Nudo di donna

Sandro, un romano, meccanico, è sposato con la bella Laura,veneziana; i due si trasferiscono a Venezia, dove la donna ha ereditato una libreria di testi antichi dal padre,gestita da un anziano e burbero commesso.
La realtà della città veneta, così distante da quella romana, la difficoltà di ambientazione, l’essere stato trapiantato in un mondo che non gli appartiene, distante anni luce dalla sua cultura popolare crea immediatamente dei grossi problemi all’uomo, e la prima cosa a risentirne è proprio il legame sentimentale con la moglie, simboleggiato dalla scena in cui di due sono a letto e nel momento topico in cui Sandro si addormenta russando tra le braccia della moglie.
Eleonora Giorgi
Un giorno, mentre è nello studio di un fotografo amico della moglie, Sandro vede una foto di una donna nuda, ripresa di spalle; lui crede di riconoscere, nella donna, la moglie. Casualmente, Sandro si imbatte in una prostituta, Riri ,perfettamente identica alla moglie, ma dalle caratteristiche diverse, spigliata, allegra, dai costumi liberi; Riri sembra il completamento di Laura, troppo formale e poco propensa a lasciarsi andare.
Eleonora Giorgi e Nino Manfredi
Inizia con lei, quindi,una relazione appagante, che mette in evidente contraddizione il suo rapporto con la moglie. Con Riri sembra riacquistare giovinezza e voglia di fare, allegria, mentre la Laura che ha sposato gli appare sempre più distante. Ben presto la storia prende sviluppi imprevedibili; quando è con Riri, Sandro crede di intravedere caratteristiche della moglie, quasi che le due donne coesistessero in due universi paralleli, ma confluenti.
Il dubbio: è Laura la donna del misterioso ritratto?
Così,in una serata stupenda, mentre per le strade impazza il carnevale veneziano, Sandro incontra la moglie, vestita a maschera; la donna sembra far coesistere le due entità distinte. E’ un pò Riri, donna fatale e libertina, un pò Laura, donna seria e distante. Ma è Laura oppure no? La donna sembra sparire e lui la rincorre per tutta la notte.
All’alba, dopo una ricerca disperata per le strade di una Venezia incantata, che sembra risvegliarsi da un sonno magico, Sandro incontra la donna mascherata, che lo guarda e gli dice “:Sandro,è il momento di decidere,o scegli me oppure l’altra” Sandro esita per un attimo, la prende per mano e si allontana nell’alba veneziana.
Commedia degli equivoci? Ricerca della perfezione che non esiste? Il finale,decisamente ambiguo, non spiega chi sia realmente la donna; può essere Laura, che ha inscenato quella strana commedia per riconquistare il marito, oppure può essere qualcosa simile ad un sogno, la ricerca spasmodica della parte nascosta che è nelle persone che amiamo.
E’ lo spettatore, quindi, a dare la risposta che più preferisce. Il film,girato da Manfredi in una Venezia sognante e magica, a tratti convince, a tratti no. Più pochade che dramma, lascia incompiute tutte le premesse iniziali, pur catturando l’attenzione grazie a quel sapore magico che si respira per tutta la durata del film. Resta però opera importante, pur molto bistrattata dalla critica proprio per le imperfezioni che mostra; ma ha dalla sua una ricerca curata dell’ambientazione,una Venezia che sembra meno crepuscolare di quella di Nicholas Roeg nel film A Venezia un dicembre rosso shocking.
Il maggior pregio della pellicola è proprio questo,l’aver mostrato una Venezia non turistica, intrigante e misteriosa, sospesa in un sogno. Da segnalare la bravura di Eleonora Giorgi, capace di evidenziare le differenze tra le due donne, Riri e Laura, e di dare loro due personalità complementari ma profondamente diverse. Bravo,al solito Manfredi.
Nudo di donna, un film di Nino Manfredi. Con Nino Manfredi, Jean-Pierre Cassel, Eleonora Giorgi, Carlo Bagno, Donato Castellaneta, Georges Wilson, Giuseppe Maffioli. Genere Drammatico, colore 106 minuti. – Produzione Italia 1981.


Nino Manfredi … Sandro
Eleonora Giorgi … Laura / Riri
Jean-Pierre Cassel … Pireddu
Georges Wilson … Arch. Zanetto
Carlo Bagno … Giovanni
Beatrice Ring … Beatrice
Donato Castellaneta … Ciccio
Toni Barpi … Il barcaiolo
Giuseppe Maffioli … Ubriacone
West Buchanan … Conte Bardolin
Gino Cavalieri … Il Professore

Regia di : Nino Manfredi
subentrato a Alberto Lattuada (non accreditato)
Collaborazioni alla stesura del film:
Silvana Buzzo
Agenore Incrocci
Paolo Levi
Ruggero Maccari
Nino Manfredi
Nino Manfredi
Giuseppe Moccia
Furio Scarpelli
Prodotto da: Franco Committeri
Musiche: Roberto Gatto, Maurizio Giammarco
Editing: Sergio Montanari
Costumi: Luca Sabatelli
Recensioni:
Nudo di donna è un film riuscito: una variazione gustosa sui vecchi temi del doppio (anche Sandro ha dentro di sé la voce d’un altro che lo deride), della duplice natura femminile, del conflitto fra vero e apparente, del sogno maschile d’avere una moglie-puttana, compiuta da Nino Manfredi, interprete e regista, con un’intelligente emulsione di comico e patetico. L’idea portante del film, che lo premia su tutte, è di avere ambientato l’azione nella Venezia del carnevale, in modo da farne la protagonista e di suggerire un continuo rapporto fra l’irrealtà d’un mondo mascherato, che di continuo intralcia le ricerche ansiose di Sandro, e il mistero d’un universo di fantasmi in cui si confondono candore e malizia.
Anche per merito della fotografia di Danilo Desideri, che cattura con grande perizia i colori più segreti di Venezia, della scenografia di Lorenzo Baraldi e dei costumi di Luca Sabatelli, Nudo di donna ci ripaga di molte amarezze ultimamente impartite dal cinema italiano. È fatto con amore, curato nei minimi particolari, attento alla definizione dei caratteri (quasi un duello fra Roma e Venezia), fornito insieme di suspense e svolte farsesche, narrativamente ben congegnato. Con qualche peccato veniale (la pubblicità alle sigarette…), ma ben calibrato nel ritmo, col saliscendi dell’ossessione e le parentesi
tenere, e una vivacità pittoresca nelle scene d’insieme che si trasmette anche a ghiotte figurine di scorcio, caratterizzanti la stramberia di certi veneziani. Punti di forza sono a loro volta gli interpreti: non soltanto lo stesso Manfredi, molto espressivo nel ritratto d’un Sandro che trascorre dal risibile al penoso, ma anche Eleonora Giorgi, la quale copre il doppio ruolo con verosimiglianza fisica e psicologica, rovesciando abilmente le personalità e rivelando qua- e là (oltre un morbido corpo) simpatici chiaroscuri nella recitazione. All’impagabile Carlo Bagno, semplicemente delizioso nella macchietta del vecchio commesso di libreria, si affianca un ben azzeccato George Wilson. Sicché, caso raro, si esce tutti contenti.
Giovanni Grazzini, Il Corriere della Sera, 7 novembre 1981
In una notte di pioggia, dopo aver litigato con la moglie Eleonora Giorgi, Nino Manfredi è andato in giro per Venezia e ha scoperto in un vecchio palazzo una grande fotografia con un nudo di donna. Quella figura, che cela il proprio volto, ha qualcosa di familiare: perciò il protagonista si ostina a scovar fuori la modella. Si tratta di una prostituta tanto somigliante alla Giorgi, che Manfredi non riesce a dissipare il sospetto: la moglie, novella Messalina, ha una doppia vita? Eppure se nel talamo domestico l’uomo era ormai condannato all’impotenza, con la ragazza di strada riesce a imbastire un perfetto dialogo erotico. Che cosa significa? Che era tempo per lui di andarsene da casa e trovare un’altra donna; o semplicemente che doveva imparare a vedere la moglie sotto una luce diversa? Il film non lo dice: preferisce lasciarci nel dubbio dopo averci coinvolti nella giostra del carnevale di Venezia, fra maschere e apparizioni varie. Subentrato ad Alberto Lattuada dopo qualche settimana di riprese (motivo ufficiale: divergenze sullo stile del film), Manfredi si e assunto l’intera responsabilità della realizzazione di un soggetto scritto con Paolo Levi. Come aveva già rivelato nelle sue rare prove precedenti, l’attore possiede buoni estri di cineasta, sa dirigere i compagni (qui ricava il meglio dalla Giorgi, ma fa cesellare -stupendamente da Carlo Bagno un personaggio di libraio), ambienta e narra con proprietà. Nell’insieme, però, Nudo di donna non va oltre il mosaico di reminiscenze cinematografiche, da Buñuel alla Garbo di Non tradirmi con me.
Tullio Kezich, Il nuovissimo Mille film. Cinque anni al cinema 1977-1982, Oscar Mondadori
Laura Gemser
Pelle ambrata,volto bellissimo,corpo sensuale e morbido.due occhi profondi;Laura Gemser,nata nel 1950 nell’isola di Giava,ha avuto tutte le doti fisiche necessarie per sfondare nel cinema.Ma,alla fine,è diventata si un’icona, ma di quel tipo di cinema definito di serie B, il cinema erotico e pruriginoso che tanto è andato di moda negli anni settanta e ottanta.

Laura Gemser nel film Voglia di donna
Laura Gemser deve comunque la sua notorietà ad uno dei numerosi cloni del film principe dell’erotismo,Emmanuelle,creato dalla regina dell’erotismo,Emanuelle Arsan,che vide la sua eroina,originariamente interpretata da Silvia Kristel,riproposta più volte come l’Antivergine.
E fu proprio nel film Emmanuelle l’antivergine,diretto da Francis Giacobelli nel 1975,che iniziò la carriera della Gemser,da quel momento indissolubilmente legata al personaggio di Emanuelle.

Con Dirce Funari in Le notti erotiche dei morti viventi
Ma il vero colpo di fortuna fu l’aver accettato il ruolo dell’eroina dell’erotismo nel film Emmanuelle nera,diretto da Adalberto Albertini,ruolo che finirà per diventare una sua seconda pelle. La carriera di Laura decolla,e gira,sempre nel 1975,Emmanuelle nera Orient reportage,per la regia di Joe D’Amato,pseudonimo dell’italianissimo Aristide Massaccesi,che diventerà oltre che il regista preferito di Laura,un vero e proprio amico.

Nel film Eva nera (1976)
La carriera di Laura decolla,il suo personaggio diventa ben presto il più amato dal pubblico maschile,quello alla ricerca di emozioni soft;perchè la Gemser gira film erotici,mai pornografici,anche se qualche produttore furbo incolla nei suoi film parti di altri film decisamente più osè,cercando grazie al nome della Gemser una maggior audience.
La donna della calda terra
Nel 1976 abbandona temporaneamente il personaggio di Emanuelle,per girare tre film;Eva nera,diretto da D’Amato,La nave dei dannati,per la regia di Stuart Rosenberg.La sua parte nel film è praticamente ridotta all’osso,difatti non parla mai come racconta in un’intervista: “Avevano mandato alla produzione tutta una serie di foto di ragazze che dovevano sembrare cubane… tra tutte queste hanno scelto proprio me. Mi ha scelto Stuart Rosemberg, il regista, e a me non sembrava vero. Poi, se guardi La Nave dei dannati devi stare attento se no non mi vedi… hanno tagliato un sacco di scene, perchè all’inizio il film doveva essere lunghissimo. Io non parlavo mai, seguivo Orson Wells ovunque andava.Era un tipo grosso (ride)… camminava malissimo proprio per questa sua stazza… Mi ricordo che passava le giornate chiuso in camera, non voleva parlare mai con nessuno. Anche quando Fay Dunaway andava a cercarlo perchè voleva parlare con lui, Orson si ritraeva, non voleva incontrarla… Poveretta, lei era venuta sul set apposta perchè voleva parlare con lui. Ma Orson dopo il ciak si chiudeva in camera.”
Laura nel film La via della prostituzione
Compare nel film I due superpiedi quasi piatti al fianco della coppia Hill-Spencer,mentre nel 1977 riprende il personaggio di Emanuelle,girando Emanuelle,perchè violenza alle donne,Suor Emanuelle e Emanuelle e gli ultimi cannibali
Nel 1976 sul set di Emanuelle nera conosce l’attore Gabriele Tinti,a cui legherà il proprio destino sentimentale,fino al 1991,in cui l’attore morirà improvvisamente per un infarto.Uno dei film americani dell’attrice è Ritorno all’inferno, nel quale assume lo pseudonimo di Moira Chen.Ecco come ricorda il film l’attrice: “Presi questo pseudonimo per volere del regista e della produzione. Loro non volevano che si collegasse il mio passato “erotico” con il film, che era una storia per tutta la famiglia. Così mi diedero il nome di Moira Chen, ma non è servito a niente perchè tutti hanno scritto: Moira Chen è Laura Gemser (ride). Hall Bartlett, il regista, era un americano che voleva cambiare la mia vita. Sai, quelle cose anche un po’ antipatiche… Un moralizzatore. Mi obbligava a negare anche davanti all’evidenza. Quando in Thailandia la gente mi diceva: “Ma tu sei Laura Gemser?” io dovevo dire: “No… no, sono Moira Chen”. Era imbarazzante.”
La carriera di Laura,dopo i sequel che la vedono protagonista nei panni di Emanuelle,prosegue con una lunga sfilza di film definibili come B movie,tra i quali gli unici degni di menzione sono:Le notti erotiche dei morti viventi,del solito D’Amato,L’Alcova.
Nel film Emanuelle in America
La sua carriera si chiude ufficialmente nel 1990,con il film una tenera storia.La morte di Tinti,il suo compagno,la convince e ritirarsi a vita privata,cosa che aveva sempre sognato,essendo Laura,paradossalmente,una donna molto timida e riservata,lontanissima dal suo personaggio di sogno erotico. Dal 1991 vive assolutamente impegnata nella difesa della sua privacy,con il nuovo compagno,George Eastman,occupandosi prevalentemente dei suoi hobby.

Laura Gemser nel film I due superpiedi quasi piatti
Black Emanuelle
Safari senza ritorno
Notti porno nel mondo
Love is forever
Love camp
L’infermiera di campagna
La signora di Wall Street
La donna della calda terra
Interzone
Horror safari
Sexy moon
Pomeriggio caldo
Metamorphosys
La spiaggia del desiderio
Il fiore della passione
Ator
11 giorni 11 notti

Queen of sados

Emanuelle e gli ultimi cannibali
Caligola, la storia mai raccontata

Love camp

Fury

Emanuelle around the world

Riflessi di luce
Emanuelle 2
Emanuelle e gli ultimi cannibali
Endgame-Bronx lotta finale
Skipper colpo imperfetto

Amore libero – Free Love
Emanuelle nera
Emmanuelle l’antivergine
Emanuelle nera – Orient Reportage
Eva nera
La nave dei dannati
La spiagga del desiderio
I due superpiedi quasi piatti
Voto di castità
Emanuelle in America
Emanuelle: perché violenza alle donne?
Emanuelle e gli ultimi cannibali
Suor Emanuelle
Velluto nero
Exit 7
La via della prostituzione
L’infermiera di campagna
Le notti porno del mondo
Voglia di donna
Collections priveés
La donna della calda terra
Laura’s desires
Malizia erotica
Sexy Moon
Brigade criminelle
Follia omicida
Le notti erotiche dei morti viventi
Sexy erotic love
Bushido, la spada del sole
Die Todesgöttin des Liebescamps
Ator l’invincibile
Caligola, la storia mai raccontata
La belva dalla calda pelle
Safari senza ritorno
Violenza in un carcere femminile
Blade Violent – I violenti
Endgame, gioco finale
Le Déchaînement pervers de Manuela
Love is forever
L’alcova
Il piacere
Voglia di guardare
Delizia
Pomeriggio caldo
Amore sporco
Riflessi di luce
Top model
Blue angel cafe
Dove vuoi quando vuoi
La signora di Wall Street
Ator l’invincible
DNA formula letale
La stanza delle parole
Undici giorni, undici notti 2
Una tenera storia









Leva lo diavolo tuo dal… convento
Il giovane Vincent viene nominato esecutore testamentario di una marchesa,ricchissima,e che in punto di morte ha deciso di lasciare tutti i suoi averi a sua figlia,che è stata mandata in un convento per bambine senza genitori.

La marchesa però non ha rivelato a Vincent il nome della ragazza; è stata colta da un accesso di risa quando ha scoperto la sua serva fornicare con un becchino.
La marchesa era famosa per la sua vita sentimentale molto avventurosa,così Vincent si reca nel convento e rintraccia 5 ragazze,Anselma, Clarissa, Piroska, Françoise e Susanna. che sono le uniche ospiti del convento a non conoscere i propri genitori.



Inizia così un’autentica corsa a dimostrare,a Vincent,di avere titolo per godere dell’eredità della marchesa;Anselma, Clarissa, Piroska raccontano al giovane le loro avventure erotiche,dimostrando di avere nel sangue la lussuria della vecchia defunta;le altre due Francoise e Susanna,viceversa,non sembrano assolutamente interessate all’eredità.

Sarà proprio Anselma a conquistare il cuore di Vincent,che scoprirà anche che tutte e cinque le ragazze sono figlie della marchesa.
Commedia scollacciata,con qualche battuta comica ma basata sopratutto sulle grazie femminile,esposte con molta buona volontà;non è uno dei prodotti peggiori,ed è diventato un cult tra i decamerotici degli anni settanta.


Leva lo diavolo tuo dal… convento, un film di Franz Antel (1973),con Femi Benussi, Kurt Großkurth, Maja Hoppe, Sonja Jeannine, Galliano Sbarra, Paul Löwinger, Christina Losta, Marika Mindzenthy,Gabriele Tinti, Teri Tordai, Margot Hielscher, Hans Terofal, Franz Muxeneder,







Gabriele Tinti … Vincent van der Straten
Femi Benussi … Clarissa
Marika Mindzenthy … Piroschka
Sonja Jeannine … Susanne
Kurt Großkurth … Monk
Teri Tordai … Sexy Susan / Susanne Delberg
Alena Penz … Anselma
Regia: Franz Antel
Sceneggiatura: Kurt Nachmann,Vittoria Vigorelli
Produzione:Franz Antel
Musiche:Stelvio Cipriani
Montaggio: Siegfried Hold
Alena Penz.
Fiorina la vacca
L’azione si svolge in Veneto,nel 1500,tra contadini,villani mariti cornuti e mogli fedifraghe; la protagonista è Fiorina, una bella vacca bianca pezzata di nero,che finisce in molte mani. In origine Fiorina appartiene a Ruzante,un contadino che non possiede null’altra ricchezza che la vacca; ma un giorno è costretto a venderla, perchè la sua unica possibilità di guadagnare denaro è diventare un mercenario.
La vende a Menego,bifolco senza denaro, che per comprarla usa i soldi di sua moglie; l’uomo,raggirato,perderà ben presto sia la vacca che la moglie. Michelon, l’autore della beffa in combutta con Guglielmina, moglie di Menego, affida Fiorina la vacca a sua moglie.
La donna,incantata da un suonatore ambulante,cede alle lusinghe del sesso e mentre giace soddisfatta nel suo letto,si vede portar via la vacca dall’occasionale amante e dai suoi complici, altri due suonatori ambulanti.
Le peripezie della vacca però non terminano qui; acquistata da Sandron,viene portata in una stalla,dove però viene rubata da tre soldati di ventura che a loro volta la vendono al ricco Beolco. L’uomo ha un’amante, ma si è stancato di essa così incarica un ruffiano di procurargli un’altra amante. E il ruffiano porta da Beolco la moglie di Ruzante,ormai ridotta alla fame.
Ruzante ritorna dalla guerra,stanco,affamato e sfiduciato; va a cercare la moglie, ma scopre che è diventata l’amante, peraltro contenta,di Beolco; allora sfida le guardie di quest’ultimo, ma viene sconfitto,bastonato e umiliato, mentre la moglie lo caccia via.
Commedia pecoreccia con il pregio di muovere qualche risata,e con un cast di ottimi comprimari,oltre che di splendide attrici fra le quali una giovanissima Ornella Muti,Angela Covello,Janet Agren,Eva Aulin,Jenny Tamburi.
Fiorina la vacca,
un film di Vittorio De Sisti. Con Ornella Muti,Janet Agren, Gianni Macchia, Gastone Moschin, Mario Carotenuto, Renzo Montagnani, Piero Vida, Ewa Aulin, Giorgio Dolfin, Graziella Galvani, Sergio Tramonti, Jenny Tamburi, Felice Andreasi, Angela Covello, Salvatore Baccaro. Genere Commedia, colore 103 minuti. – Produzione Italia 1972
Janet Agren: Tazia
Felice Andreasi: Compare Michelon
Eva Aulin: Giacomina
Rodolfo Baldini: amante di Teresa
Mario Carotenuto: padron Beolco
Angela Covello: Fiorina
Attilio Duse: Sandron
Graziella Galvani: Betta
Gianni Macchia: Checco
Renzo Montagnani: Compare Menico
Ornella Muti: Teresa
Jenny Tamburi: Zanetta
Sergio Tramonti: sarto padovano
Piero Vida: Nane il ‘ruffiano’
Gastone Moschin: Ruzante
Luigi Antonio Guerra: Tonino ‘Stropabusi’
Regia Vittorio De Sisti
Soggetto Fabio Pittorru, liberamente tratto dai testi del Ruzante
Sceneggiatura Vittorio De Sisti, Fabio Pittorru
Casa di produzione Juma Film
Fotografia Erico Menczer
Montaggio Gabriella Cristiani
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Sergio Canevari
Costumi Sergio Canevari
Il signor Robinson
Un piccolo industrialotto, Robinio, soffocato da una moglie opprimente, parte con la stessa per una crociera. Mentre è in viaggio, sente suonare la sirena dell’allarme, ma credendo che si tratti solo di un’esercitazione, continua tranquillamente a dormire.

La splendida Zeudi Araya è Venerdi

Paolo Villaggio è Robinio-Robi
Non è così, naturalmente, e il risveglio sarà tragicomico; costretto a nuotare, riesce a raggiungere la terra, dove però scopre di essere completamente solo. Hanno inizio così le sue comiche avventure, alle prese con noci di cocco che non si rompono, con la solitudine, con un boomerang che invece di colpire le prede gli ritorna sistematicamente in testa. Alla fine si adatta, in qualche modo, alla solitudine, ma un giorno scopre di non essere solo: sull’isola c’è una bella nativa, che lui battezza venerdi. Vorrebbe approfittare di lei, ma la donna e sacra al dio dell’isola, Marduk, che ogni volta in cui Robinson tenta di toccare la donna, fa tremare l’isola.
La splendida sequenza del bagno di Venerdi
Alla fine arrivano sull’isola altri indigeni, e Robinson e Venerdi vanno nella terra natia della ragazza, dove, per impalmare la sua ambita preda, sarà costretto ad affrontare prove impossibili. Nonostante esca con le ossa rotte dalle prove, il capo concede a Robinson la mano di venerdi; ma quando sembra che tutto debba finire a gonfie vele, Robinson viene raggiunto dalla moglie,che non ha mai smesso di cercarlo, e riportato a casa suo malgrado.
Apologo semiserio della civiltà dei consumi, che travia chiunque vi faccia parte, Il signor Robinson,mostruosa storia d’amor e di avventure (titolo completo del film) si regge su alcune gag simpaticissime di Paolo Villaggio, alle prese con le difficoltà di una vita allo stato brado, e sopratutto sulle grazie, abbondantemente esposte, della bellissima Zeudi Araya.
Da vedere per passare due ore in completo relax.
Il signor Robinson
Un film di Sergio Corbucci. Con Paolo Villaggio, Zeudi Araya, Percy Hogan, Anna Nogara. Genere Commedia, colore 108 minuti. – Produzione Italia 1976.

Paolo Villaggio: Robinio / Robinson
Zeudi Araya: Venerdì
Anna Nogara: Magda
Percy Hogan: Mandingo

Regia Sergio Corbucci
Soggetto Sergio Corbucci, Paolo Villaggio, Castellano e Pipolo
Sceneggiatura Sergio Corbucci, Paolo Villaggio, Castellano e Pipolo
Produttore Franco Cristaldi
Produttore esecutivo Bruno Altissimi
Casa di produzione Vides
Distribuzione (Italia) United Artists
Fotografia Marcello Gatti
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Guido De Angelis, Maurizio De Angelis
Classifica al botteghino 1974
1) Fantozzi
Regia di Luciano Salce; con: Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Gigi Reder, Giuseppe Anatrelli, Liù Bosisio, Umberto D’Orsi, Plinio Fernando
Giudizio:



2) L’esorcista (The Exorcist)
Regia di William Friedkin; con: Ellen Burstyn, Max von Sydow, Linda Blair, Jason Miller, Lee J. Cobb
Giudizio:



3) Porgi l’altra guancia
Regia di Franco Rossi; con: Terence Hill, Bud Spencer, Jean-Pierre Aumont, Mario Pilar
Giudizio:


4) A mezzanotte va la ronda del piacere
Regia di Marcello Fondato; con: Claudia Cardinale, Vittorio Gassman, Renato Pozzetto, Monica Vitti, Giancarlo Giannini, Pino Locchi, Silvio Spaccesi
Giudizio:


5) Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto
Regia di Lina Wertmuller; con: Giancarlo Giannini, Mariangela Melato, Eros Pagni, Isa Danieli, Riccardo Salvino
Giudizio:


6) Romanzo popolare
Regia di Mario Monicelli; con: Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Michele Placido, Pippo Starnazza, Vincenzo Crocitti, Alvaro Vitali
Giudizio:


7) Il bestione
Regia di Sergio Corbucci; con: Giancarlo Giannini, Michel Constantin, Giuliana Calandra, Gabriella Giorgelli, Dalila Di Lazzaro
Giudizio:

8 ) L’inferno di cristallo (The Towering Inferno)
Regia di John Guillermin; con: Steve McQueen, Paul Newman, Faye Dunaway, William Holden, Fred Astaire, Richard Chamberlain, Jennifer Jones, Susan Blakely, O.J. Simpson, Robert Wagner.
Giudizio:


9) Paolo Barca maestro elementare praticamente nudista
Regia di Flavio Mogherini; con: Renato Pozzetto, Magali Noël, Janet Agren, Paola Borboni, Stefano Satta Flores, Miranda Martino, Valeria Fabrizi
Giudizio:


10) Profondo rosso
Regia di Dario Argento; con: David Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia, Giulio Brogi, Clara Calamai, Macha Méril, Eros Pagni, Giuliana Calandra, Glauco Mauri, Geraldine Hooper, Glauco Onorato
Giudizio:



Altri film dopo la decima posizione:
11) Yuppi Du, di Adriano Celentano
con: Adriano Celentano, Charlotte Rampling, Claudia Mori, Lino Toffolo, Gino Santercole, Memmo Dittongo
Giudizio:


12) C’eravamo tanto amati, di Ettore Scola
con: Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefano Satta Flores, Stefania Sandrelli, Giovanna Ralli, Aldo Fabrizi, Ugo Gregoretti, Mike Bongiorno, Marcello Mastroianni.
Giudizio:



13) Piedone a Hong Kong, di Steno
con: Bud Spencer, Al Lettieri, Enzo Cannavale, Renato Scarpa, Francesco De Rosa
Giudizio:

14) Profumo di donna, di Dino Risi
con: Vittorio Gassman, Agostina Belli, Alessandro Momo, Moira Orfei, Alvaro Vitali
Giudizio:



15) Emmanuelle , di Just Jaeckin
con: Sylvia Kristel, Alain Cuny, Marika Green, Daniel Sarry, Christine Boisson
Giudizio:

16) La poliziotta, di Steno
con: Mariangela Melato, Mario Carotenuto, Renato Pozzetto, Alberto Lionello, Gigi Ballista, Orazio Orlando, Renato Scarpa.
Giudizio:

17) Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient-Express), di Sidney Lumet
con: Albert Finney, Lauren Bacall, Martin Balsam, Ingrid Bergman, Jacqueline Bisset, Jean-Pierre Cassel, Sean Connery, John Gielgud, Anthony Perkins, Vanessa Redgrave, Richard Widmark, Michael York, Colin Blakely
Giudizio:


18 ) Zorro, di Duccio Tessari
con: Alain Delon, Ottavia Piccolo, Enzo Cerusico, Stanley Baker, Adriana Asti, Moustache
Giudizio:


19) Prima pagina (The Front Page), di Billy Wilder
con: Jack Lemmon, Walter Matthau, Susan Sarandon, Vincent Gardenia, David Wayne, Carol Burnett, Allen Garfield, Charles Durning.
Giudizio:

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20) Gruppo di famiglia in un interno, di Luchino Visconti
con: Burt Lancaster, Silvana Mangano, Helmut Berger, Romolo Valli, Elvira Cortese, Claudia Marsani, Stefano Patrizi, Claudia Cardinale, Dominique Sanda
Giudizio:


Classifica al botteghino 1973
1) Altrimenti ci arrabbiamo
Un film di Marcello Fondato con Bud Spencer, Terence Hill, John Sharp, Patty Shepard.
Giudizio:


2) La stangata
Un film di George Roy Hill con Paul Newman, Robert Redford, Robert Shaw, Charles Durning, Ray Walston, Eileen Brennan
Giudizio:


3) Peccato veniale
Un film di Salvatore Samperi. con Laura Antonelli Alessandro Momo, Orazio Orlando, Fred Bongusto, Monica Guerritore, Lino Banfi
Giudizio:


4) Papillon
Un film di Franklin J. Schaffner con Steve McQueen, Dustin Hoffman, Victor Jory, Don Gordon, Anthony Zerbe, Robert Deman
Giudizio:


5) Il mio nome è nessuno
Un film di Tonino Valeri,con Terence Hill, Henry Fonda, Jean Martin, Piero Lulli, Mario Brega, R.G. Armstrong
Giudizio:


6) Sesso matto
Un film di Dino Risi con Laura Antonelli, Giancarlo Giannini, Paola Borboni
Giudizio:


7) Paolo il caldo
Un film di Marco Vicario con Giancarlo Giannini, Rossana Podestà, Gastone Moschin, Marianne Comtell, Ornella Muti
Giudizio:


8 ) Amarcord
Un film di Federico Fellini – Magali Noel; Bruno Zanin; Pupella Maggio
Giudizio:




9) Il portiere di notte
Un film di Liliana Cavani con Charlotte Rampling, Dirk Bogarde, Philippe Leroy, Gabriele Ferzetti
Giudizio:



10) Piedone lo sbirro
Un film di Steno con Bud Spencer, Adalberto Maria Merli, Raymond Pellegrin, Juliette Mayniel
Giudizio:


Altri film dopo la decima posizione:
11) Pane e cioccolata di Franco Brusati
con Anna Karina, Nino Manfredi, Ugo D’Alessio, Paolo Turco
Giudizio:


12) Zanna Bianca di Lucio Fulci
con Franco Nero, Virna Lisi, Fernando Rey, John Steiner, Daniel Martin
Giudizio:

13) Jesus Christ Superstar di Norman Jewison
con Barry Dennen, Yvonne Elliman, Ted Neeley, Joshua Mostel, Carl Anderson
Giudizio:




14) Serpico di Sidney Lumet
con Al Pacino, John Randolph, Jack Kehoe, Biff McGuire, Barbara Eda-Young, Cornelia Sharpe
Giudizio:



15) Un tocco di classe di Melvin Frank
con George Segal, Glenda Jackson, Paul Sorvino, K Callan, Cec Linder, Michael Elwyn
Giudizio:


16) Polvere di stelle di Alberto Sordi
con Alberto Sordi,Monica Vitti; Wanda Osiris; Carlo Dapporto; Alvaro Vitali
Giudizio:


17) L’ultima neve di Primavera di Raimondo Del Balzo
con Nino Segurini, Renato Cestié, Agostina Belli, Bekim Fehmiu
Giudizio:

18 ) I guappi di Pasquale Squitieri
con Fabio Testi, Claudia Cardinale
Giudizio:
19) Teresa la ladra di Carlo Di Palma
con Monica Vitti; Stefano Satta Flores; Isa Danieli; Fiorenzo Fiorentini; Carlo Delle Piane; Michele Placido
Giudizio:

20) Per amore di Ofelia di Flavio Mogherini
con Renato Pozzetto ,Françoise Fabian ,Giovanna Ralli,Alberto De Mendoza ,Didi Perego,Maurizio Arena
Giudizio:

Amici miei Atto II
Abbiamo lasciato il gruppo scanzonato e dissacrante di amici alle prese con il funerale del Perozzi e con l’ultima atroce beffa perpetrata ai danni del pensionato. Monicelli,per riprendere il discorso,affida le vicende all’uso sapiente del flashback,e ci mostra i 5 alle prese con le loro vicende famigliari e con nuove,crudeli ma esilaranti beffe.
C’è il Necchi (questa volta impersonato da Renzo Montagnani) alle prese con la sua perenne gelosia;il Perozzi afflitto come al solito dai suoi problemi,tra i quali un figlio serioso e agli antipodi rispetto al padre; il conte Mascetti,nobile decaduto,che cerca di mantenere la sua dignità,e il Sassaroli,il primario annoiato, alla ricerca della botta di vita,oltre al solito Melandri.
Le beffe sono di quelle che fanno epoca,come quando il gruppo fa sgomberare la torre di Pisa con la scusa che è pericolante,mentre loro con dei cavi invitano la gente a tirare per evitare che la stessa cada;c’è l’espediente del conte Mascetti,che abbaglia giovani attricette con fiori e inviti a cena,che dopo la rituale notte di sesso,si trasformano in una fuga ignominiosa dello stesso,senza pagare i conti. C’è la distruzione del paesino,con i nostri che vanno in piccoli paesini della Toscana,vestiti di tutto punto come ingegneri o tecnici e comunicano alla gente che proprio sul paese dovrà passare l’autostrada,con conseguente abbattimento di case,chiese ed edifici.
E c’è anche spazio per lo humour nero e per la commozione,come nel momento in cui il conte Mascetti,adirato con gli amici,viene colpito da un ictus che lo riduce sulla sedia a rotelle; parteciperà ad una gara per paraplegici,dove arriverà ultimo sotto la bandiera pisana,per fare un dispetto ai cittadini di quella città.
Monicelli nel primo film si era divertito con un humour duro e graffiante; nel secondo film affiora invece un pessimismo quasi leopardiano,tutte le zingarate del gruppo di amici diventano più crudeli,una metafora del cupo pessimismo che sembra voler trasmettere il regista attraverso immagini forti,come la già citata corsa di portatori di handicap.
Amici miei II segna la fine della grande stagione della commedia all’italiana,che da quel momento non avrà quasi più spazio al cinema;l’amarezza e la drammatica corrosività di Monicelli,sembrano essere un epitaffio sulla commedia all’italiana,in piena crisi di idee ma sopratutto di interpreti. Il cupo pessimismo del film sembra avvolgere la storia,rendendola sicuramente meno brillante del primo atto,Amici miei,ma sicuramente più tesa ad un’analisi spietata di un periodo,di una generazione in crisi con il rapporto verso l’età e le nuove generazioni.
Amici miei atto secondo,
un film di Mario Monicelli. Con Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, Gastone Moschin, Renzo Montagnani, Paolo Stoppa, Franca Tamantini,
Milena Vukotic, Alessandro Haber, Philippe Noiret, Angela Goodwin, Tommaso Bianco, Domiziana Giordano.
Genere Commedia, colore 117 minuti. – Produzione Italia 1982.
* Ugo Tognazzi: Il Conte Mascetti – Raffaello “Lello” Mascetti
* Gastone Moschin: Il Melandri – Architetto Rambaldo Melandri
* Adolfo Celi: Il Sassaroli – Professor Alfeo Sassaroli
* Renzo Montagnani: Il Necchi – Guido Necchi
* Milena Vukotic: Alice Mascetti
* Franca Tamantini: Carmen Necchi
* Marisa Traversi: Anita Esposito, l’amante del Perozzi
* Angela Goodwin: Laura Perozzi
* Alessandro Haber: Paolo, il vedovo
* Domiziana Giordano: Noemi
* Tommaso Bianco: Fornaio
* Paolo Stoppa: Sabino Capogreco, lo strozzino
* Philippe Noiret: Il Perozzi – Giorgio Perozzi
* Fiorentina Bussi: Twister
* Enio Drovandi: Poliziotto
* Maurizio Scattorin: il figlio del Perozzi
Regia Mario Monicelli
Soggetto Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Mario Monicelli
Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Mario Monicelli
Produttore Luigi De Laurentiis, Aurelio De Laurentiis
Distribuzione (Italia) Filmauro
Fotografia Sergio D’Offizzi
Montaggio Ruggiero Mastroianni
Musiche Carlo Rustichelli
Scenografia Lorenzo Baraldi
Costumi Gianna Gissi
Fare un bel sequel non è da tutti. Il seguito di Amici Miei ci riesce benissimo, inserendo uno splendido Montagnani al posto di Del Prete e trovando un asso di briscola nello strozzino, non disegnato, ma addirittura scolpito, da Paolo Stoppa. Tante scene di culto. Io ne preferisco una solitamente poco citata, benché presa di peso da Causa di divorzio di Fondato: il vigile (Enio Drovandi) che ferma gli amabili Amici e guarda la patente del Necchi. Ovviamente non mancano coloro che, ultra-esagerando, vanno oltre la lettura anti-femminile e parlano di velata omosessualità. Insopportabili.
Il primo Amici miei (una delle ultime grandi commedie italiane) rimane insuperabile; il sequel (pur essendo confezionato con classe, non per niente alla regia rimane il grande Monicelli) non è all’altezza; si tratta di un film spiritoso con trovate talvolta originali, ma lo spirito del primo film si è perduto per sempre. Manca sopratutto il sentimento nostalgico-malinconico che pervadeva il primo film (specie nel finale) anche se gli attori fanno ancora bene la loro parte.
Caposaldo, a tratti persino meglio del primo (Montagnani è un bel valore aggiunto). L’intera sequenza del cimitero, dal fulminante “sbiriguda” con cui Tognazzi inizia la sua tiritera all’efferato duetto Celi-Haber sulla tomba di Agata, “amica e amante impareggiabile”, vale da sola tutta la cinematografia di sedicente comicità toscana dgli ultimi 15 anni.
Ritornano i compagnoni scherzosi di Amici miei, dopo la morte di uno di loro, ma sempre in vena di zingarate (magari in flashback), tra cataclismi (l’alluvione di Firenze) e piccole burlette, in mezzo a drammi familiari o avventure passeggere. Tutto tra spensierata comicità e sottile malinconia. Un buon film, che tiene alto il livello della confezione già acquisito nel precedente lavoro, senza però la sorpresa dell’originalità.
Sono ancora tutti in grande forma i compagnoni, armati di supercazzole e vogliosi di zingarate; e dico proprio tutti, visto che, grazie a voli nel passato, viene anche riesumato (e menomale) il Perozzi. Le gag riuscite si sprecano, passando dalle peggio vigliaccate, ai colpi bassi (come sempre, anche tra loro). Non mancano, comunque, i momenti piuttosto amari (la situazione del conte Mascetti e famiglia). Regge bene fino alla fine, a parte qualche colpo non proprio a segno (l’inesistente spasimante), restando notevole e da vedere.
Seguito che nulla aggiunge né toglie al primo capitolo, ma che può vantare sempre le superlative interpretazioni dei protagonisti e alcune gag ben riuscite (su tutte, quella del cimitero con Haber e quella della torre di Pisa). Ottimo Stoppa nella parte dell’usuraio gabbato. Tra una zingarata e l’altra, torna ad aleggiare l’ombra della morte, che questa volta minaccia Tognazzi.
Di assoluto livello questo secondo capitolo, con la solita amarezza di fondo ad ancora molte scene strepitose. Il film a mio avviso guadagna anche dalla sostituzione del mediocre Duilio Del Prete con l’ottimo Renzo Montagnani, ed anche l’usuraio intepretato da Paolo Stoppa è protagonista di alcuni momenti grandiosi. Forse alcuni passaggi tra il “presente” ed i flashback non sono perfetti, ma che importa. Da vedere anche solo per gli ultimi 5′, che mostrano un Tognazzi da applausi a scena aperta.
Secondo capitolo che presenta tante affinità col primo, al quale in definitiva non aggiunge nulla di nuovo: zingarate di varia natura, una “tonificante” vena di cattiveria e la morte che aleggia in maniera prepotente. Anche il cast (quasi immutato) fa la sua parte. Il divertimento non manca anche se il risultato finale è un passo indietro rispetto al capostipite. Tuttavia il livello è ancora buono.
Secondo atto per i goliardi fuori tempo. Entra Montagnani per Del Prete: ovvio miglioramento, che aumenta il rimpianto per il talento sprecato dall’attore nella sua carriera. La struttura è sostanzialmente la stessa. La morte del Perozzi dà lo spunto, poi si torna alle zingarate, alcune memorabili come la crocefissione e il “rigatino”. Non tutto è di gran gusto (la contorsionista messa in valigia e buttata su un autobus è una trovata esagerata e stupida) e si perde un po’ il senso vero del primo film. Comunque si ride tantissimo.
Mentre il primo capitolo rientra a pieno merito tra i capolavori della “commedia all’italiana”, questo secondo atto risulta un film divertente e nulla più. Rispetto all’originale forse manca la novità delle “zingarate” dei cinque amici ma ancor più manca l’approfondimento psicologico dei protagonisti. Comunque Monicelli è regista intelligente e sa come far funzionare lo spettacolo ed inoltre la sostituzione di Del Prete con Montagnani è sicuramente positiva, così la pellicola risulta molto godibile. Ottimo anche Paolo Stoppa nel ruolo dello strozzino.
Al netto degli anacronismi imposti dalla necessità di ripescare il Perozzi e inserirlo in un flashback della Firenze alluvionata, oltre che di un tono meno introspettivo e più leggero che calza a pennello alla new entry Montagnani, la struttura base del primo film è salva, comprese la burla prolungata (qui al bravo Stoppa, nel primo a Blier) e la morte che aleggia sul finale. Non c’è l’atmosfera del capostipite, si compensa con maggiore cattiveria: gli “zingari” assecondano alla perfezione una sceneggiatura ben congegnata.
Non male. Vi sono numerosi “episodi” divertenti, come per esempio quello dell’alluvione con Moschin che esclama “ma guarda se Dio per salvare la tua verginità doveva inondare Firenze!”, l’usuraio, le foto oscene. Monicelli firma una buona regia. Ottimo il cast d’attori, non solo quelli principali. Godibile.
Decisamente inferiore al primo atto. La comicità diventa più crudele e surreale, e se molte scene sono memorabili altre non riescono a colpire nel segno. Inoltre la storia dopotutto non è che una serie di episodi, e rispetto al numero 1 mancano sia l’approfondimento dei personaggi che la malinconia di fondo. Comunque il cast è sempre straordinario (Montagnani al posto di Del Prete funziona benissimo) e la regia di Monicelli, cinica e sarcastica, funziona ancora alla grande.
Se l’entrata in scena di Montagnani pare funzionare bene e la verve dissacrante del primo episodio non si è smarrita, tuttavia il filo narrativo è meno lineare, sembra adesso di procedere per gag successive. Tra queste mi piace ricordare il figlio del Perozzi a pigione dal Mascetti, l’operazione ai reni dello strozzino, l’alluvione. Più grossolani invece altri passaggi, come quello alla torre di Pisa e la corsa delle carrozzine. I temi di fondo del primo film vengono confermati, ma l’effetto non è più lo stesso.
Secondo atto che si mantiene agli alti livelli del primo per quel che riguarda la comicità delle situazioni, la vincente struttura a flashback, qui utile per ripescare il prezioso Noiret e la prova attoriale dei 5 amici, anche qui spumeggianti, geniali e impagabili (Moschin forse fa sbellicare più di tutti). Ottimo anche il contributo degli sventurati che capitano loro a tiro come Stoppa e uno strepitoso Haber. Monicelli dirige il tutto col piglio giusto. Tanti gli episodi memorabili: al cimitero, l’alluvione, la gravida, il servizio torri…
Sequel delle avventure degli zingari. Si ride parecchio, ma là con una nota malinconica evidente, qui c’è la voglia di costruire scene efficaci tralasciando quasi del tutto (occhio al finale) lo spirito del primo film. Ecco dunque pezzi divenuti celeberrimi: Adelina, Stoppa, la beghina e l’alluvione, la Via Crucis, ecc. ecc. Grandissimo Celi nella parte del cinico (quasi più che nel primo).
Quando il sequel non delude lo spettatore! Qui siamo di fronte ad un capolavoro di cinema comico, o commedia se si preferisce. Qui abbiamo situazioni boccaccesche, scherzi più o meno volgari, e abbiamo anche il cattivo cinismo. Alcune scene sono assolutamente memorabili e non v’è possibilità alcuna di trovar qui un solo punto debole. Attori al top, regia al top, sceneggiatura al top. Insomma un capolavoro. Peccato per l’immensa boiata del terzo capitolo, che quasi danneggia i Monicelliani!
Mentre il primo era un divertente e riuscito misto tra dramma e commedia, in questa seconda puntata è netta la dimensione comica della vicenda. I quattro protagonisti ricordano episodi del passato (che vengono mostrati in flashback e in cui riappare il Sor Perozzi/Noiret) e vivono divertenti avventure nel presente. Il tutto sotto la calibrata regia del maestro Monicelli. Grandissimi una volta di più i protagonisti, con la new entry Montagnani al posto di Del Prete. Raffica di scene memorabili.
Nient’altro che un buon film. La sensazione di già visto è sin troppo pesante, tanto che a tratti sembra di assistere ad un remake più che ad un sequel. Manca completamente l’atmosfera del capostipite e la sostituzione di Del Prete con Montagnani è quasi emblematica delle intenzioni che animano quaesto secondo capitolo: fare ridere, punto. Invece paradossalmente l’effetto comico risulta inferiore al primo capitolo, a causa di situazione esagerate ed una certa grossolanità di fondo.
Bello quanto il primo, in certi momenti anche di più. Montagnani rimpiazza degnamente Del Prete, conferendo alla sua figura da “bottegaio” un’aria più leggera. Questa volta il riso, più che amaro, è nero: nemmeno la morte riesce a dividere i cinque bischeri (vedi la bella idea dei flashback sul Perozzi) e si scherza amabilmente sui cimiteri, sui tradimenti e persino sulle malattie. Il ritmo malin-comico si mantiene sempre su alti livelli.
Per certi versi l’ho trovato addirittura superiore al primo: più ritmo, scherzi più accattivanti e divertenti, Montagnani più in parte di Del Prete, ma la storia è un po’ affaticata con i continui flashback tra passato e presente (che servono a riportare in scena Noiret). Comunque un cult del cinema italiano, pieno di grandi dialoghi e con un cast eccezionale che, oltre ai cinque protagonisti, conta comprimari del calibro di Haber e Stoppa. Imperdibile.
Se nel geniale capostipite veniva voglia di invecchiare, qui si sente forse il peso dell’età. Gli attori non sono più freschi 50enni e la stessa sceneggiatura pare richiamarsi troppo all’originale, quasi per dovere di sequel. Da verificare l’eventuale presenza di errori figli dell’esigenza di spettacolo (il grandioso Sassaroli era già un “amico” con il figlio del Perozzi fanciullo?). Cionondimeno e nonostante la debolezza nell’approfondimento psicologico dei 5, ne risulta una buonissima commedia, arricchita da qualche perla indimenticabile.
Il gatto dagli occhi di giada
Mara,una giovane attrice,si ferma casualmente davanti ad una farmacia dove è stato appena consumato un feroce delitto;è l’inizio di un incubo che la vedrà perseguitata da un misterioso assassino,convinto che lei abbia visto qualcosa.Subito dopo la morte dell’uomo,viene uccisa Smeralda,una signora di mezza età.Mara chiede aiuto e rifugio a Lukas,
un ingegnere tecnico del suono,che viene contattato da un vicino di casa,un usuraio che da tempo riceve,come le altre due vittime,misteriose telefonate che recano incise voci di donne urlanti,di cani e altro.Lukas inizia ad indagare,e le sue indagini lo portano ad un detenuto,da poco evaso,che venne giudicato dal farmacista,da Smeralda e dall’usuraio.
Paola Tedesco
Convinto di essere sulle giuste tracce,Lukas si reca a casa dell’evaso,per convincere la moglie di Ferrante a farlo desistere dai suoi propositi. Lukas si rende conto,dopo aver incontrato l’evaso,che è vittima di una congiura e riprende le indagini,mentre viene ucciso casualmente un dipendente del locale dove lavora Mara,che sempre più terrorizzata,si rifugia a casa di Lukas. Il quale parte per Padova,allertato da una telefonata dell’usuraio che gli dice di volergli rivelare la verità sul movente che sta spingendo l’assassino a eliminare tutta quella gente.
Ma quando arriva a Padova,Lukas trova morto anche l’usuraio.Indaga,e scopre qual’è il vero movente degli efferati omicidi,legati ad una vecchia storia avvenuta durante la seconda guerra mondiale.Colpo di scena finale come nella tradizione di ogni giallo.
Il gatto dagli occhi di giada è un thriller canonico,di buona fattura,con una trama credibile ed attori ben calati nelle rispettive parti,Corrado Pani,nel ruolo di Lukas,improvvisato detective,Paola Tedesco,nei panni di Mara,la cantante di cabaret.Ed infine Bianca Toccafondi,con un cameo nel ruolo di Smeralda,la seconda vittima.
Un film piacevole,con una trama scorrevole,ben supportato da una regia poco incline agli effettacci ed attenta invece ai particolari e alla tensione
Il gatto dagli occhi di giada (1977) un film di Antonio Bido con Franco Citti, Paola Tedesco, Corrado Pani, Bianca Toccafondi.
Corrado Pani … Lukas
Paola Tedesco … Mara
Franco Citti … Pasquale Ferrante
Fernando Cerulli … Giovanni Bozzi
Giuseppe Addobbati Giudice
Gianfranco Bullo … Assistente
Jill Pratt … Signora Dezzan
Bianca Toccafondi Esmeralda Messori
Inna Alexeievna … Signora anziana
Paolo Malco … Carlo
Cristina Piras … Mogile di Pasquale Ferrante
Roberto Antonelli Michele
Gaetano Rampin Dott. Peretti
Giuseppe Pennese Marco
Regia Antonio Bido
Soggetto Vittorio Schiraldi
Sceneggiatura Antonio Bido, Roberto Natale, Vittorio Schiraldi e Aldo Serio
Produttore Gabriella Nardi, Webi di Erwin Wetzl e Antonio Bido
Fotografia Mario Vulpiani
Montaggio Maurizio Tedesco
Musiche Trans Europa Express
Scenografia Gianfranco Ramacci
Costumi Gianfranco Ramacci
Trucco Giannetto De Rossi










































































































































































































































































































































