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Una donna allo specchio

Una donna allo specchio locandina

Mini recensione per un film su cui davvero c’è ben poco da dire. Mentre a Ivrea sta per svolgersi il tradizionale carnevale, con conseguente battaglia a colpi di arance, nella città arrivano, separatamente, Fabio e Manuela.
Lui lavora al sud, ed è arrivato nella città solo per svagarsi, lei è una bella donna, alla ricerca di evasione.

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Stefania Sandrelli, Manuela

Una donna allo specchio 2Marzio Honorato, Fabio

Tra i due scoppia irrefrenabile la passione, che si traduce in incontri amorosi al calor bianco; entrambi sanno che la loro storia non potrà avere un futuro, pertanto si lasciano andare all’estasi dei sensi, confessandosi reciprocamente segreti e abbandonandosi all’eros.
Arriva la fine della tre giorni, e tra i due, com’era nell’ordine delle cose stabilito all’inizio, la storia ha termine; i due si separano senza ripensamenti.

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Trama scarna ed essenziale, per questo film di Paolo Quaregna, sceneggiato con Fabio Carlini, Barbara Alberti e uscito nelle sale nel 1984.
Una donna allo specchio è un film monotono, a cui è difficile riconoscere un solo merito, se non quello di aver portato sullo schermo le abbondanti forme della Sandrelli; il resto è noia allo stato puro,apparendo come un’operazione commerciale seguita al clamoroso successo del brassiano La chiave.

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Se la Sandrelli ci mette la sua professionalità e la sua matura e sensuale bellezza, Marzio Honorato appare un pesce fuor d’acqua, anche in palese disagio nelle torride scene di sesso, che però di erotico hanno poco essendo glaciali come un iceberg.
I momenti migliori del film sono quelli che vedono protagonisti gli “arancieri” impegnati in una folle battaglia, gli unici che si divertono nel film.
Pellicola scarna, poco interessante, che avrebbe potuto essere girata anche in mezz’ora, vista la pochezza della trama e del resto.

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Unica vera menzione di merito per la splendida colonna sonora di Gino Paoli.
Una donna allo specchio,un film di Paolo Quaregna. Con Stefania Sandrelli, Marzio Honorato, Paolo Quaregna Erotico, durata 93 min. – Italia 1984.

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Una donna allo specchio banner PROTAGONISTI

Stefania Sandrelli: Manuela
Marzio Honorato: Fabio

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Regia Paolo Quaregna
Sceneggiatura Barbara Alberti, Fabio Carlini, Paolo Quaregna
Produttore Enzo Gallo
Casa di produzione Grandangolo Soc. Cooperativa a.r.l.
Fotografia Claudio Cirillo
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Gino Paoli
Scenografia Elio Micheli
Costumi Vera Cozzolino
Trucco Giancarlo Marin

marzo 10, 2010 Pubblicato da: | Erotico, Senza Categoria | , | 1 commento

La bella scontrosa (La belle noiseuse)

Un pittore, Edouard Frenhofer, un ritratto incompiuto, quello della moglie Liz, una modella, Marianne, il suo fidanzato Nicolas e un mercante d’arte, Balthazar Porbus.
Cinque personaggi coinvolti in una storia in cui tempo, spazio e arte sembrano galleggiare sospesi, come le vite dei due protagonisti principali;Edouard, il pittore, è da tempo in crisi artistica, tanto da aver lasciato incompiuto dieci anni prima il ritratto di sua moglie Liz.

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Emmanuelle Beart

Anche il rapporto con quella donna che ha amato si è affievolito con il tempo e nonostante a Edouard non manchi nulla, visto che vive in una splendida dimora nelle campagne francesi, quella crisi artistica, che è diventata anche un punto fermo, fondamentale della sua vita, pesa enormemente.
Un giorno Edouard, sempre tentato nell’intimo di portare a compimento l’opera inespressa, approfittando dell’invito rivoltogli dal suo mercante d’arte Balthazar (che un tempo è stato anche amante della moglie), accoglie nel suo studio la bella Marianne,

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accompagnata dal suo fidanzato Nicolas che ha un’autentica venerazione per il maestro.
Balthazar non ha mai visto l’opera, e sarebbe disposto anche a comprarla a scatola chiusa, mentre Edouard è tentato dal portarla a compimento, spinto in questo anche dal desiderio di penetrare nella psiche, nel mondo di quella ragazza tanto bella quanto enigmatica. Anche Nicolas vorrebbe vedere la sua ragazza alle prese con quel maestro che ammira tanto, e tenta quindi di convincere la riottosa ragazza ad accettare di fare da modella.

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Bene o male, Marianna accetta e diventa così il soggetto del quadro di Edouard, che prende a lavorare con nuova energia al ritratto di Liz; le reazioni dei vari personaggi sono però contrastanti.
Mentre Liz è contenta che suo marito abbia in qualche modo ritrovato l’ispirazione, Marianna sembra sempre più stanca delle interminabili sedute di posa, mentre Balthazar coltiva in se il piacere di vedere finalmente compiuta l’opera.

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Questi atteggiamenti cambiano però in breve tempo:Liz inizia ad avvertire la gelosia, come del resto Nicolas, nel vedere il rapporto che si instaura tra i due. Marianna infatti nelle sedute di posa è sempre completamente nuda e ben presto stabilisce un feeling ricambiato con il maturo pittore.
Il rapporto tra i due però non muta, nel senso che non devia mai verso l’affetto o la passione.
Marianne stimola il pittore, che alla fine riesce nel suo intento, cioè esorcizzare la figura della moglie, che ora ha i bei lineamenti di Marianne.

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Michel Piccoli

Edouard ha ottenuto quello che voleva, portare a compimento il suo lavoro.
Tutto torna in un certo senso al punto di partenza, perchè Liz si libera della bella e seducente Marianne, Balthazar acquista un nudo di Marianne mentre Edouard, che ha esorcizzato i suoi fantasmi e creato quello che voleva, mura il suo capolavoro.
Gli sconfitti però ci sono.
Marianne abbandona il suo fidanzato, va via.

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In lei c’è il dubbio, fortissimo, di essere stata parte di un gioco crudele.
La bella scontrosa (La belle noiseuse), diretto da Jacques Rivette nel 1991 è un film estremamente complesso, affascinante.
Tratto in parte da un romanzo, Le chef-d’œuvre inconnu (1832) di Honoré de Balzac, in origine era stato girato con un’edizione estesa di quattro ore, ridotte poi a due per la versione adattata per il grande pubblico.
La versione che la stragrande maggioranza degli spettatori ha visto risulta quindi più armonica, veloce; tenendo conto che il film è fatto di dialoghi tra cinque personaggi, di pause, di esplicazioni delle varie personalità dei protagonisti, sicuramente è stato un bene.

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Opera complessa sull’arte, sul rapporto tra un artista e la sua opera; due ore in cui assistiamo all’evoluzione del rapporto tra Marianne e Edouard, in cui il pittore usa a suo piacimento il corpo della ragazza, naturalmente solo per ragioni artistiche, senza coinvolgimenti erotici o carnali, piegandola quasi alle necessità della sua arte.
E che non renderà onore alla sua modella, perchè nessuno potrà vedere il suo capolavoro, nemmeno lo spettatore, ne tanto meno la modella, che alla fine sarà l’unica vera sconfitta della storia.
Che gloria c’è nell’essersi sottoposta a sedute sfibranti, durante le quali ha dovuto mostrare il suo corpo nudo all’artista,ha dovuto accettare di conoscersi, farsi plasmare senza ricevere alla fine alcun tributo?
Ne risentirà anche il rapporto con Nicolas, che verrà interrotto. Non è forse anche colpa sua se Marianne ha accettato una sfida che alla fine l’avrà cambiata senza regalarle nulla?

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Un film sull’arte, sull’egoismo della stessa, sul complesso rapporto che si stabilisce tra il pittore e la sua opera, sopratutto con il soggetto della sua opera, che viene trasfigurato dal pennello sulla tela per poi cessare di avere un valore, essendo stato eternato per sempre, fissato in maniera definitiva proprio nel quadro.
Rivette sceglie l’atmosfera, il dialogo, i lunghi silenzi per illustrare il complesso rapporto che finisce per stabilirsi tra i vari protagonisti del film; così troviamo un ottimo Michel Piccoli tratteggiare perfettamente la figura dell’artista Edouard, insoddisfatto e perfezionista artista alla ricerca dell’ispirazione perduta, del punto di equilibrio tra arte, artista e soggetto.
Molto bella, brava e espressiva Emmanuelle Beart, una Marianne che uscirà quasi distrutta dall’incontro con il pittore, a cui dedicherà lunghissime ore di sedute, la sua nudità continua, che la priva di pudore, ricavandone in cambio solo il fallimento del rapporto con il suo ragazzo.

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E brava anche Jane Birkin, l’altra vincente, che ritroverà dentro se l’affetto per quel suo uomo troppo distante per tanti anni, anestetizzato dalla vita in campagna e dalla sua compagnia diventata quasi invisibile.
Bene anche David Bursztein,nella parte di Nicolas e Gilles Arbona in quella di Balthazar.

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La bella scontrosa, un film di Jacques Rivette. Con Michel Piccoli, Jane Birkin, Emmanuelle Béart, Marianne Denicourt  Titolo originale La Belle Noiseuse.  Commedia,  durata 240 (125) min. – Francia  1991.

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Castaway banner personaggi

Michel Piccoli     …     Edouard Frenhofer
Jane Birkin    …     Liz
Emmanuelle Béart    …     Marianne
Marianne Denicourt    …     Julienne
David Bursztein    …     Nicolas
Gilles Arbona    …     Porbus
Marie Belluc    …     Magali
Marie-Claude Roger    …     Françoise
Leïla Remili    …     La domestica
Daphne Goodfellow    Una turista
Susan Robertson    Una turista

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Regia di Jacques Rivette
Sceneggiatura Pascal Bonitzer e Christine Laurent
Dailoghi Pascal Bonitzer    ,Christine Laurent
Prodotto Martine Marignac, Maurice Tinchant
Editing Nicole Lubtchansky
Costumi Laurence Struz

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La bella scontrosa locandina 2

marzo 8, 2010 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | 3 commenti

Nadia Cassini

Nadia Cassini foto

Nadia Cassini può definirsi, in qualche modo, una figlia d’arte; i suoi genitori infatti erano entrambi attori, lavoravano in un genere particolare di spettacolo, il vaudeville, spettacoli leggeri in cui oltre ad una parte recitata era inserita una parte cantata.
Una specie di musical ante litteram, se vogliamo.
E lei, Gianna Lou Müller in arte Nadia Cassini, nasce proprio durante una tournee dei genitori, in un posto celebre, tra l’altro, a Woodstock, il 2 gennaio 1949.
Una ragazza con un temperamento molto forte, volitivo, che vuole bruciare le tappe; cresciuta tra genitori che fanno parte del mondo dello spettacolo, lascia la famiglia per tentare di entrare in quel mondo che la affascina sin da piccola. Così si propone come ballerina, indossatrice, fotomodella, aiutata in questo da un fisico assolutamente perfetto, che negli anni settanta la porterà a partecipare a numerosi film della commedia sexy italiana.

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Nadia Cassini in Il dio serpente, il suo primo ruolo da protagonista

Precoce in tutto, a soli 18 anni sposa il conte Igor Cassini, che è fratello di Oleg, noto stilista e creatore della famosa maison di moda.
Poichè Oleg Cassini ha filiali in diversi posti del mondo, arriva con il marito a Roma; l’uomo è incaricato di aprire proprio una succursale della casa di mode, e Nadia che ha seguito il marito tenta la via del cinema.
Ottiene così una piccola parte nel film Il divorzio, di Romolo Guerrieri, una commedia caratterizzata da un gran cast, vista la presenza di Nino Castelnuovo, Anita Ekberg, Vittorio Gassman,Anna Moffo oltre a lei e al giovanissimo e sfortunato Alessandro Momo; il film narra la storia di un marito che abbandona la moglie dopo molti anni di convivenza, si da alla bella vita, per poi pentirsi e tornare sotto il tetto coniugale. Troppo tardi, però perchè la moglie si è consolata. Il film rivela la fresca bellezza di Nadia che viene contattata da Pietro Vivarelli, che sta preparando il film Il dio serpente.

Nadia Cassini Ecco lingua d'argento 1
Ecco lingua d’argento

La storia esotica, ambientata nei Caraibi, la vede protagonista di una vicenda sospesa tra magico e sovrannaturale, nel quale lei è la protagonista principale, una donna che finirà per unirsi alla divinità locale, Djamballa il dio serpente.
Se il film è spesso pasticciato e confuso, vale la pena di essere visto sia per la splendida colonna sonora creata da Augusto Martelli, una hit ormai storica,sia per la bella fotografia, sia per la bellissima Nadia Cassini, appena 21 enne ma sensuale in modo esagerato.

Nadia Cassini Io zombo tu zombi egli zomba
La Cassini in Io zombo, tu zombi egli zomba

Non è un’attrice particolarmente espressiva, Nadia, ma ha un sex appeal davvero fortissimo.
Nel 1971 appare prima nella commedia di Laurenti Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù?, nel quale è la donna allo stadio che fa cornuto il marito sotto i suoi occhi, mentre questi è impegnato nel gridare cornuto all’arbitro, e poi in Quando gli uomini armarono la clava e… con le donne fecero din-don , di Sergio Corbucci, nato all’indomani del grande successo riportato dal film di Pasquale Festa Campanile Quando le donne avevano la coda, film ambientato nella preistoria con personaggi assolutamente stravaganti.
La Cassini interpreta Listra,una cavernicola; il film è di una bruttura unica, nonostante il buon cast,  si rivela un fallimento.

Nadia Cassini L’insegnante balla con tutta la classe
L’insegnante balla con tutta la classe

Nel frattempo l’attrice si è separata dal marito e si è legata all’attore greco Yorgo Voyagis, con il quale si trasferisce a Londra.
Nel 1972 gira Pulp, di Mike Hodges, accanto a Michael Caine e Mickey Rooney;poi, per quattro anni, più nulla.
Ritorna in Italia nel 1976, nel pieno del boom della commedia sexy; già nella prima parte della sua carriera la Cassini ha avuto ruoli maginali, se si esclude la parte da protagonista in Il dio serpente. La storia continua anche con quella che potremmo definire seconda fase della carriera cinematografica dell’attrice.

Nadia Cassini L’infermiera nella corsia dei militari 1
L’infermiera nella corsia dei militari

Il primo film del nuovo corso è una commedia erotica abbastanza spinta, emblematica sin dal titolo: si tratta di Ecco lingua d’argento, che gira per la regia di mauro Ivaldi accanto a sua moglie, l’attrice Carmen Villani.
Il film è uno stanco seguito di L’amica di mia madre, altro film sexy del regista che aveva avuto un discreto successo al botteghino; Nadia interpreta la dottoressa Censi, che tenterà in tutti i modi di distogliere il protagonista, Bobby, dalla sua passione per la bella Andrea.

Nadia Cassini La dottoressa ci sta col colonnello
La dottoressa ci sta col colonnello

Segue, nello stesso anno, il film ad episodi Spogliamoci cosi senza pudore, per la regia di Sergio Martino, sempre nel più puro stile commedia sexy; nel 1978 è sul set del film Io tigro, tu tigri egli tigra, un buon successo al botteghino firmato da Giorgio Capitani in tandem con Renato Pozzetto. Il suo ruolo è quello di carla, moglie di uno strampalato scrittore di fantascienza che scopre di non riuscire più ad avere rapporti con la moglie, e che verrà rapito da alieni.

Nadia Cassini Mazzabubù... quante corna stanno quaggiù
Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù?

Partecipa anche a Scontri stellari oltre la terza dimensione, di Luigi Cozzi, uno dei rarissimi film di fantascienza prodotti in Italia, nel ruolo di Corelia, la regina delle Amazzoni, prima del suo anno d’oro, il 1979.
Gli ultimi bagliori della commedia sexy riguardano ormai il declinante filone delle insegnanti, infermiere e soldatesse; L’insegnante balla… con tutta la classe, di Giuliano Carnimeo, si inserisce tra i numerosi titoli girati nel breve arco di tre anni. In questo film la Cassini ottiene un rilevante successo, naturalmente rapportato al livello del film. Vi interpreta la parte di Claudia, un’insegnante di educazione fisica che porta nella sua scuola un nuovo tipo di ginnastica, basata sul ballo.

Nadia Cassini Miracoloni
Miracoloni

Il film ruota attorno ai consueti protagonisti di questa serie di film, ovvero Lino Banfi, Mario Carotenuto, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani. Poichè la risposta al botteghino c’è, ecco puntualmente la replica con L’infermiera nella corsia dei militari diretto dal regista Mariano Laurenti; l’attrice ritrova Banfi e Vitali, ed interpreta il ruolo di Grazia, una cantante che finge di essere una dottoressa per recuperare dei quadri in un ospedale psichiatrico.
Aldilà dell’indubbia avvenenza, supportata da un fisico perfetto, la Cassini non mostra molto altro;

Nadia Cassini Quando gli uomini armarono la clava e… con le donne fecero din-don 1
Quando gli uomini armarono la clava e… con le donne fecero din-don

rimane quindi imprigionata nel suo clichè, quello di bellona un tantino svampita almeno all’apparenza, ruolo che replica ancora in Io zombo, tu zombi, lei zomba, di Nello Rossati, un curioso horror/comico caratterizzato dal notevole cast impiegato, che include, oltre alla Cassini, Renzo Montagnani, Duilio Del Prete, Cochi Ponzoni, Gianfranco D’Angelo, Daniele Vargas, Anna Mazzamauro , tutta gente con un buon passato alle spalle come comici .
Nel 1980 è la volta di La dottoressa ci sta col colonnello diretto da Michele Massimo Tarantini; la trama, ancora una volta, non si discosta da decine di altre simili; i protagonisti sono il solito Banfi, un colonnello che tenta di farsi trapiantare l’organo virile di una recluta, Alvaro Vitali, con risultati fatali.

Nadia Cassini Spogliamoci cosi
Spogliamoci cosi senza pudore

L’assistente sociale tutto pepe film del 1981 diretto da Nando Cicero, la vede sempre nel solito ruolo; questa volta è un’assistente sociale che per sopravvivere nella borgata poverissima nella quale lavora cercherà di piazzare truffe squinternate. Accanto a lei c’è il suo compagno Yorgo Voyagis, che lavorerà ancora al suo fianco in Tutta da scoprire  di Giuliano Carnimeo, una delle ultime, stanche commedie del genere sexy.
Paradossalmente, uno dei suoi migliori film è I Miracoloni del 1981, diretto da Francesco Massaro, una stravagante commedia zeppa di caratteristi, come Francesco Salvi, Mauro Di Francesco,Franco Oppini, Umberto Smaila ecc.

Nadia Cassini L'amante tutta da scoprire 2
L’amante tutta da scoprire

Dopo aver partecipato al pessimo Giovani, belle… probabilmente ricche diretto da Michele Massimo Tarantini, accanto a Carmen Russo, chiude la sua carriera con due serie tv, Ridiamoci su e con  Les beaux quartiers. Il fatto è da imputarsi a due fattori concomitanti: la fine del genere commedia sexy, con la sua impossibilità di ritagliarsi uno spazio oltre i ristretti ambiti dello stesso genere e un mal riuscito intervento di chirurgia estetica, che le procurò gravi danni, costringendola quindi ad abbandonare le scene.
Pare inoltre che la Cassini non avesse un carattere facile, cosa che le ha procurato,in passato, molte antipatie fra i colleghi; come ricorda Gordiano Lupi autore di numerosi libri sul cinema del passato come Sexy Made in Italy, Mariano Laurenti la definì come l’unica attrice capace di fargli perdere la pazienza.

Nadia Cassini L'assistente sociale tutto pepe 1

L’assistente sociale tutto pepe

Un’attrice quindi dalle risorse molto limitate, sfruttata principalmente per le sue doti fisiche, invero rilevanti: non bisogna dimenticare infatti che i registi con i quali lavorò privilegiarono la parte più sexy del suo corpo, quel fondoschiena considerato da molti come il più bello e sensuale dello schermo.
Lei probabilmente si adattò ai ruoli che le venivano proposti con poca volontà, forse perchè credeva di avere i mezzi per fare altro; in realtà la sua recitazione era pressochè inesistente, ed era penalizzata anche da una voce che era poco cinematografica, da vera svampita.
Oggi l’attrice, che appare in buona forma, appare ogni tanto in qualche trasmissione tv principalmente rievocativa, con quella sua aria da oca che nasconde un carattere forte.

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Nadia Cassini Ecco lingua d'argento 2

Ecco lingua d’argento

Nadia Cassini Giovani, belle

Giovani,belle probabilmente ricche

Nadia Cassini Io tigro tu tigri egli tigra

Nadia Cassini in Io tigro,tu tigri egli tigra

Nadia Cassini L’infermiera nella corsia dei militari 2

L’infermiera nella corsia dei militari

Nadia Cassini L’insegnante balla con tutta la classe 2

L’insegnante balla con tutta la classe

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L’amante tutta da scoprire

Nadia Cassini L'assistente sociale tutto pepe 2

L’assistente sociale tutto pepe

Nadia Cassini Quando gli uomini armarono la clava e… con le donne fecero din-don 2

Quando gli uomini armarono la clava e… con le donne fecero din-don

Nadia Cassini Starcrash 1

Starcrash

Nadia Cassini Starcrash 2

Ancora da Starcrash

Nadia Cassini banner filmografia

1983 Les beaux quartiers
1982 Ridiamoci sopra
1982 Giovani, belle… probabilmente ricche
1981 L’assistente sociale tutta pepe e tutta sale
1981 Miracoloni
1981 Peccati di giovani mogli
1981 L’amante tutta da scoprire
1980 La dottoressa ci sta col colonnello
1979 L’infermiera nella corsia dei militari
1979 Io zombo, tu zombi, lei zomba
1979 L’insegnante balla… con tutta la classe
1978 Scontri stellari oltre la terza dimensione
1978 Io tigro, tu tigri, egli tigra
1977 Il superspia (TV Mini-Series)
1976 Ecco lingua d’argento
1976 Spogliamoci così senza pudor
1972 Colpiscono senza pietà
1971 Quando gli uomini armarono la clava e… con le donne fecero din-don
1971 Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù?
1970 Il dio serpente
1970 Il divorzio

marzo 6, 2010 Pubblicato da: | Biografie | | 2 commenti

Nosferatu a Venezia

Nosferatu a Venezia locandina

Come realizzare un brutto film utilizzando un buon cast al servizio di una sceneggiatura lacunosa.
In sintesi, è questo il giudizio critico su Nosferatu a Venezia, opera realizzata da Augusto Caminito che subentrò a Mario Caiano quando quest’ ultimo, stufo delle liti con il produttore e con Kinskj abbandonò baracca e burattini rifiutandosi di entrare anche nei credit.
Un giudizio severo, ma inevitabile.
Troppi i buchi nella sceneggiatura, curata dallo stesso Caminito e da Antonino Marino per rendere credibile l’opera, afflitta anche da dialoghi al limite del surreale; la presenza di Kinskj, ormai alla frutta, finisce per danneggiare ancor più l’opera.

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Christopher Plummer è il  Professor Paris Catalano

Il bizzarro carattere (ed è un eufemismo) dell’attore finì per travolgere la troupe, oltre che provocare furiose liti con Caiano, che stufo abbandonò il tutto; la tensione tra l’attore e il cast si percepisce anche nel film, in cui Kinskj, a differenza del soggetto di Herzog, appare qui con fulgida chioma e sguardo truce.
Alla fine a salvarsi è lo scenario, quello di una Venezia misteriosa ripresa quasi sempre in notturna o all’alba, come si addice ad una storia di vampiri e la bellezza della protagonista principale, Barbara De Rossi, che in qualche modo tiene a galla il film interpretando molto bene il doppio personaggio di Helietta/Letizia.

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Klaus Kinski è Nosferatu

La trama racconta le vicende di Helietta Canins, aristocratica veneziana che vive in un palazzo nobiliare della città lagunare; il palazzo gode di una fama sinistra, in quanto si mormora che duecento anni prima un vampiro abbia attaccato un’antenata di Helietta, la bellissima Letizia, e che ne abbia fatto poi la sua schiava, trovando rifugio nei sotterranei del palazzo in attesa di risvegliarsi.

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Helietta convoca così a palazzo Paris, un esperto inglese di vampirismo; l’intento della donna è quello di mostrare allo studioso un sarcofago antico presente nei sotterranei nel quale secondo Helietta c’è qualcosa di oscuro. In effetti nel palazzo si respira un’aria malsana; la conferma arriva durante una seduta spiritica, nel corso della quale viene evocato proprio il temibile vampiro.

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Aperto il sarcofago, viene rinvenuto all’interno il corpo intatto di Letizia, che assomiglia in maniera impressionante a Helietta.
Nel frattempo Nosferatu, evocato e quindi liberato dal suo limbo, piomba a Venezia e inizia a far strage; una dopo l’altra si succedono le vittime, come la nonna di Helietta, buttata giù da un balcone e orrendamente sfigurata e infilzata da un’inferriata, muore Helietta e una sua amica.

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Barbara De Rossi è Helietta Canins

Inutilmente un sacerdote e Paris, aiutati dall’amante di Helietta, Barneval, tentano di uccidere il vampiro, che è immune alle fucilate; Nosferatu vaga per la città lagunare alla ricerca di giovani donne, alla ricerca di una donna che possa liberarlo dall’antica maledizione.
Sa che la sua vita può finalmente terminare se una fanciulla vergine lo ama; individua, nella giovane Maria, la donna giusta.

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Elvire Audray è Maria Barneval

Ma nel momento cruciale, proprio Barnabò spara un colpo di fucile che colpisce a morte Maria.
Nosferatu si vendica ammazzando l’uomo, ma è costretto a vampirizzare Maria per tenerla in vita; così, presa tra le braccia la ragazza, si allontana nell’alba cupa e nebbiosa di Venezia.
Letta così la trama può sembrare anche interessante; in realtà il film è troppo lento, slegato e sopratutto con dei dialoghi assurdi.

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Ne è prova una delle tante frasi fatte messe in bocca ai personaggi, come “ tutto ciò che può accadere va al di là di ogni immaginazione“, uno stereotipo da b movie.
Alla fine vien fuori un pateracchio davvero desolante, in cui i pur bravi attori si muovono quasi in maniera surreale; Christopher Plummer appare legnoso nel ruolo di Paris, Donald Pleasence poco credibile nella parte di Don Alvise, Yorgo Voyagis imbarazzato in quella di Barneval.

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Sicuramente meglio il cast femminile, con la De Rossi e Elvire Audray che svolgono diligentemente il loro compito; di Kinskj è meglio non parlare, così come sarebbe meglio stendere un velo pietoso sui film post 1985 girati dal grande attore.
Kinskj si atteggiava a star, e il suo caratteraccio, ben conosciuto dai registi, non facilitava certo il compito. Così il suo personaggio si trasforma da minaccioso in patetico, ben lontano da quello splendidamente caratterizzato in Nosferatu principe della notte di Herzog, figura dolente prima che orrorifica.

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A ben guardare, non si può nemmeno parlare di un’occasione sprecata, quanto piuttosto di un tentativo patetico di fare cassetta con i nomi piuttosto che con una trama credibile inserita in un prodotto dignitoso.
Nosferatu a Venezia, un film di Augusto Caminito. Con Klaus Kinski, Christopher Plummer, Barbara De Rossi, Clara Colosimo,Yorgo Voyagis, Donald Pleasence, Elvire Audray
Horror, durata 97 min. – Italia 1988

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La croce dalle sette pietre banner personaggi

Klaus Kinski     …     Nosferatu
Christopher Plummer    …     Professor Paris Catalano
Donald Pleasence    …     Don Alvise
Barbara De Rossi    …     Helietta Canins
Yorgo Voyagis    …     Dr. Barneval
Anne Knecht    …     Maria Canins
Elvire Audray    …     Uta Marie Barneval
Clara Colosimo    …     Medium
Maria Cumani Quasimodo    …     Principessa
Micaela Flores Amaya    …     Donna al campo degli zingari

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marzo 4, 2010 Pubblicato da: | Horror | , , , , , , , | 6 commenti

Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete

Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete locandina 2

Il conte Dracula ha un problema molto grosso; nel suo paese le vergini sono ormai qualcosa di introvabile, per cui è ormai allo stremo delle forze, necessitando, per vivere, di doversi alimentare proprio di sangue di fanciulle illibate. Su consiglio del suo domestico, Dracula si mette in viaggio per l’Italia, dove pensano di trovare quello che cercano; nel bel paese, infatti, c’è la chiesa cattolica, con la sua influenza moralizzatrice sui costumi delle giovin donzelle.I due, dopo un lunghissimo viaggio, in cui il conte mostra ormai i segni del decadimento fisico, arrivano in un paese, e alloggiano in una locanda.

Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete 2

Silvia Dionisio interpreta Rubinia

Il maggiordomo, con discrezione, si informa sulla presenza di famiglie nobili con figlie da accasare, arrivando cosi a conoscere il Marchese De Fiore, un nobile ormai decaduto, che vive in una villa che conserva ancora qualche traccia dell’antico splendore.

Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete 11
Udo Klier è il Conte Dracula

Della famiglia fanno parte, oltre al Marchese che si illude ancora di essere un nobile potente e che vive perso nei suoi sogni, la moglie e le quattro figlie dello stesso, ovvero Perla, Saphiria, Rubinia e Esmeralda.
Le quattro ragazze sono molto diverse tra loro: Perla e Saphiria, per esempio, lungi dall’essere un modello di castità, hanno rapporti entrambe con il factotum della villa, il giovane e aitante Mario.
Esmeralda, la più grande, è una zitella ormai appassita mentre Rubinia, la più giovane, è l’unica ad essere davvero illibata.

Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete 4
Stefania Casini è Perla

Dracula, con le lusinghe, riesce ad entrare nelle grazie del Marchese, proponendo il matrimonio con una delle figlie; ma ben presto il conte, che tenta le armi della seduzione verso Perla e Saphiria, si rende conto che le ragazze non sono quello che sembrano.

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Dominique Darel è Saphiria

Così, dopo aver tentato inutilmente di vampirizzare le due sorelle, rivolge i suoi sguardi su Rubinia; ma Mario, che ha capito che il conte è un vampiro, priva la ragazza della verginità e dopo una breve lotta riesce ad uccidere definitivamente il conte Dracula, che morirà assieme a Esmeralda, la quale era l’unica ad essersi veramente innamorata del conte.

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Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete, diretto nel 1974 da Paul Morrissey, in collaborazione con Antonio Margheriti è una curiosa contaminazione di generi, visto che spazia dall’ horror al noir con una componente erotica lussuosa e raffinata. Predomina l’aspetto humor ammantato di macabro, con qualche scena splatter davvero ben girata, legata sopratutto alla verve di Udo Klier, così improbabile e stralunato nei panni del re dei vampiri da riuscire credibile.

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Morissey mette in mostra la sua sapiente regia, fatta di tocco noir e umorismo americano, che però risulta gradevole sopratutto nelle caratterizzazioni dei personaggi, aiutato in questo dall’ottimo cast utilizzato.
Vittorio De Sica, alla sua ultima apparizione da attore, da un tocco di spessore al personaggio del Marchese spiantato rivestendolo di una dignità che nella realtà il personaggio non ha, visto che accetta di “vendere”
una delle sue figlie ad un illustre sconosciuto.

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Brava anche Maxime McKendry, la Marchesa, che si renderà conto della situazione reale troppo tardi, ovvero solo quando Mario, un altrettanto bravissimo Joe D’Alessandro la metterà di fronte all’evidenza; le quattro sorelle sono tutte molto attente alle loro parti e le colorano e arricchiscono grazie alla loro bravura e bellezza.
Così troviamo una convincente Silvia Dionisio, nel ruolo della virginale Rubinia, che accetterà di perdere la sua purezza pur di non farsi vampirizzare dal conte, una brava Stefania Casini, forse la meno irreprensibile delle sorelle,Saphiria, una splendida Dominique darel nel ruolo di Perla e infine Milena Vukotic, sobria ed elegante nel ruolo della sorella che si innamorerà del conte, Esmeralda.

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Milena Vukotic è Esmeralda

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Joe D’Alessandro è Mario

Il film scivola senza grossi problemi verso un finale macabro, ma assolutamente in linea con la trama, con momenti gustosi di humor macabro e qualche nudo molto apprezzato ma in linea con il film, quindi nè morboso nè sguaiato.
Un film divertente al punto giusto, che ebbe un buon riscontro di pubblico; in ultimo segnalo una breve apparizione nel film di Roman Polanski, nei panni di un contadino avventore della taverna dove si ferma il Conte Dracula.

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Vittorio De Sica è Il Marchese De Fiore

Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete, un film di Antonio Margheriti, Paul Morrissey. Con Vittorio De Sica, Joe Dallessandro, Udo Kier, Arno Jverging, Milena Vukotic,Silvia Dionisio, Roman Polanski, Stefania Casini, Dominique Darel
Commedia, durata 100 min. – Italia 1974.

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Dracula cerca sangue di vergine banner protagonisti

Joe Dallesandro     …     Mario Balato
Udo Kier    …     Conte Dracula
Vittorio De Sica    …     Il Marchese Di Fiore
Maxime McKendry    …     La Marchesa Di Fiore
Arno Juerging    …     Anton,il maggiordomo del conte
Milena Vukotic    …     Esmeralda
Dominique Darel    …     Saphiria
Stefania Casini    …     Perla
Silvia Dionisio    …     Rubinia

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Regia Paul Morrissey, in collaborazione con Antonio Margheriti
Soggetto Bram Stoker (romanzo Dracula)
Sceneggiatura Paul Morrissey, Pat Hackett (non accreditato)
Produttore Andy Warhol, Andrew Braunsberg, Jean Yanne
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Jed Johnson, Franca Silvi
Effetti speciali Carlo Rambaldi
Musiche Claudio Gizzi
Scenografia Enrico Job
Trucco Mario Di Salvio, Paolo Franceschi

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“Dracula, in crisi di astinenza per carenza di sangue in corpi di fanciulle vergini, decide di abbandonare la Transilvania per recarsi in Italia, convinto di trovare (ahilui!) la sostanza necessaria alla sopravvivenza. Ospite del Marchese Di Fiore (Vittorio De Sica) approccia così le sue quattro figlie con la scusa del matrimonio. Molto migliore dell’altro tassello (Il mostro è in tavola…), questo film può contare su un raffinato cast e su una storia ironica (mai comica) diretta con malinconico taglio (grazie al grande Udo Kier). Significativo pure il comunista Dallesandro.”

“Simpatica parodia dell’horror, a cura di uno dei registi di punta della “Wharol’s factory”. Nonostante il ritmo sia piuttosto lento, a tratti il film è quasi irresistibile: non mancano alcune belle trovate che risultano davvero divertenti. Gustose e ben fatte le scene grandguignolesche. Coloratissime le scenografie e la discreta fotografia. Musiche azzeccatissime. Bravo Kier. Un po’ esornativa la presenza, breve, di Vittorio De Sica, qui alle prese con la sua ultima interpretazione.”

“Dracula in Italia a cercar sangue di vergini: seconda incursione camp di Morrissey nell’horror, migliore della prima. La storia più compatta e la miglior padronanza narrativa e tecnica del film sono determinanti (così come il bravo Kier), ma funziona bene anche la complessità di senso del racconto: fa ironicamente capolino infatti un discorso sulla lotta di classe, curiosamente congegnato. E, anche grazie alla struggente musica di Claudio Gizzi, si insinua un sapore romantico e malinconico sulla crescente debilitazione del potente vampiro.”

“Ironico e con un finale inaspettatamente tragico. Un cast da urlo: il bravissimo Udo Kier doppiato da Massimo Turci e un cast femminile impressionante: Casini, Dionisio, Vukotic e la Darel. Divertente il cameo di De Sica (ma ascoltate De Sica doppiarsi nell’edizione americana, c’è da morire dal ridere!!!). Malinconiche e affascinanti le musiche, eccessivi e gustosi gli effettacci nel finale, decadenti le scenografie. Superiore a Frankenstein, a mio avviso.”

“Bizzarro horror Anni Settanta, strettamente legato al precedente (e migliore) Il mostro è in tavola barone Frankenstein (è girato quasi dalla stessa troupe). Rispetto all’altro film c’è meno sangue (qui è concentrato quasi tutto nel finale) e un po’ più di sesso (anche se qui le scene sono un po’ meno spinte). Come nel Mostro è in tavola c’è una buona atmosfera, ma il ritmo è piuttosto lento. Ottimo invece il cast, con uno strordinario Udo Kier e un ottimo Vittorio de Sica alla sua ultima apparizione. Niente male anche le musiche.”

“Divertente parodia dei bisogni fisici del conte Dracula che, oltre ad un cast interessante con le comparsate di Polanski (gustosa) e De Sica (abbastanza inutile), può vantare una regia capace, dialoghi e musiche appropriate. Tra gli attori spicca Udo Kier ottimamente truccato e abile nel rendere i tormenti del protagonista fino alle estreme scene di rigetto: un’interpretazione, non esagero, da premio Oscar. La qualità del film è testimoniata anche dal fatto che sono proprio le scene di sesso le più noiose.”

marzo 3, 2010 Pubblicato da: | Horror | , , , , , , , , , | 3 commenti

Thriller, a cruel picture

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Trigga è una ragazza muta, divenuta tale in seguito al trauma scaturito dall’ essere stata violentata da piccola da un laido anziano.
Avvicinata da Tony, che sembra un giovane perbene, la ragazza finisce per entrare in un tunnel senza uscita; l’uomo dapprima la rende schiava della droga e in seguito la fa prostituire.
La ragazza tenta di ribellarsi e fuggire, ma inseguita da Tony viene punita crudelmente.
L’uomo infatti con un bisturi le cava un occhio, e da quel momento Trigga porterà per sempre una benda per coprire la ferita.

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Christina Lindberg

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La vita della ragazza diventa un inferno, costretta com’è ad accettare prestazioni sessuali a pagamento con gente che non si fa il minimo scrupolo ad abusare di lei, in giochi perversi sempre più estremi.
Ma dentro di se medita la vendetta e la fuga da quell’inferno; pur subendo le umiliazioni e le degradazioni della prostituzione, inizia a mettere da parte il denaro guadagnato, con il quale paga lezione di Judo e karate; impara a sparare con la pistola e con il fucile e si prepara per la vendetta.
Che sarà terribile: la ragazza uccide tutti coloro che la hanno degradata, accanendosi in maniera particolare su Tony, a cui spara alle gambe, prima di sotterrarlo fino al collo in una buca e fallo squartare da un cavallo.

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Thriller a cruel picture, conosciuto anche con il titolo They Call Her One Eye, è un lavoro del 1973 diretto dal regista svedese Bo Arne Vibenius sotto lo pseudonimo di Alex Fridolinski ed ha come protagonista la giovane attrice svedese Christina Lindberg,conosicuta più che altro per pellicole soft core che girò in larga parte tra il 1970 e il 1975.
Un film in cui si nota l’assenza di dialoghi, ridotti al minimo, anche perchè la protagonista, Trigga, è muta sin da bambina; ed è ovviamente un film violento, anche se mai in maniera eccessiva, con una scena cult, quella dell’accecamento della ragazza, che si dice sia stata girata dal vero, utilizzando cioè il cadavere di una ragazza.

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La pellicola si segnala per l’uso smodato dello slow motion, utilizzato dal regista a tutto spiano, sopratutto nelle sequenze in cui la ragazza compie la sua vendetta; così assistiamo a uccisioni al rallentatore, con in primo piano le sequenze della morte del malcapitato di turno, fino alla scena finale in cui Trigga spara nelle gambe di Tony.
Momento in cui il ralenty mostra la pistola scarrucolare e si vede il bossolo del proiettile uscire dalla pistola, con un effetto davvero realistico; il resto del film è molto freddo, nel senso che la mancanza di dialoghi porta tutto il peso del film sulla capacità della Lindbergh di rendere le espressioni solo con la mimica del volto.

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L’attrice riesce a cavarsela, sopratutto nelle scene della violenza subita; il regista, infatti, inserì nel film autentiche sequenze hard, passando dai primi piani della Lindbergh a piani dei genitali in azione.
Memorabile la presenza infatti di un rapporto anale, ripreso in primo piano, con tanto di eiaculazione esterna.
Il film pur non essendo noioso, risente della freddezza della regia; il film appare senz’anima, così come la protagonista femminile e in definitiva di tutti gli altri protagonisti, che approfittano della ragazza biecamente.

Per una buona metà del film assistiamo alla discesa all’inferno della ragazza, scandita da rapporti sessuali e dallo scambio di soldi, oltre che dalle frequenti iniezioni di droga da parte di Trigga; il tutto nel silenzio più totale, scandito da una colonna sonora appena percettibile.
Il cambio di velocità del film inizia quando la ragazza mette in pratica la sua vendetta; da quel momento la storia accelera, fino al drammatico finale.

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Se è vero che la trama è abbastanza inverosimile, vedendo i progressi della ragazza che in pochissimo tempo diventa un’esperta di arti marziali oltre che un’esperta tiratirce con pistola e fucile, va detto che la crudezza delle immagini, la regia attenta e gelida del regista danno al film un tocco di surrealità che alla fine costituiscono un buon motivo per guardarlo.
Thriller: a cruel picture ebbe varie traversie, tanto da essere censurato persino in un paese tollerante come la Svezia!

Ignoro se esista una versione italiana del film; coloro che volessero visionarlo dovranno procurarsi una delle copie in lingua originale.
Poco male, vista la scarsità dei dialoghi.

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Thriller, a cruel picture,un film di Alex Fridolinski [Bo Arne Vibenius],con Solveig Andersson, Per-Axel Arosenius, Heinz Hopf, Björn Kristiansson, Christina Lindberg, Hildur Lindberg
Drammatico, Svezia 1974

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Christina Lindberg – Frigga / Madeleine
Heinz Hopf – Tony
Despina Tomazani- la ragazza lesbica
Per-Axel Arosenius – padre di Madeleine
Solveig Andersson – Sally
Björn Kristiansson -Tossicodipendente
Marie-Louise Mannervall _Donna nel villaggio
Hildur Lindberg -Donna nel villaggio
Marshall McDonagh_ Insegnante di karate
Pamela Pethö-Galantai _Madeleine bambina
Hans-Eric Stenborg -Cliente
Ström Stig -Cliente
Gunnel Wadner -Madre di Madeleine

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Diretto da Bo Arne Vibenius (con il nome Alex Fridolinski)
Prodotto da Bo Arne Vibenius
Scritto da Bo Arne Vibenius
Musica di Ralph Lundsten
Cinematografia Andrew Bellis
Montaggio di Brian Wikström
Distribuito da BAV Film (Svezia),
American International Pictures

marzo 1, 2010 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

Carmen Villani

Carmen Villani Foto

Una carriera dai due volti, quella di Carmen Villani, nata in provincia di Modena, a Ravarino, comune abitato da 6000 anime il 21 maggio 1944; una come cantante, con discreto successo e una come attrice di punta del florido filone della commedia sexy all’italiana, anche se limitata a pochi film, girati prevalentemente tra il 1974 e il 1979, con qualche eccezione prima e dopo questo periodo.
Appassionata di musica, la Villani esordi molto giovane nell’ambito musicale, a 15 anni, con un repertorio che includeva brani ripresi dalla tradizione swing; era il 1959, la musica italiana non era ancora stata scossa dalle fondamenta dai cicloni Modugno e Celentano, che portarono novità sostanziali nel panorama musicale italiano.
Carmen Villani si mette in mostra proprio come attrice, grazie al film Un uomo da bruciare,  di Valentino Orsini e dei fratelli Taviani , girato quando aveva 18 anni, nel 1962 , film nel quale canta in maniera eccellente il brano Un domani per noi,le cui musiche sono composte da Enrico Intra, futuro jazzista e musicista di valore e da Federico Monti Arduini, che avrà una buona fama con il soprannome di Guardiano del faro.

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Carmen Villani La signora ha fatto il pieno 2

Carmen Villani in due fotogrammi tratti da La signora ha fatto il pieno

Per tre anni la cantante si fa le ossa, cantando un po dappertutto, prima di ottenere un grande successo con quella che sarà la sua hit più conosciuta, Bada Caterina, colonna sonora inserita nel film Adulterio all’italiana con Nino Manfredi e Catherine Spaak, diretto dal regista Pasquale Festa Campanile, bissato poi da Piccola piccola, un altro brano che le darà fama anche all’estero.
Per qualche anno la cantante gode di buona fama, anche se non diverrà mai una star della musica, nonostante il buon impianto vocale; così, agli inizi degli anni settanta, inizia a valutare meglio le possibilità di una carriera cinematografica, spinta in questo anche dal marito, il regista Mauro Ivaldi, che la lancia proprio come attrice in Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia, una commedia velata di nero che narra le vicende di un playboy convertito al matrimonio dalla bella Francesca, interpretata proprio dalla Villani, che rischierà la vita per colpa di quella che crede una sua ex amante e che invece si rivelerà essere un suo amico troppo invidioso del successo che l’uomo ha con le donne.

Carmen Villani Lettomania
La Villani nel film Lettomania

Il discreto successo riscontrato dal film e dalla sua interpretazione la convince a ripresentarsi sul set nel 1975, nella commedia sexy L’amica di mia madre, nuovamente diretta da Mauro Ivaldi; il film è davvero brutto, ma riscuote ancora un discreto successo, nonostante l’esile trama del film; la Villani è Andrea, che fa girare la testa al giovane Billy, che finirà per consolarsi con un’amica di sua madre, interpretata da Barbara Bouchet.

Carmen Villani Ecco lingua d'argento
Ecco lingua d’argento

Nello stesso anno ecco il grande successo, anche se limitato ovviamente dall’appartenenza al filone della commedia sexy, del film La supplente: il suo ruolo principale, quello della affascinante professoressa Loredana, che fa girare la testa ai ragazzi della classe in cui è chiamata a sostituire l’insegnante di ruolo, ottiene grande successo, principalmente perchè la bionda attrice si mostra generosamente senza veli.

Carmen Villani L'amica di mia madre
Nel film L’amica di mia madre

Di gran carriera viene girato da Vincenzo Rigo il film Lettomania, proprio per sfruttare la popolarità dell’attrice; nel film Carmen interpreta Dora, una donna sposata ad un anziano scrittore che tornerà dal marito dopo aver tentato inutilmente di avere una relazione stabile con il giovane protagonista del film. Nel 1976 Rigo ripresenta la Villani nel film Passi furtivi in una notte boia – Zelmaide, discreta commedia in cui la Villani è affiancata da uno dei grandi comici del cinema italiano, Valter Chiari. Carmen vi interpreta il ruolo di Ida ( Zelmaide),una cameriera decisa a diventare proprietaria di un bar, che non esita a coinvolgere il suo amante in un goffo tentativo di furto che insperatamente avrà esiti positivi.

Carmen Villani Polvos magicos
Polvos magicos (Lady Lucifera)

La commedia riscuote un tiepido successo, anche se va detto che la Villani se la cava in maniera sufficiente; l’anno successivo lavora in La signora ha fatto il pieno , di Juan Bosch, commedia sexy in cui è Lola, una escort ingaggiata per sedurre un politico.
Il film è davvero poca cosa, e ancora una volta si fa apprezzare solo per le nudità della belle attrice, che replica in maniera standard il suo ruolo in Ecco lingua d’argento, ancora su direzione del marito Ivaldi, che riprende in qualche modo la trama di L’amica di mia madre, con gli stessi protagonisti; questa volta il giovane Billy riuscirà alla fine a sedurre l’ambita preda.

Carmen Villani Passi furtivi in una notte boia
Passi furtivi in una notte boia

Ormai musa del marito, la Villani recita in Grazie tante arrivederci (1977), interpretando il ruolo di Monica, una disinibita fotomodella che riuscirà a sedurre un giovane destinato a prendere i voti, titubante però sul suo futuro.
La stella di Carmen Villani però sta arrivando velocemente al declino; il finire degli anni settanta, con la conseguente morte della commedia sexy, non la vede pronta ad un cambio di passo: intrappolata nel clichè della bellona sexy, la Villani non riesce ad ottenere parti che la stacchino dal clichè che ormai le si è cucito addosso.

Carmen Villani La supplente
La supplente

Così arrivano film come L’anello matrimoniale (1979), in cui stancamente ripete il personaggio della donna affascinante, questa volta attratta da un vicino di casa, che arriva a chiedere al marito il permesso di poterlo tradire proprio con l’uomo di cui è infatuata, ricevendone in cambio un poco credibile nulla osta.
Dopo aver tentato senza successo di esportarsi a livello internazionale con Polvos mágicos (1979), diretto da José Ramón Larraz, arrivato in sordina in Italia con il titolo di Lady Lucifera, la Villani tentò il rilancio in Italia con La supplente va in città, sempre nel 1979, film  diretto da Vittorio De Sisti;

Carmen Villani La supplente va in città
La supplente va in città

lei è Rubina, una giovane maestrina veneta ( la Villani era poco credibile, a 35 anni, in quel ruolo) che con astuzia e arti erotiche sedurrà una famiglia intera presso la quale andrà a servizio.
E’ l’ultimo film di discreto successo dell’attrice; i successivi La sposa allegra (1981), I flirts di Stefania (1982) e Una spia innamorata diretti tutti e tre da Augusto Fenollar, girati in Spagna, non ottengono nessun successo e l’attrice abbandona le scene.
Una carriera che si è evoluta in due distinti binari, quindi; se dal punto di vista musicale si può dire che abbia lasciato una traccia, sia perchè interprete di buon livello, sia perchè dotata di una voce ben impostata, non altrettanto si può dire dal punto di vista cinematografico.

Carmen Villani La supplente va in città 2
La supplente va in città

Carmen Villani L'anello matrimoniale
L’anello matrimoniale

Va detto che l’attrice Carmen Villani è stata sfruttata male, confinata sopratutto in ruoli tipici della commedia sexy, senza avere la possibilità di mostare le doti che indubbiamente aveva in ruoli diversi da quelli standard della bellona fatale.
In Passi furtivi in una notte boia Carmen mise in mostra un talento che poteva essere sicuramente sfruttato meglio; purtroppo per lei la sua carriera iniziò a metà anni settanta, quando il genere commedia sexy era si al massimo dello splendore, ma era ormai completamente inflazionato; erano tante, troppe le starlette di un genere che mostrava già le prime crepe.

Carmen Villani Los lios de Estefania
Los lios de estefania

Va anche detto che per fortuna la Villani evitò l’errore di voler ad ogni costo restare sulla breccia; non partecipò quindi all’ultima fase della trasformazione della commedia sexy in commedia softcore prima e hard poi; l’attrice tentò un rilancio come cantante prima nel 1984, poi nel 1988, ma la distanza temporale tra le sue interpretazioni di fine anni sessanta e il nuovo panorama musicale di metà anni ottanta era troppo ampia, con la conseguenza che passò quasi inosservata.

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L’amica di mia madre

Resta oggi oggetto di culto di un nutrito gruppo di fans che non hanno dimenticato la sua carica sensuale e la sua bellezza; c’è anche un folto gruppo di persone che la ricorda sopratutto come cantante di buone doti e di buone possibilità, probabilmente non compiutamente espresse.

Carmen Villani La supplente 2

La supplente

Carmen Villani Le chiamo tutte anima mia

Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia

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Un uomo da bruciare (1962)
Per una valigia piena di donne (1965)
Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia, regia di Mauro Ivaldi (1974)
L’amica di mia madre (1975)
La supplente (1975)
Lettomania (1976)
Passi furtivi in una notte boia (1976)
Ecco lingua d’argento (1976)
La signora ha fatto il pieno (1977)
Grazie tante arrivederci (1977)
L’anello matrimoniale (1979)
Polvos mágicos (1979)
La supplente va in città (1979)
La sposa allegra (1981)
I flirts di Stefania (1982)
Una spia innamorata (1984)

febbraio 26, 2010 Pubblicato da: | Biografie | | 16 commenti

Porca vacca

Porca vacca locandina

Primo Baffo detto Barbasini è un cantante da balera, pavido e un po vigliacco; siamo nel periodo della prima guerra mondiale, è l’uomo tenta disperatamente di sottrarsi al servizio di leva; nonostante si finga omosessuale, viene inviato al fronte. Qui viene derubato da due furbi contadini, che vivono alla giornata rubando quello che possono. I due, Tomo secondo e Marianna, lo lasciano completamente al verde; ma la guerra è lunga, e Primo Baffo finisce per reincontrare i due. Sarà proprio Tomo a tirarlo fuori dai guai, il giorno che Primo Baffo, inviato in trincea per tagliare dei reticolati, finirà impigliato in uno di essi.

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                        Renato Pozzetto Primo Baffo

Per ringraziamento l’uomo fa arrestare Tomo, che viene cosi coscritto con la forza. Ma tra i due, nonostante tutto, nasce un sentimento di amicizia; il pavido Primo baffo e il simpatico mariuolo Tomo si completano a vicenda, e da quel momento divideranno i pericoli che la guerra quotidianamente offre, entrambi alla ricerca di Marianna, della quale ormai sono entrambi innamorati.

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                   Laura Antonelli Marianna

La ritroveranno dopo una serie di avventure, quando dopo aver tentato di disertare, verranno ripresi e mandati incontro alla morte, per una missione suicida, far saltare una diga.
La furbissima Marianna, che si è rifugiata in montagna, pagherà però per tutti; violentata da una pattuglia tedesca, si vendicherà facendo saltare la diga, salvando così la pelle ai due amici che avevano deciso di farlo entrambi.
I due assistono impotenti al suicidio di Marianna, convinti, in cuor loro, che la ragazza abbia comunque trovato il modo di sopravvivere.

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Adriana Russo

Gustosa commedia venata di umorismo e di malinconia, Porca vacca, di Pasquale Festa Campanile, è un riuscito tentativo di ridicolizzare luoghi comuni e miti sulla guerra; i due amici, che incarnano l’italiano medio, hanno tutti i difetti tipici della gente italica. Sono furbi, opportunisti, pavidi e vigliacchi, ma anche generosi e di cuore, sentimentali e romantici.
Lo dimostrano le varie situazioni in cui vengono coinvolti, mentre tentano di scappare da quella cosa illogica, terribile che è la guerra; non hanno sentimento patrio, perchè sanno che non c’è nessun onore o nessun vantaggio a morire in guerra, una guerra che si combatte in trincea, con i capi nascosti al sicuro che mandano al macello i poveri fanti.

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Ma al momento buono tirano fuori il coraggio, mostrando di essere capaci di morire per vendetta ma sopratutto per amore.
Porca vacca è una storia di amicizia, è una storia d’amore, ed è anche un film sottilmente satirico; non perfettamente riuscito, ma godibile per molti motivi.
Il principale è la simpatia che ispirano i due improbabili alleati, che scopriranno proprio nell’amicizia una delle poche cose buone da salvare, per cui vivere; in questo Pozzetto, che è Primo Baffo, mostra particolare talento, grazie anche alla sua abilità di cabarettista e cantante.

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Il suo personaggio, quello del cantante comico di balera, alla fine è convincente proprio perchè l’attore riesce a dare spessore e credibilità al suo personaggio.
Molto bravo è Aldo Maccione, alias Tomo Secondo, un simpatico furfante che della vita ha capito tutto, ma che finirà, suo malgrado, per provare sulla sua pelle gli orrori della guerra.
Bravissima e Laura Antonelli, in uno dei ruoli meglio interpretati nella sua carriera, quello della opportunista, cinica e disincantata Marianna, che finirà per provare uno scatto d’orgoglio quando anche lei proverà sulla sua pelle gli orrori della guerra, illustrati alla perfezione nella sequenza drammatica dello stupro di gruppo, forse la parte più coraggiosa e dolente del film.

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Il bordello per soldati

In ultima analisi, si tratta di un buon film, che ha motivi d’interesse, ben aldilà delle solite critiche negative dei critici ottusi: Morandini, uno dei più discutibili tra essi, ne da questa visione: “Guerra 1915-18. Balordo cantante di balera fa di tutto per farsi riformare, ma viene inviato al fronte. Più che gli austriaci sono suoi nemici due contadini che, sfruttando la situazione, arraffano. È il tentativo, soltanto in parte riuscito, di buttare in farsa la tematica dell’antimilitarismo. Festa Campanile era un intelligente che si buttava via. Qua e là pecoreccio. L. Antonelli in forma, R. Pozzetto un po’ meno.”

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Aldo Maccione

Una visione davvero singolare di un film che non è un capolavoro, ma che ha momenti di grande cinema, grazie anche alla attenta regia di Festa Campanile, uno dei registi più intelligenti e sensibili del cinema italiano.
Quello che non appare chiaro ai detrattori del film è che non siamo di fronte a La grande guerra, che Pozzetto e Maccione non vogliono rifare il verso a Gasmann e Sordi; la trivialità del film ha una sua giustificazione, perchè in guerra ci vanno i poveracci, non di certo i nobili o i ricconi.
Per cui qualsiasi lettura in termini saccenti del film è falsa e fuorviante; questo è un divertissement, ben fatto e a tratti davvero simpatico.

Porca vacca 13

Porca vacca, un film di Pasquale Festa Campanile. Con Renato Pozzetto, Laura Antonelli, Aldo Maccione, Adriana Russo, Toni Ucci, Gino Pernice, Raymond Bussières, Raymond Pellegrin, Massimo Sarchielli, Antonio Marsina, Enzo Robutti, Edoardo Sala, Antonio Orlando, Consuelo Ferrara, Lucio Salis
Commedia, durata 113 min. – Italia 1980

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Porca vacca 2

Renato Pozzetto: Primo Baffo detto Barbasini
Laura Antonelli: Marianna
Aldo Maccione: Tomo Secondo

Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Pasquale Festa Campanile
Marcello Coscia
Sceneggiatura Massimo De Rita
Produttore Achille Manzotti
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Ennio Morricone
Riz Ortolani
Scenografia Gualtiero Caprara
Guido Josia
Costumi Ugo Pericoli
Luca Sabatelli

febbraio 22, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 1 commento

Il nudo femminile nel cinema italiano

FILMSCOOP

Il rapporto tra il cinema e il corpo nudo femminile, o peggio, maschile, non è mai stato molto facile; tutta una serie di problematiche, legate ai tabu, alla moralità ed altre questioni hanno da sempre limitato l’esposizione del corpo nudo dell’attrice o dell’attore, sopratutto nel lontano passato.
Lasciando da parte il cinema straniero, perchè il discorso ci porterebbe troppo lontano e focalizzando il tutto su quello nostrano, và detto che il nudo in Italia ha avuto da sempre vita difficile.
I motivi sono svariati, legati sopratutto ad una serie di fattori concomitanti; una morale di derivazione cattolica, che ha sempre visto l’esposizione del corpo nudo come peccaminosa, una morale comune, legata a fattori storici e sociali, e buon ultima anche la presenza del comune senso del pudore, una gabbia creata ad arte per limitare tutto ciò che sfuggiva alla morale corrente, e che di fatto limitava non solo l’esposizione del corpo nudo, ma anche di parti anatomiche e esposte oltre un limite invalicabile.

Due notti con cleopatra
Uno storico nudo: Sophia Loren in Due notti per Cleopatra

Basti pensare alla censura applicata in tv agli inizi degli anni sessanta, con ballerine e artiste ingabbiate in pesanti calzamaglie nere, che di fatto impedivano qualsiasi pensiero che non fosse pudico sulle stesse artiste.
Naturalmente la cosa va letta in senso ironico; il bigottismo imperante, il famoso senso comune del pudore erano un qualcosa di artefatto, che si limitava semplicemente a vietare ciò che era sotto gli occhi di tutto, mantenendosi in superficie; sotto, viceversa, le pulsioni erano ben altre, come del resto logico quando si entra nella sfera della sessualità.

Bora Bora
Haidee Politoff in Bora Bora di Ugo Liberatore, 1968

Tornando a bomba sul discorso cinema, nel passato cinematografico italiano i nudi femminili si potevano davvero contare sulle dita di una mano sola; celebre il seno nudo di Clara Calamai nel film La cena delle beffe, girato nel 1941 quini in piena epoca fascista, che valse alla Calamai rimbrotti a non finire da parte del Vaticano e al film il divieto ai minori di anni 16.

Grazie zia
Lisa Gastoni in Grazie zia, di Samperi, sul tema incesto

Con gli anni sessanta prima in maniera soft, poi sempre maggiore, la tendenza a rendere esplicite situazioni in cui venivano mostrati, naturalmente in maniera graduale, nudi femminili, si accentuò fino ad entrare a regime proprio sul finire del decennio.
Saranno gli anni settanta a sdoganare tutto, dai nudi integrali ai rapporti sessuali, passando tra le mille situazioni eortiche possibili e immaginabili, abbattendo tutti i tabù che di fatto avevano limitato l’esposizione stessa dei corpi maschili e femminili nei decenni precedenti.
L’evoluzione della morale, i cambiamenti del costume alla fine produssero un mutamento copernicano anche nel cinema; le barriere vennero abbattute, tutte, con una liberalizzazione totale, avvenuta gradualmente, che portò alla fine sullo schermo tutto ciò che era proibito.

Cuore di mamma
Carla Gravina in Cuore di mamma, di Samperi, 1969

I primi film a mostrare timidamente furono i mondo movie, così denominati perchè mostravano quello che avveniva nel resto del mondo; più che film erano documentari, con spezzoni in cui erano inserite sequenze di nudo decisamente ardite per l’epoca.
L’antesignano di questo genere è considerato Europa di notte di Alessandro Blasetti, film del 1959, che contiene le prime sequenze di uno spogliarello; era l’inizio di una rivoluzione, che avrebbe sdoganato il corpo femminile, anche se per il momento il tutto si limitava a sequenze di stampo documentaristico, come testimoniato da altri film dello stesso genere, come Mondo di notte (1960) di Gianni Proia,Mondo caldo di notte (1961) di Renzo Russo, Le città proibite (1962) di Giuseppe Maria Scotese,I piaceri nel mondo (1962) di Vinicio Marinucci,La donna nel mondo (1963), di Franco Prosperi, Paolo Cavara, Gualtiero Jacopetti,Mondo nudo (1963) di Giuseppe Marotta.

Blow up
Blow up di Michelangelo Antonioni

A questi film, come già detto più simili a documentari che a film strutturati come tali, si aggiunsero sul finire degli anni sessanta tutta una serie di pellicole ambientate nei vari paesi d’Europa, che testimoniavano come posti come la Svezia, per esempio, fossero anni luce avanti sia nei costumi sessuali che nelle rappresentazioni visive del nudo.
Il nudo entra così timidamente nel cinema legandosi ben presto all’erotismo, come naturale che sia, anche se non è un discorso automatico.
Alcune pellicole vengono girate con inserti contenenti scene di nudo, che però almeno agli inizi finiranno per essere viste solo nel mercato estero; e in alcune di queste sequenze compaiono anche attrici che in seguito rifiuteranno categoricamente di esporsi senza veli in pellicole.

Justine
Un altro film importante: Justine, di Jess Franco, con Romina Power

E’ il caso di Sophia Loren, che girò delle sequenze a seni nudi in 2 notti per Cleopatra, ma anche di moltre altre dive del cinema;in Italia dapprima le sequenze incriminate vengono prudentemente eliminate in fase di montaggio, in seguito, con molta furbizia, si aspetterà l’intervento del censore per vedere se la pellicola supera l’esame. In caso contrario, si sfrutterà il clamore suscitato dalla “sforbiciata” alla pellicola per veicolarla pubblicitariamente.
Così ben presto i registi e i produttori, sfidando le ire dei censori, iniziano a proporre scene osè, con conseguenze spesso spiacevoli; non di rado la pellicola viene sequestrata, editata dalle scene incriminate, mentre il regista e il produttore finiscono sotto processo.

L'uomo dal pennello d'oro
Uno dei film con protagonista Edwige Fenech, L’uomo dal pennello d’oro

E’ il 1968 l’anno del giro di boa; appaiono le prime pellicole italiane con scene di nudo esplicite, anche se limitate sia nell’esposizione sia nelle parti del corpo rappresentate; film come Bora Bora di Liberatore, Grazie zia di Samperi mostrano i primi timidi nudi, inquadrati velocemente, che riescono a passare sotto le maglie della censura.
Anche i grandi del cinema non rifuggono dall’inserire scene ardite nei film, anche se va detto che esse sono organiche alla trama, quindi non appaiono, generalmente, come decontestualizzate.
E’ il caso di Blow up, di Michelangelo Antonioni, girato nel 1966, e di altri film definiti in seguito “artistici”, ovvero degni di contenere scene che non offendano il senso del pudore.

La calata dei barbari
Uno dei peplum con un nudo femminile: La calata dei barbari, con Honor Blackman

Questa sottile linea che demarca il film “artistico” dal prodotto “normale”, alla fine verrà superata di slancio, e il nudo dilagherà sullo schermo, senza più freni ne censure.
Anche dall’estero inizIano a comparire pellicole con scene di nudo, unite a temi scabrosi e a divagazioni sessuali; è il caso di Justine, di Jesus Franco, con protagonista una giovanissima Romina Power, film che ebbe una serie interminabile di grane giudiziarie, di filmetti come Desideri e voglie pazze di tre insaziabili ragazze, L’uomo dal pennello d’oro, Top sensation, I peccati di madame Bovary, Mia nipote la vergine  in cui cadeva un altro tabu, l’utilizzo del corpo completamente nudo dell’attrice di turno, in questo caso la giovanissima futura sexy star Edwige Fenech.

Blindman
Anche nei western compare un nudo: il film è Blindman, il pistolero cieco

Il 1969 vede già un’esplosione di film contenenti nudi femminili, sopratutto vede l’inizio del florido filone del film erotico; lentamente, ma inesorabilmente, le trame quasi scompaiono a tutto vantaggio dell’esposizione dell’epidermide femminile, che diventa protagonista assoluta, lanciando di volta in volta la starlette di turno, spesso destinata ad una effimera gloria.Il nudo inizia ad apparire in tutti i generi cinematografici, arrivando anche nei peplum, o meglio, in quello che ne rimane, nei western, nei film di fantascienza e nei thriller, dove sarà abbondantemente usato, passando per l’horror e la commedia, che sia sexy che sia all’italiana.
Un peplum di successo, La calata dei barbari, film del 1968, porta sullo schermo le nudità parziali di Honor Blackman (una delle Bond girl) e di Sylva Koscina, cosi come l’incredibile Blindman, il pistolero cieco, western assolutamente improbabile, proprone la bella Magda Konopka, L’età del consenso vede una giovanissima Helen Mirren esposta in nudità totali.

L'età del consenso
Una giovanissima Helen Mirren in L’età del consenso (1969)

Molti registi italiani ricorrono a sequenze di nudo, moltiplicando il lavoro dei censori; che ben presto allentano la scure, consentendo maggior libertà ai registi; da Bava a Lenzi a Fulci, passando poi per i grandi del cinema italiano, come Monicelli e Comencini, Antonioni o Ferreri, Fellini e De Sica, tutti utilizzano il nudo femminile nei film, e ben presto la cosa cessa di essere un tabu.
L’interesse dei produttori e dei registi si rivolge quindi alla sfera della sessualità, contestualizzata più o meno a ragione in svariate pellicole; molti film portano sullo schermo storie inerenti prettamente la sfera della sessualità e delle problematiche ad essa collegate.

Amarcord
Maria Antonietta Beluzzi, la tabaccaia di Amarcord, regia di Fellini

Si affronta il tabu dell’incesto, come nel caso di Addio fratello crudele, dapprima in maniera abbastanza seria, per poi scivolare nel grottesco e nel pecoreccio con l’interminabile sequenza di zie, nipoti e anche nonne impegnate in rapporti incestuosi; alcuni film origiano veri e propri cambiamenti di costume, epocali se vogliamo.
E’ il caso di Ultimo tango a Parigi, di Bertolucci, che fa del sesso e dell’erotismo l’ultima frontiera della comunicazione o meglio, dell’incomunicabilità; la storia dei due amanti che si incontrano, si amano solo con i corpi e che finisce tragicamente, diventa per vari motivi un emblema e contemporaneamente un casus belli.
Bertolucci esplicita il nudo e il sesso; la scena della sodomizazzione di Maria Schneider da parte di Marlon Brando diviene fonte di scandalo. Il film, caso più unico che raro, viene addirittura condannato al rogo e procura guai a non finire al regista, così come Decameron, di Pasolini, basato tutto sulla comunicazione sessuale come unica fonte di svago per il popolo, che origina il floridissimo filone dei decamerotici.

Una donna come me
Brigitte Bardot e Jane Birkin, una scena saffica da Una donna come me

I primi anni settanta sono un periodo di cambiamenti storici per il paese; la nascita e lo sviluppo del movimento femminista, che rivendica un ruolo più attivo e partecipe delle donne nella vita sociale, culturale e lavorativa del paese, contribuisce in maniera determinante ad una nuova morale.
Si abbattono tabu, cambiano leggi storiche, in Italia arrivano aborto, divorzio ed altre conquiste sociali assolutamente impensabili a inizio degli anni sessanta.
Il cambiamento massiccio del costume sdogana tutto; il cinema ne usufruisce in maniera massiccia, ne approfitta ed evolve definitivamente.
L’omosessualità nei film non è più un tabù, anzi, a dire il vero, i tabù spariscono progressivamente.
Le pellicole, che siano gialli o thriller, polizieschi o commedie, presentano situazioni legate alla sessualità sempre più esplicite.

Il gatto a 9 code
Il nudo nel thriller: Catherine Spaak in Il gatto a nove code

Il mostro è in tavolaIl nudo nell’horror: Dalila Di Lazzaro in Il mostro è in tavola barone Frankenstein

Da Dario Argento nel settore thriller (L’uccello dalle piume di cristallo,Il gatto a nove code), a Fulci (Una lucertola con la pelle di donna), da Steno (La polizia ringrazia) a Pasquale Festa Campanile, da Bolognini a Lizzani, la regia inizia a proporre sempre più frequentemente il nudo femminile.
Che sia il Monicelli di Brancaleone alle crociate o Ettore Scola, che sia Fellini o altri, il regista in genere non disdegna il nudo femminile, anzi: ne esalta spesso le qualità, le rotondità, facendole diventare virtù, come nel caso di Amarcord di Fellini, in cui compaiono i seni giganteschi della beluzzi, vero totem del regista, inseriti e contestualizzati in quell’atto d’amore che è il film verso la sua città natale, Rimini.

La cugina
Dayle Haddon nella commedia La cugina

Il che produce, come effetto, anche la sovraesposizione del nudo stesso, che alla fine diventa in molti casi solo un pretesto; sono centinaia e centinaia le pellicole che vengono girate a basso costo, spesso con cast altamente scadenti, in cui l’unico obiettivo diventa quello di esporre nudità femminili.
Un’evoluzione che porterà ben presto alla nascita di un florido filone dapprima definito softcore, quindi con la presenza di nudità e amplessi, simulati, ma ancora con una trama più o meno decente, in seguito con una serie di pellicole portate aldilà dei confini stessi tracciati involontariamente dagli stessi registi, ovvero il non rendere esplicitamente la visione dell’amplesso.

La casa dell'esorcismo
Elke Sommer in La casa dell’esorcismo, di Bava

Che alla fine verrà mostrato per intero, andando ad allargare a macchia d’olio il genere hard core, dove la trama alla fine non ha più nessuna importanza.
Qualche parola anche sulle protagoniste del cinema, da quelle che si sono spogliate a quelle che per vari motivi hanno sempre rifiutato di farlo, pur apparendo comunque in pellicole a volte scabrose o comunque appartenenti ai filoni della commedia sexy e via dicendo.
Sono pochissime le attrici italiane che hanno sempre rifiutato un qualsiasi nudo, anche parziale, nei loro film.
Tra queste va citata Monica Vitti, grande interprete di tanti film di diverso genere, la stessa Loren che in seguito ha rifiutato sempre ruoli senza veli, passando per Claudia Cardinale ecc.

Il fiore delle mille e una notte
Ines Pellegrini, interprete di Il fiore delle mille e una notte di Pasolini

Le altre si sono adeguate a quello che veniva loro offerto, facendo anzi, del proprio corpo, una specie di marchio di fabbrica che testimoniava, in anticipo, il successo del film.
Dalla Fenech alla Bouchet, dalla Guida alla Rizzoli, le star e le stelline degli anni sessanta e settanta non hanno esitato a mostrarsi nude, mantenendo però un profilo professionale di un certo livello, evitando cioè pellicole o situazioni imbarazzanti.

L'infermiera
Uno dei rarissimi nudi di Luciana Paluzzi: il film è L’infermiera

Altre invece, per motivi legati al decadimento fisico o a vicende personali, hanno disceso la china fino ad accettare parti e ruoli in un cinema particolare, quello hard; è il caso di Lilli Carati, di Karin Schubert, di paola Senatore, tutte attrici con talento costrette da vicende personali ad accettare ruoli e situazioni poco gratificanti, sia professionalmente che umanamente.
Il nudo, quindi, è diventato nel corso degli anni un valore aggiunto, che ha permesso maggior spazio di manovra ai registi, con tutte le doverose eccezioni del caso, ovvero la nascita di pellicole di scarso valore oppure legate contestualmente solo alla presenza di nudi femminili al loro interno.
Passata la grande sbornia degli anni settanta, il nudo ha finito per essere una componente non più ammiccante e seduttrice per il pubblico, ma una maniera di rendere la storia stessa verosimile ed esplicata.

Basta guardarla
Maria Grazia Buccella in Basta guardarla

Lontanissimi quindi i tempi in cui un seno nudo scatenava nell’ordine, interesse, scandalo, curiosità; il nudo femminile diventa organico al film, mentre spesso l’amplesso, simulato o no, non funziona più da discriminante per bollare un film come hard o pornografico.
Oggi, un film come L’impero dei sensi di Oshima o il più recente 9 songs di Michael Winterbottom, solo per citare due esempi, pur presentando rapporti sessuali espliciti non sono più discriminati e confinati nel cinema pornografico, ma vengono inquadrati in un’ottica più generale, come film che mostrano un aspetto della realtà, che sono specchio della vita di tutti i giorni.
Altri tempi quelli delle sforbiciate alle pellicole, quelli dei tagli e del rogo di Ultimo tango a Parigi; il cinema è diventato globale come strumento di comunicazione, di incontro di culture, di dinamiche sociali e artistiche; un coacervo che può contenere amore, dramma o fantasia, sesso o aspetti ad esso legati.

900
Stefania Casini tra De Niro e Depardieu nella sequenza choc di Novecento

Uno sviluppo probabilmente imprevedibile a fine anni sessanta, come del resto erano imprevedibili l’avvento del computer e di altri strumenti tecnologici oggi d’uso quotidiano.
Certo, fa un pochino tenerezza pensare alle docce delle attrici anni sessanta, riprese con le pareti delle stesse assolutamente impermeabili, così come fanno tenerezza le scene con i seni coperti per tre quarti, le guepiere e i reggiseni, strumenti in seguito diventati obsoleti come una lampada a petrolio.

Cosa è successo
Juliet Mills nella commedia di Wilder Cosa è successo tra tuo padre e mia madre, girato a Ischia

Il nudo è stato definitvamente sdoganato e per certi versi va detto che oggi se ne fa un uso molto più limitato; alla fine il vero tabù è quello del corpo che si svela e non si mostra del tutto, piuttosto che la sua esposizione integrale.
Un ritorno al passato,quasi un revival di un cinema pudico e romantico, ma anche un tantino ipocrita.

Dimenticare Venezia

La Melato e la Giorgi in Dimenticare Venezia, di Franco Brusati

Eyes wide shut
Nicole Kidman
nell’ultimo film di Kubrick, Eyes wide shut

IlCasanovaIl Casanova di Fellini

Io e CaterinaUn classico del nudo, la doccia; Edwige Fenech in Io e Caterina

LibidineVerso i confini con l’hard: Cinzia De Carolis in Libidine

Identificazione di una donnaNudo d’autore: Antonioni in Identificazione di una donna

Ultimo tango a ParigiUn celebre fotogramma tratto da Ultimo tango a Parigi

Il padrino
S
imonetta Stefanelli
in Il padrino, di Francis Ford Coppola

febbraio 20, 2010 Pubblicato da: | Biografie | | 8 commenti

Annie Belle

Annie Brilland, in arte Annie Belle, è un’attrice francese che ha conosciuto in Italia un discreto successo, anche se limitatamente a film considerati b movies, appartenenti in larga parte al genere erotico, con qualche doverosa eccezione come Il mondo nuovo di Scola.
Nata a Parigi il 10 dicembre del 1956, ha esordito nel mondo del cinema a 18 anni, nel 1974 con il film Bacchanales sexuelles del regista francese Jean Rollin, con il quale lavorerà ancora in seguito.

Annie Belle Bacchanales sexuales

Annie Belle in Baccanales sexuelles

Il film, un erotico molto spinto, ampliato poi dalla distribuzione con scene hard, ottiene un discreto successo,che le vale la scrittura nello stesso anno per il film Le rallye des joyeuses di Alain Nauroy, pellicola assolutamente dimenticata anche per il cast di illustri sconosciuti che presentava. In entrambi i film citati Annie utilizza il suo cognome da ragazza, Brilland, cosa che farà anche nel film successivo, datato 1975 nuovamente diretto da Rollin. Si tratta del famoso Levres de sang, o anche Lips of blood, nel quale Annie Briand (come si fa chiamare questa volta) è Jennifer, una donna coinvolta in una storia sanguinosa di vampiri.

Annie Belle Lips of blood
Nel film Levres de sang, o anche Lips of blood di Rollin

L’anno successivo ecco Annie utilizzare il suo pseudonimo definitivo, Belle; lo fa con il film Laure, diretto dalla scrittrice francese Emanuelle Arsan, che aveva creato l’eroina del cinema e della letteratura erotica Emmanuelle. La sua è la parte principale, quella di Laure, una splendida ragazza che vive nelle Filippine, e che farà una straordinaria esperienza proprio nella giungla. Ormai abbastanza nota nel circolo degli amanti del cinema erotico, Annie Belle ottiene la scrittura per La fine dell’innocenza, diretto da Massimo Dallamano.

Annie Belle La fine dell'innocenza
Annie Belle in La fine dell’innocenza…..

Annie Belle Laure
… e in Laure, di Emmanuelle Arsan

La sua interpretazione del personaggio omonimo, che nel film si chiama Annie Belle, diviene famosa anche per le numerose scene di nudo dell’attrice, che con il suo look dai capelli biondo cenere, seduce e ammalia. Grazie anche al successo della colonna sonora del film, anche questa chiamata Annie Belle, la giovane attrice, adesso ventunenne, ottiene nuove scritture.
Lavora in Velluto nero, di Brunello Rondi, al fianco della star Laura Gemser e con Susan Scott, che per una volta si ritrova ad essere madre in maniera improponibile proprio di Pina, il personaggio interpretato da Annie Belle nel film. Subito dopo eccola sul set di Un giorno alla fine di ottobre, al fianco del suo boy friend di allora, l’attore Al Cliver. Il film non ottiene alcun successo, ma la Belle imperturbabile inanella un altro film erotico nel suo curriculum. Si tratta di Climax, diretto da Francisco Lara Polop, con al fianco un cast di illustri sconosciuti.

Annie Belle Velluto nero
Con Susan Scott nel film Velluto nero

Una buona opportunità le viene data da Luigi Scattini, che la scrittura per La notte dell’alta marea, che riduce per lo schermo il romanzo “Il Corpo” di Alfredo Todisco e le affida il ruolo di Diana, una giovane modella ambiziosa che farà innamorare di se un maturo direttore di un’agenzia pubblicitaria.
La recitazione di Annie Belle è decisamente monocorde, ma la sua bellezza intrigante e il suo fascino ambiguo le permettono ancora altri lavori; è Clara nel film Moglieamante di Marco Vicario, dove finalmente lavora in un prodotto di livello accanto ad attori che possono definirsi tali, come Mastroianni, William Berger,Laura Antonelli e Gastone Moschin.

Annie Belle La notte dell'alta marea
Annie Belle in La notte dell’alta marea

Poi è costretta ad uno stop di due anni; i film in cui ha recitato la Belle erano generalmente softcore o comunque blandamente erotici, mentre il cinema di genere di fine anni settanta sta lentamente e progressivamente scivolando verso l’hard.
Nel 1979 è sul set di Switch, una commedia di basso profilo diretta da Giuseppe Colizzi,mentre nel 1980 lavora nella commedia sexy La compagna di viaggio, di Ferdinando Baldi; un film che mette insieme un cast di attrici ormai al tramonto, come Marisa Mell, di giovani emergenti e future star dell’hard come Moana Pozzi e Marina Hedman, attrici emergenti della commedia sexy come Annamaria Rizzoli e sopratutto Serena Grandi.

Annie Belle L'alcova
Nel torrido L’alcova, di Joe D’Amato

Nel 1980 eccola in Molto di più, di Mario Lenzi, dove ritrova l’ex compagno di vita Al Cliver; anche questo è un film poco fortunato, mentre di ben altro successo è il seguente La casa sperduta nel parco, di Deodato, un thriller ben fatto che vede proprio l’attrice francese tra le protagoniste; lei è Lisa, una delle ragazze costrette ad una notte da incubo in una villa, segregate da due maniaci omicidi.
Il film successivo, Rosso sangue, di Joe D’Amato, è uno slasher famoso tra i “cultisti” del genere; lei è la protagonista, Emily, alle prese con un mostro sanguinario; poi arrivano due produzioni francesi, la prima Nana tratta da un romanzo di Emile Zola, nel quale l’attrice è Rennée de Chéselles, poi il citato Il mondo nuovo, di Scola, nel quale è una prostituta.

Annie Belle La compagna di viaggio
La compagna di viaggio

Nel 1982 l’attrice francese lavora in Fuga dall’archipelago maledetto di Antonio Margheriti, mediocre film conosciuto anche come Tiger Joe, in cui lei è l’unica attore di rilievo, in seguito in una piccola parte in
Liar’s moon di David Fisher, con la futura star Matt Dillon.
Nel 1982 Ciro Ippolito, che ha inaugurato la fortunata serie dei film girati a Napoli, eredi delle sceneggiate e con un folto pubblico di seguaci fedelissimi la scrittura per Pronto Lucia, un film a metà strada proprio tra la sceneggiata e il musicarello anni 60; la trama di questi film è spesso molto labile, e ruotano attorno al protagonista maschile, spesso un cantante con una vasta eco principalmente in Campania.

Annie Belle Mogliamante
Con Laura Antonelli in Mogliamante

In questo caso il protagonista è il cantante Carmelo Zappulla, in auge proprio agli inizi degli anni ottanta,come del resto lo saranno altri due fortunati protagonisti di questo filone secondario del cinema made in Italy, ovvero Nino D’Angelo e Mario Merola.
Il discreto successo ottenuto porta Ippolito a replicare il film l’anno successivo; questa volta il titolo è Zampognaro innamorato, accanto ad Annie c’è nuovamente Carmelo Zappulla, oltre a Angela Luce; accanto a Nino D’Angelo invece gira L’ammiratrice, per la regia di Romano Scandariato e con Nini Grassia O’ surdato ‘nnammurato, accanto alla star meteora Franco Cipriani.

Annie Belle Pronto Lucia
Pronto, Lucia

Buono il successo riportato da Al bar dello sport, una commedia gradevole interpretata da Annie al fianco di Lino Banfi, che nel film è uno sfigato che ha un colpo di fortuna, imbrocca una schedina miliardaria.
La Belle compare anche in qualche fiction tv, di relativo successo, come “Storia d’amore e d’amicizia” (1982), “Il passo falso (1983”), “Quei 36 gradini” (1984) TV mini-series,”Quo Vadis?” (1985), ma subito dopo aver partecipato al rovente L’alcova, di Joe D’Amato, in cui compaiono al suo fianco Laura Gemser e Lilli Carati, l’attrice va incontro ad un rapido declino cinematografico, confermato dal pessimo Uccelli d’Italia, di Ciro Ippolito, dall’inconsistente La venexiana, una pruderia di Bolognini, che si segnala solo per aver portato sullo schermo una Laura Antonelli in disarmo e un pessimo figlio d’arte come Jason Connery.

Annie Belle Al bar dello sport
Al bar dello sport

La stellina Belle si eclissa, dopo aver partecipato al terrificante La croce dalle sette pietre,di Marco Antonio Andolfi, conosciuto anche come Il lupo mannaro contro la camorra, uno dei film più ridicoli della storia del cinema italiano, girato con attori pressochè improvvisati e con effetti speciali degni di un film amatoriale.
L’ultimo film che vede impegnata Annie Belle è Fuga dalla morte, di Enzo Milioni, nel cui cast compaiono anche Pamela Prati, destinata ad una discreta carriera televisiva, Jessica Moore e Zora Kerova, un’altra attrice con un passato cinematografico altalenante tra b movie e film di cassetta.

Annie Belle La casa sperduta nel parco
La casa sperduta nel parco

Da quel momento la Belle sparisce del tutto dai set televisivi e di lei si perdono le tracce.
Attrice che ha basato larga parte della sua carriera sulle doti fisiche, peraltro non accentuate, tenendo conto che aveva un fisico esile e aggraziato, Annie Belle è ormai un’attrice di culto solo per gli appassionati di cinema anni settanta, che la ricordano biondo platino in La fine dell’innocenza, con i capelli scuri in Levres de sang, sempre pronta a spogliarsi per esigenze di copione, starlette di quel particolare genere cinematografico ornato di erotismo soft che fece le sue fortune proprio ai margini del cinema di serie A.

Annie Belle Rosso sangue
Rosso sangue

Una trentina di film non di certo memorabili, che però le hanno permesso quanto meno di avere, ancora oggi, una serie di fan che l’adorano ancora, come testimoniato da alcuni blog che ne ricordano il passato cinematografico.

Il mondo nuovo

Annie Belle Fuga dall'arcipelago maledetto
Fuga dall’arcipelago maledetto

Annie Belle-Molto di più

Molto di più

Annie Belle Uccelli d'Italia

Uccelli d’Italia

Annie Belle O surdato innamorato

O’surdato ‘nnammurato

Annie Belle Mogliamante

Mogliamante

Annie Belle L'ammiratrice

L’ammiratrice

Annie Belle La croce dalle sette pietre

La croce dalle sette pietre

Annie Belle Zampognaro innamorato

Zampognaro innamorato

Annie Belle Climax

Climax

Annie Belle La Venexiana

La venexiana

Annie Belle Un giorno alla fine di ottobre

Un giorno alla fine di ottobre

I piloti del sesso

 

Fuga dalla morte (1989)
La croce dalle sette pietre (1987)
La venexiana (1986)
L’alcova (1984)
Uccelli d’Italia (1984)
O’ surdato ‘nnammurato (1983)
Al bar dello sport (1983)
L’ammiratrice (1983)
Zampognaro innamorato (1983)
Pronto… Lucia (1982)
Liar’s Moon (1982)
Fuga dall’archipelago maledetto (1982)
Il mondo nuovo (1982)
Nana (1982)
Rosso sangue (1981)
La casa sperduta nel parco (1980)
Molto di più (1980)
La compagna di viaggio (1980)
Switch (1979)
Mogliamante (1977)
La notte dell’alta marea (1977)
Climax (1977)
Un giorno alla fine di ottobre (1977)
Velluto nero (1976)
La fine dell’innocenza (1976)
Laure (1976)
Lèvres de sang (1975)
Le rallye des joyeuses collégiennes (1974)
Bacchanales sexuelles (1974)

febbraio 18, 2010 Pubblicato da: | Biografie | | Lascia un commento