L’iniziazione
Roger, poco più che adolescente, terminati gli studi in città, si reca per le tradizionali vacanze estive nella residenza del padre, in una lussuosa villa nelle campagne; suo padre è un industriale, che si occupa di decorazioni militari, quindi di conseguenza aspetta le buone notizie da Parigi, riguardanti un intervento militare della Francia in guerra. Siamo infatti alla vigilia della prima guerra mondiale, e il giovane Roger arriva nella villa paterna accolto da un folto schieramento di donne.
A parte lui, e gli uomini del vicino villaggio, di esseri di sesso maschile in giro non c’è nemmeno l’ombra; così il ragazzo si trova nell’invidiabile posizione di essere l’unico maschio della villa, fatta eccezione per un professore appassionato di astronomia, poeta in erba, che corteggia apparentemente senza successo la sorella della madre. Nella villa, oltre alla madre, donna inflessibile e di costumi morigerati, ancor chè giovane, ci sono la sua saccentissima e indisponente sorellina, un’altra zia,
fidanzata con un ancor più odioso ufficiale che partirà ben presto per il fronte, l’insegnante di inglese della petulante, insopportabile sorellina, la cameriera Ursula, una simpatica,molto disponibile ragazza, un’altra cameriera. A completare il quadro, non manca anche la moglie vogliosa di un contadino, con evidenti problemi di confusione mentale. Dopo aver sperimentato i modi sgarbati dell’ufficiale fidanzato della zia, Roger impara a muoversi in quell’universo tutto al femminile.
Scopre che sua madre, all’apparenza tanto arcigna e morigerata, fa strani giochi erotici con il padre; sopratutto viene iniziato alle gioie dell’amore dalla cameriera Ursula, che gli insegna i primi rudimenti del sesso. E’ una scoperta che cambia la vita del ragazzo, che da quel momento inizia a sedurre tutto ciò che incontra. Cadranno vittime (consapevoli e vogliose) dell’assatanato ragazzo la governante inglese, sedotta vicino ad uno stagno, l’altra cameriera di casa, la contadina matura e per finire anche la zia bramata dal professore poeta.

In alcuni casi, il giovane Roger passerà nottate di fuoco in compagnia contemporaneamente di Ursula, della professoressa d’inglese e dell’altra cameriera. Alla fine dell’estate scoprirà di averne messe in cinta addirittura tre; con uno stratagemma, riuscirà ad appioppare la zia al professore poeta, l’altra zia all’ufficiale e la simpatica e prosperosa Ursula ad un contadino del posto. partirà dalla villa soddisfatto e consapevole di aver passato un’estate irripetibile.

Preso a larghe mani dal romanzo erotico di Guillaume Apollinaire Les exploits d’un jeune Don Juan, uscito postumo nel 1923, L’iniziazione, film del 1986 diretto dal nostro Mingozzi, è un prodotto che si distacca nettamente dalla produzione erotica; è difatti un film con molte ambizioni, ben girato, con una trama fresca e di stampo boccaccesca, mai volgare nonostante le numerose scene di nudo del film.

Ma è un film che limita al massimo gli amplessi, basandosi più che altro sulla descrizione ambientale, e non disdegnando, quando possibile, il riferimento all’antimilitarismo e all’anticlericalismo di Apollinaire, pur conservando un’aria goliardica che è il maggior pregio del film. Splendida l’ambientazione, così come splendidi sono i costumi e la fotografia.

Molto ben assortito il cast. Bene Claudine Auger, che interpreta il ruolo della mamma di Roger, consorte dell’industriale vizioso,; bravo Fabrice Jossa, il giovane e effervescente Roger, bella e prorompente Serena Grandi nel ruolo di ursula, la cameriera che “svezzerà” l’adolescente, bene anche Virginie Ledoyen e Marina Vlady. Un film sicuramente godibile, fresco, una ventata di sano erotismo, non malato, e sopratutto mai esplicito.
L’iniziazione, un film di Gianfranco Mingozzi. Con Serena Grandi, Claudine Auger, Fabrice Josso, Marina Vlady, Bérangère Bonvoisin, François Perrot, Aurélien Recoing, Virginie Ledoyen Erotico, durata 99 min. – Italia 1986.
Serena Grandi: Ursula
Claudine Auger: la madre
Marina Vlady: Madame Muller
Fabrice Josso: Roger
François Perrot: il padre
Aurélien Recoing: Adolphe
Rosette: Helene
Laurent Spielvogel: sig. Frank
Alexandra Vandernoot: Elisa
Marion Peterson: Kate
Yves Lambrecht: Roland
Virginie Ledoyen: Bertha
Rufus: il monaco
Bérangère Bonvoisin: zia Marguerite
Daniel Langlet: sig. Muller
Jean-Claude Frissung: Valentin
Regia Gianfranco Mingozzi
Soggetto Guillaume Apollinaire (romanzo)
Sceneggiatura Jean-Claude Carrière, Peter Fleischmann, Gianfranco Mingozzi
Produttore Chantal Bergamo, Enzo Porcelli, Lucien Duval, Nicolas Duval-Adassovsky
Casa di produzione Antea Cinematografica, Orphée Arts, Lagonda Films, Les Films Ariane, Séléna Audiovisuel
Fotografia Luigi Verga
Montaggio Alfredo Muschietti
Musiche Nicola Piovani
Scenografia Jacques Saulnier
Costumi Yvonne Sassinot de Nesle
Trucco Gilberto Provenghi, Marc Blanchard
Serena Verdirosi: la madre
Rossella Izzo: Madame Muller
Gianni Marzocchi: il padre
Isabella Pasanisi: Helene
Sergio Di Stefano: sig. Frank
Anna Rita Pasanisi: Elisa
Roberto Chevalier: Roland
Gianfranco Bellini: il monaco
Vittoria Febbi: zia Marguerite
L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com
Simpaticamente ribaldo. Mingozzi dirige con estro brioso, in mezzo alla natura (siamo al Castello di Béhoust) e agli amori ancillari, dando buona forma alla materia erotica, trattata con maliziosa grazia, nonostante gli eccessi recitativi del protagonista, fin troppo stupito e vertiginoso. C’è Serena Grandi, al suo massimo. Il cannocchiale (simbolo fallico) calante, c’è anche in Homo Eroticus. Essendo tratto da libro di Apollinaire, è inevitabile che la splendida fotografia sia di Verga (Luigi).
L’opinione di Undying dal sito http://www.davinotti.com
1914: il collegiale Roger (Fabrice Josso) rientra a casa per le vacanze estive. L’avvio del conflitto mondiale lo lascia unico maschio tra le mani di una variegata quantità di donne. Domestiche, mogli e persino zia e sorella. L’iniziazione al sesso -provocata dalla formosa Ursula (Serena Grandi)- per il giovane ragazzo ha il sapore dell’avventura senza fine. Il taglio erotico del film soggiace ad un’ironia raffinata e riuscita, mentre la lieve polemica sull’inutilità della guerra è surclassata da un testo sporcaccione: ricche e plebee, nel film, scopan tutte senza ritegno. Esilarante il prete.
L’opinione di Pigro dal sito http://www.davinotti.com
Un’estate particolarmente fruttuosa per l’adolescente che approda in una villa piena di donne vogliose con cui perdere la verginità. Dal romanzo di Apollinaire, una gaia ventata di libertinaggio senza troppe morbosità o retropensieri: puro istinto sessuale che governa scherzosamente e ironicamente il mondo. Ma troppa leggerezza rende un po’ vacua e manierista l’operazione, rivelando la sua sostanziale pudicizia. Non mancano i momenti brillanti, ma neanche quelli mosci perché prevedibili. Comunque simpatico.
Lezioni private
Come gran parte delle pellicole italiane degli anni settanta, anche questa Lezioni private, diretto da Vittorio de Sisti nel 1975 è ambientato nella provincia italiana; qui il giovane Alessandro, che studia musica dai preti, sembra essere, a differenza dei compagni, assolutamente disinteressato all’altro sesso, con somma costernazione della giovane Emanuela, sorella di un conoscente di Alessandro, Gabriele.
A differenza del giovane, Emanuela ha un certo interesse per l’altro sesso, un interesse quasi morboso, principalmente proprio per Alessandro. E non è l’unica; anche Gabriele, che è omosessuale, nutre più di qualche interesse per il giovane; un giorno a casa diAlessandro arriva l’avvenente e matura Laura, un’insegnante di conservatorio arrivata per dare lezioni private al giovane Alessandro. Gabriele riesce a fotografare la donna in alcuni momenti di intimità, in cui Laura sembra lasciarsi andare a pratiche autoerotiche. Così Gabriele ricatta la donna, e la costringe ad iniziare un’opera di seduzione del giovane Alessandro. Durante un’umiliante incontro, la donna è costretta a spogliarsi davanti ai due giovani.
Ma per Alessandro i tempi stanno maturando; sedotto con grande giubilo della famiglia dalla serva di casa, il giovane si scatena, e dopo aver avuto un incontro ravvicinato con laura, consuma finalmente l’atto con la vogliosa Emanuela, in un campo verde e in un tripudio di colori.
Film abbastanza incolore, si salva dal naufragio per il cast, tutto al femminile, composto dalla bella e matura Carroll Baker, che interpreta da par suo l’insegnante di pianoforte, Laura, costretta ad un’umiliante esibizione al cospetto dei due adolescenti Alessandro e Gabriele; da Femi Benussi, bllissima e seducente come sempre, questa volta nel ruolo della servetta che riesce a sedurre il giovane Alessandro, mentre è allo stesso tempo l’amante del padrone di casa, un Renzo Montagnani una volta tanto relegato in un ruolo di secondo piano. L’ultima è Leonora Fani,
la ninfetta smaniosa che alla fine riesce finalmente a sedurre il giovane Alessandro, facendosi conquistare in un campo di grano ripreso in varie angolazioni, forse l’unica cosa particolare del film. Per il resto, si rischia un sonnellino, sia per la banalità della storia adolescenziale, sempre più sfruttata nella commedia sexy, tanto simile al capostipite Malizia, sia per le situazioni in cui incorrono i protagonisti del film, a cominciare da quell’Alessandro, (interpretato da Rosalino Cellamare, che avrà un futuro come cantante on il nome di Ron) che sembra titubare all’inizio, per poi scatenarsi verso la fine del film in una perfomance erotica degna di miglior causa. Non un film da gettare in toto, ma neanche da rivedere.

…e la cameriera di casa, Femi Benussi

…infine la vogliosa Manuela, Leonora Fani
Lezioni private, un film di Vittorio De Sisti. Con Femi Benussi, Leopoldo Trieste, Carroll Baker, Renzo Montagnani, Rosalino Cellamare, Carlo Giuffrè, Leonora Fani
Erotico, durata 95 min. – Italia 1975.


Carroll Baker: Laura Formenti
Rosalino Cellamare: Alessandro Corsini
Leonora Fani: Emanuela Finzi
Carlo Giuffrè: Luigi, il padre di Alessandro
Leopoldo Trieste: l’esibizionista
Renzo Montagnani: Giulio, zio di Alessandro
Femi Benussi: Rosina, cameriera di Giulio
Eugene Walter: zio di Emanuela
Luisa Maneri: Paola

Regia Vittorio De Sisti
Soggetto Paolo Brigenti
Sceneggiatura Paolo Brigenti, Vittorio De Sisti
Produttore Enzo Doria
Casa di produzione Torino Roma Attività Cinematografiche
Fotografia Mario Masini
Montaggio Angelo Curi
Musiche Franco Micalizzi
Scenografia Gisella Longo
Costumi Giuliana Serano
Trucco Teresa Cicchetti
La bestia in calore
Quando si è a corto di mezzi, si può anche girare un film interessante, purchè sia sorretto da una valida sceneggiatura, degli attori in gamba, delle location affascinanti o in tema con il film. In casi limite si può anche fare a meno di tutte e tre le cose e ottenere comunque prodotti dignitosi (è il caso di Blair witch project, per esempio), grazie ad una storia innovativa o quanto meno grazie ad un soggetto che si lascia guardare.
La bestia in calore, film del 1977, diretto da Luigi Batzella, non possiede nemmeno uno degli ingredienti citati, nemmeno per errore.Appartenente alla categoria dei nazi-exploitation, film nati con la maliziosa intenzione di mostrare gli orrori dei nazisti accanto a procaci fanciulle che subiscono atroci torture degne di menti malate, La bestia in calore è uno dei prodotti più beceri in assoluto, più squallidi e contemporaneamente più inutili dell’intera storia del cinema.
Avventurarsi in una descrizione sinottica del film significa essere autolesionisti, eppure ci provo. La storia (storia?) prende corpo attorno alla dottoressa la Ellen Kratsch conduce degli esperimenti genetici che dovrebbero servire alla creazione di una razza superiore. L’esperimento riesce e viene fuori una creatura umana dai tratti bestiali, dagli istinti sessuali animaleschi.
Nel frattempo la resistenza, che tenta in ogni modo di sabotare i tedeschi, deve anche fronteggiare questo pericolo, perchè le donne dei vari paesi dei dintorni vengono date in pasto (naturalmente sessuale) all’orrida creatura, con l’intento di far confessare loro improbabili informazioni sui nascondigli partigiani. naturalmente il finale vede la dottoressa Kratsch cadere preda della creatura da lei costruita, ed entrambi uccisi dai partigiani, evidentemente stomacati dalla scena di orrore che si svolge sotto i loro occhi.
Macha Magall
La trama potrebbe presentare anche qualche motivo di interesse, non fosse per lo spaventoso dilettantismo degli attori (l’unica cosa decente è Baccaro che interpreta la creatura), assolutamente privi di espressioni, anzi, alle volte comici nel loro presappochismo, per le scene di sadismo, girate con evidente scarsità di mezzi, per il recupero di vecchie scene prese da altri film e sopratutto per alcuni errori addirittura infantili nelle riprese.
Si veda per esempio la croce uncinata al contrario (sic) , la gabbia in cui è rinchiusa la creatura feroce le cui sbarre ondeggiano, le scene di guerra con granate che alzano mezzo metro di polvere e altre amenità del genere, in un pasticcio inverecondo che muove molto più al riso che all’incubo.Film completamente sconclusionato (partigiani credibili come le bugie di Pinocchio ecc), questo film ha finito con il passare del tempo per assurgere a cult di un certo tipo di cinema, lo z movie, ovvero i film più strampalati della storia. assolutamente ridicole le scene di violenza, fra le quali il top è rappresentato da Baccaro che strappa i peli pubici di una prigioniera prima di mangiarseli con evidente gusto. Altre scene diventate culto riguardano la tortura applicata ad una ragazza, praticata tramite l’inserimento nelle parti intime di elettrodi e le tradizionali unghie strappate a caldo.

Brigitte Skay ( non accreditata)
Un film assolutamente e totalmente indecoroso, diretto da cani e interpretato da cani, giudizio al quale non si sottrae neppure Macha Magall, attrice di qualche talento, che non è credibile in alcun modo nel ruolo della sadica dottoressa. Questo è trash, allo stato puro, un weird movie del quale si dice che non abbia nemmeno avuto una distribuzione cinematografica; un peccato davvero venialissimo, che ha risparmiato agli spettatori la visione di una bruttura assolutamente unica nel suo genere.
La bestia in calore ,un film di Paolo Solvay (Luigi Batzella). con Alfredo Rizzo, John Braun, Macha Magal, Kim Gatti.Xiros Papas, Salvatore Baccaro, Brigitte Skay
Erotico, durata 92 min. – Italia 1977.
Macha Magall: dottoressa Ellen Kratsch
Gino Turini: Drago
Salvatore Baccaro: bestia (come Sal Boris)
Ciro Papa: lupo (come Xiro Papas)

Regia Luigi Batzella (come Ivan Katansky)
Sceneggiatura Luigi Batzella, Lorenzo Artale
Produttore Xiro Papas (Ciro Papa)
Musiche Giuliano Sorgini
La liceale
Capostipite del genere cinematografico ad ambientazione studentesca, con chiaro sfondo erotico/soft, La liceale, film di Michele Massimo Tarantini uscito nelle sale nel 1976, riunisce, per la prima volta, tutti i canoni che saranno la base di partenza per il futuro successo del genere, ovvero la presenza della bellona di turno, in questo caso imperonata dalla fresca e bella Gloria Guida, le spalle comiche, pronte a scatenarsi in gag spesso al limite del becero e del volgare, come Alvaro Vitali,
Gloria Guida
e l’utilizzo di buoni caratteristi dal passato e futuro illustre, come il sempre bravo Carotenuto, che diventerà preside in diverse pellicole, Gianfranco D’Angelo, classico professore, il bravissimo Enzo Cannavale. Anche questo film non si discosta poi molto da tutti i cloni usciti successivamente, distinguendosi però per una certa sobrietà di sceneggiatura, per i dialoghi meno sgangherati tipici dei prodotti successivi.
La trama è abbastanza semplice, e ci mostra la giovane Loredana, afflitta da una famiglia abbastanza sgangherata, in cui i due genitori, separati, svolgono una vita abbastanza frivola e libertina; sua madre infatti ha una relazione con un anonimo tipo privo di qualsiasi interesse, suo padre, che è imprenditore, sembra avere come unica occupazione la seduzione di giovani pulzelle. Loredana sembra adattarsi a questo stile di vita frivolo e anche amorale dei suoi genitori, dedicandosi con entusiasmo (molto sospetto) allo stesso sport, distribuendo la sua virtù con troppa facilità.
E poichè Loredana tutto è tranne che una cima, che affascina solo per la sua prorompente vitalità e sopratutto per la sua esuberanza carnale, accade che dopo aver sedotto compagni e insegnanti, conoscenti e quant’ altro, anche se solo dal punto di vista della semplice eccitazione, alla fine cade nelle braccia di un collaboratore del padre, che ne approfitterà senza scrupoli per poi abbandonarla.
Così la giovane Loredana, che ha anche eccitato in maniera indecorosa un giovane compagno, facendo con lui il bagno nuda in uno specchio d’acqua, riceverà una specie di giusta punizione per aver tanto mostrato e poco concluso. Morale finale abbastanza spicciola, un tanto al chilo, ma come già evidenziato, il film colpì gli spettatori in virtù più che altro della presenza della prorompente Gloria Guida, qui nel massimo fulgore, che si espone generosamente agli sguardi del suo affezionato pubblico.
Spazio nella pellicola anche per la futura onorevole Ilona Staller, per qualche risatina, tirata fuori però davvero con sforzo e spazio sopratutto all’epidermide. In fondo il successo di questi prodotti va ascritto sicuramente alle grazie femminile, e quelle della Guida erano davvero di prim’ordine.
La liceale, un film di Michele Massimo Tarantini. Con Gloria Guida, Gianfranco D’Angelo, Giuseppe Pambieri, Alvaro Vitali, Gisella Sofio, Ilona Staller, Enzo Cannavale, Mario Carotenuto, Rodolfo Bigotti, Angela Doria, Enrico Abate, Renzo Marignano, Franco Diogene
Commedia, durata 90 min. – Italia 1976.

Gloria Guida con Gianfranco D’Angelo
Gloria Guida: Loredana D’Amico
Giuseppe Pambieri: dott. Marco Salvi
Gianfranco D’Angelo: prof. Guidi
Gisella Sofio: Elvira D’Amico, madre di Loredana
Rodolfo Bigotti: Gianni Montrone
Alvaro Vitali: Petruzzo Sciacca
Enzo Cannavale: Osvaldo, amante di Elvira
Mario Carotenuto: comm. D’Amico, padre di Loredana
Angela Doria: Lucia
Ilona Staller: Monica
Franco Diogene: amante di Monica
Marcello Martana: padre di Lucia
Renzo Marignano: prof. Mancinelli
Regia Michele Massimo Tarantini
Soggetto Francesco Milizia
Sceneggiatura Francesco Milizia, Marino Onorati, Michele Massimo Tarantini
Produttore Luciano Martino
Produttore esecutivo Gianni Saragò
Casa di produzione Dania Film
Distribuzione (Italia) Inter Record cinematografica
Fotografia Giancarlo Ferrando
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Vittorio Pezzolla
Scenografia Elio Micheli
Costumi Elio Micheli
Trucco Claudia Giustini
La moglie di mio padre
Un ricco industriale e vedovo lombardo, Antonio, convola a nozze con una donna parecchio più giovane di lui; l’uomo va in crisi ilgiorno in cui si rende conto di non poter appagare sessualmente la moglie, iniziando così una relazione adulterina, anche se passeggera, con una giovanissima. La situazione si complica notevolmente con l’arrivo di Claudio, figlio dell’industriale, giovane playboy che ben presto scopre di essere attratto, ricambiato, dalla giovane matrigna.
Luigi Pistilli
La donna, Laura, nutre dubbi su se stessa, incolpandosi in qualche modo dei problemi del marito, finendo per ingaggiare una prostituta per prendere lezioni di seduzione. Tutto finisce in tragedia quando la donna, andato via il giovane Claudio, rifiuta di tornare con il marito, preferendo la sua nuova vita indipendente; Antonio non accetta la cosa e l’uccide.
Carroll Baker
Immerso in un’atmosfera opprimente, decadente, La moglie di mio padre è un film con qualche pregio e moltissime pecche; se riesce, in qualche modo, ad essere una visione del disfacimento della famiglia (siamo negli anni settanta, nel 1976 per la precisione), dei suoi valori ormai in crisi, non sfugge alla logica di una sceneggiatura semplicistica e piena di pecche.
A parte il triangolo ormai abusato marito-moglie-figlio, appare evidentissima la distonia tra la storia e le scene di erotismo, nelle quali c’è anche, insolitamente, il bravo Adolfo Celi, che non riesce con il mestiere a coprire l’evidente imbarazzo. Bene invece Carroll Baker, sempre capace di ricoprire il ruolo assegnato con grazia e bravura. Un film in tono minore, nonostante il cast fosse di buon livello; vanno citati anche Cesare Barro, nel ruolo del giovane Claudio, Luigi Pistilli in quello dello psicanalista dell’industriale,
Gabriella Giorgelli
la solita bellissima Femi Benussi nel ruolo di una moglie fin troppo disponibile e quello della giovane e sfortunata Jenny Tamburi in quello di un’amica della Baker. Il film è diretto da Andrea Bianchi, che in passato aveva diretto diligentemente Nude per l’assassino, con taglio molto pesante, forse troppo per una pellicola con molte pretese assolutamente ridimensionabili dopo la sua visione.
Adolfo Celi
La moglie di mio padre, un film di Andrea Bianchi. Con Adolfo Celi, Carroll Baker, Jenny Tamburi, Cesare Barro,Luigi Pistilli, Femi Benussi, Gabriella Giorgelli
Erotico, durata 92 min. – Italia 1976.
Carroll Baker: Laura
Adolfo Celi: Antonio
Cesare Barro: Claudio
Luigi Pistilli: Carlo
Gabriella Giorgelli: Prostituta
Dada Gallotti: amica di Patrizia
Caterina Barbero: Gabriella
Carla Spessato: Magda
Femi Benussi: Patrizia
Jenny Tamburi: Diana
Regia Andrea Bianchi
Soggetto Andrea Bianchi, Massimo Felisatti
Sceneggiatura Andrea Bianchi, Massimo Felisatti
Produttore Enzo Doria
Casa di produzione Capitol International, Koala Cinematografica
Fotografia Franco Delli Colli, Franco Villa
Montaggio Mariano Arditi
Musiche Guido De Angelis, Maurizio De Angelis
Trucco Romana Piolanti
Emanuelle nera Orient reportage

Il successo riscosso da Emanuelle nera di Adalberto Albertini, uscito nel 1975, convinse il nostro Aroìistide Massacesi, in arte Joe D’Amato, a puntare decisamente sul personaggio, ampliandone in qualche modo la psicologia e creando ad arte il personaggio di Emanuelle nera, interpretata da Laura Gemser, come eroina di una saga che vedrà numerosi sequel, ben 13, che usciranno in varie parti del mondo con titoli differenti, creando una confusione totale attorno alla serie, per l’abitudine dei vari distributori a cambiare il titolo del film.
Cosa che accadde anche alla seconda puntata di Emanuelle, anche se è sicuramente riduttivo parlare di seguito, in quanto il prodotto lanciato da D’Amato introduce numerose alternative a quello originale. Emanuelle nera Orient reportage, uscito in America come Emanuelle in Bangcock, in Germania come Emanuelle nera 2, che diverrà poi il titolo di un’altra produzione italiana, diretta nuovamente da Albertini,
Laura Gemser
riprende il personaggio di Emanuelle, giovane ed affascinante reporter nonchè disinibita e spregiudicata donna alla ricerca di emozioni forti, ne amplia il raggio d’azione e ne amplifica le doti di gran seduttrice, sensibile al fascino maschile ma anche a quello femminile, diventando, con il passare del tempo, un personaggio assolutamente spregiudicato, libero e senza vincoli.
Ely Galleani
Il film è ambientato inizialmente a Venezia, dove Emanuelle incontra un vecchio amico, Robert, che la invita ad un viaggio in oriente. L’uomo, un archeologo, arriva in Oriente con l’intenzione di dedicarsi ai suoi scavi, mentre Emanuelle rimane ospite del principe Sanit; mentre Emanuelle spera di realizzare un servizio fotografico sul re, il principe ne approfitta per tentare un’opera di seduzione della reporter, convincendola ad assistere a complessi rituali erotici, atti a insegnarle la padronanza perfetta dell’ orgasmo.
Le cose cambiano quando il principe, accusato di aver tramato contro la vita del re viene arrestato, mentre ad Emanuelle viene rubato tutto, dl passaporto ai soldi fino all’attrezzatura fotografica. La donna conosce così l’ambasciatore americano e sua figlia, con la quale intreccia una relazione saffica. recuperato quanto le serviva, Emanuelle riparte per l’Europa, piantando anche Robert, come aveva già fatto con principe, figlia del console, tuareg vari e amanti occasionali incontrati nel corso del suo viaggio, in fuga verso nuove avventure.
Joe D’Amato, il regista, vira notevolmente verso l’erotico più spinto la storia di Emanuelle, rendendola più libera e disinibita; il tutto si traduce, naturalmente, nel classico cinema di Massacesi, fatto di un erotismo spinto, ammiccante, con grande cura dei particolari e delle scenografie, oltre che delle bellezze sedotte dalla libertina reporter. In questo caso le due donne sono Ely Galleani che interpreta Frances e Debra Berger, che interpreta Deborah, figlia dell’ambasciatore in Thailandia.
Avventura, sesso, esotismo; questa la ricetta di D’Amato per il suo film, una ricetta che trasporterò nel lavoro successivo, quando utilizzerà ancora la Gemser e Tinti come attori principali, aggiungendo un tocco di sfrenato erotismo rappresentato da Paola Senatore,Marina Hedman e Lorraine De Selle.
Emanuelle nera Orient reportage, regia Joe d’Amato (Aristide Massaccesi)
Con Laure Gemser, Gabriele Tinti, Ely Galleani, Cris Avram, Ivan Rassimov, Venantino Venantini, Giacomo Rossi Stuart, Gaby Bourgois, Koike Mahoco, Fausto Di Bella, Attilio Duse, Debra Berger
Laura Gemser: Mae Jordan, detta Emanuelle
Gabriele Tinti: Robert
Ely Galleani: Frances
Ivan Rassimov: principe Sanit
Venantino Venantini: console
Giacomo Rossi Stuart: Jimmy
Koike Mahoco: Gee
Chris Avram: Thomas Quizet
Debra Berger: Debora

Regia Joe D’Amato
Soggetto Maria Pia Fusco, Piero Vivarelli, Ottavio Alessi
Sceneggiatura Maria Pia Fusco
Produttore Oscar Santaniello
Fotografia Aristide Massaccesi
Montaggio Vincenzo Tomassi
Musiche Nico Fidenco
Scenografia Franco Gaudenzi

Emanuelle nera
Primo capitolo dell’interminabile serie dedicata a Emanuelle, personaggio ispirato alla Emanuelle portata al successo dalla Arsan e lanciata, cinematograficamente, all’interpretazione di Sylvia Kristel. Emanuelle, una bella e affascinante reporter di colore, il cui nome in realtà è Mae Jordan, si concede un viaggio in Kenia,a Nairobi, invitata e ospite della coppia Gianni e Ann.
Qui, durante il soggiorno, si invaghisce di Gianni, ha una breve relazione saffica con Ann, scappa a gambe levate quando si rende conto che il pericoloso triangolo la priverebbe della cosa a cui tiene di più, la libertà. Il film, diretto da Adalberto Albertini, con lo pseudonimo di Albert Thomas, in realtà altro non è che un assieme di scene di erotismo alle volte patinato, alle volte esplicito, portato sullo schermo dall’interprete principe dell’eroina disinibita Emanuelle, la bella Laura Gemser e dalla partner di questa pellicola, la bionda Karin Schubert.
Un film diventato un cult per una serie di motivi; il primo, più importante, è la presenza di Laura Gemser, che da allora in poi rivestirà più volte il ruolo della fotografa, e che verrà definitivamente lanciata da Joe D’Amato, vero artefice del successo della serie. Altro grosso fattore è l’erotismo esplicito della pellicola, che verrà reso ancor più tale proprio da Massacesi, che inserirà nelle versioni per il mercato estero scene esplicite di sesso, alle quali però non parteciperò mai la Gemser, che verrà sostituita da controfigure.
Paradossalmente questo primo film finirà per essere il meno interessante della serie, basato com’è solo sull’impatto visivo della protagonista e pochissimo su una trama e sceneggiatura degne di tal nome. Sarà proprio D’Amato a dare un taglio molto più intrigante alle avventure di Emanuelle, coinvolgendola in storie scabrose, alle volte con ottimi risultati.
Sul set di Emanuelle nera la Gemser conobbe quello che poi sarebbe diventato suo marito, l’attore Gabriele Tinti, e che sarebbe stato suo partner in altre produzioni della serie; un’altra citazione riguarda la bella e fortunata colonna sonora composta da Nico Fidenco, che ebbe davvero un meritato successo.
Emanuelle nera, un film di Bitto Albertini. Con Laura Gemser, Karin Schubert, Angelo Infanti, Isabelle Marchall, Gabriele Tinti, Don Powell, Venantino Venantini
Erotico, durata 90 min. – Italia 1976.
Laura Gemser: Mae Jordan (detta Emanuelle)
Angelo Infanti: Gianni Danieli
Karin Schubert: Ann Danieli
Gabriele Tinti: Richard Clifton
Isabelle Marchal: Gloria Clifton
Don Powell: professor Kamau
Venantino Venantini: William Meredith
Regia Albert Thomas
Soggetto Adalberto Albertini, Ambrogio Molteni
Sceneggiatura Adalberto Albertini, Ambrogio Molteni
Produttore Mario Mariani
Casa di produzione Emaus Films S.A., Flaminia Produzioni Cinematografiche, San Nicola Produzione Cinematografica
Fotografia Carlo Carlini
Montaggio Vincenzo Tomassi
Musiche Nico Fidenco
Scenografia Alberto Boccianti
Le dolci zie
Il giovane Libero ( omen nomen), cresciuto dal nonno comunista sfegatato e anticlericale in modo patologico, convivente con una donna di malaffare, viene sottratto alla custodia di quest’ultimo e affidato alle zie. Fiorella, Benedetta e Nini, le tre sorelle, zie di Libero, sono un tantino bigotte, ma con l’arrivo del giovane Libero, iniziano a guardare alle cose del sesso con occhi diversi.
Per il giovane, e per le tre zie, arriverà un vento di novità,naturalmente a base di sesso. Commediola erotica abbastanza insulsa, Le dolci zie si segnala solo per il cast, davvero notevole, che annovera la grande Marisa Merlini, la zia più anziana, Fiorella, che si segnala anche per una fugace scena di nudo balneare, con tanto di seni esposti per pochi secondi, per la partecipazione della conturbante Pascal Petit,la zia Benedetta, per la presenza di Femi Benussi, bellissima e simpatica come sempre, nel ruolo della zia Nini, scultrice ingenua ( forse nemmeno troppo).

Femi Benussi vista attraverso il classico buco nella serratura…

..e Pascal Petit vista sotto la classica doccia
Nel cast c’è anche la bellissima Orchidea De Santis, questa volta nel ruolo di una procace contadinella, oltre a Patrizia Gori, la ragazza saputella e impicciona che alla fine cederà anche lei al fascino del giovane Libero. Il nonno mangiapreti è interpretato da Pupo De Luca, mentre, epr il resto, il film è da dimenticare. Qualche nudo, qualche situazione scabrosa e null’altro.
Orchidea De Santis
Non fosse per le bellezze femminili, unica cosa decente della pellicola, il film andrebbe annoverato tra i più brutti del decennio settanta.
Le dolci zie, un film di Mario Imperoli. Con Marisa Merlini, Femi Benussi, Pascale Petit, Jean-Claude Verné, Mario Maranzana, Patrizia Gori, Orchidea De Santis
Erotico, durata 110 min. – Italia 1975.
Marisa Merlini … Fiorella
Femi Benussi … Mimì
Pascale Petit … Benedetta Chiappalà
Mario Maranzana …Lo zio
Jean-Claude Vernè … Libero
Orchidea de Santis …La contadinella
Patrizia Gori … Anna
Pupo De Luca … don Fiorello
Regia: Mario Imperoli
Sceneggiatura: Mario Imperoli
Produzione:Enzo Boetani,Giuseppe Collura
Musiche: Nico Fidenco
Fotografia: Fausto Zuccoli
Montaggio:Otello Colangeli
Giovannona Coscialunga disonorata con onore
Un industriale veneto, La Noce, possiede una fabbrica di formaggi in Sicilia, che ha il grave problema di inquinare un fiume vicino lo stabilimento. L’industriale, uno strano tipo a mezza strada tra l’affarista senza scrupoli e il traffichino, aiuta anche una cittadina di ragazzi, con il beneplacito di un prelato altrettanto poco affidabile. L’industriale, che teme la legge anti inquinamento , che se applicata lo porterebbe dritto in carcere, decide di rivolgersi all’onorevole Pedicò, altro traffichino che è solito dispensare favori a chiunque gli ceda la propria moglie per soddisfare la propria erotomania.
Ma La Noce ha un problema; la moglie è tutto tranne che una bella donna, inoltre è una bigotta con ferrei principi morali. Sarà Mario, segretario dell’industriale, ad avere l’idea che può salvare capra e cavoli; sostituire la moglie di La Noce con una prostituta occasionale, circuire l’onorevole e ottiene il beneplacito.
Così Mario ingaggia la bella Coco, prostituta da statale, ignorante e anche ingenua, come sostituta della moglie di La Noce; ma durante il viaggio da Roma alla Sicilia prima, e nella villa dell’onorevole poi, accadono una serie di errori di persona, di equivoci, per i il piano alla fine salta. Sarà il protettore di Giovannona alias Coco ad approfittare della situazione, mentre per Mario si apre la carriera di sfruttato. Finale amarognolo.
Giovannona Coscialunga disonorata con onore, diretto da Sergio Martino nel 1973, ad onta di un titolo assolutamente infelice, è in realtà una gradevole commedia di costume, ben diretta e con un cast nutrito di ottimi attori; c’è Vittorio Caprioli, nel ruolo dell’onorevole erotomane Pedicò, la sempre bellissima e seducente Edwige Fenech in quello di Coco, la candida prostituta protagonista dell’intreccio, Pippo Franco in quello del ragionier Mario, che finirà per diventare un pappone, oltre al bravo Gigi Ballista, alla splendida Patrizia Adiutori, e agli onnipresenti Francesca Romana Coluzzi, Riccardo Garrone e Vincenzo Crocitti.
Una commedia in alcuni tratti anche divertente, lontana dalle commediole erotiche e sexy che di li a poco invaderanno lo schermo.
Giovannona Coscialunga disonorata con onore, un film di Sergio Martino. Con Vittorio Caprioli, Edwige Fenech, Pippo Franco, Adriana Facchetti, Riccardo Garrone,Nello Pazzafini, Sandro Merli, Armando Bandini, Sandro Dori, Gigi Ballista, Vincenzo Crocitti, Patrizia Adiutori, Gino Pagnani, Carla Mancini
Commedia, durata 94 min. – Italia 1973.
Edwige Fenech: Giovannona Coscialunga in arte Cocò
Pippo Franco: Ragionier Mario Albertini
Gigi Ballista: Commendatore La Noce
Riccardo Garrone: Robertuzzo
Francesca Romana Coluzzi: Mary
Vittorio Caprioli: Onorevole Pedicò
Sandro Merli: Mons. Alatri
Danika La Loggia: Signora La Noce
Adriana Facchetti: Segretaria di Pedicò
Armando Bandini: passeggero gay nel treno
Vincenzo Crocitti: controllore del treno
Sandro Dori: Matto e cieco sulla Maserati
Gino Pagnani: Autista carro Funebre
Patrizia Adiutori: Luisella
Francesco D’Adda: Mons. Alatri
Carla Mancini: impiegata della società delle “accompagnatrici”
Luigi Leoni: Segretario di Mons. Alatri
Nello Pazzafini: Franceschino
Regia Sergio Martino
Soggetto Tito Carpi, Marino Girolami Francesco Massaro Luciano Martino
Sceneggiatura Mariano Laurenti Sergio Martino Francesco Milizia,
Carlo Veo, Franco Mercuri
Fotografia Stelvio Massi
Montaggio Attilio Vincioni
Musiche Guido De Angelis Maurizio De Angelis
Scenografia Giovanni Natalucci



















































































































































































































































































