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Siamo tutti in libertà provvisoria

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Durante un incontro amoroso con una misteriosa donna, l’onorevole Virgizio viene colto da infarto e muore. Ai funerali la vedova dell’onorevole, parlando con i figli, si dice convinta che il marito sia morto durante un’orgia.
Confida così i suoi dubbi al giudice Langellone, del quale è amico; il giudice è momentanemente sottoposto a indagini per aver partecipato ad una riunione di magistrati di orientamento politico fascista.
Langellone riesce a convincere il suo superiore della necessità di riaprire le indagini, nonostante quest’ultimo non abbia alcuna intenzione di concedere l’autorizzazione.

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Marilù Tolo: Emilia moglie di Langellone

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Macha Méril : Gisella moglie di Mario De Rossi

Ma con furbizia Langellone ottiene ciò che vuole e affida le indagini al Commissario Panzacchi, un integerrimo funzionario di polizia che affronta il suo lavoro con entusiasmo, nonostante capisca che la legge non è uguale per tutti.
Avrà modo di veder confermati i suoi peggiori sospetti, man mano che le indagini entrano nel vivo e permettono di far luce sulla vicenda.
Nel frattempo, viene sottoposto a indagini Mario De Rossi, un solerte e incorruttibile funzionario del ministero di giustizia, un uomo anonimo ma tutto di un pezzo, già trasferito due volte per non aver voluto accettare l’uso delle bustarelle nei ministeri in cui aveva prestato servizio.
Per sua sfortuna, il nome di De Rossi viene trovato tra le carte dell’onorevole defunto, e il pover’uomo, non riuscendo a ricordare dove fosse la sera dell’accaduto finisce per essere arrestato.

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Riccardo Cucciolla: Mario De Rossi

Panzacchi, con tenacia, ricostruisce intanto la vicenda, grazie anche all’aiuto assolutamente involontario di una sua vecchia conoscenza milanese, Giuseppe Mancini detto ‘Pulcinella’ un ex palo di una banda.
Mancini infatti racconta di come abbia collaborato a trasportare il corpo dell’onorevole Virgizio fuori da un appartamento affittato di volta in volta a coppie illegali e gestito proprio dalla moglie di De Rossi, una donna profondamente innamorata del marito ma anche amante della bella vita.
La donna approfittava dell’ingenuità di Mario De Rossi facendogli credere di vincere frequentemente al lotto, giustificando così le cospicue entrate della gestione della casa d’appuntamento che la donna utilizzava con la collaborazione di un malvivente di mezza tacca.
Proseguendo le indagini, Panzacchi scopre anche il nome della misteriosa donna che era con l’onorevole durante il congresso carnale clandestino;si tratta di Emilia, moglie del giudice Langellone che si concedeva svariati amanti per sfuggire alla routine matrimoniale.

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I coniugi Langellone

Il commissario naturalmente indirizza con malizia i sospetti del giudice raccontandogli di aver trovato tra le carte del morto poesie d’amore dell’amante a Emilia, in cui sospirava d’amore e desiderio, di voglia di baciarle “quella tua voglia di fragola che hai sulla coscia”
Langellone collega immediatamente la moglie al morto e durante un colloquio notturno costringe la moglie a confessare.
Il giorno dopo presenta un’arringa al suo superiore, unitamente ad una lettera di dimissioni.
Ma il superiore riesce ad insabbiare tutto, promuovendo il giudice ad altro ufficio e soffocando lo scandalo.
L’unico a rimetterci davvero è il povero De Rossi, che finisce in un manicomio completamente fuori di senno, assistito però amorevolmente da sua moglie Gisella.

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Francesca Romana Coluzzi: la vedova Virgizio

Film disomogeneo, disorganico, penalizzato da una eccessiva lunghezza e da alcuni “siparietti” davvero monotoni, Siamo tutti in libertà provvisoria esce nelle sale italiane nel 1971 per la regia di Manlio Scarpelli, più conosciuto per aver scritto sceneggiature di fiction televisive (all’epoca chiamate serie Tv) come Il commissario De Vincenzi e la riduzione televisiva del Sandokan.
Creato con dispendio di mezzi e con un cast di primissimo piano, Siamo tutti in libertà provvisoria mostra la corda dopo poco più di venti minuti, arenandosi in una serie di ritratti poco incisivi e superficiali dei protagonisti della vicenda.
Che sicuramente, nelle intenzioni di Manlio Scarpelli e Ruediger von Spiess che curarono la sceneggiatura, prevedeva una sorta di satira sociale sui mali della giustizia e sul perbenismo della buona società, sulla inutilità di essere portatori di valori sani (testimoniata dalla ingiusta reclusione di De Rossi) e viceversa sul delitto che paga, anche se in questo caso siamo davvero di fronte a reati di pochissimo conto che colpiscono più la morale che le leggi che governano la società civile.
Il mondo della magistratura è visto come un’ambiente più simile ad una giungla, dove vige la legge del più forte che un mondo dove il cittadino sa di potersi rivolgere per ricevere giustizia; ma il tutto è raccontato sia in parole che in immagini così sommarie e mal definite da risultare sterile.
Deprimenti sono ad esempio le interruzioni della narrazione intervenute per mostrare gli incubi del povero De Rossi, che non riesce in alcun modo a spiegarsi come la giustizia possa sbagliarsi un modo tanto maldestro, così come assolutamente fuori luogo è la lunga partita a carte tra il commissario Panzacchi e il piccolo furfante Pulcinella.

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Philippe Noiret,Il giudice Langellone

L’ultima perla è il duello in aula tra l’avvocato difensore e la pubblica accusa, naturalmente anche questo girato ad alta velocità e con immagini sfumate, quasi a voler simboleggiare il confine tra sogno e realtà.
Il cast, pur di gran livello, non riesce a uscire dalla palude dei luoghi comuni e del deja vu che infestano la sceneggiatura; così troviamo un buon Riccardo Cucciolla che interpreta con garbo e in maniera dolente lo sfortunato e onesto de Rossi accanto a Vittorio De Sica assolutamente svogliato e svagato nel ruolo poco credibile del napoletano Mancini-Pulcinella, bene Ivo Garrani nel ruolo del capo dei magistrati e bene anche Cirino (il commissario Panzacchi), Macha Meril (la moglie di De Rossi), Marilu Tolo (la moglie di Langellone). Malissimo Noiret(Langellone) ,

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lento apatico e doppiato in maniera dilettantesca e altrettanto male Lionel Stander, l’avvocato difensore di De Rossi. Piccole parti per Francesca Romana Coluzzi (la moglie dell’onorevole Virgizio) e per la grande Lia Zoppelli, che interpreta la direttrice di un atelier.
Vi segnalo la amena recensione del Morandini, assolutamente sbagliata che mostra ancora una volta l’inattendibilità di parte delle recensioni stesse; fate voi stessi il confronto fra il plot “vero” e quello del Morandini stesso; “Protagonista è un poveraccio afflitto da una moglie che crede di avere il bernoccolo degli affari. La donna si lancia in una serie di speculazioni ai limiti del codice e chi ne fa le spese è il marito che si ritrova da un giorno all’altro indiziato di reato. Durante l’istruttoria lo accusano formalmente di peculato. A suo carico ci sono solo indizi, ma intanto per il poveraccio è una via crucis di cui non s’intravede nemmeno la conclusione.” Sic….

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Langellone rinfaccia a Emilia la sua doppia vita

Siamo tutti in libertà provvisoria,un film di Manlio Scarpelli. Con Vittorio De Sica, Riccardo Cucciolla, Lionel Stander, Philippe Noiret, Mario Pisu, Claudio Gora, Vinicio Sofia, Vittorio Sanipoli, Riccardo Garrone, Mimmo Poli, Ivo Garrani, Andrea Bosic, Umberto Raho, Marilù Tolo, Macha Méril, Francesca Romana Coluzzi, Bruno Cirino, Francesco Sineri
Commedia, durata 93 min. – Italia 1971.

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Philippe Noiret e Ivo Garrani

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Bruno Cirino :Commissario Panzacchi

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Vittorio De Sica: Giuseppe Mancini detto ‘Pulcinella’

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Claudio Gora

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Siamo tutti in libertà provvisoria banner personaggi

Riccardo Cucciolla     …     Mario De Rossi
Philippe Noiret         … Giudice  Francesco Langellone
Macha Méril          … Gisella moglie di Mario De Rossi
Bruno Cirino         … Commissario Panzacchi
Lionel Stander         … Avvocato Bartoli
Vittorio De Sica         … Giuseppe Mancini detto ‘Pulcinella’
Marilù Tolo         … Emilia moglie di Langellone
Ivo Garrani         …Procuratore generale
Francesca Romana Coluzzi          … Moglie dell’onorevole Virgizio
Claudio Gora          … Capo del Ministero, superiore di De Rossi
Vittorio Sanipoli     …     Questore
Lia Zoppelli         … Direttrice dell’atelier
Umberto Raho         … Di Meo

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Regia     Manlio Scarpelli
Sceneggiatura     Manlio Scarpelli, Ruediger von Spiess
Casa di produzione     Zafes Film
Fotografia     Marco Scarpelli
Montaggio     Carlo Reali
Musiche     Augusto Martelli

luglio 16, 2011 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Paolo il caldo

Paolo il caldo locandina

Siamo in Sicilia;
nella nobile famiglia dei Castorino è presente, quasi fosse un imprinting genetico, una sensualità che sconfina nella lussuria ai limiti del patologico, unitamente anche alla classica arroganza dei nobili.
Il barone Castorini, patriarca della famiglia, offeso dal farmacista del paese (Salvatore), si vendica raccontando tutto a suo figlio Edmondo, che per tutta risposta distrugge la farmacia dell’uomo e lo umilia pubblicamente, vendicando così l’offesa ricevuta.

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Lionel Stander, il Barone Castorino

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Il barone ha anche un altro figlio, un uomo completamente diverso da lui, timido e di idee progressiste che a sua volta ha un figlio, Paolo, che ha ereditato il marchio di famiglia della lussuria.
Quest’ultimo mostra subito di volersi adeguare al nonno, intrecciando sin dall’adolescenza, una prima relazione sessuale con la servetta Giovanna, che non si fa scrupoli di essere contemporaneamente l’amante dell’anziano barone.
In questo clima morboso, il giovane Paolo cresce senza regole morali, trattando le donne con disprezzo, come del resto ha visto fare a suo nonno e suo zio.
Le cose cambiano quando il padre del giovane muore per suicidio; Paolo farà in tempo a raccogliere le ultime parole del genitore, che lo esorta ad abbandonare quel luogo prima che sia troppo tardi e che influisca in maniera definitiva sulla sua psiche.
Il giovane così si trasferisce a Roma, dove però, dopo essersi illuso di poter cambiare vita, si adegua ben presto al clima ozioso (e anche vizioso) dei salotti buoni, intrecciando relazioni principalmente sessuali con Lilia, una donna dalla morale elastica e spregiudicata, che diverrà la sua amante prima di sposare un carabiniere,

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Ornella Muti, Giovanna la servetta

Paolo il caldo 2Marianne Comtell, la madre di Paolo e Riccardo Cucciolla,il padre

poi con una nobildonna, ancora con una sarta e infine con una ragazza appassionata di politica, di idee comuniste, la bella Ester. Alla lunga questo tipo di vita da gaudente trasforma Paolo in un essere sempre più lascivo e schiavo della lussuria, tanto da portarlo ad accompagnarsi con occasionali prostitute raccolte sui marciapiede.
Quella che ormai è divenuta una malattia sembra sul punto di poter essere fermata quando Paolo ritorna al suo paese in occasione della morte della madre. Qui incontra la nipote del farmacista Salvatore, una bella ragazza con sani principi e una vita morigerata.

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Giancarlo Giannini e Barbara Bach

Paolo la sposa, convinto che la donna possa rappresentare un’ancora di salvezza, illudendosi:ben presto il forte contrasto tra quella che è ormai una malattia per Paolo, la sua sensuale e incontrollabile lussuria e la morigerata morale della moglie esplode in un contrasto insanabile.
Caterina, la giovane sposa, lo abbandona; sul treno che la riporta in Sicilia legge una lettera del marito, con la quale quest’ultimo confessa di aver provato a cambiare vita accanto a lei, senza riuscirci.
Subito dopo aver accompagnato la moglie alla stazione, Paolo riprende il suo solitario giro in cerca di prostitute, conscio di essere ormai destinato ad una vita di solitudine, schiavo dei sensi e della lussuria.
Tratto da un romanzo incompiuto di Vitaliano Brancati, Paolo il caldo, diretto da Marco Vicario nel 1973, riprende nella maniera più fedele possibile le gesta del dissoluto nobile siciliano Paolo, ossessionato come la sua famiglia da una sensualità eccessiva e incontrollabile, che era poi uno dei temi di fondo del romanzo di Brancati.
Purtroppo ancora una volta la differenza tra un libro e la trasposizione cinematografica dà luogo ad un ibrido in cui gran parte delle atmosfere del romanzo stesso finiscono per perdersi; colpa della sintesi, quindi della necessità di condensare in due ore quello che un libro racconta in maniera molto più esaustiva.
Il solito problema quindi esistente tra la parola scritta e l’immagine, che riesce ad essere immediata, la dove però sarebbe necessaria maggiore profondità per dare spessore e comprensibilità ai personaggi.

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Intendiamoci, il film di Vicario è un buon prodotto, senza alcun dubbio; merito della grande prova di Giannini assolutamente superbo nel rendere il conflitto interiore che agita il giovane Paolo, quella necessità fisiologica e un po animale costituita da una sensualità incontrollabile e la ragione, spesso annichilita e asservita proprio ai sensi, che riescono ogni volta ad avere la meglio sulle buone intenzioni dell’uomo.
Il film di Vicario avrebbe avuto bisogno di illustrare meglio le vite e le psicologie dei personaggi, inquadrandoli nell’ottica di una Sicilia indolente e lussuriosa, pigra e sensuale proprio nella sua componente di maggior prestigio, quella nobiltà che Tomasi Di Lampedusa descrisse così bene nel Gattopardo.

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Gastone Moschin interpreta Edmondo Castorino, zio di Paolo

Viceversa, nel film, i tempi sono troppo stretti, con la fatale conseguenza che tutto risulta compresso, anche se alla fine qualcosa si riesce ad afferrarla; le atmosfere oziose e viziose di catania e di Roma appaiono in sottofondo, ma non in maniera tale da non poter essere percepite.
Il discorso qui si farebbe troppo complesso; Vicario punta principalmente sul personaggio Paolo, illustrandone il comportamento patologico e schizofrenico, condizionato da quell’istinto animale che porta il protagonista ad un satirismo malato, in cui ogni donna viene vista nell’esclusiva ottica del piacere che può produrre.
Non dimentichiamo che siamo nella prima metà del secolo scorso, con tutte le logiche storiche del periodo; sullo sfondo del racconto e quindi anche del film appaiono filtrate le prime lotte contadine e il declino della nobiltà, le rivendicazioni operaie e la miseria e via discorrendo.

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I personaggi che si avvicendano sullo schermo ben presto diventano un caleidoscopio; si va dal barone Castorni, un vecchio vizioso e prepotente allo zio Edmondo, che sembra quasi un clone del padre, arrogante, sessista e puttaniere, che non si farà scrupolo di sedurre ( o di essere sedotto) la vedova di suo fratello, anche lei donna preda dei sensi (memorabile la scena in cui Paolo vede suo zio e sua madre a letto assieme, quasi una conferma al ruolo fondamentale che assume nella sua famiglia la lussuria).

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C’è il padre di Paolo, unico contraltare “pulito” alla malattia di casa Castorino, un uomo che sceglie la morte ad un’esistenza oziosa e di mollezze a cui si sente condannato, e che cerca disperatamente in punto di morte di trasmettere al figlio un’idea diversa, quella di vivere una vita fuori dai condizionamenti dei sensi.
E ci sono poi tutti i personaggi di contorno che compariranno nella vita di Paolo; c’è Lilia, all’apparenza spregiudicata e moderna, che sceglierà poi un avvenire borghese e rassicurante, c’è Giovanna, serva opportunista che inizierà Paolo ai piaceri della carne, c’è Ester, comunista e femminista, che però alla fine si comporta come tutte le altre cedendo al richiamo dei sensi.

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Pilar Velasquez, Ester la comunista

In mezzo tante prostitute, tanti volti anonimi, compagne di un’ora o di una notte.
E c’è Caterina, la donna pulita, quella dai sani principi: la speranza, per Paolo, di poter sfuggire ad una logica spietata e ad una vita di mollezze.
Una speranza frustrata dall’abbandono della donna proprio nel momento in cui Paolo sta cercando disperatamente una via d’uscita alla vita vuota e desolante che conduce.
Un ritratto, in definitiva, abbastanza ben riuscito sia di un’epoca, sia di una società e maggiormente di un uomo che fa parte di entrambe, anche se vive una vita da fantasma.

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Angela Covello

Il romanzo di Brancati è ben più esaustivo, della cosa, ma bisogna accontentarsi; Vicario sfrutta molto bene il cast che organizza, un cast ricchissimo.
Nel film compaiono, oltre a Giannini, ottimi attori come Lionel Stander (forse il meno convincente) nel ruolo del patriarca Castorino, Gastone Moschin, bravissimo in quello del vizioso Edmondo, Vittorio Caprioli nel ruolo del farmacista, un intenso Riccardo Cucciolla in quello del padre di Paolo, Oreste Lionello (il pittore).

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Assolutamente irripetibile quello femminile, con una sfilza di brave attrici e sopratutto belle donne; si va da Rossanna Podestà (Lilia) a Marianne Comtell (la madre di Paolo), da una splendida Ornella Muti (la servetta Giovanna) a  Adriana Asti (Beatrice), da Pilar Velasquez (Ester) a Barbara Bach (la moglie di Salvatore il farmacista), per finire con Neda Arneric e con le bellissime e brave Orchidea De Santis, Femi Benussi e Angela Covello, alcune delle prostitute incontrate da Paolo nel suo cammino sulla strada della lussuria.

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Un buon film quindi, misteriosamente mai editato in dvd, ragione per la quale troverete i fotogrammi del film stesso di mediocre qualità.
Siamo alle solite, il discorso lo abbiamo già fatto:resta un mistero il perchè si siano editate autentiche porcherie e non film come questo che meriterebbero sicuramente una visione.

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Paolo il caldo, un film di Marco Vicario. Con Giancarlo Giannini, Adriana Asti, Riccardo Cucciolla, Rossana Podestà, Vittorio Caprioli, Ornella Muti, Gastone Moschin, Marianne Comtell, Mario Pisu, Attilio Dottesio, Andrea Aureli, Oreste Lionello, Bruno Scipioni, Umberto D’Orsi, Lionel Stander, Ugo Fangareggi, Femi Benussi, Eugene Walter, Pilar Velasquez, Angela Covello, Anna Melita, Roberta Paladini, Barbara Bach, Orchidea De Santis Commedia, durata 124 min. – Italia 1973.

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Paolo il caldo banner protagonisti

Giancarlo Giannini     …     Paolo Castorini
Rossana Podestà    …     Lilia
Riccardo Cucciolla    …     Padre Paolo
Lionel Stander    …                 Barone Castorini
Gastone Moschin    …      Edmondo Castorini
Adriana Asti    …     Beatrice
Marianne Comtell    …     Madre di Paolo
Vittorio Caprioli    …     Salvatore, il farmacista
Ornella Muti    …     Giovanna
Bruno Scipioni    …     Vincenzo Torrisi
Pilar Velázquez    …     Ester
Neda Arneric    …     Caterina moglie di Paolo
Barbara Bach    …     Moglie di Salvatore
Femi Benussi    …     Prostituta vestita di rosso
Enrica Bonaccorti    …     Mariella, l’amante di Vincenzo
Angela Covello    …     La ragazza dell’ultimo incontro
Orchidea de Santis    …     Prostituta
Dori Dorika    …     Sorella di  Paolo
Umberto D’Orsi    …     Il Marchese
Attilio Dottesio    …     Dottor Mondella
Jessica Dublin    …     Prostituta sulla strada
Ugo Fangareggi    …     Luigi Castorini
Oreste Lionello    …         Pittore
Mario Pisu    …     Lorenzo Banchieri
Eugene Walter    …     Jacomini

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Regia: Marco Vicario
Sceneggiatura: Marco Vicario dal romanzo di Vitaliano Brancati
Produzione:Alfonso Vicario
Musiche: Armando Trovajoli
Fotografia: Tonino Delli Colli
Scenografie: Flavio Mogherini
Costumi: Gabriella Pescucci

Paolo il caldo banner citazioni

“Seduto su questa terrazza, a due, a tre, o a dieci metri dalle donne che vedo,mi par di sentire, per un’allucinazione uditiva, il pulsare leggero della stupidità
in quelle fronti bianche delicatamente poggiate sugli archi dei sopraccigli;se spingo le cose più a fondo con un altro bicchiere di vino, posso assicurare
il mio lettore di aver percepito distintamente il rumore delle dieci sconclusionate parole che la vita fiacca e convenzionale fa dentro quei cervelli intanto che
le bocche sono mirabilmente immobili in un sorriso enigmatico”.

“Maiali! delinquenti!… sotto casa mia?… Andatelo a fare dalla troia di vostra madre… Li sparo, per quanto è vero Dio, li sparo…”

* Ci sono sofferenze che scavano nella persona come i buchi di un flauto, e la voce dello spirito ne esce melodiosa.
* L’anima è eterna, e quello che non fa oggi, può farlo domani.


* L’avvenire non è un probabile dono del ciclo, ma è reale, legato al presente come una sbarra di ferro, immersa nel buio, alla sua punta illuminata.


* La felicità è la ragione.


* Un uomo può avere due volte vent’anni, senz’averne quaranta.

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Vittorio Caprioli

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Ornella Muti

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Marianne Comtell 

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Rossana Podestà

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Pilar Velasquez

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Angela Covello

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Neda Arneric  

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Femi Benussi

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Orchidea De Santis

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ottobre 5, 2010 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Conviene far bene l’amore

Conviene far bene l'amore locandina

Il primo decennio degli anni ottanta vede il nostro paese ( e tutti quelli del pianeta) alle prese con una crisi energetica senza soluzione. Sull’intero pianeta, infatti, le risorse sono definitivamente esaurite.Il mondo quindi è ripiombato indietro di secoli.Ferme le attività produttive, le auto, non si vola più, non ci sono più i treni e tutti gli orpelli della civiltà; le auto sono utilizzate come carrozze, trainate dai cavalli, e la gente deve inventarsi e industriarsi su come illuminare le case, sul come riscaldarsi ecc.

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L’esperimento sulla cavia volontaria, l’infermiera Piera, Eleonora Giorgi

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Gigi Proietti è il Professor Enrico Nobili

Ma c’è un giovane testardo, il  professor Enrico Nobili, che è convinto che si possa ancora fare qualcosa. Studiando le teorie del professor Reich, Enrico decide di sfruttarle per ottenere energia elettrica.

Il professor Reich era convinto che l’attività sessuale producesse energia, così il furbo Enrico decide di dimostrare la tesi del predecessore; convince alcuni suoi collaboratori a partecipare all’esperimento, in primis una sin troppo disponibile infermiera, alla quale applica degli elettrodi.

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La ragazza quindi ha un amplesso con un assistente, ma l’energia prodotta è davvero minima.Enrico decide di trovare due che abbiano più resistenza, e li trova in una coppia molto eterogenea; lui, Daniele Venturoli, direttore d’albergo, è un’insaziabile erotomane, sempre pronto a soddisfare le voglie di clienti e amiche, mentre lei, Francesca De Renzi, è un’insaziabile moglie con una caterva di figli.Con uno stratagemma Enrico li fa ricoverare in clinica e tra i due scoppia la passione.L’esperimento funziona alla perfezione,e Enrico riesce a far funzionare luci e anche ascensori della clinica.Enrico riesce a ottenere l’interessamento dei potenti, e dopo aver vinto anche la resistenza della chiesa, finisce per imporre la nuova fonte energetica.

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Adriana Asti è Irene Nobili

Ma da quel momento in poi l’atto sessuale diverrà consono solo alla produzione di energia e verrà bandito dai rapporti ogni genere di affettuosità e di complicità amorosa, svuotando così di fatto il rapporto sessuale.

Conviene far bene l’amore, film del 1975 diretto da Pasquale Festa Campanile, che adattò per lo schermo un suo romanzo, uscì nel periodo più critico per il pianeta, alle prese con una crisi energetica senza precedenti, che vide in poco tempo aumentare a dismisura il costo del petrolio, con conseguenza catastrofiche per le economie mondiali.

Festa Campanile la gettò sul ridere, ottenendo un film quanto meno non usuale, pieno di nudi femminili ma mai volgare e assolutamente lontano dalla commedia erotica.

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Agostina Belli è Francesca, Christian De Sica interpreta Daniele

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Grazie alle superbe bellezze di Eleonora Giorgi e di Agostina Belli, la moglie ninfomane, grazie anche al buon esordio di un irriconoscibile Christian De Sica, non ancora caratterizzato dal pesante accento romanesco, Festa Campanile ottiene un buon prodotto, che si regge bene grazie anche alla superba prova di Gigi Proietti, uno stralunato, stravagante professor Enrico Nobili, e al cast di buoni attori che compaiono in parti esilaranti, come Adriana Asti, moglie del professor Enrico, Mario Scaccia nella parte di un cardinale, Mario Pisu in quella di un onorevole ecc.

Un film privo di volgarità, come del resto nelle corde del regista, che usa il suo linguaggio visivo fatto di sottile ironia accompagnandosi con una sceneggiatura di buon livello.

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Il film resta in bilico tra la commedia leggera e quella impegnata, propendendo però decisamente per la prima; se le battute non sono esilaranti, si ride amaro davanti alla descrizione di una città ridotta a vivere di ricordi.

Bella la scena del rigattiere che vende un lampadario e delle lampadine, alcune fulminate e altre no all’incredibile prof. Nobili, assolutamente certo delle teorie di Reich, tanto da giocarsi il residuo prestigio di cui gode.

Da segnalare la bellissima Agostina Belli, a suo agio anche senza vestiti, nel ruolo più “nudo” che abbia interpretato sullo schermo; la sua innocente malizia è tra le cose migliori del film.

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Un film da riscoprire, alla luce della crisi energetica attuale, per riflettere su come 35 anni addietro avessero dovuto fare i conti con gli stessi problemi attuali, risolti da Campanile con una risata ironica e leggera.

Il film è disponibile su Youtube,in una buona versione all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=0MpAIC9jZEw

Conviene far bene l’amore,un film di Pasquale Festa Campanile. Con Mario Scaccia, Christian De Sica, Adriana Asti, Mario Pisu, Agostina Belli, Eleonora Giorgi, Luigi Proietti, Franco Agostini, Quinto Parmeggiani, Pietro Tordi, Oreste Lionello, Gino Pernice, John Karlsen, Armando Bandini, Monica Strebel, Mario Maranzana, Roberto Antonelli, Enzo Robutti, Loredana Martinez, Franco Angrisano, Aldo Reggiani, Franco Mazzieri, Salvatore Puntillo, Pupo De Luca, Leo Frasso, Ettore Carloni, Vincenzo Maggio, Tom Felleghy

Commedia, durata 106 min. – Italia 1975.

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Gigi Proietti     …     Prof. Enrico Nobili

Agostina Belli    …     Francesca De Renzi

Eleonora Giorgi    …     Piera

Christian De Sica    …     Daniele Venturoli

Mario Scaccia    …     Mons. Alberoni

Adriana Asti    …     Irene Nobili

Franco Agostini    …     Dr. Spina

Quinto Parmeggiani    …     De Renzi

Gino Pernice    …     Assistente

Mario Pisu    …     Ministro

Monica Strebel    …     Angela

Franco Angrisano    …     Landlord

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Regia:     Pasquale Festa Campanile

Soggetto:     Pasquale Festa Campanile (dal romanzo omonimo)

Sceneggiatura:     Pasquale Festa Campanile, Ottavio Jemma

Fotografia:     Franco Di Giacomo

Montaggio:     Sergio Montanari

Musiche:     Fred Bongusto

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Si ride e s’irride, nel film di Festa Campanile (autore anche dell’omonimo romanzo), con giovanile inventiva e ironico moralismo. La fantascienza erotica ha sempre una piega goliardica, e infatti anche qui molti spassi hanno radice in recite studentesche e numeri da avanspettacolo, benché l’idea risalga alle zampette della rana di Galvani; ma le argute e accorate riflessioni che Festa Campanile ne trae partecipano più della polemica con gli scienziati, i tecnologi e i sociologi del progresso che non dell’elogio dei sessuomaniaci. Il nostro autore furbetto, avvertendo con prensile fiuto che cresce la domanda di sentimento e il cipiglio ecologico, si allinea con prontezza, tuttavia senza perdere il suo gusto del piccante.

Il film, così, marcia allegramente in una ghirlanda di gag che coinvolgono satira della scienza e dei potenti, pochade e paradosso, cinema avveniristico e amabili spogliarelli. Vi sono squilibri e ovvietà, e la materia poteva offrire scavi più crudeli, ma l’ambizione non era poi altissima. Giustamente convinto che far ridere non costituisca una colpa, Festa Campanile è un autore per grandi platee. Se talvolta, diciamo anche spesso, è andato troppo sul facile, qui taglia per primo il traguardo, con armi scherzose ma oneste, d’un cinema per liete brigate, infastidite dalle porcheriole e dalle melensaggini. Il film, nonostante l’abbondanza di copule, è una novella pulita, che senza dirvi sul sesso più di quanto sappiate, vi persuade a non sciuparlo col farne un obbligo sociale.

Gli attori s’amano e si divertono. Christian De Sica è ben avviato sul cammino brillante apertogli da papà (colpisce ritrovarvi gesti e inflessioni, emersi dal cinema degli anni Quaranta). Agostina Belli ormai va tranquilla, dolce e graziosa, Eleonora Giorgi si spoglia con vezzi spiritosi, Adriana Asti fa macchia con gran classe, e Mario Scaccia è un esilarante monsignore, scandalizzato ma non troppo. Il peso maggiore è sulle spalle di Gigi Proietti, bravo e svelto nel dare colori assurdi e giocondi al premio Nobel dell’orgasmo. Musiche di Fred, di buon gusto.

Giovanni Grazzini,da Il Corriere della Sera, 13 aprile 1975

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maggio 6, 2010 Posted by | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

L’infermiera

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Un fresco vedovo, Leonida, viene colto da infarto mentre si sta consolando con la moglie del custode del cimitero nel quale ha sepolto sua moglie. La notizia invece di turbare, rallegra gli avidi parenti prossimi dell’uomo, ansiosi di mettere le mani sull’azienda vinicola che Leonida possiede, in modo da poterla vendere ad un ricco imprenditore. Per far ciò però hanno bisogno che all’uomo sia fatale un secondo infarto; così il genero di Leonida chiama al capezzale dell’infermo una splendida e avvenente infermiera, con il palese intento di provocare nell’uomo un mortale infarto.

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Ursula Andress 

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Ma la donna, all’inizio d’accordo con il piano, impara a conoscere e stimare Leonida; gli si affeziona, e decide di sposarlo. Così caccia dalla villa del futuro marito tutti i parenti e parte in viaggio di nozze con l’uomo. Ma a Leonida sarà fatale proprio la bellezza della moglie: non resiste, infatti, al suo charme e dopo un amplesso cade fulminato dal secondo infarto.Anna, divenuta sua erede, commossa tributa all’uomo dei solenni e fastosi funerali.

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Commedia sexy diretta da Nello Rossati nel 1975, L’infermiera si segnala per l’ottimo cast allestito dal regista e per la trama non disprezzabile, anche se il canovaccio resta abbastanza orientato sulle generose nudità della bellissima ex Bond Girl svizzera Ursula Andress; l’attrice, nel pieno della maturità fisica, è uno spettacolo per gli occhi.Il resto del film fila via sui binari della comicità non triviale, anche se abbastanza telefonata, e sulle gag dei numerosi co-protagonisti, a cominciare da Mario Pisu che interpreta Leonida, proseguendo per un’altra splendida Bond girl,

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Luciana Paluzzi, e ancora con Duilio Del Prete (il genero di Leonida), Daniele Vargas, la bella Carla Romanelli, Lino Toffolo e come guest star Jack Palance, nei panni dell’industriale americano. In ultimo, il bravo Lino Toffolo, nei panni del servitore, costretto, per l’ennesima volta in carriera, a fare l’ubriacone.
Film tutto sommato non disprezzabile; a parte la musicalità del dialetto veneto, irresistibile, usato a piè spinto, la bella Andress da valore aggiunto alla pellicola. Memorabile il bagno in piscina, con l’attrice completamente nuda e generosamente esposta. Il regista adriese, reduce dal buon successo di La nipote, dirige quasi con taglio drammatico il film, rendendolo superiore alla media delle pellicole della commedia sexy.

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Lino Toffolo e Carla Romanelli

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Luciana Paluzzi

L’infermiera, un film di Nello Rossati. Con Duilio Del Prete, Daniele Vargas, Mario Pisu, Ursula Andress, Luciana Paluzzi, Jack Palance, Carla Romanelli, Lino Toffolo, Marina Confalone, Stefano Sabelli
Erotico, durata 105 min. – Italia 1975.

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L'infermiera banner personaggi

Ursula Andress: Anna
Duilio Del Prete: Benito Varotto
Mario Pisu: Leonida Bottacin
Daniele Vargas: Gustavo Scarpa
Carla Romanelli: Tosca Floria Zanin
Marina Confalone: Italia Varotto
Stefano Sabelli: Adone
Luciana Paluzzi: Jole Scarpa
Lino Toffolo: Giovanni Garbin
Jack Palance: Mr. Kitch
Attilio Duse: Dottor Pavan

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Regia Nello Rossati
Soggetto Claudia Florio, Roberto Gianviti, Nello Rossati, Paolo Vidali
Sceneggiatura Claudia Florio, Roberto Gianviti, Nello Rossati, Paolo Vidali
Produttore Carlo Ponti
Produttore esecutivo Romano Dandi
Casa di produzione Compagnia Cinematografica Champion
Distribuzione (Italia) Interfilm
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Gianfranco Plenizio
Scenografia Toni Rossati
Costumi Toni Rossati
Trucco Francesco Corridoni, Maria Teresa Corridoni, Giulio Mastrantonio

settembre 18, 2009 Posted by | Erotico | , , , , , | 1 commento