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9 ospiti per un delitto

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Su una bellissima isola, disabitata, attracca uno yacht con a bordo Ubaldo, un ricco e anziano signore, padre di tre di loro, presenti con le relative consorti, e sua sorella. Il gruppo è quanto mai disomogeneo: tra i presenti, manca completamente l’armonia, anzi, ben presto ci si rende conto di una torbida atmosfera che regna all’interno della variegata famiglia.

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Michele, Elisabetta (sorella di Ubaldo),  Patrizia, Lorenzo e Walter hanno ognuno dei segreti da nascondere. Ci sono relazioni proibite, fra di loro, e ben presto ci si rende conto che più che ad una famiglia, siamo di fonte ad una tana di serpenti. La stessa giovane moglie di Ubaldo, Giulia, ha una relazione proibita con Michele, figlio di Ubaldo. La moglie di Michele, Carla, una donna con qualche problema psichico, scompare improvvisamente sott’acqua, sotto gli occhi di tutti, preda probabilmente di un malore.

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E’ l’inizio di una catena di sciagure che colpirà la famiglia di Ubaldo; ad uno ad uno verranno uccisi da una misteriosa mano. Elisabetta, sorella di Ubaldo, attribuisce tutto al fantasma di Charlie, un suo amante ucciso molti anni prima proprio da Ubaldo e dai suoi figli, mentre era in intimità con la donna sulla spiaggia. Tutti gli occupanti della villa muoiono tragicamente, e alla fine restano solo Elisabetta e Michele; ma l’assassino è Carla, frutto della relazione segreta tra Elisabetta e il suo defunto amante, che ha deciso, in accordo con la madre, di sparire per vendicare la morte di suo padre. Michele uccide le due donne, ma a sua volta morirà nell’esplosione della barca che stava preparando per fuggire dall’isola maledetta.

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Ripreso da 10 piccoli indiani, capolavoro di Agatha Christie, 9 ospiti per un delitto, diretto da Ferdinando Baldi nel 1977 è una riedizione scolorita e priva di nerbo del classico della giallista inglese. A parte Arthur Kennedy, nel cast non figura nessun attore di rilievo, e la cosa si nota subito, così come a latitare, sin dall’inizio, è l’atmosfera. abbondano invece le nudità femminili e viene privilegiato l’aspetto morboso della storia, con ampio risalto alle relazioni peccaminose tra cognati e in ultimo anche con l’attuale matrigna;

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così John Richardson, Caroline Laurence, Rita Silva, Massimo Foschi, Venantino Venantini, Loretta Persichetti, Dana Ghia e Sofia Dionisio, sorella della più famosa Silvia, fanno quello che possono, ovvero poco, rendendo il giallo/thriller prevedibile in quasi tutti i suoi passaggi. a parte la bellissima location, c’è ben poco ancora da segnalare. Il debito verso il pur mediocre 5 bambole per la luna d’agosto è evidente;ma in quel caso Bava è riuscito a creare quanto meno un’atmosfera claustrofobica, che in questo film manca del tutto.

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Forse l’unica vera attrattiva, per gli amanti dei morti ammazzati, è la lunga teoria degli stessi. Troppo poco per salvare un film dal naufragio.
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un film di Ferdinando Baldi , con Flavia Fabiani, Massimo Foschi, Dana Ghia, Arthur Kennedy, Caroline Laurence, Loretta Persichetti, John Richardson, Venantino Venantini Italia 1977

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Sofia Dionisio     …     Carla ( Flavia Fabiani)
Massimo Foschi    …     Michele
Dana Ghia    …     Elisabetta
Arthur Kennedy    …     Ubaldo – old man
Caroline Laurence    …     Giulia
Loretta Persichetti    …     Patrizia
John Richardson    …     Lorenzo
Rita Silva    …     Greta
Venantino Venantini    …     Walter

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novembre 8, 2009 Posted by | Erotico, Thriller | , | 3 commenti

Dove vai se il vizietto non ce l’hai?

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Diogene Colombo è un detective molto fiero della sua virilità; ha come vice un buffo e imbranato aiutante, Aroldo. I due vengono contattati dalla moglie commendator Cesare per un’indagine particolare: devono cioè accertarsi della fedeltà dell’uomo, sposato con Simona, un’avvenente donna. I due, per poter seguire da vicino l’uomo, sono costretti a travestirsi; mentre Diogene assume il ruolo di un cameriere/maggiordomo

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Paola Senatore e Renzo Montagnani

con tendenze spiccatamente omosessuali, Aroldo diviene Carlotta, una improbabile e decisamente brutta cameriera. I problemi però nascono quando i due entrano nella villa. A parte la bella padrona di casa, alle dipendenze del commendatore ci sono anche due belle e poco inibite donne. A complicare le cose ci si mette anche un giardiniere decisamente focoso; così, resistendo fin dove possibile alle tentazioni, i due portano avanti le loro indagini.

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Ma Diogene ha fatto i conti senza la bella Simona e senza le due cameriere, che si infilano nude nel suo letto.
Alla fine i due detective scopriranno inaspettatamente il vero segreto del commendatore, e ne verranno ricambiati con una grossa somma. Che però non si godranno: fatale sarà il fascino che esercita su di loro l’altro sesso.
Dopo il successo del film Il Vizietto, con i due spassosi protagonisti Tognazzi-Serrault alle prese con i problemi quotidiani della diversità, Marino Girolami pensa di gettare il tema in chiave ancor più comica, o se vogliamo, farsesca.

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Lory Del Santo

Ne viene fuori questo Dove vai se il vizietto non ce l’hai?, commediola imbastita attorno alla simpatia di Renzo Montagnani, questa volta tendente troppo a debordare, alla figura macchiettistica di Alvaro vitali, che fa sempre il suo, ovvero senza infamia e senza lode, e al cast di bellezze molto disinibite e pronte a spogliarsi, ovvero la bellissima Paola Senatore, la giovane Lory Del Santo, la insignificante (almeno dal punto di vista recitativo) Angie Vibeker e Sabrina Siani.

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Nel cast figura ovviamente il solito Mario Carotenuto, che ripete per l’ennesima volta la parte del burbero simpatico, uno dei suoi clichè abituali. Qualche gag simpatica, molte nudità, sicuramente apprezzabili e poco altro. Un prodotto non indecoroso, va detto, perchè nel periodo d’oro della commedia sexy si è visto di molto peggio, ma sicuramente non un cult.

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Molti spettatori affezionati al genere tendono a sopravalutarne le capacità comiche, che sono affidate al solito Montagnani, ma in realtà aldilà di qualche trovata, il film mostra tutti i limiti di una sceneggiatura ridotta all’osso, condita da qualche volgarità di troppo, e guardabile solo nell’ottica assoluta di 90 minuti passati senza aspettarsi dal film assolutamente nulla.

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Dove vai se il vizietto non ce l’hai, un film di Marino Girolami, con  Mario Carotenuto, Renzo Montagnani, Paola Senatore, Alvaro Vitali, Lory Del Santo.Stefano Amato, Sabrina Siani, Franco Caracciolo, ,Angie Vibeker
Commedia, durata 92 min. – Italia 1979.

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Renzo Montagnani: Diogene Colombo
Alvaro Vitali: Aroldo / Carlotta / Gigetto
Paola Senatore: Signora Beltramelli
Mario Carotenuto: Signor Beltramelli
Stefano Amato: Beniamino Colombo
Lory Del Santo: Irma la domestica
Sabrina Siani: Signorina Francesca
Angie Vibeker: Cameriera
Vittorio De Bisogno: Anselmo

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Regia Franco Martinelli
Soggetto Gianfranco Couyoumdjian
Sceneggiatura Carlo Veo
Produttore Gianfranco Couyoumdjian
Produttore esecutivo Francesco Guerrieri
Casa di produzione Flora Film
Distribuzione (Italia) Flora Martino – General Video
Fotografia Federico Zanni
Montaggio Alberto Moriani
Musiche Berto Pisano
Scenografia Vincenzo Morozzo
Costumi Tony Randaccio

novembre 6, 2009 Posted by | Erotico | , , , , , | 6 commenti

La bimba di Satana

L’azione si svolge in un castello, abitato da Antonio Aguilar e da sua figlia Myra; Aguilar è ovviamente un nobile, rimasto vedovo non incidentalmente. E’ stato lui, infatti, ad uccidere la bella moglie Maria, accecato dalla gelosia, una volta tanto giustificata. La giovane Myra, però, inizia a comportarsi in maniera strana: una sera induce il medico di famiglia a recarsi nei sotterranei, dov’è custodito il corpo della donna in attesa di essere imbalsamato. L’uomo muore fulminato davanti al corpo della sua ex amante; altro ex amante di Maria è il fratello handicappato che vive su una sedia a rotelle, e che l’implacabile Myra,

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Mariangela Giordano è Sol

che sembra posseduta dallo spirito della nobil donna, fa morire, così come muore Isidro, un sudamericano un tantino necrofilo, che ha capito che qualcosa di demoniaco si aggira nel castello. L’uomo, nel tentativo di praticare qualche arcano rito, finisce per essere strangolato nientemeno che da una mummia, risvegliata dalla ormai posseduta Myra, che però, durante le fasi diurne, sembra non essere consapevole del suo stato di indemoniata. A furia di morti, nel castello si aggirano ormai solo in tre: Myra, suo padre Antonio e la bella Sol, una suora chiamata ad assistere il fratello infermo di Antonio e la giovane ragazza.

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Sol ben presto capisce che la situazione è fuori controllo, che lo spirito di Maria è in attesa di completare la propria vendetta; Antonio, però, convinto che Sol abbia avuto una relazione prima con sua moglie e che ora punti a fare lo stesso con la figlia Myra, la rinchiude nei sotterranei, in compagnia del cadavere della contessa. Antonio muore di paura, cadendo per le scale, mentre Sol cerca, con un gesto estremo, di placare la sete di vendetta di Maria: si unisce a lei per consumare un amplesso, confermando così i sospetti di Antonio, ma la morta la stringe a se soffocandola.

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La bimba di Satana, diretto da Mario Bianchi con lo pseudonimo Alan W. Cool nel 1982, è un confuso, pasticciato e noioso thriller/horror, girato in strettissima economia e con otto attori in globale; budget ristretto all’osso, quindi e film dilatato nei tempi, con pause e noiosi dialoghi oltre all’ormai canonico inserimento di sequenza porno, girate da Marina Hedman con grande entusiasmo, come si evince dalle sequenze che ovviamente vennero riservate al circuito hard.

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La trama ricalca quella di Malabimba e di tanti sottoprodotti girati con un occhio al budget e con un altro al fecondo mondo hard, che negli inizi degli anni ottanta era protagonista di un boom senza precedenti; un altro pesante handicap deriva dalla durata del film, poco più di un’ora, quanto in pratica si salvò dall’esclusione delle scene pornografiche. Risultato finale, un film drammaticamente povero di idee, di tutto, se vogliamo; unica a salvarsi la bella e brava Mariangela Giordano, che all’epoca del film era ormai quarantacinquenne, e che mostra anche un fisico davvero invidiabile.

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Marina Hedman è Maria

Non c’era bisogno di un remake di Malabimba,film meno indecoroso, tuttavia recitato malissimo e pieno di sequenze hard; ma il cinema italiano, dopo il periodo d’oro degli anni settanta, si avviava ad un periodo nero, a cui contribuirono proprio film scadenti come questo. Imbarazzante la recitazione di tutti, in primis quella della Hedman, ex signora Fraiese, ingaggiata probabilmente solo per la sua fama di pornostar.

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La bimba di Satana, un film di Alan W. Cools ( Mario Bianchi). Con Jacqueline Dupré, Giancarlo Del Duca, Mariangela Giordano, Aldo Sambrell, Marina Hedman.Horror, durata 92 min. – Italia 1982.

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Jacqueline Dupré: Miria Aguilar
Mariangela Giordano: Sol
Aldo Sambrell: Antonio Aguilar
Joe Davers: Isidro
Giancarlo Del Duca: dott. Juan Suarez
Alfonso Gaita: Ignazio Aguilar
Marina Hedman: Maria Aguilar

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Regia Mario Bianchi
Soggetto Gabriele Crisanti
Sceneggiatura Piero Regnoli, Gabriele Crisanti (non accreditato)
Produttore Gabriele Crisanti
Casa di produzione Filmarte
Fotografia Franco Villa, Angelo Lannutti (non accreditati)
Montaggio Cesare Bianchini
Musiche Nico Catanese
Scenografia Salvatore Siciliano
Costumi Itala Giardina
Trucco Rosario Prestopino

novembre 5, 2009 Posted by | Erotico | , , | 4 commenti

La principessa nuda

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Cesare Canevari, regista di La principessa nuda, film girato nel 1976, ha diretto in vent’anni una decina di film, nessuno memorabile. E non sfugge all’elenco di questi film a tutti gli effetti B movie nemmeno La principessa nuda, storia morbosa di una fotomodella, il transessuale Ajita Wilson, che in realtà è una principessa africana, Miriam William Zamoto; la donna, finiti i suoi studi in America, ritorna nel suo paese d’origine, un immaginario stato africano retto da un crudele dittatore.

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Tina Aumont

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Ajita Wilson è Miriam

Qui Kaboto, il tiranno, la fa diventare la sua amante, regalandole in cambio il ruolo di Ministro degli esteri. La donna, bellissima (sic) nel suo aspetto esteriore, nasconde un segreto: ha subito una violenza sessuale, e da quel momento è diventata frigida. Così, inviata dal dittatore a Milano per partecipare ad un incontro con degli industriali per trattare la fornitura di materiale per il suo paese, si trova da un lato ad essere seguita da Gladys, una spia industriale alla ricerca di segreti e brevetti, dall’altro da un giornalista italiano alla ricerca di uno scoop, Marco.

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Nasce così un triangolo che rimane solo nelle intenzioni: Gladys si sente attratta morbosamente dalla principessa, e nel frattempo ha una relazione con Marco, il quale a sua volta prova attrazione per Miriam. Il triangolo si chiude solo alla fine, quando la frigida principessa, che nel frattempo si è concessa qualche frustrante amplesso prima con una ragazza di colore, in seguito partecipando ad un’orgia bislacca, si concede al giornalista in un bagno dell’aeroporto, dove sta per prendere l’aereo e tornare in Africa.

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Ritmo lentissimo, dialoghi monotoni e noiosi, interrotti da qualche scena gore, come la mutilazione genitale di un amante della principessa, mutilato proprio durante un amplesso; assolutamente da dimenticare, in una pellicola già di per se molto brutta, la scena dell’orgia in cui capita anche di vedere un nanerottolo che saltella tra corpi nudi mollando sonore pacche sulle natiche dei partecipanti. Canevari sa anche stare dietro una macchina da presa, ma di questo film davvero c’è poco da salvare.

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Ajita Wilson è di una fissità addirittura imbarazzante, con una maschera sul volto che esprime solo il vuoto più assoluto, trasmesso allo spettatore; a disagio Luigi Pistilli, attore pur abituato, purtroppo, a partecipazioni a film incolore come questo, nonostante avesse nel suo arco frecce ben più consistenti. Male anche Tina Aumont,attrice di valore qui relegata in una particina, quella di Gladys, che ricopre davvero a disagio.

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Tra tanto squallore merita di essere citata una frase del tiranno Zamoto, un’altra perla da incorniciare in questo film: “Desidero ricordarvi che c’e’ stato un solo uomo bianco veramente degno della razza negra: Adolf Hitler!” Un discorso che proviene da un uomo di colore, e che assume una colorazione comica pur nella sua atroce banalità. Da Canevari, autore di L’ultima orgia del terzo Reich probabilmente non ci si poteva aspettare di meglio; il regista però poteva risparmiarci almeno la sequenza dell’orgia e quella del party a base di droghe in cui la principessa rivede il trauma scatenante la sua frigidità.

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La principessa nuda, un film di Cesare Canevari, con Ajita Wilson, Tina Aumont, Rosa Daniels, Franz Drago, Achille Grioni, Jho Jhenkins, Jon Lei, Luigi Pistilli, Walter Valdi 1976

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Ajita Wilson … La Principessa Mariam
Tina Aumont … Gladys
Luigi Pistilli … Marco

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Regia Cesare Canevari
Sceneggiatura Cesare Canevari, Antonio Lucarella
Casa di produzione Andromeda S.r.l.
Fotografia Claudio Catozzo
Montaggio Jolanda Adamo, Cesare Canevari
Musiche Detto Mariano
Costumi Alberto Giromella

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novembre 4, 2009 Posted by | Erotico | , , , | 4 commenti

L’impero colpisce ancora (Star wars episodio V)

Sono passati due anni da quando l’alleanza ribelle, capitanata dalla principessa Leila e da Luke Skywalker, a cui ha aderito Han Solo, il comandante del Millennium Falcon, ha distrutto la superfortezza imperiale della Morte nera. La reazione delle truppe imperiali ha costretto i tre paladini della rivolta su Hoth, un pianeta coperto da ghiacci, dove l’Alleanza ribelle ha stabilito la sua base principale.Lord Fener decide di usare dei cacciatori di taglie per cercare di catturare i ribelli; i cacciatori di taglie, fra i quali Jaba De Hutt, si mettono in moto, ansiosi di assicurarsi la ricca taglia promessa dal capo delle forze imperiali.

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Sul pianeta Hoth le truppe ribelli si credono relativamente al sicuro, ma i droidi di Fener riescono ad individuare i ribelli che, assaliti da forze nettamente superiori, sono costrette ad arretrare e ad abbandonare il pianeta. Nella fuga, gli amici sono costretti a separarsi; mentre Han Solo e il fido Chewbecca salgono sul Millennium Falcon con la principessa Leila e il droide protocollare C3 PO, Luke Skywalker, con il suo fido C1P8 si dirige verso il pianeta Dagobah, seguendo le indicazioni di Oby Wan,

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che appare in forma di spirito/forza al giovane Luke. Qui Luke conosce il maestro Yoda, vecchio compagno d’armi di Obi Wan, che, pur a malincuore, decide di istruire il giovane Skywalker per farlo diventare un vero cavaliere, sfruttando così le innegabili doti che il ragazzo ha solo latenti in se. Leila e Ian, dopo essere sfuggiti miracolosamente ad un mostro spaziale, approdano sul pianeta minerario Città delle nuvole, al cui comando c’è un amico di vecchia conoscenza di Ian, Lando Calrissian.Ma la salvezza è solo ipotetica: Lando Calrissian consegna i due a Lord Feder, che tortura Ian per sapere dove si è rifugiato il grosso della flotta ribelle.

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Non ottenendo risultati, Feder congela Ian in un blocco di grafite, in modo da sperimentare un sistema di traporto sicuro da utilizzare nel momento della cattura di Luke Skywalker, destinato ad essere portato alla corte dell’Imperatore Darth Sidious. Luke che si sta addestrando, sente la minaccia mortale che incombe sui suoi due amici, e nonostante l’opposizione di Yoda, che sa che Luke non è ancora pronto nella sua preparazione, parte per la Città delle nuvole.Qui dopo un duello all’ultimo sangue con feder, apprende una incredibile verità: Feder è Anakin Skywalker,suo padre, passato agli ordini dell’Imperatore essendosi convertito al lato oscuro della forza. Nel frattempo Lando Calrissian libera Leila e il droide, oltre a Chewbecca, e assieme a loro, salva Luke da una morte atroce; il giovane perde un braccio durante il combattimento con suo padre, e a bordo dell’astronave dei ribelli, viene curato e gli viene impiantato un braccio bio meccanico.

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George Lucas riprende il racconto interrotto nel 1977 con Guerre stellari e gira l’episodio V, intitolandolo L’impero colpisce ancora, con un budget di 20 milioni di dollari, forte dello strepitoso successo ottenuto dal primo episodio della saga ( in realtà l’episodio IV), che nel frattempo era diventato il film con i più alti incassi di tutti itempi.Affida la regia aIrvin Kershner, mentre il cast resta invariato, con l’unica eccezione del personaggio di Obi Wan, scomparso nell’episodio personaggio, e con l’introduzione di due figure che ritroveremo nel capitolo conclusivo, Il ritorno dello Jedy; sono il maestro Yoda e il cacciatore di taglie Jaba De Hutt.

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Se è vero che L’impero colpisce ancora alla fine è solo un episodio di transito verso il gran finale, c’è da dire che la storia affascina quanto il celebrato Guerre stellari; la trama si arricchisce di colpi di scena, come la rivelazione del vero ruolo di Fener, sopratutto assistiamo ad un vero trionfo tecnologico grazie all’apporto massiccio dei computer, con i quali vengono create le maestose scene di battaglie, gli inseguimenti nello spazio e tutto il resto.Nonostante queste premesse, L’impero colpisce ancora non ottenne, nell’immediato, lo straordinario successo dell’episodio precedente, tuttavia arrivò a superare il mezzo miliardo di dollari di incasso, permettendo a Lucas un’indipendenza economica da far invidia e la possibilità di preparare con tranquillità l’episodio finale della saga, che uscirà 4 anni dopo, prima della gran decisione di riprendere il tutto negli anni 2000, con i successivi ultimi tre episodi, che in realtà sono i primi tre.

Il cast mostra un’armonia invidiabile, i personaggi sono accattivanti, la storia tiene; è un’opera di fantasy, è vero, ma girata con perizia estrema.

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Il pubblico ritrova i suoi beniamini, la principessa Leila Organa, interpretata da Carrie Fisher, Han Solo da Harrison Ford e Luke Skywalker da Mark Hamill; ne segue le avventure fino al termine, e resta con il fiato sospeso in attesa di sapere cosa succederà a Han Solo ibernato, alla principessa Leila in fuga e a Luke avviato a diventare un cavaliere Jedy.
Il tutto giungerà alla sua epica conclusione nel 1983, con il capitolo conclusivo, Il ritorno dello Jedy, dove tutto troverà una spiegazione.
Accolto in maniera trionfale dal pubblico, L’impero colpisce ancora venne ovviamente stroncato dai critici, sempre poco propensi a dare patenti di credibilità ai film dal successo planetario; un atteggiamento miope, ovviamente, tenendo conto che lo stesso trattamento è stato riservato a film come Casablanca, Via col vento, solo per citarne due, che ancora oggi esaltano  milioni di nuovi spettatori, nonostante siano passati oltre sessant’anni dalla loro uscita.

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Il cinema è anche questo, per fortuna: il pubblico, sovrano, attribuisce il successo o l’insuccesso di una pellicola, la destina all’immortalità o all’oblio: accade così che pellicole di autori coreani, russi o giapponesi per il pubblico siano meno che spazzatura mentre per i critici opere d’arte immortali e viceversa.
Fascino del grande schermo, of course.
Tornando a L’impero colpisce ancora, l’unica sua debolezza è l’essere un episodio interlocutorio, quindi senza una conclusione; chi non aveva visto l’episodio precedente, restò spiazzato dai riferimenti a personaggi e avvenimenti a cui non poteva far capo.
Tuttavia, come già detto, il film ebbe uno straordinario successo, rinfocolando l’attenzione verso una saga che va vista nella sua interezza, senza pregiudizi intellettualoidi, ovvero solo come un’opera di fantasy, per divertirsi e passare due ore di svago. Il cinema è anche questo, e la saga di Star Wars ci riesce alla perfezione, assolvendo il suo compito naturale.

L’impero colpisce ancora, un film di Irvin Kershner. Con Harrison Ford, Carrie Fisher, Billy Dee Williams, Mark Hamill, Frank Oz,Alec Guinness, Julian Glover, Clive Revill, Bruce Boa, Anthony Daniels, Kenny Baker, Kenneth Colley, Jeremy Bulloch, Mark Jones, Peter Mayhew, Michael Culver, John Ratzenberger, Norman Chancer, Richard Oldfield, Burnell Tucker, John Morton, Jack Purvis, Christopher Malcolm, Milton Johns, Ray Hassett, Des Webb, Michael Sheard, John Dicks, Oliver Maguire, Robin Scobby, Dennis Lawson, Ian Liston, Jack McKenzie, Jerry Marte, Norwich Duff, Brigitte Kahn
Titolo originale The Empire Strikes Back. Fantastico, durata 124 min. – USA 1980.

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Mark Hamill: Luke Skywalker
Harrison Ford: Ian Solo
Carrie Fisher: Principessa Leila Organa
Billy Dee Williams: Lando Calrissian
Alec Guinness: Obi-Wan Kenobi
Anthony Daniels: D-3BO
Kenny Baker: C1-P8
Peter Mayhew: Chewbecca
David Prowse: Dart Fener
Jeremy Bulloch: Boba Fett
John Morton: Dak

Claudio Capone: Luke Skywalker
Stefano Satta Flores: Ian Solo
Ottavia Piccolo: Principessa Leila Organa
Dario Penne: Lando Calrissian
Corrado Gaipa: Obi-Wan Kenobi
Rodolfo Traversa: D-3BO
Massimo Foschi: Dart Fener
Silvio Spaccesi: Yoda
Sergio Di Giulio: Dak

Regia:     Irvin Kershner
Soggetto:     George Lucas
Sceneggiatura:     George Lucas, Leigh Brackett, Lawrence Kasdan
Produttore:     Gary Kurtz,
Produttore esecutivo:     George Lucas
Casa di produzione:     Lucasfilm
Distribuzione (Italia):     20th Century Fox
Fotografia:     Peter Suschitzky
Montaggio:     George Lucas (non accreditato), Paul Hirsch,
T.M. Christopher (Edizione Speciale)
Effetti speciali:     Industrial Light & Magic
Musiche:     John Williams
Scenografia:     Norman Reynolds


Un giorno ti sbaglierai anche tu e spero solo di essere lì. (Leila Organa)
Volevi esserci mentre commettevo uno sbaglio? Be’, forse ci siamo, tesoro.
(Ian Solo)
Ti piaccio perché sono una canaglia: non ci sono canaglie nella tua vita. (Ian Solo)
Non incolparmi, non ti ho chiesto di accendere il riscaldamento. Ho solo detto che nella stanza della principessa si congelava.
Signorino Luke, che piacere vederla di nuovo perfettamente funzionante!
(D3-BO)
Questo qui per lungo tempo ho osservato. Durante tutta la sua vita lui guardato lontano, al futuro, all’orizzonte; mai la sua mente su dove lui era, su cosa faceva. Avventura. Puah! Emozioni. Puah! Un Jedi queste cose non ambisce. Tu sei avventato! (Yoda)
Grande guerriero? Guerra non fa nessuno grande. (Yoda)
Ah, padre… potente Jedi era lui! [Parlando di Anakin]
(Yoda)
La forza è con te, giovane Skywalker, ma tu non sei ancora un Jedi! (Dart Fener)
Il tuo destino è con me, Skywalker.
(Dart Fener)
Tu puoi sconfiggere l’imperatore, lui l’ha previsto! (Dart Fener)
Lei mi ha deluso per l’ultima volta, ammiraglio. (Dart Fener)
Unisciti a me e insieme potremo governare la galassia come padre e figlio. (Dart Fener)

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novembre 2, 2009 Posted by | Fantascienza | , , , | Lascia un commento

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto

Uno yacht è in navigazione sul Mediterraneo; a bordo c’è un gruppo variegato di ricchi e snob settentrionali, fra i quali spicca Raffaella Pavone Lanzetti , forse la più snob di tutte, piena di pregiudizi verso coloro che considera di classe sociale inferiore, oltre che un tantino razzista. Nei suoi dialoghi con gli amici, Raffaella non smette un attimo di rimarcare le differenze sociali tra loro ( e sopratutto lei) e la classe proletaria, incurante del personale di servizio. Fra i quali c’è Gennarino Carunchio , un meridionale dalle idee chiaramente di sinistra, costretto a tacere di fronte agli insulti che gli snob riservano loro.

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Le cose cambiano radicalmente quando Gennarino, costretto ad accompagnare Raffaella in un’escursione, si ritrova in mezzo al mare con il gommone in avaria. Per loro fortuna, dopo una notte di sofferenza, la marea li spinge verso un’isola, dove i due scoprono di essere completamente soli. Gennarino, abituato ad arrangiarsi, riesce immediatamente a procurarsi cibo e fuoco, mentre l’altezzosa Raffaella, dopo un tentativo infruttuoso di usare l’arroganza per costringere Gennarino a cederle del cibo, si ritrova ben presto ad elemosinare il necessario per sopravvivere.

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E’ un ribaltamento completo dei ruoli: da quel momento Gennarino si vendica delle umiliazioni subite a bordo: costringe la donna a umiliarsi, a chiamarlo signor Carunchio, fino a quando arriva anche a violentare la donna, sfogando in questo modo la sua frustrazione, ma non solo. In lui è come se agisse una forza proveniente da secoli di umiliazioni, e l’uomo non manca di farlo presente alla donna. Ben presto tra i due solitari naufraghi scoppia una vera e propria passione; la donna ben presto prende ad amare quello strano uomo, ben diverso da quelli che abitualmente frequenta.

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Così, quando all’orizzonte compare lo yacht dei suoi amici, che non ha smesso di cercare i due naufraghi, la donna scongiura Gennarino di non farsi notare. Ma l’uomo ha dei dubbi sulla genuinità della loro relazione; così, quando alla fine i due vengono soccorsi e riportati a terra, i due si separano. Troppe le differenze che esistono tra loro, in una società che non è strutturata per privilegiare i sentimenti a scapito del ceto sociale.
Diretto da Lina Wertmuller nel 1974, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto è principalmente una straordinaria prova di due tra gli attori più bravi del cinema italiano: Mariangela Melato e Giancarlo Giannini.
La Melato incarna perfettamente la donna dai modi raffinati e allo stesso tempo così sgradevoli, quasi rappresentasse tutti i vizi, davvero tanti, e tutte le virtù, quasi inesistenti, della sua classe sociale;

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Giannini oppone la sua capacità di rendere perfettamente l’idea di un uomo preda principalmente del rancore, verso il suo ceto sociale, ma anche tutta la rabbia di chi si vede trattato come un essere inferiore mentre ha tutte le capacità per essere solo e soltanto un uomo. Cosa che dimostra in mille modi, riuscendo ad adattarsi benissimo alla vita selvaggia dell’isola. Il film in fondo vive proprio sul dualismo che viene a crearsi tra i due mondi, in conflitto perenne; così tutta la vicenda finisce per essere retta, visivamente, dai due protagonisti. Aldilà delle due interpretazioni, il film si regge sulle splendide immagini dell’isola e sui dialoghi, che ricreano l’ambiente tipico dell’epoca in cui venne girato il film, le lotte definite, all’epoca, di classe. Alcune scene sono davvero indicative, come il gruppo di ricchi oziosi che legge l’Unità, o alcuni dialoghi in cui emerge la conflittualità esistente tra le due classi sociali.

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Un film ovviamente non esente da pecche; alcuni dialoghi sono forzati, anche perchè i tempi risultano dilatati, uno dei difetti tipici della Wertmuller. Ma in effetti sono peccati veniali, e il film conserva una invidiabile freschezza.

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Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, un film di Lina Wertmüller. Con Giancarlo Giannini, Mariangela Melato, Eros Pagni, Isa Danieli, Riccardo Salvino.Aldo Puglisi, Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Anna Melita Commedia, durata 125 min. – Italia 1974.

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Giancarlo Giannini: Gennarino Carunchio
Mariangela Melato: Raffaella Pavone Lanzetti
Riccardo Salvino: Signor Pavone Lanzetti
Isa Danieli: Signora Carunchio

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Regia Lina Wertmüller
Soggetto Lina Wertmüller
Sceneggiatura Lina Wertmüller
Produttore Romano Cardarelli per Medusa Film
Distribuzione (Italia) Medusa Film
Fotografia Giulio Battiferri, Giuseppe Fornari, Stefano Ricciotti
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Piero Piccioni

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novembre 1, 2009 Posted by | Commedia | , , | Lascia un commento

Bella di giorno, moglie di notte

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Un uomo viene ucciso a colpi di pistola in un locale: a sparare è stata una donna, che viene arrestata senza fare alcuna resistenza. Viene tradotta in commissariato, e mentre attende l’arrivo degli inquirenti, pensa a come è arrivata all’insano gesto. Paola, bella e seducente moglie di Giorgio, pubblicitario in difficoltà con il suo lavoro, è innamorata di suo marito.

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Eva Czemerys

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Così, quando si rende conto che il menage familiare senza il suo contributo economico non può continuare a lungo, decide di lavorare anche per poter dare una mano a Giorgio nel suo lavoro. Trova così un’occupazione nella galleria d’arte di Anna, un’ambigua e ricca mercante d’arte, che le dimostra subito simpatia. Ma i soldi che Paola guadagna non bastano per comprare abiti, per organizzare cene che siano d’aiuto al marito; così la donna accetta l’offerta della mercante di soldi in prestito, con i quali comprare le cose necessarie.

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Ben presto Paola si ritrova a dovere più soldi di quelli che guadagna; così, confidatasi con Anna, ne riceve in cambio il subdolo suggerimento di accettare per denaro la compagnia di maturi o ricchi professionisti. Messa alle strette, Paola accetta: comincia così un periodo in cui la donna si trova a dover prostituirsi con uomini che mostrano il peggio della loro natura; Paola va con giovani e ricchi, con viziosi che la vogliono fotografare o con sadici pervertiti, scendendo sempre più i gradini dell’abiezione.

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Ma il lato positivo è rappresentato dalle grosse somme che la donna riesce a guadagnare; Paola regge fino al giorno in cui si rende conto che non solo il marito era al corrente della sua doppia vita di bella di giorno e moglie di notte, ma che ci speculava su, trattandola ne più ne meno come un pappa con la sua protetta. Così, una sera, stanca di quella vita miserabile, Paola spara al marito……

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Dramma cupo e ben diretto da Nello Rossati, Bella di giorno moglie di notte si lascia guardare ben volentieri; merito di una regia sicura e asciutta, aiutata senza dubbio dalla grande prova di Eva Czemerys, che intepreta perfettamente Paola, dando al suo personaggio un sapore dolente, sofferto. Bene anche Nino Castelnuovo, abile nel definre il personaggio di Giorgio con le caratteristiche dell’antipatia viscerale per un uomo non dissimile da un pappa. Film da rivalutare, anche se purtroppo di difficilissima reperibilità; le immagini che compaiono sono frutto di una paziente ricostruzione da una vecchia Vhs.

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Bella di giorno moglie di notte, un film di Nello Rossati, con Lee Banner, Ennio Biasciucci, Nino Castelnuovo, Fernando Cerulli, Eva Czemerys, Vincenzo Liberti, Carla Mancini, Franco Marletta, Anna Miserocchi, Renato Panciroli Drammatico, Italia 1971

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Eva Czemerys … Paola Nino Castelnuovo

Giorgio Giulio Baraghini … Marcello

Enzo Liberti … Commissario

Fernando Cerulli … Poliziotto

Renato Pinciroli … Giudice

Carla Mancini … Cameriera

Franco Marletta … amico di Giorgio

Pietro Torrisi … Maciste

Anna Miserocchi Anna

Regia: Nello Rossati
Sceneggiatura:Nello Rossati e Tiziano Longo
Musiche:Gianfranco Plenizio
Fotografia:Franco Delli Colli
Montaggio:Mauro Bonanni
Set Decoration:Toni Rossati
Costumi:Toni Rossati

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ottobre 30, 2009 Posted by | Drammatico, Erotico | , , | 3 commenti

Suor omicidi (Killer nun)

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In un ospedale per anziani, in Belgio, lavora suor Gertrude, reduce da un delicato intervento al cervello per la rimozione di un tumore. L’operazione l’ha resa schiava della morfina, che la donna utilizza principalmente come antidolorifico; costretta suo malgrado a dover usare dosi elevate della droga, la donna inizia a rubare i beni dei ricoverati, e poi, vestita in modo civile, quindi tolti gli abiti religiosi, si reca in città dove oltre a vendere quello di cui si è imposessata, si concede avventure erotiche con occasionali personaggi.

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Anita Ekberg è Suor Gertrude

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All’interno del convento però iniziano ad avvenire fatti strani, come la morte di alcuni ricoverati; sono evidentemente morti non accidentali, come quella di una donna uccisa con degli aghi negli occhi. Le indagini della polizia portano ben presto a puntare i sospetti su suor Gertrude, che nel frattempo, come in un incubo, vede avvenire scene violente con protagonisti proprio i suoi degenti.

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Joe D’Alessandro

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Paola Morra è Suor Mathieu

Ben presto però i sospetti su di lei aumentano, e le autorità dell’ospedale, unite  a quelle religiose, decidono, per soffocare lo scandalo, di portare la religiosa in un convento, lontana dal teatro degli omicidi. Qui suor Gertrude muore, assassinata dalle sorelle di fede; ma non cessano gli omicidi, che sono opera di……….

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Thriller ben congegnato, questo Suor omicidi (Killer nun), diretto da Giulio Berruti inserito per errore da molti recensori nell’elenco dei nunexploitation, il filone erotico conventuale che si sostituì al decamerotico; il film è un vero e proprio thriller, con tanto di omicidi e di colpevole una volta tanto non insospettabile. Nel cast figura una matura Anita Ekberg, in una prova appena dignitosa, mentre sicuramente più brava è la giovane Paola Morra, che interpreta sorella Mathieu, compagna di stanza di suor Gertrude, donna libertina e amorale; nel cast figurano anche Joe Dallesandro, il dottor Patrick Roland, che avrà una relazione proprio con sorella Mathieu, Lou Castel, che interpreta Peter, uno dei degenti destinato a finire ucciso e due vecchie glorie del cinema italiano,

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Massimo Serato che interpreta il dottor Poirret e Alida Valli, sacrificata in un ruolo minore, quello della madre superiora.
Film non privo di un certo fascino, reso torbido anche dai nudi integrali della bella Paola Morra, e da qualche scena che però non sconfina mai nello splatter.

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Suor omicidi, un film di Giulio Berruti. Con Anita Ekberg, Massimo Serato, Alida Valli, Paola Morra, Laura Nucci, Nerina Montagnani, Daniele Dublino, Lou Castel
Drammatico, durata 92 min. – Italia 1979.

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Anita Ekberg     …     Suor Gertrude
Paola Morra    …     Suor Mathieu
Alida Valli    …     Madre  Superiora
Massimo Serato    …     Dr. Poirret
Daniele Dublino    …     Direttore dell’ospedale
Lou Castel    …     Peter
Joe Dallesandro    …     Dr. Patrick Roland
Laura Nucci    …     La Baronessa
Alice Gherardi    …     Nurse
Sofia Lusy    …     Janet
Nerina Montagnani    …     Josephine

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Regia: Giulio Berruti
Sceneggiatura:Giulio Berruti,Alberto Tarallo
Produzione: Enzo Gallo
Musiche:Alessandro Alessandroni
Fotografia:Antonio Maccoppi
Montaggio:Mario Giacco
Scenografie:Franco Vanorio

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ottobre 29, 2009 Posted by | Thriller | , , | 3 commenti

Un taxi color malva

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Due uomini in fuga dal passato, Philippe e Jerry, si incontrano in un villaggio irlandese dove entrambi si sono rifugiati. Philippe, giornalista cinquantenne, scappa dal dolore provocatogli dalla morte del figlio, mentre Jerry, erede di una ricchissima famiglia irlandese trapiantata in America, fugge dal ricordo della morte della sua ragazza, avvenuta mentre entrambi erano in preda ai fumi dell’oppio. Nonostante la differenza d’età, stringono un’amicizia tacita, in cui ognuno dei due rispetta i silenzi dell’altro.

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I due, anche se in maniera diversa, legano con il Dottor Seamus Scully , uno stravagante dottore che gira in un taxi color malva, e che sembra essere più che un dottore un filosofo, o come dice lui “ il destino” Le vite dei due amici proseguono in una sorta di limbo sospeso, fino al giorno in cui, nelle loro vite, irrompono due donne. La prima è Sharon, sorella di Jerry, ricca, viziata ma vitalissima moglie di un nobile tedesco; l’altra è Anna Taubelman, forse figlia, forse amante di Mr. Taubleman, uno strano tipo mezzo ebreo e mezzo tedesco, squattrinato ma possessore di un castello con 40 stanze e di una scuderia di cavalli.

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Mentre Philippe inizia una relazione sessualmente appagante con Sharon, Jerry sembra innamorarsi della misteriosa Anna, una ragazza che da tre anni non parla con nessuno, e che i due amici hanno conosciuto quando la ragazza subisce un incidente cadendo da cavallo, e viene soccorsa proprio da Jerry e Philippe.

La ragazza, molto bella, sembra avere simpatia per Philippe, tanto da ricominciare a parlare dopo tre anni; ma l’uomo, che è sempre più confuso tra l’attrazione per Sharon e la misteriosa Anna, resosi conto che Jerry si è ormai innamorato della ragazza, decide di farsi da parte.

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Nel frattempo anche Sharon lascia il villaggio, per passare il Natale con suo marito e con la cerchia dei suoi amici, dei quale non riesce a fare a meno: simile ad una farfalla, la donna ha bisogno fisicamente della sua vita fatua e dorata. Accade però qualcosa che finalmente farà uscire Philippe dal suo torpore emotivo: Anna, che in realtà non ama Jerry, tenta il suicidio. Phlippe la raggiunge in ospedale e apprende così la vera storia della ragazza. Anna è stata zitta tre anni quando ha saputo che il suo vero padre potrebbe non essere Taubelman, con il quale ha avuto una relazione intima.

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Philippe consiglia alla ragazza di abbandonare con Jerry l’Irlanda, cosa che i due fanno. La decisione porta sull’orlo della pazzia Taubelmann, che una sera da fuoco al suo castello. Tra le fiamme di quella che era la sua magnifica dimora però ritrova la sua Anna, legata a lui da un affetto morboso. Durante un colloquio con il dottor Scully, che lo rimprovera per essere venuto nel “cimitero degli elefanti”, il posto dove gli elefanti vanno a morire quando sentono vicina la loro fine, Philipp capisce che ormai è guarito dal suo male esistenziale,e decide di lasciare per sempre l’Irlanda. Viceversa Jerry, che ormai ha le sue radici in quel posto dolce e selvaggio, decide di rimanere, confortato dal simpatico dottor Scully.

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Un taxi color malva, film del 1977 diretto da Yves Boisset e tratto da un romanzo di Michel Déon, è un gradevole film che mette in scena i sentimenti, le storie private di un gruppo di persone mescolandole come fa il destino quando decide di intrecciare i fili delle vite umane. Il risultato è apprezzabile per due motivi fondamentali; il primo riguarda l’eccellente cast, con una galleria di attori bravissimi impegnati in una personale gara di bravura, come Philippe Noiret, l’omonimo giornalista che interpreta, la bellissima Charlotte Rampling,

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abilissima nel tratteggiare la figura della frivola Sharon, la donna che vorrebbe ma che non può, schiava com’è della sua vita dorata, di Agostina Belli, asolutamente credibile nei panni della ambigua Anna, di Peter Ustinov, interprete eccellente di un personaggio antipatico ma allo stesso tempo dotato di fascino, Taubelmann. E infine Edward Albert, discreto nei panni di Jerry e un eccezionale Fred Astaire, simpatico e divertente nei panni dell’eccentrico ma filosofo dottor Scully.

L’altro motivo sono i meravigliosi paesaggi irlandesi, le brughiere e i boschi, i canneti e i laghi, incantevoli come cartoline.

Un film molto interessante, ben diretto, ben interpretato; un tantino scontato nella trama, ma in fin dei conti, non è che si possa chiedere sempre la perfezione.

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Un taxi color malva, un film di Yves Boisset, con Philippe Noiret, Charlotte Rampling, Fred Astaire, Agostina Belli, Peter Ustinov, Edward Albert, Una produzione Francia-Irlanda, 1977

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Charlotte Rampling Sharon Frederick
Philippe Noiret … Philippe Marcal
Peter Ustinov … Taubleman
Fred Astaire … Dr. Seamus Scully
Edward Albert … Jerry
Agostina Belli … Anne Taubelman
Jack Watson … Sean
Mairin D. O’Sullivan Colleen
David Kelly …

Niall Buggy …
May Cluskey
Loan Do Huu … Madame Li

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Regia: Yves Boisset
Sceneggiatura:Yves Boisset,Anne Dutter ,Georges Dutter,Michel Déon
Produzione:Hugo Lodrini ,Roy Parkinson,Peter Rawley,Catherine Winter
Musiche:Philippe Sarde
Fotografia:Tonino Delli Colli
Montaggio:Albert Jurgenson

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ottobre 28, 2009 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Le foto proibite di una signora per bene

Pierre e Minou sono una coppia all’apparenza perfetta; un equilibrio che però sembra andare in pezzi il giorno in cui un misterioso maniaco inizia a perseguitare la donna minacciando di rivelare che Pierre è un assassino. L’uomo, un industriale, è sull’orlo del fallimento,e Minou, suo malgrado, è costretta ad accettare un incontro con il ricattatore. Della cosa parla con la sua amica Dominique, una affascinante collezionista di immagini erotiche, delle quali è anche il soggetto principale.

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Accettato suo malgrado l’incontro, Minou è costretta a cedere e avere rapporti con il misterioso ricattatore, che le consegna la cassetta contenente le presunte prove dell’omicidio commesso dal marito. Sembrerebbe tutto finito, invece è l’inizio di un incubo; l’uomo ha scattato delle foto intime e inizia un nuovo ricatto. A questo punto Minou rivela tutto a suo marito, nella speranza di risolvere, una volta per tutte, il suo problema. Ma Pierre non le crede, e ben presto Minou ne comprende il perchè.

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E’ proprio suo marito ad aver organizzato tutto, per fare impazzire la moglie, costringerla al suicidio e intascare così la polizza d’assicurazione che lo stesso ha stipulato sulla vita della moglie. In un drammatico confronto, Pierre svela il meccanismo perverso della trappola a Minou, che finirebbe male, non fosse per l’intervento della polizia, chiamata da Dominique, che aveva intuito la verità sulla storia. Un poliziotto spara a Pierre e lo uccide pochi attimi prima che l’uomo porti a compimento le sue intenzioni; Minou è libera e si concede un viaggio con la sua amica Dominique.

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Le foto proibite di una signora per bene, film del 1971 diretto da Luciano Ercoli è un giallo/thriller convenzionale, con una spruzzatina, davvero timida, di erotismo, rappresentato dalle foto scattate dal ricattatore a Minou e quelle che la giovane Dominique colleziona, da qualche fugace nudo, molto castigato, della bella protagonista, Dagmar Lassander, che nei primi anni settanta era specializzata in ruoli torbidi in film come Femina ridens, L’iguana dalla lingua di fuoco, Il rosso segno della follia. Film con una discreta tensione, ma limitato anche dalla presenza di pochi personaggi, per cui le vere motivazioni delle azioni del maniaco diventano ben presto lampanti per lo spettatore, che si trova solo nel dubbio tra la scelta dei due colpevoli, ovvero la bella Dominique, interpretata dalla affascinante Susan Scott e del marito.

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Dagmar Lassander

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Il resto è svolto come un compitino diligente, senza grosse sbavature ne lampi di genio. L’interpretazione di Pierre è affidata a Pier Luigi Capponi, che recita sobriamente il ruolo del diabolico marito di Minou, ma con tale freddezza da risultare, sino dalle prime inquadrature, il possibile sospetto di essere il deus ex machina della storia.

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Una breve disgressione : chiunque sia alla ricerca di altre informazioni su questo film potrebbe imbattersi nella recensione di esso fatta da qualcuno per il più grosso sito di cinema della rete. Non nomino il sito, per ovvi motivi, ma vi lascio la descrizione della trama proposta dallo stesso, ennesima dimostrazione che le recensioni, i sunti dei film si dovrebbero fare vedendoli, e non sulla base dei sunti presentati dai soliti dizionarietti sul cinema:

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“Una donna e il suo amico, durante una gita, precipitano in mare con l’auto. Si salva solo lei, che però viene sospettata dal fratello del defunto di averlo ucciso. Non è vero. Infatti il morto ricompare, litiga con la ragazza e stavolta ci lascia le penne davvero, proprio quando il fratello finalmente, convinto dell’innocenza di lei, le stava per dichiarare il suo amore.”

Le foto proibite di una signora per bene, un film di Luciano Ercoli, con Pier Paolo Capponi, Susan Scott, Dagmar Lassander, Simon Andreu, Italia 1971

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Dagmar Lassander: Minou
Pier Paolo Capponi: Peter
Simón Andreu: Il ricattatore
Osvaldo Genazzani: Frank
Salvador Huguet: George
Nieves Navarro: Dominique

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Regia Luciano Ercoli
Soggetto Ernesto Gastaldi, Mahnahén Velasco
Sceneggiatura Ernesto Gastaldi, Mahnahén Velasco
Produttore Luciano Ercoli, José Frade, Alberto Pugliese
Casa di produzione Produzioni Cinematografiche Mediterranee, Trébol Films C.C.
Fotografia Alejandro Ulloa
Montaggio Luciano Ercoli
Musiche Ennio Morricone
Costumi Gloria Cardi

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ottobre 27, 2009 Posted by | Thriller | , , | 2 commenti