Filmscoop

Tutto il mio cinema

La corta notte delle bambole di vetro

 La corta notte delle bambole di vetro locandina

Con la recensione di La corta notte delle bambole di vetro, inizia la collaborazione di Alessio Bosco con il blog Filmscoop. Mi auguro che i fedeli lettori del blog apprezzino il suo originale e affascinante metodo di presentazione e di recensione e che commentino questo suo primo articolo. A lui l’augurio di una collaborazione sempre più feconda.

La corta notte delle bambole di vetro banner

In un parco di Praga è rinvenuto il corpo di un giovane uomo (Jean Sorel). Ritenuto cadavere, viene condotto all’obitorio per un riscontro più attento che ne stabilisca i motivi del decesso. I medici sono perplessi: il corpo non ha ancora raggiunto il rigor mortis, non presenta traumi o ferite e la sua temperatura è insolitamente stabile. L’improvviso urlo in off  “Io morto? Non è possibile!” e il primo piano rivoltogli, conducono nella mente dell’uomo che, disteso, immobile, apparentemente inanime, cerca di ridestarsi, di emettere un suono, forse comunicando con se stesso da un metafisico spazio post mortem.
Non riuscendo a ricordare immediatamente come si sia potuto trovare in una tale situazione, arriverà a concludere che “Forse è sempre così quando si muore e non possiamo dirlo agli altri”. Nondimeno, tenta di ricostruire gli antefatti che l’hanno condotto fin lì.
E, lentamente, comincia a rimontare i frammenti degli eventi occorsi nella settimana subito precedente.

Introdotto da immagini stranianti ed enigmatiche, presaghe di turpi accadimenti, che ritorneranno insistentemente sino al disvelamento finale, ha inizio un lungo flashback. Flashback intervallato dalle scene all’interno dell’ospedale, dove il dottor Ivan, suo vecchio amico, ora chirurgo, tenta inutilmente di rianimarlo.

La corta notte delle bambole di vetro 7

Barbara Bach

Si saprà che Gregory è un giornalista politico americano, inviato nella città Ceca, che ha due colleghi, inviati anch’essi, Jessica e Jaques, coi quali pare affiatato, e che intrattiene una relazione con Mira, una ragazza del luogo che vive fuori città ma che sta per raggiungerlo.
L’arrivo di quest’ultima segnerà il corso degli eventi, preannunciati da una piccola scossa tellurica che sveglia Gregory nottetempo.
Dopo un giro per Praga, una cena, un po’ d’intimità, una festa (dove, peraltro, Jessica si rivela una sua vecchia fiamma), Mira scompare nel nulla, senza abiti, senza soldi o documenti, con la valigia ancora disfatta in casa dell’uomo. Il commissario incaricato di svolgere le dovute indagini è da subito scontroso e più propenso ad insistere su una fuga volontaria della giovane.
Ma Gregory non è intenzionato ad arrendersi. Cercando di ricostruire, con l’aiuto dei due amici, le ultime ore della ragazza, risale ad una serie di misteriose scomparse che hanno coinvolto anche altre giovani. Pedinato ed osteggiato; sempre più dubbioso e confuso; circondato da riluttanti testimoni e morti sospette e con i medici che, arresisi, nel mentre, meditano un’autopsia, tenta di venire a capo al mistero.
Tutto sembra ricondurre ad uno strano circolo per vecchi e ricchi benestanti: il Club 99.

La corta notte delle bambole di vetro 1

La corta notte delle bambole di vetro 2

Jean Sorel

Con La corta notte delle bambole di vetro, Aldo Lado firma il suo esordio alla regia, dopo anni spesi come aiuto (Il conformista) e sceneggiatore (Un’anguilla da 300 milioni), e lo fa con un opera dal taglio atipico: confezionato come un italian giallo, ma dagli inattesi sviluppi esoterici. Inserendo, prima, una nota polemica nei confronti del regime polacco (sedicente socialista, ma la cui ricca e privilegiata elite può permettersi feste sfarzose in ville da sogno e i cui funzionari possono tranquillamente far espatriare soltanto chi vogliono) ed allargandosi, poi, ad una critica più ampia, di marca sessantottina, sintetizzabile nel programmatico: “Mai fidarsi di nessuno sopra i trent’anni”. In più costella la narrazione di segni e simboli (la cecità, i numeri, le farfalle) che fanno poco per volta assumere alla pellicola i toni dell’arcano.

Malgrado l’impianto da thriller, però, la vera tensione pare latitare: l’interesse di Lado è più rivolto a trasmettere un senso d’indefinibile straniamento, di attesa angosciosa.

La corta notte delle bambole di vetro 3

 

Ingrid Thulin

Tant’è vero che struttura un’ ubriacante vicenda a scatole cinesi: in cui far rivivere gli ultimi giorni della vita di un uomo, trascorsi a ricostruire le ultime ore della sua ragazza, la cui scomparsa confluisce in un caso più grande che coinvolge altre giovani donne. Una trama circolare, a più livelli, i cui elementi si ricollegano continuamente tra loro.
Il richiamo polanskiano è forte nella resa claustrofobica e quasi narrativa degli spazi, oltre che nella progressiva perdita di se del personaggio centrale. Arrivando ad anticipare lo stesso Polansky di Frantic (ma il modello hitchcockiano è lo stesso per entrambi).
E del resto la visione, invasiva e stritolante, dell’autorità del potere, dei poteri, potrebbe dirsi pienamente kafkiana. Non a caso a fare da collante, più che da semplice scenario, alla vicenda è proprio Praga. E, sempre non a caso, il titolo del film, in fase di produzione, era Malastrana, suggestivo nome di un quartiere antico della città, i cui comignoli appaiono in più di un’inquadratura.

La corta notte delle bambole di vetro 5

La corta notte delle bambole di vetro 4

Mario Adorf

Non tutto funziona come dovrebbe: le riprese della capitala Ceca sono belle ma cartolinesche (anche se buona parte del film verrà girato a Zagabria); le corsette tra i luoghi turistici sono davvero risibili; i dialoghi spesso didascalici e poco verosimili; nella seconda parte la trama si sfilaccia e confonde; Jean Sorel è totalmente inespressivo, la Bach è la Bach ed anche per Ingrid Thulin i fasti bergmaniani sono distanti (Adorf però è ottimo come sempre). Anni ’70…

Di contro la fotografia di Giuseppe Ruzzolini è splendida, dall’attenzione al dettaglio fiamminga, con una cura maniacale per la prossemica e rivolta in particolare ai contrasti cromatici (il sangue rosso vivo per i tubi della sala operatoria dai colori chiari e neutri; le sagome nella stanza al buio). Ed anche il finale, crudele come pochi, cancella d’un tratto ogni debolezza.

La corta notte delle bambole di vetro 6

Lado tornerà al thriller soltanto col successivo e superiore, Chi l’ha vista morire?. E fu un peccato, perché il suo sguardo icastico, i suoi personaggi infidi e cinici, l’attenzione rivolta sempre agli aspetti più laidi dell’esistenza, che peraltro non lo abbandonerà mai e che sarà sempre riscontrabile in filigrana anche nei suoi film successivi, specialmente, ovvio, nel controverso e cattivissimo L’ultimo treno della notte, si attagliavano perfettamente al noir. Di cui fu interprete, a suo modo, unico ed originale.

La corta notte delle bambole di vetro
Un film di Aldo Lado. Con Mario Adorf, Barbara Bach, Ingrid Thulin, Jean Sorel Thriller, durata 92 min. – Italia 1971.

La corta notte delle bambole di vetro banner gallery

La corta notte delle bambole di vetro 8

La corta notte delle bambole di vetro 9

La corta notte delle bambole di vetro 10

La corta notte delle bambole di vetro 11

La corta notte delle bambole di vetro 12

La corta notte delle bambole di vetro 13

La corta notte delle bambole di vetro 14

La corta notte delle bambole di vetro 15

La corta notte delle bambole di vetro banner personaggi


Jean Sorel ….Gregory

Ingrid Thulin … Jessica
Mario Adorf … Jacques Versain
Barbara Bach … Mira Svoboda
Fabijan Sovagovic … Professor Karting
José Quaglio … Valinski
Relja Basic … Ivan
Piero Vida … Il commissario Kierkoff
Daniele Dublino …Il dottore
Luciano Catenacci …L’impiegato della camera mortuaria
Semka Sokolovic-Bertok …Nastassja, la vicina di Gregory

La corta notte delle bambole di vetro banner cast

Regia: Aldo Lado
Sceneggiatura: Aldo Lado,Ernesto Gastaldo
Produzione: Enzo Doria ,Luciano Volpato,Dieter Geissler
Musiche: Ennio Morricone
Editing: Jutta Brandstaedter, Mario Morra
Production Design: Gisella Longo, Zeljko Senecic
Costumi: Gitt Magrini

La corta notte delle bambole di vetro locandina 2

La corta notte delle bambole di vetro flano

Flano del film

gennaio 24, 2012 Posted by | Thriller | , , , , | 2 commenti

La mala ordina

La mala ordina locandina

Luca Canali è un magnaccia di piccolo cabotaggio, che vive ai margini della malavita organizzata.
Ha una moglie e una figlia, e vive separato dalla moglie che lavora come parrucchiera.
Gli accade di venir individuato, dal potente capo di una cosca mafiosa americana, come l’autore di un audace colpo ai danni della cosca stessa, depredata dei proventi di un traffico di droga per il valore di svariati miliardi di lire.

La mala ordina 1
Mario Adorf è Luca Canali

La mala ordina 2
Woody Strode è Frank Webster

L’uomo viene quindi braccato dai killer mandatigli contro dalla cosca, ma con abilità riesce a cavarsela, tanto che la cosca americana si affida ad una cosca locale quella comandata da don Vito Tresoldi per tentare di punire l’uomo.
Così inizia un’altra dura battaglia, senza esclusione di colpi; il mafioso fa uccidere la moglie e la figlia di Luca, che da quel momento giura vendetta.
E la compie, sterminando la gang del mafioso e uccidendo i due killer americani mandati dalla cosca statunitense.
Fernando Di Leo, dopo il capolavoro Milano calibro 9, prova a rinverdire i fasti del primo capitolo della trilogia del milieu, a cui appartiene questo La mala ordina ,

La mala ordina 12
Femi Benussi  è Nana

La mala ordina 3
S
ylva Koscina è Lucia Canali

diretto dal regista pugliese nel 1972, comprendente anche la parte finale, ovvero Il boss e affidando la parte del protagonista a Mario Adorf, già presente nel film precedente.
Lo fa imbastendo un noir ben dosato, in cui azione e ritmo non mancano; memorabile, ad esempio, la lunga sequenza dell’inseguimento di Luca Canali, appeso ad uno sportello di un furgone al guidatore del furgone stesso, chiuso dalla violenta scena in cui Luca sfonda a testate il parabrezza del mezzo.

La mala ordina 4

Forse, rispetto a Milano calibro 9, in La mala ordina c’è meno tensione, la sceneggiatura non è brillantissima e manca il personaggio di spicco di Ugo Piazza, sostituito questa volta da un malvivente di mezza tacca, Luca Canali, piccolo magnaccia che saprà districarsi dai guai in cui involontariamente finirà per cacciarsi; pur tuttavia il mestiere di Di Leo c’è tutto, e si materializza in scene davvero ben congegnate, come il citato inseguimento e sopratutto la parte finale, in cui Luca ha la sua vendetta in un cimitero di auto demolite, in cui uccide i due sicari americani.

La mala ordina 6
Luciana Paluzzi è Eva Lalli

Punto debole del film sono le interpretazioni; se da un lato c’è un ottimo Adorf, abilissimo nel tratteggiare la figura un pò guascona di Luca Canali, all’opposto troviamo un Henry Silva, nella parte di uno dei due gangster americani, impegnato a mostrare un quantomai inopportuno sorriso smagliante, assolutamente non indicato in un film che ha una forte vocazione noir.
Più aderente al personaggio invece è Woody Strode, legnoso e rigido ma quantomeno più credibile.
Le parti femminili sono affidate alle bellssime Luciana Paluzzi, Femi Benussi e Sylva Koscina; la prima se la cava dignitosamente nei panni dell’interprete dei due gangster, che troverà la morte nel convulso finale; Femi Benussi, un’autentica sicurezza, è al solito perfetta nel suo ruolo, che questa volta è quello di una prostituta amica e protetta di Luca.

La mala ordina 5
Adolfo Celi  è  Don Vito Tressoldi

Infine c’è Sylva Koscina, brava ma troppo elegante e fine per interpretare la moglie di Luca, il piccolo pappone che non ha certo una laurea o una cultura; la Koscina pur professionale, sembra davvero un elemento estraneo al film, con quella sua aria aristocratica inadatta al ruolo di parrucchiera e moglie di Luca.
Qualche errore di troppo, quindi, mascherato comunque dalla solita professionalità di Di Leo, un vero marchio di fabbrica.

La mala ordina 7

Un film comunque tra i migliori, nel suo genere; non a caso Tarantino lo cita spesso, assieme al resto della trilogia, tra i film che lo hanno impressionato e influenzato maggiormente.
Buone le musiche di Armando Trovajoli; tra le curiosità, la presenza di lara wendel nei panni della figlia di Luca Canali e il doppiaggio di Mario Adorf, affidato al compianto Stefano Satta Flores.

La mala ordina 13

La mala ordina, un film di Fernando Di Leo, con Mario Adorf, Henry Silva, Woody Strode, Adolfo Celi, Luciana Paluzzi, Franco Fabrizi, Femi Benussi, Gianni Macchia, Peter Berling, Francesca Romana Coluzzi, Cyril Cusack, Sylva Koscina, Jessica Dublin, Omero Capanna, Giuseppe Castellano, Giulio Baraghini, Andrea Scotti, Imelde Marani, Gilberto Galimberti, Franca Sciutto, Ulli Lommel, Vittorio Fanfoni, Giuliano Petrelli,  Pietro Ceccarelli, Pasquale Fasciano, Alberto Fogliani, Giovanni Cianfriglia, Guerrino,Lina Franchi,Lara Wendel

La mala ordina banner gallery

La mala ordina 9

La mala ordina 10

La mala ordina 14

La mala ordina 15

La mala ordina 16

La mala ordina banner personaggi

Mario Adorf     …     Luca Canali
Henry Silva    …     Dave Catania
Woody Strode    …     Frank Webster
Adolfo Celi    …     Don Vito Tressoldi
Luciana Paluzzi    …     Eva Lalli
Franco Fabrizi    …     Enrico Moroni
Femi Benussi    …     Nana
Gianni Macchia    …     Nicolo
Peter Berling    …     Damiano
Francesca Romana Coluzzi    …     Trini
Cyril Cusack    …     Corso
Sylva Koscina    …     Lucia Canali
Jessica Dublin    …     Miss Kenneth
Omero Capanna    …     Vito’s Goon
Giuseppe Castellano    …     Garagaz
Giulio Baraghini     …     Gustovino
Andrea Scotti    …     Garo
Gilberto Galimberti    …     Vito’s Goon
Franca Sciutto    …     Ballerina
Ulli Lommel    …     Ballerina
Vittorio Fanfoni    …     Uomo di don Vito
Giuliano Petrelli    …     Uomo di don Vito
Pietro Ceccarelli    …     Uomo di don Vito
Pasquale Fasciano    …     Uomo di don Vito

La mala ordina banner cast

Regia: Fernando Di Leo
Sceneggiatura: Fernando Di Leo, Augusto Finocchi
Prodotto da: Armando Novelli     .
Musiche: Armando Trovajoli
Effetti speciali: Basilio Patriz
i

“Adorfiano ed alterno. Adorf supera se stesso di Milano Calibro 9. Il film no, per snodi di trama assai meno logici rispetto a MC9, che si perdonano perché Adorf è fantastico, la fotografia è un gioiello etc. Si trovano temi presenti nell’opera di Di Leo: le cose che altrove funzionano, pure qui lo fanno egregiamente, mentre ciò che altrove non convince, non convince neppure qui (il mondo giovanile poi ripreso in Avere vent’anni). Inoltre la Dublin non strappa manco un sorriso, analogo risultato del tremendo Colpo in canna.

Tra i migliori esempi di film di genere italiano, ed ottimo esempio di noir, è anche una delle opere migliori di Fernando Di Leo. Girato con grande ritmo non appare mai patinato e artefatto, ma sempre efficacemente realista e spietato, con sequenze d’azione che, sebbene a volte siano un po’ “forzate”, appaiono sempre efficacissime. Ottima la prova del cast (specie del bravo Mario Adorf), così come la colonna sonora.

Il modesto macrò Luca Canali (Adorf) viene utilizzato come capro espiatorio dal padrino Don Vito Tressoldi (Adolfo Celi): a lui è attribuita la mancata consegna di un carico di droga pari a 3 miliardi delle vecchie lire. L’americano Corso (Cyril Cusack), che ha subìto il contraccolpo economico, invia due killer con lo scopo di dare una vistosa lezione al protettore, in colpa di defezione. Eccezionale noir, ispirato alla larga da Scerbanenco, ma frutto d’una sceneggiatura puramente ascrivibile al grande Di Leo (Ingo Hermes è imposto dalla co-produzione tedesca). Adorf domina e buca lo schermo.

Molto convincente Mario Adorf, nel ruolo di un pappone milanese un po’ sbruffone, che viene incastrato dal boss locale. Il film si trasforma quasi subito in una caccia all’uomo, soprattutto quando arrivano i due sicari per eliminare Canali (Adorf). Bravo il protagonista a costruire il personaggio, che da omuncolo dalla lingua lunga si trasforma in vendicatore, quando viene attaccato negli affetti più cari. Nessuna morale. Il boss difenderà nome e credibilità a tutti i costi. Da vedere.

Altro potente capitolo del noir italiano, che rispetto a MC9 appare meno cupo e tragico e più essenziale, lineare ed immediato. L’immenso Adorf tratteggia un macrò leale con gli amici, tenero con la sua famiglia, ma spietato con gli avversari, che vengono abbattuti dalla furia delle sue testate vendicatrici. Silva è insolitamente plastico, esuberante e parolaio e cede la sua granitica impassibilità al collega Strode. Scelta ottimale di volti (Cusack. Celi, Paluzzi, Coluzzi, Fabrizi, Berling…) e attori-stuntmen (Capanna, Galimberti).

Storia di un piccolo macrò della mala milanese che si ritrova braccato da due spietati killer americani senza un motivo apparente… Di Leo, autore anche del soggetto, è bravo nel descrivere con cura la disperata deriva di un uomo finito in un ingranaggio più grosso di lui, gira scene d’azione di tutto rispetto e tratteggia con cura anche i personaggi secondari. Se aggiungiamo l’interpretazione di un eccellente Mario Adorf, credo di aver reso l’idea di un grande film, senz’altro tra i migliori del regista pugliese.

Grandissimo film di Di Leo che ci regala uno dei più straordinari noir italiani di sempre. Livido, violento e spietato come pochi altri e per questo degno di autori più quotati come Don Siegl e Melville. Sceneggiatura tesa e vibrante. Musiche di Trovatoli che si fondono efficacemente con le immagini. Maestosa la prova di Adorf che ci regala uno splendido personaggio ed un finale assolutamente memorabile.

Una partita di eroina rubata, un pesce piccolo a cui addossare la colpa, una vendetta cieca e rabbiosa. Tutti elementi noti al genere noir, che Di Leo usa con mestiere confezionando un altro film “scerbanenchiano” dopo Milano Calibro 9  (curiosamente, quello è il titolo del racconto da cui viene l’idea di partenza del film). Meno intenso e più fiammeggiante, mette in prima linea un grande Mario Adorf, pappone con una sua dignità che non accetta compromessi e si fa giustizia da solo. Qualche tributo al gusto pop dell’epoca. Il finale è eccessivo “


 

 

 

 

 

 

giugno 30, 2010 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , , , , , | 6 commenti

Il tamburo di latta

Il tamburo di latta locandina

Polonia, anni venti.
Oskar nasce dal matrimonio infelice tra sua madre Agnes Koljaiczek e il com
merciante Anselmo Matzerath.
La donna ha una relazione anche con suo cugino Jan Bronski, che potrebbe essere in teoria il padre del bambino.
Il giorno del suo terzo compleanno, Oskar scopre la relazione tra sua madre e Jan, mentre si china sotto un tavolo; disgustato dalla cosa, si avvia verso la cantina e si lascia cadere per le scale.
Da quel momento il piccolo smette di crescere, tra la costernazione dei suoi; la caduta sembra avergli dato anche dei poteri particolari, come la capacità di emettere suoni ad alta frequenza in grado di rompere vetri nel raggio di centinaia di metri.

Il tamburo di latta 14

Oskar così cresce in un corpo da bambino, rifiutandosi di far parte di quel mondo degli adulti che trova ipocrita e bestiale.
Diventa amico di un discreto corteggiatore di sua madre, l’ebreo Markus, che gli regala un tamburo di latta, dal quale Oskar non si separerà più.
Gli anni passano, con Oskar che è rimasto un bambino, anche se soltanto nel corpo, accettato in quella sua strana situazione da tutti.
E’ il momento delle leggi razziali, così il ragazzino assiste al montare della cieca bestialità nazista, che si materializza nelle odiose leggi anti ebraiche e con la morte del suo amico Markus, che si uccide prima di poter essere deportato in un lager.

Il tamburo di latta 15

Muore anche sua madre, suicida per non dover mettere al mondo un altro figlio, muore Jan, che viene fucilato a Danzica mentre cerca di resistere all’annessione della Polonia; il mondo degli adulti sta mettendo in mostra il peggio di se, così Oskar, che ha conosciuto il nano Bebra, medita di lasciare casa e girare l’Europa con la compagnia circense dello stesso; nel frattempo suo padre Anselmo prende in casa la giovane Marie, che ha più o meno la stessa età del figlio.
Oskar scopre così le prime pulsioni sessuali, anche se più che turbato ne resta preoccupato.
La ragazza diviene l’amante del padre, e grazie all’involontaria complicità di Oskar, resterà incinta.

Il tamburo di latta 13

Oskar lascia la casa e si avvia con Bebra verso una lunga tournee europea, durante la quale conosce la nana Roswitha, della quale diventa l’amante; la gioia dei due dura poco, perchè la ragazza morirà durante un bombardamento.
La strana catena di lutti che sembra accompagnare Oskar continua al suo ritorno a casa, proprio mentre la città è liberata dai russi; suo padre viene ucciso da un soldato ancora una volta con la complicità involontaria di Oskar.
Il giorno della sepoltura di Anselmo, getta il suo inseparabile tamburo nella fossa in cui giace la bara del padre, e subito dopo vi si getta dentro, quasi a simboleggiare il suo passaggio all’età adulta.

Il tamburo di latta 12

La guerra sta finendo e Marie, con Oskar bendato e trasportato in una carriola, si avvia verso il treno, alla ricerca di un difficile futuro.
Il tamburo di latta, del regista tedesco Volker Schlöndorff, adattato per cinema dal romanzo omonimo di Günter Grass è uno straordinario e unico film sull’infanzia, sui traumi della stessa, sul parallelo con il mondo cattivo, malvagio e ipocrita degli adulti.
Un film molto cattivo, in cui affiora la vena intrisa di malinconia del regista, che tratteggia tutta una serie di figure guardate nei loro peggiori difetti; è un mondo da non imitare, quello degli adulti, ed è per questo che Oskar si rifiuta di crescere, di appartenere a quell’universo alieno fatto di tradimenti e bugie, di sesso e violenza.

Il tamburo di latta 11

Un mondo dal quale il piccolo si isola, proprio mentre sta montando in Germania e in Europa la folla nazista.
Così, accanto alle storie popolari dell’amore tra Jan e Agnes, il loro adulterio al quale Anselmo guarda di straforo, quasi senza interesse, assistiamo al montare della violenza nazista, tra l’avallo acritico della borghesia tedesca e quello del popolo tedesco stesso, irretito ma anche sciaguratamente consapevole degli orrori ai quali stava partecipando.
Il film ha un percorso abbastanza lineare, con scene che sembrano incastrarsi come in un gioco di scatole cinesi; memorabile la sequenza della nascita di Oskar, tratteggiata dalle parole che il piccolo protagonista recita “”Ho visto la luce del mondo sotto forma di due lampadine da 60 watt“, quasi a sottolineare la sofferenza fisica di appartenere ad un mondo che lui percepisce già negativo, quasi in una specie di legame extra uterino.

Il tamburo di latta 10

Il tamburo di latta 9

Le sequenze a cui assistiamo mettono in luce da subito le debolezze dei protagonisti, visti più nel loro ordinario squallore che nel meglio delle loro inesistenti virtù; il padre infingardo la madre adultera e libertina, il suo amante in copia carbone, anche lui adultero e libertino e via via in un campionario di umanità che sembra quasi assolvere il piccolo Oskar dal suo peccato originale, quello di non voler far parte di quel mondo incomprensibile.
C’è un evidente parallelo tra il piccolo Oskar e la storia della Germania nel ventennio prima della guerra e quella che comunque rialzerà la testa arrivando fino al boom economico.

Il tamburo di latta 4
La mamma di Oskar, interpretata dalla bravissima Angela Winkler

Anche Oskar, a fine guerra, ritornerà nel mondo degli adulti dal quale è fuggito, ora che tutti i legami di sangue sono scomparsi, quasi a significare una nuova nascita, una verginità intonsa e assoluta.
Un passaggio all’età adulta simboleggiata dalla rinuncia al suo amato tamburo, che lascerà nella fossa con il padre, non prima però di averne regalato uno al suo fratellastro (o figlio?), un chiaro avvertimento su ciò che il bambino dovrà affrontare nel corso della vita.
Non ho letto il libro di Grass, per cui non o quanto differisca dal film; di certo il film ha una sua valenza molto forte;

Il tamburo di latta 8

Schlöndorff è aiutato, oltre che dal suo eccellente mestiere, da un cast davvero notevole, in cui ogni attore recita la parte della vita.
E’ il caso di Angela Winkler, una Agnes Matzerath libertina, sofferente e gaudente al tempo stesso, donna alle prese con le sue pulsioni carnali e sconvolta da un figlio con il quale ha un legame fortissimo, ma che non riesce a capire fino in fondo; altra perla di bravura quella di Mario Adorf nei panni di Anselmo Matzerath, marito becco anche per scelta, fannullone e opportunista, così come di gran livello la parte interpretata da Charles Aznavour, quella del commerciante di giocattoli ebreo Markus, l’uomo che sceglierà la morte all’ignominia e all’infamia dei campi di concentramento.

Il tamburo di latta 7

Bene anche Daniel Olbrychski che interpreta Jan, mentre un discorso a parte merita David Bennent,praticamente perfetto nel ruolo di Oskar ; il suo volto mobile esprime di volta in volta innocenze e perfidia, semplicità e stupore.
Un bambino che percorre un mondo che non ama, che impara ad approfittare degli adulti diventando un camaleonte che segue le opportunità che si presentano, comportandosi così come quei grandi che detesta.
Un cenno alla fotografia davvero perfetta e ai costumi, che sembrano tirare di peso lo spettatore immergendolo in quelle atmosfere tristi del periodo pre seconda guerra mondiale.
Un film da non perdere, capace di emozionare e commuovere, un film sull’infanzia vista da un’angolazione davvero speciale.

Il tamburo di latta 6

Il tamburo di latta,un film di Volker Schlöndorff. Con Mario Adorf, Angela Winkler, David Bennent, Charles Aznavour, Andréa Ferréol, Tina Engel, Daniel Olbrychski, Otto Sander, Wojciech Pszoniak, Joachim Hackethal, Gerda Blisse, Berta Drews, Heinz Bennent, Marek Walczewski, Katharina Thalbach, Mieczyslaw Czechowicz, Fritz Hakl, Mariella Oliveri, Roland Teubner, Ernst Jacobi, Werner Rehm, Ilse Page, Kate Jaenicke, Wigand Witting, Karl-Heinz Tittelbach, Emil Feist, Herbert Behrent, Brunc Thost, Zygmunt Huebner
Titolo originale Die Blechtrommel. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 142 min. – Germania, Francia 1979.

Il tamburo di latta banner gallery

Il tamburo di latta 5

Il tamburo di latta 3

Il tamburo di latta 2

Il tamburo di latta 1

Il tamburo di latta banner protagonisti

Mario Adorf     …     Alfred Matzerath
Angela Winkler    …     Agnes Matzerath
David Bennent    …     Oskar Matzerath
Katharina Thalbach    …     Maria Matzerath
Daniel Olbrychski    …     Jan Bronski
Tina Engel    …     Anna Koljaiczek (jung)
Berta Drews    …     Anna Koljaiczek
Roland Teubner    …     Joseph Koljaiczek
Tadeusz Kunikowski    …     Onkel Vinzenz
Andréa Ferréol    …     Lina Greff
Heinz Bennent    …     Greff
Ilse Pagé    …     Gretchen Scheffler
Werner Rehm    …     Scheffler
Käte Jaenicke    …     Mutter Truczinski

Il tamburo di latta banner cast

Regia Volker Schlöndorff
Soggetto Günter Grass
Sceneggiatura Jean-Claude Carrière, Franz Seitz, Volker Schlöndorff, Günter Grass
Produttore Franz Seitz
Casa di produzione Franz Seitz Film, Bioskop Film, Artémis Film, Hallelujah Film, GGB-14, Argos Films, Jadran Film, Film Polski
Fotografia Igor Luther
Montaggio Suzanne Baron
Effetti speciali Georges Jaconelli
Musiche Maurice Jarre
Costumi Dagmar Niefind, Inge Heer, Yoshy Yabara
Trucco Rino Carboni, Alfredo Tiberi

Il tamburo di latta banner foto

Il tamburo di latta foto 7

Il tamburo di latta foto 6

Il tamburo di latta foto 5

Il tamburo di latta foto 4

Il tamburo di latta foto 3

Il tamburo di latta foto 2

Il tamburo di latta foto 1

Il tamburo di latta locandina lc 1

Il tamburo di latta locandina 1

Il tamburo di latta locandina 2

giugno 9, 2010 Posted by | Drammatico | , , , , , | 1 commento

Milano calibro 9

Milano calibro 9 ,locandina

All’ uscita dal carcere, dove è stato rinchiuso per tre anni, Ugo Piazza, corriere clandestino di valuta, trova ad attenderlo i rappresentanti dei due lati opposti della società.
Da una parte ci sono Pasquale, Rocco e Nicola, emissari della malavita agli ordini dell’Americano, dall’altra un commissario di polizia, brutale e violento, uno di quelli che credono che la giustizia si possa somministrare solo con le cattive.

Milano calibro 9 ,12
Gastone Moschin è Ugo Piazza

I tre uomini sono stati mandati dal loro capo perchè l’uomo è convinto che Ugo, catturato durante lo scambio di valuta, si sia impossessato di trecento milioni frutto dello scambio mai avvenuto; dall’altro il commissario ha fiutato in qualche modo il coinvolgimento di Piazza in affari poco puliti.
Ugo viene violentemente pestato dai tre, con l’ordine di presentarsi al più presto dall’Americano: dopo essere stato in questura a denunciare lo smarrimento dei documenti, Ugo trova alloggio presso una piccola pensione,dove viene nuovamente sorpreso dalla banda dell’Americano, che lo trovano in compagnia di una prostituta.

Milano calibro 9 ,9
Mario Adorf è Rocco Musco

Milano calibro 9 ,16

Gli uomini, dopo aver devastato la sua stanza, alla ricerca del denaro, gli rinnovano l’invito a recarsi dal loro capo.
Ugo è ormai allo sbando; non ha un posto dove rifugiarsi e non ha più soldi. Decide così di chiedere aiuto a Don Vincenzo  e a suo nipote Chino, vecchi amici. Ma ancora una volta arrivano gli emissari dell’Americano, olo che questa volta al fianco di Ugo c’è Chino, abile nel pugilato. I due mettono in fuga gli uomini dell’Americano, e Ugo decide di andare a trovare la sua donna, Nelly, che lavora in un night club. Alla donna l’uomo racconta le sue vicissitudini, oltre al fatto di non essere in possesso dei soldi che l’Americano cerca.

Milano calibro 9 ,15

Milano calibro 9 ,14

A questo punto il passo successivo di Ugo è quello di recarsi dall’Americano, al quale racconta la versione della storia già detta a Nelly. L’Americano, anche se non convinto del tutto che Ugo dica la verità, lo prende al suo servizio, anche per poterlo controllare meglio.
Ma a questo punto le cose si complicano; con una mossa a sorpresa, Ugo inizia a instillare nel capo il dubbio che a commettere il furto dei 300 milioni possano essere stati proprio i suoi fedelissimi, Rocco e Pasquale. E’ l’inizio di un sanguinoso regolamento di conti, in cui vengono utilizzate anche le bombe pur di arrivare a scoprire i veri autori del furto; Ugo, sempre pedinato dagli uomini del commissario, convince Don Vincenzo e Chino ad aiutarlo nella vendetta contro l’Americano. ma quest’ultimo, che sta facendo piazza pulita a Milano, uccide Don Vincenzo. Chino e Piazza, armati fino ai denti, sterminano la banda dell’Americano, e durante la sparatoria anche Chino cade colpito a morte.

Milano calibro 9 ,13

Milano calibro 9 ,11

Ugo Piazza ora è libero di muoversi; recupera i soldi che aveva davvero rubato e torna a Milano, dove viene però fermato dalla polizia e interrogato dal commissario Mercuri, collega dell’altro commissario, un uomo decisamente più ligio alla legge e rispettoso dei diritti dei cittadini. Dopo aver interrogato i pochi superstiti dell’assalto alla villa dell’Amerikano, poichè nessuno conferma la presenza di Piazza durante la sanguinosa sparatoria, il commissario lascia libero Piazza, che a questo punto sembrerebbe aver avuto partita vinta.
Ma le sorprese non sono finite……….

Milano calibro 9 ,10

Milano calibro 9 ,2

Nelle due foto: una splendida Barbara Bouchet è Nelly

Mlano calibro 9, di Fernando Di Leo, è un film a metà strada tra il noir e il poliziesco. Violentissimo, teso, complicato da una trama sorprendente, è di sicuro il miglior film del genere poliziottesco degli anni settanta.
Grazie alla sontuosa recitazione degli attori del cast, alla bellissima colonna sonora di Bacalov e degli Osanna, il film ha una tensione continua e senza cedimenti, che ne fanno a buon diritto, il miglior film della produzione di Di Leo.Un film che mescola anche il conflitto tra i due commissari come semplificazione della situazione corrente all’epoca, con le due scuole di pensiero, violenza contro violenza e visione a più ampio raggio dei fenomeni ad essa collegati. Un film molto ambizioso, che però una volta tanto centra quasi tutti gli obiettivi prefissati.

Milano calibro 9 ,8

Larga parte del merito va ovviamente al romanzo di Scerbanenco; il titolo, ripreso dalla raccolta di romanzi dello scrittore di Kiev, viene però ripreso con un’atmosfera dark che riesce a rendere vivida l’azione, trasformando il film in una serrata lotta senza esclusione di colpi, con sullo sfondo una Milano assente, immersa nella sua vita ad alta velocità, percorsa da centinaia di migliaia di persone quasi disinteressate a tutto ciò che accade attorno.

Grande prova di Gastone Moschin, un ottimo Ugo Piazza, bravissimo Mario Adorf nel ruolo di Rocco; poi, attorno, il cast costruito attorno all’Americano, Lionel Stander , forse il personaggio meno credibile della storia, nel senso dell’interpretazione. Il ruolo dell’Americano Stander lo svolge con diligenza ma in modo appena sufficiente. Molto bene i due commissari, Luigi Pistilli e Frank Wolff.

Milano calibro 9 ,7

Bene anche Barbara Bouchet, uno dei tanti personaggi negativi della storia, una Nelly però credibile nel ruolo dell’angelo infernale. Infine nota di merito anche per Ivo Garrani, un ottimo Don Vincenzo, e il solito, inappuntabile Philippe Leroy.

Milano calibro 9, un film di Fernando Di Leo. Con Mario Adorf, Philippe Leroy, Barbara Bouchet, Frank Wolff, Lionel Stander, Gastone Moschin, Ivo Garrani, Fernando Cerulli, Luigi Pistilli, Gastone Pescucci, Ettore Geri, Sergio Serafini, Mario Novelli, Ernesto Colli, Empedocle Buzzanca, Rossella Bergamonti, Giorgio Trestini, Mauro Vestri, Omero Capanna, Fortunato Cecilia
Poliziesco, durata 101 min. – Italia 1972.

Milano calibro 9 ,banner protagonisti

Gastone Moschin: Ugo Piazza
Barbara Bouchet: Nelly Bordon
Mario Adorf: Rocco Musco
Frank Wolff: commissario di polizia
Luigi Pistilli: Mercuri
Ivo Garrani: Don Vincenzo
Philippe Leroy: Chino
Lionel Stander: l’Americano
Mario Novelli: Pasquale Tallarico
Giuseppe Castellano: Nicola
Ernesto Colli: Alfredo Bertolon
Giorgio Trestini: Franceschino

Milano calibro 9 ,banner gallery

Milano calibro 9 ,6

Milano calibro 9 ,5

Milano calibro 9 ,4

Milano calibro 9 ,3

Milano calibro 9 ,1

Milano calibro 9 ,banner cast

Regia:     Fernando Di Leo
Soggetto:     Fernando Di Leo, Giorgio Scerbanenco (romanzi)
Sceneggiatura:     Fernando Di Leo
Produttore:     Armando Novelli
Casa di produzione:     Cineproduzioni Daunia 70
Distribuzione (Italia):     Alpherat S.p.a.
Fotografia:     Franco Villa
Montaggio:     Amedeo Giomini
Musiche:     Luis Enríquez Bacalov, Osanna
Tema musicale:     Milano calibro 9 (Preludio, Tema, Variazioni e Canzona)
Scenografia:     Francesco Cuppini
Costumi:     Francesco Cuppini, Marcella Moretti
Trucco:     Antonio Mura

Milano calibro 9 ,banner citazioni

 

“Se continua così, vedrai che fanno l’antimafia pure pe’ Milano! La chiamano mafia, ma oggi sono…sono bande. Bande in lotta e concorrenza fra di loro. La vera mafia non esiste più!”

“Tu quando incontri a uno come Ugo Piazza, il cappello ti devi levare…”

Milano calibro 9 ,banner location

MILANO: Torre Branca, Parco Sempione, da Viale Cervantes
MILANO: Viale Cervantes, Parco Sempione
MILANO: Piazza Duomo
MILANO: Viale Gorizia
MILANO: Ripa di P.ta Ticinese, Alzaia Naviglio Grande
MILANO: Naviglio Pavese, da Viale Gorizia
MILANO: Duomo, Piazza Duomo
MILANO: Stazione Centrale
MILANO: Carcere San Vittore, P.zza Filangieri 2
MILANO: Carcere San Vittore, Via degli Olivetani
MILANO: Carcere San Vittore, Via degli Olivetani ang. Via G.B. Vico
MILANO: P.zza XXIV Maggio, ang. Viale Gorizia
MILANO: Chiesa S.ta Maria delle Grazie al Naviglio, Alzaia Naviglio Grande 34
MILANO: Ripa di Porta Ticinese, altezza # 5
MILANO: Ripa di Porta Ticinese 5
MILANO: Torre Velasca, P.zza Velasca
MILANO: P.zza Velasca
MILANO: P.zza Duca D’Aosta, Stazione Centrale
MILANO: Via Paolo da Cannobio

novembre 24, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , , , | 2 commenti

La polizia ringrazia

La polizia ringrazia loc.1

A Roma un’ondata di violenza vede il commissario Bertone e i suoi uomini impegnati in una lotta impari contro la criminalità dilagante; per quanto lui e i suoi uomini si diano da fare, ai loro arresti segue spesso un’indulgenza della magistratura che vanifica il lavoro fatto.

La polizia ringrazia 15
Mariangela Melato è Sandra

Accade così che Bertone debba assistere alla scarcerazione del Bettarini, un delinquente accusato di aver ucciso un uomo durante una rapina,e di essere anzi messo sotto accusa per i suoi metodi, considerati violenti. Un giorno due balordi, dopo una rapina in una gioielleria, uccidono due persone, e uno di loro, in fuga, rapisce una ragazza e la porta con se i una casa vicino al mare.

La polizia ringrazia 4

Bertone, nonostante sia stato messo sotto accusa dal procuratore Ricciuti, individua uno dei responsabili, che però viene giustiziato da una misteriosa anonima associazione, che fa ritrovare il suo cadavere, quello di Bettarini, quello di una prostituta e quello di un frequentatore di omosessuali sotto dei manifesti che raffigurano uno spazzino con su la scritta Aiutaci a tenere Roma pulita.

La polizia ringrazia 8
Bertone indaga

L’ondata di omicidi paradossalmente vede l’opinione pubblica e tutti gli uomini del commissario schierati dalla parte della misteriosa banda di giustizieri. Ma Bertone, ligio al suo dovere, decide di indagare, scoprendo, con l’aiuto di una giornalista, alla quale è legato, Sandra, che l’anonima omicidi è finanziata da industriali, magistrati, funzionari di polizia ed è composta da ex agenti congedati per motivi disciplinari.

La polizia ringrazia 5

La polizia ringrazia 7
Morte di un ricercato

Gli uomini e i loro capi sono quindi un potenziale pericolo per le istituzioni, che rischiano di essere infiltrate da gente pronta a derive autoritarie. Bertone si reca da quello che considera il capo dell’organizzazione, l’ex questore Stolfi per arrestarlo, ma all’interno del circolo viene assassinato a colpi di fucile dall’anonima. Sarà l’acerrimo nemico di Bertone, il procuratore Ricciuti, ad andare avanti per scoprire le finalità dell’organizzazione.

Bello, asciutto, interessante, La polizia ringrazia, diretto da Steno nel 1972 è forse il più bel poliziesco all’italiana degli anni settanta, sia per la trama, innovativa, sia per la magistrale interpretazione degli attori impiegati, fra i quali spiccano una grande Enrico Maria Salerno nel ruolo di Bertone,Mariangela Melato in quella di Sandra, di Franco Fabrizi, bravissimo a recitare il ruolo del viscido Bettarini.

La polizia ringrazia 12
Enrico Maria Salerno e Cyril Cusack

Una colonna sonora sontuosa, firmata dallo specialista Stelvio Cipriani, mai invadente, rende ancor più attraente questo film, amaro apologo quanto mai attuale, della violenza privata che vuole sostituirsi a quella dello stato per motivi abietti, non certo per amore della giustizia.

La polizia ringrazia 14

La polizia ringrazia 1

Laura Belli

Il film è disponibile in un’ottima versione su Youtube all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=U2_Dy49Y91w

La polizia ringrazia 3

La polizia ringrazia,un film di Steno. Con Mario Adorf, Enrico Maria Salerno, Franco Fabrizi, Mariangela Melato, Valentino Macchi.Sergio Serafini, Ezio Sancrotti, Laura Belli, Corrado Gaipa, Cyril Cusack, Gianfranco Barra, Ferdinando Murolo, Fortunato Cecilia, Jurgen Drews, Luciano Bonanni, Gianni Solaro
Drammatico, durata 99 min. – Italia 1972.

La legge violenta della squadra anticrimine banner personaggi

Enrico Maria Salerno     …     Commissario Bertone
Mariangela Melato          …     Sandra
Mario Adorf         …     Procuratore distrettuale Ricciuti
Franco Fabrizi         …     Bettarini
Cyril Cusack          …     Stolfi
Laura Belli         …     Anna Maria Sprovieri
Jürgen Drews          …     Michele Settecamini
Corrado Gaipa          …     L’avvocato Armani
Ezio Sancrotti         …     Commissario Santalamenti
Ferdinando Murolo    …     Capo squadra giustizieri
Gianfranco Barra    …     Agente Esposito

La legge violenta della squadra anticrimine banner cast

Regia     Steno
Soggetto     Steno, Lucio De Caro
Sceneggiatura     Steno, Lucio De Caro
Casa di produzione     Primex Italiana
Distribuzione (Italia)     PAC
Fotografia     Riccardo Pallottini
Montaggio     Roberto Perpignani
Musiche     Stelvio Cipriani

La legge violenta della squadra anticrimine banner gallery

La polizia ringrazia 6
La polizia ringrazia 9

La polizia ringrazia 10

La polizia ringrazia 11

La polizia ringrazia 13

aprile 1, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , , | 1 commento

L’uccello dalle piume di cristallo

L'uccello dalle piume di cristallo locandina 1

L’uccello dalle piume di cristallo è il primo film importante di Dario Argento,e segna contemporaneamente il suo ingresso nel cinema come regista di thriller;un film importante,scorrevole,con una buona trama,che segnò effettivamente una stagione,visto che molti registi usarono nomi di animali per i titoli dei loro film.Una maniera per attirare pubblico sui loro prodotti,un sistema se vogliamo ingenuo,ma efficace.

Il film inizia con un giovane scrittore,Sam Dalmas,che sta per rientrare nel suo paese d’origine,gli Stati Uniti;accade però che la sera antecedente la sua partenza assista ad un omicidio,quello di una donna,Monica.

La donna non muore,e Sam scopre grazie al commissario incaricato del caso,che non è la prima vittima di fatti di sangue.In città c’è un serial killer che ha già accoltellato tre donne.

Sam inizia ad investigare,tallonato dal killer,che per due volte tenta di ucciderlo,lui riesce a scampare agli agguati,ma la prossima vittima è la sua fidanzata Giulia.

Anche Giulia si salva,e grazie alla sua telefonata,registrata,viene identificato un rumore di fondo;un verso emesso da u uccello,l’uccello dalle piume di cristallo,che vive solo ed esclusivamente nello zoo della città

Sam e la polizia si recano sul posto,identificano la finestra e arrivano appena in tempo per fermare il marito di Monica che sta strangolando la moglie.

Sembra tutto finito,ma……..

Un film sicuramente d’effetto,ben girato,con una buona tensione;bella la scena del tentato omicidio di Monica,con Musante che osserva tutto attraverso un grande vetro.

Un film di Dario Argento. Con Enrico Maria Salerno, Tony Musante, Suzy Kendall, Umberto Raho, Werner Peters, Mario Adorf, Eva Renzi, Renato Romano, Fulvio Mingozzi, Rosita Torosh, Carla Mancini. Genere Thriller, colore 96 minuti. – Produzione Italia 1970.

luccello-dalle-piume-di-cristallo-banner-protagonisti

Tony Musante: Sam Dalmas
Suzy Kendall: Giulia
Enrico Maria Salerno: Commissario Morosini
Umberto Raho: Alberto Ranieri
Eva Renzi: Monica Ranieri
Mario Adorf: Berto Consalvi
Raf Valenti:Professor Carlo Dover
Gildo Di Marco: Garullo/Addio
Giuseppe Castellano: Monti
Pino Patti: Faiena
Fulvio Mingozzi: poliziotto
Omar Bonaro: poliziotto
Bruno Erba: poliziotto
Annamaria Spogli: Sandra Roversi, terza vittima
Rosita Torosh: quarta vittima
Karen Valenti: Tina, quinta vittima
Werner Peters: antiquario
Reggie Nalder: inseguitore col giubbetto giallo
Maria Tedeschi: anziana nella nebbia
Carla Mancini: ragazza che guarda la TV
Giovanni Di Benedetto: Professor Rinaldi

luccello-dalle-piume-di-cristallo-banner-cast

Regia Dario Argento
Soggetto Dario Argento
Sceneggiatura Dario Argento
Produttore Salvatore Argento
Casa di produzione Seda Spettacoli, Central Cinema Company Film (CCC)
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Dario Micheli
Costumi Dario Micheli
Trucco Pino Ferrante

luccello-dalle-piume-di-cristallo-banner-gallery

L'uccello dalle piume di cristallo 2

L'uccello dalle piume di cristallo 3

L'uccello dalle piume di cristallo 1

L'uccello dalle piume di cristallo 6

L'uccello dalle piume di cristallo 5

L'uccello dalle piume di cristallo 4

Vai in Italia, hai bisogno di pace, di tranquillità, è il paese della poesia. Non succede mai niente in Italia!

luccello-dalle-piume-di-cristallo-banner-open

luccello-dalle-piume-di-cristallo-flano

luccello-dalle-piume-di-cristallo-sound

luccello-dalle-piume-di-cristallo-open-1

luccello-dalle-piume-di-cristallo-open-2

luccello-dalle-piume-di-cristallo-open-00

luccello-dalle-piume-di-cristallo-open-01

luccello-dalle-piume-di-cristallo-open-02

luccello-dalle-piume-di-cristallo-open-03

luccello-dalle-piume-di-cristallo-open-04

luccello-dalle-piume-di-cristallo-open-05

luccello-dalle-piume-di-cristallo-open-06

luccello-dalle-piume-di-cristallo-open-07

giugno 6, 2008 Posted by | Thriller | , , , , , , | 2 commenti