Le tombe dei resuscitati ciechi
Durante un viaggio su un treno, una ragazza litiga con i suoi due amici. Ad originare il diverbio, l’incontro che Virginia,la ragazza, ha con una sua vecchia amica ed amante, Betty. Quest’ultima sembra troppo interessata al fidanzato di Virginia, motivo per il quale la ragazza
scende dal treno e si incammina solitaria per raggiungere il villaggio che sorge poco distante. Sulla strada incontra un antico monastero e vi si accampa; la sera però dal cimitero del monastero terribili figure emergono dalle tombe.
Sono cavalieri templari, incappucciati e armati, che inseguono la ragazza oltre le mura del moastero stesso, la raggiungono e la uccidono.
Alcuni conoscenti della ragazza,alla ricerca della stessa, arriveranno nel paesino, ma incontreranno anche loro la stessa,terribile sorte.

Questa la trama ridotta all’osso di Le tombe dei resuscitati ciechi, film iberico del 1972 diretto da Amando de Ossorio,sceneggiatore e regista spagnolo con alle spalle, al momento della realizzazione di questo film, alcuni western e un primo assaggio di horror,il più che discreto Malenka, la nipote del vampiro diretto nel 1969.
Le tombe dei resuscitati ciechi è il primo dei 4 capitoli che il regista galiziano dedicherà,con alterne fortune, alla saga dei templari resuscitati, una specie di zombie mutuati dal celebre La notte dei morti viventi di Romero.
Un film di discreta fattura, giocato su un buon ritmo e una sceneggiatura sicuramente ingenua ma efficace allo stesso tempo.

Merito dei tempi dettati dal regista al film, che riesce a creare un’atmosfera lugubre e di attesa sfruttando con sapienza i fortissimi contrasti che la location permetteva:al paesaggio assolato e tranquillo della campagna in cui si svolgono i fatti si sostituisce,la sera, un paesaggio spettrale e lugubre, con il cimitero del monastero in cui riposano i templari che prende vita sinistramente, restituendo al buio della notte le sagome orribili dei cavalieri incappucciati, scheletrici sotto le tuniche che li avvolgono.
Pur disponendo di un modesto budget, De Ossorio riesce a far miracoli grazie alla sua capacità di mantenere alto il livello di suspense del film; il contrasto tra la placida natura nella quale si immergono i protagonisti del film e le gesta dei cavalieri prima e delle loro vittime poi sono sicuramente la cosa migliore del film, che verranno in seguito replicate nei tre capitoli successivi della serie,La cavalcata dei resuscitati ciechi (1973),La nave maledetta (1974) e La notte dei resuscitati ciechi (1975)
Va detto che questo primo capitolo della serie è decisamente il migliore, sia per la qualità del film,che include una ottima fotografia e tempi di svolgimento dello stesso puntuali e precisi sia per la novità del soggetto.
Anche se il cinema con protagonista gli zombie aveva già avuto degli epigoni di spessore, come il citato capostipite di Romero,De Ossorio regala una pellicola intrisa di inquietante mistero con protagonisti.
I templari del film sono un gruppo di cavalieri tornati dalla terra santa in possesso di segreti sulla vita eterna; avendo rinnegato la fede e sposato il satanismo vennero catturati dal re e giustiziati.In questo modo vennero condannati ad errare in eterno e a rendere degli zombie le loro malcapitate vittime.
Su questo tema, probabilmente ingenuo ma al tempo stesso in grado di sviluppare storie future,De Ossorio costruisce una sceneggiatura abbastanza credibile, anche se non mancano momenti in cui la sceneggiatura stessa cede per colpa del budget, che non permette di ampliare la parte dedicata alla storia del gruppo di templari che diverranno poi l’incubo del paese di Berzano.
A parte qualche difetto riscontrabile sopratutto nella mediocrità della recitazione fornita da alcuni degli attori del film, praticamente tutti sconosciuti, il film si lascia guardare con piacere.
Del film esistono versioni digitali, ma inaspettatamente non sono disponibili su Youtube;l’unica versione completa è in spagnolo ed è reperibile all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=QwO45pxw_oA, mentre la versione divisa in due parti presente sullo stesso canale è incompleta.
Le tombe dei resuscitati ciechi
di Amando de Ossorio,con César Burner,María Elena Arpón,José Thelman,Lone Fleming,Verónica Llimera Horror,Spagna 1972,titolo originale La noche del terror ciego durata 141 minuti
Regia Amando de Ossorio
Sceneggiatura Amando de Ossorio, Jesús Navarro Carrión
Produttore José Antonio Pérez Giner, Salvatore Romero
Fotografia Pablo Ripoll
Montaggio José Antonio Rojo
Effetti speciali José Gómez Soria
Musiche Antón García Abril
César Burner: Roger Whelan
María Elena Arpón: Virginia White
José Thelman: Pedro Candal
Lone Fleming: Betty Turner
Rufino Inglés: Ispettore Oliveira
Verónica Llimera: Nina
Simón Arriaga: guardiano dell’obitorio
Francisco Sanz: Professor Candal
Juan Cortés: Coroner
L’opinione del sito http://www.exxagon.it
(…)Il regista spagnolo Amando De Ossorio si presentò all’attenzione del pubblico nei primi anni ’60 con una serie di western e fece la sua prima incursione nell’horror con Malenka, la nipote del vampiro (1968). E’ tuttavia con i templari de Le Tombe dei Resuscitati Ciechi, e seguiti, che Ossorio si fa un nome fra i fans del genere. Il punto di riferimento primario è naturalmente La Notte dei Morti Viventi (1968) di Romero, ma il regista spagnolo fa un lavoro tutto suo in modo che in effetti ciò che ne risulti abbia una sua distinta parsonalità. La trama del film, o meglio la scusa con la quale si fa arrivare Virginia alle rovine di Berzano, è un po’ debole, ma l’atmosfera che si viene a creare non è per nulla male: i morti che escono dalle loro tombe accompagnati da uno score musicale d’effetto, le mani dei morti che escono dalle porte e dai muri, il lento incedere dei cavalieri zombies, le cavalcate al rallentatore dei templari a cavallo. Insomma, lo zombie-movie appena nato incontra (o re-incontra) il gotico, con questo manipolo di adoratori del demonio che per ottenere l’immortalità deve bere sangue ogni tot. (…)
L’opinione del sito http://www.mouthofhorror.altervista.org
(…)Il finale “nero” è sicuramente interessante e anticipa quelli degli altri capitoli della saga, sempre più o meno tragici.
Dal punto di vista tecnico non c’è moltissimo da dire, la recitazione è quel che è, come già accennato non mancano momenti sopra le righe, espressioni che strappano un sorriso e situazioni al limite del demenziale, come quando nel finale, le due donne si mettono a lottare tra loro perchè una vorrebbe far entrare l’amico inseguito dai templari e l’altra si rifiuta perchè il suo è già stato ucciso!
De Ossorio si dimostra un regista solido, ma tutto sommato modesto, se dovessi cercare un paragone qui in Italia, lo farei con il Lenzi del periodo giallo-thriller: regia compatta ma nessun virtuosismo o scena da antologia.
Sicuramente è il miglior film della saga, conclusasi 4 anni dopo col fiacco e sconclusionato “La nave maldetta”, una visione la merita, a patto che vi poniate senza grandi pretese.(…)
L’opinone di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
È indubbio che il gotico spagnolo respiri grazie ai polmoni di De Ossorio, l’uomo che ha individuato una terza via tra gli zombi e i vampiri: i resuscitati ciechi. La sceneggiatura, discontinua e stitica, si appoggia più che altro su massicci contrafforti estetici (la fotografia post-baviana e il suggestivo impatto dell’abbazia diroccata con cimitero templare annesso) e sonori (minacciosi canti liturgici e rumori di fondo), riscaldandosi con qualche divagazione erotica ed effetto truculento. Mediocre, ma con un peso specifico non trascurabile nella storiografia dell’horror iberico.
L’opinione del sito http://www.alexvisani.com
Uno dei migliori film spagnoli degli anni settanta. Dotato di una tensione sempre crescente che lo spettatore avverte scena per scena,soprattutto quando gli amici della prima vittima cercano di giungere alla verità. Ma i protagonisti assoluti della suddetta pellicola sono i templari: ordine religioso risalente all’undicesimo secolo, costituito da monaci cavalieri che portavano un mantello bianco con croce rossa. Furono perseguitati (accecati ed arsi vivi) per via della loro potenza e ricchezza che si andava pericolosamente espandendo,e perché ritenuti seguaci del demonio. L’inizio è coinvolgente con le musiche da ecatombe di Anton Garcia Abril (riutilizzate nel seguito “La cavalcata dei resuscitati ciechi”),e con la MDP che esplora le rovine di un monastero ove si officiavano i sacrifici di giovani donne da parte dei templari. Infine una mano scheletrica che sbuca d’improvviso ci avverte dell’incombente minaccia. Parecchio audace per l’epoca soprattutto nelle scene di sesso e violenza. I trucchi sono mediocri ma impressionanti allo stesso tempo,grazie alla mano sicura del regista, che impronta il film verso il pessimismo.I resuscitati ciechi si stringono intorno alle loro vittime e le mordono bevendone il sangue. Una breve scena causò a De Ossorio problemi con la censura, quella del volto di una bambina che viene macchiato dal sangue della madre uccisa da un resuscitato cieco. Finale inquietante..
Marilu Tolo Photobook
Inizia con questo post una serie di piccole galleria di immagini dedicate alle più belle attrici degli anni settanta.Si tratta di foto per lo più inedite o comunque molto rare.
Marilu Tolo photogallery
La casa delle bambole crudeli
Una villa lussuosa sorge in un posto assolutamente deserto; un posto ideale per tenere rinchiuse,contro la loro volontà, un gruppo di ragazze destinate alla prostituzione.
Sono ragazze raccolte in vario modo per strada e indotte a vendere il loro corpo con le buone o con le cattive, con netta predominanza di queste ultime.
Una di esse,Yvette, riesce a fuggire dal postribolo grazie all’aiuto di Gaston,un cliente che si è invaghito di lei; fuggiti nel bosco che circonda la villa, i due,dopo aver passato due avventurosi giorni all’addiaccio nel deserto del Marocco riescono ad arrivare alla stazione di polizia.
Qui Yvette racconta il suo personale inferno, da quando tempo prima è stata raccolta mentre faceva l’autostop.
Convinta dal conducente del veicolo a passare una serata con lui, la ragazza era stata dapprima drogata e infine violentata.
Poi, sbattuta a forza in un container, era stata imbarcata in una nave e alla fine di un lungo viaggio era approdata nella villa, che a buon titolo si chiama La casa delle bambole crudeli (in origine delle ragazze perdute, molto più consono allo svolgimento del film).
La villa, secondo il racconto di Yvette, era un luogo peggiore dell’inferno, perchè le ragazze non solo venivano trattenute contro la loro volontà e indotte a prostituirsi, ma seviziate e violentate…
Un racconto sul sordido mondo della prostituzione girato come un poliziesco o se vogliamo mescolando gli elementi del sexploitation con quelli del giallo semi erotico.
Un guazzabuglio, quindi, visto che il film ondeggia fra vari stili senza sceglierne uno e sopratutto pretendo di dare una visione quasi distaccata del fenomeno della prostituzione forzata senza però affrontare mai il problema alla radice, ma limitandosi a mostrare qualche scena di violenza e sopratutto mostrando una grande quantità di nudi femminili.
Pierre Chevalier, regista del film,poco conosciuto in Italia, si preoccupa principalmente di esporre nudità a getto continuo, lasciando in pratica la storia in secondo piano e imbastendo un racconto piatto e svogliato, aggravando le cose con un cast di figure di terzo piano nel quale l’unica vera star è Sandra Julien; poichè alla sceneggiatura collabora Jesus Franco è facile capire da subito dove si andrà a parare.

La quale è al penultimo dei tredici film girati in carriera e oltre alla spettacolare bellezza non mostra nessuna delle doti necessarie ad essere un interprete cinematografica credibile.Ragion per la quale il film, già di per se mal girato e peggio recitato,naufraga ben presto senza riuscire più a riemergere da un mare di banalità viste troppe volte nelle sale cinematograficamente.
Non c’è nel film alcun tentativo di analizzare il fenomeno della prostituzione indotta violentemente mentre abbonda la parte effettistica del fenomeno, ovvero le consuete sevizie illustrate con grande pedanteria dal regista canadese che indugia molto volentieri sui corpi delle varie protagoniste, lasciando a fare da filo conduttore solo la figura di Yvette
Nessuna analisi sociale quindi, nessun tentativo di esplorare il fenomeno in tutta la sua drammatica complessità;non parliamo poi dei dialoghi, stereotipati e quasi non sense come le sequenze iniziali del film.
Un esempio dell’una e dell’altra cosa:
“Io conosco la storia e so che suona come un romanzo da tre soldi , signor Commissario , ma è vera purtroppo”, dice Yvette al funzionario di polizia, usando una delle più sfruttate locuzioni di tutti i tempi.
In quanto agli inizi del film, praticamente ridicolo il plot; un anziano cliente a letto con una prostituta si sente raccontare da questa che è tenuta prigioniera contro la sua volontà. Detto fatto, il vecchio gentiluomo si trasforma in cavaliere senza macchia e senza paura e decide di far fuggire la donna dalla villa.

Come già detto, il cast è solo un riempitivo e tra loro spicca solo la bellezza della Julien purtroppo bella si, ma anche inespressiva;inspiegabile la traduzione italiana del titolo, che trasforma le ragazze perdute in bambole crudeli, visto che il film parla di vittime.
Non risultano disponibili in rete versioni italiane del film e non risultano nemmeno recenti passaggi televisivi dello stesso, il che non è certamente una perdita.
La casa delle bambole crudeli
Un film di Pierre Chevalier. Con Jack Taylor, Silvia Solar, Sandra Julien, Oliver Mathot Titolo originale La maison des filles perdues. Drammatico, durata 95 min. – Francia 1974.
Sandra Julien … Magda
Silvia Solar … Sylvia
Magda Mundari … Yvette
Olivier Mathot … Rasly
Gillian Gill … Madame Zozo
Raymond Schettino … Gaston
Mario Santini … Calvet
Antonia Lotito … Mimie
Regia:Pierre Chevalier
Sceneggiatura:Pierre Chevalier, Jesús Franco
Produzione:Remo Angioli,Marius Lesoeur
Musiche:Daniel White
Montaggio:Luigi Batzella
Fotografia:Gérard Brisseau
L’opinione di Cotola dal sito http://www.davinotti.com
Filmaccio dal titolo italiano che non c’entra niente (in originale la casa era, giustamente, delle ragazze perdute) poiché parla di tratta delle bianche. Tema nobilissimo direte voi, non fosse però che viene trattato in maniera pressappochista ed assolutamente pedestre. Inutile perder tempo con pellicole del genere.
L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com
Un’associazione a delinquere rapisce e instrada giovani e belle donne verso un destino di schiavitù nella casa delle bambole crudeli dove i loro corpi non sono che oggetto di piaceri sessuali. Un morboso spy film di montaggio, che fa rimanere basiti per l’operazione di bassa lega con cui viene assemblato in una pellicola puzzle in stile Rose rosse per una squillo. Incredibile ma vero.

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L’uomo dal pennello d’oro
13 secondi di tempo: sono quelli che passano fra la prima inquadratura e le prime natiche nude in bella mostra che scopriremo appartenere ad una giovane e bellissima Edwige Fenech.
E’ questo l’inizio di L’uomo dal pennello d’oro, film del 1969 in origine ma uscito in Italia nel 1972 per la regia di Franz Marischka
Un film brutto senza se e senza ma,la cui visione richiede dosi massicce di caffè e sopratutto una grande attenzione alla mascella, possibile preda di crampi a seguito degli sbadigli che la visione stessa comporta.
Franz Marischka, regista scomparso 4 anni addietro alla veneranda età di 90 anni, conosciuto per qualche altro film sgangherato come L’albergo degli stalloni, Giochi erotici in famiglia, Il pornovizietto o La locanda dell’allegra mutanda dirige una storia incentrata su Arcibaldo Spatafora, pittore che vivacchia creando opere pop ottenute con il lancio di colori sulla tela.

Amante della bella vita, gran gozzovigliatore e anche amante delle belle donne Archie è pernnemente in bolletta, tanto da essere in arretrato anche con l’affitto.
Sarà l’amico Eros ha procurargli il successo, grazie alla mostra che organizzano e nella quale, provocatoriamente, Archie si presenta nudo.
Arriva il successo e alla fine anche una cattedra all’università.
Poco altro da raccontare di questo filmaccio che non cerca nemmeno di trovare una giustificazione raccontando il mondo hippy e stravagante dei movimenti artistici di fine anni 60, all’indomani del maggio francese e della nascita del movimento dei figli dei fiori.

Qui tutti i personaggi sono tagliati con l’accetta, del movimento hippy o avanguardistico pittorico c’è solamente la parte necessaria ad imbastire la trama e l’unica cosa che risulta presente in abbondanza è l’esposizione di nudi femminili.
In primis l’esposizione del corpo di Edwige Fenech,all’epoca ventunenne, splendida e affascinante, seguita da una pletora di corpi esposti senza soluzione di continuità.

Null’altro da segnalare, se non la presenza nel film della splendida Marcella Michelangeli.
Chiunque voglia visionare il film può farlo seguendo questo link:http://www.youtube.com/watch?v=0lWdh_6rSjo
Una versione, questa, praticamente perfetta dal punto di vista qualitativo
L’uomo dal pennello d’oro
Un film di Franz Marischka. Con Edwige Fenech, Marcella Michelangeli, Rainer Basedow, Willy Colombini, Calisto Calisti, Enzo Monteduro Titolo originale Der Mann mit dem goldenen Pinsel. Erotico, durata 85′ min. – Germania 1969.
Willi Colombini … Archie
Marcella Michelangeli … Luisa
Edwige Fenech … Hong-Kong
Rainer Basedow … Egon
Luigi Bonos … Taubenheim
Alexandra Marischka …Brunhilde
Calisto Calisti … Console Spüler
Enzo Monteduro … Roger
Ellen Umlauf … La signora Sedlmayer
Loni Heuser Aida Spüler
Dick Randall … Quetsch
Rolf Eden …Console Meier
Regia Franz Marischka
Soggetto Claudio Rainis, Horst Hachler
Sceneggiatura Claudio Rainis, Horst Hachler
Casa di produzione Parnass Hape
Fotografia Klaus Werner
Montaggio Fedora Zincone
Musiche Raimund Rosenberger
Scenografia Hans Zehetner
Costumi Blanda
L’opinione di MM40 dal sito http://www.filmtv.it
Può bastare il fatto che Edwige Fenech, appena ventenne, giri per tutto il film completamente nuda dalla vita in su? Quale che sia la risposta, certo è che quest’Uomo dal pennello d’oro è un lavoruccio di poche pretese, privo di idee significative e di attori di particolare appeal. Forse il suo maggiore fattore d’interesse – se si escludono le nudità della co-protagonista – può essere la critica al movimento artistoide della seconda metà degli anni ’60, visto dall’interno (il film è del ’69); c’è spazio pure per una feroce umiliazione di Yoko Ono e dei suoi tipici ‘happening’ in cui compariva in pubblico dentro ad un sacco nero. In definitiva, se ne può vivere anche senza.
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Da noi è uscito solo nel 1972: in realtà la produzione (italo-tedesca) risale al 1969, pertanto il metaforico titolo può solo trarre in inganno essendo praticamente privo di contenuti che non siano ascrivibili al solito, patetico (e un tantino triste anzichenò) nudo femminile. La trama ruota sulle idee piccanti di un pittore da strapazzo (da cui il titolo) che organizza una strampalata mostra a base di “soggetti” non convenzionali. Poco grottesco, ancor meno comico, per nulla erotico, molto (moltissimo) noioso.
L’opinione di Lucky 78 dal sito http://www.davinotti.com
Vorrebbe essere estroso, dissacrante ed irriverente nei confronti delle classi sociali più in voga alla fine degli anni ’60, ma purtroppo le buone intenzioni rimangono tali e dopo poco il film diventa ripetitivo e noioso, con l’unico pretesto di mostrare le fresche nudità della Fenech e compagnia bella. Insomma un hippy trash che si dimentica subito…

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Boccaccio
Beffe e storie tratte liberamente dal Decameron di Giovanni Boccaccio.
Buffalmacco e Bruno degli Olivieri, due giovani fiorentini scaltri,ordiscono una beffa nei confronti dell’ingenuo Calandrino, allo scopo di estorcergli del denaro;gli vendono una pietra che, a loro dire, ha il potere miracoloso di renderlo invisibile.
Alla bella Monna Lisa fra Ignazio fa credere di essere l’incarnazione in vesti umane del beato Marcuccio;in questo modo potrà godersene le gioie,mentre è intento in un convegno carnale con la donna, Buffalmacco spia i due e quando fra Ignazio ha finito il suo piacevole compito, approfitta anch’esso delle grazie della giovane sposa, mentre Calandrino, credendo di essere invisibile fa lo stesso ma verrà bastonato dal marito della donna.
Altre beffe sono in arrivo per i cittadini, come quella in cui Buffalmacco riesce finalmente a sedurre Fiammetta,la donna della quale si è invaghito; scoperto dopo aver consumato un rapporto con la donna,il giovane viene costretto da Pietro da Vinciolo,marito della donna, a dividere il talamo coniugale,la dove a Buffalmacco verrà riservata una brutta sorpresa.
Enrico Montesano e Silvia Koscina
Bernard Blier e Maria Baxa
A Firenze arriva la peste e i due amici Buffalmacco e Bruno degli Olivieri fuggono dalla città incontrando per strada la Principessa di Chivignì e la sua serva;incontrano anche Lambertuccio da Cecina un capitano di ventura sfuggito dalla città dopo aver tentato di sedurre la bella Ambrogia ed essere stato costretto a sposare la racchia figlia del marito della donna.
Lambertuccio è in compagnia di un uomo, al quale un appestato toglie involontariamente il mantello;in realtà sotto le spoglie del compagno di Lambertuccio c’è la bellissima Belcolore, completamente nuda.Ed è con lei che il capitano di ventura va via.
Antesignano di tutti i decamerotici, Boccaccio, diretto nel 1972 da Bruno Corbucci che scrive anche la sceneggiatura del film con Mario Amendola, si distingue completamente dalla massa quasi informe dei film del genere decamerotico sia per l’eleganza con cui vengono curate le varie componenti del film, ovvero scenografie, costumi e fotografia sia per i dialoghi, meno volgari degli epigoni e sopratutto per la mancanza delle solite scosciate che furono il marchio di fabbrica del florido filone.
Antonia Santilli
Pia Giancaro
Paola Tedesco e Pippo Franco
Le novelle tratte dal Decameron sono raccontate visivamente da Corbucci con brio ed eleganza; si ride finalmente senza la solita grana grossa e senza battute triviali, si assiste alle performance di un gruppo nutrito di attori e di splendide protagoniste che non ebbe in seguito rivali.
Enrico Montesano e Pippo Franco interpretano Buffalmacco e Bruno, i due protagonisti principali attorno ai quali si muovono tutti gli altri, ovvero Fra Ignazio, interpretato da Lino Banfi, Alighiero Noschese che è Lambertuccio da Cecina (Banfi e Noschese, con Montesano saranno protagonisti anche del simpaticissimo Il prode Anselmo),Mario Carotenuto che è il giudice Nicola, il grande Bernard Blier che interpreta il dottor Mazzeo fino ad Andrea Fabbricatore, campione del Rischiatutto televisivo a cui va il ruolo dell’ingenuo Calandrino.
Di primissimo ordine anche il parterre femminile, che include attrici bellissime e di sicuro valore recitativo come Sylvia Koscina (Fiammetta),Isabella Biagini che è Ambruogia, e ancora Maria Baxa,Pia Giancaro,Helene Chanel, Antonia Santilli,Paola tedesco,Pascal Petit.
Un cast prestigioso quindi per un film a tratti molto divertente, una delle cose migliori di quell’anno, eppure penalizzato in seguito dalla mancanza di una distribuzione su supporti digitali.

Infatti il film è rimasto per 40 anni praticamente invisibile, fino all’anno scorso momento in cui è stata realizzata un’edizione digitale del film.
Tuttavia la pellicola non è di facile reperibilità.
Se qualcuno vuole visionarla può scaricare il seguente link: http://wipfiles.net/628rm3dr1bjj.html che contiene una splendida versione del film, ricordando ovviamente che i file sono protetti da diritto d’autore e che devonoe ssere cancellati dopo 48 ore.
Tornando al film, siamo di fronte ad una commedia simpatica e gradevole, che merita sicuramente una visione.
Boccaccio
Un film di Bruno Corbucci. Con Enrico Montesano, Lino Banfi, Sylva Koscina, Alighiero Noschese, Pippo Franco, Andrea Fabbricatore, Guido Celano, Bernard Blier, Franca Dominici, Rosita Pisano, Mario Carotenuto, Andrea Aureli, Giacomo Furia, Mimmo Poli, Nello Pazzafini, Ignazio Leone, Toni Ucci, Isabella Biagini, Hélène Chanel, Gastone Pescucci, Sandro Dori, Pascale Petit, Luca Sportelli, Maria Baxa,Raymond Bussières Commedia, durata 92′ min. – Italia 1972.
Alighiero Noschese: Lambertuccio da Cecina
Enrico Montesano: Buffalmacco
Pippo Franco: Bruno degli Olivieri
Sylva Koscina: Fiammetta
Isabella Biagini: Ambruogia
Raymond Bussières: Cagastraccio
Mario Carotenuto: Giudice Nicola
Bernard Blier: dottor Mazzeo
Pia Giancaro: Monna Lisa
Paola Tedesco : Lidia
Lino Banfi: Padre Ignazio
Andrea Fabbricatore: Calandrino
Pascale Petit: Giletta
Rosita Pisano: Mannocchia, serva di Mazzeo
Sandro Dori: Nicostrato
Maria Baxa: Tebalda
Toni Ucci: Pietro da Vinciolo
Franca Dominici: Perdicca
Luisa Dominici: Belcolore
Guido Celano: messer Anselmo
Andrea Aureli: Maso
Hélène Chanel: Perincipessa di Civignì
Ignazio Leone: il Bargello
Antonia Santilli: donna nella tinozza
Nello Pazzafini: Marito della donna nella tinozza
Gastone Pescucci: Giovanni Cioppolo
Mimmo Poli: Spettatore grasso
Luca Sportelli: Loderinghi
Antonella Santi: donna piccione
Regia Bruno Corbucci
Soggetto Mario Amendola
Bruno Corbucci
Sceneggiatura Mario Amendola
Bruno Corbucci
Produttore Dino De Laurentiis
Distribuzione (Italia) Columbia
L’opinione del Morandini
6 sketch cavati dal Decamerone che hanno per protagonisti Buffalmacco (E. Montesano) e Bruno degli Olivieri (P. Franco), burlatori di Calandrino (A. Fabbricatore) e di altri gonzi. Nel filone dei “decameronidi” uno dei meno trucidi.
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Assieme a Fiorina la vacca uno dei migliori esemplari del filone decamerotico, coniato dal successo pasoliniano (Il Decameron). La valida regia di Corbucci, esperto di commedia all’italiana, è sorretta pienamente dal buon cast, che contempla un convincente (e simpatico) Montesano nel ruolo di Buffalmacco. A margine si fanno notare anche Pippo Franco, Noschese, Lino Banfi ed il celebre vincitore nel Rischiatutto (d’epoca): Andrea Fabbricatore, nei panni di Calandrino, ch’è poi il “legame” di continuità delle varie storie sparpagliate con azzeccato senso del ritmo e dell’ironia. Significativo.
L’opinione di Rfe dal sito http://www.davinotti.com
Uno dei decamerotici migliori, meno rozzi e meno volgari. Un gruppo d’attori mai più visto in un boccaccesco: Pippo Franco, Enrico Montesano, Alighiero Noschese o Lino Banfi sono ben affiatati e divertono. Degne di attenzione soprattutto le belle attrici coinvolte (per fortuna Corbucci si rifiuta intelligentemente di accodarsi al criterio anti-estetico seguito da Pasolini nella Trilogia della vita): Koscina, Biagini, Petit. C’è anche Pia Giancaro, prima di diventare Principessa Ruspoli.
L’opinione di Ronax dal sito http://www.davinotti.com
Decamerotico di classe, girato con buon mestiere da Corbucci che aveva a disposizione mezzi (i soldi di De Laurentiis) nettamente superiori alla media. Partito quasi come un musical, procede con ritmo indiavolato e una notevole cura dal punto di vista scenografico. Montesano fa la parte del leone, ben coaudiuvato da Pippo Franco e da altri valorosi caratteristi, mentre Noschese, insuperabile come imitatore, si conferma un attore piuttosto opaco. Superbo il ricco comparto femminile, cioè la sostanziale ragion d’essere di un film come questo.
L’opinione di motorship dal sito http://www.davinotti.com
Bel decamerotico per nulla volgare e con nudi non esagerati. Inoltre è un film molto divertente, spassoso e diretto davvero molto bene da Corbucci. Incredibile il cast, sia quello femminile (Koscina, Biagini, Petit) che quello maschile, con la coppia Montesano-Noschese (con il primo che domina praticamente la scena) in testa, anche se Pippo Franco e Lino Banfi non sono da meno. Esilarante il finale e simpatiche le canzoncine a mo’ di musical. Da vedere.
L’opinione di tomasmilia dal sito http://www.davinotti.com
Uno dei più fortunati epigoni del Decameron pasoliniano. Grande cast (forse il più ricco per un decamerotico, più comico che erotico) sebbene la trama consista in una decina di novelle (dis) unite tra loro. Pippo Franco e Montesano (istrionico, si esalta tra balli, canti e “parlate”, il gagà) si muovono come Encolpio e Ascilto nel Satyricon petroniano con lo spirito boccaccesco. Sono loro che danno avvio agli scherzi a danno del povero Calandrino (il campione di Rischiatutto, Fabbricatore). Divertenti gli stornelli.
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Natale in casa d’appuntamento
L’arrivo del natale sta per segnare in maniera decisiva la vita di Nira, un’affascinante donna d’affari che gestisce una galleria d’arte a Roma;in realtà,dietro la facciata di rispettabilità la donna nasconde un passato da ex prostituta di alto bordo.
La galleria d’arte altro non è che una facciata, perchè Nira continua a lavorare nel campo della prostituzione, gestendo gli incontri di tre ragazze che lavorano per lei.
Ma Nira ha deciso di dare una svolta alla sua vita.
Innamorata dell’l’ingegner Alberto Giusti, ha ricevuto da quest’ultimo la promessa di sposarsi non appena l’uomo avrà ottenuto il divorzio dalla moglie.
Natale è il termine ultimo che Nira si è prefissata per l’esercizio della sua professione ma deve ancora gestire gli ultimi appuntamenti così prepara gli incontri per le due ragazze che lavorano per lei:la bionda Rossana dovrà andare tre giorni in Svizzera a tener compagnia ad un maturo uomo d’affari americano e Norma, una splendida donna di colore che si prostituisce avendo un marito impotente dovrà avere un incontro con un ricco concessionario d’auto.
Per Rossana l’avventura con Max, il ricco americano si trasforma in un’occasione per cambiare definitivamente vita così Nira la sostituisce con Senine,la sua vicina di casa, sposata e con un bambino.

Nira, che vede avvicinarsi il traguardo che si è prefissata, diventa più dura e intollerante verso le ragazze, ma per lei la vita ha in serbo la più crudele delle sorprese…
Natale in casa d’appuntamento, uscito nelle sale nel 1976 è la prima delle due direzioni cinematografiche di Armando Nannuzzi, molto più famoso come direttore della fotografia (sue le direzioni di La caduta degli Dei, Per grazia ricevuta ecc).
E verrebbe da dire, per fortuna;perchè questo film è di una noia insopportabile, caratterizzato da dialoghi sfibranti e da una staticità che ne fanno un prodotto da narcolessia acuta.
Film anche pretenzioso,tra l’altro;attraverso il racconto delle vicende di Nira, una ex prostituta che conoscendo la vita fatta dovrebbe quanto meno essere più comprensiva verso le ragazze che lavorano per lei e che invece finisce per comportarsi dea cinica opportunista, cedendo la debuttante Seline ad un’altra tenutaria di un bordello, saffica e crudele, Nannuzzi
cerca di ovviare ad una sceneggiatura piatta irreversibilmente attraverso un velleitario tentativo di socio/psicologia dell’analisi del comportamento di Nira, che è personaggio da subito scostante e antipatico.
Il finale del film punisce la donna e la morale del film potrebbe essere ricondotta al classico “chi nasce puttana muore tale”,una ripugnante consuetudine di molti film presuntuosi che si ponevano l’obiettivo di indagare sul mondo della prostituzione.
Qui siamo di fronte però al nulla più assoluto; dietro la patina raffinata (di questo va dato atto al regista) delle ambientazioni e della bella fotografia si nasconde purtroppo il nulla; i personaggi del film si muovono palesemente a disagio, senza profondità.
A partire da Nira (interpretata da una bellissima e incarognita Francoise Fabian), una donna che sta per rompere con il passato e che finisce per coinvolgere nel suo mestiere senza dignità e speranza la sua vicina di casa, una donna frustrata e con ambizioni di elevarsi economicamente e che invece finirà per essere ceduta ad un’altra tenutaria, degradandosi verso un futuro senza speranza.

Per passare poi a due personaggi tagliati con l’accetta:il primo, quello di Rossana (interpretata da una meravigliosa Silvia Dionisio), che ha deciso di cambiare vita e lo farà e quello di Norma (Cathy Rosier,la splendida attrice di Guadalupe, che molti ricorderanno in Frank Costello faccia d’angelo), prostituta per diletto, con tanto di marito impotente che si prostituisce con uno stesso uomo solo una volta, perchè così non tradisce il marito (sic.)
I personaggi maschili poi hanno del patetico: a partire da Max (un Borgnine che ha l’aria di aver scambiato il film per una cosa serissima, tanto è l’impegno che ci mette), un maturo uomo d’affari che finisce per innamorarsi di Rossana, continuando con Mimmo Palmara, che interpreta il concessionario d’auto che si invaghisce della bella Norma.
A conti fatti, un film che delude sotto tutti i punti di vista e che ha la sua parte migliore nel finale, amaro, che in qualche modo riscatta la sciatteria generale del film stesso.
Un film peraltro praticamente introvabile in versione italiana:su You tube è presente una bella riduzione in divx dall’edizione digitale, ma in lingua inglese.Vederlo in questa versione è impresa davvero ostica.
Natale in casa d’appuntamento
Un film di Armando Nannuzzi. Con Ernest Borgnine, Françoise Fabian, Silvia Dionisio, Corinne Cléry, Jole Fierro, Mimmo Palmara, Carmen Scarpitta, Fabrizio Jovine, Maurizio Bonuglia, Norma Jordan Drammatico, durata 115′ min. – Italia 1976.
Ernest Borgnine: Max
Françoise Fabian: Nira
Corinne Cléry: Senine
Silvia Dionisio: Rossana
Cathy Rosier:Norma
Regia Armando Nannuzzi
Sceneggiatura Hadrian Bolseni, Ugo Moretti
Produttore Alfredo Leone
Casa di produzione Leone International
Musiche Riz Ortolani
Trucco Giancarlo De Leonardis
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Sondaggio:le novità del sito

E’ arrivato il momento di chiedere la collaborazione dei lettori per vedere quali possano essere le novità da introdurre nel sito. A breve Filmscoop toccherà due prestigiosi traguardi: il primo, 5.000.000 di visitatori, testimonia l’interesse sempre crescente verso il cinema del passato, come del resto testimoniato dalle numerose retrospettive che alcuni canali televisivi riservano al cinema degli anni 60,70 e 80.
Il secondo riguarda invece il numero di articoli online sul sito, che è vicinissimo alla soglia dei 1000; è giunto quindi il momento di andare oltre e vedere quali novità possano essere gradite al pubblico del sito stesso, fatto di lettori spesso fedelissimi e perchè no, da occasionali “passeggeri” che in qualche modo vorrei coinvolgere per renderli lettori abituali.
A fine pagina troverete quindi una tabellina che permetterà di votare su una serie di innovazioni che potrebbero essere introdotte nel sito, a risposta multipla; si tratta di un sondaggio estremamente semplice nella sua struttura, che non vi porterà via solo un paio di minuti e che viceversa mi servirà per capire l’orientamento dei lettori e il loro gradimento su aspetti che finora sono stati trascurati. Il sondaggio resterà aperto fino al 31 dicembre e con il nuovo anno in base ai risultati del sondaggio stesso verranno introdotte nel sito le novità più votate che avrete suggerito.
Vi ricordo che nel sondaggio è possibile inserire più risposte.
Grazie per la collaborazione, quindi.
IL SONDAGGIO:

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Il giardino dell’Eden (Eden no sono )
Prima di addentrarmi nella descrizione del plot del film Il giardino dell’Eden (Eden no sono nella versione originale), co produzione nippo-italiana del 1980 diretta dal regista giapponese Yasuzô Masumura,devo necessariamente specificare due cose:
– questo film è praticamente un “invisibile”,nel senso che non sembra uscito nelle sale italiane o se lo ha fatto è durato davvero poco in cartello;è stato editato,molti anni or sono,in versione VHS senza però il doppiaggio in italiano.In rete esiste solo un brutto riversaggio da videocassetta, con parlato in inglese e degli orribili sottotitoli in greco;
– avendo avuto la ventura di vederlo in lingua inglese,per i motivi sopra descritti, posso aver mal interpretato alcuni passaggi, per cui la trama potrà apparire lacunosa.
Il film è essenzialmente una storia d’amore;costruita attorno a due personaggi antitetici, Michele e Alexandra,porta lo spettatore attraverso un percorso lineare a vivere in prima persona le vicende sentimentali di due ragazzi divisi da tutto, partendo dalla cultura per finire con lo status sociale.

Da subito impariamo a conoscere il protagonista maschile,Michele;è un giovane borsaiolo, che vive in una famiglia dedita al ladrocinio come forma di sopravvivenza.
Un giorno Michele, che si è appostato davanti ad un museo, vede scendere dalle scale dello stesso una ragazza e con destrezza la borseggia.
Tornato a casa, la sera il ragazzo apre il portafoglio della vittima e vi trova solo documenti e poco altro.Rimane colpito però dal volto della ragazza e così decide di tornare all’indomani sul luogo del misfatto.
Qui restituisce il portafoglio alla ragazza e così i due giovani si avviano assieme; lui ruba, non visto, una moto e porta la ragazza in spiaggia.
Fa in modo di sabotare la moto togliendo la calotta delle candele, così quando la ragazza chiede di essere riportata a casa, la moto non parte.
Alexandra, la ragazza,è furiosa e tenta di avviarsi a piedi ma il giovane la raggiunge e la invita in un capanno vicino.
Nel frattempo però la famiglia di Alexandra è in agitazione.
Poichè è gente ricca teme che alla ragazza sia successo qualcosa, sopratutto dopo che l’autista ha riferito che la ragazza è letteralmente sparita.Decidono così di avvertire la polizia e di affiggere in città manifesti con la foto della ragazza.
Nel frattempo,mentre i due ragazzi ignari fanno amicizia la madre di Michele e i suoi fratelli riconoscono la ragazza e uno dei fratelli decide di raggiungere Michele per organizzare un sequestro e ottenere un riscatto.

Michele e Alexandra scoprono di essere attratti l’uno dall’altra e quando il fratello di Michele arriva tra lui e il giovane scoppia una lite violenta.
Mentre Michele resta con Alexandra, con la quale ha ormai raggiunto anche una perfetta intesa sessuale, il fratello in combutta con la madre chiama la famiglia della ragazza e ottiene un riscatto ingente.
Ma la polizia è ormai sulle loro tracce e raggiunge il nascondiglio di Michele e Alexandra.
Il giovane viene ferito e la ragazza riportata a casa.
Ma Alexandra è innamorata del ragazzo e…
Questa in sintesi la storia del film, che per buona parte mostra i due giovani intenti ad una esplorazione completa dei sensi; Michele e Alexandra scoprono i loro corpi, fanno giochi tipici degli adolescenti,si amano.
Quello che succede attorno è quindi solo un corollario per mostrare come l’amore possa vincere anche le barriere sociali.

Una trama semplicissima, quindi, ingenua e fiabesca come il finale.
Storia vista mille volte, non fosse per l’abbondanza di nudi che il regista nipponico inserisce nel film senza però condirli con un eccessivo erotismo.
Leonora Fani, la vera protagonista, è nuda per almeno metà film;ed è su di lei che indugia la macchina da presa, mostrandola mentre fa il bagno su quello che dovrebbe essere il litorale romano (ma non lo è),assolutamente deserto e geograficamente inappropriato, visto il candore della sabbia tipico delle regioni del sud.
La Fani è ripresa mentre insegna a Michele i rudimenti dell’arte,con buoni risultati a quanto pare visto che il giovane le dipinge il corpo nudo con fiori e la aiuta in una specie di affresco trompe l’oeil che la ragazza dipinge su una parete o mentre si getta con foga giovanile tra le braccia del suo giovane amante.
Il giardino dell’eden è quindi poco più di una fiaba a cui viene aggiunta, come pretesto, la storia del sequestro che serve per staccare nettamente le due vicende, ovvero l’amore e la passione che travolge i due giovani facendo dimenticare loro l’esistenza del mondo reale (i due vivono come Adamo ed Eva in un magico Giardino dell’Eden) e dall’altro lato le ricerche dei genitori di lei e la meschinità e l’avidità dei parenti di lui.
A parte la solarità del film, girato quasi tutto con splendidi e assolati paesaggi,c’è ben poco altro; la storia è quella che è con il finale decisamente politicamente corretto.

Bellissima e convincente la Fani, discreto Domiziano Arcangeli;nel cast del film troviamo anche due attori dal lusinghiero passato come Massimo Serato e Antonella Lualdi, rispettivamente padre e madre di Alexandra mentre la canagliesca madre di Michele è interpretata da Angela Goodwin.Belle le musiche di Stelvio Cipriani che ricordano quelle di aonimo veneziano visto l’uso insistito dell’oboe.
Come già detto all’inizio, il film non esiste ne in digitale ne in versione italiana;chiunque voglia vederlo nella versione ridotta da VHS dovrà scaricarsi il file che è disponibile a questo indirizzo:http://wipfiles.net/dlpkd39c5va1.html
Il giardino dell’Eden (Eden no sono)
di Yasuzô Masumura.Con Leonora Fani,Domiziano Arcangeli,Angela Goodwin,Antonella Lualdi, Massimo Serato.Drammatico,Italia/Giappone 1980
Domiziano Arcangeli …Michele
Leonora Fani …Alexandra
Angela Goodwin …La madre di Michele
Antonella Lualdi …La madre di Alexandra
Massimo Serato …Il padre di Alexandra
Ronni Valente … Ron
Regia:Yasuzô Masumura
Sceneggiatura:Yasuzô Masumura,Leros Pittoni
Produzione:Hiroaki Fujii,Asao Kumada,Turi Vasile
Musiche:Stelvio Cipriani
Fotografia:Armando Nannuzzi
Art direction:Enrico Fiorentini
Vi prego di dedicare pochi secondi per rispondere al sondaggio che segue:le vostre opinioni sono importantissime!
La derobade-Vita e rabbia di una prostituta parigina
Storia di un amore unilaterale, storia di una discesa all’inferno e contemporaneamente storia di un riscatto personale attraverso la visione della vita da incubo nella quale precipita una giovane diciannovenne, che si innamora dell’uomo sbagliato.
In sintesi, è questa la trama di La derobade ,letteralmente L’evasione,titolo quanto mai appropriato per indicare il tentativo di Marie, la protagonista del film, di uscire dal vicolo cieco nel quale è entrata per amore.
Marie è una giovane commessa,figlia di una famiglia modesta, che lavora in un negozio di scarpe.
Qui conosce Gerard, all’apparenza un giovane dai modi educati che la affascina con il suo modo di parlare e perchè no, con la sua auto e i suoi vestiti.
Marie si innamora del giovane,fatalmente; e lui, almeno all’inizio,sembra ricambiarla.
Ma Gerard ha per lei in serbo solo sorprese terribili.

L’uomo si rivela un violento, un pappone, che ben presto la costringe a prostituirsi.
Marie non può fare altro che accettare la degradazione che ne segue, scendendo nel suo personale inferno sempre più, vendendo il suo corpo e degradandosi fisicamente e moralmente.
Fino a quando incontra Maloup, una giovane prostituta che la convince a staccarsi da Gerard e a mettersi in proprio;ma Gerard impone la sua legge e per Marie sembra spalancarsi nuovamente la via di un’umiliazione senza fine.
Ma la via del riscatto c’è…
La derobade,vita e rabbia di una prostituta parigina nella versione italiana è un film ridotto per lo schermo da un romanzo autobiografico di Jeanne Cordelier, una prostituta parigina che raccontò attraverso il suo libro il personale inferno vissuto durante la sua vita, con la discesa agli inferi causata dall’aver accettato la corte dell’uomo sbagliato e il riscatto, che la portò a prendere coscienza del suo stato e a liberarsi alla fine da quella che era diventata una vera e propria schiavitù.

Daniel Duval, regista del film, riprende quindi la trama del romanzo per illustrare,in modo crudo e senza mediazioni, una storia, quella di Marie, che è universale,comune a tante giovani che hanno fatto lo stesso percorso di vita della protagonista del film.
Senza, in molti casi, condividerne il destino di riscatto e rivincita.
Il film venne girato nel 1976 ma uscì nelle sale solo tre anni più tardi; eppure sembra di assistere ad un film girato ieri, visto che le cose negli ultimi 35 anni non sono affatto cambiate.
C’è però,nell’esperienza della scrittrice e di conseguenza in quella di Marie, l’indicazione per trovare la luce alla fine del tunnel.
Dopo la degradazione, il mortificare l’anima e il corpo attraverso la vendita non solo di se stessi, ma della propria dignità c’è un percorso di riscatto che porta a prendere coscienza di se stesse.
Ed’è quello che avviene alla protagonista, non prima però di aver percorso una strada di redenzione irta di umiliazioni.
Duval mostra il tutto senza eccedere con le scene di sesso, ricostruendo in maniera puntuale e a tratti brutale la vita della protagonista, dal lavoro semplice ma dignitoso che la ragazza svolge all’inizio fino alla redenzione, passando attraverso le due persone più importanti che incontra, quel Gerard che appare come un disgustoso pappone e quella Malou che è il primo vero appiglio di Marie verso una realtà ormai disconnessa,fatta di incontri sempre più umilianti e degradanti con la pletora di clienti che è costretta a intrattenere.

Grazie a due attrici di indiscusso valore, ovvero Miou Miou che interpreta Marie e la compianta Maria Schneider che interpreta Maloup, il film mantiene alta la tensione e la credibilità;il regista Duval,praticamente sconosciuto in Italia in tale veste, è alla sua terza opera dietro la macchina da presa e firma un lavoro essenziale, ben costruito e scevro dal sensazionalismo.
Con intelligenza, il regista, scomparso nell’ottobre di quest’anno a soli 60 anni evita le scene osè limitandole all’essenziale per illustrare la vita umiliante di Marie e in second’ordine della sua amica Malou.
Ragion per cui siamo di fronte ad un lavoro crudo ma appassionato e appassionante, teso e dalle connotazioni scurissime;purtroppo il film stesso è introvabile nella versione italiana e in rete esiste solo una versione francese.

La derobade – vita e rabbia di una prostituta parigina
Un film di Daniel Duval. Con Miou-Miou, Maria Schneider, Daniel Duval, Brigitte Ariel, Niels Arestrup Titolo originale La dérobade. Drammatico, durata 105′ min. – Francia 1979.
Miou-Miou: Marie
Maria Schneider: Maloup
Niels Arestrup: André
Jean Benguigui: Jean-Jean
Martine Ferrière: Madame Pedro
Daniel Duval: Gérard – “Gégé”
Regia Daniel Duval
Soggetto Jeanne Cordelier (memorie)
Sceneggiatura Jeanne Cordelier, Daniel Duval, Christopher Frank
Produttore Benjamin Simon
Fotografia Michel Cénet
Montaggio Jean-Pierre Bonis
Musiche Vladimir Cosma
Scenografia François Chanut, Fred de Fooko
Costumi Corinne Jorry
L’opinione di Undjing tratta dal sito http://www.davinotti.com
Un futuro di emarginazione, dettato dal destino e da pietose condizioni familiari (sorella maggiore prostituta e padre alcolizzato e incestuoso), spinge in uno squallido ambiente della periferia parigina la protagonista, costretta a vendere il suo corpo ormai svuotato dell’anima. Squallido e deprimente, con minuziosa descrizione di ambienti desolanti, sfortunatamente percorsi come una “Via Crucis” dall’ingenua e addolarata anti-eroina, immersa nella sporcizia materiale e morale di un mondo sommerso, ma tragicamente reale. Cruda e feroce la scena d’autolesionismo manifestato contro una vetrata.
L’opinione di Zombi tratta dal sito http://www.filmtv.it
(…) un film che nonostante i suoi 25 anni sembra fatto oggi. nudo e crudo, con scene di una violenza psicologica enorme come quella in cui il magnaccia con i suoi scagnozzi individua i tre stronzi che hanno picchiato malou e sophie derubandole e dopo averli picchiati e portati in uno scantinato, obbliga due del gruppo che sembrano fratelli a spogliarsi e uno dei due a succhiare il cazzo all’altro… “tu è meglio che te lo fai diventare duro altrimenti te lo taglio… e tu… chinati e succhiaglielo” e questi sono costretti a farlo perchè quelli non scherzano. mi ha eccitato e scioccato vedere uno dei due stronzi cominciare a piangere e non riuscire a smettere mentre l’altro in basso(il fratello, l’amico?…) si dava da fare per farlo venire il più in fretta possibile. e che dire di miou-miou?… la signora sylvette hery, in arte miou-miou(solo i francesi si possono permettere nomignoli così fantastici per le loro fantastiche attrici)è un vero peccato che sia un bel pò che non si veda. e dire che loro garantiscono attività e bei ruoli alle signore che hanno fatto la fortuna del loro cinema negli anni passati(penso a bulle ogier, nathalie baye, aurore clement, bernadette lafont). un ruolo indimenticabile, per un viso e un corpo che non si dimenticano, tanto per rimembrare alle giovani leve che non basta essere bellissime e spogliarsi con disinvoltura per essere delle dive. di nuovo è d’obbligo ricordare la maria schneider di merry-go-round e naturalmente ultimo tango e un cameo di un giovane e sconosciuto jean-claude dreyfuss, indimenticable macellaio di delicatessen e duca per rohmer. “non ho mai avuto un magnaccia!”























































































































































































































































































