Marilù Tolo

Una carriera cinematografica di tutto rispetto quella di Maria Lucia Tolo, in arte Marilù Tolo, attrice romana nata nella capitale il 16 gennaio del 1944, composta da quasi 70 film e da altre partecipazioni a serie televisive. Alta, bella, dal fisico armonico, un volto in cui splendono due occhi affascinanti e profondi, Marilù ha sicuramente approfittato delle sue doti fisiche per imporsi all’attenzione del mondo dello spettacolo, e grazie ad esse ha potuto esordire come modella in sfilate di moda;
Marilu Tolo in Viva la muerte tua
un’attrazione fatale, perchè proprio sulle passerelle nacque la sua relazione giovanile più importante, quella con lo stilista Valentino Garavani, che la ricorda così: “un grande amore l’ho avuto. L’attrice Marilù Tolo. Ero molto innamorato di lei: era veramente bellissima, bruna, con questi occhi incredibili. Lei aveva solo 17 anni, e io 27. Le ho anche regalato un anello, che ebbi indietro. Sono rimasto molto male. Ora vive fra il Messico e Los Angeles, si è sposata benissimo, con un uomo adorabile, molto molto molto ricco. Ogni tanto la sento ancora. Ci facciamo gli auguri a Natale“.

Nel film Barbablu

Siamo tutti in libertà provvisoria
Una carriera che inizia subito, a soli 16 anni, con il film Urlatori alla sbarra, nella quale recita con il suo nome, Marilù, al fianco di Celentano e Mina; notata anche dalla televisione, raggiunge vasta popolarità al fianco del grande Mario Riva nel programma culto di inizi sessanta, Il musichiere.
In tre anni gira altri dieci film, il più importante dei quali è Adultero lui, adultera lei, di Raffaele Matarazzo, nei panni di Lina. Il genere di voga, a inizi anni sessanta, è il peplum, o sandalo, i famosi film storici ambientati nell’antica Roma o comunque in costume; gira Il trionfo di Ercole,Maciste gladiatore di Sparta, nel quale è l’affascinante Olympia, L’ultimo gladiatore,Il magnifico gladiatore. Pellicole di valore non eccelso, ma che ne costruiscono la fama, che se non decollerà mai, per la mancanza di veri ruoli da protagonista, le permettono comunque di diventare molto popolare. Nel 1964 partecipa, nel ruolo di Diana, al film di De Sica Matrimonio all’italiana, tratto dalla pieces teatrale di De Filippo Filomena Marturano.
Mio caro assassino
Recita quindi accanto a due mostri sacri del cinema,la Loren e Mastroianni, e non sfigura affatto. Dopo una brevissima apparizione in Giulietta degli Spiriti,di Fellini, Marilù accetta praticamente tutto quello che le offrono, e finisce per comparire in pellicole mediocri, come Catherine Carnet alias per un morto,Un colpo da mille miliardi,077 intrigo a Lisbona,Una raffica di piombo.

Uno dei suoi ultimi film, Il tassinaro
La carriera quindi sembra prendere una strada ben definita, attribuendole ruoli di comprimaria, quando non anche di semplice comparsa. Fino al 1967 gira altri film, nessuno di quali merita davvero una citazione. Nel frattempo, esauritasi la vena dei peplum, in Italia arriva come un ciclone lo spaghetti western, genere nato all’indomani del clamoroso, e per molti versi imprevisto successo di Per un pugno di dollari.Nel 1967 è nel cast di Se sei vivo spara, che segna il suo esordio nel genere,nel ruolo di Lori, a cui seguiranno altre partecipazioni come non protagonista, prima di interpretare Candy e il suo pazzo mondo al fianco della emergente Ewa Aulin.
Abuso di potere
Con disinvoltura, la Tolo passa attraverso diversi generi; al drammatico Uccidete il vitello grasso e arrostitelo di Samperi alterna Roy Colt e Winchester Jack, un western canonico,la commedia Gradiva, di Albertazzi,il semi erotico I caldi amori di una minorenne, accanto ad una giovanissima Romina Power,un altro western, molto popolare, Viva la muerte…tua, diretto da Tessari, nel quale è Lupita, al fianco di Franco Nero e di Eli Wallach
Marilu è Venerata in Jus primae noctis
Marilu ha una buona fama; nel mondo del cinema è conosciuta, ma non è una protagonista. Sembra accettare il suo ruolo, quasi da precursore del genere cinematografico in voga al momento in cui si apresta a girare un film. Così interpreta uno dei primi film del genere decamerotico, Jus primae noctis, finalmente in un ruolo da protagonista, nelle vesti di Venerata, la donna amata da Gandolfo e concupita dal signore Ariberto da Ficulle.
La paura dietro la porta
Interpreta Meo Patacca, con Proietti e subio dopo è la dottoressa Anna Borgese in Mio caro assassino, di Tonino Valerii, uno dei thriller all’italiana meglio congegnati di sempre. é una piccola parte, nel ruolo della compagna trascurata del commissario Peretti. Il 1972 la vede nella produzione di Barbablu, un thriller mal riuscito in cui spicca solo il cast, formato da Burton, dalla Belli, da Raquel Welch, dalla Schubert e da Nathalie Delon. Segue un film davvero particolare, Themroc,una amro apologo sulla civiltà moderna prima dell’incontro fatale con Dario Argento, avvenuto sul set di Le cinque giornate di Milano, nel quale recita accanto a Celentano.

Due fotogrammi tratti da Le 5 giornate di Milano
Nasce l’amore con il regista, ed una relazione turbolenta che finirà prima della realizzazione di Profondo rosso; in questo film si vede Gianna,la reporter interpretata da Daria Nicolodi, gettare nel cestino una foto di Marilu, mntre pronunzia un canzonatorio “Bye bye”
Nel 1974 gira Il trafficone, con Maccione, la Aumont e altri e subito dopo il controverso Prigione di donne; sono due film smaccatamente a sfondo erotico, e sembrano essere anche il canto del cigno dell’attrice. Nel 1975, infatti, conosce il ricco produttore Robert Velin, si trasferisce in America e da quel momento dirada di molto le sue apparizioni cinematografiche, che di fatto si limiteranno ad alcune partecipazioni in film minori, come Paura, Il magnate greco, al fianco di Quinn, Il sonno della morte e Assassinio al cimitero etrusco.Le sue ultime apparizioni sono nel film di sordi Il tassinaro e nel primo dei cine panettoni, Vacanze di Natale.
Meo Patacca
Sept homme et une garce
Se solo MarilùTolo avesse creduto nei propri mezzi, avrebbe avuto una carriera cinematografica di ben altro livello; non che abbia fatto solo film anonimi, ma è sempre mancato l’acuto, il film che la imponesse come brava e capace attrice, quale indubbiamente è sempre stata. Ritiratasi dagli schermi, l’attrice, che oggi ha 65 anni, vive in qualche parte degli Stati Uniti, lontana da quel mondo che le ha dato comunque una certa popolarità.
Ossessione nuda
Prigione di donne
Sciarada per 4 spie
Uccidete il vitello grasso
Il trionfo di Ercole

Sherazade
Themroc
Se sei vivo,spara
Matrimonio all’italiana
Candy
Il magnate greco
L’amore attraverso i secoli
Maciste gladiatore di Sparta

La saga dei Forrest
Assassinio al cimitero etrusco
Con Mastroianni in Matrimonio all’italiana
Avec la peaux des autres
Confessione di un commissario
Corrimi dietro che t’acchiappo
Dimenticare Lisa
Django kill
Il papavero è anche un fiore
La bufera
La primula rossa
Un killer per sua maestà
Se tutte le donne del mondo
Le brigate del tigre
La primula rossa
La paura dietro la porta
La controfigura
La bufera
Il trionfo di Ercole
I caldi amori di una minorenne
Gli ultimi giorni di Pompei
Baleari operazione d’oro
Avec la peaux des autres
Vacanze di Natale
Perry Grant agente di ferro
Matrimonio all’italiana
La bufera (Sceneggiato Tv)
La bourse et la vie
La Celestina P.R.
Le Judoka Agent Secret
L’ultimo gladiatore
1960 – Urlatori alla sbarra
1960 – I piaceri del sabato notte
1960 – La regina delle amazzoni
1960 – I dolci inganni
1963 – Adultero lui, adultera lei
1963 – Shéhérazade – La schiava di Bagdad
1964 – Il gladiatore di Messalina
1964 – Il magnifico gladiatore
1964 – Il trionfo di Ercole
1964 – L’ultimo gladiatore
1964 – La Celestina P.R.
1964 – Maciste gladiatore di Sparta
1964 – Matrimonio all’italiana
1965 – Le chant du monde
1965 – Giulietta degli spiriti
1965 – Da 077: intrigo a Lisbona
1965 – Le notti della violenza
1966 – Perry Grant, agente di ferro
1966 – Le judoka, agent secret
1966 – Un colpo da mille miliardi
1966 – Baleari operazione Oro
1966 – Carnet per un morto
1966 – La bourse et la vie
1966 – La Primula rosa
1966 – Sciarada per quattro spie
1966 – Se tutte le donne del mondo…- Operazione paradiso
1966 – Una raffica di piombo
1966 – Poppies Are Also Flowers
1966 – Retour à Bacoli (film tv)
1966 – Avec la peau des autres
1967 – Le streghe (episodio La strega bruciata viva)
1967 – Ore violente
1967 – L’amore attraverso i secoli
1967 – Se sei vivo spara
1967 – I dannati della terra
1968 – Commandos
1968 – La saga dei Forrest
1968 – Un killer per Sua Maestà
1968 – Candy e il suo pazzo mondo
1969 – I caldi amori di una minorenne
1970 – L’età selvaggia
1970 – Roy Colt e Winchester Jack
1970 – Gradiva
1970 – Uccidete il vitello grasso e arrostitelo
1971 – Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica
1971 – Siamo tutti in libertà provvisoria
1971 – La controfigura
1971 – Romance of a Horsethief
1971 – Viva la muerte… tua!
1972 – Jus primae noctis
1972 – Abuso di potere
1972 – Bluebeard – Barbablù
1972 – Meo Patacca
1972 – Mio caro assassino
1973 – Il mangiaguardie
1973 – Le cinque giornate
1973 – Themroc
1974 – Il trafficone
1974 – Prigione di donne
1975 – Au-delà de la peur
1976 – Corrimi dietro che t’acchiappo
1978 – Il magnate greco
1981 – The Sleep of Death
1982 – Assassinio al cimitero etrusco
1983 – Il tassinaro
1983 – Vacanze di Natale




Nelle pieghe della carne

Bretagna,Francia.
In una bellissima villa vivono Falaise (Annamaria Pietrangeli),la domestica Lucille (Eleonora Rossi Drago) e il nipote di Lucille, Colin, giovane perditempo e gaudente. La vita dei tre viene sconvolta dall’arrivo di Michael, accolto con inspiegabile ostilità da Falaise.
Questa ostilità si tramuta in odio feroce, che sfocia nell’assassinio del giovane, compiuto a colpi di pugnale dalla ragazza. E’ il primo di una serie di delitti, come quello avvenuto ai danni di un amico di Michael, che sapeva che il giovane si sarebbe recato in quella villa. Lucille, con l’aiuto di Colin occulta le prove dei due omicidi, ma la situazione si complica con l’arrivo,
nella villa, di Pascal, uno psicopatico omicida, che ben presto si installa nella casa, tenendo sotto la minaccia delle armi i tre; naturalmente ne approfitta per usare violenza su Lucille, che riesce, grazie al provvidenziale aiuto di Colin, a sbarazzarsi dell’uomo uccidendolo. La pace sembrerebbe ritornata nella casa, ma ecco che arriva un misterioso personaggio, Alfredo, che afferma di essere il padre della giovane Falaise. In realtà l’uomo è…….
Diretto da Sergio Bergonzelli nel 1970, Nelle pieghe della carne (uscito in Usa con il titolo In the folds of the flesh è un thriller che si basa esclusivamente sull’atmosfera; un’atmosfera inquietante, quella della villa, con i tre protagonisti che sembrano nascondere un segreto comune che li lega, ben aldilà della complicità negli omicidi. Thriller canonico, quindi, in cui ci sono le buone interpretazioni di Eleonora Rossi Drago, della bellissima e sfortunata Annamaria Pietrangeli e il cameo di Fernando Sancho, uno dei cattivi più convincenti dello schermo, una volta tanto lontano dal genere western. Buona tensione, quindi, ma un finale forse troppo accademico.
Un film di Sergio Bergonzelli. Con Anna Maria Pierangeli, Fernando Sancho, Eleonora Rossi Drago, Alfredo Mayo.
Gaetano Imbrò, Giancarlo Sisti, Luciano Lorcas, Victor Alcazar
Giallo, durata 90 min. – Italia 1970.
Eleonora Rossi Drago: Lucille
Anna Maria Pierangeli: Esther (falsa Falaise)
Emilio Gutiérrez Caba: Colin
Luciano Catenacci: Antoine
Maria Rosa Sclauzero: Falaise
Alfredo Majo: Andrè
Fernando Sancho: il brigante
Victor Alcazar: Michel
Giancarlo Sisti: giovane Andrè

Regia Sergio Bergonzelli
Soggetto Mario Cajano, Fabio De Agostini
Sceneggiatura Fabio De Agostini, Sergio Bergonzelli
Produttore Sergio Bergonzelli
Casa di produzione Talia Film
Distribuzione (Italia) M. G. B. Cinematografica
Fotografia Mario Pacheco
Montaggio Sergio Bergonzelli
Musiche Jesus Villa Rojo
Scenografia Eduardo Torre De La Fuente
Costumi Cesare Mondello
Trucco Fernanda De Rossi, Alfredo Tiberi
Femina ridens
Un uomo cresciuto con la convinzione che le donne siano simili alle mantidi religiose, abituate a divorare il maschio dopo l’accoppiamento; una donna che accetterà supinamente il ruolo di vittima sacrificale delle deviazioni di lui, e che si rivelerà essere ben altro. Questo lo schema, l’impianto di Femina ridens, un thriller anomalo targato Pietro Schivazappa, girato nel 1969 con due attori non particolarmente conosciuti, all’epoca: la bellissima Dagmar Lassander e un insolitamente biondo Philippe Leroy.
Sayer, il dottore traumatizzato, ha sviluppato una sessualità contorta, che lo porta a cercare, nei rapporti sessuali, un ruolo contemplativo, in cui si presenta come aguzzino e torturatore sia fisico che psicologco; la sua morbosità lo porta a cercare un ruolo dominante, e per appagare i suoi istinti, non esita ad assoldare, una volta alla settimana, delle donne che accettino il ruolo supino delle vittime. Per caso ( ma scopriremo che il caso non c’entra nulla), un giorno appare una nuova vittima, Marie, segretaria del dottore. Su di lei la follia contorta dell’uomo trova la massima espressione: le torture psicologiche si sommano a quelle fisiche. La donna viene messa in una piscina e colpita con violenti getti d’acqua, costretta a simulare di avere un rapporto sessuale con un uomo/totem in gomma, sotto gli occhi del dottore e via dicendo.
Maria sembra accettare in qualche modo il suo ruolo, e questo porta il dottore a provare per lei un sentimento diverso dai precedenti; forse si sta innamorando di lei, e dopo aver spinto la donna fin quasi sull’orlo del suiìcidio, le confessa che nei giochi precedenti ha sempre portato il gioco stesso fino alle estreme consguenze, senza però uccidere mai la propria vittima. Per la prima volta il dottore è innamorato e sembra che Marie lo ricambi. Ma la realtà è diversa…..
Film più psicologico che d’effetto, Femina ridens è un curioso melange di vari generi; dal cinema psicologico al thriller, dall’erotico, peraltro assolutamente castigato, all’horror. Ma in realtà non appartiene a nessun genere ben definito, e si distingue per la morbosa aria di peccato, mai esplicitata nemmeno nei dialoghi, che pervade la pellicola. I due attori sono molto bravi neld elineare i due personaggi; da un lato c’è un Leroy quasi satanico agli inizi, dall’altro una Lassander ingenua al punto giusto
Il capovolgimento dei ruoli sorprenderà lo spettatore proprio per l’abilità dei due protagonisti nel mascherare, ognuno, le vere motivazioni di quello che vedremo avvenire nel film. Buone le atmosfere, tra il gotico e il dark al punto giusto, buona la musica, d’effetto.
Femina ridens,un film di Piero Schivazappa. Con Philippe Leroy, Dagmar Lassander, Lorenza Guerrieri, Mirella Pamphili
Drammatico, durata 88 min. – Italia 1969.
Philippe Leroy: dottor Sayer
Dagmar Lassander: Mary
Lorenza Guerrieri: Gida
Varo Soleri: amministratore
Maria Cumani Quasimodo: segretaria
Mirella Pamphili: prostituta
Regia Piero Schivazappa
Sceneggiatura Piero Schivazappa
Produttore Giuseppe Zaccariello
Casa di produzione Cemo Film
Fotografia Sante Achilli
Montaggio Carlo Reali
Effetti speciali Carlo Rambaldi
Musiche Stelvio Cipriani
Tema musicale Femina ridens di Giulia De Mutiis-Schivazappa-Cipriani, cantata da Olympia
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Enrico Sabbatini
Trucco Franco Freda

Casanova e Co.
Inseguito dalle autorità veneziane, Giacomo Casanova si nasconde dove può; casualmente si imbatte in Giacomino, in tutto e per tutto identico a lui.
Giacomino è un piccolo truffatore, che vive di espedienti, Casanova, che ha dei piccoli problemi di natura sessuale, decide di assoldare Giacomino per rinverdire la sua fama; nel frattempo in città arriva un califfo arabo, con tanto di harem e di moglie naturalmente bellissima. Ed è quest’ultima a insistere per passare una notte d’amore con il leggendario amante. Nel frattempo Giacomino si da un bel daffare con donne sposate, servette e nobildonne, saltando da un letto all’altro. Non sfugge al fascino erotico del neo seduttore nemmeno la moglie del prefetto, incaricato di arrestarlo, ne la Contessa Trivulzi, donna all’apparenza virtuosa e timida.
Tentativo mal riuscito di coniugare umorismo, cast e una vena nemmeno tanto leggera di erotismo, Casanova e Co, diretto dalla coppia Franz Artel e Francois Legrand si segnala solo per il cast stellare, in cui compaiono un inedito Tony Curtis, Marisa Berenson, Marisa Mell,Britt Ekland, Andrea Ferreol, Sylva Koscina, Umberto Orsini, oltre che per i costumi davvero magnifici e per la solita, suggestiva cornice veneziana.
A parte la scena dello strip poker ( in realtà il gioco è un altro), in cui alla fine tutte le dame restano nude, ed è un gran bel vedere, il film risente degli impacci di Curtis, molto a disagio tra tante nudità, e di una trama degna di un b-movies italiano degli anni settanta, i famigerati decamerotici, che avevano il pregio di costare sicuramente meno e di essere meno sfarzosi.
La produzione non economizzò su nulla, chiamando a comporre la colonna sonora Riz Ortolani; ma nonostante il cast, le musiche,le scenografie, il film, uscito nel 1977, fu un fiasco clamoroso.
Un film di François Legrand. Con Tony Curtis, Hugh Griffith, Sylva Koscina, Britt Ekland.Marisa Mell, Marisa Berenson, Marisa Mantovani, Umberto Raho, Umberto Orsini, Jacques Herlin, Victor Spinetti, Carla Romanelli, Werner Pochat, Katia Christine, Mauro Vestri, Jenny Arasse, Gérard Jugnot, Olivia Pascal
Commedia, durata 88 min. – Austria, Italia, Francia, Germania 1979.
Tony Curtis … Giacomo Casanova
Marisa Berenson …La moglie del Califfo
Marisa Mell … La Duchessa di Cornaro
Jean Lefebvre …Il sergente
Andréa Ferréol …La signora Baker
Sylva Koscina …La moglie del prefetto
Victor Spinetti …Il prefetto
Umberto Orsini … Il Conte Tiretta
Jenny Arasse … Cecilia
Jacques Herlin … Senatore Dell’Acqua
Jeannie Bell … Fatme
Lillian Müller … Beata
Olivia Pascal … Angela
Hugh Griffith … Il Califfo
Britt Ekland … Contessa Trivulzi
Regia: Franz Antel
Sceneggiatura:Tom Priman, Joshua Sinclair
Produzione: Franz Antel ,Carl Szokoll
Musica: Riz Ortolani
Fotografia:Hanns Matula
Montaggio:Michel Lewin
Che cosa avete fatto a Solange?


Il professor Enrico Rosseni è in barca con una delle sue allieve, Elizabeth; la ragazza, per caso, vede una giovane correre nel bosco, inseguita da un’ombra, e subito dopo vede un coltello balenare. Enrico non le crede, ma il giorno nel bosco viene ritrovato dalla polizia un cadavere di ragazzo, uccisa in maniera crudele con un coltello impiantato nelle parti intime. La ragazza appartiene proprio alla scuola in cui insegna Enrico ed è compagna e amica di Elizabeth.
Sulle prime Enrico preferisce non informare la polizia del fatto che Elizabeth è una preziosa testimone, ma subito dopo viene uccisa un’altra ragazza, e i sospetti si concentrano proprio su Enrico, che durante la passeggiata con Elizabeth ha perso una penna. A questo punto, fermato dalla polizia, il professore confessa tutto agli inquirenti, mettendo in crisi sia il suo lavoro che il matrimonio con Hertha, che insegna con lui nell’istituto.
Ma la morte di Elizabeth, che ha rivelato alla polizia che il killer, che lei ha intravisto per poco, era vestito da prete, scagiona Enrico. Aiutato dalla moglie, che gli perdona il tradimento, peraltro mai consumato fisicamente, il professore decide di indagare personalmente sui motivi che possono aver spinto il misterioso assassino a uccidere brutalmente le ragazze.
Così, poco alla volta, scopre che nell’istituto c’era un gruppo di giovani unite da una specie di patto segreto; le ragazze avevano relazioni con giovani di età superiore, e si coprivano a vicenda. Enrico scopre poi che tutto è legato alla misteriosa assenza di una ragazza, Solange, che fino all’anno prima aveva fatto parte del gruppo. A poco alla volta, aiutato dalla moglie e incoraggiato dall’ispettore Barth, Enrico riesce a trovare il bandolo della matassa.
Sorretto da una sceneggiatura di prim’ordine, e girato con mano indubbiamente felice da Massimo Dallamano, Cosa avete fatto a Solange appartiene all’epoca d’oro del thriller italiano, originata dal primo fortunato thriller di Argento, L’uccello dalle piume di cristallo. Film ottimamente diretto, in cui la trama scivola pefettamente fino alla conclusione, che si incomincia ad intravedere quando ormai il film stesso è alla fine.
Notevoli le performance segli attori, fra i quali vanno segnalati Fabio Testi nel ruolo di Enrico, di Karin Baal, una rivelazione nei panni della comprensiva Hertha, moglie del professore e di Jochum Fuchsberger nei panni dell’ispettore Barth. Uno stuolo di belle ragazze arricchisce il cast, fra le quali vanno segnalate Camille Keaton, nipote del grande Buster nel ruolo chiave di Solange, e delle giovani e belle Claudia Butenuth, Pilar Castel e Giovanna di Bernardo. Il commento musicale è di ennio Morricone, che arricchisce e impreziosisce una trama avvincente, sottolinenando con puntualità i momenti topici.
Cosa avete fatto a Solange? un film di Massimo Dallamano 1972, con Fabio Testi, Karin Baal, Joachim Fuchsberger, Cristina Galbó, Camille Keaton, Günther Stoll, Claudia Butenuth, Maria Monti, Pilar Castel. Prodotto in Germania Ovest, Italia. Durata: 96 minuti.

Fabio Testi: Enrico ‘Henry’ Rosseni
Cristina Galbó: Elizabeth Seccles
Karin Baal: Herta Rosseni
Joachim Fuchsberger: Ispettore Barth
Günther Stoll: Professor Bascombe
Claudia Butenuth: Brenda Pilchard
Camille Keaton: Solange Beauregard
Maria Monti: Mrs. Erickson
Giancarlo Badessi: Mr. Erickson
Pilar Castel: Janet Bryant
Giovanna Di Bernardo: Helen Edmonds

Regia Massimo Dallamano
Soggetto Bruno Di Geronimo, Massimo Dallamano
Sceneggiatura Bruno Di Geronimo, Massimo Dallamano
Produttore Leo Pescarolo, Fulvio Lucisano, Horst Wendlandt
Fotografia Joe D’Amato
Montaggio Antonio Siciliano, Clarissa Ambach
Musiche Ennio Morricone
Cesare Barbetti: Enrico ‘Henry’ Rosseni
Vittoria Febbi: Elizabeth Seccles
Fiorella Betti: Herta Rosseni
Giuseppe Rinaldi: Ispettore Barth
Nando Gazzolo: Professor Bascombe
Serena Verdirosi: Brenda Pilchard
Liliana Sorrentino: Solange Beauregard
Carlo Alighiero: Mr. Erickson










Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave

Un titolo chilometrico, ripreso da Sergio Martino nel 1972, dopo il lusinghiero successo ottenuto da Lo strano vizio della signora Wardh, e ricavato da un biglietto che il persecutore di Julie Wardh, Jean, aveva recapitato alla sua ex amante. Per questo film Martino si avvale, nel cast, nuovamente della Fenech e di Rassimov, volto da duro buono sopratutto per le parti da cattivo. A completare il cast vengono chiamati Luigi Pistilli e Anita Strindberg, mentre il soggetto si ispira, in qualche modo, ad un’opera di Edgar Allan Poe; un’operazione non facile, ed infatti il film, pur non essendo mal riuscito, risente della difficoltà di trasposizione delle tipiche atmosfere di Poe in riduzione cinematografica.
Il film narra la storia di Oliviero Reuvigny, scrittore fallito e affetto da turbe mentali, oltre che dedito all’alcool, e della moglie Irene, nevrotica, che vive con il marito in compagnia di un gatto nero di nome Satana. Oliviero ha gravi problemi psicologici,legati ai fanatsmi della madre, di cui non si è mai liberato; in qualche modo vede nella moglie una vittima, mentre l’unica cosa che ha un valore affettivo è il gatto. Nel paese vicino alla casa dello scrittore avviene un brutale delitto, e i sospetti si incentrano proprio sullo scrittore; la ragazza assassinata, infatti, era una delle vecchie amanti di Oliviero.
E’ proprio la moglie, Irene, a fornire un alibi al marito. Ma poco tempo dopo la cameriera di colore della coppia viene brutalmente uccisa. A questo punto i due coniugi, sicuri che questa volta la polizia avrebbe arrestato l’uomo, decide di occultare il cadavere. Il corpo della ragazza viene così trasportato in cantina, dove viene murato. A sconvolgere la vita già precaria della coppia arriva, qualche giorno dopo, una ragazza, nipote di Oliviero; è Floriana, una disinibita ragazza dai costumi molto leggeri, che in poco tempo tempo diventa dapprima l’amante dello zio, poi l’amante di Irene, e infine si concede anche ad un giovane fornitore della casa,Dario.
L’arrivo della ragazza mette in crisi il fragile equilibrio della coppia, che inizia ad odiarsi in maniera assoluta. Oliviero confida a Floriana di essere stanco della moglie, mentre dal canto suo anche Irene, che sospetta il marito di essere l’assassino delle due ragazze, medita di sbarazzarsi di lui. Il dramma arriva al suo compimento; Irene uccide, tagliandogli la gola, il marito, con la tacita complicità di Floriana, che assiste senza intervenire.
Il silenzio di Floriana viene comprato con alcuni gioielli, e così Irene finalmente si sbarazza dell’odiato marito, mentre Floriana si allontana dalla villa con Dario, sulla sua moto. Appena andata via la ragazza, Irene avvisa il suo amante del percorso dei ragazzi; è stata proprio lei a uccidere le due vittime precedenti, con l’aiuto dell’amante, per liberarsi dell’odiato marito. Dario e Floriana troveranno la morte, così come Walter, l’amante di Irene, che a sua volta verrà ucciso dalla diabolica donna; il piano sembrerebbe perfetto, ma il diavolo, alle volte, si scorda i coperchi, è c’è spazio per la sorpresa finale.


Edwige Fenech e Luigi Pistilli
Un film che risente, come già detto, della necessità di mantenersi fedele all’impianto letterario, ma che risente di troppi stereotipi del genere thriller, come la mancanza di atmosfera, l’eccessiva lentezza del film e un generale senso di incompiuto che aleggia sulla pellicola.
Buone, comunque, le prove della seducente Fenech, di Luigi Pistilli, che tratteggia benissimo la figura dello scrittore erotomane ed alcolizzato e della bravissima Strindberg. Nel cast compaiono, per pochi minuti, Dalila Di Lazzaro, Daniela Giordano ed Enrica Bonaccorti, oltre al compianto Franco Nebbia.
Un film di Sergio Martino. Con Luigi Pistilli, Anita Strindberg, Edwige Fenech, Daniela Giordano, Ivan Rassimov.Enrica Bonaccorti, Franco Nebbia Drammatico, durata 95 min. – Italia 1972
Edwige Fenech: Floriana
Anita Strindberg: Irina Rouvigny
Luigi Pistilli: Oliviero Rouvigny
Ivan Rassimov: Walter
Franco Nebbia: Ispettore
Riccardo Salvino: Dario
Angela La Vorgna: Brenda
Enrica Bonaccorti: Hooker
Daniela Giordano: Fausta
Marco Mariani: Libraio
Nerina Montagnani: Mrs. Molinar
Regia Sergio Martino
Soggetto Luciano Martino, Sauro Scavolini – tratto dal racconto Il gatto Nero di Edgar Allan Poe
Sceneggiatura Ernesto Gastaldi, Adriano Bolzoni, Sauro Scavolini
Produttore Luciano Martino
Casa di produzione Lea Film
Fotografia Giancarlo Ferrando
Montaggio Attilio Vincioni
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Giorgio Bertolini
Costumi Oscar Capponi
Trucco Giulio Natalucci
La bella Antonia, prima monica poi dimonia
Nel borghetto medioevale di Villasanta arriva un giorno un giovane pittore; è Claudio Fornari, gaudente e impenitente donnaiolo, giunto nel paesino per ritrarre le grazie di Antonia Mencaglia, figlia di messer Domenico. La giovane è innamorata, ricambiata, di Folco Piccolomini, giovane e focoso spasimante della stessa Antonia. Ma l’amore tra i due è ostacolato da messer Domenico, in quanto il giovane Fosco non può disporre dell’eredità paterna, visto che il padre ne ostacola l’amore.
Malisa Longo
Così messer Domenico, anche lui gaudente e impenitente frequentatore di sottane sopratutto a pagamento, nega ai due giovani il permesso di sposarsi. Così Antonia decide di ritirarsi in convento; la scelta ricade su quello delle Piccole sorelle del dolore, dove licenziose e poco religiose suorine si sollazzano in ogni modo con i frati del vicino convento. Con uno stratagemma, Antonia riesce a far entrare tra le mura del convento il suo spasimante, e gli si concede.
Edwige Fenech e Piero Focaccia
Ma un giorno la tresca è scoperta dal padre di Fosco, così la vicenda si conclude con le tanto sospirate nozze tra Antonia e Fosco. Mal incorrerà il giovane nel matrimonio; la leggiadra Antonia non esiterà a cornificarlo proprio con il pittore Claudio nel giorno del banchetto nuziale. Il film si chiude, così come si era aperto, sulle note di una sguaiata canzone, La mutanda-da, cantata da Piero Focaccia, cantante dal buon passato che canta a squarciagola ” Sotto le vesti della ragazza mo’ ce trovi ‘na strana cosa/rossa, gialla, verde o rosa/ma che cosa mai sarà?/La mutanda, la mutanda/nun me so’ capito bene che cos’è ‘sta novità”
Diretto nel 1972 da Mariano Laurenti, La bella Antonia prima monica poi dimonia mostra sin dal titolo l’ammiccante riferimento al genere decamerotico, che per qualche anno impazzò sugli schermi italiani. Un film senza molte pretese, se non quelle di strappare qualche sorriso e mostrare qualche generoso, ma pudico nudo della star Edwige Fenech, bellissima e sexy come sempre e di Malisa Longo, nel ruolo di una ingenua (fino ad un certo punto) locandiera che verrà sedotta da Claudio e da un monaco.
Lucretia Love
C’ è spazio per la presenza come già detto di Piero Focaccia nel ruolo di Claudio, e della cantante Luciana Turina in quella di una suora. Film senza grosse pretese, ma tutto sommato godibile proprio per la sua mancanza di esibizione di amplessi che caratterizzerà buona parte della produzione dei film del genere decamerotico.
La bella Antonia prima monica poi dimonia, un film di Mariano Laurenti. Con Edwige Fenech, Riccardo Garrone, Luciana Turina, Piero Focaccia.,Elio Crovetto, Tiberio Murgia, Dada Gallotti, Umberto D’Orsi, Lucretia Love, Sandro Dori, Malisa Longo, Renato Cecilia, Carla Mancini
Comico, durata 92 min. – Italia 1972.
Edwige Fenech: Antonia
Piero Focaccia: il pittore Claudio Fornari
Dada Gallotti: Domicilla
Riccardo Garrone: Giovanni Piccolomini
Romano Malaspina: Folco Piccolomini
Malisa Longo: Caterina
Luciana Turina: Madre badessa
Umberto D’Orsi: Domenico Mincaglia
Lucretia Love: Ippolita
Elio Crovetto: Fra’ Pomponio
Fortunato Cecilia: Ariosto
Tiberio Murgia: Fra’ Filippuccio
Josiane Tanzilli: la servetta bionda
Sandro Dori: Raffaello
Carla Mancini: una suora
Gianni Pulone: un amico di Ariosto
Regia Mariano Laurenti
Soggetto Carlo Veo
Sceneggiatura Carlo Veo
Fotografia Tino Santoni
Montaggio Giuliana Attenni
Musiche Berto Pisano
lec vesti della ragazza mo’ ce trovi ‘na strana cosa/rossa, gi
alla, verde o rosa/ma che cosa mai sarà?/La mutanda, la mutanda/nun me so’ capito bene che cos’è ‘sta novità”).
Lo strano vizio della signora Wardh

Diretto da Sergio Martino nel 1971, Lo strano vizio della signora Wardh ebbe un lusinghiero successo di pubblico, facendo da apri pista al genere thriller all’italiana che avrebbe avuto, tra i maggiori esponenti, Lucio Fulci e Dario Argento. Giocato sul doppio binario erotismo/morte, il film, pur sorretto da una buona colonna sonora, aveva però dei buchi abbastanza notevoli nella sceneggiatura, a tratti inverosimile e a tratti tirata per i capelli.
Edwige Fenech, la signora Julie Wardh
La storia parte dall’arrivo a Vienna di Julie (Edwige Fenech), splendida moglie di un diplomatico, reduce da una tempestosa relazione avuta con Jean, un sadico, che ha in qualche modo segnato la psiche della donna. L’ arrivo in città di Julie coincide con una serie di brutali omicidi che coinvolgono giovani donne, assassinate a colpi di rasoio da un misterioso killer. Proprio a Vienna Julie si imbatte nuovamente nel fantasma del suo passato, Jean, che cerca in qualche modo di attirare a se la donna. Una sera,ad un party organizzato dalla sua amica Carol, Julie conosce George, affascinante erede con Carol delle fortune di un loro zio comune.

Cristina Ayroldi, nel ruolo di Carol Brandt
Attratta dall’uomo, Julie inizia una relazione con lui, ma Jean continua a perseguitare la donna. Un giorno, in un parco, Carol viene uccisa dal killer del rasoio, che la scambia per Julie; la donna aveva sostituito l’amica ad un appuntamento al quale doveva recarsi proprio la signora Wardh, ricattata telefonicamente. Poco tempo dopo anche Julie viene aggredita, ma riesce a salvarsi; convinta che si tratti di Jean, Julie si reca a casa di quest’ultimo con il marito, e scopre che Jean è stato assassinato nella sua vasca da bagno, naturalmente a colpi di rasoio.

George Hilton interpreta George, l’amante di Julie
L’episodio convince la donna della necessità i cambiare aria; spinta da George, accetta di accompagnarlo in Spagna per una vacanza. Ma qui, in maniera assolutamente straordinaria, scopre che Jean non è morto; il fragile equilibrio della donna si incrina.
Mi fermo qui con la trama per non rivelare particolari che svelino la conclusione del film, che in un certo modo è abbastanza sorprendente. Tuttavia, come già detto all’inizio, la trama mostra i segni di una sceneggiatura stiracchiata, pur avendo, lo stesso film, una buona tensione generale. Poco sangue, qualche scena di erotismo piuttosto ardita per l’epoca, accenni ad una relazione sadomaso tra Julie e Jean sono gli ingredienti di una storia raccontata, tutto sommato, con discreta perizia dal regista.
La Fenech è assolutamente straordinaria, sia che reciti vestita, sia che mostri il suo stupendo corpo, con generosità. Molto più a disagio George Hilton, mentre Ivan Rassimov è luciferino nel ruolo di Jean. Un thriller che è particolarmente datato, ma che ha in qualche modo segnato un’epoca, lanciando la straordinaria bellezza della Fenech e facendo da volano a tutti i thriller successivi, a partire dall’ottimo L’uccello dalle piume di cristallo, di Dario Argento, nel quale viene ripresa la scena dell’omicidio di Carol nel parco.
Lo strano vizio della signora Wardh ( The Strange Vice of Mrs. Wardh )
Un film di Sergio Martino. Con George Hilton, Edwige Fenech, Ivan Rassimov, Cristina Airoldi.
Manuel Gill, Brizio Montinaro, Bruno Corazzari, Manuel Gil Giallo, durata 98 min. – Italia 1971.

* George Hilton: George Corro
* Edwige Fenech: Julie Wardh
* Conchita Airoldi: Carol Brandt
* Carlo Alighiero: fattorino
* Ivan Rassimov: Jean
* Alberto de Mendoza: Neil Wardh
* Bruno Corazzari: killer

Regia Sergio Martino
Soggetto Eduardo Manzanos Brochero
Sceneggiatura Vittorio Caronia, Ernesto Gastaldi, Eduardo Manzanos Brochero
Produttore Antonio Crescenzi, Luciano Martino
Casa di produzione Devon Film, Copercines
Fotografia Emilio Foriscot
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Nora Orlandi
Scenografia Jaime Pérez Cubero, José Luis Galicia
Costumi Riccardo Domenici
Trucco Mario Di Salvio



Locandina soundtrack















Classifica al botteghino 1976
1) King Kong (King Kong) di John Guillermin
con Jessica Lange, Jeff Bridges, Charles Grodin, John Randolph, René Auberjonois, Julius Harris
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2) I due superpiedi quasi piatti di E.B. Clucher

con Terence Hill, Bud Spencer, Laura Gemser
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3) Novecento – Atto I di Bernardo Bertolucci

con Gerard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster, Sterling Hayden, Laura Betti, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Donald Sutherland, Romolo Valli, Alida Valli, Stefania Casini, Francesca Bertini, Paulo Branco, Anna Maria Gherardi
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4) Rocky (Rocky) di John G. Avildsen

con Sylvester Stallone, Talia Shire, Burt Young, Carl Weathers, Burgess Meredith, Thayer David
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5) La stanza del vescovo di Dino Risi

con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Patrick Dewaere, Lia Tanzi, Gabriella Giacobbe, Piero Mazzarella
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6) Taxi Driver (Taxi Driver) di Martin Scorsese

con Robert De Niro, Cybill Shepherd, Jodie Foster, Harvey Keitel, Peter Boyle, Albert Brooks, Joe Spinell, Martin Scorsese
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7) La battaglia di Midway (Midway) di Jack Smight

con Charlton Heston, Henry Fonda, Glenn Ford, James Coburn, Hal Holbrook, Robert Mitchum, Cliff Robertson, Toshiro Mifune, Robert Wagner, Edward Albert, Tom Selleck
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8 ) Sturmtruppen di Salvatore Samperi

con Renato Pozzetto, Lino Toffolo, Cochi Ponzoni, Teo Teocoli, Felice Andreasi, Massimo Boldi, Corinne Cléry, Jean-Pierre Marielle, Umberto Smaila
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9) Cassandra Crossing (Cassandra Crossing) di George Pan Cosmatos

con Richard Harris, Sophia Loren, Ava Gardner, Burt Lancaster, Martin Sheen, Ingrid Thulin, Alida Valli, Lou Castel, Lee Strasberg, Lionel Stander, O.J. Simpson, John Phillip Law, Ray Lovelock
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10) Il corsaro nero di Sergio Sollima

con Kabir Bedi, Carole André, Mel Ferrer, Tony Renis, Dagmar Lassander, Guido Alberti
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Oltre la decima posizione:
11) Suspiria di Dario Argento

con Jessica Harper, Alida Valli, Stefania Casini, Joan Bennett, Flavio Bucci, Miguel Bosé, Udo Kier, Renato Scarpa
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12) Quelle strane occasioni di Nanni Loy – Luigi Comencini – Luigi Magni

con Paolo Villaggio, Nino Manfredi, Olga Karlatos, Alberto Sordi, Stefania Sandrelli, Beba Loncar
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13) Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli

con Alberto Sordi, Shelley Winters, Romolo Valli, Vincenzo Crocitti, Renzo Carboni
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14) L’altra metà del cielo di Franco Rossi

con Adriano Celentano, Monica Vitti, Venantino Venantini
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15) L’innocente di Luchino Visconti

con Giancarlo Giannini, Laura Antonelli, Rina Morelli, Jennifer O’Neill, Massimo Girotti, Didier Haudepin
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16) Il maratoneta (Marathon Man) di John Schlesinger

con Dustin Hoffman, Laurence Olivier, Roy Scheider, Marthe Keller, William Devane, Lou Jacobi, Fritz Weaver
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17) Il signor Robinson di Sergio Corbucci

con Paolo Villaggio, Zeudi Araya, Anna Nogara, Percy Hogan
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18 ) Il Casanova di Federico Fellini di Federico Fellini

con Donald Sutherland, Tina Aumont, Maria Marquez, Olimpia Carlisi, Carmen Scarpitta, Cicely Browne, Chesty Morgan
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19) L’ultima donna di Marco Ferreri

con Gerard Depardieu, Ornella Muti, Michel Piccoli, Renato Salvatori, Giuliana Calandra, Zouzou, Nathalie Baye
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20) Novecento – Atto II di Bernardo Bertolucci

con Gerard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster, Sterling Hayden, Laura Betti, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Donald Sutherland, Romolo Valli, Alida Valli, Stefania Casini, Francesca Bertini, Paulo Branco, Anna Maria Gherardi
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Vedo nudo

Nel 1969 Dino Risi girò Vedo Nudo, film strutturato in sette episodi, che vanno dal grottesco al comico, sfruttando il gran momento di Nino Manfredi, attore versatile e molto amato dalle platee. Affiancò al comico ciociaro una bellezza algida e particolare, quella di Sylva Koscina, e puntò tutto sul titolo, ammiccante, e su alcune scene furtive di nudo, per veicolare la sua personale visione della società, popolata di mostri, alle prese con le pruderie del sesso, mescolando il tutto con il sarcasmo e l’ironia tipica della sua regia.
Sylva Koscina interpreta se stessa nell”pisodio “La diva“
Il film, diviso in episodi, parte con la bellissima Koscina a interpretare il ruolo di una diva che, preso per strada un ferito, lo accompagna in ospedale, dove tutti la riconoscono, disinteressandosi del povero ferito, con il risultato che lo stesso ci lascerà la pelle.Nel secondo, una contadina si rivolge al giudice per far condannare un suo vicino che ha abusato di una gallina.
Il contadino accusato riesce a dimostrare come la mancanza di alternative lo abbiano costretto al gesto, alimentato dal fatto che la gallina sculettava maliziosamente quando lo vedeva. Il giudice riconoscerà la validità della scusante, condannando il contadino a comprare il pennuto.
Veronique Vendell
Nell’episodio successivo un dipendente postale, segretamente omosessuale, intavola una fitta corrispondenza con un ragioniere di Milano, facendosi credere una donna. Quando l’uomo decide di incontrarlo, lui si finge fratello di Ornella, il suo alter ego femminile. Finirà in maniera ambigua. Il quarto episodio, il più grottesco, vede protagonista un culturista miope, che un giorno, guardando fuori dalla finestra del suo appartamento, vede un corpo nudo in quello che crede l’appartamento di fronte.
Nei due fotogrammi: Daniela Giordano
Si mette gli occhiali per spiare bene, ma alla fine si accorge che quello che sta guardando altro non è che il suo sedere riflesso nello specchio della sua camera. Anche il quinto episodio scivola nel grottesco; una ragazza, sola in casa, apprende dalla radio che un pericoloso serial killer si aggira nella zona.
Quando, il giorno dopo, vede arrivare un uomo con una bottiglia di latte, che assomiglia molto all’identikit del serial killer, decide di concedersi a lui, nella speranza che l’uomo la risparmi, come ha già fatto in un caso. In realtà l’uomo è davvero una persona qualunque, che le ha portato il latte; la ragazza lo scoprirà ascoltando la notizia della cattura del killer alla radio. Nell’episodio numero sei, sicuramente il più debole e meno riuscito, il protagonista è un uomo sposato ad una bella tedesca, che tutte le sere esce di casa misteriosamente.
La moglie sospetta che l’uomo la tradisca, mentre in realtà il marito, raggiunge ogni sera un binario ferroviario, si sdraia dentro di esso e si fa passare il convoglio addosso, eccitandosi solo in questo modo bizzarro. L’ultimo episodio è il più riuscito;un pubblicitario, ossessionato dall’erotismo, finisce per vedere donne nude dappertutto, con conseguenze disastrose per la sua vita; si fa ricoverare in una clinica e all’apparenza, quando ritorna, sembra tutto finito. In realtà, affacciandosi ad una finestra,scopre che ora invece che donne vede uomini nudi.
Vedo nudo,un film di Dino Risi. Con Nino Manfredi, Sylva Koscina, Véronique Vendell, John Karlsen.Umberto D’Orsi, Nerina Montagnani, Daniela Giordano, Bruno Boschetti, Jacques Stany Italia 1969.
Nino Manfredi: Cacopardo / Angelo Perfili / Ercole / il voyeur / operaio dei telefoni / Maurizio / Nanni
Sylva Koscina: se stessa
Enrico Maria Salerno: Carlo Alberto Rinaldo
Nerina Montagnani: contadina
Véronique Vendell: Manuela
Guido Spadea: giudice Di Lorenzo
Daniela Giordano: Luisa
Umberto D’Orsi: Federico
Marcello Prando: Marcello
Luca Sportelli: collega pugliese di Ercole
Lisa Halvorsen: Inge, moglie di Maurizio
John Karlsen: psichiatra
Jacques Stany: infermiere
Jimmy il Fenomeno: paziente nevrotico

Regia Dino Risi
Soggetto Ruggero Maccari, Fabio Carpi, Dino Risi, Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Ruggero Maccari, Jaja Fiastri
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Fotografia Alessandro D’Eva, Erico Menczer
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Ezio Altieri


















































































































































































































































































