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La supplente va in città

La supplente va in città locandina

L’ex maestra veneta Rubina cala in città alla ricerca del fidanzato Carlo che non ha più rivisto da quando ha finito la leva militare.
Arrivata a Roma Rubina incontra Carlo, che nel frattempo è diventato un fanatico del ballo; delusa dal suo comportamento, la ragazza lo fa arrestare sotto l’accusa di violenza carnale dopo avergli teso una trappola.
Per svangare la giornata, si fa assumere dai coniugi Davide e Adele, proprietari di un negozio di tessuti; i due hanno un maschio, Leo, che si considera un Casanova mentre in realtà è solo un giovane senza fascino e una femmina, Delia, dalla sessualità ambigua.

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Ben presto Rubina si insinua nella famiglia come un parassita, assecondando le segrete voglie dei componenti della stessa; riesce anche a far allontanare da casa lo spasimante di Delia, ben felice della cosa.
Quando Rubina apprende che Carlo è uscito di galera, passa decisamente al contrattacco; si fa sposare da Leo dopo averlo tenuto sulla corda, anche perchè la donna nel frattempo è rimasta incinta proprio dell’ex fidanzato, riesce finalmente a staccare Adele dai suoi adorati programmi tv, trova una fidanzata di colore a Delia e infine provoca una paralisi a Davide, l’unico che nel frattempo ha capito e visto il gioco di Rubina.

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La supplente va in città esce nelle sale nel 1979 per la regia di Vittorio De Sisti, che ricicla il titolo di “supplente” richiamando il fortunato film che lanciò la breve carriera cinematografica della cantante Carmen Villani. In realtà nel film non c’è alcuna contiguità con il film precedente e il titolo è solo un mero specchietto per le allodole, visto che il personaggio di Rubina non si muoverà in ambito scolastico ma all’interno di una famiglia di persone deboli che la donna manovrerà a suo piacimento fino a diventare la vera padrona di casa grazie ad astute mosse che metteranno tutti i componenti della famiglia sotto il suo controllo.

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Non lasciatevi ingannare dal sunto della trama che ho esposto; il film è debolissimo e malfatto, una commediaccia sexy senza capo ne coda e priva anche di spunti umoristici, tanto che non fosse per la splendida Villani, che non lesina le parti anatomiche, si finirebbe per sbadigliare come ippopotami.
Colpa principalmente della assoluta mancanza di fantasia della trama (quante volte abbiamo visto la subdola cameriera abbindolare i datori di lavoro!), di una recitazione approssimativa che risente ovviamente anche dell’inesistenza di una qualsiasi sceneggiatura accettabile e infine aggiungiamoci la mancanza anche di soldi della produzione, che costringe il regista ad arrangiarsi con quello che ha.

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Così per la prima volta troviamo un arresto fatto da un solo agente (non viene inquadrata nemmeno l’auto della polizia), una carcerazione in cui viene mostrata solo una stanza con l’ombra delle sbarre e via dicendo in un continuo tentativo di De Sisti di far galleggiare la barca che però, malinconicamente sprofonda man mano che lo spettatore si rende conto dell’assoluta povertà del tutto.

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La supplente va in città è l’ultimo film “italiano” di Carmen Villani, prima del periodo spagnolo che la portò a girare altri 4 film e a chiudere malinconicamente la carriera cinematografica nel 1984, con soli 17 film all’attivo (quasi tutti appartenenti al genere sexy) e all’età di 40 anni.

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Va da se che il film di De Sisti è girato con la chiara intenzione di sfruttare le doti fisiche di Carmen Villani, reduce da La signora ha fatto il pieno e da L’anello matrimoniale, film che avevano avuto qualche noia con la censura e che quindi avevano avuto una certa fama proprio in virtù delle loro vicissitudini, più che per meriti intrinseci delle pellicole stesse.
Questo film va ricordato principalmente per essere stato l’ultimo in cui compare un bravo caratterista della commedia all’italiana, Francesco Mulè; dopo oltre 80 film, si chiude la carriera del bravo attore romano, che sarebbe scomparso 5 anni più tardi.
Il resto del cast va segnalato solo per la firma, perchè la recitazione di tutti, inclusa quella del compianto Vincenzo Crocitti, è da dimenticare, così come da dimenticare è anche la colonna sonora di Stelvio Cipriani.
Desolante davvero, questo film.

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Siamo al tramonto di un genere e il film di De Sisti conferma come alla fine degli anni settanta fossero ormai finite le idee e la capacità di dirigere opere che non usassero i soliti stereotipi e le solite trame che avevano caratterizzato gli ultimi tre anni del decennio.

Una fine davvero ingloriosa e malinconica per un genere, quello della commedia sexy, che se pur non particolarmente interessante di per se aveva comunque espresso alcuni buoni prodotti.

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La supplente va in città
Un film di Vittorio De Sisti. Con Francesco Mulè, Vincenzo Crocitti, Carmen Villani, Mario Frittella, Alberto Squillante Erotico, durata 98′ min. – Italia 1979.

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La supplente va in città banner protagonisti

Carmen Villani: Rubina
Vincenzo Crocitti: Leo Romiti
Mauro Frittella: Carlo Pasquini
Josele Román: Delia Romiti, la figlia
Francisco Cecilio: Giovanni
María Luisa Ponte: Adele Romiti
Sandra Cardini: Margherita
Alberto Squillante: negoziante
Francesco Mulè: Davide Romiti, Davide

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Regia Vittorio De Sisti
Soggetto Roberto Natale, Domenico Calandruccio
Sceneggiatura Vittorio De Sisti, Roberto Natale, Franco Mercuri, Comas, Domenico Calandruccio
Casa di produzione T.R.A.C.
Distribuzione (Italia) Martino
Fotografia Raúl Pérez Cubero
Montaggio Anita Cacciolati, Vittorio De Sisti
Musiche Stelvio Cipriani

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luglio 22, 2012 Pubblicato da: | Erotico | , | 5 commenti

Racconti proibiti…di niente vestiti

Il pittore nonchè poeta Lorenzo del Cambio è autorizzato da papa Alessandro Borgia ad intrattenersi carnalmente con le suore dei conventi; ma un giorno è costretto a lasciare il convento nel quale se la spassa con novizie e badessa per svezzare Uccio, figlio del suo amico Uguccione, all’amore terreno della carne.
Durante il viaggio Lorenzo racconta ad Uccio alcune novelle, fra le quali la storia di una duchessa che esercita il diritto dello Jus primae noctis ai danni di un giovane del villaggio, quella di una giovane sposina che diviene improvvisamente feconda per opera di fra Bernardone, la grottesca storia di un cialtrone reso impotente da una contadinella, quella ancor più grottesca di un tizio che per pagare un debito viene sodomizzato a morte dal suo creditore.

La splendida Silvia Monti

Un’altra bella e brava attrice di questo film: Magali Noel

Strada facendo i due giungono al castello di Monna Lucrezia, una nobil donna dedita a pratiche sadiche; qui Uccio si impossessa del documento che autorizzava Lorenzo ad avere rapporti con le suore e si va ad installare felicemente nel convento da cui è uscito Lorenzo mentre quest’ultimo conoscerà addirittura la morte, che gli compare davanti in forme femminili. Sarà proprio con la morte, nuda come un verme, che Lorenzo si avvierà felice verso un punto sconosciuto.
Struttura classica da decamerotico per questo Racconti proibiti di niente vestiti, uscito nelle sale nel 1972 quindi nel periodo di massimo fulgore del genere mutuato dal capostipite pasoliniano. Sotto la supervisione del regista Brunello Rondi ecco un decamerotico di discreto livello, non tanto per l’originalità delle storie che in qualche modo ricalcano le novelle di messer Boccaccio quanto per una certa eleganza nella forma e nelle immagini oltre che per dei dialoghi una volta tanto non beceri e volgari.

Monica Strebel (qui con Rossano Brazzi) interpreta la morte

Due fotogrammi con la compianta Tina Aumont

Allestito con un cast decisamente superiore Racconti proibiti si distingue anche per una certa blasfemia che affiora in diversi tratti della pellicola, sopratutto nelle scene ambientate nel convento o nella sequenza che vede protagonista Monna Lucrezia (interpretata dalla sempre bellissima Bouchet). Un film che raramente muove al riso ma che ha nella costruzione delle immagini e nello scorrimento delle varie storielle un dignitoso svolgimento; mancano le tradizionali e volgari funzioni corporali, uno dei fenomeni classici dei decamerotici e manca il linguaggio scurrile tipico della stragrande maggioranza dei decamerotici stessi.

Karin Schubert

Rondi, autore di sopravvalutata tecnica questa volta mostra di aver padronanza della macchina da presa e abbandonate le masturbatorie e pallossime storie con ambizioni socio culturali come I prosseneti o Valeria dentro e fuori mette su uno spettacolo dignitoso, aiutato in maniera decisiva da un cast di alto livello che include nomi di attrici e attori dal buon passato e dalla indiscussa professionalità in loco delle solite sgallettate raccattate da qualche produttore a una lira al quintale.

Un’altra bellissima del film: Janet Agren

Nel cast infatti figurano Rossano Brazzi e Enzo Cerusico, Mario Carotenuto e Venantino Venantini oltre ad uno stuolo di bellissime e brave attrici come Tina Aumont e Barbara Bouchet, Janet Agren e Magali Noel, Silvia Monti e Karin Schubert,Monica Strobel e l’ormai immancabile Carla Mancini una volta tanto impegnata in un ruolo senza tonaca.
Un decamerotico quindi gradevole, anche se di divertimento ne circola davvero poco; ma tra i tanti prodotti che vennero sfornati nell’effimera stagione che fece da cassa di risonanza di un genere assolutamente unico questo può essere visto senza problemi, vista la sua “pulizia” a livello di linguaggio e la cura messa nella realizzazione.

Stando a quanto si narra, Rondi non amava questo film e detestava il titolo che la produzione affibbiò allo stesso; tenuto conto del genere in cui si cimentò, ovvero uno dei tanti cloni del ben più importante Decameron di Pasolini, Rondi non aveva poi granchè da lamentarsi. Si pensi a titoli sicuramente simpatici ma allo stesso tempo beceri di film come “Quel gran pezzo della Ubalda tutta nuda e tutta calda” o “Come fu che Masuccio Salernitano fuggendo con le braghe in mano riuscì a conservarlo sano“.
Un’analisi più completa del film potrete trovarla su questo sito all’indirizzo specificato: http://www.zabriskiepoint.net/node/10118

Racconti proibiti… di niente vestiti

Un film di Brunello Rondi. Con Janet Agren, Rossano Brazzi, Barbara Bouchet, Tina Aumont, Mario Carotenuto, Enzo Cerusico, Andrea Scotti, Marisa Traversi, Venantino Venantini, Didi Perego, Monica Strebel, Bruno Boschetti, Silvia Monti, Karin Schubert, Antonio Falsi, Michael Forest, Renato Malavasi Erotico, durata 90 min. – Italia 1973.

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Tina Aumont: Dirce
Janet Agren: Maddalena
Rossano Brazzi: Lorenzo del Cambio
Barbara Bouchet: Lucrezia degli Uberti
Magali Noël: Prudenzia
Silvia Monti: Felicita
Enzo Cerusico: Romeo
Leopoldo Trieste: Il marito di Fiora
Venantino Venantini: Soldato dalla Sicilia
Karin Schubert: Contadina bionda
Monica Strebel: La morte
Mario Carotenuto: Fra’ Bernardone
Lydia Brazzi: sora Amalia
Norberto Botti: Morando
Paola Corazzi: Fiora
Ben Ekland: Uccio
Antonio Falsi: Sarnacchione di Casteltroia
Michael Forrest: Bastianazzo
Renato Malavasi: Giappo de’ Guidacci
Carla Mancini: La ragazza che pigia l’uva
Didi Perego: Giulietta
Marisa Traversi: Priora

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Regia Brunello Rondi
Sceneggiatura Franco Bucceri, Brunello Rondi
Produttore Oscar Brazzi
Fotografia Luciano Trasatti
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Stelvio Cipriani

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luglio 2, 2012 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , , , , , | Lascia un commento

La preda

Drammone a quattro ambientato in Sud America, per l’esattezza in Colombia.
Daniel vive alla giornata, senza il becco di un quattrino e con un matrimonio che fa acqua; sua moglie Betsy infatti è ormai irrimediabilmente un’alcolista persa.
Casualmente Daniel incontra una splendida ragazza di colore, Nagaina; deciso a piantare sua moglie e a dare alla bella ragazza una vita migliore, l’uomo organizza una rapina ai danni di un usuraio.
Il colpo riesce, ma Daniel non riesce a nascondere la refurtiva perchè viene arrestato e imprigionato.
In prigione Daniel conosce un detenuto, Francis, che lo aiuta ad evadere; i due fuggono assieme e ben presto Daniel decide di ritrovare la sua giovane compagna.

Zeudi Araya e Franco Gasparri

E’ proprio Francis a mettersi sulle tracce di Nagaina e a rintracciarla in una piantagione di cotone.
Ma galeotto fu l’amore; i due si innamorano perdutamente e…
Estremamente sintetica la trama di La preda, film girato nel 1974 da Domenico Paolella.
Non è che ci sia molto da raccontare, perchè il film non ha una linea di sceneggiatura univoca; anzi, ondeggia indecisa tra il giallo, il sentimentale e a sprazzi sfora nell’erotico molto blando.
Girato a tempo di record per sfruttare lo straordinario successo ottenuto dalla futura signora Cristaldi, Zeudi Araya, con il film di Scattini La ragazza dalla pelle di luna, La preda è un dramma abbastanza prevedibile in cui quello che conta è un epidermico interesse per le vicende sentimentali dei due protagonisti maschili, che ruotano attorno alla figura della bellissima e volubile Nagaina, che indecisa tra i due uomini alla fine sceglie la via più semplice ( e naturalmente prevedibile)


Zeudy Araya, bellissima e sensuale,subito dopo il grande successo del film di Scattini aveva lavorato in La ragazza fuoristrada, ancora una volta con il compianto regista di origini piemontesi; in quel film, datato 1973, aveva avuto modo di mostrare una certa predisposizione alla recitazione drammatica così Paolella unisce l’utile al dilettevole e le affianca la star dei fotoromanzi Franco Gasparri, popolarissimo sopratutto fra il pubblico femminile per le sue partecipazioni alle edizioni Lancio e Renzo Montagnani, non ancora coinvolto nei numerosi e ripetitivi ruoli della commedia sexy che avrebbe interpretato in seguito.
A ben guardare la cosa migliore sono proprio loro tre, i protagonisti di un dramma con molti coni d’ombra e poco incisivo sopratutto perchè estremamente superficiale nel descrivere le emozioni e i sentimenti dei protagonisti in gioco.
Così se si escludono alcune sequenze e se si esclude la bellissima Araya, del film non resta traccia nè ricordo anche perchè nello stesso anno l’attrice eritrea girerà un film in carta carbone, quel Il corpo (ancora una volta con il suo mentore Scattini) ben più interessante e incisivo.


Il tandem Gasparri-Araya si ricostituirà poi nel 1975 in La peccatrice, diretto da Pier Ludovico Pavoni, un film drammatico di un certo spessore e valore.
La preda invece resta abbastanza anonimo, anche se va detto che Renzo Montagnani, gran talento sacrificato poi in dozzine di film di dubbio livello, mostra una decisa attitudine e physique du role nel ruolo a lui assegnato.
Non resta davvero molto altro da dire, se non elogiare la discreta fotografia di Armando Nannuzzi e le musiche passabili di Franco Bixio e Fabio Frizzi ; il doppiaggio di Zeudi Araya è opera della bravissima Micaela Esdra. Film trasmesso più volte in tv, in orari però assolutamente da dimenticare per colpa delle sequenze di nudo della Araya che in verità sono una delle rare cose apprezzabili di un film molto, molto modesto.


La preda
Un film di Domenico Paolella. Con Micheline Presle, Renzo Montagnani, Zeudi Araya, Franco Gasparri,Carla Mancini Giallo-drammatico, durata 95′ min. – Italia 1974.

Zeudi Araya: Nagaina
Franco Gasparri: Francis
Renzo Montagnani: Daniel
Micheline Presle: Betsy

Regia: Domenico Paolella
Sceneggiatura: Mario Bregni,Remigio Del Grosso,Domenico Paolella
Musiche: Franco Bixio e Fabio Frizzi
Fotografia: Armando Nannuzzi
Montaggio:Amedeo Giomini
Art direction: Oscar Capponi

Doppiatori:
Micaela Esdra: Nagaina
Roberto Chevalier: Daniel

giugno 23, 2012 Pubblicato da: | Drammatico, Erotico | , , , | Lascia un commento

Tarzana,sesso selvaggio

La piccola Elisabeth Shipper è scomparsa anni addietro in una foresta, da quando l’aereo che trasportava lei, sua madre e suo padre Donovan è caduto nei pressi di Nairobi; da allora suo zio Glen Donovan, deciso a ritrovarla per nominarla erede del suo patrimonio (l’uomo non ha eredi diretti oltre Elisabeth) l’ha cercata inutilmente.
Ma un giorno, sedici anni dopo, i resti dell’aereo vengono ritrovati e con essi i corpi senza vita di Donovan e di sua moglie; manca all’appello il corpo di Elisabeth, che presumibilmente è ancora viva.
Glen Donovan decide di organizzare una spedizione,al comando di Glen Shipper a cui promette 100.000 dollari in caso di successo della stessa, ingaggiando il subdolo Groder e il suo amico Fred e aggiungendo anche Doris Miller, la sua segretaria.

Una splendida Femi Benussi è Tarzana

Groder ha per la mente un’idea sola; impedire il ritrovamento di Elisabeth e in caso di successo della spedizione, uccidere la ragazza per ereditare l’ingente patrimonio di Glen in qualità di erede prossimo del miliardario.
Dopo varie vicissitudini, il gruppo scopre che la ragazza è ancora viva e che anzi si è adattata alla vita dalla giungla, arrivando a convivere con le belve che la popolano. Rispettata dagli indigeni che la chiamano Tarzana, Elisabeth non ha memoria della sua vita passata; Groder riesce a catturare la ragazza ma sul punto di ucciderla viene fermato da Fred che vuole usare la ragazza come arma di ricatto verso Groder.

Beryl Cunningham

Ma le cose volgono al meglio quando dopo un inseguimento nella giungla Fred finisce in una trappola mentre insegue la astuta Tarzana che conosce a menadito tutte le insidie della giungla.
L’uomo cade in una profonda fossa morendo infilzato su alcuni bastoni acuminati posti sul fondo.
Raggiunta da Glen e da Doris Miller Tarzana…….
In una giungla ricostruita in studio con un’ingenuità disarmante e con una povertà di mezzi francescana, Tarzana sesso selvaggio è un B movies di qualche successo girato nel 1969 da Guido Malatesta per sfruttare la buona fama e l’indiscutibile bellezza di Femi Benussi,

Franca Polesello

l’attrice friulana che nei tre anni precedenti aveva partecipato a una ventina di pellicole di vario genere, inclusa un’altra versione girata nella giungla di un film fac simile, quel Samoa regina della giungla che l’aveva vista protagonista assieme ad Edwige Fenech.
Con un titolo assolutamente fuorviante come Tarzana sesso selvaggio lo spettatore è indotto a pensare di trovarsi davanti ad una di quelle prime pellicole sfacciatamente erotiche che sul finire del decennio sessanta iniziavano ad invadere gli schermi.
Il film invece di erotico non ha assolutamente nulla, concedendo alla platea qualche seno nudo della splendida Benussi e dell’altra protagonista,Franca Polesello.


Il resto del film è di una noia mortale, mancando alla pellicola stessa una sceneggiatura valida e sopratutto interpretata com’è da attori di livello troppo basso per poter riscattare la sciatteria della storia.
Del resto il film appare una scopiazzatura di Gungala la vergine della giungla, con protagonista la splendida Kitty Swan uscito l’anno prima sugli schermi; in questa pellicola Malatesta altro non fa che clonare il personaggio di Tarzan, metterci al suo posto una controfigura femminile di fascino come Femi Benussi, e lasciarla libera di scorazzare per la giungla a seni nudi, cavalcando un elefante di dimensioni contenute e lasciandola libera di lanciare urla quasi isteriche in pura imitazione del ben più famoso personaggio di Edgar Rice Burroughs.
Per poter far fronte alla misera sceneggiatura, Malatesta propone quindi topless a tutto spiano delle protagoniste della storia le citate Polesello e Benussi, aggiungendo un fascino di esotica e selvaggia bellezza con Beryl Cunningham, che esegue una danza selvaggia e orgiastica nel vllaggio degli indigeni che si apprestano ad attaccare la spedizione che improvvidamente si è avventurata nella giungla.


Inutile andare per il sottile aggiungendo altri particolari alla trama, che è così lineare e prevedibile da risultare commovente nella sua semplicità; dopo aver citato le generose forme di Femi Benussi e di Franca Polesello altro non resta da fare che ricordare che questo film non esiste in versione digitale ma solo analogica, il che non è assolutamente un male. A quanto mi risulta non dovrebbe esserci nemmeno una versione in italiano su supporto magnetico, visto che le uniche immagini e gli unici filmati esistenti sono in lingua inglese o tedesca.

 

Tarzana sesso selvaggio
Un film di Guido Malatesta. Con Femi Benussi, Franca Polesello, Ken Clark, Beryl Cunningham, Raf Baldassarre, Furio Meniconi, Franco Ressel, Ugo Adinolfi, Fortunato Arena, Andrew Ray Avventura/Erotico, durata 90 min. – Italia 1970.

Ken Clark … Glen Shipper
Franca Polesello … Doris
Beryl Cunningham … Kamala – Dancer
Femi Benussi … Tarzana
Franco Ressel … Groder
Raf Baldassarre … Fred
Alfred Thomas … Kamuro
Furio Meniconi … Lars

Regia Guido Malatesta come James Reed
Sceneggiatura Gianfranco Clerici ,Guido Malatesta,Phillip Shaw
Produzione Glen Hart,Fortunato Misiano
Musiche Angelo Francesco Lavagnino
Montaggio Augusto Tiezzi
Fotografia Jolanda Benvenuti

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Femi Benussi, foto di scena

Franca Polesello, foto di scena

Gruppo di Lobby card del film

Maggio 15, 2012 Pubblicato da: | Erotico | , , , | 1 commento

Hollywood Babylon

Un film/documentario dal titolo eloquente, Hollywood Babylon ovvero Hollywood Babilonia, che riprende fedelmente sia il titolo del romanzo omonimo di Kenneth Anger del 1958 che la trama del libro stesso.
Una pellicola che descrive la Hollywood dei primi anni di vita attraverso le vicende personali di molti attori che ebbero fama e gloria dalla Mecca della celluloide, ma che ebbero anche la vita distrutta dagli eccessi legati all’improvvisa fama e ricchezza che la matrigna Hollywood dispensò con spropositata magnanimità.
Sono gli albori del cinema; i film sono rigorosamente in bianco e nero e ovviamente muti e le star che popolano questo mondo affascinante e luccicante si chiamano Buster Keaton o Charlie Chaplin solo per citare i famosissimi o anche Olive Thomas e Roscoe “fatty” Arbuckle.


Attraverso il documentario ci avventuriamo in un mondo che dietro la scintillante opulenza e la fama che distribuisce a larghe mani, nasconde un sotto bosco fatto di eccessi di droga e alcool, perversioni sessuali e altro.
Il film ovviamente privilegia l’aspetto scabroso delle varie storie e inserisce fra le varie vicende dei protagonisti che occuparono per mesi le prime pagine dei giornali americani, scenette tratte dai film interpretati dagli stessi protagonisti.
Le vicende private sono invece girate con attori professionisti, che in qualche modo ricordano anche nelle fattezze del corpo i personaggi a cui si ispirano.
Cosi l’attore che interpreta Arbuckle ha praticamente la stessa stazza del bravissimo e sventurato idolo degli anni 20 e lo stesso si può dire per gli altri interpreti.


Viene privilegiata la parte morbosa delle varie storie, con una mole impressionante di nudi intervallati da vignette o sketch dell’epoca; alcune storie vengono proposte con nome e cognome dei protagonisti, altre invece ammiccano molto esplicitamente senza tuttavia rendere pubblici i nomi dei protagonisti.
Il grande regista Von Stronheim (interpretato da un attore che rende immediatamente riconoscibile lo stesso) viene visto come un pornografo, Marlene Dietrich (che all’uscita del libro era viva e vegeta) come una lesbica depravata sorpresa in atteggiamenti intimi con Maria Arnold, Charlie Chaplin viene visto attraverso il resoconto della relazione scandalosa a tre con William Randolph Hearst, Marion Davies e lo stesso leggendario interprete di Charlot.
Lo stesso Chaplin (non menzionato esplicitamente) è descritto come “sessualmente dotatissimo”, mentre di William Randolph Hearst viene raccontato anche l’episodio di cronaca che lo vide coinvolto in un episodio di cronaca nera, la morte del produttore Thomas Ince avvenuta a bordo della sua barca.


Sia il regista del film, Van Guylder, sia lo scrittore Anger adombrano il sospetto di un gigantesco insabbiamento delle vere cause della morte di Ince, naturalmente nascondendo con cura ogni riferimento all’editore miliardario.
Viceversa, il caso della sventurata Olive Thomas è trattato apertamente.
Lo scandalo che seguì alla morte dell’attrice ventiseienne fu un autentico ceffone per la morale ben pensante americana.
Olive, che aveva sposato Jack Pickford, attore fratello della fidanzata d’America Mary Pickford, morì per una dose letale di farmaci dopo aver passato una notte di baldorie con il marito.
All’epoca dei fatti si parlò di dipendenza da parte della coppia da droghe e alcool e sì adombrò il sospetto che l’attrice fosse morta per un’overdose.


Nello stesso modo viene trattata la vicenda di Roscoe “fatty” Arbuckle, la stella del muto famosa per le sue dimensioni corporali e per la simpatia che ispirava il suo personaggio goffo e gioviale.
L’attore venne travolto dallo scandalo seguito alla morte dell’attricetta Virginia Rappe, trovata morta all’interno di una camera d’albergo in cui l’attore aveva organizzato una festa.
La donna morì di peritonite, come venne accertato dal medico legale, ma numerose illazioni attribuirono la morte di Virginia ad un gioco erotico fatto con l’attore, che le avrebbe inserito nelle parti intime una bottiglia di champagne, cosa che le avrebbe provocato ferite mortali.


Arbuckle venne sottoposto a tre gradi di giudizio e definitivamente assolto dall’infamante accusa, ma ne ebbe la carriera stroncata tanto che, nonostante l’aiuto dell’unico amico rimastogli, Buster Keaton, rimase ai margini di Hollywood fino a morire di crepacuore ad appena 47 anni.
Chiunque voglia approfondire l’argomento, può leggere l’articolo che ho scritto sul caso Arbuckle a questo indirizzo : http://paultemplar.wordpress.com/2008/11/11/fatty-roscoe-arbuckleuno-scandalo-a-hollywood/
Nel documentario non se la cava bene nemmeno lo sceicco bianco, il leggendario Rodolfo Valentino che viene visto come un voyeur quasi impotente.


Anche se non menzionato esplicitamente, esce con le ossa rotte dal film il leggendario interprete di Charlot, Charlie Chaplin; nella parte dedicata a lui viene in pratica additato al pubblico ludibrio per la relazione scandalosa con Mildred Harris, che aveva 17 anni quando i due ebbero un’intensa relazione. Il film racconta dello scandalo evitato solo per il matrimonio riparatore a cui il grande attore venne costretto, principalmente perchè la donna rimase incinta. Chaplin era sulla cresta dell’onda e uno scandalo avrebbe potuto significare la fine della sua carriera.


Chaplin esce con le ossa rotte dal racconto di Anger; l’attore è visto come un depravato che costringe la giovane moglie ad assistere a rapporti sessuali con altre donne, oppure a farle praticare contro voglia sesso orale.
In pratica Hollywood Babylon è una specie di pamphlet in cui confluiscono tutti i vizi privati (divenuti poi pubblici) della Mecca del cinema; in fondo non c’è molta differenza tra il libro e quindi il film e un moderno settimanale scandalistico di gossip.


Se il dorato mondo della celluloide viene visto come luogo di perdizione, in cui i valori morali valgono zero, i protagonisti più acclamati dell’epoca sono osservati al microscopio come degli insetti.
Sono dei depravati, tossicomani ed alcolizzati, pronti a tuffarsi in orge e a bere fiumi di alcolici, stupratori e profittatori (il famoso sofà delle dive), deboli e pavidi e al tempo stesso schiavi di vizi innominabili.
Hollywood esce con le ossa rotte da questa narrazione, che risparmia ben poco dei miti dell’epoca d’oro del muto.
Veniamo al film.
Tutto è trattato con leggerezza sospetta e sopratutto con una mega esposizione della parte più pruriginosa, il sesso.
Il film non fa del moralismo, ma fa semplicemente dello scandalo la sua bandiera, esponendo al pubblico disprezzo overdose di donne nude colte in atteggiamenti espliciti con i vari protagonisti degli scandali.


Nel caso di Olive Thomas vediamo il cameriere dell’hotel dove l’attrice soggiornava con il marito rinvenire il corpo senza vita della donna; il cameriere ovviamente scopre che l’attrice, sotto la vestaglia, è completamente nuda e così la lascia fino all’arrivo della polizia.
Arbuckle consuma la violenza sulla Rappe con una bottiglia e poco importa che la cosa non fosse vera: basta semplicemente il sospetto e poichè l’attore è morto da tempo ecco che viene mostrato come un depravato senza freni.
Film pruriginoso quindi, in cui confluiscono sesso a gogò e depravazioni sessuali illustrate però con una certa ricercatezza; non si arriva mai all’esplicito, anche se purtroppo non posso dire se nella versione originale questi particolari fossero presenti.
Il film infatti non mi risulta sia mai stato riversato integralmente in dvd, mentre la stessa versione del film in italiano è praticamente introvabile.
Teniamo conto che il film stesso uscì nelle sale italiane nel 1972 e la presenza massiccia di nudi ed atti sessuali sicuramente non passò inosservata alla vista dei censori.


La recitazione degli attori è pressochè totalmente corporale, per cui è inutile rimarcare qualche personaggio meglio interpretato.
In ultima analisi, Hollywood Babylon è un film per voyeur morbosi o per cultori dello scandalo e del gossip.

Hollywood Babylon, di Van Guylder, con Roger Gentry,Myron Griffin,Uschi Digard,Marland Proctor,Maria Arnold,Jane Allyson Documentario,Usa 1972

Roger Gentry …Big Daddy / Bartender
Myron Griffin … Charlie Chaplin
Uschi Digard … Donna al Party / Marlene Dietrich
Marland Proctor … Wally Reid
Maria Arnold …Donna al Party /Ragazzahe partecipa all’orgia
Jane Allyson ..Ragazza al party di Arbuckle’s
Nora Wieternik … Ragazza al party
Suzanne Fields …Ragazza al party / Mildred Harris /

Regia: Van Guylder
Sceneggiatura: L.K. Farbella
Romanzo: Kenneth Anger
Produzione: L.K. Farbel,Roger Gentry,Van Guylder,Marvin Miller
Musica: Allan Alper
Montaggio: Henning Schellerup

Il libro omonimo di Angers

Wally Reid

Charlie Chaplin

L’attore Roscoe Arbuckle

Rodolfo Valentino

Due foto della grande attrice del muto Theda Bara

Gli studi della Universal

quelli della Paramount

… e quelli della MGM

Maggio 5, 2012 Pubblicato da: | Erotico | | Lascia un commento

Desideri voglie pazze di tre insaziabili ragazze

Un castello, due pretendenti al possesso, due ragazze e una fidanzata gelosa.
Sono i protagonisti di Desideri voglie pazze di tre insaziabili ragazze, film con pretese comiche che racconta la storia del colonnello Delaroche e del conte D’Alsay, entrambi convinti di avere dei diritti sul castello di Portillon.
I due litigano da anni sulla titolarità della proprietà mentre madame Perroniere, la lavandaia del castello briga per far sposare le sue due nipoti ad uno dei due contendenti.
Monique e Babette, le due cuginette, diventano così protagoniste di un intrigo; disinibite e disponibili, le due avvenenti fanciulle tentano di assicurarsi i favori dei due avversari.

Edwige Fenech

Ma a intromettersi nell’ingarbugliata vicenda è Blande, splendida nipote del conte, rendendo il dissidio tra i due inconciliabile.
Alla fine, anche se a malincuore, Delaroche e D’Alsay decidono di battersi a duello a colpi di pistola.
Ma Blande e Babette si intrometteranno proprio nel momento in cui il duello sta per iniziare; poco dopo arriva il Procuratore generale che ha la soluzione pronta per dipanare la questione.
La corte infatti ha stabilito che nessuno dei due ha titolarità sul castello, che in realtà è di……


Desideri, voglie pazze di tre insaziabili ragazze è un film del 1969 diretto da Joseph Zachar, che l’anno successivo riproporrà il quasi identico tema in un film clone chiamato Alle dame del castello piace molto fare quello.
Dai titoli è chiaramente deducibile sia il genere di appartenenza delle pellicole sia la qualità delle stesse; per quanto riguarda il film in oggetto, siamo di fronte ad una commedia che vorrebbe essere umoristica con forti venature erotiche.
Il problema è che il film ha pochissimo di erotico e ancor meno di umoristico; a parte l’assoluta banalità della trama, che ricorda i primi “chiappa e spada” o al massimo un decamerotico di serie z va aggiunta una regia così dilettantistica da far pensare ad un’operazione fatta ad uso esclusivo delle pruderie voyeuristiche degli spettatori di fine anni sessanta, allettati dai primi nudi integrali mostrati con sempre minori tagli sullo schermo.


Se si esclude la Fenech, bella e sexy come sempre e in possesso dei requisiti minimi necessari per definirsi un’attrice siamo di fronte anche ad interpretazioni da parte del resto del cast di livello meno che infimo.
Il tentativo di Zachar di imbastire una commedia che strappi una risata si infrange inesorabilmente sulla sua assoluta incompetenza in materia cinematografica; al film manca il benchè minimo senso del ritmo e a ciò va aggiunta l’eccessiva caratterizzazione dei personaggi, che parlano e si muovono come degli idioti.
Così il film prosegue mostrando più pelle nuda possibile, senza alcun riguardo nemmeno per la parte erotica, visto che le sequenze sono girate a scatti e che non vengono creati nemmeno dei momenti che si possano definire caldi.


La parola fine, con le sequenze finali che portano alla soluzione della contesa tra i due avversari, arriva come una liberazione; il film è così malmesso, mal girato e brutto che non ci si arrabbia. Del resto se il nome del regista non poteva certo significare qualità, vista sia la sceneggiatura di partenza sia l’anonimato toale dei protagonisti della pellicola, il titolo stesso portava inequivocabilmente a inserire la pellicola stessa nella fascia dei b movie anni sessanta, per intenderci quel gruppo consistente di film girati in stretta economia, senza idee e mantenuti a galla solo dalla bellezza delle protagoniste e dai nudi proposti negli stessi.
La allora ventunenne Edwige Fenech, messasi in mostra l’anno precedente con Samoa regina della giungla è davvero l’unico motivo di interesse del film; poichè nella pellicola non è richiesta nessuna dote particolare, si può ammirarla senza veli per lunghi tratti.
Le altre due protagoniste della pellicola, ovvero Angelica Ott e Barbara Capell, sono poco più che gradevoli comparse, assolutamente sprovviste di qualsiasi dote recitativa se non quella senza vestiti, il vero motivo della loro presenza nel film.


Cercando con il lanternino qualche scena da segnalare, si possono citare quella del duello con la Ott e la Fenech discinte che cercano di impedire ai due contendenti di spararsi e qualche siparietto che anticipa le situazioni dei decamerotici, ovvero la Fenech che si trastulla con l’amante sotto gli occhi dello zio ecc.
Desideri voglie pazze di tre insaziabili ragazze, nell’originale tedesco Alle Kätzchen naschen gern arrivò in Italia tempo dopo l’uscita sugli schermi tedeschi, mutilato e sforbiciato a tal punto da rendere ancor più inconsistente la trama e il resto.
Un’operazione smaccatamente commerciale, quindi, fra le meno riuscite anche dal punto di vista economico perchè il film all’epoca passò completamente inosservato, salvo essere ripescato in seguito dal nutrito gruppo di fans della Fenech.
Da scansarsi in qualsiasi versione essendo privo del minimo richiesto ad una pellicola.
Desideri e voglie pazze di tre insaziabili ragazze
Un film di Josef Zachar. Con Sieghardt Rupp, Ernst Stankovski, Edwige Fenech, Angelica Ott, Barbara Capell, Helen Vita, Ernst Waldbrunn, Ralph Wolter Titolo originale Alle katzchen naschengerb. Erotico, durata 85 min. – Germania 1969.

Edwige Fenech Blande
Ernst Stankowski Conte D’Alsay
Sieghardt Rupp Colonnello Delaroche
Angelica Ott Babette
Barbara Capell Monique
Helen Vita Madame Peronnière
Ralf Wolter Philippe
Ernst Waldbrunn Procuratore generale
Ivan Nesbitt René

Regia Joseph Zachar
Soggetto Christa Brandt
Sceneggiatura Kurt Nachmann e Günther Heller
Produttore Ilse Kubaschewski e Erich Tomek
Fotografia Kurt Junek
Montaggio Arnfried Heyne (accreditato come Arndt Heyne)
Musiche Gerhard Heinz
Scenografia Ferry Windberger
Costumi Lambert Hofer Jr., Johanna Ott, Berta Pless

aprile 24, 2012 Pubblicato da: | Erotico | , | Lascia un commento

La collegiale

Raggiunta la maggiore età la giovane Daniela abbandona il college dove è rimasta a studiare per alcuni anni e torna a casa.
L’impatto con la famiglia però si rivela durissimo: dal padre alla matrigna, nella casa dei suoi vige una moralità degna di Sodoma e Gomorra.
Suo padre Carlo infatti trascura tutto impegnato com’è ad accumulare denaro, non accorgendosi nemmeno che la sua seconda moglie (la matrigna di Daniela) passa il suo tempo cornificando il marito, che sua zia Emy fa ancora di peggio saltando in tutti i letti possibili e che suo cugino, per completare l’edificante quadretto famigliare, è un ricattatore.
Per Daniela la situazione è davvero imbarazzante e dopo poco decide di adeguarsi in qualche modo all’andazzo della casa, accettando la corte del giardiniere di casa, Marco.


Sarà con lui che Daniela sceglierà di allontanarsi in cerca di aria pulita.
Se non è certo l’originalità il tema portante del film La collegiale, regia di Gianni Martucci, va riconosciuta a questo film una mancanza di volgarità tipica delle commedie sexy scollacciate degli anni settanta.
Costruito attorno ad un cast di qualche pretesa, il film di Martucci, uscito nel 1975 e quindi nell’ultimo anno di grande affluenza ai botteghini pur essendo infarcito delle solite nudità proposte ad ogni occasione utile, mantiene un certo decoro nei dialoghi e nelle situazioni ad alto calore erotico.
C’è un tentativo appena abbozzato di critica sociale, all’istituzione della famiglia e alla solita morale di provincia ma è solo un timido e velleitario tentativo.

Martha Katherin

Sofia Dionisio

Il film infatti non esce mai dai binari rigorosi della commedia spinta, pur mantenendo come dicevo prima un decoro che in altre produzioni del genere è mancato del tutto.
I dialoghi non sono eccelsi ma nemmeno imbarazzanti e qualche situazione muove al sorriso; sembra di assistere ad una prosecuzione del film La minorenne, uscito l’anno prima per la regia di Amadio con protagonista Gloria Guida.
Il livello della pellicola è praticamente lo stesso, ma questa volta nel film di Martucci quanto meno ci si bea gli occhi.

Femi Benussi

Se le protagoniste sono la sorella minore di Silvia Dionisio, Sofia e Martha Katherin alla sua prima ed ultima comparsa in un film, c’è la presenza di una splendida Femi Benussi ad alzare il livello qualitativo almeno a bellezza corporea.
L’attrice friulana, splendida trentenne, è uno spettacolo per i sensi e compare più svestita che con i panni addosso.
Ad interpretare il ruolo di Marco (il giardiniere) troviamo l’ex fidanzato d’Italia Mario Castelnuovo,che nel 1975 si dedicò anima e corpo alle partecipazioni a film del filone commedia sexy (ricordiamo i vari Amore mio spogliati… che poi ti spiego! ,Quella età maliziosa e l’ottimo thriller Nude si muore).
L’attore lombardo è impegnato a guadagnarsi la pagnotta e si vede; questo è il suo penultimo ruolo in un film sexy, visto che negli anni successivi si dedicherà anima e corpo agli sceneggiati tv, forse meno remunerativi dal punto di vista economico ma sicuramente più appaganti professionalmente.


In quanto a Martucci, la sua è una regia più che dignitosa, nella quale il regista milanese evita di calcare la mano sui soliti stereotipi della commedia sexy puntando ad un intrattenimento che non scivoli nel trash.
Il suo è un esordio dietro la macchina da presa, la prima delle cinque regie globali che lo vedranno protagonista, prima dell’ultimo capitolo firmato nel 1988 con I frati rossi.
Un film ormai sepolto in un cassetto, La collegiale.
Tuttavia può capitare di rivederlo trasmesso dalle private; in questo caso scegliete di vederlo, quanto meno per rifarvi gli occhi con delle bellezze femminili che non usavano silicone o altri trucchi per mostrarsi più appetibili.
La collegiale
Un film di Gianni Martucci. Con Femi Benussi, Nino Castelnuovo, Silvia Dionisio, Marta Katherin,Franco Diogene Erotico, durata 97 min. – Italia 1975.

Nino Castelnuovo: Marco
Martha Katherin: Daniela De Marchi
Sofia Dioniso: Marta De Marchi
Franco Diogene: Carlo De Marchi
Femi Benussi: Emy
Franco Merli: Stefano
Sergio Di Pinto: hippy

Regia Gianni Martucci
Produzione Giuliano Simonetti
Soggetto Gianni Martucci
Sceneggiatura Piero Regnoli
Musiche Berto Pisano
Cinematography Fausto Rossi
Montaggio Bruno Mattei
Costumi Elena De Cupis

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aprile 4, 2012 Pubblicato da: | Erotico | , , , , | 3 commenti

La minorenne

La minorenne locandina

Turbe adolescenziali di Valeria, ragazza di buona famiglia che è tormentata ( o forse anche oniricamente compiaciuta) da sogni erotici estremi; le cose per lei non cambiano nemmeno in un collegio di suore, visto che i sogni continuano.
Nella vita cosciente Valeria è una ragazza qualsiasi, alle prese con i problemi delle adolescenti; sogna l’amore pulito e persone di cui fidarsi, ma inevitabilmente va incontro a delusioni.

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Gloria Guida

A casa la situazione è ancora peggiore: suo padre è un industrialotto mentre la sua seducente madre è una casalinga che non disdegna avventure extra coniugali, come del resto il marito. A completare il poco edificante quadretto di famiglia ci si mette il fratello, un tipaccio che non esita a mostrare Valeria nuda agli amici (mentre naturalmente si fa il bagno).
Così Valeria è costretta a sorbirsi delusioni di ogni genere, poichè si muove in un ambiente che ha dei limiti morali molto marcati e nei quali il suo desiderio di purezza si infrange come un onda sullo scoglio.

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Ma alla fine, dopo esperienze e inevitabili delusioni, anche per lei arriverà il coronamento dei sogni amorosi.
A La minorenne, diretto da Silvio Amadio nel 1974 va riconosciuto un solo merito: quello di aver lanciato la allora sconosciuta Gloria Guida e di averla svelata (anche in senso biblico) come attrice di filmetti sexy e come bellezza ruspante dal fisico appetitoso.
Di per se il film infatti non presenta alcun motivo di interesse; la trama è assolutamente inconsistente, i dialoghi sono a dir poco imbarazzanti e la velatissima critica sociale finisce per essere sommersa da un contesto generale nel quale predomina la noia.
Si passa dai sogni erotici di Valeria, che variano dallo stupro di gruppo al sogno ad occhi aperti che vede protagonista il medico che visita le studentesse del convitto di suore dove studia la ragazza per concludersi con le squallide visioni degli amici di suo fratello, che la espone inconsapevolmente nuda agli amici allupati.

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Va da se che con queste premesse il film non può che collocarsi nel largo spazio in cui finirono tantissimi prodotti del periodo centrale degli anni settanta, quando i registi scoprirono che con due lire era possibile creare dei filmetti fatti in casa e raggranellare un bel pacco di milioni.
Silvio Amadio, regista di Frascati morto nel 1995 si era fatto una robusta fama di regista specializzato in commedie sexy a basso costo;

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suoi erano prodotti come …E si salvò solo l’aretino Pietro con una mano avanti e l’altra dietro, Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano del florido filone dei decamerotici o thriller pruriginosi come Alla ricerca del piacere e Il sorriso della iena.
In questo film Amadio si limita a guadagnarsi la pagnotta sfruttando al meglio le notevoli doti fisiche di Gloria Guida, ancora fisicamente acerba ma già in possesso di quelle caratteristiche che finiranno per risultare determinanti nella sua carriera.
Ed è proprio l’attrice meranese l’unico motivo di interesse del film; la sua forte presenza scenica fa in qualche modo dimenticare i farneticanti dialoghi di cui è costellata la pellicola, che in alcuni momenti risultano talmente pretestuosi da innervosire lo spettatore.
Perchè girare una commediola sexy in cu tutto è scopertamente e smaccatamente chiaro e contemporaneamente strizzare l’occhio ad una denuncia dei mali della borghesia se non si vuole scavare in profondità?
Poichè le scenette sexy, i sogni erotici hanno la meglio su tutto il resto appare chiaro come la sceneggiatura dell’ineffabile Piero Regnoli punti solo ed esclusivamente agli istinti pruriginosi dello spettatore con buona pace di tutto il resto.
Regnoli ha sceneggiato oltre un centinaio di film i cui titoli dicono tutto sulla sua chiamiamola specializzazione cinematografica: si va dal mitico Elena si, ma di Troia a Quella età maliziosa passando per Le dolci zie, L’educanda e tantissimi altri prodotti della commedia sexy italiana.

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Una sceneggiatura a due mani fatta da Amadio e Regnoli quindi era garanzia di morbosità, cosa che puntualmente venne applicata e sfruttata in La minorenne, a cui si può alla fine riconoscere l’unico punto di forza di una bellissima fotografia e una discreta base musicale opera di Pregadio.
In definitiva, filmetto senza pretese e senza nemmeno la presenza di attori di qualche carisma, fatta salva la comparsata di Corrado Pani impegnato a rastrellare qualche soldo senza eccessiva fatica.

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La minorenne
Un film di Silvio Amadio. Con Gloria Guida, Corrado Pani, Fabrizio Moroni, Rosemarie Dexter, Giacomo Rossi Stuart, Giulio Donnini, Marco Guglielmi, Gabriella Lepori, Mario Garriba, Luciano Rossi Erotico, durata 89 min. – Italia 1974.

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Gloria Guida: Valeria
Corrado Pani: l’artista alternativo
Silvio Spaccesi: lo zio sacerdote di Valeria
Giacomo Rossi Stuart: l’amico cinico di famiglia
Marco Guglielmi: padre di Valeria
Nino Scardina: l’assistente dello zio sacerdote

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Regia Silvio Amadio
Sceneggiatura Silvio Amadio, Pietro Regnoli
Fotografia Antonio Maccoppi
Montaggio Silvio Amadio
Casa di produzione Domizia
Musiche Roberto Pregadio

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marzo 19, 2012 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , | 1 commento

Gabriela

Bahia, Brasile-1925

L’italo-arabo-brasiliano Nacib Saad è il proprietario del locale bar “Il vesuvio”
L’uomo ha nelle vene sangue italiano per parte di madre ( la donna era di origine napoletana) e arabo per parte di padre; vive ormai da molto tempo in Brasile, tanto da esserne diventato cittadino a tutti gli effetti.
L’uomo vive discretamente dai proventi del suo bar, ma un giorno si ritrova all’improvviso senza cuoca; decide così di andarsela a cercare al mercato della manovalanza brasiliana, un posto popolato da disperati alla ricerca di lavoro. Qui incontra una ragazza molto bella ma anche sporca e stracciata che sostiene di saper cucinare.


Assuntala come sostituto cuoca, la bellissima e seducente Gabriela, questo il nome della ragazza dimostra davvero di saperci fare tra i fornelli e rimpinza il suo datore di lavoro con manicaretti prelibati; da quel momento il maturo Nacib perde la testa per la giovane brasiliana tanto da decidere di sposarla.
Il che gli crea dei grossi problemi essendo la ragazza priva di documenti oltre che figlia di ignoti.
Con l’aiuto dell’amico avv.Tonico, Nacib riesce a produrre dei documenti falsi per la donna e così la sposa.


Anche se legati da vero affetto, Nacib e Gabriela sono troppo diversi fra loro: giocano contro la stabilità del loro legame la differenza di età, di costumi e sopratutto di cultura.
Nonostante viva da anni in Brasile, Nacib non ha mai perso le sue radici mentre la bella Gabriela è una donna dalla prorompente sessualità e dalla moralità molto elastica, frutto appunto delle esperienze di vita e della sua cultura.
Ed infatti succede che un giorno Nacib, messo sull’avviso da un garzone con il quale ha litigato e che vuole vendicarsi, scopra Gabriela a letto con il suo amico Tonico; alla delusione per il comportamento della moglie si aggiunge la rabbia per il tradimento tanto che l’uomo sembra sul punto di uccidere l’avvocato. Ma si limiterà a colpirlo con la pistola e a lasciare sua moglie completamente nuda alla mercè della vista di tutti.


Nacib avendo scoperto Gabriela in flagranza di reato potrebbe ucciderla e restare impunito, come previsto dalla legge di inizi secolo brasiliana; ma decide di perdonarla ottenendo l’annullamento del suo matrimonio.
Ma Gabriela non si è rassegnata e del resto anche a Nacib manca quella donna sensuale e allegra. Così….
Diretto nel 1982 da Bruno Barreto su soggetto tratto da una novella di Jorge Amado Gabriella, garofano e cannella, Gabriela è un mediocre melodramma con all’attivo solo due cose positive: la presenza di Marcello Mastroianni che interpreta Nacib e quella della regina delle telenovelas Sonia Braga.


Mastroianni è sempre un bel vedere, anche quando è costretto a vestire (a sessantanni) i panni dell’uomo sessualmente eccitato da una moglie molto più giovane di lui e sopratutto molto vogliosa e sessualmente disponibile.
Sonia Braga, a parte un fisico spettacoloso, altro non mostra sia per l’esiguità della trama e della sceneggiatura sia perchè francamente è attrice da tv e molto meno da cinema anche se nel suo curriculum non mancano prove di buon livello come quella fornita nel famoso Donna Flor e i suoi due mariti e in Il bacio della donna ragno.
Il film è tendenzialmente noioso e sonnolento, provoca qualche risveglio proprio in concomitanza con scene torride come quelle che vedono protagonista l’allupata Gabriela sia con il marito sia con l’amante.
Barreto, regista di una ventina di film, il più significativo dei quali è Donna Flor e i suoi due mariti dirige svogliatamente un film che nelle intenzioni doveva essere un dramma sulla differenza di età e di cultura, sulle difficoltà di conciliare le due cose e sull’impossibilità (alle volte) di mettere d’accordo origini così differenti.


In pratica invece spinge l’acceleratore sopratutto sull’aspetto sensuale del film e accentrando tutto sulla sua protagonista, che mostra nuda con sospetta frequenza.
Vediamo infatti l’affascinante Gabriela fare il bagno con piacere sia personale che dello spettatore per qualche istante di troppo; se la cosa può riscuotere successo almeno a livello di piacere per gli occhi si trasforma in evidente e mero tentativo di strizzare l’occhio ad un certo tipo di pubblico.
Tutte le intenzioni relative alla creazione di un dramma popolare, discorsi socio culturali e il resto rimangono nel cassetto così il risultato finale è un film da sbadigli e nulla più. A salvarsi sono solo i paesaggi e la natura brasiliana, che testimoniano come la saudade dei suoi abitanti trasportati fuori dal paese verde oro sia più che giustificata.
La sceneggiatura e la trama sono davvero ben poca cosa e Barreto alla fine riesce a scontentare tutti, incluso il buon Mastroianni autore di una prestazione da minimo sindacale e autore anche di una clamorosa gaffe televisiva nella quale definì la Braga “una bella cozza nera”.


Stroncato dai critici e rinchiuso in un cassetto, Gabriela non ebbe nemmeno il sostegno dell’autore del romanzo, Amado, che si limitò a dire che gli attori avevano fatto la loro parte.
Il che è davvero molto poco per valere la visione del film.


Gabriela
Un film di Bruno Barreto. Con Marcello Mastroianni, Sonia Braga, Antonio Cantafora Drammatico, durata 102 min. – Italia, Brasile 1983.

Sonia Braga: Gabriela
Marcello Mastroianni: Nacib Saad
Antônio Cantafora: Tonico Bastos
Tânia Boscoli: Glória
Nicole Puzzi: Malvina
Paulo Goulart: João Fulgêncio
Ricardo Petraglia: Josué
Lutero Luís: Manuel das Onças
Flávio Galvão: Mundinho Falcão
Jofre Soares: Ramiro Bastos
Maurício do Valle: Amâncio Leal
Nildo Parente: Maurício Caires
Ivan Mesquita: Melk Tavares
Luís Linhares: Jesuíno Mendonça
Emile Edde: il poeta Argileu
Nélson Xavier: il capitano
Nuno Leal Maia: Rômulo
Cláudia Jimenez: dona Olga
Chico Diaz: Chico Moleza
Zeni Pereira: dona Arminda

Regia Bruno Barreto
Soggetto Jorge Amado
Produttore Ibrahim Moussa e Harold Nebenzal
Fotografia Carlo Di Palma
Musiche Antonio Carlos Jobim

Rita Savagnone: Gabriela
Marcello Mastroianni: Nacib Saad
Anna Rita Pasanisi: Glória
Gianni Marzocchi: João Fulgêncio
Michele Gammino: Mundinho Falcão
Giorgio Piazza: Ramiro Bastos
Luciano De Ambrosis: Amâncio Leal
Roberto Villa: Melk Tavares
Sandro Acerbo: Chico Moleza
Deddi Savagnone: dona Arminda

febbraio 16, 2012 Pubblicato da: | Erotico | , , | 1 commento

Quando l’amore è sensualità

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Figlia di una contessa e orfana di padre, Erminia Sanfelice è una giovane molto inibita e tormentata dalla madre che vuol darla in sposa per trovare qualcuno che rimetta in sesto le sostanze di famiglia.
Supinamente Erminia accetta di andare in sposa ad Antonio, un ricchissimo industriale della carne che ha fatto fortuna proprio con il commercio della stessa.
Ma per lei i problemi nascono da subito; Erminia è molto pudica, non ha alcuna esperienza in campo sentimentale e sopratutto non ama il rozzo e sanguigno marito.
Così tra i due si crea da subito un muro di incomunicabilità, che porta Erminia a non consumare nemmeno il matrimonio.
Inutilmente la contessa Giulia tenta di accomodare le cose e nemmeno l’intervento del parroco ottiene nulla; Erminia è sempre più riluttante ad accettare il dovere coniugale e il marito.
Così prende una decisione drastica.
Molla tutto e si trasferisce a Piacenza da sua sorella Angela.
Anche qua però Erminia incontra dei problemi; tanto è inibita e timida lei, tanto sua sorella è diametralmente differente come carattere.

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Espansiva e vulcanica, Angela vive una vita sentimentale e sessuale decisamente promiscua, tanto che Erminia medita di andarsene.
Tuttavia poichè l’alternativa è quella di tornare a casa, Erminia in qualche modo si lascia coinvolgere dal ritmo frenetico della vita di sua sorella.
Nel frattempo Antonio, privo della moglie, riprende la sua vita di Don Giovanni che culmina in un rapporto semi incestuoso con sua suocera Giulia, che ne diviene l’amante.
La matura contessa,travolta dalla sensualità primitiva di Antonio, si lascia andare; ma è in agguato un colpo di mano del destino, perchè Erminia, che ha deciso di tornare a casa, sorprende i due amanti e….

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A sorpresa, Quando l’amore è sensualità, film diretto da Vittorio De Sisti nel 1973 mostra di staccarsi dal novero delle commedie sexy sia per la trama drammatica sia per la sceneggiatura che privilegia il tono serioso della vicenda narrata piuttosto che la sua componente scabrosa.
Se la sceneggiatura sembra forzata e incline a privilegiare l’aspetto pecoreccio del triangolo mamma-figlia-marito di quest’ultima, De Sisti evita di spingere l’acceleratore sul morboso privilegiando la trattazione delle psicologie dei personaggi.
Intendiamoci, nulla di trascendentale ma per una volta la componente erotica e morbosa lascia il passo al dramma che i protagonisti vivono nella vicenda.

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Le storie intrecciate di Giulia, donna tormentata dai problemi economici ma anche e sopratutto da una sessualità frenata e nascosta che si rivelerà solo nel rapporto semi incestuoso con suo genero e quella di Erminia, donna altrettanto inibita e frigida che scoprirà in parte un mondo alieno come la sua sessualità quando incanterà suo cognato, si mescolano a quelle di due figure in qualche modo all’opposto esatto della coppia madre e figlia.
Antonio infatti è un tombeur de femmes, un gallo ruspante che vive una sessualità sfrenata e insaziabile un pò come la cognata Angela, che all’opposto di Erminia è donna libera e dai costumi sessualmente aperti.
La solita casualità vuole che proprio Antonio e Angela, che n qualche modo sarebbero fatti l’uno per l’altra non si incontrino, mentre l’uomo finirà per consolare la sua repressa suocera, scatenando però così un dramma famigliare che culminerà nel momento in cui Erminia sorprenderà suo marito e sua madre a letto assieme.

Quando l'amore è sensualità 5Agostina Belli

Storia pruriginosa, quindi, ma narrata con un certo stile.
Vittorio De Sisti ha sempre diretto con garbo i film che ha avuto per le mani; non dimentichiamo per esempio uno dei migliori decamerotici, Fiorina la vacca oppure Lezioni privare o La supplente va in città.
Certo, siamo comunque in presenza di un dramma configurabile nell’ambito della commedia sexy, non fosse altro per la presenza di diverse scene di nudo che però una volta tanto sono funzionali alla storia raccontata.

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Decisamente ben assortito il cast che vede la presenza di Francoise Prevost nel ruolo della contessa Giulia, interpretato con garbo e misura, di Agostina Belli sempre affascinante nel ruolo della inibita Erminia, di Eva Aulin in quello per lei quasi naturale di Angela, ragazza senza tabù che sa godersi la vita e infine di Gianni Macchia nel ruolo di Antonio, il lussurioso marito di Erminia ed amante di Giulia.
Grazie ad una fotografia molto curata e a dialoghi non banali, Quando l’amore è sensualità si presenta quindi come un film dignitoso, che si avvale anche di una morbida soundtrack firmata dal maestro Morricone.
Un film che andrebbe riscoperto e che dovrebbe aver avuto un edizione digitalizzata.

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Femi Benussi

Quando l’amore è sensualità
Un film di Vittorio De Sisti. Con Françoise Prévost, Femi Benussi, Agostina Belli, Gianni Macchia,Umberto Raho, Rina Franchetti, Giovanni Petrucci, Vittorio Fanfoni, Ewa Aulin, Rossella Bergamonti, Giovanni Rosselli, Monica Monet Erotico, durata 93 min. – Italia 1973.

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Françoise Prévost

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Gianni Macchia

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Eva Aulin

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Agostina Belli: Erminia Sanfelice
Francoise Prevost: Giulia Sanfelice
Gianni Macchia: Antonio
Eva Aulin: Angela
Umberto Raho: il sacerdote

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Regia: Vittorio De Sisti
Sceneggiatura:Vittorio De Sisti, Luigi Russo
Montaggio: Aldo De Robertis
Fotografia: Angelo Curi
Musiche: Ennio Morricone

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febbraio 9, 2012 Pubblicato da: | Drammatico, Erotico | , , , , , | Lascia un commento