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La svergognata

La svergognata locandina 1

Fabio è l’ennesimo scrittore in crisi creativa e personale; ha una relazione problematica con un’attrice bellissima, Silvia, ma ciò non è sufficiente. Decide quindi di accettare l’invito di un suo vecchio amico, un’industriale del nord e di passare qualche giorno di vacanza nell’isola d’Ischia. Al suo arrivo Fabio Trova l’industriale, Nino Bernardi, accompagnato dalla moglie Clara, che in passato era stata la sua amante, e la giovane Ornella, figlia della coppia.

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Philippe Leroy è Fabio

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La ragazza, un’aolescente vivace e viziatissima, accompagnata dall’amichetta Giusi, inizia a frequentare i ragazzi del posto, oltre che i figli degli amici dei genitori, ma ben presto mette gli occhi sullo scrittore. E inizia una lenta opera di seduzione dell’uomo, fatta di provocazioni di ogni genere. Ovviamente Fabio si lascia sedurre dalla freschezza della ragazza, anche se ben presto si rende conto che Ornella si limita a civettare ben oltre il limite del consentito, ma che non ha alcuna intenzione di cedergli.

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Leonora Fani è Ornella

La svergognata 1

Ad Ischia arriva Silvia, che capisce ben presto la situazione: il suo amante l’ha chiamata più per essere distolto e rassicurato, che per effettivo bisogno della sua presenza. Nel frattempo Ornella, ingelosita dalla presenza della bellissima Silvia, decide di cedere allo scrittore, che da tutto ciò guadagnerà un’iniezione di fiducia e nuova linfa per il suo lavoro.

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Nelle scene finali, Ornella e i genitori, in partenza dall’isola, salutano Fabio dandogli appuntamento per l’anno successivo, mentre Ornella stringe la mano del suo boy friend e guarda con una certa nostalgia verso Fabio, che sorride enigmatico.
La svergognata, film diretto da  Giuliano Biagetti nel 1974, è un discreto film senza eccessive sbavature, strutturato su una storia utilizzata spesso nel cinema, e che non presenta elementi di novità nel classico impianto dell’adolescente che tenta una seduzione nei confronti del maturo uomo affetto dalla solita crisi esistenziale e lavorativa.

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Barbara Bouchet

Gli stereotipi ci sono tutti, tuttavia la storia è raccontata con garbo, senza eccessivi pruriti erotici, con poche concessioni a scene ardite o di cattivo gusto. Certo, non c’è da gridare al miracolo, siamo nella solita strada incanalata della commedia all’italiana; però la recitazione degli attori, tra i quali spicca Phlippe Leroy, che interpreta con sobrietà Fabio, è adeguata. Bene la Bouchet, sempre bellissima, nel ruolo di Silvia e molto misurata la Leonora Fani, perfetta nel ruolo dell’adolescente Ornella.

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Ovviamente magnifica la location dell’isola verde, Ischia, anche se va detto che il regista non insiste molto sui paesaggi bellissimi della perla tirrenica.

La svergognata, un film di Giuliano Biagetti. Con Philippe Leroy, Barbara Bouchet, Leonora Fani, Pupo De Luca,Maria Pia Conte, Stefano Amato, Fiorella Masselli, Dana Ghia, Carla Mancini
Drammatico, durata 90 min. – Italia 1974.

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Stefano Amato     …     Andrea
Barbara Bouchet    Silvia Lorenzi
Maria Pia Conte    …     Giusy
Pupo De Luca    …     Nino Bernardi
Leonora Fani    …     Ornella Bernardi
Dana Ghia    …     Clara
Philippe Leroy    …     Fabio Lorenzi

Regia Giuliano Biagetti
Soggetto Giuliano Biagetti, Giorgio Mariuzzo
Sceneggiatura Giuliano Biagetti, Giorgio Mariuzzo
Fotografia Anton Giulio Borghesi
Montaggio Alberto Moriani
Musiche Berto Pisano

novembre 19, 2009 Posted by | Erotico | , , , | 1 commento

Riti, Magie nere e segrete orge nel Trecento

Riti magie e segrete orge locandine

Un castello, sito in un luogo imprecisato, è portatore di un’antica leggenda; si narra che una donna, Isabella, sia stata bruciata viva dalla popolazione locale, dopo che essa aveva svolto, all’interno dello stesso castello, riti demoniaci innominabili, con tanto di vampiri e feudatario dedito a orge di ogni genere.

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Il castello viene acquistato da Jack Nelson, che si reca nel castello con la figlia Laureen ( che sembra la reincarnazione della sacerdotessa Isabella, tale è la somiglianza tra le due), accompagnato anche da due amiche della ragazza, Krista e Steffy. Ma all’interno del castello agisce ancora la combriccola degli adoratori del demonio, che vorrebbe far rivivere, nella notte della venticinquesima luna, la sacerdotessa.

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Per fare ciò però è necessario il sacrificio delle tre ragazze, in particolare di Laureen.
Dopo alcuni colpi di scena, Jack riesce a salvare, con l’aiuto del fidanzato di Laureen, Richard, la ragazza; determinante è l’aiuto della gente del posto, che scende ancora una volta in campo contro il male.
Inizialmente intitolato La reincarnazione di Isabel, il film diretto dall’ineffabile Renato Polselli, prese il titolo di Riti, Magie nere e segrete orge nel Trecento in ossequio alle volontà dei produttori, che tentarono di spacciarlo per un decamerotico, genere all’epoca molto seguito.

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E si tratta di una porcata di dimensioni bibliche: a parte la location, il castello di Balsorano nelle marche, il film è di una bruttezza addirittura sconcia. La solita fotografia psichedelica di Polselli si unisce ancora una volta ad un cast assolutamente e totalmente penoso, fatta eccezione in parte per Rita Calderoni, che non sarà stata una grande attrice, ma che accanto ai vari Raul Lovecchio,Raul Lovecchio,Mickey Hargitay,Marcello Bonini Olas e Consolata Moschera fa la sua porca figura.

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Rita Calderoni

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Il film è un delirio di sciocchezze inenarrabili, a cominciare dalle scene iniziali, in cui una ragazza, legata ad un altare scarficiale, urla come fosse presa dai dolori del parto piuttosto che dalla paura, per concludersi con il solito happy end e l’arrivano i nostri, in questo caso degli abitanti del paesino raccattati al costo di una brioche e cappuccino.
In un certo senso bisogna essere riconoscenti a Polselli di essersi firmato con lo pseudonimo acchiappa gonzi, ovvero Ralph Brown: sarebbe stato davvero imbarazzante condividere la sua nazionalità con la firma sotto le locandine.

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Riti, Magie nere e segrete orge nel Trecento, un film di Ralph Brown ( Renato Polselli), con Mickey Hargitay, Rita Calderoni, Raul Lovecchio, Krysta Barrymore, Moschera Consolata, Max Dorian, William Darni, Gabriele Bentivoglio, Stefania Fassio, Italia 1973

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Riti magie e segrete orge banner protagonisti

Mickey Hargitay     …     Jack Nelson
Rita Calderoni    …     Isabella / Laureen
Raul Lovecchio    …     Occultista
Christa Barrymore    Christa
Consolata Moschera
William Darni    …     Richard Brenton
Marcello Bonini Olas    Gerg
Stefania Fassio    …     Steffy
Gabriele Bentivoglio    Prete

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Nazione: Italia
Produzione: G.R.P. Cinematografica
Soggetto: Renato Polselli
Sceneggiatura: Renato Polselli
Fotografia: Ugo Brunelli
Montaggio: Renato Polselli
Direzione artistica: Giuseppe Ranieri
Musiche: Romolo Forlai, Gianfranco Reverberi

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novembre 18, 2009 Posted by | Erotico | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

L’infermiera nella corsia dei militari

L'infermiera nella corsia dei militari locandina

Grazia, giovane e bella cantante, più che brava, procace, ha una relazione con Johnny, il gestore un tantino losco del night nel quale lavora. L’uomo le chiede di fingersi un’infermiera, per poter recuperare due quadri appartenuti a sua madre, rubati e ora nascosti all’interno della clinica psichiatrica del professor Larussa. Così Grazia entra nella clinica,dove ovviamente abbondano i fuori di testa, inclusi i classici generali e il pittore con qualche dote.

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Lino Banfi è il Professor Larussa

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La modella è Carmen Russo

La donna è costretta anche a difendersi dalle lunghe mani dei pazienti, oltre che a doversi guardare dal professor Larussa, un uomo che ha problemi con la moglie, che crede frigida. Dopo diverse peripezie, Grazia rintraccia i due famosi quadri, proprio nella stanza di peppino, il pittore fuori di testa. scopre però che non si tratta di due quadri della madre di Johnny, ma di due preziosissimi Caravaggio, rubati, ovviamente.

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Alvaro Vitali è il pittore pazzo

Scopre anche che Johnny non ha alcuna intenzione di farla diventare una cantante famoa, ma che intende vendere i quadri e scappare in America con la sua amante. Grazia, così, con l’aiuto dell’assistente di larussa, sventa il piano. Non diventerà una cantante famosa, in compenso troverà l’amore.
Mariano Laurenti, autore di questo L’infermiera nella corsia dei militari, ha diretto, nel corso della sua carriera, una cinquantina di film, quasi tutti appartenenti alla commedia sexy:

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Nelle due foto: Nadia Cassini è Grazia

sono suoi alcuni titoli di culto, come Quel gran pezzo dell’Ubalda, La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono e Il vizio di famiglia. Lasciata la Fenech, Laurenti punta sulla Cassini, sicuramente molto meno dotata di capacità artistiche, ma fisicamente splosiva, grazie al corpo perfetto. Inserisce nel cast l’onnipresente e bravo Banfi, lo mescola a Alvaro Vitali, Susan Scott, Karin Schubert e Carmen Russo e tira fuori una gradevole commediola, assolutamente insolita nel desolante panorama di fine anni settanta.

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Siamo infatti nel 1979, e la crisi del cinema è ormai esplosa a livello quasi mondiale; la stessa commedia sexy ha ormai pochi proseliti, tuttavia Laurenti gira un film in cui qualche risata la si fa, anche se ovviamente siamo al livello tipico di questi film. Tuttavia non è un prodotto da bocciare in toto, non fosse, come già detto, per le discrete battute, una trama una volta tanto non basata solo sulle gag, e per il best cast al femminile che il film propone. Certo, chiedere alla Cassini o a Carmen Russo di recitare è davvero troppo, tuttavia in una pellicola di questo tipo si può sorvolare, accontentandosi di ammirare le perfette forme delle due attrici, di ridacchiare con Banfi e Vitali, il che, con i tempi che correvano nel 1979, non era cosa da poco.

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Susan Scott (Nieves Navarro) è Veronica Larussa

L’infermiera nella corsia dei militari , un film di Mariano Laurenti, con Lino Banfi, Nadia Cassini, Paolo Giusti, Enzo Andronico,Elio Zamuto, Karin Schubert,Susan Scott, Gino Pagnani, Alvaro Vitali, Carmen Russo
Commedia, durata 88 min. – Italia 1979.

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Nadia Cassini     …     Grazia Mancini
Lino Banfi    …     Prof. Amedeo La Russa
Paolo Giusti    …     Prof. Santarelli
Karin Schubert    …     Eva
Elio Zamuto    …     John
Renato Cortesi    …     Ugolini
Marcello Martana    Moretti
Gino Pagnani    …     Ottavio
Ermelinda De Felice    …     Suor Fulgenzia
Enzo Andronico    …     Cav. Galeazzo Gedeone
Carmen Russo    …     Modella
Alvaro Vitali …. Peppino, Il pittore pazzo
Jimmy il Fenomeno    …     Il guardiano
Luigi Uzzo    …     Gustavo – male Nurse
Vittoria Di Silverio    L’amante di Johnny
Susan Scott (Nieves Navarro)  Veronica Larussa

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Regia:     Mariano Laurenti
Soggetto:     Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Sceneggiatura:     Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Fotografia:     Federico Zanni
Montaggio:     Alberto Moriani
Musiche:     Gianni Ferrio

novembre 17, 2009 Posted by | Erotico | , , , , , , , | Lascia un commento

Ultimo tango a Zagarol

Ultimo tango a Zagarol locandina

Franco, sposato con Margherita, lavora nello squallido alberghetto a ore della moglie; Margherita, una donna tirannica e sovrappeso, lo obbliga ad una dieta da fame. Un giorno, stanco delle angherie della donna, Franco decide di andarsene, e dopo aver rinfacciato alla moglie la relazione che la stessa intrattiene con un pensionante, molla tutto e va via.

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Ingaggiato da una regista fuori di testa, Franco racimola il denaro necessario per prendere in fitto un appartamento in cui il vecchio affittuario, un artista, è morto divorato dai topi.
Qui conosce una ragazza che rifiuta di dirgli anche il suo nome, e che lo obbliga a stravaganti giochi sessuali, come lo stendersi su una rete da letto con due campanelli in mano, mentre lei elettrifica la stessa.

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Sempre più affamato, Franco sottosta agli strani giochi, finchè non sa che sua moglie è morta: convinto di aver ereditato l’alberghetto, Franco torna a casa, ma scopre che la moglie non è affatto morta. La stessa, dietro consiglio della madre, ha finto la dipartita per costringere il marito a tornare a casa. Franco scappa nuovamente, e per strada scopre che la misteriosa ragazza conosciuta nell’appartamento altro non è che una prostituta. Ancora una volta in fuga, Franco si rifugia, inseguito dalla ragazza, nell’alberghetto. La moglie e la ragazza lo supplicano di restare con loro, e Franco accetta. In cambio chiede da mangiare e del…..burro.

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Gustosa parodia di Ultimo tango a Parigi, il film di Nando Cicero vede per la prima volta Franco Franchi esibirsi in un ruolo d’attore comico si, ma decisamente impegnativo, lontano dai clichè ai quali il bravo attore siciliano aveva abituato il pubblico. La storia sembra surreale, così come il suo svolgimento, sopratutto nelle parti che integrano la figura della stravagante regista che dovrebbe documentare i comportamenti degli italiani nelle toilette; ma la storia resta comunque intrigante, sottilmente amara anche se girata in chiave volutamente farsesca.

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Nel ruolo della ragazza senza nome troviamo una bellissima Martine Beswick, ex Bond girl, mentre la regista è una splendida Franca Valeri, ironica come suo solito. La vera sorpresa, come già detto, è costituita da Franco franchi, che da spessore e sottile humour al suo ruolo dello sfortunato Franco, angariato da una moglie fedifraga e da un’amante che lo tiene a stecchetto sia in fatto di sesso che di semplice soddisfazione del primario bisogno di franco,mangiare.

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Davvero gustose le scene girate nello squallido appartamento, che in qualche modo appare più squallido ancora di quello dal quale prende modello, l’appartamento che vede la muta storia di sesso tra i due sconosciuti di Ultimo tango a parigi. Siparietto gustoso quello con Nicola Arigliano, il misterioso amante di Margherita, costretto a vivere come un recluso dalla donna, e condannato alla vita di un’oca all’ingrasso.
In definitiva un film da rivalutare, anche se va detto che sono tanti coloro che hanno attribuito a questo film l’etichetta di cult, sopravanzando anche il ben più famoso Ultimo tango di Bertolucci.

Ultimo Tango a Zagarol, un film di Nando Cicero, con Nicola Arigliano, Martine Beswick, Ugo Francareggi, Franco Franchi, Carla Mancini, Gina Rovere, Franca Valeri Italia 1973, Commedia

 

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Franco Franchi: Franco
Martine Beswick: la ragazza
Nicola Arigliano: Marcello
Franca Valeri: la regista
Gina Rovere: Margherita
Loredana Mongardini: Maria
Nerina Montagnani
Ugo Fangareggi: l’operatore
Luciano Bonanni: l’ingegnere
Franca Scagnetti: partecipante alla gara di tango
Nerina Montagnani: addetta alla toilette
Grazia di Marzà: madre di Margherita
Giuseppe Bruno Bossio: selezionatore
Jimmy il Fenomeno: cliente dell’albergo a ore


Regia:                 Nando Cicero
Soggetto:     Mario Mariani
Sceneggiatura:     Marino Onorati
Produttore:     Mario Mariani
Fotografia:     Luciano Trasatti
Montaggio:     Alessandro Peticca
Musiche:     Ubaldo Continiello, Franco Franchi

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novembre 16, 2009 Posted by | Commedia | , , | Lascia un commento

La seduzione

La seduzione locandina

Giuseppe Laganà è un giornalista che vive da anni in Francia; ma il richiamo della sua terra, la nostalgia e sopratutto il ricordo di Caterina, la donna che amava, lo spingono inesorabilmente a tornare nella sua terra d’origine, in Sicilia. Ovviamente la prima cosa che fa è andare a trovare la sua ex donna, che ora è una piacente vedova con una figlia poco più che adolescente.

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Maurice Ronet

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Lisa Gastoni

Ben presto tra Giuseppe e Caterina riesplode l’antica passione,e l’uomo inizia a frequentare la casa della sua amante, dove la donna vive con la giovane e disinibita figlia Graziella. La ragazza, incuriosita dal maturo giornalista, e in competizione con la madre, inizia a provocare dapprima sottilmente, poi apertamente Giuseppe. Così, a furia di maliziosi inviti nemmeno tanto velati, tra i due si arriva alla fattaccio.

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Jenny Tamburi

Caterina finisce per rendersi conto della situazione, affronta la figlia ma decide, per non perdere l’uomo di dividere lo stesso con la ragazza. Inizia così un pericoloso menage a trois, che si interromperà drammaticamente su una spiaggia. Un’amica di Graziella, altrettanto disinibita, seduce il fedifrago giornalista, proprio davanti agli occhi della ragazza, del tutto involontariamente, però.Quando Graziella racconta alla mamma del doppio tradimento subito da madre e figlia, Caterina prende una pistola, aspetta l’amante all’uscita di casa e lo uccide.

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Classico triangolo amoroso, questo La seduzione, film di Fernando Di Leo datato 1973; a cambiare, per una volta, sono i protagonisti della stria. Difatti lui, lei l’altra diventano lui lei e la ragazzina minorenne. A ben vedere non è certo una novità, così come prevedibile è la storia e il suo svolgimento. Ma questa volta c’è un’ambientazione che non è morbosa, ci sono attori che recitano diligentemente la loro parte, c’è la magnifica Sicilia e ci sono le bellissime Lisa Gastoni e Jenny Tamburi.

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Barbara Marzano

Il seduttore è Maurice Ronet, e tenendo conto del fascino che esercitava all’epoca sul gentil sesso, va detto che alla fine i conti tornano; per un uomo con tanto charme si può peccare anche in famiglia.Di Leo usa il suo mestiere, senza eccedere nella parte più lubrica, evitando i nudi a tutto spiano e girando quindi un’opera pervasa da un sottile erotismo, di classe. Segnalo nel film la presenza del siciliano Doc Pino Caruso, mentre Rosina, l’amica traditrice di Graziella e la splendida Barbara Marzano, che fa un figurone, sul finire del film, con un topless molto apprezzato dal pubblico maschile.

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Il film è tratto discretamente tra l’altro, da Graziella, romanzo datato 1970 scritto da Ercole Patti

La seduzione, un film di Fernando Di Leo, con Lisa Gastoni, Maurice Ronet, Jenny Tamburi, Giorgio Dolfin, Graziella Galvani, Pino Caruso, Barbara Marzano
Drammatico, durata 102 min. – Italia 1973.

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Maurice Ronet     …     Giuseppe Lagana
Lisa Gastoni    …     Caterina
Jenny Tamburi    …     Graziella
Pino Caruso    …     Alfredo
Graziella Galvani    Luisa
Barbara Marzano           Amica di Graziella

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Regia Fernando Di Leo
Soggetto Ercole Patti (romanzo)
Sceneggiatura Luisa Montagnana, Ercole Patti, Marino Onorati, Fernando Di Leo
Produttore Armando Novelli
Casa di produzione Cineproduzioni Daunia 70
Fotografia Franco Villa
Montaggio Amedeo Giomini
Musiche Luis Enriquez Bacalov
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Roberto Ranucci
Trucco Giulio Natalucci

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novembre 14, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

La bestia uccide a sangue freddo

Fernando Di Leo si cimenta nell’horror/thriller con questo La bestia uccide a sangue freddo; il risultato finale, aldilà di alcune geniali trovate a livello visivo, è un pasticciato film in cui si mescolano efferati delitti, un pò di sangue e di macabri omicidi, e poco più.
La storia prende corpo con il litigio tra due coniugi, Hans e sua moglie Ruth, in seguito al quale l’uomo decide di far ricoverare la donna nell’istituto psichiatrico del prof.Oesterman. All’interno della clinica si sviluppano i soliti intrecci morbosi, tra una infermiera e la sua paziente di colore, tra un’altra paziente e un giardiniere e una relazione amorosa tra la signora Chaeryl e il medico della clinica, il dottor Clay.

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Klaus Kinski , il Dr. Francis Clay

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Margaret Lee
è Cheryl Hume

L’atmosfera dell’istituto, già di per se avvolta in una cappa insalubre e morbosa, diventa angosciante quando un misterioso assassino incapucciato inizia a mietere vittime tra il personale e le pazienti della struttura.
La prima a subire un attentato è Chaeryl, che però sfugge alla morte; poi, in un crescendo di terrore, vengono uccisi una infermiera, a cui viene mozzata la testa in giardino, la signora Ruth, pugnalata a morte nel suo letto, l’autista della clinica Augusto, l’unico ad aver visto in azione il misterioso killer, e infine Anna

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Rosalba Neri è Anna Palmieri

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(l’insaziabile donna che ha un legame con il giardiniere) e Mara, la bella ragazza di colore che si stava trastullando in un rapporto lesbico con l’infermiera Hilde. Il professor Oesterman e il Dr. Clay dapprima tentano di sbrogliarsela da soli, poi si rivolgono alla polizia; d’accordo con l’ispettore Kore, tendono una trappola con la collaborazione di Chaeryl al misterioso assassino…..

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La bestia uccide a sangue freddo, come già detto, non è un gran film; nonostante l’indubbio mestiere di Di Leo, la sceneggiatura mostra grosse falle. A poco vale il cast messo su dal regista, nel quale spicca un opaco Klaus Kinskj, per una volta in un ruolo non da cattivissimo, la bella Margaret Lee, beniamina del pubblico televisivo italiano nel ruolo di Chaeryl, una affascinante e spogliatissima Rosalba Neri, nel ruolo della ninfomane Anna e Monica Strebel in quello dell’infermiera dalle inclinazioni particolari. I colpi di scena latitano, e ben presto i misteriosi omicidi sembrano essere legati ad un filo conduttore piuttosto esile, ed infatti il finale non smentisce le premesse, con un bagno di sangue assolutamente illogico.

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La versione italiana del film, abbastanza osè per l’epoca in cui venne girato, non include alcune scene molto forti che vennero viceversa aggiunte per il mercato estero: in esse si vedono l’atto di autoerotismo della Neri (forse lei, forse una controfigura, chissà) e lo stesso atto fatto da Monica Strebel, oltre a qualche sforbiciata come quella delle scene del rapporto amoroso tra il giardiniere e la Neri nella serra della clinica.

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In definitiva, un prodotto debole, anche se non inguardabile: la mano di Di Leo salva il tutto da un naufragio annunciato dopo una buona mezzora di film.
Poche scene gore, fa le qual l’omicidio di Mara, avvenuto con l’uso di una balestra che lancia una freccia dal giardino, la decapitazione dell’infermiera e le scene finali, in cui il folle omicida massacra le infermiere con una mazza residuo medioevale, prima di cadere sotto il fuoco dei poliziotti.
Troppo poco per dare una valutazione quantomeno sufficiente ad un prodotto che dovremmo inserire tra i B movie.

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La bestia uccide a sangue freddo ,un film di Fernando Di Leo. Con Klaus Kinski, Margaret Lee, Rosalba Neri, Jane Garret, Gioia Desideri, Fernando Cerulli, John Karlsen, Monica Strebel, Ettore Geri, Carla Mancini
Horror, durata 90 min. – Italia 1971.

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Klaus Kinski     …     Dr. Francis Clay
Margaret Lee    …     Cheryl Hume
Rosalba Neri    …     Anna Palmieri
Jane Garret    …     Mara
John Karlsen    …     Professor Osterman
Gioia Desideri    …     Ruth
John Ely    …     Giardiniere
Fernando Cerulli    …     Augusto, l’autista
Giulio Baraghini    …     Poliziotto
Ettore Geri    …     L’ispettore Kore
Monica Strebel    …     L’infermiera Hilde
Carla Mancini    …     Infermiera
Franco Marletta    …     Infermiere

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Regia:     Fernando Di Leo
Soggetto:     Fernando Di Leo, Nino Latino
Sceneggiatura:     Fernando Di Leo, Nino Latino
Produttore:     Tiziano Longo, Armando Novelli
Fotografia:     Franco Villa
Montaggio:     Amedeo Giomini
Effetti speciali:
Musiche:     Silvano Spadaccino
Scenografia:     Teresa Ferrone, Nicola Tamburo
Costumi:     Marcella Moretti
Trucco:     Antonio Mura

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novembre 13, 2009 Posted by | Thriller | , , , | Lascia un commento

Desiderando Giulia

Desiderando Giulia locandina

Un insolito triangolo amoroso, una femme fatale, uno scrittore in crisi (l’ennesimo), un giovane scrittore rampante che non esita a sedurre la sorella dello scrittore in crisi pur di raggiungere i propri scopi.
In sintesi la trama di Desiderando Giulia è questa; ma ovviamente fermarsi ad un Bignami del sunto non è certo chi si aspetta una descrizione del film. E allora ecco più o meno la trama di questo filmetto realizzato da Andrea Barzini con molta mediocrità e su una sceneggiatura già vista e impalpabile.

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Serena Grandi è Giulia

Emilio, che vive con sua sorella Amalia, ha da tempo smesso di scrivere; un giorno conosce Stefano, un giovane che vorrebbe diventare anche lui scrittore, e inizia a corregergli quanto scritto fino ad allora. Stefano gli fa conoscere Giulia, una strana donna dal comportamento sfuggente. La ragazza ha una vita quantomeno disordinata; lavora come modella, e si concede evidentemente diverse avventure,

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Desiderando Giulia 8

Preso dal vortice della pasione, Emilio si rende ben presto conto che Giulia è per lui una vera e propria droga; ma la donna lo tradisce senza ritegno, inoltre evita accuratamente di legarsi a lui. Così ben presto la storia tra i due diventa un delirio sensuale, al quale Giulia si concede, costringendo però il suo amante ad una serie di umilazioni. Intanto Stefano, che ha sedotto la povera Amalia, inizia a trascurarla e ad allontanarsi anche da Emilio, avendo raggiunto il suo scopo.

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Così lo scrittore tenta di consolarsi tra le braccia di Giulia, che inevitabilmente mostra di essere una donna amorale e viziosa; lo coinvolge anche in uno squallido menage a tre, durante il quale Emilio fa a pugni con l’altro lato del triangolo. Giulia mostra inoltre pericolose tendenze non solo alla poligamia, ma inclinazioni verso la droga. Emilio accetta tutto, ma nel frattempo Amalia, delusa, si uccide gettandosi nel mare. Quando Emilio, chiamato dalla polizia, vede il cadavere della sorella, si rifugia nella casa laciatagli dai genitori, dove Giulia lo raggiunge ancora una volta, prima di lasciarlo del tutto.

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Film decisamente noioso, mal interpretato, nonostante la rpesenza di Valeria D’Obici e di Sergio Rubini, Desiderando Giulia non sfugge al clichè del film erotico rivestito da una sottilissima patina di ambizioni assolutamente inespresse, permettendo allo spettatore sbadigli a non finire, intervallati dai monumentali nudi di serena Grandi, che fa del suo meglio per mettere in mostra le giunoniche forme, accontentando così almeno la parte voyeuristica dello spettatore.
Il resto è solo noia, sconfinata, in un film che non decolla mai; le premesse, sin dalle prime inquadrature, non ci sono, per cui spettatore avvisato……

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Per una volta concordo in assoluto con questo giudizio tratto dal famoso sito che spesso stigmatizzo:
“Da Senilità (1898) di Svevo, già filmato da Bolognini (1962) con Claudia Cardinale, Barzini ha ricavato un film vacuo, decorativo, al servizio del greve erotismo all’amatriciana della Grandi, trasferendo l’azione da Trieste a Roma.”
Sintetico, approvabile sic et simpliciter

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Desiderando Giulia, un film di Andrea Barzini. Con Serena Grandi, Sergio Rubini, Valeria D’Obici, Massimo Sarchielli.Giuliana Calandra, Johan Leysen
Drammatico erotico, durata 92 min. – Italia 1986.

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Desiderando Giulia banner PERSONAGGI

Serena Grandi: Giulia
Johan Leysen: Emilio
Valeria D’Obici: Amalia
Sergio Rubini: Stefano

Desiderando Giulia banner cast

Regia Andrea Barzini
Soggetto Gianfranco Clerici, Andrea Barzini
Sceneggiatura Gianfranco Clerici, Andrea Barzini, Domenico Matteucci
Casa di produzione Dania Film – Filmes International
Distribuzione (Italia) Medusa
Fotografia Mario Vulpiani
Musiche Antonio Sechi

novembre 12, 2009 Posted by | Erotico | , , , , | 1 commento

1970, un anno di cinema

Banner 1970

Il primo anno del decennio 70 segna uno dei periodi più fortunati per il cinema italiano: una mole cospicua di film di ottima fattura si unisce all’interesse sempre più accentuato del pubblico, non ancora disorientato dall’avvento delle tv private, che furono una delle cause della crisi che si abbatterà sul cinema nello stesso decennio, ma verso la sua conclusione.
L’Italia segna punti a suo favore, come la vittoria al Festival di Cannes del film di Elio Petri Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, interpretato da Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Orazio Orlando, Gianni Santuccio e Salvo Randone.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Il giardino dei Finzi Contini
La Sanda e Testi in Il giardino dei Finzi Contini

Il film, che racconta la storia di un commissario di polizia che arriva a sfidare le autorità e gli inquirenti commettendo un omicidio ai danni della sua amante, seminando poi indizi che lo compromettono, certo comunque dell’impunità, ottiene contemporaneamente la Palma d’oro, un successo di critica e di pubblico, risultando alla fine il film più importante della stagione, grazie anche alla memorabile interpretazione di Gian Maria Volontè. Il 1970 è anche l’anno di Zabriskie Point, film diretto da Michelangelo Antonioni, storia drammatica di un giovane che dopo aver ucciso un agente di polizia fugge nel deserto di Zabriskie Point, in California. Il film riscuote buon successo ai botteghini, pur non essendo di facile approccio.

Comma 22
Comma 22

Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca
Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca

Altro successo della stagione è Anonimo veneziano, diretto dall’attore-regista Enrrico Maria Salerno, interpretato dalla coppia Bolkan-Musante, che tratteggia le due figure di un musicista gravemente malato e della moglie separata con sobrietà e eleganza, Il film, che si avvale della splendida colonna sonora di Stelvio Cipriani, a fine stagione sarà uno dei più visti, così come un lusinghiero successo, premiato anche con un Oscar ottiene Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica, appassionata trasposizione del romanzo di Bassani, incentrato su un gruppo di giovani che, durante l’applicazione delle leggi razziali, si rifugia in un giardino di proprietà della ricca famiglia ebrea dei Finzi Contini, isolandosi in qualche modo dalla realtà atroce che il mondo esterno sta per vivere. Un film che vede interpretazioni memorabili di Dominique Sanda e di Lino Capolicchio, oltre ad una bellissima fotografia. Due film americani si impongono sia come successo di critica sia di pubblico:

I senza nome
Alain Delon nello splendido I senza nome

Il conformista
Trintignant e la Sandrelli in Il conformista

sono Soldato blu, di Ralph Nelson, uno dei primissimi film a trattare il tema del genocidio dei pellerossa in maniera cruda e appassionata e Fragole e sangue,di Stuart Hagman, importantissimo film sulla contestazione americana nelle università, un vero manifesto giovanile, scandito da una colonna sonora sontuosa.Dall’America arriva anche il dissacrante Mash, storia di un gruppo di medici insofferenti alla disciplina militare, che arriveranno anche a irridere i caduti della guerra di Corea;il film, manifesto antimilitarista di Altman, a fine stagione sarà uno dei più visti. Altro grande successo è Piccolo grande uomo, magistrale interpretazione di Dustin Hoffman, diventato celebre non solo per la storia di Jack Crabb, il pioniere che vive l’epopea tragica del genocidio dei pellerossa, ma anche per la straordinaria trasformazione dell’attore che interpreta uno dei ruoli più impotanti della sua pur luminosa carriera.

La ballata di Cable Hogue
La ballata di Cable Hogue

La califfa
Romy Schneider nel bellissimo La califfa

L’Italia risponde con il capofila dei film western basati sulla comicità, ovvero quel Lo chiamavano Trinità che a fine stagione sarà il film più visto in assoluto; il western, grazie a Terence Hill che interpreta lo scanzonato Trinità, a Bud Spencer e alla gran regia di Clucher/Barboni, riacquisisce linfa, dando il via ad un nuovo genere. Un buon successo è Metello, di Mauro Bolognini, storia di un operaio che sperimenta le dure condizioni di vita dell’Italia di inizio secolo. Il film è anche un buon successo personale per il cantante Massimo Ranieri e per la giovane Ottavia Piccolo

La vita privata di Sherlock Holmes
La vita privata di Sherlock Holmes

Lo chiamavano Trinità
Lo chiamavano Trinità

Due film, assolutamente diversi tra loro, sono però in maniera diversa le vere sorprese della stagione; il primo è il thriller diretto da Dario Argento L’uccello dalle piume di cristallo, che farà da apri pista alla stagione d’oro del thriller ll’italiana, segnando di fatto tutto il decennio, e diventando contemporaneamente punto di riferimento nel futuro di molti registi d’oltralpe. L’altro caso cinematografico è Brancaleone alle crociate, seguito dello spassosissimo L’armata Brancaleone, con un superlativo Gassman nei panni del comandante della banda di straccioni dall’ineguagliabile linguaggio. Grande successo dell’anno è Love story, che, come suggerisce il titolo, è un film d’amore ben diretto da Arthur Hiller, che lancia il talento della brava Ali Mc Graw, assecondata da un Ryan O’ Neal insolitamente romantico; la storia dei due, mondi diversissimi che si incontrano e si amano, fino al tragico finale in cui lei muore di leucemia, commuove il mondo e ovviamente l’Italia;

Love Story
Love Story

merito anche della struggente colonna sonora di Francis Lai.Il cinema bellico, in auge nei primi anni settanta, vede le buone affermazioni di Tora Tora Tora, rievocazione dell’attacco giapponese a Pearl Harbour, un kolossal con Joseph Cotten, Martin Balsam e Toshiro Mifune, Patton, generale d’acciaio, basato sulla vita del grande generale americano, interpretato da George C. Scott, che con questo film vince l’Oscar e il tonfo di Waterloo, storia dell’ultima battaglia di Napoleone, film costato un pozzo di soldi e rivelatosi viceversa un fiasco al botteghino, nonostante la grande interpretazione di Rod Steiger.

L’uomo venuto dalla pioggia
Marlene Jobert in L’uomo venuto dalla pioggia

Ettore Scola presenta il suo Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca, con Monica Vitti, Giancarlo Giannini, Marisa Merlini, Marcello Mastroianni, grande successo di pubblico accolto favorevolmente dalla critica; la classica storia del triangolo amoroso vede una gara di bravura tra la Vitti, Giannini e Mastroianni, così come un grande successo riceve   Un uomo chiamato cavallo, diretto da Elliot Silverstein con Richard Harris nei panni di un cacciatore cattarurato da una tribù pellerossa che finirà per diventare uno di loro, apprezzandone le regole sociali e la vita libera e indipendente, prima del solito massacro dei bianchi.
Un altro film indimenticabile è il graffiante e corrosivo Comma 22, diretto da Mike Nichols, interpretato da Jon Voight, Martin Balsam, Anthony Perkins, Alan Arkin, Paula Prentiss: la parabola antimilitarista di Nichols sconvolge gli americani, e ottiene anche da noi un lusinghiero successo.

Piccolo grande uomo
Piccolo grande uomo

Il cinema del 1970 è denso di pellicole di grande livello: le storie sono quasi tutte nuove, ci si appassiona a film commedia come Venga a prendere il caffè… da noi, di Lattuada, con un grande Ugo Tognazzi diviso tra tre sorelle ricche che finirà vittima proprio del suo arrivismo, o come La moglie più bella, che rivela il talento di Ornella Muti, diretta da Damiano Damiani nella rievocazione della storia di Mirka Viola, la donna che suscitò scandalo in Sicilia rifiutandosi di sposare il proprio sequestratore. E’ l’anno del formidabile I diavoli, di Ken Russell, storia vera della morte sul rogo di Grandier, vescovo di Loudon, incolpato dalla madre superiora di un convento di essere l’emanazione del demonio. Il film, un manifesto anticlericale fortissimo, ebbe guai a non finire con la censura, e circolò in versioni molto depurate.

Quando le donne avevano la coda
Senta Berger in Quando le donne avevano la coda

Soldato blu
Una drammatica scena da Soldato blu

Tora Tora Tora
Il bellico Tora Tora Tora

Il maestro spagnolo Bunuel presenta Tristana, mentre Peckinpah presenta La ballata di Cable Hogue, storia malinconica di un cercatore d’oro che troverà contemporaneamente la fortuna e la sventura. Il film, ferocemente ironico, demolisce tutti gli stereotipi del western, mentre il nostro Bevilacqua presenta La califfa, ottima riduzione cinematografica del romanzo basato sulla storia d’amore tra la vedova di un operaio, Irene, e l’industriale Doberdò, storia che finirà ovviamente male. Film in cui recitano una splendida e tormentata Romy Schneider e il solito grande Tognazzi. Un altro film di grande successo è Borsalino, del francese Deray, interpretato dalla coppia di amici- nemici Belmondo/Delon: una storia di gangster divertente, veloce, che ebbe anche un seguito assolutamente perdibile.
Curiosamente il pubblico fa la coda per film che dieci anni dopo avrebbe snobbato clamorosamente; così produzioni minori come Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa, di Marcello Fondato con Monica Vitti, oppure Il presidente del Borgorosso Football Club, con Alberto Sordi, pur essendo solo dei filmetti, vedono incassi che solo 10 anni dopo sarebbero diventati assolutamente dei miraggi.

Un uomo chiamato cavallo
Un uomo chiamato cavallo

Riscuotono un successo eccellente film come Quando le donne avevano la coda, di Pasquale Festa Campanile, che ebbe dei cloni assolutamente perdibili; le buffe avventure dei cavernicoli dall’improbabile linguaggio ebbero un gran successo, grazie anche al cast di caratteristi che interpretò il film, come Toffolo, Buzzanca, Mulè e la bellissima Senta Berger.

Accanto ai titoli citati, arrivarono un mucchio di pellicole (oltre 600) da tutto il mondo; muovono i primi passi il cinema erotico, il thriller all’italiana, il western conosce una nuova fortunata stagione grazie al citato Lo chiamavano Trinità, e grazie anche a Vamos a matar companeros; registi di ottima fama, come Bertolucci, sono presenti con opere come Il conformista (grande performance di Jean Louis Trintignant) e La strategia del ragno,  mentre De Sica, oltre al Giardino dei Finzi Contini, è presente con I girasoli, un film con l’inossidaile coppia Mastroianni-Loren.
Tra i film poco conosciuti del 1970 vorrei citare alcune piccole perle, per lo più sconosciute ai più, come Concerto per pistola solista, un’intrigante thriller venato di comicità diretto da Michele Lupo (troverete la recensione nel blog), oppure L’uomo venuto dalla pioggia, magistrale thriller diretto da Renè Clement con Charles Bronson e la bella Marlene Jobert, Splendori e miserie di Madame Royale, diretto da Vittorio caprioli con il solito Tognazzi e una giovanissima Jenny Tamburi.
Il cartone dell’anno di casa Disney è Gli aristogatti, inutile a dirsi grande successo presso grandi e piccini e garanzia di divertimento sano.

Vamos a matar companeros
Karin Schubert, protagonista del western Vamos a matar companeros

Venga a prendere….un caffè da noi
Ugo Tognazzi in Venga a prendere….il caffè da noi

Ultime segnalazioni per film di ottimo livello, come Cinque pezzi facili, diretto da Bob Rafelson; con: Jack Nicholson, Messaggero d’amore di Joseph Losey; con: Alan Bates e Julie Christie ,lo splendido I senza nome (Le circle rouge) di Jean Pierre Melville; con  Alain Delon ,Bourvil , Yves Montand , Gian Maria Volonté , François Périer, forse uno dei noir più belli degli ultimi quarantanni.infine La vita privata di Sherlock Holmes, di Billy Wilder.

Zabriskie point
Zabriskie Point

Un’annata da sogno, in definitiva; paragonando la produzione del 1970 con quella del 1980 vengono effettivamente le lacrime agli occhi, tanto netta è la differenza di qualità cinematografica tra due stagioni distanti inpratica solo 10 anni

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Patton, generale d’acciaio (Miglior film)
Franklin J. Schaffner (Miglior regia per Patton, generale d’acciaio)
George C. Scott (Miglior attore per Patton, generale d’acciaio)
Glenda Jackson (Miglior attrice per Donne in amore)
John Mills (Miglior attore non protagonista per La figlia di Ryan)
Helen Hayes (Miglior attrice non protagonista per Airport)
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Miglior film straniero)

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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Gran premio della giuria)
M.A.S.H. (Gran premio al miglior film)
John Boorman (Miglior regia per Leone l’ultimo)
Fragole e sangue (Premio speciale)
Marcello Mastroianni (Miglior attore per Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca)
Ottavia Piccolo (Miglior attrice per Metello)

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Gillo Pontecorvo (Miglior regia per Queimada)
Gian Maria Volonté (Miglior attore per Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto)
Massimo Ranieri (Miglior attore per Metello)
Nino Manfredi (Miglior attore per Nell’anno del Signore…)
Sophia Loren (Miglior attrice per I girasoli)
Ottavia Piccolo (Miglior attrice per Metello)
Peter O’Toole (Miglior attore straniero per Goodbye Mr. Chips)
Dustin Hoffman (Miglior attore straniero per Un uomo da marciapiede)
Goldie Hawn (Miglior attrice straniera per Fiore di cactus)
Liza Minnelli (Miglior attrice straniera per Pookie)
Marlène Jobert (Miglior attrice straniera per L’uomo venuto dalla pioggia)
John Schlesinger (Miglior film straniero per Un uomo da marciapiede)

novembre 11, 2009 Posted by | Box office | | Lascia un commento

La bonne

La bonne locandina

Veneto, metà degli anni 50.
Anna, giovane e bella moglie di Giacomo divide la sua vita monotonamente tra il marito, spesso assente per impegni politici e la suocera, una donna petulante che è in casa sua, ammalata e perciò bisognosa di cure.
A interrompere la routine quotidiana arriva Angela, bella e disinibita ragazza che lavora in casa sua; le due diventano ben presto confidenti e anche qualcosa in più. La sessualità repressa di Anna trova uno sfogo, anche se solo intellettuale, in morbosi giochi con la ragazza.

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Trine Michelsen è Angela

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Florence Guerin è Anna

Complice una gita in campagna, tra le due si instaura un rapporto pericoloso; dopo una pericolosa escursione in una balera, dove Anna si reca in compagnia di Angela e di un suo amante, un giovane soldato, la donna provoca involontariamente la morte dell’anziana suocera, allarmata da un rumore di vetri infranti provenienti dalla stanza di Anna, dove le due donne sono impegnate in un morboso gioco a mosca cieca.Da quel momento il legame tra le due diventa ancor più simbiotico: ora Anna e Angela sono legate anche dal silenzio sulle vere cause della morte della madre di Giacomo.

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Angela fa conoscere ad Anna un farmacista in la con gli anni, che non si accontenta di avere con la stessa un rapporto sessuale: ben presto l’uomo seduce anche Angela, e così tra i tre ha inizio un pericoloso e morboso rapporto, con la due donne, a turno, che osservano i rapporti sessuali dell’altra. Alla fine il gioco sfocia in due gravidanze quasi contemporanee; a questo punto Anna, stanca dei giochi erotici, manda via di casa la pericolosa Angela. Ora, dopo le avventure che si è concessa, la riscoperta del proprio corpo e della propria femminilità, la gravidanza, può iniziare una nuova vita.

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Fa credere a Giacomo che il figlio che attende è il suo, e assume una nuova cameriera, Isabella.
La bonne, diretto da Salvatore Samperi, uscito nel 1986, non sfugge al solito copione di Samperi: sesso, morbosità, un pizzico di perversione e per una volta, erotismo a volontà, complici le due protagoniste del film, la francese Florence Guerin e Trine Michelsen. Delle due attrici si può parlare sopratutto in termini fisici, vista la loro scarsa predisposizione alla recitazione, in un film immerso in un’aria torbida come poche.

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Loro riescono benissimo a rendere il film erotico e sensuale, ma non vanno oltre questo. Anche per colpa di una sceneggiatura che predilige la parte erotica della storia, a scapito di qualsiasi tentativo di introspezione dei personaggi. Per cui alla fine del film lo spettatore si rende conto di aver assistito ad una pellicola che non si differenzia molto da quelle a luci rosse, se non per la mancanza di espliciti atti sessuali.

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Tenendo conto che a Tinto Brass è stata per anni rinfacciata la sessualità come mezzo di espressione, non si capisce perchè a Samperi non sia stato riservato lo stesso trattamento. I dialoghi a volte sono raccapriccianti : ” Che te ne frega a te, tanto tu sei la signora….” è una delle tante amene frasi che pronuncia la corrucciata Angela, strano tipo di serva gaudente e allo steso tempo viziosa oltre l’immaginabile. Frasi inserite in dialoghi già di per se abbastanza piatti e incolori, che contribuiscono all’aria di estrema sciatteria del film, salvato solo dalla fotografia di Bazzoni.

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Quello che più irrita è il discorso pseudo sociale di cui si respira aria nel film, anche se si tratta di aria in parte fritta e in parte rarefatta; la denuncia dell’ipocrisia borghese, della corruzione restano pie intenzioni, e alla fine l’unica cosa che colpisce lo spettatore è la sequela di perversioni sessuali, anche se non esplicita, che il film mette in mostra, con primi piani delle parti intime di Florence Guerin, rapporti lesbo, a tre, attività auto erotiche. Insomma, il peggior Samperi, ammesso che ci sia mai stato un miglior Samperi, salvando in parte il buon Nenè. Qualcosa di cui parlare bene? Si, il commento musicale di Riz Ortolani, davvero sprecato e degno di miglior sorte.

La bonne, un film di Salvatore Samperi. Con Florence Guérin, Katrine Michelsen, Rita Savagnone, Cyrus Elias,Benito Artesi, Antonella Ponziani, Eva Grimaldi, Lorenzo Lena
Commedia erotica, durata 108 min. – Italia 1986.

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Florence Guérin: Anna
Katrine Michelsen: Angela
Cyrus Elias: Giacomo
Silvio Anselmo: Mario

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Regia Salvatore Samperi
Soggetto Salvatore Samperi
Sceneggiatura Salvatore Samperi, Alessandro Capone, Riccardo Ghione e Luca D’Alisera
Produttore Achille Manzotti
Casa di produzione Faso Film – Producteurs Associés
Fotografia Camillo Bazzoni
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Maria Chiara Gamba
Costumi Vera Cozzolino

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novembre 10, 2009 Posted by | Erotico | , , , | 1 commento

I predatori dell’arca perduta

I predatori dell'arca perduta locandina

Il professor Jones è sulle tracce di un amuleto d’oro custodito in una caverna nella impenetrabile giungla del Perù; riuscito ad identificare il luogo dove è nascosto, Indiana (questo il nome del Professore) Jones, dopo aver superato trappole mortali si vede soffiare il prezioso reperto dal professor Belloq, che riesce a sottrarglielo grazie all’aiuto di una tribù locale. Jones riesce per miracolo a sfuggire ai letali indios e rientra al Marshall College di New Britain (Connecticut), dove riprende l’insegnamento.

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Un giorno arrivano, nel College, due agenti della sicurezza, che rivelano al professor Jones che i nazisti (siamo nel 1936) sono ormai vicinissimi al recupero dell’Arca dell’Alleanza, uno dei manufatti più ricercati al mondo, il poto nel quale vennero conservati i frammenti delle tavole della legge, i dieci comandamenti, scritti dal dito di Dio e affidati a  Mosè. L’unico tassello mancante ai nazisti è l’amuleto di Ra, custodito dall’amico di Indiana Jones Abner Ravenwood, che risulta disperso tra le montagne del Nepal.

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L’oggetto, un disco forato, permetterebbe di individuare, una volta posizionato su un bastone cerimoniale, l’esatta ubicazione dell’Arca, custodita nella sala delle anime della perduta città di Tanis, in Egitto.
Giunto in Nepal, Jones incotra Marion, figlia di Abner Ravenwood, sua ex fidanzata, poco propensa a cedergli il medaglione; ma l’arrivo dei nazisti fa precipitare la situazione e i due fuggono portandosi dietro il prezioso reperto. L’azione si sposta quindi in Egitto, dove Jones scopre che Belloq, al soldo dei nazisti, è riuscito ad individuare Tanis, anche se non conosce l’esatta posizione del pozzo delle anime.

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Dopo una serie incredibile di colpi di scena, Jones trova l’Arca, che però viene requisita dai nazisti, e traportata in un’isola dove Belloq, con un complesso cerimoniale, provvederà ad aprirla. Avventurosamente, Indiana Jones arriva anche lui sull’isola, ma viene fatto prigioniero con Marion, legato con la donna ad un palo e costretto ad assistere al trionfo del suo rivale. Che però si rivela una trappola mortale: all’interno dell’Arca c’è solo polvere, e sopratutto c’è una forza soprannaturale, che si sprigiona e distrugge Belloq e i suoi soldati. Jones e Marion così ritornano a Washington, dove consegnano l’Arca nelle mani dell’Intelligence, che nega loro però il diritto di esaminarla: il prezioso reperto finirà in un enorme deposito.

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Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta (titolo definitivo dato dal regista al film) è più che un film, il manifesto programmatico del film d’avventura: azione, ritmo incalzante, suspence, colpi di scena a raffica, cambio veloce di inquadrature, effetti speciali. Il tutto condito dal perfetto phisique du role di Harrison Ford, assolutamente straordinario nelle vesti del professore/archeologo/avventuriero

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Un film molto bello, che lascia con il fiato sospeso per i continui capovolgimenti a cui si assiste: e come già detto una parte importante l’ha avuta Ford, che per fortuna di Spielberg, il regista, e di george Lucas, il re Mida produttore del film, ebbe la parte dopo che Tom Sellek fu costretto a rinunciarvi.

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Una fortuna davvero, perchè non oso pensare a come il morbido e inespressivo Sellek avrebbe reso l’ironia, la simpatia, di Indiana Jones, personaggio che non basa la sua forza su una sola dote specifica, ma sulla summa derivata dalla sua abilità, dalla sua cultura e perchè no, su quell’aria un tantino da faccia di bronzo che lo contradistingue.
Spielberg, reduce dal trionfo di Incontri ravvicinati del 3° tipo e dal tonfo clamoroso di 1941 allarme ad Hollywood dirige, nel 1981, il film che rappresenta per lui il ritorno non solo al tanto amato film d’avventure, ma anche una patente di ritrovata credibilità, che gli permetterà di metter mano a progetti ambiziosi, come Et e sopratutto Il colore viola.

Grazie ad una sapiente scelta delle location, al ritmo serrato, al cast perfetto, Spielberg ottiene un risultato finale probabilmente al di sopra delle più rosse speranze della produzione, che vide centuplicati i risultati economici investiti: nella sola stagione 1981 il film incassò oltre 220 milioni di dollari,e a tutt’oggi è uno dei film più redditizi di tutti i tempi.

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Indiana Jones, i predatori dell’arca perduta, un film di Steven Spielberg. Con Harrison Ford, Karen Allen, John Rhys-Davies, Alfred Molina, Paul Freeman. Ronald Lacey, Denholm Elliott, Wolf Kahler
Titolo originale Raiders of the Lost Ark. Avventura, durata 115 min. – USA 1981.

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Harrison Ford: Indiana Jones
Karen Allen: Marion Ravenwood
Paul Freeman: Rene Belloq
Ronald Lacey: Toht
John Rhys-Davies: Sallah
Denholm Elliott: Dott. Marcus Brody
Alfred Molina: Satipo
Wolf Kahler: Col. Dietrich
Don Fellows: Col. Musgrove
William Hootkins: Magg. Eaton
Fred Sorenson: Jock
Sonny Caldinez: Mean Mongolian
Tutte Lemkow: Imam
Souad Messaoudi: Fayah
George Harris: Katanga

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Michele Gammino: Indiana Jones
Paila Pavese: Marion Ravenwood
Sandro Iovino: Rene Belloq
Sergio Fiorentini: Toht
Renato Mori: Sallah
Sergio Rossi: Dott. Marcus Brody
Mauro Gravina: Satipo
Gianfranco Bellini: Col. Musgrove
Gianni Marzocchi: Magg. Eaton

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Regia:     Steven Spielberg
Soggetto:     George Lucas e Philip Kaufman
Sceneggiatura:     Lawrence Kasdan
Produttore:     Frank Marshall
Produttore esecutivo:     George Lucas e Howard Kazanjian
Fotografia:     Douglas Slocombe
Montaggio:     Michael Kahn e George Lucas (non accreditato)
Effetti speciali:     Industrial Light & Magic
Musiche:     John Williams
Scenografia:     Norman Reynolds

novembre 9, 2009 Posted by | Avventura | , , | 2 commenti