Amori letti e tradimenti
In un articolo risalente al 2010 ho parlato dell’editore,scrittore e recensore cinematografico Gordiano Lupi. Quell’articolo,che era in hosting su Flickr,sito con il quale ho avuto tristemente note disavventure,è in gran parte perduto.Ho recuperato una copia cache,che ripropongo in calce a questa recensione dello scrittore toscano;l’articolo che segue è tratto dal sito www,lacinetecadicaino.blogspot.com,che vi consiglio vivamente di visitare.E’ l’inizio di una collaborazione che spero proficua,con un autore che stimo moltissimo.
Buona lettura
Una notte insonne mi porta a rivedere Amori, letti e tradimenti (1976), film non certo epocale, farsa erotico – campagnola, molto burina, girata da Alfonso Brescia, uno che nel cinema di genere ha fatto di tutto e con poche lire.Benemerita (per noi appassionati del vecchio trash) Ab Channel, che in qualche modo ha preso il posto di Happy Channel. Vediamo la trama.
Un industriale lombardo di nome Mordacchia (Bologna) vuol comprare un terreno agricolo, ma il contadino Baldo (Don Backy) non vuole assolutamente venderlo. Mordacchia prova con ogni mezzo, persino spedendo al casolare alcune prostitute, che sconvolgono sia Baldo che l’amico Bastiano (Caporale), ma non lo convincono a cedere la terra. Prende in mano la situazione Greta (Mell), la procace moglie di Mordacchia,
che invita in villa il contadino per sedurlo. Non ci riescono, né lei (Baldo si addormenta durante un suo strip), né la figliastra Paola (Viviani), nonostante una sexy danza del ventre. Baldo s’innamora della cameriera Carla (Longo), che soltanto nel finale mostra un seno rigoglioso. Non solo, vince un sacco di soldi e diverse proprietà al commendatore, grazie a una lunga partita a scopa. Il risultato è che Baldo diventa socio d’affari di Mordacchia, dividendo con lui tutto, persino le grazie della disponibile segretaria (Maiolini).
Alfonso Brescia gira un soggetto del produttore Mauro Righi (pure sceneggiatore) in due luoghi storici del cinema italiano: il casolare di via delle Pietrische, a Manziana, e la villa di Casale Lumbroso, a Roma, numero 167. Due location molto gettonate che hanno visto produzioni di pellicole più o meno importanti e che si prestano come set di una tarda commediaccia in salsa burina. Qualcuno ha visto nel film una parodia de La stangata (1973) di George Roy Hill – con Robert Redford e Paul Newman – in salsa erotica. Forse la partita a scopa avrebbe tale ambizione, ma tutto il film è soprattutto una farsa scollacciata con mattatore un Don Backy pastore ciociaro e un Ugo Bologna insolito coprotagonista.
Commedia sexy che gode di un esaltante cast femminile: Marisa Mell improvvisa uno spogliarello e si lascia frugare tra i seni da Don Backy che cerca di uno stecchino da denti; Sonia Viviani mette in scena una perversa danza del ventre; Malisa Longo in una rapida sequenza mostra un seno prosperoso; Paola Maiolini è una segretaria molto sporcacciona.
In definitiva il film è più casto di quel che si potrebbe pensare, fa intuire molto ma mostra davvero poco, anche se la tensione erotica è palpabile. La trama è basata sul detto “contadino, scarpe grosse e cervello fino”, con la borghesia imprenditoriale rappresentata da Ugo Bologna, uno specialista nei panni del cummenda milanese.
Brescia e Righi non si fanno mancare una blanda critica verso i figli dei ricchi che recitano un ruolo comodo da comunisti contestatori, ma viaggiano in Ferrari e con le tasche piene. Paola (Viviani) e lo sciocco fidanzato recitano due patetici dialoghi pensati per dare una giustificazione politica – di cui non si sentiva il bisogno – alla pellicola. Il film vale ancora la visione per le numerose gag comiche,
per un Don Backy travolgente e per la bellezza del cast femminile.

Mereghetti e Morandini nemmeno citano l’esistenza della pellicola; Farinotti – di solito il più largo di maniche – assegna una sola stella; Giusti lo definisce un film di scarso culto interessante solo per un Don Backy versione pastore ciociaro alla Celentano e interpretato da un cast femminile ultratrash.
Approfittiamo per ripassare la figura di Alfonso Brescia (Roma 1930 – 2001), con l’aiuto dell’indispensabile manuale di Roberto Poppi. Figlio d’arte, il padre è il produttore Edoardo, lavora con Amendola e Caiano, debutta con Il magnifico gladiatore (1964) e si specializza nel puro cinema commerciale. Se c’è una cosa che Brescia non possiede è la vocazione autoriale, gira prodotti di ogni genere, a basso costo: western, peplum, bellico,
avventuroso, giallo, erotico. Alcuni lavori portano la firma di Al Bradley, pseudonimo anglofono usato per seguire una moda del tempo. Il suo tratto distintivo va ricercato nella fantascienza (cinque film in contemporanea) e nelle
sceneggiate di successo interpretate da Mario Merola. La sua carriera declina dopo il 1985, si stempera blandamente assecondando la fine del cinema di genere. Ultimo film: Club vacanze (1996), ancora inedito. Roberto Poppi dice di Brescia:
“Regista tra i più prolifici del nostro cinema, la sua produzione si contraddistingue per un certo decoro formale e un grande mestiere, spesso sviliti da soggetti mediocri e budget inadeguati”.
Amori, letti e tradimenti
Un film di Alfonso Brescia. Con Don Backy, Sonia Viviani, Marisa Mell, Ugo Bologna, Malisa Longo,Paola Maiolini, Enzo Spitaleri Commedia, durata 90 min
Don Backy: Baldo
Marisa Mell: Greta
Ugo Bologna: Commendator Mordacchia
Malisa Longo: Carla
Riccardo Parisio Perrotti: l’impiegato del commendatore
Enzo Spitaleri: Giulietto
Sonia Viviani: Paola
Paola Maiolini: la segretaria del commendatore
Aristide Caporale: Bastiano
Paola D’Egidio: una prostituta
Regia Alfonso Brescia
Soggetto Mauro Righi
Sceneggiatura Mauro Righi
Produttore Mauro Righi
Casa di produzione Alexandra Cinematografica Internazionale
Fotografia Giuseppe Aquari
Montaggio Vincenzo Vanni
Musiche Sante Maria Romitelli
Scenografia Elena De Cupis
Gordiano Lupi
Per una volta tralascio le recensioni cinematografiche e le biografie dei personaggi del cinema per parlare di un autore che, come me, è appassionato di cinema, in particolare di cinema di genere.
Gordiano Lupi, toscano di cinquant’anni, è uno dei personaggi più importanti e più competenti nell’ambito della ricerca, della biografia e della storia del cinema di genere italiano.
Personaggio poliedrico, attratto da molteplici interessi, Lupi è contemporaneamente Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, (http://www.ilfoglioletterario.it), scrittore di cinema, di letteratura, appassionato di quella terra bellissima e misteriosa che è Cuba, della quale ha scoperto talenti letterari praticamente sconosciuti al pubblico italiano.
Non è solo questo, Gordiano Lupi; è anche uno scrittore, con uno stile molto personale.
L’ultima sua fatica editoriale è Una terribile eredità, libro edito nel 2009 per la editrice Perdisa, nel quale racconta una vicenda terribile ambientata in Angola.
Una molteplicità di interessi che ne fa persona assolutamente affascinante, sia per la passione che esprime nei suoi scritti, sia per la competenza e l’eleganza che contraddistinguono il personaggio.
Personalmente ho conosciuto Gordiano Lupi grazie ad uno dei suoi libri dedicati al cinema di genere, nello specifico Le Dive Nude, una vera e propria Bibbia per conoscere i segreti del cinema di due dive degli anni settanta, Edwige Fenech e Gloria Guida, viste attraverso le loro partecipazioni ai film della commedia sexy all’italiana.
Un’autentica miniera di informazioni, annotazioni, mini recensioni assolutamente indispensabili per chi si occupa di cinema di genere; così come altrettanto importanti sono Fernando Di Leo e il suo cinema nero e perverso,
un atto d’amore verso il regista pugliese morto nel 2003 e autore di affascinanti film come Milano calibro 9, Avere 20 anni e La mala ordina.
Ma il mondo del cinema, visto da Lupi, abbraccia anche altri generi; importanti sono Dracula e i Vampiri,scritto in collaborazione con Maurizio Maggioni ed edito da Profondo rosso nel 2008, Cannibal. Il cinema selvaggio di Ruggero Deodato, esaustiva descrizione dei cannibal movie del controverso regista autore di Cannibal holocaust, o ancora Orrore erotismo e pornografia secondo Joe D’Amato, dedicato ad Aristide Massaccesi, il regista romano morto nel 1999, prolifico autore di film che spaziano dall’horror al sexy e che virò la sua produzione, a fine anni settanta, verso il porno d’autore, Filmare la morte. Il cinema di Lucio Fulci, un altro tributo ad uno dei maestri del thriller all’italiana, Il cittadino si ribella. Il cinema di Enzo G. Castellari, dedicato al settantaduenne regista romano autore di La polizia incrimina, la legge assolve, Il cittadino si ribella ecc.
La passione di Lupi per il cinema è evidente nei suoi scritti; a ciò unisce l’abitudine di aggiungere piccoli aneddoti che diventano importanti sopratutto nel caso di biografie di personaggi poco conosciuti, o comunque passati nel dimenticatoio, come Simonetta Stefanelli, Ely Galleani ecc.
In particolare si nota, leggendo i suoi scritti, l’amore per un cinema del quale siamo tutti innamorati, quello che traghettò l’Italia bacchettona e moralista di metà anni sessanta attraverso la rivoluzione culturale degli anni settanta, indiscutibilmente i più fertili dal punto di vista creativo della storia del cinema italiano. Un amore che oggi sembra condiviso anche da molti giovani, che viaggiano alla riscoperta di un cinema fatto spesso con pochi soldi, con pochi mezzi ma con tanta creatività, quella che Lupi esalta praticamente ad ogni passo dei suoi libri.
Impressionante, e sopratutto invidiabile, la capacità di Lupi di spaziare attraverso vari generi letterari; passa con disinvoltura dal giallo al thriller, al racconto letterario, nel quale usa uno stile immediato e diretto, che facilita la lettura anche al lettore meno avvezzo alla parola stampata.
Molti autori per esempio utilizzano l’estro letterario con parole forbite e concetti aulici, quasi che la forma possa alla fine mascherare in qualche modo l’assenza di profondità del testo; Lupi è uno scrittore anche emozionale, come dimostrano i suoi libri sul cinema, che ho citato, nei quali i vari soggetti finiscono per assumere una veste umana spesso dimenticata da altri autori
Chiunque voglia cimentarsi con la letteratura di Lupi non ha altro da fare che consultare la sua voluminosa e affascinante produzione.
Tra i gialli segnalo “Nero Tropicale”, “Orrori Tropicali”, “Avana Killing”, mentre per tutto il resto della sua opera vi rimando al blog dello scrittore, raggiungibile all’indirizzo http://www.infol.it/lupi; vi troverete praticamente tutto,
con l’elenco delle sue opere, con la sezione ebook dalla quale è possibile scaricare gratuitamente opere come Cuba, Paolo Montanez, Sangue tropicale e Il vero volto di Cuba.

Lettere da lontano – Tracce Edizioni, Piombino 1998
Il gabbiano solitario – Olfa Ferrara, 2000
Sangue tropicale – Ghost Edizioni, Collegno 2000 – 1a ed.
Poesie per un amore – Ed.Il Foglio, Piombino 2000
Sangue tropicale – Ed. Il Foglio, Piombino 2000 – 2a ed.
Il mistero di Incrucijada – Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2000
Sangue tropicale – Ed Il Foglio, Piombino 2001 – 3a ed (contiene il racconto inedito La vecchia ceiba)
Ultima notte di sangue – Effedue Edizioni, Piacenza 2001
L’età d’oro racconti per ragazzi – Ed. Il Foglio, Piombino 2001
Fame (la trilogia cannibale) – con Luigi Boccia e Nicola Lombardi) Ed Il Foglio, Piombino 2001
Il giustiziere del Malecón – Prospettiva Editrice, Civitavecchia 2002
Le ultime lettere di Pilvio Tarasconi – Ed. Il Foglio, Piombino 2002
Per conoscere Aldo Zelli – Ed. Il Foglio, Piombino 2002
Il palazzo – Ed. Il Foglio, Piombino 2002
Machi di carta – Stampa Alternativa, Viterbo 2003
(traduzione del romanzo di Alejandro Torreguitart Ruiz)
Nero tropicale – Terzo Millennio, Caltanissetta 2003
(Sangue tropicale, La vecchia ceiba, Parto di sangue, Il sapore della carne e l ‘inedito Nella coda del caimano)
Cuba Magica – conversazioni con un santéro – Mursia, Milano 2003
Dottor Banner e Mister Hulk
(traduzione del saggio di Daniel Ciberio con appendice sull’Uomo Ragno – Il Foglio, Piombino 2003)
La marina del mio passato – Nonsoloparole , Napoli 2003
(traduzione del racconto lungo di Alejandro Torreguitart Ruiz)
Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura – Stampa Alternativa, Viterbo 2004
Sangue tropicale – versione a fumetti (sceneggiatura) – Il Foglio, Piombino 2004
Un’isola a passo di son – viaggio nella musica cubana – Bastogi, 2004
Piombino tra storia e leggenda – Il Foglio 2004 (opera collettiva con F. Micheletti e E. Migliorini)
Serial killer italiani – cento anni di casi agghiaccianti da Vincenzo Verzeni a Donato Bilancia – Editoriale Olimpia, Firenze 2005
Nemici miei – Stampa Alternativa, Viterbo 2005
Vita da jinetera – Edizioni Il Foglio – Piombino, 2005
(traduzione del romanzo di Alejandro Torreguitrat Ruiz)
Almeno il pane, Fidel – Stampa Alternativa, Viterbo 2006
Orrori tropicali – storie di vudú, santeria e palo mayombe – Il Foglio, Piombino 2006
Cuba particular – Sesso all’Avana – Stampa Alternativa, Viterbo 2007
traduzione dal romanzo di Alejandro Torreguitrat Ruiz
Coppie diaboliche (con Sabina Marchesi) – Olimpia – Firenze, 2008
Adios Fidel – A.Car, Milano, 2008 – traduzione da Alejandro Torreguitart
Avana killing – Sered – Roma, 2008
Mi Cuba – Mediane – Milano, 2008
Il mo nome è Che Guevara – A.Car, Milano, 2008 – traduzione da Alejandro Torreguitart
Delitti in cerca d’autore (I.D.I., 2008 – in edicola)
Cattive storie di provincia – A.Car, Milano 2009
Cuba Libre -Scrivere e vivere all’Avana, di Yoani Sanchez. Traduzione a cura di Gordiano Lupi – Rizzoli, 2009
Sangue habanero – Eumeswil, 2009
Una terribile eredità – Perdisa – Bologna, 2009

Cannibal – il cinema selvaggio di Ruggero Deodato – Profondo Rosso, Roma 2003
Tomas Milian, il trucido e lo sbirro – Profondo Rosso, Roma 2004
Erotismo, orrore e pornografia secondo Joe D’Amato – Profondo Rosso, Roma 2004
Le dive nude Il cinema di Gloria Guida e Edwige Fenech – Profondo Rosso, Roma 2006
Il cittadino si ribella: il cinema di Enzo G. Castellari – (in collaborazione con Fabio Zanello) – Profondo Rosso, Roma 2006
Filmare la morte – Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci – (in collaborazione con As Chianese) – Edizioni Il Foglio – Piombino, 2006
Dracula e i vampiri – (in collaborazione con Maurizio Maggioni) – Profondo Rosso, Roma 2007
Commedia Sexy all’italiana – Mediane – Milano, 2007
Sexy made in Italy – Profondo Rosso – Roma, 2007
Il cinema nero e perverso di Fernando di Leo – Profondo Rosso, Roma 2009
Federico Fellini – A cinema greatmaster – Mediane, 2009
I flani del 1970 prima parte
Ecco una galleria di flani del 1970;gloriosamente in bianco e nero,quasi dei fumetti,sono la muta testimonianza di un anno straordinario per il cinema.Basta semplicemente scorrere le immagini che seguono per rendersi conto della qualità dei film proposti,alcuni dei quali sono oggi autentici reperti archeologici,introvabili o sepolti in qualche cineteca.Questa è la prima parte dedicata al 1970,ne seguiranno altre due nei prossimi mesi.Nel frattempo il viaggio attraverso il mondo dei flani proseguirà come nel caso di altre rubriche,per esempio Un anno di cinema o Classifica al botteghino.
Buona lettura
Un western di successo
Il film di Winner è ancora un introvabile
Western spaghetti
Fim violento,declama il flano nella chiosa di chiusura
Piccante…
Ancora un western di grande successo
Un altro film divenuto “invisibile”
Flano del bel thriller di Biagetti
Da notare il Vietato ai minori di anni 14
Arriva finalmente nelle sale,dopo il flano che lo annunciava
Scarso successo per L’uomo perduto nonostante il battage pubblicitario
Assolutamente introvabile oggi il film di Livi
Ancora un film vietato ai minori
Spinto,annuncia il flano.In realtà,un film per educande
Si notino i 4 spettacoli invece dei canonici 5
Uno dei successi del 1970
Palma d’oro a Cannes
Davvero belli i due flani del film di festa Campanile
La celebre soprano Moffo in un film scabroso
Pubblicità nel flano
Gran bel film e splendido flano
Una descrizione accurata del contenuto del film

Un mondo di flani
La definizione corrente di flano,ovvero il riquadro pubblicitario dei film sui quotidiani, è quella nata attorno agli anni 90
per merito,secondo l’Accademia della crusca “,di Tullio Kezich e Ranieri Polese.
Riporta testualmente la prestigiosa Accademia:“i due critici fanno alcune considerazioni sull’immagine pubblicitaria che compare nella pagina che i quotidiani dedicano agli spettacoli e chiamano flano il riquadro che ospita appunto la pubblicità del film […]: «Già, perché la pubblicità del film di Frankenheimer è proprio formidabile. Caso Moro, Brigate Rosse, l’Italia degli anni di piombo: di questo tratta “L’anno del terrore”. Ma sfidiamo chiunque a capirlo dal flano che appare sulle pagine dei cinema».
Fino a quel momento il termine flano era riservato agli addetti ai lavori e indicava solo una lastra di piombo usata per i quotidiani.
In tempi in cui la comunicazione era riservata per la massima parte ai quotidiani e relativamente alla tv (parliamo dagli anni 60 e per buona parte dei 70) le informazioni cinematografiche circolavano praticamente solo sui quotidiani.
Era fondamentae,per chiunque decidesse di andare al cinema,conoscere quantomeno il contenuto della pellicola,gli attori e gli orari di programmazione oltre ai cinema che proiettavano le varie pellicole.
Già nella seconda parte degli anni sessanta i flani,che dapprima contenevano solo scarse informazioni sui luoghi dove venivano proiettate le pellicole e fornivano una specie di replica delle locandine iniziarono a recare indicazioni specifiche anche sulle sale:orari di proiezione,riscaldamento o condizionamento del cinema,apertura dei tetti panoramici ecc.

Ben presto questa forma pubblicitaria divenne di importanza capitale come fonte informativa,tanto che i quotidiani più prestigiosi,grazie anche
al sempre maggior interesse del pubblico sul fenomeno cinema,iniziarono a dedicare più pagine all’informazione cinematografica.
Del resto chi non si è trovato a scorrere con interesse la pagina degli spettacoli alla ricerca del film da vedere la sera?
I bar veicolavano su centinaia di migliaia di persone,giornalmente,i messaggi pubblicitari dei flani;ogni locale aveva uno o più quotidiani a disposizione della clientela e la pagina degli spettacoli era una delle più seguite.
I flani diventarono,con il passare del tempo,sempre di più grandi dimensioni,pubblicizzando spesso con enfasi tutti i film proiettati nelle città.
Un’epoca gloriosa,che ebbe il suo culmine negli anni settanta per poi perdere molto del suo fascino grazie alla nascita di nuove forme pubblicitarie,come i cartelloni stradali dapprima e in seguito tramite le pubblicità televisive ecc.
Oggi il fenomeno del flano è di molto ridimensionato;i cinema multisala utilizzano dei propri opuscoli per pubblicizzare i film in proiezione.
Utilizzano brochure eleganti,con trame,recensioni e foto a colori.
Cosa che relega il vecchio flano,rigorosamente in bianco e nero nel baule dei ricordi;quelli di un tempo in cui il bianco e nero predominava dappertutto,dal cinema alla tv per finire ai quotidiani.
In questo e nei prossimi articoli presenterò una galleria di flani degli anni 60 e settanta,con qualcuno preso anche dagli anni ottanta,
periodo nel quale il fenomeno flano era di molto ridotto.
Buona visione
Il film di Miraglia promette tensione…
Sobrio ed elegante:da notare in fondo la tradizionale scritta Vietato ai minori
Flano praticamente identico alla locandina
Flano senza immagini per il bel film di Vicario
Una storia di amore lesbico contrabbandata per un film scabroso:da notare il severamente vietato
Sicuramente non era la prima volta che si parlava di prostituzione.Il flano di Ingrid sulla strada è molto ben fatto
Un decamerotico di successo
Molto sobrio il flano di Bisturi la mafia bianca
Nessuna immagine per questo flano,uno dei tanti che pubblicizzava il film con protagonista Edwige Fenech
Sorprende nel flano di La cintura di castità l’assenza di frasi pubblicitarie di lancio del film
Davvero un grande successo nel 1971;il punto interrogativo venne aggiunto al titolo in seguito a numerose protese dell’unione commercianti
Ripreso dalla locandina,questo flano ricorda il grande successo del film di Salce
Piccante spensieratezza…il riferimento a scene sexy è quanto mai deviante
Molto carino il flano che pubblicizza il film di Damiani
Comico il riferimento alle due ore di risate erotiche
Un film tutt’altro che divertente,un autentico capolavoro di manipolazione
Elegante e misurato il flano del film di Zampa
Anonimo il flano che annuncia il capolavoro di Antonioni
Da notare i 5 spettacoli giornalieri,il primo dei quali alle 15,00
Il più famoso film italiano,recita il testo.Polidoro bruciò sul tempo Fellini che aveva preparato il suo Satyricon
Un flano che pubblicizza un film che fu un clamoroso flop e l’apertura del cinema Orfeo,elegante e confortevole
Molto bello il flano del film di Cavallone
Inquietante…
Un bel flano per un bel film
Un film in esclusiva,recita il flano
Bellissimo il flano di questo film,che riprende una scena cruciale dello stesso
Il ritorno di Lizzani…
Da notare come i commenti siano ripresi da radio e tv americane
E anche quà un riferimento fuorviante alla presunta comicità del film
Alcuni mini flani che riportano solamente dati essenziali
A Venezia muore un’estate
Ricca e bella,Anna è una studentessa caparbia,affascinante,che sa quello che vuole.
Conosce ad un concerto David,un architetto giovane e destinato ad un brillante futuro.
Per la ragazza è un autentico colpo di fulmine e così decide di corteggiarlo dapprima con discrezione,poi sempre più apertamente.
David,conquistato dalla giovinezza e dal fascino della ragazza,alla fine cede e tra i due nasce un’intensa storia d’amore,complice una cornice veneziana che sembra esaltare proprio i sentimenti tra i due.
Puntuali arrivano le nozze e la coppia sembra destinata ad una vita fatta di felicità e serenità.
Ma durante il soggiorno a Maiorca,nella villa che David vuol modificare secondo le esigenze di sua moglie,l’uomo inizia a notare strani cambiamenti in sua moglie,che diventa ogni giorno più distratta,assente.
Una visita medica porta ad una triste diagnosi:Anna è affetta da Lipomatosi,malattia degenerativa senza cure immediate.
David però non si rassegna alla perdita dell’amata moglie ed ecco che in soccorso arriva la criogenetica; all’uomo viene suggerito di ibernare la moglie,in attesa che la scienza possa trovare un rimedio definitivo alla malattia.
Non essendoci alternative,David accetta.

E Anna dorme per quarant’anni.
Al suo risveglio c’è sempre l’innamorato David accanto a lei.
Ma mentre Anna è rimasta giovane e bella,come se il tempo si fosse magicamente fermato,David è diventato anziano.
E lei non ha più punti di riferimento,in un mondo che è profondamente cambiato e che ha portato via tutti i suoi affetti più cari.
Ma l’amore può valicare anche le porte del tempo.
Ispirandosi un pò a Love story,del quale riprende la struttura amore-malattia e un pò ad Anonimo veneziano come location e anche come racconto,A Venezia muore un’estate è un film di gradevole fattura che anticipa i temi della criogenetica piegandoli alla storia d’amore che coinvolge Anna e David,giovani e belli e sopratutto innamorati.
Divisi solo da una malattia incurabile,almeno secondo le conoscenze del tempo.
Ma proprio le barriere del tempo,per la scienza,possono essere abbattute ed ecco che per magia Anna sopravvive e ritorna in vita dopo quarant’anni.
Periodo vissuto da David nel nostalgico ricordo della compagna addormentata,sempre presente nella sua vita e nel suo cuore.
E alla fine il giorno del risveglio arriva,con esso la guarigione e il ritorno alla speranza.
Ma l’amore,se è comunque sempre presente ed ha la stessa intensità di quattro decenni prima,non può vincere sulla natura.
David è invecchiato mentre Anna è ancora una ragazza.Ma lo spazio/tempo si può vincere,anche se per poco.

Film delicato e coinvolgente,A Venezia muore un’estate è opera di Pedro Lazaga,regista catalano scomparso a soli sessant’anni,poco conosciuto
in Italia se non per questo film e per la sua ultima opera datata 1979,Sette ragazze di classe con cui concluse una proficua carriera da cineasta che conta circa un centinaio di pellicole.
In una incantevole Venezia,che oggi appare ancora più romantica e seducente,si snodano le vicende amorose di una coppia felice e innamorata,che il destino priverà di una larga parte di futuro ma che non sconfiggerà.
Anna e David vivranno,anche se per poco,la continuazione della loro storia d’amore.
E davvero poco importa se lui sarà un anziano e lei una giovane ragazza;chi l’ha detto che i sentimenti hanno un’età?
Su questo assioma Lazaga costruisce un film ben strutturato,per nulla incline al sentimentalismo,a tratti anzi anche ironico.
Bravi i due protagonisti,l’attore Mark Burns e la splendida e fascinosa Lynne Frederick,splendida la location e la fotografia,belle e immancabili
le musiche tipicamente veneziane eseguite con l’oboe in un film di ottima caratura al quale non si possono muovere appunti di rilievo.
Ingiustamente trascurato per decenni,A Venezia muore un’estate è rimasto a lungo un “invisibile”
Tuttavia oggi c’è una versione su Youtube non particolarmente bella ma che che perlomeno permette di apprezzare
buona parte del contenuto del film all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=4DKUb7nQ0-Q
A Venezia muore un’estate
Un film di Pedro Lazaga. Con Mark Burns, Lynne Frederick, Ricardo Merino, Paul Benson, Frank Clement, Conchita Cuetos, Juan Diego,Adriano Dominguez, Conchita Gómez Conde, Fernando Hilbeck, Lara José, Charo Lopez, Andrés Mejuto, Mario Moreno, Mayrata O’Wisiedo, Georges Rigaud Titolo originale Largo retorno. Drammatico, durata 88 min. – Spagna 1975.
Mark Burns: David Ortega
Lynne Frederick: Anna
Charo López: Irene
Adriano Domínguez: Martin
Ricardo Merino: Socio di David
George Rigaud: Dottor Vals
Concha Cuetos: Adele
Andrés Mejuto : Padre di Anna
Mayrata O’Wisiedo: Madre di Anna
Juan Diego : Dottor Aguirre
Regia: Pedro Lazaga
Sceneggiatura: Juan Cobos,Miguel Rubio e Germán Ubillos
Musiche: Antón García Abril
Montaggio:Alfonso Santacana
Fotografia: Francisco Sempere
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Lucius
In una Venezia suggestiva, una pellicola all’avanguardia (per i tempi in cui è stata realizzata) che porta lo spettatore nell’essenza dell’amore, oltre il tempo, in un contesto futuristico dove la criogenetica è l’ultima spiaggia per non perdere chi si ama. Le sequenze goderecce sono ben realizzate ed il film è riuscito: convince ed emoziona.
Peccato che la pellicola sia finita nell’oblio: merita assolutamente di essere recuperata.
Corinne 2
Parte come la più classica delle love-story in pieno mood anni ’70: lui e lei si incontrano, si amano, si sposano, lei si ammala. E qui la svolta fantascientifica: lui la fa ibernare in attesa si trovi una cura e passano quarant’anni. Lui invecchia, lei ovviamente no. Miele e melodramma in quantità industriali non ne inficiano la bellezza, perché se il finale a un certo punto diventa scontato,molto altro non lo è, o perlomeno io mi aspettavo un’evoluzione differente.
Uomomite
Anna e David sono innamorati, innamoratissimi, la loro è una love-story perfetta. Quando il tasso zuccherino raggiunge il picco, arriva la mazzata e si piomba nel più cupo melodramma.
Esaurite le lacrime ci ritroviamo nel bel mezzo di un film di fantascienza con finale malinconico. La pellicola di Pedro Lazaga è una giostra di emozioni. Non un film, tre film e mezzo. Delizioso.
L’opinione di http://www.ilcinematografo.it
“Il film indubbiamente originale e fantascientifico per il presupposto narrativo, sarebbe stato una buona occasione l’approfondimento della psicologia di una giovane donna di fronte a due realtà traumatizzanti: la vecchiaia dell’amante e la trasformazione della società. Purtroppo il regista ha sbagliato in pieno tutte le possibili scelte: alla parte finale ha dedicato poche battute di effetto superficiale; della parte iniziale – prolungata a dismisura – ne ha fatto un’occasione per descrivere passioni travolgenti in un mondo fatuo di ricchezza e di successo; per immergere il romantico idillio in una Venezia che non va più in là di Piazza San Marco o del Canal Grande.”
L’opinione del sito http://www.mymovies.it
Anna,studentessa universitaria, si innamora dell’architetto David Norton e dopo ripetuti tentativi riesce a conquistarlo e a sposarlo. A Majorca, nella lussuosa villa che ha ereditato, Anna manifesta i primi sintomi di una grave malattia contro la quale la medicina, attualmente, non ha strumenti di difesa. Gli specialisti confermano che la donna non ha speranze di sopravvivere a lungo e David, disperato, accetta la soluzione estrema di sottoporre la moglie ad una tecnica sperimentale di ibernazione in attesa che la scienza scopra un rimedio e la salvi. Dopo 40 anni, Anna viene rianimata e sottoposta con successo ad una nuova terapia. Adesso lei è guarita, ma il mondo e le persone intorno a lei sono cambiate: i suoi genitori sono scomparsi,gli amici e suo marito, che vive nel nostalgico ricordo dei tempi passati, sono ormai vecchi. Ma l’amore per Norton non è, tuttavia, venuto meno e, nonostante la differenza di età, la donna resta fedele e devota al marito fino a quando questi muore per un attacco cardiaco.
Poco conosciuto ed oggi quasi dimenticato, il film di Lazaga adatta il tema della criogenetica ad una insolita love-story i cui tragici risvolti sono risolti abilmente tra melodramma ed ironia.
Forse seguendo la moda imposta da Anonimo veneziano, il regista colloca l’inizio della storia nello splendido panorama di Venezia sottolineando la nascente relazione tra i due protagonisti con le note suggestive della musica sinfonica ed indulgendo qua e là a “bollenti” scene d’amore.
L’opnione del sito http://www.palermomania.it
(…) Vi parlerò dunque di questo film, anch’esso rimasto custodito in un cassettino della mia memoria e, ,soprattutto del mio cuore. Già, perché Mark Burns, il fantastico bellissimo David, nel film, a quei tempi me lo fece
battere un bel po’, ma solo nei miei sogni di giovanissima ragazza, insieme a qualche omissis…Anna è studentessa universitaria, bella, ricca e giovane. Si innamora dell’architetto David Norton e dopo ripetuti tentativi
riesce a conquistarlo e a sposarlo. Dopo un po’ di tempo, mentre il loro amore procede, nel miglior modo in cui possa intendersi l’amore, Anna manifesta i primi sintomi di una grave e rara malattia: la lipomatosi.(…)
Comincia ad avere amnesie improvvise e gli specialisti confermano che la donna non ha speranze di sopravvivere a lungo. David è disperato, ed è per questo che accetta la soluzione estrema di sottoporre la moglie ad una tecnica
sperimentale di ibernazione, in attesa che la scienza scopra un rimedio per salvarla. Rinuncia dunque a condividere con la moglie ben 40anni della loro vita insieme.
Anna è studentessa universitaria, bella, ricca e giovane. Si innamora dell’architetto David Norton e dopo ripetuti tentativi riesce a conquistarlo e a sposarlo. Dopo un po’ di tempo, mentre il loro amore procede, nel miglior modo in cui possa intendersi l’amore, Anna manifesta i primi sintomi di una grave e rara malattia: la lipomatosi. Comincia ad avere amnesie improvvise e gli specialisti confermano che la donna non ha speranze di sopravvivere a lungo. David è disperato, ed è per questo che accetta la soluzione estrema di sottoporre la moglie ad una tecnica sperimentale di ibernazione, in attesa che la scienza scopra un rimedio per salvarla. Rinuncia dunque a condividere con la moglie ben 40anni della loro vita insieme. (…)
Gli Oscar del 1979
9 aprile 1979, Los Angeles, Dorothy Chandler Pavilion.
Jimmy Carson,celebre comico amatissimo dal pubblico americano conduce la cinquantunesima edizione
degli Academy Awards,gli Oscar cinematografici assegnati ai film usciti nel 1978.
Ad affiancarlo nella consegna dei premi c’è uno stuolo di attori di prim’ordine,che include Telly Savalas,Maggie Smith,Maureen Stapleton,Mia Farrow,Ricky Schroeder,Christopher Reeve,Margot Kidder,Kim Novak,Dean Martin,Raquel Welch,Gregory Peck,Yul Brynner,Natalie Wood,George Burns,Brooke Shields,Lauren Bacall, Jon Voight,Audrey Hepburn,Francis Ford Coppola,Ali MacGraw,Cary Grant,Richard Dreyfuss,Shirley MacLaine
Ginger Rogers,Diana Ross,John Wayne e numerosi altri.
Le previsioni della vigilia sono tutte a favore di due film che hanno in comune un tema molto scottante:la sporca guerra,
come la chiamano gli americani,la guerra del Vietnam.
Sono due film molto diversi fra loro,che hanno in comune però il disagio dei reduci dalla guerra del Vietnam,

Il Dorothy Chandler Pavilion, sede degli Oscar 1979
finita ingloriosamente con la ritirata americana da Saigon e che è costata agli Usa 50.000 morti e miliardi di dollari,ma che è anche costata la vita a qualche milione di vietnamiti.
La riflessione sulla “sporca guerra” è già in atto da tempo e nel 1978 escono Il cacciatore di Michael Cimino e Tornando a casa
di Hal Ashby.
Sono questi due film a dividersi le statuette più prestigiose;al film di Cimino andranno l’Oscar per il miglior film e la miglior
regia mentre a Tornando a casa andranno i due Oscar per il miglior attore e la miglior attrice.
Il miglior film straniero è l’ottimo Preparate i fazzoletti (Préparez vos mouchoirs), regia di Bertrand Blier che batte
il nostro I nuovi mostri, regia di Mario Monicelli, Dino Risi e Ettore Scola.
Tra i premiati con l’Oscar alla carriera c’è il grande Laurence Olivier.
Ndr:in neretto i vincitori dei premi
Miglior film
Il cacciatore (The Deer Hunter), regia di Michael Cimino

Il paradiso può attendere (Heaven Can Wait), regia di Warren Beatty e Buck Henry

Tornando a casa (Coming Home), regia di Hal Ashby

Fuga di mezzanotte (Midnight Express), regia di Alan Parker

Una donna tutta sola (An Unmarried Woman), regia di Paul Mazursky
Miglior regia
Michael Cimino – Il cacciatore (The Deer Hunter)

Hal Ashby – Tornando a casa (Coming Home)

Warren Beatty e Buck Henry – Il paradiso può attendere (Heaven Can Wait)

Alan Parker – Fuga di mezzanotte (Midnight Express)
Miglior attore protagonista
Jon Voight – Tornando a casa (Coming Home)

Warren Beatty – Il paradiso può attendere (Heaven Can Wait)

Gary Busey – The Buddy Holly Story

Robert De Niro – Il cacciatore (The Deer Hunter)

Laurence Olivier – I ragazzi venuti dal Brasile (The Boys from Brazil)
Migliore attrice protagonista
Jane Fonda – Tornando a casa (Coming Home)

Ingrid Bergman – Sinfonia d’autunno (Autumn Sonata)

Ellen Burstyn – Lo stesso giorno, il prossimo anno (Same Time, Next Year)

Jill Clayburgh – Una donna tutta sola (An Unmarried Woman)
Miglior attore non protagonista
Christopher Walken – Il cacciatore (The Deer Hunter)

Bruce Dern – Tornando a casa (Coming Home)

Richard Farnsworth – Arriva un cavaliere libero e selvaggio (Comes a Horseman)

John Hurt – Fuga di mezzanotte (Midnight Express)

Jack Warden – Il paradiso può attendere (Heaven Can Wait)
Migliore attrice non protagonista
Maggie Smith – California Suite
Dyan Cannon – Il paradiso può attendere (Heaven Can Wait)
Penelope Milford – Tornando a casa (Coming Home)
Maureen Stapleton – Interiors
Meryl Streep – Il cacciatore (The Deer Hunter)
Miglior sceneggiatura originale
Nancy Dowd, Waldo Salt e Robert C. Jones – Tornando a casa (Coming Home)
Ingmar Bergman – Sinfonia d’autunno (Autumn Sonata)
Michael Cimino, Deric Washburn, Louis Garfinkle e Quinn K. Redeker – Il cacciatore
Woody Allen – Interiors
Paul Mazursky – Una donna tutta sola (An Unmarried Woman)
Miglior sceneggiatura non originale
Oliver Stone – Fuga di mezzanotte (Midnight Express)
Walter Newman- Una strada chiamata domani (Bloodbrothers)
Neil Simon – California Suite
Elaine May e Warren Beatty – Il paradiso può attendere (Heaven Can Wait)
Bernard Slade – Lo stesso giorno, il prossimo anno (Same Time, Next Year)
Miglior film straniero
Preparate i fazzoletti (Préparez vos mouchoirs), regia di Bertrand Blier (Francia)
L’alibi di cristallo (Die gläserne zelle), regia di Hans W. Geißendörfer (Repubblica Federale Tedesca)
Ungheresi (Magyarok), regia di Zoltán Fábri (Ungheria)
I nuovi mostri, regia di Mario Monicelli, Dino Risi e Ettore Scola (Italia)
Bim bianco dall’orecchio nero (Belyj Bim – Cërnoe ucho), regia di Stanislav Rostockij (Unione Sovietica)
Miglior fotografia
Néstor Almendros – I giorni del cielo (Days of Heaven)
Vilmos Zsigmond – Il cacciatore (The Deer Hunter)
William A. Fraker – Il paradiso può attendere (Heaven Can Wait)
Robert Surtees – Lo stesso giorno, il prossimo anno (Same Time, Next Year)
Oswald Morris – I’m magic (The Wiz)
Miglior montaggio
Peter Zinner – Il cacciatore (The Deer Hunter)
Robert E. Swink – I ragazzi venuti dal Brasile (The Boys from Brazil)
Don Zimmerman – Tornando a casa (Coming Home)
Gerry Hambling – Fuga di mezzanotte (Midnight Express)
Stuart Baird – Superman
Miglior scenografia
Paul Sylbert, Edwin O’Donovan e George Gaines – Il paradiso può attendere
Albert Brenner e Marvin March – California Suite
Dean Tavoularis, Angelo Graham, George R. Nelson e Bruce Kay – Pollice da scasso
Tony Walton, Philip Rosenberg, Edward Stewart e Robert Drumheller – I’m magic
Mel Bourne e Daniel Robert – Interiors
Migliori costumi
Anthony Powell – Assassinio sul Nilo (Death on the Nile)
Renie Conley – Caravans
Patricia Norris – I giorni del cielo (Days of Heaven)
Paul Zastupnevich – Swarm (The Swarm)
Tony Walton – I’m magic (The Wiz)
Migliore colonna sonora
Originale
Giorgio Moroder – Fuga di mezzanotte (Midnight Express)
Jerry Goldsmith – I ragazzi venuti dal Brasile (The Boys from Brazil)
Ennio Morricone – I giorni del cielo (Days of Heaven)
Dave Grusin – Il paradiso può attendere (Heaven Can Wait)
John Williams – Superman
Adattamento
Joe Renzetti – The Buddy Holly Story
Jerry Wexler – Pretty Baby
Quincy Jones – I’m magic (The Wiz)
Miglior canzone
Last Dance, musica e testo di Paul Jabara – Grazie a Dio è venerdì
Hopelessly Devoted to You, musica e testo di John Farrar – Grease – Brillantina (Grease)
The Last Time I Felt Like This, musica di Marvin Hamlisch, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – Lo stesso giorno, il prossimo anno (Same Time, Next Year)
Ready to Take a Chance Again, musica di Charles Fox, testo di Norman Gimbel – Gioco sleale (Foul Play)
When You’re Loved, musica e testo di Richard M. Sherman e Robert B. Sherman – La più bella avventura di Lassie (The Magic of Lassie)
Miglior sonoro
Richard Portman, William McCaughey, Aaron Rochin e Darin Knight – Il cacciatore (The Deer Hunter)
Tex Rudloff, Joel Fein, Curly Thirlwell e Willie Burton – The Buddy Holly Story
John K. Wilkinson, Robert W. Glass Jr., John T. Reitz e Barry Thomas – I giorni del cielo (Days of Heaven)
Robert Knudson, Robert J. Glass, Don MacDougall e Jack Solomon – Collo d’acciaio (Hooper)
Gordon K. McCallum, Graham Hartstone, Nicolas Le Messurier e Roy Charman – Superman
Miglior documentario
Scared Straight!, regia di Arnold Shapiro
The Lovers’ Wind (Le vent des amoureux), regia di Albert Lamorisse
Mysterious Castles of Clay, regia di Alan Root
Raoni, regia di Jean-Pierre Dutilleux e Luiz Carlos Saldanha
With Babies and Banners: Story of the Women’s Emergency Brigade, regia di Anne Bohlen
Miglior cortometraggio
Teenage Father, regia di Taylor Hackford
A Different Approach, regia di Jim Belcher e Fern Field
Mandy’s Grandmother, regia di Andrew Sugerman
Strange Fruit, regia di Seth Pinsker
Miglior cortometraggio documentario
The Flight of the Gossamer Condor, regia di Jacqueline Phillips Shedd e Ben Shedd
The Divided Trail: A Native American Odyssey, regia di Jerry Aronson
An Encounter with Faces, regia di Vidhu Vinod Chopra
Goodnight Miss Ann, regia di August Cinquegrana
Squires of San Quentin, regia di J. Gary Mitchell
Miglior cortometraggio d’animazione
Special Delivery, regia di Eunice Macaulay e John Weldon
Oh My Darling, regia di Borge Ring
Rip Van Winkle, regia di Will Vinton
Premio Special Achievement
Les Bowie, Colin Chilvers, Denys Coop, Roy Field, Derek Meddings e Zoran Perisic – Superman – effetti visivi
Premio alla carriera
A Walter Lantz
A Laurence Olivier
Al Museum of Modern Art – Department of Film
A King Vidor
Premio umanitario Jean Hersholt
A Leo Jaffe
Christopher Walken
Francis Ford Coppola,Ali Mc Graw e Michael Cimino
Jane Fonda
John Voight e Jane Fonda
King Vidor con Audrey Hepburn
Laurence Olivier
Michael Cimino con Voight e la Fonda
Walter Lantz
L’uomo senza memoria
Con L’uomo senza memoria inizia la collaborazione di Filmscoop con John Trent,webmaster del sito http://www.ilmiovizioeunastanzachiusa.wordpress.com
Ho conosciuto John Trent circa 13 anni fa,durante la frequentazione comune di uno dei più bei siti del web,l’ormai scomparso Pagine 70.
Ci siamo poi conosciuti personalmente durante alcuni raduni organizzati dal forum del sito;di lui mi ha colpito,da subito,la grande competenza in materia cinematografica sopratutto sugli anni settanta.
Competenza tra l’altro acquisita su un decennio che lo ha visto bambino,vista la sua giovane età.
Oggi il suo sito è una fonte inesauribile di chicche cinematografiche che vi consiglio caldamente di visitare.
Ho così deciso,dopo averlo contattato,di proporvi alcune delle sue recensioni alle quali ho aggiunto,personalmente una gallery fotografica e le consuete recensioni prese da altri siti.
John è un grande conoscitore di cinema,le sue recensioni saranno di sicuro molto visitate su Filmscoop e la sua collaborazione
integra quella di shewolf,che cura alcune delle rubriche più seguite del sito e quelle,prossime,di altre penne prestigiose.
Buona lettura.

Interessante e misconosciuto thriller/noir firmato da Duccio Tessari (e scritto e co-sceneggiato, tra gli altri, dallo stesso Tessari e dall’ onnipresente Ernesto Gastaldi). In un intreccio nel quale si mescolano abilmente affari di droga, intrighi e trame sommerse spiccano l’ eleganza di Tessari nel girare la storia (alcune sequenze sono assolutamente magistrali) e la bravura interpretativa di un grande Umberto Orsini che ruba la scena a tutti, a cominciare dal protagonista Luc Merenda (che è lo svagato smemorato del titolo). C’ è anche la bellezza dirompente della sempre affascinante Senta Berger e un piccolo ruolo se lo ritaglia anche la svedesina Anita Strindberg, stellina nascente del nostro cinema di genere targato anni ’70. Interessante anche la partecipazione del piccolo Duilio Cruciani, bimbo già visto in “Non si sevizia un paperino” che avrà un ruolo fondamentale, mentre invece il cattivo di turno è Bruno Corazzari, faccia “di genere” che non ha bisogno di presentazioni. La mano alla sceneggiatura di Gastaldi si vede soprattutto in quella lieve punta di giallo che fa capolino di tanto in tanto, con rasoi scintillanti nell’ aria e addirittura una motosega che finirà con lo sventrare un malcapitato personaggio. Un ottimo film che va sicuramente recuperato e che in Italia ancora latita in dvd mentre all’ estero (Francia, Germania e Spagna) è da tempo uscito, anche con l’ italico idioma. Assurdo.
Peter Smith (Luc Merenda), reduce da un incidente d’ auto in seguito al quale ha completamente perso la memoria, vive a Londra e da circa 6 mesi lavora come commesso in un negozio di antiquariato. E’ in cura presso uno psichiatra ed è continuamente impegnato nella ricerca di risalire al suo passato e alla sua identità. Un giorno riceve un telegramma dall’ Italia e un biglietto del treno per Portofino, dove lo aspetterebbe una fantomatica Sara. Sara (Senta Berger) è un’ istruttrice di nuoto che ora si è stabilita a Portofino ed è la moglie di Peter, che in realtà si chiama Ted.
Corteggiata spietatamente dal medico sportivo della piscina, Daniel (Umberto Orsini), è tuttavia ancora innamorata del marito e non riesce a capacitarsi del fatto che egli sia sparito nel nulla da circa un anno; la donna lo aspettava a New York dopo un viaggio di lavoro ma Ted non era più tornato. Ora la vita di Sara è calma e monotona ma qualcuno, in piena notte, penetra in casa sua alla ricerca di qualcosa; dopo averla aggredita e narcotizzata mette l’ appartamento sottosopra ma senza rubare nulla. Il mistero si infittisce ancora di più allorquando anche Sara riceve un telegramma che le preannuncia il ritorno di Ted. Non è lei, dunque, ad averlo invitato a Portofino… Inoltre non sa nulla dell’ incidente e della conseguente amnesia: credeva soltanto che il marito l’ avesse abbandonata. Ma allora chi è che vuole farli incontrare di nuovo? Ted parla con Sara e cerca di spiegarsi, confermandole di non ricordare nulla. Va a vivere da lei e un misterioso individuo (Bruno Corazzari) inizia a perseguitarlo: i due si scontrano e l’ uomo chiede a Ted di restituirgli il milione di dollari che egli gli avrebbe sottratto. Il passato di Ted, dunque, è tutt’ altro che limpido e una partita di 5 kg di eroina pura (del valore sul mercato di un milione di dollari, appunto) è il motivo del contendere; 8 mesi prima egli aveva fregato i suoi soci rubando la droga e nascondendola in un posto che ora nessuno riesce a trovare. Ted giura ancora di non sapere niente e la situazione si mette male per lui e per l’ ignara Sara. Il socio misterioso gli concede una settimana di tempo per rinsavire e intanto il cane di Sara viene ritrovato sgozzato… Il macabro avvertimento spinge Ted e Sara a prendere la decisione di scappare a New York (dove tutto era iniziato) ma, prima che ciò avvenga, Sara viene investita da un’ auto alla cui guida c’è una donna misteriosa (Anita Strindberg) che qualche sera prima aveva avvicinato Ted baciandolo. I due erano stati amanti? L’ incidente stradale, ovviamente non è casuale, e serve a rallentare la partenza di Ted e Sara (cui viene ingessata una gamba). Il tempo stringe…

La colonna sonora è firmata dal maestro Gianni Ferrio (presente spesso nei film di Duccio Tessari) che si produce in un tema principale e in atmosfere che richiamano in qualche maniera la soundtrack del giallo “La morte accarezza a mezzanotte”. Se lì avevamo Mina che si esibiva in svolazzi vocali stavolta abbiamo un main theme con testo scritto da Giorgio Calabrese ed interpretazione di Rossella, cantante poco nota presente nel circuito della RCA. Come quasi sempre ci capita in queste occasioni ci piace riportare il testo di cotanti misconosciuti capolavori. Ecco a voi “Labyrinthus”:
Come parti che si muovono
un enigma per immagini
prima, dopo
si confondono…
Schemi che si sovrappongono
suoni vaghi che ritornano
oggi, ieri
non sai dirtelo…
Si affollano nella tua mente
passato, presente
e tu non sai più distinguere
in un labirinto di specchi e parole
ti insegui perdendoti e vai, vai…
Il dubbio è un’ ipotesi assurda
in uno che guarda
quello che tu fai
guidandoti un gioco di parti in cui rappresenti
la prossima vittima e vai, vai…
Visi nuovi e posti insoliti
che ti sembra di conoscere
gente, voci
ti confondono…
Hai fantasmi che ti seguono…
Un film di Duccio Tessari. Con Umberto Orsini, Luc Merenda, Senta Berger, Rosario Borelli, Bruno Corazzari, Anita Strindberg, Duilio Cruciani Giallo, durata 91 min. – Italia 1974
Senta Berger: Sara Grimaldi
Luc Merenda: Edward
Umberto Orsini: Daniel
Anita Strindberg: Mary Caine
Bruno Corazzari: George
Rosario Borelli: Poliziotto
Manfred Freyberger: Philip
Tom Felleghy: Dr. Archibald T. Wildgate
Carla Mancini: Giovanna
Vittorio Fanfoni: medico
Duilio Cruciani: Luca
Regia Duccio Tessari
Sceneggiatura Ernesto Gastaldi
Casa di produzione Dania Film
Fotografia Giulio Albonico
Montaggio Mario Morra
Musiche Gianni Ferrio
Costumi Danda Ortona
Trucco Mario Van Riel
Ada Maria Serra Zanetti: Sara Grimaldi
Luigi La Monica: Edward
Luciano Melani: George
Roberto Villa: Poliziotto
Giancarlo Maestri: Philip
Vittorio Congia: Dr. Archibald T. Wildgate
Fabio Boccanera: Luca
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
B. Legnani
Gradevole opera di Tessari (forse ci concede un cameo, nel ruolo del vigile urbano), che vivacizza la prima ora, un po’ statica, con inquadrature originali, talora pure virtuosistiche. Più interessante la parte finale. Girato con non grandi mezzi, ma piacevole. Una buona testimonianza del cinema italiano che fu. Berger stupenda e brava, Merenda e Strindberg ingessati, Orsini e Corazzari intriganti.
Undying
Mitica pellicola sdoganata da Nocturno, che lo ha proposto (alcuni anni orsono) come allegato (formato VHS) alla rivista. Il ritmo è lento, ma la storia è ben scritta, interpretata (Orsini si mangia Merenda in due e due quattro) e diretta. La parte affascinante spetta alle splendide presenze femminili, che rispondono al nome di Senta Berger ed Anita Strindberg. Più drammatico, che giallo in senso stretto, anche se permeato da un forte alone di tensione cagionato dal vuoto di memoria indotto nel protagonista…
Il Gobbo
Luc Merenda ha perso la memoria dopo un incidente d’auto. La ricerca del rimosso lo conduce da una donna che risulta essere sua moglie, a Portofino (poteva andargli peggio); lì però trova anche un losco figuro che lo ricatta… Tessari ribadisce che la sua traiettoria gialla è diversa da quella argentiana, e con l’aiuto di Gastaldi confeziona un film non originalissimo ma molto elegante e curato, con un cast apprezzabile (grande Corazzari, e com’era bella la Berger). Piacevole. La Musa di Buono Legnani prende la presenza.
Homesick
Anche Tessari dà il suo contributo al giallo di casa nostra prendendo spunto dai lavori di Argento (il suo famoso e sfuggente “particolare rivelatore” viene ingigantito in amnesia) e contaminandolo con le atmosfere tipiche dei noir. La storia ha invero poco mordente – tranne che verso il finale – e conquista più che altro per la limpida fotografia di una Portofino fuori stagione e per alcune buone trovate (Corazzari affetto da rinite cronica, lo “scherzetto” della motosega). Rossella canta la bella canzone dei titoli di testa.
L’opinione di Ezio dal sito http://www.filmtv.it
In preda a un’amnesia dopo un incidente Ted (Merenda) torna dalla moglie (Berger) e viene perseguitato da un losco individuo.Ma altri sono in agguato.Girato in una Liguria (Portofino) piovosa e’ un tipico thiller anni settanta ,meno ambizioso di altri gialli girati dal regista e sceneggiato dal bravo Ernesto Gastaldi,certo e’ un po’ ingenuo ma fa sempre piacere trovare bravi attori di quell’epoca e un cinema che oggi non c’e’ piu’.Nulla di trascendentale,ma si vede davvero con piacere.
Avviso importante & novità su Filmscoop
Ci sono delle importanti novità che riguardano Filmscoop; da questa sera quello che era un blog si trasforma in un sito che avrà come dominio l’indirizzo web http://www.filmscoop.org
Per i lettori materialmente non accadrà nulla perchè verranno reinviati in automatico sul sito
E’ una novità importante sopratutto in termini di visibilità. Google,il principale motore di ricerca infatti indicizza molto più velocemente i siti,il che significa un bacino di utenza molto più vasto.Un’altra novità importante è la collaborazione di due prestigiose penne che hanno due dei siti più belli sul cinema di genere.
Si tratta dello scrittore ed editore Gordiano Lupi e di Giulio Trent,dei quali parlerò a breve. A loro si aggiungerà,appena libero da impegni,un altro grande esperto di cinema,Roberto Cozzuol;continuerà la collaborazione con shewolf,che cura una delle rubriche più amate e che compatibilmente con i suoi impegni professionali scriverà altri articoli.
Colgo l’occasione per ringraziare tutti e augurare buona Pasqua a loro e a tutti voi
Paul Templar
Sterminate “Gruppo zero”
Quattro uomini e una donna,di fede marxista e anarchica.
E’ questo il Gruppo zero,assemblato da Bonaventura Diaz con un compito ben preciso;rapire l’ambasciatore
americano in Francia e chiedere in cambio della sua liberazione un riscatto di dieci milioni di dollari e la pubblicazione di un comunicato rivoluzionario di rivendicazione sui maggiori quotidiani spagnoli.
Uno del gruppo si defila, in disaccordo con il resto del “commando”.
E’ un amico di Diaz,che mette in guardia lui e Gruppo zero sui rischi dell’azione.
Ma Diaz decide di agire ugualmente e con un colpo di mano audace Gruppo zero rapisce l’ambasciatore in una casa d’appuntamento tollerata dalle autorità.
Che però la tengono sotto controllo.
Un agente dei servizi segreti filma tutto e ben presto il commissario Goemond è in grado di identificare i componenti del gruppo,Diaz,D’Arey,Meyer,Treuffais e in ultimo l’unica donna del gruppo,Veronique Cash.
Goemond riesce a trovare anche la casa di campagna di proprietà di Veronique nel quale Gruppo zero ha la sua base operativa.
Il ministro dell’interno ordina al commissario di usare la forza,senza alcun riguardo per la vita dell’ambasciatore.

Motivi di opportunità politica hanno quindi la meglio sulla logica;il commissario segue alla lettera gli ordini del ministro e fa uccidere dai suoi uomini a sangue freddo i component del gruppo.
La stessa Veronique viene giustiziata mentre ha le mani alzate,Treuffais con la bandiera bianca alzata;Diaz,ucciso l’ambasciatore
benchè ferito riesce a fuggire grazie al sacrificio di D’Arey che distrae la polizia scappando con un auto e morendo alla guida.
Diaz diffonde un comunicato nel quale denuncia lo scandaloso comportamente della polizia,costringendo il ministro a scaricare
sul commissario la responsabilità dell’accaduto…
Dal romanzo Nada di Jean-Patrick Manchette del 1972 Claude Chabrol trae un film dal taglio rigoroso e asciutto;uno dei meno amati
dai suoi estimatori e da buona parte della critica,francamente per motivi incomprensibili.
E’un film sul terrorismo,la piaga principe degli anni settanta.
Paesi come la Spagna,la Francia,la Germania e l’Italia sperimentavano quotidianamente gli effetti di una guerra unilaterale,proclamata
per motivi ideologici che esulano da questa recensione.
Basti semplicemente ricordare che Chabrol in Sterminate “Gruppo zero” non prende posizione,non si schiera,limitandosi a mostrare
i fatti.

Certo, la simpatia dello spettatore,di fronte ai due schieramenti contrapposti,ovvero il potere politico e il terrorismo non può
non provare simpatia per questi ultimi,quanto meno mossi da motivi libertari per quanto confusi e non spiegati chiaramente rispetto ad un potere
politico che reagisce usando un cinismo ributtante che trasforma una tragedia in opportunità propagandistica.
Memorabile il colloquio tra il ministro e il commissario,durante il quale il primo esplicitamente invita il tutore dell’ordine ad usare la forza
per destabilizzare l’opinione pubblica.
Che però verrà ugualmente informata di tutto dalla stampa,costringendo il potere a rinnegare i suoi stessi uomini,nella specie il commissario,
scaricato per motivi di opportunità,l’unico che pagherà assieme all’ambasciatore il prezzo più alto.
Ma il discorso sul potere,da parte di Chabrol,resta piuttosto marginale;quello che conta,per il regista francese è il racconto degli eventi.
La preparazione dell’attacco terroristico,i discorsi tra i vari componenti del commando,l’atmosfera tetra e al tempo stesso irreale che avvolge
gli avvenimenti sono la parte fondamentale del film.
Che termina con un bagno di sangue,come in una tragedia antica.

Teso,cupo,quasi un noir, Sterminate gruppo zero arriva a cavallo tra due film “alla Chabrol”,ovvero L’amico di famiglia e Una gita di piacere,classici
esempi del cinema del regista parigino,sottile analista della borghesia francese e dei suoi vizi stigmatizzati sempre con classe ed eleganza,e rappresenta quasi un excursus dal percorso particolare.
Niente vizi e debolezze della società,il discorso è eminentemente politico;il terrorismo disorganizzato,confusamente aggrappato ad una ideologia dai confini sfuggenti viene stritolato da un potere cinico e arrogante,un potere ben più organizzato e temibile del terrorismo.
Questa credo sia la chiave di lettura univoca di un film equilibrato,ben girato e sopratutto ben interpretato.
Nel cast un buon Fabio Testi,un ottimo Lou Castel e una bravissima Mariangela Melato per un film sicuramente affascinante.
Sterminate “Gruppo Zero”
Un film di Claude Chabrol. Con Fabio Testi, Lou Castel, Michel Duchaussoy, Maurice Garrel, Viviane Romance, Mariangela Melato, Michel Aumont, Daniel Lecourtois, André Falcon, Rudy Lenoir, Francis Lax, Lyle Joyce, Jean-Louis Mau, Didier Kaminka Titolo originale Nada. Drammatico, durata 91 min. – Francia 1974
Fabio Testi … Buenaventura Diaz
Michel Duchaussoy … Marcel Treuffais
Maurice Garrel … André Épaulard
Michel Aumont … Il commissario Goemond
Lou Castel … D’Arey
Didier Kaminka … Meyer
André Falcon … Il ministro
Lyle Joyce … Richard Poindexter
Viviane Romance … Madame Gabrielle
Mariangela Melato … Veronique Cash
Regia Claude Chabrol
Soggetto Jean-Patrick Manchette
Sceneggiatura Jean-Patrick Manchette, Claude Chabrol e Antonietta Malzieri
Fotografia Jean Rabier
Montaggio Jacques Gaillard
Musiche Pierre Jansen
Scenografia Guy Maugin
“«Cara mamma, questa settimana non aspetto il sabato per scriverti perché ne ho,
eccome se ne ho, di cose da raccontarti. Intanto ti dico che siamo stati noi, cioè la nostra squadra, a prendere gli anarchici che hanno rapito l’ambasciatore degli Stati Uniti. E ti dico anche che personalmente non ne ho ammazzato neanche uno».
L’opinione di Sasso67 tratta dal sito http://www.filmtv.it
Dopo gli esordi quale alfiere della nouvelle vague, Chabrol si è dedicato alla realizzazione di un cinema medio, che spesso ha rappresentato benissimo certi aspetti poco conosciuti, talvolta intimi talaltra nascosti, della società francese. La sterminata filmografia del cineasta francese oggi
settantacinquenne testimonia di una produzione talmente ampia da non poter pensare a una sfilza di capolavori. E infatti nemmeno “Sterminate «Gruppo Zero»” lo è. Si tratta però di un buon film “d’azione d’idee”, tratto da un romanzo del compianto scrittore marsigliese (1942-1995) Jean-Patrick Manchette,
autore di noir – polizieschi. La storia di un gruppo ideologicamente traballante e organizzativamente scalcinato di anarchici franco spagnoli è però ben narrata, con un andamento sufficientemente secco e antispettacolare che giova anche all’assunto del film. Che in sostanza consiste nella tesi sendo la quale
rivoluzione e repressione si somigliano fin troppo, salvo che la seconda è molto più scaltra della prima, rappresentata da ingenui giovanotti un po’ invecchiati senza veramente crescere.(…)
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Homesick
Fedele al cinema d’autore e corteggiando il cinema di genere, Chabrol fallisce su tutti i fronti. Oltre ad essere intriso di manicheismo ideologico irritante e pernicioso –
i terroristi assurgono ad improbabili (anti)eroi romantici e le forze dell’ordine decadono a caricature di sadici repressori degni di un filmaccio di serie Z – ,
l’adattamento del romanzo di Manchette manca di progressione drammatica e i suoi personaggi rinsecchiscono in altrettanti stereotipi psicofisici di rivoluzionari. Castel e la Melato ai loro minimi storici; ridicolo Testi con look cheguevariano.
Cotola
Incredibile ed imbarazzante pellicola girata (con la mano sinistra) da uno Chabrol al suo minimo storico (assieme a Giorni felici a Clichy). Sconcertante nel suo pressappochismo,
risulta ridicolo nei suoi svolgimenti narrativi per non parlare della presunta ideologia dei terroristi. I dialoghi poi sono superficiali come se ne sono visti pochi. Un guazzabuglio senza né capo né coda che, considerato il regista,
va dimenticato in fretta.
Daidae
Non l’ho trovato così brutto. Certo Testi ha fatto di meglio, così come Chabrol, ma questo particolare film drammatico non dispiace troppo. Alcuni buchi e ridicolaggini come la morale dei terroristi potevano risparmiarceli,
ma io dico che la sufficienza, seppure risicata, la ottiene.
Decameroticus
Il 1972 è l’anno più fertile per i cloni degenere del Decameron pasoliniano;Giuliano Biagetti,dopo l’ottima prova di Interrabang decide di cavalcare l’onda del filone decamerotico confezionando un film di discreta levatura,basato come recitano i titoli su novelle del Boccaccio, Aretino e Bandello.
Novelle licenziose,ovviamente.
In questo caso si tratta di cinque racconti brevi con un tema portante,quello delle corna.
Prima novella:
-Elisa è stufa di suo marito,gelosissimo e possessivo.L’uomo arriva a sostituirsi al sacerdote nel confessionale,
ma Elisa sa che c’è lui dietro le mentite spoglie del frate.Cosi gli racconta di essere posseduta da un giovane tutte le notti.
L’uomo si piazza davanti la porta di casa,ma la furba Elisa con uno stratagemma si gode il suo giovane amante.
L’indomani lo stanco marito viene beffato dalla donna,che riesce a fargli credere che gli è fedele.
Gabriella Giorgelli
Seconda novella:
-Lambertuccio è un giovane sfrontato e audace,capo delle guardie del severo giudice Volfardo.Il giovane si diverte
spesso proprio ai danni del giudice che decide così di vendicarsi.
Convince Leonetto,noto playboy che corre dietro ad ogni sottana a sedurre la moglie di Lambertuccio.Ma resterà beffato perchè sia
Leonetto che Lambertuccio si godranno le grazie della bella moglie del giudice,Isabella,alle spalle dell’ignaro cornuto che così sarà
beffato crudelmente.
Terza novella:
per potersi godere le grazie della procace domestica,un uomo convince il suo garzone di bottega a dormire nel suo letto.
Domitilla,la moglie,però conosce le intenzioni del marito e convince la domestica a sostituirsi a lei.Finisce così che mentre il garzone
e la domestica se la spassano,Domitilla riceve le attenzioni del proprio marito.
l’ingenuo Casimiro si fa beffare da un improvvisato venditore di unguenti che nulla hanno di miracoloso;l’uomo,con la scusa di
curare la moglie di Casimiro,lo beffa sotto il suo stesso naso godendosi le grazie della moglie.
Quinta novella:
Ciccio e Germino sono due mercanti,che spesso devono assentarsi per lungo tempo da casa.
I due,durante un colloquio,si scambiano consigli su come evitare il tradimento delle rispettive mogli,ma alla fine si faranno becchi a vicenda.
Qualche buona trovata,ma nella sostanza un film volgarotto nobilitato però da un cast di attrici specializzate in commediole erotiche spacciate
per “novelle licenziose d’autore”
Al solito,il pretesto per l’esibizione di centimetri di epidermide è dato da storielle che con lo spirito boccaccesco ridanciano e sottilmente anticlericale
nulla hanno a che vedere.
Scrive Segnalazioni Cinematografiche (Centro cattolico cinematografico),decisamente di parte e anche molto impietosamente:
“Il film, che si dice ispirato a novelle del Boccaccio, Aretino e Bandello, senza nesso tra loro, ritrova un filo conduttore unicamente nella ricerca di
situazioni licenziose e lascive, cui offre un notevole contributo il dialogo di una volgarità e rozzezza senza pari, e una quantità di scene esibizionistiche
e sensuali ormai adusate in opere del genere. Di fronte a questo, passano in secondo ordine persino le melensaggini della interpretazione e l’insulsa regia.
Resta la pretestuosa ambientazione. Inutile dire che il tutto è inqualificabile e moralmente negativo.”

Una vera requisitoria,che in qualche modo però stigmatizza quella che era la visione da parte di buona parte della critica del fenomeno decamerotici.
In realtà siamo di fronte ad uno dei tanti cloni del Decameron non più volgare di altri;a nobilitarlo ci sono attrici di buon valore,come le sempre
bellissime Orchidea De Santis e Gabriella Giorgelli,Margaret Rose Keil e Krista Nell con l’aggiunta di una giovanissima Antonia Santilli.
Per l’ennesima volta compare in un cast decamerotico Pupo De Luca,recordman del genere mentre inaspettatamente c’è il bravissimo e compianto Riccardo Garrone.
Prodotto che stiracchia la sufficienza,ma nulla più.
Regia,quella di Biagetti,meno “cagnesca” di altre per un film passato curiosamente molte volte sulle tv commerciali ma del quale circola
solo una pessima versione ricavata da VHS disponibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Saizp1IZ47g

Decameroticus
Un film di Pier Giorgio Ferretti. Con Orchidea De Santis, Riccardo Garrone, Pupo De Luca, Margaret Rose Keil,Krista Nell,Aldo Bufi Landi, Pietro Tordi, Pino Ferrara, Corrado Olmi, Umberto D’Orsi, Sandro Dori, Gabriella Giorgelli, Rosita Torosh, Antonia Santilli Erotico, durata 92 min. – Italia 1972.
Riccardo Garrone: Gerbino
Marina Fiorentini: Domitilla
Edda Ferronao: Agnese
Pino Ferrara: Ciccillo
Sandro Dori: Casimiro
Orchidea De Santis: moglie di Ciacco
Pupo De Luca: marito di Elisa
Umberto D’Orsi: marito di Domitilla
Aldo Bufi Landi: Lambertuccio
Antonia Santilli: Pamela
Pietro Tordi: il giudice Vulfardo
Gabriella Giorgelli: Elisa
Krista Nell: Isabella
Margaret Rose Keil: Nardella
Corrado Olmi: Ciacco
Regia Pier Giorgio Ferretti
Soggetto Giorgio Mariuzzo da Giovanni Boccaccio
Sceneggiatura Giorgio Mariuzzo, Fiorenzo Fiorentini (dialoghi)
Casa di produzione Flora National
Distribuzione (Italia) Variety
Fotografia Anton Giulio Borghesi
Montaggio Pier Giorgio Ferretti
Musiche Berto Pisano
Scenografia Ennio Michettoni
Trucco Gloria Fava
L’opinione di sasso67 tratta dal sito http://www.filmtv.it
Mamma mia che film! Be’ dal titolo c’era da aspettarselo… Si tratta di una delle tante variazioni, il cui filone per l’appunto prese il nome di “decamerotico”, seguite al successo del film “Decameron” di Pasolini. Film come questo, che si dice tratto da novelle del Boccaccio, del Bandello e dell’Aretino, si basano su due cose, l’erotismo e la comicità. In realtà l’erotismo non viene mai fuori, rimanendo attanagliato nell’imbarazzo di corpi nudi che si dimenano per risaltare una certa comicità gestuale.
Ma proprio la comicità è l’altro grande assente del filone decamerotico, o quanto meno di questo film, che proprio non fa mai ridere. Rimane impressa soltanto una certa volgarità del linguaggio (“Chi dorme ‘un piglia ‘culi!” esclama in improbabile toscano il Messer Gerbino di Garrone), resa ancora più macroscopica da un dilettantesco doppiaggio che rifrulla quasi tutti i dialetti italiani, tra i quali nel filone decamerotico trionfavano il toscano, in grazia del Boccaccio, e chissà perché il ciociaro.
Le attrici si spogliano abbondantemente, anche se, per citare il Giusti di “Stracult”, dirò che di pelo se ne vede poco. Tristezza per il caratterista triestino Umberto D’Orsi doppiato in romanesco da Ferruccio Amendola.
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
B. Legnani
Modesto film di Biagetti (che pure qui non gestisce il ritmo, mal distribuendo il tempo alle varie fasi), che si salva dall’ignominia solo grazie a un quarto racconto gradevole e ben recitato (quello con Pino Ferrara, Dori, la Santilli e la Ferronao ) e da trame non male, però sfruttate maluccio (terribile la recitazione richiesta a Bufi Landi nella novella d’ambiente romagnolo e inspiegabile la scelta di filmare molte scene in un vero budello). Girato in fretta (notare la comparsa che perde palesemente l’equilibrio mentre impalla Pino Ferrara!). Dal gineceo stavolta spicca la Nell.
Undying
Titolo al quale si deve ufficialmente il neologismo del filone, anche se l’anno precedente su Playmen un acuto recensore aveva già sfornato il termine decamerotico in relazione al film di Pasolini.
Si tratta, in buona (buonissima, dato il cast femminile) sostanza, di un film strutturato in 5 segmenti, del quale resta a discreta memoria quello del medico che approffitta di una moglie finta malata.
Rispetto alla media, l’ilarità è più accentuata, di pari passo con l’erotismo, garantito anche dalla presenza della Santilli (l’Antonia di Nocturno).
Homesick
Discreto decamerotico multidialettale in cinque episodi il cui filo rosso è il tema del marito cornuto. Il cattivo gusto è trattenuto e domina la scena l’allegria, garantita da un folto gruppo di validi caratteristi (De Luca, Dori, Garrone, D’Orsi…) e dai canti goliardici di Pisano. Il gineceo, specializzato nel genere, è ricchissimo e assai generoso: tra le migliori la Santilli, brava attrice e abbondantemente spogliata.
Le notti del terrore
Il professor Ayres,archeologo e scienziato si aggira nella vasta proprietà del conte George;armato di piccone entra in una grotta e inizia a scavare.Lo sventurato e incauto scienziato non sa che sta profanando un luogo sacro agli etruschi.Poco dopo infatti è assalito da un’orrida creatura,simile ad uno zombie che lo uccide a morsi.
Brusco cambio di scena.
Il conte George ha invitato nella sua villa un gruppo di amici che a bordo di tre auto sbarcano nel maniero; l’atmosfera lieta che si stabilisce tra il gruppo dura poco perchè un’orda di zombie si scaglia su di loro che vengono a poco a poco uccisi e divorati senza pietà.Nono stante tutti i tentativi non riusciranno ad avere la meglio sui furbi zombie che sono guidati proprio da Ayres e che alla fine riusciranno ad avere la meglio.
In estrema sintesi questa è la trama di Le notti del terrore conosciuto anche come Burial ground,o anche come Zombi horror o ancora con la traduzione letterale del titolo ovvero The nights of terror.
Diretto da Andrea Bianchi ne 1981,che in alcune versioni si firma come Andrew White,Le notti del terrore dovrebbe essere una delle tante pellicole che si ispirano al film di Romero La notte dei morti viventi,vero apri pista e padre dei film con zombi.
Film che è un vero e proprio compendio di tutto quello che un regista non dovrebbe fare nel dirigere una pellicola e al tempo stesso una delle cose più raccapriccianti in cui mi sia mai imbattuto.

E non certo perchè il film sia particolarmente spaventoso per situazioni o immagini.
Derivato da una sceneggiatura rabberciata alla meglio e spesso contraddittoria o fumosa,girato in stretta economia in una villa o al massimo nel suo parco,con attori da recita scolastica e con effetti speciali al limite (abbondantemente superato più volte) del grottesco,Le notti del terrore può ambire senza problemi alla top ten dei film più trash della storia del cinema,alla stessa stregua di pellicole come La bestia in calore o Incontri molto ravvicinati del quarto tipo.
Che ci sia qualcosa di strambo nel film lo si capisce quando troviamo degli etruschi in Inghilterra,si presume che la location sia quella
visto che le tre auto marciano a sinistra.
Il tempo di vedere gli ospiti sistemarsi nella villa ed ecco il Conte a letto con Evelyn,una delle ospiti sorpresi mentre si danno da fare
dal figlio di quest’ultima,Michael,che dovrebbe essere un ragazzino ritardato o poco più.

L’espressione di sorpresa dei tre è così innaturale da smuovere il sorriso;è il momento esatto in cui ci si rende conto che siamo di fronte ad una pellicola di serie z.
Da questo momento è tutto un susseguirsi di situazioni grottesche e assurde;gli zombie appaiono come esseri primordiali negli istinti
ma dotati di una certa intelligenza,di sicuro più acuta dei viventi che si cacciano in situazioni folli.
Bassa macelleria con scene che dovrebbero essere rivoltanti,zombie che strappano carne e la divorano,con la sequenza madre riservata al finale
delirante;l’incestuoso Michael,trasformato in zombi strappa un pezzo di seno a sua madre che lo ha avvicinato al suo petto nudo!
In mezzo sorrisi per l’improvvisazione che regna sul set e incredulità per quanto si vede sullo schermo.
Andrea Bianchi,a sei anni da Nude per l’assassino che era stato un buon successo e un buon film,tira fuori dal cilindro un film che in maniera
sospetta sembra creato apposta per far sganasciare dalle risate lo spettatore.
Funziona tutto al contrario,come già detto,e sembrerebbe un film diretto da un cine amatore.
Probabilmente, finiti gli anni d’oro del cinema anni 70 Bianchi non ha finanziamenti decenti e così ripiega su un filmaccio rabberciato sotto tutti
i punti di vista.
Sul cast stendiamo un velo pietosissimo;a parte Mariangela Giordano,gli altri commettono errori da principante,come guardare in camera ecc.
Le espressioni di terrore poi sembrano più dovute a problemi intestinali che a tentativi credibili di interpretazione.
In definitiva,uno dei prodotti peggiori in cui mi sia capitato di imbattermi,sconsigliato sotto tutti i punti di vista almeno come horror.
Ma qualche sana risata la strappa.
Le notti del terrore
di Andrea Bianchi (Andrew White).Con Mariangela Giordano,Karin Well,Gianluigi Chirizzi,Simone Mattioli,Peter Bark,Anna Valente.Horror,Italia 1981
Durata 85 minuti
Mariangela Giordano: Evelyn
Karin Well: Janet
Gianluigi Chirizzi: Mark
Simone Mattioli: James
Antonietta Antinori: Leslie
Roberto Caporali: George
Peter Bark: Michael
Claudio Zucchet: Nicholas
Anna Valente: Kathryn
Renato Barbieri: professor Ayres
Mariangela Giordano: Evelyn
Regia Andrea Bianchi
Sceneggiatura Piero Regnoli
Produttore Gabriele Crisanti
Casa di produzione Esteban Cinematografica
Fotografia Gianfranco Maioletti
Effetti speciali Gino De Rossi
Musiche Elsio Mancuso, Burt Rexon
Scenografia Giovanni Fratalocchi
Trucco Mauro Gavazzi, Rosario Prestopino
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Renato
Film horror che assomiglia più ad una commedia demenziale, anche se non credo che la cosa fosse intenzionale…
Decine di zombi in impermeabile e maschera coi vermi assaltano una villa (ovviamente stra-isolata e senza telefono)
decimando i presenti per la nostra soddisfazione. Dialoghi risibili, regìa poverissima e musiche fastidiose… e ciononostante
il film si fa guardare fino alla fine, sempre nell’ormai celeberrima logica del brutto che affascina. Una visione, non di più.
Cotola
Perla imperdibile del trash italiano che vanta numerosissimi estimatori. Il film, infatti, pur essendo davvero brutto, diverte non poco
chi si imbatterà in esso: i dialoghi ridicoli, gli attori impresentabili, l’inverosimiglianza di alcune situazioni
(frutto di una sceneggiatura pessima e grossolana) contribuiscono a renderlo indimenticabile. Se siete in cerca di crasse risate questo è il film che fa per voi.
Ciavazzaro
Un trash che però non riesce a non piacere. Il cast è composto in gran parte da attori cani tolta la bellissima Mariangela Giordano e il bravo Caporali
(che rivedremo qualche anno dopo ne Le Nuove Comiche), ma l’ambientazione nella villa funziona e il sangue scorre copioso. Alcuni trucchi fanno pena, ma mediamente ci si diverte.
Non così orrendo come si può credere a prima vista. Da vedere.
Deepred89
Uno dei capisaldi dell’horror-trash nostrano. Attori cani (ad esser buoni), effetti splatter abbondanti ma rozzissimi, dialoghi esilaranti (molti sono ormai passati alla storia),
regia approssimativa, montaggio pieno di errori (alcuni degni di un dilettante), musiche allucinanti (con effetti in stile fantascienza di serie Zz). Comunque il ritmo è alto e non ci si annoia mai.
E poi c’è Peter Bark, il quale rende il film qualcosa di sublime. Orribile ma imperdibile.
Undying
Il fascino di pellicole come questa sta tutto nell’approssimazione: da quella data dagli interpreti a quella generata da un soggetto fatto con dialoghi allucinati e poco curati.
Andrea Bianchi è stato regista di decine di pellicole (di vario genere) fatte con questo tenore e viene – non a caso – rammentato solo in occasione di questo Zombi Horror (nobilitato dagli effetti speciali del grande Giannetto De Rossi) e del consimile (giallo) Nude per l’assassino… Un film non per nuove generazioni…
Il Gobbo
Notevolissimo. Trionfo di coratella e fegatini, affare della vita per le macellerie fornitrici, e materia di effettacci alla vaccinara davvero squisiti. Uno spettatore superficiale sarebbe incline a pensare che la tecnica sia la stessa del porno: tasto forward e via a cercare le scene clou. Grave errore, perchè il gore è la giusta punizione che la robusta etica del regista commina agli incredibili personaggi.
Ai posteri l’allattamento un po’ esagerato e gli zombi deossoriani con saio, ma non male anche lo scienziato (?) dell’inizio. Mistico.
Puppigallo
Se volete farvi quattro risate, vedendo un gruppo di pseudoidioti, tra i quali, una madre con un figlio che fa più impressione degli zombi, degli zombi etruschi fatti di pongo e cartongesso e un saggio di recitazione da teatrino dei burattini (occhio a ciò che dicono e, soprattutto, a James e alle sue espressioni), ve lo consiglio. Devono però piacervi anche le viscere esposte e i vermi, altrimenti astenersi.
Ah, dovrebbe essere un horror. Ma quando vedi certe scene (i grugni stessi degli zombi; La tagliola da lividi; I frati con sorpresa; Gli zombi organizzati), non puoi che ridere.
Homesick
Dopo gli esempi di Romero, Fulci e Girolami, anche Andrea Bianchi si dedica agli zombi, esseri in putrefazione – qui piuttosto astuti e vigorosi – risorti dall’Aldilà e famelici di carne umana. Squallidissimo, accatastato
su una sceneggiatura (di Piero Regnoli) pressoché inesistente, dialoghi pietosi, trucchi da carro di Carnevale e un cast di impresentabili che comprende, tra gli altri, le divette del soft-core dei poveri Karin Well
e Antonella Antinori e il freak Peter Bark. Roba da chiodi.
L’opinione del sito http://www.filmperpochi.it
Altro film italiano di zombie, questa volta tra più brutti che mi sia capitato di vedere! Conosciuto anche come Zombie Horror annoia dai primi minuti e continua ad annoiare fino alla fine, fatta eccezione per qualche risata che inevitabilmente
le scene assurdo/trash provocano!
Del regista Andrea Bianchi non so praticamente nulla, se non quello che è scritto su wikipedia, quindi non posso nemmeno dilungarmi in un nostalgico racconto sul passato del cinema nostrano, quindi passo direttamente all’analisi del film…
La particolarità del film è che qui gli zombie di questo film sono capaci di utilizzare oggetti o semplici armi, come asce e accette. Questa particolarità però porta solo a scene scontate, alcune delle quali stupidissime, come la morte della
povera cameriera che viene prima inchiodata alla finestra da uno zombie che scaglia il chiodo con una precisione millimetrica, e poi decapitata con una falce! Altra scena memorabile è quella della prima aggressione degli zombie, dove una ragazza
rimane intrappolata in una tagliola che non si sa perchè il conte sistema nel giardino di casa sua… Neanche il make-up degli zombie è convincente.














































































































































































































































































































