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Portiere di notte

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Un viaggio oscuro,attraverso il labirinto dei comportamenti umani,attraverso la sindrome di Stoccolma,vera o presunta,che si instaura tra una vittima e il suo carnefice.

Al tempo stesso un viaggio asettico e in bianco e nero,senza morali aggiuntive,senza denuncia,quasi un documentario su una relazione ambigua.Questo potrebbe essere uno dei fulcri del film Portiere di notte,di Liliana Cavani.Potrebbe,non è detto che lo sia.

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In una Vienna livida e cupa arriva Lucia,(Charlotte Rampling),una giovane donna dal passato è tragico;è stata detenuta in un campo di concentramento nazista,e ne è uscita segnata per sempre.

Quando arriva nell’albergo in cui prenderà alloggio,Lucia si trova immediatamente di fronte i fantasmi del suo passato,incarnati da Max,il portiere dell’albergo,l’uomo che l’aveva violentata durante la sua reclusione.

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L’uomo che la aveva utilizzata come strumento di piacere per gli ufficiali del lager,il responsabile dei suoi incubi;ma il rapporto tra i due ha mantenuto un sottile filo perverso,e ben presto nasce tra loro un complesso rapporto sado masochistico,in cui si allacciano mortalmente lussuria,senso di possesso,senso di sottomissione,in un intreccio inestricabile di sensazioni.

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Max,che copre anche con il suo lavoro alcuni dei vecchi gerarchi del campo,lavora per una donna,la Contessa,e gli procura giovani e focosi amanti;i vecchi aguzzini,però,hanno paura che la donna parli,e riveli particolari del loro fosco passato.E il film sfocia,fatalmente,in tragedia.

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Liliana Cavani affrontò con grande intelligenza esenza alcuna paura un tema scottante,assolutamente mal visto da intellettuali e non solo;e lo fece raccontando una storia nera al punto giusto,senza indugiare su sensi di colpa o su condanne etiche.

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Il risultato è un film cupo e drammatico,in cui la confusione di ruoli tra colpevoli e vittime,tra potere e succubi del potere assume confini incerti.

Grande prova d’autore per Bogarde e per la Rampling,due personaggi sinistri e tragici,resi con vigore nelle loro paure,angosce e nelle loro esaltazioni;eros e thanatos inestricabilmente uniti,in un gioco delle parti in cui nessuno ha un ruolo definito.Non ci sono vincenti o eroi,c’è solo l’ineluttabilità del destino.

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Portiere di notte

un film di Liliana Cavani. Con Gabriele Ferzetti, Charlotte Rampling, Philippe Leroy, Isa Miranda, Dirk Bogarde, Nora Ricci, Giuseppe Addobbati, Marino Masé, Piero Mazzinghi, Ugo Cardea, Amedeo Amodio. Genere Drammatico, colore 114 minuti. – Produzione Italia 1974.

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Dirk Bogarde: Maximilian Theo Aldorfer
Charlotte Rampling: Lucia Atherton
Philippe Leroy: Klaus
Gabriele Ferzetti: Hans
Giuseppe Addobbati: Stumm
Isa Miranda: contessa Stein
Nino Bignamini: Adolph
Marino Masè: Atherton
Nora Ricci: la “vicina”

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Regia Liliana Cavani
Soggetto Barbara Alberti, Liliana Cavani,
Amedeo Pagani e Italo Moscati
Sceneggiatura Liliana Cavani
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Franco Arcalli
Musiche Daniele Paris
Scenografia Nedo Azzini
Costumi Piero Tosi

Giuseppe Rinaldi: Dirk Bogarde
Vittoria Febbi: Charlotte Rampling
Pino Locchi: Philippe Leroy
Lydia Simoneschi: Isa Miranda

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aprile 29, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

La fuga di Logan

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In un futuro lontano,quello che resta dell’umanità vive sotto un’immensa cupola,separata dal mondo e governata da un supe computer,con l’ausilio di sorveglianti.

Le regole all’interno della città prevedono che i giovani,raggiunta l’età di 30 anni,debbano partecipare alla giostra del Carrousel per poter così rinascere.C’è che invece è convinto che la cosa nasconda una realtà ben più tragica,e cioè che il Carrousel altro non sia che un sistema per il controllo demografico.

Logan 5,con il suo amico Francis 7,appartengono alla categoria dei sorveglianti;la loro vita si svolge in maniera edonistica,tra una festa e una compagna trovata attraverso il circuito,una vera e propria roulette in cui vengono coinvolte le ragazze della città.Un giorno Logan conosce una strana ragazza,Jessica,che sembra avere qualcosa da nascondere sulla sua identità.Contemporaneamente,Logan viene convocato dal super computer,che gli assegna una missione:fingersi disertore per scovare e neutralizzare i disertori,e in particolare di scoprire la meta finale delle loro diserzioni,un luogo chiamato Santuario.

Così a Logan viene portata sul rosso la pietra della vita,una gemma incastonata nella mano,che lampeggia per ogni abitante che raggiunge i 30 anni di vita,destinandolo al Carrousel;aiutato dalla recalcitrante Jessica,Logan,dopo essere scampato miracolosamente ad un agguato nel centro dell’Eros,fugge dalla città attraverso il sistema di approvvigionamento della stessa.Qui finisce per imbattersi in uno strano robot,Box,creato dai costruttori della città per immagazzinare cibo,e che tenta di surgelarli.

Scampati al pericolo,Logan e Jessica giungono finalmente all’aria aperta,e si incamminano per la loro destinazione. Giungono in una città antica,all’apparenza disabitata,dove incontrano un vecchio. Capiscono così che la vita fuori dalla città è possibile,e che esiste davvero la possibilità di compiere tutto il percorso della vita,dalla nascita all’anizanità. Vengono raggiunti da Francis,che rifiuta di credere anche all’evidenza e che,dopo un breve scontro con Logan,muore.

Jessica e Logan,in compagnia del vecchio,tornano alla città,dove Logan,fatto prigioniero,riesce a resistere alle domande del supercomputer,provocandone l’esplosione.In un attimo la cupola della città si dissolve,e mentre in città si scatena il panico,il vecchio,che ha assistito alla scena della distruzione della cupola,osserva con stupore i primi giovani in fuga avvicinarsi a lui stupefatti.

I giovani guardano con immenso stupore quell’uomo così anziano e iniziano a passargli le mani tra i capelli.La fuga di Logan, tratto da un romanzo di F.W.Nolan è uno dei migliori esempi di film di fantascienza targati anni 70, l’epoca d’oro del genere.Girato con un’ambientazione fastosa, molto accurata e interpretato da un cast validissimo, il film si segnala per la sua capacità di tenere avvinto lo spettatore con una storia ben congegnata, attraverso una descrizione precisa degli avvenimenti che una volta tanto riescono di facile comprensione.Gli effetti speciali sono di Abbott, il genio che aveva creato quelli del celebre Il pianeta delle scimmie,un altro classico del cinema di fantascienza.

Un film molto bello, intelligente, che a distanza di oltre 30 anni riesce ancora ad avvincere.la-fuga-di-logan

La fuga di Logan
Un film di Michael Anderson. Con Peter Ustinov, Michael York, Richard Jordan, Farrah Fawcett, Jenny Agutter, Roscoe Lee Browne,
Michael Anderson Jr., Gary Morgan, Denny Arnold, Glenn Wilder, Lara Lindsay. Genere Fantascienza, colore 120 minuti. – Produzione USA 1976.

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  Michael York: Logan 5
    Jenny Agutter: Jessica 6
    Richard Jordan: Francis 7
    Roscoe Lee Browne: Box
    Peter Ustinov: L’anziano
    Farrah Fawcett: Holly
    Michael Anderson Jr.: Doc
    Randolph Roberts: Uomo di Sanctuary
Lara Lindsay: Fuggiasca
Gary Morgan: Billy
Michelle Stacy: Mary 2
Laura Hippe: Donna
David Westberg: Guardiano
Camilla Carr: Donna di Sanctuary
Gregg Lewis: Cub

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Regia     Michael Anderson
Soggetto     William F. Nolan e George Clayton Johnson (romanzo)
Sceneggiatura     David Z. Goodman
Produttore     Saul David, Hugh Benson
Musiche     Jerry Goldsmith

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Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

 

In una poco rassicurabile e futuristica società, gli uomini vivono tra grandi agi ma sono condannati alla morte precoce per evitare l’invecchiamento della popolazione. La sinistra premessa dà lo spunto ad un film diventato un cult per molti ma invecchiato piuttosto rapidamente. Molto riuscito dal punto di vista formale e stilistico il film patisce una narrazione dai ritmi lenti e un finale troppo consolatorio.

Fuga da un mondo chiuso dove la felicità comporta la morte a 30 anni. E’ un classico del genere, con una bella storia, ben raccontata, e con una sensibilità visiva molto interessante soprattutto per gli aspetti cromatici. Rischia la retorica patriottica nelle sequenze di Washington tra statue di Lincoln e bandiere americane, riportando l’opera a venature da guerra fredda, ma fortunatamente l’impianto narrativo ha una potenza che riesce a superare indenne la scivolata così come il frettoloso lieto fine. Ustinov simpatico come sempre.

Un vero cult per gli amanti della fantascienza: la sua storia ha dato vita a diverse interpretazioni che hanno composto una miriade di film simili (tra cui anche il più moderno The island). Bellissima la ricostruzione della zone esterne della società (costruite con modellini e fatte sembrare vere con interessanti effetti visivi, per un film del 76), notevoli le scene interne girate al Dallas Market Center in cui scale mobili e vetri contribuivano a rendere l’idea del futuro.

Capolavoro di fantascienza, nonostante sia un film datato e nonostante lo svolgersi lento è ancor oggi un vero e proprio cult; immancabile in una cineteca di livello. Premio Oscar per gli effetti speciali nel 1977. L’anno successivo ispirò una serie televisiva per la CBS.

Grande gioiello della “fanta70”. Visivamente affascinante, con eccelenti scenografie. Capolavoro di Michael Anderson, che oltre alle avanguardistiche (per allora) scenografie, preannunciava, in maniera alquanto profetica, l’avvento di internet (il computer madre, la capsula chat per scegliere i partner). Impressionante poi il “carousel”, gioco infernale in cui i giovani, coperti con una maschera stile Jason e costumi alla All that jazz, vengono librati in aria per essere disintegrati. Per non parlare della sala delle orge in puro kitsh anni 70…

Pellicola fantascientifica di una certa lentezza; più che nella durata effettiva (un paio di ore secche), lo si percepisce durante i dialoghi privi di ritmo e nelle atmosfere futuristiche ovattate. Il sole e l’aria aperta sono un sollievo anche per lo spettatore e qualche idea resta buona (carino il vecchietto con i gatti, anche se, almeno nell’edizione italiana e fatta eccezione per la filastrocca, proprio qui i dialoghi stentano particolarmente); tuttavia troppe situazioni appaiono abbozzate e denunciano poca profondità.

Uno dei migliori film di fantascienza degli anni Settanta, sorretto da una bella storia, un cast di attori di prim’ordine, splendide ambientazioni, bei costumi, effetti speciali efficaci e ottima fotografia. Prodotto figlio del suo tempo, si lascia guardare ed affascina ancora oggi. Memorabile la rappresentazione di una Washington invasa dalla vegetazione. Il romanzo di William F. Nolan da cui è tratto il film è debitore di Asimov di cui riprende alcuni temi presenti in “Paria dei cieli”.

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aprile 29, 2008 Pubblicato da: | Fantascienza | , , , | Lascia un commento

Ultimo tango a Parigi

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Un destino abbastanza inusuale,quello del film di Bertolucci;osannato,disprezzato,denigrato e applaudito oltre il valore intrinseco del film.

Unica opera nella storia della cinematografia italiana ad essere destinato al rogo,Ultimo tango a Parigi è stato condannato per molti anni a girare solo in versioni domestiche,nel formato 16 millimetri prima e VHS poi,prima della definitiva sentenza che lo ha riabilitato,in quanto forma d’arte.

Una storia tutto sommato abbastanza banale fa da impianto al film.

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Un vedovo,in seguito al suicidio della moglie,vive un’esistenza priva di stimoli e di obiettivi;ma un giorno l’incontro con una rampolla della borghesia parigina Jeanne,gli cambia la vita.

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I due si incontrano in un appartamento vuoto,e iniziano una relazione esclusivamente sessuale,senza conoscere niente l’uno dell’altro,avvicinati solo come forma di comunicazione da una sorta di furore erotico,sublimata dalla famosa scena del burro,nella quale l’uomo obbliga la ragazza ad un degradante rapporto sessuale di sodomia.

Scena che scatenò sia i pruriti della censura sia quella di un pubblico di voyeur,poco affascinata dalle atmosfere decadenti della pellicola.

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Il film prosegue su una china di incomunicabilità:mentre per lui il sesso diviene poco alla volta un’ossessione,per lei,finito l’impatto emotivo e trasgressivo,l’interessa scema.

E quando l’uomo andrà alla ricerca di un rapporto meno effimero,basato anche su altro,la ragazza,che mal sopporta l’intrusione nella vita privata,lo ucciderà.

Memorabile la scena finale,quando alla polizia dirà semplicemente;”lo conoscevo appena”

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Apologo duro e spietato di una società individualista,Ultimo tango è soprattutto una strepitosa prova d’attore.Quella che fornisce Marlon Brando,che tratteggia da par suo la figura dolente,contraddittoria di Paul,il vedovo in profonda crisi esistenziale.

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Enigmatica,fredda,impassibile è invece la figura di Jeanne,interpretata da una splendida Maria Schenider,che non toccherà mai più le vette di recitazione di questo film,schiava di un personaggio che,come raccontò in seguito,non aveva amato affatto.

Viene da chiedersi chi sia stato in effetti il regista del film,visto che Brando suggerì ( o impose),parecchie modifiche della sceneggiatura.

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I dialoghi del film attraggono,disgustano,fanno riflettere e indignano;e non necessariamente in questo ordine.

Paul insulta la donna con parolacce,soprattutto durante i rapporti sessuali;in questo modo sfoga un’ira irrazionale e generalizzata verso le donne,esternando una frustrazione della vita confusa e nichilista.Le sue crisi di pianto,i suoi vaneggiamenti sono,agli inizi,visti quasi con curiosità da Jeanne,che accetta tutto dal suo maturo amante.

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Ma la novità,il senso del proibito,anche il senso di noia verso l’uomo che sta per sposare si frantumano nel momento in cui Paul chiede un rapporto umano,vero.Paul muore ucciso dalla sua amante,in uno scenario tetro e sporco,un simbolo di quello che è stata la storia di sesso con Jeanne.

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Lungi dall’essere l’incontro tra due anime sole,la storia si dipana e arriva alla sua conclusione nel modo peggiore possibile;non c’è comunicazione,tra i due mondi,il sesso è solo una parentesi.

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I due mondi sono destinati a sfiorarsi e a lasciarsi.Non c’è speranza,non c’è futuro.Bertolucci segna una delle tappe fondamentali del cinema italiano;un film esistenzialista,scarno ed essenziale,privo di sorrisi,triste apologo di una società le cui regole sono semplici ed assurde.Si vive nell’indifferenza,si muore in essa e con essa

“Io lo conoscevo appena” è una frase applicabile al matrimonio,alla vita sociale,a tutto,in definitiva.

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Ultimo tango a Parigi
Un film di Bernardo Bertolucci. Con Massimo Girotti, Maria Michi, Marlon Brando, Jean-Pierre Léaud, Maria Schneider, Giovanna Galletti, Catherine Allégret, Catherine Sola. Genere Drammatico, colore 132 minuti. – Produzione Italia 1972.

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Marlon Brando: Paul
Maria Schneider: Jeanne
Jean-Pierre Léaud: Tom
Massimo Girotti: Marcel
Laura Betti: miss Blandish
Giovanna Galletti: prostituta
Maria Michi: madre di Rosa
Catherine Allégret: Catherine
Catherine Breillat: Mouchet
Veronica Lazar: Rosa

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Regia Bernardo Bertolucci
Soggetto Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura Bernardo Bertolucci
Franco Arcalli
Produttore Alberto Grimaldi
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Franco Arcalli
Roberto Perpignani
Musiche Gato Barbieri
Scenografia Ferdinando Scarfiotti

Giuseppe Rinaldi: Paul
Maria Pia Di Meo: Jeanne
Massimo Turci: Tom

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aprile 29, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | 2 commenti

La maledizione di Damien

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Sono passati alcuni anni dalla tragica notte in cui Damien Thorne,incarnazione umana dell’Anticristo,si è salvato dal sacrificio solo grazie all’intervento della polizia.

Mort i due genitori,Damien è stato preso in custodia dagli zii,che lo hanno accolto con amore.

Ma la vecchia zia ha dei sospetti su di lui,e il giovane,che inizia a controllare i suoi poteri,la elimina immediatamente.

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L’unico a non accorgersi dei poteri infernali del ragazzo è il vecchio zio,che però dovrà ricredersi quando attorno a lui,uno alla volta,periranno tutti i suoi cari. Nel frattempo Damien diventa sempre più potente,grazie anche al posto di prestigio che pian piano andrà ad assumere nell’azienda di famiglia.

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Seguito di Omen,il presagio,diretto dal regista Dan Taylor nel 1978,il film regge bene il confronto con la prima parte della saga;ben interpretato da William Golden,in una delle sue ultime apparizioni cinematografiche nel ruolo dello zio di Damien,Richard Thorn,e da Lee Grant nel ruolo della zia,Ann Thorn,il film è un buon prodotto,con una discreta tensione,truculento quanto basta ma senza eccessi.

Il finale è troppo scontato,ma tutto sommato in linea con un prodotto onesto come la trilogia dedicata all’Anticristo. Location molto affascinante,una su tutte la università di Lake Forest, nell’Illinois,che nel film è la tenuta dei Thorn.

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Un film di Don Taylor. Con Lee Grant, William Holden, Lew Ayres, Jonathan Scott-Taylor, Sylvia Sidney.
Genere Drammatico, colore 107 minuti. – Produzione USA 1978.

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William Holden    …     Richard Thorn
Lee Grant    …     Ann Thorn
Jonathan Scott-Taylor    …     Damien Thorn
Robert Foxworth    …     Paul Buher
Nicholas Pryor    …     Charles Warren
Lew Ayres    …     Bill Atherton
Sylvia Sidney    …     Aunt Marion
Lance Henriksen    …     Sergeant Neff
Elizabeth Shepherd    …     Joan Hart
Lucas Donat    …     Mark Thorn
Allan Arbus    …     Pasarian
Fritz Ford    …     Murray
Meshach Taylor    …     Dr. Kane
John J. Newcombe    …     Teddy
John Charles Burns    …     Butler

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Regia Don Taylor
Soggetto Harvey Bernhard
Sceneggiatura Stanley Mann, Mike Hodges
Fotografia Bill Butler, Gilbert Taylor
Montaggio Robert Brown (montatore)
Musiche Jerry Goldsmith

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aprile 28, 2008 Pubblicato da: | Horror | | Lascia un commento

Il nome della rosa

 Anno 1327

Guglielmo da Baskerville,ex inquisitore,attualmente frate francescano,viaggia verso un monastero dell’Italia settentrionale in compagnia di un suo allievo,Adso. Nel monastero dovrebbe avvenire un incontro cruciale per il mondo cattolico,quello tra i francescani e i domenicani,con la mediazione degli inviati del papa.

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Sean Connery è Fra Gugliemo da Baskerville

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Ma appena arrivato nel monastero,accolto con diffidenza dai monaci residenti,Guglielmo si rende conto che qualcosa non va;è l’inizio di una serie raccapricciante di delitti,mentre all’interno del monastero vengono fuori una serie di segreti inconfessabili,come relazioni omosessuali,incontri con una ragazza,gelosia e tutto il campionario delle umane meschinerie.

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Guglielmo da Baskerville indaga tra reticenze e strani ed ambigui personaggi,come due ex eretici dulciniani,tra ostacolo frapposti ad arte e soprattutto in conflitto con l’inquisitore Bernardo Guy.

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Tratto dal romanzo di Eco,il film si muove come un gotico medioevale,sviluppando una trama complessa come quella descritta da Eco nel suo libro. Mancano,com’e’ ovvio,la profondità dei personaggi,tratteggiati dallo scrittore in un libro molto lungo.

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Tuttavia l’operazione di Annaud può dirsi riuscita,grazie alle buone interpretazioni degli attori,ma soprattutto grazie ad una storia ben congegnata,che non fa rimpiangere i dialoghi alle volte ironici,alle volte troppo dotti,del libro da cui è tratto. Qualche difetto,come un’ eccessiva dose di anticlericalismo si avverte qua e la,ma non tale da inficiare il risultato finale.

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Bella la location del film,girato in arte a Roma,negli studi di Cinecittà e in parte nel castello di Kloster Eberbach,in Germania, il monastero del romanzo e del film.

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un film di Jean-Jacques Annaud. Con Sean Connery, F. Murray Abraham, Christian Slater, Kim Rossi Stuart,
Ron Perlman, Gianni Rizzo, Francesco Maselli, Franco Marino, Vernon Dobtcheff, Pietro Ceccarelli, Umberto Zuanelli,
Armando Marra, Franco Diogene, Peter Berling, Giordano Falzoni, Michael Lonsdale, Andrew Birkin, William Hickey,
Valentina Vargas, Francesco Scali. Genere Thriller, colore 130 minuti. – Produzione Italia, Francia, Germania 1986.

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Sean Connery: Guglielmo da Baskerville
Christian Slater: Adso da Melk
F. Murray Abraham: Bernardo Gui
Feodor Chaliapin Jr.: Jorge da Burgos
Michael Lonsdale: l’abate Abbone
Elya Baskin: Severino, l’erborista
Volker Prechtel: Malachia, il bibliotecario
Valentina Vargas: fanciulla senza nome
William Hickey: Ubertino da Casale
Michael Habeck: Berengario
Urs Althaus: Venanzio
Ron Perlman: Salvatore
Vittorio Zarfati: messo del Papa
Gianni Rizzo: messo del Papa
Franco Diogene: messo del papa
Leopoldo Trieste: Michele da Cesena
Helmut Qualtinger: Remigio da Varagine, il cellario
Lucien Bodard: card. Bertrand
Maria Tedeschi: monaco
Aristide Caporale: monaco
Franco Adducci: monaco
Luigi Leoni: monaco
Francesco Scali: monaco
Dwight West: voce narrante (Adso da adulto)

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Regia Jean-Jacques Annaud
Soggetto Umberto Eco (dal romanzo omonimo)
Sceneggiatura Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin e Alain Godard
Produttore Bernd Eichinger, Bernd Schaefers, Franco Cristaldi (co-produttore),
Alexandre Mnouchkine (co-produttore), Pierre Hébey (produttore associato), Herman Weigel (produttore associato)
Produttore esecutivo Thomas Schühly, Jake Eberts
Casa di produzione Neue Constantin Film, Zweites Deutsches Fernsehen (ZDF), Cristaldifilm, Radiotelevisione Italiana, Les Films Ariane, France 3 Cinéma
Distribuzione (Italia) Columbia Pictures Italia
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Jane Seitz
Musiche James Horner
Scenografia Dante Ferretti
Costumi Gabriella Pescucci

Pino Locchi: Guglielmo da Baskerville
Sandro Acerbo: Adso da Melk
Sergio Rossi: Bernardo Gui
Renato Mori: Jorge da Burgos
Luciano De Ambrosis: l’abate Abbone
Sergio Di Stefano: Severino, l’erborista
Gianfranco Bellini: Malachia, il bibliotecario
Giorgio Lopez: Ubertino da Casale
Carlo Croccolo: Remigio da Varagine, il cellario
Glauco Onorato: card. Bertrand
Riccardo Cucciolla: voce narrante (Adso da adulto)

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Giunto al termine della mia vita di peccatore, mentre declino canuto insieme al mondo, mi accingo a lasciare su questa pergamena testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui mi accadde di assistere in gioventù, sul finire dell’anno del Signore 1327. Che Dio mi conceda la grazia di essere testimone trasparente e cronista fedele di quanto allora avvenne in un luogo remoto a nord della penisola italiana, in un abbazia di cui è pietoso e saggio tacere anche il nome.

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Quando la femmina, che per sua natura è tanto perversa, diventa sublime per la sua santità, essa può essere il più nobile veicolo della grazia… Pulchra enim sunt ubera, quae paulum supereminent (Ubertino)

Apprendi a mortificare il tuo intelletto! Piangi sulle ferite di Nostro Signore! E soprattutto getta tutti i tuoi libri! (Ubertino, fuggendo dall’abbazia)

Ma ora che sono molto, molto vecchio, mi rendo conto che di tutti i volti che in passato mi ritornano in mente, più chiaro di tutti, vedo quello della fanciulla che ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo. Eppure, dell’unico amore terreno della mia vita non avevo saputo mai, né seppi mai: il nome..(Adso)

Verba vana ad risu apte non loqui (trad: Non pronunziare parole vane che inducono al riso) (Jorge da Burgos)

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aprile 27, 2008 Pubblicato da: | Storico | , , , , , | Lascia un commento

Agente 007,dalla Russia con amore

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Secondo film dedicato all’agente 007,creato dalla fantasia di Jan Fleming

Questa volta James Bond deve vedersela con un agguato teso dalla SPECTRE in Turchia,ad Istanbul.

A Bond viene detto che un’agente russo,Tatiana,è disposta a consegnare una macchina decodificatrice,il Lektor,a patto che a prenderla sia proprio l’agente segreto inglese.

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La splendida Daniela Bianchi

Bond fiuta la trappola e il tentativo di vendetta della SPECTRE, soprattutto dopo la morte di uno dei suoi membri, il dottor NO, ma si reca ugualmente all’appuntamento. Girandola di avventure e solito innamoramento fugace per la bellona di turno,la Bond girl Daniela Bianchi.

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Per la seconda volta a dirigere un film su 007 venne chiamato Terence Young,con un ricco budget e soprattutto con una storia veramente all’altezza,una delle migliori di Fleming; Connery era maturato moltissimo e in questo film appare perfettamente a suo agio.

Siamo nel 1963 e compaiono le prime diavolerie studiate appositamente per l’agente segreto; compare la prima auto dotata di telefono per esempio; tra le cose più belle del film il viaggio sul Trans Europe Express con inseguimenti mozzafiato e azione a tutta velocità.

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un film di Terence Young, con Sean Connery, Daniela Bianchi,Bernard Lee, Anthony Dawson, Lois Maxwell, Robert Shaw, Lotte Lenya, Pedro Armendariz, Martine Beswick durata 118 min. – Gran Bretagna 1963

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007 banner personaggi

Sean Connery: James Bond
Daniela Bianchi: Tatiana Romanova
Bernard Lee: M
Anthony Dawson: Blofeld
Lois Maxwell: Miss Moneypenny
Desmond Llewelyn: Q
Lotte Lenya: Rosa Klebb
Robert Shaw: Donald ‘Red’ Grant
Eunice Gayson: Sylvia Trench
Pedro Armendáriz: Kerim Bey
Walter Gotell: Morzeny
Vladek Sheybal: Kronsteen
Neville Jason: Autista di Kerim
George Pastel: Capotreno
Nadja Regin: ragazza di Kerim
Peter Madden: McAdams, scacchista
Martine Beswick: Zora, la zingara

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Regia Terence Young
Soggetto Ian Fleming
Sceneggiatura Johanna Harwood e Richard Maibaum
Produttore Albert R. Broccoli e Harry Saltzman
Fotografia Ted Moore
Montaggio Peter R. Hunt
Musiche John Barry, Lionel Bart e Monty Norman

Doppiatori italiani
Pino Locchi: James Bond
Maria Pia Di Meo: Tatiana Romanova
Gino Baghetti: M
Aldo Silvani: Ernst Stavro Blofeld
Rosetta Calavetta: Miss Moneypenny
Manlio Busoni: Q
Lydia Simoneschi: Rosa Klebb
Cesare Barbetti: Donald ‘Red’ Grant
Rita Savagnone: Sylvia Trench
Giorgio Capecchi: Kerim Bey
Renato Turi: Morzeny
Bruno Persa: Kronsteen
Gianfranco Bellini: Autista di Kerim Bey
Arturo Dominici: Capotreno
Fiorella Betti: ragazza di Kerim Bey
Manlio Busoni: McAdams, scacchista
Ferruccio Amendola: addetto alla torre di controllo di Istanbul
Sergio Graziani: “romantico” canoista

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aprile 26, 2008 Pubblicato da: | 007 | | 3 commenti

Il presagio (The Omen)

Il presagio locandina 1

Una coppia infelice,quella formata da Robert e Kathy. Il problema è che non riescono ad avere un figlio,dopo due aborti e un bambino che nasce morto. Ma durante l’ultimo parto,conclusosi funestamente, un sacerdote affida a Robert un bambino nato da una donna che è morta all’atto del concepimento.

Robert non racconta alla moglie dello scambio,così la coppia lascia l’ospedale con il piccolo. Passano 5 anni,e l’uomo diventa ambasciatore Usa in Inghilterra;il giorno del quinto compleanno la bambinaia di Damien,com’è stato battezzato il piccolo,ha un incidente terribile.

Il presagio 1

Uno dei sacerdoti presenti all’atto dello scambio dei neonati tenta di mettere in guardia Robert sul piccolo;è nato 1l 6-6-76 (666,il numero dell’anticristo),ma l’uomo lo caccia in malo modo. Poco dopo il sacerdote sarà vittima di un incidente,perchè morirà trafitto da un parafulmine staccatosi da una chiesa. Nel frattempo Kathy è rimasta incinta,ma un giorno,mentre è affacciata da una balaustra di casa,precipita nel vuoto;si salverà,ma perderà il bambino che aspettava.

Il presagio 2

A questo punto Robert inizia a vedere qualcosa di strano negli avvenimenti,e,aiutato da un fotografo,inizia ad indagare sul piccolo. A casa del sacerdote rimasto ucciso,troveranno appunti nel quale il sacerdote rivela la vera identità di Damien. I due decidono di andare in italia,e scoprono che l’ospedale nel quale avvenne il fatidico scambio,andò completamente bruciato poco dopo l’avvenimento,ma non solo. Scoprono che padre Spilletto,il sacerdote che affidò il bambino alla coppia è ancora vivo,anche se orrendamente sfigurato.

Il presagio 3

Su indicazione del prete,i due vanno in un cimitero,dove scoprono un’orrenda verità:nelle tombe in cui dovevano esserci la donna realmente madre di Demien e il piccolo Thorne nato morto ci sono,in realtà,il corpo di uno sciacallo femmina e i resti del povero piccolo,con il cranio sfondato.

Robert e il fotografo raggiungono Megiddo,per trovare il professor Bugenhagen,che possiede i sette pugnali con i quali è possibile uccidere l’anticristo;Robert conserva dei dubbi,e vorrebbe risparmiare il bimbo,ma quando vede l’amico fotografo morire orrendamente,capisce che non può sottrarsi al suo compito.

Il presagio 4

Torna a casa,prende il piccolo Demien e lo porta in una chiesa,ma mentre sta per compiere il sacrificio,la polizia irrompe nella chiesa,e durante una sparatoria,uccide Robert. Demien,salvo,viene affidato a degli zii.Primo film dedicato alla saga su Demien,l’anticristo,il presagio è di gran lunga il più riuscito.

Il regista Richard Donner lavoro sul soggetto librario di Seltzer,ricavandone un film dalla ottima tensione,splendidamente recitato dal solito impagabile Gregory Peck e dalla bravissima Lee remick. Eravamo nel periodo successivo all’uscita sugli schermi di L’esorcista,il film di Friedkin che aveva riscosso un successo straordinario,e Il presagio ne sfruttò l’onda lunga.

Il presagio 5

Il film ebbe tre sequel:La maledizione di Damien nel 1978,Conflitto finale,nel 1981e Omen IV,presagio infernale nel 1991,oltre ad un film basato sulla stessa trama,Holocaust 2000,con Kirk Douglas e Agostina Belli,oltre ad un remake abbastanza onesto nel 2006.

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Il presagio (The Omen)
un film di Richard Donner. Con Gregory Peck, David Warner, Lee Remick. Genere Horror, colore 111 minuti. – Produzione USA 1976.

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Il presagio banner protagonisti

Gregory Peck    …     Robert Thorn
Lee Remick    …     Katherine Thorn
David Warner    …     Jennings
Billie Whitelaw    …     Mrs. Baylock
Harvey Stephens    Damien
Patrick Troughton    Padre Brennan
Martin Benson    …     Padre Spiletto
Robert Rietty    …     Monk
Tommy Duggan    …     Prete
John Stride    …     Lo psichiatra
Anthony Nicholls    Dr. Becker
Holly Palance    …     Nanny
Roy Boyd    …     Reporter
Freda Dowie    …     La Suora
Sheila Raynor    …     Signora Horton

Il presagio banner castRegia Richard Donner
Soggetto David Seltzer
Sceneggiatura David Seltzer
Produttore Harvey Bernhard
Fotografia Gilbert Taylor
Montaggio Stuart Baird
Effetti speciali Ken Pepiot
Musiche Jerry Goldsmith
Scenografia Michael Seymour

aprile 26, 2008 Pubblicato da: | Horror | , , , | 1 commento

Gesù di Nazareth

Gesu di Nazareth locandina

Sei ore e undici minuti di sceneggiato,per raccontare la vita di Gesù di Nazareth,presa quasi per intero dai Vangeli canonici,con qualche escursione tra gli episodi più noti degli apocrifi.
Girato da Franco Zeffirelli nel 1977,produzione inglese,venne accolto con diverso favore dagli spettatori nel mondo.

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Robert Powell è Gesù

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Yorgo Voyagis interpreta Giuseppe

In America e in Italia fu un trionfo,molto meno in Inghilterra,dove i critici imputarono a Zeffirelli uno stile troppo da kolossal ,seguiti,in questo,da alcuni critici nostrani,che denigrarono la mania copiata dagli americani di voler trasformare anche la vita di Gesù in un polpettone.

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Olivia Hussey è la Vergine Maria

Sicuramente un’accusa ingiusta,in quanto Zeffirelli cercò di mediare la necessità di portare sullo schermo un Gesù adatto alla grande platea con quella di non trasformare tutto in un’operazione meramente commerciale.

Per il Gesù venne messo su un cast stellare: Robert Powell,Olivia Hussey,Anne Bancroft, James Mason, Rod Steiger, Peter Ustinov;,R. Richiardson, J. Philips, Claudia Cardinale, Ian Holm, James Earl Jones, Renato Rascel, Laurence Olivier,Valentina Cortese,Anthony Quinn,Michael York,Ernest Borgnine: praticamente il meglio della cinematografia mondiale.

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Donald Pleasence è Melchiorre

Il ruolo di Gesù venne ricoperto da uno straordinario ed intenso Robert Powell,dal viso ascetico,scarno,un credibile Messia che si aggira sui posti dove realmente avvenne la più grande storia mai raccontata.
Il Gesù di Zeffirelli si muove in un mondo poco propenso a dare credibilità ad un uomo venuto non per portare la guerra,ma per annunciare,al mondo,che il figlio di Dio è sceso tra gli uomini per redimerli e per dare loro una speranza;i miracoli,come il ridare la vista al cieco (un sublime Renato Rascel) diventano la testimonianza dell’amore di Dio per la sua creatura prediletta.

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Fernando Rey è Gasparre

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Lorenzo Monet è Gesu a 12 anni

E’ questa,in sintesi,l’opera di Zeffirelli,che cerca di restare fedele ai racconti tradizionali,senza molti voli pindarici,ma semplicemente rispecchiando le storie dei Vangeli.
Seguiamo quindi tutto il percorso del Messia,dalle sue prime predicazioni all’incontro con la Maddalena,dalle nozze di Cana ai tormenti dell’orto del Getsemani fino alla tragica ed esaltante conclusione sulla croce.
Un film ad ampio respiro,che riesce a coinvolgere lo spettatore con una storia accurata e precisa,in cui Gesù diventa faro di luce e di speranza per l’umanità.
Un film ortodosso nel senso della sua regia,accurata e attenta ai dettagli,ben coadiuvata da un’ottima colonna sonora,di Jean Michel Jarre.

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Peter Ustinov interpreta Erode il Grande

Gesu di Nazareth 8Michael York è Giovanni Battista

In un film del genere inutile cercare tra gli attori chi si è calato meglio nella parte; tuttavia restano dei pezzi di bravura quelli di Lawrence Olivier,quello di Anthony Quinn nei panni di Erode e di Olivia Hussey in quello della Vergine,oltre al citato cameo di Renato Rascel.

Gesù di Nazareth, un film di Franco Zeffirelli. Con Robert Powell, Olivia Hussey, Anne Bancroft, Yorgo Voyagis, James Farentino, Ian Bannen, Glauco Onorato, Pino Colizzi, Ian Holm, Anthony Quinn, Ernest Borgnine, Valentina Cortese, Laurence Olivier, Renato Rascel, Marina Berti, Regina Bianchi, Robert Beatty, Peter Ustinov, Claudia Cardinale, Cyril Cusack, Oliver Tobias, Christopher Plummer, Fernando Rey, Michael York, Tony Vogel, Stacy Keach, Ralph Richardson, Maria Carta, Antonello Campodifiori, Lee Montague, Donald Sumpter, Norman Bowler, Nancy Nevison, Mimmo Crao, Isabel Mestres, Renato Montalbano, Rod Steiger, James Mason
Titolo originale Jesus of Nazareth. Storico, durata 237 min. – Gran Bretagna, Italia 1977.

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Valentina Cortese è Erodiade

Gesu di Nazareth 10James Farentino è Simon Pietro

Gesu di Nazareth 11Anne Bancroft è Maria Maddalena

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Ian Holm
è Zerah

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Ian McShane è Giuda Iscariota

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Stacy Keach è Barabba

Gesu di Nazareth 15Ernest Borgnine , il centurione

Gesu di Nazareth 16Laurence Olivier è Nicodemo

Gesu di Nazareth 17James Mason è Giuseppe di Arimatea

Gesu di Nazareth 18Anthony Quinn è il sommo sacerdote Caifa

Gesu di Nazareth 19Rod Steiger è Ponzio Pilato

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Robert Powell …     Gesu
Anne Bancroft …     Mara Maddalena
Ernest Borgnine …     Centurione
Claudia Cardinale …     Adultera
Valentina Cortese …     Erodiade
James Farentino …     Simon Pietro
James Earl Jones …     Balthazar
Stacy Keach …     Barabba
Tony Lo Bianco …     Quintilio
James Mason …     Giuseppe di Arimatea
Ian McShane …     Giuda Iscariota
Laurence Olivier …     Nicodemo
Donald Pleasence …     Melchiorre
Christopher Plummer …     Erode Antipa
Anthony Quinn …     Caifa
Fernando Rey …     Gasparre
Ralph Richardson …     Simeone
Rod Steiger …     Ponzio Pilato
Peter Ustinov …     Erode il Grande
Michael York …     Giovanni Battista
Olivia Hussey …     La Vergine Maria
Cyril Cusack …     Yehuda
Ian Holm …     Zerah
Yorgo Voyagis …     Giuseppe

Ian Bannen    …     Amos
Marina Berti    …     Elizabetta
Regina Bianchi    …     Anna
Maria Carta    …     Marta
Lee Montague    …     Habbukuk
Renato Rascel …     Il cieco
Oliver Tobias    …     Joel
Norman Bowler    …     Saturnino
Robert Beatty    …     Proculus
John Phillips    …     Naso
Ken Jones    …     Jotham
Nancy Nevinson    …     Abigail
Renato Terra    …     Abel
Roy Holder    …     Enoch
Lorenzo Monet    …     Gesu a 12 anni
Michael Cronin    …     Eliphaz
Forbes Collins    …     Jonas
Tony Vogel    …     Andrea
Murray Salem    …     Simone  Zelota
Steve Gardner    …     Filippo

Muller    …     Giacomo
John Tordoff    …     Malachia
Keith Washington    …     Matteo
Sergio Nicolai    …     Giacomo II
Isabel Mestres    …     Salome
Bruce Lidington    …     Tommaso
Derek Godfrey    …     Elia
Mimmo Craig    …     Thaddeo
John Eastham    …     Bartolomeo
Robert Davey    …     Daniele
Oliver Smith    …     Saul
George Camiller    …     Hosias
Francis De Wolff    …     Simone il Fariseo
Antonello Campodifiori    …     Ircanus
Tim Pearce    …     Rufus
Paul Curran    …     Samuele
Mark Eden    …     Quartus
Bruno Barnabe    …     Ezra
Simon MacCorkindale    …     Lucius
Lionel Guyett    …     HaggaiJohn Duttine    …     Giovanni
Michael Haughey    …     Nahum
Keith Skinner    …     L’ossesso
Jonathan

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Regia:                  Franco Zeffirelli
Sceneggiatura:     Anthony Burgess – Suso Cecchi D’Amico – Masolino D’Amico
Fotografia:     Armando Nannuzzi e David Watkin
Musiche:     Maurice Jarre
Scenografia:     Gianni Quaranta
Costumi:     Marcel Escoffier e Enrico Sabbatini
Casa di produzione:     Rai – Radiotelevisione italiana – ITC-Incorporated Television Company
Casting :           Dyson Lovell

Gesu di Nazareth banner citazioni

Io ho parlato apertamente mi hanno sentito tutti ho insegnato nelle sinagoghe è nel tempio non ho tenuto nulla in segreto , perché allora lo chiedi a me ? chiedilo a quelli che erano con me ? lo sanno quel che io ho detto.

Sono io che dovrei essere battezzato da te e tu vieni da me.

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“In occasione della Pasqua 78 la Titanus ha stampato, come un santino di lusso, uno special di quattro ore tratto dalle 5 puntate trasmesse dalla TV. Gesù di Nazareth è un tipico saggio della merce religione destinata ai consumatori dell’emisfero capitalista. Nonostante la debolezza delle sue motivazioni culturali e l’evidente ignoranza degli indispensabili aggiornamenti cristologici, l’opera risulta stilisticamente molto elaborata. Nato dalla costola del maestro di Senso, da cui ha ereditato una forte professionalità, il regista fiorentino rappresenta compiutamente il versante deteriore del viscontismo, quando la regia diventa arredamento su uno sfondo ideologico degradato. Girato nella lingua dell’impero americano, sponsorizzato dalle multinazionali, ricco di tutti gli imprimatur della chiesa preconciliare, il Vangelo secondo Zeffirelli è un compromesso fra la messinscena lirica, la passerella di cameo performances e il film storico hollywoodiano. Non solo fa rimpiangere il sublime poverismo di Pasolini, ma sfigura anche nel confronto con il discusso Messia rosselliniano. Ben poco ha da spartire con l’idea del bello e dell’edificante predicata dal film il testo originario di Anthony Burgess, che da buon cattolico convertito si illudeva di regolare in questa sede i suoi difficili conti con il Dio-uomo. L’autore di Un’arancia a orologeria, deluso dalla collaborazione con Zeffirelli, ha dedicato alla figura di Gesù Cristo un romanzo che i primi lettori hanno giudicato originale e problematico.”
Tullio Kezich




aprile 25, 2008 Pubblicato da: | Storico | | Lascia un commento

Agente 007,licenza di uccidere

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Agente 007,licenza di uccidere è il primo film per il grande schermo che vede protagonista James Bond,l’agente segreto con licenza di uccidere creato dalla penna di Jan Fleming.In questo primo episodio,della fortunata serie,girato da Terence Young,007 (interpretato da Sean Connery) è in Giamaica,dove l’agente John Strangways e la sua segretaria sono stati uccisi.
Appena giunto nella capitale,Bond viene fotografato da una ragazza,e sale su un taxi.

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Agente 007 licenza di uccidere 1

Poco dopo il tassista muor suicida;era un killer mandato per uccidere Bond,e si suicida per non rivelare l’identità dei mandanti.
Da quel momento è l’inizio di una serie di avventure mozzafiato,nelle quali l’agente segreto riesce a sfuggire alla morte in più occasioni,in compagnia di Honey Ryder,una bella cercatrice di conchiglie,fino allo scontro finale con il Dootr NO, il vero organizzatore degli agguati,un uomo della SPECTRE,l’organizzazione criminale che tenta di controllare tutto il crimine del pianeta.

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La bellissima Ursula Andress è Honey Rider

Il personaggio di James Bond è un po grezzo,e lo stesso Connery non sembra ancora calato nel suo personaggio,ma la ricetta funziona,e il film diventa,nel 1962,un successo planetario,che verrà replicato in seguito nei decenni successivi.
Grande successo ebbe anche Ursula Andress,in virtù della sua prima apparizione nel film,quando,simile a Venere che esce dalle onde,cattura lo sguardo ammirato di Bond.

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Agente 007 licenza di uccidere

un film di Terence Young. Con Sean Connery, Ursula Andress, Joseph Wiseman, Jack Lord, Bernard Lee, Anthony Dawson, Zena Marshall, John Kitzmiller, Eunice Gayson, Lois Maxwell, Peter Burton, Yvonne Shima, Michel Mok
Titolo originale Dr. No. Spionaggio, durata 111 min. – Gran Bretagna 1962.

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Sean Connery: James Bond
Ursula Andress: Honey Ryder
Joseph Wiseman: Dr. No
Jack Lord: Felix Leiter
Bernard Lee: M
Anthony Dawson: Professor Dent
Zena Marshall: Miss Taro
John Kitzmiller: Quarrel
Eunice Gayson: Sylvia Trench
Lois Maxwell: Miss Moneypenny
Peter Burton: Maggiore Boothroyd
Yvonne Shima: Sorella Lily

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Regia Terence Young
Soggetto Ian Fleming
Sceneggiatura Johanna Harwood, Richard Maibaum, Berkely Mather
Fotografia Ted Moore
Montaggio Peter Hunt
Musiche Monty Norman
Scenografia Ken Adam

Agente 007 licenza di uccidere foto

Doppiatori italiani
Pino Locchi: James Bond
Giulio Panicali: Dottor No
Maria Pia Di Meo: Honey Ryder
Renato Turi: Quarrel
Giuseppe Rinaldi: Felix Leiter
Carlo Romano: M
Bruno Persa: Professor Dent
Flaminia Jandolo: Miss Taro
Fiorella Betti: Sylvia Trench
Rosetta Calavetta: Miss Moneypenny
Sergio Tedesco: Maggiore Boothroyd
Miranda Bonansea: Sorella Lily
Gianfranco Bellini: Playdell-Smith
Gianfranco Bellini: Segretario Generale



aprile 24, 2008 Pubblicato da: | 007 | , , , | 2 commenti

C’eravamo tanto amati

C'eravamo tanto amati locandina 1

Tre amici diventati tali durante la guerra di liberazione dal nazifascismo; Nicola, Gianni ed Antonio hanno diviso tutto,la paura,il rischio,la pelle. Ma un bel giorno la guerra finisce,e i tre si separano,ognuno per riprendere una parvenza di vita normale. Nicola torna al suo paese per insegnare, Gianni torna nella natia Pavia per riprendere i suoi studi di giurisprudenza,Antonio ritorna a Roma,dove ad attenderlo c’è un posto da portantino in un ospedale.
Ma la vita è fatta di casualità,cos’ un giorno Gianni ed Antonio si reincontrano;il primo è ormai un avvocato,che aspira a molto più,e ruba la fidanzata al vecchio amico, Luciana,una ragazza con ambizioni cinematografiche.

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Gianni coglie al volo l’occasione per diventare ricco,sposando una donna ricca ma ignorante, Elide, figlia di un palazzinaro senza scrupoli,e lascia Luciana,che,dopo una breve avventura con Nicola,viene abbandonata anche da quest’ultimo.
Luciana tenta il suicidio,mentre Elide,che è innamorata del marito,che viceversa la disprezza,si trasforma nel tempo in una donna raffinata.
Ma anche se la cosa la realizza,si rende conto che Gianni non la ama,e un giorno trova la morte in un incidente stradale,vittima probabilmente di un suicidio.

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Stefano Satta Flores, Nicola

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Aldo Fabrizi

Le vite dei tre amici proseguono su binari assolutamente dissimili;Antonio,idealista,cerca di cambiare la società,venendo per questo meso in disparte anche sul lavoro.Nicola,insoddisfatto del suo lavoro di insegnante,lascia il suo paesino al sud e va a Roma,dove spera di diventare un critico cinematografico;ma,dopo una breve e sfortunata parentesi di notorietà conquistato con una partecipazione a Lascia o raddoppia,finisce per accettare lavori umili scrivendo sui giornali,patetica figura di intellettuale che vuol cambiare il mondo a suon di polemiche.

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Federico Fellini e Marcello Mastroianni

I tre si re incontreranno un giorno,seduti alla tavola di un’osteria;è tempo di bilanci,testimoniati dalla frase “Volevamo cambiare il mondo,ma il mondo ha cambiato noi”
Antonio,che è l’unico che coerentemente con se stesso e con quello in cui credeva non ha nulla da rimproverarsi,porta i suoi vecchi amici in un presidio notturno,dove ad attenderli c’è Luciana,che ha sposato il suo primo amore e gli ha dato due figli.

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Stefania Sandrelli

Scola mostra subito,dalle prime inquadrature,quali siano le sue simpatie, tratteggiando le figure dei tre amici in modo diverso;
l’unico a mostrare coerenza nella vita è Nicola,simbolo di una classe sociale che lotta,vive e si impegna,anche lottando contro i mulini a vento.
Il film acquisisce quindi una forte valenza politica, la dove si intravede,dietro il personaggio dell’arrampicatore Gianni, quella classe di malversatori,opportunisti e profittatori ben identificabili politicamente.
Così come Nicola rappresenta quella parte di cultura sempre pronta a contestare ma assolutamente improduttiva politicamente.
Un film che vive di momenti particolarmente intensi,grazie anche alle superbe interpretazioni di Gassman,nel ruolo di Gianni,avvocato con il pelo sullo stomaco;di Nicola,un superbo Stefano Satta Flores,intellettuale inconcludente,e sopratutto di Antonio,l’unico ad essere vero e genuino,uno splendido Nino Manfredi.

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 Giovanna Ralli

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Vittorio Gassman e Aldo Fabrizi

Luciana è una bellissima Stefania Sandrelli, mentre Elide è interpretata da Maria Giovanna Ralli,il cui padre è Aldo Fabrizi,strepitoso nel ruolo del corrotto e laido palazzinaro.
Cameo per Mike Bongiorno,che interpreta se stesso.
Un grande film,premio Cesar 1974 come miglior film straniero.

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Nino Manfredi

C’eravamo tanto amati, un film di Ettore Scola. Con Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Aldo Fabrizi, Stefania Sandrelli, Stefano Satta Flores, Giovanna Ralli, Federico Fellini, Isa Barzizza, Marcello Mastroianni, Mike Bongiorno, Fiammetta Baralla, Ugo Gregoretti, Lorenzo Piani, Marcella Michelangeli, Carla Mancini, Livia Cerini, Luciano Bonanni. Genere Commedia, colore 121 minuti. – Produzione Italia 1974

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* Stefania Sandrelli: Luciana Zanon
* Vittorio Gassman: Gianni Perego
* Nino Manfredi: Antonio
* Stefano Satta Flores: Nicola Palumbo
* Aldo Fabrizi: Romolo Catenacci
* Giovanna Ralli: Elide Catenacci
* Elena Fabrizi: moglie di Romolo Catenacci
* Luciano Bonanni: Torquato
* Fiammetta Baralla: Maria

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Regia Ettore Scola
Soggetto Age & Scarpelli, Ettore Scola
Sceneggiatura Age & Scarpelli, Ettore Scola
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli per Dean Film
Distribuzione (Italia) Delta (1974)
Fotografia Claudio Cirillo
Montaggio Raimondo Cruciani
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Luciano Ricceri

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Citazioni

Devo domandarti una cosa.
Va bene, e allora coraggio.
Sono importante per te adesso?
Importante in che senso? Importante perché sei morta? Ma non lo so… non mi sembra…no, no.
Ma che te possino ammazzarte! Ma perché no?
Elide, perché se una non è stata importante da viva, non lo è nemmeno da morta. Ecco perché.
Bravo ignorante! La morte sublima! Si vede che non hai letto il Sidarta.
No, non l’ho letto il Siddharta.
Eh certo, a me mi obbligavi a leggere, ma tu non leggi mai niente.
Elide, che rottura!”

“Ma che, ma chi l’ha detto? Buttare via la propria vita significa farne il migliore degli usi. Oppure preferite quest’altra battuta, ah? Vivere come ci pare e piace costa poco, perché lo si paga con una cosa che non esiste: la felicità.”

Ti credevo buono e generoso…
Eh, se semo stufati d’esse bboni e generosi!

L’amicizia non è al di sopra di tutto?
Niente è al di sopra di tutto. lo poi sono contrario all’amicizia: è una combutta tra pochi, una complicità antisociale.

Erano tempi duri, ma noi eravamo poveri ma felici, come dicono i ricchi.

Insomma, a me mi piaci, perché sei prima di tutto de cultura, poi sei incorruttibile e tosto. Io amo l’onesti, perché nell’onesti c’è quella purezza che, se je capita l’occasione, diventano tarmente mascalzoni che t’ammolleno le fregature pejo de li mascalzoni diciamo normali.

Eh… Che ha fatto Nicola? Ha preso a calci la famiglia, la carriera, e a coronamento di tutto è finito a scribacchiare critiche cinematografiche firmando “vice”.
Ah, è lui “vice”? Ma allora scrivi su un sacco de giornali!

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aprile 24, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , , | Lascia un commento