Il castello dalle porte di fuoco
Tardo gotico uscito nelle sale nel 1971,Il castello dalle porte di fuoco è una produzione low budget diretta da Josè Luis Merino,onesto artigiano del B movie autore,prima di questa pellicola,di una serie di film appartenenti a svariati generi,dall’euro spy al western all’horror.
Molto conosciuto in Italia tra gli amanti del cinema di serie B per Zorro la maschera della vendetta e per Zorro il cavaliere della vendetta,Merino tira giù una pellicola senza grossi sussulti,con pochissimi soldi ma con qualche buona idea.
L’ambientazione è quella tipica del gotico venato di horror,un castello,un misteroso assassino dalle sembianze mostruose
con l’aggiunta di un pizzico (davvero tale)di castigato erotismo.
Tanto da far credere che se girato tra il 67 e il 69 i risultati sarebbero stati più accettabili;negli anni settanta il gotico era ormai tramontato come genere e l’interesse per questo particolare tipo di film era ormai scemato.
Il castello dalle porte di fuoco si apre con la protagonista Ivana Rakowski (l’italianissima Erna Schurer) che viene assunta da un’agenzia per lavorare presso il barone Janos Dalmar,un uomo sul quale corrono strane voci,tutte allarmanti.

Ivana le apprende immediatamente;si mormora che le donne che hanno avuto a che fare con il barone in passato abbiano tutte
fatto una brutta fine.
Nonostante gli avvertimenti ricevuti,la donna si reca lo stesso presso il castello di Dalmar,che a sorpresa si rivela essere uomo raffinato e a suo modo affascinante.
Ben presto le preoccupazioni di Ivana svaniscono,cosa favorita dall’affiatamento raggiunto con il Barone.
Ma a turbare tutto ecco arrivare la misteriosa morte di Olga,governante del castello,seguita subito dopo dall’altrettanto inquietante morte di Cristiana,una domestica.
Per Ivana è l’inizio di un incubo.
Convinta che dietro la morte delle due donne ci sia Janos,che agirebbe in preda a furiosi attacchi di licantropia,
Ivana decide di trovare una cura per guarirlo.
La notevole attrazione che esiste tra i due porta Janos a chiederle di sposarlo,cosa che Ivana,ormai innamorata di lui accetta di buon grado di fare.
Ma la prima notte di nozze ecco che le morti misteriose delle due donne trovano una spiegazione; mentre Janos è impegnato fuori dal castello,attratto dall’improvviso abbaiare dei cani,Ivana viene assalita da un uomo orribilmente sfigurato…

Una sceneggiatura abbastanza scontata nel suo svolgimento fa da cornice ad un film che però non delude nonostante la pochezza di mezzi a
disposizione di Merino.
Certo,siamo di fronte ad un puzzle che compone diverse sceneggiature,con il classico laboratorio del dottore che per una volta non è il tradizionale “mad doctor”;c’è il classico “mostro” che uccide per motivi banali,la bellona che si innamora del sospetto e anche l’happy end.
Ma alla fine il risultato non è dei più malvagi.
Pochi colpi di scena,poca suspence ma un andamento lento che per fortuna non annoia.
Curiosa la decisione di affidare il ruolo della dottoressa in chimica alla bellona nostrana Erna Schurer,francamente poco credibile
in tale ruolo in loco della ben più espressiva Agostina Belli,relegata nel ruolo di vittima sacrificale del mostro.
In realtà la Belli aveva alle spalle solo 5 pellicole e in queste non era stata tra le protagoniste,mentre la Schurer,al secolo Emma Costantino era già una piccola star del B movie,con alle spalle film come Le salamandre e sopratutto La bambola di Satana.

Ma in fondo sono dettagli.
Dscreta la prestazione di Charles Quinney nel ruolo del Barone.
Film completamente dimenticato che è estremamente raro da trovare.
Esistono in rete alcune versione più o meno tagliate,ma tutte in inglese e senza sottotitoli.
Il castello dalle porte di fuoco
Un film di José Luis Merino. Con Agostina Belli, Erna Schurer, Charles Quiney, Christin Galloni, Giancarlo Fantini,
Ezio Sancrotti, Enzo Fisichella Horror, durata 96 min. – Italia 1971.
Erna Schurer: Ivanna Rakowsky
Charles Quinney: Janos Dalmar
Agostina Belli: Cristiana
Cristiana Galloni: Olga
Mariano Vidal Molina: Ispettore
Regia José Luis Merino
Soggetto Enrico Colombo, María del Carmen Martínez Román e José Luis Merino
Sceneggiatura Enrico Colombo, María del Carmen Martínez Román e José Luis Merino
Produttore Roger Corman
Casa di produzione Prodimex Film e Órbita Films
Fotografia Emanuele Di Cola
Montaggio Sandro Lena
Opinione tratta dal sito http://www.filmhorror.com
(…) Ecco uno dei tanti film finito (ingiustamente) nello spietato tritacarne della critica più negativa. Negli anni, IL CASTELLO DALLE PORTE DI FUOCO è stato spesso e volentieri bistrattato decisamente più del dovuto.
Intendiamoci, di esaltante o di geniale non c’è davvero nulla, ma la sceneggiatura è solida, Merino è bravo a girare e l’ambientazione gotica funziona. Erna Schurer ha una bella parte e il livello medio di recitazione va ben oltre la sufficienza.
Sarebbe superfluo stare a specificare che non si toccano le vette del cinema di Mario Bava, anche perché tutto scorre in maniera molto semplice e lo stile del regista spagnolo è piuttosto elementare, va però riconosciuto a Merino il merito di
saper creare un certo interesse nello spettatore che, trovandosi a dover fare i conti con un ritmo non certo scoppiettante, può comunque trovare nel film diversi elementi interessanti.(…)
L’opinione di Wang yu dal sito http://www.filmtv.it
Lento come una lumaca,non fa paura,non inorridisce.
L’opinione di Undijng dal sito http://www.davinotti.com
Horror italo-spagnolo che guarda al gotico di casa nostra anche se poi si sviluppa -grazie ad una sceneggiatura quantomeno originale- quasi come un giallo. Lontano da spettri e magioni infestate, Josè Luis Merino punta l’obiettivo sulla misteriosa
figura di un eccentrico Duca e sugli studi (da questi avanzati) centrati sulla ricerca di un elisir di lunga vita. Peccato che il budget (curato da Corman) imponga, prevalentemente, una messa in scena davvero povera, aggravata dalla totale assenza
di trucchi e effetti speciali. Partecipazione italiana per attori (Agostina Belli) e musica (Malatesta).
L’opinione di Il gobbo dal sito http://www.davinotti.com
Il vecchio Merino prende il cast dei suoi Zorro e lo ricicla in un gotico ravvivato da qualche tetta e compilato avendo davanti l’abbecedario del genere. I cui adepti (quorum ego) tutto sommato possono apprezzare, o quantomeno non annoiarsi troppo.
La Schurer chimica è pressappoco sullo stesso piano di Mario Tessuto fisico nucleare.
La signora ha dormito nuda con il suo assassino
Roy Schroder è un quarantenne dipendente in tutto dalla ricca moglie Elisabeth;la donna,conscia del suo
potere su di lui,lo tiranneggia a tal punto che Roy medita,con l’aiuto dell’amante Jane,di sbarazzarsi dell’ingombrante consorte e convolare a nuova vita con Jane.
Pe poter attuare il loro piano ed ereditare le sostanze di Elisabeth però i due devono compiere un delitto perfetto facendo passare la morte della donna per un suicidio.
Tutto viene preparato con meticolosità ma al momento dimettere in pratica il diabolico piano ecco il colpo di scena: due balordi rapinano Elisabeth,la colpiscono con violenza e subito dopo ne portano via il corpo.
Sgomenti,i due amanti si rendono conto che la mancanza del corpo può diventare un boomerang, generando sospetti negli inquirenti.
Roy tuttavia è convinto che la moglie sia ormai morta,così decide di mettere in opera il piano che aveva elaborato all’insaputa di Jane;uccide così l’amante per non dividere la cospicua eredità di Elisabeth.
Ma la moglie non è affatto morta;a conoscenza del piano diabolico dei due amanti,Elisabet aveva preparato delle contromosse
Davanti all’esterrefatto Roy,Elisabeth lo ricatta dicendogli che da quel momento in poi l’uomo si trasformerà nel più perfetto dei mariti,pena la denuncia del suo piano omicida.

Per Roy l’incubo continua…
La signora ha dormito nuda con il suo assassino è un thriller teutonico diretto dal regista berlinese Wolfgang Becker nel 1970,
completamente sconosciuto in Italia,autore in carriera di una cinquantina di opere,molte delle quali girate dopo questo film
per la tv tedesca.
Un thriller tradizionale,con colpi di scena e dal finale in stile delitto e castigo.
La novità questa volta è nella vendetta della moglie tradita,che decide di ono denunciare il marito fedifrago ma di legarlo a
se a doppio filo,costringendolo ad una vita coniugale peggiore della galera a cui sarebbe stato destinato l’uomo.
A leggere la trama sembrerebbe un film avvincente e ricco di colpi di scena;purtroppo non è così e la sceneggiatura
mostra ben presto limiti e incongruità,con l’aggravante dell’andamento narcolettico della pellicola,diretta con poco nerbo e molta approssimazione da Becker. A ciò va aggiunta anche la palese incapacità degli attori,un cast di carneadi in cui l’unica presenza professionale è costituita
dall’attrice francese Veronique Vendell,che in Italia aveva conosciuto una certa notorietà con Vedo nudo,Per grazia ricevuta e Il commissario Pepe.
Ich schlafe mit meinem Mörder,titolo originale del film in realtà,tradotto,significa “Ho dormito con il mio assassino“;

la distribuzione italiana,come si usava spesso all’epoca dell’uscita del film aggiunse un ammiccante “nuda”,che doveva richiamare
in sala qualche spettatore in più.
Non andò così e il film non solo non ebbe successo,ma finì per essere consegnato all’oblio.
Ancora oggi risulta tra i più difficili da reperire.
Anonima la regia,la sceneggiatura e la fotografia.
Un film senza nessuna attrattiva particolare
La signora ha dormito nuda con il suo assassino
Un film di Wolfgang Becker. Con Peter Capell, Véronique Vendell, Harald Leipnitz Titolo originale Ich schlafe mit meinem Mörder.
Giallo, durata 93 min. – Germania 1971.
Harald Leipnitz … Joy
Ruth-Maria Kubitschek … Elisabeth
Véronique Vendell Jane
Friedrich Joloff… Inspettore
Peter Capell … Vanetti
Wolf Harnisch … Burckhardt
Regia: Wolfgang Becker
Sceneggiatura: Willibald Eser, Werner P. Zibaso
Produzione: Wolf C. Hartwig,Ludwig Spitaler
Musiche: Martin Böttcher
Montaggio: Jan Catell
Come fu che Masuccio Salernitano fuggendo con le braghe in mano riuscì a conservarlo sano
Dopo il Decameron di Boccaccio,il Canterbury di Chaucher e le novelle di Pietro l’Aretino,ecco che è la volta del Novelliere di Masuccio Salerntano,che viene saccheggiato in questo film del florido filone dei decamerotici dal titolo divenuto leggendario,ovvero Come fu che Masuccio Salernitano fuggendo con le braghe in mano riuscì a conservarlo sano.
Un titolo in puro stile Wertmuller,in un film che si discosta un pò dai tradizionali film del genere erotico/medioevalein auge dopo il successo del Decameron di Pasolini.
Nettamente più curato nei dialoghi,Masuccio Salernitano esce nelle sale nel 1972 per la regia di Silvio Amodio,che nello stesso anno girò un altro decamerotico dal titolo ameno,…E si salvò solo l’aretino Pietro con una mano avanti e l’altra dietro e che in seguito si specializzerà in film del filone commedia sexy con pellicole come Alla ricerca del piacere (un thriller sexy),La minorenne,Peccati di gioventù,Quella età maliziosa.
In questo film i protagonisti sono due falsi preti che grazie ad una serie di camuffamenti sbeffeggiano e imbrogliano un nutrito gruppo di creduloni.
Nella prima burla,effettuata ai danni di un convento,i due spacciano una mano con avambraccio mummificato per la “Santa reliquia di San Luca,quella beata mano che tanto scrisse per la Beata Vergine Maria“; la seconda beffa vede protagonista un giovane incapricciato di una bella contadina,sposata ad un villico rozzo e incolto.Per continuare a vedere il suo amante e sviare i sospetti del marito,la donna si finge posseduta
da demonio;costretto da fra Geronimo a lasciare per quaranta giorni il talamo nuziale,il villico si rifugia tra le montagne mentre il giovane spasimante si sollazza con la scaltra contadinella.
Di beffa in beffa,fra Geronimo e frate Partenope riescono a truffare un prete che grazie al confessionale
aveva rapporti con le parrocchiane e gli spillano un mucchio di quattrini,costringendo il prete gaudente a doversi auto assolvere dai peccati commessi,fanno finalmente giacere un nobile con la moglie di un oste e alla fine aiutano un frate a recuperare le mutande che aveva lasciato in casa di un cornuto spacciandole ancora una volta per reliquie sante.
Un film con qualche buona uscita e senza particolari volgarità,che erano i punti di forza dei decamerotici.
E anche privo di nudi volgari,se vogliamo,visto che di attrici in abiti succinti ne compaiono giusto quattro e per pochissime scene.
Potremmo quindi definire questo film un ibrido,realizzato più per divertire che per allupare ancora una volta
gli spettatori di questo particolare genere cinematografico.
Nel cast compaiono,nei panni dei due frati mattacchioni e gaglioffi due buoni caratteristi,Piero Lulli e Gianni Musy mentre per una volta non ci sono nomi particolarmente famosi fra le “donnine allegre”

L’unica con una relativa fama è Barbara Marzano,che lavorerà in altri 5 decamerotici e chiuderà la propria carriera con il pessimo La sanguisuga conduce la danza.
Location agresti e costumi stringati al massimo,che probabilmente navigavano da un set all’altro.
Un film costato due lire,ma dal risultato tutto sommato non disprezzabile.
Da qualche mese è uscita la versione in dvd mentre è possibile visionare il film scaricando il
file http://wipfiles.net/gjuofj4y7yuw.html che è in una splendida qualità digitale.

Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano
Un film di Silvio Amadio. Con Gianni Musy,Giulio Donnini, Romano Bernardi, Giorgio Favretto, Barbara Marzano,
Carmen Silva, Rina Franchetti, Piero Lulli, Fernando Cerulli, Emilio Marchesini, Sergio Serafini,
Thea Fleming, Lina Alberti, Vinicio Diamanti, Vincenzo Ferro, Edoardo Sala Erotico, durata 95 min. – Italia 1972
Giulio Donnini: Don Alfonso
Giorgio Favretto: Filippo
Dorit Henke: Viola
Piero Lulli: Fra Geronimo
Barbara Marzano: Mona Lisetta
Gianni Musy: Frate Partenope
Carmen Silva: Carmela
Silvio Spaccesi: primo truffatore
Romano Bernardi: secondo truffatore
Melù Valente: amante di Fra Martino
Anna Lina Alberti: massaggiatrice
Adolfo Belletti: Frate priore
Fernando Cerulli: priore
Rina Franchetti: venditore
Vittoria Di Silverio: maîtresse
Sergio Serafini: contadino
Regia Silvio Amadio
Soggetto Tomasso Guardati
Sceneggiatura Silvio Amadio, Francesco Di Dio, Francesco Villa
Produttore Luigi Borghese
Casa di produzione Domiziana Internazionale Cinematografica
Fotografia Antonio Modica
Montaggio Silvio Amadio
Musiche Roberto Pregadio
Scenografia Saverio D’Eugenio
Trucco Giuseppina Bovino
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
B. Legnani
Non malissimo. C’è una cura lessicale nettamente superiore ai prodotti consimili e c’è pure, tranne alcune eccezioni,
un accettabile livello recitativo (Spaccesi e Musy su tutti). Nel cast femminile spiccano il davanzale di Barbara Marzano,
l’inettitudine recitativa della Henke e il bel musetto di Melù Valente. Il film non entra neppure nella storia del cinema minore
e non vale certo il migliore del filone decamerotico, ma ha almeno qualche citazione letteraria e operistica: lo si può guardare.
Undying
La stagione del decamerotico, circoscritta -essenzialmente- al breve lasso temporale del 1972-1973, visse un periodo di fertile produzione,
spesso (a dispetto dei titoli) costituito da opere dignitose, ben recitate e ottimamente girate. Diversi autori hanno lasciato traccia del
loro passaggio, come Silvio Amadio, intelligente e misconosciuto regista di pellicole erotiche spesso venate da un fondo di malinconia
(Quell’età maliziosa). In questo caso la vicenda ruota attorno a due burloni travestiti da frate che ne combinano di tutti i colori.
Panza
Decamerotico solo d’ambientazione ma non per la fonte (questa volta si cita il “Novelliere” di Masuccio Salernitano),
di cui mi ha colpito qualche battuta che indubbiamente va a segno. Purtroppo, nonostante i goderecci nudi che appaiono nel corso della pellicola,
non ci si eleva da una semplice operina d’imitazione che si fa particolarmente noiosa nel secondo tempo. Simpatico Spaccesi.
Il wertmulliano titolo ha fatto indubbiamente storia.
Havana
C’ e una citazione del film che illustra in maniera chiara lo spirito del film,una citazione che ho riportato alla mente grazie a shewolf
che l’ha usata nell’ultimo articolo Cinema:pensieri,parole e parolacce parte quinta (https://filmscoop.wordpress.com/2016/03/07/cinemapensieriparole-e-parolacce-parte-quinta/)
e che recita testualmente ““A volte vedo una barca al largo e qualcosa mi si muove dentro…la speranza credo.
Se Fidel Castro va allo show del sabato sera in tv,può succedere qualsiasi cosa”
Una frase che si riferisce alla tematica di fondo del film,la libertà conquistata a caro prezzo dal popolo cubano oppresso dalla dittatura
di Fulgencio Batista e appoggiata dagli americani.
Dittatura che terminò grazie alla rivolta dei “barbudos”,capitanata da Fidel Castro e dal comandante Ernesto “Che” Guevara,che costrinse Batista a lasciare in tutta fretta Cuba e che lasciò il popolo cubano stesso in braghe di tela.
Diretto da Sidney Pollack nel 1990,Havana segue tre grandi successi del regista americano,Diritto di cronaca (1981),Tootsie (1982) e sopratutto
La mia Africa (1985) ed è interpretato da Robert Redford,che torna ancora una volta davanti alla macchina da presa diretto da Pollack dopo
Corvo rosso non avrai il mio scalpo (1972),Come eravamo (1973),I tre giorni del condor (1975),Il cavaliere elettrico (1979) e il citato La mia Africa.
Una coppia inossidabile,che da vita ad un film di grande respiro,una storia d’amore che si sviluppa sotto il cielo fiammeggiante e lindo della capitale cubana,l’Avana.

Una storia d’amore dicevo.
Ma languida e impossibile,che porta a incrociarsi due destini,due vite che sembrano impossibili da unire.
L’uscita di Havana non ebbe accoglienze benevole da parte della critica,e se vogliamo nemmeno dei critici.
Scrive Edoardo Becattini,a proposito del film che”Cinema americano e ideologia rivoluzionaria non sono mai andati d’accordo, ma il vero problema
nasce quando un film hollywoodiano riesce a far litigare persino i suoi elementi chiave: l’avventura storica, l’esotismo patinato e il romanticismo palpitante.”
Giudizio ingeneroso ed arbitrario,come spesso accade a critici dal palato raffinato,o almeno presunti tali.
Prima di inoltrarmi nel racconto del film,che sarà insolitamente breve e sintetico per lasciare spazio alla personale interpretazione degli spettatori del film stesso,cito ancora alcuni “soloni” della critica.
Scrive Alessandra Levantesi su ‘La Stampa” che “‘Havana’ risulta convenzionale nella fattura, superficiale politicamente e sbadato nel disegno psicologico.” mentre Francesco Bolzoni, su l”Avvenire’,scrive che “Il rimando a ‘Casablanca’ è obbligatorio. A Pollack non riesce, ovviamente, il colpo gobbo che fruttò fama all’ungherese Curtiz.”
Ancora,Maurizio Porro su ‘Il Corriere della Sera’scrive che “A chi piacciono i bei filmoni di una volta, così finti che sembravano veri, ecco ‘Havana’. Se ci si lascia cullare dalla memoria del cinema, l’operazione funziona nella sua artificiosità divistica, nella sua improbabilità storica, nella sua finta ‘equidistanza’ politica. ”

Non intendo confutare queste opinioni bislacche,basta semplicemente ascoltare qualche dialogo per capire che la levatura del film è ben altra
rispetto a quanto riportato dai soloni della celluloide.
Ad esempio la citata frase di shewolf,che fa il paio con “Non c’è nulla di simile alla donna, sono fantastiche: amano gli uomini, anche gli stronzi.
Prendi il più grande stronzo che hai conosciuto, in qualche parte del mondo c’è una donna disposta ad amarlo. Le donne sono perfette, il resto sono cazzate.”
Ecco,questi sono soltanto alcuni dialoghi del film,dal quale appare evidente che di patinato o strappa lacrime nel film non c’è nulla.
Veniamo alla trama,che vede protagonista Jack Weil,un giocatore d’azzardo irriverente e guascone che arriva a l’Avana negli ultimi giorni del suo dorato e decadente splendore,in una città piena di contraddizioni in cui da una parte c’è la popolazione locale oppressa dai sistemi dittatoriali di Batista,dall’altra i ricchi e oziosi americani che popolano la città frequentando locali fastosi e sfarzosi,arricchendo con i propri dollari i casinò fra i quali spicca quello scelto da Jack,il locale di Joe Volpi,un americano dai mezzi spicci.

L’ultimo viaggio all’Avana sarà fatale per Jack; durante il viaggio stesso incontra Roberta Duran,moglie di un ricco possidente ma segretamente avversario irriducibile di Batista e simpatizzante della causa castrista.
La aiuta a superare un controllo e la ritrova proprio nel locale di Volpi;scatta la scintilla dell’amore,ma quando lei sarà arrestata farà di tutto per liberarla.
Appresa la morte del di lei marito,Jack si finge un agente della Cia,ma in realtà il marito di Roberta non è morto.
Per Jack si presenta una dura scelta…
Secondo alcuni la somiglianza con Casablanca di Curtiz è troppo accentuata per essere casuale.
Il che equivale alla scoperta che il ghiaccio è freddo.
Pollack si ispira in buona parte al film di Curtiz;c’è la storia d’amore tra l’americano e la cubana,un incontro di culture diverse e c’è l’amore tra il guascone e la bella pasionaria, che è diventata tale probabilmente anche per amore del marito,del quale condivide la vita e gli ideali rivoluzionari (Ingrid Bergman- Ilsa Lund e Paul Henreid-Victor Laszlo di Casablanca) per finire con l’addio tra Humphrey Bogart- Rick Blaine e Ilsa Lund sulla pista dell’aeroporto davanti al capitano Renard che assomiglia effettivamente alla fine della love story tra Jack e Roberta.
Ma le somiglianze finiscono qui;dal periodo bellico e dalla location africana si passa alla fine degli anni 50 e una location caraibica.
Pollack utilizza lo sfondo rivoluzionario castrista non tanto per condannarne l’ideologia e la storia,quanto piuttosto per descrivere l’evoluzione
di Jack da simpatico e irriverente menefreghista a uomo che scopre come l’amore e gli ideali valgano più di una vita ridanciana e fondamentalmente priva di valori.

Di conseguenza l’ottica in cui va visto il film è questa,una storia d’amore impossibile (che ricorda Come eravamo) e la triste rinuncia ad esso,con la nascita però di una coscienza civile e sociale assolutamente imprevedibile agli inizi del film per la figura di Jack.
Un film di ben altro spessore quindi rispetto a quanto scritto da alcuni critici;un film in cui primeggia un grande attore,Robert Redford che non oscura la protagonista femminile,la bella e seducente Lena Olin.
Sullo sfondo una capitale cubana decadente come una vecchia signora con troppo belletto e il fascino straordinario dei Caraibi.
Un film intenso e ben girato,ottimamente interpretato e troppo facilmente stroncato.
Un grande cantautore, Rino Gaetano,in una sua splendida canzone diceva che “mio fratello è figlio unico perchè non ha mai criticato un film senza prima vederlo”
Ecco,forse alcuni dovrebbero vederli,i film.
Con gli occhi e il cuore,senza pregiudizi o quanto meno con una certa apertura mentale.
Havana
Un film di Sydney Pollack. Con Robert Redford, Alan Arkin, Tomas Milian, Lena Olin, Daniel Davis, Tony Plana, Betsy Brantley, Lise Cutter,
Richard Farnsworth, Mark Rydell, Vasek Simek, Fred Asparagus, Richard Portnow, Dion Anderson, Carmine Caridi, Raul Julia
Avventura, durata 140 min. – USA 1990.
Robert Redford: Jack Weil
Lena Olin: Roberta Duran
Raul Julia: Arturo Duran
Alan Arkin: Joe Volpi
Tomas Milian: Colonnello Menochal
Tony Plana: Julio Ramos
Daniel Davis: Marion Chigwell
Richard Farnsworth: professore
Mark Rydell: Meyer Lansky
Vasek Simek: Willy
Dion Anderson: Roy Forbes
Regia Sidney Pollack
Soggetto Judith Rascoe
Sceneggiatura Judith Rascoe, David Rayfiel
Produttore Sidney Pollack, Richard Roth
Casa di produzione Mirage, Universal Pictures
Fotografia Owen Roizman
Montaggio Fredric Steinkamp, William Steinkamp
Musiche Dave Grusin
Costumi Bernie Pollack
Cesare Barbetti: Jack Weil
Vittoria Febbi: Roberta Duran
Alessandro Rossi: Arturo Duran
Manlio De Angelis: Joe Volpi
Sandro Sardone: Colonnello Menochal
Marco Mete: Julio Ramos
Francesco Vairano: Marion Chigwell
Mario Mastria: professore
Lucio Saccone: Meyer Lansky
Claudio Fattoretto: Willy
Renato Mori: Roy Forbes
“Stavi aspettando me, Jack?” “Sì, da una vita”
“Se vuoi cambiare il mondo, cambia il mio.”
“Me ne sto seduto con le spalle al muro e fisso l’ingresso.Non si sa mai chi potrebbe entrare.
Qualcuno portato dal vento…Dopo tutto,questo è il paese degli uragani.”
“Ti voglio ringraziare per aver sedotto mia moglie
-Davvero?-
“E’l’odio che mi ha tenuto in vita!”
L’opinione di will kane dal sito http://www.filmtv.it
Uno dei sodalizi più consolidati del cinema hollywoodiano,così come quello tra Martin Scorsese e Robert DeNiro,si riforma a cinque anni di distanza dal successo e dagli Oscar de”La mia Africa”:ma il riaccostarsi sui cartelloni di Sidney Pollack e Robert Redford,interprete romantico ideale dell’autore di “Come eravamo” risultò questa volta fiasco al botteghino.Forse “Havana” è un lungometraggio troppo “old fashion” per l’inizio degli anni Novanta,forse la trama e i personaggi riecheggiano un pò troppo il superclassico “Casablanca”,con tanto di finale citazionista,ma questa storia d’amore lunga quasi due ore e mezza di proiezione ha ,
benchè ciò che si vede sullo schermo talvolta sia un pò laccato,il suo fascino e la sua componente,fortissima,di malinconia sincera.”Ho conosciuto una donna …settantadue ore fa..” dice il protagonista Jack Weill,giocatore di professione,improntato a un pratico cinismo,che manda all’aria tutta la sua vita pianificata dopo l’incontro con la moglie di un rivoluzionario castrista,
arrendendosi ai sentimenti e alla loro forza incontrollabile:buoni attori in generale,compreso un notevole Tomas Milian ruvido ufficiale di Batista,ma l’interpretazione di Redford è una delle più belle e dense di una carriera ammirevole.Il monologo finale,solo su una spiaggia a guardare il mare,è un’immagine splendida e fortemente struggente,illustratrice scarna ma straordinaria di un uomo finalmente innamorato.
L’opinione di Hackett dal sito http://www.davinotti.com
La coppia Redford-Pollack è una garanzia e questo film non fa che confermare la regola. Girato con classe, riporta una lucida ricostruzione della vita cubana prerivoluzionaria.
L’aria di cambiamento che si respira è imminente come la fine di un’epoca che non tornerà più, fase storica che pochi hanno raccontato. Grande cast.
L’opinione di Caesars dal sito http://www.davinotti.com
Francamente mi aspettavo qualcosa di più. La prima parte è interessante con la ricostruzione della Cuba pre castrista, con le sue contraddizioni legate al regime di Batista.
Poi la storia d’amore tra Redford e la Olin prende il sopravvento e la pellicola perde d’incisività (oltre che di credibilità nella trama).
Rimane comunque un film che merita la visione in quanto girato bene dal compianto Pollack. Ho fatto fatica a riconoscere Tomas Milian, in un ruolo decisamente non secondario.
C’era una volta il decamerotico
Confessioni segrete di un convento di clausura
Decameron nº 2 – Le altre novelle del Boccaccio
Decameron nº 3 – Le più belle donne del Boccaccio
Decameron nº 4 – Le belle novelle del Boccaccio
Decameron ‘300
Decameron proibitissimo (Boccaccio mio statte zitto)
Il Decamerone nero
Il Decamerone proibito
Decameroticus
Fratello homo, sorella bona
I giochi proibiti dell’Aretino Pietro
Jus primae noctis
Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano
Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno
Le mille e una notte all’italiana
Le notti peccaminose di Pietro l’Aretino
Novelle galeotte d’amore
Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda
I racconti di Canterbury N. 2
Racconti proibiti… di niente vestiti
Beffe, licenzie et amori del Decamerone segreto
Leva lo diavolo tuo dal… convento
Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno
Fra Tazio da Velletri
Novelle licenziose di vergini vogliose
Una cavalla tutta nuda
Noa Noa
Sul Bounty,nave inglese tiranneggiata dal comandante William Bligh,scoppia la rivolta in seguito alla rigida disciplina imposta da Bligh stesso.
Siamo sul finire del 1780,la nave è al largo della Polinesia;il secondo Ufficiale di bordo Fletcher Christian con altri otto uomini si impossessa del vascello e dopo aver calato in mare una scialuppa con Bligh e gli ufficiali rimasti fedeli fa dirigere la nave su un’isola Polinesia.
Qui,aiutati dalla popolazione locale,vengono inviati a Pitcairn,un’isola meravigliosa praticamente disabitata.
E’ il momento,per gli ammutinati,di costruirsi una nuova vita.
Cercando una difficile integrazione,gli uomini,tutti in compagnia di giovani e belle polinesiane costruiscono un piccolo villaggio.
Ma gli uomini ben presto iniziano a comportarsi da despoti nei confronti dei pacifici nativi,con l’unica eccezione di Yonk che capisce come
quel loro atteggiamento finirà per tramutarsi in guai seri.
Le prepotenze degli inglesi proseguono,con un’escalation che alla fine provoca la reazione dei nativi che si ribellano a Fletcher e ai suoi uomini.
Una carneficina pone fine temporaneamente alle ostilità;ma le donne tahitiane,che hanno avuto dei figli dagli inglesi per non perderli
armano Fletcher e i due superstiti.

Nuova carneficina a cui mette fine Yonk uccidendo Fletcher…
Partendo dall’episodio storico dell’ammutinamento del Bounty,avvenuto nel 1787 sulla nave comandata dal duro e inflessibile William Bligh al
largo delle coste di Tahiti,Ugo Liberatore ricostruisce con qualche verosimiglianza quella vicenda,incentrandola tutta sulla storia di Fletcher e degli ammutinati,che nella realtà storica erano ben più di 8.
Siamo nel 1974, Liberatore ha alle spalle il grande successo dell’esotico Bora Bora,ambientato anch’esso in Polinesia e uscito nelle sale
nel 1968.
E’ il sesto dei suoi sette film diretti (l’ultimo sarà l’eccellente Nero veneziano del 1978),quello forse più equilibrato come linguaggio narrativo,leggermente troppo lento nella prima parte ma di buona fattura globale.
A parte gli scenari esotici,si intravede da parte del regista il tentativo di denunciare lo scontro di civiltà fra l'”evoluto” uomo occidentale e il “primitivo”
polinesiano.
Nella realtà delle cose si tratta solo di differenze culturali,ovvero quella tra una potenza marittima e imperialista, mollemente adagiata sulle scoperte industriali che avevano portato l’Europa ad un livello di benessere piuttosto elevato e quella polinesiana,strettamente legata alla terra e al mare,alla tradizione,ovvero a valori profondi e pregnanti.

Liberatore mostra quindi i guasti portati dagli inglesi nei posti dove essi arrivano;violenza,sopraffazione,arroganza,scarso rispetto per cultura e valori dei nativi.
Il bagno di sangue finale è esaustivo dell’accaduto,anche a livello storico.
Le difficoltà di integrazione fra i due gruppi sono ben mostrate dal regista abruzzese,senza eccessivo ricorso all’erotismo che resta piuttosto defilato dall’economia generale del film.
Un appunto potrebbe riguardare l’analisi storica,sfiorata marginalmente,ma francamente sarebbe stato troppo pretendere ciò da un film che non aveva tali obiettivi di partenza.
Siamo quindi nei dintorni dell’adventure movie,girato con buona mano e un tantino di furbizia.
Vero è che le polinesiane non avevano certo i pudori delle europee e che quindi avevano un concetto della sessualità molto più naturale e meno complesso delle inglesi.
Un film con qualche ambizione,diretto egregiamente.

Discreta la recitazione,anche se il protagonista principale,Hiram Keller è quanto di più inespressivo Liberatore potesse trovare per il ruolo di Fletcher Christian.
Piccola parte per la pasoliniana Ines Pellegrini.
Buona la fotografia e la location,lemusiche squisitamente polinesiane sono di Augusto Martelli.
Film assolutamente introvabile,mai editato in lingua italiana in versione digitale;esiste in rete una versione in lingua inglese ricavata da una vhs
all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=ZRH6qVvhADg
Noa Noa
Un film di Ugo Liberatore. Con Gianfranco De Grassi, Hiram Keller, Marianna Camara, Carlo Puri. Avventura, durata 105 min. – Italia 1974.
Hiram Keller è Christian Flechter
Paolo Malco è Williams
Regia: Ugo Liberatore
Sceneggiatura: Ugo Liberatore,Roberto Gandus
Produzione:Alfredo Bini
Musiche: Augusto Martelli
Montaggio:Alberto Gallitti
Fotografia: Dario Di Palma
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
B.Legnani
La storia degli ammutinati del Bounty che, abbandonata Tahiti per evitare di essere catturati ed impiccati, fuggono sulla disabitata isola
Pitcairn. Massacro fra bianchi e i tahitiani che li avevano seguiti. Il primo tempo un po’ vuoto, poi il film cresce un po’.
Il protagonista, Hiram Keller, va ricordato per l’incredibile, quasi ineguagliabile, inespressività.
Undying
L’inventore del filone “erotico-esotico”, ovvero Ugo Liberatore, ripropone un film con attinenze sin dal titolo con il capofila (Bora Bora). L’erotismo, però, in questa occasione è limitato e posto in secondo piano rispetto al tema avventuroso, trattando Noa Noa una libera rivisitazione degli “ammutinati del Bounty”.
Da questo assunto, poi, l’autore non rifugge il tema sociologico (il colonialismo e conseguentemente il razzismo). Piuttosto lento, soprattutto nella prima parte, recupera ritmo verso la conclusione, quando ormai l’attenzione dello spettatore vien sostituita da una noia montante.
Fauno
A prescindere che sia il prosieguo di una storia che ci ha affascinato in molti, sorprende e sono ben messi in luce il degrado di un leader e la degenerazione a ruota dei suoi seguaci.
E questo dopo aver avuto un’idea luminosa di convivenza con gli indigeni. Ma basta ricordare cosa disse la Bergen in Soldato blu a proposito del motivo per cui non era rimasta con gli indiani,
per capire come anche qui vada tutto a rotoli. Keller e De Grassi, una volta tanto primattori, son davvero bravi e gli indigeni vengono da compagnie teatrali di Broadway. Ottimo!

Cinema e ricordi terza e ultima parte

Scrivere su un blog che parla di cinema significa, personalmente, trasmettere la passione per una forma d’arte che si è imparato a conoscere ed amare da molto più tempo che la memoria ricordi.
Significa anche che non avendo vincoli editoriali o laccetti di nessun genere, visto che un blog non ha nessun padrone ed è la forma di manifestazione del pensiero più libera in assoluto, significa dicevo potersi prendere d’autorità il lusso di non parlare per una volta del tale film o della tale biografia, ma abbandonarsi ai ricordi.
Con la speranza che a qualcuno la cosa interessi e che non abbandoni dopo due righe quello che colui che scrive cerca di raccontare.
Certo succederà, forse in maniera anche vistosa.
Ma oggi questo blog conta su una frequenza di visitatori superiore alle 2500 unità.
Il che può significare che a qualcuno piace anche scartabellare tra gli aneddoti, le storie e gli avvenimenti di un periodo più o meno remoto; ed è proprio a questa fascia di lettori che mi rivolgo usando la parola scritta per far riemergere dai miei ricordi fatti, aneddoti e storie di cinema appartenenti ad un passato che ai più non dirà nulla perchè non c’erano e ai meno porterà invece alla mente storie vissute nell’infanzia e nell’adolescenza accanto alla musa cinema, che per tanti anni è stato lo svago primario di diverse generazioni.
La seconda parte degli anni settanta segnò un’inversione di tendenza netta rispetto agli anni precedenti.
La cupa atmosfera che avvolgeva il paese,la crisi economica,quella petrolifera,il colera,le domeniche a piedi,il terrorismo diffuso erano
i segnali di un malessere profondo che si insinuava come un cancro nella società.
Ma ho già parlato di questo.
E’ ora invece di dare uno sguardo alla fine degli anni settanta e alle profonde modifiche che il decennio ottanta portò nei costumi e
nella cultura.
Il sequestro Moro con tutta la sua carica drammatica di violenza e il successivo ripudio della stessa,che determinò uno scollamento totale
tra il terrorismo e i giovani è una delle chiavi di volta della storia del nostro paese.
In una dimensione decisamente più piccola,ma non meno importante,va inquadrato il fenomeno che verrà definito del riflusso,ovvero l’abbandono
di tutto quello che c’era prima in favore di una chiamiamola vita sociale più aperta ala soddisfazione personale e meno alla coscienza collettiva e politica.
Discorso semplicistico,ovviamente.
Cause ed effetti sono molteplici e non possono certo essere disquisite in poche righe.
Semplificando al massimo,nei giovani si sviluppa una nuova coscienza e una nuova cultura.
Il bellissimo Shining di Kubrick
Parlando al personale,eravamo stanchi di violenza,di discorsi politici astrusi e fumosi che non avevano portato quasi da nessuna parte e
sopratutto avevamo voglia di scrollarci di dosso la polvere e l’odore nauseante del sangue,dei morti ammazzati.
Così complice un sempre maggior senso di stanchezza della politica,dell’impegno attivo e sopratutto scoprendo cose che per anni erano state accantonate,
come le passeggiate,la voglia di divertirsi e il disimpegno dalle cose “serie”,molti di noi abbandonarono la politica attiva.
E diventammo sempre di più,mentre lo stato reagiva con forza e sconfiggeva lentamente,ma inesorabilmente,il terrorismo.
Il nuovo decennio iniziò in modo completamente diverso da quello settanta.
Paradossalmente,ci volle un avvenimento sportivo,la vittoria ai campionati del mondo di calcio del 1982, a fare da traino a quella che diverrà la stagione degli yuppies e della cosi detta “Milano da bere”,agli anni dell’edonismo reganiano e al craxismo,agli anni dell’illusorio benessere che ci diedero uno spazio temporale tutto sommato breve di benessere diffuso che però avremmo pagato ad un prezzo altissimo nei decenni successivi,che culmineranno nella grande crisi di metà anni 90,quando dopo l’esplosione di Tangentopoli ci si rese conto che il benessere degli anni 80 altro non era stato che un’estate da cicale.
Su finire degli anni settanta il cinema entrò in una crisi drammatica.
Lo scanzonato The Blues brothers
Inferno di Dario Argento
Più volte ho citato,come una delle cause del declino del cinema stesso,la nascita delle tv private,che inondarono gli schermi televisivi di una montagna di film che inevitabilmente svuotarono di fatto le sale cinematografiche.
Ovviamente fu una delle cause più importanti,ma non la sola.
Scoprimmo nuove forme di divertimento.
E fra queste la discoteca.
Che divenne un punto fondamentale di aggregazione.
Si lavorava e studiava tutta la settimana in funzione del sabato sera,quando finalmente si andava in una delle tante discoteche cittadine a svagarsi e divertirsi.
Si riscoprì la coppia,ovvero la passeggiata con la ragazza del cuore la dove fino a qualche anno prima la si era trascurata a favore dell’impegno sociale.
Il macrocosmo divenne microcosmo,il personale si sostituì al collettivo,sic et simpliciter.
Ma il sabato c’era il rito collettivo della “Saturday night fever”,fenomeno importato dall’America dove il discorso eminentemente italiano dell’impegno sociale era nettamente meno importante.
Forse è inesatto dire meno importante,ma di sicuro svolto in modo diverso.
Tornando a bomba,il cinema venne tranquillamente messo da parte da larghi strati della popolazione giovanile.
In realtà c’erano anche altre cause a determinare il declino della serata al cinema.
A parte la tv,l’offerta scese vertiginosamente di qualità,una grande stanchezza culturale invase le produzioni.
L’impero colpisce ancora
L’irriverente Il Marchese del Grillo
Il postino bussa sempre due volte
Era come se fosse stato già detto tutto.
Facendo un parallelo,musicalmente successe più o meno la stessa cosa;il rock agonizzava,non c’era più la grande fioritura di gruppi e interpreti del periodo primi anni sessanta seconda metà anni settanta.
In pratica,tutto stava evolvendo.
O forse involvendo,dipende in quale ottica si guardi il fenomeno,ma è un discorso lungo e complesso.
Il cinema come ho setto agonizzava.
Iniziarono a chiudere molte sale,mentre le più importanti modificavano la loro estetica.
Divennero sale lussuose,con poltrone imbottite e l’immancabile (e per certi versi triste) moquette,molto fredde anche se decisamente comode e accoglienti.
La sala cinematografica dei pionieri,quella degli anni 50 e 60 divenne un reperto archeologico.
In quei decenni solo poche sale d’elite erano dotate di confort;l’unica di esse,nella mia città,era il Petruzzelli che peraltro era un teatro più che un cinema e che per riempire gli spazi vuoti della programmazione teatrale si prestava alla proiezione di pellicole.
Come dicevo,a poco a poco le sale iniziarono a chiudere.
Qualcuna tentò di sopravvivere trasformandosi in cinema a luci rosse,altre chiusero i battenti,altre furono demolite.
Tornando al personale e quindi alla mia città,a fine anni 60 erano più di trenta i cinema.
A inizi anni ottanta erano più che dimezzate.
Scomparvero il celebre Margherita,poi l’Oriente,l’Impero e il Kursaal Santalucia,l’Odeon e il Palazzo,il Supericema e tutte le arene,ovvero i cinema all’aperto.
Un’emorragia senza sosta che depauperò il patrimonio cittadino.
Fitzcarraldo
Ricomincio da tre
Nel frattempo cambiavano anche i gusti dei giovani,che sempre più massicciamente prediligevano altri tipi di divertimento;si andava a cinema con meno frequenza e si gustava appieno la stagione dell’effimero,quella che sarebbe stata la stagione dell’età dell’oro del divertimento a tutti i costi.
La sala cinematografica agli inizi degli anni ottanta si era ormai trasformata.
Sparita del tutto quella tradizionale,si era evoluta in qualcosa di diverso dal passato.
Dimezzate,avrebbero dovuto conservare il numero di spettatori degli anni precedenti visto che con minore offerta il pubblico avrebbe dovuto affollarle.
Invece no.
L’offerta di pellicole diminuì costantemente mentre la tv la faceva da padrona;la crisi toccò la fase più acuta nella seconda parte degli anni ottanta.
Nel 1985 si arrivò a toccare il fondo;si passa dai 525 milioni di biglietti venduti nel 1970 ai poco più di 120 di quell’anno,testimonianza senza appello di una crisi devastante che andrà avanti fino a decennio novanta inoltrato.
Nello stesso anno in Italia si produssero 80 film,il numero più basso di pellicole prodotte dal dopoguerra…
Muoino molti grandi registi,la crisi creativa tocca il culmine.La tv deborda e riempie giorno e notte gli schermi,mentre le stesse tv,grazie ad una delle tante leggi immonde del governo Craxi prolificano fino ad invadere l’etere e le frequenze tv.
Il che produrrà altri fenomeni,quasi tutti deleteri,come la nascita di programmi commerciali di infimo valore,le telenovele ecc.
Anche la tv entra in crisi,almeno come qualità e non di certo come mole di offerta.
Accanto a questo va citata la scomparsa di alcuni grandi registi,come Visconti e Rossellini e un altro fenomeno che diverrà devastante dopo la seconda metà degli anni ottanta,la capillare diffusione dei video registratori e delle video cassette.
Nascono decine di video noleggi che diffondono a macchia d’olio copie destinate ad uso domestico di film che solo pochi mesi prima erano in prima visione,decretando di fatto la morte dei cinema di seconda e successiva visione.
Excalibur
Blade runner
Questo il quadro,tutto sommato anche abbastanza desolante nella sua semplicità.
Una semplicità che sferrò un colpo quasi mortale al cinema,almeno a quello che per ottanta anni aveva affascinato e commosso,avvinto e divertito una sterminata platea di spettatori.
Sarà solo dopo la seconda metà degli anni novanta che il cinema,pur non tornando certo ai livelli pre crisi,ritroverà nuovo vigore con la nascita delle multisala.
C’è un altro aspetto del fenomeno home video che ebbe un’altra parte non indifferente nel quadro d’assieme del problema.
Ovvero la pirateria.
Dapprima in modo clandestino,poi sempre più alla luce del sole,venditori improvvisati inondarono il mercato con copie spesso di infima qualità di tutto ciò che era commercializzato dalle grandi case di produzione,con danni incalcolabili per le stesse,un po quello che succede ai giorni nostri con la rete Internet e la sua offerta presso che illimitata.
In definitiva,proprio gli anni dell’imperiosa diffusione di mezzi di registrazione,di enorme offerta di pellicole si trasformano in una Waterloo per il cinema stesso.
Il che porta inevitabilmente a guardare gli anni precedenti alla grande crisi come il periodo più bello e variegato allo stesso tempo per il mondo della celluloide.
Amici miei atto secondo
Sconfitto in seguito dalla tecnologia,che paradossalmente sarà poi il vettore trainante della ripresa in atto dalla seconda metà degli anni novanta.
Oggi il cinema è profondamente cambiato;i film coraggiosi,girati quasi con incoscienza,senza badare alla resa del profitto sono ormai delle mosche bianche.
Tutto ruota quasi esclusivamente attorno al box office,i blockbuster sono generalmente stracolmi di effetti speciali e sono studiati a tavolino per rendere il massimo.
Il che porta a paragoni nostalgici proprio con quel cinema coraggioso e incosciente degli anni sessanta e settanta.
Ma la storia evolve,sempre,verso un futuro non scrutabile.

Scarface
Il grande freddo
Il ritorno dello Jedi
C’era una volta in America
Non ci resta che piangere
Dune
Birdy,le ali della libertà
L’anno del Dragone
Stand by me-Ricordo di un’estate
Il nome della rosa
Velluto blu
Mission
La mosca
Regalo di Natale
Full metal jacket
Gli intoccabili
L’impero del sole
Il pranzo di Babette
Bagdad cafè
Le regine dei sogni anni 70 oggi parte quarta

Uno degli articoli più seguiti su Filmscoop riguarda certamente la gallery di foto delle attrici più belle e famose degli anni 60 e 70 ai giorni odierni https://filmscoop.wordpress.com/2010/11/05/le-regine-dei-sogni-anni-70-oggi/ e https://filmscoop.wordpress.com/2014/09/18/le-regine-dei-sogni-anni-70-oggi-parte-seconda/ e https://filmscoop.wordpress.com/2014/10/26/le-regine-dei-sogni-anni-settanta-oggi-parte-terza/
Ecco una nuova galleria di altre attrici. Sono donne bellissime,sensuali alle prese con il passare degli anni; oggi sono tutte delle mature signore,ancora belle e affascinanti.Alcune di loro hanno proseguito regolarmente l’attività cinematografica,altre sono diventate manager,lavorano nel cinema ma non più come attrici, altre non hanno più avuto a che fare con il grande schermo.Questi sono i loro volti,oggi.
Una delle bellissime anni 70,Anita Strindberg in una più unica che rara foto odierna
Un’altra bellissima:la affascinante interprete di Titti in Amici miei,Silvia Dionisio
Britt Ekland
L’interprete di Laguna blu,Brooke Shields
Charlotte Rampling
Claudia Cardinale
Daniela Poggi
Era Ilsa la belva delle SS: Dianne Thorne
Eleonora Giorgi
Una delle regine della moda in passerella:Elsa Martinelli
Tanti anni fa era la star di Spazio 1999: Gabrielle Drake
Giuliana De Sio
Ex Guapa in Discoring e poi attrice: Gloria Piedimonte
Helen Mirren
Ida Di Benedetto
Irene Papas
Isabella Ferrari
Lia Tanzi
Liana Orfei
Marina Malfatti
Milena Vukotic
Monica Guerritore
Nicoletta Elmi
Ornella Muti
Ottavia Piccolo
Pam Grier
Pamela Villoresi
Patrizia Webley
Solvi Stubing
Stefania Sandrelli
Susan George









































































































































































































































































































































































