I giochi proibiti de l’Aretino Pietro
Dopo il saccheggio a piene mani del Boccaccio, ecco una versione alternativa delle classiche novelle licenziose trecentesche, prese a pretesto per imbastire un film, I giochi proibiti de l’Aretino Pietro, che, a differenza di molti altri prodotti simili, ha quanto meno il pregio di suscitare qualche risata. L’Aretino, considerato autore licenzioso e fuori dagli schemi, diventa così il nume tutelare di un onesto prodotto, non di certo il peggiore della fortunata serie denominata decamerotici. L’ingrediente principale è, al solito, lo stuolo di belle ragazze impegnato a mostrare centimetri di epidermide, sfruttando una storia imbastita secondo i canoni più classici del filone.

Orchidea De Santis (sulla destra) è Lisa
Siamo in Umbria, precisamente a Gubbio, dove quattro donne sono state denunciate all’autorità preposta per una serie di violazioni del vincolo coniugale che hanno del beffardo. Angelica, che è una suora affatto contenta del suo stato, ha un amante, Righetto, con il quale si sollazza, per usare un termine boccaccesco, ad ogni occasione utile. Ma un giorno decide di dividere tal fortuna con le consorelle, provocando nel giovane una vera e propria crisi fisica. Violetta, moglie trascurata di un villico e bifolco paesano,si è furbescamente sostituita ad una donna di facili costumi, concedendosi così all’ignaro marito e a tutti i suoi amici, prima di essere scoperta e denunciata dal marito fedifrago.
In questo fotogramma: Femi Benussi è Violetta
Poi c’è Lisa, che è una domestica, che si mette d’accordo con l’amante per estorcere, grazie alle sue doti fisiche furbescamente messe in mostra al momento giusto, una somma di denaro, ed infine Bettina, che inganna il proprio marito fingendosi morta. Portata in un monastero, diventa l’amante dei locali frati, restando però incinta. Per cavarsi dai guai, in accordo con i frati gaudenti, cercherà inutilmente di far credere al marito geloso di essere miracolosamente resuscitata.
Orchidea De Santis e Femi Benussi
La trama del film è ovviamente un pretesto, anche se comunque qualche risata, quà e là, si riesce anche a rimediarla; il punto di forza resta però la bellezza fisica delle protagoniste, fra le quali spiccano Orchidea De Santis, bellissima come al solito, Femi Benussi, che è doppiata nel film con un curiosissimo accento che sembra romano e che i realtà chissà da dove viene,oltre alla ex star dei fotoromanzi Angela Covello e a Rosita Torosh. Particolarmente simpatico l’episodio con protagonista Femi Benussi, alias Violetta, che beffa il marito concedendosi in una sola volta, allo stesso più volte e a tutti i suoi amici. Il finale, che vede le quattro donne assolte da un giudice che poi saprà approffittare delle grazie delle donne, è ovviamente in linea con il racconto. Il regista, Pietro Regnoli, fa il suo lavoro con una qualche dignità, che mancherà in molti altri prodotti del genere.
I giochi proibiti de l’Aretino Pietro, di Pietro Regnoli, con Orchidea de Santis, Tony Kendall, Fausto Tommei, Femi Benussi, Pupo De Luca, Tiberio Murgia, Paola Corazzi, Angela Covello, Rosita Torosh, Shirley Corrigan, Luigi Leoni, Franco Agostini, Ben Carra, Livio Galassi.Italia,1973


Luigi Montini: Salvatore Anselmi (Il miracolo)
Franco Mazzieri: (Il miracolo)
Rose Marie Lindt: Betta (Il miracolo)
Tony Kendall: Bitto Ranieri/Fra’ Luce (Il miracolo – L’imbroglio)
Orchidea De Santis: Lisa Martini (L’imbroglio)
Luigi Crivello: Fra’ Pendolare (Il miracolo)
Angela Covello:
Shirley Corrigan: Eugenia (L’imbroglio)
Femi Benussi: Violetta (4 mogli)

Regia Piero Regnoli
Soggetto Piero Regnoli
Sceneggiatura Piero Regnoli
Casa di produzione PARF
Fotografia Fausto Zuccoli
Montaggio Adriano Tagliavia
Musiche Nico Fidenco
Una ondata di piacere
Giorgio e Silvia, Irem e Barbara; i primi due formano una coppia legata da un rapporto di sudditanza della donna verso l’uomo, un ricchissimo, cinico e amorale industriale, con tendenze sadiche. Gli altri due sono dei giramondo, vagabondi legati da un rapporto non esclusivo, una coppia aperta in definitiva. Un giorno Giorgio invita Barbara, e di riflesso anche Irem, a fare una mini crociera sul suo lussuoso yacht, portandosi dietro ovviamente Silvia.
E’ l’inizio di uno strano gioco delle coppie, in cui si mescolano le differenti psicologie dei personaggi, e in cui si intravedono, da subito, le enormi diversità legate alle convenzioni dei rispettivi mondi di appartenenza. Lui, Giorgio, industriale con il pelo sullo stomaco, non esiterà a mettere in cassa integrazione 600 dipendenti, pur di guadagnare qualche lira in più; lei, Silvia, la sua donna, accetterà di farsi schiavizzare psicologicamente da Giorgio, incapace com’è di intraprendere qualsiasi cosa senza l’autorizzazione di quello che appare più un padrone che un amante.

Silvia Dionisio è Barbara, John Steiner è Giorgio
Barbara accetterà, con cinismo misto a divertimento, i goffi tentativi di Giorgio di sedurla, tentativi legati più all’impossibilità da parte dell’uomo di dominare la ragazza che da vero desiderio . Così il viaggio sullo yacht si trasforma ben presto in un incubo; le differenti personalità vengono in conflitto. Irem, provetto marinaio, trova in Silvia una donna fragile, e ben presto inizia con lei una relazione, mentre mantiene viva quella libera con Barbara. Giorgio, frustrato e sempre più dipendente dall’alcool, si lascia andare a gesti di violenza gratuita, come quando massacra ferocemente una povera murena.
E a niente vale la discesa su un’isolotto, dove i quattro provano, con il cambio di coppia, a trovare un senso al loro esperimento di vita in comune. Infatti troppe sono le differenze tra i personaggi, e troppo instabile è il carattere di Giorgio. Così le tensioni sullo yacht aumentano, fino all’uccisione di Silvia da parte dell’allucinato industriale, che morirà anch’esso, vittima della sua follia. Sopravvivono Barbara e Irem, che riprendono il viaggio, da veri vagabondi, verso il mare aperto.

Al Cliver è Irem,John Steiner è Giorgio
Diretto da Ruggero Deodato nel 1975, il film è un tentativo, a volte riuscito, di coniugare un cinema di denuncia, impersonato dalle differenti estrazioni sociali dei protagonisti, il thriller canonico, che a volte affiora attraverso la tensione palpabile dei protagonisti e, buon ultimo, il pruriginoso cinema erotico, per evidenti ragioni di cassetta. E alla fine è proprio l’erotismo la maggior componente del film; Elizabeth Turner, e sopratutto Silvia Dionisio, splendida moglie del regista, passano più tempo a mostrare le loro grazie che con gli indumenti addosso.
A scusante di Deodato, va dato credito di essere stato il primo a girare un film ambientato su uno yacht, antesignano di molti film successivi . Altra difficoltà, superata parzialmente, quella di reggere un film con soli quattro attori; che comunque svolgono egregiamente le loro parti. Pare che Silvia Dionisio, durante le riprese del film, avesse grossi problemi a girare le scene di eros sotto la direzione del marito. Se andò così, il risultato mostra che se la cavò brillantemente.
Una nota a margine: mi chiedo quanti recensori cinematografici abbiano visto in realtà il film. Quasi tutti chiamano Irem l’industriale e Giorgio il giovane marinaio; errore marchiano, perchè i nomi sono esattamente da invertire. Evidentemente c’è la pessima usanza di fare critica senza aver visto le pellicole.
Una ondata di piacere, un film di Ruggero Deodato. Con Elizabeth Turner, Al Cliver, Silvia Dionisio, John Steiner
Erotico, durata 88 min. – Italia 1975.
Al Cliver … Irem
Silvia Dionisio … Barbara
John Steiner … George
Elizabeth Turner … Silvia
Regia: Ruggero Deodato
Sceneggiatura:Gianlorenzo Battaglia,Lamberto Bava,Franco Bottari,Fabio Pittorru
Produzione:Alberto Marras,Vincenzo Salviani
Musiche:Marcello Giombini
Fotografia:Mario Capriotti
Montaggio:Mario Gargiulo
Costumi:Giovanna Deodato
Casanova e Co.
Inseguito dalle autorità veneziane, Giacomo Casanova si nasconde dove può; casualmente si imbatte in Giacomino, in tutto e per tutto identico a lui.
Giacomino è un piccolo truffatore, che vive di espedienti, Casanova, che ha dei piccoli problemi di natura sessuale, decide di assoldare Giacomino per rinverdire la sua fama; nel frattempo in città arriva un califfo arabo, con tanto di harem e di moglie naturalmente bellissima. Ed è quest’ultima a insistere per passare una notte d’amore con il leggendario amante. Nel frattempo Giacomino si da un bel daffare con donne sposate, servette e nobildonne, saltando da un letto all’altro. Non sfugge al fascino erotico del neo seduttore nemmeno la moglie del prefetto, incaricato di arrestarlo, ne la Contessa Trivulzi, donna all’apparenza virtuosa e timida.
Tentativo mal riuscito di coniugare umorismo, cast e una vena nemmeno tanto leggera di erotismo, Casanova e Co, diretto dalla coppia Franz Artel e Francois Legrand si segnala solo per il cast stellare, in cui compaiono un inedito Tony Curtis, Marisa Berenson, Marisa Mell,Britt Ekland, Andrea Ferreol, Sylva Koscina, Umberto Orsini, oltre che per i costumi davvero magnifici e per la solita, suggestiva cornice veneziana.
A parte la scena dello strip poker ( in realtà il gioco è un altro), in cui alla fine tutte le dame restano nude, ed è un gran bel vedere, il film risente degli impacci di Curtis, molto a disagio tra tante nudità, e di una trama degna di un b-movies italiano degli anni settanta, i famigerati decamerotici, che avevano il pregio di costare sicuramente meno e di essere meno sfarzosi.
La produzione non economizzò su nulla, chiamando a comporre la colonna sonora Riz Ortolani; ma nonostante il cast, le musiche,le scenografie, il film, uscito nel 1977, fu un fiasco clamoroso.
Un film di François Legrand. Con Tony Curtis, Hugh Griffith, Sylva Koscina, Britt Ekland.Marisa Mell, Marisa Berenson, Marisa Mantovani, Umberto Raho, Umberto Orsini, Jacques Herlin, Victor Spinetti, Carla Romanelli, Werner Pochat, Katia Christine, Mauro Vestri, Jenny Arasse, Gérard Jugnot, Olivia Pascal
Commedia, durata 88 min. – Austria, Italia, Francia, Germania 1979.
Tony Curtis … Giacomo Casanova
Marisa Berenson …La moglie del Califfo
Marisa Mell … La Duchessa di Cornaro
Jean Lefebvre …Il sergente
Andréa Ferréol …La signora Baker
Sylva Koscina …La moglie del prefetto
Victor Spinetti …Il prefetto
Umberto Orsini … Il Conte Tiretta
Jenny Arasse … Cecilia
Jacques Herlin … Senatore Dell’Acqua
Jeannie Bell … Fatme
Lillian Müller … Beata
Olivia Pascal … Angela
Hugh Griffith … Il Califfo
Britt Ekland … Contessa Trivulzi
Regia: Franz Antel
Sceneggiatura:Tom Priman, Joshua Sinclair
Produzione: Franz Antel ,Carl Szokoll
Musica: Riz Ortolani
Fotografia:Hanns Matula
Montaggio:Michel Lewin
La bella Antonia, prima monica poi dimonia
Nel borghetto medioevale di Villasanta arriva un giorno un giovane pittore; è Claudio Fornari, gaudente e impenitente donnaiolo, giunto nel paesino per ritrarre le grazie di Antonia Mencaglia, figlia di messer Domenico. La giovane è innamorata, ricambiata, di Folco Piccolomini, giovane e focoso spasimante della stessa Antonia. Ma l’amore tra i due è ostacolato da messer Domenico, in quanto il giovane Fosco non può disporre dell’eredità paterna, visto che il padre ne ostacola l’amore.
Malisa Longo
Così messer Domenico, anche lui gaudente e impenitente frequentatore di sottane sopratutto a pagamento, nega ai due giovani il permesso di sposarsi. Così Antonia decide di ritirarsi in convento; la scelta ricade su quello delle Piccole sorelle del dolore, dove licenziose e poco religiose suorine si sollazzano in ogni modo con i frati del vicino convento. Con uno stratagemma, Antonia riesce a far entrare tra le mura del convento il suo spasimante, e gli si concede.
Edwige Fenech e Piero Focaccia
Ma un giorno la tresca è scoperta dal padre di Fosco, così la vicenda si conclude con le tanto sospirate nozze tra Antonia e Fosco. Mal incorrerà il giovane nel matrimonio; la leggiadra Antonia non esiterà a cornificarlo proprio con il pittore Claudio nel giorno del banchetto nuziale. Il film si chiude, così come si era aperto, sulle note di una sguaiata canzone, La mutanda-da, cantata da Piero Focaccia, cantante dal buon passato che canta a squarciagola ” Sotto le vesti della ragazza mo’ ce trovi ‘na strana cosa/rossa, gialla, verde o rosa/ma che cosa mai sarà?/La mutanda, la mutanda/nun me so’ capito bene che cos’è ‘sta novità”
Diretto nel 1972 da Mariano Laurenti, La bella Antonia prima monica poi dimonia mostra sin dal titolo l’ammiccante riferimento al genere decamerotico, che per qualche anno impazzò sugli schermi italiani. Un film senza molte pretese, se non quelle di strappare qualche sorriso e mostrare qualche generoso, ma pudico nudo della star Edwige Fenech, bellissima e sexy come sempre e di Malisa Longo, nel ruolo di una ingenua (fino ad un certo punto) locandiera che verrà sedotta da Claudio e da un monaco.
Lucretia Love
C’ è spazio per la presenza come già detto di Piero Focaccia nel ruolo di Claudio, e della cantante Luciana Turina in quella di una suora. Film senza grosse pretese, ma tutto sommato godibile proprio per la sua mancanza di esibizione di amplessi che caratterizzerà buona parte della produzione dei film del genere decamerotico.
La bella Antonia prima monica poi dimonia, un film di Mariano Laurenti. Con Edwige Fenech, Riccardo Garrone, Luciana Turina, Piero Focaccia.,Elio Crovetto, Tiberio Murgia, Dada Gallotti, Umberto D’Orsi, Lucretia Love, Sandro Dori, Malisa Longo, Renato Cecilia, Carla Mancini
Comico, durata 92 min. – Italia 1972.
Edwige Fenech: Antonia
Piero Focaccia: il pittore Claudio Fornari
Dada Gallotti: Domicilla
Riccardo Garrone: Giovanni Piccolomini
Romano Malaspina: Folco Piccolomini
Malisa Longo: Caterina
Luciana Turina: Madre badessa
Umberto D’Orsi: Domenico Mincaglia
Lucretia Love: Ippolita
Elio Crovetto: Fra’ Pomponio
Fortunato Cecilia: Ariosto
Tiberio Murgia: Fra’ Filippuccio
Josiane Tanzilli: la servetta bionda
Sandro Dori: Raffaello
Carla Mancini: una suora
Gianni Pulone: un amico di Ariosto
Regia Mariano Laurenti
Soggetto Carlo Veo
Sceneggiatura Carlo Veo
Fotografia Tino Santoni
Montaggio Giuliana Attenni
Musiche Berto Pisano
lec vesti della ragazza mo’ ce trovi ‘na strana cosa/rossa, gi
alla, verde o rosa/ma che cosa mai sarà?/La mutanda, la mutanda/nun me so’ capito bene che cos’è ‘sta novità”).
Quel gran pezzo della Ubalda, tutta nuda e tutta calda
Si potrebbe dire un titolo,un programma.
In effetti la pellicola di Mariano Laurenti non si discosta molto dal filone dei decamerotici,ovvero quei film che inondarono i cinema all’indomani del fortunato esordio del capostipite della file,Il Decameron di Pasolini,opera di ben altra fattura rispetto ai pruriginosi seguiti che proliferarono per molto tempo,saccheggiando il repertorio classico della letteratura boccaccesca italiana,con madonne dal caldo inferno,Masucci napoletani con le braghe in mano e altri titoli che per lo meno denotavano un buon sforzo di fantasia.
In questa pellicola la Ubalda,una splendida Edwige Fenech,è sposata ad un mugnaio,Mastro Oderisi,e d è insidiata,per la sua bellezza,da un soldato di ventura,uno sfigatissimo Pippo Franco,che è stato allontanato dal talamo coniugale dalla moglie,interpretata da Karin Schubert.
Dopo una serie di vicissitudini che potremmo definire boccaccesche,il mugnaio e il soldato di ventura decideranno di scambiarsi le mogli,ma non potranno farlo per la presenza delle cinture di castità.
Uno dei film che lanciò la bellezza sfolgorante della Fenech,e questo basterebbe a cantarne le lodi;in realtà il film,pur con qualche trovata divertente,non fece altro che ammiccare ad un certo tipo di cinema,quello pruriginoso e scollacciato che forte della liberalizzazione dei costumi cinematografici,impose per molto tempo una teoria di bellezze nude e impegnate in improbabili triangoli amorosi.
Pippo Franco e Gabriella Giorgelli
Il Decameron di Pasolini aveva tentato di giustificare il sesso come forma di liberazione,l’unica possibile,in un medioevo in cui ai poveri altro non era concesso,se non un libero e sfrenato erotismo;un’opera anti clericale e anti potere.
Il film di Laurenti invece,non avendo alcuna velleità,gioca tutto su un erotismo pecoreccio e su battute da caserma;ma in fondo,chi andava a vedere questi film,sapeva benissimo a cosa andava incontro.
E perlomeno,in mezzo a tanta immondizia che invase i cinema,Quel gran pezzo dell’Ubalda qualche risata riuscì davvero a strapparla.
Un film di Mariano Laurenti. Con Umberto D’Orsi, Edwige Fenech, Pippo Franco, Karin Schubert, Alberto Sorrentino, Pino Ferrara, Bruno Boschetti, Gabriella Giorgelli, Gino Pagnani, Carla Mancini, Renato Malavasi, Renato Montalbano. Genere Commedia, colore 91 minuti. – Produzione Italia 1972.
Edwige Fenech: La Ubalda
Pippo Franco: Olimpio de’ Pannocchieschi
Karin Schubert: Fiamma
Umberto D’Orsi: Mastro Oderisi
Pino Ferrara: frate manesco
Gino Pagnani: Mastro Deodato
Alberto Sorrentino: notaio Adone Bellezza
Renato Malavasi: medico
Dante Cleri: Cantarano Da Nola
Gabriella Giorgelli: ragazza nel fienile
Regia Mariano Laurenti
Soggetto Tito Carpi, Luciano Martino
Sceneggiatura Carlo Veo, Tito Carpi
Fotografia Tino Santoni
Montaggio Giuliana Attenni,
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Antonio Visone
Jus primae noctis
Ariberto da Ficulle è un piccolo nobile, arrogante e arrivista; per poter diventare signore di un feudo ha però bisogno di impalmare una nobildonna. Così sceglie di sposare Matilde, nipote del re, ma brutta da far spavento. Ariberto, frustrato, decide di angariare i suoi nuovi sudditi per sfogare la sua rabbia, e grazie ad un piccolo manipolo di mercenari e al suo nuovo potere di signore, prende a tiranneggiare i sudditi con balzelli di ogni genere.

Lando Buzzanca è Ariberto da Ficulle
Ma non tutti i villani sono disposti ad accettare il volere del signore; tra essi c’è Gandolfo, cervello finissimo e lucido, che si ribella alla tirannia, giocando tiri birboni ai danni di Ariberto. Che, stanco di essere preso in giro dal paesano, decide di ripristinare l’antica usanza dello Jus primae noctis, il diritto feudale del signore di giacere con la sposa nella prima notte di nozze. Gandolfo è innamorato di Venerata, una bellissima ragazza, e alla fine è costretto, cadendo in un tranello, a sposarla.
La bellissima Marilu Tolo è Venerata
Per Ariberto è il trionfo; ma proprio nel momento in cui si appresta a giacere con la donna, uno squillo di campane annuncia una rivolta popolare, al capo della quale c’è l’astuto Gandolfo, che come vendetta consuma la sua prima notte davanti al deposto signore. Cacciato dal suo feudo, Ariberto viaggia verso Roma per chiedere aiuto al papa.
Tra tutti i film del filone erotico-medioevale, questo di Pasquale Festa Campanile, Jus primae noctis, si segnala per una trama organica, per la presenza di bellissime donne, tra le quali vanno segnalate Marilu Tolo, una giovane e bella Enrica Bonaccorti, Ely Galleani, la compianta Ria De Simone.
Tra gli uomini, accanto ad un gigione Buzzanca, che in quel periodo girava una montagna di film, c’erano Montagnani, splendido e ironico nel ruolo di Gandolfo, il grande Paolo Stoppa e il caratterista Felice Andreasi.
Enrica Bonaccorti
Jus primae noctis, un film di Pasquale Festa Campanile,con Lando Buzzanca, Renzo Montagnani, Marilu’ Tolo, Felice Andreasi, Paolo Stoppa,Ely Galleani,Enrica Bonaccorti,Ria De Simone
Lando Buzzanca … Ariberto da Ficulle
Renzo Montagnani … Gandolfo
Marilù Tolo … Venerata
Felice Andreasi … Frate Puccio
Toni Ucci … Guidone
Paolo Stoppa … Il papa
Gino Pernice … Marculfo
Alberto Sorrentino Un mercenario
Giancarlo Cobelli … Curiale
Ely Galleani … Beata
Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Ugo Liberatore
Sceneggiatura Pasquale Festa Campanile
Ottavio Jemma
Luigi Malerba
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Nino Baragli
Musiche Riz Ortolani
Le donne di Tinto Brass
Ho già parlato della carriera del cineasta veneziano; è il caso di guardare un pò le muse ispiratrici dei suoi film, con uno sguardo particolare alle 13 pellicole girate da Brass nel periodo tra il 1983, data di uscita di La chiave, prima pellicola dichiaratamente a sfondo erotico, interpretata da Stefania Sandrelli, fino a Monamour,film del 2005 che ad oggi resta il suo ultimo lavoro cinematografico.
Ornella Marcucci,Così fan tutte
Un percorso segnato da una crescita esponenziale dell’epidermide femminile, con una conseguente perdita di credibilità cinematografica, visto che si passa da un soggetto erotico, La chiave, esplicitamente scabroso, ma girato con una certa raffinatezza ed eleganza, e con una trama ancora presente, alle sue ultime fatiche, che guardano al sesso in maniera esplicita, con abbondante esposizione di nudi ai limiti del porno e con un’esposizione abbastanza penosa di falli maschili, molto spesso finti, che in definitiva cercano di esaltare il ruolo gaudente della filosofia di Brass, contestata e scurrile quanto si vuole, ma non priva di elementi di riflessione.
Serena Grandi in Miranda
Sarah Cosmi in Fallo!
Il successo di La chiave spinse Brass a tentare un’incursione che prendesse spunto da un classico della letteratura italiana, La locandiera di Goldoni. Nacque così Miranda, con protagonista Serena Grandi, nella quale la procace artista riveste il ruolo di una locandiera piuttosto disinibita, che, in attesa del ritorno del marito, disperso in guerra, non esita a divertirsi con gli avventori della sua locanda, prima di impalmare un suo dipendente. Il film ebbe un grosso risultato di audience, così, due anni dopo, Brass lancia la giovane Francesca Dellera in Capriccio, storia pruriginosa, anche se non priva di qualche eleganza formale, di una giovane coppia che si concede sani passatempi erotici, prima di tornare insieme più legati di prima.
Susanna Martinkova in Monella
Angela Ferlaino in Fallo!
La Dellera è quella che, in un film di Brass, si spoglia di meno; cosa che non accadrà invece alla debuttante Debora Caprioglio, che nel film Paprika del 1991, espone più volte le proprie abbondanti grazie agli sguardi dello spettatore. La trama, con qualche pretenziosità, vorrrebbe raccontare l’iter di vita di una giovane che, in accordo con il fidanzato, per abbreviare l’attesa per potersisposare, non esita ad entrare in una casa di tolleranza, poco prima della promulgazione della legge Merlin.
Rossana Di Pierro, Così fan tutte
Raffaella Offidani in L’uomo che guarda
Nel 1992 Brass lancia un’altra esordiente, Claudia Koll, nel film Così fan tutte, storia di un’adultera molto libertina che sperimenta tutto quello che il sesso può offrire in materia di trasgressione. Il successo sarà rilevante, e porterà la Koll, dopo questo esordio piuttosto imbarazzante, ad una carriera paradossalmente legata alle fiction, prima della sua conversione totale che la allontanerà dallo schermo. Nell’Uomo che guarda, girato due anni dopo e liberamente ispirato a Moravia, Brass abbandona anche le tematiche care, dandosi a un film in cui c’è un’imbarazzante sfilata di falli finti e di situazioni osè, che spesso confinano con l’hard core; delle “muse” di Brass, lanciate in questo film, si ricordano Cristina Garavaglia,Katerina Vassilissa,Raffaella Offidani e Martine Brochard,
Maruska Albertazzi in Fallo!
Katerina Vassilissa in L’uomo che guarda
che il regista aveva già scritturato per Paprika. delle prime tre non si sono più avuto tracce; la mancanza di una storia accettabile, le frequenti scene di sesso, non hanno funzionato nel caso di questo film da cassa di risonanza. Così l’anno successivo arriva un film assolutamente ai confini dell’hard, Fermo posta Tinto Brass,in cui la trama è praticamente inesistente; nello studio del regista, affiancato dalla solita procace segretaria, arrivano le lettere erotiche e un filmato di affezionati cultori di Brass, che raccontano le loro pruderie, prima di un finale assolutamente desolante. Le attrici del film si chiamano Cinzia Roccaforte, Erika Saffo Savastani, Carla Solaro,Cristina Rinaldi,Gabriella Brbuti,Alessandra Antonelli. Anche di loro si perdono ben presto le tracce, vista la scarsa mostra di abilità recitativa richiesta e mostrata nel film.
Francesca Nunzi,Trasgredire
Ancora la Nunzi in Monella
Nel 1997 Brass propone Monella, tentativo di riportare il suo cinema ad un minimo di credibilità per quanto riguarda la trama; questa volta la protagonista è Anna Ammirati,che interpreta il ruolo di una lolita che prima di convolare a nozze si concede qualche peccatuccio nemmeno tanto veniale. Per tre anni Brass resta fermo, prima di tornare alle produzioni erotiche sempre più basate sulla sua visione di una donna subdolamente erotica, pervasa, come dice lui, “dagli stessi aneliti dell’uomo, solo più nascosti”.Con Tra(sgre)dire lancia la bellezza nordica di Yuliya Mayarchuck,affiancata da quella più nostran di Francesca Nunzi;nel film, una bella ragazza sceglie di allontanarsi dal troppo geloso fidanzato, va a Londra, dove sperimenta anche l’amore saffico, oltre a collezionare qualche trasgressione che la appagheranno fisicamente.
Federica Palmer,Fallo!
Deborah Caprioglio, Paprika
Cristina Garavaglia in L’uomo che guarda
Con Senso 45, Brass tenta due anni dopo di rientrare dalla finestra in una dimensione cinematografica che privilegi la storia rispetto all’epidermide; un tentativo mal riuscito, nonostante la presenza della bella, matura e sensuale Anna Galliena, molto a disagio nella parte di una ricca e matura signora che cede ai sensi, tradisce il bolso marito concedendo i suoi favori ad un ufficiale nazista amorale, che punta solo ai suoi soldi. Il film ha un finale tragico, ma, nonostante le premesse permettessero lo svolgimento di un film di livello, lo stesso si perde in scene di sesso senza alcuna spiegazione.
Claudia Koll, Così fan tutte
Nel 2003 arriva Fallo!, in cui la trama ormai non esiste più; esistono, e si vedono, uno stuolo di belle ragazze: Maruska Albertazzi,Sarah Cosmi, Silvia Rossi, Raffaella Ponzo, Angela Ferlaino, Federica Palmer, interpreti dei vari episodi, tutti pruriginosi e spesso legati solo a trasposizioni su celluloide delle fantasie del regista. Con Monamour, forse il punto più basso in assoluto toccato da Brass, la solita tiritera delle avventure galanti di giovani e vogliose, oltrechè insoddisfatte mogli, tocca il punto più basso. L’interprete principale è Anna Jimskaja, ma vengono lanciate anche Nela Lucic e qualche altra disinibita attricetta.
Anna Galiena,Senso 45
A parte i casi di Stefania Sandrelli e Anna Galliena, le altre protagoniste dei film di Brass o erano esordienti o erano attrici dal passato poco significativo; La Dellera, la Caprioglio, Serena Grandi e Claudia Koll in qualche modo sono tiuscite a liberarsi del pesante fardello dell’interprete di film erotici; è accaduto a molte attrici del passato di passare attraverso il soft core, per poi lanciare la propria carriera in film di ben altro livello. Tutte le altre non sono più riuscite a scrollarsi di dosso il clichè di attrici brassiane, finendo spesso in produzioni di serie B, o in film che nessuno ricorda. L’ultima delle star lanciate da Brass fu Claudia Koll; che è stata anche l’attrice che ha rinnegato in toto il proprio passato, scegliendo una vitaben diversa da quella sotto i riflettori. Da allora sono passati 16 anni, e il cinema di Brass in pratica si è specializzato in una moderna versione dell’erotico d’autore in stile Emmanuelle o Histoire d’O; pellicole ormai destinate solo ad una fascia ben definita di pubblico.
Virginia Barrett,Fallo!
Anna Jimskaia,Fallo!
Anna Ammirati, Monella
Anita Sanders, Nerosubianco
Teresa Ann Savoy,Caligola
Sonia Topazio,Corto circuiti erotici
Paola Senatore,Action
Nicola Warren,Capriccio
Mirella D’Angelo,Caligola
Martine Brochard,Paprika
Luciana Cirenei,Paprika
Loredana Cannata,Senso 45
Laura Antonelli,Le sedicenni
Isabella Deiana,Cosi fan tutte
Cinzia Roccaforte,Fermo posta Tinto Brass
Valentina Demy,Paprika
Stefania Sandrelli da La chiave
Serena Grandi da Miranda
Raffaella Ponzo, Corti circuiti erotici
Nicola Warren, Capriccio
Loredana Cannata,Senso 45
Deborah Caprioglio,Paprika
Yulia Mayarchuck,Trasgredire
La commedia sexy all’italiana

Edwige Fenech nel film La patata bollente
Non c’è una data di nascita ufficiale del genere che viene oggi identificato come Commedia sexy all’italiana; non è possibile altresi determinare un padre putativo del genere, ma semplicemente basta dare un’occhiata ai titoli dei film che a partire dal 1969, lentamente, ma con costanza, invasero le sale cinematografiche, fino a ritagliarsi uno spazio ben preciso che all’epoca vide tanti detrattori, principalmente tra i critici ma anche tanti spettatori, che affollavano le sale per vedere film in cui alla pellicola che affrontava in modo più o meno graffiante i problemi della società mutuando così le peculiarità della Commedia all’italiana, si aggiungevano ben precise caratteristiche.
Il vero protagonista, il nudo integrale: Ines Pellegrini in Una bella governante di colore
Nei film comparivano spesso scene di nudo, più o meno integrale, con attrici dal talento assolutamente difforme; questa abitudine, di mostrare il nudo per esigenze di botteghino divenne ben presto un elemento caratterizzante dei film stessi, tanto che spesso finivano per mescolarsi a episodi etichettabili come commedia sexy, altri che di sexy avevano ben poco, essendo film drammatici o anche comici, che partivano però da visioni differenti delle tematiche specifiche.

Claudia Cardinale e la Spaak in Certo, certissimo, anzi…probabile
Per esempio, un film come Decameron, di Pasolini, divenne l’involontario capostipite della fortunata serie dei decamerotici, pur non condividendo praticamente nulla con essi, se non l’ambientazione medioevale e le scene di nudo. Praticamente la stessa cosa successe con i film polizieschi, da allora definiti poliziotteschi, ai thriller all’italiana, ai film horror e in definitiva a buona parte della cinematografia italiana.

Laura Antonelli in Sessomatto
La liberalizzazione dei costumi e della morale portò sugli schermi un elemento di novità, il nudo femminile, che fino ad allora era stato rigorosamente tabù, imbrigliato nelle maglie severe dei censori, che spesso, sopratutto sul finire degli anni sessanta agivano con mano di ferro sulle pellicole sospettate di essere contro la morale. Si pensi, per esempio, a film come Brucia ragazzo brucia, di Fernando Di Leo, con le sue fugaci scene di nudo, ma dal contenuto scabroso ovvero l’orgasmo femminile in una donna matura.Un film che fece scandalo proprio per la sua tematica, accompagnata dai primi timidi segni che il nudo bucava lo schermo. Uno dei primi registi a usare qualche fugace scena di nudo fu Pasquale Festa Campanile, autore di pregevoli pellicole come Con quale amore, con quanto amore, del 199, Dove vai tutta nuda dello stesso anno, Quando le donne persero la coda, una surreale commedia con un ottimo cast ambientata nella preistoria, con un linguaggio preso, o sarebbe meglio dire copiato, dal Brancaleone di Monicelli. Un altro regista degli esordi della commedia sexy fu Gianni Grimaldi, che diresse un film dal gran successo, La prima notte del dottor Danieli, con l’attore che più di tutti, proprio in quegli anni, girò pellicole a sfondo sexy o comunque infarcite di scene di nudo, Lando Buzzanca. Buzzanca divenne ben presto l’emblema italico del maschio assatanato, forse un po tonto ma tanto virile; interpreterà alcuni tra i più visti film dell’epoca,come Il merlo maschio, Homo eroticus, Il debito coniugale, Jus primae noctis, Il vichingo venuto dal sud

Ancora Edwige Fenech, dal film Giovannona coscialunga

Ricchi ricchissimi, praticamente in mutande
La parentesi del decamerotico, film esplicitamente e dichiaratamente a sfondo sexy, portò nelle sale cinematografiche un’esposizione sempre più rilevante di nudi femminili; questi film ben presto divennero una palestra in cui si misurarono molti dei caratteristi tipici della commedia all’italiana, e servirono da trampolino di lancio per attrici che con questi film costruirono parte della loro commedia, come Edwige Fenech,Marilu Tolo, Janet Agren, Femi Benussi,Barbara Bouchet e Cramen Villani, solo per fare qualche nome. Nomi a cui si aggiunsero quelli di attrici anche dal passato “impegnato”, come Ornella Muti, Agostina Belli, Laura Antonelli. Quest’ultima, interpretando Malizia, dette il via al filone “casalingo”, zie e nipoti, matrigne e nonne pronte a sedurre parenti o estranei, giovani imberbi e mariti fedifraghi.

Susan Scott in Il vizio di famiglia
Accanto a questi veri e propri filoni, si aggiunsero ben presto thriller a metà strada tra il noir vero e proprio e il thriller infarcito di sesso, con pellicole in cui la dose di sangue e terrore era pari all’epidermide mostrata sugli schermi. Questo interesse sempre più accentuato verso film con protagoniste le bellone di turno convinse i produttori a sfruttare fino in fondo quei film che portavano un elemento di novità nella programmazione;
avvenne così che il film La poliziotta, diretto dal grande Steno, si trovò a fare da battistrada a tutta una serie di film che avevano per protagoniste procaci difensori della legge, come la Fenech, che interpretò un sequel di gran successo, La poliziotta fa carriera, sostituendo il ruolo che era stato della Melato, con evidenti intenti satirici, con quello della procace e avvenente poliziotta Gianna che fa carriera con il cervello ma anche con le curve.

Lori Del Santo in L’onorevole con l’amante sotto il letto
Parallelamente nascono altri filoni; quello delle insegnanti e delle alunne, dei professori, liceali e via discorrendo, in cui ancora una volta bellezze quasi sempre nostrane, come Gloria Guida, Lilli Carati ecc. incarnano le voglie nemmeno tanto nascoste di assatanati studenti, così come vengono guardate con occhi concupiscenti le insegnanti che siano di scienze naturali o di lettere: va tutto bene, purchè la Lassander di turno, o la Cassini, mostrino seni e glutei, in commedie che ben presto perdono anche l’originalità, trasformandosi in cloni. Un film assomiglia all’altro, la Fenech, per esempio, è contemporaneamente dottoressa in un film, insegnante nell’altro, mentre viene molestata nel ruolo di zia o addirittura di nonna. Sfruttando al massimo il momento, si inaugura la serie piuttosto becera dei marinai, film ambientati sulle navi, o anche in caserma. Lino Banfi,Annamaria Rizzoli, Renzo Montagnani,Nadia Cassini,l’immancabile Fenech,girano commedie a volte divertenti, a volte becere e sguaiate.

Michela Miti e Lino Banfi in Vieni avanti cretino
Bene o male anche questo elemento è destinato a diventare destabilizzante; il finire degli anni 70 vede un concorrente temibile per il cinema. Sono nate le tv private, che inondano gli schermi proprio di queste pellicole, contribuendo in maniera decisiva all’agonia del cinema. Così la stagione della commedia sexy termina con la sua parte più becera e penosa, la triste serie dei Pierini, dove all’impianto cinematografico classico si sostituisce quello della gag triviale e da caserma. Protagonista è Alvaro Vitali, che aveva peraltro un passato onesto, avendo girato film anche con Fellini.

Nadia Cassini in Tutta da scoprire
Siamo al crepuscolo, alimentato anche da registi che, grazie alle ormai larghe maglie della censura, propongono film erotici in cui il sottile confine con l’erotismo sfocia nel porno, spesso e volentieri. Malombra, Maladonna e via dicendo sono film che si spingono verso il voyeurismo, cosa che diverrà la regola nei film di Brass, che inaugureranno negli anni 80 il cosiddetto erotico d’autore. Agli inizi degli anni 80 la commedia sexy muore, con qualche rimpianto da parte di alcuni, con molti sospiri di sollievo da parte dei più. L’avanzare sugli schermi del nudo e del porno estremo, reclamizzato dai famosi cinema a luce rossa segna la divisione netta tra cinema per adulti e cinema per tutti.

Janet Agren in L’onorevole con l’amante sotto il letto
Molti film perdono l’inquietante Vietato ai minori di anni 18, a tutto vantaggio dei film porno. In definitiva la stagione della commedia sexy può essere vista sotto molte angolature; una di evoluzione e cambiamento del costume, legato a necessità diverse dello spettatore,un’altra che porta la stessa dagli splendori di inizio decennio 70 al buio di inizi decennio ottanta, simboleggiato da un film, Non stop sempre buio in sala, che segna il passaggio dal soft al porno. Vanno definitivamente in archivio donne e madonne rinascimentali e medioevali, poliziotte e professoresse, zie e nipoti, cameriere e dottoresse.

Un film fortunato si intitola in maniera inequivocabile W la foca; scriverlo con la i sarebbe stato spudorato, e a quel punto l’epitaffio si trasforma in pietra tombale. il genere muore, per lasciare il posto ad una nuova stagione della commedia sexy, che cambia pelle e titoli. E’ il momento delle vacanze di natale, pasqua e sulla neve, al mare e ovunque venga spinta la fantasia dei registi.

Il fidanzamento
Le protagoniste femminile della commedia sexy sono tantissime; stelle, stelline, semplici starlette o anche comparse, attricette alle prime armi, ragazze desiderose di mettersi in mostra oppure semplicemente ragazze che guadagnano qualche soldino come comparse o figuranti. Un’armata che partecipa alla commedia sexy con la voglia di affermarsi, di mettersi in luce, sognando un futuro nel dorato mondo del cinema, che permette l’appagamento dei propri sogni, l’affermazione personale e come logica conseguenza, fama e denaro.
Per la stragrande maggioranza di loro non sarà così; è solo una percentuale esigua a rivelare doti tali da permettere di mettersi in luce, di diventare una star.

Carmen Villani, protagonista di Ecco lingua d’argento
La commedia sexy forse è la via più difficile per la vera notorietà; un’attrice che compare nuda nella miriade di film che costellano il percorso di questo particolare filone cinematografico viene guardata con sospetto dai registi di calibro superiore, da coloro cioè che puntano ad un cinema di qualità.
Così, per molte attrici, diviene davvero difficile mostrare che “oltre le gambe c’è di più” ; la stragrande maggioranza di loro finirà ben presto nel dimenticatoio, una minoranza riuscirà ad ottenere scritture per film chiamiamoli d’autore, pochissime procederanno nella carriera verso tappe più esaltanti.

Dagmar Lassander spiata in Classe mista
Non di rado accade anche che la notorietà abbia effetti imprevisti e sopratutto dolorosi; il mondo del cinema avvolge lentamente e poi stritola coloro che non riescono a rimanere distaccati dalle tentazioni, dalle lusinghe che inevitabilmente si trasformano in sirene.
Un abbraccio mortale che porta alle volte alcune di loro a dare una svolta drammatica alla propria vita; la commedia sexy è solo la punta di un iceberg, un iceberg fatto di tante facce, alcune molto oscure.
La vita extra cinema finisce per essere direttamente coinvolta nel lavoro, si deve coltivare l’amicizia con quel produttore, con quel regista per sperare in una parte; la bravura spesso non conta, conta la disponibilità ad entrare nel famoso letto dell’uno o dell’altro, nelle grazie dello sceneggiatore oppure di quell’attore che può metterci la parola giusta.

Sydne Rome in 40 gradi all’ombra del lenzuolo
Accettare compromessi spessi è l’unica maniera per avanzare; così le più scafate fanno strada, le altre o hanno davvero talento o ritornano nel nulla.
Ci sono poi le debolezze private, mutuate purtroppo da quel mondo fatto di scarsi valori morali; così si cede ai vizi, in primis quello della droga.
Alcune di loro, come la Senatore, la Schubert, Lilli Carati, affronteranno un vero e proprio viaggio all’inferno, con risultati drammatici.
Ma qualcuna davvero ce la fa, diventa una star e mostrerà il talento posseduto proseguendo con successo la carriera.
E’ il caso di una delle regine della commedia sexy, Edwige Fenech, che attraverserà da protagonista la storia della commedia sexy, ricavandone notorietà che le servirà per lavorare anche in altri generi.
La bellissima attrice passerà con disinvoltura dalla commedia sexy al thriller, dalla commedia in senso lato al cinema drammatico, sempre con risultati discreti.
Tra le regine c’è Barbara Bouchet, anche lei camaleontica, in grado di sostenere ruoli drammatici o comici, di lavorare senza problemi in film polizieschi o noir, nei thriller come nelle commedie sexy; la caratteristica della Bouchet è anche quella di non accettare pellicole di infimo ordine, il che mostra l’intelligenza della donna consapevole della sua bravura, ma anche dei suoi limiti.
E’ il caso anche di Orchidea De Santis, affascinante, sinuosa, con ottime capacità espressive; un potenziale enorme non completamente sfruttato, per la miopia di molti registi. Anche lei ha avuto l’accortezza di non infilarsi nelle produzioni più scadenti; così come Laura Antonelli, probabilmente l’attrice simbolo del cinema italiano per un intero decennio, capace di lavorare con registi del calibro di Visconti e al tempo stesso di girare film classici della commedia sexy.
La Antonelli, almeno per tre quarti della sua carriera, ha selezionato con cura i copioni, riuscendo ad elevarsi sulla media evitando le pellicole più dozzinali e scarse qualitativamente; il tutto fino al punto di rottura,coinciso purtroppo con l’età e con le rughe, con le debolezze private che l’hanno portata a far uso di cocaina e sopratutto con il non aver accettato i segni dell’età e con la disastrosa decisione di ricorrere ai chirurghi estetici, che ne hanno devastato il volto, rovinandole cosi la vita in tutti i sensi.
Le attrici della commedia sexy sono davvero tante, come dicevo all’inizio un nugolo; alcune di loro hanno interrotto la carriera una volta sfiorita la bellezza che aveva permesso loro di mettersi in mostra.
Nadia Cassini è una di loro, mentre per altre hanno giocato motivazioni diverse.
La fine del genere, o meglio, la sua trasformazione in qualcosa di diverso, la commedia erotica pura, ha segnato la fine di quasi tutte le carriere.
Sono state davvero poche quelle che hanno scelto di seguire l’onda, finendo poi per pagare un prezzo altissimo.
Nel cinema esiste anche un ricambio generazionale, e l’inizio degli anni ottanta ha segnato anche questo, ovvero l’avvicendarsi sullo schermo di volti nuovi.

Di che segno sei?
Ma lo spettatore di qualsiasi generazione non ha di certo dimenticato le attrici di quel periodo, che siano Annamaria Rizzoli o Susan Scott, Gabriella Giorgelli oppure la bellissima Femi Benussi, Malisa Longo o Gloria Guida.
Il cinema stesso evolve, le caratteristiche richieste alle attrici cambiano di conseguenza;oggi, per tutta una serie di fattori concomitanti, è molto difficile affermarsi solo perchè si è in possesso di un bel fisico.
La selezione è molto più dura, anche perchè si girano meno film, i produttori sono meno propensi alle scommesse.
Fratello homo,sorella bona
Nei primi anni del 1300 la morte nera,la peste,impazza in Toscana. Quattro giovani,per tentare di sfuggire al contagio,dopo aver corrotto i gabellieri,fuggono fuori città con quattro prostitute. Adriano, Isidoro, Bruno e Pinuccio dichiarano di voler entrare nel convento di San Prudenzio,mentre le quattro donne entrano nel convento delle clarisse.
Ma nessuno dei giovani ha,ovviamente,il desiderio di prendere i voti;i quattro ragazzi entrati nel convento di San Prudenzio,si accorgono subito di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato;una terribile siccità sta piagando le campagne,e i fedeli hanno spostato le loro preghiere (e i loro oboli) verso il patrono di un paese vicino,dove si venera San Erpinio.
L’abate del convento di San Prudenzio,un giorno,si accorge della straordinaria somiglianza di uno dei giovani,Adriano,e la raffigurazione del santo Prudenzio.Così,con scaltrezza,organizza un falso miracolo;sostituisce l’uomo in carne e ossa alla statua,e per i fedeli di bocca buona ecco il miracolo. Pochi minuti dopo nel luogo del miracolo arriva Chiarina,una bellissima ragazza promessa sposa ad un vecchio ricco.La ragazza si dona ad Adriano,e tra i due scoppia l’amore.
La ragazza,convinta di aver giaciuto con il santo,decide di entrare in convento,suscitando le ire del padre. Fattosi anticipare una grossa somma dal futuro marito,l’uomo corrompe il Cardinale,che di conseguenza vieta a Chiarina di farsi monaca. Interviene anche la mamma della futura sposa,che scongiura l’abate del convento di San Prudenzio,di cercare di fermare il matrimonio della figlia;si scopre così che la ragazza in realtà è figlia adulterina della donna,concepita proprio con l’abate.
Nel momento in cui sta per celebrarsi il matrimonio,Adriano,che si è sostituito alla statua,prende vita,mentre tra i fedeli tutti gridano al miracolo.Adriano,con i suoi amici e le 4 ragazze,che hanno nel frattempo raggiunto il posto del matrimonio,si nascondono e fuggono,portandosi dietro Chiarina.
Fratello homo,sorella bona è un discreto film della nutrita schiera dei decamerotici;girato con qualche buona trovata,mostra tutti i suoi limiti quando espone epidermidi a volontà,sfruttando il cast di belle ragazze a disposizione,fra le quali spiccano Krista Nell,la Santilli,la Adutiori e Gabriella Giorgielli.Giarto nel 1972,per la regia di Sequi,fu un discreto successo di cassetta.
Un film di Mario Sequi. Con Krista Nell, Sergio Leonardi, Nazzareno Natale, Lorenzo Piani, Gabriella Giorgelli, Patrizia Adiutori, Antonia Santilli, Franco Mazzieri. Genere Comico, colore 90 minuti. – Produzione Italia 1972.
Sergio Leonardi: Pinuccio
Krista Nell: Laura
Nazzareno Natale: Bruno
Antonia Santilli: Chiarina
Patrizia Adiutori: Elisa
Gabriella Giorgelli: Mariangela
Enrico Lazzareschi: Abbott
Loredana Mongardini: Dulcinea
Regia Mario Sequi
Sceneggiatura Alfredo Tucci
Casa di produzione Capitolina Produzioni Cinematografiche, Les Films Marbeuf
Fotografia Guglielmo Mancori
Montaggio Vincenzo Tomassi
Musiche Mario Bertolazzi
Costumi Tony Randaccio
Trucco Gianfranco Mecacci
Leva lo diavolo tuo dal… convento
Il giovane Vincent viene nominato esecutore testamentario di una marchesa,ricchissima,e che in punto di morte ha deciso di lasciare tutti i suoi averi a sua figlia,che è stata mandata in un convento per bambine senza genitori.

La marchesa però non ha rivelato a Vincent il nome della ragazza; è stata colta da un accesso di risa quando ha scoperto la sua serva fornicare con un becchino.
La marchesa era famosa per la sua vita sentimentale molto avventurosa,così Vincent si reca nel convento e rintraccia 5 ragazze,Anselma, Clarissa, Piroska, Françoise e Susanna. che sono le uniche ospiti del convento a non conoscere i propri genitori.



Inizia così un’autentica corsa a dimostrare,a Vincent,di avere titolo per godere dell’eredità della marchesa;Anselma, Clarissa, Piroska raccontano al giovane le loro avventure erotiche,dimostrando di avere nel sangue la lussuria della vecchia defunta;le altre due Francoise e Susanna,viceversa,non sembrano assolutamente interessate all’eredità.

Sarà proprio Anselma a conquistare il cuore di Vincent,che scoprirà anche che tutte e cinque le ragazze sono figlie della marchesa.
Commedia scollacciata,con qualche battuta comica ma basata sopratutto sulle grazie femminile,esposte con molta buona volontà;non è uno dei prodotti peggiori,ed è diventato un cult tra i decamerotici degli anni settanta.


Leva lo diavolo tuo dal… convento, un film di Franz Antel (1973),con Femi Benussi, Kurt Großkurth, Maja Hoppe, Sonja Jeannine, Galliano Sbarra, Paul Löwinger, Christina Losta, Marika Mindzenthy,Gabriele Tinti, Teri Tordai, Margot Hielscher, Hans Terofal, Franz Muxeneder,







Gabriele Tinti … Vincent van der Straten
Femi Benussi … Clarissa
Marika Mindzenthy … Piroschka
Sonja Jeannine … Susanne
Kurt Großkurth … Monk
Teri Tordai … Sexy Susan / Susanne Delberg
Alena Penz … Anselma
Regia: Franz Antel
Sceneggiatura: Kurt Nachmann,Vittoria Vigorelli
Produzione:Franz Antel
Musiche:Stelvio Cipriani
Montaggio: Siegfried Hold
Alena Penz.








































































































































































































































































