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La notte che Evelyn uscì dalla tomba

Alan Cunningham, lord inglese, torna all’avito castello dopo una lunga degenza in una clinica psichiatrica. Vi è stato ricoverato dopo l’omicidio consumato ai danni della moglie, sorpresa mentre era a letto con un altro.

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La moglie, una bellissima donna dai capelli rossi, continua a tormentare i ricordi di Alan, che mutua la figura della donna incarnandola in giovani prostitute dalla stessa caratteristica, una folta chioma rossa, prostitute che accoglie nel suo castello.

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Anthony Steffen e Marina Malfatti

La sua mania sfocia però in una sorta di rivincita sadica nei confronti delle donne, che uccide in maniera violenta e brutale. Un giorno però conosce una splendida spogliarellista, Gladys, se ne innamora, la sposa e la porta a vivere con se; all’inizio sembra che tutto scorra bene, e Alan abbia dimenticato i suoi raptus omicidi.

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Ma all’improvviso appare una figura misteriosa, un fantasma che assomiglia alla defunta moglie, e che terrorizza alcuni ospiti del castello, uccidendoli. Dalla tomba di Evelyn, la defunta, è scomparso il cadavere, e Alan, sull’orlo della follia, pensa che essa sia l’autrice dei fatti di sangue. Un’apparizione del fantasma sconvolge a tal punto il lord che la sua mente barcolla, e si rende necessario un nuovo trasferimento nella clinica psichiatrica.

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In realtà è stata Gladys a organizzare il tutto, con l’aiuto di George, cugino di Alan; il motivo è da ricercare nel testamento dello stesso lord, che vede beneficiari sia la moglie che il cugino.E’ proprio quest’ultimo, che aveva usato come comparsa anche una prostituta, a uccidere le complici. Ma c’è spazio per il colpo di scena finale.

Siamo ai primi degli anni settanta, e questo film di Miraglia è uno dei primissimi esempi di giallo/gotico con sfumature horror proposti; un film di discreto livello, con un intreccio forse non credibile, ma che quanto meno tiene lo spettatore avvinto. Discrete prove per il cast, nel quale spiccano le superbe bellezze di Erika Blanc e di Marina Malfatti, angelica e demoniaca allo stesso tempo.

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La notte che Evelyn uscì dalla tomba, un film di Emilio P. Miraglia. Con Anthony Steffen, Erika Blanc, Marina Malfatti, Giacomo Rossi Stuart, Rod Murdock, Umberto Raho, Roberto Maldera, Brizio Montinaro
Horror, durata 104 (99, 91) min. – Italia 1971.

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 La notte che Evelyn usci dalla tomba protagonisti

Anthony Steffen è Lord Alan Victor Cunningham
Marina Malfatti è  Gladys
Erika Blanc è Susy
Giacomo Rossi-Stuart è il Dott. Richard Timberlane
Rod Murdock è Enzo Tarascio

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Regia Emilio P. Miraglia
Soggetto Fabio Pittorru, Massimo Felisatti
Sceneggiatura Emilio P. Miraglia, Fabio Pittorru, Massimo Felisatti
Produttore Antonio Sarno
Casa di produzione Phoenix Cinematografica Roma S.p.A.
Fotografia Gastone Di Giovanni
Montaggio Romeo Ciatti
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Lorenzo Baraldi
Costumi Lorenzo Baraldi
Trucco Marcello Di Paolo

La notte che Evelyn usci dalla tomba citazioni

“Un sacco di uomini per divertirsi hanno bisogno di fare cose strane“

“Non riesco a dimenticarla: mi ossessiona“

Lei, dottore: è davvero sicuro che Lady Evelyn sia davvero morta? “

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Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

“Emilio Miraglia è un nome poco noto ai cultori dell’horror all’italiana, pur avendo firmato due curiosi titoli complementari per struttura narrativa: La Dama Rossa Uccide Sette Volte e La Notte che Evelyn Uscì dalla Tomba. Si tratta di pellicole abbigliate (con titoli e locandine) come horror puri, ma che virano nel finale al giallo ed al razionale, lasciando lo spettatore amareggiato/compiaciuto per l’inaspettato dirottamento narrativo dei film. Dei due titoli, questo (ben) presenta un morboso aspetto voyeristico (il rapporto s/m). Sferzato. “

“Impasto piuttosto bizzarro di giallo, horror, e erotismo morbos(ett)o, riveste un certo interesse di modernariato pop, rappresentando una delle più credibili approssimazioni cinematografiche allo “stile” (ehm ehm) dei fumettacci alla Renzo Barbieri, tipo Oltretomba, che hanno alimentato un certo immaginario. Bonissima la Blanc, Steffen come sempre tetragono nell’allontanare ogni sospetto di espressione (è il suo bello), il resto del cast è una delizia da serie B italiana fra tardi sixties e primi seventies. Per amatori.”

“Archetipo del giallo gotico, il suo valore storico supera quello cinematografico. Sono riconoscibili richiami agli horror dei ‘60, alle soggettive argentiane e ai complotti lenziani, ma la prolissa e spenta sceneggiatura vanifica quel minimo di tensione richiesto e finisce col rendere ridondanti e talora ridicoli i momenti erotici, affidati alle seducenti movenze della Blanc, della Malfatti e della Tofano. Steffen si cimenta in qualche tic e rituale s/m, ma non esce dalla sua consueta staticità. Un film più visivo che narrativo.”

“Inferiore a La dama rossa, non raggiunge la sufficienza. Miraglia non è un cattivo regista e anche la fotografia, nonostante qualche effetto notte discutibile, è piuttosto curata. Peccato che manchi il ritmo e che almeno nella prima ora la noia regni sovrana. Poi le cose lentamente migliorano e il finale, per quanto prevedibile, è curiosamente ben realizzato ed efficace. Discreto il cast ma mediocri le musiche. Comunque più vicino al giallo lenziano che al gotico. Solo per appassionati.”

“Il film inizia piuttosto male, apparendo banale e superficiale. Un uomo disturbato, le sue manie crudeli e le donne vittime delle sue perversioni. Poi una improvvisa evoluzione e la vicenda si afferma in contorni migliori, rendendosi anche avvincente. Atmosfera di genere, con villone di famiglia dagli affascinanti interni pacchiani dai colori forti. C’è molto nudo, con le bellissime di turno che non lesinano a mostrare (quasi) tutto. Le musiche del maestro Nicolai sono come sempre eccellenti. Il finalone è inaspettatamente cruento e sorprende. Un buon film!”

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gennaio 16, 2009 Posted by | Horror | , , , , | Lascia un commento

Susan Scott

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Susan Scott, il cui vero nome è Nieves Navarro è nata il 10 novembre 1938 nel comune di Almería, nella regione dell’Andalucía, in Spagna. Inizia la carriera frequentando il mondo dello spettacolo a Barcellona, come modella, ma fu grazie ad una serie di spot pubblicitari che si fece notare, sia per la sua non comune bellezza, sia per quel tocco ineffabile di fascino che ne ha sempre caratterizzato la personalità.

Il suo primo film lo gira nel 1964, Totò d’Arabia, per la regia di José Antonio de la Loma, e si trasferisce in Italia, dove girerà la maggior parte dei film che interpreterà nella sua carriera.Nel 1965 gira due film western, Una pistola per Ringo e Il ritorno di Ringo, mentre l’anno successivo è sul set di Kiss kiss bang bang, poi di Che notte, ragazzi e infine di La resa dei conti,un film di Sollima nel quale recita accanto a Lee van Cleef e a Thomas Milian.

 

Con Toto in Toto d’Arabia

Nel 1967 interpreta il ruolo di Dolly nel film di Florestano Vancini I lunghi giorni della vendetta, accanto a Giuliano Gemma.Nel 1969 compare con lo pseudonimo Susan Scott, che non abbandonerà più, in I ragazzi del massacro, di Fernando Di Leo, accanto a Pier Paolo Capponi.Non diventa mai una stella di prima grandezza, tuttavia è ricercata dai registi non solo per la bellezza, ma per la capacità di catturare la scena; sempre nel 1969 compare nel film Amarsi male, sempre diretto da Di Leo, questa volta accanto a Gianni Macchia.

 

Una pistola per Ringo

Nel film Orgasmo nero

Susan Scott Emanuelle e gli ultimi cannibali

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Due fotogrammi tratti da Emanuelle e gli ultimi cannibali

Nel 1970 è sul set di Le foto proibite di una signora per bene, un giallo di Luciano ercoli, accanto ad un’altra emergente, Dagmar Lassander.Nel 1971 gira ancora tre film, tutti e tre western; sono Indio Black,Una nuvola di polvere… Un grido di morte… arriva Sartana, diretto da Giuliano Carnimeo al fianco di Gianni Garko e infine Sette minuti per morire.

Susan in Sartana

Susan Scott Tutti i colori del buio
Tutti i colori del buio

 L’anno successivo una svolta; dal western la Scott passa al thriller all’italiana, un genere che stava conoscendo una felicissima stagione.Interpreta la parte di Nicole nel film La morte cammina con i tacchi alti, di Luciano Ercoli, mentre successivamente è sul set del buon thriller diretto da Sergio Martino Tutti i colori del buio, con una giovane e sempre più bella Edwige Fenech. Sono parti di rilievo, ma mai di assoluta protagonista; la Scott entra nel set di Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile , diretto da Roberto Bianchi Montero, nel cast del quale figurano la Koscina,Annabella Incontrera,Silvano Tranquilli, Femi Benussi e Krista Nell.

Susan Scott Velluto nero

Velluto nero

Con lo stesso regista torna al western, genere ormai agonizzante, con Hai sbagliato… dovevi uccidermi subito, per ritornare, sempre nel 1972 a interpretare un thriller, e questa volta da protagonista nella parte di Valentina; il film è La Morte accarezza a mezzanotte,su soggetto di Bruno Corbucci e la direzione di Luciano Ercoli.Un passo falso è Troppo rischio per un uomo solo , sempre diretto da Ercoli, un giallo girato al fianco di Giuliano Gemma, un film molto brutto che passa pressoche inosservato.

Susan Scott El fascista, doña Pura y el follón de la escultura

El fascista, doña Pura y el follón de la escultura

Nel 1973 gira Passi di danza su una lama di rasoio, un buon thriller; nei film ormai i registi le chiedono di mostrare il suo splendido corpo. E lei, con grazia, acconsente. Non ricopre mai ruoli eccessivamente scollacciati, limitandosi a nudi che per la morale dell’epoca sono anche fin troppo castigati. Dopo Chi ha rubato il tesoro dello scia?, film passato inosservato al fianco di Kinskj, gira Il giudice e la minorenne, e successivamente Il vizio di famiglia, al fianco della conturbante Fenech; siamo in pieno periodo della commedia erotica all’italiana, ma, paradossalmente, a poco alla volta Susan diminuisce le sue partecipazioni sullo schermo.

Susan Scott Il medico la studentessa
Il medico…la studentessa

Susan Scott Il ritorno di Ringo
Il ritorno di Ringo

 Arrivano Noi siam come le lucciole, al fianco di Silvia Dionisio, Il medico e la studentessa, con Gloria Guida e Velluto nero,film non accreditato come sequel di Emmanuelle, al fianco di Laura Gemser.Da questo momento in poi le pellicole che interpreta sono solo ed esclusivamente a soggetto erotico: i film si chiamano Emanuelle e gli ultimi cannibali ,Emanuelle e Lolita,Cugine mie ,L’Infermiera nella corsia dei militari,Orgasmo nero, La Moglie in bianco… l’amante al pepe.

Rivelazioni di un maniaco sessuale

 Nel 1981 una delle sue ultime apparizioni, nel film Miele di donna, diretto da Angelucci con la Spaak, la Goldmisth,Fernando Rey e Luc Merenda.La sua carriera declina progressivamente, e fino al 1989 non gira più nulla.Interpreta Fiori di zucca al fianco di Marina Suma, fino all’ultimo film ufficiale, Casa di piacere, che chiude di fatto la sua carriera. da quel momento si ritira dagli schermi, intervenendo solo a serate celebrative sul cinema.Susan Scott poteva avere una carriera sicuramente con ruoli più importanti, ma è rimasta prigioniera di un clichè che francamente le hanno cucito addosso: quello della bellona tutta forme. Un vero peccato, perchè aveva i mezzi per diventare un’autentica protagonista.

 Casa di piacere (1989)
Fiori di zucca (1989)
El fascista, doña Pura y el follón de la escultura (1983)
Miele di donna (1981)
Dulce piel de mujer
La moglie in bianco… l’amante al pepe (1980)
Orgasmo nero (1980)
L’infermiera nella corsia dei militari (1979)
Candide Lolita (1979)
Cugine mie (1978)
Emanuelle e Lolita (1978)
Emanuelle e gli ultimi cannibali (1977)
La bidonata (1977)
Mauricio, mon amour (1976) (uncredited)
Velluto nero (1976)
C’è una spia nel mio letto (1976)
Il medico… la studentessa (1976)
Noi siam come le lucciole (1976)
Il vizio di famiglia (1975)
Los hijos de Scaramouche (1975)
Il giudice e la minorenne (1974
Chi ha rubato il tesoro dello scia? (1974)
Passi di danza su una lama di rasoio (1973)
Troppo rischio per un uomo solo (1973)
La morte accarezza a mezzanotte (1972)
Hai sbagliato… dovevi uccidermi subito! (1972)
Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile (1972)
Tutti i colori del buio (1972)
La morte cammina con i tacchi alti (1971)
Siete minutos para morir (1971) )
Una nuvola di polvere… un grido di morte… arriva Sartana (1971)
Indio Black, sai che ti dico: Sei un gran figlio di… (1971)
Le foto proibite di una signora per bene (1970)
Amor a todo gas (1969)
Amarsi male (1969)
Le paria (1969)
I ragazzi del massacro (1969)
El rojo (1967)
I lunghi giorni della vendetta (1967)
La resa dei conti (1966)
Che notte, ragazzi! (1966)
Kiss Kiss… Bang Bang (1966)
Il ritorno di Ringo (1965)
Una pistola per Ringo (1965)
Totò d’Arabia (1964)

La resa dei conti

La bidonata

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Due sequenze da L’infermiera nella corsia dei militari

Susan Scott La morte accarezza a mezzanotte
La morte accarezza a mezzanotte

Susan Scott Amarsi male
Amarsi male

Susan Scott Le foto proibite di una signora perbene
Le foto proibite di una signora per bene

Susan Scott La morte cammina con i tacchi alti
La morte cammina con i tacchi alti

Susan Scott Passi di danza su una lama di rasoio
Passi di danza su una lama di rasoio

Susan Scott Il giudice e la minorenne
Il giudice e la minorenne

Susan Scott Orgasmo nero

Orgasmo nero

Susan Scott La moglie in bianco… l’amante al pepeLa moglie in bianco… l’amante al pepe

 Kiss kiss bang bang

 Indio Black

 I Ragazzi del massacro

 I lunghi giorni della vendetta

 Emanuelle a Lolita

Susan Scott Casa di piacere

Casa di piacere

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Una spia nel mio letto

Susan Scott Hai sbagliato dovevi uccidermi subito

Hai sbagliato dovevi uccidermi subito

Susan Scott La bidonata

La bidonata

Susan Scott Toto d'Arabia

Totò d’Arabia

Susan Scott Miele di donna

Miele di donna

Susan Scott Le paria

Le paria

Susan Scott Il vizio di famiglia

Il vizio di famiglia

Susan Scott Colorado

Colorado

Susan Scott Amor a todo gas

Amor a todo gas

Susan Scott Una pistola per Ringo

Una pistola per Ringo

Susan Scott Casa di piacere

Casa di piacere

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Una nuvola di polvere,un grido di morte…arriva Sartana

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L’ultimo colpo

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El Rojo

 

gennaio 15, 2009 Posted by | Biografie | | 7 commenti

Avere vent’anni


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Avere vent’anni è il film più controverso e discusso di Fernando Di Leo, vuoi per la storia, forse un tantino velleitaria e irrisolta nei suoi aspetti fondamentali, vuoi per le noie che il film stesso ebbe con la censura italiana, a causa principalmente della scena lesbo tra la Carati e la Guida, ma anche e sopratutto per le violentissime immagini finali.

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Gloria Guida

Tanto che il film uscì in diverse versioni, una delle quali, edulcorata, passò nei cinema permettendone così la visione ai maggiori di anni diciotto. Un film a tratti confuso, a tratti vibrante, tipico prodotto del cinema di Di Leo, uno che comunque il suo mestiere sapeva farlo.

La storia di Lia (Gloria Guida) e Tina (Lilli Carati), due giovani molto confuse sia sul presente che sull’avvenire, si incrociano fatalmente con quella di Michele il Nazariota, uno strano tipo che vine in una sorta di comune abitata da personaggi stravaganti, quando anche non rifiuti volontari di una società che non accettano e che non li accetta.

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Vittorio Caprioli, il Nazariota

Caricate durante un autostop, le ragazze finiscono per fare la conoscenza del mimo Arguinas (Leopoldo Mastelloni) e sopratutto di Rico (Ray Lovelock), un personaggio ambiguo del quale si innamora Tina, oltre a quella di Patrizia (Licinia Lentini), una donna femminista ante litteram, che ha avuto una relazione con Riccetto (che è in realtà un informatore della polizia).

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Lilli Carati, Tina

Quest’ultimo  ha il compito di spiare i vari personaggi che entrano in contatto con gli appartenenti della scombinata comune, per identificare i fornitori di droga che riforniscono i vari frequentatori del posto. Le ragazze restano un po nella comune, concedendosi varie avventure sessuali e consumando anche un rapporto lesbico; per vivere cercano di vendere enciclopedie, ma un giorno un’irruzione della polizia scombina i loro piani. Vengono rispedite a casa con un foglio di via, e mentre stanno tornando a casa, entrano in una trattoria nella quale c’è un malavitoso di rango e i suoi uomini.

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Imprudentemente, le ragazze si mostrano dapprima disponibili con gli uomini, per poi rifiutare le avances quando queste divengono più esplicite.Le ragazze fuggono, ma, inseguite, vengono dapprima stuprate selvaggiamente e alla fine trovano una morte orribile.

Un film che ha alcuni passaggi interessanti, che cerca di mostrare il volto confusamente libertario di due ragazze facendole assurgere a simboli di un femminismo troppo spinto, che alla fine termina nel modo più cruento possibile. Un tentativo che riesce a metà, forse perchè troppa è la carne al fuoco, e forse perchè il racconto non è lineare, ma frammentario. Le due attrici, la Guida e la Carati, raccolsero molte critiche, anche se, in realtà, svolgono davvero bene il loro compito. Cammei per Vittorio Caprioli e per Giorgio Bracardi, nel ruolo del commissario.

Il film è ora disponibile su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=bZL-K_h42cc in versione integrale ed in un’ottima qualità video.

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Avere vent’anni, un film di Fernando Di Leo. Con Vittorio Caprioli, Gloria Guida, Lilli Carati, Ray Lovelock. Leopoldo Mastelloni, Fernando Cerulli, Daniele Vargas, Vincenzo Crocitti, Licinia Lentini, Giorgio Bracardi, Serena Bennato, Daniela Doria Italia 1978

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Gloria Guida: Lia

Lilli Carati: Tina

Ray Lovelock: Rico

Vincenzo Crocitti: Riccetto

Vittorio Caprioli: Michele Palumbo, “il Nazariota”

Licinia Lentini: Patrizia

Silvano Spadaccino: chitarrista

Daniele Vargas: professor Affatati

Giorgio Bracardi: commissario Zambo

Leopoldo Mastelloni: Mimo Arguinas

Serena Bennato: automobilista lesbica

Daniela Doria: Patrizia

Raul Lovecchio: vice commissario

Fernando Cerulli: funzionario in pensione

Franca Scagnetti: venditrice ambulante

Roberto Reale: capo degli stupratori

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Regia Fernando Di Leo
Soggetto Fernando Di Leo
Sceneggiatura Fernando Di Leo
Produttore Vittorio Squillante
Casa di produzione Dania Film
Fotografia Roberto Gerardi
Montaggio Amedeo Giomini
Musiche Francesco Campanino
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Francesco Cuppini

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gennaio 14, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , | 3 commenti

Carrie, lo sguardo di Satana

l film tratti dai romanzi di Stephen King, salvo rare eccezioni, hanno spesso deluso le aspettative, rivelandosi come prodotti dozzinali, spesso male interpretati e basati solo sul tentativo di strappare qualche gemito di orrore dagli spettatori.

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Carrie, lo sguardo di Satana, non appartiene a questo filone, e rappresenta una vera chicca per gli amanti dell’horror para pscicologico.
De Palma basa tutto il suo film sulla tensione, palpabile in ogni singolo fotogramma, non disdegnando i canoni e gli stereotipi del genere; la storia di Carrie White, timida adolescente complessata sia da una presunta bruttezza, sia dall’invadenza di una mamma psicopatica, che l’ha educata in base alle sue assurde teorie religiose, si snoda attraverso un percorso che sembra stabilito sin dall’inizio.

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Timida, imbranata, Carrie diventa la vittima degli scherzi feroci dei suoi compagni di scuola, che culminano nell’episodio, raccontato visivamente in maniera allucinata da De Palma, del primo ciclo mestruale di Carrie, colta impreparata davanti ad una delle tappe obbligate sul percorso per diventare donna.

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Sarà Sue, l’unica ragazza a nutrire una qualche pietà per lei, a cercare di tirarla su, facendola invitare dal suo ragazzo,Tommy, alla festa con ballo per la fine del corso. Una festa in cui la timida e impacciata Carrie si trasforma da brutto anatroccolo a cigno, finendo per diventare, con il suo cavaliere in  prestito, la reginetta della festa stessa. Ma è in agguato un’atroce beffa. Una delle compagne di Carrie, quella che più la derideva,le versa addosso durante la premiazione un secchio di sangue di maiale. Il fragile equilibrio di Carrie va in pezzi; la ragazza, che è dotata di enormi poteri telecinetici, spranga tutte le uscite e da quel momento scatena la sua furia latente sui presenti.

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Dal preside alle compagne, tutti finiscono travolti dalla furia omicida di Carrie, che siano innocenti i colpevoli. E dopo la punizione terribile riservata ai compagni, Carrie uccide anche la madre, finendo però per perire durante il crollo della casa, seguito all’incendio che la distrugge. Sarà solo Sue a salvarsi con un colpo di scena geniale, alla fine, che spiazza gli spettatori.

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Carrie è un gran film, in cui si mescolano con sapienza gli ingredienti di vari generi, in un’alchimia che De Palma raggiungerà solo poche volte durante la sua carriera. Grandissima Sissy Spacek, nel ruolo di Carrie, così come brava è Amy Irving. Nel film c’è un giovanissimo John Travolta.

Carrie – Lo sguardo di Satana,un film di Brian De Palma. Con Amy Irving, Sissy Spacek, Piper Laurie, John Travolta, William Katt, Betty Buckley
Titolo originale Carrie. Drammatico, durata 98 min. – USA 1976.

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Sissy Spacek: Carrie White
Piper Laurie: Margaret White
Amy Irving: Sue Snell
William Katt: Tommy Ross
Betty Buckley: Miss Collins
Nancy Allen: Chris Hargensen
John Travolta: Billy Nolan
P.J. Soles: Norma Watson
Priscilla Pointer: Mrs. Snell
Sidney Lassick: Mr. Fromm

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Regia     Brian De Palma
Soggetto     Stephen King
Sceneggiatura     Lawrence D. Cohen
Produttore     Brian De Palma, Paul Monash
Fotografia     Mario Tosi
Montaggio     Paul Hirsch
Effetti speciali     Greg Auer, Ken Pepiot
Musiche     Pino Donaggio
Scenografia     Robert Gould

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gennaio 12, 2009 Posted by | Horror | , , , , | 2 commenti

La settima donna

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La vita di un gruppo di ragazze, di una donna di servizio e di una suora, intente a provare la recitazione di un testo di Shakespeare per la recita di fine anno,tranquilla e pacifica, viene brutalmente sconvolta dall’arrivo di tre spietati banditi, schakal, come li chiamerà la versione tedesca del film;

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i tre delinquenti, reduci da una sanguinosa rapina in banca, come primo atto di violenza massacrano la donna di servizio con un ferro da stiro. Subito dopo iniziano a torturare sia psicologicamente che fisicamente il gruppo di ragazze.

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Florinda Bolkan è Suor Cristina

In due violentano contemporaneamente una di esse, mentre uno dei banditi è truccato vistosamente da donna. La ragazza farà una brutta fine, verrà impalata senza pietà.

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Poi tocca a suor Cristina subire l’oltraggio della violenza carnale. Un’altra ragazza viene brutalmente violentata, e il suo carnefice, l’indomani, al rifiuto della ragazza di portargli un fumetto, la colpisce al volto senza pietà con una pedata. Le efferatezze continuano, mentre suor Cristina e le ragazze superstiti, terrorizzate, subiscono.

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Ma la violenza subita provoca la reazione della religiosa, che, sciogliendo i suoi voti, dapprima avvelena uno dei banditi, uccide l’altro con la pistola e dopo un drammatico confronto, riesce a far cadere in trappola l’ultimo superstite e lo abbandona alla violenza delle ragazze, che lo uccidono a bastonate.

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L’oltraggio sacrilego

La settima donna, conosciuto in America come Terror venne girato da Franco Prosperi nel 1978, con una splendida e intensa Florinda Bolkan nel ruolo di suor Cristina. Un film che si discosta dalla produzione horror thriller non solo per la trama, ma per la sobrietà della recitazione e per l’intensità della violenza utilizzata, che però non sfocia mai nell’esagerazione. Belle le musiche e la fotografia, per un film sicuramente da riscoprire.

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Ancora violenza

La settima donna, un film di Franco Prosperi, con Florinda Bolkan, Ray Lovelock, Flavio Andreini, Laura Trotter,Sherry Buchanan
Giallo, durata 93 min. – Italia 1978.

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Florinda Bolkan     …     Suor Cristina
Ray Lovelock    …     Aldo
Flavio Andreini    …     Walter
Sherry Buchanan    Lisa
Stefano Cedrati    …     Nino
Laura Tanziani
Laura Trotter
Karina Verlier
Luisa Maneri    …     Matilde

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Regia di : Franco Prosperi
Sceneggiatura: Ettore Sanzò
Screenplay: Romano Migliorini,Gianbattista Mussetto
Produzione: Pino Buricchi     .
Musiche: Roberto Pregadio
Film editing: Francesco Malvestito
Costumi: Dario Micheli

Citazioni:

“Meglio una ragazza violentata che una vergine morta“

“Io le conosco quelle come te: moquette, doppi servizi, marito con l’ulcera, figli programmati… Credo che quando tutto questo sarà finito mi rimpiangerai“

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gennaio 11, 2009 Posted by | Thriller | , , , , , | 1 commento

La calandria

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Livio è un don Giovanni, molto dotato e sopratutto sempre alla ricerca di donzelle disponibili; ma un giorno finisce per mettersi nei guai con uno dei tanti mariti che ha reso cornuti. Ferruccio, marito tradito, lo fa mettere alla gogna; Livio decide di scommettere con quest’ultimo che riuscirà a sedurre la giovane sposa di uno dei tanti feudatari del posto nel termine massimo di un mese.

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Barbara Bouchet

La donna, Fulvia, detta Calandria perchè moglie del nobile Calandro, passa per essere una donna dai costumi casti e puri, in antitesi al marito, uomo gaudente anche se assolutamente inconcludente. Livio così, allontanatosi dalla città, organizza il suo piano; si traveste da donna e si sostituisce alla prostituta Aurora per entrare nel maniero di Calandro, quest’ultima chiamata dalla vecchia suocera di Fulvia per istruire sull’arte amorosa la troppo inibita moglie.

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Grazia Maria Spina

Livio ben presto non solo riesce a sedurre la giovane moglie, ma allarga i suoi appetiti coinvolgendo anche altre donne del castello. Nel frattempo Calandro è attratto da quella strana donna (Livio) che sembra trovarsi così bene in casa sua, e inizia a corteggiarla. Livio non ha alternative se non quella di incoraggiare il vecchio, fino a quando la moglie Fulvia, in combutta con Livio, non finge di scoprire i due in flagrante adulterio.

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Agostina Belli

Livio sembrerebbe finalmente trionfante, ma alla fine esagera; beffa ancora una volta Ferruccio, l’uomo con cui aveva scommesso le sue parti intime convinto di essere capace di compiere l’impresa di violare la giovane moglie di Calandro. Il quale si vendica ferocemente, facendolo castrare e costringendolo, da quel momento in poi, a cantare nel coro delle voci bianche.

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Lando Buzzanca

Diretto da Pasquale Festa Campanile nel 1972, La Calandria, tratto da un’opera del Cardinale Bernardo Dovizi di Bibbiena è un film a metà strada tra il boccaccesco e la pochade, una commedia degli equivoci che si distacca dal filone decamerotico per la sua ironia e sopratutto per l’esibizione di epidermide femminile molto limitata e castigata.

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Il cast è di buon livello, e comprende gli attori Agostina Belli,Grazia Maria Spina, Barbara Bouchet, Lando Buzzanca, Roberto Antonelli, Salvo Randone, Giusi Raspani Dandolo, Mario Scaccia, Grazia Maria Spina, Cesare Gelli. Difficile la reperibilità in rete del film, che attualmente è limitata alla versione ricavata da un passaggio tv di diverso tempo addietro.

La calandria, un film di Pasquale Festa Campanile. Con Mario Scaccia, Barbara Bouchet, Lando Buzzanca, Agostina Belli, Giusi Raspani Dandolo, Grazia Maria Spina, Salvo Randone, Franco Fantasia, Ignazio Leone, Toni Ucci, Stefano Oppedisano, Lorenzo Piani, Roberto Antonelli, Clara Colosimo, Cesare Gelli, Giuliana Calandra
Commedia, durata 103 min. – Italia 1972.

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Lando Buzzanca: Lidio
Barbara Bouchet: Lucrezia
Salvo Randone: Calandro
Agostina Belli: Fulvia
Mario Scaccia: Ruffo
Giusi Raspani Dandolo: madre di Calandro
Cesare Gelli: Ferruccio Consagra
Maria Grazia Spina: Clizia, la cameriera
Roberto Antonelli: Tessenio
Franco Fantasia: il bargello

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Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Gianfranco Clerici
Sceneggiatura Gianfranco Clerici
Pasquale Festa Campanile
Ottavio Jemma
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Gian Maria Messeri
Musiche Gianni Ferrio
Scenografia Giancarlo Bartolini Salimbeni

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gennaio 10, 2009 Posted by | Commedia | , , | 1 commento

La perdita dell’innocenza

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The loss of sexual innocence, titolo originale dell’opera di Mike Figgis, racconta le tappe della vita di un uomo attraverso quattro parti della sua esistenza, intervallandola con uno spezzone di pellicola che avvicina la sua vita alla cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, una sorta di allegoria dell’esistenza dell’uomo.

La vita è quella di Nic, dapprima bambino, in rapporto conflittuale con il genitore, sopratutto quando il bambino cerca di avere delle amicizie principalmente femminili. Cresce quindi con questo tabù verso il sesso femminile, e anche dopo la morte del genitore, continua ad avere grossi problemi relazionali; sceglie di dedicarsi al cinema, diventa un regista di fama, incontra una donna e si sposa, coinvolgendo la donna in viaggi in giro per il mondo.

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Ma sarà in Africa che la sua vita e quella della compagna prenderanno una strada drammatica.

Il film è chiaramente autobiografico, e risente sia della cultura che della formazione musicale di Figgis, simboleggiata dalle musiche di Chopin e Beethoven, o in riprese cinematografiche in cui il tributo ad alcuni grandi del passato è evidente.

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Un film a volte confuso, a tratti visionario, con la parentesi di Adamo (nero) ed Eva (bianca), che si toccano, si annusano, mentre Eva orina in un’acqua limacciosa e francamente poco invitante.o, proprio per la frammentarietà delle immagini, e sopratutto per alcune scene a volte ridicole. Bravo Sand, molto bella Saffron Burrow

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La perdita dell'innocenza 1.

La perdita dell’innocenza,di Mike Figgis,con Julian Sands,Saffron Burrows,Stefano Dionisi,Kelly Macdonald,Jonathan Rhys Meyers-Titolo originale The Loss of Sexual Innocence. Drammatico, durata 106 min. – Gran Bretagna, USA 1999.

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Julian Sands … Nic Adulto
Saffron Burrows …La sorella italiana/inglese
Stefano Dionisi … Luca
Kelly Macdonald … Susan
Gina McKee … Madre di Susan
Jonathan Rhys Meyers … Nic a 16 anni
Bernard Hill … Padre di Susan
Rossy de Palma … Donna cieca
John Cowey … Nic a 5 anni
Dickson Osa-Omorogbe … Wangi
Jock Cowl Gibson …Vecchio colonialista

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Regia: Mike Figgis
Sceneggiatura:Mike Figgis
Produzione: Mike Figgis,Barney Reisz,Annie Stewart,Patrick Wachsberger
Musiche originali:Mike Figgis
Fotografia:Benoît Delhomme
Montaggio:Matthew Wood
Costumi:Firenze Nicaise

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gennaio 9, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , , | 4 commenti

Nell’anno del signore

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Siamo nella Roma papalina, nella prima parte del 1800; il cardinale Rivarola (Ugo Tognazzi), con l’ausilio del colonnello Nardoni (Enrico Maria Salerno), delegato all’ordine pubblico, dirige con pugno di ferro la città.

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Enrico Maria Salerno, il Cap. Nardoni

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Nino Manfredi è Cornacchia

Ma c’è malcontento tra la gente, e il malcontento si esprime sopratutto tra i liberali, insofferenti al regime imposto dal papa re; il ciabattino Cornacchia (Nino Manfredi), un cinico e intelligente popolano, scopre che don Spada ha deciso di tradire la causa carbonara, e  informa il chirurgo Montanari e il giovane Targhini dell’accaduto.

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Cornacchia si trasforma in Pasquino

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Claudia Cardinale è Giuditta

I due così feriscono mortalmente lo Spada, e delle indagini si occupa il disilluso Nardoni. Nel frattempo Giuditta, una giovane e bellissima ebrea (Claudia Cardinale), che vive in casa di Cornacchia ma è innamorata di Montanari, cerca disperatamente di far scappare l’amato.

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A sinistra, Robert Hossein è il dottor Montanari

I due vengono arrestati dal colonnello, condotti davanti al ferito e riconosciuti autori dell’attentato. Ne segue un processo farsa, senza alcuna difesa, in seguito al quale i due uomini vengono mandati a morte. Giuditta, sconvolta, accusa Cornacchia di essere un cinico osservatore,che assiste impassibile anche agli unici tentativi di ridare libertà ad un popolo ormai disilluso e privo di reazioni.

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Cornacchia rivela alla donna la verità; dietro la sua figura di umile ciabattino, si nasconde nientemeno che Pasquino, l’autore di libelli più temuto dal clero, che usa la penna per sferzare una classe clericale impegnata troppo nel potere temporale e troppo poco in quello spirituale. Nel frattempo a consolare i due condannati a morte viene inviato un umile prete, innamorato della sua fede e della sua missione, che cerca di convincere i due ad accettare i sacramenti religiosi;

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Ugo Tognazzi, sua eminenza Rivarola

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Alberto Sordi, il Frate

il frate ( uno strepitoso Alberto Sordi) perorerà la salvezza dei due presso il cardinale Rivarola, ma inutilmente. Ne ricaverà una lezione di cinismo abietto, che mostra il senso di decadenza raggiunto dalla chiesa. Per salvare la vita ai due e per amore di Giuditta, Cornacchia arriva a proporre al cardinale Rivarola la consegna di Pasquino in cambio della vita dei due patrioti, inutilmente.

Il cinico cardinale si appresta a far arrestare il ciabattino, che, prudentemente, si rifugia in un convento, chiedendo asilo. I due patrioti salgono così sul patibolo, con Montanari che, scuro e triste, pronuncia davanti a mastro Titta, il famoso boia di Roma, le parole :”buonanotte,popolo”

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Nell’anno del signore, aldilà delle sue battute, è un amaro resoconto di un’epoca buia, quella del potere temporale della chiesa, che costituì una delle vergogne della Roma del XVIII secolo; amaro,cinico e crudele come i suoi protagonisti, preda delle loro passioni e vittime, pertanto delle loro scelte. Luigi Magni girò, nel 1969, questo splendido affresco di un’epoca, con un cast stellare;Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Enrico Maria Salerno, Pippo Franco, Robert Hossein, uno splendido e cinico Nino Manfredi, Britt Ekland, sono gli splendidi interpreti di una delle commedie satiriche più belle del cinema italiano. il film divenne campione di incassi e fu il più visto di quell’anno.

 

Nell’anno del signore, un film di Luigi Magni. Con Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Robert Hossein,Enrico Maria Salerno Marco Tulli, Emilio Marchesini, Stefano Oppedisano, Pippo Franco, Britt Ekland, Stelvio Rosi, Renaud Verley. Genere Commedia, colore 105 minuti. – Produzione Italia 1969.

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Nell'anno del signore protagonisti

Nino Manfredi: Cornacchia/Pasquino

Enrico Maria Salerno: Cap. Nardoni

Claudia Cardinale: Giuditta Di Castro

Robert Hossein: Leonida Montanari

Renaud Verley: Angelo Targhini

Ugo Tognazzi: Card. Rivarola

Alberto Sordi: Frate

Britt Ekland: Principessa Spada

Pippo Franco: Allievo di Pasquino

Nell'anno del signore cast

Fotografia: Silvano Ippoliti

Montaggio: Ruggero Mastroianni

Musiche: Armando Trovajoli

Scenografia: Carlo Egidi, Joseph Hurley

Nell'anno del signore citazioni

Popolo,sei na’ monnezza (Alberto Sordi)

“Ci sei stata a letto? (Cornacchia); “No, per terra”(Giuditta)

“Ti dirà una cosa che al mondo non sa nessuno:secondo me questi giudei sono esseri umani quasi come noi ” (Il cardinale Rivarola)

È il cuore il flagello dei popoli. Se vuoi essere un uomo strappati il cuore dal petto e buttalo lì dove sguazzano le vacche. (Cornacchia)

Li morti pesano. E morti così, senza delitto, con na burla de processo, pesano più peggio, e col tempo diventano la cattiva coscienza del padrone. (Cornacchia)

La bella che guarda il mare | lalala lalala lalala | ha un nome che fa paura | libertà libertà libertà. (Leonida Montanari)

Noi siamo sempre dalla parte giusta. (Rivarola) Pure quando sbagliamo? (Il frate)  Soprattutto quando sbagliamo. (Rivarola)

“Cornacchia noi vogliamo solo la libertà.. e anche tu la vuoi..”(Montanari)  “Io?… me premen’cappio della libertà.. a che me serve? io quando è giorno m’arzo, quando è ora de magnà me metto a sede, e quando è scuro me ne vado a letto.. io ho il precetto pasquale obbligatorio.. nun bevo, nun betemmio, nun rompo li cojoni…. e voglio bene a una donna che vuò bene a n’artro…. faccio la rivoluzione? io me sputerebben’faccia da me.. eccolo..” (Cornacchia)

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Claudia Cardinale

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Enrico Maria Salerno

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Nino Manfredi

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Ugo Tognazzi

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Nell'anno del signore cenni storici

Un breve cenno storico sulla figura di Pasquino

Anche una statua può parlare.
Può farlo per secoli,e diventare portavoce di denunce e satira,di sonetti e composizioni alle volte blasfeme,ma assolutamente irresistibili.
Pasquino è la statua che più di tutte ha rappresentato nel corso dei secoli,l’anima più autenticamente goliardica e sarcastica della popolazione romana.
Una statua di età ellenistica,forse del III A.C.,danneggiata e mutilata nel corso dei secoli;eppure sempre li,sin dal giorno del suo ritrovamento,nel 1501,nei pressi di piazza Navona.
Una statua che ha finito per identificarsi anche con la piazza dove,da 5 secoli,sfida le intemperie,piazza Parione,oggi chiamata Piazza di Pasquino.
Perché venne chiamata Pasquino?
Possediamo solo leggende,sull’origine del suo nome.
Secondo alcuni era un calzolaio,divenuto famoso per i suoi versi satirici;secondo altri un taverniere,secondo altri ancora un docente con quel nome,a cui gli studenti,ravvisando una somiglianza con la statua,avevano finito per ribattezzarla goliardicamente.
La statua divenne immediatamente famosa perché qualcuno,con spirito burlesco,lasciò un’epigramma canzonatorio verso un nobile.
Da allora si diffuse l’abitudine di affiggere cartelli,sonetti,poesie in rime,accuse e denunce ai suoi piedi.
I più colpiti erano i prelati,bersaglio della popolazione e degli scrittori si sonetti;ben presto diventarono così numerosi che si moltiplicarono anche i luoghi di esposizione,e nacquero altre statue parlanti.
Ma Pasquino restò la più famosa;si prendevano in giro i papi e i cardinali,si sbeffeggiava la nobiltà e i personaggi famosi.
Celebre rimase la frase “Quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini”,ovvero quello che non fecero i barbari fecero i Barberini,con chiaro riferimento a papa Urbano VIII,della famiglia Barberini,che aveva fatto asportare i rilievi bronzei del Pantheon per permettere a Bernini la costruzione dell’orrido baldacchino di San Pietro.
Ben presto le pasquinate divennero così pungenti da allarmare sia la santa sede che i suoi notabili;l’esercizio della satira,soprattutto ben dettagliata,con evidente intervento di qualcuno che detestava un suo collega e che riportava pettegolezzi destinati a restare nell’ombra del vaticano,finì per diventare imbarazzante per tutti.
Clamoroso l’episodio di Clemente VII,che morì dopo una lunga malattia;un papa malvisto,tant’è vero che al collo di Pasquino comparve un eloquente ecce qui tollit peccata mundi (ecco colui che toglie i peccati del mondo).,riferito evidentemente al medico che lo ebbe in cura,e che lo curò male,ma che fece,chiaramente,un piacere alla popolazione.
A qualcuno,come Adriano VI,i motti di spirito non andarono giù:definito lingua marcia dai romani,cercò di vendicarsi facendo gettare la statua,cosa che per fortuna non avvenne.
I suoi consiglieri,sicuri che la cosa avrebbe comportato una sollevazione popolare,riuscirono a distorglielo,e Pasquino restò al suo posto.
Ben presto però le pasquinate divennero così insolenti che si rese necessario un intervento del papato,che decise di comminare pene severe a chi avesse contribuito ad appendere al collo della statua qualsiasi scritto di natura satirica.
Cosa che ottenne un risultato assolutamente modesto;gli autori dei versi si moltiplicarono a dismisura,nonostante alcuni di loro,presi in fragrante,fossero stati puniti severamente.
La nascita dei sonetti satirici,tra cui i più famosi divennero quelli del Belli e la contemporanea fine del potere temporale del papato,coinciso con l’unità d’Italia,smorzarono il fenomeno.
Pasquino parlò sicuramente di meno,ma sempre con la sua lingua velenosa e tagliente.
Se ne accorse anche il Duce,quando fece rimettere a nuovo Roma per la venuta del Fuhrer.
Al collo di Pasquino comparve un eloquente:
“Povera Roma mia de travertino!T’hanno vestita tutta de cartone pè fatte rimirà da ‘n’imbianchino…”

Dal blog www.paultemplar.wordpress.com

gennaio 6, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , | 1 commento

Les valseuses

Les valseuses è un film provocatorio fin dal titolo, che potremmo tradurre come I testicoli; che sono rappresentati nel film da Jean Claude e Pierrot, due giovani anarchici non per ideologia, ma semplicemente perchè sono alla ricerca di qualcosa che intuiscono confusamente;

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Gerard Depardieu e Patrick Dewaere

una sorta di libertà anarcoide fatta di sesso, di trasgressione delle regole, di furti, stupri e voglia selvaggia di sfuggire alla società. Ma in loro non c’è consapevolezza del ruolo che hanno, quanto piuttosto un desiderio selvaggio di raggiungere il proibito attraverso la via più semplice, che passa dal piacere sessuale, tra l’altro quasi mai raggiunto, alla sfida alle convenzioni.

I due, dopo aver tentato di rubare un auto, si imbarcano in un viaggio senza meta attraverso la Francia, nel corso del quale si imbattono in Marie Ange, una giovane sessualmente inespressa, che nonostante sia trattata da loro come un oggetto, li seguirà per un pò nel loro vagabondaggio, nella speranza di raggiungere il piacere sessuale.

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Non mancano, nel film, scene sgradevoli, come lo stupro consensuale di una giovane adolescente, Jaqueline, interpretata da una giovanissima Isabelle Huppert, che simboleggia la ribellione di una ragazza della classe media. Una ribellione confusa, che passa attraverso la deludente esperienza sessuale con i tre.

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Isabelle Huppert

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Les valseuses, girato come un on the road movie, ha i pregi del film di denuncia, pur eccedendo troppo spesso e scadendo, in alcune scene, nella pochade. Blier cerca di denunciare il vuoto che è in larga parte presente nella gioventù francese (siamo nel 1974), con risultati spesso discontinui. Molto belle le interpretazioni di Patrick Dewaere e di Gerard Depardieu, a loro agio nei ruoli dei due balordi e di Miou Miou nel ruolo di Marie Ange.

Les valseuses, un film di Bernard Blier, con Gerard Depardieu, Miou Miou, Patrick Dewaere, Isabelle Huppert, Jeanne Moreau, Brigitte Fossey. Drammatico, Francia 1974

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Jean Moreau

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Gérard Depardieu – Jean-Claude
Patrick Dewaere – Pierrot
*Miou-Miou – Marie-Ange
Jeanne Moreau – Jeanne Pirolle
Brigitte Fossey – donna nel treno

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Michel Peyrelon – il medico
Gérard Boucaron – Carnot
Jacques Chailleux – Jacques Pirolle
Eva Damien – moglie del medico
Dominique Davray – Ursula
Isabelle Huppert – Jacqueline
Marco Perrin – ispettore del supermercato
Jacques Rispal – Maton
Claude Vergues – Merian
Bruno Boëglin

 

 

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gennaio 5, 2009 Posted by | Drammatico | | 6 commenti

Betty blue

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Una storia d’amore travolgente, ossessiva, che sfocerà in un dramma finale; è quella che nasce tra Zorg, giovane talento di scrittore, inespresso, e Betty, una bellissima ragazza con problemi di equilibrio psichico.

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La scintilla tra i due scoppia nel momento migliore, quando Zorg sta cercando disperatamente di credere in se stesso e Betty intravede in lui le sue vere qualità di scrittore.

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La relazione tra i due scoppia come una tempesta: la vita di Zorg non è più la stessa, trascinata com’è nel vortice di una passione incontrollata, erotica e spinta all’estremo. Betty, convinta del genio del suo amante, si sostituisce a lui inviando alle case editrici materiale del suo amante.

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Ma il fatto che i manoscritti vengano respinti aumenta il disagio psichico della ragazza, che ben presto sfocia in una patologia di follia vera e propria. Nemmeno l’amore di Zorg può bastare, e quando la ragazza, convinta di essere incinta, scoprirà che in realtà non lo è, il dramma arriverà a compimento.

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Film sull’amore, sulla vita di coppia, sulla monotonia delle cose che cambiano improvvisamente con un incontro; Betty blue è un film che esagera certo le situazione, portandole al limite della rottura. Ma che esalta l’amore e la forza innovativa di Betty, ragazza senza compromessi, posseduta da una voglia di vivere sfrenata, ossessiva.

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Bravissima la Dalle, a suo agio Jean-Hugues Anglade, sorretti da una buona regia e sopratutto da una sontuosa colonna sonora composta da Gabriel Yared. Film candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1987.

Betty Blue, un film di Jean-Jacques Beineix, con Beatrice Dalle, Jean Hugues Anglade,Gerard Damon, Consuelo De Havilland.

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Jean-Hugues Anglade: Zorg
Béatrice Dalle: Betty
Gérard Darmon: Eddy
Consuelo De Haviland: Lisa
Clémentine Célarié: Annie
Jacques Mathou: Bob
Vincent Lindon: Richard

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Regia Jean-Jacques Beineix
Soggetto Philippe Djian
Fotografia Jean-François Robin
Montaggio Marie-Aimée Debril, Pablo Ferro, Monique Prim
Musiche Gabriel Yared

L’opinione di Deepred 89 dal sito http://www.davinotti.com

Visionato nella versione estesa da tre ore. Prime due ore e dieci caratterizzate da leggerezza, dolcezza, ironia, talvolta con qualche eccesso macchiettistico ma perfette per entrare nel mondo dei personaggi. Parte finale che invece vira prepotentemente verso il dramma, sbilanciando un po’ l’equilibrio delle ore precedenti ma conferendo al film maggiore compiutezza. Buona regia, belle musiche, bravi attori. Nulla di sorprendente o particolarmente originale, ma piacevole a talvolta spiazzante. Un buon film.

L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com

Film erotico/drammatico cult con molti meriti: ottima sceneggiatura, location suggestive e una coppia di attori affiatati che fanno sì che la storia prenda lo spettatore fin da subito. Un film affascinante e duro allo stesso tempo con atmosfere intriganti e musica coinvolgente. Molti momenti caldi.

L’opinione di Buiomega dal sito http://www.davinotti.com

Forse il miglior film francese – e non solo – che sia mai stato realizzato. Una delle storie d’amore più intense e struggenti mai filmate. Dalla carnalità della Dalle (qui da premio Oscar), allo score, meraviglioso, di Gabriel Yared. Indimenticabile l’inizio, con la casetta sulla spiaggia e Anglade e la Dalle che fanno l’amore in modo quasi naturale e per nulla scandaloso. Il finale è devastante, con rimandi a Qualcuno volò sul nido del cuculo, doloroso e feroce. Da antologia la pazzia crescente della Dalle. Capolavoro assoluto e necessario.

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gennaio 2, 2009 Posted by | Drammatico | , | 6 commenti