Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo
Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo è il primo film con protagonista l’ispettore Harry Callaghan, detto Harry la carogna per i modi spicci e brutali con i quali affronta il mondo del crimine.
Su un soggetto di Harry e Rose Fink il regista Don Siegel costruisce un personaggio destinato ad avere grande popolarità ( e successo) tra le platee di tutto il mondo e contemporaneamente a mettersi contro la stragrande maggioranza dei critici, che accusarono il regista di Chicago di essere un reazionario, un violento ed un fascista.
Un’accusa, quella di essere un reazionario, che Don Siegel fu costretto a ingoiare nonostante il film in questione fosse un apologo delle paure e delle fobie della società americana, a cui Harry la carogna da una risposta sicuramente durissima ma se vogliamo in linea con quello che la maggioranza degli americani sentiva e voleva.

Il regista di Chicago sceglie come protagonista Clint Eastwood, attore con il quale aveva già lavorato con buoni riscontri in L’uomo dalla cravatta di cuoio (1968),Gli avvoltoi hanno fame (1970) e in quel gioiello misconosciuto che è La notte brava del soldato Jonathan, girato qualche mese prima di questo film.
Paradossalmente, questa resterà l’unica opera a vedere in scena il binomio Siegel-Eastwood; i successivi film della serie,ovvero Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan (1973) avrà la regia di Ted Post,Cielo di piombo, ispettore Callaghan (1976), quella di James Fargo,Coraggio… fatti ammazzare (1983), quella dello stesso Clint Eastwood ed infine il capitolo conclusivo,Scommessa con la morte (1988), avrà la regia di Buddy Van Horn.
Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo si ispira molto liberamente alle gesta del serial killer Zodiac,il killer dello zodiaco, che operò tra il dicembre 1968 e l’ottobre 1969 nella zona di san Francisco, che fece cinque vittime e che rimase sconosciuto.
La storia vede il grintoso Ispettore Callaghan alle prese con un killer psicopatico che si fa chiamare Scorpio, che ricatta la città e che finirà ucciso, in un finale violentissimo, proprio da Harry la carogna.
Un film violento, duro e crudo, in cui l’azione predomina e vede crescere la statura dell’Ispettore Callaghan, un uomo disilluso e cinico; che ha dei valori forti, ma che è altresì consapevole che alla guerra non ci si va con un ramoscello d’ulivo in mano.
Forse Harry la carogna esagera, ma il pubblico lo ama proprio per quello.
In un’America spesso ostaggio della violenza e di una legge che tutela i cittadini fino alle estreme conseguenze, Callaghan rappresenta il desiderio di vendetta e di giustizia di una popolazione che troppe volte si sente ostaggio della delinquenza.
E parteggia quindi apertamente per quel poliziotto anticonformista e violento, dai modi brutali ma sicuramente efficaci.
Siegel costruisce un’aura di figura maledetta attorno a Harry Callaghan: l’ispettore è probabilmente anche un asociale, non ha alcuna stima per i suoi capi e tanto meno per il potere politico.
Lo dimostra chiaramente una sequenza resa celebre proprio dal volto scolpito nella pietra di Harry, con un dialogo assolutamente irresistibile:
“Sindaco: Allora, sentiamo…
Callaghan: Sentiamo cosa?
Sindaco: Cosa ha fatto finora…
Callaghan: Beh, negli ultimi tre quarti d’ora mi sono scaldato il sedere nella sua anticamera aspettando lei
Sindaco: [rivolgendosi a Callaghan] Non combini altri pasticci come quelli dell’anno scorso nel settimo distretto. Ha capito? Sono stato chiaro?
Callaghan: Sì, però… Quando un maschio adulto aggredisce una donna con l’intenzione di violentarla, io lo uccido. Sono stato chiaro?
Tenente Neil Briggs: Intenzione? E come ha fatto a stabilirlo?
Callaghan: Quando un uomo nudo rincorre una donna in un vicolo con un coltello in mano e con l’affare di fuori… non credo voglia raccogliere fondi per la croce rossa.
Questo tipo di dialoghi, che nel film abbondano e che costituiranno in seguito il marchio di fabbrica di Callaghan, insieme all’uso della inseparabile 44 Magnum, faranno la fortuna del personaggio.
Ancora un dialogo dal film:
“Capitano: Ha seguito quell’uomo?
Callaghan: Sì, l’ho pedinato ma quando ero fuori servizio, ed è evidente che non sono stato io a picchiarlo.
Capitano: Perché?
Callaghan: Perché gli è rimasta qualche parte di faccia sana.”
Come già detto, il personaggio di Callaghan creò un’ondata emotiva che imbarazzò non poco anche le autorità;il desiderio di ordine e legalità del cittadino medio americano si conciliava benissimo con i metodi spicci di Callaghan, ma era decisamente inaccettabile come messaggio per le forze di polizia.

Basti pensare che solo nel primo film della serie,Il caso Scorpio, Callaghan fa fuori con le cattive 14 malviventi.
Per il pubblico italiano, a parte la carica di violenza e il messaggio distorto lanciato da Siegel, il film fu un grande successo di cassetta; colpirono sopratutto le peculiarità specifiche del film, ovvero le magnifiche inquadrature,il sarcasmo feroce di Callaghan, quel suo essere personaggio in stile Cavaliere della valle solitaria.
Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo è un film di facile reperibilità e sopratutto è trasmesso con regolarità dalle tv private;oggi è considerato oggetto di culto e chiunque non l’abbia visto troverà in rete con facilità ottime versioni del film stesso.
Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo
Un film di Don Siegel. Con Harry Guardino, Clint Eastwood, Reni Santoni, John Mitchum Titolo originale Dirty Harry. Poliziesco, durata 103′ min. – USA 1971.
Clint Eastwood: Harry Callaghan
Harry Guardino: tenente Al Bressler
Andrew Robinson: Scorpio
Reni Santoni: ispettore Chico Gonzalez
John Larch: il Capo
John Mitchum: ispettore Frank DiGeorgio
John Vernon: il sindaco
Lyn Edgington: Norma
Woodrow Parfrey: sig. Jaffe
Josef Sommer: procuratore distrettuale William T. Rothko
William Paterson: giudice Bannerman
Regia Don Siegel
Soggetto Harry Julian Fink, Rita M. Fink
Sceneggiatura Harry Julian Fink, Rita M. Fink, John Milius (non accreditato), Terrence Malick (non accreditato), Dean Riesner
Produttore Don Siegel
Fotografia Bruce Surtees
Montaggio Carl Pingitore
Musiche Lalo Schifrin
Scenografia Dale Hennessey
Nando Gazzolo: Harry Callaghan
Daniele Tedeschi: tenente Al Bressler
Cesare Barbetti: Scorpio
Michele Gammino: ispettore Chico Gonzalez
Bruno Persa: il Capo
Carlo Alighiero: ispettore Frank DiGeorgio
Arturo Dominici: il sindaco
Flaminia Jandolo: Norma
Vinicio Sofia: sig. Jaffe
Gianfranco Bellini: procuratore distrettuale William T. Rothko
Alessandro Sperlì: giudice Bannerman
Gianni Marzocchi: l’uomo che tenta di suicidarsi
“ Io so quello che pensi, ti stai chiedendo se ho sparato sei colpi o solo cinque, ti diro’ che in mezzo a tutta questa baraonda ho perso il conto io stesso, ma dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola piu’ precisa del mondo che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso… di’, ne vale la pena? ”
Girolimoni,il mostro di Roma
Roma, 31 marzo 1924.
Emma Giacomini,una bambina di 4 anni, viene rapita e sottoposta a sevizie da un bruto; verrà ritrovata la sera stessa a Monte Mario, con addosso i segni della brutale violenza subita ma ancora viva.
E’ da questo fatto di cronaca nera, realmente accaduto, che Damiano Damiani parte, nel 1972,per girare un film ispirato ad una serie di fatti di cronaca che sconvolsero l’Italia nel periodo tra il 1924 e il 1928, anno in cui cessarono gli abominevoli delitti che vennero collegati alla mano di Gino Girolimoni, un fotografo romano che venne accusato dei delitti e che invece era assolutamente,totalmente innocente.
Il film ripercorre quindi l’odissea del trentacinquenne romano (all’epoca del primo caso di pedofilia) attraverso una descrizione ambientale accurata anche se non storicamente aderente ai fatti.
Nino Manfredi
La vita del fotografo ( un tantino gaudente e donnaiolo) viene così mostrata in parallelo ai fatti storici, quindi agli avvenimenti che videro coinvolte altre cinque bambine che vennero stuprate e uccise.
Delitti che avvennero in un momento storico particolare, che cominciarono in quel 1924 denso di avvenimenti che portarono il nostro paese ad un ventennio di storia assolutamente drammatico, con gli inizi della dittatura fascista e, sempre nel 1924, la morte del deputato socialista Giacomo Matteotti, che di fatto segnò l’inizio della parte più violenta della storia del regime fascista.
Il 5 giugno 1924 scompare Bianca Carlieri di anni ( il triste delitto della Biocchetta), con conseguente sollevazione popolare sull’onda dell’emozione che tale fatto suscitò nell’opinione pubblica stessa.
Solo 5 giorni più tardi verrà ucciso Matteotti e in questo clima il regime fascista si trovò ad affrontare due emergenze di diversa portata storica ma dall’impatto enorme sull’opinione pubblica.
Il rinvenimento dei corpi provocò l’ira del Duce, attentissimo all’immagine di efficienza e di garantismo dell’ordine pubblico che Mussolini stesso amava dare alla sua politica.
Così la polizia fascista venne sguinzagliata alla ricerca del fantomatico pedofilo assassino, senza che le stesse forze di polizia cavassero un ragno dal buco.
Pressati così da vicino dal primo ministro, i capi della polizia si affannarono a cercare qualcuno che potesse avvicinarsi all’identikit dell’assassino; e lo individuarono nello sfortunato Gino Girolimoni, un agiato fotografo che aveva l’unica colpa di essere single, di amare la bella vita e di aver tentato di avvicinare una ragazzina dodicenne.

Costei lavorava presso una ricca signora, vero oggetto del desiderio dello scapolo romano; tanto bastò alla polizia per catturare l’inesistente mostro.
Il 2 maggio 1927 Girolimoni venne arrestato e la notizia venne letteralmente data in pasto ai giornali.
L’uomo non poteva essere responsabile del primo fatto di cronaca in quanto nel momento che avvenne era addirittura fuori Roma, ma alle solerti forze dell’ordine fasciste ciò non interessava.
Il colpevole era stato catturato e tanto bastava.
Inizia così per lo sfortunato Girolimoni un’odissea che si protrarrà per quasi un anno, quando l’uomo venne scarcerato per mancanza di indizi.
In realtà fu lo stesso giudice istruttore a chiedere l’assoluzione per non aver commesso il fatto, ma per Girolimoni questo fu l’inizio della fine.

Mentre i giornali dell’epoca avevano strombazzato il suo arresto, con titoloni in prima pagina, gli stessi non dedicarono che quattro righe sul fondo dei giornali alla sua liberazione.
L’uomo finì ai margini della società, con ancora addosso l’ombra infamante del sospetto, nonostante fosse totalmente innocente; sopravvisse facendo il ciabattino o riparando biciclette, ma divenne poverissimo e si spense nel più assoluto anonimato nel 1961.
Ritornando al film, Damiani ricostruisce da maestro le atmosfere della Roma del ventennio, inclusa quella da caccia all’untore che sconvolse la città nei quattro anni citati. Grande la scelta dell’attore principale, quel Nino Manfredi che a ben vedere può essere considerato l’attore italiano più completo di sempre.

Memorabile la sua interpretazione, sofferta, dell’uomo che si vede rinfacciare ingiustamente una colpa infamante e che passa come in un incubo da belle donne (e bella vita) all’inferno del carcere e al sospetto che comunque accompagnerà la sua vita.Tutti bravi gli altri attori, con menzione particolare alla bellissima Angela Covello che interpreta una modella.
Una vicenda, quella di Girolimoni, da prendere come esempio per illustrare una delle tante nefandezze del ventennio fascista, un periodo storico che i revisionisti tentano inutilmente di abbellire quasi fosse un’epoca di prosperità e non viceversa un’epoca segnata dal sopruso e dalla violenza.
Il film è disponibile in versione completa (anche se di qualità non eccelsa) a questo indirizzo:http://youtu.be/FcW6znsyt3A
Girolimoni, il mostro di Roma
Un film di Damiano Damiani. Con Nino Manfredi, Guido Leontini, Orso Maria Guerrini, Anna Maria Pescatori, Mario Carotenuto, Silvio Bagolini, Vittorio Duse, Arturo Dominici, Umberto Raho, Stefano Oppedisano, Eleonora Morana, Fortunato Arena, Luigi Casellato, Luciano Catenacci, Elio Zamuto, Gabriele Lavia, Claudio Nicastro, Renata Zamengo, Angela Covello Drammatico, durata 125′ min. – Italia 1972.
Nino Manfredi: Gino Girolimoni
Gabriele Lavia: Tarquinio Tirabosco
Eleonora Morana: la moglie di Tarquinio
Orso Maria Guerrini: Gianni Di Meo, il giornalista
Guido Leontini: il brigadiere Apicella
Mario Carotenuto: il vetturino Sterbini
Laura De Marchi: la domestica degli osti Marcocci
Luciano Catenacci: Benito Mussolini
Arturo Dominici: l’ingegnere Jaccarino
Ennio Antonelli: l’amante della madre di ‘Biocchetta’
Luigi Antonio Guerra: il popolano reticente alla firma della denuncia
Nello Pazzafini: Fiaccarini, il preparatore dell’obitorio
Regia Damiano Damiani
Soggetto Damiano Damiani, Fulvio Gicca Palli, Enrico Ribulsi
Sceneggiatura Damiano Damiani, Fulvio Gicca Palli, Enrico Ribulsi
Produttore Bruno Todini
Fotografia Marcello Gatti
Montaggio Nino Baragli
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Umberto Turco
Costumi Mario Ambrosino
Due foto di Gino Girolimoni,la vera vittima dell’affaire Girolimoni
Due prime pagine, vergognose, in cui si parla di mostro catturato
Io sono curiosa
Lena è una studentessa svedese che divide l’appartamento con il padre.
E’ una ragazza impegnata, socialmente e politicamente; del resto la sua stanza mostra i campi di interesse della ragazza, che spaziano da foto che ritraggono personaggi famosi per il loro impegno civile e sociale (come Martin Luther King) a foto che fanno da fortissimo contrasto con le prime.
Sono foto di campi di concentramento, che ritraggono personaggi controversi come il dittatore spagnolo Franco mescolate a montagne di ritagli di giornale.
Lena ama girare per le strade e intervistare la gente sugli argomenti che più le stanno a cuore, come le libertà civili o la religione, il sesso e la famiglia.

Lo fa anche perchè il suo amante,Vilgot Sjoman,un regista cinematografico, la incarica di interpretare un film in cui lei è una specie di giornalista interessata ai più svariati problemi.
Su set del film Lena incontra l’attore Borje e se ne innamora; la relazione tra i due va avanti fino a quando Lena non scopre che l’uomo è già sposato ed ha un figlio.
Delusa, Lena va a vivere in campagna, dove si dedica alla meditazione e allo joga, ma viene raggiunta da Borje…
Io sono curiosa è un film del 1967, diretto dal regista svedese Vilgot Sjoman (che nel film interpreta se stesso) ed era originariamente diviso in due parti, Jag är nyfiken – gul e Jag är nyfiken-bla ovvero Io sono curiosa film giallo e Io sono curiosa film blu, dove chiaramente giallo e blu sono i colori della bandiera svedese.

Mentre Io sono curiosa giallo venne distribuito in Italia, dove incontrò ovviamente una mole enorme di difficoltà nella distribuzione, sia per il carattere apertamente rivoluzionario del film sia per le numerose scene di nudo dello stesso, Io sono curiosa blu non venne distribuito per motivi poco chiari.
Siamo di fronte ad un film dissacratore e rivoluzionario, che parte da una nazione,la Svezia, che pure era all’avanguardia sia nei diritti civili e sociali sia nella sfera più intima delle persone, ovvero la sessualità e la religione.
Concepito come un film documentario, Io sono curiosa mostra parallelamente sia le vicende personali di Lena, la protagonista sia frammenti di interviste a personaggi come Martin Luther King, il Re di Svezia,il poeta russo Evgenij Evtushenko o l’allora ministro delle comunicazioni Olof Palme futuro leader del Partito Socialdemocratico e primo ministro di Svezia in carica al momento della sua morte per omicidio avvenuta nel 1986.

Attraverso la serie di interviste che Lena effettua tra la gente comune svedese, Sjoman mostra una faccia poco nota della Svezia degli anni sessanta, mostra i contrasti fortissimi tra una società liberale e liberista al tempo stesso rigidamente arroccata in un moralismo assolutamente impensabile per il resto d’Europa.
Noi italiani ad esempio guardavamo alla Svezia come al paese di Bengodi, in cui le libertà individuali e la libertà sessuale erano espresse compiutamente,nel massimo delle possibilità.
Viceversa Sjoman porta sullo schermo una faccia sconosciuta della società svedese, disarmando l’aura di ipocrisia che la contaminava; attraverso Lena e le sue interviste impariamo a conoscere una società meno libera di quanto appariva realmente, tanto che il finale del film (reso abbastanza amaro dal regista svedese) ci mostra una Lena delusa dalle tante parole sulla non violenza non seguite da fatti apprezzabili.

Va detto che in questo caso Sjoman internazionalizza i discorsi, imputando la scarsa volontà di agire sui veri problemi del mondo ad altri paesi piuttosto che alla Svezia, da sempre all’avanguardia nelle libertà personali.
Io sono curiosa è un film che contiene numerose scene di nudo e anche alcune di sesso, necessarie al regista per mostrare l’evoluzione della vita di Lena parallelamente al suo impegno nel sociale; serve anche in qualche modo a mostrare le enormi differenze tra la morale svedese e quella di popoli più fortemente involuti, come quello italiano o americano.
Del resto saranno proprio gli americani quelli che boicotteranno il film, con censure e blocchi che saranno tolti solo grazie all’intervento della corte suprema americana.
Controverse alcune scene di rapporti sessuali, anche se non esplicitamente mostrati; quella che fece infuriare i censori (sopratutto quelli italiani) è quella dell’accenno di sesso orale tra Lena e il suo amante, una scena che di erotico non ha assolutamente nulla.
Infatti è una scena tenera, in cui la ragazza accarezza e bacia il pene del suo amante subito dopo aver fatto l’amore, in un contesto che privilegia più la parte poetica che quella vojeuristica dell’atto.

Poichè si era nel 1967, in un’epoca in cui nel nostro paese le libertà individuali erano ancora una chimera e in un momento storico di transizione lenta verso la modernizzazione anche dei costumi sessuali,appare chiaro del perchè il film fosse visto dai censori di casa nostra come fumo negli occhi.
Io sono curiosa è davvero un film manifesto.
Una pellicola in cui si respirano i primi vagiti del sessantotto, aria di libertà e di cambiamento, girata in uno splendido bianco e nero che restituisce appieno i colori e i sapori dell’epoca in cui venne girato.
Per quanto riguarda il cast,da segnalare la performance dell’attrice Lena Nyman, espressiva e bravissima nel ruolo dell’omonima attrice/giornalista che interpreta.

L’attrice svedese avrà in seguito visibilità prevalentemente nazionale e interpreterà una cinquantina di pellicole, la più nota delle quali è per noi Sinfonia d’autunno di Bergmann.
Io sono curiosa non è un film facilmente reperibile in rete; personalmente ho visto questo film negli anni ottanta durante un passaggio su una rete privata, sorprendentemente in versione quasi integrale,con sottotitoli in italiano.
Io sono curiosa
Un film di Vilgot Sjöman. Con Lena Nyman, Borje Ahlstedt, Peter Lindgren, Chris Wahlstrom Titolo originale Jag är nyfiken-gul. Commedia, b/n durata 98′ min. – Svezia 1967
Vilgot Sjöman: se stesso
Lena Nyman: Lena
Börje Ahlstedt: Börje
Peter Lindgren: padre di Lena
Marie Göranzon: Marie
Magnus Nilsson: Magnus
Ulla Lyttkens: Ulla
Regia Vilgot Sjöman
Soggetto Vilgot Sjöman
Sceneggiatura Vilgot Sjöman
Produttore Göran Lindgren, Lena Malmsjö
Produttore esecutivo Lena Malmsjö
Casa di produzione Janus Films
Fotografia Peter Wester
Montaggio Wic Kjellin
Musiche Bengt Ernryd
La morte non ha sesso
Una serie di delitti sconvolge il mondo della malavita di Amburgo; sono tutti delitti riconducibili ad un losco personaggio,Shurmann, un trafficante di droga.
A indagare sulla catena di omicidi è l’ispettore Franz Bulov, che è assolutamente certo che dietro tutto ci sia proprio Shurmann.
Ma non ha prove o quantomeno gli manca la prova decisiva.
Gli informatori che potrebbero far luce sulla storia finiscono in qualche modo ammazzati e l’ispettore ha anche problemi personali.

La sua giovane e affascinante moglie, Lisa,ha probabilmente una relazione extraconiugale e Bulov, anche se non ha certezze, è convinto dell’infedeltà della moglie.
Improvvisamente però le cose sembrano andare per il verso giusto: un killer pagato da Shurmann subito dopo un omicidio perde un portafortuna, cosa che permette a Bulov di identificarlo.
L’ispettore corre ad arrestarlo ma durante il tragitto vede sua moglie alla guida di una fuoriserie.
Fuori di se dalla gelosia, Bulov chiede al killer di uccidere la moglie in cambio dell’impunità.

Ma Max (il killer) non rispetta i patti; stringe una relazione carnale con Lisa, cosa che Bulov scopre casualmente.
Da quel momento l’ispettore decide di dare una sterzata alle indagini, inserendosi direttamente nell’organizzazione…
La morte non ha sesso è un thriller/noir diretto da Massimo Dallamano nel 1968, con protagonista la splendida Luciana Paluzzi,reduce dal grande successo personale riscosso con il film Agente 007 Thunderball (Operazione tuono) girato accanto a Sean Connery.
Un film, diciamolo subito, dall’andamento molto lento, sicuramente più descrittivo che d’azione.
Molti dialoghi e tanta descrizione d’ambienti e di situazioni, quindi, che però alla lunga influiscono sul film che già di per se non ha una sceneggiatura di livello accettabile.

Un vero peccato, perchè Massimo Dallamano era un regista di ottime qualità, come del resto dimostrato da film come Il dio chiamato Dorian, La polizia chiede aiuto e Cosa avete fatto a Solange?
Va anche detto che il film non è certo brutto, perchè la mano del regista milanese si sente e si vede.
Il cast si muove discretamente, attorno alla figura centrale di Bulov, ispettore tormentato dalla dicotomia dedizione al lavoro-gelosia.

John Mills era un attore di razza, così come molto bravo è nel film Robert Hoffman; nel cast figura anche Jimmy il fenomeno, nel ruolo dell’informatore di polizia.
Un discorso a parte merita la bellissima e sensuale Luciana Paluzzi, all’epoca trentunenne, nel pieno della maturità artistica e fisica,l’attrice romana rende conturbante il personaggio di Lisa, una donna volubile e dal passato reso volutamente oscuro dalla sceneggiatura.
Un film comunque vedibile, che precorre le strade delle future fortune dei thriller all’italiana.
Il film è disponibile in un qualità eccellente su You tube ed è comunque facilmente reperibile in rete.

La morte non ha sesso
Un film di Massimo Dallamano. Con Luciana Paluzzi, John Mills, Carlo Hintermann, Renate Kasch, Enzo Fiermonte, Loris Bazzocchi, Tullio Altamura Giallo, durata 91 min. – Italia 1968
John Mills: Ispettore Franz Bulon
Luciana Paluzzi: Lisa
Robert Hoffmann: Max Lindt
Renate Kasché: Marianne
Tullio Altamura: Ostermeyer
Carlo Hinterman: Mansfeld (con il nome Carlo Hintermann)
Enzo Fiermonte: Siegert
Loris Bazzocchi: Kruger
Jimmy il Fenomeno:
Paola Natale:
Mirella Pamphili:
Vanna Polverosi: Ursula
Rodolfo Licari: Olaf
Bernardino Solitari: Muller
Carlo Spadoni: Eric
Giuseppe Terranova: Rabbit
Robert Van Daalen: Dr. Gross
Regia Massimo Dallamano
Soggetto Giuseppe Belli
Sceneggiatura Giuseppe Belli, Massimo Dallamano, Vittoriano Petrilli
Produttore Giancarlo Marchetti
Casa di produzione Filmes Cinematografica, PAN Film, Top-Film
Fotografia Angelo Lotti
Montaggio Daniele Alabiso
Effetti speciali Enrico Catalucci
Musiche Giovanni Fusco, Gianfranco Reverberi
Scenografia Giorgio Aragno
Costumi Bonizza Aragno
Trucco Raul Ranieri
Casta e pura
Una ricca ereditiera con un’unica figlia, Rosa, si lascia convincere sul letto di morte dall’interessato marito Antonio a lasciare tutti i suoi possedimenti alla ragazza in cambio della solenne promessa di un voto di castità. In questo modo Antonio potrà gestire il patrimonio della donna fino al giorno in cui la ragazza non convolerà a nozze.
Così accade e da quel giorno Rosa rispetta il voto fatto.
La ragazza vive una sorta di esistenza monastica, divisa fra la casa e chiesa, sotto lo sguardo vigile del padre Antonio.
Ma ben presto la sessualità repressa inizia a insidiare sia il corpo della ragazza che la sua mente.
Laura Antonelli
Così durante il sonno, Rosa immagina situazioni scabrose a cui si aggiungono strane visite notturne del cugino Fernando, che si mostra molto interessato al corpo seducente della cugina.
Fernando è ovviamente attratto principalmente dal patrimonio della cugina,mentre Rosa, turbata dagli avvenimenti, confessa ad un sacerdote quello che le accade, confidando al sacerdote stesso la sua intenzione di prendere i voti religiosi.
Antonio viene a conoscenza della cosa e decide di cambiare strategia; ora la ragazza deve avere la sua iniziazione sessuale, in modo da far violare alla ragazza il suo voto.
Ma le cose andranno in modo ben diverso da quanto sperato dall’uomo…

Casta e pura, film del 1981 diretto da Salvatore Samperi, è una commedia a metà strada tra il sexy e il satirico diretta dal regista di Malizia; che nella sceneggiatura, curata con un pool di aiutanti, ovvero Bruno Di Geronimo ,Michel Gast,Ottavio Jemma e José Luis Martínez Mollá tenta la strada della denuncia antiborghese ammantata di anticlericalismo all’acqua di rose.
Il film infatti è debole sin dalle prime scene e si trasforma ben presto in un sciagurato e velleitario tentativo di frustare il moralismo corrente, tentando improvvidamente anche la dissacrazione dei principi religiosi, rappresentati dal perbenismo untuosamente ipocrita della mamma di Rosa e dalla ragazza stessa, che però ha l’unica colpa di essere succube di una tradizione e di una morale radicata nel suo ceto sociale.

Detta così la cosa sembrerebbe anche degna di uno svolgimento all’altezza, ma i buoni propositi (ammesso che in Samperi albergassero) naufragano sciaguratamente in un film monotono e ripetitivo, in cui la stessa sessualità repressa di Rosa viene mostrata più con occhio lubrico e guardone che con profondità e attenzione alle vere motivazioni che la originano.Da dimenticare a questo proposito la sequenza dell’orgia, di pessimo gusto e copiata da Fellini con l’aggiunta di un pizzico di Tinto Brass (ma quello dell’ultimo periodo,purtroppo)
Reduce dal disastro di Un amore in prima classe, diretto nell’anno precedente, Samperi mostra ancora una volta la sua attitudine a mostrare sullo schermo il lato epidermico delle vicende che racconta.
Non c’è profondità nel personaggio di Rosa, così come non c’è profondità in nessuno dei personaggi che si muovono accanto a lei.

Eppure i ruoli di Fernando o quello di Antonio ben si prestavano all’uso della sferza, mentre Samperi non usa mai scudisciare i protagonisti, preferendo affidare la storia a qualche pruderia notturna di Rosa o alle visite notturne dell’interessato Fernando.
Sprecatissimo il cast utilizzato: la Antonelli è bellissima e seducente, ma finisce per restare ingabbiata in un ruolo che lei svolge bene, ma che rimane desolatamente fine a se stesso
Bene anche Massimo Ranieri, perfido al punto giusto, ma anch’esso schiavo di un personaggio mono dimensionale mentre Fernando Rey, grande attore, resta malinconicamente in un limbo creato da un personaggio senza alcun spessore.

A ben guardare le note positive del film sono da ricercarsi unicamente nella buona prestazione del cast, nel quale figurano anche Cannavale e Christian De Sica, richiamato da Samperi dopo il buon esito di Liquirizia.
Completano il cast la brava Fabrizi e Elsa Vazzoler.
Un film modesto e insipido, in definitiva, questo Casta e pura.
Recentemente è stato rieditato in digitale e trasmesso a più riprese da tv satellitari, per cui è facile imbattersi nella rete in copie decenti.
Che poi il film stesso valga una visione è tutta un’altra cosa.

Casta e pura
Un film di Salvatore Samperi. Con Fernando Rey, Laura Antonelli, Massimo Ranieri, Enzo Cannavale, Riccardo Billi, Elsa Vazzoler, Valeria Fabrizi, Vincenzo Crocitti, Diego Cappuccio, Gabrielle Lazure Commedia, durata 95′ min. – Italia 1981.
Laura Antonelli: Rosa
Fernando Rey: Antonio
Massimo Ranieri: Fernando
Enzo Cannavale: il sacerdote Bottazzi
Christian De Sica: Carletto Morosini
Riccardo Billi: suo padre
Vincenzo Crocitti: “Picci”
Sergio Di Pinto: Gustavo Bottesini
Valeria Fabrizi: seconda moglie di Bottesini
Diego Cappuccio: Dario Di Maggio
Gabrielle Lazure: Lisetta
Regia Salvatore Samperi
Soggetto Michel Gast
Sceneggiatura Ottavio Jemma
Produttore Maurizio Amati, Sandro Amati
Fotografia Alberto Spagnoli
Montaggio Sergio Montanari
Scenografia Ezio Altieri
Infanzia vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano
Venezia, prima metà del 1700.
Il piccolo Giacomo Casanova, nato dalla relazione tra due attori, rimane privo del padre.
Sua madre, che non ha la vocazione ne la voglia di crescere un figlio, lo affida ad un nobile che tratta il piccolo Giacomo nel peggiore dei modi.
L’uomo, arrogante e avaro come pochi, vessa Giacomo che così finisce per diventare il pupillo di Don Gozzi. Giacomo prende la strada per Padova dove viene ospitato dal prelato.
Il sacerdote si rende conto immediatamente delle brillanti capacità del bimbo; decide così di farlo studiare.
Poichè nel settecento l’unico modo per diventare qualcuno (sopratutto per un bambino di umili origini come Giacomo) è vestire un abito talare, Giacomo viene avviato alla carriera ecclesiastica.

Anni dopo Casanova ritorna a Venezia, dove stringe amicizia con un nobile.
Grazie a lui, Giacomo può tenere la sua prima predica in chiesa, nel suo fiammante abito da prete.
Alla fine della messa, Giacomo trova, mescolati ai soldi tradizionalmente versati nella questua, molti bigliettini amorosi scritti dalle ragazze presenti in chiesa.
E’ un bell’uomo Giacomo, affascinante e colto.
Tina Aumont e Silvia Dionisio

Così ben presto si ritrova ad essere conteso tra diverse damigelle; lui, confuso, ha il suo primo rapporto sessuale con una prostituta, scoprendo così i piaceri dell’amore.
Sempre più vacillante nella vocazione, Casanova si lega ad una giovane contessa, destinata dalla famiglia al convento.
Dopo aver promesso improvvidamente di scappare con lei, Giacomo si rende conto che la ragazza vuole sposarlo.
Aiutato da due compiacenti amiche della ragazza, Casanova si libera di lei, del suo abito talare e inizia la sua carriera di amatore…
Senta Berger
Infanzia vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova veneziano è probabilmente il miglior film dedicato al grande amatore libertino che tanti cuori trafisse nel corso della sua vita.
Diretto da Luigi Comencini nel 1969, il film è un sontuoso ed elegante affresco sia sulla vita di Casanova sia su un’epoca storica affascinante, anche per la splendida cornice di contorno. Una Venezia pigra, lussuriosa ed elegantissima si staglia sullo sfondo di una vicenda storica ben ricostruita, con poco spazio a voli pindarici di fantasia e con molta aderenza alla vera vita dell’avventuriero veneziano.
C’è un’aria di decadenza, nella Venezia in cui si svolge la vicenda umana di Casanova, che avvolge e affascina; i piccoli vizi, le mollezze della vita dei ricchi e dei nobili in netto contrasto con le condizioni miserevoli in cui vivevano i meno fortunati sono splendidamente illustrate da un Comencini attentissimo ai dettagli.
Maria Grazia Buccella
Il grande regista di Salò è bravissimo a mostrare l’evoluzione di un personaggio controverso, passato alla storia per le sue doti di grande amatore, in maniera abbastanza discutibile e riduttiva.
Casanova era un letterato, intelligente e affascinante e nella sua vita passò indifferentemente dalla carriera ecclesiastica (la prima tentata e rapidamente abbandonata) a quella di diplomatico e in seguito di agente segreto. Filosofo e poeta, Casanova è stato anche un ottimo scrittore, come del resto testimoniato dal suo Histoire de ma vie (Storia della mia vita), il libro scritto in francese per motivi puramente tecnici (il francese era la lingua più diffusa in Europa).
E Comencini fa di tutto per mostrare l’evoluzione del ragazzino spaesato e condannato dai suoi natali plebei ad una vita anonima a quella del giovane che, consapevole del suo fascino e della sua intelligenza, saprà prendersi con forza una rivincita sulla vita oltre che vivere una vita stessa a gran velocità e ricca di soddisfazioni.

Sontuoso il cast utilizzato dal regista lombardo: si passa dal bravo Leonard Whiting (Casanova adulto) ad un irresistibile Raoul Grassilli (Don Gozzi).
Ma non solo, ovviamente: ci sono le splendide Senta Berger,Maria Grazia Buccella, Silvia Dionisio e Tina Aumont, un parterre di bellezze davvero notevolissimo.
Da segnalare ovviamente Mario Scaccia, Lionel Stander,Rmberto Raho e Gigi Reder, oltre alla sorellina di Silvia,Sofia e a Clara Colosimo.
Un cast in linea con la raffinatezza del film quindi, impreziosito anche dalla splendida fotografia di Aiace Parolin e costruito su una sceneggiatura di prim’ordine opera di Susi Cecchi d’Amico che collaborò con Comencini stesso.
Per quanto riguarda la reperibilità del film, ebbene la pellicola di Comencini non è affatto facile da trovare, così come è una chimera aspettare un passaggio televisivo della stessa.
Il che ovviamente è un peccato gravissimo, vista la qualità e il valore del film.
Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano
Un film di Luigi Comencini. Con Maria Grazia Buccella, Tina Aumont, Senta Berger,Silvia Dionisio, Raoul Grassilli, Leonard Whiting, Nino Vingelli, Evi Maltagliati, Linda Sini, Gigi Reder, Umberto Raho, Mario Scaccia, Ennio Balbo, Lionel Stander, Sandro Dori, Jacques Herlin, Ida Meda, Isabella Savona, Clara Colosimo, Gino Santercole, Sofia Dionisio, Wilfrid Brambell, Sara Franchetti, Elisabetta Fanti, Loredana Martinez Commedia, durata 104′ min. – Italia 1969.
Leonard Whiting: Giacomo Casanova
Maria Grazia Buccella: Zanetta
Lionel Stander: Don Tosello
Raoul Grassilli: Don Gozzi
Wilfrid Brambell: Malipiero
Tina Aumont: Marcella
Mario Scaccia: Dottor Zambelli
Claudio De Kunert: Giacomo Casanova da bambino
Silvia Dionisio: Mariolina
Sara Franchetti: Suor Lucia
Isabella Savona: Teresa
Cristina Comencini: Angela Rosalba Mocenigo
Clara Colosimo: Nonna di Giacomo Casanova
Ennio Balbo: Mocenigo
Evi Maltagliati: Contessa Serpieri
Gino Segurini: Don Mancia
Elisabetta Fanti: Principessa Contarini
Jacques Herlin: Monsieur Alexandre
Sofia Dionisio: Bettina Gozzi
Umberto Raho: Il vescovo
Linda Sini: Mother Teresa
Gino Santercole: Baffo
Senta Berger: Giulietta Cavamacchia
Patrizia De Clara: Signora Mida
Loredana Martínez: Margherita
Ida Meda: Servetta della signora Mida
Giacomina Palma: La strega
Gigi Reder: Salvatore, servo di Mocenigo
Mario Beron: padre di Casanova
Liana Del Balzo: Nobile alla seconda predica (non accreditata)
Regia Luigi Comencini
Soggetto Giacomo Casanova
Sceneggiatura Suso Cecchi d’Amico e Luigi Comencini
Fotografia Aiace Parolin
Montaggio Nino Baragli
Musiche Fiorenzo Carpi
Scenografia Piero Gherardi
Costumi Maria Baronj
Margaret Lee
La generazione degli over 50 ricorda tra le altre cose un epoca in cui la Tv italiana era in bianco e nero e trasmetteva su un solo canale.
Era l’epoca delle serate davanti alla tv, dei sabato sera in attesa del varietà che accompagnava immancabilmente gli italiani e che portava in casa canzoni, balletti e sketch destinati ad essere ricordati per lungo tempo.
Nel 1966 arriva in Tv un varietà condotto da Johnny Dorelli,Johnny sera; accanto a lui compare un co-conduttrice bellissima e affascinante.
Si tratta di Margaret Gwendolyn Box, conosciuta come Margaret Lee.
E’ inglese, è nata a Wolverhampton il 4 agosto 1943 e parla un italiano perfetto, reso irresistibile da una pronuncia morbida e affascinante.
La Lee era già conosciuta al grande pubblico, essendo già comparsa in decine di produzioni cinematografiche.
Aveva esordito nel 1961, a 18 anni nel film di Amendola Totò di notte n. 1, al fianco di Totò e Macario; da quel momento la bionda attrice inglese aveva lavorato in molte produzioni cinematografiche, costituite principalmente da b movie dei generi più svariati.
The numbers game
Sesso e volentieri
A scorrere l’elenco si incontrano titoli peplum come Maciste contro i mostri (1962) e Sansone contro i pirati (1963) oltre ad una partecipazione molto piccola nel Cleopatra(1963) di Mankievitz accanto alla Taylor e a Burton, a film a basso costo come I tre nemici (1962), La ballata dei mariti (1963),Vino whisky e acqua salata (1963).
Per Margaret sarà importantissimo l’incontro cinematografico con i due beniamini del pubblico cinematografico degli anni 60, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Sarà accanto a loro che la sua naturale simpatia (unita alla grande bellezza) risalterà ancor più donandole fama e popolarità; accanto al duo Margaret interpreta una serie di film: il primo è di Simonelli, Due samurai per cento geishe (1962),seguono poi Vino whisky e acqua salata (1963) di Amendola,
Questo pazzo,pazzo mondo della canzone
Gli imbroglioni di Lucio Fulci, Due mattacchioni al Moulin Rouge (1964) diretto da Carlo Infascelli, I maniaci (1964) sempre diretto da Fulci, I marziani hanno 12 mani (1964) di Castellano e Moccia, Un mostro e mezzo (1964) di Steno, I due pericoli pubblici (1964) sempre per la regia di Fulci, Io uccido, tu uccidi (1965) di Puccini, I due sergenti del generale Custer (1965) di Simonelli, Franco, Ciccio e le vedove allegre (1968)di Girolami.
Quando Margaret arriva in tv, ha alle spalle ben 35 film interpretati in soli 4 anni; una mole impressionante di film girati, come racconterà lei, principalmente per soldi:
“I soldi mi fanno molto comodo. Se mi offrono una parte a una buona cifra, non vedo perché dovrei rifiutare. Sono un’attrice. Il mio mestiere è quello di fare film finché me li offrono, finché la gente mi vuole. Quindi accetto ciò che mi propongono. Certo, ho interpretato molti, tanti brutti film: ma sono serviti a portarmi dove mi trovo adesso, sono serviti a darmi la sicurezza economica.”
La sensualità è un attimo di vita
Ha solo 24 anni, nel 1967, ma è una donna con i piedi ben piantati per terra: è bella ed affascinante e in tv conquista immediatamente tutti.
Subito dopo il citato Johnny sera interpreta il ruolo di Baby Eva in Arrriva Dorellik (1967) di Steno; il film è una versione farsesca del Diabolik dei fumetti.
La storia del criminale che incombe sulla Costa Azzurra con la sua orrida risata è un successo e la popolarità di Margaret sale ancora.
Nel 1968 è ancora al fianco di Dorelli in Galà per Johnny Dorelli e l’anno successivo nello storico La domenica è un’altra cosa (1969–1970) che per due anni terrà compagnia agli italiani il sabato sera.
Lei sarà la soubrette della trasmissione alternandosi alle colleghe Carmen Villani, Gloria Paul mentre la trasmissione vedeva un cast di grande livello nel quale comparivano Raffaele Pisu, Ric e Gian, Antonella Steni, Elio Pandolfi, Lara Saint Paul.
La bestia uccide a sangue freddo
La tigre profumata alla dinamite
Lavora a ciclo continuo, senza soste.
Come dirà in un’intervista:
“Diciamo che sono molto ambiziosa. Sì, non c’è niente di male ad ammetterlo, secondo me non si tratta di un difetto, ma di una giusta carica che deve esistere in ciascuno di noi. Altrimenti a che cosa serve lavorare, se non si ha una prospettiva di avanzamento, di miglioramento?”
Come del resto ammesso da lei stessa, molti dei film che interpreta sono davvero film poco interessanti; tuttavia non mancano film di pregio recitati sotto la direzione di grandi registi o accanto a grandissimi dello schermo. E’ il caso di Il più grande colpo del secolo (1967) che Margaret gira accanto al grande Gabin, oppure Casanova 70 del grande Monicelli, nel quale Margaret è accanto a Marcello Mastroianni,Virna Lisi,Michèle Mercier,Marisa Mell,Enrico Maria Salerno e il regista Marco Ferreri oppure di Banditi a Milano di Lizzani, accanto a Volontè.
Donne sopra,femmine sotto (The rogue)
Forse è proprio sul finire degli anni 60 e gli inizi degli anni settanta che la Lee interpreta i film migliori, anche se nella sua filmografia mancherà il film fiore all’occhiello, quello per cui sei ricordata per sempre.
Come ammetterà lei stessa, “Ho detto prima che tanti non me li ricordo neppure. Sono settanta, ottanta… o forse addirittura cento. I più cari, comunque, per me sono Il più grande colpo del secolo, nel quale recitavo con Jean Gabin; Banditi a Milano, di Lizzani; Questa volta parliamo di uomini con Nino Manfredi; I bastardi di Tessari e Il dio chiamato Dorian con Helmut Berger, che abbiamo girato a Londra. Poi ci sono gli ultimi, quelli che ho più vividi in mente: ma presto mi sa che li dimenticherò quasi tutti ”
Un’ammissione importante.
L’attrice lavora tantissimo ma a tutto scapito della qualità.
Siamo tutti pomicioni
Sul finire degli anni sessanta cambia anche la sua immagine cinematografica; la ragazza solare e simpatica si trasforma anche in una vamp e mostra il suo splendido corpo in alcuni film.
E’ il caso del nudo scabroso in La bestia uccide a sangue freddo di Fernando Di Leo, in cui interpreta il ruolo di Cheryl Hume,un thriller di discreto livello in cui divide la scena con un’altra bellissima dello schermo, Rosalba Neri.Le due attrici dividono anche due celebri sequenze di nudo in cui i loro corpi conturbanti appaiono in tutto il loro splendore.
Sansone contro i pirati
Recitare nuda non la imbarazza più di tanto, ha un corpo magnifico e lo sa.Eppoi il cinema sta cambiando…
“Le prime volte è stato duro. Vede, non tanto per le migliaia e migliaia di persone che vedranno il film, quanto per la gente che ci sta intorno sul set. Ti devi mettere nuda in mezzo ai tecnici, agli operatori, tutta gente che intanto si industria a sistemare la scena e ti guarda con ironica sufficienza mentre tu sei lì, nuda, che aspetti. Però, con la abitudine si acquista anche la naturalezza. Insomma, ti fai l’abito mentale ed elimini il problema. Io credo di essere diventata ormai assolutamente spontanea sullo schermo, sia quando mi spoglio che quando giro vestita“, racconta non senza un pizzico di malizia.
Tra i film da segnalare di questo periodo ci sono A doppia faccia (1969) di Riccardo Freda, un thriller discontinuo in cui lavora accanto a Klaus Kinski, Paroxismus (Venus in furs) conosciuto anche come Può una morta rivivere per amore? (1969) di Jesus Franco, un thriller giallo in cui è accanto a due bellezze come Maria Rohm e Barbara McNair,nel quale appare nuda di schiena.
Uno dei suoi film più famosi è Il trionfo della casta Susanna (1969),arrivato da noi nel 1970, nel quale interpreta maliziosamente Paolina Bonaparte;in questo film è accanto alla splendida Edwige Fenech e rivaleggia in bellezza con l’attrice di Bona.
Un altro film di buon livello è quello di Liverani Sai cosa faceva Stalin alle donne?,girato accanto a Helmut Berger e Silvia Monti,così come un altro buon film è Il dio chiamato Dorian,ancora accanto a Berger per la regia di Massimo Dallamano.
Questi fantasmi
La bella attrice inglese rallenta notevolmente la sua attività, diventando più selettiva e meno frenetica nel lavoro.
Gira The rogue, uscito in Italia con il titolo di Donne sopra, femmine sotto per la regia del duo Boro Draskovic, Gregory Simpson, una produzione internazionale nel quale ha un ruolo molto scabroso.
Subito dopo aver girato Le belve per la regia di Grimaldi si dedica alla produzione, ma resterà un caso isolato.
“Ho fondato La Roberto Film, dal nome di mio figlio. L’ho fondata insieme a Gino Malerba, il mio ex marito, con il quale sono rimasta in buoni rapporti, visto che è ancora il mio agente. Abbiamo prodotto anche un film, Appuntamento col disonore, del quale sono protagonista. Ma non posso dire di cercare un avvenire da industriale del cinema… è stato un esperimento, un tentativo per investire dei capitali.”
Può una morta rivivere per amore?
Niente rose per OSS 117
Abbandona il cinema per un pò, anche se non completamente e va in Inghilterra per lavorare in tv.
Nel 1974 torna sugli schermi girando il thriller Gli assassini sono nostri ospiti; ha 31 anni ed è nel pieno della maturità artistica.
Eppure, come accaduto a tantissime altre attrici, inizia un lento ma progressivo abbandono dello schermo.
Nel 1975 gira l’anonimo Scusi eminenza posso sposarmi? e l’enigmatico La sensualità è un attimo di vita (Un attimo di vita) di Dante Marraccini; è un film difficilissimo e verboso, nel quale la Lee compare nuda per l’ultima volta nella sua carriera.
Dopo una lunghissima pausa, torna sullo schermo con Sesso e volentieri di Dino Risi, nel 1982, nel quale ritrova l’antico amico Johnny Dorelli.
Nel 1983 troviamo il suo penultimo lavoro,Stangata napoletana diretto dall’attore Vittorio Caprioli e nel 1985 eccola alla sua ultima apparizione, il film per la Tv diretto da Nocita Giorno dopo giorno.
Letti sbagliati
E’ l’ultimo atto di una carriera cinematografica senz’altro lusinghiera e redditizia, nella quale è mancato l’acuto ma che le ha dato ricchezza e fama.
Dal giorno del suo ritiro dal set, di Margaret Lee non si è avuta più alcuna notizia; oggi sembra viva in California, lontana però dalle luci della ribalta.
Di lei c’è un’unica foto recente, che l’attrice ha inviato ad un suo ammiratore; il resoconto dell’avventurosa ricerca di Margaret Lee è disponibile a questo indirizzo http://sermonsrefuter.blogspot.it/2012/07/margaret-lee_04.html.
Dalla foto la Lee appare ancora come una donna affascinante, con quell’antico sorriso che fece innamorare il pubblico italiano e milioni di fans nel mondo.
L’ultima foto pubblica di Margaret Lee
Un mostro e mezzo
Margaret nella parodia televisiva Margaretlik
Racconti a due piazze
Maciste contro i mostri
Le belve
La vedovella
Il più grande colpo del secolo
Il lungo coltello di Londra
Il ladro della Gioconda
Il dio chiamato Dorian
I quattro tassisti
I marziani hanno 12 mani
I due nemici pubblici
I cinque draghi d’oro
Hollenjagd
Franco, Ciccio e le vedove allegre
Due mattacchioni al Moulin Rouge
Colpo maestro al servizio di sua maestà britannica
Circus of fear
Cinque per l’inverno
Casanova 70
Paroxismus
Il trono di fuoco
I due sergenti del generale Custer
Candidato per un assassinio
A doppia faccia
Agente 077 dall’oriente con furore
Arrriva Dorellik
Arriva la bomba
Banditi a Milano
Due fotogrammi da Sai cosa faceva Stalin alle donne
La vera storia di Frank Mannata
La vedovella
Il trionfo della casta Susanna
L’assassino ha le ore contate
Gli imbroglioni
Gli assassini sono nostri ospiti
Banditi a Milano
Se tutte le donne del mondo
Dick Smart 2007
Djurado
I maniaci
Il nostro uomo a Marrakesch
Io uccido tu uccidi
New York chiama Superdrago
Questa volta parliamo di uomini
Tre notti violente
I bastardi
1985 Giorno dopo giorno (TV serie)
1983 Stangata napoletana
1982 Sesso e volentieri
1975 La sensualità è un attimo di vita
1975 Scusi eminenza… posso sposarmi?
1974 Gli assassini sono nostri ospiti
1972 Gli invincibili (TV serie)
1972 The Numbers Game
1971 La bestia uccide a sangue freddo
1971 Le belve
1971 Donne sopra, femmine sotto
1970 Appuntamento col disonore
1970 Il dio chiamato Dorian
1970 Colpo rovente
1970 Il trono di fuoco
1969 Candidato per un assassinio
1969 La vera storia di Frank Mannata
1969 Sai cosa faceva Stalin alle donne?
1969 Può una morta rivivere per amore?
1969 A doppia faccia
1969 Il trionfo della casta Susanna
1969 5 per l’inferno
1968 I bastardi
1968 Niente rose per OSS 117
1968 Horror: l’assassino ha le ore contate
1968 Franco, Ciccio e le vedove allegre
1968 Banditi a Milano
1968 Il cenerentolo (TV movie)
1967 Questi fantasmi
1967 Arrriva Dorellik
1967 I 5 draghi d’oro
1967 Il più grande colpo del secolo
1967 Da Berlino l’apocalisse
1967 Dick Smart 2007
1967 Colpo maestro al servizio di Sua Maestà britannica
1966 Se tutte le donne del mondo
1966 Djurado
1966 Tre notti violente
1966 Spie contro il mondo
1966 Il ladro della Gioconda
1966 Il nostro uomo a Marrakesh
1966 Il lungo coltello di Londra
1966 New York chiama Superdrago
1965 La tigre profumata alla dinamite
1965 Il morbidone
1965 Agente 077 dall’oriente con furore
1965 I due sergenti del generale Custer
1965 Racconti a due piazze
1965 Casanova ’70
1965 Letti sbagliati
1965 Io uccido, tu uccidi
1965 Questa volta parliamo di uomini
1965 Questo pazzo, pazzo mondo della canzone
1965 Lo scippo
1965 La ragazzola
1964 I due pericoli pubblici
1964 In ginocchio da te
1964 Un mostro e mezzo
1964 I marziani hanno 12 mani
1964 Via Veneto
1964 Adolescenti al sole
1964 I maniaci
1964 La vedovella
1964 Due mattacchioni al Moulin Rouge
1963 I quattro tassisti
1963 Gli imbroglioni
1963 Sansone contro i pirati
1963 Cleopatra
1963 Avventura al motel
1963 Siamo tutti pomicioni
1963 Vino whisky e acqua salata
1963 La ballata dei mariti
1962 Due samurai per cento geishe
1962 I tre nemici
1962 Maciste contro i mostri
1962 Totò di notte n. 1
Perdutamente tuo… mi firmo Macaluso Carmelo fu Giuseppe
Carmelo Macaluso ha trentacinque anni, quindici dei quali passati in Germania.
E’ un ex emigrante, figlio di un mezzadro siciliano che si suicidò per aver contratto un debito con l’affittuario delle terre su cui lavorava, debito non più restituito.
Dopo tanti anni è arrivata l’ora della rivincita, per Carmelo.
Ha lavorato duramente, ma ha risparmiato cento milioni e ora viaggia in Mercedes e al rientro nel paesino da quale è emigrato anni addietro ha la soddisfazione di vedere gli sguardi di invidia dei compaesani.
Il primo gesto plateale è l’apertura di un libretto di risparmio, contenente i cento milioni faticosamente guadagnati, seguito dalla restituzione del mezzo milione del debito contratto da suo padre, che il siciliano, sprezzante, raddoppia.
Stefano Satta Flores
Macha Meril
Sempre inseguendo il sogno di una rivincita, Carmelo accetta la corte interessata della baronessa Lamia, moglie del barone proprietario delle terre su cui lavorava suo padre.
La donna è anche disposta ad un matrimonio di interesse, ma per sua fortuna Carmelo è avvisato delle vere intenzioni della baronessa da Don Calogero, che a sua volta vuol far sposare il giovane con la figlia.
Carmelo inizia a capire che la realtà del suo paese non è quella che aveva lasciato tanti anni prima, che l’avidità, la grettezza e l’interesse sono molle potentissime, che fanno del suo denaro non certo un mezzo di rivalsa, ma un concreto rischio di essere avvicinato solo per motivi di interesse.

Finirà in malo modo,con Carmelo che, dopo varie peripezie, perderà tutti i soldi.
In un drammatico e amaro dialogo impossibile con suo padre morto, Carmelo racconterà il modo in cui ha guadagnato i suoi soldi e riprenderà il treno verso la Germania, povero in canna come era partito.
Commedia amara e con una garbata vena di satira sociale, Perdutamente Tuo,mi Firmo Macaluso Carmelo fu Giuseppe è un film piacevole ed interessante che narra una storia di emigrazione molto simile a quella narrata in Pane e cioccolata di Brusati, in cui però la storia è capovolta.
Carmelo ha fatto soldi con il duro lavoro.
Ha lavorato in una birreria, per poi prendere servizio in un garage e in ultimo ha affittato dieci materassi a compatrioti che come lui hanno cercato fortuna in una terra indifferente e se vogliamo ostile.

Il suo sogno di una rivincita sulla vita ma sopratutto sul paese e sul barone che ha costretto suo padre al suicidio si infrange malinconicamente davanti ad una serie di situazioni che Carmelo non è pronto ad affrontare.
Il paese che ha lasciato lo respinge, per invidia sopratutto ma anche perchè la mentalità meschina dei suoi abitanti è impossibile da scardinare.
Lo scopriamo attraverso i vari volti che si susseguono nel racconto, pieno di personaggi avidi, gretti; per Carmelo, più simile ad un agnello che al lupo calato per mostrare la sua forza a chi lo aveva costretto all’emigrazione, non c’è scampo.
Il finale amarissimo vede il siciliano dividere lo scompartimento di seconda classe con tre emigranti in Germania, ai quali racconta la storia di un emigrante partito tanti anni prima e tornato ricco “con cento milioni e una Mercedes 220 diesel che ha perso tutto per colpa di una ragazza minorenne“.

E’ l’ultima umiliazione, perchè i tre scoppiano a ridere di fronte a tanta ingenuità: “cento milioni per una fimmina?” sarà il loro commento beffardo e spietato.
Vittorio Sindoni, regista del film, realizza un ritratto grottesco e amaro della Sicilia della provincia, in cui con toni garbati e mai sopra le righe racconta una storia di un perdente diventato vincente che vuole stravincere e finisce viceversa per ritornare perdente.
Il regista siciliano, diventato in seguito fertile regista di fiction televisive utilizza al meglio l’ottimo cast di cui dispone, piegandolo al servizio di una commedia di costume che ha come difetto qualche pausa e qualche sbavatura ma anche al suo attivo una storia crudele quanto basta interpretrata magnificamente dal compianto Stefano Satta Flores, uno che con i perdenti aveva grande dimestichezza (come dimenticare lo splendido ritratto di Nicola Palumbo in C’eravamo tanto amati).
L’attore napoletano, prematuramente scomparso nel 1985 a soli 48 anni è interprete di classe: lo dimostra giganteggiando in un film che sembra essere al suo servizio, in cui l’identificazione con il personaggio triste e sconfitto di Carmelo è quasi assoluta.
Cinzia Monreale
Attorno a lui si muovono gli altri attori ingaggiati per il cast, nel quale ognuno fa la sua parte con diligenza:molto brava (ed affascinante) Macha Meril nel ruolo della baronessa Lamia, bravo anche Umberto Orsini in quello dell’avvocato amante della baronessa.
Bella e brava Cinzia Monreale, un’attrice che avrebbe meritato ben altro spazio nelle produzioni a cui ha partecipato, mentre ci sono camei preziosi per Luciano Salce e Marisa Laurito.
Perdutamente Tuo,mi Firmo Macaluso Carmelo fu Giuseppe è un film rimasto per tantissimi anni in un angolo, prima di essere riproposto dai canali Mediaset; oggi ci sono in rete copie di buon livello del film, che può anche essere visionato su You tube in versione completa.

Perdutamente tuo… mi firmo Macaluso Carmelo fu Giuseppe
Un film di Vittorio Sindoni. Con Leopoldo Trieste, Macha Méril, Stefano Satta Flores, Cinzia Monreale,Pino Ferrara, Luciano Salce, Giuliano Persico, Umberto Orsini, Renato Pinciroli, Vito Cipolla, Marisa Laurito, Deddi Savagnone Commedia, durata 100′ min. – Italia 1976.
Stefano Satta Flores: Carmelo Macaluso
Leopoldo Trieste: don Calogero Liotti
Macha Méril: Baronessa Valeria Lamia
Cinzia Monreale: Jessica
Umberto Orsini: avvocato Vito Orsini
Luciano Salce: Barone Alfonso Lamia
Marisa Laurito: Tindara Liotti
Roberto Della Casa: Impiegato di banca
Pino Ferrara: L’avvocato difensore
Renato Pinciroli: don Saverio
Deddi Savagnone: La moglie di don Calogero
Regia Vittorio Sindoni
Soggetto Ghigo De Chiara, Vittorio Sindoni
Sceneggiatura Ghigo De Chiara, Vittorio Sindoni
Produttore Luciano Giotti
Fotografia Safai Teherani
Montaggio Mariano Faggiani
Musiche Enrico Simonetti
Scenografia Vittorio Sindoni
Il paese di Stignano
Gerace
Caulonia
Villa Caristo a Stignano
La liceale seduce i professori
Il Prof. Pasquale La Recchiuta è preside di un liceo nella cittadina di Trani.
Vive con suo nipote Arturo, ha una relazione con la bella Fedora e ha la passione per gli strumenti musicali.
A casa sua arriva all’improvviso la nipote Angela, spedita lontano da casa per permetterle di studiare con più profitto.
Ma nella classe del liceo dove la ragazza finisce non tira aria adatta agli studiosi; i ragazzi della classe passano il loro tempo organizzando scherzi e facendo di tutto per non studiare.
Angela si adegua al clima, e individuato nel professore di storia l’unica arma per evitare i fastidiosi studi, riesce a sedurlo; nel finale i ragazzi della classe affronteranno gli esami di maturità con esiti catastrofici e la stessa Angela non sfuggirebbe all’identica sorte se …
Lino Banfi e Donatella Damiani
La liceale seduce i professori è l’ennesimo capitolo che il regista Mariano Laurenti dedica al sotto filone studentesco, appartenente al filone della commedia sexy e segue altre opere di identica ispirazione, come Classe mista (1975),La compagna di banco (1977),L’insegnante va in collegio (1978) e La liceale nella classe dei ripetenti (1978), tutti film di discreto successo al botteghino e caratterizzati da una trama esilissima e giocati sull’esposizione di scherzi da caserma, linguaggio scurrile e qualche nudità della protagonista di turno sparsa qua e là.
Anche questo film non sfugge quindi ai paletti fissati per costruire film di facile presa, prodotti a basso costo e destinati ad un pubblico eterogeneo alla ricerca di qualche risata facile in un clima di totale disimpegno mentale.

Laurenti gira il film nella cittadina pugliese di Trani e questo è un merito;una location di sicuro fascino che ha il pregio di mostrare le bellezze artistiche di una località all’epoca poco conosciuta ma ricchissima di storia e di bellezze architettoniche.
I meriti si fermano qua, perchè il film è un prodotto mediocre, in cui si ride poco e quel poco è suscitato più che altro dalle performance del solito Lino Banfi, autentico mattatore del film coadiuvato da un cast di caratteristi ormai collaudato.
Si va dalla bella Gloria Guida, ancora una volta nei panni di una liceale con poca voglia di studiare attratta più che altro dal fascino maschile ad Alvaro Vitali,per l’ennesima volta bidello con il pallino della musica.

Le altre due protagoniste femminili sono la procace Donatella Damiani e Lorraine De Selle; poichè a loro non è richiesta alcuna dote di recitazione, assolvono il loro compito con sufficienza, dovendosi limitare a poche scene in cui mostrano con generosità epidermide,seni e glutei.
Siamo nel 1979, in piena crisi cinematografica e le produzioni ormai risentono della mancanza di idee e sopratutto della mancanza di soldi; anche questo prodotto è ruvido e grossolano, privo di una trama che vada oltre gli stereotipi del genere e sopratutto fine a se stesso.
Ninetto Davoli, Lino Banfi e Gloria Guida
Eppure Laurenti continuerà a girare imperterrito film macchiettistici, insistendo su un genere (la commedia sexy) ormai agonizzante e privo di validità artistiche.
Ne sono la prova i successivi prodotti,L’infermiera nella corsia dei militari (1979),La ripetente fa l’occhietto al preside (1980),La settimana bianca (1980),La settimana al mare (1980),L’onorevole con l’amante sotto il letto (1981) in cui le trame sembrano malinconicamente ricalcate in copia carbone.
Questo film è passato diverse volte in Tv per cui è facile trovare delle copie ben digitalizzate; esiste anche in formato dvd ed è facilmente reperibile in rete.
La liceale seduce i professori
Un film di Mariano Laurenti. Con Gloria Guida, Lino Banfi, Ninetto Davoli, Fabrizio Moroni, Alvaro Vitali, Carletto Sposito, Dario Silvagni, Donatella Damiani Erotico, durata 102′ min. – Italia 1979.
Lino Banfi: Prof. Pasquale La Recchiuta
Gloria Guida: Angela, nipote di Pasquale
Alvaro Vitali: Salvatore
Donatella Damiani: Irma, compagna di banco di Angela
Ninetto Davoli: Arturo
Fabrizio Moroni: Prof. Carlo Casalotti
Carletto Sposito: Prof. Caccioppo sordo
Lorraine De Selle: Fedora
Jimmy il Fenomeno: Postino/Suonatore Banda
Fernando Paone (Nando Paone):
Paola Pieracci: Proprietaria di casa
Germana Dominici: Professoressa
Gianluca Manunza: Figlio professoressa
Ermelinda De Felice: Baby sitter del figlio prof.ssa
Regia Mariano Laurenti
Soggetto Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Sceneggiatura Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Casa di produzione Dania
Fotografia Federico Zanni
Montaggio Alberto Moriani
Musiche Gianni Ferrio
Scenografia Elio Micheli
Peccati in famiglia
Il ricco e gaudente ingegner Carlo, in compagnia di sua moglie Piera e di sua figlia Francesca decide di prendersi un periodo di ferie, stressato dall’impegno di dover gestire le sue fabbriche e torna così nella sua residenza estiva nel piacentino.Ad attenderlo c’è una sorpresa: c’è una cuoca, una giovane vedova di nome Doris che ha sostituito la vecchia balia di Carlo.
A qualche giorno dall’inizio delle vacanze, ecco che arriva a casa di Carlo il giovane Milo, figlio di suo fratello, morto senza un centesimo.
Il giovane è uno studente all’apparenza timido, ma in realtà e’ mosso da un’ambizione senza limiti e da un arrivismo altrettanto forte.
Simonetta Stefanelli e Renzo Montagnani
Mentre Carlo inizia un’opera di seduzione serrata nei confronti di Doris, Milo tesse una trama sottile che si dimostrerà vincente.
Dapprima seduce la bella Francesca, che per lui abbandona la relazione torbida con Fedora, poi passa a sedurre anche Doris, nel segreto intento di poter meglio controllare lo zio.
L’unico ostacolo alle ambizioni del giovane è rappresentato dalla furba Piera, che ha intuito qualcosa e che ora vorrebbe mandarlo via.
Ma Milo seduce anche lei e da quel momento è padrone del campo.
Michele Placido e Simonetta Stefanelli
Con l’aiuto di Doris che sottopone Carlo ad un tour de force erotico, Milo procura allo zio un infarto e da quel momento si assicura definitivamente sia le grazie del gineceo famigliare sia il controllo dell’azienda del defunto Carlo.
Peccati in famiglia, diretto da Bruno Gaburro nel 1975 è una delle tradizionali commedie sexy degli anni settanta, poco attente ad una sceneggiatura accettabile e intente invece a mostrare le attrici di turno in abiti succinti.
Cosa che accade immancabilmente anche in questa commedia, che non si eleva come qualità dalla maggioranza dei film del filone, nonostante la presenza nel cast di alcuni validi attori.
Jenny Tamburi
Gaburro, regista di B movie (sue saranno le regie degli erotici Malombra,Maladonna e Penombra) non tenta nemmeno di dare qualsiasi giustificazione sociologica o di indagine al suo film, puntando tutto decisamente su una storia pruriginosa quanto basta per tener desta l’attenzione dello spettatore.
Vien fuori così un film totalmente piatto, a mala pena retto dalla verve del solito Renzo Montagnani, un professionista esemplare in qualsiasi situazione.
La storia è vista e rivista per cui nessun elemento di novità; questa volta però il furbetto di turno riesce a diventare il padrone e una volta tanto il film finisce in maniera anticonvenzionale.
Juliette Mayniel
Per quanto riguarda il cast, davvero sprecato, discrete le tre maggiori protagoniste, ovvero le sensuali Simonetta Stefanelli e Jenny Tamburi oltre che la solita sicurezza rappresentata da Juliette Mayniel mentre appena appena sufficiente un Michele Placido in evidente imbarazzo nei panni del seduttore bello e dannato.
Questo film non è facilmente rintracciabile, quelle che circolano sono generalmente copie ricavate o da vecchie VHS oppure registrate qualche anno addietro dai rari passaggi televisivi.
Peccati in famiglia
Un film di Bruno Gaburro. Con Michele Placido, Simonetta Stefanelli, Renzo Montagnani, Jenny Tamburi, Dino Curcio, Corrado Olmi, Gastone Pescucci, Juliette Mayniel, Lorenzo Piani, Rosita Torosh, Edy Williams Commedia, durata 97′ min. – Italia 1975.

Michele Placido: Milo
Simonetta Stefanelli: Doris
Jenny Tamburi: Francesca
Juliette Mayniel: Piera – moglie di Carlo
Gastone Pescucci: Armando – il dottore
Laura De Marchi: Vincenza – moglie di Armando
Corrado Olmi: don Erminio
Edy Williams: Zaira
Renzo Montagnani: Carlo
Rossella Pescatore: Fedora – figlia di Armando
Dino Curcio: Nando – amministratore della terra

Regia Bruno Gaburro
Soggetto Bruno Gaburro
Sceneggiatura Lianella Carell, Carlo Romano
Produttore Edmondo Amati
Casa di produzione Flaminia Produzioni Cinematografiche
Fotografia Joe D’Amato
Montaggio Vincenzo Tomassi
Musiche Guido De Angelis, Maurizio De Angelis
Scenografia Ennio Michettoni
Costumi Antonio Randaccio
































































































































































































































































































































