Zeudi Araya

La ragazza dalla pelle di luna, il film di Luigi Scattini del 1972, al di la dei suoi meriti effettivi, trattandosi di una pellicola di buona fattura, è rimasto nell’immaginario collettivo come il film che rivelò, al pubblico italiano, la straordinaria bellezza di una donna all’epoca assolutamente sconosciuta, fatta eccezione per una breve campagna pubblicitaria, quella di un caffè, che in qualche modo l’aveva fatta conoscere al grande pubblico.
Con Sandra Milo e Johnny Dorelli nella bella commedia Tesoromio
Zeudi “corona imperiale” Araya, classe 1951, eritrea di nascita, sinuosa e bellissima, aggraziata come una gazzella, era arrivata in Italia nel 1972, con il titolo di miss Eritrea vinto nella sua terra, quando aveva appena 18 anni; figlia di un uomo politico, si era diplomata nell’anno in cui vinse il titolo di miss, e arrivò in Italia proprio nel 1972, anno in cui iniziò casualmente la carriera cinematografica. Bastarono due film proprio di Scattini a crearne immediatamente la fama: il citato La ragazza dalla pelle di luna e La ragazza fuoristrada.

Zeudi Araya in La ragazza dalla pelle di luna
Il primo, nel quale Zeudi è Simoa, una stupenda ragazza di colore che si improvvisa guida turistica per una coppia in crisi, interpretata da Ugo Pagliai e dalla altrettanto bella Beba Loncar, la rivela in tutto il suo splendore. Il film è ben diretto, si avvale di un’ottima colonna sonora, composta da Pietro Umiliani, riecheggiante sapori esotici, irraggiungibili, affascinanti, di una fotografia di primo piano, opera di Nino Borghese.
Lei, Zeudi, è conturbante oltre il consentito, con quel corpo perfettamente armonico, quel sorriso solare e leggermente malizioso. Pagliai, nel film, sembrava davvero stregato dalla bella Simoa, così il tema dell’adulterio che l’uomo consumerà con la ragazza sembra davvero giustificato ; mare incontaminato, paesaggi da favola, una donna bellissima. L’uomo in crisi riacquista, grazie alla ragazza, voglia di vivere, e alla fine riuscirà anche a ritrovare un rapporto di coppia con la moglie. Il successo del film è immediato, nonostante il divieto ai minori di anni 18, che allontana molti ragazzi dalla visione del film.

Zeudi Araya in Giallo napoletano
Che non ha nulla di pruriginoso, intendiamoci: qualche scena di nudo e qualche amplesso assolutamente castigato. Con La ragazza fuoristrada, Zeudy si conferma ottima attrice, aldilà della sua bellezza; la storia è a sfondo drammatico, l’attrice interpreta Maryam, una donna di colore della quale si innamora Giorgio, e che la sposa, contro la volontà dei suoi, portandola a vivere con lui in Emilia; decisione fatale, perchè il razzismo strisciante di cui viene fatta oggetto la donna, sfocerà in una competizione tra due balordi, amici dell’uomo, che tenteranno di sedurre la donna, che, diffamata da una cinica ex amante del marito, troverà più saggio tornare tra la sua gente.
Il corpo
Ricercatissima, la Araya decide di lavorare con Domenico Paolella nel film La preda; con lei, nel cast, ci sono Franco Gasparri, stella dei fotoromanzi Lancio e discreto attore, destinato poi ad una fine drammatica, Renzo Montagnani. La storia, ambientata in Colombia, vede protagonista un fannullone alcolizzato, che si invaghisce di una bellissima donna del luogo, Nagaina; la donna si innamorerà di un giovane, che il fannullone in questione conosce in galera, con il risultato che la stessa Nagaina scapperà con lui, lasciando l’alcolizzato al suo destino.
Dopo La preda, Zeudi torna a lavorare con Scattini, il regista che per primo ha creduto in lei, e lo fa da par suo, interpretando la protagonista del film Il corpo, del 1974, la bellissima e fatale Princesse: questa volta il profilo della protagonista non è positivo, si tratta, infatti, di una donna cinica e amorale, che mette in competizione due persone molto differenti. Sono il maturo Antoine, il grande Enrico Maria Salerno e il più giovane Alain, Leonard Mann, con un risultato finale drammatico. L’opera, che si avvale del solito scenario di Scattini, esotico e misterioso, affascinante e selvaggio, è di buona fattura e consolida la fama della bellissima Zeudi, che dimostra talento anche in ruoli non facili. L’opera successiva interpretata da Zeudi è La peccatrice, girato nel 1975 sotto la direzione di Pier Ludovico Pavoni;
nel film è protagonista nuovamente con Franco Gasparri, ed interpreta il ruolo di Debra, contesa tra un cinico industriale dello zolfo, che fa uccidere il marito della donna pur di farla sua e il figlio di quest’ultimo, vicenda che sfocerà in un drammatico finale. Film mal riuscito, pretenzioso, che si segnala solo per l’ennesima prova di bravura dell’attrice eritrea e per la presenza, in un cammeo, di Clara Calamai, leggenda del film muto.

Zeudi Araya nel divertente Il signor Robinson
Il 1976 è un anno cruciale per la bella attrice; viene scelta da Bruno Corbucci per interpretare il ruolo di Venerdi nel film Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure, in un ruolo finalmente comico. Così come comico e spassoso è il tema centrale della commedia, basata sulle avventure di Robi, un ottimo Paolo Villaggio, che naufraga su un’isola apparentemente deserta, e che come l’omonimo Robinson del romanzo di Dafoe, è costretto a trasformarsi da uomo viziato e abituato alle comodità in naufrago senza esperienza.
Una bellissima foto della Araya
Sarà proprio la bellissima Venerdi a complicargli l’esistenza, fino alle scene finali, agrodolci, con la separazione tra i due, che nel frattempo hanno vissuto una storia d’amore. E’ in questo periodo che l’attrice conosce Franco Cristaldi, produttore cinematografico tra i più importanti, che all’epoca della nascita della loro storia d’amore, aveva 27 anni più dell’attrice. Tra i due è amore vero, e Zeudi rallenta notevolmente la sua attività cinematografica, per diventare ben presto la moglie del produttore. Nel 1978, due anni dopo , torna a lavorare con Corbucci in Giallo napoletano, curioso intreccio tra il giallo classico e la commedia, che l’attrice interpreta accanto a Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Peppino De Filippo, Capucine, Renato Pozzetto e Michel Piccoli.

Tesoromio, gradevolissima commedia con una splendida Zeudi Araya
Il film, pur gradevole e di sicuro interesse, non va benissimo al botteghino, ma lei è impeccabile nel ruolo di Elizabeth. Nel 1979 lavora nella deliziosa commedia Tesoromio, di Giulio Paradisi. Lei è Tesoro, una stupenda principessa di colore che lavora per uno scrittore in crisi, del quale si innamorerà e che riporterà al successo, attraverso una storia semplice ma divertente. Il film, stroncato dalla critica più ottusa, la vede all’apice della bellezza; il ruolo leggero che interpreta nel film sembra cucito sulla sua persona, L’attrice appare in grado di poter ricoprire qualsiasi ruolo le venga offerto, che si tratti di una parte drammatica o di una comica.
Il signor Robinson
Nel frattempo la sua vita privata fila alla perfezione; la storia d’amore con Cristaldi è sempre più salda, e la vita cinematografica, fatta di spostamenti, estenuanti ore di prove, sembra essere troppo limitativa per l’attrice. Che decide di rallentare le sue apparizioni, e per 4 anni si dedica esclusivamente alla famiglia. Tornerà nel 1983, in un film non memorabile, I Paladini – Storia d’Armi e d’Amori, diretto da Giacomo Battiato, nel quale è Marfisa, una guerriera innamorata di Ruggero, uno dei paladini.

Davvero splendida in due sequenze tratte da Il corpo
L’ultima sua apparizione cinematografica sarà nel film di Montaldo Il giorno prima, un cupo e drammatico film anticipatore, in qualche modo, della stagione dei reality televisivi. Film bello, interpretato da grandi attori, tra i quali Lancaster,la Thulin,Gazzarra, Berger, e che segna la fine della carriera di Zeudi Araya; l’attrice è al top della bellezza e delle fama, ma sceglie il ritiro per dedicarsi di più alla sua famiglia e per affiancare il marito nel lavoro di produzione. Quando, nel 1992, scomparirà il marito, sarà proprio la bella attrice a prenderne il posto, dedicandosi da allora in poi alla produzione sia cinematografica che televisiva. Nel 2008, nel corso del programma televisivo I migliori anni, condotto da Carlo Conti, l’attrice è tornata in video, bellissima come una trentenne, contro i 57 anni che realmente possiede.

L’ultimo film interpretato da Zeudi Araya, Il giorno prima
Zeudi Araya è stata un simbolo, pur nei limiti imposti dalle poche pellicole girate: la sua bellezza, il suo fascino, quel sottile erotismo magnetico che l’hanno sempre contraddistinta, continuano ancora oggi ad essere ricordati dal pubblico, quello stesso che si innamorò di Simoa, la ragazza dalla pelle di luna.

La preda
La ragazza fuoristrada

Giallo napoletano

I paladini

Il corpo

Il signor Robinson

La peccatrice

La preda

La ragazza dalla pelle di luna

La ragazza dalla pelle di luna (1972)
La ragazza fuoristrada (1973)
La preda (1974)
Il corpo (1974)
La peccatrice (1975)
Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure (1976)
Giallo napoletano (1978)
Tesoro mio (1979)
I paladini – Storia d’armi e d’amori (1983)
Il giorno prima (1987)






Annamaria Rizzoli
Con Edwige Fenech e Gloria Guida, Annamaria Rizzoli divide la fama di star della commedia sexy all’italiana, anche se limitatamente al tardo periodo della stessa, quando ormai il genere era avviato stancamente al tramonto, dopo gli anni dei fasti, quindi il periodo che va dal 1969 al 1977. Tipica bellezza italiana, alta, slanciata e fisicamente perfetta, Anna Maria (che abbrevierà il suo nome in Annamaria) ha recitato in 20 film, nel periodo compreso tra il 1975, data d’esordio sulo schermo e il 1983, quando interpreterà il suo ultimo lavoro cinematografico.

Annamaria Rizzoli con Paolo Villaggio in Dove vai in vacanza
A differenza della Fenech però, la Rizzoli è stata fortemente limitata dalle sue partecipazioni a commedie decadenti degli agonizzanti filoni studentesco/soldatesco, la dove Edwige ha intelligentemente affrontato più ruoli in più generi cinematografici, avendo però avuto la fortuna di esordire sugli schermi molto prima della Rizzoli.

La Rizzoli in Il sottomarino più pazzo del mondo
Nata a Roma nel 1953, la Rizzoli arriva relativamente tardi sugli schermi; rispetto a Gloria Guida, per esempio, che aveva esordito a nemmeno 18 anni, Annamaria gira il primo film nel 1975,a 22 anni, partecipando a Il padrone e l’operaio di Steno, film con Renato Pozzetto all’epoca star principale della commedia italiana, per poi partecipare, nel 1977, alla commedia Ride bene chi ride ultimo, film diretto da un team congiunto di attori, Gino Bramieri,Marco Aleandri,Pino Caruso,Walter Chiari, e interpretato da loro stessi con l’aggiunta delle bellezze nostrane Orchidea De Santis e Annamaria stessa.

Annamaria Rizzoli in L’insegnante al mare con tutta la classe….
Il discreto successo riportato e la contemporanea decisione di lavorare per Telealtomilanese le permettono di farsi apprezzare non solo per le notevoli doti fisiche, ma anche per la simpatia che innegabilmente possiede. Nel 1978 interpreta il ruolo di Marina, una giovane dalla doppia vita, costretta a prostituirsi da una banda nel film Milano, difendersi o morire, di Martucci; è un ruolo impegnativo, il suo che svolge discretamente.Sempre nello stesso anno arriva il successo con Dove vai in vacanza?, diretto da Mauro Bolognini, Luciano Salce, Alberto Sordi; il film, a episodi, la vede protagonista nel segmento sicuramente più divertente, quello con Paolo Villaggio, nel quale è una biondona fatale che coinolge un ingenuo organizzatore di safari in un tentativo di omicidio del marito. Il suo successo continua con Riavanti,marsh, film diretto da Luciano Salce, e interpretato dalla Rizzoli con un cast di tutto rispetto, nel quale figurano Silvia Dionisio, Renzo Montagnani, Sandra Milo, Gigi Reder, Olga Karlatos, Alberto Lionello, Paola Quattrini.
Fotogrammi tratti sempre da L’insegnante al mare con tutta la classe
E’ il momento di massima popolarità dell’attrice, che vive anche una storia d’amore con Walter Chiari. Dopo una pausa d’arresto coincidente con il film Play Motel, probabilmente il più spinto girato dall’attrice, film di Mario Gariazzo in cui è Patrizia, moglie di un attore ricattato, e che si improvviserà detective per salvare il marito dall’accusa di aver perpetrato un omicidio. Nel 1979 arriva anche il successo al botteghino di L’insegnante al mare con tutta la classe, di Tarantino, prima delle pellicole della commedia sexy.

Con Bracardi in La cameriera seduce i villeggianti
Il fisico scultoreo, la bellezza e il fascino dell’attrice sono le uniche cose che meritano rilievo in uno di quei prodotti ormai decadenti di un genere al tramonto. Nel film è Lisa, una giovane insegnante concupita dal maturo costruttore Ercole, un Lino Banfi che ormai sta per abbandonare anche lui il genere della commedia sexy. Il film successivo è una strana commedia degli equivoci, Scusi lei è normale?, per la regia di Lenzi; Annamaria e Anna, una giovane ballerina, figlia di un onorevole, che ha una doppia vita, visto che posa come modella per alcuni pornofumetti. Nel 1980 arriva anche il ruolo di Silvana nel fiacco Uno contro l’altro,praticamente amici, opera mediocre di Bruno Corbucci, con Thomas Milian e Renato Pozzetto.

La Rizzoli in La compagna di viaggio

Nel film La ripetente fa l’occhietto al preside

Una splendida Annamaria Rizzoli in La sai l’ultima sui matti?
Questo sarebbe il momento giusto, per la bella attrice, di punatre a qualcosa di più ambizioso che non sia la commedia all’italiana,finisce invece nel cast di La ripetente fa l’occhietto al preside, ancora al fianco di banfi, in un film diretto da Laurenti che riprende lo stanco copione della bella ragazza che fa ingelosire il ragazzo di turno puntando al preside. Il ruolo di Angela, la ripetente, è quanto meno ridicolo per un’attrice che ha ormai 28 anni e un fisico prorompente. Le cose non migliorano con La compagna di viaggio, di Baldi, stanca e sconclusionata commediola in cui vanno valutate positivamente solo la sua presenza e quella di Gastone Moschin.
Milano, difendersi o morire
Viceversa degna di menzione è la prova fornita in Rag.Arturo De Fanti, bancario precario, diretto da Luciano Salce, gradevole e ironico affresco sul carovita, in cui la Rizzoli è Vanna, amante di Paolo Villaggio, che finisce in casa di quest’ultimo assieme all’amante della moglie di Villaggio, una bella Catherine Spaak, in una girandola di situazioni grottesche nelle quali spicca proprio il ruolo di Annamaria, che tratteggia benissimo il ruolo della svampita Vanna. Nell’anno successivo troviamo Annamaria impegnata in La settimana bianca, di Laurenti, in cui è Angela, preda concupita da un gruppo di playboy da strapazzo.

Con Walter Chiari in Ride bene chi ride ultimo
Il film è sciatto, girato alla men peggio, e il successivo La cameriera seduce i villeggianti , di Aldo Grimaldi, è poco meglio: in questo film è la procace Marina, moglie di un indebitatissimo Carlo Giuffrè, che seduce il principale creditore del marito. A chiudere un 1981 che vede la quasi definitiva morte della commedia sexy, ci sono due altre interpretazioni, la prima in La settimana al mare, la seconda in Una vacanza del cactus, entrambi opera di Laurenti, ed entrambi destinati ad essere gli ultimi fuochi di una stagione che non sarà di certo ricordata come le migliori del cinema italiano.
A questo punto la carriera della Rizzoli si avvia ad un declino rapidissimo, dovuto essenzialmente alla crisi del cinema, alla fine del genere cinematografico nel quale l’attrice si era specializzata e se vogliamo, anche alla mancanza di offerte nei nuovi generi che vanno per la maggiore, la commedia drammatica oppure, dal lato opposto, la commedia erotica spinta.

Annamaria Rizzoli nel film Scusi,lei è normale?
Tra il 1982 e il 1983 la Rizzoli lavora in La sai l’ultima sui matti?, diretta dall’immancabile Laurenti, in Attenti a quei P2, di Pingitore, con Pippo Franco, nel Sommergibile più pazzo del mondo, inguardabile film del solito Laurenti e per finire in Il rubacuori (Le bourreau du coeur), film diretto da Christian Gion, una produzione francese nella quale è accanto ad Aldo Maccione.
La carriera cinematografica della Rizzoli finisce di fatto con Il rubacuori, e da quel momento l’attrice scompare dagli schermi per lavorare, successivamente, in teatro, dove darà buona prova di se sopratutto con opere di Strehler. Nonostante i numerosi ruoli sexy interpretati, la Rizzoli ha sempre disdegnato parti erotiche spinte, accettando di fatto solo apparizioni in film non smaccatamente erotici, nella più pura tradizione della commedia sexy.

L’ultimo film di Annamaria Rizzoli, Il rubacuori, del 1983
Va ricordata anche la sua presentazione, al fianco di Mike Bongiorno, del festival di Sanremo 1979, il primo che segnò una debole ripresa degli ascolti dopo la frana delle precedenti edizioni. Oggi è oggetto di culto fra coloro che hanno in qualche modo rivalutato le pellicole sexy, ma fondalmentalmente innocenti che riempirono le sale proprio nel periodo di massimo fulgore dell’attrice romana.
Attenti a quei P2
La settimana al mare
Il padrone e l’operaio
Il padrone e l’operaio (1975)
Ride bene… chi ride ultimo (1977)
Milano… difendersi o morire (1978)
Dove vai in vacanza? (1978)
Riavanti… marsch! (1979)
Rag. Arturo De Fanti, bancario precario (1979)
Play Motel (1979)
L’insegnante al mare con tutta la classe (1979)
* Scusi, lei è normale? (1979)
Uno contro l’altro, praticamente amici (1980)
La ripetente fa l’occhietto al preside (1980)
La compagna di viaggio (1980)
La settimana bianca (1981)
La cameriera seduce i villeggianti (1981)
La settimana al mare (1981)
Una vacanza del cactus (1981)
La sai l’ultima sui matti? (1982)
Attenti a quei P2 (1982)
Il sommergibile più pazzo del mondo (1982)
Il rubacuor (Le bourreau des coeurs) (1983)
Brigitte Petronio
Della bionda, esile e carina Brigitte Petronio manca, in rete, qualsiasi dato anagrafico o biografico; in pratica non c’è un solo dato reperibile che ci dica età, luogo di nascita, hobby o altro. Ragione per la quale di lei posso parlare solo attraverso i 12 film interpretati, uno dei quali, La città delle donne di Fellini, non le viene nemmeno accreditato, forse perchè la sua parte è stata tagliata in fase di montaggio.

Una scena tratta dal film Maschio latino cercasi
Nel periodo che va dal 1976, anno di uscita del film Ragazzo di borgata, che è la sua prima partecipazione cinematografica ufficiale, diretto da Giulio Paradisi fino al 1981, data in cui Brigitte lavora nel film di Laurenti La settimana al mare, l’attrice ha interpretato ruoli secondari in pellicole della commedia sexy all’italiana, con un’incursione nell’hard con il film Il pornoshop della settima strada, film diretto da Joe D’Amato, e per il quale la bionda attrice intentò causa alla produzione, essendo stati inseriti nel film spezzoni hard girati da controfigure. secondo quanto riportato da Giordano Lupi, del quale parlerò a breve, nel suo Erotismo, orrore e pornografia secondo Joe D’Amato, edito da Profondo rosso editore.

Brigitte Petronio in tre sequenze dal film La casa in fondo al parco
Le sue interpretazioni più importanti la Petronio le ha avute in Maschio latino cercasi, di Narzisi, interpretato nel 1977 al fianco di Gloria Guida, di Gino Bramieri e Adriana Asti, nel quale è una giovane prostituta che intenerisce un cliente con il racconto delle sue sventure personali. Nello stesso anno ha girato La compagna di banco, commedia sexy del filone liceale, nel quale è Mirella, amica di studi della protagonista, Lilli Carati. Nel 1977, anno decisamente importante per lei, lavora in Il cinico, l’infame il violento, al fianco di Maurizio Merli e del “cinese” Thomas Milian; una particina, anche questa, così come quella interpretata nel film La bella e la bestia, di Luigi Russo, film assolutamente sconosciuto ai più.

Brigitte Petronio con Laura Gemser in Emanuelle,perchè violenza alle donne?
Da segnalare anche Emanuelle, perchè violenza alle donne?, film velleitario di Joe D’Amato, anche questo proposto in due versioni, una softcore e una hardcore, con scene interpretate da pornostar. In questo film la Petronio interpreta Mary, una giovane che si lascia andare ad un rapporto saffico con Emmanuelle, interpretata come al solito da Laura Gemser, seguito dal film a episodi Dove vai in vacanza, di Salce e Bolognini.
Segnalo anche le sue interpretazioni in La liceale nella classe dei ripetenti, e infine nel 1980 il suo ruolo più conosciuto, quello della sfortunata Cindy, seviziata da Alex, il balordo protagonista di La casa sperduta nel parco, discreto thriller diretto da Ruggero Deodato. La sua carriera cinematografica si chiude nel 1981, con una breve apparizione in La settimana al mare, e da quel momento di lei non si sa più nulla.

Brigitte Petronio con Lilli Carati in La compagna di banco
Il porno shop della settima strada
Starlette decisamente sottovalutata, Brigitte, forse penalizzata dal fisico minuto, in un periodo in cui nel cinema andavano di moda le maggiorate, o le bombe sexy come la Fenech e la Guida, non ha avuto eccessiva fortuna nel mondo del cinema. Solo i cultori del cinema anni 70-80 ricordano il suo volto sottile, la sua figura esile, i capelli biondi a incorniciare un volto da adolescente.
Aeroporto internazionale

Due fotogrammi da La bella e la bestia
Ragazzo di borgata
Filmografia
La settimana al mare (1981)
La casa sperduta nel parco (1980)
Il porno shop della settima strada (1979)
La liceale nella classe dei ripetenti (1978)
Dove vai in vacanza? (1978)
Emanuelle – Perché violenza alle donne? (1977)
La bella e la bestia (1977)
Il cinico, l’infame, il violento (1977)
La compagna di banco (1977)
Maschio latino cercasi (1977)
Ragazzo di Borgata (1976)
Nuda per Satana
Parlare di cinema non significa necessariamente parlare di film memorabili, ma anche di pellicole che in qualche modo sono rimaste nella memoria collettiva come autentiche boiate, ovvero film in cui la trama è presso chè inesistente, la commistione tra i generi cinematografici risulta indistinguibile, oppure la recitazione è di così basso livello da far rimpiangere i soldi spesi per il biglietto.
In alcuni casi questi tre elementi si sposano, contribuendo in maniera determinante all’insuccesso di un film. Quando poi questo film è di una bruttezza, squallore e insulsaggine addirittura commoventi, si può assistere, per uno dei frequenti paradossi del mondo della celluloide, ad un suo perdurare nella memoria, fin quasi alla sua elevazione a emblema di un certo tipo di cinema, che in alcuni casi viene battezzato come z movie, ad indicare come il film stesso sia indegno di qualsiasi visione. Nuda per Satana, diretto nel 1974 da Luigi Batzella (ovvero Paolo Solvay) rientra a pieno diritto in questa fascia cinematografica, anzi, in qualche modo è il fiero portabandiera di un genere che pure, incredibilmente, vanta parecchi aficionados.

Tre fotogrammi del film con protagonista Rita Calderoni
Perchè questo film può vantare tanti meriti in negativo? Eccoli elencati brevemente:
– La trama è confusa, scoordinata e la sceneggiatura è imbarazzante; la storia, che vorrebbe riprendere un tema usurato come quello del doppio, finisce per diventare un labirinto in cui lo spettatore ,disorientato, si smarrisce, senza capire dove il regista lo voglia portare, e sopratutto cosa in realtà stia guardando, ossia una storia psicologicamente contorta, oppure la solita fiera di nudità più o meno malcelate ed esposte ad uso e consumo del voyeur di turno;
–La recitazione degli attori ( concessione ardita del genere a cui appartengono i nemmeno volenterosi protagonisti della pellicola) si distingue per la sua sciattezza, per la mancanza assoluta di profondità, sicuramente non agevolata dalle numerose incongruenze del film, che assomiglia più ad un’opera allucinata (anzi, allucinante) derivata dalla mancanza di idee.
-La pessima idea di voler ad ogni costo stupire con atmosfere tipiche del cinema di Polselli, con contrasti violenti di luci, atmosfere degne di un fumatore di hascisc e incongruenze sia in campo visivo che nei dialoghi
-Infine lo squallore dell’ambientazione, con la scena memorabile in cui la nudissima Rita Calderoni, star di questi z movie, viene assalita da un ragno gigante, costruito in maniera così artigianale da far pensare ad un prodotto girato da bambini, o al massimo ad un cartoon mediocre.
Detto questo, addentrarsi nella spiegazione della trama appare davvero esercizio da equilibrista senza rete; la storia parte con un dottore che, mentre sta andando a fare una visita in un casolare che non c’è, incontra una ragazza discinta sulla strada, cosa che provoca lo sbandamento dell’auto sulla quale viaggia il medico e conseguente incidente. Rinvenuto dallo svenimento, il dottore assiste ad un altro incidente in cui è coinvolta un’altra ragazza, che, dopo un vano tentativo di soccorso, lo porta a cercare un luogo dove poter telefonare.
Imbattutosi casualmente in una villa, il medico finirà per avere un’esperienza allucinante, ovvero la visione di se stesso e della ragazza trasformati in docili servi del padrone di casa, che utilizza i due per combattere il più antico nemico dell’uomo, Satana in persona. Sarà una formula evocativa a permettere al dottore di liberarsi del suo padrone e del diavolo, contemporaneamente; ma forse è stato tutto un sogno, perchè il dottore si sveglia nella sua auto, mentre accanto a lui avviene nuovamente l’incidente con protagonista la ragazza.
Capisco che raccontata così la storia sembra assurda; ma è anche vero che ricostruire una trama di per se lacunosa, incredibile e sconclusionata è operazione difficile. Se proprio volete rendervi conto, visionatevi il film e passerete, in questo modo due ore del vostro tempo annoiandovi a morte e bestemmiando come turchi. In fondo, il cinema è anche questo, delirio allo stato puro. In ultimo una segnalazione sulla incredibile orgia finale; fumo, movimenti al rallentatore, protagonisti che sembrano muoversi secondo gli schemi di un incubo reale, girata con tanta e tale approssimazione da diventare l’emblema di cosa non deve essere messo in una pellicola.
Nuda per Satana, un film di Paolo Solvay. Con Rita Calderoni, James Harris, Stelio Candelli, Renato Lupi
Fantastico, durata 93 min. – Italia 1974.
Rita Calderoni … Susan Smith / Evelyn
Stelio Candelli … Dr. William Benson / Peter
James Harris …Il diavolo
Renato Lupi … Butler
Iolanda Mascitti … Cameriera
Regia:Luigi Batzella
Sceneggiatura:Luigi Batzella
Produzione:Remo Angioli
Musiche:Dario Baldan Bembo
Montaggio:Luigi Batzella
Fotografia:Antonio Maccoppi
Autostop rosso sangue

Unica incursione nel genere thriller di Pasquale Festa Campanile, Autostop rosso sangue è un road movie girato con il classico finale rape and revenge; un thriller robusto, pieno di colpi di scena, ambientato per ragioni economiche in Italia, anche se bisogna dire che i nostri Appennini non sfigurano affatto in paragone alle mountain americane. La storia, girata con pochi attori, è chiaramente basata sul ritmo, sulla violenza e perchè no, sul sesso, che ha una parte molto importante nello svolgimento del film.
Una coppia in crisi, Eva e Walter, si prendono una vacanza e decidono di trascorrere un periodo di quiete, per ritrovarsi, nei boschi della California. Il viaggio serve per cercare un dialogo, ben presto interrotto dal casuale incontro con Adam, un bandito che ha appena compiuto una rapina e sta fuggendo con la refurtiva. Il giovane riesce a immobilizzare Walter e ne approfitta per violentare la donna. Walter riesce a liberarsi e a uccidere il bandito; il finale è assolutamente cinico e a sorpresa.
Se la trama appare semplice e lineare, il film si segnala per l’ottima recitazione degli attori protagonisti, ovvero Franco Nero nel ruolo di Walter, sobrio e alla fine inaspettatamente crudele, Corinne Clery, bellissima e sexy nel ruolo di Eva, l’unica vera vittima innocente della storia, e infine David Hess, specializzato nei ruoli da bastardo. Il film è corredato da una sontuosa colonna sonora di Ennio Morricone, sempre presente nei momenti topici.
Può sembrare un thriller canonico, ma in effetti Autostop rosso sangue mescola anche altro, come il tentativo di mostrare la crisi della coppia , l’intelligente uso delle parole, con dialoghi che non sono mai scontati e infine con alcune sequenze davvero importanti, come quella dello stupro alla luce di un falò.
Un film da rivalutare, sicuramente, ed è un vero peccato che il regista di origini lucane, morto prematuramente nel 1986 non abbia poi cercato di bissare il genere, preferendo tornare al suo genere preferito, la commedia all’italiana, venata però di molta ironia e tanta malinconia.
Autostop rosso sangue, un film di Pasquale Festa Campanile. Con Franco Nero, Corinne Cléry, Carlo Puri, John Loffredo,Monica Zanchi,David Hess
Drammatico, durata 102 min. – Italia 1977.
Franco Nero: Walter Mancini
Corinne Cléry: Eve Mancini
David Hess: Adam Kunitz
Joshua Sinclair: Oaks
Carlo Puri: Hawk
Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Aldo Crudo, dal romanzo La violenza e il furore di Peter Kane
Sceneggiatura Aldo Crudo, Pasquale Festa Campanile, Ottavio Jemma
Fotografia Franco Di Giacomo, Giuseppe Ruzzolini
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Giantito Burchiellaro
Open title internazionale
Titoli iniziali in italiano
Gloria Guida
Protagonista della stagione della commedia sexy all’italiana, Gloria Guida è oggi oggetto di cult, assieme alla sua rivale Edwige Fenech, in virtù delle sue 27 partecipazioni a pellicole del genere sexy, che ebbe il suo massimo splendore nel periodo a cavallo tra gli inizi degli anni settanta e la fine degli stessi.

Gloria Guida accanto a Johnny Dorelli nel suo ultimo film, Sesso e volentieri
Bella, bionda e terribilmente sexy, Gloria Guida ha intepretato il sogno maliziosamente erotico di più generazioni, che hanno assistito alle sue interpretazioni in pellicole oggi divenute oggetto di culto. Una carriera nata per caso, e che ha avuto immediatamente un gran successo in virtu dell’indubbia bellezza di Gloria, ma anche della sua stupefacente carica sexy, di quel suo sottile erotismo mai sbattuto in faccia allo spettatore, ma, al contrario, velato e malizioso; a guardarli oggi, quei suoi film iniziali, ci si rende conto di come fossero basati totalmente sulla sua interpretazione, sempre maliziosa, mai volgare, esplicitata attraverso un erotismo casalingo, che lasciava tutto all’immaginazione, e che non trascendeva mai nel banale o che non si spingeva mai vicino al confine del proibito.

Gloria Guida nel film Scandalo in famiglia
Il suo era, come quello della Fenech, in fondo, un sano erotismo casereccio; come nel caso della Fenech, i fugaci amplessi erano consumati quasi con pudore, con scene che lasciavano tutto all’immaginazione, e che mai erano portate oltre i confini di un visivo fatto di porzioni di corpo, di immagini del suo corpo bellissimo mostrato solo in atti tutto sommato innocenti. Una seduzione potentemente immaginaria, quindi, ben lontana da quel tipo di commedia sexy che sfociò in seguito nel softcore prima e nell’hardcore vero e proprio in seguito.

La Guida in Quell’età maliziosa
Nel corso degli anni, Gloria Guida, che ha concesso pochissime interviste, ha sempre rimarcato il carattere inoffensivo delle sue pellicole, ha sempre difeso quell’erotismo cerebrale, fatto di immagini assolutamente pudiche, di nudi presi sotto la doccia o durante il classico gesto di seduzione del liceale, del professore o dell’innamorato di turno. Seducente, maliziosa senza malizia, con quel corpo splendido, ma mai peccaminoso oltre il lecito, Gloria ha finito per assurgere a simbolo di un proibito casalingo; non la trasgressione, quindi, ma un sano erotismo profumato e nostalgico, fatto di ricordi di banchi di scuola, di ragazze carine e irraggiungibili che sedevano al fianco ideale dello spettatore, che riviveva scene scolastiche o domestiche.
Un altro fotogramma tratto da Quell’età maliziosa
Di volta in volta Gloria Guida appariva come la liceale di cui lo spettatore era innamorato, quella che filava invece un altro, o la domestica procace, immaginario erotico dei rampolli della buona famiglia, o ancora la cuginetta, l’amica dell’amica, quella bella e quasi irraggiungibile, la donna da afferrare e da amare, un tantino maliziosa ma mai perversa.

Gloria Guida in Peccati di gioventù
Gloria Guida, che oggi ha 53 anni, e che è una donna bellissima e carica di una sensualità matura, ha esordito in ambito cinematografico nel 1974, quando non aveva ancora compiuto i 18 anni, essendo nata a Merano nel 1956, a novembre. Aveva esdordito come cantante, in uno dei tanti locali della riviera romagnola, dove si era trasferita con la sua famiglia, e si era fatta notare immediatamente per la sua bellezza.
Dal film Maschio latino cercasi
Ed è nel 1974 che la Guida vince un concorso di bellezza, abituale trampolino di lancio delle starlette in cerca di fama, e ottiene una scrittura per il film di Mario Imperoli La ragazzina; il ruolo di Monica, splendida adolescente desiderata dai coetanei ma anche da uomini molto più maturi di lei, e che alla fine sceglierà proprio uno di questi, un riservato professore di storia, abile amatore, sembra una seconda pelle cucita addosso. I critici storcono il naso e bollano il film come “commediola insulsa”, ma il successo è clamoroso, tanto che Gloria entra nel cast del film La minorenne, diretto nello stesso anno, il 1974, da Silvio Amodio.
Questa volta è Valeria, una ragazzina che soffre l’ambiente soffocante della famiglia, e che nel suo college sogna avventure (anche erotiche) con persone più grandi di lei. Tornata nella sua famiglia, all’apparenza rispettabile, ma ipocrita e perbenista, Valeria dopo diverse esperienze trova il grande amore.
Anche questo ruolo, che le è stato praticamente cucito addosso, la impone come simbolo proibito, come sogno smaccatamente erotico. Lo stesso Amodio replica la situazione del film La minorenne nel suo lavoro successivo, del 1975, affiancando a Gloria il maturo Nino Castenuovo; il film è Quell’età maliziosa, e questa volta il ruolo di Paola, interpretato dalla Guida, è smaccatamente seduttivo.
Lei e sua madre (Anita Sanders), si dividono le attenzioni di un giardiniere, sedotto sia dalla giovane che dalla madre di lei. Il successo è totale, irresistibile; la grazia sottilmente peccaminosa, il volto angelico e malizioso, quel corpo che farebbe dannare un santo diventano davvero parte dell’immaginario collettivo. E se i critici bollano i suoi film come mediocri, Gloria va avant i per la sua strada, lavorando nello stesso anno in Peccati di gioventù, ancora una volta sotto la regia di Amodio. Questa volta il personaggio di Angela, figlia di un maturo insegnante, che sconvolge la vita dello stesso mentre è in procinto di risposarsi, è decisamente negativo, mentre il film tenta di uscire dal clichè della commedia erotica per tentare la via, improbabile, del dramma famigliare.

Gloria Guida agli esordi, nel film La liceale
La Guida è davvero impagabile, in questo film, e riesce a mostrare un talento che sfugge al clichè fino ad allora affibbiatole, quello della ragazzina sexy. Nello stesso anno arriva la parte di Maria (suor Immacolata) nel film di Ferretti La novizia, opera discutibile imbastita attorno alla figura di Maria, una timida novizia che finisce per innamorarsi di un ragazzo, che la convincerà ad uscire dal convento, suscitando la reazione della madre di lei con conseguente tragedia finale. Ma il ruolo che le consegna la fama maggiore e che resterà scolpito nella memoria degli spettatori è quello di Loredana in La liceale, che inaugurerà il cosidetto filone studentesco, e che ci consegna una diciannovenne Gloria Guida assolutamente irresistibile; Loredana, preda ambita da tutti, è in realtà l’immagine riflessa di Gloria, sempre più bella e affascinante.
Il film di Tarantini è un successo clamoroso, e consolida la fama dell’attrice, ormai diva a tutti gli effetti.La vogliono tutti, e lei sceglie di lavorare in Il solco di pesca, di Liverani, forse la sua pellicola meno riuscita; la storia è banale, l’unica mozione di merito riguarda proprio il solco di pesca ( allocuzione per indicare le natiche) della bellissima Gloria. Non va meglio con il successivo Il gatto mammone, di Cicero, scialba commedia piena di luoghi comuni,in cui l’unico personaggio a salvarsi è, guarda caso, proprio quello interpretato da Gloria, ovvero Marietta.

Gloria Guida in L’affittacamere
Se analizziamo la carriera di Gloria Guida, in questi suoi primi due anni di cinema, vediamo come l’attrice possedesse certamente doti recitative che andavano aldilà dei ruoli che le offrivano costantemente. Ma il mondo della celluloide spesso stringe i suoi protagonisti in un angolo, ne sfrutta la fama, la bellezza, le doti fisiche e ne standardizza l’immagine. Così, i film successivi cone Blue jeans, del 1975 diretto da Imperoli, nel quale è Angela, una improbabile prostituta, il successivo Scandalo in famiglia, di Andrei (1976) nel quale l’attrice interpreta il ruolo di una ragazza innamorata dello zio, film fiacco e noioso, e Ragazza alla pari, diretto da Mino Guerrini,in cui è la solita, procace minorenne che affitta stanze a deputati, riuscendo così a diventare importante, diventano un clichè talmente stretto da costringere l’attrice a svolgere oi, ormai solo e soltanto parti replicate all’infinito.

Un’altra scena tratta da L’affittacamere
Nei due anni successivi, Gloria Guida lavora in pratica in film che sembrano l’uno la copia carbone dell’altro: si chiamano L’affittacamere, Il medico la studentessa,Oriazi Curiazi 3-2 e Maschio latino cercasi; preludio ad un film drammatico, Bermude la fossa maledetta, diretto da Renè Cardona nel 1978, e nel quale l’attrice si trova a lavorare con il grande John Houston, oltre a Claudine Auger e Marina Vlady.
Nel film Gloria interpreta la parte della nipote di un anziano archeologo, Michelle, e per la prima volta vedremo l’attrice morire in un film. Nel 1978 l’attrice gira uno dei film più interessanti e controversi dell’intero decennio settanta, un’opera che ha conosciuto, nel corso degli anni, una rivalutazione talora eccessiva, ben aldilà dei meriti propri del film. Si tratta di Avere vent’anni, di Fernando Di Leo, nel quale è Lia, occasionale amica d’avventure e di disgrazie di Tina, interpretata da Lilli Carati.
Il medico,la studentessa
Il film, che racconta la storia di due disinibite ragazze che passeranno attraverso diverse esperienze e che finiranno male, ad opera di una banda di balordi, subirà diversi tagli censori, sia per la rpesenza di scene saffiche tra le due attrici, sia per il finale violentissimo, con la violenza perpetrata ai danni di tina, con l’impalamento che verrà tagliato e ripristinato solo nelle versioni successivi ad uso domestico.

Gloria Guida con Renato Pozzetto in Fico d’India
Dopo l’uscita del film, e sopratutto dopo il suo iniziale insuccesso, Di Leo ebbe parole molto dure nei confronti delle protagoniste, definite come “due ragazze alle quali la parola attrice si addice poco”. Giudizio sommario e ingiusto, quello di Di Leo; le due beniamine del pubblico si giocarono l’affetto del pubblico, con questo film, in due ruoli drammatici che finivano in quel modo crudele. La parentesi drammatica viene chiusa e Gloria Guida torna al suo ruolo di studentessa, questa volta in uno degli ultmi successi del filone, La liceale nella classe dei ripetenti, ancora una volta nel ruolo della fintamente ingenua studentessa concupita da tutti.
Sempre nel 1978 ricopre il ruolo di Polly in Indagine su un delitto perfetto, di Rosati, un buon thriller nel quale spiccano le presenze di Joseph Cotten,Adofo Celi e Alida Valli. L’anno si chiude con il modesto Travolto dagli affetti famigliari, film diretto da Mauro Severino. Il 1979 è un anno sicuramente fondamentale per la carriera di Gloria Guida; la commedia sexy è ormai agonizzante, il cinema è in crisi, in seguito anche all’avvento delle tv private, che distolgono spettatori dal cinemaa tutto vantaggio dl piccolo schermo. Gloria, che ha solo 23 anni, interpreta le ultime pellicole del genere erotico all’italiana, ossia La liceale il diavolo e l’acquasanta, L’infermiera di notte e La liceale seduce i professori; la sua bellezza è sempre fresca, ma gli anni passati a interpretare il clichè della liceale, della ragazzina provocante, hanno ormai il loro peso.
Avere vent’anni
Il filone liceale/infermiere/parenti è morto definitivamente, e il cinema italiano si sta orientando su un nuovo genere di commedia, quella brillante, oppure sta virando pericolosamente verso l’erotismo più spnto. Subito dopo aver girato la commedia Fico d’India di Steno, la’ttrice accetta il ruolo di Marta nel film Bollenti spiriti, del 1981. Ed è una scelta decisiva, perchè sul set del film nasce l’amore tra la Guida e Giorgio Guidi, quasi una nemesi anche nei cognomi; Johhny Dorelli, che all’epoca aveva 44 anni, crea con la bellissima attrice un sodalizio privato che sarà cementato da un’unione a prova di bomba, e dal quale nascerà una figlia, Guendalina.
Gloria Guida in Travolto dagli affetti familiari
L’attrice, da quel momento, medita davvero su un suo prossimo ritiro dalle scene, e accetta di partecipare solo a due film, La casa stregata, di Corbucci e l’ultimo in assoluto, almeno fino ad ora, Sesso e volentieri, nel quale è la moglie, non solo nella realtà di Johnny Dorelli. L’attrice si ritira dalle scene, per dedicarsi esclusivamente alla famiglia, rientrando sulle scene al fianco del marito ma solamente in teatro. E’ il 1982, e Gloria Guida ha soltanto 26 anni, una grande carriera alle spalle, anche se limitata alla commedia sexy, e la voglia di vivere una vita lontana dai riflettori. Cosa che farà, mantenendo un distacco quasi assoluto nei confronti di quel mondo che le ha dato soldi e successo.

Indagine su un delitto perfetto
Tornerà in due brevi miniserie Tv sul finire degli anni 80, per poi ritornare alla sua vita privata; nelle rare interviste concesse ai giornalisti, la Guida ha sempre difeso quei suoi film definiti, giustamente, per collegiali, ricordando come in effetti le scene di nudo contenute nelle varie pellicole non avevano nessuna malizia eccessiva. Così come l’attrice ha ricordato come la decisione di abbandonare le scene sia nata dalla voglia di vivere una realtà che fosse una dimensione umana, e che la sua innata pigrizia ha contribuito in maniera determinante.Oggi, a distanza di tanti anni da quella sua ultima apparizione in Sesso e volentieri, Gloria Guida continua ad essere un autentico mito, accresciuto anche dalla riscoperta, e in alcuni casi dalla valorizzazione, delle pellicole da lei girate, come Avere vent’anni, La liceale ecc.
Travolto dagli affetti famigliari
Orazi Curiazi 3-2
La ragazza alla pari
Il medico,la studentessa
Travolto dagli affetti famigliari
La liceale seduce i professori
Fico d’India
Il solco di pesca
Due fotogrammi da La casa stregata
La liceale,ildiavolo e l’acqua santa
La liceale nella classe dei ripetenti
La liceale seduce i professori
Ragazza alla pari
Il triangolo delle Bermuda
Se devi dire una bugia dilla grossa
La ragazzina, regia di Mario Imperoli (1974)
La minorenne, regia di Silvio Amadio (1974)
Il solco di pesca, regia di Maurizio Liverani (1975)
Quella età maliziosa, regia di Silvio Amadio (1975)
Peccati di gioventù, regia di Silvio Amadio (1975)
La novizia, regia di Pier Giorgio Ferretti (1975)
La liceale, regia di Michele Massimo Tarantini (1975)
Il gatto mammone, regia di Nando Cicero (1975)
Blue Jeans, regia di Mario Imperoli (1975)
Scandalo in famiglia, regia di Marcello Andrei (1976)
Ragazza alla pari, regia di Mino Guerrini (1976)
Il medico… la studentessa, regia di Silvio Amadio (1976)
L’affittacamere, regia di Mariano Laurenti (1976)
Orazi e Curiazi 3 – 2, regia di Giorgio Mariuzzo (1977)
Maschio latino cercasi aka L’affare si ingrossa, regia di Giovanni Narzisi (1977)
Avere vent’anni, regia di Fernando Di Leo (1978)
Il triangolo delle Bermude (The Bermuda Triangle), regia di René Cardona Jr. (1978)
Indagine su un delitto perfetto, regia di Giuseppe Rosati (1978)
Travolto dagli affetti familiari, regia di Mauro Severino (1978)
La liceale nella classe dei ripetenti, regia di Mariano Laurenti (1978)
La liceale seduce i professori, regia di Mariano Laurenti (1979)
La liceale, il diavolo e l’acquasanta, regia di Nando Cicero (1979)
L’infermiera di notte, regia di Mariano Laurenti (1979)
Fico d’India, regia di Steno (1980)
Bollenti spiriti, regia di Giorgio Capitani (1981)
La casa stregata, regia di Bruno Corbucci (1982)
La nipote
Uno dei bersagli preferiti dai registi italiani è, da sempre, la provincia italiana, vista attraverso le sue contraddizioni, il suo vivere una realtà in cui si mescolano tradizione e moralismo, scarsa simpatia per il moderno e una certa bacchettoneria al limite del patologico. Quell’essere sempre pronta ad additare i comportamenti giudicati diversi e quel continuo aggrapparsi alle tradizioni, viste come ancora di salvezza della moralità, del costume; una provincia in cui molto è peccato e poco è virtù, in cui anche il vestire in un certo modo era considerato disdicevole. Una provincia, però, che dietro la facciata di perbenismo nascondeva, parafrasando il titolo di un film di Jancso, vizi privati e pubbliche virtù.
Orchidea De Santis, la servetta disponibile
Uno dei film che garbatamente prendeva in giro questa moralità dubbia, questo insieme di comportamenti contradittori, è del 1974, e venne girato dal regista Nello Rossati; ambientato nell’entroterra veneto, girato tra Polesella e Castelmassa, comuni della provincia di Rovigo, La nipote si presenta come una satira non feroce, ma garbata e intelligente, di vizi e virtù di questo mondo.
La storia è davvero semplice, nel suo svolgimento; la vita di una oziosa, ipocrita e poco virtuosa famiglia viene completamente stravolta dall’arrivo di una nipote del capo famiglia, una ragazza intelligente e furba a cui è morta la madre. Indigente, la ragazza chiede di poter restare con la famiglia; una famiglia che all’esterno può sembrare quasi modello, ma che vede l’uomo di casa affetto da erotomania inseguire e sedurre, in ogni occasione buona, la colf di casa, una procace e disponibile ragazza che di buon grado si presta alle smanie erotiche dell’uomo;
la moglie apparentemente morigerata dello stesso, che in realtà vive una torrida storia erotica con un dipendente del marito; il figlio della coppia, un babbeo che erra di stanza in stanza in cerca di un buco della serratura dal quale spiare tutti. Sarà proprio la nipote a portare lo scompiglio, con conseguenze anche tragiche, ma ugualmente venate di un umorismo che rimarrà la costante del film.
Francesca Muzio, La nipote
Film ben girato, con un’ambientazione curata e una fotografia impeccabile, La nipote si segnala per la presenza, nel cast, della bellissima e brava Orchidea De Santis, che interpreta alla perfezione il ruolo della servetta disponibile ( memorabile la scena in cui la stessa viene palpeggiata a tavola dal padrone di casa e ritorna nelle cucine con le mutandine tra i piedi), o quando vestita semplicemente con un reggicalze compiace il suo datore di lavoro svolgendo delle finte faccende domestiche.
Per contro, appare molto meno efficace la recitazione di Francesca Muzio, la nipote del film, timida e impacciata; il resto, come già detto, si segnala per la venatura d’ironia che accompagna le situazioni del film, che si distacca dalla produzione di genere proprio in virtù dell’abilità di Rossati, che semina nel film situazioni di erotismo che non sono mai fini a se stesse, ma coerenti con la narrazione.
La nipote, un film di Nello Rossati. Con Daniele Vargas, Giorgio Ardisson, Ezio Marano, Francesca Muzio.
Carla Mancini, Orchidea De Santis
Commedia, durata 92 min. – Italia 1974.
Francesca Muzio: Adele, la nipote
Daniele Vargas: Luigi Ing. Favaretto
Giorgio Ardisson: Piero, l’amante di Zoraide
Annie Karol Edel: Zoraide, matrigna di Antonio e moglie di Luigi
Orchidea De Santis: Doris, la governante
Roberto Proietti: Antonio Favaretto, figlio di Luigi
Otello Cazzola: il parroco del paese
Ezio Marano: Romeo, il medico

Regia Nello Rossati
Sceneggiatura Giacomo Gramegna
Fotografia Vittorio Bernini, Romano Scavolini
Montaggio Francesco Bertuccioli
Musiche Carlo Savina
Scenografia Toni Rossati
All’onorevole piacciono le donne

L’uscita di questo film di Fulci, targato 1972, fu accompagnata da polemiche, sequestri tagli e ire censorie, provocate non tanto dalle scene di nudo, peraltro molto caste, ma dalla carica dissacrante, ironica, anche blasfema che esso conteneva. Un attacco diretto, violento e senza mediazioni al potere politico di allora, alle sue ipocrisie, al malcostume dilagante degli intrecci tra stato e poteri criminali, a quello tra il potere politico e quello ecclesiale. Un attacco forse confuso, perchè nel film c’è troppa carne al fuoco, ma sicuramente corrosivo, tanto da provocare reazioni sdegnate e furibonde proprio dal potere politico, messo impietosamente a nudo, ma non solo; vengono sbeffeggiati i poteri forti, la chiesa, l’esercito e le istituzioni. Non si salva nulla.
Anita Strindberg, la moglie dell’ambasciatore
Giacinto Puppis è cresciuto, per colpa di un’educazione repressiva, con la fobia per le donne. Ha fatto carriera politica, ed è in ballottaggio per diventare il nuovo presidente della repubblica, anche se il suo principale antagonista, Torsello, è politicamente appoggiato da un altro schieramento forte. Ma Puppis ha dalla sua l’influenza determinante del cardinale Marabini, ammanigliato con altri politici, e non solo con poteri propriamente istituzionali.
Eva Czemerys, visione onirica di Puppis
Puppis, morigerato al limite della bacchettoneria, all’improvviso si trasforma; un giorno, durante il ricevimento in onore dell’ambasciatore francese, viene colto da una visione onirica, quella dell’affascinante lady dell’ambasciatore in vesti succinte. da quel momento inizia la tortura per Giacinto; perseguitato da visioni erotiche, si confessa con l’amico prete, che decide di mandarlo, tramite uno psicanalista, in un convento; qua però la sessualità repressa di Puppis esplode letteralmente, e ben presto il timido e represso onorevole si trasforma in un gaudente playboy.
Preoccupato dalle ripercussioni che potrebbe avere la notizia del comportamento del probabile presidente della repubblica, il cardinale, con l’aiuto di alcuni mafiosi, fa sparire gli scomodi testimoni. Ma lo scandalo sembra sul punto di scoppiare comunque quando una suora si libera dei veli e decide di seguirlo; il cardinale la fa rapire dalla mafia, e convince con le minacce il titubante Puppis a riprendere la sua corsa al Quirinale, che verrà agevolata anche dall’eliminazione del pericoloso rivale, Torsello.
Laura Antonelli, la suora innamorata
Anche se tecnicamente confuso, sfilacciato, a tratti incomprensibile, anche per i pesanti tagli operati dalla censura,All’Onorevole piacciono le donne (nonostante le apparenze… e purché la Nazione non lo sappia) ,titolo completo del film, è un’opera intrigante, divertente, in cui non mancano però grossi difetti, come la mancanza di ritmo, la confusione che sembra regnare sopratutto nelle arti in cui Puppis si abbandona a sogni erotici, che allentano la trama facendola deragliare pericolosamente.
Fulci, assistito da un cast di ottimo livello, nel quale giganteggia Lando Buzzanca, assolutamente perfetto nei panni di Puppis e con un Lionel Stander che sembra nato cardinale, dirige una commedia al vetriolo, che vista oggi mostra ancora sinistri accostamenti con la realtà odierna. Il partito di maggioranza di allora, la Dc può essere facilmente identificata nei politici affaristi che manovrano dietro le quinte, mentre il potere della chiesa si è occultato con molta abilità.Nel cast figurano molte bellissime dello schermo, come la bellissima Laura Antonelli, la suorina in abiti succinti sedotta da Puppis; Anita Strindberg, splendida nel ruolo della moglie dell’ambasciatore francese e ancora Agostina Belli, la sfortunata Eva Czemerys oltre al grande Renzo Palmer. Un cast di rilievo, che contribuisce in maniera determinante alla riuscita di una pellicola troppo frettolosamente archiviata, forse per la sua potente e feroce carica trasgressiva. Non gioca a favore del film nemmeno il titolo, che sembra occhieggiare verso la commedia erotica, che nel 1972 iniziava a muovere i primi passi. Il film è disponibile su You tube all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=atd2LB0f4D0 in una versione accettabile dal punto di vista qualitativa
All’Onorevole piacciono le donne (nonostante le apparenze… e purché la Nazione non lo sappia)
un film di Lucio Fulci. Con Lionel Stander, Lando Buzzanca, Laura Antonelli, Corrado Gaipa, Renzo Palmer,Agostina Belli, José Quaglio, Arturo Dominici, Armando Bandini, Francis Blanche, Aldo Puglisi, Feodor Chaliapin, Quinto Parmeggiani, Christian Alegny, Eva Czemerys, Anita Strindberg, Claudio Nicastro
Grottesco, durata 108 min. – Italia 1972.
Lando Buzzanca: onorevole Giacinto Puppis
Lionel Stander: Cardinale Maravidi
Laura Antonelli: suor Delicata
Renzo Palmer: padre Lucion
Corrado Gaipa: Don Gesualdo
Agostina Belli: suor Brunhilde
Anita Strindberg: moglie dell’ambasciatore francese
Feodor Chaliapin Jr.: senatore Torsello
Francis Blanche: padre Schirer
José Quaglio: Pietro Fornari
Arturo Dominici: sua eccellenza
Eva Czemerys: donna del sogno
Armando Bandini: Bartolino, segretario di Maravidi
Aldo Puglisi: Carmelino l’autista
Claudio Nicastro: Baddoni, capitano di polizia
Guglielmo Spoletini: Antonio Gazza
Luigi Zerbinati: il generale
Quinto Parmeggiani: capitano Leonardi
Pupo De Luca: poliziotto all’intercettazioni
Corrado Gaipa: Cardinale Maravidi
Melina Martello: suor Delicata
Elio Zamuto: Don Gesualdo
Solvejg D’Assunta: suor Brunhilde
Alberto Lionello: senatore Torsello
Oreste Lionello: padre Schirer e Carmelino l’autista
Manlio Busoni: Pietro Fornari
Renato Turi: Baddoni, capitano di polizia
Luigi Casellato: il generale
Roberto Bertea: poliziotto all’intercettazioni
Regia Lucio Fulci
Soggetto Lucio Fulci, Sandro Continenza
Sceneggiatura Lucio Fulci, Sandro Continenza, Ottavio Jemma (non accreditato)
Produttore Edmondo Amati
Casa di produzione New Film Production, Productions Jacques Roitfeld
Distribuzione (Italia) Fida Distribuzione
Fotografia Sergio D’Offizi
Montaggio Vincenzo Tomassi
Effetti speciali Eugenio Ascani
Musiche Fred Bongusto
Tema musicale Dormi serena di Bruno Martino
Costumi Luciana Marinucci
Trucco Giannetto De Rossi
Dal sito http://www.dagospia.com
(…) Bloccare il film diventa un affare di Stato. E pure dei servizi. Anni dopo Fulci ha raccontato in un libro, Miei mostri adorati, che davanti casa sua cominciarono a manifestarsi strane presenze: «Il mio telefono cominciò a non funzionare. Strani ometti, col distintivo SIP, ma senza la I, venivano a “ripararlo”. Sotto casa, tutti i giorni, c’era sempre un signore in una 500 che leggeva tranquillamente il giornale. Persino una delle mie figlie, che allora erano piccolissime, notò che il giornale era sempre di uno stesso giorno».
Non solo. La copia inviata alla censura fu fatta sparire. Fu invece organizzata al Viminale una privatissima proiezione alla quale partecipò gran parte dello Stato maggiore democristiano, con le forze di polizia a custodire la sala. «Mi dissero poi che Andreotti e Fanfani si erano divertiti moltissimo», raccontò Fulci in una intervista. Ma altri democristiani, evidentemente, non si divertirono altrettanto.
A nulla servì la mediazione dello stesso Fanfani. Pare che Colombo si lamentò con lui del fatto che quella pellicola gli avrebbe rovinato la reputazione a livello internazionale. E Fanfani, ineffabile: «Ma chi vuoi che lo veda all’estero un film di Fulci?» (la previsione si rivelò errata: all’estero il film ebbe un notevole successo, fu distribuito persino negli Stati Uniti col titolo The senator likes wowen e ancora oggi per trovarne una versione integrale in Dvd è al mercato straniero che bisogna rivolgersi). (…)
L’opinione di Vincenzo Carboni dal sito http://www.filmtv.it
Qualcuno deve pur dirlo. E’ un capolavoro, con il solo torto di travestirsi da commedia erotica, e di essere firmato da Fulci, che solo a sentirlo nominare qualunque suo film si beccava la solita solitaria stelletta da parte della tanto avvisata critica ufficiale. Si tratta di capolavoro, ed è di tutta evidenza che lo sia, a patto di guardare meglio, osservare meglio in trasparenza tramite il velo di cui è coperto. ‘All’onorevole…’ possiede la comicità certo, ma quella di Kafka, grottesca, scivolosa, non consolatoria, bastarda, perversa, minore, non gridata, animalesca. E’ un film che fa del corpo il protagonista, ma un corpo che obbedisce a pulsioni che eccedono il soggetto, portandolo verso derive di senso in grado di contestare il potere, di ridicolizzarlo. Il sesso diviene una via di fuga da un IO di parata a cui Puppis sente di non dover più soggiacere. Cavalca quindi la propria felice pulsione (è preda di raptus violenti e immemori in cui è portato a strigere qualsivoglia culo si presenti davanti ai propri occhi, di uomo o di donna non fa differenza) per fuggire dalla sorveglianza di stato che lo vuole eletto a ruolo simbolico (Presidente della Repubblica), perdendo in questo il corpo, i cui diritti si fanno sentire tramite il sant’uomo che è il sintomo. Raccomando i curiosi di questo film di accertarsi di vedere la versione meno tagliata. Si sa che Fulci è stato il regista forse più censurato al mondo, facendo emergere da questo la stella di merito più importante attribuitagli, quello di essere un regista scomodo, comunque non gradito a certo establishment. La versione in dvd viaggia con 23 minuti di tagli (VENTITRE!!!!), mentre quella che passa in TV è priva solo -si fa per dire- di 5 scene, e non si tratta di scene di nudo, ma di scene in cui la nudità riguarda il ridicolo che sprizza da certi organismi di stato, che appaiono privi di veli, quindi ridicoli al più alto grado.
L’opinione del sito http://www.storiadeifilm.it
(…) Nonostante il titolo e l’apparenza tutto sommato innocui, l’opera più controversa, maledetta, sequestrata, tagliuzzata, censurata (ancora oggi è raro vederlo in tv prima delle 3 notte), avveniristica, presaga dei suoi e dei nostri tempi, che il regista romano abbia mai realizzato.
La pellicola che fece tremare la già traballante maggioranza di governo alla vigilia delle elezioni del febbraio 1972. Visionato al Viminale dai vertici della DC in persona, contravvenendo apertamente a quanto previsto della costituzione. E quindi bocciato dagli organi preposti con la falsa motivazione di “ostentata oscenità e licenziosità del linguaggio”. L’offesa al comune senso del pudore che è l’ultimo rifugio di un governo di corrotti e mascalzoni. Se c’è un film chiave per comprendere perché, fra le tante e non sempre lusinghiere etichette che gli sono state appiccicate in quasi quarant’anni di onorata carriera, quella di “terrorista dei generi” sia la più aderente alla realtà dei fatti, nonché la più apprezzata e condivisa da Fulci stesso, questo è sicuramente All’Onorevole Piacciono Le Donne. (…)
L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
Tagliente, impavida satira degli intrallazzi tra DC, clero, gerarchie militari e Cosa Nostra. La sceneggiatura è pervasa di humour nero ed efficaci sequenze onirico-sessuali simili a quelle proposte in Una lucertola. Un Buzzanca al top presiede un foltissimo cast di comprimari (Palmer frate epicureo e comunista, Stander cardinal criminale) e indispensabili ruoli di contorno (Gaipa, Parmeggiani, Nicastro, Chaliapin, Puglisi…). Belle la Antonelli e la Strindberg; palpitante e immaginaria la Czemerys.


































































































































































































































































































