oltre che crescere senza più una guida.
Divenuti adolescenti,i due imparano ad amarsi e dalla loro unione nasce uno splendido bambino;è proprio il bambino a permettere loro di lasciare l’isola,perchè un giorno mangia delle bacche,che lo portano in uno stato di sonno continuo.I due ragazzi,disperati,salgono su una barca e inghiottono anche loro delle bacche.
Saranno avvistati da un veliero,sul quale c’è il padre di Richard,che non ha mai smesso di cercarli.
A parte una fotografia stupenda e una location da favola,il film è poco più di una favoletta; ma divenne famoso per le scene di nudo in cui appariva la giovane Brooke Shields.

Laguna blu,
un film di Randal Kleiser. Con Brooke Shields, Leo McKern, Christopher Atkins. Genere Avventura, colore 104 minuti. – Produzione USA 1980.



Brooke Shields: Emmeline
Christopher Atkins: Richard
Leo McKern: Paddy Button
William Daniels: Arthur Lestrange
Elva Josephson: giovane Emmeline
Glenn Kohan: giovane Richard
Alan Hopgood: capitano
Gus Mercurio: ufficiale
Jeffrey Kleiser: vedetta
Bradley Pryce: Paddy bambino
Chad Timmerman: Paddy neonato
Gert Jacoby: marinaio
Alex Hamilton: marinaio
Richard Evanson: marinaio

Regia Randal Kleiser
Soggetto Henry De Vere Stacpoole
Sceneggiatura Douglas Day Stewart
Fotografia Néstor Almendros
Montaggio Robert Gordon
Musiche Basil Poledouris
Una storia vera
Un uomo che alla veneranda età di settanta tre anni decide di mettersi in viaggio da solo,nonostante sia affetto da un enfisema,da problemi alla vista,da problemi motori. E che sceglie come mezzo di locomozione un vecchio taglia erba modificato,in grado cioè di tirare un piccolo rimorchio in cui ci sono vettovaglie,sedie,pentole,insomma tutto il necessario per arrangiarsi.
Il motivo del viaggio è la malattia del fratello,colpito da infarto.
Un fratello che Alvin,il protagonista,non vede da molti anni,complice una lite pesante.
Così Alvin vince le resistenze della dolce Rose,la figlia,che per vivere costruisce casette per gli uccelli,carica tutto e si mette in viaggio.
Un viaggio di 500 miglia,attraverso la campagna degli states,quella rurale lontana mille miglia dai grattacieli e dai lustrini,dalle limousine e dalle vanità,dai tentacoli della metropoli.
Un viaggio che ben presto si trasforma in un occasione,per Alvin,per mostrare la sua umanità,mentre fa un viaggio introspettivo,alla ricerca di un mondo perduto,modificatosi in tutte le sue componenti.
La campagna però resta la stessa,e Alvin la riscopre passo dopo passo,dormendo sotto un cielo stellato,accendendo un piccolo fuoco per riscaldarsi dopo una giornata di viaggio,in cui a malapena percorre 10 miglia.
E’ l’occasione per imbattersi in una umanità diversa,quella che vive fuori dagli schemi del successo e dell’arrivismo;questa non è l’America dei rambo e della guerra,non è l’America super teconologica,non è l’America del basket e degli eccessi dei divi.
E’ un’America che vive di profondi valori,famiglia,lavoro,natura.
E Alvin,a ognuno che incontra,dispensa volontariamente o no,la sua filosofia di vita,la sua voglia di vita,di avventura.
Così,lentamente,il viaggio si compie,scandito da una musica country struggente,ammorbidita da splendidi paesaggi inondati di luce vera,grazie ad una strepitosa fotografia.
Alvin è solo,ma sembra essere in compagnia di una persona eccezionale,incredibile:se stesso.
Così lo vediamo guardare il cielo stellato,come faceva da bambino,come lui stesso racconta;con una nostalgia che velati lacrime i suoi occhi,ormai incapaci di andare a fondo.
Ma il suo è il viaggio dell’anima;in ogni angolo,in ogni gesto,Alvin mostra di aver vissuto bene,di aver imparato la lezione della vita.
E quando il viaggio finirà,avrà portato a compimento la sua missione,duplice missione:ritroverà il fratello,in una scena di un lirismo raro,nel cinema.
E avrà ritrovato,in se stesso,le emozioni vissute allo stato latente,in una botta di vita che ognuno di noi dovrebbe,ad un punto della vita,cercare con spasmodica volontà.
Un film straordinario,lirico,commovente.
Che porta lo spettatore a chiedersi il senso dell’esistenza,a mettere in discussione i valori,l capacità stessa di prendere la vita come un carpe diem continuo,totalizzante.
Un film da vedere per una serie di motivi.
Per viaggiare come Alvin alla ricerca di se stessi,per capire che il mondo più inesplorato in fondo vive in noi stessi.
Per capire che non è l’età il problema;che non è la salute,il denaro o l’opinione degli altri.
Siamo noi.
E’ la nostra capacità di ritrovarci bambini,di riscoprire lo spirito d’avventura,così sopito e accantonato.
Un viaggio alla ricerca dell’essenza.

Il film è di David Lynch,regista generalmente visionario.
Che in questo film supera i limiti del cinema,scrivendo e dirigendo un’opera ai confini della poesia .
Tratto da una storia vera,il film vede come protagonista,nei panni di Alvin, Richard Farnsworth,straordinario,intenso,bravissimo.
Un attore che purtroppo,l’anno dopo il film,morirà tragicamente suicida per una grave malattia.
Una storia vera, un film di David Lynch. Con Sissy Spacek, Harry Dean Stanton, Richard Farnsworth, Everett McGill, Jane Galloway. Genere Commedia, colore 111 minuti. – Produzione USA, Francia 1999.
Richard Farnsworth: Alvin Straight
Sissy Spacek: Rosie Straight
Harry Dean Stanton: Lyle Straight
Everett McGill: Tom
Donald Wiegert: Sig
Regia David Lynch
Soggetto John Roach, Mary Sweeney
Sceneggiatura John Roach, Mary Sweeney
Fotografia Freddie Francis
Montaggio Mary Sweeney
Effetti speciali Gary D’Amico
Musiche Angelo Badalamenti
Scenografia Jack Fisk
Le crociate
Baliano è un fabbro che vive in un piccolo paese della Francia;un giorno muore sua moglie e lui scopre che un sacerdote del villaggio ha profanato il suo corpo essendo morta suicida. Lo uccide,e da quel momento diventa un ricercato. Ma per sua fortuna sulle sue tracce c’è suo padre,Goffredo di Ibelin,che gi consiglia,per guadagnarsi il perdono,di diventare crociato,partecipando alla difesa di Gerusalemme.
Baliano accetta,proprio mentre un gruppo di soldati attacca il gruppo di Goffredo,che rimane gravemente ferito. Baliano e i sopravvissuti si recano in Puglia,dove si imbarcano per la terra santa;ma durante il viaggio la nave sulla quale è Baliano affonda;il giovane riesce miracolosamente a salvarsi e si inoltra nel deserto,dove uccide,in leale combattimento,un arabo,risparmiando la vita al suo servitore,che in realtà è il braccio destro del potente Saladino,il capo dell’esercito musulmano.
Baliano arriva a Gerusalemme,mentre suo padre,dopo avergli consegnato l’anello nobiliare,muore per le conseguenze delle ferite riportate nel combattimento. Il giovane adesso è un nobile,ma deve fare i conti con il potente Guido di Lusingano,che ha sposato la sorella de re lebbroso Baldovino IV,Sibilla. Nel frattempo,i continui attacchi dei cavalieri crociati alla popolazione araba dei dintorni di Gerusalemme,provocano una grave crisi;durante uno di essi,infatti, Reginaldo di Chatillon,crudele braccio destro di Guido,uccide senza motivo la sorella del Saladino.
Che muove all’attacco di Gerusalemme,fermato solo dal re,Baldovino,che promette di punire i colpevoli. Ma il re muore,e Guido di Lusingano,stoltamente,attacca le truppe del Saladino,che massacra l’esercito cristiano. Gerusalemme è ormai priva di difese,ma Baliano,che è riuscito a dotarla di buone difese,regge eroicamente all’assedio,aiutato da tutti gli uomini validi della città,consci che con la presa della città nessuno avrebbe avuto salva la vita.
Saladino,per non dissanguare ulteriormente le sue truppe,concede ai coraggiosi difensori l’onore delle armi,concedendo a tutti la vita,a patto di lasciare la città per sempre. Cosi’ Baliano,accompagnato da Sibilla,di cui si è innamorato,si imbarca per la Francia;ad attenderlo c’è la vecchia vita da maniscalco,in compagnia della donna amata.Ridley Scott gira un film epico e abbastanza attendibile storicamente,pieno di splendide scene di battaglia,fra le quali va segnalata quella dell’assedio di Gerusalemme. Buon ritmo,splendida fotografia e soprattutto bei costumi. Ottime le prove degli attori,fra i quali si segnalano Orlando Bloom e Eva Green un’affascinante Sibilla.
Le crociate,
un film di Ridley Scott. Con Orlando Bloom, Eva Green, Liam Neeson, Jeremy Irons, Jouko Ahola, Shane Attwooll,
Tim Barlow, Christian Boeving, Marton Csokas, Samira Draa, Eriq Ebouaney, Khaled El Nabaoui, Jon Finch, Michael Fitzgerald,
Brendan Gleeson, Ghassan Massoud, Kevin McKidd, Nasser Memarzia, Edward Norton, Michael Shaeffer, Michael Sheen,
Alexander Siddig, David Thewlis, Ulrich Thomsen, Velibor Topic. Genere Drammatico, colore 145 minuti. – Produzione USA, Spagna, Gran Bretagna 2005. –
Nathalie Cox … La moglie di Baliano
Eriq Ebouaney … Firuz
Jouko Ahola … Odo
David Thewlis … Hospitaler
Liam Neeson … Godfrey de Ibelin
Orlando Bloom … Balian de Ibelin
Bronson Webb … Appredista
Nikolaj Coster-Waldau … Sceriffo del villaggio
Steven Robertson … Marito di Angelica
Marton Csokas … Guy di Lusignano
Alexander Siddig … Imad
Velibor Topic … Almaric
Michael Shaeffer … Giovane sergente
Eva Green … Sibylla
Brendan Gleeson … Reynald de Chatillon
Nasser Memarzia … Muslim Grandee
Jeremy Irons … Tiberias
Jon Finch … Jerusalem
Edward Norton … Re Baldovino
Lotfi Yahya Jedidi … Il vecchio Ibelin
Samira Draa … Domestica di Sibylla
Ulrich Thomsen … Mestro dei templari
Matthew Rutherford … Cavaliere
Michael Fitzgerald … Humphrey
Ghassan Massoud … Saladino
Khaled Nabawy … Mullah
Karim Saleh … Messaggero dei saraceni
Shane Attwooll … Reginaldo cavaliere Templare
Giannina Facio … La sorella di saladino
Emilio Doorgasingh Ingegnere Saraceno
Peter Cant … Ragazzo paesano
Angus Wright … Richard’s Knight
Iain Glen … Riccardo Cuor di leone
Regia: Ridley Scott
Soggetto:
Sceneggiatura: William Monahan
Produttore: Ridley Scott
Casa di produzione: 20th Century Fox
Distribuzione (Italia): Medusa Film
Fotografia: John Mathieson
Musiche: Harry Gregson-Williams
È una suicida: tagliale la testa. E riporta l’accetta.
Non do alcun credito alla religione. Sotto la parola religione ho visto la follia di fanatici di ogni denominazione venire chiamata “Volontà di Dio”, la santità sta nell’agire rettamente e nel coraggio da parte di coloro che non possono difendersi, la bontà, ciò che Dio desidera sta qui, secondo ciò che decidete di fare ogni giorno, sarete un uomo buono o no.
– Non abbiate timore innanzi ai vostri nemici. Siate impavidi e retti, cosicché Dio possa amarvi! Dite il vero anche se vi conduce alla morte! Salvaguardate gli indifesi. È il vostro giuramento! E questo affinché te ne ricordi. Sorga un cavaliere!… Sorga un cavaliere!
– Chi credete di essere? Pensate che fare di un uomo un cavaliere lo farebbe combattere meglio?
– Si!
Se Dio non ti ama, come hai potuto fare tutto quello che hai fatto?
Che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore?
Sono quello che sono… qualcuno deve pur esserlo…
Come puoi essere all’Inferno se sei nei mio cuore?
Non abbiate timore innanzi ai vostri nemici, siate impavidi e retti così che Dio possa amarvi.dite il vero… anche se vi conduce alla morte, salvaguartdate gli indifesi, è il vostro giuramento. Sorga un cavaliere!
Siate senza paura di fronte al nemico;
Siate coraggiosi e giusti;
Proclamate la verità, anche a costo della vita.
Difendete gli oppressi e non piegatevi al male.
Questo è il vostro giuramento!!
A Dio non importa, e se gli dovesse importare, allora non è Dio
Amico, la tua fama sarà nota ai tuoi nemici prima ancora che tu li abbia conosciuti.
Chi conduce la resistenza?
Baliano di ibelin, mio signore.
Quello che tu hai lasciato in vita a Kerak?
Sì, lui… mi chiedevo se fosse stato meglio che tu lo uccidessi… non avrei dovuto avere te come re!
Lezioni di piano

Una donna muta dall’età di sei anni per motivi non chiari,arriva in un’isola della Nuova Zelanda assieme alla figlia nata da un precedente matrimonio;arriva in un continente sconosciuto, recando con se un pianoforte unica sua distrazione e fonte di una passione irrefrenabile. Il pianoforte è principalmente uno strumento che le serve non solo per appagare i suoi sensi, ma anche per stabilire un contatto con il mondo esterno, per entrare in sintonia con quello che la circonda.
Ada Mac Grath, questo il suo nome, dovrebbe sposare Alisdair ma sin dall’inizio appare chiaro che all’uomo non vanno giù alcune cose della donna, inclusa la sua ferma volontà di trasportare attraverso la giungla il pianoforte. A venire in soccorso di Ada è un tipo strano, George, che si invaghisce della donna; propone ad Ada di trasportare grauitamente il piano in cambio di lezioni dello stesso. Ada pur riluttante accetta il baratto. E’ l’inizio di una relazione clandestina che terminerà violentemente quando Alisdair,resosi conto della cosa, per punire Ada le taglierà un dito, impedendole così di suonare.
Ma la donna lo lascia e nel momento di andar via getta il pianoforte in mare,legandosi con una corda ad esso; sta per morire ma all’ultimo istante sceglie di vivere liberandosi dalla corda. Andrà a vivere con George e riprenderà seppur lentamente a parlare.
Film premiato a Cannes con la Palma d’oro, Lezioni di piano sembra un dramma a metà strada tra un racconto della Bronte e uno di Lawrence, sia per il tema trattato in cui ancora una volta si tende ad evidenziare la condizione delle donne nel primo ottocento sia per la scabrosa relazione tra Ada e George, che almeno all’inizio è solo di natura sessuale con scene esplicite di sesso.
Splendidi paesaggi,immersi in una foschia creata ad arte sembrano simboleggiare la rinascita spirituale di Ada, donna dal passato triste e doloroso, che alla fine riesce comunque a trovare lo spazio per la sua felicità, fatta di un incontro con un uomo forse rozzo ma dalla grande sensibilità,opposta a quella di Alisdair,crudele e meschino.
Un film a tratti poetico e convincente, che si avvale della straordinaria interpretazione di Holly Hunter e della regia, tecnicamente perfetta di Jane Campion; la regista neozelandese, reduce dal buon successo del film Un angelo alla mia tavola crea un film d’atmosfera con personaggi molto caratterizzati. La Ada interpretata splendidamente da Holly Hunter è una donna forte e volitiva, nonostante l’handicap dietro il quale probabilmente si nasconde per sfuggire ad un mondo che non sente suo.
Ma del quale si riappropria con il suo piano, dal quale trae giovamento e sussistenza per l’anima, attraverso la musica linguaggio universale. La Hunter è bravissima, con quell’espressione malinconica e corrucciata che si staglia sotto il cappuccio vittoriano. E’ un ritratto di donna forte, determinata, che vorrebbe rivendicare il suo ruolo ma che per la meschinità e il maschilismo imperante è costretta a mascherarsi, ad accettare un ruolo subalterno al quale tuttavia si ribellerà. Un film molto bello, quindi, questo Lezioni di piano, premiato da un eccellente successo internazionale.
Lezioni di piano
Un film di Jane Campion. Con Holly Hunter, Harvey Keitel, Sam Neill, Anna Paquin, Kerry Walker,Genevieve Lemon, Tungia Baker, Ian Mune, Peter Dennett, Te Whatanui Skipwith, Pete Smith, Bruce Allpress, Cliff Curtis, Carla Rupuha, Mahina Tunui
Titolo originale The Piano. Drammatico, durata 121 min. – Australia, Francia, Nuova Zelanda 1993
Holly Hunter: Ada McGrath
Harvey Keitel: George Baines
Anna Paquin: Flora McGrath
Sam Neill: Alisdair Stewart
Rossella Izzo: Ada McGrath
Mario Cordova: George
Perla Liberatori: Flora McGrath
Luca Ward: Alisdair Stewart
Regia Jane Campion
Soggetto Jane Campion
Sceneggiatura Jane Campion
Casa di produzione Australian Film Commission, CiBy 2000, New South Wales Film & Television Office
Fotografia Stuart Dryburgh
Montaggio Veronika Jenet
Musiche Michael Nyman
Scenografia Andrew McAlpine
Costumi Janet Patterson
Dune

Dune rappresenta uno dei progetti più ambiziosi della storia del cinema,oltre che uno dei più costosi.
E che all’epoca della realizzazione creò grossi problemi alla De Laurentis,che finanziò la produzione.Ridurre per lo schermo il romanzo principale di Herbert era considerata un’operazione impossibile,vista la complessa trama,sviluppata in un ciclo di racconti con una tematica di base molto particolare,basata più sulla spirtualità dei personaggi che sull’azione.Il risultato fu un film splendido,ma che venne capito poco dal pubblico dell’epoca,proprio in virtù di una sceneggiatura molto complessa,nonostante gli sforzi di Lynch di rendere visiva, in due ore e quaranta ,una storia con moltissimi personaggi,e con un retroterra storico di assoluto rilievo.
La vicenda si svolge su due piani differenti;il primo racconta la storia del duca Leto Atreides,della sua concubina Jesica e di suo figlio Paul,cresciuto in maniera rigida ma giusta,destinato a diventare il successore del duca nel casato Atreides e alla guida del pianeta Caladan;Jessica,la concubina,è invece parte di un progetto segretissimo,la sorellanza Bene Gesserit,che attraverso un programma di selezione genetica,mira ad ottenere il Kwisatz Haderah,l’essere che dominerà la galassia.
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Contempraneamente su un altro pianeta,Giedi Primo,il casato degli Harkonnen trama per distruggere la casata Atreides,grazie anche alla collaborazione occulta dell’imperatore Shaddam IV,preoccupato dallo sviluppo di una nuova,potente arma messa a punto dagli Atreides,la tecnica estraneante;il barone Vladimir Harkonnen,grazie all’aiuto dell’imperatore,ordisce una trappola per il Duca Leto,che scatterà su Arrakis,un piccolo pianeta inospitale,affidato alla custodia del duca Leto.

Silvana Mangano è la madre Bene Gesserit, Josè Ferrer è L’Imperatore

Kyle MacLachlan è Paul Atreides
Arrakis è un pianetà desertico,sul quale vivono colossali vermi,che producono la spezia,un elisir di lunga vita che permette di avere la conoscenza e la precognizione del futuro,oltre a permettere alla Gilda,costituita da un gruppo di mostruosi Navigatori,di spostarsi da una parte all’altra dell’universo.
Su Arrakis vivono anche i fieri Fremen,che sono riusciti a colonizzare l’inospitale pianeta grazie a tute distillanti,che permettono il recupero dei liquidi corporei,e che sono fieri avversari degli Harkonnen,che li hanno quasi sterminati.
A destra, Sting è Feyd
Sarà Paul Atreides a vendicare la morte del padre,a stringere un alleanza con i Fremen che lo poertà a diventare il Kwisatz Haderah,l’essere senziente più potente dell’universo.
Paul controllerà anche la sorellanza Bene Gesserit,grazie all’iuto della potente sorella Alia,e con gli immensi poteri acquisiti,controllerà la spezia,che gli aprirà la vista sul futuro,e gli donerà il potere di controllare anche gli elementi.
Dune è un film ricco di effetti speciali,assolutamente straordinari ed innovativi per l’epoca,con una caratterizzazione spinta dei personaggi,tra i quali spiccano i crudeli Harkonnen,un film che vive di dialoghi,spesso anche moltoostici,con riferimenti difficili per chi non conosca almeno in parte il piano della colossale opera di Herbert.
Sean Young è Chani
Un film che si avvale di un cast davvero di prim’ordine,con attori di calibro assoluto,come Silvana Mangano nel ruolo della madre Bene Gesserit. Un film che segnò se non un tonfo,un insuccesso pesante ai botteghini;costato l’enorme cifra di 45 miliardi di lire,riuscì ad incassarne meno della metà,rifacendosi,però,nel corso degli anni,grazie al mercato del video domestico.
Francesca Annis è Lady Jessica
Oggi Dune,diretto da quel geniaccio di Lynch,è considerato uno dei film di fantascienza cult,uno dei più belli ed affascinanti di sempre.
Dune, un film di David Lynch, con Kyle Maclachlan, Francesca Annis, Jurgen Prochnow, Kenneth Mcmillan, Jose’ Ferrer, Sting, Leonardo Cimino, Silvana Mangano, Virginia Madsen, Max Von Sydow, Sean Young, Usa 1984
Francesca Annis: Lady Jessica
Leonardo Cimino: Il medico del Barone
Brad Dourif: Piter DeVries
Linda Hunt: la Shadout Mapes
Freddie Jones: Thufir Hawat
Richard Jordan: Duncan Idaho
José Ferrer: Imperatore Padishah Shaddam IV
Virginia Madsen: Principessa Irulan
Kyle MacLachlan: Paul Atreides
Silvana Mangano: Rev. Madre Ramallo
Everett McGill: Stilgar
Kenneth McMillan: Barone Vladimir Harkonnen
Jack Nance: Capitano Iakin Nefud
Siân Phillips: Rev. Madre Gaius Helen Mohiam
Angélica Aragón: Sorella Bene Gesserit
Jürgen Prochnow: Duca Leto Atreides
Paul L. Smith: Rabban “la Bestia” (come Paul Smith)
Patrick Stewart: Gurney Halleck
Dean Stockwell: Dott. Yueh
Sting: Feyd-Rautha
Max von Sydow: Dott. Kynes
Alicia Witt: Alia (come Alicia Roanne Witt)
Sean Young: Chani
Doppiatori italiani
Kyle MacLachlan: Tonino Accolla
Jürgen Prochnow: Luigi La Monica
Kenneth McMillan: Sergio Fiorentini
Max von Sydow: Giuseppe Rinaldi
Virginia Madsen: Rossella Izzo
Sian Phillips: Gabriella Genta
Sting: Massimo Rinaldi (Fabio Boccanera nell’edizione speciale)
Dean Stockwell: Paolo Buglioni
Patrick Stewart: Paolo Poiret
Regia David Lynch
Soggetto tratto dal romanzo Dune di Frank Herbert
Sceneggiatura David Lynch
Produttore Raffaella De Laurentiis
Produttore esecutivo Dino De Laurentiis
Fotografia Freddie Francis
Montaggio Anthony Gibbs
Effetti speciali Albert J. Whitlock, Barry Nolan, John Dykstra, Kit West, Carlo Rambaldi
Musiche Toto, Brian Eno
Scenografia Anthony Masters
Nella settimana prima della partenza per Arrakis, quando il tramenio era giunto a livelli quasi insopportabili, una donna vecchia e vizza si presentò alla madre di Paul.
Era una notte calda e soffocante a Castel Caladan, e l’antico cumulo di pietre che era la dimora degli Atreides da ventisei generazioni dava quel senso di frescura umidiccia che preannunciava un cambiamento del tempo.
José Ferrer: Imperatore Padishah Shaddam IV
Silvana Mangano: Rev. Madre Ramallo
Kyle MacLachlan: Paul Atreides
Max von Sydow: Dott. Kynes
Brad Dourif: Piter DeVries
Jürgen Prochnow: Duca Leto Atreides
Virginia Madsen: Principessa Irulan
Richard Jordan: Duncan Idaho
Francesca Annis: Lady Jessica
Sting: Feyd-Rautha
Kenneth McMillan: Barone Vladimir Harkonnen
Sean Young: Chani
Freddie Jones: Thufir Hawat
Alicia Witt: Alia
David Lynch e Frank Herbert




























































































































































































































































































