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A Venezia…un dicembre rosso shocking

Come si possa tradurre Don’t look now in A Venezia un dicembre rosso shocking resterà per sempre un mistero.
Perchè questo film non è assolutamente un horror,ma un thriller parapsicologico.
Uno dei migliori in assoluto.

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Baxter (Donald Sutherland),un restauratore,è a Venezia con la moglie (Julie Christie).
I due fuggono dal passato,dalla perdita della loro bimba,affogata in uno stagno.
A Venezia la donna conosce una sensitiva,che la mette in guardia sul pericolo di restare in città.

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E dice di aver parlato proprio con la bimba morta.
Baxter crede solo che la moglie sia impazzita ,ma ben presto visioni premonitrici e altri segni gli spiegheranno che in effetti la moglie non solo non è pazza,ma…

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Una Venezia meravigliosamente demodè,immersa quasi sempre nella nebbia.
Due attori straordinari,un film fatto di flashback,sempre in attesa che accada qualcosa.
Una tensione palpabile,che si respira per tutto il film,sul quale sembra sempre gravitare un’oscura minaccia. Sin dalle prime scene,con la morte della bimba nello stagno,si capisce che il film non è un horror qualsiasi,ma qualcosa di più misterioso.

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Nicholas Roeg riesce a catturare l’attenzione proprio con l’atmosfera;quella dell’albergo di Venezia,dove i due coniugi,che hanno lasciato l’altro figlio in un college,cercano disperatamente di riallacciare i nodi della vita insieme;oppure con la descrizione analitica delle due sorelle,una delle quali sensitiva,che sembra guardare con gli occhi dell’anima quella donna disperata per la perdita della propria bimba.

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Visioni premonitrici,nebbia,tensione palpabile,in una città che sembra quasi sospesa in un’altra vita;il romanzo di Daphne Du Maurier prende corpo e si anima di vita propria,elegantemente e misteriosamente. Roeg,dopo L’uomo che cadde sulla terra,filma un altro capolavoro,che in Italia ebbe meno successo di quello che sarebbe stato lecito aspettarsi;ma A Venezia un dicembre rosso shocking è un film che richiede attenzione,immedesimazione in un’atmosfera che non ha nulla dei classici film del genere.

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Oggi,rivedendolo dopo trent’anni,si riscopre il fascino di una pellicola girata da un grande regista e due attori in stato di grazia,la bellissima Julie Christie e Donald Sutherland.

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A Venezia…un dicembre rosso shocking,

un film di Nicolas Roeg. Con Clelia Matania, Donald Sutherland, Julie Christie, Massimo Serato, Leopoldo Trieste, Sergio Serafini, Bruno Cattaneo, Renato Scarpa, Giorgio Trestini, Hilary Mason, David Tree Titolo originale Don’t Look Now. Drammatico,  durata 110 min. – Gran Bretagna, Italia 1973.

A Venezia un dicembre rosso shocking protagonisti

Julie Christie: Laura Baxter
Donald Sutherland: John Baxter
Hilary Mason: Heather
Clelia Matania: Wendy
Massimo Serato: vescovo Barbarrigo
Renato Scarpa: commissario Longhi
Giorgio Trestini: operaio
Leopoldo Trieste: Alessandro
David Tree: Anthony Babbage
Ann Rye: Mandy
Nicholas Salter: Johnny Baxter
Sharon Williams: Christine Baxter
Sergio Serafini: operaio
Bruno Cattaneo: investigatore Sabion
Adelina Poerio: la nana

A Venezia un dicembre rosso shocking cast

Regia Nicolas Roeg
Soggetto Daphne Du Maurier
Sceneggiatura Allan Scott e Chris Bryant
Fotografia Anthony B. Richmond e Nicolas Roeg
Montaggio Graeme Clifford
Musiche Pino Donaggio (la canzone Colori di dicembre è interpretata da Iva Zanicchi)
Scenografia Giovanni Soccol

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Maggio 9, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | 4 commenti

La chiave

Venezia,epoca imprecisata durante il fascismo.

Un anziano professore ha una moglie giovane,Teresa. L’uomo è alla ricerca di qualcosa che risvegli la sua sessualità,e decide così di lasciare per terra una chiave che apre un cassetto in cui è contenuto un diario,nel quale l’uomo ha scritto tutte le sue fantasie erotiche. Teresa trova la chiave casualmente,e dopo aver letto il diario,decide di fare la stessa cosa,affidando alla parola scritta la sua relazione con il fidanzato della figlia e le sue fantasie erotiche.

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Stefania Sandrelli

Da questo momento i due coniugi sono legati da un rapporto morboso,fatto di voyeurismo e di immaginazione,nel quale l’uno instaura un immaginario dialogo con l’altro,fatto di eros e sesso sfrenato. Attraverso i diari i due scopriranno una nuova frontiera della sessualità,fino al drammatico epilogo. Diretto da Tinto Brass,su un romanzo di Junichiro Junichiro Tanizaki,La chiave è un film erotico che però non sfocia mai nella pornografia tipica dei lavori successivi di Brass;una splendida e matura Sandrelli,dalle forme conturbanti,piene e voluttuose,espone il suo corpo senza impudicizia,dando un tocco di classe ad un film che fa fatica ad uscire dal clichè classico dei film per voyeur. La storia forse regge,anche se l’atmosfera decadente del romanzo manca quasi completamente,e si basa sulla raffigurazione visiva di un Brass che predilige le tinte cupe,recuperando parte dell’atmosfera dark e masochistica tipica dei libri dello scrittore giapponese.

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La chiave,un film di Tinto Brass. Con Stefania Sandrelli, Frank Finlay, Franco Branciaroli, Eolo Capritti, Tinto Brass, Armando Marra, Milly Corinaldi, Enzo Turrin, Barbara Cupisti, Gino Cavalieri
Titolo originale . Erotico, durata 110 min. – Italia 1983.

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Stefania Sandrelli: Teresa Rolfe
Frank Finlay: Nino Rolfe
Franco Branciaroli: Laszlo Apony
Maria Grazia Bon: Giulietta
Barbara Cupisti: Lisa Rolfe
Ugo Tognazzi: Un ubriaco
Ricky Tognazzi: Uno studente

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Regia     Tinto Brass
Soggetto     Jun’ichirō Tanizaki
Sceneggiatura     Tinto Brass
Fotografia     Silvano Ippoliti
Montaggio     Tinto Brass
Musiche     Ennio Morricone
Scenografia     Paolo Biagetti
Costumi     Michaela Gisotti

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

 

Tremendissimo film di Tinto Brass, che mostra il suo talento nei primi due minuti di pellicola e poi decide di non usarlo più, preso com’è da una pessima messa in scena che anziché apparire erotica, purtroppo, si fa grottesca ed insopportabile, popolata pure da personaggi antipatici. L’unica cosa da salvare è l’opima Stefania Sandrelli, che fa scorgere la patonza e ostenta tettone che innestano, inesorabili, fantasie facilmente immaginabili nelle menti degli allupandi ed allupatissimi spettatori di sesso maschile. Ciononostante, è da evitare.

Successo spropositato ed inspiegabile per questo polpettone soft core di Tinto Brass, tratto da un romanzo di un autore giapponese con l’azione trasferita a Venezia attorno al 1940. A parte la presenza di una Stefania Sandrelli in gran forma, tutto è da dimenticare: trama, sceneggiatura (ridicola) e prove (imbarazzanti) degli altri attori, diretti da un Brass che nella sua smania di trasgressione finisce per essere quanto mai convenzionale e noioso.

Film che fece epoca, anche se resta mistero capirne i motivi. A meno che non lo si consideri (più per intenzioni -date anche dall’allegorico titolo- che per fatti) come uno dei primi soft-porno (terreno di futuro lavoro del regista) che ha sdoganato la famiglia borghese, portando il sesso nelle comuni sale cinematografiche (addio alla squallida “Luce Rossa”). Per il resto la Sandrelli è bravissima come attrice e Brass dimostra uno stile geniale nella composizione della prima mezz’ora del film (che mostra poi invece la corda, visto che non c’è una storia).

Lui anziano e lei giovane ravvivano la loro unione leggendo a vicenda i diari segreti pieni di confidenze erotiche. Dal bellissimo romanzo di Tanizaki, un film curato, con il sapore di una Venezia decadente e decaduta che intacca con la sua salmastra umidità i corpi degli attori. Ma non parlerei di erotismo, piuttosto di voyeurismo: non c’è brivido erotico in questo come in altri lavori di Brass, solo osservazione di sederi in primo piano. E se tutta la storia confluisce sempre verso il fondoschiena della Sandrelli, la noia ben presto incombe.

Un’occasione mancata: ottima, infatti, l’idea di partenza, tratta da uno splendido romanzo di Tanizaki. Pessima, come quasi sempre, la trasposizione di Brass che riempie il film di scene noiose e un po’ volgarotte (compreso il suo topos per eccellenza: il pissing) e non riesce a districare una sceneggiatura confusa e farraginosa che alterna fantasia e realtà. La Sandrelli è mediocre. L’ambientazione di stampo fascista è ridicola. Tuttavia in futuro il regista farà ben di peggio. Grande scandalo (eccessivo) e successo di pubblico (immeritato).

Vabbè, confrontare pagina scritta e trasposizione cinematografica lascia spesso e volentieri il tempo che trova, ma come non rimpiangere che le stupende pagine di Tanizaki non abbiano trovato un interprete più atto a coglierne lo spirito reticentemente erotico, sottilmente sadico? Qui invece è tutto esposto, volgarmente, come le cosce aperte di una Sandrelli strabordante nelle carni, immemore del proprio passato cinematografico, senza che questa esibizione di ciccia riesca a suscitare altro se non ilarità (involontaria) e soprattutto noia.

Celeberrimo film di Brass generalmente criticatissimo, in realtà non così malvagio. La storia è vuota e lentissima e dopo un’ora e 50 di film si inizia a pensare che sia tutto un pretesto, ma il film è ben diretto (nonostante qualche parentesi un po’ squallida), ben musicato da Morricone e ben interpretato. Piuttosto spinto, ma già all’epoca si vedeva di molto peggio.

Mah… a parte la bella ambientazione veneziana (quasi) fuori dai luoghi comuni, il film è abbastanza noioso e si basa essenzialmente sulle riprese ginecologiche della protagonista, visto che la trama a mio avviso è confusa e il protagonista doppiatissimo è ridicolo. Mi fa un po’ sorridere Branciaroli, qui giovanissimo e imberbe, poi diventato (insieme ai suoi splendidi occhi) un bravo e serioso attore di teatro.

Orrenduccia commediola sexy duecentomila volte inferiore alle orrenducce commediole sexy tipiche dei ’70. Stefania Sandrelli qui è come la “Fanta”: no l’è bona ma l’è tanta. Le ambientazioni polverosamente stantie provocano ancor più un senso di rigetto nei confronti di un film tutto sommato miserabile, che non avendo storia certa è avulso dal suscitare anche la più misera sensazione di sorta. Per fortuna la produzione “brassiana” vede pellicole migliori di questa che, pur provandoci, non ci riesce mai.

Uno dei film di Tinto Brass che ha avuto grande successo di pubblico e che ci fa godere delle grazie della bellissima Stefania Sandrelli. La storia di corna tra la Sandrelli e il marito più anziano di lei non è che sia così originale e non spiega l’ampio consenso ricevuto dalla gente. Rivisto poi a distanza di anni non sembra proprio un granchè. Francamente evitabile.

Affetto da attacco di dietrologia mi dico: se “La chiave” non avesse avuto velleità pseudoartistiche e si fosse chiamato “la chiave della dottoressa del distretto militare”, staremmo a discutere di un altro cult trash? Un film erotico è un film erotico. La Sandrelli ai tempi riempiva tutte le riviste del settore con il suo enorme culo, quindi funzione assolta. Regista come al solito rimandato a settembre, ma se si paragona ad altri suoi film, questo è oro. A proposito di dietrologia, non mi riferivo al solo significato etimologico, ma anche ai fondoschiena.

 

Maggio 9, 2008 Pubblicato da: | Erotico | , | Lascia un commento

Waterworld

In un non definito futuro la terra è stata invasa dalle acque in seguito allo scioglimento delle calotte polari. Coloro che si sono salvati vivono da molto tempo su rudimentali barche o anche su isolotti ricavati in maniera fortunosa. Tra questa realtà fatta di squallore si muove una strana figura,un essere mutante uomo ma con le branchie di un pesce, capace quindi di immergersi sott’acqua,cosa che fa spesso riportando in superficie i resti di quella che era la civiltà umana.

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Un giorno capita su una di queste isole dove finirebbe per diventare cibo per i sopravvissuti se una donna, Helen non lo salvasse e fuggisse con lui, in compagnia di una bambina di nome Enola. Proprio nel momento in cui scappano arrivano gli Smokers,un gruppo di pirati che si mette subito sulle loro tracce. Enola infatti è una bambina molto importante; sulle sue spalle i genitori hanno tatuato la mappa per raggiungere Dryland,la terra secca ovvero una porzione di terra che emerge dalle acque.

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Dopo numerose avventure,il mutante,Helen e Enola,in compagnia di un pugno di uomini,riusciranno a raggiungere la mitica Dryland,dove il mutante,dopo aver salutato tutti,riprenderà la sua errabonda esistenza sul mare. Massacrato dai critici, ignorato dal pubblico,Waterworld rappresenta uno dei fallimenti più costosi della storia del cinema; diretto da Kevin Costner è un film che in realtà ha una trama intrigante ed è ben diretto,pur con alcune clamorose ingenuità sul piano della trama. In un mondo coperto d’acqua non riesce comprensibile,per esempio,capire dove i superstiti riescano a trovare acqua dolce,o per esempio alcune piante che fanno bella mostra nel film.

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Tuttavia l’impegno c’è e anche un certo fascino legato alle immense e solitarie distese d’acqua;buona la fotografia e decisamente brave nelle loro parti le due attrici,Jeanne Tripplehorn nel ruolo di Helena e la piccola Tjna Maiorino in quello di Elona. Inespressivo Costner sempre rabbuiato.

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Waterworld, Un film di Kevin Reynolds. Con Kevin Costner, Michael Jeter, Jeanne Tripplehorn, Tina Majorino, Dennis Hopper.Chaim Jeraffi, John Fleck, Gerard Murphy, Zakes Mokae, Sab Shimono, Robert A. Silverman, Robert LaSardo, Lee Arenberg, Kim Coates, Doug Spinuzza
Fantascienza, durata 135 min. – USA 1995.

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Kevin Costner: Mariner
Dennis Hopper: Deacon
Jeanne Tripplehorn: Helen
Tina Majorino: Enola
Michael Jeter: Gregor
Chaim Jeraffi: primo drifter
John Fleck: Medico
Gerard Murphy: Nord

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Michele Gammino – Kevin Costner
Dario Penne – Dennis Hopper
Sergio Graziani – Michael Jeter
Cristina Boraschi – Jeanne Tripplehorn
Domitilla D’Amico – Tina Majorino
Massimo De Ambrosis – Chaim Jeraffi
Mino Caprio – John Fleck
Francesco Pannofino – Gerard Murphy

Fotografia:     Scott Fuller, Dean Semler
Montaggio:     Peter Boyle
Effetti speciali:     Martin Bresin, John Cassel
Musiche:     James Newton Howard, Artie Kane
Scenografia:     Dennis Gassner

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Maggio 8, 2008 Pubblicato da: | Fantascienza | | 1 commento

Porci con le ali

Porci con le ali locandina

I giovani in crisi degli anni settanta,eredi di un’altra generazione,quella del 68,che scompaginò certezze e che diede una spallata ad un mondo troppo perbenista,rivoluzionando,in un certo senso,quelli che erano i rapporti in seno alla società e in seno alla famiglia.

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Lou Castel

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Antonia e Rocco,Cristiana Mancinelli  e Franco Bianchi

Ma i giovani degli anni settanta hanno altri problemi e altre ambizioni;e Porci con le ali,riduzione cinematografica del best seller firmato dai due “sconosciuti” Rocco e Antonia,cerca di raccontare,in modo peraltro molto confuso,questa contraddizione attraverso la storia di due studenti,Rocco e Antonia,più alle prese con la loro sessualità e la scoperta di essa che presi dai vagiti di una sorta di rivoluzione in atto,attraverso la contestazione studentesca e una rivolta in armi che per fortuna restò solo sulla carta,pur producendo lutti a non finire.

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Il film funziona,in parte,solo nella descrizione dei rapporti tra i due,quasi un racconto di una storia d’amore un tantino pruriginosa,ma nemmeno così volgare,a guardarla con gli occhi di oggi;unica concessione alle pruderie della platea è la scena demenziale del rapporto di sesso tra i due davanti ad un folto gruppo di studenti che li canzona.

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Per il resto tutte le tematiche sociali,politiche e generazionali sono abbordate da Pietrangeli,il regista del film,in modo confuso:basta citare un dialogo del film per capire le velleità assolutamente fuori luogo espresse dal film.

[Antonia si siede sul letto accanto alla madre]
La madre: “Va bene e chi è sta volta?”
Antonia: “Di lui dicono che è un’assassino, ma lo fa per difendere i deboli in un incidente di caccia ha avuto le braccia spezzate durante una sommossa è stato arrestato ha una moglie, un figlio una volta è stato nel maniconio… É scappato, volevano lobotomizzarlo.”
La madre: “Come hai detto che si chiama?”
La figlia: Rocco si chiama.
[piangendo esce dalla stanza e sbatte la porta]

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Ecco,c’è un mondo inespresso,in questo dialogo;il film sbanda,affiancando alla rinfusa frammenti di storia reale a momenti di intimità della coppia,senza riuscire in nessun modo ad affondare i colpi della denuncia sociale di un mondo in evoluzione,in bilico tra protesta,lotta armata,rivendicazioni di diritti sacrosanti e modo confuso di affrontarli,tutte tematiche che chi ha vissuto quegli anni conosce bene.

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Il film ebbe ovviamente problemi con la censura,che amplificò enormemente la fama del film,diciamo anche in maniera abbastanza casuale;nel film difatti manca lo spessore che c’è nel libro,che pure non è un’opera da ricordare. Ma il film fa di peggio,consegnando alla storia un progetto assolutamente inespresso,oggi assolutamente inguardabile nella sua pochezza e ingenuità.

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Porci con le ali, un film di Paolo Pietrangeli. Con Lou Castel, Franco Bianchi, Cristiana Mancinelli Scotti, Anna Nogara, Susanna Javicoli. Genere Commedia, colore 105 minuti. – Produzione Italia 1977

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Franco Bianchi: Rocco
Lou Castel: Marcello
Cristiana Mancinelli: Antonia

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Regia Paolo Pietrangeli
Soggetto Marco Lombardo Radice, Lidia Ravera
Sceneggiatura Giuseppe Milani, Paolo Pietrangeli
Casa di produzione Ediscope, Uschi
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Dario Di Palma
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Giovanna Marini

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Maggio 8, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

Classifica al botteghino 1971

I dati sono forniti dal magnifico sito:hitparadeitalia.it,il sito più completo in Italia per conoscere la storia delle vendite di 45 giri e Lp.

1) Continuavano a chiamarlo Trinità

1 Continuavano a chiamarlo Trinità locandina 1

1 Continuavano a chiamarlo Trinità foto 1

di E.B. Clucher; con: Terence Hill – Bud Spencer – Yanti Somer – Enzo Tarascio – Pupo De Luca – Dana Ghia.

Giudizio:

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2) Il Decameron

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2 Il Decameron foto 1

Giudizio:

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di Pier Paolo Pasolini; con: Franco Citti – Ninetto Davoli – Pier Paolo Pasolini – Angela Luce – Silvana Mangano – Guido Alberti.

3) Agente 007 – Una cascata di diamanti (Diamonds Are Forever)

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di Guy Hamilton; con: Sean Connery – Jill St. John – Lana Wood – Charles Gray – Bruce Cabot.

Giudizio:

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4) Mimì Metallurgico ferito nell’onore

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4 Mimì Metallurgico ferito nell'onore foto

di Lina Wertmuller; con: Giancarlo Giannini – Mariangela Melato – Turi Ferro – Agostina Belli – Elena Fiore – Luigi Diberti.

Giudizio:

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5) Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata

5 Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata locandina

5 Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata foto

di Lugi Zampa; con: Alberto Sordi – Claudia Cardinale – Riccardo Garrone – Angelo Infanti.

Giudizio:

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6) Love Story (Love Story)

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6 Love Story foto 1

di Arthur Hil; con: Ali MacGraw – Ryan O’Neal – Ray Milland – John Marley – Katherine Balfour – Russel Nype – Tommy Lee Jones.

Giudizio:

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7) Giù la testa

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di Sergio Leone; con: Rod Steiger – James Coburn – Romolo Valli – Maria Monti – Rik Battaglia – Franco Graziosi – Antonio Domingo – Memé Perlini.

Giudizio:

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8 ) Sole rosso

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8 Sole rosso foto1

di Terence Young; con: Charles Bronson – Ursula Andress – Toshiro Mifune – Alain Delon – Capucine.

Giudizio:

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9) Gli Aristogatti (The Aristocats)

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9 Gli Aristogatti foto 1

di Wolfgang Reithermann; con: [cartoni]

Giudizio:

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10) I diavoli (The Devils)

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Giudizio:

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di Ken Russell; con: Vanessa Redgrave – Oliver Reed – Dudley Sutton – Max Adrian – Gemma Jones

Seguono:

11) Er Più – Storia d’amore e di coltelli,

di Sergio Corbucci; con: Adriano Celentano – Claudia Mori – Romolo Valli – Vittorio Caprioli – Maurizio Arena – Ninetto Davoli.

11 Er più locandina

 

11 Er più foto

12) Quattro mosche di velluto grigio,

di Dario Argento; con: Michael Brandon – Mimsy Farmer – Jean-Pierre Marielle – Francine Racette – Bud Spencer – Marisa Fabbri – Oreste Lionello – Stefano Satta Flores – Laura Troschel – Stefano Oppedisano.

12 Quattro mosche di velluto grigio locandina

 

12 Quattro mosche di velluto grigio foto

13) Homo Eroticus

 di Marco Vicario; con: Rossana Podestà – Lando Buzzanca – Adriana Asti – Luciano Salce – Ira Fürstenberg – Angela Luce – Femi Benussi – Bernard Blier – Sylva Koscina – Lino Patruno.

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13 Homo Eroticus foto 1

14) La Betia,

di Gianfranco De Bosio; con: Nino Manfredi – Rosanna Schiaffino – Lino Toffolo – Mario Carotenuto – Smoki Samardì – Olivera Markovic.

14 La Betia locandina

 

14 La Betia foto

15) Gli scassinatori (La casse),

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15 Gli scassinatori foto

di Henri Verneuil; con: Jean-Paul Belmondo – Omar Sharif – Dyan Cannon – Robert Hossein – Renato Salvatori – Nicole Calpan.

16) Detenuto in attesa di giudizio,

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16 Detenuto in attesa di giudizio foto

di Nanni Loy; con: Alberto Sordi – Elga Andersen – Lino Banfi – Mario Pisu – Gianni Bonagura.

17) Roma bene

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di Carlo Lizzani; con: Senta Berger – Vittorio Caprioli – Philippe Leroy – Virna Lisi – Irene Papas – Nino Manfredi – Umberto Orsini – Gastone Moschin – Michèle Mercier – Franco Fabrizi – Minnie Minoprio – Enzo Cannavale – Annabella Incontrera.

18) Il vichingo venuto dal Sud

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18 Il vichingo venuto dal Sud foto

 di Steno; con: Lando Buzzanca – Pamela Tiffin – Renzo Marignano – Gigi Ballista.

19) La polizia ringrazia

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19 La polizia ringrazia foto

 di Stefano Vanzina; con: Enrico Maria Salerno – Mariangela Melato – Mario Adorf – Franco Fabrizi – Cyril Cusack.

20) Bianco rosso e…

20 Bianco rosso e...locandina

20 Bianco rosso e...foto

 di Alberto Lattuada; con: Sophia Loren – Adriano Celentano – Fernando Rey – Enzo Cannavale – Alessandra Mussolini.

Maggio 7, 2008 Pubblicato da: | Box office | | Lascia un commento

Apocalypse now

A 4 anni dalla fine della guerra nel Vietnam,Coppola gira il film più crudele,duro e affascinante sulla tragedia che vide 50.000 soldati Usa e un numero imprecisato di vietnamiti perire in una guerra che non fece onore a nessuno.
Un film che ebbe anche un percorso travagliato.
Girato nelle Filippine,ebbe ritardi paurosi per una malattia che colpì Sheen,oltre a tifoni e uragani che rallentarono le riprese,e per buon conto lo sforamento del budget (40 milioni di dollari).

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La trama è molto semplice:un ufficiale dell’esercito Usa deve trovare e uccidere il colonnello Kurtz (un luciferino e possente Marlon Brando),il quale,rifiutandosi di obbedire agli ordini,simile a un Dio crudele e sanguinario, combatte una sua guerra efferata e spietata,uccidendo buoni e cattivi,ammesso che si possa fare una distinzione di questo genere.
Duro atto di accusa sulla guerra in generale,sulla sua follia e sulla sua crudeltà,il film si snoda in tre ore di appassionante denuncia e folgoranti scene da antologia del cinema.Memorabile Hopper,nel bombardamento di un villaggio,fatto sulle note della cavalcata delle valchirie (adoro l’odore del napalm,dice il colonnello,mentre ghignando massacra la popolazione del villaggio).

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Film sulla psiche umana,anche. Tratto da Cuore di tenebra di Conrad,è un indagine sulla follia che può colpire gli uomini messi a contatto con l’orrore quotidiano della violenza.Kurz diventa un’emblema e metafora sulla capacità della violenza di estrarre e adattare l’animo umano al potere e alla sua devastante capacità di creare il superuomo senza morale.
Un film di denuncia,colpito in patria da ostracismo totale,ma diventato in seguito un cult e,forse,il miglior film di denuncia sulla guerra di tutti i tempi.
Da segnalare la matrice Kubrickiana del film,nel suo aspetto di introspezione sulla follia del potere che colpisce i vertici dell’esercito:in alcuni punti si riconoscono l’influenza di Orizzonti di gloria,la sua allucinata violenza,l’ottusità dei generali,per i quali il soldato è solo carne da macello.
In ultimo segnalo la favolosa The end dei Doors,che contribuisce a rendere ancora più spettrale l’atmosfera del film.

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Di seguito l’intervento del mio amico WebMichi sul forum iod.forumfree.net:

Come spesso succede ad opere di questo livello, è naturale che il ricordo vada istintivamente ad alcuni “colpi” geniali, ma non altrettanto facilmente va all’essenza della rappresentazione.
In parole povere, Apocalypse Now non è secondo me un film sulla guerra del Vietnam (Oliver Stone ha fatto film molto più circostanziati all’argomento), che credo sia semplicemente il riferimento storico familiare a Coppola, né è soltanto un film contro la guerra, pur raggiungendo in questo caso risultati come pochissimi altri film hanno fatto (appunto “Orizzonti di Gloria” e “Full Metal Jacket”, o, in tempi più recenti, il bellissimo “La Sottile Linea rossa”): se la finzione fosse stata applicata all’Invasione Persiana della Grecia, alla Guerra dei Cent’Anni o alla spedizione di Cortez il Conquistatore, non sarebbe cambiato molto.

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In realtà penso che tutto il film trovi il suo risultato più importante proprio nella descrizione simbolica e reale della deriva totale della psiche applicata alla realtà degenerata della guerra, che la determina ma che essa stessa contribuisce a sviluppare.
E penso anche, pur se questo è di un pessimismo terribile, che la Guerra assuma il ruolo di rilevatore chimico delle peggiori tendenze primitive del comportamento e della relazione tra individui.
All’epoca, dopo un paio di visioni del film, la discussione con gli amici si sviluppò su di un tema preciso: per me, infatti, la chiave di volta del film era ed è nel viaggio della pilotina verso il villaggio di Kurz, perchè questo rappresenta materialmente il viaggio a ritroso dalla ragione verso la follia, dalla contemporaneità verso la notte dei tempi, e i pensieri di Willard ne sono la conferma più evidente.

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Il Vietnam centra poco o nulla: fateci caso, non vedi mai un vietcong in faccia, e la battaglia intorno al ponte ti dice chiaramente che non è importante neppure chi sia il nemico, che vale neppiù e nemmeno te stesso. Quando poi avviene l’uccisione di uno dei marines con il giavellotto, arma primitiva che la spunta sulla tecnologia bellica dell’imbarcazione e degli stessi uomini e sul tempo in cui questi agiscono, il quadro atemporale e amorale della follia ( o della nostra natura) è completo

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Apocalypse now, un film di Francis Ford Coppola. Con Robert Duvall, Dennis Hopper, Martin Sheen, Marlon Brando, Frederic Forrest, Harrison Ford, Larry Fishburne, Scott Glenn, Albert Hall, Francis Ford Coppola, Vittorio Storaro, Dean Tavoularis, Mark Coppola, Sam Bottoms, Bo Byers, Larry Carney, Colleeen Camp, Linda Carpenter, James Keane, Damien Leake, Tom Mason, Ron McQueen, Herb Rice, Jerry Ross, Kerry Rossall, G.D. Spradlin, William Uptone, Dick White, Cyntia Wood, Jerry Ziesmer. Genere Guerra, colore 150 minuti. – Produzione USA 1979

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Apocalypse now banner personaggi

Martin Sheen: Cap. Benjamin L. Willard/Narratore
Marlon Brando: Col. Walter E. Kurtz
Robert Duvall: Ten. Col. William “Bill” Kilgore
Frederic Forrest: Jay “Chef” Hicks
Albert Hall: George Phillips
Dennis Hopper: il fotoreporter
Francis Ford Coppola: regista televisivo
Vittorio Storaro: operatore TV
Dean Tavoularis: fonico TV
Mark Coppola: annunciatore
Sam Bottoms: Lance B. Johnson
Bo Byers: serg. MP
Larry Carney: serg. MP
G.D. Spradlin: generale Corman
Chynthia Wood: Playmate dell’anno
Colleen Camp: Playmate “Miss Maggio”
Linda Carpenter: Playmate “Miss Agosto”
Laurence Fishburne: Clean
Scott Glenn: Cap. Richard M. Colby
Harrison Ford: Colonnello Lucas
Christian Marquand: Hubert De Marais

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Regia Francis Ford Coppola
Soggetto Joseph Conrad (romanzo)
Sceneggiatura Francis Ford Coppola, Michael Herr, John Milius
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Lisa Fruchtman, Gerald B. Greenberg, Richard Marks, Walter Murch
Musiche Carmine Coppola, Francis Ford Coppola, Mickey Hart, The Doors
Scenografia Dean Tavoularis, Angelo P. Graham, George Nelson
Costumi Charles E. James

Pino Colizzi: Cap. Benjamin L. Willard/Narratore
Sergio Fantoni: Col. Walter E. Kurtz
Gianni Marzocchi: Ten. Col. William “Bill” Kilgore
Michele Gammino: George Phillips
Manlio De Angelis: Col. Lucas
Sandro Acerbo: Clean
Romano Ghini: Jay “Chef” Hicks
Loris Loddi: Lance Johnson
Renato Izzo: Il fotoreporter (Dennis Hopper)
Sergio Fiorentini: generale Corman
Paolo Poiret: soldato d’inizio film
Piero Tiberi: soldato con mitragliatrice
Vittorio Stagni: bigliettaio

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“A condurre la guerra era un gruppo di clown con quattro stelle che avrebbero finito per dar via tutto il circo.”

“Lo senti ? Lo senti l’odore ? ”
” Cosa ?”
“Napalm figliuolo, non c’e’ nient’ altro al mondo che odori cosi’, mi piace l’ odore del napalm di mattina, una volta una collina la bombardammo per 12 ore e finita l’ azione andai li’ sopra , non ci trovammo piu’ nessuno, neanche un lurido cadavere di viet, ma quell’ odore, si sentiva quell’ odore di benzina, tutta la collina, odorava di …… di vittoria”

“Sai perché non ci si bagna due volte nello stesso fiume?”
“Perché il fiume scorre sempre.”

” Io volevo una missione, e per scontare i miei peccati, me ne assegnarono una.”

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Maggio 7, 2008 Pubblicato da: | Capolavori | , , , , , , | 5 commenti

Histoire d’O

 

Siamo nel 1975 e il cinema sembra aver fretta di abbattere tutti i tabu,mostrando storie spesso ai limiti o oltre la morale; confini all’epoca abbastanza rigidi,con codici comportamentali ben definiti. Just Jaecklin va oltre quel confine, riducendo per lo schermo il romanzo O,che divenne Histoire d’O,scritto da Dominique Aury,che scelse lo pseudonimo di Pauline Reage proprio per il tema scabroso del romanzo,in cui il sesso la fa dapadrone,sopratutto in una visione ed ottica masochistica,in cui la protagonista,la bella O,si concede al suo amante in spericolati giochi bondage.

Il film racconta la storia di O,ingenua (ma nemmeno tanto) ragazza della buona borghesia,che si innamora del bel Renè;un amore che ben presto si trasforma in un erotico gioco raffinato,in cui O diventa un oggetto nelle mani di Renè,che approfitta del corpo della ragazza per soddisfare tutte le sue voglie più recondite.

Non c’è ovviamente alcuno spessore culturale, nel film, come del resto mancava nel romanzo; tutto diventa un alibi per mostrare le perversioni del sesso, dai rapporti sado masochistici alla sodomia; la ragazza,in un crescendo di perversione,viene costretta a presentarsi bendata in autentiche orge,dove tutti approfittano di lei.

Che mantiene un certo candore,che evidentemente scatena la libido di un ricco e perverso nobile,Stephen,che all’inizio fa della ragazza quello che crede,prima di cedere la follia erotica ad un sentimento più complesso,in cui i ruoli si capovolgono. E’ lui,il ricco e vizioso nobile a diventare oggetto di vessazioni sessuali,è O adesso ad approfittare della situazione,facendo dell’amante il suo schiavo.

Non è una liberazione femminista,è solo erotismo; O non è più una donna ma un oggetto erotico,e lo è dal momento in cui cede ai suoi principi in nome di una carnalità esplicitamente mostrata in situazioni di aberrazione della personalità.

Histoire d’O è un film tutto sommato per guardoni,che destò scandalo e che pertanto venne decurato di alcune scene ritenute troppo osè;unico pregio del film è aver spianato la strada alla bella Corinne Clery,che comunque nel corso della sua carriera non ebbe mai picchi di recitazione importanti.

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Histoire d’O , un film di Just Jaeckin. Con Christiane Minazzoli, Corinne Cléry, Alain Noury, Udo Kier, Martine Kelly. Genere Erotico, colore 112 (95) minuti. – Produzione Francia, Germania 1975.

Corinne Clery: «O»
Udo Kier: Rene
Anthony Steel: Sir Stephen
Jean Gaven: Pierre
Christiane Minazzoli: Anne-Marie
Martine Kelly: Therese
Jean-Pierre Andréani: Eric, master II
Gabriel Cattand: The commander
Li Sellgren: Jacqueline
Albane Navizet: Andree
Nadine Perles: Jeanne
Laure Moutoussamy: Norah
Henri Piégay: Master I
Alain Noury: Ivan
Jehanne Blaise: Yvonne

Regia Just Jaeckin
Soggetto Pauline Réage
Sceneggiatura Sébastien Japrisot
Produttore Gerard Lorin, Eric Rochat, Claude Giroux (produttore associato)
Casa di produzione S.N. Prodis, Yang Films, A.D. Creation, Terra Filmkunst
Fotografia Robert Fraisse, Yves Rodallec (operatore di ripresa)
Montaggio Francine Pierre
Musiche Pierre Bachelet
Scenografia Baptiste Poirot
Trucco Aida Carange, Florence Fouquier

Vittoria Febbi: «O»
Michele Gammino: Rene
Pino Locchi: Sir Stephen
Manlio De Angelis: Pierre
Serena Verdirosi: Therese
Rossella Izzo: Andree
Flaminia Jandolo: Jeanne
Rita Savagnone: Norah
Flaminia Jandolo: Yvonne
Maria Pia Di Meo: voce narrante

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Maggio 7, 2008 Pubblicato da: | Erotico | , | 3 commenti

Barbablù

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Il personaggio di Barbablù,creato da Charles Perrault è ispirato alla vera storia di Gilles de Reis,maresciallo di Francia,condannato a morte per aver massacrato donne,bambini e giovinetti all’epoca delle gesta della pulzella di orleans,Giovanna d’Arco.

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Karin Schubert

Nella versione cinematografica del 1972,diretta da Edward Dmytryck,e girata con un cast eccezionale,che annoverava Richard Burton e Virna Lisi,Agostina Belli e Raquel Welch,Sybill Danning e Marilu Tolo,il protagonista è un nobile,Kurt von Sepper,uno degli eroi dell’aviazione durante la prima guerra mondiale.

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Agostina Belli

Il barone vive in un tero castello,nel quale conserva la mummia dell’adorata mamma,e impalma una dietro l’altra sette gentili donzelle,tutte naturalmente bellissime,ma sarà l’ottava che,furba come una gatta,riuscirà a sconfiggere il perfido barone,con l’aiuto di un giovane a cui il perfido barone ha ucciso i genitori.

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Un film che promette bene e mantiene malissimo,se non nella parte squisitamente visiva,grazie alle bellezze sposte a piè spinto,con grazie seminude esposte come nella migliore tradizione del trash anni settanta.

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un film di Edward Dmytryk. Con Marilù Tolo, Virna Lisi, Richard Burton, Nathalie Delon, Raquel Welch, Karin Schubert,
Mathieu Carrière, Agostina Belli, Sybil Danning, Joey Heatherton, Edward Meeks, Jean Lefebvre. Genere Commedia,
colore 124 minuti. – Produzione USA 1972.

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Richard Burton …     Barone von Sepper

Raquel Welch …     Magdalena
Virna Lisi …     Elga
Nathalie Delon …     Erika
Marilù Tolo …     Brigitte
Karin Schubert …     Greta
Agostina Belli …     Caroline
Sybil Danning …     Una Prostituta
Joey Heatherton    …     Anne
Edward Meeks    …     Sergio
Jean Lefebvre    …     Padre di Greta
Erica Schramm    …     Madre di Greta
Doka Bukova    …     Rosa
Mathieu Carrière    …     Il violinista
Karl-Otto Alberty    …     Amico di  von Sepper

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Regia Edward Dmytryk, in collaborazione con Luciano Sacripanti
Sceneggiatura Ennio De Concini, Edward Dmytryk, Maria Pia Fusco
Produttore Alexander Salkind
Casa di produzione Gloria Film
Distribuzione (Italia) USA Home Video, OB Films, Kino Vista
Musiche Ennio Morricone

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Maggio 6, 2008 Pubblicato da: | Trashsettanta | , , , , | 1 commento

Laguna blu

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Un veliero che fa rotta nell’Oceano naufraga. A bordo ci sono due ragazzini,Richard e Emmeline e il cuoco Paddy,che riescono a sopravvivere.

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I tre raggiungono un’isola all’apparenza disabitata,un’isola che è un autentico paradiso terrestre,ricco di tutto il necessario per la sopravvivenza dei tre. Un giorno il vecchio cuoco muore,e i due ragazzi,rimasti soli,dovranno affrontare le insidie della vita,oltre che crescere senza più una guida.

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Divenuti adolescenti,i due imparano ad amarsi e dalla loro unione nasce uno splendido bambino;è proprio il bambino a permettere loro di lasciare l’isola,perchè un giorno mangia delle bacche,che lo portano in uno stato di sonno continuo.I due ragazzi,disperati,salgono su una barca e inghiottono anche loro delle bacche.

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Saranno avvistati da un veliero,sul quale c’è il padre di Richard,che non ha mai smesso di cercarli.

A parte una fotografia stupenda e una location da favola,il film è poco più di una favoletta; ma divenne famoso per le scene di nudo in cui appariva la giovane Brooke Shields.

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un film di Randal Kleiser. Con Brooke Shields, Leo McKern, Christopher Atkins. Genere Avventura, colore 104 minuti. – Produzione USA 1980.

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Brooke Shields: Emmeline
Christopher Atkins: Richard
Leo McKern: Paddy Button
William Daniels: Arthur Lestrange
Elva Josephson: giovane Emmeline
Glenn Kohan: giovane Richard
Alan Hopgood: capitano
Gus Mercurio: ufficiale
Jeffrey Kleiser: vedetta
Bradley Pryce: Paddy bambino
Chad Timmerman: Paddy neonato
Gert Jacoby: marinaio
Alex Hamilton: marinaio
Richard Evanson: marinaio

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Regia Randal Kleiser
Soggetto Henry De Vere Stacpoole
Sceneggiatura Douglas Day Stewart
Fotografia Néstor Almendros
Montaggio Robert Gordon
Musiche Basil Poledouris


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Maggio 5, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , | Lascia un commento

Una storia vera


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Un uomo che alla veneranda età di settanta tre anni decide di mettersi in viaggio da solo,nonostante sia affetto da un enfisema,da problemi alla vista,da problemi motori. E che sceglie come mezzo di locomozione un vecchio taglia erba modificato,in grado cioè di tirare un piccolo rimorchio in cui ci sono vettovaglie,sedie,pentole,insomma tutto il necessario per arrangiarsi.
Il motivo del viaggio è la malattia del fratello,colpito da infarto.

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Un fratello che Alvin,il protagonista,non vede da molti anni,complice una lite pesante.
Così Alvin vince le resistenze della dolce Rose,la figlia,che per vivere costruisce casette per gli uccelli,carica tutto e si mette in viaggio.
Un viaggio di 500 miglia,attraverso la campagna degli states,quella rurale lontana mille miglia dai grattacieli e dai lustrini,dalle limousine e dalle vanità,dai tentacoli della metropoli.

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Un viaggio che ben presto si trasforma in un occasione,per Alvin,per mostrare la sua umanità,mentre fa un viaggio introspettivo,alla ricerca di un mondo perduto,modificatosi in tutte le sue componenti.
La campagna però resta la stessa,e Alvin la riscopre passo dopo passo,dormendo sotto un cielo stellato,accendendo un piccolo fuoco per riscaldarsi dopo una giornata di viaggio,in cui a malapena percorre 10 miglia.
E’ l’occasione per imbattersi in una umanità diversa,quella che vive fuori dagli schemi del successo e dell’arrivismo;questa non è l’America dei rambo e della guerra,non è l’America super teconologica,non è l’America del basket e degli eccessi dei divi.

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E’ un’America che vive di profondi valori,famiglia,lavoro,natura.
E Alvin,a ognuno che incontra,dispensa volontariamente o no,la sua filosofia di vita,la sua voglia di vita,di avventura.
Così,lentamente,il viaggio si compie,scandito da una musica country struggente,ammorbidita da splendidi paesaggi inondati di luce vera,grazie ad una strepitosa fotografia.
Alvin è solo,ma sembra essere in compagnia di una persona eccezionale,incredibile:se stesso.
Così lo vediamo guardare il cielo stellato,come faceva da bambino,come lui stesso racconta;con una nostalgia che velati lacrime i suoi occhi,ormai incapaci di andare a fondo.
Ma il suo è il viaggio dell’anima;in ogni angolo,in ogni gesto,Alvin mostra di aver vissuto bene,di aver imparato la lezione della vita.

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E quando il viaggio finirà,avrà portato a compimento la sua missione,duplice missione:ritroverà il fratello,in una scena di un lirismo raro,nel cinema.
E avrà ritrovato,in se stesso,le emozioni vissute allo stato latente,in una botta di vita che ognuno di noi dovrebbe,ad un punto della vita,cercare con spasmodica volontà.
Un film straordinario,lirico,commovente.
Che porta lo spettatore a chiedersi il senso dell’esistenza,a mettere in discussione i valori,l capacità stessa di prendere la vita come un carpe diem continuo,totalizzante.

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Un film da vedere per una serie di motivi.
Per viaggiare come Alvin alla ricerca di se stessi,per capire che il mondo più inesplorato in fondo vive in noi stessi.
Per capire che non è l’età il problema;che non è la salute,il denaro o l’opinione degli altri.
Siamo noi.
E’ la nostra capacità di ritrovarci bambini,di riscoprire lo spirito d’avventura,così sopito e accantonato.
Un viaggio alla ricerca dell’essenza.

Il film è di David Lynch,regista generalmente visionario.
Che in questo film supera i limiti del cinema,scrivendo e dirigendo un’opera ai confini della poesia .
Tratto da una storia vera,il film vede come protagonista,nei panni di Alvin, Richard Farnsworth,straordinario,intenso,bravissimo.
Un attore che purtroppo,l’anno dopo il film,morirà tragicamente suicida per una grave malattia.

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Una storia vera, un film di David Lynch. Con Sissy Spacek, Harry Dean Stanton, Richard Farnsworth, Everett McGill, Jane Galloway. Genere Commedia, colore 111 minuti. – Produzione USA, Francia 1999.

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Una storia vera protagonisti

Richard Farnsworth: Alvin Straight
Sissy Spacek: Rosie Straight
Harry Dean Stanton: Lyle Straight
Everett McGill: Tom
Donald Wiegert: Sig

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Regia David Lynch
Soggetto John Roach, Mary Sweeney
Sceneggiatura John Roach, Mary Sweeney
Fotografia Freddie Francis
Montaggio Mary Sweeney
Effetti speciali Gary D’Amico
Musiche Angelo Badalamenti
Scenografia Jack Fisk

Maggio 4, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | | Lascia un commento