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Il debito coniugale

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In un piccolo borgo Romolo lavora nel distributore di benzina di sua moglie;pigro e indolente,Romolo non ha alcuna
voglia di lavorare e sopporta sempre meno la giunonica compagna,Ines,con la quale è sposato da 10 anni.
L’occasione propizia di evadere dalla prigione nella quale ormai è rinchiuso capita a Romolo il giorno in cui si
imbatte casualmente in Orazio,una vecchia conoscenza,che girovaga in lungo e in largo senza meta e senza punti di riferimento.
Affascinato dai racconti del compagno,Romolo abbandona la stazione e sua moglie e segue Orazio nel suo vagabondaggio;
lungo il percorso fatto assieme Romolo traveste una pecora da montone per rimediare due soldi;scoperto dalla donna che doveva
acquistare l’animale,non prima di averne goduto le grazie Romolo fugge con Orazio finendo per imbattersi,su una spiaggia,in Candida.
La bellissima ragazza,ad onta del suo nome,ha una sessualità libera e sfrenata e mal sopporta le limitazioni imposte dal marito e così finisce per aggregarsi ai due.
Adesso i girovaghi sono tre,alle prese però con i bisogni più elementari.

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Orazio Orlando e Anita Ekberg

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Lando Buzzanca

E’ Romolo ad avere l’idea giusta;in un paesino organizza uno spogliarello di Candida con i maschi del paese;per ogni capo tolto
la donna viene ricompensata con laute mance.Ma mentre la lotteria strip tease è arrivata alla parte cruciale,interviene la polizia
e i tre riescono a scappare per puro caso.
Finalmente hanno un po di denaro per rifocillarsi.
Intanto Ines non riesce a darsi pace per la fuga del marito e sfoga la sua rabbia con il prete che dieci anni prima le aveva proposto
come buon marito l’indolente Romolo.
Durante un pranzo,Romolo mangia troppe salsicce e finisce per stramazzare al suolo;convinto che l’uomo sia morto,Orazio va via e decide
di informare Ines del decesso.
Giunto nella stazione di servizio di Ines,Orazio si lascia irretire dalla donna e alla fine decide di restare con lei.
Nel frattempo Romolo,che non è affatto morto ma ha fatto solo indigestione di salsicce si riprende;vista la partenza dell’amico
non si perde d’animo.
Con Candida e un giovane hippy riprende la vita errabonda alla quale non sa più rinunciare e si avvia verso nuove avventure
con i suoi amici.

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Barbara Bouchet

Girato nell’incantevole cornice del promontorio del Gargano,tra le sabbie di Peschici e le numerose conche della località turistica pugliese,
Il debito coniugale è una commedia del 1970, girata in stile on the road da Franco Prosperi,regista romano autore di una ventina di pellicole
fra le quali vanno segnalate La settima donna e Io non spezzo,rompo.
Un film che si snoda fra alti e bassi,con momenti di buona comicità (la vendita della pecora) e momenti di stanca,ma con risultati alla fine apprezzabili.
Merito del duo Lando Buzzanca e Barbara Bouchet,due dei più importanti attori leggeri degli anni sessanta,qui riuniti per la prima volta.
I due mostrano un affiatamento che darà ulteriori frutti in seguito mentre decisamente in imbarazzo appare Orazio Orlando che non aveva particolari doti comiche;relegata in un ruolo secondario Anita Ekberg.
La pellicola ammicca in qualche modo ai road movie,raccontando anche se molto marginalmente la voglia di libertà dei giovani che avevano vissuto
la gloriosa epopea hippy;marginalmente perchè Prosperi non affronta discorsi impegnativi o non fornisce motivazioni profonde alla fuga dei tre
compagni di vicissitudini,lasciando spazio alle avventure abbastanza casuali che i tre vivono.

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La dimostrazione arriva durante il famoso pranzo in cui Orazio fa indigestione di salsicce,espediente narrativo abbastanza goliardico
che segna il finaledel film,in fondo abbastanza malinconico in cui i ruoli dei due protagonisti si capovolgono.
Romolo diventa uno spirito libero mentre il vagabondo Orazio rientra tra i ranghi;il tutto affrontato con il sorriso sulle labbra e con un tono di leggerezza tale da suggellare quanto si è visto solo come commedia.
La riprova è la canzone cantata da Pippo Franco durante il pranzo “fatale” e che recita in un passo “dormi dormi bimbo bello
che tuo padre è un cornutello e tua madre è una bigotta dormi fio de ‘na mignotta se non dormi stai sicuro
che te pio e te sbatto ar muro e così passa la bua dormi li mortacci tua
Ecco a ben vedere questa canzone è l’epitaffio di un film che avrebbe potuto avere un altro svolgimento,una commedia satirica e che invece rimane negli angusti spazi della commedia leggera;praticamente assente la componente sexy,visto che la Bouchet mostra le sue grazie davvero di sfuggita.
In ultima analisi comunque siamo di fronte ad un prodotto perlomeno gradevole,impalpabile nella sua inconsistenza ma che in fondo non aveva nessuna ambizione artistico/culturale.
Praticamente invisibile,questo film è passato in sordina sulle tv commerciali mentre in rete circola solo in una versione davvero mediocre ottenuta da una vecchia VHS.

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Il debito coniugale

Un film di Franco Prosperi. Con Barbara Bouchet, Orazio Orlando, Lando Buzzanca, Pippo Franco, Mario Carotenuto, Angela Luce, Anita Ekberg, Nerina Montagnani
Commedia, durata 85 min. – Italia 1971.

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Lando Buzzanca: Orazio
Pippo Franco: il cantastorie hippie
Barbara Bouchet: Candida
Anita Ekberg: Ines
Orazio Orlando: Romolo
Mario Carotenuto:Il prete

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Regia Franco Prosperi
Soggetto Massimo Franciosa
Sceneggiatura Massimo Franciosa, Giancarlo Del Re, Marina Chierici, Massimo Andrioli; dial. Massimo Franciosa
Casa di produzione Cinegai
Distribuzione (Italia) Panta Cinematografica
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Carlo Pes, Peppino De Luca
Scenografia Arrigo Equini

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L’opinione di SaintlySinner dal sito http://www.filmtv.it

L’idea non è neanche male. Tre persone che si incontrano, fuggono dalla noia della vita quotidiana attraverso un pellegrinaggio senza meta,
cominciano a volersi bene. Il film però è costruito abbastanza male, punta tutto sulla comicità che difficilmente strappa un sorriso.
Uno dei primi esempi di road movie all’italiana.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Undying

Tolta la Bouchet (al top della forma fisica) e la scena della “pesa” pettorale, si sviluppa malamente, perdendo per strada quanto di buono
(Carotenuto, Orlando, Buzzanca e Anita Ekberg) poteva invece sostenere. Lento e avvicendato lungo sentieri e prati, non brilla per scenografie (per lo più naturali) né tantomeno per dialoghi circonvicini al surreale. Pippo Franco in una particina malinconica (il viandante) era ancora di là dal raggiungere la notorietà… Inadempiente.
Homesick

Road movie di campagna la cui immane fiacchezza vanifica il vento libertario che vorrebbe far spirare. La coppia Buzzanca-Orlando non va (il primo è ben al di sotto dei suoi standard e il secondo non ha proprio la stoffa del comico), così a guadagnarsi l’attenzione sono la solarità della ninfomane Bouchet e le poche battute del fratacchione Carotenuto; la Ekberg è solo un nome di pregio, mentre Pippo Franco intona una delirante nenia come ne L’odio è il mio dio.
Ciavazzaro

Insipido. Visto numerose volte su odeon tv, il film è caratterizzato dalla sua pochezza, con la Bouchet usata solo come sirena per attirare il pubblico, la Ekberg e Carotenuto sprecatissimi.
Mediocre Buzzanca, incommentabile Orlando. C’e anche la Montagnani.

Matalo!

Prosperi cerca di alzare il tiro e certi momenti non sono male, però il film non ha il coraggio di svilupparsi fino in fondo e resta una cosina che avrebbe potuto esser migliore.
Pensare a un road movie nell’Italia sempre bruciata dal sole delle estati anni 70, con inni alla libertà più promiscua (e con la “condanna” inflitta al più in apparenza guascone dei due)
poteva portare a risultati più frizzanti: una mini epopea di caratteri e atmosfere; peccato. Bellissima la Bouchet e generosa la Ekberg bruna.
Saintgifts

Più che un on the road movie è un off road, visti i tanti sentieri percorsi dal trio di interpreti, un Buzzanca spirito libero e truffaldino, Orlando fuggitivo (quello del debito coniugale non assolto) e la Bouchet allegra ninfomane. La storia non è male per una commedia di quell’epoca, la sceneggiatura invece è povera e non offre molti spunti per qualche genuina risata, con un Buzzanca in affanno.
Scarsa anche la componente erotica che, con la presenza di una disinibita Bouchet, poteva essere più maliziosamente eccitante.

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marzo 16, 2016 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

Il tuo piacere è il mio

Il tuo piacere è il mio locandina

Unico lungometraggio del regista Claudio Racca,più conosciuto come direttore della fotografia (suoi lavori come Valeria dentro e fuori,
Un fiocco nero per Deborah,Commissariato di notturna tra le produzioni),Il tuo piacere è il mio è un decamerotico caratterizzato dal cast di prim’ordine utilizzato e dall’assoluta mancanza di riscontro ai botteghini,dove si rivelò un flop clamoroso,tanto da rendere il film un invisibile,
ruolo che ha ricoperto a tutt’oggi.
Ad onta dei soldi spesi per ingaggiare un cast che non ha uguali nel campo dei decamerotici e che comprende artisti del calibro di Carlo Giuffrè e Eva Aulin,Silvia Koscina e Barbara Bouchet,Femi Benussi e Erna Schurer,Lionel Stander e Leopoldo Trieste per non parlare di ottimi comprimari come
Umberto Raho,Pupo De Luca,Marisa Solinas il film fu un fiasco clamoroso.
E i motivi sono da ricercare nei dialoghi francamente beceri e volgari e nella struttura del film,che dai decamerotici riprende la classica ripartizione in novelle che questa volta si rifanno ad un’opera di Honorè De Balzac (secondo almeno quanto citato nei credit) ovvero Le sollazzevoli istorie edito nel 1837.

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Lionel Stander e Eva Aulin

Il quale sicuramente si sarà rivoltato nella tomba nel vedere la sua opera ridotta al rango di sgangherata barzelletta da taverna.
De Balzac aveva creato un’opera in cui la beffa,l’intrallazzo amoroso,l’adulterio erano qualcosa che si ispirava alla migliore tradizione comico/satirica francese,con riferimenti a Rabelais o all’Heptaméron della Regina di Navarra.
Qui siamo in campo cinematografico e come già accaduto per messer Boccaccio,per Caucher,per l’Aretino o Masuccio Salernitano tutto si riduce
a comica di infimo ordine e banale scusa per l’esposizione di terga e seni delle belle attrici del cast,forse l’unica cosa di rilievo del film assieme ai costumi utilizzati.
Ben poca cosa,purtroppo.
Il film si apre con due ragazze nude che giocano nel cortile di un castello (fra di esse Erna Schurer);è l’introduzione a sei novelle raccontate durante un convivio (praticamente l’espediente più usato nei decamerotici,ripreso dal Decamerone di Boccaccio) in cui un nobile fiorentino invita i suoi ospiti a raccontare storie licenziose.
La prima vede una giovane marchesa tentare di seguire i consigli del suo confessore che la sprona ad essere all’altezza di alcune sante dai costumi molto liberi.
L’ingenua (ingenua?) marchesa,interpretata dalla bella Eva Aulin scoprirà quanto è piacevole essere accarezzata da un giovane…
La seconda novella,raccontata a tavola da un Cardinale,è un ensemble di storielle sconce mentre la terza racconta le vicende di una tintora che dopo essersi trastullata con un frate vedrà come frutto della relazione la nascita di un figlio.

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Erna Schurer

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Sylvia Koscina

La quarta ha come protagonista il re francese Francesco I che è stato fatto prigioniero dall’imperatore Carlo V d’Asburgo e che ne approfitta per divertirsi con due belle spagnole ospiti dell’imperatore.Una delle due donne con molta furbizia riesce ad ottenere l’assoluzione sia dal papa che da un cardinale.
La quinta novella si svolge temporalmente durante il concilio di Costanza,durante il quale una prostituta mette tutto a soqquadro con la sua bellezza scatenando la bramosia di buona parte dei convocati,fra i quali sacerdoti,alti prelati e persino cardinali.
L’ultima novella,che chiude il film vede protagonista un Marchese che,per consolarsi dei rifiuti continui della sua bella sposa a concedersi carnalmente (la donna è in realtà l’amante del re) finisce per andare con una prostituta che gli trasmette una malattia venerea.
Come si evince dalla trama,siamo di fronte a novelle sboccate e prive di gusto,ben lontane dallo spirito quasi goliardico di Balzac.
Il cast utilizzato è quindi sprecato in malo modo;i decamerotici in fondo erano i film più facili da girare in quanto non richiedevano particolari attenzioni.

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Femi Benussi

Racca riesce quindi a sprecare il budget ricavandone un film di bassa lega,che non riesce a strappare un sorriso in nessun modo.
A completare la performance ecco una sgangherata colonna sonora,degna più di un film della serie interminabili di Pierino che di un film con qualche velleità.
Scomparso del tutto dai circuiti televisivi o dell’home video,il film esiste oggi solo in una versione inguardabile ricavata da una videocassetta.
Il tuo piacere è il mio

Un film di Claudio Racca. Con Femi Benussi, Anna Maestri, Aldo Giuffré, Barbara Bouchet, Sylva Koscina, Erna Schurer, Ewa Aulin,
Attilio Dottesio, Giacomo Furia, Umberto Raho, Lionel Stander, Lorenzo Piani,
Marisa Solinas, Giuseppe Alotta, Duilio Cruciani Commedia erotica, durata 93 min. – Italia 1972

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Ewa Aulin: marchesa Cavalcanti
Femi Benussi: contessa Joselita Esteban De Fierro / Rosalia
Barbara Bouchet: prostituta
Aldo Giuffré: granduca
Sylva Koscina: moglie del tintore
Erna Schurer: granduchessa
Lionel Stander: marchese Cavalcanti / cardinale di Ragusa
Leopoldo Trieste: tintore
Marisa Solinas: damigella della granduchessa

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Regia Claudio Racca
Soggetto Claudio Racca
Sceneggiatura Claudio Racca
Produttore Anselmo Parrinello, Paolo Prestano
Casa di produzione Naxos Film
Distribuzione (Italia) Panta distribuzione
Fotografia Claudio Racca
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Franco Bixio
Scenografia Luciano Vincenti
Costumi Luciano Vincenti

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L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Verginelle vogliose, preti satiri, mariti cornuti, burle a scopo sessuale: siamo in pieno decamerotico, anche se Claudio Racca non si rivolge direttamente alle fonti primarie che hanno alimentato il genere (la letteratura ‘licenziosa’ del Boccaccio e dell’Aretino), bensì a Honorè De Balzac, con tanto di didascalia finale che dovrebbe in qualche modo nobilitare il film spiegando – con la penna dello scrittore francese – come l’uomo storicamente sia sempre lo stesso, ieri come oggi come domani, impegnato a riempirsi la pancia e a sfogare i suoi più bassi istinti. Nulla di sorprendente: ci provavano tutti.
Tutti i registi di simili prodottini a costo infimo ed esteticamente tirati via cercavano di darsi un tono con la citazione di qualche nome culturalmente altisonante; Racca peraltro qui esordisce dietro la macchina da presa, dopo un decennio di carriera come direttore della fotografia, e firma anche la sceneggiatura. L’unico ‘effetto speciale’ che ha a disposizione è rappresentato dal cast decisamente onorevole, soprattutto per una pellicola di tale risibile stampo: gli interpreti principali sono Lionel Stander, Sylva Koscina, Aldo Giuffrè, Barbara Bouchet, Leopoldo Trieste, Femi Benussi, Umberto Raho, Ewa Aulin, Giacomo Furia, Marisa Solinas e Pupo De Luca. Una parola va spesa per quest’ultimo: attore di secondo piano ma non disprezzabile, utilizzato sempre per parti minori, detiene probabilmente il record di presenze nel genere decamerotico, avendone collezionate all’incirca una decina in un filone a tutti gli effetti non molto ampio.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Decamerotico di qualche pretesa (ci sono Giuffré, la Koscina, Stander, Leopoldo Trieste e molti altri), ricavato stavolta da “Les Contes drolatique” (=I racconti giocosi) di Balzac (almeno così si legge). Sullo schermo siamo alla tavola del Re, ma in realtà siamo nella mediocrità più vieta. Arriva solo qualche striminzita risatina.
L’Ubalda vince 3 a 0, e senza fatica.
Undying

Decamerotico di certo stile visivo (cifrare il cast femminile) che pecca di mancato approfondimento comico. Firmato da un regista che girerà poca altra roba, tra cui un documentario a sfondo “erotico” (Love Duro e Violento, 1985) vanta la pretesa discendenza dalle novelle francesi di Honoré de Balzac.
Forse questo è uno dei motivi che lo distanzia dalla volgare e scollacciata comicità nostrana, rendendolo meno interessante di altri titoli appartenenti al genere.
Gradevole per la variegata quantità di attrici, sulle quali predomina la bellissima Eufemia.

Homesick

Insolita cornice aristocratica e medesimi attori impiegati in ruoli diversi per episodi di genere decamerotico flosci e monchi che vantano derivazione
da “Le sollazzevoli historie” di Honoré de Balzac. La ragion d’essere proviene dal ricco cast femminile – notevoli la Schurer e la Solinas tutte ignude
al lavacro e la Aulin con gambe e piedi in bella mostra – e dall’inedita presenza del doppiatore Sergio Graziani nelle nobili vesti di Francesco I di Francia.
Demenziale la canzone sui titoli di testa.

marzo 15, 2016 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , , | 2 commenti

Il castello dalle porte di fuoco

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Tardo gotico uscito nelle sale nel 1971,Il castello dalle porte di fuoco è una produzione low budget diretta da Josè Luis Merino,onesto artigiano del B movie autore,prima di questa pellicola,di una serie di film appartenenti a svariati generi,dall’euro spy al western all’horror.
Molto conosciuto in Italia tra gli amanti del cinema di serie B per Zorro la maschera della vendetta e per Zorro il cavaliere della vendetta,Merino tira giù una pellicola senza grossi sussulti,con pochissimi soldi ma con qualche buona idea.
L’ambientazione è quella tipica del gotico venato di horror,un castello,un misteroso assassino dalle sembianze mostruose
con l’aggiunta di un pizzico (davvero tale)di castigato erotismo.
Tanto da far credere che se girato tra il 67 e il 69 i risultati sarebbero stati più accettabili;negli anni settanta il gotico era ormai tramontato come genere e l’interesse per questo particolare tipo di film era ormai scemato.
Il castello dalle porte di fuoco si apre con la protagonista Ivana Rakowski (l’italianissima Erna Schurer) che viene assunta da un’agenzia per lavorare presso il barone Janos Dalmar,un uomo sul quale corrono strane voci,tutte allarmanti.

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Ivana le apprende immediatamente;si mormora che le donne che hanno avuto a che fare con il barone in passato abbiano tutte
fatto una brutta fine.
Nonostante gli avvertimenti ricevuti,la donna si reca lo stesso presso il castello di Dalmar,che a sorpresa si rivela essere uomo raffinato e a suo modo affascinante.
Ben presto le preoccupazioni di Ivana svaniscono,cosa favorita dall’affiatamento raggiunto con il Barone.
Ma a turbare tutto ecco arrivare la misteriosa morte di Olga,governante del castello,seguita subito dopo dall’altrettanto inquietante morte di Cristiana,una domestica.
Per Ivana è l’inizio di un incubo.
Convinta che dietro la morte delle due donne ci sia Janos,che agirebbe in preda a furiosi attacchi di licantropia,
Ivana decide di trovare una cura per guarirlo.
La notevole attrazione che esiste tra i due porta Janos a chiederle di sposarlo,cosa che Ivana,ormai innamorata di lui accetta di buon grado di fare.
Ma la prima notte di nozze ecco che le morti misteriose delle due donne trovano una spiegazione; mentre Janos è impegnato fuori dal castello,attratto dall’improvviso abbaiare dei cani,Ivana viene assalita da un uomo orribilmente sfigurato…

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Una sceneggiatura abbastanza scontata nel suo svolgimento fa da cornice ad un film che però non delude nonostante la pochezza di mezzi a
disposizione di Merino.
Certo,siamo di fronte ad un puzzle che compone diverse sceneggiature,con il classico laboratorio del dottore che per una volta non è il tradizionale “mad doctor”;c’è il classico “mostro” che uccide per motivi banali,la bellona che si innamora del sospetto e anche l’happy end.
Ma alla fine il risultato non è dei più malvagi.
Pochi colpi di scena,poca suspence ma un andamento lento che per fortuna non annoia.
Curiosa la decisione di affidare il ruolo della dottoressa in chimica alla bellona nostrana Erna Schurer,francamente poco credibile
in tale ruolo in loco della ben più espressiva Agostina Belli,relegata nel ruolo di vittima sacrificale del mostro.
In realtà la Belli aveva alle spalle solo 5 pellicole e in queste non era stata tra le protagoniste,mentre la Schurer,al secolo Emma Costantino era già una piccola star del B movie,con alle spalle film come Le salamandre e sopratutto La bambola di Satana.

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Ma in fondo sono dettagli.
Dscreta la prestazione di Charles Quinney nel ruolo del Barone.
Film completamente dimenticato che è estremamente raro da trovare.
Esistono in rete alcune versione più o meno tagliate,ma tutte in inglese e senza sottotitoli.

Il castello dalle porte di fuoco
Un film di José Luis Merino. Con Agostina Belli, Erna Schurer, Charles Quiney, Christin Galloni, Giancarlo Fantini,
Ezio Sancrotti, Enzo Fisichella Horror, durata 96 min. – Italia 1971.

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Erna Schurer: Ivanna Rakowsky
Charles Quinney: Janos Dalmar
Agostina Belli: Cristiana
Cristiana Galloni: Olga
Mariano Vidal Molina: Ispettore

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Regia José Luis Merino
Soggetto Enrico Colombo, María del Carmen Martínez Román e José Luis Merino
Sceneggiatura Enrico Colombo, María del Carmen Martínez Román e José Luis Merino
Produttore Roger Corman
Casa di produzione Prodimex Film e Órbita Films
Fotografia Emanuele Di Cola
Montaggio Sandro Lena

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Opinione tratta dal sito http://www.filmhorror.com

(…) Ecco uno dei tanti film finito (ingiustamente) nello spietato tritacarne della critica più negativa. Negli anni, IL CASTELLO DALLE PORTE DI FUOCO è stato spesso e volentieri bistrattato decisamente più del dovuto.
Intendiamoci, di esaltante o di geniale non c’è davvero nulla, ma la sceneggiatura è solida, Merino è bravo a girare e l’ambientazione gotica funziona. Erna Schurer ha una bella parte e il livello medio di recitazione va ben oltre la sufficienza.
Sarebbe superfluo stare a specificare che non si toccano le vette del cinema di Mario Bava, anche perché tutto scorre in maniera molto semplice e lo stile del regista spagnolo è piuttosto elementare, va però riconosciuto a Merino il merito di
saper creare un certo interesse nello spettatore che, trovandosi a dover fare i conti con un ritmo non certo scoppiettante, può comunque trovare nel film diversi elementi interessanti.(…)

L’opinione di Wang yu dal sito http://www.filmtv.it

Lento come una lumaca,non fa paura,non inorridisce.

L’opinione di Undijng dal sito http://www.davinotti.com

Horror italo-spagnolo che guarda al gotico di casa nostra anche se poi si sviluppa -grazie ad una sceneggiatura quantomeno originale- quasi come un giallo. Lontano da spettri e magioni infestate, Josè Luis Merino punta l’obiettivo sulla misteriosa
figura di un eccentrico Duca e sugli studi (da questi avanzati) centrati sulla ricerca di un elisir di lunga vita. Peccato che il budget (curato da Corman) imponga, prevalentemente, una messa in scena davvero povera, aggravata dalla totale assenza
di trucchi e effetti speciali. Partecipazione italiana per attori (Agostina Belli) e musica (Malatesta).

L’opinione di Il gobbo dal sito http://www.davinotti.com

Il vecchio Merino prende il cast dei suoi Zorro e lo ricicla in un gotico ravvivato da qualche tetta e compilato avendo davanti l’abbecedario del genere. I cui adepti (quorum ego) tutto sommato possono apprezzare, o quantomeno non annoiarsi troppo.
La Schurer chimica è pressappoco sullo stesso piano di Mario Tessuto fisico nucleare.

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marzo 14, 2016 Pubblicato da: | Horror | , , | Lascia un commento

La signora ha dormito nuda con il suo assassino

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Roy Schroder è un quarantenne dipendente in tutto dalla ricca moglie Elisabeth;la donna,conscia del suo
potere su di lui,lo tiranneggia a tal punto che Roy medita,con l’aiuto dell’amante Jane,di sbarazzarsi dell’ingombrante consorte e convolare a nuova vita con Jane.
Pe poter attuare il loro piano ed ereditare le sostanze di Elisabeth però i due devono compiere un delitto perfetto facendo passare la morte della donna per un suicidio.
Tutto viene preparato con meticolosità ma al momento dimettere in pratica il diabolico piano ecco il colpo di scena: due balordi rapinano Elisabeth,la colpiscono con violenza e subito dopo ne portano via il corpo.
Sgomenti,i due amanti si rendono conto che la mancanza del corpo può diventare un boomerang, generando sospetti negli inquirenti.
Roy tuttavia è convinto che la moglie sia ormai morta,così decide di mettere in opera il piano che aveva elaborato all’insaputa di Jane;uccide così l’amante per non dividere la cospicua eredità di Elisabeth.
Ma la moglie non è affatto morta;a conoscenza del piano diabolico dei due amanti,Elisabet aveva preparato delle contromosse
Davanti all’esterrefatto Roy,Elisabeth lo ricatta dicendogli che da quel momento in poi l’uomo si trasformerà nel più perfetto dei mariti,pena la denuncia del suo piano omicida.

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La signora ha dormito nuda con il suo assassino 7
Per Roy l’incubo continua…
La signora ha dormito nuda con il suo assassino è un thriller teutonico diretto dal regista berlinese Wolfgang Becker nel 1970,
completamente sconosciuto in Italia,autore in carriera di una cinquantina di opere,molte delle quali girate dopo questo film
per la tv tedesca.
Un thriller tradizionale,con colpi di scena e dal finale in stile delitto e castigo.
La novità questa volta è nella vendetta della moglie tradita,che decide di ono denunciare il marito fedifrago ma di legarlo a
se a doppio filo,costringendolo ad una vita coniugale peggiore della galera a cui sarebbe stato destinato l’uomo.
A leggere la trama sembrerebbe un film avvincente e ricco di colpi di scena;purtroppo non è così e la sceneggiatura
mostra ben presto limiti e incongruità,con l’aggravante dell’andamento narcolettico della pellicola,diretta con poco nerbo e molta approssimazione da Becker. A ciò va aggiunta anche la palese incapacità degli attori,un cast di carneadi in cui l’unica presenza professionale è costituita
dall’attrice francese Veronique Vendell,che in Italia aveva conosciuto una certa notorietà con Vedo nudo,Per grazia ricevuta e Il commissario Pepe.
Ich schlafe mit meinem Mörder,titolo originale del film in realtà,tradotto,significa “Ho dormito con il mio assassino“;

La signora ha dormito nuda con il suo assassino 8

La signora ha dormito nuda con il suo assassino 2
la distribuzione italiana,come si usava spesso all’epoca dell’uscita del film aggiunse un ammiccante “nuda”,che doveva richiamare
in sala qualche spettatore in più.
Non andò così e il film non solo non ebbe successo,ma finì per essere consegnato all’oblio.
Ancora oggi risulta tra i più difficili da reperire.
Anonima la regia,la sceneggiatura e la fotografia.
Un film senza nessuna attrattiva particolare

La signora ha dormito nuda con il suo assassino

Un film di Wolfgang Becker. Con Peter Capell, Véronique Vendell, Harald Leipnitz Titolo originale Ich schlafe mit meinem Mörder.
Giallo, durata 93 min. – Germania 1971.

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Harald Leipnitz … Joy
Ruth-Maria Kubitschek … Elisabeth
Véronique Vendell Jane
Friedrich Joloff… Inspettore
Peter Capell … Vanetti
Wolf Harnisch … Burckhardt

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Regia: Wolfgang Becker
Sceneggiatura: Willibald Eser, Werner P. Zibaso
Produzione: Wolf C. Hartwig,Ludwig Spitaler
Musiche: Martin Böttcher
Montaggio: Jan Catell

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Ruth Maria Kubitschek, Harald Leipnitz  Aus der Sex-Krimi-Komödie ,,Ich schlafe mit meinem Mörder", auch ,,Trio pervers", von Wolfgang Becker. BRD 1970  Bildgröße 29x21 cm  FILMFOTOARCHIV JAUCH UND SCHEWIKOWSKI

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marzo 13, 2016 Pubblicato da: | Thriller | , | 3 commenti

Come fu che Masuccio Salernitano fuggendo con le braghe in mano riuscì a conservarlo sano

 

Come fu che Masuccio Salernitano locandina 0

Dopo il Decameron di Boccaccio,il Canterbury di Chaucher e le novelle di Pietro l’Aretino,ecco che è la volta del Novelliere di Masuccio Salerntano,che viene saccheggiato in questo film del florido filone dei decamerotici dal titolo divenuto leggendario,ovvero Come fu che Masuccio Salernitano fuggendo con le braghe in mano riuscì a conservarlo sano.
Un titolo in puro stile Wertmuller,in un film che si discosta un pò dai tradizionali film del genere erotico/medioevalein auge dopo il successo del Decameron di Pasolini.
Nettamente più curato nei dialoghi,Masuccio Salernitano esce nelle sale nel 1972 per la regia di Silvio Amodio,che nello stesso anno girò un altro decamerotico dal titolo ameno,…E si salvò solo l’aretino Pietro con una mano avanti e l’altra dietro e che in seguito si specializzerà in film del filone commedia sexy con pellicole come Alla ricerca del piacere (un thriller sexy),La minorenne,Peccati di gioventù,Quella età maliziosa.

In questo film i protagonisti sono due falsi preti che grazie ad una serie di camuffamenti sbeffeggiano e imbrogliano un nutrito gruppo di creduloni.
Nella prima burla,effettuata ai danni di un convento,i due spacciano una mano con avambraccio mummificato per la “Santa reliquia di San Luca,quella beata mano che tanto scrisse per la Beata Vergine Maria“; la seconda beffa vede protagonista un giovane incapricciato di una bella contadina,sposata ad un villico rozzo e incolto.Per continuare a vedere il suo amante e sviare i sospetti del marito,la donna si finge posseduta
da demonio;costretto da fra Geronimo a lasciare per quaranta giorni il talamo nuziale,il villico si rifugia tra le montagne mentre il giovane spasimante si sollazza con la scaltra contadinella.

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Come fu che Masuccio Salernitano 3

Di beffa in beffa,fra Geronimo e frate Partenope riescono a truffare un prete che grazie al confessionale
aveva rapporti con le parrocchiane e gli spillano un mucchio di quattrini,costringendo il prete gaudente a doversi auto assolvere dai peccati commessi,fanno finalmente giacere un nobile con la moglie di un oste e alla fine aiutano un frate a recuperare le mutande che aveva lasciato in casa di un cornuto spacciandole ancora una volta per reliquie sante.
Un film con qualche buona uscita e senza particolari volgarità,che erano i punti di forza dei decamerotici.
E anche privo di nudi volgari,se vogliamo,visto che di attrici in abiti succinti ne compaiono giusto quattro e per pochissime scene.
Potremmo quindi definire questo film un ibrido,realizzato più per divertire che per allupare ancora una volta
gli spettatori di questo particolare genere cinematografico.
Nel cast compaiono,nei panni dei due frati mattacchioni e gaglioffi due buoni caratteristi,Piero Lulli e Gianni Musy mentre per una volta non ci sono nomi particolarmente famosi fra le “donnine allegre”

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L’unica con una relativa fama è Barbara Marzano,che lavorerà in altri 5 decamerotici e chiuderà la propria carriera con il pessimo La sanguisuga conduce la danza.
Location agresti e costumi stringati al massimo,che probabilmente navigavano da un set all’altro.
Un film costato due lire,ma dal risultato tutto sommato non disprezzabile.
Da qualche mese è uscita la versione in dvd mentre è possibile visionare il film scaricando il
file http://wipfiles.net/gjuofj4y7yuw.html che è in una splendida qualità digitale.

Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano

Un film di Silvio Amadio. Con Gianni Musy,Giulio Donnini, Romano Bernardi, Giorgio Favretto, Barbara Marzano,
Carmen Silva, Rina Franchetti, Piero Lulli, Fernando Cerulli, Emilio Marchesini, Sergio Serafini,
Thea Fleming, Lina Alberti, Vinicio Diamanti, Vincenzo Ferro, Edoardo Sala Erotico, durata 95 min. – Italia 1972

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Come fu che Masuccio Salernitano banner protagonisti

Giulio Donnini: Don Alfonso
Giorgio Favretto: Filippo
Dorit Henke: Viola
Piero Lulli: Fra Geronimo
Barbara Marzano: Mona Lisetta
Gianni Musy: Frate Partenope
Carmen Silva: Carmela
Silvio Spaccesi: primo truffatore
Romano Bernardi: secondo truffatore
Melù Valente: amante di Fra Martino
Anna Lina Alberti: massaggiatrice
Adolfo Belletti: Frate priore
Fernando Cerulli: priore
Rina Franchetti: venditore
Vittoria Di Silverio: maîtresse
Sergio Serafini: contadino

Come fu che Masuccio Salernitano banner cast

Regia Silvio Amadio
Soggetto Tomasso Guardati 
Sceneggiatura Silvio Amadio, Francesco Di Dio, Francesco Villa
Produttore Luigi Borghese
Casa di produzione Domiziana Internazionale Cinematografica
Fotografia Antonio Modica
Montaggio Silvio Amadio
Musiche Roberto Pregadio
Scenografia Saverio D’Eugenio
Trucco Giuseppina Bovino

Come fu che Masuccio Salernitano banner recensioni

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Non malissimo. C’è una cura lessicale nettamente superiore ai prodotti consimili e c’è pure, tranne alcune eccezioni,
un accettabile livello recitativo (Spaccesi e Musy su tutti). Nel cast femminile spiccano il davanzale di Barbara Marzano,
l’inettitudine recitativa della Henke e il bel musetto di Melù Valente. Il film non entra neppure nella storia del cinema minore
e non vale certo il migliore del filone decamerotico, ma ha almeno qualche citazione letteraria e operistica: lo si può guardare.
Undying

La stagione del decamerotico, circoscritta -essenzialmente- al breve lasso temporale del 1972-1973, visse un periodo di fertile produzione,
spesso (a dispetto dei titoli) costituito da opere dignitose, ben recitate e ottimamente girate. Diversi autori hanno lasciato traccia del
loro passaggio, come Silvio Amadio, intelligente e misconosciuto regista di pellicole erotiche spesso venate da un fondo di malinconia
(Quell’età maliziosa). In questo caso la vicenda ruota attorno a due burloni travestiti da frate che ne combinano di tutti i colori.
Panza

Decamerotico solo d’ambientazione ma non per la fonte (questa volta si cita il “Novelliere” di Masuccio Salernitano),
di cui mi ha colpito qualche battuta che indubbiamente va a segno. Purtroppo, nonostante i goderecci nudi che appaiono nel corso della pellicola,
non ci si eleva da una semplice operina d’imitazione che si fa particolarmente noiosa nel secondo tempo. Simpatico Spaccesi.
Il wertmulliano titolo ha fatto indubbiamente storia.

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Come fu che Masuccio Salernitano locandina

marzo 10, 2016 Pubblicato da: | Erotico | | Lascia un commento

Havana

Havana locandina

C’ e una citazione del film che illustra in maniera chiara lo spirito del film,una citazione che ho riportato alla mente grazie a shewolf
che l’ha usata nell’ultimo articolo Cinema:pensieri,parole e parolacce parte quinta (https://filmscoop.wordpress.com/2016/03/07/cinemapensieriparole-e-parolacce-parte-quinta/)
e che recita testualmente ““A volte vedo una barca al largo e qualcosa mi si muove dentro…la speranza credo.
Se Fidel Castro va allo show del sabato sera in tv,può succedere qualsiasi cosa”
Una frase che si riferisce alla tematica di fondo del film,la libertà conquistata a caro prezzo dal popolo cubano oppresso dalla dittatura
di Fulgencio Batista e appoggiata dagli americani.
Dittatura che terminò grazie alla rivolta dei “barbudos”,capitanata da Fidel Castro e dal comandante Ernesto “Che” Guevara,che costrinse Batista a lasciare in tutta fretta Cuba e che lasciò il popolo cubano stesso in braghe di tela.
Diretto da Sidney Pollack nel 1990,Havana segue tre grandi successi del regista americano,Diritto di cronaca (1981),Tootsie (1982) e sopratutto
La mia Africa (1985) ed è interpretato da Robert Redford,che torna ancora una volta davanti alla macchina da presa diretto da Pollack dopo
Corvo rosso non avrai il mio scalpo (1972),Come eravamo (1973),I tre giorni del condor (1975),Il cavaliere elettrico (1979) e il citato La mia Africa.
Una coppia inossidabile,che da vita ad un film di grande respiro,una storia d’amore che si sviluppa sotto il cielo fiammeggiante e lindo della capitale cubana,l’Avana.

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Una storia d’amore dicevo.
Ma languida e impossibile,che porta a incrociarsi due destini,due vite che sembrano impossibili da unire.
L’uscita di Havana non ebbe accoglienze benevole da parte della critica,e se vogliamo nemmeno dei critici.
Scrive Edoardo Becattini,a proposito del film che”Cinema americano e ideologia rivoluzionaria non sono mai andati d’accordo, ma il vero problema
nasce quando un film hollywoodiano riesce a far litigare persino i suoi elementi chiave: l’avventura storica, l’esotismo patinato e il romanticismo palpitante.
Giudizio ingeneroso ed arbitrario,come spesso accade a critici dal palato raffinato,o almeno presunti tali.
Prima di inoltrarmi nel racconto del film,che sarà insolitamente breve e sintetico per lasciare spazio alla personale interpretazione degli spettatori del film stesso,cito ancora alcuni “soloni” della critica.
Scrive Alessandra Levantesi su ‘La Stampa” che “‘Havana’ risulta convenzionale nella fattura, superficiale politicamente e sbadato nel disegno psicologico.” mentre Francesco Bolzoni, su l”Avvenire’,scrive che “Il rimando a ‘Casablanca’ è obbligatorio. A Pollack non riesce, ovviamente, il colpo gobbo che fruttò fama all’ungherese Curtiz.”
Ancora,Maurizio Porro su ‘Il Corriere della Sera’scrive che “A chi piacciono i bei filmoni di una volta, così finti che sembravano veri, ecco ‘Havana’. Se ci si lascia cullare dalla memoria del cinema, l’operazione funziona nella sua artificiosità divistica, nella sua improbabilità storica, nella sua finta ‘equidistanza’ politica.

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Non intendo confutare queste opinioni bislacche,basta semplicemente ascoltare qualche dialogo per capire che la levatura del film è ben altra
rispetto a quanto riportato dai soloni della celluloide.
Ad esempio la citata frase di shewolf,che fa il paio con “Non c’è nulla di simile alla donna, sono fantastiche: amano gli uomini, anche gli stronzi.
Prendi il più grande stronzo che hai conosciuto, in qualche  parte del mondo c’è una donna disposta ad amarlo. Le donne sono perfette, il resto sono cazzate.
Ecco,questi sono soltanto alcuni dialoghi del film,dal quale appare evidente che di patinato o strappa lacrime nel film non c’è nulla.
Veniamo alla trama,che vede protagonista Jack Weil,un giocatore d’azzardo irriverente e guascone che arriva a l’Avana negli ultimi giorni del suo dorato e decadente splendore,in una città piena di contraddizioni in cui da una parte c’è la popolazione locale oppressa dai sistemi dittatoriali di Batista,dall’altra i ricchi e oziosi americani che popolano la città frequentando locali fastosi e sfarzosi,arricchendo con i propri dollari i casinò fra i quali spicca quello scelto da Jack,il locale di Joe Volpi,un americano dai mezzi spicci.

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L’ultimo viaggio all’Avana sarà fatale per Jack; durante il viaggio stesso incontra Roberta Duran,moglie di un ricco possidente ma segretamente avversario irriducibile di Batista e simpatizzante della causa castrista.
La aiuta a superare un controllo e la ritrova proprio nel locale di Volpi;scatta la scintilla dell’amore,ma quando lei sarà arrestata farà di tutto per liberarla.
Appresa la morte del di lei marito,Jack si finge un agente della Cia,ma in realtà il marito di Roberta non è morto.
Per Jack si presenta una dura scelta…
Secondo alcuni la somiglianza con Casablanca di Curtiz è troppo accentuata per essere casuale.
Il che equivale alla scoperta che il ghiaccio è freddo.
Pollack si ispira in buona parte al film di Curtiz;c’è la storia d’amore tra l’americano e la cubana,un incontro di culture diverse e c’è l’amore tra il guascone e la bella pasionaria, che è diventata tale probabilmente anche per amore del marito,del quale condivide la vita e gli ideali rivoluzionari (Ingrid Bergman- Ilsa Lund e Paul Henreid-Victor Laszlo di Casablanca) per finire con l’addio tra Humphrey Bogart- Rick Blaine e Ilsa Lund sulla pista dell’aeroporto davanti al capitano Renard che assomiglia effettivamente alla fine della love story tra Jack e Roberta.
Ma le somiglianze finiscono qui;dal periodo bellico e dalla location africana si passa alla fine degli anni 50 e una location caraibica.
Pollack utilizza lo sfondo rivoluzionario castrista non tanto per condannarne l’ideologia e la storia,quanto piuttosto per descrivere l’evoluzione
di Jack da simpatico e irriverente menefreghista a uomo che scopre come l’amore e gli ideali valgano più di una vita ridanciana e fondamentalmente priva di valori.

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Di conseguenza l’ottica in cui va visto il film è questa,una storia d’amore impossibile (che ricorda Come eravamo) e la triste rinuncia ad esso,con la nascita però di una coscienza civile e sociale assolutamente imprevedibile agli inizi del film per la figura di Jack.
Un film di ben altro spessore quindi rispetto a quanto scritto da alcuni critici;un film in cui primeggia un grande attore,Robert Redford che non oscura la protagonista femminile,la bella e seducente Lena Olin.
Sullo sfondo una capitale cubana decadente come una vecchia signora con troppo belletto e il fascino straordinario dei Caraibi.
Un film intenso e ben girato,ottimamente interpretato e troppo facilmente stroncato.
Un grande cantautore, Rino Gaetano,in una sua splendida canzone diceva che “mio fratello è figlio unico perchè non ha mai criticato un film senza prima vederlo
Ecco,forse alcuni dovrebbero vederli,i film.
Con gli occhi e il cuore,senza pregiudizi o quanto meno con una certa apertura mentale.

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Havana

Un film di Sydney Pollack. Con Robert Redford, Alan Arkin, Tomas Milian, Lena Olin, Daniel Davis, Tony Plana, Betsy Brantley, Lise Cutter,
Richard Farnsworth, Mark Rydell, Vasek Simek, Fred Asparagus, Richard Portnow, Dion Anderson, Carmine Caridi, Raul Julia
Avventura, durata 140 min. – USA 1990.

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Havana banner protagonisti

Robert Redford: Jack Weil
Lena Olin: Roberta Duran
Raul Julia: Arturo Duran
Alan Arkin: Joe Volpi
Tomas Milian: Colonnello Menochal
Tony Plana: Julio Ramos
Daniel Davis: Marion Chigwell
Richard Farnsworth: professore
Mark Rydell: Meyer Lansky
Vasek Simek: Willy
Dion Anderson: Roy Forbes

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Regia Sidney Pollack
Soggetto Judith Rascoe
Sceneggiatura Judith Rascoe, David Rayfiel
Produttore Sidney Pollack, Richard Roth
Casa di produzione Mirage, Universal Pictures
Fotografia Owen Roizman
Montaggio Fredric Steinkamp, William Steinkamp
Musiche Dave Grusin
Costumi Bernie Pollack

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Cesare Barbetti: Jack Weil
Vittoria Febbi: Roberta Duran
Alessandro Rossi: Arturo Duran
Manlio De Angelis: Joe Volpi
Sandro Sardone: Colonnello Menochal
Marco Mete: Julio Ramos
Francesco Vairano: Marion Chigwell
Mario Mastria: professore
Lucio Saccone: Meyer Lansky
Claudio Fattoretto: Willy
Renato Mori: Roy Forbes

Havana banner citazioni

“Stavi aspettando me, Jack?” “Sì, da una vita”

“Se vuoi cambiare il mondo, cambia il mio.”

“Me ne sto seduto con le spalle al muro e fisso l’ingresso.Non si sa mai chi potrebbe entrare.
Qualcuno portato dal vento…Dopo tutto,questo è il paese degli uragani.”

“Ti voglio ringraziare per aver sedotto mia moglie
-Davvero?-
“E’l’odio che mi ha tenuto in vita!”

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L’opinione di will kane dal sito http://www.filmtv.it

Uno dei sodalizi più consolidati del cinema hollywoodiano,così come quello tra Martin Scorsese e Robert DeNiro,si riforma a cinque anni di distanza dal successo e dagli Oscar de”La mia Africa”:ma il riaccostarsi sui cartelloni di Sidney Pollack e Robert Redford,interprete romantico ideale dell’autore di “Come eravamo” risultò questa volta fiasco al botteghino.Forse “Havana” è un lungometraggio troppo “old fashion” per l’inizio degli anni Novanta,forse la trama e i personaggi riecheggiano un pò troppo il superclassico “Casablanca”,con tanto di finale citazionista,ma questa storia d’amore lunga quasi due ore e mezza di proiezione ha ,
benchè ciò che si vede sullo schermo talvolta sia un pò laccato,il suo fascino e la sua componente,fortissima,di malinconia sincera.”Ho conosciuto una donna …settantadue ore fa..” dice il protagonista Jack Weill,giocatore di professione,improntato a un pratico cinismo,che manda all’aria tutta la sua vita pianificata dopo l’incontro con la moglie di un rivoluzionario castrista,
arrendendosi ai sentimenti e alla loro forza incontrollabile:buoni attori in generale,compreso un notevole Tomas Milian ruvido ufficiale di Batista,ma l’interpretazione di Redford è una delle più belle e dense di una carriera ammirevole.Il monologo finale,solo su una spiaggia a guardare il mare,è un’immagine splendida e fortemente struggente,illustratrice scarna ma straordinaria di un uomo finalmente innamorato.
L’opinione di Hackett dal sito http://www.davinotti.com

La coppia Redford-Pollack è una garanzia e questo film non fa che confermare la regola. Girato con classe, riporta una lucida ricostruzione della vita cubana prerivoluzionaria.
L’aria di cambiamento che si respira è imminente come la fine di un’epoca che non tornerà più, fase storica che pochi hanno raccontato. Grande cast.

L’opinione di Caesars dal sito http://www.davinotti.com

Francamente mi aspettavo qualcosa di più. La prima parte è interessante con la ricostruzione della Cuba pre castrista, con le sue contraddizioni legate al regime di Batista.
Poi la storia d’amore tra Redford e la Olin prende il sopravvento e la pellicola perde d’incisività (oltre che di credibilità nella trama).
Rimane comunque un film che merita la visione in quanto girato bene dal compianto Pollack. Ho fatto fatica a riconoscere Tomas Milian, in un ruolo decisamente non secondario.

marzo 8, 2016 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 2 commenti

C’era una volta il decamerotico

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1-1 Confessioni segrete di un convento di clausura

Confessioni segrete di un convento di clausura

1-2 Decameron 2

Decameron nº 2 – Le altre novelle del Boccaccio

1-3 Decameron 3

Decameron nº 3 – Le più belle donne del Boccaccio

1-4 Decameron 4

Decameron nº 4 – Le belle novelle del Boccaccio

1-5 Decameron 300

Decameron ‘300

1-6 Decameron proibitissimo. Boccaccio mio statte zitto

Decameron proibitissimo (Boccaccio mio statte zitto)

1-7 Il Decamerone nero

Il Decamerone nero

1-8 Decameron proibito

Il Decamerone proibito

1-9 Decameroticus

Decameroticus

1-10 Fratello homo, Sorella bona (Nel Boccaccio superproibito)

Fratello homo, sorella bona

1-11 I giochi proibiti dell'Aretino Pietro

I giochi proibiti dell’Aretino Pietro

1-12 Jus primae noctis

Jus primae noctis

1-13 Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano

Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano

1-14 Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno

Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno

1-15 Le Mille e una Notte all'italiana

Le mille e una notte all’italiana

1-16 Le notti peccaminose di Pietro l'Aretino

Le notti peccaminose di Pietro l’Aretino

1-17 Novelle galeotte d'amore

Novelle galeotte d’amore

1-18 Quel gran pezzo dell'Ubalda, tutta nuda e tutta calda

Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda

1-19 I Racconti di Canterbury n. 2

I racconti di Canterbury N. 2

1-20 Racconti proibiti... di niente vestiti

Racconti proibiti… di niente vestiti

1-21 Beffe licenze et amori del Decamerone segreto

Beffe, licenzie et amori del Decamerone segreto

1-22 Leva lo diavolo tuo dal convento

Leva lo diavolo tuo dal… convento

1-23 Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno

Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno

1-24 Fra Tazio da Velletri

Fra Tazio da Velletri

1-25 Novelle licenziose di vergini vogliose

Novelle licenziose di vergini vogliose

1-26 Una cavalla tutta nuda

Una cavalla tutta nuda

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3-1 Confessioni segrete di un convento di clausura

3-2  Decameron 2

3-3  Decameron 3

3-4 Decameron 4

3-5 Decameron 300

3-6 Decameron proibitissimo. Boccaccio mio statte zitto

3-7 Il Decamerone nero

3-8 Decameron proibito

3-9 Decameroticus

3-10 Fratello homo, Sorella bona (Nel Boccaccio superproibito)

3-11 I giochi proibiti dell'Aretino Pietro

3-12 Jus primae noctis

3-13 Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano

3-14 Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno

3-15 Le notti peccaminose di Pietro l'Aretino

3-16 Novelle galeotte d'amore

3-16 Novelle licenziose di vergini vogliose

3-17 Quel gran pezzo dell'Ubalda, tutta nuda e tutta calda

3-18 Racconti proibiti... di niente vestiti

3-19 L'Aretino nei suoi ragionamenti... sulle cortigiane, le maritate... e i cornuti contenti...

3-20 Le amorose notti di Alì Babà

3-21 Donne e magia con satanasso in compagnia

3-22 Leva lo diavolo tuo dal convento

3-23 Le favolose notti d'Oriente

3-24 I Racconti di Viterbury

3-25 Fra Tazio da Velletri

3-26 Le calde notti del Decameron

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4-16 Novelle licenziose di vergini vogliose

4-15 Fra Tazio da Velletri

4-14 I Racconti di Viterbury

4-13 Quel gran pezzo dell'Ubalda, tutta nuda e tutta calda

4-12 Le notti peccaminose di Pietro l'Aretino

4-11 Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno

4-10 Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano

4-9 I giochi proibiti dell'Aretino Pietro

4-8 Fratello homo, Sorella bona (Nel Boccaccio superproibito)

4-7 Decameroticus

4-6 Il Decamerone nero

4-5 Decameron proibitissimo. Boccaccio mio statte zitto

4-4 Decameron 300

4-3 Decameron 4

4-2  Decameron 3

4-1 Decameron 2

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2-1 Confessioni segrete di un convento di clausura

2-2  Decameron 2

2-3  Decameron 3

2-4 Decameron 4

2-5 Decameron 300

2-6 Decameron proibitissimo. Boccaccio mio statte zitto

2-7 Il Decamerone nero

2-8 Decameron proibito

2-9 Decameroticus

2-10 E si salvò solo l'Aretino Pietro con una mano avanti e l'altra dietro

2-11 Fratello homo, Sorella bona (Nel Boccaccio superproibito)

2-12 I giochi proibiti dell'Aretino Pietro

2-13 Jus primae noctis

2-14 Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano

2-15 Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno

2-16 Le Mille e una Notte all'italiana

2-17 Le notti peccaminose di Pietro l'Aretino

2-18 Novelle galeotte d'amore

2-19 Quel gran pezzo dell'Ubalda, tutta nuda e tutta calda

2-20 I Racconti di Canterbury n. 2

2-21 Racconti proibiti... di niente vestiti

2-22 Beffe licenze et amori del Decamerone segreto

2-23 Donne e magia con satanasso in compagnia

2-24 Leva lo diavolo tuo dal convento

2-25 Le favolose notti d'Oriente

2-26 I Racconti di Viterbury

2-27 Fra Tazio da Velletri

2-28 Quanto e' bella la Bernarda

marzo 2, 2016 Pubblicato da: | Miscellanea | | 7 commenti

Noa Noa

Noa Noa lobby locandina 1

Sul Bounty,nave inglese tiranneggiata dal comandante William Bligh,scoppia la rivolta in seguito alla rigida disciplina imposta da Bligh stesso.
Siamo sul finire del 1780,la nave è al largo della Polinesia;il secondo Ufficiale di bordo Fletcher Christian con altri otto uomini si impossessa del vascello e dopo aver calato in mare una scialuppa con Bligh e gli ufficiali rimasti fedeli fa dirigere la nave su un’isola Polinesia.
Qui,aiutati dalla popolazione locale,vengono inviati a Pitcairn,un’isola meravigliosa praticamente disabitata.
E’ il momento,per gli ammutinati,di costruirsi una nuova vita.
Cercando una difficile integrazione,gli uomini,tutti in compagnia di giovani e belle polinesiane costruiscono un piccolo villaggio.
Ma gli uomini ben presto iniziano a comportarsi da despoti nei confronti dei pacifici nativi,con l’unica eccezione di Yonk che capisce come
quel loro atteggiamento finirà per tramutarsi in guai seri.
Le prepotenze degli inglesi proseguono,con un’escalation che alla fine provoca la reazione dei nativi che si ribellano a Fletcher e ai suoi uomini.
Una carneficina pone fine temporaneamente alle ostilità;ma le donne tahitiane,che hanno avuto dei figli dagli inglesi per non perderli
armano Fletcher e i due superstiti.

Noa Noa 1

Noa Noa 2
Nuova carneficina a cui mette fine Yonk uccidendo Fletcher…
Partendo dall’episodio storico dell’ammutinamento del Bounty,avvenuto nel 1787 sulla nave comandata dal duro e inflessibile William Bligh al
largo delle coste di Tahiti,Ugo Liberatore ricostruisce con qualche verosimiglianza quella vicenda,incentrandola tutta sulla storia di Fletcher e degli ammutinati,che nella realtà storica erano ben più di 8.
Siamo nel 1974, Liberatore ha alle spalle il grande successo dell’esotico Bora Bora,ambientato anch’esso in Polinesia e uscito nelle sale
nel 1968.
E’ il sesto dei suoi sette film diretti (l’ultimo sarà l’eccellente Nero veneziano del 1978),quello forse più equilibrato come linguaggio narrativo,leggermente troppo lento nella prima parte ma di buona fattura globale.
A parte gli scenari esotici,si intravede da parte del regista il tentativo di denunciare lo scontro di civiltà fra l'”evoluto” uomo occidentale e il “primitivo”
polinesiano.
Nella realtà delle cose si tratta solo di differenze culturali,ovvero quella tra una potenza marittima e imperialista, mollemente adagiata sulle scoperte industriali che avevano portato l’Europa ad un livello di benessere piuttosto elevato e quella polinesiana,strettamente legata alla terra e al mare,alla tradizione,ovvero a valori profondi e pregnanti.

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Liberatore mostra quindi i guasti portati dagli inglesi nei posti dove essi arrivano;violenza,sopraffazione,arroganza,scarso rispetto per cultura e valori dei nativi.
Il bagno di sangue finale è esaustivo dell’accaduto,anche a livello storico.
Le difficoltà di integrazione fra i due gruppi sono ben mostrate dal regista abruzzese,senza eccessivo ricorso all’erotismo che resta piuttosto defilato dall’economia generale del film.
Un appunto potrebbe riguardare l’analisi storica,sfiorata marginalmente,ma francamente sarebbe stato troppo pretendere ciò da un film che non aveva tali obiettivi di partenza.
Siamo quindi nei dintorni dell’adventure movie,girato con buona mano e un tantino di furbizia.
Vero è che le polinesiane non avevano certo i pudori delle europee e che quindi avevano un concetto della sessualità molto più naturale e meno complesso delle inglesi.
Un film con qualche ambizione,diretto egregiamente.

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Discreta la recitazione,anche se il protagonista principale,Hiram Keller è quanto di più inespressivo Liberatore potesse trovare per il ruolo di Fletcher Christian.
Piccola parte per la pasoliniana Ines Pellegrini.
Buona la fotografia e la location,lemusiche squisitamente polinesiane sono di Augusto Martelli.
Film assolutamente introvabile,mai editato in lingua italiana in versione digitale;esiste in rete una versione in lingua inglese ricavata da una vhs
all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=ZRH6qVvhADg

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Un film di Ugo Liberatore. Con Gianfranco De Grassi, Hiram Keller, Marianna Camara, Carlo Puri. Avventura, durata 105 min. – Italia 1974.

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Hiram Keller è Christian Flechter
Paolo Malco è Williams

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Regia: Ugo Liberatore
Sceneggiatura: Ugo Liberatore,Roberto Gandus
Produzione:Alfredo Bini
Musiche: Augusto Martelli
Montaggio:Alberto Gallitti
Fotografia: Dario Di Palma

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B.Legnani

La storia degli ammutinati del Bounty che, abbandonata Tahiti per evitare di essere catturati ed impiccati, fuggono sulla disabitata isola
Pitcairn. Massacro fra bianchi e i tahitiani che li avevano seguiti. Il primo tempo un po’ vuoto, poi il film cresce un po’.
Il protagonista, Hiram Keller, va ricordato per l’incredibile, quasi ineguagliabile, inespressività.
Undying

L’inventore del filone “erotico-esotico”, ovvero Ugo Liberatore, ripropone un film con attinenze sin dal titolo con il capofila (Bora Bora). L’erotismo, però, in questa occasione è limitato e posto in secondo piano rispetto al tema avventuroso, trattando Noa Noa una libera rivisitazione degli “ammutinati del Bounty”.
Da questo assunto, poi, l’autore non rifugge il tema sociologico (il colonialismo e conseguentemente il razzismo). Piuttosto lento, soprattutto nella prima parte, recupera ritmo verso la conclusione, quando ormai l’attenzione dello spettatore vien sostituita da una noia montante.
Fauno

A prescindere che sia il prosieguo di una storia che ci ha affascinato in molti, sorprende e sono ben messi in luce il degrado di un leader e la degenerazione a ruota dei suoi seguaci.
E questo dopo aver avuto un’idea luminosa di convivenza con gli indigeni. Ma basta ricordare cosa disse la Bergen in Soldato blu a proposito del motivo per cui non era rimasta con gli indiani,
per capire come anche qui vada tutto a rotoli. Keller e De Grassi, una volta tanto primattori, son davvero bravi e gli indigeni vengono da compagnie teatrali di Broadway. Ottimo!

Noa Noa foto 1

Noa Noa foto 2

 

Noa Noa lobby card 1

Noa Noa lobby locandina 2

Noa Noa lobby sound

febbraio 24, 2016 Pubblicato da: | Drammatico | | Lascia un commento

Cinema e ricordi terza e ultima parte

Scrivere su un blog che parla di cinema significa, personalmente, trasmettere la passione per una forma d’arte che si è imparato a conoscere ed amare da molto più tempo che la memoria ricordi.
Significa anche che non avendo vincoli editoriali o laccetti di nessun genere, visto che un blog non ha nessun padrone ed è la forma di manifestazione del pensiero più libera in assoluto, significa dicevo potersi prendere d’autorità il lusso di non parlare per una volta del tale film o della tale biografia, ma abbandonarsi ai ricordi.
Con la speranza che a qualcuno la cosa interessi e che non abbandoni dopo due righe quello che colui che scrive cerca di raccontare.
Certo succederà, forse in maniera anche vistosa.
Ma oggi questo blog conta su una frequenza di visitatori superiore alle 2500 unità.
Il che può significare che a qualcuno piace anche scartabellare tra gli aneddoti, le storie e gli avvenimenti di un periodo più o meno remoto; ed è proprio a questa fascia di lettori che mi rivolgo usando la parola scritta per far riemergere dai miei ricordi fatti, aneddoti e storie di cinema appartenenti ad un passato che ai più non dirà nulla perchè non c’erano e ai meno porterà invece alla mente storie vissute nell’infanzia e nell’adolescenza accanto alla musa cinema, che per tanti anni è stato lo svago primario di diverse generazioni.

La seconda parte degli anni settanta segnò un’inversione di tendenza netta rispetto agli anni precedenti.
La cupa atmosfera che avvolgeva il paese,la crisi economica,quella petrolifera,il colera,le domeniche a piedi,il terrorismo diffuso erano
i segnali di un malessere profondo che si insinuava come un cancro nella società.
Ma ho già parlato di questo.
E’ ora invece di dare uno sguardo alla fine degli anni settanta e alle profonde modifiche che il decennio ottanta portò nei costumi e
nella cultura.
Il sequestro Moro con tutta la sua carica drammatica di violenza e il successivo ripudio della stessa,che determinò uno scollamento totale
tra il terrorismo e i giovani è una delle chiavi di volta della storia del nostro paese.
In una dimensione decisamente più piccola,ma non meno importante,va inquadrato il fenomeno che verrà definito del riflusso,ovvero l’abbandono
di tutto quello che c’era prima in favore di una chiamiamola vita sociale più aperta ala soddisfazione personale e meno alla coscienza collettiva e politica.
Discorso semplicistico,ovviamente.
Cause ed effetti sono molteplici e non possono certo essere disquisite in poche righe.
Semplificando al massimo,nei giovani si sviluppa una nuova coscienza e una nuova cultura.

1 Shining

Il bellissimo Shining di Kubrick

Parlando al personale,eravamo stanchi di violenza,di discorsi politici astrusi e fumosi che non avevano portato quasi da nessuna parte e
sopratutto avevamo voglia di scrollarci di dosso la polvere e l’odore nauseante del sangue,dei morti ammazzati.
Così complice un sempre maggior senso di stanchezza della politica,dell’impegno attivo e sopratutto scoprendo cose che per anni erano state accantonate,
come le passeggiate,la voglia di divertirsi e il disimpegno dalle cose “serie”,molti di noi abbandonarono la politica attiva.
E diventammo sempre di più,mentre lo stato reagiva con forza e sconfiggeva lentamente,ma inesorabilmente,il terrorismo.
Il nuovo decennio iniziò in modo completamente diverso da quello settanta.
Paradossalmente,ci volle un avvenimento sportivo,la vittoria ai campionati del mondo di calcio del 1982, a fare da traino a quella che diverrà la stagione degli yuppies e della cosi detta “Milano da bere”,agli anni dell’edonismo reganiano e al craxismo,agli anni dell’illusorio benessere che ci diedero uno spazio temporale tutto sommato breve di benessere diffuso che però avremmo pagato ad un prezzo altissimo nei decenni successivi,che culmineranno nella grande crisi di metà anni 90,quando dopo l’esplosione di Tangentopoli ci si rese conto che il benessere degli anni 80 altro non era stato che un’estate da cicale.
Su finire degli anni settanta il cinema entrò in una crisi drammatica.

2 The blues brothers

Lo scanzonato The Blues brothers

3 Inferno

Inferno di Dario Argento

Più volte ho citato,come una delle cause del declino del cinema stesso,la nascita delle tv private,che inondarono gli schermi televisivi di una montagna di film che inevitabilmente svuotarono di fatto le sale cinematografiche.
Ovviamente fu una delle cause più importanti,ma non la sola.
Scoprimmo nuove forme di divertimento.
E fra queste la discoteca.
Che divenne un punto fondamentale di aggregazione.
Si lavorava e studiava tutta la settimana in funzione del sabato sera,quando finalmente si andava in una delle tante discoteche cittadine a svagarsi e divertirsi.
Si riscoprì la coppia,ovvero la passeggiata con la ragazza del cuore la dove fino a qualche anno prima la si era trascurata a favore dell’impegno sociale.
Il macrocosmo divenne microcosmo,il personale si sostituì al collettivo,sic et simpliciter.
Ma il sabato c’era il rito collettivo della “Saturday night fever”,fenomeno importato dall’America dove il discorso eminentemente italiano dell’impegno sociale era nettamente meno importante.
Forse è inesatto dire meno importante,ma di sicuro svolto in modo diverso.
Tornando a bomba,il cinema venne tranquillamente messo da parte da larghi strati della popolazione giovanile.
In realtà c’erano anche altre cause a determinare il declino della serata al cinema.
A parte la tv,l’offerta scese vertiginosamente di qualità,una grande stanchezza culturale invase le produzioni.

4 L'impero colpisce ancora

L’impero colpisce ancora

5 Il marchese del grillo

L’irriverente Il Marchese del Grillo

6 Il postino suona sempre due volte

Il postino bussa sempre due volte

Era come se fosse stato già detto tutto.
Facendo un parallelo,musicalmente successe più o meno la stessa cosa;il rock agonizzava,non c’era più la grande fioritura di gruppi e interpreti del periodo primi anni sessanta seconda metà anni settanta.
In pratica,tutto stava evolvendo.
O forse involvendo,dipende in quale ottica si guardi il fenomeno,ma è un discorso lungo e complesso.
Il cinema come ho setto agonizzava.
Iniziarono a chiudere molte sale,mentre le più importanti modificavano la loro estetica.
Divennero sale lussuose,con poltrone imbottite e l’immancabile (e per certi versi triste) moquette,molto fredde anche se decisamente comode e accoglienti.
La sala cinematografica dei pionieri,quella degli anni 50 e 60 divenne un reperto archeologico.
In quei decenni solo poche sale d’elite erano dotate di confort;l’unica di esse,nella mia città,era il Petruzzelli che peraltro era un teatro più che un cinema e che per riempire gli spazi vuoti della programmazione teatrale si prestava alla proiezione di pellicole.
Come dicevo,a poco a poco le sale iniziarono a chiudere.
Qualcuna tentò di sopravvivere trasformandosi in cinema a luci rosse,altre chiusero i battenti,altre furono demolite.
Tornando al personale e quindi alla mia città,a fine anni 60 erano più di trenta i cinema.
A inizi anni ottanta erano più che dimezzate.
Scomparvero il celebre Margherita,poi l’Oriente,l’Impero e il Kursaal Santalucia,l’Odeon e il Palazzo,il Supericema e tutte le arene,ovvero i cinema all’aperto.
Un’emorragia senza sosta che depauperò il patrimonio cittadino.

7 Fitzcarraldo

Fitzcarraldo

8 Ricomincio da tre

Ricomincio da tre

Nel frattempo cambiavano anche i gusti dei giovani,che sempre più massicciamente prediligevano altri tipi di divertimento;si andava a cinema con meno frequenza e si gustava appieno la stagione dell’effimero,quella che sarebbe stata la stagione dell’età dell’oro del divertimento a tutti i costi.
La sala cinematografica agli inizi degli anni ottanta si era ormai trasformata.
Sparita del tutto quella tradizionale,si era evoluta in qualcosa di diverso dal passato.
Dimezzate,avrebbero dovuto conservare il numero di spettatori degli anni precedenti visto che con minore offerta il pubblico avrebbe dovuto affollarle.
Invece no.
L’offerta di pellicole diminuì costantemente mentre la tv la faceva da padrona;la crisi toccò la fase più acuta nella seconda parte degli anni ottanta.
Nel 1985 si arrivò a toccare il fondo;si passa dai 525 milioni di biglietti venduti nel 1970 ai poco più di 120 di quell’anno,testimonianza senza appello di una crisi devastante che andrà avanti  fino a decennio novanta inoltrato.
Nello stesso anno in Italia si produssero 80 film,il numero più basso di pellicole prodotte dal dopoguerra…
Muoino molti grandi registi,la crisi creativa tocca il culmine.La tv deborda e riempie giorno e notte gli schermi,mentre le stesse tv,grazie ad una delle tante leggi immonde del governo Craxi prolificano fino ad invadere l’etere e le frequenze tv.
Il che produrrà altri fenomeni,quasi tutti deleteri,come la nascita di programmi commerciali di infimo valore,le telenovele ecc.
Anche la tv entra in crisi,almeno come qualità e non di certo come mole di offerta.
Accanto a questo va citata la scomparsa di alcuni grandi registi,come Visconti e Rossellini e un altro fenomeno che diverrà devastante dopo la seconda metà degli anni ottanta,la capillare diffusione dei video registratori e delle video cassette.
Nascono decine di video noleggi che diffondono a macchia d’olio copie destinate ad uso domestico di film che solo pochi mesi prima erano in prima visione,decretando di fatto la morte dei cinema di seconda e successiva visione.

9 Excalibur

Excalibur 

10 Blade runner

Blade runner

Questo il quadro,tutto sommato anche abbastanza desolante nella sua semplicità.
Una semplicità che sferrò un colpo quasi mortale al cinema,almeno a quello che per ottanta anni aveva affascinato e commosso,avvinto e divertito una sterminata platea di spettatori.
Sarà solo dopo la seconda metà degli anni novanta che il cinema,pur non tornando certo ai livelli pre crisi,ritroverà nuovo vigore con la nascita delle multisala.
C’è un altro aspetto del fenomeno home video che ebbe un’altra parte non indifferente nel quadro d’assieme del problema.
Ovvero la pirateria.
Dapprima in modo clandestino,poi sempre più alla luce del sole,venditori improvvisati inondarono il mercato con copie spesso di infima qualità di tutto ciò che era commercializzato dalle grandi case di produzione,con danni incalcolabili per le stesse,un po quello che succede ai giorni nostri con la rete Internet e la sua offerta presso che illimitata.
In definitiva,proprio gli anni dell’imperiosa diffusione di mezzi di registrazione,di enorme offerta di pellicole si trasformano in una Waterloo per il cinema stesso.
Il che porta inevitabilmente a guardare gli anni precedenti alla grande crisi come il periodo più bello e variegato allo stesso tempo per il mondo della celluloide.

11 Amici miei atto secondo

Amici miei atto secondo

Sconfitto in seguito dalla tecnologia,che paradossalmente sarà poi il vettore trainante della ripresa in atto dalla seconda metà degli anni novanta.
Oggi il cinema è profondamente cambiato;i film coraggiosi,girati quasi con incoscienza,senza badare alla resa del profitto sono ormai delle mosche bianche.
Tutto ruota quasi esclusivamente attorno al box office,i blockbuster sono generalmente stracolmi di effetti speciali e sono studiati a tavolino per rendere il massimo.
Il che porta a paragoni nostalgici proprio con quel cinema coraggioso e incosciente degli anni sessanta e settanta.
Ma la storia evolve,sempre,verso un futuro non scrutabile.

12 Scarface

Scarface

13 Il grande freddo

Il grande freddo

14 Il ritorno dello Jedi

Il ritorno dello Jedi

15 C'era una volta in America

C’era una volta in America

16 Non ci resta che piangere

Non ci resta che piangere

17 Dune

Dune

18 Birdy le ali della libertà

Birdy,le ali della libertà

19 L'anno del dragone

L’anno del Dragone

20 Stand by me ricordo di un'estate

Stand by me-Ricordo di un’estate

21 Il nome della rosa

Il nome della rosa

22 Velluto blu

Velluto blu

23 Mission

Mission

24 La mosca

La mosca

25 Regalo di Natale

Regalo di Natale

26 Full Metal Jacket

Full metal jacket

27 Full Metal Jacket

Gli intoccabili

28 L'impero del sole

L’impero del sole

29 Il pranzo di Babette

Il pranzo di Babette

30 Bagdad cafè

Bagdad cafè

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febbraio 19, 2016 Pubblicato da: | Miscellanea | | 3 commenti

Le regine dei sogni anni 70 oggi parte quarta

Uno degli articoli più seguiti su Filmscoop riguarda certamente la gallery di foto delle attrici più belle e famose degli anni 60 e 70 ai giorni odierni https://filmscoop.wordpress.com/2010/11/05/le-regine-dei-sogni-anni-70-oggi/ e https://filmscoop.wordpress.com/2014/09/18/le-regine-dei-sogni-anni-70-oggi-parte-seconda/ e https://filmscoop.wordpress.com/2014/10/26/le-regine-dei-sogni-anni-settanta-oggi-parte-terza/

Ecco una nuova galleria di altre attrici. Sono donne bellissime,sensuali alle prese con il passare degli anni; oggi sono tutte delle mature signore,ancora belle e affascinanti.Alcune di loro hanno proseguito regolarmente l’attività cinematografica,altre sono diventate manager,lavorano nel cinema ma non più come attrici, altre non hanno più avuto a che fare con il grande schermo.Questi sono i loro volti,oggi.

Anita Strindberg

Una delle bellissime anni 70,Anita Strindberg in una più unica che rara foto odierna

Silvia Dionisio

Un’altra bellissima:la affascinante interprete di Titti in Amici miei,Silvia Dionisio

Britt Ekland

Britt Ekland

Brooke Shields

L’interprete di Laguna blu,Brooke Shields

Charlotte Rampling

Charlotte Rampling

Claudia Cardinale

Claudia Cardinale

Daniela Poggi

Daniela Poggi

Dyanne Thorne

Era Ilsa la belva delle SS: Dianne Thorne

Eleonora Giorgi

Eleonora Giorgi

Elsa Martinelli

Una delle regine della moda in passerella:Elsa Martinelli

Gabrielle Drake

Tanti anni fa era la star di Spazio 1999: Gabrielle Drake

Giuliana De Sio

Giuliana De Sio

Gloria Piedimonte

Ex Guapa in Discoring e poi attrice: Gloria Piedimonte

Helen Mirren

Helen Mirren

Ida Di Benedetto

Ida Di Benedetto

Irene Papas

Irene Papas

Isabella Ferrari

Isabella Ferrari

Lia Tanzi

Lia Tanzi

Liana Orfei

Liana Orfei

Marina Malfatti

Marina Malfatti

Milena Vukotic

Milena Vukotic

Monica Guerritore

Monica Guerritore

Nicoletta Elmi

Nicoletta Elmi

Ornella Muti

Ornella Muti

Ottavia Piccolo

Ottavia Piccolo

Pam Grier

Pam Grier

Pamela Villoresi

Pamela Villoresi

Patrizia Webley

Patrizia Webley

Solvi Stubing

Solvi Stubing

Stefania Sandrelli

Stefania Sandrelli

Susan George

Susan George

 

febbraio 18, 2016 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento