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Un borghese piccolo piccolo

Nel 1981 Franco Battiato,cantautore siciliano,compone Bandiera bianca;nel brano ci sono alcuni passi che sembrano riecheggiare la trama del film di Monicelli,Un borghese piccolo piccolo.
Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare. rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare” o anche “Quante squallide figure che attraversano il paese com’è misera la vita negli abusi di potere“o ancora “Ho sentito degli spari in una via del centro quante stupide galline che si azzuffano per niente” sono perifrasi della pellicola di Monicelli,il de profundis personale del grande regista nei confronti della commedia all’italiana,quel filone florido della cinematografia italiana che aveva disegnato un’Italia profondamente diversa da quella dipinta dallo stesso regista
in tante commedie graffianti ma sostanzialmente solo ironiche sul “paese che non c’è” o sul “paese senza memoria” raccontato da Sciascia.
Siamo nel 1977,l’aria è bruma,anzi plumbea.
Non a caso siamo negli anni di piombo,in un paese dilaniato che ha perso la sua innocenza già da un decennio,con un boom economico ormai solo nella memoria e in preda ad una crisi morale e culturale senza precedenti.
Quasi avesse perduto ogni speranza sugli italiani (ma anche sull’umanità,ahimè),Monicelli consegna alla cinematografia un’opera crudele e senza speranza,in cui tutti i gangli del consesso civile sembrano incancreniti,preda di metastasi diffuse,un paese senza bussola e alla deriva,moralmente e umanamente raso al suolo.


Non si salva nulla,in Un borghese piccolo piccolo.
Il gatto a nove code di Monicelli sferza il sociale,il privato,il politico;è un film anticlericale ( il prete parla di unica speranza dell’umanità attraerso la morte) ma principalmente è un film nichilista.
L’italiano medio,il borghese piccolo piccolo (due aggettivi dequalificanti a significare la nullità umana del personaggio) esce a pezzi da questo ritratto al vetriolo degli italici vizi;un padre che elargisce consigli qualunquistici “Pensa a te, Mario, pensa solo a te! Ricordati che in questo mondo basta fare sì con gli occhi e no con la testa, che c’è sempre uno pronto che ti pugnala nella schiena“,che ricorre al servilismo più abietto pur di realizzare i propri sogni di uomo fallito portando il proprio figlio (poco più che un inetto) ad affiancarlo nel lavoro.
Le speranze di ogni padre si sublimano in senso negativo in un uomo che non insegna al proprio figlio il rispetto verso se stesso ma lo porta drammaticamente ad essere un’ameba nella società,un altro valido (invalido) rappresentante di quella maggioranza silenziosa
che nel decennio settanta assistette immobile alla disgregazione del tessuto sociale.
C’è spazio per un altro carcinoma mortale della società,quella massoneria responsabile di nefandezze senza fine che nel 1981 si scopri aver metastatizzato tutte le componenti più importanti della società;tutti ricorderanno la loggia P2,con i suoi iscritti che appartenevano a tutte le categorie cardine,dall’esercito alla magistratura,dall’imprenditoria al giornalismo,alla cultura.
Monicelli questo non lo sa ma sferza senza pietà.
Non c’è un solo aspetto della vita civile che non venga brutalizzato,non c’è nulla e nessuno che possa essere salvato.

La trama:
la vita di Giovanni Vivaldi,grigio travet impiegato dello stato ruota attorno alle aspettative che nutre per suo figlio Mario,un giovane da poco diplomato.
Mario è un ragazzo qualsiasi,senza particolari doti;compiace la volontà di suo padre perchè in realtà non ha ambizioni se non quella di assecondare Giovanni,ormai vicino alla pensione e che sogna di poterlo far assumere al ministero.
Per far ciò Giovanni non esita a far quanto di più basso può un uomo;arriva a strisciare ai piedi dei dirigenti superiori,non esita a farsi massone durante una cerimonia al limite del farsesco e con l’aiuto del dottor Spaziani alla fine riesce a sapere la traccia del tema del concorso.
Ma il giorno fatidico in cui finalmente il suo Mario si appresta a superare la prova,i due si trovano coinvolti in una sparatoria e Mario muore.
La vista del figlio riverso sull’asfalto,la contemporanea malattia della moglie che non supera lo choc lo portano sulle soglie della follia.
Chiamato dalla polizia per un riconoscimento,Giovanni fa finta di non identificare l’omicida del figlio e da quel momento si trasforma in un implacabile giustiziere.
Catturato con uno stratagemma il giovane assassino,lo trasporta in un capanno e lo sevizia fino alla morte,atroce spettacolo al quale fa assistere anche la moglie…
Un borghese piccolo piccolo esce nel 1977,nel periodo storico che ho descritto.
Non c’era molta voglia di ridere,in quei tempi.

 


Inflazione a due cifre,terrorismo diffuso,crisi economica;l’Italia è appena uscita dalla crisi petrolifera che aveva disastrato l’economia,dalle domeniche a piedi,dall’emergenza colera e sta per avviarsi alla parte finale degli anni di piombo,che culmineranno l’anno successivo con il rapimento dell’onorevole Aldo Moro.
Non ride nemmeno Alberto Sordi,che pure fino ad allora era stato il massimo rappresentante cinematografico dell’italietta,di quel paese dai tanti vizi e dalle poche virtù che l’attore romano aveva messo alla berlina fino ad allora.
E disegna un personaggio che ha fatto della mediocrità uno stile di vita.
Un personaggio che non ispira alcuna simpatia,verso il quale non si prova pietà.
Forse perchè vediamo realizzati in lui molti dei nostri stili di vita,molte delle nostre debolezze.
Sordi giganteggia creando visivamente un personaggio sconfitto,che abiura anche ai principi in cui crede;è un cattolico che diventa un massone,un cattolico che arriva ad uccidere dopo aver seviziato la sua vittima,colpevole certo ma verso la quale non ha la minima pietà che pure dovrebbe essere insita nella sua fede.
Questo principio,violato da Giovanni,lo ritroviamo nell’omelia del prete “…quegli uomini che mangiano,dormono,bevono,si accoppiano.defecano e poi vanno all’altro mondo,soltanto chi come noi è costretto ogni giorno ad ascoltare nel confessionale i racconti che gli uomini fanno delle loro sporcizie,delle loro nequizie,può esprimere un parere sul genere umano,sulla futilità delle cose terrene,degli stati,dei re,sulla vita nascosta dentro le case,se io dovessi dare un mio giudizio complessivo, emettere una sentenza io volentieri invocherei il diluvio universale ed emetterei una sentenza inappellabile di morte generale


E’ l’apoteosi del nichilismo.
Un film come detto all’inizio,crudele.
Non c’è un solo personaggio che si salvi in questo film.
Si pensi al dottor Spaziani,interpretato dal solito grande Romolo Valli,che riceve Giovanni mentre si sta facendo cadere dai capelli la abbondante forfora!
Un film che purtroppo sembra oggi riproporre tematiche tornate di grande attualità…
Per chi volesse vedere il film,c’è una versione di discreta qualità a questo indirizzo: http://www.dailymotion.com/video/x5vhnf5

Un borghese piccolo piccolo

Un film di Mario Monicelli. Con Shelley Winters, Alberto Sordi, Vincenzo Crocitti, Romolo Valli, Pietro Tordi, Mimmo Poli, Renato Romano, Roberto Antonelli, Ettore Garofalo, Paolo Paoloni, Renato Scarpa, Enrico Beruschi, Renato Malavasi, Francesco D’Adda, Ettore Garofolo, Renzo Carboni, Marcello Di Martire, Edoardo Florio Drammatico Durata 122 min. – Italia 1977

Alberto Sordi: Giovanni Vivaldi
Shelley Winters: Amalia Vivaldi
Romolo Valli: Dott. Spaziani
Vincenzo Crocitti: Mario Vivaldi
Renzo Carboni: Assassino
Enrico Beruschi: Cameriere
Renato Scarpa: Prete

Regia Mario Monicelli
Soggetto Vincenzo Cerami (omonimo romanzo)
Sceneggiatura Sergio Amidei, Mario Monicelli
Produttore Luigi e Aurelio De Laurentiis
Casa di produzione Auro Cinematografica
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Mario Vulpiani
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Giancarlo Chiaramello
Scenografia Lorenzo Baraldi
Costumi Gitt Magrini

Incipit romanzo

Per ingannare il tempo in attesa che la caffettiera fischiasse, con un mozzicone di matita ritrovata nel fondo di un cassetto, sopra un brandello della busta del pane si mise a calcolare: fece qualche moltiplicazione, qualche sottrazione, divise i pensionati per tanti bambini; tolse qualche anno per prudenza, qualche altro per contemplare gli imprevisti e un buon dieci per cento d’errore.
Togli e metti, per navigare sicuro verificò il problema con la prova del nove. Decise che più o meno gli restavano quindici anni da vivere, che non poteva escludere i cento anni e che comunque dieci erano quasi matematici

« Pensa a te, Mario, pensa solo a te! Ricordati che in questo mondo basta fare sì con gli occhi e no con la testa, che c’è sempre uno pronto che ti pugnala nella schiena.
D’altronde io e tua madre siamo soddisfatti: abbiamo un figlio ragioniere, che vogliamo di più? Per noi gli altri non esistono. Tu ormai sei sistemato,
noi siamo vecchi: non c’abbiamo altre ambizioni. Tutto quello che vogliamo è morire in pace, con la coscienza a posto. »

“Mario: Spaziani che ne facciamo di Mario?
Dr. Spaziani: Di chi?
Mario: Mario mio! Che lo buttiamo in mezzo alla strada? oppure gli facciamo fare l’operaio?”

“Ama chi ti ama, fosse pure un cane!”

“Mario, non siamo soli, dietro di noi c’è il Grande Incognito, il Capo sconosciuto della massoneria. Stiamo calmi, e se facciamo il nostro dovere, coll’aiuto di chi può, ce la faremo.”

“Alla fine, sempre, prima di chiudersi nei rispettivi uffici, gli impiegati si trovavano d’accordo che l’istituzione di una sana pena di morte avrebbe messo a tacere definitivamente tutta la violenza di questo mondo.”

ottobre 19, 2017 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | 2 commenti

Una giornata particolare

Roma,6 maggio 1938.
E’ una giornata particolare,per il paese ma sopratutto per la capitale.
Il Fuhrer Adolf Hitler è in visita nella città,addobbata a festa per l’occasione.
Ed è una giornata particolare per Antonietta e Gabriele,due inquilini di un grigio casermone in stile impero,tipica architettura fascista
mentre la radio trasmette tronfie cronache nella retorica fascista.
Antonietta è una donna bella,ma di una bellezza ormai sfiorita,semplice e ignorante,sposata ad un rozzo fascista,madre di sei figli nella classica
filosofia di regime che vuole le donne angeli del focolare e madri fertili per la carne da cannone.
Gabriele è un annunciatore dell’Eiar,la radio di stato,destinato al confino perchè omosessuale.
Sta meditando il suicidio,come racconterà al suo amante:”Oggi stavo… come si dice… stavo per commettere una sciocchezza. Mi ha salvato l’arrivo di una che abita qui vicino. No, è sicuro, la vita, qualunque sia, vale la pena di essere vissuta, si dice così.
E poi arriva sempre un pappagalletto a ricordarcelo.


Ed è proprio la fuga di un pappagallo (un merlo per la verità) a far conoscere i due,ma lo vedremo tra poco.
Scorre un cinegiornale d’epoca,con la cronaca dettagliata degli avvenimenti della giornata;il Fuhrer sorridente,ali di folla festante e subito dopo ecco la vita piatta,squallida di Antonietta:la famiglia,i figli che la vedono come una serva,un marito che fa lo stesso.
E’ una donna sola,fondamentalmente,Antonietta.
Poi,tutti vanno via e la donna si guarda attorno,smarrita.
E’ consapevole delle proprie condizioni squallide,ma è anche prigioniera di un ruolo che vede la donna schiava del suo sesso.
La pellicola va avanti,colorata di un seppia tenue,fra l’immobilità delle cose e un silenzio estraneante;sembra di vedere un quadro in leggero movimento di Hopper,una delle sue visioni
immobili della realtà,dove tutto comunica un freddo che ti entra nelle ossa.
Così quello che vediamo.
La solitudine ci avvolge,comunicando una sensazione di malinconico freddo;non ci viene in mente un’immagine migliore.
Gabriele è nell’appartamento di fronte;scrive,con espressione assorta,poi guarda la pistola che fa mostra di se sulla scrivania.
Suona il campanello e l’uomo va ad aprire.E’ Antonietta:”Scusate tanto mi è scappata Rosmunda.Tiene il nome di una persona ma è un pappagalletto.”


E’ il primo contatto tra le due anime.
Io tengo sei figli e se arriva il settimo ci danno il premio per le famiglie numerose
Lo sguardo di Gabriele cambia espressione prima di prorompere in una risata liberatoria.
La tensione,le idee della morte svaniscono.
La vita è fatta di tanti momenti diversi e ogni tanto arriva anche il momento di ridere
Ecco,la solitudine sembra svanire,dissolversi.
E’ quasi un raggio di sole nel grigiore generale.
Certo,attorno nulla cambia ma c’è un soffio di vita.
Si sente la voce del cronista che descrive quello che accade in città,in sottofondo,ma ai due la cosa non interessa.
Inizia un dialogo,questo è importante.
Non mi hanno mandato via dalla radio per la mia voce.Disfattista,inutile,con tendenze depravate
E’ il momento delle confessioni.Con un estraneo è più facile.Si sente il bisogno di condividere un mondo rinchiuso,il proprio dolore,la propria angoscia quotidiana.
Gabriele è un diverso in un mondo che predica la purezza della razza,”pugnale e moschetto fascista perfetto“,che esalta la mascolinità e la virilità,il maschio italico che seduce
ma che torna a casa la sera perchè il focolare è sacro.
E trova la Antonietta di turno ad aspettare,paziente.La moglie che ha passato la giornata impegnata nella routine,quella che anestetizza l’anima e il cervello.


La confessione dell’uomo mette in crisi Antonietta,che reagisce con un ceffone;nel gesto confluiscono sentimenti svariati,come la rabbia,la frustrazione,il dolore,la fine della speranza di poter
cambiare qualcosa nell’ordine stabilito delle cose.
E si continua così,con dialoghi che mettono sempre più a nudo le povere anime di due esseri qualsiasi,unite dal bisogno quasi fisico
di poter avere un contatto umano.
Questo bisogno si tramuta in un rapporto fisico,che sembrerebbe impossibile tra i due;ma Gabriele ha bisogno di sentire la vicinanza di qualcuno che condivida la sua angoscia esistenziale,le sue paure mentre
Antonietta ha bisogno di sentirsi DONNA, non solo un essere con funzioni riproduttive o una domestica a tempo pieno.
E’ stato bello,ma non cambia niente“,confessa Gabriele,”incontrarti,conoscerti in una giornata come questa,questo è stato bello per me
E lei,la popolana forse ignorante,ma dai sentimenti veri,puri, capisce e dice “guarderò tutti i giorni la tua finestra,come stamattina quando sono tornata a casa.Ti guardavo sempre e arrivavo a non combinare niente...”
Il contatto è totale,le due anime si sono toccate.
Ma è solo una giornata particolare,sta per terminare.
L’adunata è finita,tutti tornano a casa.
A cena,Antonietta ascolta senza veramente sentire il resoconto della giornata,mentre tutti mangiano tranquillamente.
Lei è persa con lo sguardo,sorride come Monna Lisa;e noi ci chiediamo cosa ci sia nel suo sorriso…
E’ arrivata la sera.La donna sta leggendo,vicino alla finestra,il libro che Gabriele le ha dato;si affaccia e segue con lo sguardo i due uomini della polizia
fascista che portano via Gabriele.La giornata particolare è finita,cala il buio.


Nell’anima.
E sul paese.
Più che un film,Una giornata particolare è una poesia delicata,struggente.
Uno sguardo sull’animo umano,sulla solitudine,sull’incomunicabilità.
Su tutto quello che è l’angoscia quotidiana,sulla paura,sulla diversità.
Sulla speranza ma anche sulla disillusione.
Tutto quello che accade nella giornata particolare ha cambiato le vite dei due protagonisti;certo,non c’è un futuro ad aspettarli,apparentemente.
Ma c’è stato un tocco di vita,un lampo di luce nel grigio delle due esistenze.
E poi..chissà…la vita può avere in fondo delle sorprese.
Questo non lo dice Scola,perchè il finale sembrerebbe non lasciare spazio alla speranza.
Ma ad inizio giornata,chi avrebbe detto a Gabriele e Antonietta che avrebbero avuto una giornata particolare?
Ettore Scola tocca il punto più alto della sua arte cinematografica con un film denso di emozioni,struggente,malinconico,splendidamente recitato.
Eh si,perchè la Loren e Mastroianni,la coppia più affiatata cinematograficamente della storia del cinema italiano,esprime compiutamente tutta la gamma delle emozioni
che si susseguono nella pellicola.
Fotografata splendidamente da Pasquale De Santis.
Due interni bastano a fare un grandissimo film,due attori stupendi a trasmettere grandi emozioni.
Cos’altro dire?

Una giornata particolare

Un film di Ettore Scola. Con Sophia Loren, Marcello Mastroianni, John Vernon, Alessandra Mussolini, Françoise Berd,
Vittorio Guerrieri, Nicole Magny, Patrizia Basso, Tiziano De Persio, Maurizio Di Paolantonio, Antonio Garibaldi
Drammatico, durata 105 min. – Italia 1977

Sophia Loren: Antonietta
Marcello Mastroianni: Gabriele
John Vernon: Emanuele, marito di Antonietta
Françoise Berd: portiera
Patrizia Basso: Romana
Alessandra Mussolini: Maria Luisa
Vittorio Guerrieri: Umberto

Regia Ettore Scola
Soggetto Maurizio Costanzo, Ruggero Maccari, Ettore Scola
Sceneggiatura Maurizio Costanzo, Ruggero Maccari, Ettore Scola
Produttore Carlo Ponti
Casa di produzione Compagnia Cinematografica Champion
Distribuzione (Italia) Gold Film
Fotografia Pasqualino De Santis
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Enrico Sabbatini
Trucco Francesco Freda

“Lo sai che si può diventar ciechi? Chiedilo al viceparroco, e senti quello che ti dice!
-Ma qual è il viceparroco? Quello mezzo cieco?”

“Sabato m’hanno fregato pure il pon pon.
-Non si dice pon pon! È parola straniera! Chiamalo fiocco, nappa, non so! Italianizza: chiamalo pon pono!”

“Eppure ci dovrei essere abituato, fin da ragazzo, o isolato o solo! Che poi… è la stessa cosa. Ma certo che conti! Solo che è tutto così assurdo. Secondo loro dovremmo sentirci in colpa.
Oggi stavo… come si dice… stavo per commettere una sciocchezza. Mi ha salvato l’arrivo di una che abita qui vicino. No, è sicuro, la vita, qualunque sia, vale la pena di essere vissuta, si dice così.
E poi arriva sempre un pappagalletto a ricordarcelo. Solo che oggi per me è una giornata particolare, lo sai? È come in un sogno quando… quando vuoi gridare e non ci riesci perché ti manca il respiro!
Però ho voglia di parlare! Parlare! Parlare! Te ne accorgi vero? Oppure che ti devo dire? Scendere nella strada, fermare il primo sconosciuto e raccontargli tutti i fatti miei, ma fino a spaventarlo!
A scandalizzarlo! A menargli, sì!, a fargli del male! Qualunque cosa, piuttosto che stare solo in questa casa che odio. Non dici niente? Pronto? Marco! E parla, ca**o! Ma di’ qualcosa!
Ma quello che vuoi… non lo so, parla del tempo, di sport, di un libro che stai leggendo! …scusami. Sì, lo so quello che senti anche tu. No, no… lo sai che non possiamo vederci.
E poi, forse sarebbe anche peggio. Senti, quando si è scoraggiati bisogna trovare la forza di reagire, e subito, se no… non c’è niente da fare e sei fregato! Capisci? …senti! Perché non ci ridiamo sopra?
Eh? Senti… piangere si può fare anche da soli, ma ridere bisogna essere in due! Ti ricordi quella volta a Ostia con quello lì del cocomero? Ma ridi, Marco, ti prego, ridi! …che amico triste mi sono scelto.
Sai cos’è che mi peserà di più? La tua mancanza. Curati. Fammi sapere della tua salute. Sì, appena succede ti richiamo. Ciao. Pensami quando vuoi.”

“L’ordine è la virtù dei mediocri.”

 

 

ottobre 18, 2017 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 3 commenti

Morte a Venezia

Gustav von Aschenbach,cinquantenne compositore di successo,sceglie Venezia per riposare e riprendersi da problemi cardiaci che ne stanno minando la salute.
E’ il 1911,Gustav arriva nella città lagunare con un battello in una brumosa e fredda giornata;è diretto al Lido,al lussuoso Hotel des Bains.
Una volta arrivato,Gustav ha un nuovo attacco di cuore.
Si ristabilisce e partecipa nella hall dell’albergo ad un concerto di musica classica,dove rimane folgorato dalla presenza di un adolescente efebico e bellissimo,Tadso,figlio di una famiglia polacca in vacanza.
Ben presto la morbida e al tempo stesso conturbante bellezza del giovane si trasforma in una autentica ossessione per il maturo compositore;prende a seguirlo, a studiarne il comportamento,le amicizie.


Se da un lato Gustav è attratto irresistibilmente dal giovane,dall’altro è intimamente allontanato dallo stesso da un complesso di sentimenti contrastanti.
Prova anche per lo stesso una forte attrazione sessuale e alla fine,nel tentativo di apparire più giovane,nell’illusione di recuperare la propria giovinezza Gustav si tinge i capelli ed arriva anche a truccarsi.
E’ solo un tentativo patetico;l’uomo non riesce a comunicare con il giovane.Una mattina,in spiaggia,segue con lo sguardo Tadso mentre si immerge nell’acqua;è il suo ultimo sguardo alla vita,pochi istanti dopo si accascia
sulla sedia a sdraio.La morte lo coglie con la tintura dei capelli che cola lentamente sul volto.
Con Morte a Venezia Luchino Visconti scrive la seconda parte della sua trilogia tedesca che comprende anche La caduta degli dei (1969) e Ludwig (1972).
E’ l’opera più malinconica del grandissimo regista lombardo,che riporta sullo schermo il racconto lungo omonimo (o se vogliamo un romanzo breve) dello scrittore tedesco Thomas Mann.
Visconti amava molto le opere di Mann,avrebbe voluto portare sullo schermo un’altra opera dello stesso,La montagna incantata.
Ma subito dopo Ludwig,Gruppo di famiglia in un interno e L’innocente,quando avrebbe finalmente potuto dedicarsi alla riduzione cinematografica di La montagna incantata morì per una trombosi a 70 anni.


In Morte a Venezia Visconti di discosta molto dall’originale di Mann;un’operazione che alcuni critici contesteranno,dimenticando che una trasposizione cinematografica deve essere una personale elaborazione,non una pedissequa trasposizione.Che senso ha riportare sullo schermo un’opera se non ha nulla di chi l’ha rielaborata?
Visconti accentua la componente sessuale già latente nel romanzo,la sublima e la trasforma in un’angoscia esistenziale del protagonista,che vede nel giovane e bellissimo Tadso una raffigurazione quasi ellenistica della bellezza,una sublimazione della bellezza e della perfezione opposta a quello che è evidente in lui stesso,la decadenza fisica,la malattia,la vecchiaia.
In questo il maestro lombardo mostra ancora una volta un tocco di altissima classe,riuscendo a trasferire sullo schermo il tormento di un uomo che assiste al trionfo della giovinezza sulla vecchiaia,della salute e della bellezza sul disfacimento fisico.
Il grottesco tentativo di “ringiovanimento” di Gustav testimonia proprio questo,l’incapacità di ricreare fisicamente quello che è ormai perso.
E Gustav muore in una Venezia dall’aria rarefatta,in una spiaggia che sembra deserta,occupata da Tadso che si allontana nell’acqua avvolto da un sole tiepido mentre lui,lentamente,scivola verso l’oblio,con quella ancor più grottesca tintura che gli bagna il viso,
il dissolvimento dell’artificio con cui aveva voluto fermare l’avanzare dell’età.
Un film dolentemente lirico,malinconico,triste.


La Venezia decadente,con il lusso del grand hotel opposto al colera che serpeggia in città,con la sua bellezza che però sembra appannata,quasi sfiorita immersa com’è in una luce crepuscolare testimonia quasi l’assoluta comunione tra il compositore sfiorito,sfibrato dalla lunga ricerca della bellezza dell’arte nelle sue forme più rappresentative e la bellezza del giovane Tadso,folgorante,una sfida eterna alla vita.
Forse Gustav è attratto da tutto ciò che Tadso incarna:la sua bellezza,la sua gioventù sono il suo rimpianto per quello che non ha più;ma è anche il rimpianto più terreno,più autenticamente carnale.
Non puoi avere ciò che non puoi possedere concretamente.
Così Gustav finirà per struggersi sino a quel dito puntato verso l’orizzonte di Tadso;un’orizzonte che per il giovane è ancora tutto da scoprire…
Visconti usa poche parole;il linguaggio è quasi tutto affidato alle immagini.
Dalla lunga sequenza iniziale a quella struggente che chiude il film,è tutto un ripetersi di immagini simili a centinaia di quadri esposti uno dietro l’altro.


L’interprete principale del film,Dirk Bogarde,trasmette l’immagine della sofferenza interiore dapprima,di quella anche fisica poi.
Il suo volto appare quasi smarrito,preda di un coacervo di sentimenti che il suo volte trasmette splendidamente.
Sotto la direzione di Visconti l’attore londinese fornisce una delle prove più convincenti della sua lunga carriera.
Da segnalare anche il giovane Björn Johan Andrésen (16 anni durante le riprese del film) che lo storico cinematografico Lawrence J. Quirk definì “degno di essere preso in alcune immagini dalla pellicola e appeso nelle sale del Louvre o del Vaticano
L’attore svedese non ebbe praticamente più visibilità dopo questo film,in pratica si può definire una creatura di Visconti nata e finita con lui.
Bene la Mangano,in un piccolo ruolo c’è Carole Andrè,grandissimo Romolo Valli nel ruolo del servile direttore dell’albergo.
Stupenda la colonna sonora,nella quale spicca il IV movimento della Quinta Sinfonia oltre a Per Elisa di Beethoven e La vedova allegra di Franz Lehár.Chi è alla ricerca del film può guardarlo in una bella versione HD in streaming all’indirizzo http://altadefinizione.bid/morte-a-venezia-1971/

Morte a Venezia

Un film di Luchino Visconti. Con Dirk Bogarde, Romolo Valli, Mark Burns, Nora Ricci, Marisa Berenson, Björn Andersen, Carole André, Silvana Mangano, Leslie French, Franco Fabrizi, Marco Tulli, Antonio Appicella, Sergio Garfagnoli,
Ciro Cristofoletti, Luigi Battaglia, Masha Predit, Eva Axen, Marcello Bonini Olas, Bruno Boschetti, Nicoletta Elmi, Mirella Pamphili, Dominique Darel Drammatico, durata 120 min. – Italia 1971

Dirk Bogarde: Gustav von Aschenbach
Romolo Valli: direttore dell’albergo
Mark Burns: Alfred
Nora Ricci: governante
Marisa Berenson: signora von Aschenbach
Carole André: Esmeralda
Björn Andrésen: Tadzio
Silvana Mangano: madre di Tadzio
Leslie French: agente di viaggi
Franco Fabrizi: barbiere
Antonio Apicella: il girovago
Sergio Garfagnoli: Jaschu, giovane polacco
Ciro Cristofoletti: ragazzo dell’hotel
Luigi Battaglia: Scapegrace

Regia Luchino Visconti
Soggetto Thomas Mann
Sceneggiatura Nicola Badalucco e Luchino Visconti
Produttore Luchino Visconti
Produttore esecutivo Mario Gallo
Casa di produzione Warner Bros.
Fotografia Pasquale De Santis
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Gustav Mahler, Franz Lehár, Modest Mussorgsky e Ludwig van Beethoven
Scenografia Ferdinando Scarfiotti
Costumi Piero Tosi
Trucco Maria Teresa Corridoni, Gilda De Guilmi, Mario Di Salvio, Mauro Gavazzi, Goffredo Rocchetti e Luciano Vito

Incipit romanzo

Gustav Aschenbach o von Aschenbach, come ufficialmente suonava il suo nome dal giorno del suo cinquantesimo compleanno, in un giorno di primavera dell’anno 19.., quello che per mesi e mesi aveva mostrato al nostro continente una faccia tanto minacciosa,
aveva intrapreso, da solo, una lunga passeggiata partendo da casa sua nella Prinzregenterstrasse di Monaco.
Sovreccitato dal lungo, difficile ed insidioso lavoro del mattino, che lo aveva costretto a procedere con la massima concentrazione, attenzione, prudenza e rigore della volontà, lo scrittore non era riuscito a contenere, nemmeno dopo il pranzo, l’impulso produttivo che gli urgeva dentro, quel motus animi continuus che,
secondo Cicerone, è l’essenza della stessa retorica, né aveva potuto trovare nel sonnellino, che, a compensazione dell’esaurirsi sempre più rapido delle sue forze, gli era ormai così necessario, una volta nell’arco della giornata.

“Io mi ricordo che c’era una clessidra come questa in casa di mio padre… La sabbia scorre attraverso un forellino così sottile che all’inizio sembra che il livello della parte superiore non debba cambiare mai.
Cominciamo ad accorgerci che la sabbia scorre via solo verso la fine. Ma prima di allora ci vuole tanto… che non vale la pena di pensarci. Poi all’ultimo momento, quando non c’è più tempo, ci si accorge che è troppo tardi…
ci si accorge che è troppo tardi per pensarci…”

“Hai raggiunto il perfetto equilibrio. L’uomo e l’artista sono ormai una cosa sola: hanno toccato il fondo insieme.”

“Il genio è un dono di Dio. No, anzi… è una punizione di Dio. È un divampare peccaminoso e morboso di doti naturali.”

“Tu non hai mai posseduto la castità. La castità è un dono della purezza, non il penoso risultato della vecchiaia, e tu sei vecchio, Gustav.
E non c’è al mondo impurità così impura come la vecchiaia.”

L’Hotel Des Bains,Venezia

Un fotogramma tratto dal film…

E il Picnic di Vettriano…

ottobre 17, 2017 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , | 3 commenti

Il giorno della civetta

“Voi mi state dicendo a vostro modo che non parlate perché gli assassini sono ancora in libertà. Ma gli assassini sono in libertà perché voi non parlate.”
In questa frase pronunciata dal Capitano Bellodi,protagonista del film Il giorno della civetta,c’è l’essenza del film stesso e in modo lato della mafia,vera protagonista della pellicola e del romanzo di Sciascia del quale è la fedele riduzione su pellicola.
Un film sulla mafia,quindi,un film sulla corruzione e sui poteri forti con essa collusi.
Uno dei primi ad affrontare in modo organico un fenomeno che già negli anni 60 sembrava avvolgere come una piovra (che non a caso sarà il titolo di una fortunata serie tv sulla mafia) tutto il tessuto sociale della Sicilia,rendendo inestricabile un mondo omertoso,fiancheggiato da una pletora di personaggi che con essa hanno sviluppato un’economia occulta che ha finito per diventare un cancro della società.
Il libro di Sciascia,strutturato come un romanzo,ma in realtà vero atto di accusa verso un mondo impenetrabile capace di avvelenare e al tempo stesso di coartare un’intero consesso civile, racconta una storia che negli anni successivi sarebbe diventata una triste litania,replicata all’infinito e responsabile di una scia di sangue lunghissima e dolorosa.


La storia di un paese,di una regione intera che finisce,un pò per paura,un pò per convenienza per convivere con il fenomeno mafioso quasi in simbiosi.
Sciascia analizza il fenomeno,racconta una storia che avremo rivisto tante volte,fino alla nausea e alla fine chiude il romanzo quasi sconfitto, comunque rassegnato:la mafia,come dirà Giovanni Falcone,è una cosa umana e come tale avrà un termine,ma qui siamo nel 1961 (il romanzo è del 1960 ma sarà pubblicato l’anno dopo) e il fenomeno mafia è purtroppo vivo e vitale.

E’ il 1961,siamo in Sicilia.
Il Capitano Bellodi,emiliano purosangue di Parma,è stato trasferito in Sicilia;si trova a dover indagare sul misterioso omicidio Salvatore Colasberna,imprenditore edile che ha pagato con la vita il diniego a lasciare un appalto a favore di un’azienda protetta dalla mafia.
L’uomo è stato ucciso nei pressi dell’abitazione di Salvatore Nicolosi e di sua moglie Rosa;anche l’uomo scompare,ma Bellodi,con caparbietà riesce a far dire a Rosa il nome dell’uomo che Salvatore ha incontrato sul luogo dell’omicidio,Zecchinedda.
La circostanza viene confermata da un informatore della polizia,Parrinieddu;ma i due uomini sono destinati a fare una brutta fine.
Dietro la loro scomparsa c’è la lunga mano di Don Mariano Arena,potente capo mafia della zona,protetto da poteri forti e con amicizie altolocate.
Le indagini di Bellodi arrivano fino a lui,Arena verrà arrestato.


Ma nell’ombra le amicizie si muovono e l’uomo torna libero:il capitano viene trasferito in altra sede.
Analisi dura,nuda e cruda ambientale e sociologica,Il giorno della civetta si apre e si chiude in modo asciutto,ripercorrendo in maniera fedele i passi del Capitano Bellodi,uomo di sani principi e ligio alla legge,nella quale ha una fede incrollabile attraverso i meandri di una società rigidamente strutturata come una piramide.
Una piramide umana,però,al cui vertice c’è il potere assoluto,parallelo a quello legale ma al tempo stesso molto più potente.
La mafia è la vera legge,rispettata da tutti non solo per paura ma quasi come un’istituzione sacra,con il suo complesso di regole che ha come corredo comportamenti omertosi se non anche fiancheggiatori da parte di apparati dello stato.
Magistrati,poteri economici,politici,tutti sono al servizio in qualche modo dell’anti stato.
E alla fine sarà proprio l’anti stato a vincere e le parole di Bellodi,che ho citato all’inizio,resteranno lettera morta.
C’è un passo,nel film,in cui il Capitano incontra Arena,il capo mafia,che gli racconta di come vede lui la gente che lo circonda:
” …e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà…
Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…
E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha pià senso e più espressione di quella delle anatre…(cit.lett.)
Nel finale del film, quando il Capitano mestamente lascia il paese per essere sostituito da un funzionario di polizia meno zelante, i mafiosi rimasti tranquillamente al loro posto definiranno quest’ultimo “quacquaracquà”,in netta contrapposizione con Bellodi,nemico si ma degno del massimo rispetto.


Il film trasuda pessimismo che si afferra,palpabilmente,per tutta la durata della pellicola.
E il finale è ovviamente il punto più alto di questo pessimismo serpeggiante.
Il giorno della civetta è un film importante che analizza il fenomeno mafia sotto varie angolazioni;lo è anche perchè è il primo ad affrontare senza paure lo scomodo tema del malaffare,fino ad allora trattato cinematograficamente senza la dovuta profondità.
E lo fa con un linguaggio perfettamente costruito,con dialoghi secchi ed efficaci,aiutato anche dalla recitazione corale di un gruppo di attori tutti di altissimo livello.Come il bravissimo Franco Nero che interpreta il probo e integerrimo capitano Bellodi,
una splendida Claudia Cardinale ancora una volta “siciliana”,bella come ai tempi di “Il gattopardo” ma sopratutto in possesso di uno sguardo,di una fisicità che parlano da soli.
E poi ancora un credibilissimo Lee J. Cobb nei panni di Don Mariano Arena,eminenza “nera” e vera anima dannata che è dietro alla piovra che strangola il paese.
Bravi anche Serge Reggiani,Nehemiah Persoff e Tano Cimarosa,per un film che non può mancare in nessuna videoteca.
Damiani dirige il primo dei suoi film che avranno come tema la mafia o comunque la violenza,la sopraffazione e l’omertà,il silenzo complice:seguiranno film di denuncia come La moglie più bella,il bellissimo Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica,L’istruttoria è chiusa: dimentichi,Perché si uccide un magistrato,tutti film con un comune denominatore,quello dell’impegno civile e della denuncia.
Il film è disponibile su You tube in una splendida versione all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Ypg5SxbDhE4

Il giorno della civetta

Un film di Damiano Damiani. Con Claudia Cardinale, Lee J. Cobb, Franco Nero, Serge Reggiani, Ugo D’Alessio,
Nehemiah Persoff, Fred Coplan, Ennio Balbo, Brizio Montinaro, Lino Coletta Drammatico, Italia 1968

Franco Nero: capitano Bellodi
Claudia Cardinale: Rosa Nicolosi
Lee J. Cobb: Don Mariano Arena
Tano Cimarosa: Zecchinetta
Nehemiah Persoff: Pizzuco
Serge Reggiani: Parrinieddu
Ennio Balbo: il primo mafioso al banchetto
Ugo D’Alessio: il secondo mafioso al banchetto
Fred Coplan: il brigadiere
Giovanni Pallavicino: maresciallo dei Carabinieri
Laura De Marchi: La figlia di don Mariano
Brizio Montinaro: il figlio del maresciallo
Lino Coletta: il giovane baffuto in casa di Don Mariano
Vincenzo Falanga: uno scagnozzo di Don Mariano

Genere drammatico, giallo
Regia Damiano Damiani
Soggetto Leonardo Sciascia
Sceneggiatura Damiano Damiani, Ugo Pirro
Produttore Luigi Carpentieri, Ermanno Donati
Distribuzione (Italia) Medusa Film
Montaggio Nino Baragli
Musiche Giovanni Fusco

Sergio Graziani: capitano Bellodi
Rita Savagnone: Rosa Nicolosi
Corrado Gaipa: Don Mariano Arena
Arturo Dominici: Pizzuco
Oreste Lionello: Parrinieddu
Ignazio Balsamo: maresciallo dei Carabinieri

Incipit romanzo

L’autubus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa. nel grigio dell’alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell’autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante ed ironica.
Il bigliettaio chiuse lo sportello, l’autobus si mosse con un rumore di sfasciume. L’ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza, colse l’uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse all’autista «un momento» e aprì lo sportello mentre l’autobus ancora si muoveva.
Si sentirono due colpi squarciati: l’uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò per un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò.

 

– “Come andò il gioco?”
– “A zacchinetta vinsi, poi arrivarono i carabinieri e ci arrestarono tutti; così tutti abbiamo perduto.”

“Fesso” è quasi grave come “cornuto”. Ma “cornuto” è più grave di tutto.

 

ottobre 14, 2017 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

Euro International Film

Tiro al piccione 1961

Il boia di Venezia 1962

Un dollaro bucato 1963

Django 1966

Edipo Re 1967

La morte ha fatto l’uovo 1968

La ragazza con la pistola 1968

C’era una volta il West 1968

La matriarca 1968

Il dito nella piaga 1969

Nell’anno del signore 1969

Con quale amore con quanto amore 1970

I girasoli 1970

I cannibali 1970

Ninì Tirabusciò 1970

La vittima designata 1971

La cosa buffa 1972

Lucrezia giovane 1974

La mazurka del barone della santa e del fico fiorone,1974

 La supplente 1975

 

ottobre 11, 2017 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento

Alberto Lattuada

Giacomo l’idealista,1943

Il bandito,1946

Il delitto di Giovanni Episcopo,1947

La lupa,1953

I dolci inganni,1960

Lettere di una novizia,1960

Mafioso,1962

La mandragola,1965

Don Giovanni in Sicilia,1967

Matchless,1967

Fraulein Doktor,1969

L’amica,1969

Venga a prendere il caffè da noi,1970

Bianco,rosso e … 1972

Sono stato io! 1973

Le farò da padre,1974

Cuore di cane,1976

Oh Serafina,1976

Così come sei,1978

La cicala,1980

Con Alberto Sordi

Sul set del film la Lupa,a Matera

Con Ira Furstemberg

Con Celentano sul set di Bianco,rosso e…

Con Giancarlo Giannini

Sul set di Oh Serafina

Con Renato Pozzetto

Con Nastassja Kinskj sul set di Cosi come sei

 

 

ottobre 9, 2017 Pubblicato da: | Biografie, Photogallery | | 2 commenti

Sono fotogenico

A trent’anni Antonio Barozzi è stufo della sua vita nella pacifica Laveno,sul lago Maggiore.
Ha un solo sogno,diventare attore come i divi che imita,John Wayne,Marlon Brando…
Decide quindi di andare nella fabbrica delle illusioni,Roma,alla ricerca di un provino cinematografico vincente.
Ma qui,più che rischiare di sperperare il patrimonio di suo padre non ottiene;unica nota positiva è l’amicizia con la bella Cinzia,che però
tenterà di appioppargli i due gemelli che attende da un maneggione.
Alla fine,dopo un incidente che lo menoma nel fisico,Antonio torna mestamente a casa dove alla fine sposa la paziente Marisa che lo ha atteso,adotta
i due figli di Cinzia che nel frattempo li ha mollati volentieri per inseguire il sogno di diventare attrice e accetta il posto di bancario…
Sono fotogenico,diretto da Dino Risi nel 1980 è una garbata satira sul mondo del cinema,quasi tutta sotto le righe;il mondo della celluloide ne esce con la schiena spezzata ma Risi non usa la frusta,bensi uno scudiscio foderato di velluto.


La sottile ironia affiora quasi sempre ma resta comunque sotto la superficie;spazio ad uno scatenato,irresistibile Renato Pozzetto che tira fuori il meglio del suo repertorio
dominando la scena con battute,ammiccamenti e sopratutto con la sua presenza fisica,che riesce a rendere “fisica” l’ingenuità del personaggio interpretato,Antonio detto Tony
perso dietro i sogni di una carriera hollywoodiana,vissuta all’ombra dei suoi miti attraverso citazioni,poster,stile di vita.
Finirà malinconicamente,un ammonimento a tutti quelli che inseguono il miraggio di un mondo infido e pericoloso come quello del cinema.
Risi,dopo l’amaro Caro papà e prima del bellissimo e malinconico Fantasma d’amore si concede quasi una vacanza con un film in tono leggero,nel quale


lascia le briglie sciolte a Renato Pozzetto,attore sulla cresta dell’onda e reduce da grandi successi al box office come La patata bollente,Agenzia Riccardo Finzi… praticamente detective e Tesoromio.
Il risultato è un gran successo di pubblico e una generale stroncatura della critica,poco avvezza al disimpegno e ai diertissement,quasi
che un regista “impegnato” come Risi fosse costretto a dover girare soporifere “corazzate Potiomkin”
Viceersa Sono fotogenico ha diverse buone trovate,ritmo e non è affatto una prova minore.
E’ una commedia,tutto quà.Semplice,lineare,ben recitata e a tratti spassosa.Quindi oro che cola,alla luce di prodotti ben più scadenti del periodo.
A parte Pozzetto,davvero irresistibile (memorabile la faccia sempre uguale davanti al fotografo che lo esorta a espressioni differenti) c’è una bellissima Fenech,il solito simpaticissimo Maccione


e i camei di Monicelli,Tognazzi,Gassman e Barbara Bouchet.
Il film è disponibile in streaming all’indirizzo http://www.raiplay.it/video/2017/04/Sono-fotogenico-2c010d8c-762f-45e4-9253-9361f821b59d.html in una versione praticamente perfetta.

Sono fotogenico

Un film di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, Renato Pozzetto, Ugo Tognazzi, Massimo Boldi, Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Michel Galabru, Aldo Maccione, Mario Monicelli, Attilio Dottesio, Eolo Capritti, Gino Santercole, Julien Guiomar, Guido Mariotti, Salvatore Campochiaro, Paolo Baroni, Annunziata Pozzaglia, Paolo De Manincor, Roberta Lerici, Livia Ermolli, Luigi Di Sales, Bruna Cealti Commedia, durata 98 min. – Italia 1980

 

Renato Pozzetto: Antonio Barozzi
Edwige Fenech: Cinzia Pancaldi
Aldo Maccione: avv. Pedretti
Massimo Boldi: Sandro Rubizzi
Michel Galabru: produttore Del Giudice
Julien Guiomar: Carlo Simoni
Gino Santercole: Sergio
Attilio Dottesio: Attilio Turchese
Livia Ermolli: Laura Barozzi
Paolo Baroni: Paolino
Salvatore Campochiaro: nonno Augusto
Guido Mariotti: Arcibaldo Barozzi
Bruna Cealti: Luigina Barozzi
Eolo Capritti: indiano “Nuvola Bianca”
Paolo de Manincor: fotografo
Roberta Lerici: Marisa
Annunziata Pozzaglia: Annunziata
Ugo Tognazzi: se stesso
Vittorio Gassman: se stesso
Mario Monicelli: se stesso
Barbara Bouchet: se stessa
Jimmy il Fenomeno: reclutatore di zoppi
Margherita Horowitz: signora del treno
Lina Franchi: donna al funerale
Ennio Antonelli: assistente di Monicelli
Giulio Rinaldi (non accreditato): controfigura per la scena sostitutiva di Monica Vitti
Lory Del Santo: se stessa
Maria Tedeschi: se stessa
Tonino Delli Colli: se stesso

Regia Dino Risi
Soggetto Massimo Franciosa,Marco Risi,Dino Risi
Sceneggiatura Massimo Franciosa,Marco Risi,Dino Risi
Produttore Pio Angeletti,Adriano De Micheli
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Manuel De Sica
Scenografia Ezio Altieri
Costumi Ezio Altieri

“Lavorare fa incazzare.”

“Gallina vecchia fa… gallina vecchia fa… fa schifo!”

“A te ti hanno battezzato coll’acqua dei ravioli!”

“Nudo te! Ma se fai schifo anche vestito. Vai vai…”

“Scusate il ritardo ragazzi, ma io, caschi il mondo, alle 9:30 in punto devo cagare”

“Povero nonno!È morto mentre guardava”Com’è bella la bernarda tutta nera tutta calda”

“Eh, uno così deve fare l’attore: testa piccola a forma di noce. Avete notato che tutti i grandi attori hanno la testa piccola a forma di noce?”

 

ottobre 8, 2017 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , | Lascia un commento

Renato Pozzetto

La poliziotta

Un film di Steno. Con Renato Pozzetto, Mariangela Melato, Orazio Orlando, Mario Carotenuto, Gigi Ballista, Alberto Lionello,
Pia Velsi, Gianfranco Barra, Renato Scarpa, Armando Brancia, Alvaro Vitali, Umberto Smaila, Gianni Solaro
Commedia, durata 105 min. – Italia 1974

Per amare Ofelia

Un film di Flavio Mogherini. Con Renato Pozzetto, Françoise Fabian, Orchidea De Santis, Maurizio Arena, Didi Perego,
Giovanna Ralli, George Rigaud, Lorenzo Piani, Carla Mancini, Jean Rougeul, Francisco Pierra, Luciano Bonanni
Commedia, durata 110 min. – Italia 1974.

Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista

Un film di Flavio Mogherini. Con Janet Agren, Renato Pozzetto, Magali Noël, Miranda Martino, Paola Borboni,
Liana Trouché, Valeria Fabrizi, Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Pinuccio Ardia, Annabella Incontrera, Stefano Satta Flores,
Margherita Sala, Nando Villella, Filippo Mattia, Silvia Azzaretto, Fabrizio Mazzotta, Daniele De Paolis
Commedia, durata 110 min. – Italia 1975.

Due cuori, una cappella

Un film di Maurizio Lucidi. Con Renato Pozzetto, Leopoldo Trieste, Agostina Belli, Aldo Maccione, Giusi Raspani Dandolo,
Ursula Andress, Renato Pinciroli, Mario Brega, Dada Gallotti, Fortunato Arena, Claudio Nicastro, Alvaro Vitali,
Massimo Boldi Commedia, durata 105 min. – Italia 1975.

Il padrone e l’operaio

Un film di Steno. Con Renato Pozzetto, Francesca Romana Coluzzi, Teo Teocoli, Loris Zanchi, Walter Valdi,
Gianfranco Barra, Paola Maiolini, Gillian Bray, Alena Penz, Guido Nicheli Commedia, durata 105 min. – Italia 1975.

Oh! Serafina

Un film di Alberto Lattuada. Con Renato Pozzetto, Marisa Merlini, Aldo Giuffré, Gino Bramieri,
Dalila Di Lazzaro, Lilla Brignone, Angelica Ippolito, Alberto Lattuada, Ettore Manni, Fausto Tozzi,
Daniele Vargas, Renato Pinciroli, Maria Monti, Brizio Montinaro, Gianni Magni, Jean-Claude Verné,
Enrico Beruschi, Franco Nebbia, Guerrino Crivello Drammatico, durata 100 min. – Italia 1976.

Sturmtruppen

Un film di Salvatore Samperi. Con Renato Pozzetto, Lino Toffolo, Cochi Ponzoni, Teo Teocoli, Maurizio Bonuglia, Enzo Robutti,
Enrico Papa, Umberto Smaila, Corinne Cléry, Licinia Lentini, Massimo Boldi, Felice Andreasi, Franco Agostini, Sandro Ghiani,
Plinio Fernando, Enrico Abate, Ronaldo Bonacchi, Paolo Baroni, Guerrino Crivello Commedia, durata 110 min. – Italia 1976.

Tre tigri contro tre tigri

Un film di Steno, Sergio Corbucci. Con Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Dalila Di Lazzaro, Cochi Ponzoni,
Ferruccio Amendola, Franco Giacobini, Daniele Vargas, Renzo Marignano, Ester Carloni, Giuseppe Anatrelli,
Piero Gerlini, Gabriella Giorgelli, Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Ugo Bologna, Massimo Boldi, Renzo Ozzano
Commedia, durata 115 min. – Italia 1977

Ecco noi per esempio…

Un film di Sergio Corbucci. Con Renato Pozzetto, Barbara Bach, Adriano Celentano, Antonio Casagrande, Giuliana Calandra,
Guido Lazzarini, Franca Marzi, Elio Crovetto, Ester Carloni, Georges Wilson, Walter Valdi, Ugo Bologna, Imma Piro,
Felice Andreasi Commedia, durata 120 min. – Italia 1977.

 

Saxofone

Un film di Renato Pozzetto. Con Renato Pozzetto, Massimo Boldi, Mariangela Melato, Cochi Ponzoni, Teo Teocoli,
Diego Abatantuono, Daniela Morelli, Felice Andreasi, Guido Nicheli, Giorgio Porcaro Commedia, durata 97 min. – Italia 1978.

Gran bollito

Un film di Mauro Bolognini. Con Mario Scaccia, Renato Pozzetto, Shelley Winters, Milena Vukotic, Adriana Asti,
Max von Sydow, Laura Antonelli, Alberto Lionello, Franco Balducci, Maria Monti, Liù Bosisio, Giancarlo Badessi,
Antonio Marsina, Marco Modugno, Alberto Squillante, Rita Tushingham, Franco Branciaroli Drammatico, durata 115 min. – Italia 1977.

Giallo napoletano

Un film di Sergio Corbucci. Con Peppino De Filippo, Renato Pozzetto, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Ornella Muti,
Capucine, Zeudi Araya Cristaldi, Mimmo Poli, Carlo Taranto, Ennio Antonelli, Pietro Ceccarelli, Gianfranco Barra,
Elena Fiore, Franco Javarone, Angelo Pellegrino, Tomas Arana Giallo, durata 105 min. – Italia 1979.

Per vivere meglio, divertitevi con noi

Un film di Flavio Mogherini. Con Monica Vitti, Renato Pozzetto, Johnny Dorelli, Milena Vukotic,
Catherine Spaak, Elio Crovetto, Cesare Barro Commedia a episodi, durata 115 min. – Italia 1978.

La patata bollente

Un film di Steno. Con Renato Pozzetto, Edwige Fenech, Massimo Ranieri, Mario Scarpetta, Adriana Russo,
Loris Bazzocchi, Umberto Raho, Clara Colosimo, Luca Sportelli, Nazzareno Natale, Dario Ghirardi, Alberto Squillante
Commedia, durata 100 min. – Italia 1979.

Agenzia Riccardo Finzi praticamente detective

Un film di Bruno Corbucci. Con Renato Pozzetto, Olga Karlatos, Silvano Tranquilli, Enzo Cannavale, Elio Zamuto,
Adriana Facchetti, Luca Sportelli, Simona Mariani, Franco Caracciolo, Massimo Belli, Barbara De Bortoli,
Lory Del Santo, Fausto Di Bella, Maurizio Gueli, Bruno Rosa Comico, Ratings: Kids+13, durata 90 min. – Italia 1979

Tesoromio

Un film di Giulio Paradisi. Con Enrico Maria Salerno, Johnny Dorelli, Sandra Milo, Zeudi Araya Cristaldi, Carlo Bagno,
Vincenzo Crocitti, Paolo Paoloni, Renato Pozzetto, Angelo Pellegrino, Carlo Cartier Commedia, durata 108 min. – Italia 1979

Sono fotogenico

Un film di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, Renato Pozzetto, Ugo Tognazzi, Massimo Boldi, Barbara Bouchet,
Edwige Fenech, Michel Galabru, Aldo Maccione, Mario Monicelli, Attilio Dottesio, Eolo Capritti, Gino Santercole,
Julien Guiomar, Guido Mariotti, Salvatore Campochiaro, Paolo Baroni, Annunziata Pozzaglia, Paolo De Manincor,
Roberta Lerici, Livia Ermolli, Luigi Di Sales, Bruna Cealti Commedia, durata 98 min. – Italia 1980.

Zucchero, miele e peperoncino

Un film di Sergio Martino. Con Renato Pozzetto, Lino Banfi, Pippo Franco, Patrizia Garganese Commedia, durata 110 min. – Italia 1980

Porca vacca

Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Renato Pozzetto, Laura Antonelli, Aldo Maccione, Adriana Russo, Toni Ucci,
Gino Pernice, Raymond Bussières, Raymond Pellegrin, Massimo Sarchielli, Antonio Marsina, Enzo Robutti, Edoardo Sala,
Antonio Orlando, Consuelo Ferrara, Lucio Salis Commedia, durata 113 min. – Italia 1980

La casa stregata

Un film di Bruno Corbucci. Con Renato Pozzetto, Gloria Guida, Lia Zoppelli, Fernando Cerulli, Rita Forzano,
Yorgo Voyagis, Aldo Ralli, Franco Diogene, Angelo Pellegrino, Marilda Donà, Leo Gavero, Angelo Nicotra,
Giulia Valli, Vittorio Ripamonti, Nicola Morelli Commedia, durata 95 min. – Italia 1982.

Il ragazzo di campagna

Un film di Pipolo, Franco Castellano. Con Renato Pozzetto, Massimo Serato, Massimo Boldi, Enzo Cannavale, Clara Colosimo,
Franco Diogene, Armando Celso, Renato D’Amore, Sandra Ambrosini, Dino Cassio, Daniela Piperno, Massimo Pongolini,
Fabio Guffanti, Donna Osterbuhr, Enzo Garinei Comico, durata 93 min. – Italia 1984.

Un povero ricco

Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Renato Pozzetto, Ornella Muti, Piero Mazzarella, Corrado Olmi, Ugo Gregoretti,
Antonio Marsina, Nanni Svampa, Gabriele Tozzi Commedia, durata 92 min. – Italia 1983.

Questo e quello

Un film di Sergio Corbucci. Con Nino Manfredi, Renato Pozzetto, Sylva Koscina, Désirée Nosbusch, Janet Agren,
Gianni Agus, Paolo Panelli, Nanda Primavera Commedia, durata 119 min. – Italia 1983.

Fico d’India

Un film di Steno. Con Renato Pozzetto, Gloria Guida, Aldo Maccione, Luca Sportelli, Loredana Martinez,
Gianfranco Barra, Dario Ghirardi, Diego Abatantuono, Licinia Lentini, Daniele Formica, Renato Montalbano
Commedia, durata 98 min. – Italia 1980.

Culo e camicia

Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Daniela Poggi, Gianni Agus, Gino Pernice,
Umberto Zuanelli, Carlo Bagno, Maria Rosaria Omaggio, Leopoldo Mastelloni, Carla Monti, Stefano Ubezio
Commedia, durata 131 min. – Italia 1981.

 

ottobre 7, 2017 Pubblicato da: | Photogallery | | 2 commenti

Il giudizio universale

In una qualsiasi mattinata napoletana,con la gente impegnata nel quotidiano,una voce inquietante rimbomba nel cielo annunciando,per le 18.00,il giudizio universale.
All’inizio la cosa viene presa sotto gamba da tutti;ma con il passare delle ore,sopratutto con l’intervento della tv che amplifica l’avvenimento e con la voce che sempre più regolarmente annuncia il giudizio il comportamento della gente inizia a passare dalla superficialità allo sgomento e alla paura.
Le reazioni sono variegate;qualcuno inizia a pentirsi dei propri peccati,altri cadono in uno stato di prostrazione,altri fanno finta di nulla e cercano di proseguire la loro vita regolarmente.
In città c’è il ballo del Duca,avvenimento mondano di grande importanza,alcuni sono impegnati nella ricerca di un abito adatto per l’occasione,un avvocato maneggione cerca di difendere e mostrare come innocente un poveraccio che ha usurpato un titolo nobiliare,un losco figuro si muove sordidamente per acquistare bambini poveri da rivendere in America a copie senza figli,un marito scopre la moglie adultera con il suo miglior amico mentre la gente è occupata nelle quotidiane fatiche,sempre con l’orecchio alla voce roboante che ricorda il fatidico evento delle 18.00…


Vittorio De Sica,subito dopo il grandissimo successo di La ciociara del 1960,dirige l’anno successivo Il giudizio universale,ricostituendo con Cesare Zavattini il sodalizio dell’anno precedente e che alla fine porterà la celebre coppia a creare assieme ben venti film.
Il giudizio universale è un film senza una trama precisa,costituito com’è da una miriade di piccoli avvenimenti che,visto che siamo Napoli,potremmo chiamare “fattarielli“.
Un caleidoscopio di personaggi,ognuno preso nel suo quotidiano,ognuno alle prese con piccoli e grandi problemi,ma anche visto nell’appartenenza ad una collettività fragile e indaffarata,un formicaio impazzito nel quale l’individualità è legata,nel film, ad una serie di personaggi visti con bonarietà mista a irriverenza.
La paura del “giudizio universale” scatena reazioni dissimili,che vanno dal pentimento alla paura passando per emozioni variegate che si stampano sui volti dei protagonisti,nelle loro azioni e in fin dei conti in un quotidiano che non ha più un futuro.
Tante piccole storie,dicevo.


Che però alla fine formano un quadro incompleto proprio per la superficialità delle storie affrontate;quello che conta,per De Sica,sono le reazioni istintive e il frammento del quotidiano vissuto dai vari protagonisti.
Nel finale della pellicola,con la roboante voce che comincia a giudicare l’umanità mentre si scatena un violento temporale c’è spazio per la consueta e garbata ironia di De Sica;tutte le promesse fatte si dileguano con il sole,come la voce che all’improvviso scompare mentre la varia umanità,dimenticati i buoni propositi e la paura,riprende a vivere come se nulla fosse accaduto.L’imminente tragedia si trasforma in farsa.
Film diseguale per forza di cose,Il giudizio universale alla fine è poco più di un esercizio di stile e una passerella della scuderia De Laurentiis;un cast stellare che va da Gassman a Manfredi e Sordi (il più convincente di tutti nel ruolo del losco trafficante di bambini) alla Mangano
affolla un film che commercialmente fu un fiasco clamoroso.
Anche la critica storse in naso e va detto,con qualche ragione.
Troppa carne al fuoco,troppi personaggi e poca omogeinità delle situazioni alcune delle quali aldilà del macchiettismo,anche come resa,non solo come regia.


De Sica alterna cose buone ad altre meno buone a cose pessime.
Molto belli i personaggi del mediatore di bambini (Sordi),dei due popolani alla ricerca del posto di guardiaportone del san Carlo di Napoli (Franchi e Ingrassia) e quello dell’uomo che scopre come la moglie lo abbia cornificato con il suo miglior amico (Paolo Stoppa).
Molto meno riusciti i siparietti con la Mangano e Palance e quello di Lino Ventura,padre alle prese con una figlia poco più che adolescente viziata e capricciosa.
Una sfilata di grandi nomi per un film riuscito in parte e frettolosamente dimenticato,sicuramente un mezzo passo falso (totalmente economicamente) nella carriera di De Sica.

Il giudizio universale

Un film di Vittorio De Sica. Con Paolo Stoppa, Vittorio Gassman, Fernandel, Alberto Sordi, Melina Mercouri, Renato Rascel, Maria Pia Casilio, Giacomo Furia, Silvana Mangano, Alberto Bonucci, Andreina Pagnani,Giuseppe Porelli, Elisa Cegani, Agostino Salvietti, Regina Bianchi, Marisa Merlini, Mario Passante, Lamberto Maggiorani, Ugo D’Alessio, Nino Manfredi, Nando Angelini, Domenico Modugno, Carlo Taranto, Akim Tamiroff,Luigi Bonos, Pasquale Cennamo, Franco Franchi, Jimmy Durante, Ernest Borgnine, Jack Palance, Georges Rivière, Lino Ventura, Anouk Aimée, Ciccio Ingrassia, Eleonora Brown, Lilly Lembo, Mike Bongiorno
Commedia, b/n durata 95 min. – Italia 1961.

Paolo Stoppa: Giorgio
Vittorio Gassman: Cimino
Anouk Aimee: Irene
Melina Mercouri: la forestiera
Silvana Mangano: signora Matteoni
Jack Palance: signor Matteoni
Fernandel: il vedovo
Ernest Borgnine: il borseggiatore
Eleonora Brown: Giovanna
Elisa Cegani: la madre di Giovanna
Lino Ventura: il padre di Giovanna
Jimmy Durante: l’uomo dal grande naso
Vittorio De Sica: l’avvocato
Renato Rascel: Coppola
Alberto Sordi: il mediatore di bambini
Nino Manfredi: cameriere nell’hotel dell’ambasciatore
Ciccio Ingrassia e Franco Franchi: i disoccupati
Andreina Pagnani: ospite in casa Matteoni
Domenico Modugno: il cantante
Marisa Merlini: una madre
Mike Bongiorno: se stesso
Akim Tamiroff: il regista
Lamberto Maggiorani: un povero
Lilli Lembo: annunciatrice Tv
Maria Pia Casilio: cameriera
Alberto Bonucci: ospite in casa Matteoni
Don Jaime de Mora y Aragón: l’ambasciatore
Giuseppe Porelli: l’accompagnatore delle personalità
Ugo D’Alessio: un Pulcinella
Pietro De Vico: venditore ambulante
Gigi Reder: il pazzariello

Regia Vittorio De Sica
Soggetto Cesare Zavattini
Sceneggiatura Cesare Zavattini
Produttore Dino De Laurentiis
Fotografia Gábor Pogány
Montaggio Adriana Novelli
Effetti speciali Giuseppe Metalli
Musiche Alessandro Cicognini
Scenografia Pasquale Romano

 

ottobre 6, 2017 Pubblicato da: | Commedia | , , | Lascia un commento

Il ciclo del pianeta delle scimmie

Il pianeta delle scimmie,1968

Un film di Franklin J. Schaffner. Con James Whitmore, Charlton Heston, Kim Hunter, Linda Harrison, Roddy McDowall,
Maurice Evans, James Daly, Robert Gunner, Lou Wagner, Woodrow Parfrey, Jeff Burton, Buck Kartalian, Norman Burton,
Wright King, Paul Lambert Titolo originale Planet of the Apes

L’altra faccia del pianeta delle scimmie,1970

Un film di Ted Post. Con James Franciscus, Charlton Heston, Kim Hunter, Linda Harrison, Maurice Evans,
James Gregory, Paul Richards, Victor Buono, Jeff Corey, Thomas Gomez
Titolo originale Beneath the Planet of the Apes durata 95 min. – USA 1970

Fuga dal pianeta delle scimmie,1971

Un film di Don Taylor. Con Bradford Dillman, Kim Hunter, Ricardo Montalban, Roddy McDowall, Sal Mineo,
Natalie Trundy, Eric Braeden, William Windom Titolo originale Escape from the Planet of the Apes.
durata 98 min. – USA 1971

1999 – Conquista della Terra,1972

Un film di J. Lee Thompson. Con Roddy McDowall, Natalie Trundy, Severn Darden, Don Murray, Hari Rhodes
Roddy McDowall, Lou Wagner, John Randolph, Asa Maynor, H.M. Wynant, David Chow, Buck Kartalian, Dick Spangler,
Joyce Haber, Ricardo Montalban Titolo originale Conquest of the Planet of the Apes,durata 87 min. – USA 1972

Anno 2670: ultimo atto,1973

Un film di J. Lee Thompson. Con Roddy McDowall, Claude Akins, Natalie Trundy, Severn Darden
Titolo originale Battle for the Planet of the Apes,durata 92 min. – USA 1973

Planet of the Apes – Il Pianeta delle Scimmie,2001

Un film di Tim Burton. Con Mark Wahlberg, Tim Roth, Michael Clarke Duncan, Helena Bonham Carter, Paul Giamatti
Charlton Heston, Estella Warren, Cary-Hiroyuki Tagawa, David Warner, Kris Kristofferson, Erick Avari, Luke Eberl,
Evan Parke, Glenn Shadix, Freda Foh Shen, Chris Ellis Titolo originale Planet of Apes,
durata 120 min. – USA 2001. – 20th Century Fox

L’alba del pianeta delle scimmie,2011

Un film di Rupert Wyatt. Con James Franco, John Lithgow, Freida Pinto, Brian Cox, Tom Felton,
David Oyelowo, Tyler Labine, Jamie Harris, David Hewlett, Ty Olsson, Madison Bell, Makena Joy,
Kevin O’Grady, Sean Tyson, Jack Kuris, Tammy Hui Titolo originale Rise of the planet of the apes.
durata 105 min. – USA 2011. – 20th Century Fox

 

Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie,2014

 

Un film di Matt Reeves. Con Andy Serkis, Jason Clarke, Gary Oldman, Keri Russell, Toby Kebbell,
Judy Greer, Kodi Smit-McPhee, Kirk Acevedo, Angela Kerecz, Kevin Rankin, Keir O’Donnell, Terry Notary,
Larramie Doc Shaw, Enrique Murciano, J.D. Evermore, Karin Konoval, Christopher Berry, Steven Wiig, John L. Armijo,
Lombardo Boyar, Lee Ross, Lucky Johnson, Alaine Huntington, Mustafa Harris, Michelle DeVito, Jazzy Ellis,
Mahal Montoya, Rebekah Jean Morgan, Joseph Uzzell, Matthew James, Edward J. Clare, Timothy Wyant, Richard King,
Jon Arthur, Jocko Sims, Bobby Kerecz, Elton LeBlanc, Al Vicente, Joseph Fischer, Connie Jo Sechrist, Anthony A. Kung,
Cynthia LeBlanc, Kerry Sims, Timothy Pickles Titolo originale Dawn of the Planet of the Apes
durata 130 min. – USA 2014. – 20th Century Fox

The War-Il pianeta delle scimmie,2017

Regia di Matt Reeves. Con Gabriel Chavarria, Woody Harrelson, Andy Serkis, Steve Zahn, Judy Greer, Sara Canning.
Titolo originale: War for the Planet of the Apes – USA, 2017, durata 140 minuti 20th Century Fox

ottobre 5, 2017 Pubblicato da: | Miscellanea | | 2 commenti