Autostop rosso sangue

Unica incursione nel genere thriller di Pasquale Festa Campanile, Autostop rosso sangue è un road movie girato con il classico finale rape and revenge; un thriller robusto, pieno di colpi di scena, ambientato per ragioni economiche in Italia, anche se bisogna dire che i nostri Appennini non sfigurano affatto in paragone alle mountain americane. La storia, girata con pochi attori, è chiaramente basata sul ritmo, sulla violenza e perchè no, sul sesso, che ha una parte molto importante nello svolgimento del film.
Una coppia in crisi, Eva e Walter, si prendono una vacanza e decidono di trascorrere un periodo di quiete, per ritrovarsi, nei boschi della California. Il viaggio serve per cercare un dialogo, ben presto interrotto dal casuale incontro con Adam, un bandito che ha appena compiuto una rapina e sta fuggendo con la refurtiva. Il giovane riesce a immobilizzare Walter e ne approfitta per violentare la donna. Walter riesce a liberarsi e a uccidere il bandito; il finale è assolutamente cinico e a sorpresa.
Se la trama appare semplice e lineare, il film si segnala per l’ottima recitazione degli attori protagonisti, ovvero Franco Nero nel ruolo di Walter, sobrio e alla fine inaspettatamente crudele, Corinne Clery, bellissima e sexy nel ruolo di Eva, l’unica vera vittima innocente della storia, e infine David Hess, specializzato nei ruoli da bastardo. Il film è corredato da una sontuosa colonna sonora di Ennio Morricone, sempre presente nei momenti topici.
Può sembrare un thriller canonico, ma in effetti Autostop rosso sangue mescola anche altro, come il tentativo di mostrare la crisi della coppia , l’intelligente uso delle parole, con dialoghi che non sono mai scontati e infine con alcune sequenze davvero importanti, come quella dello stupro alla luce di un falò.
Un film da rivalutare, sicuramente, ed è un vero peccato che il regista di origini lucane, morto prematuramente nel 1986 non abbia poi cercato di bissare il genere, preferendo tornare al suo genere preferito, la commedia all’italiana, venata però di molta ironia e tanta malinconia.
Autostop rosso sangue, un film di Pasquale Festa Campanile. Con Franco Nero, Corinne Cléry, Carlo Puri, John Loffredo,Monica Zanchi,David Hess
Drammatico, durata 102 min. – Italia 1977.
Franco Nero: Walter Mancini
Corinne Cléry: Eve Mancini
David Hess: Adam Kunitz
Joshua Sinclair: Oaks
Carlo Puri: Hawk
Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Aldo Crudo, dal romanzo La violenza e il furore di Peter Kane
Sceneggiatura Aldo Crudo, Pasquale Festa Campanile, Ottavio Jemma
Fotografia Franco Di Giacomo, Giuseppe Ruzzolini
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Giantito Burchiellaro
Open title internazionale
Titoli iniziali in italiano
Gloria Guida
Protagonista della stagione della commedia sexy all’italiana, Gloria Guida è oggi oggetto di cult, assieme alla sua rivale Edwige Fenech, in virtù delle sue 27 partecipazioni a pellicole del genere sexy, che ebbe il suo massimo splendore nel periodo a cavallo tra gli inizi degli anni settanta e la fine degli stessi.

Gloria Guida accanto a Johnny Dorelli nel suo ultimo film, Sesso e volentieri
Bella, bionda e terribilmente sexy, Gloria Guida ha intepretato il sogno maliziosamente erotico di più generazioni, che hanno assistito alle sue interpretazioni in pellicole oggi divenute oggetto di culto. Una carriera nata per caso, e che ha avuto immediatamente un gran successo in virtu dell’indubbia bellezza di Gloria, ma anche della sua stupefacente carica sexy, di quel suo sottile erotismo mai sbattuto in faccia allo spettatore, ma, al contrario, velato e malizioso; a guardarli oggi, quei suoi film iniziali, ci si rende conto di come fossero basati totalmente sulla sua interpretazione, sempre maliziosa, mai volgare, esplicitata attraverso un erotismo casalingo, che lasciava tutto all’immaginazione, e che non trascendeva mai nel banale o che non si spingeva mai vicino al confine del proibito.

Gloria Guida nel film Scandalo in famiglia
Il suo era, come quello della Fenech, in fondo, un sano erotismo casereccio; come nel caso della Fenech, i fugaci amplessi erano consumati quasi con pudore, con scene che lasciavano tutto all’immaginazione, e che mai erano portate oltre i confini di un visivo fatto di porzioni di corpo, di immagini del suo corpo bellissimo mostrato solo in atti tutto sommato innocenti. Una seduzione potentemente immaginaria, quindi, ben lontana da quel tipo di commedia sexy che sfociò in seguito nel softcore prima e nell’hardcore vero e proprio in seguito.

La Guida in Quell’età maliziosa
Nel corso degli anni, Gloria Guida, che ha concesso pochissime interviste, ha sempre rimarcato il carattere inoffensivo delle sue pellicole, ha sempre difeso quell’erotismo cerebrale, fatto di immagini assolutamente pudiche, di nudi presi sotto la doccia o durante il classico gesto di seduzione del liceale, del professore o dell’innamorato di turno. Seducente, maliziosa senza malizia, con quel corpo splendido, ma mai peccaminoso oltre il lecito, Gloria ha finito per assurgere a simbolo di un proibito casalingo; non la trasgressione, quindi, ma un sano erotismo profumato e nostalgico, fatto di ricordi di banchi di scuola, di ragazze carine e irraggiungibili che sedevano al fianco ideale dello spettatore, che riviveva scene scolastiche o domestiche.
Un altro fotogramma tratto da Quell’età maliziosa
Di volta in volta Gloria Guida appariva come la liceale di cui lo spettatore era innamorato, quella che filava invece un altro, o la domestica procace, immaginario erotico dei rampolli della buona famiglia, o ancora la cuginetta, l’amica dell’amica, quella bella e quasi irraggiungibile, la donna da afferrare e da amare, un tantino maliziosa ma mai perversa.

Gloria Guida in Peccati di gioventù
Gloria Guida, che oggi ha 53 anni, e che è una donna bellissima e carica di una sensualità matura, ha esordito in ambito cinematografico nel 1974, quando non aveva ancora compiuto i 18 anni, essendo nata a Merano nel 1956, a novembre. Aveva esdordito come cantante, in uno dei tanti locali della riviera romagnola, dove si era trasferita con la sua famiglia, e si era fatta notare immediatamente per la sua bellezza.
Dal film Maschio latino cercasi
Ed è nel 1974 che la Guida vince un concorso di bellezza, abituale trampolino di lancio delle starlette in cerca di fama, e ottiene una scrittura per il film di Mario Imperoli La ragazzina; il ruolo di Monica, splendida adolescente desiderata dai coetanei ma anche da uomini molto più maturi di lei, e che alla fine sceglierà proprio uno di questi, un riservato professore di storia, abile amatore, sembra una seconda pelle cucita addosso. I critici storcono il naso e bollano il film come “commediola insulsa”, ma il successo è clamoroso, tanto che Gloria entra nel cast del film La minorenne, diretto nello stesso anno, il 1974, da Silvio Amodio.
Questa volta è Valeria, una ragazzina che soffre l’ambiente soffocante della famiglia, e che nel suo college sogna avventure (anche erotiche) con persone più grandi di lei. Tornata nella sua famiglia, all’apparenza rispettabile, ma ipocrita e perbenista, Valeria dopo diverse esperienze trova il grande amore.
Anche questo ruolo, che le è stato praticamente cucito addosso, la impone come simbolo proibito, come sogno smaccatamente erotico. Lo stesso Amodio replica la situazione del film La minorenne nel suo lavoro successivo, del 1975, affiancando a Gloria il maturo Nino Castenuovo; il film è Quell’età maliziosa, e questa volta il ruolo di Paola, interpretato dalla Guida, è smaccatamente seduttivo.
Lei e sua madre (Anita Sanders), si dividono le attenzioni di un giardiniere, sedotto sia dalla giovane che dalla madre di lei. Il successo è totale, irresistibile; la grazia sottilmente peccaminosa, il volto angelico e malizioso, quel corpo che farebbe dannare un santo diventano davvero parte dell’immaginario collettivo. E se i critici bollano i suoi film come mediocri, Gloria va avant i per la sua strada, lavorando nello stesso anno in Peccati di gioventù, ancora una volta sotto la regia di Amodio. Questa volta il personaggio di Angela, figlia di un maturo insegnante, che sconvolge la vita dello stesso mentre è in procinto di risposarsi, è decisamente negativo, mentre il film tenta di uscire dal clichè della commedia erotica per tentare la via, improbabile, del dramma famigliare.

Gloria Guida agli esordi, nel film La liceale
La Guida è davvero impagabile, in questo film, e riesce a mostrare un talento che sfugge al clichè fino ad allora affibbiatole, quello della ragazzina sexy. Nello stesso anno arriva la parte di Maria (suor Immacolata) nel film di Ferretti La novizia, opera discutibile imbastita attorno alla figura di Maria, una timida novizia che finisce per innamorarsi di un ragazzo, che la convincerà ad uscire dal convento, suscitando la reazione della madre di lei con conseguente tragedia finale. Ma il ruolo che le consegna la fama maggiore e che resterà scolpito nella memoria degli spettatori è quello di Loredana in La liceale, che inaugurerà il cosidetto filone studentesco, e che ci consegna una diciannovenne Gloria Guida assolutamente irresistibile; Loredana, preda ambita da tutti, è in realtà l’immagine riflessa di Gloria, sempre più bella e affascinante.
Il film di Tarantini è un successo clamoroso, e consolida la fama dell’attrice, ormai diva a tutti gli effetti.La vogliono tutti, e lei sceglie di lavorare in Il solco di pesca, di Liverani, forse la sua pellicola meno riuscita; la storia è banale, l’unica mozione di merito riguarda proprio il solco di pesca ( allocuzione per indicare le natiche) della bellissima Gloria. Non va meglio con il successivo Il gatto mammone, di Cicero, scialba commedia piena di luoghi comuni,in cui l’unico personaggio a salvarsi è, guarda caso, proprio quello interpretato da Gloria, ovvero Marietta.

Gloria Guida in L’affittacamere
Se analizziamo la carriera di Gloria Guida, in questi suoi primi due anni di cinema, vediamo come l’attrice possedesse certamente doti recitative che andavano aldilà dei ruoli che le offrivano costantemente. Ma il mondo della celluloide spesso stringe i suoi protagonisti in un angolo, ne sfrutta la fama, la bellezza, le doti fisiche e ne standardizza l’immagine. Così, i film successivi cone Blue jeans, del 1975 diretto da Imperoli, nel quale è Angela, una improbabile prostituta, il successivo Scandalo in famiglia, di Andrei (1976) nel quale l’attrice interpreta il ruolo di una ragazza innamorata dello zio, film fiacco e noioso, e Ragazza alla pari, diretto da Mino Guerrini,in cui è la solita, procace minorenne che affitta stanze a deputati, riuscendo così a diventare importante, diventano un clichè talmente stretto da costringere l’attrice a svolgere oi, ormai solo e soltanto parti replicate all’infinito.

Un’altra scena tratta da L’affittacamere
Nei due anni successivi, Gloria Guida lavora in pratica in film che sembrano l’uno la copia carbone dell’altro: si chiamano L’affittacamere, Il medico la studentessa,Oriazi Curiazi 3-2 e Maschio latino cercasi; preludio ad un film drammatico, Bermude la fossa maledetta, diretto da Renè Cardona nel 1978, e nel quale l’attrice si trova a lavorare con il grande John Houston, oltre a Claudine Auger e Marina Vlady.
Nel film Gloria interpreta la parte della nipote di un anziano archeologo, Michelle, e per la prima volta vedremo l’attrice morire in un film. Nel 1978 l’attrice gira uno dei film più interessanti e controversi dell’intero decennio settanta, un’opera che ha conosciuto, nel corso degli anni, una rivalutazione talora eccessiva, ben aldilà dei meriti propri del film. Si tratta di Avere vent’anni, di Fernando Di Leo, nel quale è Lia, occasionale amica d’avventure e di disgrazie di Tina, interpretata da Lilli Carati.
Il medico,la studentessa
Il film, che racconta la storia di due disinibite ragazze che passeranno attraverso diverse esperienze e che finiranno male, ad opera di una banda di balordi, subirà diversi tagli censori, sia per la rpesenza di scene saffiche tra le due attrici, sia per il finale violentissimo, con la violenza perpetrata ai danni di tina, con l’impalamento che verrà tagliato e ripristinato solo nelle versioni successivi ad uso domestico.

Gloria Guida con Renato Pozzetto in Fico d’India
Dopo l’uscita del film, e sopratutto dopo il suo iniziale insuccesso, Di Leo ebbe parole molto dure nei confronti delle protagoniste, definite come “due ragazze alle quali la parola attrice si addice poco”. Giudizio sommario e ingiusto, quello di Di Leo; le due beniamine del pubblico si giocarono l’affetto del pubblico, con questo film, in due ruoli drammatici che finivano in quel modo crudele. La parentesi drammatica viene chiusa e Gloria Guida torna al suo ruolo di studentessa, questa volta in uno degli ultmi successi del filone, La liceale nella classe dei ripetenti, ancora una volta nel ruolo della fintamente ingenua studentessa concupita da tutti.
Sempre nel 1978 ricopre il ruolo di Polly in Indagine su un delitto perfetto, di Rosati, un buon thriller nel quale spiccano le presenze di Joseph Cotten,Adofo Celi e Alida Valli. L’anno si chiude con il modesto Travolto dagli affetti famigliari, film diretto da Mauro Severino. Il 1979 è un anno sicuramente fondamentale per la carriera di Gloria Guida; la commedia sexy è ormai agonizzante, il cinema è in crisi, in seguito anche all’avvento delle tv private, che distolgono spettatori dal cinemaa tutto vantaggio dl piccolo schermo. Gloria, che ha solo 23 anni, interpreta le ultime pellicole del genere erotico all’italiana, ossia La liceale il diavolo e l’acquasanta, L’infermiera di notte e La liceale seduce i professori; la sua bellezza è sempre fresca, ma gli anni passati a interpretare il clichè della liceale, della ragazzina provocante, hanno ormai il loro peso.
Avere vent’anni
Il filone liceale/infermiere/parenti è morto definitivamente, e il cinema italiano si sta orientando su un nuovo genere di commedia, quella brillante, oppure sta virando pericolosamente verso l’erotismo più spnto. Subito dopo aver girato la commedia Fico d’India di Steno, la’ttrice accetta il ruolo di Marta nel film Bollenti spiriti, del 1981. Ed è una scelta decisiva, perchè sul set del film nasce l’amore tra la Guida e Giorgio Guidi, quasi una nemesi anche nei cognomi; Johhny Dorelli, che all’epoca aveva 44 anni, crea con la bellissima attrice un sodalizio privato che sarà cementato da un’unione a prova di bomba, e dal quale nascerà una figlia, Guendalina.
Gloria Guida in Travolto dagli affetti familiari
L’attrice, da quel momento, medita davvero su un suo prossimo ritiro dalle scene, e accetta di partecipare solo a due film, La casa stregata, di Corbucci e l’ultimo in assoluto, almeno fino ad ora, Sesso e volentieri, nel quale è la moglie, non solo nella realtà di Johnny Dorelli. L’attrice si ritira dalle scene, per dedicarsi esclusivamente alla famiglia, rientrando sulle scene al fianco del marito ma solamente in teatro. E’ il 1982, e Gloria Guida ha soltanto 26 anni, una grande carriera alle spalle, anche se limitata alla commedia sexy, e la voglia di vivere una vita lontana dai riflettori. Cosa che farà, mantenendo un distacco quasi assoluto nei confronti di quel mondo che le ha dato soldi e successo.

Indagine su un delitto perfetto
Tornerà in due brevi miniserie Tv sul finire degli anni 80, per poi ritornare alla sua vita privata; nelle rare interviste concesse ai giornalisti, la Guida ha sempre difeso quei suoi film definiti, giustamente, per collegiali, ricordando come in effetti le scene di nudo contenute nelle varie pellicole non avevano nessuna malizia eccessiva. Così come l’attrice ha ricordato come la decisione di abbandonare le scene sia nata dalla voglia di vivere una realtà che fosse una dimensione umana, e che la sua innata pigrizia ha contribuito in maniera determinante.Oggi, a distanza di tanti anni da quella sua ultima apparizione in Sesso e volentieri, Gloria Guida continua ad essere un autentico mito, accresciuto anche dalla riscoperta, e in alcuni casi dalla valorizzazione, delle pellicole da lei girate, come Avere vent’anni, La liceale ecc.
Travolto dagli affetti famigliari
Orazi Curiazi 3-2
La ragazza alla pari
Il medico,la studentessa
Travolto dagli affetti famigliari
La liceale seduce i professori
Fico d’India
Il solco di pesca
Due fotogrammi da La casa stregata
La liceale,ildiavolo e l’acqua santa
La liceale nella classe dei ripetenti
La liceale seduce i professori
Ragazza alla pari
Il triangolo delle Bermuda
Se devi dire una bugia dilla grossa
La ragazzina, regia di Mario Imperoli (1974)
La minorenne, regia di Silvio Amadio (1974)
Il solco di pesca, regia di Maurizio Liverani (1975)
Quella età maliziosa, regia di Silvio Amadio (1975)
Peccati di gioventù, regia di Silvio Amadio (1975)
La novizia, regia di Pier Giorgio Ferretti (1975)
La liceale, regia di Michele Massimo Tarantini (1975)
Il gatto mammone, regia di Nando Cicero (1975)
Blue Jeans, regia di Mario Imperoli (1975)
Scandalo in famiglia, regia di Marcello Andrei (1976)
Ragazza alla pari, regia di Mino Guerrini (1976)
Il medico… la studentessa, regia di Silvio Amadio (1976)
L’affittacamere, regia di Mariano Laurenti (1976)
Orazi e Curiazi 3 – 2, regia di Giorgio Mariuzzo (1977)
Maschio latino cercasi aka L’affare si ingrossa, regia di Giovanni Narzisi (1977)
Avere vent’anni, regia di Fernando Di Leo (1978)
Il triangolo delle Bermude (The Bermuda Triangle), regia di René Cardona Jr. (1978)
Indagine su un delitto perfetto, regia di Giuseppe Rosati (1978)
Travolto dagli affetti familiari, regia di Mauro Severino (1978)
La liceale nella classe dei ripetenti, regia di Mariano Laurenti (1978)
La liceale seduce i professori, regia di Mariano Laurenti (1979)
La liceale, il diavolo e l’acquasanta, regia di Nando Cicero (1979)
L’infermiera di notte, regia di Mariano Laurenti (1979)
Fico d’India, regia di Steno (1980)
Bollenti spiriti, regia di Giorgio Capitani (1981)
La casa stregata, regia di Bruno Corbucci (1982)
La nipote
Uno dei bersagli preferiti dai registi italiani è, da sempre, la provincia italiana, vista attraverso le sue contraddizioni, il suo vivere una realtà in cui si mescolano tradizione e moralismo, scarsa simpatia per il moderno e una certa bacchettoneria al limite del patologico. Quell’essere sempre pronta ad additare i comportamenti giudicati diversi e quel continuo aggrapparsi alle tradizioni, viste come ancora di salvezza della moralità, del costume; una provincia in cui molto è peccato e poco è virtù, in cui anche il vestire in un certo modo era considerato disdicevole. Una provincia, però, che dietro la facciata di perbenismo nascondeva, parafrasando il titolo di un film di Jancso, vizi privati e pubbliche virtù.
Orchidea De Santis, la servetta disponibile
Uno dei film che garbatamente prendeva in giro questa moralità dubbia, questo insieme di comportamenti contradittori, è del 1974, e venne girato dal regista Nello Rossati; ambientato nell’entroterra veneto, girato tra Polesella e Castelmassa, comuni della provincia di Rovigo, La nipote si presenta come una satira non feroce, ma garbata e intelligente, di vizi e virtù di questo mondo.
La storia è davvero semplice, nel suo svolgimento; la vita di una oziosa, ipocrita e poco virtuosa famiglia viene completamente stravolta dall’arrivo di una nipote del capo famiglia, una ragazza intelligente e furba a cui è morta la madre. Indigente, la ragazza chiede di poter restare con la famiglia; una famiglia che all’esterno può sembrare quasi modello, ma che vede l’uomo di casa affetto da erotomania inseguire e sedurre, in ogni occasione buona, la colf di casa, una procace e disponibile ragazza che di buon grado si presta alle smanie erotiche dell’uomo;
la moglie apparentemente morigerata dello stesso, che in realtà vive una torrida storia erotica con un dipendente del marito; il figlio della coppia, un babbeo che erra di stanza in stanza in cerca di un buco della serratura dal quale spiare tutti. Sarà proprio la nipote a portare lo scompiglio, con conseguenze anche tragiche, ma ugualmente venate di un umorismo che rimarrà la costante del film.
Francesca Muzio, La nipote
Film ben girato, con un’ambientazione curata e una fotografia impeccabile, La nipote si segnala per la presenza, nel cast, della bellissima e brava Orchidea De Santis, che interpreta alla perfezione il ruolo della servetta disponibile ( memorabile la scena in cui la stessa viene palpeggiata a tavola dal padrone di casa e ritorna nelle cucine con le mutandine tra i piedi), o quando vestita semplicemente con un reggicalze compiace il suo datore di lavoro svolgendo delle finte faccende domestiche.
Per contro, appare molto meno efficace la recitazione di Francesca Muzio, la nipote del film, timida e impacciata; il resto, come già detto, si segnala per la venatura d’ironia che accompagna le situazioni del film, che si distacca dalla produzione di genere proprio in virtù dell’abilità di Rossati, che semina nel film situazioni di erotismo che non sono mai fini a se stesse, ma coerenti con la narrazione.
La nipote, un film di Nello Rossati. Con Daniele Vargas, Giorgio Ardisson, Ezio Marano, Francesca Muzio.
Carla Mancini, Orchidea De Santis
Commedia, durata 92 min. – Italia 1974.
Francesca Muzio: Adele, la nipote
Daniele Vargas: Luigi Ing. Favaretto
Giorgio Ardisson: Piero, l’amante di Zoraide
Annie Karol Edel: Zoraide, matrigna di Antonio e moglie di Luigi
Orchidea De Santis: Doris, la governante
Roberto Proietti: Antonio Favaretto, figlio di Luigi
Otello Cazzola: il parroco del paese
Ezio Marano: Romeo, il medico

Regia Nello Rossati
Sceneggiatura Giacomo Gramegna
Fotografia Vittorio Bernini, Romano Scavolini
Montaggio Francesco Bertuccioli
Musiche Carlo Savina
Scenografia Toni Rossati
All’onorevole piacciono le donne

L’uscita di questo film di Fulci, targato 1972, fu accompagnata da polemiche, sequestri tagli e ire censorie, provocate non tanto dalle scene di nudo, peraltro molto caste, ma dalla carica dissacrante, ironica, anche blasfema che esso conteneva. Un attacco diretto, violento e senza mediazioni al potere politico di allora, alle sue ipocrisie, al malcostume dilagante degli intrecci tra stato e poteri criminali, a quello tra il potere politico e quello ecclesiale. Un attacco forse confuso, perchè nel film c’è troppa carne al fuoco, ma sicuramente corrosivo, tanto da provocare reazioni sdegnate e furibonde proprio dal potere politico, messo impietosamente a nudo, ma non solo; vengono sbeffeggiati i poteri forti, la chiesa, l’esercito e le istituzioni. Non si salva nulla.
Anita Strindberg, la moglie dell’ambasciatore
Giacinto Puppis è cresciuto, per colpa di un’educazione repressiva, con la fobia per le donne. Ha fatto carriera politica, ed è in ballottaggio per diventare il nuovo presidente della repubblica, anche se il suo principale antagonista, Torsello, è politicamente appoggiato da un altro schieramento forte. Ma Puppis ha dalla sua l’influenza determinante del cardinale Marabini, ammanigliato con altri politici, e non solo con poteri propriamente istituzionali.
Eva Czemerys, visione onirica di Puppis
Puppis, morigerato al limite della bacchettoneria, all’improvviso si trasforma; un giorno, durante il ricevimento in onore dell’ambasciatore francese, viene colto da una visione onirica, quella dell’affascinante lady dell’ambasciatore in vesti succinte. da quel momento inizia la tortura per Giacinto; perseguitato da visioni erotiche, si confessa con l’amico prete, che decide di mandarlo, tramite uno psicanalista, in un convento; qua però la sessualità repressa di Puppis esplode letteralmente, e ben presto il timido e represso onorevole si trasforma in un gaudente playboy.
Preoccupato dalle ripercussioni che potrebbe avere la notizia del comportamento del probabile presidente della repubblica, il cardinale, con l’aiuto di alcuni mafiosi, fa sparire gli scomodi testimoni. Ma lo scandalo sembra sul punto di scoppiare comunque quando una suora si libera dei veli e decide di seguirlo; il cardinale la fa rapire dalla mafia, e convince con le minacce il titubante Puppis a riprendere la sua corsa al Quirinale, che verrà agevolata anche dall’eliminazione del pericoloso rivale, Torsello.
Laura Antonelli, la suora innamorata
Anche se tecnicamente confuso, sfilacciato, a tratti incomprensibile, anche per i pesanti tagli operati dalla censura,All’Onorevole piacciono le donne (nonostante le apparenze… e purché la Nazione non lo sappia) ,titolo completo del film, è un’opera intrigante, divertente, in cui non mancano però grossi difetti, come la mancanza di ritmo, la confusione che sembra regnare sopratutto nelle arti in cui Puppis si abbandona a sogni erotici, che allentano la trama facendola deragliare pericolosamente.
Fulci, assistito da un cast di ottimo livello, nel quale giganteggia Lando Buzzanca, assolutamente perfetto nei panni di Puppis e con un Lionel Stander che sembra nato cardinale, dirige una commedia al vetriolo, che vista oggi mostra ancora sinistri accostamenti con la realtà odierna. Il partito di maggioranza di allora, la Dc può essere facilmente identificata nei politici affaristi che manovrano dietro le quinte, mentre il potere della chiesa si è occultato con molta abilità.Nel cast figurano molte bellissime dello schermo, come la bellissima Laura Antonelli, la suorina in abiti succinti sedotta da Puppis; Anita Strindberg, splendida nel ruolo della moglie dell’ambasciatore francese e ancora Agostina Belli, la sfortunata Eva Czemerys oltre al grande Renzo Palmer. Un cast di rilievo, che contribuisce in maniera determinante alla riuscita di una pellicola troppo frettolosamente archiviata, forse per la sua potente e feroce carica trasgressiva. Non gioca a favore del film nemmeno il titolo, che sembra occhieggiare verso la commedia erotica, che nel 1972 iniziava a muovere i primi passi. Il film è disponibile su You tube all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=atd2LB0f4D0 in una versione accettabile dal punto di vista qualitativa
All’Onorevole piacciono le donne (nonostante le apparenze… e purché la Nazione non lo sappia)
un film di Lucio Fulci. Con Lionel Stander, Lando Buzzanca, Laura Antonelli, Corrado Gaipa, Renzo Palmer,Agostina Belli, José Quaglio, Arturo Dominici, Armando Bandini, Francis Blanche, Aldo Puglisi, Feodor Chaliapin, Quinto Parmeggiani, Christian Alegny, Eva Czemerys, Anita Strindberg, Claudio Nicastro
Grottesco, durata 108 min. – Italia 1972.
Lando Buzzanca: onorevole Giacinto Puppis
Lionel Stander: Cardinale Maravidi
Laura Antonelli: suor Delicata
Renzo Palmer: padre Lucion
Corrado Gaipa: Don Gesualdo
Agostina Belli: suor Brunhilde
Anita Strindberg: moglie dell’ambasciatore francese
Feodor Chaliapin Jr.: senatore Torsello
Francis Blanche: padre Schirer
José Quaglio: Pietro Fornari
Arturo Dominici: sua eccellenza
Eva Czemerys: donna del sogno
Armando Bandini: Bartolino, segretario di Maravidi
Aldo Puglisi: Carmelino l’autista
Claudio Nicastro: Baddoni, capitano di polizia
Guglielmo Spoletini: Antonio Gazza
Luigi Zerbinati: il generale
Quinto Parmeggiani: capitano Leonardi
Pupo De Luca: poliziotto all’intercettazioni
Corrado Gaipa: Cardinale Maravidi
Melina Martello: suor Delicata
Elio Zamuto: Don Gesualdo
Solvejg D’Assunta: suor Brunhilde
Alberto Lionello: senatore Torsello
Oreste Lionello: padre Schirer e Carmelino l’autista
Manlio Busoni: Pietro Fornari
Renato Turi: Baddoni, capitano di polizia
Luigi Casellato: il generale
Roberto Bertea: poliziotto all’intercettazioni
Regia Lucio Fulci
Soggetto Lucio Fulci, Sandro Continenza
Sceneggiatura Lucio Fulci, Sandro Continenza, Ottavio Jemma (non accreditato)
Produttore Edmondo Amati
Casa di produzione New Film Production, Productions Jacques Roitfeld
Distribuzione (Italia) Fida Distribuzione
Fotografia Sergio D’Offizi
Montaggio Vincenzo Tomassi
Effetti speciali Eugenio Ascani
Musiche Fred Bongusto
Tema musicale Dormi serena di Bruno Martino
Costumi Luciana Marinucci
Trucco Giannetto De Rossi
Dal sito http://www.dagospia.com
(…) Bloccare il film diventa un affare di Stato. E pure dei servizi. Anni dopo Fulci ha raccontato in un libro, Miei mostri adorati, che davanti casa sua cominciarono a manifestarsi strane presenze: «Il mio telefono cominciò a non funzionare. Strani ometti, col distintivo SIP, ma senza la I, venivano a “ripararlo”. Sotto casa, tutti i giorni, c’era sempre un signore in una 500 che leggeva tranquillamente il giornale. Persino una delle mie figlie, che allora erano piccolissime, notò che il giornale era sempre di uno stesso giorno».
Non solo. La copia inviata alla censura fu fatta sparire. Fu invece organizzata al Viminale una privatissima proiezione alla quale partecipò gran parte dello Stato maggiore democristiano, con le forze di polizia a custodire la sala. «Mi dissero poi che Andreotti e Fanfani si erano divertiti moltissimo», raccontò Fulci in una intervista. Ma altri democristiani, evidentemente, non si divertirono altrettanto.
A nulla servì la mediazione dello stesso Fanfani. Pare che Colombo si lamentò con lui del fatto che quella pellicola gli avrebbe rovinato la reputazione a livello internazionale. E Fanfani, ineffabile: «Ma chi vuoi che lo veda all’estero un film di Fulci?» (la previsione si rivelò errata: all’estero il film ebbe un notevole successo, fu distribuito persino negli Stati Uniti col titolo The senator likes wowen e ancora oggi per trovarne una versione integrale in Dvd è al mercato straniero che bisogna rivolgersi). (…)
L’opinione di Vincenzo Carboni dal sito http://www.filmtv.it
Qualcuno deve pur dirlo. E’ un capolavoro, con il solo torto di travestirsi da commedia erotica, e di essere firmato da Fulci, che solo a sentirlo nominare qualunque suo film si beccava la solita solitaria stelletta da parte della tanto avvisata critica ufficiale. Si tratta di capolavoro, ed è di tutta evidenza che lo sia, a patto di guardare meglio, osservare meglio in trasparenza tramite il velo di cui è coperto. ‘All’onorevole…’ possiede la comicità certo, ma quella di Kafka, grottesca, scivolosa, non consolatoria, bastarda, perversa, minore, non gridata, animalesca. E’ un film che fa del corpo il protagonista, ma un corpo che obbedisce a pulsioni che eccedono il soggetto, portandolo verso derive di senso in grado di contestare il potere, di ridicolizzarlo. Il sesso diviene una via di fuga da un IO di parata a cui Puppis sente di non dover più soggiacere. Cavalca quindi la propria felice pulsione (è preda di raptus violenti e immemori in cui è portato a strigere qualsivoglia culo si presenti davanti ai propri occhi, di uomo o di donna non fa differenza) per fuggire dalla sorveglianza di stato che lo vuole eletto a ruolo simbolico (Presidente della Repubblica), perdendo in questo il corpo, i cui diritti si fanno sentire tramite il sant’uomo che è il sintomo. Raccomando i curiosi di questo film di accertarsi di vedere la versione meno tagliata. Si sa che Fulci è stato il regista forse più censurato al mondo, facendo emergere da questo la stella di merito più importante attribuitagli, quello di essere un regista scomodo, comunque non gradito a certo establishment. La versione in dvd viaggia con 23 minuti di tagli (VENTITRE!!!!), mentre quella che passa in TV è priva solo -si fa per dire- di 5 scene, e non si tratta di scene di nudo, ma di scene in cui la nudità riguarda il ridicolo che sprizza da certi organismi di stato, che appaiono privi di veli, quindi ridicoli al più alto grado.
L’opinione del sito http://www.storiadeifilm.it
(…) Nonostante il titolo e l’apparenza tutto sommato innocui, l’opera più controversa, maledetta, sequestrata, tagliuzzata, censurata (ancora oggi è raro vederlo in tv prima delle 3 notte), avveniristica, presaga dei suoi e dei nostri tempi, che il regista romano abbia mai realizzato.
La pellicola che fece tremare la già traballante maggioranza di governo alla vigilia delle elezioni del febbraio 1972. Visionato al Viminale dai vertici della DC in persona, contravvenendo apertamente a quanto previsto della costituzione. E quindi bocciato dagli organi preposti con la falsa motivazione di “ostentata oscenità e licenziosità del linguaggio”. L’offesa al comune senso del pudore che è l’ultimo rifugio di un governo di corrotti e mascalzoni. Se c’è un film chiave per comprendere perché, fra le tante e non sempre lusinghiere etichette che gli sono state appiccicate in quasi quarant’anni di onorata carriera, quella di “terrorista dei generi” sia la più aderente alla realtà dei fatti, nonché la più apprezzata e condivisa da Fulci stesso, questo è sicuramente All’Onorevole Piacciono Le Donne. (…)
L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
Tagliente, impavida satira degli intrallazzi tra DC, clero, gerarchie militari e Cosa Nostra. La sceneggiatura è pervasa di humour nero ed efficaci sequenze onirico-sessuali simili a quelle proposte in Una lucertola. Un Buzzanca al top presiede un foltissimo cast di comprimari (Palmer frate epicureo e comunista, Stander cardinal criminale) e indispensabili ruoli di contorno (Gaipa, Parmeggiani, Nicastro, Chaliapin, Puglisi…). Belle la Antonelli e la Strindberg; palpitante e immaginaria la Czemerys.
Angela Covello

Angela Covello
Una delle fucine che ha dato numerose interpreti al mondo del cinema è quella dei fotoromanzi, vera e propria anticamera e laboratorio per imparare i trucchi del mestiere, le pose, le espressioni, la mimica. Angela Covello, classe 1953, romana, pur non essendo stata una star di prima grandezza dei fotoromanzi, si mise in mostra proprio su questi ultimi, avendo esordito nel 1970 sui set per la più famosa casa di riviste degli anni 70, la Lancio, dalla quale sono usciti poi molti attori, come Ornella Muti, Franco Gasparri,Barbara De Rossi,Laura Antonelli,Erna Scheurer,Ivan Rassimov e molti altri.
Angela Covello nel film Paolo il caldo
Una palestra importante, quindi, e anche un modo per farsi notare, per entrare nel mondo del cinema, vera aspirazione virtuale dei giovani attori. Angela Covello entrò nel mondo del cinema proprio grazie alla sua esperienza nel mondo dei fotoromanzi, anche se limitata nel tempo; per la Lancio lavorerà meno di un anno, realizzando una trentina di fotoromanzi. La prima esperienza cinematografica, legata ad una breve comparsata, risale al 1970, nel film I leopardi di Churchill, film diretto da Maurizio Pradaux,

Angela Covello con Carla Brait in I corpi presentano tracce di violenza carnale
Scena tratta da I corpi presentano tracce di violenza carnale
nel cast del quale figuravano Richard Harrison e Heklga Linè. La prima parte di rilievo le venne affidata da Vittorio De Sisti nel 1972, quando la chiamò sul set del film Fiorina la vacca, discreto prodotto del filone decamerotico, nel quale la bellissima Angela interpreta il ruolo della moglie di Ruzante. Accanto a lei c’era anche un’altra attrice ex Lancio, Ornella Muti, unitamente ad una serie di stelline affascinanti, come Eva Aulin, Janet Agren, la sfortunata Jenny Tamburi e Graziella Galvani. Il film, che annoverava tra l’altro attori di buona fama, come Carotenuto, Montagnani e Gastone Moschin, ebbe un discreto successo, rivelandosi uno dei prodotti migliori del filone.

Angela Covello in Fiorina la vacca

Fotogramma tratto da Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile
Così, sempre nel 1972, recitò in un altro film del genere decamerotico, Decameron 3, diretto da Italo Alfaro; ancora un ruolo da comparsa, quello di una paesana, questa volta al fianco di Femi Benussi e di Beba Loncar, altra attrice di fotoromanzi, che lavorava per una diretta concorrente della Lancio, la casa editrice di Grand Hotel. Sempre nel 1972 lavora in un thriller, Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile, di Roberto Bianchi, opera dignitosa che la vede nel ruolo di Bettina, film che si segnala per il cast femminile, peino di bellezze cinematografiche, come Sylva Koscina, Annabella Incontrera,Femi Benussi, Krista Nell,Susan Scott.
E’ il periodo più importante della breve carriera dell’attrice, che lo stesso anno lavora nel film Girolimoni,il mostro di Roma, asciutta rievocazione della triste storia di Gino Girolimoni, accusato ingiustamente dello stupro e della morte di alcune bambine a Roma, durante il ventenni fascista. L’opera, diretta da Damiano Damiani, anticipa di un anno una presenza marginale di Angela Covello in un altro film importante, Paolo il caldo, di Marco Vicario. Una parte più ampia le viene riservata nel film I corpi presentano tracce di violenza carnale, di Sergio Martino, discreto thriller anche questo pieno di bellezze, come la Kendall,la Adiutori, Tina Aumont.
Sempre del 1973 è il pretenzioso e francamente brutto Baba yaga, strano thriller con incursioni nel paranormale e nell’horror diretto da Farina, e ispirato al personaggio di Crepax, Valentina. La carriera di Angela non decolla, pur essendo l’attrice una buona caratterista; poichè non rilascia interviste, e pare sia gelosa della sua vita privata, di lei si parla poco. La sua carriera così prosegue abbastanza anonima, con altre parti da co- protagonista, come quella nel decamerotico I giochi proibiti de l’Aretino Pietro, seguito dal brutto thrillera sfondo erotico di Ivaldi, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia e da Calore in provincia, stanco film del filone erotico. L’ultimo film dell’attrice sarà Nero veneziano, interpretato nel 1978, dopo di che l’attrice scompare dalle scene.
Nel film Girolimoni
Su quali siano state le motivazioni del suo ritiro c’è un fitto mistero, così come non è dato sapere come si sia evoluta la vita privata di Angela Covello. L’attrice ha difeso la sua privacy, lasciando solo, ai suoi fans, le brevi interpretazioni nei 12 film a cui ha partecipato. Ruoli che la Covello ha sempre ricoperto con grazia, quella grazia naturale che possedeva sulle scene, quella forte carica sensuale derivante dal suo viso senza malizia e da quel sorriso un tantino imbronciato, un pò malinconico, che la hanno sempre caratterizzata.

Con Nino Manfredi in Girolimoni, il mostro di Roma
Calore in provincia
Nero veneziano
Nero veneziano (1978)
Calore in provincia (1975)
Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia (1974)
I giochi proibiti dell’Aretino Pietro (1973)
Baba Yaga (1973)
I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973)
Paolo il caldo (1973)
Girolimoni, il mostro di Roma (1972)
Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile (1972)
Il decameron No. 3 – Le più belle donne del Boccaccio (1972)
Fiorina la vacca (1972)
I Leopardi di Churchill (1970)
La lupa mannara
Daniela, giovane e bella donna, è affetta da gravi problemi psichici, in seguito alla violenza subita quando era ancora un’adolescente. Inoltre è affetta da una grave forma di licantropia, ereditata da una sua antenata, che una sera lei sogna mentre viene braccata e infine catturata dai contadini inferociti dalla perdita di molti di loro, assaliti dalla donna per soddisfare la brama di sangue.
Il giorno dopo a casa di Daniela e di suo padre, un conte, arriva Irene, la bellissima sorella appena convolata a nozze con il giovane Fabian. La ragazza, la sera, spia i due mentre consumano un amplesso, si fa seguire dal giovane Fabian e nel bosco prima lo seduce e poi lo sbrana, gettandolo infine giù da una rupe.
Ricoverata in un ospedale psichiatrico, Daniela viene curata da un dottore, convinto che le turbe psichiche della ragazza siano frutto dell’immedesimazione della stessa con la sua antenata, fatto acuito dal ritrovamento, da parte di Daniela, di vecchi scritti e di un medaglione raffigurante la sua antenata nel quale il volto della nobile è praticamente identico al suo. Con l’aiuto di una ricoverata nell’istituto, Daniela riesce a fuggire, subito dopo averla uccisa.
Appena libera la ragazza uccide anche due amanti in un casolare, e subito dopo un uomo che aveva cercato di usarle violenza. Sarà accanto ad un giovane stunt man che Daniela ritroverà la speranza di poter vivere una vita normale, ma una sera, mentre è sola in casa, viene stuprata da tre uomini che poi uccidono il giovane che nel frattempo era tornato a casa. La ragazza, sconvolta, si metterà alla ricerca dei tre assassini, li ucciderà tutti, e si troverà alla fine alla resa dei conti con la polizia, che ormai le è alle costole.
Film del 1976, diretto da Rino Di Silvestro che si firma Alex Berger, La lupa mannara è un curioso mix di vari generi; si passa dall’horror, peraltro limitato fortemente dal trucco di Annyk Borel, l’attrice che impersona Daniela, un trucco abbastanza ingenuo, fatto con pochi peli e qualche rivolo di bava alla bocca, al thriller, che è poi l’impianto del film; il finale è il classico violenza/vendetta, e per tutto il film abbondano scene di nudo, anche se va detto che no ci sono mai immagini davvero esplicite. Le due protagoniste, la sconosciuta Annyk Borel, che interpreta Daniela e la splendida Dagmar Lassander, qui in un ruolo marginale,
quello della sorella di Daniela, Irene, se la cavano discretamente, così come appare convincente la prova di Howard Ross. Va segnalato che questo film, fino all’anno scorso, era oggetto di una ricerca forsennata da parte degli amanti del genere, e che oggi è finalmente disponibile la sua versione in dvd. Un film di valore accettabile, non di certo trash, come segnalato da qualcuno, anche se di sangue ne scorre poco, e le scene memorabili sono praticamente inesistenti. Si segnala anche la presenza del grande Tino Carraro nel ruolo del conte padre delle due sorelle.
La lupa mannara,un film di Rino Di Silvestro. Con Tino Carraro, Dagmar Lassander, Howard Ross, Annik Borel,Andrea Scotti, Salvatore Billa, Frederick Stafford, Elio Zamuto, Osvaldo Ruggeri, Renata Franco, Giuliana Giuliani, Pietro Torrisi
Horror, durata 92 min. – Italia 1976.
Annik Borel: Daniela Neseri
Howard Ross: Luca Mondini
Dagmar Lassander: Elena Neseri
Tino Carraro: conte Neseri
Elio Zamuto: psichiatra
Pietro Torrisi: Alvaro
Andrea Scotti: sig. Arrighi
Frederick Stafford: ispettore Modica
Regia Rino Di Silvestro
Sceneggiatura Rino Di Silvestro, Howard Ross
Produttore Diego Alchimede, Mickey Zide
Casa di produzione Dialchi Film
Fotografia Mario Capriotti, Dennis Kull
Montaggio Alys Chalmers, Angelo Curi
Musiche Coriolano Gori, Susan Nicoletti
L’opinione del sito http://www.splattercontainer.com
La parte migliore sono sicuramente gli ultimi venti minuti, dove la storia comincia finalmente un po’ ad evolversi fino ad arrivare al finale amaro ed azzeccato.
La Lupa Mannara si può definire come un horror particolare, con tutto ciò che ne consegue. Senza dubbio con molti difetti e lontano dall’essere un bel film, ma se non altro dotato di qualche buona idea che riesce a farlo stare un po’ a galla. Gli appassionati potrebbero anche farci un pensierino.
L’opinione del sito http://www.exxagon.it
Leggiamo cosa dice il regista: “La protagonista del film doveva essere una donna realmente in grado di calarsi in una licantropa… Annick Borel, non truccata, era incredibilmente simile a un lupo (complimentoni!). La trovai in Svizzera, era un’aspirante attrice amica di un produttore. Le feci un provino e scrissi la sceneggiatura apposta su di lei. Non credo che nessuno abbia mai trattato il tema della licantropia col mio stesso rigore scientifico. Io non sono caduto nel tranello di portare sullo schermo gli ululati. Ho preso il passato ancestrale del personaggio, una condizione di vita frustrante nella sessualità, in più ho voluto inserire l’elemento naturalistico: la luna piena”* Messa giù così sembra di trovarsi davanti ad un capolavoro, in verità La lupa mannara è troppo intriso di elementi poveristici e sessuali per poter essere preso sul serio, anche se, va detto, l’approccio psicodinamico/medico al posto di quello puramente folkloristico non è malaccio. Ma è una goccia nel mare. Il film passa dall’essere all’inizio un horror, sconfina nel thriller/drama, per poi approdare al rape&revenge, in quest’ultimo frangente rendendosi anche interessante. Il “vero” sangue si limita a poche scene (un’accettata, una forbiciata, qualche morso) mentre il resto della pellicola si assesta sul nudo di varie attrici, sulle urla disumane della Borel (forse erano meglio gli ululati), sulla musica funky da pornazzo. Non si offre molto altro allo spettatore per poter tenere desta la sua attenzione e anche la paura (se di paura si può parlare) si limita ad una sola scena in cui in una stanza appare una donna sderenata. Pessimo il trucco da lupa mannara applicato alla protagonista: naso da cane sulla faccia e mammelle pelose. Imperdibile. La sequela di disgrazie che perseguita Daniela Nasseri è inverosimile e il film finisce in una maniera davvero insoddisfacente. Se volete vedere un bel film sui lupi mannari questo non è quello che fa per voi e se voleste vedere un film erotico La lupa mannara non offre “abbastanza”. Qualcosa si salva, ok, ma anche se non sconsigliato, questo film rimane una chicca per i trash-seekers.
L’opinione del sito http://www.antrodellorco.wordpress.com
Della serie: “poche idee, ma confuse”, questa pellicola è uno strano mixer di generi che spaziano dall’horror, all’erotico, al poliziottesco nel tentativo di riunire in un unico calderone le pellicole più in voga in quel degli anni ’70.
Di certo l’azione e la violenza non mancano, come pure l’erotismo (coadiuvato dalle procaci forme della Lassander e la sensualità della Borel), ma la venatura orrorifica è vagamente delineata e lasciata scivolare quasi con distrazione confusa nella storia. Allo spettatore non sarà mai dato di capire se Daniela è solo una povera folle assassina segnata dai traumi subiti o se invece è veramente affetta da licantropia e sotto l’influsso dell’antenata strega/lupa mannara (le trasformazioni a cui assistiamo sono solo quelle della ava durante gli incubi della ragazza).
Dopo anni di latitanza la pellicola è stata recuperata dalla RAROVIDEO in un discreto formato audio/video.
Anche se lascia il tempo che trova il film scorre e si lascia vedere, proprio come tanti altri prodotti dell’epoca.
I racconti immorali

Questo film di Valerian Borowzyck, per poter essere giudicato nella sua complessità, necessita della visione integrale che il regista polacco, scomparso tre anni addietro, girò nel 1974, e non in quella sforbiciata che comparve nelle sale nello stesso anno. Si tratta di un film complesso, giocato, come al solito, su piani multipli, e corredato dalla fotografia soft, abbellita dall’effetto flou, che rende quasi irreale lo scenario dei quattro racconti di cui si compone il film.
Nel primo episodio, una ragazzina scopre con suo cugino i piaceri del sesso; viene iniziata ad esso dallo scaltro giovane, che approfitta sia della curiosità della ragazza, sia del posto idilliaco ( una baia sulla spiaggia) per impartire alla giovane una lezione fatta di sensualità istintiva che di poesia.
Il primo episodio, Marea
Il secondo episodio vede una ragazza, Teresa, scoprire il piacere del sesso autoerotico grazie alla governante di casa che la rinchiude in uno stanzino. Sola e in compagnia di un cetriolo, che dovrebbe servire per sfamarla, la ragazza approfitta del vegetale per darsi all’autoerotismo. Sfuggita dalla sua prigione, la ragazza finirà vittima di un giovane, che le userà violenza.
Nel terzo episodio, forse il più riuscito, la contessa Elizabeth Bathory, storicamente esistita, e considerata una antesignana dei moderni serial killer (vedere l’articolo a lei dedicato sul mio blog http://www.paultemplar.wordpress.com), uccide le ragazze del suo castello per ricavarne il sangue che utilizza poi per farci il bagno, nell’illusione che lo stesso possa fermare le ingiurie del tempo, in una patetico e orribile tentativo di mantenere intatta la propria bellezza. Verrà scoperta, e condannata ad essere rinchiusa in una stanza per il resto della sua vita.

Il terzo episodio, la contessa Bathory
L’ultimo episodio, ferocemente anticlericale, racconta le gesta di Lucrezia Borgia che si sbarazza del marito e ha rapporti incestuosi sia con il padre, Rodrigo Borgia, ovvero papa Alessandro VI, sia con suo fratello Cesare, il Valentino. La tresca, scoperta da Savonarola, verrà denunciata pubblicamente, con il risultato che il padre domenicano finirà sul rogo.

Il quarto episodio, Lucrezia Borgia
I racconti immorali è un’opera stilisticamente molto raffinata, in cui citazioni dotte e riferimenti letterari affiorano spesso nel corso della narrazione, tesa a mostrare l’universo femminile in tutta la sua complessità: il ruolo della donna è quello di vittima della sensualità maschile, come nel caso di Teresa o di quello della cuginetta, o di carnefice come nel caso di Elizabeth Bathory e di Lucrezia Borgia. Tutte sono a loro volta guidate dai sensi, che le portano ad avere reazioni contrastanti nella vita, con eccessi di candore o di spudoratezza. Ineccepibile dal punto di vista formale, con momenti di arte visiva che si avvalgono della capacità del regista di afferrare il contorno delle azioni dei protagonisti, come nel caso dell’episodio dei due cugini, nel quale Borowzyck afferra le maree, i gabbiani in cielo, le onde del mare per rendere poetico il rapporto tra i due ragazzi, oppure cupo, sensuale e allo stesso tempo mortale come l’episodio di Elizabeth Bathory, in cui la femminilità si sublima a tal punto da diventare orrore quotidiano, con il sangue, simbolo di vita, trasformato in un osceno oggetto di morte uso all’inseguimento di un’impossibile giovinezza.
Un appunto riguarda l’episodio di Lucrezia Borgia; storicamente poco attendibile, vista la fama assolutamente immeritata che ebbe Lucrezia in virtù della sua parentela con i Borgia (vedere l’articolo a lei dedicato sul mio blog citato), che in realtà fu piuttosto una donna assoggettata ai voleri del dispotico padre, sacrificata sull’altare delle ambizioni politiche del pontefice. Aldilà di questo, la protagonista viene mostrata come il prodotto dissoluto di una morale clericale assolutamente e totalmente incompatibile con le leggi religiose, viste al solito da Borowzick come un laccio pesantissimo che stritola e assoggetta la volontà degli uomini. In definitiva un’opera molto raffinata, esteticamente piacevole, in cui i vari protagonisti, fra i quali vanno citate Charlotte Alexandra nel ruolo di Teresa e Paloma Picasso, figlia del grande Pablo, riescono a rendere al meglio la sensualità dei soggetti, una sensualità spesso quasi animale, regolata da leggi che sfuggono al controllo umano.
I racconti immorali
di Valerian Borowczyk. Con Fabrice Luchini, Luise Danvers, Paloma Picasso, Pascale Christophe,Charlotte Alexandra
Titolo originale Contes immoraux. Erotico, durata 105 (92) min. – Francia 1974
La Marée
Lise Danvers: Julie
Fabrice Luchini: André
Thérèse Philosophe
Charlotte Alexandra: Thérèse
Erzsébet Bàthory
Paloma Picasso: Erzsébet Báthory
Pascale Christophe: Istvan
Lucrezia Borgia
Florence Bellamy: Lucrezia Borgia
Jacopo Berinizi: Papa Alessandro VI
Lorenzo Berinizi: Cesare Borgia
Philippe Desboeuf: Girolamo Savonarola
Regia Walerian Borowczyk
Soggetto André Pieyre de Mandiargues
Sceneggiatura Walerian Borowczyk
Fotografia Bernard Daillencourt, Guy Durban, Michel Zolat
Montaggio Anne-Marie Sachs
Musiche Maurice Le Roux
Scenografia Walerian Borowczyk
Sirpa Lane
Sirpa Salo, conosciuta nel mondo cinematografico come Sirpa Lane, attrice finlandese nata a Helsinki nel 1955, è stata una delle attrici meno conosciute dal grande pubblico, ad eccezion fatta per il film di Valerian Borowczyc La bestia, che le diede nel 1975 una certa notorietà. Una carriera, la sua, durata meno di dieci anni, e nel corso della quale ha girato appena 8 film, tutti a sfondo erotico, anche se alcuni dei quali di buona fattura.
Sirpa Lane in Una vita bruciata
Esordisce con Roger Vadim nel 1974 in Una vita bruciata, conosciuto internazionalmente come La Jeune fille assassinée, nel ruolo di Charlotte, una modella di estrazione sociale alta che viene assassinata, e sul cui passato indagherà l’amante. Il film ebbe buoni riscontri di pubblico, e lei riscosse un buon successo personale, grazie alla sua performance interpretativa e al ruolo scabroso che ricopri con bravura. La conferma la si ebbe l’anno successivo, quando Valerian Borowczyc la volle come personaggio principale nel suo film più conosciuto, La bestia,
Una sequenza del film La bestia
film che racconta la storia di Romilda de L’Esperance, nobildonna sedotta da una creatura mostruosa dei boschi, con la quale finisce per consumare un rapporto sessuale che avrà, come conseguenza, la nascita di una creatura mostruosa. Sirpa Lane, bellissima e spregiudicata, interpreta benissimo il ruolo della nobildonna, guadagnandosi l’ammirazione del pubblico e dei critici. Inspiegabilmente, però, proprio il ruolo interpretato, scabroso e disinibito, la relega ad interprete di film erotici, con il risultato che per due anni resta ferma.
Sirpa Lane, La bestia nello spazio
Torna sul set due anni dopo, in un film che appartiene al filone cinematografico dei nazi exploitation, film spesso a basso costo che mescolano erotismo, divise con croci uncinate, torture e morte per palati grossolani. Il film è La svastica nel ventre, peraltro uno dei migliori del genere; Sirpa interpretò il ruolo di Anna, una giovane ebrea che per salvarsi la pelle era costretta a diventare l’amante di un ufficiale delle SS.La carriera di Sirpa quindi si sviluppò, da quel momento in poi, su generi cinematografici di nicchia, i cosidetti B movie, o comunque lavorò in film dal confine incerto, come il successivo Malabestia, diretto da Leonida Leoncini nel 1978, film smaccatamente erotico con Sirpa che interpretò il ruolo di Ursula, una ricca e amorale donna alla ricerca di avventure sessuali con maschi latini, che finirà per sedurre un vetturino, sottoponendolo ad ogni sorta di perversione. Lo stesso anno il regista D’Amato (Massacesi), la volle nel film erotico Papaya dei Caraibi,un thriller con fortissime connotazioni erotiche , nel quale la Lane era Sara, una giornalista che finirà per simpatizzare con la causa dei ribelli caraibici, impegnati a contrastare il disegno americano di costruire una centrale nucleare in loco. Un ruolo scabroso, ancora una volta, che la Lane interpretò benissimo, al fianco di un’altra meteora cinematografica, la bellissima Melissa Chimenti. Non ricevendo più proposte cinematografiche, la Lane accettò un ruolo nel film di Brescia La bestia nello spazio, che nel titolo ricalcava quello del suo primo successo, La bestia; il film, dozzinale e ai limiti dell’hard core, la vide protagonista di un remake della famosa scena per la quale era diventata famosa, l’inseguimento e infine l’amplesso con una creatura mostruosa.
Papaya dei Caraibi
Il 1982 la vide sul set di Le notti segrete di Lucrezia Borgia, uno squallido filmetto erotico in cui l’unica cosa da salvare, almeno parzialmente, e’ proprio la sua partecipazione. La carriera cinematografica di Sirpa Lane si concluse nel 1983, con il ruolo di Daniara nel film Giochi carnali; un film già abbondantemente oltre i confini del soft, e che rimarrà l’ultima apparizione di Sirpa. Da quel momento il cinema dimentica la bellissima attrice finlandese, che scompare anche dalle cronache, per ritornarvi solo nel 1999, quando un laconico e brutale comunicato stampa, molto stringato, comunicò l’avvenuto decesso dell’attrice, all’età di 44 anni, per Aids.
Sirpa Lane in Una vita bruciata
Malabestia
Giochi carnali
Una fine triste per una donna che, fuori dal set cinematografico, era praticamente un’ombra. Una carriera breve, fatta di pochi film, e di interpretazioni comunque dignitose, anche se confinate in un ambito molto ristretto come quello del cinema erotico.
Una vita bruciata, 1974
La bestia, 1975
La svastica nel ventre, 1977
Malabestia, 1978
Papaya dei Caraibi, 1978
La bestia nello spazio, 1980
Le notti segrete di Lucrezia Borgia, 1982
Giochi carnali, 1983
Giornata nera per l’ariete

In un tunnel si consuma l’aggressione al professor Lubbock; apparentemente sembra un atto teso alla rapina. Ma poco tempo dopo viene assassinata una donna invalida, Sophie, sposata ad un medico amico di Lubbock. Andrea, un giornalista con problemi di alcolismo, e con una vita privata burrascosa (ha lasciato la compagna con cui viveva da tempo, Helena, e vive con una spregiudicata ragazza Lu), indaga, per conto del suo redattore capo, Traversi.
Rossella Falk
Ma le sue indagini creano problemi al dottor Bini, marito della defunta Sophie e finanziatore del giornale, così Andrea si trova ben presto a rischiare il licenziamento. Ma improvvisamente Traversi muore, colpito da un infarto in un parco pubblico, inseguito dal misterioso assassino, che lascia vicino al cadavere dell’uomo un guanto privo di un due dita, tante quante sono le vittime che ha finora fatto.
I sospetti della polizia, sopratutto dopo la violenta lite avvenuta tra Andrea e Traversi si indirizzano sul giornalista, che però non viene arrestato. Una sera Andrea riceve una misteriosa telefonata da Isabelle, donna bellissima e molto ricca, della quale è innamorato Lubbock, ma che viceversa andrà sposa ad un amico di questi, Valmont;
con la telefonata Isabelle dice di avere importanti informazioni da rivelargli e lo invita a recarsi, per incontrala, nell’hotel in cui vive. Andrea accompagnato da Lu, si reca all’appuntamento e scopre il cadavere di Isabelle nella vasca da bagno. La donna è stata strangolata, e nell’acqua galleggia il solito guanto, questa volta privo di tre dita. Andrea evita l’arresto grazie a Lu, che testimonia per lui; la donna sta per lasciarlo, e da questo momento Andrea è praticamente solo. Dopo aver in qualche modo riannodato il suo rapporto con Helena, Andrea scopre che Bini è impelagato in una storia squallida di voyeurismo, ma non fa in tempo a interrogare la prostituta spiata dal Bini, perchè quest’ultima viene brutalmente uccisa.
Ira Furstenberg
Manca ormai solo un omicidio al misterioso assassino per compiere la sua terribile missione, e l’ultima vittima designata è Tony, figlio di Helena; ma Andrea riesce a salvarlo e a scoprire l’insospettabile assassino e sopratutto il suo movente.
Silvia Monti
Diretto con mani abili da Luigi Bazzoni nel 1971, Giornata nera per l’ariete si segnala per il cast bene assortito che recita con sobrietà, per l’ottima fotografia e per il ritmo, una volta tanto non frenetico, d’ambientazione. Sicuramente all’altezza Franco Nero nel ruolo di Andrea, la bellissima Silvia Monti in quello di Helena, la sempre sexy biondissima Pamela Tiffin in quello della disinibita Lu, e le tre vittime al femminile, Rossella Falck (Sophie), Ira Furstenberg ( Isabelle) e una giovanissima e splendida Agostina Belli in quello della prostituta. Un thriller ben diretto, quindi, assolutamente godibile e senza sbavature di rilievo nella sceneggiatura; non ci sono delitti sanguinolenti o i soliti cadaveri massacrati, e questo è sicuramente un elemento fondamentale del film. Il film è tratto dal romanzo The Fifth Cord di David Macdonald Devine, e venne distribuito all’estero con questo titolo.
Giornata nera per l’ariete,un film di Luigi Bazzoni. Con Ira Fürstenberg, Edmund Purdom, Silvia Monti, Rossella Falk,Agostina Belli, Pamela Tiffin, Franco Nero, Wolfgang Preiss, Andrea Scotti, Guido Alberti, Renato Romano, Corrado Gaipa, Maurizio Bonuglia, Luciano Bartoli
Giallo, durata 95 min. – Italia 1971.

Andrea Bild: Franco Nero
Lu Auer: Pamela Tiffin
Isabelle: Ira Furstenberg
Edward Beaumont: Edmund Purdom
Helene: Silvia Monti
Sofia Binni: Rossella Falk
Giulia : Agostina Belli
Il commissario: Wolfang Preiss
Traversi: Guido Alberti
Riccardo Binni: Renato Romano

Regia Luigi Bazzoni
Soggetto David McDonald Devine (romanzo “The Fifth Cord”)
Sceneggiatura Luigi Bazzoni, Mario di Nardo, Mario Fanelli
Produttore Manolo Bolognini
Casa di produzione B.R.C. Produzione
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Gastone Carsetti
Costumi Fiorenzo Senese
Trucco Vittorio Biseo, Marisa Marconi















































































































































































































































































































