Carrie, lo sguardo di Satana

l film tratti dai romanzi di Stephen King, salvo rare eccezioni, hanno spesso deluso le aspettative, rivelandosi come prodotti dozzinali, spesso male interpretati e basati solo sul tentativo di strappare qualche gemito di orrore dagli spettatori.

Carrie, lo sguardo di Satana, non appartiene a questo filone, e rappresenta una vera chicca per gli amanti dell’horror para pscicologico.
De Palma basa tutto il suo film sulla tensione, palpabile in ogni singolo fotogramma, non disdegnando i canoni e gli stereotipi del genere; la storia di Carrie White, timida adolescente complessata sia da una presunta bruttezza, sia dall’invadenza di una mamma psicopatica, che l’ha educata in base alle sue assurde teorie religiose, si snoda attraverso un percorso che sembra stabilito sin dall’inizio.
Timida, imbranata, Carrie diventa la vittima degli scherzi feroci dei suoi compagni di scuola, che culminano nell’episodio, raccontato visivamente in maniera allucinata da De Palma, del primo ciclo mestruale di Carrie, colta impreparata davanti ad una delle tappe obbligate sul percorso per diventare donna.
Sarà Sue, l’unica ragazza a nutrire una qualche pietà per lei, a cercare di tirarla su, facendola invitare dal suo ragazzo,Tommy, alla festa con ballo per la fine del corso. Una festa in cui la timida e impacciata Carrie si trasforma da brutto anatroccolo a cigno, finendo per diventare, con il suo cavaliere in prestito, la reginetta della festa stessa. Ma è in agguato un’atroce beffa. Una delle compagne di Carrie, quella che più la derideva,le versa addosso durante la premiazione un secchio di sangue di maiale. Il fragile equilibrio di Carrie va in pezzi; la ragazza, che è dotata di enormi poteri telecinetici, spranga tutte le uscite e da quel momento scatena la sua furia latente sui presenti.
Dal preside alle compagne, tutti finiscono travolti dalla furia omicida di Carrie, che siano innocenti i colpevoli. E dopo la punizione terribile riservata ai compagni, Carrie uccide anche la madre, finendo però per perire durante il crollo della casa, seguito all’incendio che la distrugge. Sarà solo Sue a salvarsi con un colpo di scena geniale, alla fine, che spiazza gli spettatori.
Carrie è un gran film, in cui si mescolano con sapienza gli ingredienti di vari generi, in un’alchimia che De Palma raggiungerà solo poche volte durante la sua carriera. Grandissima Sissy Spacek, nel ruolo di Carrie, così come brava è Amy Irving. Nel film c’è un giovanissimo John Travolta.

Carrie – Lo sguardo di Satana,un film di Brian De Palma. Con Amy Irving, Sissy Spacek, Piper Laurie, John Travolta, William Katt, Betty Buckley
Titolo originale Carrie. Drammatico, durata 98 min. – USA 1976.

Sissy Spacek: Carrie White
Piper Laurie: Margaret White
Amy Irving: Sue Snell
William Katt: Tommy Ross
Betty Buckley: Miss Collins
Nancy Allen: Chris Hargensen
John Travolta: Billy Nolan
P.J. Soles: Norma Watson
Priscilla Pointer: Mrs. Snell
Sidney Lassick: Mr. Fromm
Regia Brian De Palma
Soggetto Stephen King
Sceneggiatura Lawrence D. Cohen
Produttore Brian De Palma, Paul Monash
Fotografia Mario Tosi
Montaggio Paul Hirsch
Effetti speciali Greg Auer, Ken Pepiot
Musiche Pino Donaggio
Scenografia Robert Gould

La settima donna
La vita di un gruppo di ragazze, di una donna di servizio e di una suora, intente a provare la recitazione di un testo di Shakespeare per la recita di fine anno,tranquilla e pacifica, viene brutalmente sconvolta dall’arrivo di tre spietati banditi, schakal, come li chiamerà la versione tedesca del film;
i tre delinquenti, reduci da una sanguinosa rapina in banca, come primo atto di violenza massacrano la donna di servizio con un ferro da stiro. Subito dopo iniziano a torturare sia psicologicamente che fisicamente il gruppo di ragazze.

Florinda Bolkan è Suor Cristina
In due violentano contemporaneamente una di esse, mentre uno dei banditi è truccato vistosamente da donna. La ragazza farà una brutta fine, verrà impalata senza pietà.
Poi tocca a suor Cristina subire l’oltraggio della violenza carnale. Un’altra ragazza viene brutalmente violentata, e il suo carnefice, l’indomani, al rifiuto della ragazza di portargli un fumetto, la colpisce al volto senza pietà con una pedata. Le efferatezze continuano, mentre suor Cristina e le ragazze superstiti, terrorizzate, subiscono.
Ma la violenza subita provoca la reazione della religiosa, che, sciogliendo i suoi voti, dapprima avvelena uno dei banditi, uccide l’altro con la pistola e dopo un drammatico confronto, riesce a far cadere in trappola l’ultimo superstite e lo abbandona alla violenza delle ragazze, che lo uccidono a bastonate.
La settima donna, conosciuto in America come Terror venne girato da Franco Prosperi nel 1978, con una splendida e intensa Florinda Bolkan nel ruolo di suor Cristina. Un film che si discosta dalla produzione horror thriller non solo per la trama, ma per la sobrietà della recitazione e per l’intensità della violenza utilizzata, che però non sfocia mai nell’esagerazione. Belle le musiche e la fotografia, per un film sicuramente da riscoprire.
La settima donna, un film di Franco Prosperi, con Florinda Bolkan, Ray Lovelock, Flavio Andreini, Laura Trotter,Sherry Buchanan
Giallo, durata 93 min. – Italia 1978.
Florinda Bolkan … Suor Cristina
Ray Lovelock … Aldo
Flavio Andreini … Walter
Sherry Buchanan Lisa
Stefano Cedrati … Nino
Laura Tanziani
Laura Trotter
Karina Verlier
Luisa Maneri … Matilde
Regia di : Franco Prosperi
Sceneggiatura: Ettore Sanzò
Screenplay: Romano Migliorini,Gianbattista Mussetto
Produzione: Pino Buricchi .
Musiche: Roberto Pregadio
Film editing: Francesco Malvestito
Costumi: Dario Micheli
Citazioni:
“Meglio una ragazza violentata che una vergine morta“
“Io le conosco quelle come te: moquette, doppi servizi, marito con l’ulcera, figli programmati… Credo che quando tutto questo sarà finito mi rimpiangerai“
La perdita dell’innocenza
The loss of sexual innocence, titolo originale dell’opera di Mike Figgis, racconta le tappe della vita di un uomo attraverso quattro parti della sua esistenza, intervallandola con uno spezzone di pellicola che avvicina la sua vita alla cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, una sorta di allegoria dell’esistenza dell’uomo.
La vita è quella di Nic, dapprima bambino, in rapporto conflittuale con il genitore, sopratutto quando il bambino cerca di avere delle amicizie principalmente femminili. Cresce quindi con questo tabù verso il sesso femminile, e anche dopo la morte del genitore, continua ad avere grossi problemi relazionali; sceglie di dedicarsi al cinema, diventa un regista di fama, incontra una donna e si sposa, coinvolgendo la donna in viaggi in giro per il mondo.
Ma sarà in Africa che la sua vita e quella della compagna prenderanno una strada drammatica.
Il film è chiaramente autobiografico, e risente sia della cultura che della formazione musicale di Figgis, simboleggiata dalle musiche di Chopin e Beethoven, o in riprese cinematografiche in cui il tributo ad alcuni grandi del passato è evidente.
Un film a volte confuso, a tratti visionario, con la parentesi di Adamo (nero) ed Eva (bianca), che si toccano, si annusano, mentre Eva orina in un’acqua limacciosa e francamente poco invitante.o, proprio per la frammentarietà delle immagini, e sopratutto per alcune scene a volte ridicole. Bravo Sand, molto bella Saffron Burrow
La perdita dell’innocenza,di Mike Figgis,con Julian Sands,Saffron Burrows,Stefano Dionisi,Kelly Macdonald,Jonathan Rhys Meyers-Titolo originale The Loss of Sexual Innocence. Drammatico, durata 106 min. – Gran Bretagna, USA 1999.
Julian Sands … Nic Adulto
Saffron Burrows …La sorella italiana/inglese
Stefano Dionisi … Luca
Kelly Macdonald … Susan
Gina McKee … Madre di Susan
Jonathan Rhys Meyers … Nic a 16 anni
Bernard Hill … Padre di Susan
Rossy de Palma … Donna cieca
John Cowey … Nic a 5 anni
Dickson Osa-Omorogbe … Wangi
Jock Cowl Gibson …Vecchio colonialista
Regia: Mike Figgis
Sceneggiatura:Mike Figgis
Produzione: Mike Figgis,Barney Reisz,Annie Stewart,Patrick Wachsberger
Musiche originali:Mike Figgis
Fotografia:Benoît Delhomme
Montaggio:Matthew Wood
Costumi:Firenze Nicaise
Nell’anno del signore
Siamo nella Roma papalina, nella prima parte del 1800; il cardinale Rivarola (Ugo Tognazzi), con l’ausilio del colonnello Nardoni (Enrico Maria Salerno), delegato all’ordine pubblico, dirige con pugno di ferro la città.

Enrico Maria Salerno, il Cap. Nardoni
Nino Manfredi è Cornacchia
Ma c’è malcontento tra la gente, e il malcontento si esprime sopratutto tra i liberali, insofferenti al regime imposto dal papa re; il ciabattino Cornacchia (Nino Manfredi), un cinico e intelligente popolano, scopre che don Spada ha deciso di tradire la causa carbonara, e informa il chirurgo Montanari e il giovane Targhini dell’accaduto.

Cornacchia si trasforma in Pasquino
I due così feriscono mortalmente lo Spada, e delle indagini si occupa il disilluso Nardoni. Nel frattempo Giuditta, una giovane e bellissima ebrea (Claudia Cardinale), che vive in casa di Cornacchia ma è innamorata di Montanari, cerca disperatamente di far scappare l’amato.

A sinistra, Robert Hossein è il dottor Montanari
I due vengono arrestati dal colonnello, condotti davanti al ferito e riconosciuti autori dell’attentato. Ne segue un processo farsa, senza alcuna difesa, in seguito al quale i due uomini vengono mandati a morte. Giuditta, sconvolta, accusa Cornacchia di essere un cinico osservatore,che assiste impassibile anche agli unici tentativi di ridare libertà ad un popolo ormai disilluso e privo di reazioni.
Cornacchia rivela alla donna la verità; dietro la sua figura di umile ciabattino, si nasconde nientemeno che Pasquino, l’autore di libelli più temuto dal clero, che usa la penna per sferzare una classe clericale impegnata troppo nel potere temporale e troppo poco in quello spirituale. Nel frattempo a consolare i due condannati a morte viene inviato un umile prete, innamorato della sua fede e della sua missione, che cerca di convincere i due ad accettare i sacramenti religiosi;

Ugo Tognazzi, sua eminenza Rivarola
il frate ( uno strepitoso Alberto Sordi) perorerà la salvezza dei due presso il cardinale Rivarola, ma inutilmente. Ne ricaverà una lezione di cinismo abietto, che mostra il senso di decadenza raggiunto dalla chiesa. Per salvare la vita ai due e per amore di Giuditta, Cornacchia arriva a proporre al cardinale Rivarola la consegna di Pasquino in cambio della vita dei due patrioti, inutilmente.
Il cinico cardinale si appresta a far arrestare il ciabattino, che, prudentemente, si rifugia in un convento, chiedendo asilo. I due patrioti salgono così sul patibolo, con Montanari che, scuro e triste, pronuncia davanti a mastro Titta, il famoso boia di Roma, le parole :”buonanotte,popolo”
Nell’anno del signore, aldilà delle sue battute, è un amaro resoconto di un’epoca buia, quella del potere temporale della chiesa, che costituì una delle vergogne della Roma del XVIII secolo; amaro,cinico e crudele come i suoi protagonisti, preda delle loro passioni e vittime, pertanto delle loro scelte. Luigi Magni girò, nel 1969, questo splendido affresco di un’epoca, con un cast stellare;Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Enrico Maria Salerno, Pippo Franco, Robert Hossein, uno splendido e cinico Nino Manfredi, Britt Ekland, sono gli splendidi interpreti di una delle commedie satiriche più belle del cinema italiano. il film divenne campione di incassi e fu il più visto di quell’anno.
Nell’anno del signore, un film di Luigi Magni. Con Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Robert Hossein,Enrico Maria Salerno Marco Tulli, Emilio Marchesini, Stefano Oppedisano, Pippo Franco, Britt Ekland, Stelvio Rosi, Renaud Verley. Genere Commedia, colore 105 minuti. – Produzione Italia 1969.
Nino Manfredi: Cornacchia/Pasquino
Enrico Maria Salerno: Cap. Nardoni
Claudia Cardinale: Giuditta Di Castro
Robert Hossein: Leonida Montanari
Renaud Verley: Angelo Targhini
Ugo Tognazzi: Card. Rivarola
Alberto Sordi: Frate
Britt Ekland: Principessa Spada
Pippo Franco: Allievo di Pasquino
Fotografia: Silvano Ippoliti
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Musiche: Armando Trovajoli
Scenografia: Carlo Egidi, Joseph Hurley
Popolo,sei na’ monnezza (Alberto Sordi)
“Ci sei stata a letto? (Cornacchia); “No, per terra”(Giuditta)
“Ti dirà una cosa che al mondo non sa nessuno:secondo me questi giudei sono esseri umani quasi come noi ” (Il cardinale Rivarola)
È il cuore il flagello dei popoli. Se vuoi essere un uomo strappati il cuore dal petto e buttalo lì dove sguazzano le vacche. (Cornacchia)
Li morti pesano. E morti così, senza delitto, con na burla de processo, pesano più peggio, e col tempo diventano la cattiva coscienza del padrone. (Cornacchia)
La bella che guarda il mare | lalala lalala lalala | ha un nome che fa paura | libertà libertà libertà. (Leonida Montanari)
Noi siamo sempre dalla parte giusta. (Rivarola) Pure quando sbagliamo? (Il frate) Soprattutto quando sbagliamo. (Rivarola)
“Cornacchia noi vogliamo solo la libertà.. e anche tu la vuoi..”(Montanari) “Io?… me premen’cappio della libertà.. a che me serve? io quando è giorno m’arzo, quando è ora de magnà me metto a sede, e quando è scuro me ne vado a letto.. io ho il precetto pasquale obbligatorio.. nun bevo, nun betemmio, nun rompo li cojoni…. e voglio bene a una donna che vuò bene a n’artro…. faccio la rivoluzione? io me sputerebben’faccia da me.. eccolo..” (Cornacchia)
Claudia Cardinale
Alberto Sordi
Enrico Maria Salerno
Nino Manfredi
Ugo Tognazzi
Un breve cenno storico sulla figura di Pasquino
Anche una statua può parlare.
Può farlo per secoli,e diventare portavoce di denunce e satira,di sonetti e composizioni alle volte blasfeme,ma assolutamente irresistibili.
Pasquino è la statua che più di tutte ha rappresentato nel corso dei secoli,l’anima più autenticamente goliardica e sarcastica della popolazione romana.
Una statua di età ellenistica,forse del III A.C.,danneggiata e mutilata nel corso dei secoli;eppure sempre li,sin dal giorno del suo ritrovamento,nel 1501,nei pressi di piazza Navona.
Una statua che ha finito per identificarsi anche con la piazza dove,da 5 secoli,sfida le intemperie,piazza Parione,oggi chiamata Piazza di Pasquino.
Perché venne chiamata Pasquino?
Possediamo solo leggende,sull’origine del suo nome.
Secondo alcuni era un calzolaio,divenuto famoso per i suoi versi satirici;secondo altri un taverniere,secondo altri ancora un docente con quel nome,a cui gli studenti,ravvisando una somiglianza con la statua,avevano finito per ribattezzarla goliardicamente.
La statua divenne immediatamente famosa perché qualcuno,con spirito burlesco,lasciò un’epigramma canzonatorio verso un nobile.
Da allora si diffuse l’abitudine di affiggere cartelli,sonetti,poesie in rime,accuse e denunce ai suoi piedi.
I più colpiti erano i prelati,bersaglio della popolazione e degli scrittori si sonetti;ben presto diventarono così numerosi che si moltiplicarono anche i luoghi di esposizione,e nacquero altre statue parlanti.
Ma Pasquino restò la più famosa;si prendevano in giro i papi e i cardinali,si sbeffeggiava la nobiltà e i personaggi famosi.
Celebre rimase la frase “Quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini”,ovvero quello che non fecero i barbari fecero i Barberini,con chiaro riferimento a papa Urbano VIII,della famiglia Barberini,che aveva fatto asportare i rilievi bronzei del Pantheon per permettere a Bernini la costruzione dell’orrido baldacchino di San Pietro.
Ben presto le pasquinate divennero così pungenti da allarmare sia la santa sede che i suoi notabili;l’esercizio della satira,soprattutto ben dettagliata,con evidente intervento di qualcuno che detestava un suo collega e che riportava pettegolezzi destinati a restare nell’ombra del vaticano,finì per diventare imbarazzante per tutti.
Clamoroso l’episodio di Clemente VII,che morì dopo una lunga malattia;un papa malvisto,tant’è vero che al collo di Pasquino comparve un eloquente ecce qui tollit peccata mundi (ecco colui che toglie i peccati del mondo).,riferito evidentemente al medico che lo ebbe in cura,e che lo curò male,ma che fece,chiaramente,un piacere alla popolazione.
A qualcuno,come Adriano VI,i motti di spirito non andarono giù:definito lingua marcia dai romani,cercò di vendicarsi facendo gettare la statua,cosa che per fortuna non avvenne.
I suoi consiglieri,sicuri che la cosa avrebbe comportato una sollevazione popolare,riuscirono a distorglielo,e Pasquino restò al suo posto.
Ben presto però le pasquinate divennero così insolenti che si rese necessario un intervento del papato,che decise di comminare pene severe a chi avesse contribuito ad appendere al collo della statua qualsiasi scritto di natura satirica.
Cosa che ottenne un risultato assolutamente modesto;gli autori dei versi si moltiplicarono a dismisura,nonostante alcuni di loro,presi in fragrante,fossero stati puniti severamente.
La nascita dei sonetti satirici,tra cui i più famosi divennero quelli del Belli e la contemporanea fine del potere temporale del papato,coinciso con l’unità d’Italia,smorzarono il fenomeno.
Pasquino parlò sicuramente di meno,ma sempre con la sua lingua velenosa e tagliente.
Se ne accorse anche il Duce,quando fece rimettere a nuovo Roma per la venuta del Fuhrer.
Al collo di Pasquino comparve un eloquente:
“Povera Roma mia de travertino!T’hanno vestita tutta de cartone pè fatte rimirà da ‘n’imbianchino…”
Dal blog www.paultemplar.wordpress.com
Les valseuses

Les valseuses è un film provocatorio fin dal titolo, che potremmo tradurre come I testicoli; che sono rappresentati nel film da Jean Claude e Pierrot, due giovani anarchici non per ideologia, ma semplicemente perchè sono alla ricerca di qualcosa che intuiscono confusamente;
Gerard Depardieu e Patrick Dewaere
una sorta di libertà anarcoide fatta di sesso, di trasgressione delle regole, di furti, stupri e voglia selvaggia di sfuggire alla società. Ma in loro non c’è consapevolezza del ruolo che hanno, quanto piuttosto un desiderio selvaggio di raggiungere il proibito attraverso la via più semplice, che passa dal piacere sessuale, tra l’altro quasi mai raggiunto, alla sfida alle convenzioni.
I due, dopo aver tentato di rubare un auto, si imbarcano in un viaggio senza meta attraverso la Francia, nel corso del quale si imbattono in Marie Ange, una giovane sessualmente inespressa, che nonostante sia trattata da loro come un oggetto, li seguirà per un pò nel loro vagabondaggio, nella speranza di raggiungere il piacere sessuale.
Non mancano, nel film, scene sgradevoli, come lo stupro consensuale di una giovane adolescente, Jaqueline, interpretata da una giovanissima Isabelle Huppert, che simboleggia la ribellione di una ragazza della classe media. Una ribellione confusa, che passa attraverso la deludente esperienza sessuale con i tre.
Les valseuses, girato come un on the road movie, ha i pregi del film di denuncia, pur eccedendo troppo spesso e scadendo, in alcune scene, nella pochade. Blier cerca di denunciare il vuoto che è in larga parte presente nella gioventù francese (siamo nel 1974), con risultati spesso discontinui. Molto belle le interpretazioni di Patrick Dewaere e di Gerard Depardieu, a loro agio nei ruoli dei due balordi e di Miou Miou nel ruolo di Marie Ange.
Les valseuses, un film di Bernard Blier, con Gerard Depardieu, Miou Miou, Patrick Dewaere, Isabelle Huppert, Jeanne Moreau, Brigitte Fossey. Drammatico, Francia 1974
Gérard Depardieu – Jean-Claude
Patrick Dewaere – Pierrot
*Miou-Miou – Marie-Ange
Jeanne Moreau – Jeanne Pirolle
Brigitte Fossey – donna nel treno
Michel Peyrelon – il medico
Gérard Boucaron – Carnot
Jacques Chailleux – Jacques Pirolle
Eva Damien – moglie del medico
Dominique Davray – Ursula
Isabelle Huppert – Jacqueline
Marco Perrin – ispettore del supermercato
Jacques Rispal – Maton
Claude Vergues – Merian
Bruno Boëglin
Betty blue
Una storia d’amore travolgente, ossessiva, che sfocerà in un dramma finale; è quella che nasce tra Zorg, giovane talento di scrittore, inespresso, e Betty, una bellissima ragazza con problemi di equilibrio psichico.
La scintilla tra i due scoppia nel momento migliore, quando Zorg sta cercando disperatamente di credere in se stesso e Betty intravede in lui le sue vere qualità di scrittore.
La relazione tra i due scoppia come una tempesta: la vita di Zorg non è più la stessa, trascinata com’è nel vortice di una passione incontrollata, erotica e spinta all’estremo. Betty, convinta del genio del suo amante, si sostituisce a lui inviando alle case editrici materiale del suo amante.
Ma il fatto che i manoscritti vengano respinti aumenta il disagio psichico della ragazza, che ben presto sfocia in una patologia di follia vera e propria. Nemmeno l’amore di Zorg può bastare, e quando la ragazza, convinta di essere incinta, scoprirà che in realtà non lo è, il dramma arriverà a compimento.
Film sull’amore, sulla vita di coppia, sulla monotonia delle cose che cambiano improvvisamente con un incontro; Betty blue è un film che esagera certo le situazione, portandole al limite della rottura. Ma che esalta l’amore e la forza innovativa di Betty, ragazza senza compromessi, posseduta da una voglia di vivere sfrenata, ossessiva.
Bravissima la Dalle, a suo agio Jean-Hugues Anglade, sorretti da una buona regia e sopratutto da una sontuosa colonna sonora composta da Gabriel Yared. Film candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1987.
Betty Blue, un film di Jean-Jacques Beineix, con Beatrice Dalle, Jean Hugues Anglade,Gerard Damon, Consuelo De Havilland.
Jean-Hugues Anglade: Zorg
Béatrice Dalle: Betty
Gérard Darmon: Eddy
Consuelo De Haviland: Lisa
Clémentine Célarié: Annie
Jacques Mathou: Bob
Vincent Lindon: Richard
Regia Jean-Jacques Beineix
Soggetto Philippe Djian
Fotografia Jean-François Robin
Montaggio Marie-Aimée Debril, Pablo Ferro, Monique Prim
Musiche Gabriel Yared

L’opinione di Deepred 89 dal sito http://www.davinotti.com
Visionato nella versione estesa da tre ore. Prime due ore e dieci caratterizzate da leggerezza, dolcezza, ironia, talvolta con qualche eccesso macchiettistico ma perfette per entrare nel mondo dei personaggi. Parte finale che invece vira prepotentemente verso il dramma, sbilanciando un po’ l’equilibrio delle ore precedenti ma conferendo al film maggiore compiutezza. Buona regia, belle musiche, bravi attori. Nulla di sorprendente o particolarmente originale, ma piacevole a talvolta spiazzante. Un buon film.
L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com
Film erotico/drammatico cult con molti meriti: ottima sceneggiatura, location suggestive e una coppia di attori affiatati che fanno sì che la storia prenda lo spettatore fin da subito. Un film affascinante e duro allo stesso tempo con atmosfere intriganti e musica coinvolgente. Molti momenti caldi.
L’opinione di Buiomega dal sito http://www.davinotti.com
Forse il miglior film francese – e non solo – che sia mai stato realizzato. Una delle storie d’amore più intense e struggenti mai filmate. Dalla carnalità della Dalle (qui da premio Oscar), allo score, meraviglioso, di Gabriel Yared. Indimenticabile l’inizio, con la casetta sulla spiaggia e Anglade e la Dalle che fanno l’amore in modo quasi naturale e per nulla scandaloso. Il finale è devastante, con rimandi a Qualcuno volò sul nido del cuculo, doloroso e feroce. Da antologia la pazzia crescente della Dalle. Capolavoro assoluto e necessario.
Jus primae noctis
Ariberto da Ficulle è un piccolo nobile, arrogante e arrivista; per poter diventare signore di un feudo ha però bisogno di impalmare una nobildonna. Così sceglie di sposare Matilde, nipote del re, ma brutta da far spavento. Ariberto, frustrato, decide di angariare i suoi nuovi sudditi per sfogare la sua rabbia, e grazie ad un piccolo manipolo di mercenari e al suo nuovo potere di signore, prende a tiranneggiare i sudditi con balzelli di ogni genere.

Lando Buzzanca è Ariberto da Ficulle
Ma non tutti i villani sono disposti ad accettare il volere del signore; tra essi c’è Gandolfo, cervello finissimo e lucido, che si ribella alla tirannia, giocando tiri birboni ai danni di Ariberto. Che, stanco di essere preso in giro dal paesano, decide di ripristinare l’antica usanza dello Jus primae noctis, il diritto feudale del signore di giacere con la sposa nella prima notte di nozze. Gandolfo è innamorato di Venerata, una bellissima ragazza, e alla fine è costretto, cadendo in un tranello, a sposarla.
La bellissima Marilu Tolo è Venerata
Per Ariberto è il trionfo; ma proprio nel momento in cui si appresta a giacere con la donna, uno squillo di campane annuncia una rivolta popolare, al capo della quale c’è l’astuto Gandolfo, che come vendetta consuma la sua prima notte davanti al deposto signore. Cacciato dal suo feudo, Ariberto viaggia verso Roma per chiedere aiuto al papa.
Tra tutti i film del filone erotico-medioevale, questo di Pasquale Festa Campanile, Jus primae noctis, si segnala per una trama organica, per la presenza di bellissime donne, tra le quali vanno segnalate Marilu Tolo, una giovane e bella Enrica Bonaccorti, Ely Galleani, la compianta Ria De Simone.
Tra gli uomini, accanto ad un gigione Buzzanca, che in quel periodo girava una montagna di film, c’erano Montagnani, splendido e ironico nel ruolo di Gandolfo, il grande Paolo Stoppa e il caratterista Felice Andreasi.
Enrica Bonaccorti
Jus primae noctis, un film di Pasquale Festa Campanile,con Lando Buzzanca, Renzo Montagnani, Marilu’ Tolo, Felice Andreasi, Paolo Stoppa,Ely Galleani,Enrica Bonaccorti,Ria De Simone
Lando Buzzanca … Ariberto da Ficulle
Renzo Montagnani … Gandolfo
Marilù Tolo … Venerata
Felice Andreasi … Frate Puccio
Toni Ucci … Guidone
Paolo Stoppa … Il papa
Gino Pernice … Marculfo
Alberto Sorrentino Un mercenario
Giancarlo Cobelli … Curiale
Ely Galleani … Beata
Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Ugo Liberatore
Sceneggiatura Pasquale Festa Campanile
Ottavio Jemma
Luigi Malerba
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Nino Baragli
Musiche Riz Ortolani
Le donne di Tinto Brass
Ho già parlato della carriera del cineasta veneziano; è il caso di guardare un pò le muse ispiratrici dei suoi film, con uno sguardo particolare alle 13 pellicole girate da Brass nel periodo tra il 1983, data di uscita di La chiave, prima pellicola dichiaratamente a sfondo erotico, interpretata da Stefania Sandrelli, fino a Monamour,film del 2005 che ad oggi resta il suo ultimo lavoro cinematografico.
Ornella Marcucci,Così fan tutte
Un percorso segnato da una crescita esponenziale dell’epidermide femminile, con una conseguente perdita di credibilità cinematografica, visto che si passa da un soggetto erotico, La chiave, esplicitamente scabroso, ma girato con una certa raffinatezza ed eleganza, e con una trama ancora presente, alle sue ultime fatiche, che guardano al sesso in maniera esplicita, con abbondante esposizione di nudi ai limiti del porno e con un’esposizione abbastanza penosa di falli maschili, molto spesso finti, che in definitiva cercano di esaltare il ruolo gaudente della filosofia di Brass, contestata e scurrile quanto si vuole, ma non priva di elementi di riflessione.
Serena Grandi in Miranda
Sarah Cosmi in Fallo!
Il successo di La chiave spinse Brass a tentare un’incursione che prendesse spunto da un classico della letteratura italiana, La locandiera di Goldoni. Nacque così Miranda, con protagonista Serena Grandi, nella quale la procace artista riveste il ruolo di una locandiera piuttosto disinibita, che, in attesa del ritorno del marito, disperso in guerra, non esita a divertirsi con gli avventori della sua locanda, prima di impalmare un suo dipendente. Il film ebbe un grosso risultato di audience, così, due anni dopo, Brass lancia la giovane Francesca Dellera in Capriccio, storia pruriginosa, anche se non priva di qualche eleganza formale, di una giovane coppia che si concede sani passatempi erotici, prima di tornare insieme più legati di prima.
Susanna Martinkova in Monella
Angela Ferlaino in Fallo!
La Dellera è quella che, in un film di Brass, si spoglia di meno; cosa che non accadrà invece alla debuttante Debora Caprioglio, che nel film Paprika del 1991, espone più volte le proprie abbondanti grazie agli sguardi dello spettatore. La trama, con qualche pretenziosità, vorrrebbe raccontare l’iter di vita di una giovane che, in accordo con il fidanzato, per abbreviare l’attesa per potersisposare, non esita ad entrare in una casa di tolleranza, poco prima della promulgazione della legge Merlin.
Rossana Di Pierro, Così fan tutte
Raffaella Offidani in L’uomo che guarda
Nel 1992 Brass lancia un’altra esordiente, Claudia Koll, nel film Così fan tutte, storia di un’adultera molto libertina che sperimenta tutto quello che il sesso può offrire in materia di trasgressione. Il successo sarà rilevante, e porterà la Koll, dopo questo esordio piuttosto imbarazzante, ad una carriera paradossalmente legata alle fiction, prima della sua conversione totale che la allontanerà dallo schermo. Nell’Uomo che guarda, girato due anni dopo e liberamente ispirato a Moravia, Brass abbandona anche le tematiche care, dandosi a un film in cui c’è un’imbarazzante sfilata di falli finti e di situazioni osè, che spesso confinano con l’hard core; delle “muse” di Brass, lanciate in questo film, si ricordano Cristina Garavaglia,Katerina Vassilissa,Raffaella Offidani e Martine Brochard,
Maruska Albertazzi in Fallo!
Katerina Vassilissa in L’uomo che guarda
che il regista aveva già scritturato per Paprika. delle prime tre non si sono più avuto tracce; la mancanza di una storia accettabile, le frequenti scene di sesso, non hanno funzionato nel caso di questo film da cassa di risonanza. Così l’anno successivo arriva un film assolutamente ai confini dell’hard, Fermo posta Tinto Brass,in cui la trama è praticamente inesistente; nello studio del regista, affiancato dalla solita procace segretaria, arrivano le lettere erotiche e un filmato di affezionati cultori di Brass, che raccontano le loro pruderie, prima di un finale assolutamente desolante. Le attrici del film si chiamano Cinzia Roccaforte, Erika Saffo Savastani, Carla Solaro,Cristina Rinaldi,Gabriella Brbuti,Alessandra Antonelli. Anche di loro si perdono ben presto le tracce, vista la scarsa mostra di abilità recitativa richiesta e mostrata nel film.
Francesca Nunzi,Trasgredire
Ancora la Nunzi in Monella
Nel 1997 Brass propone Monella, tentativo di riportare il suo cinema ad un minimo di credibilità per quanto riguarda la trama; questa volta la protagonista è Anna Ammirati,che interpreta il ruolo di una lolita che prima di convolare a nozze si concede qualche peccatuccio nemmeno tanto veniale. Per tre anni Brass resta fermo, prima di tornare alle produzioni erotiche sempre più basate sulla sua visione di una donna subdolamente erotica, pervasa, come dice lui, “dagli stessi aneliti dell’uomo, solo più nascosti”.Con Tra(sgre)dire lancia la bellezza nordica di Yuliya Mayarchuck,affiancata da quella più nostran di Francesca Nunzi;nel film, una bella ragazza sceglie di allontanarsi dal troppo geloso fidanzato, va a Londra, dove sperimenta anche l’amore saffico, oltre a collezionare qualche trasgressione che la appagheranno fisicamente.
Federica Palmer,Fallo!
Deborah Caprioglio, Paprika
Cristina Garavaglia in L’uomo che guarda
Con Senso 45, Brass tenta due anni dopo di rientrare dalla finestra in una dimensione cinematografica che privilegi la storia rispetto all’epidermide; un tentativo mal riuscito, nonostante la presenza della bella, matura e sensuale Anna Galliena, molto a disagio nella parte di una ricca e matura signora che cede ai sensi, tradisce il bolso marito concedendo i suoi favori ad un ufficiale nazista amorale, che punta solo ai suoi soldi. Il film ha un finale tragico, ma, nonostante le premesse permettessero lo svolgimento di un film di livello, lo stesso si perde in scene di sesso senza alcuna spiegazione.
Claudia Koll, Così fan tutte
Nel 2003 arriva Fallo!, in cui la trama ormai non esiste più; esistono, e si vedono, uno stuolo di belle ragazze: Maruska Albertazzi,Sarah Cosmi, Silvia Rossi, Raffaella Ponzo, Angela Ferlaino, Federica Palmer, interpreti dei vari episodi, tutti pruriginosi e spesso legati solo a trasposizioni su celluloide delle fantasie del regista. Con Monamour, forse il punto più basso in assoluto toccato da Brass, la solita tiritera delle avventure galanti di giovani e vogliose, oltrechè insoddisfatte mogli, tocca il punto più basso. L’interprete principale è Anna Jimskaja, ma vengono lanciate anche Nela Lucic e qualche altra disinibita attricetta.
Anna Galiena,Senso 45
A parte i casi di Stefania Sandrelli e Anna Galliena, le altre protagoniste dei film di Brass o erano esordienti o erano attrici dal passato poco significativo; La Dellera, la Caprioglio, Serena Grandi e Claudia Koll in qualche modo sono tiuscite a liberarsi del pesante fardello dell’interprete di film erotici; è accaduto a molte attrici del passato di passare attraverso il soft core, per poi lanciare la propria carriera in film di ben altro livello. Tutte le altre non sono più riuscite a scrollarsi di dosso il clichè di attrici brassiane, finendo spesso in produzioni di serie B, o in film che nessuno ricorda. L’ultima delle star lanciate da Brass fu Claudia Koll; che è stata anche l’attrice che ha rinnegato in toto il proprio passato, scegliendo una vitaben diversa da quella sotto i riflettori. Da allora sono passati 16 anni, e il cinema di Brass in pratica si è specializzato in una moderna versione dell’erotico d’autore in stile Emmanuelle o Histoire d’O; pellicole ormai destinate solo ad una fascia ben definita di pubblico.
Virginia Barrett,Fallo!
Anna Jimskaia,Fallo!
Anna Ammirati, Monella
Anita Sanders, Nerosubianco
Teresa Ann Savoy,Caligola
Sonia Topazio,Corto circuiti erotici
Paola Senatore,Action
Nicola Warren,Capriccio
Mirella D’Angelo,Caligola
Martine Brochard,Paprika
Luciana Cirenei,Paprika
Loredana Cannata,Senso 45
Laura Antonelli,Le sedicenni
Isabella Deiana,Cosi fan tutte
Cinzia Roccaforte,Fermo posta Tinto Brass
Valentina Demy,Paprika
Stefania Sandrelli da La chiave
Serena Grandi da Miranda
Raffaella Ponzo, Corti circuiti erotici
Nicola Warren, Capriccio
Loredana Cannata,Senso 45
Deborah Caprioglio,Paprika
Yulia Mayarchuck,Trasgredire
La commedia sexy all’italiana

Edwige Fenech nel film La patata bollente
Non c’è una data di nascita ufficiale del genere che viene oggi identificato come Commedia sexy all’italiana; non è possibile altresi determinare un padre putativo del genere, ma semplicemente basta dare un’occhiata ai titoli dei film che a partire dal 1969, lentamente, ma con costanza, invasero le sale cinematografiche, fino a ritagliarsi uno spazio ben preciso che all’epoca vide tanti detrattori, principalmente tra i critici ma anche tanti spettatori, che affollavano le sale per vedere film in cui alla pellicola che affrontava in modo più o meno graffiante i problemi della società mutuando così le peculiarità della Commedia all’italiana, si aggiungevano ben precise caratteristiche.
Il vero protagonista, il nudo integrale: Ines Pellegrini in Una bella governante di colore
Nei film comparivano spesso scene di nudo, più o meno integrale, con attrici dal talento assolutamente difforme; questa abitudine, di mostrare il nudo per esigenze di botteghino divenne ben presto un elemento caratterizzante dei film stessi, tanto che spesso finivano per mescolarsi a episodi etichettabili come commedia sexy, altri che di sexy avevano ben poco, essendo film drammatici o anche comici, che partivano però da visioni differenti delle tematiche specifiche.

Claudia Cardinale e la Spaak in Certo, certissimo, anzi…probabile
Per esempio, un film come Decameron, di Pasolini, divenne l’involontario capostipite della fortunata serie dei decamerotici, pur non condividendo praticamente nulla con essi, se non l’ambientazione medioevale e le scene di nudo. Praticamente la stessa cosa successe con i film polizieschi, da allora definiti poliziotteschi, ai thriller all’italiana, ai film horror e in definitiva a buona parte della cinematografia italiana.

Laura Antonelli in Sessomatto
La liberalizzazione dei costumi e della morale portò sugli schermi un elemento di novità, il nudo femminile, che fino ad allora era stato rigorosamente tabù, imbrigliato nelle maglie severe dei censori, che spesso, sopratutto sul finire degli anni sessanta agivano con mano di ferro sulle pellicole sospettate di essere contro la morale. Si pensi, per esempio, a film come Brucia ragazzo brucia, di Fernando Di Leo, con le sue fugaci scene di nudo, ma dal contenuto scabroso ovvero l’orgasmo femminile in una donna matura.Un film che fece scandalo proprio per la sua tematica, accompagnata dai primi timidi segni che il nudo bucava lo schermo. Uno dei primi registi a usare qualche fugace scena di nudo fu Pasquale Festa Campanile, autore di pregevoli pellicole come Con quale amore, con quanto amore, del 199, Dove vai tutta nuda dello stesso anno, Quando le donne persero la coda, una surreale commedia con un ottimo cast ambientata nella preistoria, con un linguaggio preso, o sarebbe meglio dire copiato, dal Brancaleone di Monicelli. Un altro regista degli esordi della commedia sexy fu Gianni Grimaldi, che diresse un film dal gran successo, La prima notte del dottor Danieli, con l’attore che più di tutti, proprio in quegli anni, girò pellicole a sfondo sexy o comunque infarcite di scene di nudo, Lando Buzzanca. Buzzanca divenne ben presto l’emblema italico del maschio assatanato, forse un po tonto ma tanto virile; interpreterà alcuni tra i più visti film dell’epoca,come Il merlo maschio, Homo eroticus, Il debito coniugale, Jus primae noctis, Il vichingo venuto dal sud

Ancora Edwige Fenech, dal film Giovannona coscialunga

Ricchi ricchissimi, praticamente in mutande
La parentesi del decamerotico, film esplicitamente e dichiaratamente a sfondo sexy, portò nelle sale cinematografiche un’esposizione sempre più rilevante di nudi femminili; questi film ben presto divennero una palestra in cui si misurarono molti dei caratteristi tipici della commedia all’italiana, e servirono da trampolino di lancio per attrici che con questi film costruirono parte della loro commedia, come Edwige Fenech,Marilu Tolo, Janet Agren, Femi Benussi,Barbara Bouchet e Cramen Villani, solo per fare qualche nome. Nomi a cui si aggiunsero quelli di attrici anche dal passato “impegnato”, come Ornella Muti, Agostina Belli, Laura Antonelli. Quest’ultima, interpretando Malizia, dette il via al filone “casalingo”, zie e nipoti, matrigne e nonne pronte a sedurre parenti o estranei, giovani imberbi e mariti fedifraghi.

Susan Scott in Il vizio di famiglia
Accanto a questi veri e propri filoni, si aggiunsero ben presto thriller a metà strada tra il noir vero e proprio e il thriller infarcito di sesso, con pellicole in cui la dose di sangue e terrore era pari all’epidermide mostrata sugli schermi. Questo interesse sempre più accentuato verso film con protagoniste le bellone di turno convinse i produttori a sfruttare fino in fondo quei film che portavano un elemento di novità nella programmazione;
avvenne così che il film La poliziotta, diretto dal grande Steno, si trovò a fare da battistrada a tutta una serie di film che avevano per protagoniste procaci difensori della legge, come la Fenech, che interpretò un sequel di gran successo, La poliziotta fa carriera, sostituendo il ruolo che era stato della Melato, con evidenti intenti satirici, con quello della procace e avvenente poliziotta Gianna che fa carriera con il cervello ma anche con le curve.

Lori Del Santo in L’onorevole con l’amante sotto il letto
Parallelamente nascono altri filoni; quello delle insegnanti e delle alunne, dei professori, liceali e via discorrendo, in cui ancora una volta bellezze quasi sempre nostrane, come Gloria Guida, Lilli Carati ecc. incarnano le voglie nemmeno tanto nascoste di assatanati studenti, così come vengono guardate con occhi concupiscenti le insegnanti che siano di scienze naturali o di lettere: va tutto bene, purchè la Lassander di turno, o la Cassini, mostrino seni e glutei, in commedie che ben presto perdono anche l’originalità, trasformandosi in cloni. Un film assomiglia all’altro, la Fenech, per esempio, è contemporaneamente dottoressa in un film, insegnante nell’altro, mentre viene molestata nel ruolo di zia o addirittura di nonna. Sfruttando al massimo il momento, si inaugura la serie piuttosto becera dei marinai, film ambientati sulle navi, o anche in caserma. Lino Banfi,Annamaria Rizzoli, Renzo Montagnani,Nadia Cassini,l’immancabile Fenech,girano commedie a volte divertenti, a volte becere e sguaiate.

Michela Miti e Lino Banfi in Vieni avanti cretino
Bene o male anche questo elemento è destinato a diventare destabilizzante; il finire degli anni 70 vede un concorrente temibile per il cinema. Sono nate le tv private, che inondano gli schermi proprio di queste pellicole, contribuendo in maniera decisiva all’agonia del cinema. Così la stagione della commedia sexy termina con la sua parte più becera e penosa, la triste serie dei Pierini, dove all’impianto cinematografico classico si sostituisce quello della gag triviale e da caserma. Protagonista è Alvaro Vitali, che aveva peraltro un passato onesto, avendo girato film anche con Fellini.

Nadia Cassini in Tutta da scoprire
Siamo al crepuscolo, alimentato anche da registi che, grazie alle ormai larghe maglie della censura, propongono film erotici in cui il sottile confine con l’erotismo sfocia nel porno, spesso e volentieri. Malombra, Maladonna e via dicendo sono film che si spingono verso il voyeurismo, cosa che diverrà la regola nei film di Brass, che inaugureranno negli anni 80 il cosiddetto erotico d’autore. Agli inizi degli anni 80 la commedia sexy muore, con qualche rimpianto da parte di alcuni, con molti sospiri di sollievo da parte dei più. L’avanzare sugli schermi del nudo e del porno estremo, reclamizzato dai famosi cinema a luce rossa segna la divisione netta tra cinema per adulti e cinema per tutti.

Janet Agren in L’onorevole con l’amante sotto il letto
Molti film perdono l’inquietante Vietato ai minori di anni 18, a tutto vantaggio dei film porno. In definitiva la stagione della commedia sexy può essere vista sotto molte angolature; una di evoluzione e cambiamento del costume, legato a necessità diverse dello spettatore,un’altra che porta la stessa dagli splendori di inizio decennio 70 al buio di inizi decennio ottanta, simboleggiato da un film, Non stop sempre buio in sala, che segna il passaggio dal soft al porno. Vanno definitivamente in archivio donne e madonne rinascimentali e medioevali, poliziotte e professoresse, zie e nipoti, cameriere e dottoresse.

Un film fortunato si intitola in maniera inequivocabile W la foca; scriverlo con la i sarebbe stato spudorato, e a quel punto l’epitaffio si trasforma in pietra tombale. il genere muore, per lasciare il posto ad una nuova stagione della commedia sexy, che cambia pelle e titoli. E’ il momento delle vacanze di natale, pasqua e sulla neve, al mare e ovunque venga spinta la fantasia dei registi.

Il fidanzamento
Le protagoniste femminile della commedia sexy sono tantissime; stelle, stelline, semplici starlette o anche comparse, attricette alle prime armi, ragazze desiderose di mettersi in mostra oppure semplicemente ragazze che guadagnano qualche soldino come comparse o figuranti. Un’armata che partecipa alla commedia sexy con la voglia di affermarsi, di mettersi in luce, sognando un futuro nel dorato mondo del cinema, che permette l’appagamento dei propri sogni, l’affermazione personale e come logica conseguenza, fama e denaro.
Per la stragrande maggioranza di loro non sarà così; è solo una percentuale esigua a rivelare doti tali da permettere di mettersi in luce, di diventare una star.

Carmen Villani, protagonista di Ecco lingua d’argento
La commedia sexy forse è la via più difficile per la vera notorietà; un’attrice che compare nuda nella miriade di film che costellano il percorso di questo particolare filone cinematografico viene guardata con sospetto dai registi di calibro superiore, da coloro cioè che puntano ad un cinema di qualità.
Così, per molte attrici, diviene davvero difficile mostrare che “oltre le gambe c’è di più” ; la stragrande maggioranza di loro finirà ben presto nel dimenticatoio, una minoranza riuscirà ad ottenere scritture per film chiamiamoli d’autore, pochissime procederanno nella carriera verso tappe più esaltanti.

Dagmar Lassander spiata in Classe mista
Non di rado accade anche che la notorietà abbia effetti imprevisti e sopratutto dolorosi; il mondo del cinema avvolge lentamente e poi stritola coloro che non riescono a rimanere distaccati dalle tentazioni, dalle lusinghe che inevitabilmente si trasformano in sirene.
Un abbraccio mortale che porta alle volte alcune di loro a dare una svolta drammatica alla propria vita; la commedia sexy è solo la punta di un iceberg, un iceberg fatto di tante facce, alcune molto oscure.
La vita extra cinema finisce per essere direttamente coinvolta nel lavoro, si deve coltivare l’amicizia con quel produttore, con quel regista per sperare in una parte; la bravura spesso non conta, conta la disponibilità ad entrare nel famoso letto dell’uno o dell’altro, nelle grazie dello sceneggiatore oppure di quell’attore che può metterci la parola giusta.

Sydne Rome in 40 gradi all’ombra del lenzuolo
Accettare compromessi spessi è l’unica maniera per avanzare; così le più scafate fanno strada, le altre o hanno davvero talento o ritornano nel nulla.
Ci sono poi le debolezze private, mutuate purtroppo da quel mondo fatto di scarsi valori morali; così si cede ai vizi, in primis quello della droga.
Alcune di loro, come la Senatore, la Schubert, Lilli Carati, affronteranno un vero e proprio viaggio all’inferno, con risultati drammatici.
Ma qualcuna davvero ce la fa, diventa una star e mostrerà il talento posseduto proseguendo con successo la carriera.
E’ il caso di una delle regine della commedia sexy, Edwige Fenech, che attraverserà da protagonista la storia della commedia sexy, ricavandone notorietà che le servirà per lavorare anche in altri generi.
La bellissima attrice passerà con disinvoltura dalla commedia sexy al thriller, dalla commedia in senso lato al cinema drammatico, sempre con risultati discreti.
Tra le regine c’è Barbara Bouchet, anche lei camaleontica, in grado di sostenere ruoli drammatici o comici, di lavorare senza problemi in film polizieschi o noir, nei thriller come nelle commedie sexy; la caratteristica della Bouchet è anche quella di non accettare pellicole di infimo ordine, il che mostra l’intelligenza della donna consapevole della sua bravura, ma anche dei suoi limiti.
E’ il caso anche di Orchidea De Santis, affascinante, sinuosa, con ottime capacità espressive; un potenziale enorme non completamente sfruttato, per la miopia di molti registi. Anche lei ha avuto l’accortezza di non infilarsi nelle produzioni più scadenti; così come Laura Antonelli, probabilmente l’attrice simbolo del cinema italiano per un intero decennio, capace di lavorare con registi del calibro di Visconti e al tempo stesso di girare film classici della commedia sexy.
La Antonelli, almeno per tre quarti della sua carriera, ha selezionato con cura i copioni, riuscendo ad elevarsi sulla media evitando le pellicole più dozzinali e scarse qualitativamente; il tutto fino al punto di rottura,coinciso purtroppo con l’età e con le rughe, con le debolezze private che l’hanno portata a far uso di cocaina e sopratutto con il non aver accettato i segni dell’età e con la disastrosa decisione di ricorrere ai chirurghi estetici, che ne hanno devastato il volto, rovinandole cosi la vita in tutti i sensi.
Le attrici della commedia sexy sono davvero tante, come dicevo all’inizio un nugolo; alcune di loro hanno interrotto la carriera una volta sfiorita la bellezza che aveva permesso loro di mettersi in mostra.
Nadia Cassini è una di loro, mentre per altre hanno giocato motivazioni diverse.
La fine del genere, o meglio, la sua trasformazione in qualcosa di diverso, la commedia erotica pura, ha segnato la fine di quasi tutte le carriere.
Sono state davvero poche quelle che hanno scelto di seguire l’onda, finendo poi per pagare un prezzo altissimo.
Nel cinema esiste anche un ricambio generazionale, e l’inizio degli anni ottanta ha segnato anche questo, ovvero l’avvicendarsi sullo schermo di volti nuovi.

Di che segno sei?
Ma lo spettatore di qualsiasi generazione non ha di certo dimenticato le attrici di quel periodo, che siano Annamaria Rizzoli o Susan Scott, Gabriella Giorgelli oppure la bellissima Femi Benussi, Malisa Longo o Gloria Guida.
Il cinema stesso evolve, le caratteristiche richieste alle attrici cambiano di conseguenza;oggi, per tutta una serie di fattori concomitanti, è molto difficile affermarsi solo perchè si è in possesso di un bel fisico.
La selezione è molto più dura, anche perchè si girano meno film, i produttori sono meno propensi alle scommesse.





































































































































































































































































