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I cannibali

Milano è una città le cui strade sono disseminate di corpi che giacciono riversi sull’asfalto e sui marciapiedi; il regime totalitario che domina crudelmente il paese, vuole che i corpi dei dissidenti, di coloro che protestano contro il regime siano lasciati a marcire per le strade, come monito per coloro che nutrono sentimenti anti potere. Ma Antigone, giovane borghese, non ci sta e si ribella al diktat delle autorità;

Pierre Clementi e Britt Ekland

vorrebbe seppellire il corpo di suo fratello, ma nella lotta è sola. A darle una mano non c’è nessuno; i suoi famigliari hanno paura, sono pavidi, Emone, il suo fidanzato, è un esponente di quel potere che tanti lutti ha seminato. E la gente, per strada, si abitua ben presto all’orrida visione di quei corpi abbandonati, e sfila di fianco con indifferenza, quasi fossero un arredo urbano. Ma ad aiutare Antigone arriva un misterioso giovane,


Britt Ekland è Antigone

Tiresia, comparso misteriosamente sulle rive del mare,che parla una strana lingua, ma che sembra condividere le idee della ragazza. I due, sfidando il potere costituito, iniziano a raccogliere i corpi per dare loro degna sepoltura; ma la loro attività, alla fine, diviene sospetta, e i due vengono catturati. Pestata a sangue, la ragazza resiste all’interrogatorio, mentre Tiresia, munito di una sua foto, si aggira sperduto nella città mostrando la foto di Antigone ai passanti indifferenti, seguito come un’ombra dalla polizia che cerca eventuali contatti dei due sovversivi. Portata in piazza, scortata da camionette della polizia e da cittadini,

Antigone scorge tra la folla Tiresia e gli va incontro. I due vengono falciati da una raffica di mitra; ma la loro non è stata una morte vana. Alcuni giovani, caricati i corpi dei caduti in spalla, portano i morti verso il bosco, per una degna sepoltura. Il potere ha perso, alla fine “Sicchè, signorina, lei fa parte di un gruppo rivoluzionario fuori dal nostro controllo“, chiedono i potenti alla ragazza, mentre sorseggiano alcolici e la guardano come fosse un raro esemplare. Un potere cieco, arrogante, come del resto lo è sempre. Un potere che perde anche il briciolo di umanità individuale, e che si riduce ad un’ostentazione della forza come supremo atto di oppressione. Liliana Cavani modernizza il mito dell’Antigone sofoclea e attraverso un complesso simbolismo, spesso difficile da interpretare, lo modernizza e lo trasporta ai giorni nostri, con un attacco violento al potere, visto come un sistema ottuso guidato da ottusi.

Se il messaggio è chiaro e forte, altrettanto non lo sono alcuni passaggi del film, che comunque matiene una carica corrosiva molto forte. Bravissimi gli attori impegnati, Pierre Clementi, assolutamente perfetto nel ruolo di Tiresia e la bella Britt Ekland nel ruolo di Antigone, così come davvero bravo e sobrio è Thomas Milian nel ruolo di Emone.

Film difficile,bandito ormai da tantissimi anni dagli schermi, venne contestato da larga parte dei soliti critici, che peccarono non solo di superbia, ma anche di un’insopportabile spocchia; il film non è astruso, anzi, nei suoi temi di fondo è fin troppo chiaro.

Ma la Cavani, avolte, ricorre ad un complesso simbolismo, e allora il critico saccente, non sapendo che pesci prendere, stronca la pellicola come velleitaria. In effetti non è così, come già detto; le chiavi di lettura sono quelle esposte, e se poi la Cavani usa ogni tanto immagini o situazioni criptiche, fa un peccato veniale davanti alla gran forza del film, alla sua denuncia del potere, che nel cinema viene (diciamo anche più veniva) messo alla berlina con l’ironia piuttosto che con il vigore e con la forza che usa la Cavani.

Un grande film, complesso, bello, intelligente; purtroppo assolutamente introvabile e sopratutto mai trasmesso dalle tv.

I cannibali, un film di Liliana Cavani. Con Britt Ekland, Tomas Milian, Delia Boccardo, Marino Masé, Pierre Clémenti, Sergio Serafini, Antonio Piovanelli, Carla Cassola, Francesco Leonetti, Cora Mazzoni, Francesco Arminio, Giancarlo Caio, Alessandro Cane, Massimo Castri, Giampiero Frondini
Drammatico, durata 87 min. – Italia 1969.

Britt Ekland: Antigone
Pierre Clémenti: Tiresia
Tomas Milian: Emone
Francesco Leonetti: primo ministro
Delia Boccardo: Ismene

 

Regia Liliana Cavani (Aiuto regista Gianni Amelio)
Soggetto Antigone di Sofocle
Sceneggiatura Liliana Cavani, Italo Moscati, Fabrizio Onofri
Produttore Doria, Bino Cicogna per Doria San Marco Film
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Giulio Albonico
Montaggio Nino Baragli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Ezio Frigerio
Costumi Ezio Frigerio

settembre 4, 2009 Pubblicato da: | Capolavori | , , , | 1 commento

Equus

Martin Dysart, un affermato psicanalista, si trova ad affrontare un caso anomalo e molto difficile; quello del giovane Alan , un diciassettenne che in una notte ha accecato tutti i cavalli della scuderia in cui lavorava. I cavalli erano la sua passione, la sua vita, tanto che aveva scelto di lavorare nei week end proprio per stare a loro stretto contatto.

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Richard Burton è il Dr Martin Dysart

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Per capire le reali motivazioni di Alan, il dottor Martin inizia delle delicate indagini personali, parlano prima con i genitori del ragazzo e in seguito con il proprietario della scuderia. Dopo aver dovuto lottare anche con la diffidenza del giovane, Martin riesce a penetrare nella mente del ragazzo, che inizia così a lasciarsi andare e confessa il suo segreto. La notte del brutale accecamento dei cavalli,

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Alan aveva avuto un incontro con la bella Jill, proprio in una stalla; ma il ragazzo non era riuscito ad avere rapporti sessuali con la ragazza. Se Martin ben presto impara le reali motivazioni del giovane, è costretto anche a fare i conti con la fine del suo matrimonio con la fredda e frigida moglie Margaret; sarà il giudice Eshter la persona che riuscirà, in qualche modo, a farlo uscire dal tunnel in cui si è infilato.

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Lo sfortunato incontro con Jill, Jenny Agutter

Il dottor Martin, Alan, hanno in comune una cosa: i loro problemi, anche se diversi, assomigliano a dei demoni con cui devono confrontarsi; se Alan ha trovato in un rapporto insoddisfacente la causa scatenante, a cui si aggiunge la religiosità bigotta della madre e l’indifferenza del padre, Martin ha dalla sua il demone di un matrimonio assolutamente insoddisfacente, quello con una donna altera e fredda. Curando Alan in pratica Martin cura se stesso. E’ il sunto del film di sidney Lumet, bello ma anche molto, molto lento, essendo stato tratto da una piece teatrale, quella del 1972 di Peter Shaffer.

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Nel 1977 il regista americano chiama Richard Burton per interpretare il ruolo del dottor Martin, essendo stato, lo stesso attore inglese, interprete della versione teatrale. I tempi sono dilatati, lunghi, i dialoghi hanno il sopravvento su tutto. Ma Equus è un film, non un’opera teatrale, e ovviamente mancano i tempi, il ritmo. Bene Colin Blakely e la bella e brava Jenny Agutter, che interpreta Jill, la causa scatenante della pazzia momentanea di Alan.
Film difficile da giudicare e da consigliare.

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Equus un film di Sidney Lumet. Con Colin Blakely, Richard Burton, Peter Firth, Joan Plowright,Jenny Agutter
Drammatico, durata 138 min. – USA 1977.

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Harry Andrews Il proprietario della scuderia
Jenny Agutter Jill Mason
Eileen Atkins Il giudice Esther Saloman
Joan Plowright Dora Strang
Colin Blakely Frank Strang
Peter Firth Alan Strang
Richard Burton Dr Martin Dysart

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Regia Sidney Lumet
Soggetto Peter Shaffer (dall’omonima opera teatrale)
Sceneggiatura Peter Shaffer
Produttore Elliot Kastner
Casa di produzione United Artists
Musiche Richard Rodney Bennett

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settembre 3, 2009 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , | 1 commento

La lettrice (La lectrice)

La sera, prima di addormentarsi con il suo compagno, Costance legge, invogliata dallo stesso, un libro, La lettrice, che racconta la storia di una ragazza, Marie, che sceglie una professione inconsueta, leggere a domicilio dei libri per persone che amano la lettura.

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Constance, Miou Miou

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Costance diventa così l’alter ego di Marie,e leggendo, vive in prima persona gli incontri che la ragazza fa, subito dopo aver pubblicato un annuncio nel quale si offre come lettrice. Marie così si imbatte in vari personaggi, come il giovane Eric, un giovane costretto a vivere su una sedia a rotelle, che ama la poesia e la lettura, ma che finirà per chiedere a Marie di sollevarsi la gonna e mostrare le gambe.

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O ancora la generalessa, una signora che risponde all’annuncio dicendo di avere cent’anni. In realtà la donna è molto più giovane, ma ama farsi leggere passi di libri russi, tratti da Lenin e Marx, da Guerra e pace e altri. Conoscerà Coralie, una bambina che vive con una madre perennemente distratta dalla sua vita personale,un ingegnere all’apparenza logorroico, ma in privato assolutamente pieno di complessi, con il quale Marie avrà una breve relazione, prima che l’uomo la abbandoni e infine un maturo magistrato in pensione che convince Marie a leggere passi dello scandaloso Sodoma di De Sade,

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e che la ragazza abbandonerà quando l’uomo pretenderà che Marie legga lo stesso libro davanti a due suoi amici, che la ragazza ha già conosciuto, uno strano e quasi folle dottore e un ispettore di polizia. Marie così passa nelle vite di queste persone come una ventata di novità, ottenendo risultati davvero particolari, come nel caso della giovane segretaria della generalessa, Bella,una splendida ragazza con la fissazione di avere ragni in testa, che finalmente si scrollerà di dosso la sua mania per scappare e tornare a vivere una vita normale.

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O ancora Coralie, la bimba abbandonata a se stessa da una madre iperattiva, con la quale Marie passerà un pomeriggio al luna park, con il risultato di vedersi denunciata per sottrazione di minore da parte della madre della bimba. Il film ruota quindi su questa dualità Costance/Marie, entrambe interpretate dalla bravissima Miou Miou, che incarna la solarità della lettrice Marie, che con la sua voce e la sua particolare dote, che consiste nel comprendere i problemi degli altri, riuscirà in qualche modo ad influenzare le stesse vite con le quali verrà a contatto.

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Un film nel film, perchè Costance ad un certo punto non sembra leggere un romanzo, ma sembra essere davvero la protagonista della storia; i punti di contatto sono tanti, come la presenza dell’invisibile amante di Marie, che è la copia carbone dell’uomo di Costance.
Il film di Delville, uscito nel 1988, è decisamente inusuale, giocato com’è tra realtà e fantasia, che ad un certo punto sembrano legate indissolubilmente; giova a tutto la presenza di citazioni di Baudelaire, di Tolstoj e di tanti altri classici della letteratura e della poesia, che rendono ad un certo punto il racconto come sospeso in una dimensione differente, in cui sembrano materializzarsi le figure, le parole e i versi che la dolce Marie legge ai suoi attenti ascoltatori.

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Un film comunque di difficile lettura,sospeso com’è tra l’equivoco sulla figura di Costance-Marie: sono la stessa persona, oppure realmente Costance legge il libro di Marie fino a decidere, alla fine, di seguire il suo percorso? Perchè nel libro di Marie i personaggi, alla fine sembrano essere mossi tutti da strane pulsioni, come se fossero avulsi dalla realtà? Interrogativi, come ne sorgono altri, durante il film. Ma tutto scorre con così sapiente destrezza, che alla fine, certi o no dell’interpretazione dell’opera di Delville, si è passati attraverso un’ora e mezzo di buon cinema, che ha affascinato, intrigato lo spettatore.

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Detto che Miou Miou è una grande attrice, e sopratutto ricca di un fascino anche sensuale, resta solo da consigliare il recupero di questa ottima opera, edi gustarsela come se fosse un libro che attendevamo da tempo…..

La lettrice, un film di Michel Deville. Con Miou-Miou, María Casares, Régis Royer, Patrick Chesnais, Pierre Dux.Brigitte Catillon, Marianne Denicourt, Maria de Medeiros, André Wilms
Titolo originale La lectrice. Commedia, durata 99 min. – Francia 1988.

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Costance/Marie Miou Miou
La madre di Eric/Jocelyne     Brigitte Catillon
Éric     Régis Royer
la Généralessa     Maria Casares
Jean/Philippe     Christian Ruché
Il magistrato     Pierre Dux
Bella     Marianne Denicourt

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Regia Michel Deville
Soggetto Raymond Jean
Sceneggiatura Rosalinde Deville e Michel Deville
Fotografia Dominique Le Rigoleur
Montaggio Raymonde Guyot
Scenografia Thierry Leproust e Ysabelle Van Wersch-Cot

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settembre 2, 2009 Pubblicato da: | Commedia | , , | 1 commento

La poliziotta

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Afflitta da un fidanzato egoista, da una famiglia in cui il padre è riverito come un sultano, da un datore di lavoro opprimente e negriero, la giovane Gianna langue sognando un futuro migliore. Dopo l’ennesimo soppruso sul lavoro, l’ennesima lite con il padre e dopo aver avuto il responso delle analisi, che escludono una sua maternità, Gianna molla tutto e parte verso Milano.

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Mariangela Melato interpreta Gianna

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Renato Pozzetto interpreta Alberto

Fermatasi a Ravedrate, la giovane vede il bando di concorso per vigili  urbani e decide di iscriversi. Durante il corso, risulta la migliore in assoluto e di conseguenza viene assunta .Ben presto però la volenterosa ragazza scopre che all’interno del comune vige il clientelismo più sfrenato: le multe che la giovane somministra ai negligenti cittadini, vengono stracciate dal solerte comandante, ammanigliato con i poteri forti, fra i quali spiccano un industriale inquinatore e intrallazzatore, con zio cardinale e fratello senatore,

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ed una serie di piccoli e ignobili faccendieri, come l’analista di un laboratorio che metterà a tacere lo scandalo più grave, l’inquinamento del fiume del paese ad opera degli scarichi dell’industria dell’uomo d’affari. Sabotata in tutti i modi, Gianna viene dapprima retrocessa al controllo sull’emigrazione; scopre il caso di una povera famiglia che vive con 15 congiunti in una catapecchia, non denuncia la cosa e finisce per dover ripartire da zero.

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Mario Carotenuto

Dopo aver respinto il ritorno di fiamma dell’ex fidanzato, la donna, combattivamente, riesce a scatenare un putiferio contro l’amministrazione locale, ma tutto viene insabbiato, nonostante l’aiuto che le viene dal pretore Ruggero, innamorato di lei. Alla fine Gianna decide di rinunciare al suo incarico e va in stazione per prendere il treno che la riporterà a casa; ma viene raggiunta da Ruggero, che la obbliga a rimanere, mentre lui parte per Roma, per proseguire la sua battaglia. Una battaglia persa, che costerà ai due un trasferimento in Sicilia, che verrà però accolto come una liberazione, visto che i due si sposeranno.

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Alberto Lionello

Commedia in agrodolce girata da Steno nel 1974, La poliziotta, pur non rifuggendo dallo schema tipico della commedia all’italiana, se ne distingue per la conosciuta bravura di Steno, che infila qua e la stilettate al malcostume italiano, in particolare quello politico, quel malaffare che sarà la costante sia della prima che della seconda repubblica. A parte la denuncia, Steno affida alla Melato, brava e assolutamente sobria e lineare nella recitazione, il compito di usare la sua maschera e la sua abilità per rendere ancor più simpatico il personaggio di Gianna, femminista e integerrima persona dai costumi morali assolutamente irreprensibili.

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Il cast del film è di notevole spessore e include Orazio Orlando nel ruolo del prefetto Ruggero, uomo che sacrifica la propria carriera per amore di Gianna, un odioso e spocchioso renato Pozzetto, abilissimo nel tratteggiare tutto gli aspetti negativi del suo personaggio, Claudio, il fidanzato di Gianna. Ci sono poi l’onnipresente Mario Carotenuto, il capo della polizia municipale, Alberto Lionello, nel ruolo del sofisticato e intrallazzatore Tarcisio, assessore al comune, oltre ad Alvaro Vitali, che interpreta l’inetto Fantuzzi, che ha il solo merito di essere nipote del Cardinale.
Film gradevole, quindi, con in mano una frusta che non prende mai il sopravvento, limitandosi a fustigare in maniera poco percettibile vizi e debolezze italiche;

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ma l’intento di Steno non era quello.Come quasi sempre, Steno stigmatizza le cose, ci ride su e invita il pubblico a riflettere su quanto espone, senza tuttavia usare il vetriolo. Regista elegante, evita sempre le classiche situazioni un tantino pecorecce e molto scollacciate tipiche della commedia italiana, imbastendo un film che si lascia vedere con piacere, che fa riflettere e che sopratutto fa sorridere. Amaro, molto spesso.

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La poliziotta, un film di Steno. Con Renato Pozzetto, Mariangela Melato, Orazio Orlando, Mario Carotenuto.Gigi Ballista, Alberto Lionello, Pia Velsi, Gianfranco Barra, Renato Scarpa, Armando Brancia, Alvaro Vitali, Umberto Smaila, Gianni Solaro Comico, durata 105 min. – Italia 1974.

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Mariangela Melato: Giovanna Abbastanzi
Orazio Orlando: pretore Patanè
Mario Carotenuto: Capo della polizia
Armando Brancia: avvocato
Renato Scarpa: farmacista
Gianfranco Barra: aiutante del pretore
Umberto Smaila: figlio del sindaco
Renato Pozzetto: Claudio
Alberto Lionello: Tarcisio
Alvaro Vitali: Fantuzzi

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Regia Steno
Soggetto Nicola Badalucco, Giuseppe Catalano, Sergio Donati, Luciano Vincenzoni
Sceneggiatura Sergio Donati, Luciano Vincenzoni
Produttore Carlo Ponti
Fotografia Alberto Spagnoli
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Gianni Ferrio
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Enrico Sabbatini

settembre 1, 2009 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 1 commento

La medusa (L’annèe des meduses)

La medusa locandina

Vic, maturo professionista, accompagna la figlia di un suo amico a Saint Tropez; la ragazza, Chris, appena diciottenne, è però assolutamente disinibita e priva di tabù, e riesce a sedurre il maturo Vic. La ragazza rimane incinta, e poichè l’uomo è anche sposato ed ha dei figli, la ragazza decide di liberarsi del figlio che ttende, e riprende la sua frivola vita in compagnia dell’affascinante madre.

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Valerie Kaprisky

La donna, bella e fascinosa, cade preda di un dongiovanni con un oscuro presente da pappone, Romain, che con abilità dopo averla portata a cena e colmata di attenzioni, la trascina con se sulla propria barca, suscitando la gelosia della giovane Chris, che ben presto si accorge della relazione adulterina della madre. Chris porta lo scompiglio anche nella vita di una giovane coppia; una sera decide di sedurre il marito della donna, ma in maniera imprevista, viene coinvolta in un menage a trois, che si conclude con una nottata infuocata.

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La giovane moglie, infatuata di Chris, costringe in pratica il marito a interrompere le vacanze, illudendosi di aver trovato qualcosa che confusamente emerge da lei, il bisogno di un amore lesbico. Ma Chris si stanca ben presto, e dopo averla mollata all’anziano padre di Vic, telefona a suo padre pregandolo di venire a Saint Tropez. L’uomo arriva, ma ben presto si immerge in lunghe telefonate, trascurando sia sua figlia che la moglie. Così Chris decide di tentare un ricatto ai danni di Romain; chiede all’uomo di uscire con lui, pena il racconto a suo padre dell’infedeltà della madre. L’uomo, messo alle strette, accetta, ma tratta Chris per quello che è in realtà, una ragazzina viziata.

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La ragazza vuole di più e cerca di farsi possedere dall’uomo, che la respinge. La scena si svolge sull’imbarcazione di romain, già teatro dell’adulterio della madre di Chris; furibonda per essere stata nuovamente rifiutata dall’uomo, Chris lo spinge in acqua, dove Romain troverà una morte dolorosissima punto da un banco di meduse che con il loro veleno lo uccideranno. Mentre l’indomani la barca arenata di Romain verrà ritrovata, con vicino il copro dell’uomo, a Chris e sua madre non resterà altro da fare che tornare in città, portandosi dietro il sapore amaro di vacanze stupide e contemporaneamente tragiche.

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Film sul genere Lolita, L’annees des meduses, ribattezzato in Italia La medusa, in maniera inesplicabile, l’opera si muove su un piano molto pruriginoso, quasi una commedia sexy all’italiana tinta di nero, con quel finale abbastanza cattivo. Un film che rivelò la bellezza e la bravura di Valerie Kaprisky, ma che alla fine risulta abbastanza piatto e incolore, non fosse per l’attrice francese, praticamente più nuda che vestita, e per la quantità industriale di tette e natiche esposte generosamente dalle bagnanti della Costa Azzurra.

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Poca incisività dei personaggi, che appaiono più imbambolati che partecipi delle varie vicende della vita di Chris, frettolosa descrizione di personalità, motivazioni e altro fanno di La medusa un film poco più che mediocre, nel quale il regista Christopher Frank concetra tutto più sull’immagine patinata dei corpi esposti che sulla sostanza, lasciando alla fine il dubbio fondatissimo su una smaccata operazione voyeuristica. Da segnalare, nel film una parte riservata a Emmanuelle Seigner.

La medusa, un film di Christopher Frank. Con Valérie Kaprisky, Bernard Giraudeau, Caroline Cellier, Emmanuelle Seigner
Titolo originale L’année des méduses. Commedia, durata 110 min. – Francia 1984.

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La medusa 1

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Bernard Giraudeau     Romain Kalides
Valérie Kaprisky    …     Chris
Caroline Cellier    …     Claude
Jacques Perrin    …     Vic
Béatrice Agenin    …     Marianne Lamotte
Barbara Nielsen    …     Barbara
David Jalil    …     Jean-Paul
Philippe Lemaire    …     Lamotte
Pierre Vaneck    …     Pierre
Jean-Paul Dubarry    …     Guttaz
Betty Assenza    …     Dorothee
Serge Gaubardy
Charlotte Kady    …     Miriam
Gill Matt    …     Aldo
Antoine Nikola    …     Peter

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Regia: Christopher Frank
Sceneggiatura:Christopher Frank
Musiche: Nina Hagen,Alain Wisniak
Fotografia:Renato Berta
Montaggio:Nathalie Lafaurie
Production Design:Jean-Jacques Caziot
Costume Design:Yvette Frank

agosto 31, 2009 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 2 commenti

Eva Aulin

Bionda, fisico minuto, sguardo da bambina; tre caratteristiche specifiche di Eva (Ewa) Aulin, attrice svedese, nata a Landskrona, in Svezia, nel febbraio del 1950; miss teen Svezia già nel 1966, arrivò in Italia grazie ad un contratto pubblicitario, e venne notata da Alberto Lattuada, che le affidò il ruolo di Wanda in Don Giovanni in Sicilia, nel quale la diciassettenne attrice è un’amica di un rivale di Giovanni, un avvocato siciliano troppo incline alle donne, oggetto del desiderio del donniolo siciliano.

Eva Aulin Candy
La Aulin in Candy

Eva Aulin Col cuore in golaNel film di Tinto Brass Col cuore in gola

Il buon successo ottenuto le valse la scrittura per il film Col cuore in gola, diretto da Tinto Brass nel 1967; in questo film la Aulin interpretava l’ambiguo ruolo della giovanissima Jane, che seduce il maturo Bernard (Jean Louis Trintignant), che per lei finirà in un gioco mortale. Nel 1968 la Aulin si sposò, ma il matrimonio durò veramente poco, appena 4 anni; ma il 1968 fu anche l’anno dell’affermazione ottenuta con La morte ha fatto l’uovo, un thriller confuso, ma dal buon riscontro di cassetta, nel quale la bionda attrice svedese lavorava accanto a Trintignant e a Gina Lollobrigida, interpretando Gabrielle, cugina di Anna, una ricca signora sulla quale ha posato gli occhi, per impadronirsi della ricca eredità della donna.

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Eva Aulin Fiorina la vacca 1

Due fotogrammi con Eva Aulin in Fiorina la vacca

Per la seconda volta consecutiva, la Aulin si trovò a interpretare un ruolo da perversa e losca avventuriera, a dispetto della sua giovane età. Divenuta a questo punto abbastanza nota, la Aulin venne interpellata per la parte da protagonista di un film con un cast stellare; il film, Candy (in Italia intitolato Candy e il suo pazzo mondo) venne diretto da Christian Marquand, e girato con attori di fama, come Marlon Brando, Richard Burton, Florinda Bolkan, John Huston, Walter Matthau, il pugile Sugar Ray Robinson, e i cantanti Ringo Starr e Charles Aznavour.

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Nel film La controfigura

Eva Aulin La morte ha fatto l'uovo
Con Gina Lollobrigida in La morte ha fatto l’uovo

La storia surreale di Candy, studentessa che durante una lezione all’università si addormenta e sogna avventure stravaganti in compagnia di altrettanto improbabili persone conosciute per caso, ebbe un riscontro positivo, anche se limitato al pubblico. Il film, a dispetto del cast di tutto rispetto, non incantò la critica. Il film successivo, Microscopic Liquid Subway to Oblivion, lo girò sotto la regia del marito, John Shadow, e sempre nel 1970 entrò nel cast di Start the Revolution Without Me , regia di Bud Yorkin, al fianco di Gene Wilder e John Sutherland.

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Ancora con Trintignant in La morte ha fatto l’uovo


Le due battute d’arresto concomitanti a queste due interpretazioni, la frenarono notevolmente. Tuttavia, nel 1971, la troviamo sul set di La controfigura, un film di Romolo Guerrieri, in cui la Aulin interpretava il ruolo di Lucia, moglie scioccherella e frivola di un mantenuto dai genitori, che si infatuerà della suocera. Con la Aulin, allora nel pieno della sua bellezza, c’erano Jean Sorel, Lucia Bosè, Silvano Tranquilli e Marilu Tolo. Nel 1972 la Aulin girò tre film; il primo, Rosina Fumo viene in città per farsi il corredo, diretto da Claudio Gora, la vide protagonista nei panni di Rosina, una ragazza fidanzata con un giovane chiamato sotto le armi, che va in città per racimolare i soldi per comprarsi il corredo, ma che finirà per passare una gran brutta esperienza.

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Tre fotogrammi tratti da La morte ha sorriso all’assassino

Il film, un fiasco clamoroso, non le impedi di avere il ruolo principale in Questa specie d’amore , di Alberto Bevilacqua, in compagnia di Ugo Tognazzi, Jean Seberg e Fernando Rey.  L’ultimo film del 1972 fu il decamerotico Fiorina la vacca, uno dei pochi prodotti del filone a poter vantare qualche qualità; la Aulin, nel ruolo di Giacomina, moglie di Compare Menico, era irresistibile, sopratutto nelle scene in cui litiga con il marito, un bravissimo Renzo Montagnani.

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Una vita lunga un giorno

Nel 1973 troviamo la Aulin nuovamente diretta da Vittorio De Sisti nel discontinuo e deludente Quando l’amore è sensualità, al fianco di Femi Benussi e Agostina Belli, nel drammatico Una vita lunga un giorno, regia di Ferdinando Baldi, nel ruolo di Anna Andersson, una cinica e spietata donna che inganna un giovane marinaio, interpretato dal cantante Mino Reitano.

Eva Aulin Microscopic liquid 1

Eva Aulin Microscopic liquid 2

Microscopic Liquid Subway to Oblivion

Gira Il tuo piacere è il mio, di Claudio Racca, La morte ha sorriso all’assassino, da protagonista, diretta da Aristide Massaccesi, Joe D’Amato, in un thriller che la vede trasformata in una specie di zombie e infine gira l’ultimo film della sua brevissima carriera, Ceremonia sangrienta,uscito in Italia come Le vergini cavalcano la morte, ennesimo film dedicato alle gesta della sanguinaria contessa ungherese Elizabeth Bathory.

Eva Aulin Rosina Fumo viene in città… per farsi il corredo

Rosina Fumo viene in città per farsi il corredo

A soli ventitre anni, la Aulin decise di lasciare  il cinema:decisione abbastanza incomprensibile, visto che si era guadagnata una certa fama, era giovanissima, e sopratutto molto bella. Dal momento della sua uscita di scena, della Aulin si è parlato solo in occasione del suo secondo matrimonio,avvenuto nel 1974 con Cesare Palladino, con il quale dovrebbe essere sposata tuttoggi.

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Eva Aulin Start the Revolution Without Me

Start the revolution with me

Eva Aulin- Start the revolution with me

Eva Aulin- Start the revolution with me 2

Due fotogrammi tratti da Start the revolution with me

Eva Aulin- Questa specie d'amore

Eva Aulin- Questa specie d'amore 2

Due fotogrammi dal film Questa specie d’amore

Eva Aulin- Quando l'amore è sensualità

Quando l’amore è sensualità

Eva Aulin- Microscopic Liquid Subway to Oblivion

Microscopic liquid subway

Eva Aulin- Le vergini cavalcano la morte

Le vergini cavalcano la morte

Eva Aulin- Il tuo piacere è il mio

Il tuo piacere è il mio

Eva Aulin- Ceremonia sangriente

Ceremonia sangriente

Eva Aulin Una vita lunga un giorno 1

Una vita lunga un giorno

Eva Aulin Quando l'amore è sensualità 2

Quando l’amore è sensualità

Eva Aulin La controfigura 2

La controfigura

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Ceremonia sangrienta (1973)
La morte ha sorriso all’assassino (1973)
Il tuo piacere è il mio (1973)
Una vita lunga un giorno (1973)
Quando l’amore è sensualità (1973)
Fiorina la vacca (1972)
Questa specie d’amore (1972)
Rosina Fumo viene in città… per farsi il corredo (1972)
La controfigura (1971)
Start the Revolution Without Me (1970)
Microscopic Liquid Subway to Oblivion (1970)
Candy 1968
La morte ha fatto l’uovo 1968
Col cuore in gola (1967)
Don Giovanni in Sicilia (1967)

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agosto 29, 2009 Pubblicato da: | Biografie | | 5 commenti

Erotika, esotika, psicotika

Titolo intrigante, con quelle tre K inserite invece delle C, quasi a simboleggiare la trasgressione o comunque un tocco di magia vocale, per un film del 1972 abbastanza ardito, anche se oggi assolutamente casto e inoffensivo.
Opera del regista Radley Metzger, racconta la vita borghese e annoiata di due coniugi,ormai privi di stimoli sia personali che sessuali.

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I due, un pò proprio per noia, un po per tentare di ravvivare un rapporto coniugale in cui il sesso è praticamente scomparso, proiettano un film a luci rosse in una delle stanze del loro sontuoso castello. I due decidono di recarsi in un locale luna park, dove incontrano una ragazza che assomiglia in tutto e per tutto alla protagonista della pellicola.

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Intanto, i due, hanno un tempestoso colloquio con il loro unico figlio, che, preda di confuse idee infarcite di misticismo, anche deliranti, li deride; nel frattempo, nel castello, arriva la ragazza, che viene invitata ad assistere al film.
Ma nel film il suo volto è cambiato; così si innesca una strana spirale, in cui tutti e tre i componenti della famiglia hanno rapporti con la ragazza, che ad un tratto scompare. Il film cambia protagonisti: adesso sono loro tre ad essere gli attori…….

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Film abbastanza indecifrabile, anche di difficile catalogazione, Erotika, esotika psicotika appare, alla fine, più come un a volte raffinato esercizio di stile che come un’opera cinematografica, anche perchè sorretto da una sceneggiatura davvero contraddittoria, così come il film stesso, girato in stretta economia, vive più sulle raffinate immagini di sesso, peraltro davvero castigate che sulla psicologia reale dei personaggi. Tra l’altro, a parte la bella Silvana Venturelli, e in qualche modo anche la Stremberg, la recitazione latita, mentre il commento sonoro di Stelvio Cipriani rende il film in qualche modo più drammatico.

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Il guaio è che non si capisce bene cosa voglia dire il regista: se inquadrare un dramma famigliare e le sue contraddizioni, se puntare il dito sulla dissoluzione del rapporto a due in conseguenza dell’abitudine, se deridere la società borghese o cosa. Alla fine il film è confuso, anche troppo, e rimane un senso di smarrimento, non colmato dal finale abbastanza sorprendente con quei ragazzi che commentano il film nel quale ormai i protagonisti sono diventati lui, lei e il figlio. Unica consolazione vera è la visione dello stupendo castello di Balsorano, location della pellicola.

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Erotika,esotika,psicotika, un film di Radley Metzger, con Silvana Venturelli,Erika Remberg,Frank Wolff,Paolo Turco Germania 1972, genere Erotico, durata 85 minuti

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Silvana Venturelli … La visitatrice
Frank Wolff … Il proprietario del castello
Erika Remberg … La moglie
Paolo Turco … Il figlio

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Regia: Radley Metzger
Sceneggiatura:Michael DeForrest,Radley Metzger
Produttore:Radley Metzger
Musiche: Stelvio Cipriani
Montaggio:Hans Jura
Fotografia:Amedeo Salfa

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agosto 27, 2009 Pubblicato da: | Erotico | , , | 5 commenti

Scandalo

Scandalo, film del 1976 diretto da Salvatore Samperi, è un’operazione unica nel suo genere nella produzione del regista veneto, recentemente scomparso; si tratta di un film con componenti noir, anche se si discosta dal genere per l’ambentazione e per la storia. Un film cupo in maniera quasi eccessiva, nichilista sia nella trama che nella conclusione, amarissima, con personaggi che appaiono privi di anima e di umanità, fatta salva la giovane e virginale Justine, vittima innocente delle perversioni altrui, in particolare della madre e del suo amante.

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Franco Nero, Armand

Il film è ambientato in un piccolo centro della Francia, agli inizi del 1940, in prossimità dell’invasione nazista. Elaine è la farmacista del paese, sposata con un professore sempre in viaggio, uomo colto ma assorto nel suo mondo, sidinteressato a quello che gli accade attorno Nella farmacia, con Elaine, ci sono Armand, un comesso factotum e Marie, una commessa-cassiera che è anche l’amante di Armand. L’uomo ha una personalità contorta, è rabbiosamente preso da confusi ideali che sfociano, ben presto, in una forma di persecuzione di Eliane. Che, agli inizi, non tollera l’uomo, ma che ben presto finirà per cedergli, iniziando con lui un complesso rapporto quasi sado masochistico. Anzi, togliamo il quasi, perchè in effetti la dipendenza di Eliane, dapprima appena accennata, diviene ben presto totale.

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Andrea Ferreol, Marie

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Lisa Gastoni, Eliane

Armand, che ha in spregio i valori borghesi che la donna incarna, obbliga Eliane a rapporti sessuali sempre più degradanti, arrivando ben presto a umiliare la donna come quando ha un rapporto sessuale con Marie nella farmacia, sotto gli occhi di Eliane, umiliandola ancor più quando costringe le due donne a denudarsi e toccarsi. La relazione tra i due diventa sempre più morbosa, così come conteporaneamente il film vira ancor più verso un pessimismo palpabile: Eliane non è pù la vittima ricattata, ma è partecipe del crudele gioco del suo amante, che una sera la costringe a denudarsi e ad uscire dalla farmacia, dove verrà vista , per sua fortuna, solo da un ubriacone.

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La relazione tra i due prosegue fino agli estremi, ovvero fino a quando Armand non chiederà alla donna di avere rapporti con Justine: la ragazza, accusata dalla madre di essere l’amante di Armand, in realtà assolutamente innocente, finirà per immolarsi agli osceni desideri dell’uomo, la classica rivincita dell’uomo comune nei riguardi della borghesia. Consumato l’atto, Eliane, preda dei rimorsi e ormai convinta di aver valicato tutti i confini della morale, inghiotte un grosso quantitativo di sonniferi e va a sdraiarsi nel letto con il marito. Non si sa se morirà, perchè comunque la casa viene centrata da una bomba sganciata da un aereo, con conseguente olocausto finale.

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L’umiliazione di Elaine

Come già detto, il film vira decisamente sul nero, mostrando personaggi che sembrano presi da una tragedia, come Elaine, moglie insoddisfatta, è vero, tuttavia plagiata  e modificata da Armand, luciferino prodotto di una classe proletaria che in questo caso potremmo definire sporca e cattiva. Anche il professor Michou non ci fa una bella figura, distratto com’è dalle sue opere letterarie, dai suoi vasi e caratterizzato da un quasi patologico disinteresse per il quotidiano. Unico personaggio positivo è Justine, la fragile adolescente che finirà, succube della madre, per diventare la vittima sacrificale di Armand, cedendo la propria verginità come olocausto purificatore, lei che è l’unica vera vittima della storia. Il finale, assolutamente cattivo, mescola però le carte, unificando i destini di tutti, buoni e cattivi, che periranno nello stesso modo.

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A parte la solita tendenza di Samperi a privilegiare la parte morbosa del racconto, questa volta siamo di fronte ad un prodotto ben realizzato, grazie sopratutto alla concomitante presenza di una sceneggiatura finalmente comprensibile, ad una fotografia assolutamente fondamentale, con quel suo passare attraverso i chiaro/scuri di Vittorio Storaro, con musiche in sottofondo di Riz Ortolani. Gli attori sono ad un livello egregio: bene Andrea Ferreol nel ruolo di Marie, bene la Gastoni, che a 41 anni riesce a mostrare ancora il suo corpo senza grandi paure. Discreto Franco Nero, nel ruolo del cattivissimo e arrabbiato Armand, mentre Justine è interpretata dalla graziosa Claudia Marsani. Il professor Michou è Raymond Pellegrin, in un ruolo molto marginale, e in fin dei conti anche poco funzionale alla storia.

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Scandalo, un film di Salvatore Samperi, con Franco Nero, Lisa Gastoni, Raymond Pellegrin, Andréa Ferréol, Claudia Marsani, Antonio Altoviti, Carla Calò, Franco Patano, Laura Nicholson, 1976 Drammatico

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Franco Nero … Armand
Lisa Gastoni … Eliane Michoud
Raymond Pellegrin … Professor Henri Michoud
Andréa Ferréol … Juliette
Claudia Marsani … Justine Michoud
Antonio Altoviti … Colonello
Carla Calò … Carmen
Franco Patano … Charles

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Regia: Salvatore Samperi
Sceneggiatura: Ottavio Jemma,Salvatore Samperi
Produzione: Silvio Clementelli
Musiche:Riz Ortolani
Montaggio:Sergio Montanari
Fotografia:Vittorio Storaro

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agosto 26, 2009 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , | 5 commenti

Eva Czemerys

Eva Czemerys foto

Una biografia, quella di Eva Czemerys, per forza di cose incompleta, almeno nei suoi dati essenziali riguardanti la vita prima dell’esordio cinematografico avvenuto nel 1971; non esistono, nella rete, dati anagrafici oltre la località di nascita, Monaco. Non si sa la data, presumibilmente comunque dopo il 1950; il mensile Nocturno parla di origini cecoslovacche, probabilmente in base al cognome. Eva Czemerys,bellezza molto mediterranea, alta, capelli scuri, fisico asciutto, esordisce sullo schermo nel 1971,nel film Bella di giorno moglie di notte, per la regia del compianto Nello Rossati, interpretando immediatamente una parte da protagonista, quella di Paola, moglie di un designer pubblicitario che uccide il marito per averla fatta prostituire.

Eva Czemerys All'onorevole piacciono le donne
La bella Eva in All’onorevole piacciono le donne, nella parte del sogno erotico di Puppis

Eva Czemerys Diario di un carcere
Con Anita Strindberg in Diario segreto di un carcere femminile

Un esordio di buon livello, che le vale la scrittura per il film La gatta in calore, che ad onta del suo titolo malizioso, non è un film sexy ma un thriller; a dirigerla è nuovamente Nello Rossati, lei interpreta Anna, moglie trascurata di Antonio, che avrà una relazione pericolosa con un pittore drogato e hippy. Curiosamente, pur avendo esordito come prima attrice, e dopo due buone prove pur in film non eccelsi, Eva non sfonda. nel 1972 ha solo un piccolo ruolo in All’onorevole piacciono le donne (Nonostante le apparenze… e purché la nazione non lo sappia), film molto sottovalutato di Lucio Fulci, graffiante commedia sui vizi di un politico perdutamente attratto dalle donne.

Eva Czemerys La gatta in calore
La gatta in calore

Eva Czemerys L'arma l'ora il movente
L’arma, l’ora e il movente

Nello stesso anno interpreta un ruolo di contorno nel film Poppea… una prostituta al servizio dell’impero, al fianco della giovane Femi Benussi e con il cantante- attore Don Backy; il film, diretto da Alfonso Brescia, ottiene un qualche successo di pubblico, pur essendo un sottoprodotto della commedia sexy. Nel film Eva è una vergine concupita dall’imperatore; curiosamente, nonostante le buone prove offerte, la Czemerys resta rilegata in parti secondarie, come nel successivo film di Bergonzelli,Cristiana monaca indemoniata, sempre del 1972, nel quale è la madre dela protagonista, la monaca Cristiana, interpretata dalla sconosciuta Toti Achilli.

Eva Czemerys L'assassino ha riservato 9 poltrone

Eva Czemerys L'assassino ha riservato 9 poltrone,2

Eva Czemerys in due scene tratte da L’assassino ha riservato 9 poltrone

Ancora un ruolo marginale nel successivo Una vita lunga un giorno, girato nel 1973 per la regia di Ferdinando Baldi,mentre torna in un ruolo di primo piano in L’arma, l’ora, il movente, di Francesco Mazzei, nel ruolo di Gulia, l’amante di un prete, uccisa poi da Orchidea, interpretata da Bedy Moratti. Sempre nel 1973 è nel cast di 24 ore… non un minuto di più, curioso prodotto realizzato da Franco Bottari, film che ruota attorno all’eccellente Riccardo Cucciolla;

Eva Czemerys Cristiana monaca indemoniata

Cristiana monaca indemoniata

sempre nel 1973 arriva un film della serie women in prison, quel Diario segreto da un carcere femminile, diretto da Rino De Silvestro, con un cast di bellezze, come Anita Strindberg,Jenny Tamburi, Cristina Gajoni, Gabriella Giorgelli, Bedy Moratti,

Eva Czemerys Una vita lunga un giorno 2

Una vita lunga un giorno

Continua a lavorare con buona lena, creandosi un suo pubblico di ammiratori: il film successivo la vede protagonista, il film è questa volta Sedicianni, di Tiziano Longo, girato nel 1974. La sua parte è quella di Mara, una donna che dopo il divorzio va a vivere con il suo nuovo amore portandosi dietro la figlia sedicenne, che la colpirà al cuore seducendo l’amante della madre. Ancora una volta si tratta di un prodotto di non eccelsa qualità, che la confina tra le interpreti minori, nonostante il suo indubbio carisma e le buone capacità.

Eva Czemerys Perchè si uccide un magistrato

Eva Czemerys Perchè si uccide un magistrato 2
Due fotogrammi tratti da Perchè si uccide un magistrato

Confermate, ancora una volta, dal ruolo di Sibilla, amante del giornalista Solaris in Perché si uccide un magistrato , ottimo film di Damiano Damiani, un thriller con connotazioni poliziesche.Il vero passo falso è Morbosità, film diretto da Luigi Russo sempre nel 1974; è un film scadente, con un cast striminzito, nel quale spicca, per modo di dire, Gianni Macchia. Un insuccesso che sembra non pesare, tant’è vero che ottiene la parte da protagonista in Il figlio della sepolta viva, diretto da Luciano Ercoli nel 1974; il suo ruolo è quello di Giovanna, duchessa di Cambise, una perfida donna che con un complotto si è impossessata di una contea.

Eva Czemerys La gatta in calore 2

La gatta in calore

L’assassino ha riservato nove poltrone, thriller di discreta fattura del 1974, diretto da Giuseppe Bennati, è la sua opera successiva; vi interpreta il ruolo di Rebecca, sorella di un nobile, che finirà uccisa per un’oscura maledizione. Nel 1974 lavora in Juegos de sociedad, dello spagnolo José Luis Merino, film che non dovrebbe mai essere uscito sul mercato italiano, e successivamente in Roma drogata: la polizia non può intervenire, di Lucio Marcaccini. E’ l’ultimo film degli anni settanta che interpreta, siamo nel 1975; la Czemerys sparisce letteralmente dallo schermo, per motivi assolutamente sconosciuti. Tonerà nel 1983 in due ruoli secondari; il primo in Fuga dal Bronx, di Enzo G. Castellari,

Eva Czemerys Sedicianni

Sedicianni

il secondo in Le feu sous la peau, letteralmente Il fuoco sotto la pelle, interpretato da attori di serie B e inedito in Italia. In pratica la sua carriera termina quì, e della bella Eva Czemerys si saprà soltanto del suo ritiro a vita privata. La bellissima attrice pare si sia dedicata da allora ad iniziative di beneficenza difendendo la sua privacy. La notizia della sua morte pare essere decisamente una leggenda metropolitana, come del resto potrete leggere nei commenti a questa breve biografia; suo marito ha smentito la notizia e la cosa ovviamente non può che fare piacere ai suoi numerosi ammiratori.

Un’attrice dotata, purtroppo poco sfruttata o impiegata per film di serie B, con qualche dovuta eccezione; un’attrice che era talmente riservata nella vita privata da non lasciare nemmeno a chi scrive una traccia di quello che l’ ha portata a scegliere di allontanarsi dal cinema.

Eva Czemerys Hoczeitsnacht report

Hoczeitsnacht report

Eva Czemerys Poppea
Poppea

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Eva Czemerys-Morbosità

Morbosità

Eva Czemerys-Il figlio della sepolta viva 2

Il figlio della sepolta viva

Eva Czemerys-Il calore sotto la pelle

Il calore sotto la pelle

Eva Czemerys Una vita lunga un giorno 1

Una vita lunga un giorno

Eva Czemerys Giochi di società

Giochi di società

Eva Czemerys Roma drogata

Roma drogata: la polizia non può intervenire

Eva Czemerys Hochzeitsnacht-Report

Hochzeitsnacht report

Eva Czemerys 24 ore... non un minuto di più

24 ore,non un minuto di più

Eva Czemerys Banner filmografia

 Il calore sotto la pelle 1985
Fuga dal Bronx 1983
Roma drogata: la polizia non può intervenire 1975
Perché si uccide un magistrato 1975
Giochi di società 1974
L’assassino ha riservato nove poltrone 1974
Il figlio della sepolta viva 1974
24 ore… non un minuto di più 1973
Una vita lunga un giorno 1973
Sedici anni 1973
Diario segreto da un carcere femminile 1973
La gatta in calore 1973
Cristiana monaca indemoniata 1972
L’arma, l’ora, il movente 1972
Poppea… una prostituta al servizio dell’impero 1972
Morbosità 1972
Hochzeitsnacht-Report 1972
All’onorevole piacciono le donne 1972
Bella di giorno moglie di notte 1971

agosto 24, 2009 Pubblicato da: | Biografie | | 16 commenti

I racconti di Canterbury

I racconti di Canterbury locandina

Chaucer, lo scrittore dei Racconti di Canterbury, è in viaggio con un gruppo di pellegrini, meta la cittadina inglese; per rendere meno noioso il viaggio, propone ad ognuno dei pellegrini di raccontare una storia, che allieti il viaggio stesso. Così assistiamo a otto novelle raccontate con malizia e impudicizia, divertimento misto a ironia anti religiosa; vediamo un ricco mercante, anziano e bavoso, smaniare per passare la prima notte di nozze con la bella Maggio, che lo cornificherà quando l’uomo perderà la vista.

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Il mercante, Hugh Griffith e la bella Maggio, Josephine Chaplin

Il mercante la riacquista proprio nel momento in cui la donna si gode il suo amplesso, ma la ragazza stessa riuscirà a far credere al marito di aver avuto le traveggole. Sarà poi la volta di un giovane agghindato come il monello di Chaplin che si muove arraffando cibo dove può, assistendo alle varie unioni carnali (spesso omosessuali), prima di finire sulla gogna, passando per il diavolo

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che beffa un taglieggiatore portandolo con se all’inferno, per una quattro volte vedova che al quinto matrimonio finisce per morire accidentalmente per colpa del neo marito, del quale si vendicherà strappandogli il naso a morsi, per un giovane che beffa un legnaiolo seducendogli la moglie, ma che verrà a sua volta beffato da un innamorato respinto dalla donna stessa, che lo punirà, involontariamente, mettendogli un bastone infuocato nelle terga. Infine, assisteremo alla parte più cupa del film, con tre giovani che si uccideranno fra loro per impossessarsi di un tesoro, prima del gran finale con un frate trasportato agli inferi, dove i suoi correligiosi vengono sputati fuori direttamente dal deretano di un gigantesco demonio.

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Laura Betti

Seconda parte della trilogia della vita, I racconti di Canterbury è dei tre film il meno riuscito, anche se esteticamente e fotograficamente, probabilmente è il migliore. Chaucer è lontano da Boccaccio, diviso da oltre 50 anni, e si vede; lo scrittore inglese non ha la finezza e lo stile narrativo di messer Boccaccio, e sembra che Pasolini faccia a gara con se stesso per rimarcarlo nel corso della sua narrazione, che questa volta è meno rigorosa, più scollacciata e sicuramente meno divertita rispetto al Decameron e meno ancora rispetto al Fiore delle mille e una notte.

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Rimane comunque la solarità, anche se solo a tratti, delle situazioni, degli ambienti e delle persone di quel medioevo visto da Pasolini come un’epoca in cui probabilmente tutto era più semplice, anche se gestito dai poteri forti, il re, i ricchi e il clero. Ma ancora una volta assistiamo alla rivincita dell’umile, dello straccione, nei confronti dei potenti: lo dimostra l’abile Maggio, che beffa il bavoso mercante, così come l’anticlericalismo è tutto nelle scene finali, con il frate trasportato in un inferno flatulente, in cui diavoli rigorosamente colorati di rosso e blu sputano fuori a intervalli regolari dai loro posteriori orde di confratelli.

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Il percorso del film non è omogeneo, mancando il regista di quell’umorismo greve, ma autenticamente popolare che possedeva Chaucer; lo stesso percorso del film, che inizia allegramente, con la novella del mercante e di Maggio, finisce in maniera tetra con i racconti finali, quello dei due ragazzi che beffano il mugnaio seducendogli moglie e figlia, quello dei tre giovani che si ammazzano per denaro e con il citato episodio del frate.

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Questa volta, però, Pasolini abbonda in costumi, scenografia e ambientazione, andando a girare il film proprio in Inghilterra, restituendo quanto meno l’aria che pervade il libro di Chaucer, attraverso le costruzioni inglesi medioevali, costumi semplici ma assolutamente a tono, sopratutto utilizzando splendidamente la fotografia, luminosa e ariosa, che ci restituisce un medioevo non cupo e drammaticamente pervaso da morte e miseria, ma un’epoca quasi ridanciana, in cui i poveri sembrano vivere allegramente le loro vite,

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beffandosi di oro e gloria, vanità e alterigia, grazie alla loro capacità di usare quel poco che hanno, ovvero l’aria, i campi e sopratutto il sesso, vera valvola di sfogo anche a livello sociale. Ecco, il sesso, in questo film di Pasolini, non ha la stessa valenza di altri suoi film; le stesse scene erotiche sono ridotte al lumicino, le beffe sessuali non hanno la valenza che avevano in Decameron e che avranno in Il fiore delle mille e una notte. Tant’è vero che il film stesso non venne perseguitato come il precedente Decameron; Pasolini sceglie anche, questa volta, attori presi dalla strada, con l’eccezione dei fidi Ninetto Davoli, che interpreta il giovane che si muove come Chaplin, Franco Citti, che interpreta il diavolo, la bravissima Laura Betti, la pluri vedova dell’episodio più riuscito del film assieme a quello del mercante (Hugh Griffith, bravissimo) e di sua moglie Maggio, la giovane Josephine Chaplin.

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Accolto in maniera difforme dalla critica, che ancora una volta si divise tra strenui difensori e accaniti contestatori, I racconti di Canterbury, pur non possedendo l’energia selvaggia e dissacratrice di altri lavori del regista, rimane comunque un’opera pregevole, anche grazie alle sue numerose pecche. Pasolini ridà corpo all’anima spontanea del cinema, senza voler costruire un racconto imbellettato da attori che declamano stentorei e fini dicitori. Utilizza come al solito gente qualsiasi, rendendo quindi spontaneo il rapporto tra il racconto popolare e  la sua anima più vera, il popolano, che in fin dei conti è il vero protagonista delle storie. Ci riesce, anche se solo a tratti, e consegna ancora una volta alla storia del cinema un’opera che quanto meno fa discutere e meditare.

Il film è disponibile su You tube all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=Hx41orl7Tn4

I racconti di Canterbury, un film di Pier Paolo Pasolini. Con Hugh Griffith, Franco Citti, Laura Betti, Ninetto Davoli, Joséphine Chaplin, Alan Webb, Tom Baker, Vittorio Fanfoni, Anita Sanders, Vernon Dobtcheff, Jenny Runacre, Philip Davis
Commedia, durata 122 (111) min. – Italia 1972.

I racconti di Canterbury banner protagonisti

Hugh Griffith: Sir January
Laura Betti: la donna di Bath
Ninetto Davoli: Perkin il buffone
Franco Citti: il diavolo
Alan Webb: il vecchio
Josephine Chaplin: May
Pier Paolo Pasolini: Geoffrey Chaucer

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Regia:     Pier Paolo Pasolini
Soggetto:     I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer
Fotografia:     Tonino Delli Colli
Montaggio:     Nino Baragli
Musiche:     Ennio Morricone
Scenografia:     Dante Ferretti

 

Interni Safa Palatino, Roma,
Esterni Canterbury, Abbazia di Battle,
Warwick,
Maidstone,
Cambridge,
Bath,
Hastings,
Lavenham,
Rolvenden (Inghilterra)
Etna (Sicilia)

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Quando aprile con le sue dolci piogge ha penetrato fino alla radice la siccità di marzo, impregnando ogni vena di quell’umore che ha la virtù di dar vita ai fiori, quando anche Zeffiro col suo dolce soffio ha rianimato per ogni bosco e per ogni brughiera i teneri germogli, e il nuovo sole ha percorso metà del suo cammino in Ariete, e cantano melodiosi gli uccelletti che dormono tutta la notte ad occhi aperti, (tanto li punge al cuore la natura), la gente allora è presa dal desiderio di mettersi in pellegrinaggio e d’andare come palmieri per contrade forestiere alla ricerca di lontani santuari variamente noti, e fin dalle più remote parti d’ogni contea d’Inghilterra molti si recano specialmente a Canterbury per visitare il santo martire benedetto che li soccorse quand’erano malati e infermi …

«C’è dentro ogni ben di Dio», scrisse John Dryden dei Canterbuiy Tales di Geoffrey Chaucer (1340?-1400), vasto affresco incompiuto in versi sulla società inglese del XIV secolo. Ispirandosi forse a Boccaccio, ma comunque da buon conoscitore degli autori nostri, Chaucer immagina che nell’aprile 1383, durante un pellegrinaggio da Southwark all’abbazia di Canterbury, i partecipanti si narrino delle storie. Questi racconti dovevano essere 120: l’autore ne completò ventuno, ne lasciò abbozzati tre. Pasolini (che ridacchia in prima persona impersonando Chaucer nel film) ne ha scelti otto di tipo grottesco e scurrile, sorvolando sulla cornice che nel testo invece è molto significativa. » Tullio Kezich

Ancora una volta il verdetto di una giuria cinematografica non aderisce all’opinione che la maggioranza del pubblico e della critica si è fatta di un film. Un applauso striminzito, e commenti imbarazzati nonostante molte grasse risate durante la proiezione, hanno accolto la prima mondiale dei Racconti di Canterbury, il film di Pier Paolo Pasolini girato in Inghilterra (e quella inglese è l’edizione che l’autore considera originale) ma presentato dall’Italia al Festival di Berlino, secondo pannello d’un trittico ideale, governato dalla gioia di raccontare, che fu aperto dal Decameron e sarà chiuso dalle Mille e una notte. » Giovanni Grazzini

Tratto da The Canterbury Tales (prima edizione: 1478), l’opera maggiore e incompiuta del poeta inglese Geoffrey Chaucer (1343-1400). In cammino verso Canterbury – per onorare le spoglie dell’arcivescovo Thomas Beckett – Chaucer (P.P. Pasolini) e altri pellegrini raccontano storie e aneddoti. Tra i 24 che compongono la raccolta, il regista ne ha scelti 8, talvolta liberamente rielaborandoli o inventando. Tra Il Decameron (1971) e Il fiore delle Mille e una notte (1974), è il 2° film della cosiddetta “trilogia della vita”, e il meno riuscito. Chaucer è un grande umorista; Pasolini è talvolta ilare, ma quasi privo di umorismo. Nell’uno c’è gaiezza in penombra, nell’altro tetraggine. Il primo è licenzioso, il secondo scurrile con una programmata provocazione in cui entrano, forse, anche il calcolo e un esibizionismo quasi infantile. A livello figurativo sono innegabili l’occhio e il gusto di Pasolini, ma non c’è più l’orecchio, almeno nell’edizione italiana. Non mancano le figure azzeccate (L. Betti, F. Citti) né gli episodi riusciti, ma l’amalgama non convince. Morandini

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agosto 21, 2009 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , | 5 commenti