A.A.A. massaggiatrice bella presenza offresi

Cristina, una bella e disinibita ragazza, in rotta per motivi economici con la sua famiglia, va a stabilirsi a casa dell’amica Paola, una studentessa. Mentre sua madre accetta con rassegnazione la cosa, suo padre, amareggiato, si interroga sulle motivazioni che hanno spinto Cristina a tale decisione.
In realtà Cristina agisce senza motivazioni precise: o meglio, una motivazione è quella del denaro, difatti appena arrivata a casa di Paola, decide di mettere un annuncio su un giornale. AAA massaggiatrice bela presenza, esperta, offresi; è questo il testo dell’annuncio, a cui risponde un giovane culturista, che però equivoca sulla cosa.
Offre infatti alla ragazza un posto come massaggiatrice per sua madre. Sarà Oskar, una specie di piccolo bullo di periferia a offrire a Cristina la possibilità di incontri remunerativi. da quel momento la ragazza inizia a lavorare sul serio, ma ben presto, uno dietro l’altro, i suoi clienti finiscono ammazzati. Sarà un solerte commissario a venire a capo della catena di omicidi.
Diretto da Demofilo Fidani nel 1972, AAA massaggiatrice bella presenza offresi è stato per anni un titolo di culto, passato solo sporadicamente, agli inizi degli anni ottanta, sui canali privati regionali.E , a guardare bene, per validi motivi. Il film è brutto in maniera tale da essere difficilmente recuperabile in una qualsiasi delle sue peculiarità; la recitazione è approssimativa, le scene dei crimini sono totalmente senza pathos, la storia è sgangherata e senza un filo conduttore.
Ad aggravare le cose, la protagonista principale, una giovanissima Paola Senatore, appare quasi spaurita, così come il cast che compone il film, nel quale, inspiegabilmente, anche i buoni caratteristi Manni, Prete e Ross recitano con tale approssimazione da far credere che l’effetto squallore generale fosse studiato a tavolino. Sicchè la scena finale, girata sul ponte Flaminio, con la Senatore che passeggia affranta in pelliccia bianco e nera, arriva come la manna dal cielo, a chiudere un film francamente impresentabile. Incredibilmente, nel cast c’è spazio per la diva anni 50 e sessanta Yvonne Sanson, che ci mette la sua professionalità e buona volontà per rendere credibile il personaggio della madre di Cristina, Impresa inutile, ovviamente. Da segnalare la presenza della splendida Simonetta Vitelli nel ruolo di Paola e null’altro.
AAA massaggiatrice bela presenza offresi,di Demofilo Fidani con Paola Senatore, Simonetta Vitelli, Yvonne Sanson, Hunt Powers (Jack Betts), Howard Ross (Renato Rossini), Giancarlo Prete, Franco Ressel, Jerry Colman, Mario Valdemarin, Raffaele Curi, Enzo Pulcrano, Carlo Gentili, Ettore Manni, Armando Bottin, Giorgio Gravina, Luciano Conte 1972


Paola Senatore … Cristina Graziani
Simonetta Vitelli … Paola
Jerry Colman … Franco – amico di Paola
Raffaele Curi … Marco – amico diCristina
Carlo Gentili … Santino
Ettore Manni … Commissario
Jack Betts … Enrico Graziani
Giancarlo Prete … Cliente di Cristina
Franco Ressel … D’Angelo
Mario Valdemarin … Fabretto
Howard Ross … Oskar

Regia Demofilo Fidani
Soggetto Demofilo Fidani
Sceneggiatura Mila Vitelli, Demofilo Fidani
Casa di produzione Tarquinia Internazionale Cinematografica
Fotografia Aldo Giordani, Roberto Bruni
Montaggio Piera Bruni, Gianfranco Simoncelli
Musiche Lallo Gori
Tema musicale il brano Circus mind è eseguita dal complesso Mack Sigis Porter Ensemble
Trucco Corrado Blengini
Emanuelle e gli ultimi cannibali
Ennesima variazione delle avventure dell’affascinante Emanuelle, la reporter di colore con l’hobby della fotografia; questa volta l’eroina interpretata da Laura Gemser si reca in un istituto per malattie mentali,per scoprire in che modo i pazienti vengano trattati da dottori e infermiere.
Durante il suo soggiorno nella clinica, Emanuelle assiste ad una scena agghiacciante: una paziente strappa a morsi il seno ad una infermiera. Emanuelle indaga sui perchè dello strano comportamento della donna,e grazie ad un tatuaggio sul corpo della ragazza, risale fino al
professor Lester, che dapprima la erudisce sul fenomeno del cannibalismo, e poi, divenuto l’ennesimo amante della donna, decide di accompagnarla alla ricerca della verità sul conto della ragazza.
La coppia giunge in Amazzonia, e incontra alcuni personaggi ambigui:Donald e Maggie McKenzie,che fanno credere di essere una coppia di cacciatori, Suor Angela e Isabelle .
Tra i vari personaggi si stabiliranno relazioni equivoche, puramente erotiche.In realtà i Mc Kenzie sono sulle tracce di un tesoro; ma quella caccia sarà loro fatale, perchè saranno i primi a cadere preda dei cannibali che vivono nella regione.
Donald viene fatto a pezzi, la moglie, dopo essere stata stuprata a turno,finisce per fare da pranzo alla tribù. Isabelle, catturata, viene stuprata a sua volta dagli indigeni, viene salvata provvidenzialmente da Emanuelle con uno stratagemma: la donna sorge dalle acque, nuda come Venere, mentre alle sue spalle esplodono alcuni fuochi artificiali.
Mentre i superstiziosi indigeni restano ammutoliti, la donna prende per mano l’amica e si allontana nell’acqua.
Aristide Massaccesi, firmandosi Joe D’Amato, dirige Emanuelle e gli ultimi cannibali nel 1977, nello stesso anno in cui esce il controverso Ultimo mondo cannibale;ma, a differenza del film di Deodato, Massaccesi spinge l’acceleratore sull’erotismo,
riempiendo il film di scene ad alta tensione erotica: a parte i coniugi Tinti, Gabriele e Laura Gemser, il regista romano chiama nel cast la bella Susan Scott,facendole interpretare il ruolo di
Maggie, e rendendola protagonista di una delle scene più calde del film, l’atto auto erotico in cui la bellissima attrice spagnola sembra girare senza l’ausilio di controfigure; chiama nel film la svizzera Monica Zanchi, nel ruolo di Isabelle,
e infine seleziona due attrici decisamente belle, Dirce Funari e Annamaria Clementi, affidando loro rispettivamente i ruoli della ragazza della clinica e di suor Angela.
Il film tutto sommato non è nemmeno malaccio, anche se D’Amato gioca, come al solito, tutte le sue carte sull’erotismo.
Ma un minimo di trama c’è, così come l’indubbio mestiere del regista romano.
Emanuelle e gli ultimi cannibali, un film di Joe D’Amato, con Laura Gemser, Gabriele Tinti, Susan Scott, Donald O’Brien, Monica Zanchi, Percy Hogan, Dirce Funari, Annamaria Clementi 1977
Laura Gemser: Emanuelle
Gabriele Tinti: professor Mark Lester
Monica Zanchi: Isabelle Wilkes
Nieves Navarro: Maggie McKenzie
Donald O’Brien: Donald McKenzie
Percy Hogan: Salvatore
Annamaria Clementi: Suor Angela
Dirce Funari: ragazza all’istituto mentale
Geoffrey Copleston: Wilkes
Germana Dominici: Emanuelle
Michele Gammino: professor Mark Lester
Serena Verdirosi: Isabelle Wilkes
Paila Pavese: Maggie McKenzie
Sergio Fiorentini: Donald McKenzie
Antonio Guidi: Wilkes
Regia Joe D’Amato
Soggetto Joe D’Amato
Sceneggiatura Aristide Massaccesi, Romano Scandariato
Produttore Fabrizio De Angelis
Fotografia Aristide Massaccesi
Montaggio Amedeo Moriani
Musiche Nico Fidenco
Scenografia Carlo Ferri
Costumi Carlo Ferri
L’infermiera
Un fresco vedovo, Leonida, viene colto da infarto mentre si sta consolando con la moglie del custode del cimitero nel quale ha sepolto sua moglie. La notizia invece di turbare, rallegra gli avidi parenti prossimi dell’uomo, ansiosi di mettere le mani sull’azienda vinicola che Leonida possiede, in modo da poterla vendere ad un ricco imprenditore. Per far ciò però hanno bisogno che all’uomo sia fatale un secondo infarto; così il genero di Leonida chiama al capezzale dell’infermo una splendida e avvenente infermiera, con il palese intento di provocare nell’uomo un mortale infarto.
Ma la donna, all’inizio d’accordo con il piano, impara a conoscere e stimare Leonida; gli si affeziona, e decide di sposarlo. Così caccia dalla villa del futuro marito tutti i parenti e parte in viaggio di nozze con l’uomo. Ma a Leonida sarà fatale proprio la bellezza della moglie: non resiste, infatti, al suo charme e dopo un amplesso cade fulminato dal secondo infarto.Anna, divenuta sua erede, commossa tributa all’uomo dei solenni e fastosi funerali.
Commedia sexy diretta da Nello Rossati nel 1975, L’infermiera si segnala per l’ottimo cast allestito dal regista e per la trama non disprezzabile, anche se il canovaccio resta abbastanza orientato sulle generose nudità della bellissima ex Bond Girl svizzera Ursula Andress; l’attrice, nel pieno della maturità fisica, è uno spettacolo per gli occhi.Il resto del film fila via sui binari della comicità non triviale, anche se abbastanza telefonata, e sulle gag dei numerosi co-protagonisti, a cominciare da Mario Pisu che interpreta Leonida, proseguendo per un’altra splendida Bond girl,
Luciana Paluzzi, e ancora con Duilio Del Prete (il genero di Leonida), Daniele Vargas, la bella Carla Romanelli, Lino Toffolo e come guest star Jack Palance, nei panni dell’industriale americano. In ultimo, il bravo Lino Toffolo, nei panni del servitore, costretto, per l’ennesima volta in carriera, a fare l’ubriacone.
Film tutto sommato non disprezzabile; a parte la musicalità del dialetto veneto, irresistibile, usato a piè spinto, la bella Andress da valore aggiunto alla pellicola. Memorabile il bagno in piscina, con l’attrice completamente nuda e generosamente esposta. Il regista adriese, reduce dal buon successo di La nipote, dirige quasi con taglio drammatico il film, rendendolo superiore alla media delle pellicole della commedia sexy.
Lino Toffolo e Carla Romanelli
Luciana Paluzzi
L’infermiera, un film di Nello Rossati. Con Duilio Del Prete, Daniele Vargas, Mario Pisu, Ursula Andress, Luciana Paluzzi, Jack Palance, Carla Romanelli, Lino Toffolo, Marina Confalone, Stefano Sabelli
Erotico, durata 105 min. – Italia 1975.
Ursula Andress: Anna
Duilio Del Prete: Benito Varotto
Mario Pisu: Leonida Bottacin
Daniele Vargas: Gustavo Scarpa
Carla Romanelli: Tosca Floria Zanin
Marina Confalone: Italia Varotto
Stefano Sabelli: Adone
Luciana Paluzzi: Jole Scarpa
Lino Toffolo: Giovanni Garbin
Jack Palance: Mr. Kitch
Attilio Duse: Dottor Pavan
Regia Nello Rossati
Soggetto Claudia Florio, Roberto Gianviti, Nello Rossati, Paolo Vidali
Sceneggiatura Claudia Florio, Roberto Gianviti, Nello Rossati, Paolo Vidali
Produttore Carlo Ponti
Produttore esecutivo Romano Dandi
Casa di produzione Compagnia Cinematografica Champion
Distribuzione (Italia) Interfilm
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Gianfranco Plenizio
Scenografia Toni Rossati
Costumi Toni Rossati
Trucco Francesco Corridoni, Maria Teresa Corridoni, Giulio Mastrantonio


Kleinhoff Hotel
Per una fatale combinazione, Pascale, una francese moglie di un architetto tedesco, è costretta a rimanere a Berlino, rimandando così il suo ritorno a Parigi. Non sapendo dove pernottare, decide di tornare al Kleinhoff hotel, un albergo nel quale era stata da studentessa. Vi si reca e lo trova molto cambiato; prende una stanza e si prepara per la notte. Incuriosita da un dialogo che afferra provenire dalla stanza attigua, scopre che tra la parete che divide le due stanze c’è una porta con una fessura, dalla quale può spiare nella stanza vicina.
Apprende così del legame esistente tra Karl, il giovane che vive in quella stanza e una giovane tossico dipendente e altre cose. L’uomo, Karl, è un terrorista ricercato, che deve eliminare un compagno di lotta accusato di aver tradito la cellula terrorista. Pascale, attratta dall’uomo, lo seduce, e tra i due scoppia violenta la passione. La donna cerca di convincere l’uomo ad abbandonare i suoi propositi, ma il giovane, un’idealista, ha capito che sia lui che il suo gruppo sono ormai fantasmi di un passato che non esiste più, sono a tutti gli effetti degli sconfitti.
Karl si uccide, e all’indomani Pascale, risvegliatasi, con la massima indifferenza si riveste e corre verso l’aeroporto.
Brutto, noioso, spocchioso e supponente, Kleinhoff hotel è il peggior film di Calo Lizzani, un film inconcludente, che non riesce a decollare in nessun momento, stretto com’è in un erotismo anche troppo spinto e avvolto in una trama fumosa, in un’atmosfera decadente ma del tipo peggiore. Stantio, Kleinhoff hotel ha dalla sua solo le belle musiche di Giorgio Gaslini e la bellezza della Clery; null’altro.
Un film davvero povero di tutto.
Kleinhoff Hotel, un film di Carlo Lizzani. Con Bruce Robinson, Michele Placido, Corinne Cléry, Katia Rupe.
Rodolfo Dal Prè, Werner Pochat, Peter Kern
Drammatico, durata 105 min. – Italia 1977.
Corinne Cléry: Pascale Rostand
Bruce Robinson: Karl/Alex
Katja Rupé: Petra
Werner Pochath: David
Peter Kern: Erich Müller
Michele Placido: Pedro
Regia Carlo Lizzani
Soggetto Valentino Orsini
Sceneggiatura Valentino Orsini, Faliero Rosati
Produttore Renzo Ciabò e Marcello Lizzani per Trust International Film (Roma) e Roxy Film (Monaco)
Fotografia Gábor Pogány
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Giorgio Gaslini
Attenti…arrivano le collegiali
Litorale laziale. Una studentessa, Marina, con le sue amiche di un collegio, arriva a Torvaianica, dove suo padre, il Comandante, possiede un albergo con annessa stazione balneare. Ad accompagnare la ragazza, un gruppetto di collegiali capitanate da un’insegnante infagottata in strane vesti, Nadia.
La donna, all’apparenza brutta e inibita, si rivelerà ben più disinibita delle sue precoci allieve; nell’albergo, diretto dal Comandante, uno strambo individuo, che gioca con la sua barchetta sulla spiaggia a cacciare balene, ci sono altri personaggi quantomeno bizzarri, il cuoco e il cameriere Salvatore, che per denaro organizzano stravaganti sedute spiritiche.
Le amiche di Marina, Sandra, Patrizia, Betty, Yvette e Giovannona, una pettoruta e corpulenta ragazza, verranno immediatamente circuite dal gruppo di giovani vitelloni che stazionano sulla spiaggia, capitanati da massimo, il bello e aitante fratello di Marina. Sarò proprio l’istitutrice teutonica,Nadia, la prima a concedersi proprio al comandante, mentre tra i ragazzi comincia il gioco della seduzione. Tutte avranno la loro avventura, inclusa la giovane Patrizia, l’unica povera del gruppo, che avrò un rapporto saffico sempre con l’istitutrice. Racconterà le storie a cui assiste in un diario, annotando anche le imprese dei due improbabili spiritisti, che ricaveranno soldi e qualche extra carnale dalla situazione.
Attenti…arrivano le collegiali, film del 1975 diretto da Giorgio Mille, anticipa in qualche modo il filone studentesco; ma è una pellicola a basso costo, e i risultati si vedono. Se si esclude la presenza della bellissima Orchidea De Santis e di Toni Ucci, nel cast del film compaiono improbabili attori, a cominciare dal duo cuoco-cameriere, attori sicuramente improvvisati, così come improvvisato è il gruppo delle studentesse, che si segnalano solo per l’assoluta inespressività recitativa.
Così l’unica protagonista, Orchidea De Santis, che interpreta la tedesca Nadia, con un buffo e irresistibile accento tedesco, finisce per fare un figurone, mostrando doti francamente superiori al richiesto. Toni Ucci invece, impiegato nel ruolo del Comandante, calca così tanto la mano sulla caratterizzazione del personaggio da risultare più sgradevole che comico.
Filmetto abbastanza insulso, sarebbe potuto restare tranquillamente nel dimenticatoio, non fosse per la presenza della bellissima attrice pugliese, che aggiunge alla sua simpatia una buona dose di nudi, cosa che rende ancor più piacevole la sua partecipazione ad una pellicola che altrimenti andrebbe bocciata in toto. Dialoghi infantili, gag scolorite, qualche ardito nudo e dei dialoghi, inaspettatamente, abbastanza castigati e non scurrili come nella maggioranza delle pellicole a basso costo dell’epoca corredano il film.
Attenti… Arrivano Le Collegiali, un film di Giorgio Mille, con Orchidea De Santis ,Toni Ucci, Yvett Monet, Eleonora Green, Olivia Chavez, Eleonora Spinelli, Enrica Saltutti, Claudio Giorgio, Pino Sciacqua, Carla Porzioli
Erotico, Italia 1975


Toni Ucci … Comandante
Orchidea de Santis …Nadia
Yvette Monet … Marina
Eleonora Green … Sandra
Claudio Giorgi … Massimo
Erotika, esotika, psicotika

Titolo intrigante, con quelle tre K inserite invece delle C, quasi a simboleggiare la trasgressione o comunque un tocco di magia vocale, per un film del 1972 abbastanza ardito, anche se oggi assolutamente casto e inoffensivo.
Opera del regista Radley Metzger, racconta la vita borghese e annoiata di due coniugi,ormai privi di stimoli sia personali che sessuali.
I due, un pò proprio per noia, un po per tentare di ravvivare un rapporto coniugale in cui il sesso è praticamente scomparso, proiettano un film a luci rosse in una delle stanze del loro sontuoso castello. I due decidono di recarsi in un locale luna park, dove incontrano una ragazza che assomiglia in tutto e per tutto alla protagonista della pellicola.
Intanto, i due, hanno un tempestoso colloquio con il loro unico figlio, che, preda di confuse idee infarcite di misticismo, anche deliranti, li deride; nel frattempo, nel castello, arriva la ragazza, che viene invitata ad assistere al film.
Ma nel film il suo volto è cambiato; così si innesca una strana spirale, in cui tutti e tre i componenti della famiglia hanno rapporti con la ragazza, che ad un tratto scompare. Il film cambia protagonisti: adesso sono loro tre ad essere gli attori…….
Film abbastanza indecifrabile, anche di difficile catalogazione, Erotika, esotika psicotika appare, alla fine, più come un a volte raffinato esercizio di stile che come un’opera cinematografica, anche perchè sorretto da una sceneggiatura davvero contraddittoria, così come il film stesso, girato in stretta economia, vive più sulle raffinate immagini di sesso, peraltro davvero castigate che sulla psicologia reale dei personaggi. Tra l’altro, a parte la bella Silvana Venturelli, e in qualche modo anche la Stremberg, la recitazione latita, mentre il commento sonoro di Stelvio Cipriani rende il film in qualche modo più drammatico.
Il guaio è che non si capisce bene cosa voglia dire il regista: se inquadrare un dramma famigliare e le sue contraddizioni, se puntare il dito sulla dissoluzione del rapporto a due in conseguenza dell’abitudine, se deridere la società borghese o cosa. Alla fine il film è confuso, anche troppo, e rimane un senso di smarrimento, non colmato dal finale abbastanza sorprendente con quei ragazzi che commentano il film nel quale ormai i protagonisti sono diventati lui, lei e il figlio. Unica consolazione vera è la visione dello stupendo castello di Balsorano, location della pellicola.
Erotika,esotika,psicotika, un film di Radley Metzger, con Silvana Venturelli,Erika Remberg,Frank Wolff,Paolo Turco Germania 1972, genere Erotico, durata 85 minuti
Silvana Venturelli … La visitatrice
Frank Wolff … Il proprietario del castello
Erika Remberg … La moglie
Paolo Turco … Il figlio
Regia: Radley Metzger
Sceneggiatura:Michael DeForrest,Radley Metzger
Produttore:Radley Metzger
Musiche: Stelvio Cipriani
Montaggio:Hans Jura
Fotografia:Amedeo Salfa
Je t’aime moi non plus

Je t’aime moi non plus, titolo ricavato dall’omonima canzone scandalo interpretata dalla coppia Serge Gainsbourg-Jane Birkin, venne diretto nel 1975 dall’attore e poeta francese, proprio sull’onda dello scandalo ottenuto dalla canzone, tutta gemiti e sospiri, ricavata da quello che sembrava un autentico rapporto sessuale. L’intenzione di Gainsbourg era quella di ravvivare lo scandalo, raccontando una storia assolutamente anticonvenzionale tra due camionisti gay e una ragazza androgina, storia evolutasi poi in un complesso, impossibile rapporto a tre.
Joe D’Alessandro
Jane Birkin
Un qualcosa assolutamente inaccettabile, per la morale dei tempi: la metà degli anni settanta, anche se cinematograficamente si era avviata verso la libertà di costume, restava comunque ancorata alle convenzioni sociali, tra le quali c’era un rifiuto pressochè totale dell’omosessualità. Gainsbourg, con molta furbizia, scelse di trasportare il titolo della canzone nella versione cinematografica, che naturalmente nulla aveva a che vedere con la canzone.Il risultato fu un film molto noioso, scombinato e inconcludente, giocato tutto sulle abbondanti nudità di Jane Birkin, la Johnny del film.
Il film narra la storia di due camionisti, Kras e Patrice, legati affettivamente, anche sul lavoro. Hanno un camion che trasporta rifiuti alle discariche, e nei loro giri finiscono, un giorno, in un infimo motel,gestito da un tipo losco che organizza spettacoli di spogliarello di bassa lega per camionisti; nel motel lavora una ragazza, soprannominata Johnny, per la sua mancanza assoluta di femminilità.
La donna infatti, senza quasi seno, nascosta da abiti maschili e con i capelli cortissimi, ha un aspetto decisamente androgino. Kras se ne invaghisce proprio per queste sue caratteristiche, ma ovviamente la sua omosessualità impedisce di poter consumare un rapporto normale con la donna. Così Johnny, che prova comunque interesse per l’uomo, sceglie di farsi sodomizzare, pur di soddisfare Kras. Quando Patrice scopre la storia tra i due, inizia un impossibile rapporto a trois; Johnny, che trova delicato e gentile Kras, deve guardarsi dalla gelosia di Patrice, non disposto a cedere il compagno della vita.
Ma Johnny ormai ama Kras, con il quale ha frequenti rapporti sodomitici; ama il giovane e sopporta questa stranezza pur di non perderlo. Ma un giorno arriva la resa dei conti:Patrice riesce a trovare sola la ragazza, e tenta di ucciderla. E’ proprio Kras a salvarla, ma lo stesso, di fronte alla ragazza che chiede di punire duramente l’amico e compagno, sceglie di seguire Patrice, lasciando Johnny alla sua miserabile vita.
Film monocorde, giocato sulla fisicità sia di Joe D’Alessandro, che nel film interpreta Kras, sia della Birkin, assolutamente perfetta nel ruolo dell’androgina Johnny. Sono le uniche note positive di un film debole, che dimentica la denuncia dell’emarginazione per raccontare, in maniera abbastanza scontata, una storia d’amore improbabile, con un finale che per lo meno è in linea con la logica. Sarebbe stato davvero troppo vedere Kras convertirsi ad una sana e borghese “sessualità normale”
Il tema sonoro Je t’aime moi non plus è presente solo in una parte della pellicola, peraltro accennato in maniera strumentale
Je t’aime moi non plus un film di Serge Gainsbourg. Con Jane Birkin, Gérard Depardieu, Reinhard Kolldehoff, Joe Dallessandro, Boris Vian, Hugues Quester Titolo originale Je t’aime moi non plus. Drammatico, durata 80 min. – Francia 1976.

Jane Birkin: Johnny
Joe Dallesandro: Krassky
Hugues Quester: Padovan
Reinhard Kolldehoff: Boris
Gérard Depardieu: uomo a cavallo
Michel Blanc: un operaio
Ramon Pipin: il chitarrista

Regia Serge Gainsbourg
Soggetto Serge Gainsbourg
Sceneggiatura Serge Gainsbourg
Fotografia Willy Kurant
Montaggio Kenout Peltier
Musiche Serge Gainsbourg
Il ginecologo della mutua
Firmato da Aristide Massaccesi una volta tanto con il suo nome e cognome, in luogo del ben più famoso pseudonimo di Joe D’Amato, Il ginecologo della mutua, film diretto nel 1977 è una strana operazione cinematografica, che strizza l’occhio al filone Infermiere e dottoresse, tanto in voga sul finire degli anni settanta, ma con l’utilizzo di un cast di assoluto livello, che annovera attori come Aldo Fabrizi, Massimo Serato,
Renzo Montagnani, Mario Carotenuto, Toni Ucci oltre alle belle di turno che questa volta sono la bellissima Paola Senatore, Isabella Biagini, Daniela Doria e in una piccola parte anche Lorraine De Selle. La storia parte dalle vicende del dottor, Guido Lobianco, un ginecologo di fama che però in seguito a speculazioni sbagliate, si trova ad essere carico di debiti, e a dover fuggire quindi lontano.
Trova una soluzione affidando laboratorio e clientela al dinamico dottor Franco Giovannaldi, che dal canto suo è persona simpatica, allegra, ma che possiede soltanto uno scalcinato studio. L’uomo però è furbo, ha una carica di simpatia notevole e sopratutto è molto disponibile con le sue clienti. Così, ben presto, l’uomo i trova a doversi muovere in un autentico gineceo, composto da clienti che fanno la fila per farsi visitare da lui, ma non solo. Consigliato dall’astuta e scaltra segretaria Pamela,
il dottor Franco distribuisce fino allo stremo delle forze tutte le sue energie tra le clienti, in particolar modo verso la giovane Tina, moglie di un facoltoso costruttore, Altotti. Quando la donna resta incinta, Franco riesce a farsi finanziare la costruzione di una lussuosa clinica con la complicità di Tina e del costruttore, che ignora di non essere il padre del bambino.Naturalmente la clinica ottiene un successo strepitoso, e Franco, sempre coadiuvato dalla fedele Pamela, molla il suo studio e le sue clienti ad un giovane dottore. Lobianco, sempre alle prese con i suoi problemi di rientro, otterrà il finanziamento per uno studio ginecologico nell’isola tropicale in cui si è rifugiato.
Anche se il clichè è quello classico delle commedie sexy, in Il ginecologo della mutua si nota la mano del regista scaltro; a parte il cast, che comunque ha la sua valenza, il film non è, una volta anto, infrito di parolacce e funzioni corporali, anche se ovviamente punta quasi tutto sulle bellone di turno, ma senza trascendere. Il film a tratti è gustoso, merito anche di una buona sceneggiatura.
Qualche scena è davvero esilarante, e i dialoghi a tratti sono frizzanti. Bene Montagnani, che al solito ricopre alla perfezione il ruolo affidatogli, questa volta del furbo e scaltro dottor Gianni, alle prese con bellone di tutti i tipi, mogli insoddisfatte e in ultimo anche dalla furbissima segretaria Pamela, interpretata da Paola Senatore. Massimo Serato interpreta il dottor Lobianco, che alla fine resterà prigioniero della sua isola dorata, alle prese on centinaia di donne native, Aldo Fabrizi , con la sua solita bonomia è l’Avvocato Aristide, colui che in pratica favorisce l’ascesa di Gianni, mentre Isabella Biagini è la solerte segretaria di Gianni.
Film non certo memorabile, ma in grado di assicurare qualche momento di divertimento.
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Il ginecologo della mutua, un film di Aristide Massaccesi. Con Massimo Serato, Aldo Fabrizi, Mario Carotenuto, Renzo Montagnani, Isabella Biagini, Paola Senatore, Toni Ucci, Riccardo Salvino, Daniela Doria
Commedia, durata 95 min. – Italia 1977.

Renzo Montagnani: dott. Franco Giovanardi
Loretta Persichetti: Mara, moglie del dott. Giovanardi
Paola Senatore: Pamela
Massimo Serato: dott. Guido Lo Bianco
Daniela Doria: Tina, moglie di Arlotti
Toni Ucci: Nestore Arlotti
Riccardo Salvino: Filippo
Isabella Biagini: Giovanna
Mario Carotenuto: avv. Augusto Natisone
Aldo Fabrizi: dott. Pietro Massone
Stefania Spugnini: ragazza illibata ma incinta
Lorraine De Selle: amante di Mara
Marina Hedman Bellis: sig.ra Natisone
Anna Bonaiuto: Rosalia Saggarrò, siciliana focosa
Luciano Bonanni: guardia del corpo di Arlotti
Valeria Pescatore: gemella
Rossella Pescatore: gemella

Regia Joe D’Amato
Soggetto Joe D’Amato
Sceneggiatura Tito Carpi
Casa di produzione Kristal Film S.r.l.
Distribuzione (Italia) Fida Cinematografica
Fotografia Fausto Zuccoli
Montaggio Vincenzo Tomassi
Musiche Renato Serio
Scenografia Franco Gaudenzi
Costumi Silvana Scandariato
Adolescenza perversa
Mirella è una professoressa che insegna matematica; è reduce dal fallimento del suo matrimonio, e decide quindi di accettare la nomina di insegnante nel liceo di Perugia. La situazione sentimentale, conclusasi con il divorzio dal marito ha creato nella donna una situazione di rigetto per gli uomini. Che ben presto diventa evidente quando è costretta a svicolarsi dalla corte serrata che gli uomini, attratti dalla sua bellezza, inevitabilmente le fanno.
Ma la donna ha sottovalutato il fascino sinistro di Alain, uno dei ragazzi più ammirati dalle ragazze del liceo, bello e dannato, legato sentimentalmente ad una ragazza, Giorgia. Il giovane, militante dell’ultra sinistra, dapprima non cede alle lusinghe della donna.
Che decide quindi di usare altri metodi: inizia a propagandare l’amore libero, si fa sacerdotessa dei huovi ideali giovanili, mentre d’altra parte, cerca in tutti i modi di svilire la figura di Giorgia. Per un breve periodo Mirella va a Parigi, con una sua collega di tendenza saffiche; ma è olo una parentesi, la sua attrazione per il bel Alain è ormai fatale. In qualche modo riuscirà a diventare l’amante del ragazzo, che però da lei prenderà solo i rapporti fisici, senza farsi coinvolgere emotivamente.
A parte le bellissime protagoniste, Malisa Longo e Femi Benussi, impegnate in ruoli fra i più scabrosi interpretati nella loro carriera, il film di José Bénazéraf si caratterizza solo per la fotografia, per la discreta colonna sonora di Franco Micalizzi e per le situazioni scabrose in cui vengono a trovarsi le due insegnanti impegnate in un rapporto saffico.
Null’altro, purtroppo. Siamo di fronte ad un film chiaramente indirizzato ad un pubblico che sa cosa aspettarsi ovvero una trama quasi scontata, recitazione approssimativa, ma tante scene sexy, che nella versione italiana vennero abbondantemente tagliate. Il resto è noia davvero.
Adolescenza perversa, un film di José Bénazéraf con Femi Benussi, Hervé Halff, Malisa Longo, Nino Musco.1974
Femi Benussi: Mirella
Malisa Longo:Giorgia
Hervè Halif:Alain
Regia:Joseph Benazeraf
Sceneggiatura:Joseph Benazeraf
Produzione:Rodolfo Sabbatini
Musiche:Franco Micalizzi
Fotografia:Bernard Daillencourt
Montaggio:Claudio Ventura
































































































































































































































































