L’adolescente (di Alfonso Brescia)
Vito e Grazia, due siciliani, hanno in comune un obiettivo, sposarsi.
L’uomo perchè mira a trovare una donna possibilmente facoltosa, la donna perchè costretta dal padre a lavorare nella farmacia di famiglia senza possibilità di vivere la propria vita.
Così fatalmente Vito rivolge le sue attenzioni proprio sulla donna, che naturalmente accetta la corte dell’uomo, anche perchè legata ad un uomo sposato; Grazia spera così di essere libera di poter frequentare il suo amante.

Una splendida Daniela Giordano è Grazia
Dopo un incontro compromettente in un albergo,organizzato furbescamente dalla donna e conclusosi con uno scandalo (la donna esce completamente nuda per i corridoi dell’albergo) Vito è “costretto” a sposare Grazia , dopo che Don Salvatore,il padre, muore per un attacco cardiaco quando la donna racconta la sua avventura.
I novelli sposi così prendono a vivere insieme, ma lo sventurato Vito scopre ben presto che la moglie non ha alcuna intenzione di consumare il matrimonio, adducendo la scusa del trauma subito alla morte del padre.
Tuttavia i due riescono a trovare un modus vivendi accettabile; mentre Vito si consola con la bella segretaria del suocero, Grazia riprende la sua relazione con l’amante.
Un giorno,a casa dei due coniugi, arriva la nipote di Grazia, la bella Serenella.
Vito si ritrova così in casa un’autentica lolita che con molta malizia lo provoca in continuazione; la ragazza ha però un obiettivo ben preciso, ovvero scatenare uno scandalo in cui vengano coinvolti i due coniugi, in modo da poter ereditare i beni del defunto Don Salvatore.
Con delle manovre furbissime, la ragazza riesce a coinvolgere in uno scandalo i due coniugi, in un finale in cui tutti i protagonisti si ritrovano faccia a faccia, per la resa dei conti.
Al povero Vito non resta altro da fare che lasciare con le pive nel sacco la moglie e la casa in cui viveva.
L’adolescente, per la regia di Alfonso Brescia, è una commedia sexy del 1976, inquadrabile nel filone “parentale”, quello per intenderci a cui appartengono film come Peccati in famiglia, La nipote, Grazie nonna ecc.Un film senza nessuna dote particolare eccezion fatta per il cast di buon livello che vi partecipa; si va dalla splendida Daniela Giordano, che interpreta Grazia alla nipotina Sonia Viviani, volto d’angelo su corpo da peccatrice, che dà corpo al personaggio di Serenella, l’adolescente furba come una volpe; ancora, in un ruolo marginale, Dagmar Lassander, la segretaria del vecchio farmacista, Tuccio Musumeci, che interpreta lo scalognato Vito e infine Aldo Giuffrè, il maresciallo dei carabinieri del paese “dove non succede mai niente”e infine Malisa Longo, quasi irriconoscibile, nel ruolo della dottoressa femminista e lesbica Frau Marlene.
Basato su una trama scontatissima,L’adolescente gioca tutte le sue carte sulla presenza scenica delle belle protagoniste, nude quanto basta per dare un tocco di erotismo ad una vicenda senza alcun mordente o interesse.
Brescia, nelle cui corde sicuramente non c’era la commedia brillante, fatica non poco a dare interesse al film, che scivola malinconicamente tra battute scontate e situazioni già viste molte volte.
In sostanza, una commedia quasi indistinguibile dalla marea di altri prodotti che popolarono gli schermi negli anni settanta.
L’adolescente, un film di Alfonso Brescia. Con Tuccio Musumeci, Daniela Giordano , Sonia Viviani, Dagmar Lassander,Aldo Giuffré, Giacomo Furia, Malisa Longo, Maria Bosco
Commedia, durata 92 min. – Italia 1976.
Tuccio Musumeci -Vito Gnaula
Daniela Giordano- Grazia Serritella
Sonia Viviani-Serenella
Marcello Martana -Appuntato Bragadin
Giacomo Furia-Il notaio
Raffaele Sparanero -Antonio
Franca Scagnetti -Carmeluzza
Malisa Longo-Frau Marlene
Dagmar Lassander-Katia Solvj
Aldo Giuffrè-Maresciallo dei carabinieri
Regia: Alfonso Brescia
Sceneggiatura:Alfonso Brescia, Aldo Crudo,Aldo Crudo,Piero Regnoli
Musiche:Alessandro Alessandroni
Fotografia:Silvio Fraschetti
Montaggio:Liliana Serra
Art Direction:Mimmo Scavia

Curiosa commediaccia Anni Settanta, che alterna cose basse a cose non disprezzabili. Notevoli Musumeci e la stupenda Daniela Giordano (mai vista così brava), leziosa la Viviani, diabolicamente angelica. Ruolo cospicuo per la Scagnetti e apparizione per Giacomo Furia! Finché il film ha una sua originalità (i primi 30’) pare pure fresco, poi cala molto, perdendosi in ampie parentesi che paiono destinate solo al metraggio (nel duetto Giuffrè-Musumeci si notano la bravura dei due e la sostanziale inutilità del siparietto) e in deus ex machina assai improbabili. Guardabile.
È inutile girarci intorno: il soggetto viene dal celebre libro di Nabokov (forse più che dal film diretto da Kubrick), ma la sceneggiatura è firmata da Piero Regnoli e la regia da Alfonso Brescia con conseguenze non trascurabili sul piano dei contenuti, privati di ogni stimolo riflessivo. Per fortuna c’è Sonia Viviani (all’epoca appena maggiorenne), Serenella di nome e di fatto, attorniata da caratteristi di classe e da altre due notevoli bellezze (Malisa Longo e Dagmar Lassander). A patto di scollegare il cervello, ci si diverte parecchio.
Film curioso che punta tutto sulla bellissima Sonia Viviani (sfruttata poco dal nostro cinema a mio parere), allora diciottenne. Trama particolare, non è certamente un capolavoro ma non mi sento di stroncarlo. Contando poi la qualità delle commedie sexy di quegli anni… diciamo che una sufficienza piena ci sta.

Lara Wendel
Un talento precocissimo quello di Daniela Barnes, che cambierà poi il suo nome in Lara Wendel, quasi a rimarcare le sue origini tedesche; l’attrice infatti è nata il 29 marzo 1965 a Monaco di Baviera, in Germania.
Il suo volto particolare e sopratutto la sua capacità di saper calcare le scene con padronanza, unite alla fotogenia del volto la portano da presto a girare spot pubblicitari, spinta dalla madre Britta, che in Italia ha avuto un brevissimo momento di celebrità interpretando il film Roma di Federico Fellini.
Quella sua capacità di saper padroneggiare il volto,gli atteggiamenti già in tenera età la portano a ricoprire ruoli da bambina in alcuni film del genere giallo/thriller; è il caso di Mio caro assassino, il film d’esordio sullo schermo, girato nel 1972 da Tonino Valerii.
Il suo ruolo è quello di Stefania Moroni, la piccola che viene rapita e uccisa per una torbida storia di interessi; nel film usa ancora il suo nome e cognome anagrafico (Daniela Rachele Barnes), cosa che farà anche con i film successivi, in cui compare,il primo dei quali è nel ruolo di Rita Canali nel film La mala ordina, di Fernando Di Leo.
Nel film è la figlia di Luca Canali (Mario Adorf) un piccolo malavitoso a cui vengono uccise sia la moglie che la figlia, interpretata appunto dalla Wendel; nel successivo Girolimoni, il mostro di Roma, di Damiano Damiani, replica il ruolo di una bambina tedesca nel dramma dedicato allo sventurato Girolimoni, colpevole solo di essere uno scapolone impenitente accusato e imprigionato sotto l’infame accusa di essere il violentatore e uccisore di alcune bambine, in un’epoca buia come il ventennio fascista.

Lara in Tenebre di Dario Argento

Il film d’esordio, Mio caro assassino
Nel 1973 ha 8 anni; può ancora interpretare il ruolo della bambina e Silvio Narizzano le affida il personaggio di una piccola tedesca nel drammatico Senza ragione; ma è nel 1974 che trova finalmente spazio con il personaggio di Silvia, la bambina misteriosa che rappresenta l’alter ego della protagonista, la dottoressa Silvia che vede in questa misteriosa figura di bambina un riflesso di quello che era lei nell’infanzia.
Il film diretto da Barilli è Il profumo della signora in nero, un gioiello che le permette quindi di farsi notare, anche perchè ha avuto finalmente spazio.
Ma dovrà arrivare il 1977 perchè si torni a parlare dell’attrice, che con Maladolescenza diventa famosa, per la prima volta, con quello che sarà da allora in poi il suo nome d’arte, Lara Wendel.
E’ un film scandalo, Maladolescenza; perchè parla della sessualità nei ragazzini (la Wendel interpreta il ruolo di una dodicenne, in perfetto parallelo con la sua vera età), ma sopratutto perchè sono numerose le scene ad alto contenuto erotico nelle quali recita la giovanissima attrice.
Accanto a lei c’è anche la piccola Eva Jonesco, spinta dalla madre ad interpretare un ruolo scabrosissimo in cui sono numerose le scene di sesso, anche se simulate.

Lara con una giovanissima Nicole Kidman in Un’australiana a Roma
Il film, se da un lato dà immediatamente una gran visibilità all’attrice, finirà irrimediabilmente per marchiarla come attrice erotica: a contribuire in maniera determinante è anche l’aspetto della Wendel, che avrà sempre un volto da ragazzina, un’espressione quasi adolescenziale che l’accompagnerà per molti anni ancora.
Dopo aver recitato in L’amante proibita, 1978, un clamoroso flop nonostante il cast includesse attori del calibri di Michel Piccoli e Claudia Cardinale, nel 1979 arriva la scrittura per il ruolo di Mimmina nel film di Vancini Un dramma borghese.
Anche in questo caso Lara è alle prese con un personaggio scabroso, torbido; è infatti la figlia di un giornalista, che torna con il padre dopo la morte della madre, e che finirà per avere con quest’ultimo un rapporto a tratti morboso, comunque di profonda gelosia, che si concluderà in maniera drammatica.
Anche Samperi chiama la Wendel per il suo Ernesto (1979), in cui ricopre il doppio ruolo di Ilio e di Rachele, due fratelli che il protagonista, Ernesto, conosce casualmente e che finirà per impalmare la bella Rachele, coronando così il suo sogno di diventare qualcuno.
L’ultimo film del decennio settanta è Un’ombra nell’ombra, film altalenante di Pier Carpi; la Wendel interpreta nientemeno che la figlia del diavolo, nata da un incontro tra sua madre e il diavolo in persona, che alla fine del film, conscia dei suoi poteri, arriverà in taxi fino a Piazza San Pietro, pronta a sfidare il capo della cristianità.
Come più volte sottolineato nei precedenti articoli riguardanti il cinema degli anni ottanta, qualsiasi giudizio su di esso, sui suoi interpreti va mediato nei giudizi attraverso l’analisi di una componente essenziale, ovvero la crisi che investì il settore cinematografico, per colpa della sovra esposizione di film in tv ad opera delle neonate tv commerciali, che di fatto svuotarono i cinema a tutto favore della visione casalinga.

Con Eva Ionesco nel super censurato Maladolescenza
In contemporanea nascevano i primi sistemi di registrazione ad uso domestico, che portarono ancor di più ad un allontanamento del pubblico dalle sale; pertanto i prodotti cinematografici divennero quasi tutti legati a tematiche spesso banali.
In pratica solo il cinema americano continuava a sfornare film con puntualità , mentre il cinema italiano entrava in una crisi profonda.
La Wendel, come moltissime altre attrici, vide restringersi la possibilità di scegliere copioni, che spesso riguardavano opere pruriginose oppure legati a filoni ormai esauriti, come il gotico, l’horror e il thriller all’italiana.
La commedia sexy era ormai quasi completamente scomparsa o comunque viveva le sue ultime stagioni malinconicamente; giallo, thriller horror e poliziottesco avevano esaurito la loro funzione e di conseguenza tutte le produzioni cinematografiche vivevano ormai alla giornata, in attesa che il pubblico decidesse quali opere vedere decretando così il successo o l’insuccesso di un genere.
Nel 1980 Lara interpreta il ruolo di Desideria in Desideria: La vita interiore , di Gianni Barcelloni, accanto alla Sandrelli a Vittorio Mezzogiorno e ad una sconosciuta Lori Del Santo: il film tratto da un romanzo di Moravia si distingue più che altro per l’alto tasso di erotismo presente, e viene letteralmente stroncato dalla critica. Lei è Desideria, una ragazza allevata da una prostituta, che prima si ribella alla madre adottiva ma in seguito accetterà fatalmente di condividerne il destino.
Nel 1981 è sul set di Il falco e la colomba, opera di Fabrizio Lori, in cui interpreta una fotomodella che distruggerà la vita di un giovane destinato alla politica e che finirà suicida per poi lavorare in Identificazione di una donna di Antonioni.
In questo film ha un breve ruolo, quello di una ragazza anticonformista che il protagonista (Thomas Milian) incontra sul suo percorso alla ricerca di una donna da cui è affascinato.

Ancora bambina accanto a Mimsy Farmer in Il profumo della signora in nero
Siamo nel 1982, Lara ha soli 17 anni ma ha già alle spalle un nutrito mucchio di pellicole. Non è una star, ma è un’attrice conosciuta, sulla quale i registi possono contare sopratutto per affidarle parti da giovane candida oppure perversa, da adolescente in stile lolita o da tormentata donna in fiore. Come accennato, il cinema italiano non se la passa bene; come termine di raffronto basti pensare che solo 10 anni prima, nel 1972, arrivavano nelle sale italiane oltre 900 film, mentre nel 1982 vengono distribuite in Italia non più di 450 pellicole.
Piccola parte per lei anche in Tenebre di Dario Argento; interpreta Maria, la ragazza inseguita da un dobermann nella scena più famosa del film stesso.

Due fotogrammi da Identificazione di una donna
Vai alla grande,un film diretto da Samperi nel 1983,il film che gira successivaente, rappresenta un tentativo da parte di Lara di interpretare un ruolo meno drammatico dei precedenti. Lei è Helen, una ragazza tedesca con un passato oscuro da prostituta che provoca lo scompiglio tra i vitelloni di Rimini.
Altra commedia è il lavoro successivo, Fatto su misura, diretto nel 1984 da Francesco Laudadio.
Lara interpreta Lisa, una ragazza che decide di mettere a disposizione di una banca del seme il suo corpo per permettere a coppie sterili di adottare un figlio; la commedia, pur gradevole e con un buon cast, in cui è presente anche Ugo Tognazzi non ottiene molto successo.
Per due anni Lara rimane pressochè inattiva, almeno cinematograficamente; lavora in due serie televisive, I ragazzi di celluloide 2 e La piovra 2 (grande successo della Rai) per tornare al cinema nel 1985 con A me mi piace, film diretto e recitato da Montesano.
Nel 1986 lavora con Lamberto Bava nel mediocre Morirai a mezzanotte, un thriller senza acuti e nel 1987 fa da spalla ad una giovane e sconosciuta Nicole Kidman in Un’australiana a Roma, un film che visto lo scarso successo verrà proposto come tv movie.
Dopo la parte da protagonista in Killing birds – uccelli assassini di Claudio Lattanzi, un altro mediocre b movies eccola sul set del film di Fellini Intervista (lei è la sposa), ed ancora è la protagonista del tardo gotico I frati rossi, in cui è Ramona, una giovane pittrice che sposa un nobile ignorando che l’attende un terribile destino, che cambierà inaspettatamente nel finale.
I soggetti cinematografici che le propongono non la convincono e dopo il pessimo La casa 3, diretto da un Umberto Lenzi ormai in chiara crisi di idee, Lara compare solo in tre miniserie televisive,College (di gran successo), Aquile e in Requiem per voce e pianoforte.
Nel 1991 interpreta il suo ultimo film, La villa del venerdi, diretto da Mauro Bolognini su un soggetto di Moravia: lei è Louise, avventura di un uomo in crisi nel rapporto con sua moglie.
Da quel momento l’attrice tedesca si ritira dalle scene; continuerà però a lavorare in abito cinematografico, diventando produttrice e dedicandosi conteporaneamente al teatro, dopo essere ritornata a casa in Germania.
Aldilà della fama da ragazzina perversa che le venne cucita addosso per quel suo ruolo in Maladolescenza, che paradossalmente la vide lavorare più come vittima che come lolita nel film stesso, Lara Wendel ha saputo ricucirsi un suo ruolo ben definito in ambito cinematografico. Certo, l’essere uscita di scena a soli 26 anni, un’età in cui oggi ci si affaccia timidamente al mondo del cinema le ha impedito di mostrare tutto il suo talento in ruoli da adulta, da donna matura.
Viceversa, quasi tutte le sue intepretazioni hanno risentito proprio della sua giovane età, che l’ha in pratica costretta ad accettare sempre e soltanto ruoli da adolescente problematica, quando non da ninfetta seduttrice.
Personalmente trovo che la Wendel sia stata una buona interprete, molto espressiva; pur non essendo bellissima, aveva un volto molto espressivo, intenso. Una brava attrice, quindi, che oggi è stata rivalutata da molti critici suoi detrattori.

Un rarissimo fotogramma tratto dall’introvabile Un dramma borghese
La villa del venerdì
I frati rossi
La casa 3
Intervista
Killing birds – uccelli assassini
Un’australiana a Roma
Morirai a mezzanotte
A me mi piace
Fatto su misura
Vai alla grande
Tenebre
Identificazione di una donna
Il falco e la colomba
Desideria: La vita interiore
Un ombra nell’ombra
Ernesto
Un dramma borghese
L’ amante proibita
Maladolescenza
Il profumo della signora in nero
Senza ragione
Girolimoni, il mostro di Roma
La mala ordina
Mio caro assassino

L’attrice Britta Barnes, madre di Lara Wendel
Una delle ultime apparizioni di Lara in La piovra 2
Due fotogrammi tratti da Desideria, la vita interiore

Due fotogrammi da Il falco e la colomba
Due fotogrammi da I frati rossi
L’amante proibita
La casa 3
College
Peccati di gioventù
La bella Angela, figlia di un industriale rimasto vedovo, apprende con sgomento che il padre intende risposarsi con Irene; preoccupata dall’idea di ritrovarsi in casa una matrigna e contemporaneamente di dover rinunciare alla libertà di cui gode, inizia delle indagini sul passato della donna. Scopre così che Irene ha avuto una relazione saffica con una donna, che, travolta dallo scandalo seguito alla vicenda, scelse di suicidarsi.
Nonostante Irene le mostri simpatia e voglia di comunicare con lei, Angela ricorre ad un meschino espediente per allontanare la donna da suo padre. Organizza con l’amico/amante Sandro un tranello in cui far cadere la fragile Irene. La circuisce; forte del suo indiscutibile fascino. Ha con lei un incontro saffico su una spiaggia, ripreso fedelmente da Sandro, esperto di fotografia, con una potente macchina fotografica.
Nel frattempo l’atteggiamento di Angela cambia, ma è troppo tardi; Sandro, in difficoltà economiche, tenta un ricatto ai danni della sventurata Irene, che per la vergogna fugge in auto sulla costa.
L’evento avrà una conclusione tragica; l’auto sulla quale è Irene finisce giù per una scarpata, schiantandosi sugli scogli. Ad Angela, che ha tentato disperatamente di raggiungerla, non resta altro che osservare, con il volto pieno di lacrime, la terribile scena, proprio mentre si scatena un temporale estivo.
Silvio Amadio, regista del film datato 1975, torna a dirigere Gloria Guida in questo film che chiude un trittico dedicato alla “minorenne” attrice, protagonista del discreto Quell’età maliziosa (anch’esso contraddistinto da un finale tragico) girato nel 1974 e seguito da La minorenne del 1975.
La trama, venata di drammaticità, è ovviamente condita dagli immancabili nudi dell’attrice di Merano, che per una volta tenta la strada del film drammatico; il risultato è un prodotto passabile, un film in cui c’è un minimo di tensione e c’è una trama quasi convincente.
Girato in uno splendido scenario naturale, quello della Sardegna, il film mostra una buona fotografia, un cast tutto sommato all’altezza, in cui spicca la bella e malinconica Dagmar Lassander, la Irene che finirà tragicamente i suoi giorni dopo la scoperta che la figliastra ha partecipato ad un tentativo per ricattarla e anche per la vergogna di essere pubblicamente additata come lesbica.
Nel cast c’è anche Silvano Tranquilli, che fa il suo per i pochi minuti in cui è in scena; la parte del cattivo è affidata a Fred Robsham, più famoso per essere stato il marito dell’attrice Agostina Belli (conosciuta sul set della Sepolta viva) che per effettive doti artistiche personali.
L’attore è davvero la nota stonata del film; legnoso, inespressivo, toglie parte del fascino morboso del suo personaggio non sapendo esprimere altro che un volto sempre monocorde per tutta la durata del film.
Per quanto riguarda la Guida, va detto che il cinema drammatico non era nelle sue corde, nonostante la buona volontà che l’attrice mette nel dare consistenza al suo personaggio.
Tuttavia non scende sotto la sufficienza, e tanto basta.
Bene invece la Lassander, che da spessore al personaggio di Irene, la donna già provata tragicamente in passato e che si ritrova a scontare quel peccato di gioventù solo per aver accettato di sposare l’uomo che ama.
Il volto dell’attrice mostra mobilità, capacità di passare dal sorriso all’espressione triste, dalla “normalità” alla “straordinarietà”
Per quanto riguarda il resto, il film regge discretamente; il regista escogita anche un buon espediente per illustrare il rapporto saffico tra Irene e Angela, ricorrendo all’utilizzo di una serie di foto (in bianco e nero rigoroso) che saranno poi utilizzate dal viscido Sandro per il ricatto ai danni di Irene.
Un film dignitoso, che raggiunge la sufficienza; generalmente viene catalogato e liquidato sbrigativamente come classico esempio di commedia sexy, ma in realtà il film ha dei toni di drammaticità che con la commedia sexy hanno ben poco a che fare.
Peccati di gioventù, un film di Silvio Amadio. Con Dagmar Lassander, Gloria Guida, Silvano Tranquilli, Fred Robsham Drammatico, durata 90 min. – Italia 1975.
Gloria Guida è Angela Batrucchi
Dagmar Lassander è rene
Fred Robsahm è Sandro Romagnoli
Silvano Tranquilli Il Dottor Batrucchi , padre di Angela
Regia: Silvio Amadio
Sceneggiatura: Silvio Amadio,Roberto Natale
Prodotto da Marco Kusterman e Adriano Merkel
Musiche:Roberto Pregadio
Editing: Silvio Amadio
Art Direction Demofilo Fidani
Trucco: Pasqualina Bianchin, Teodora BrunoAngelo Roncaioli
Costumi: Mila Vitelli Valenza
Erika Blanc
Occhi magnetici, di quelli che affascinano in un volto dai lineamenti forti ma belli.
Un corpo da sirena, armonico anche se lontanissimo da quello di una pin up, curve morbide e sensuali.
Enrica Maria Colombatto, in arte Erika Blanc, è stata ed è tutt’oggi una delle attrici più versatili del cinema italiano, con all’attivo quasi un centinaio di apparizioni tra cinema e tv, quest’ultima privilegiata sopratutto negli ultimi anni.Erika, nata a Gargnano sul Garda (Brescia), nel luglio del 1942 ha esordito giovanissima con Tinto Brass nel 1964 con una parte nel film Il disco volante (ruolo che non compare nei credit). Secondo quanto da lei dichiarato in un’intervista per il documentario Eurotika, nella parte dedicata al cinema horror e thriller italiano, il suo approccio con il mondo del cinema stesso fu assolutamente casuale.
Notata per strada da un talent scout, venne immediatamente scritturata dalla De Laurentis; il che le cambiò la vita, visto che le aspirazioni della giovane Erica erano quelle di fare la moglie e la madre.

Il primo vero successo di Erika Blanc, Io Emmanuelle
Spinta da un’innegabile voglia di sperimentazione e sopratutto dal desiderio di viaggiare e conoscere nuovi posti, la Blanc accetta quindi altri ruoli cinematografici.
Così nel 1965 gira Agente 077 missione Bloody Mary,Colorado Charlie, Missione Lisbona,Agente S 03: Operazione Atlantide, utilizzando il nome di Erika Bianchi (o anche Erica senza il k); sono film minori, di un genere, quello di spionaggio, nato sull’onda lunga del successo dei primi film su 007 alias James Bond, il personaggio creato da Fleming e portato sullo schermo da Sean Connery.
Sempre nel 1965 compare nel suo primo film horror, La vendetta di Lady Morgan di Pupillo, un gotico non molto convincente in cui però la Blanc si mette in mostra nel personaggio di Lilian, cosa che le vale la scrittura nell’ottimo Operazione paura di Mario Bava, nel quale però, curiosamente il personaggio da lei interpretato, quello di Monica Schuftan è molto distante da quelli interpretati successivamente.
Il film di Bava, anche se girato in tre settimane, è di quelli che si ricordano e la sua parte, recitata al meglio, la rende ancora più visibile.
Nello stesso anno la Blanc gira Il terzo occhio, di Guerrini accanto a Franco Nero; nel film l’attrice interpreta il doppio ruolo di Laura / Daniela che sarà poi affidato a Cinzia Monreale nel remake che ne fece Massaccesi dal titolo Buoi Omega.
In questo film l’attrice compare con un altro pseudonimo, Diana Sullivan; è un periodo molto impegnativo per la Blanc, che cerca di sfruttare il buon momento del cinema italiano.
Essendo piuttosto versatile, partecipa a diversi film di svariati generi cinematografici, etichettati con poco acume da alcuni critici come B movie.
Un’etichetta che è stata appiccicata a molte attrici, quasi che l’aver partecipato a film non degni (secondo i soloni della critica, s’intende) nemmeno di una visione sia da considerare quasi una macchia indelebile.
Dimenticando che la stragrande maggioranza dei grandi attori del cinema italiano, a cominciare da Totò passando per Gassman, Sordi, la Vitti, la Loren ecc. si è fatta le ossa proprio con film girati spesso in economia, ma con tanta buona volontà da parte di un nugolo di registi, spesso molto capaci e in grado di competere con i registi più incensati come Fellini, Antonioni ecc.
Tra i lavori di questi anni si segnalano il drammatico Le spie uccidono in silenzio (1966) di Mario Caiano, il western di De Martino Django spara per primo (1966) nel ruolo di Lucy,Un milione di dollari per sette assassini (1966) di Lenzi.

Erika Blanc in Operazione paura di Mario Bava
Seguono una sfilza di film poco importanti, poi nel 1968 ecco arrivare Spara, Gringo, spara di Corbucci e sopratutto un ottimo successo sia di pubblico che di critica, Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? che la Blanc interpreta in un piccolo ruolo accanto alla coppia Sordi-Blier alla ricerca del cognato (nel film) di Sordi, Manfredi.
Il suo è un ruolo breve, quello della stranita Geneviève, ma recitato con bravura.
Così nel 1969 l’attrice è pronta per un ruolo da assoluta protagonista; Cesare Canevari la dirige in Io Emmanuelle, su soggetto della Arsan, molto in anticipo sul film interpretato poi da Sylvia Kristel.

Sensualissima in La notte che Evelyn uscì dalla tomba
Il film è molto brutto e presuntuoso, e si salva solo per la ottima recitazione della Blanc che regge praticamente da sola un film che non presenta alcun elemento di interesse.
Ben più importante è Cosi dolce così perversa di Lenzi, girato nello stesso anno accanto alla star americana Carroll Baker; il film mostra una Blanc davvero bella e sensuale, e sopratutto in grado di affrontare anche ruoli impegnativi.
Gli anni 70 rappresentano la consacrazione e un periodo di intenso lavoro; si parte dal 1970 con Con quale amore con quanto amore di Festa Campanile, girato accanto alla Spaak.

La Blanc in La lunga mano del padrino
Un altro ruolo di contorno, quello di Zora, donna all’apparenza forte e disinibita per passare ad un horror che la rende decisamente popolare, La terrificante notte del demonio, film distribuito con più titoli in cui la Blanc, truccata in maniera tale da apparire davvero una creatura demoniaca, recita una parte molto credibile che diverrà con il passare degli anni un autentico cult per i fans dell’attrice stessa.
Nel 1971, anno decisamente importante per lei, dopo La casa delle mele mature di Tosini arriva il personaggio di Susie in La notte che Evelyn uscì dalla tomba, diretto da Emilio Miraglia che rappresenta la fusione di più generi, gotico, horror,thriller, in cui ancora una volta ha un ruolo da cattivona, seguito da L’uomo più velenoso del cobra di Bitto Albertini, un altro lusinghiero successo.
Sono anni d’oro, per il cinema italiano, che mostra un’invidiabile salute ma sopratutto mostra anche tante idee, voglia di creare; il pubblico risponde bene, anche perchè la tv ha ancora solo due canali, e il cinema rappresenta ancora il vettore di svago più importante.
La Blanc, grazie alle sue doti peculiari già descritte e sopratutto grazie anche alla capacità di poter interpretare tutti i ruoli cinematografici, dal comico al drammatico, lavora con sempre maggiore alacrità; arrivano così
il western Il suo nome era Pot, di Demofilo Fidani e Dandolo, L’amico del padrino di Agrama,poi I senza Dio di Roberto Bianchi Montero, un altro western.

Un raro fotogramma tratto da La portiera nuda
Il desiderio principale della Blanc era viaggiare e viene accontentata; le varie produzioni la portano spesso in giro per il mondo, sopratutto in Turchia.
C’è un aneddoto,raccontato dall’attrice, che la vede protagonista di una precipitosa fuga da un albergo perchè la produzione del film che interpretava la lasciò senza soldi, con conseguenze immaginabili.
Nel 1972 interpreta al fianco di Orchidea De Santis il personaggio di Azzurra in Amore e morte nel giardino degli dei di Scavolini; il film è un piccolo gioiello, anche interpretativo, ma non ebbe il successo che meritava, nonostante un ottimo plot e le belle prove delle due artiste protagoniste.
Intanto la commedia sexy esplode come fenomeno cinematografico e la Blanc interpreta alcuni film del filone; entra nel cast di Bruna, formosa, cerca superdotato per tango a Milano di Alberto Cardone, un brutto film nel quale recita accanto ad un’altra star della commedia sexy, Femi Benussi, storia incentrata sulle squallide avventure di un playboy di provincia che fa credere di essere un grande seduttore.

Erica Blanc in Cosi dolce, così perversa, di Lenzi (nel fotogramma, alle spalle Jean Luis Trintignant)
Un tantino migliore è invece il film di Nando Cicero Bella, ricca, lieve difetto fisico cerca anima gemella, nel quale è la moglie di un tipo che seduce donne con problemi fisici per sbarcare il lunario, ma che alla fine verrà tradito proprio da Rosaria (il personaggio interpretato dalla Blanc) con una splendida modella (Marisa Mell) che non è una donna, ma un uomo.
Con Peter Lee Lawrence, lo sfortunato attore destinato poi a morire giovanissimo per un cancro al cervello interpreta Giorni d’amore sul filo di una lama, di Giuseppe Pellegrini e sempre nel 1973 lavora, sull’onda del successo riscosso dai decamerotici, in una storia boccaccesca, Primo tango a Roma – Storia d’amore e d’alchimia, che si segnala principalmente per una sequenza di nudo in cui la Blanc mostra uno splendore fisico davvero invidiabile.

La terrificante notte del demonio
Il ruolo successivo è quello di una prostituta picchiata dal suo pappone nell’ottimo Tony Arzenta, di Duccio Tessari, girato accanto a Delon, storia drammatica di un ex killer che cerca inutilmente di uscire dal giro e che finirà ammazzato davanti ad una chiesa. Non è un ruolo importante, tuttavia funziona da passepartout, come lettera di presentazione.
Dopo un parte in La porta sul buio, due produzioni spagnole El juego del adulterio di Joaquín Luis Romero Marchent e El kárate, el Colt y el impostor di Antonio Margheriti, western interpretato accanto al mitico Lee Van Cleef.Siamo nel 1974, epoca di massimo fulgore dell’industria cinematografica, la Blanc lavora con Naschy in Una libélula para cada muerto, in L’ammazzatina di Ignazio Dolce e in Bello come un arcangelo, accanto a Buzzanca, attore che girava film a ripetizione dopo il successo di Il merlo maschio.
Nel 1975 la Blanc ha 32 anni; è una donna molto bella, ha fascino, nell’ambiente cinematografico è molto stimata. Ha un legame forte con il compagno della sua vita, l’attore Alberto Lionello, con il quale formerà poi anche un sodalizio artistico in ambito teatrale.

Con quale amore, con quanto amore
Rallenta inevitabilmente la sua attività cinematografica, compare in un memorabile servizio fotografico senza veli per una nota rivista riservata ai soli uomini, in cui mostra un fisico mozzafiato.
I film degli anni 1975,76 e 77 sono davvero poca cosa; la Blanc interpreta Il domestico, accanto ad un Buzzanca ormai replica di se stesso, in seguito lo squallido Giochi erotici di una famiglia per bene diretto da Francesco Degli Espinosa su soggetto dell’ineffabile Polselli,il mediocre La padrona è servita, nel ruolo di una donna dai robusti appetiti sessuali che tenta di sedurre il figlio di un industriale volgarotto che ha affittato un’ala della villa di famiglia,La portiera nuda di Cozzi e il discreto L’Amantide, dramma famigliare in cui è la moglie di un libertino finito sulla sedia a rotelle, diretto da Amasi Damiani.
L’unico film degno di nota di questo periodo è Attenti al buffone, di Bevilacqua, girato accanto a Manfredi, alla Melato e a Eli Wallach.
Il ruolo della Blanc è davvero ridotto, interpreta infatti una prostituta che partecipa ad una penosa orgia con degli ex fascisti radunati a casa di Wallach, anche lui ex gerarca.
Progressivamente, abbandona il cinema anche se compare ancora in un cameo nel film a episodi Io tigro tu tigri egli tigra, ultimo film degli anni settanta girato dall’attrice.
La Blanc lavorerà d’ora in poi in teatro, anche se comparirà in qualche film, sporadicamente: si tratta di Pourvoir, di Patrice Enard (1981), poi nel ruolo della moglie di Merola in Carcerato, regia di Alfonso Brescia, in Mak pigreco 100, un terrificante esempio di cinema italiano di fine anni 80, periodo in cui la crisi dello stesso è acutissima e appare quasi irreversibile.
Da quel momento la Blanc comparirà in importanti produzioni televisive e sopratutto in film di ottimo livello, a cominciare dallo splendido Le fate ignoranti di Ozpetek, passando per Il più crudele dei giorni (2003), film diretto da Ferdinando Vicentini Orgnani dedicato ad Ilaria Alpi, la giornalista uccisa in una vicenda dai confini poco chiari in Somalia e in Cuore sacro, sempre diretta da Ozpetek.
Riusciranno i nostri eroi…
In questo film una intensa e bravissima Blanc interpreta la mamma della giornalista; non contenta, appare anche in produzioni tv di ottima fattura come le fiction Lo zio d’America 2,Fratelli,Carabinieri.
Attrice e donna anticonformista, la Blanc ha attraversato 40 anni di cinema ritagliandosi un posto importante, anche se misconosciuto da alcuni critici; va detto però che le nuove generazioni degli stessi la apprezzano oggi proprio per quella personalità carismatica, quella capacità di trasmettere emozioni nonostante l’attrice sia ormai sulla soglia dei 70 anni.
Continua a fumare la pipa, è ancora una donna dal gran fascino, anche se con vezzo tipicamente femminile, tende a rimarcare la sua età.
Una donna dal gran fascino, che conserva ancora oggi un mucchio di fans che la ricordano con affetto per il suo passato e che ne ha acquisito di nuovi, sopratutto tra i giovani, molti dei quali nati ben dopo il periodo di massimo fuglore della sua carriera.

Tony Arzenta (di spalle, Alain Delon)

La rossa dalla pelle che scotta
Le fate ignoranti
Con Lando Buzzanca in Il domestico

Giorni d’amore sul filo di una lama
Un milione di dollari per sette assassini
Primo tango a Roma
L’amico del padrino
L’amantide
La vendetta è il mio perdono
La padrona è servita
Giorni d’amore sul filo di una lama
Giochi erotici di una famiglia perbene
Gangster per un massacro
Django spara per primo
Sartana,vendi la pistola e comprati la bara
Amore e morte nel giardino degli dei
Una vacanza estrema
La portiera nuda
La vendetta di Lady Morgan
Operazione paura
Sette volte sette
La porta sul buio
La più grande rapina del West
Gangsters per un massacro
Bello come un arcangelo
Bella ricca lieve difetto fisico cerca anima gemella
Le streghe nere
Mille dollari sul nero
La visita
La porta sul buio
Il disordine sul cuore
Due contro due
Le spie uccidono in silenzio
L’ammazzatina
Bruna,formosa cerca superdotato
Testa di sbarco per otto implacabili
Una sera in casa Usher (serie Tv)
Tecnica di una spia
I senza Dio
Deguejo
Il magnifico Toni Carrera
L’uomo dal pugno d’oro
Agente S03 Operazione Atlantide

L’attrice in un’intervista realizzata per Eurotika!
Agente A77 missione Bloody Mary, regia di Sergio Grieco (1965)
Da 077: intrigo a Lisbona, regia di Tullio De Micheli (1965)
La vendetta di Lady Morgan, regia di Massimo Pupillo (1965)
Agente S03 operazione Atlantide, regia di Domenico Paolella (1965)
Colorado Charlie, regia di Roberto Mauri (1965)
Deguejo, regia di Giuseppe Vari (1965)
Django spara per primo, regia di Alberto De Martino (1966)
L’uomo dal pugno d’oro, regia di Jaime Jesus Balcazar (1966)
Operazione paura, regia di Mario Bava (1966)
Le spie uccidono in silenzio, regia di Mario Caiano (1966)
Tecnica di una spia, regia di Franco Prosperi (1966)
Un milione di dollari per sette assassini, regia di Umberto Lenzi (1966)
1000 dollari sul nero, regia di Alberto Cardone (1966)
Gangster per un massacro, regia di Gianfranco Parolini (1967)
Per 50.000 maledetti dollari, regia di Juan De La Loma (1967)
La più grande rapina del West, regia di Maurizio Lucidi (1967)
Tom Dollar, regia di Marcello Ciorciolini (1967)
La vendetta è il mio perdono, regia di Roberto Mauri (1967)
Il magnifico Tony Carrera, regia di Juan De La Loma (1968)
Riusciranno i nostri eroi a ritrovare il diamante più grande del mondo? (1968)
Sette volte sette, regia di Michele Lupo (1968)
Spara, gringo spara!, regia di Bruno Corbucci (1968)
Summit, regia di Giorgio Bontempi (1968)
Testa da sbarco per otto implacabili, regia di Alfonso Brescia (1968)
Con quale amore, con quanto amore, regia di Pasquale Festa Campanile (1969)
Così dolce… così perversa, regia di Umberto Lenzi (1969)
Io, Emanuelle, regia di Carlo Canevari (1969)
La casa delle mele mature, regia di Piero Tosini (1970)
L’uomo più velenoso del cobra, regia di Adalberto Albertini (1970)
La notte che Evelyn uscì dalla tomba, regia di Emilio P. Miraglia (1971)
La mano lunga del padrino, regia di Nando Bonomi (1971)
La terrificante notte del demonio, regia di Jean Brismè (1971)
La rossa dalla pelle che scotta, regia di Renzo Russo (1972)
I senza Dio, regia di Roberto Bianchi Montero (1972)
Tony Arzenta, regia di Duccio Tessari (1973)
Bella, ricca, lieve difetto fisico, cerca anima gemella, regia di Nando Cicero (1973)
Giorni d’amore sul filo di una lama, regia di Glauco Pellegrini (1973)
Primo tango a Roma, regia di E Gicca Palli (1973)
Il giustiziere sfida la polizia, regia di L Klimowsky (1973)
Le streghe nere, regia di A Hoven (1973)
Amore e morte nel giardino degli dei, regia di Sauro Scavolini (1974)
Il domestico, regia di Luigi Filippo D’Amico (1974)
I figli di nessuno, regia di Bruno Gaburro (1974)
Là dove non batte il sole, regia di Antonio Margheriti (1974)
Bello come un arcangelo, regia di Alfredo Giannetti (1974)
L’ammazzatina, regia di Ignazio Dolce (1975)
Giochi erotici di una famiglia per bene, regia di Francesco Degli Espinosa (1975)
La portiera nuda, regia di Luigi Cozzi (1975)
L’amantide, regia di Amasi Damiani (1976)
L’amico del padrino, regia di Frank Agrama (1976)
Attenti al buffone, regia di Alberto Bevilacqua (1976)
La padrona è servita, regia di Mario Lanfranchi (1976)
Io tigro, tu tigri, egli tigra, regia di Giorgio Capitani (1978)
Carcerato, regia di Alfonso Brescia (1981)
Pourvoir jeunes filles à vendre, regia di Pierre Euard (1981)
Sogno di una notte d’estate, regia di Gabriele Salvatores (1983)
Mak p 100, regia di Antonio Bido (1987)
Body Puzzle, regia di Lamberto Bava (1992)
Voci, regia di Franco Giraldi (2001)
Ilaria Alpi – Il più crudele dei giorni, regia di Ferdinando Vicentini Orgnani (2002)
Le fate ignoranti, regia di Ferzan Opztek (2001)
Francesco (2002)
Poco più di un anno fa-Diario di un pornodivo (2003)
Cuore sacro (2005)
Una sconfinata giovinezza (2010)






























































































































































































