Lo strano vizio della signora Wardh

Diretto da Sergio Martino nel 1971, Lo strano vizio della signora Wardh ebbe un lusinghiero successo di pubblico, facendo da apri pista al genere thriller all’italiana che avrebbe avuto, tra i maggiori esponenti, Lucio Fulci e Dario Argento. Giocato sul doppio binario erotismo/morte, il film, pur sorretto da una buona colonna sonora, aveva però dei buchi abbastanza notevoli nella sceneggiatura, a tratti inverosimile e a tratti tirata per i capelli.
Edwige Fenech, la signora Julie Wardh
La storia parte dall’arrivo a Vienna di Julie (Edwige Fenech), splendida moglie di un diplomatico, reduce da una tempestosa relazione avuta con Jean, un sadico, che ha in qualche modo segnato la psiche della donna. L’ arrivo in città di Julie coincide con una serie di brutali omicidi che coinvolgono giovani donne, assassinate a colpi di rasoio da un misterioso killer. Proprio a Vienna Julie si imbatte nuovamente nel fantasma del suo passato, Jean, che cerca in qualche modo di attirare a se la donna. Una sera,ad un party organizzato dalla sua amica Carol, Julie conosce George, affascinante erede con Carol delle fortune di un loro zio comune.

Cristina Ayroldi, nel ruolo di Carol Brandt
Attratta dall’uomo, Julie inizia una relazione con lui, ma Jean continua a perseguitare la donna. Un giorno, in un parco, Carol viene uccisa dal killer del rasoio, che la scambia per Julie; la donna aveva sostituito l’amica ad un appuntamento al quale doveva recarsi proprio la signora Wardh, ricattata telefonicamente. Poco tempo dopo anche Julie viene aggredita, ma riesce a salvarsi; convinta che si tratti di Jean, Julie si reca a casa di quest’ultimo con il marito, e scopre che Jean è stato assassinato nella sua vasca da bagno, naturalmente a colpi di rasoio.

George Hilton interpreta George, l’amante di Julie
L’episodio convince la donna della necessità i cambiare aria; spinta da George, accetta di accompagnarlo in Spagna per una vacanza. Ma qui, in maniera assolutamente straordinaria, scopre che Jean non è morto; il fragile equilibrio della donna si incrina.
Mi fermo qui con la trama per non rivelare particolari che svelino la conclusione del film, che in un certo modo è abbastanza sorprendente. Tuttavia, come già detto all’inizio, la trama mostra i segni di una sceneggiatura stiracchiata, pur avendo, lo stesso film, una buona tensione generale. Poco sangue, qualche scena di erotismo piuttosto ardita per l’epoca, accenni ad una relazione sadomaso tra Julie e Jean sono gli ingredienti di una storia raccontata, tutto sommato, con discreta perizia dal regista.
La Fenech è assolutamente straordinaria, sia che reciti vestita, sia che mostri il suo stupendo corpo, con generosità. Molto più a disagio George Hilton, mentre Ivan Rassimov è luciferino nel ruolo di Jean. Un thriller che è particolarmente datato, ma che ha in qualche modo segnato un’epoca, lanciando la straordinaria bellezza della Fenech e facendo da volano a tutti i thriller successivi, a partire dall’ottimo L’uccello dalle piume di cristallo, di Dario Argento, nel quale viene ripresa la scena dell’omicidio di Carol nel parco.
Lo strano vizio della signora Wardh ( The Strange Vice of Mrs. Wardh )
Un film di Sergio Martino. Con George Hilton, Edwige Fenech, Ivan Rassimov, Cristina Airoldi.
Manuel Gill, Brizio Montinaro, Bruno Corazzari, Manuel Gil Giallo, durata 98 min. – Italia 1971.

* George Hilton: George Corro
* Edwige Fenech: Julie Wardh
* Conchita Airoldi: Carol Brandt
* Carlo Alighiero: fattorino
* Ivan Rassimov: Jean
* Alberto de Mendoza: Neil Wardh
* Bruno Corazzari: killer

Regia Sergio Martino
Soggetto Eduardo Manzanos Brochero
Sceneggiatura Vittorio Caronia, Ernesto Gastaldi, Eduardo Manzanos Brochero
Produttore Antonio Crescenzi, Luciano Martino
Casa di produzione Devon Film, Copercines
Fotografia Emilio Foriscot
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Nora Orlandi
Scenografia Jaime Pérez Cubero, José Luis Galicia
Costumi Riccardo Domenici
Trucco Mario Di Salvio



Locandina soundtrack















Classifica al botteghino 1976
1) King Kong (King Kong) di John Guillermin
con Jessica Lange, Jeff Bridges, Charles Grodin, John Randolph, René Auberjonois, Julius Harris
![]()
2) I due superpiedi quasi piatti di E.B. Clucher

con Terence Hill, Bud Spencer, Laura Gemser
![]()
3) Novecento – Atto I di Bernardo Bertolucci

con Gerard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster, Sterling Hayden, Laura Betti, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Donald Sutherland, Romolo Valli, Alida Valli, Stefania Casini, Francesca Bertini, Paulo Branco, Anna Maria Gherardi
![]()
4) Rocky (Rocky) di John G. Avildsen

con Sylvester Stallone, Talia Shire, Burt Young, Carl Weathers, Burgess Meredith, Thayer David
![]()
5) La stanza del vescovo di Dino Risi

con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Patrick Dewaere, Lia Tanzi, Gabriella Giacobbe, Piero Mazzarella
![]()
6) Taxi Driver (Taxi Driver) di Martin Scorsese

con Robert De Niro, Cybill Shepherd, Jodie Foster, Harvey Keitel, Peter Boyle, Albert Brooks, Joe Spinell, Martin Scorsese
![]()
7) La battaglia di Midway (Midway) di Jack Smight

con Charlton Heston, Henry Fonda, Glenn Ford, James Coburn, Hal Holbrook, Robert Mitchum, Cliff Robertson, Toshiro Mifune, Robert Wagner, Edward Albert, Tom Selleck
![]()
8 ) Sturmtruppen di Salvatore Samperi

con Renato Pozzetto, Lino Toffolo, Cochi Ponzoni, Teo Teocoli, Felice Andreasi, Massimo Boldi, Corinne Cléry, Jean-Pierre Marielle, Umberto Smaila
![]()
9) Cassandra Crossing (Cassandra Crossing) di George Pan Cosmatos

con Richard Harris, Sophia Loren, Ava Gardner, Burt Lancaster, Martin Sheen, Ingrid Thulin, Alida Valli, Lou Castel, Lee Strasberg, Lionel Stander, O.J. Simpson, John Phillip Law, Ray Lovelock
![]()
10) Il corsaro nero di Sergio Sollima

con Kabir Bedi, Carole André, Mel Ferrer, Tony Renis, Dagmar Lassander, Guido Alberti
![]()
Oltre la decima posizione:
11) Suspiria di Dario Argento

con Jessica Harper, Alida Valli, Stefania Casini, Joan Bennett, Flavio Bucci, Miguel Bosé, Udo Kier, Renato Scarpa
![]()
12) Quelle strane occasioni di Nanni Loy – Luigi Comencini – Luigi Magni

con Paolo Villaggio, Nino Manfredi, Olga Karlatos, Alberto Sordi, Stefania Sandrelli, Beba Loncar
![]()
13) Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli

con Alberto Sordi, Shelley Winters, Romolo Valli, Vincenzo Crocitti, Renzo Carboni
![]()
14) L’altra metà del cielo di Franco Rossi

con Adriano Celentano, Monica Vitti, Venantino Venantini
![]()
15) L’innocente di Luchino Visconti

con Giancarlo Giannini, Laura Antonelli, Rina Morelli, Jennifer O’Neill, Massimo Girotti, Didier Haudepin
![]()
16) Il maratoneta (Marathon Man) di John Schlesinger

con Dustin Hoffman, Laurence Olivier, Roy Scheider, Marthe Keller, William Devane, Lou Jacobi, Fritz Weaver
![]()
17) Il signor Robinson di Sergio Corbucci

con Paolo Villaggio, Zeudi Araya, Anna Nogara, Percy Hogan
![]()
18 ) Il Casanova di Federico Fellini di Federico Fellini

con Donald Sutherland, Tina Aumont, Maria Marquez, Olimpia Carlisi, Carmen Scarpitta, Cicely Browne, Chesty Morgan
![]()
19) L’ultima donna di Marco Ferreri

con Gerard Depardieu, Ornella Muti, Michel Piccoli, Renato Salvatori, Giuliana Calandra, Zouzou, Nathalie Baye
![]()
20) Novecento – Atto II di Bernardo Bertolucci

con Gerard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster, Sterling Hayden, Laura Betti, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Donald Sutherland, Romolo Valli, Alida Valli, Stefania Casini, Francesca Bertini, Paulo Branco, Anna Maria Gherardi
![]()
Vedo nudo

Nel 1969 Dino Risi girò Vedo Nudo, film strutturato in sette episodi, che vanno dal grottesco al comico, sfruttando il gran momento di Nino Manfredi, attore versatile e molto amato dalle platee. Affiancò al comico ciociaro una bellezza algida e particolare, quella di Sylva Koscina, e puntò tutto sul titolo, ammiccante, e su alcune scene furtive di nudo, per veicolare la sua personale visione della società, popolata di mostri, alle prese con le pruderie del sesso, mescolando il tutto con il sarcasmo e l’ironia tipica della sua regia.
Sylva Koscina interpreta se stessa nell”pisodio “La diva“
Il film, diviso in episodi, parte con la bellissima Koscina a interpretare il ruolo di una diva che, preso per strada un ferito, lo accompagna in ospedale, dove tutti la riconoscono, disinteressandosi del povero ferito, con il risultato che lo stesso ci lascerà la pelle.Nel secondo, una contadina si rivolge al giudice per far condannare un suo vicino che ha abusato di una gallina.
Il contadino accusato riesce a dimostrare come la mancanza di alternative lo abbiano costretto al gesto, alimentato dal fatto che la gallina sculettava maliziosamente quando lo vedeva. Il giudice riconoscerà la validità della scusante, condannando il contadino a comprare il pennuto.
Veronique Vendell
Nell’episodio successivo un dipendente postale, segretamente omosessuale, intavola una fitta corrispondenza con un ragioniere di Milano, facendosi credere una donna. Quando l’uomo decide di incontrarlo, lui si finge fratello di Ornella, il suo alter ego femminile. Finirà in maniera ambigua. Il quarto episodio, il più grottesco, vede protagonista un culturista miope, che un giorno, guardando fuori dalla finestra del suo appartamento, vede un corpo nudo in quello che crede l’appartamento di fronte.
Nei due fotogrammi: Daniela Giordano
Si mette gli occhiali per spiare bene, ma alla fine si accorge che quello che sta guardando altro non è che il suo sedere riflesso nello specchio della sua camera. Anche il quinto episodio scivola nel grottesco; una ragazza, sola in casa, apprende dalla radio che un pericoloso serial killer si aggira nella zona.
Quando, il giorno dopo, vede arrivare un uomo con una bottiglia di latte, che assomiglia molto all’identikit del serial killer, decide di concedersi a lui, nella speranza che l’uomo la risparmi, come ha già fatto in un caso. In realtà l’uomo è davvero una persona qualunque, che le ha portato il latte; la ragazza lo scoprirà ascoltando la notizia della cattura del killer alla radio. Nell’episodio numero sei, sicuramente il più debole e meno riuscito, il protagonista è un uomo sposato ad una bella tedesca, che tutte le sere esce di casa misteriosamente.
La moglie sospetta che l’uomo la tradisca, mentre in realtà il marito, raggiunge ogni sera un binario ferroviario, si sdraia dentro di esso e si fa passare il convoglio addosso, eccitandosi solo in questo modo bizzarro. L’ultimo episodio è il più riuscito;un pubblicitario, ossessionato dall’erotismo, finisce per vedere donne nude dappertutto, con conseguenze disastrose per la sua vita; si fa ricoverare in una clinica e all’apparenza, quando ritorna, sembra tutto finito. In realtà, affacciandosi ad una finestra,scopre che ora invece che donne vede uomini nudi.
Vedo nudo,un film di Dino Risi. Con Nino Manfredi, Sylva Koscina, Véronique Vendell, John Karlsen.Umberto D’Orsi, Nerina Montagnani, Daniela Giordano, Bruno Boschetti, Jacques Stany Italia 1969.
Nino Manfredi: Cacopardo / Angelo Perfili / Ercole / il voyeur / operaio dei telefoni / Maurizio / Nanni
Sylva Koscina: se stessa
Enrico Maria Salerno: Carlo Alberto Rinaldo
Nerina Montagnani: contadina
Véronique Vendell: Manuela
Guido Spadea: giudice Di Lorenzo
Daniela Giordano: Luisa
Umberto D’Orsi: Federico
Marcello Prando: Marcello
Luca Sportelli: collega pugliese di Ercole
Lisa Halvorsen: Inge, moglie di Maurizio
John Karlsen: psichiatra
Jacques Stany: infermiere
Jimmy il Fenomeno: paziente nevrotico

Regia Dino Risi
Soggetto Ruggero Maccari, Fabio Carpi, Dino Risi, Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Ruggero Maccari, Jaja Fiastri
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Fotografia Alessandro D’Eva, Erico Menczer
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Ezio Altieri

Nude per l’assassino

Durante una pratica d’aborto, una ragazza muore per arresto cardiaco; il dottore che le praticava l’aborto, sconvolto, chiama un amico per simulare un incidente, immergendo la ragazza in una vasca d’acqua. In qualche modo la ragazza è legata ad una agenzia fotografica, la Albatros,diretta da Gisella, un’ambigua donna con un marito voyeur e impotente .
Edwige Fenech
Da quel momento si vedranno cadere, sotto i colpi di un misterioso killer, molti dei suoi componenti. Il primo ad essere colpito è un fotografo, che viene brutalmente assassinato. E’ poi la volta di Lucia (Femi Benussi), una giovane modella che Carlo (Nino Castelnuovo), un donnaiolo fotografo dello studio, ha conosciuto in uno stabilimento al coperto, e che con lei ha avuto una breve relazione.
La polizia inizia ad indagare, e i sospetti sembrano concentrarsi proprio su carlo. Che, nel frattempo ha intrecciato una relazione con la bellissima Magda (Edwige Fenech),e che sembra essere al centro della vicenda. Tocca poi al marito di Gisella essere ucciso, e in rapida successione tocca alla donna stessa. Ormai la polizia è sulle tracce di Carlo, ritenendolo l’assassino seriale;ma Carlo, che ha seguito Gisella, ricattata da un personaggio misterioso, assiste all’omicidio di quest’ultima, e riesce a scattare, con una pellicola all’infrarosso, dei fotogrammi del misterioso assassino.
Che rapisce Magda, e la trascina a casa di Stefano e Doris, altri due personaggi legati alla Albatros, che vengono uccisi in maniera efferata. L’intervento provvidenziale di Carlo salva Magda , che alla fine scopre la vera identità e il movente dei misteriosi omicidi.
Nonostante i molti buchi della sceneggiatura, Nude per l’assassino è un thriller di discreta fattura, diretto da Andrea Bianchi nel 1975.Il titolo, molto ammiccante, risulta particolarmente adeguato alla pellicola; dalla Benussi con qualche chiletto di troppo, alla splendida Fenech, questa volta con una curiosa capigliatura alla maschiaccio, passando per Erna Schurer e Giuliana Cecchini, è tutto un proliferare di generosi nudi frontali. Che, se vogliamo, è comunque un bel vedere. Le musiche sono di Berto Pisano, che ben si adattano all’atmosfera leggermente dark del film, che per buona parte del secondo tempo è stato girato in penombra.
Forse il neo maggiore è nei dialoghi, spesso infantili. Ma una volta tanto le scene di sangue sono contenute, senza alcuna concessione allo splatter
Nude per l’assassino, un film di Andrea Bianchi. Con Femi Benussi, Nino Castelnuovo, Edwige Fenech, Erna Schurer,Solvi Stubing, Franco Diogene Drammatico, durata 93 min. – Italia 1975
Edwige Fenech -Magda
Nino Castelnuovo -Carlo Gunter
Femi Benussi-Lucia Cereser
Solvi Stubing -Patrizia
Giuliana Cecchini-Gisella Pozzani Mayer
Franco Diogene -Maurizio Pozzani
Erna Schürer -Doris

Regia Andrea Bianchi
Soggetto Andrea Bianchi
Sceneggiatura Massimo Felisatti
Casa di produzione Fral Cin.ca
Fotografia Franco Delli Colli
Montaggio Berto Pisano
Musiche Francesco Bertuccioli
Scenografia Sergio Palmieri
Costumi Adriana Manini, Clary Mirolo
Trucco Marcello Di Paolo

Quel gran pezzo della Ubalda, tutta nuda e tutta calda
Si potrebbe dire un titolo,un programma.
In effetti la pellicola di Mariano Laurenti non si discosta molto dal filone dei decamerotici,ovvero quei film che inondarono i cinema all’indomani del fortunato esordio del capostipite della file,Il Decameron di Pasolini,opera di ben altra fattura rispetto ai pruriginosi seguiti che proliferarono per molto tempo,saccheggiando il repertorio classico della letteratura boccaccesca italiana,con madonne dal caldo inferno,Masucci napoletani con le braghe in mano e altri titoli che per lo meno denotavano un buon sforzo di fantasia.
In questa pellicola la Ubalda,una splendida Edwige Fenech,è sposata ad un mugnaio,Mastro Oderisi,e d è insidiata,per la sua bellezza,da un soldato di ventura,uno sfigatissimo Pippo Franco,che è stato allontanato dal talamo coniugale dalla moglie,interpretata da Karin Schubert.
Dopo una serie di vicissitudini che potremmo definire boccaccesche,il mugnaio e il soldato di ventura decideranno di scambiarsi le mogli,ma non potranno farlo per la presenza delle cinture di castità.
Uno dei film che lanciò la bellezza sfolgorante della Fenech,e questo basterebbe a cantarne le lodi;in realtà il film,pur con qualche trovata divertente,non fece altro che ammiccare ad un certo tipo di cinema,quello pruriginoso e scollacciato che forte della liberalizzazione dei costumi cinematografici,impose per molto tempo una teoria di bellezze nude e impegnate in improbabili triangoli amorosi.
Pippo Franco e Gabriella Giorgelli
Il Decameron di Pasolini aveva tentato di giustificare il sesso come forma di liberazione,l’unica possibile,in un medioevo in cui ai poveri altro non era concesso,se non un libero e sfrenato erotismo;un’opera anti clericale e anti potere.
Il film di Laurenti invece,non avendo alcuna velleità,gioca tutto su un erotismo pecoreccio e su battute da caserma;ma in fondo,chi andava a vedere questi film,sapeva benissimo a cosa andava incontro.
E perlomeno,in mezzo a tanta immondizia che invase i cinema,Quel gran pezzo dell’Ubalda qualche risata riuscì davvero a strapparla.
Un film di Mariano Laurenti. Con Umberto D’Orsi, Edwige Fenech, Pippo Franco, Karin Schubert, Alberto Sorrentino, Pino Ferrara, Bruno Boschetti, Gabriella Giorgelli, Gino Pagnani, Carla Mancini, Renato Malavasi, Renato Montalbano. Genere Commedia, colore 91 minuti. – Produzione Italia 1972.
Edwige Fenech: La Ubalda
Pippo Franco: Olimpio de’ Pannocchieschi
Karin Schubert: Fiamma
Umberto D’Orsi: Mastro Oderisi
Pino Ferrara: frate manesco
Gino Pagnani: Mastro Deodato
Alberto Sorrentino: notaio Adone Bellezza
Renato Malavasi: medico
Dante Cleri: Cantarano Da Nola
Gabriella Giorgelli: ragazza nel fienile
Regia Mariano Laurenti
Soggetto Tito Carpi, Luciano Martino
Sceneggiatura Carlo Veo, Tito Carpi
Fotografia Tino Santoni
Montaggio Giuliana Attenni,
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Antonio Visone
Agostina Belli
Anna Maria Magnoni, in arte Agostina Belli, è nata a Milano il 13 aprile del 1949. Donna bellissima, dagli occhi molto espressivi, talento da vendere, Agostina ha avuto una carriera decisamente particolare, in bilico tra un cinema d’elite e uno molto più attento al commerciale.
Inizia a lavorare mentre è impegnata come commessa alla Rinascente, a Milano; è un lavoro che le sta stretto, così un giorno del 1968 si reca ad un provino dal regista Carlo Lizzani, che sta per avviare le riprese di Banditi a Milano, film ispirato alle tragiche gesta della banda Cavallero, che insanguinò Milano negli anni 60.
Giornata nera per l’ariete 1972
Nel film Vai avanti tu che mi viene da ridere
La prendono nel cast, nel quale c’è il grande Volontè; lei ha una piccola parte, ma basta per mostrare di quale bellezza, e di quale temperamento sia dotata. Nel 1969 arriva una parte leggermente più ampia, nel film Il terribile ispettore, di Mario Amendola, nel quale è Giorgina, al fianco della giovane promessa Paolo Villaggio e con consumati attori come Campanini e Mulè; nel 1970 accetta diversi lavori, quasi tutti di mediocre livello, come Faccia da schiaffi,Formula 1 -nell’inferno del Grand Prix e Angeli senza paradiso; nel film, diretto da Fizzarotti, è al fianco di Albano, che intrerpreta Schubert e della futura moglie di quest’ultimo Romina Power.

Tre fotogrammi tratti da Barbablu, girato con Richard Burton
Durante la lavorazione del film è vittima di un grave incidente stradale, che la costringerà a lunghe e dolorose cure. Sempre nel 1970 accade un altro fatto che segnerà in maniera profonda la vita dell’attrice. Viene uccisa,nella pensione che gestisce, sua madre.

All’onorevole piacciono le donne

Con Gassman in Profumo di donna
La sua carriera decolla e si moltiplicano le offerte di lavoro; è un’attrice espressiva, capace di ricoprire ruoli drammatici o comici, senza grossi problemi. Arrivano così il musicarello Ma che musica maestro, Giornata nera per l’ariete nel ruolo di Giulia, al fianco di Franco Nero, lo spassoso ruolo di Fulvia nel film di Pasquale Festa Campanile La calandria, nel quale recita con la Bouchet e con Lando Buzzanca, l’idolo del momento.
Con un giovane Christian De Sica in Conviene far bene l’amore
Nel 1972 è sul set di film di grosso livello, e sopratutto film ben visti dalla critica e supportati da ottimi incassi: Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto, in cui recita al fianco di Gassman e di Paolo Villaggio, nel ruolo di Rosalia nel pluri premiato film della Wertmuller Mimi metallurgico ferito nell’onore, maiuscola prova di un giovane ,Giancarlo Giannini, nel graffiante e sottovalutato All’onorevole piacciono le donne, opera straordinaria di Lucio Fulci, nella quale rivaleggia in bellezza con la Antonelli e con la Strindberg, oltre che con la sfortunata Eva Czemerys.
Nel film di Risi Telefoni bianchi
A chiudere l’anno, strepitoso, arriva Barbablù, un successo internazionale conosciuto anche come Bluebeard. Lei è Caroline, una delle moglie di Barbablu, un grande Richard Burton. Il cast è stellare, e comprende Virna Lisi, Marilu Tolo,Nathalie Delon,Raquel Welch. Lei, con la sua bellezza delicata, non sfigura affatto.
Un taxi color malva
E’ una prova maiuscola, che le permette, nell’anno successivo, di avere la parte della protagonista in Sepolta viva di Aldo Lado; lei interpreta Christine, la moglie di un conte che viene fatta sparire in una torre per evitare che possa far cambiare politica al marito, dalla quale riemergerà con il classico happy end.Il successo è grande, e sul set del film conosce l’attore Fred Robsham, con il quale condividerà una lunga parentesi sentimentale. Il 1974 la consacra a star di prima grandezza; dopo aver girato film commerciali, che si chiamano Baciamo le mani, di Schiraldi, Quando l’amore è sensualità, con la bella e algida svedese Ewa Aulin, per la regia di Vittorio De Sisti, Revolver, di Sergio Sollima, al fianco di una star come Oliver Reed e di Fabio Testi, interpreta il ruolo di Veronica nel lacrima movies L’ultima neve di primavera. Il film, sorretto da una bella colonna sonora, di Franco Micalizzi, da una storia intrigante per il grande pubblico, diviene un campione d’incassi, portando la notorietà di Agostina a livelli eccellenti.Accetta molti ruoli, alcuni francamente interpretati solo per denaro; è il caso di Virilità, de Il lumacone e del film La governante. Ma accetta anche il ruolo di Sara nel capolavoro di Risi, Profumo di donna, film candidato all’oscar anche e sopratutto per la gigantesca prova di Vittorio Gassman.
Accanto al capolavoro di Risi, interpreta anche il pessimo Il figlio della sepolta viva,Il piatto piange di Paolo Nuzzi e Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno di Luciano Salce. Nel frattempo la Belli ha cambiato vita, andando a vivere nella quiete della campagna romana; è una donna che non ama la ribalta, e qualche giornalista è costretto ad inventarsi gli scandali essendo la Belli scevra da manie di protagonismo. Si moltiplicano le apparizioni:recita con Pozzetto in Due cuori e una cappella, diretta da Lucidi, in Conviene far bene l’amore di Festa Campanile, e sopratutto in Telefoni bianchi, da assoluta protagonista; il film di Risi non è un granchè, e si regge proprio sulla superba recitazione della Belli. Il successo internazionale riportato da Profumo di donna le permette di scegliere film che varcano i confini nazionale: lavora in Un taxi color malva, film diretto da Boisset,al fianco di Noiret, della Rampling e del mito Fred Astaire e in Holocaust 2000, al fianco di Kirk Douglas, nel discusso film di De Martino sull’anticristo che sulle orme di Daniel Thorne ripesca la storia di Omen-Il presagio cercando di riportarla in auge.
Holocaust 2000
I film successivi segnano una netta inversione di tendenza:Doppio delitto, Suggestionata, Disposta a tutto sono film di routine. Non c’è più quella scintilla che aveva caratterizzato le sue ultime interpretazioni, e dopo aver interpretato con bravura il film Enfantasme, di Claudia Lanza, nel 1978, rimane in disparte per 4 anni. Torna nel 1982 al fianco di Lino Banfi in Vai avanti tu che mi viene da ridere, di Giorgio Capitani, nel quale è Andrea, che si finge un travestito per sfuggire ad un killer.Una commedia spassosa, che mostra come Agostina sia in possesso di eccezionali capacitò comiche. Ma, imprevedibilmente, scompare dagli schermi. Nulla trapela sui motivi per cui sceglie di ritirarsi dagli schermi, e lei, che protegge la sua via privata in maniera maniacale, non spiega i motivi del ritiro. Appare solo in qualche fiction tv, poi, nel 1987 nei film Soldati-365 all’alba, diretta da Marco Risi e in Una donna da scoprire, per la regia di Sesani. Da allora, solo qualche particina in serie tv, prima della rentree prevista nel film Amore che vieni amore che vai
Un amour interdit
Una decisione, quella della Belli, apparentemente senza motivi; sopratutto inspiegabile, alla luce della grande popolarità che aveva sul finire degli anni settanta; un vero peccato, perchè Agostina ha calcato le scene con grazia, con bravura. Sopratutto con il suo enorme fascino.
Uno su due (2006)
Favola (1996)
Fratello dello spazio 1988
Una Donna da scoprire, (1987)
Soldati – 365 all’alba (1987)
Torna (1984)
La Guérilléra, 1982
Vai avanti tu che mi vien da ridere (1982)
Enfantasme 1978
Suggestionata 1978
Manaos 1978
Doppio delitto (1977)
Holocaust 2000 (1977)
Disposta a tutto (1977)
Un Taxi color malva 1977
Cara sposa (1977)
Telefoni bianchi (1976)
Giochi di fuoco (1976)
Conviene far bene l’amore (1975)
Due cuori, una cappella (1975)
Profumo di donna (1974))
Il Piatto piange (1974)
Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno (1974)
Il Figlio della sepolta viva (1974)
La Governante (1974)
Virilità (1974))
Il Lumacone (1974)
L’Ultima neve di primavera (1973)
Revolver (1973)
Quando l’amore è sensualità (1973)
Baciamo le mani (1973)
Sepolta viva (1973)
Barbablù 1972
All’onorevole piacciono le donne(1972)
Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972
Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto (1972)
La Notte dei diavoli (1972)
La Calandria (1972)
Giornata nera per l’ariete (1971)
Ma che musica maestro (1971)
Il Castello dalle porte di fuoco (1970)
Angeli senza paradiso (1970)
Il Caso ‘Venere privata’ (1970)
Faccia da schiaffi (1970)
Formula 1 – Nell’Inferno del Grand Prix (1970))
Il Terribile ispettore (1969)
Banditi a Milano 1968

Due cuori e una cappella, nella foto con Renato Pozzetto
Manaos
Con Oliver Reed in Revolver
Con Giancarlo Giannini in Mimi metallurgico
L’ultima neve di primavera
Il castello dalle porte di fuoco
Il genio
Fratello nello spazio
Formula 1 nell’inferno del Grand Prix
On ne le dirà pas aux enfants
Virilità
La guerillera
La governante
Il terribile ispettore
Il lumacone
Il genio
Il caso Venere privata
Giochi di fuoco
Cara sposa
Banditi a Milano
Favola
La notte dei diavoli
Angeli senza paradiso
Soldati-365 all’alba
Vi prego di dedicare pochi secondi per rispondere al sondaggio che segue:le vostre opinioni sono importantissime!
Justine, ovvero le disavventure della virtù

Mentre è rinchiuso in carcere, il marchese Geremy Donatien De Sade (Klaus Kinskj), si dedica alla scrittura di un romanzo, Justine e Juliette.
Le protagoniste sono due sorelle molto diverse tra di loro; mentre Juliette è libertina e dai costumi facili, Justine è una ragazza morigerata e dalle ferme virtù. Un giorno restano orfane, e sono costrette ad andar via dal collegio in cui vivevano.
Mentre Juliette trova immediatamente la sua strada, andando a lavorare in un postribolo, per Justine l’unica strada percorribile è quella della domestica.
Ma nella casa dove va a vivere, il padrone si incapriccia di lei, e poichè non vuol cedere alle sue avance, la ragazza viene ingiustamente accusata di furto, imprigionata e condannata a morte. Grazie alla Debois, una ladra famosissima che la prende in simpatia, evade dal carcere e segue la sua nuova protettrice a casa sua.
Dove ben presto diventa la preda ambita dei compagni di ventura della donna; qui Justine conosce il timido Raymond, un pittore, e si innamora di lui. L’uomo la strappa dai delinquenti e la porta a vivere con se; ma ben presto le guardie reali scoprono il suo nascondiglio, e lei fugge per andare a trovare rifugio da un nobile, il marchese di Bressac.
L’uomo, che ha in mente di uccidere la moglie, la mette al corrente delle sue intenzioni. Dopo aver commesso l’assassinio, Bressac decide di liberarsi di Justine, non prima di averla marchiata con l’infamante M, che distingueva i criminali dalla gente per bene. Ancora una volta Justine fugge, e questa volta trova rifugio in un convento.
Ma il convento è abitato da una masnada di monaci violenti, sadici e dediti ai piaceri della carne. All’interno dello stesso, infatti, altre ragazze sono costrette a soddisfare le voglie oscene dei prelati. Un incendio permette a Justine di fuggire, ma questa volta il nemico è la sua vecchia protettrice, la Dubois, che la costringe ad esibirsi in un circo, nuda. Alla vista dell’infamante M., il pubblico la indica come assassina, e per Justine sarebbe finita se in quel momento non passasse sua sorella Juliette………….
Diretto da Jesus Franco, il film, aldilà delle nudità generose di una giovane Romina Power, si segnala per l’ambientazione, per i costumi e per il cast, di alto livello, nel quale spiccano Terence Stamp, la Koscina, Kinsky, Rosalba Neri e Rosemary Dexter.Le musiche sono di Bruno Nicolai.
Justine, ovvero le disavventure della virtù
Un film di Jesus Franco. Con Klaus Kinski, Akim Tamiroff, Jack Palance, Sylva Koscina, Romina Power, Maria Rohm, Rosalba Neri Titolo originale Marquis de Sade: Justine. Erotico, durata 124′ min. – Italia 1969.
* Romina Power: Justine
* Klaus Kinski: Marchese de Sade
* Maria Rohm: Juliette
* Jack Palance: Fratello Antonello
* Akim Tamiroff: Mr. de Harpin
* Howard Vernon: Fratello Clement
* Horst Frank: Marchese de Bressac
* Harald Leipnitz: Raymond
* Sylva Koscina: Marchesa de Bressac
* Mercedes McCambridge: la Dubois
* Rosalba Neri: Florette
* José Manuel Martín: Victor
* Gérard Tichy: il Conte
* Carmen del Rio: Mme de Buisson
* Rosemary Dexter: Claudine
* Gustavo Re: Mr. Desroches
* Serena Vergano: una prigioniera
* Jesús Franco: un ciarlatano
* Claudia Gravi: Olivia
* Luis Ciges: Rudolf
* Oscar Angel Petit: Jasmin
* Mike Brandel: Pierre
Regia Jesús Franco
Soggetto Justine o le disavventure della virtù del Marchese de Sade
Sceneggiatura Harry Alan Towers
Produttore Towers of London,
Corona Filmproduktion,
Aica Cinematografica
Fotografia Manuel Merino
Montaggio Nicholas Wentworth
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Santiago Ontañón

Florinda Bolkan

Attrice brasiliana, nata a Uruburetama, un piccolo centro con meno di 20.000 abitanti, nello stato del Ceara, nel 1941. E’ arrivata al cinema relativamente tardi, a 27 anni, quando lavorava come hostess sulle linee aeree del suo paese; venne notata da Marina Cicogna,una produttrice cinematografica molto importante, che la volle con se per introdurla nel mondo del cinema. L’occasione arrivò immediatamente; il regista Luchino Visconti, che stava per girare La caduta degli dei, la volle nel cast del film, anche se con una piccola parte, quella di Olga.
La caduta degli dei

Florinda Bolkan in Una stagione all’inferno
Nel frattempo lavora con il regista italiano Giuliano Montaldo, che la portò nel cast di Gli intoccabili, nel quale l’attrice brasiliana intepreta il ruolo di Joni Adamo; è un film importante, con un cast di alto livello, nel quale spiccano gli attori Cassavetes e Falk, oltre a Gena Rowlands e Britt Ekland. Nel 1969 arriva il personaggio di Nina nel film di Giuseppe Patroni Griffi Metti una sera a cena;

La Bolkan nel film di Patroni Griffi Metti una sera a cena
Florinda è bellissima nel ruolo di Nina, moglie dello scrittore Michele, che avrà una torbida relazione con Max, da quale si separerà prima di avviare un menage a trois con il marito e l’amante. La bravura e la bellezza della Bolkan non passano di certo inosservate.
E dopo due lavori minori come Il ladro di crimini e Un detective, arriva Una stagione all’inferno, film diretto da Nelo Risi, nel quale Florinda interpreta il ruolo di Gennet,amore totale dello scrittore maledetto Rimbaud. Nel 1970 arriva la consacrazione a star di livello; dopo il buon E venne il giorno dei limoni neri, interpreta Augusta Terzi nel pluri premiato Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, d Elio Petri. E’ accanto ad un gigantesco Gian Maria Volontè, che nel film la uccide, prima di disseminare prove sul suo omicidio per vedere se il potere che rappresenta è davvero al di sopra di tutto.

Due fotogrammi con la Bolkan nel film Una ragazza piuttosto complicata
Arriva anche il successo di critica e di pubblico di Anonimo Veneziano, diretto da Enrico Maria Salerno, nuovamente al fianco di Toni Musante; questa volta il ruolo è da protagonista assoluta.
E’ Valeria, l’ex moglie di Enrico, che sta per provare, per la prima volta,la composizione Anonimo veneziano, il suo canto del cigno prima della morte. Un film molto bello, struggente, che la porta ad avere numerosi consensi per la bravura con cui recita nel ruolo drammatico di Valeria; la Bolkan sembra lanciatissima, e nel 1971 lavora in Incontro, del regista Piero Schivazappa, al fianco di Massimo Ranieri.
Una lucertola con la pelle di donna
Nello stesso anno è la protagonista assoluta di Una lucertola con la pelle di donna, di Lucio Fulci, nel quale è Carol; un film giallo con forti connotazioni erotiche. L’anno successivo lavora ancora con Fulci, nell’ottimo Non si sevizia così un paperino, nel quale è la Maciara, vittima innocente della superstizione della gente del posto. Seguono Un uomo da rispettare, al fianco di Kirk Douglas, un film mediocre diretto da Michele Lupo e Una breve vacanza, nel quale è Clara, una donna con tre figli da sfamare è una malattia polmonare.
Immagine tratta dal film Flavia, la monaca musulmana
La regia è di De Sica, al suo penultimo film dietro la macchina da presa. Il talento drammatico di Florinda, quel suo volto impassibile, capace però di grande espressività e istintivamente simpatico si esalta nel successivo Cari genitori, film sulla crisi generazionale diretto da Enrico Maria Salerno, prima di interpretare il mediocre Il montone infuriato.
La Bolkan in Non si sevizia così un paperino, nel ruolo della Maciara
Nel 1974 è Flavia Gaetani in Flavia la monaca musulmana, una donna costretta a prendere i voti e che dopo l’assedio di Otranto si trova a simpatizzare per gli arabi che hanno massacrato settecento abitanti della cittadina pugliese. Arriva anche un piccolo gioiello, passato purtroppo quasi inosservato; si tratta di Le orme, film diretto da Luigi Bazzoni. Florinda è Alice, una traduttrice ossessionata da visioni notturne di frammenti di fantascienza.

Una rara immagine tratta dal film cult Le orme
Nel 1976 gira Il comune senso del pudore, debole film diretto da Sordi, e l’ottimo thriller La settima donna, di Franco prosperi, nel quale è ancora una volta una religiosa, stuprata da tre delinquenti. Poi, per cinque anni, non gira nulla; comparirà in Legati da tenera amicizia e in Acqua e sapone di Carlo Verdone, prima di approdare al serial Tv La piovra. Nel 1985 gira La gabbia, tornando a lavorare con Patroni Griffi, al fianco di una Laura Antonelli in declino; poi ancora un lungo black out, interrotto dalla partecipazione ad alcuni serial televisivi.
La Bolkan nell’ottimo La settima donna
Non lavora più in film di spessore, tant’è vero che i suoi film successivi si chiamano Portaritratto per signora, Miliardi, Delitto passionale, La strana storia di Olga O. La sua ultima apparizione cinematografica è del 2003,nel film Cattive inclinazioni di Pierfrancesco Campanella.

Nel film Quel rosso mattino di giugno
Ultimamente la Bolkan è stata ospite del programma tv I migliori anni della nostra vita, nel corso del quale ha ricordato gli esordi in Italia, paese che in pratica la ha adottata, e verso il quale sente di avere un grosso debito di riconoscenza.
Una carriera, quella di Florinda Bolkan,di ottimo livello, in cui ha mostrato un talento drammatico notevole; ancora oggi è ricordata con affetto dagli appassionati del cinema anni settanta, in cui ha dato sicuramente il meglio di se stessa.
Royal flash
Io non conoscevo tututu
Il diritto d’amare

Anonimo veneziano
Il comune senso del pudore
E venne il giorno dei limoni neri
Candy
Breve incontro
Indagine su un cittadino…..
Bela donna
Affari di famiglia
Una stagione all’inferno
La piovra
Una breve vacanza
Acqua e sapone
Il montone infuriato
La notte breve
La piovra 2
Tod im november
Delitto passionale
Ucciso in novembre
* Una ragazza piuttosto complicata 1968
* Gli intoccabili 1968
* Candy e il suo pazzo mondo (Candy) 1968
* Metti, una sera a cena 1969
* Il ladro di crimini (Le voleur de crimes) (1969)
* Un detective (1969)
* La caduta degli dei (1969)
* Una stagione all’inferno (1970)
* E venne il giorno dei limoni neri (1970)
* Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)
* Anonimo veneziano (1970)
* L’ultima valle (1970)
* Incontro (1971)
* Una lucertola con la pelle di donna (1971)
* Non si sevizia un paperino (1972)
* Un uomo da rispettare (1972)
* Una breve vacanza (1973)
* Cari genitori (1973)
* Il montone infuriato (Le mouton enragé) (1973)
* Flavia la monaca musulmana (1974)
* Le orme (1975)
* Royal Flash – L’eroico fifone (Royal Flash) (1975)
* Quel rosso mattino di giugno (1975)
* Il comune senso del pudore (1976)
* La settima donna 1978
* Legati da tenera amicizia (1983)
* Acqua e sapone (1983)
* La Piovra (1984) – miniserie TV
* La Piovra 2 (1985) – miniserie TV
* La gabbia (1985)
* Affari di famiglia (1986) – film TV
* La formula mancata (1989) – miniserie TV
* Portaritratto per signora (1989)
* Miliardi (1991)
* Missione d’amore (1992) – miniserie TV
* Delitti imperfetti (1993) – film TV
* Delitto passionale (1994)
* La Piovra 7 (1994) – miniserie TV
* La strana storia di Olga O. (1995)
* L’ombra abitata (1995) – film TV
* Un bacio nel buio (1999) – film TV
* Ombre (1999) – miniserie TV
* Eu Não Conhecia Tururu (2000) – anche produzione, regia e sceneggiatura (inedito in Italia)
* Incantesimo 5 (2002) – serie TV
* Cattive inclinazioni (2003)
* La notte breve (2006) – film TV
Profondo rosso

Ci sono opere cinematografiche a basso costo nate per caso,diventate per caso cult e per caso tramandate ai posteri come capolavori assoluti.Profondo rosso,diretto da Dario Argento nel 1975,è la sintesi perfetta del caso.Non ci sono molti attori ,nel film, quelli che ci sono all’epoca erano quasi degli sconosciuti,fatta eccezione per Clara Calamai,diva del cinema muto,ma da anni in disparte.La colonna sonora è affidata ad un gruppo assolutamente sconosciuto,i Goblin,capitanati da Claudio Simonetti,famoso all’epoca solo per essere il figlio di Enrico.L’unico a godere di una certa fama è proprio lui,il regista.Che ha esordito come sceneggiatore e aiuto regista,aiutato sicuramente dal fatto che il papà,Salvatore,era un valente critico e produttore cinematografico.Mangia pane e cinema,Dario.
Si fa le ossa come sceneggiatore e grazie all’aiuto del padre,produce e dirige L’uccello dalle piume di cristallo,che diventa il suo primo successo al botteghino,confermato poi da Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio.Nel 1975 nasce,come detto,il progetto Profondo rosso.La trama è universalmente riconosciuta,inutile quindi riproporla.Interessante,viceversa,curiosare tra le varie scene.In una di esse,per esempio,precisamente quella dedicata al primo omicidio,quello della sensitiva Helga Hulmann,interpretata magistralmente da Macha Meril,c’è una location che rappresenta un tributo di Argento ad un grande pittore americano,Hopper.Il bar che si vede nella piazza,ricostruito alla perfezione,altri non è che la trasposizione nella realtà cinematografica di Nighthawk,quadro dalla bellezza eccezionale.La scena dell’omicidio è magistrale.L’assassino colpisce con un’accetta Helga,mentre,dal basso,Mark e Carlo stanno parlando.
La scena è un piccolo gioiellino,perché porta su due piani temporali contemporanei lo spettatore;si assiste al dietro le quinte dell’omicidio,quasi in anticipo su quello che vede il vero protagonista della storia,il musicista Mark.Interpretato da David Hemmings,il pianista americano è un personaggio che ispira da subito simpatia.
Come del resto ispira simpatia Gianna Brezzi,una svagata giornalista qui interpretata dalla musa di Argento,Daria Nicolodi.
La colonna sonora dei Goblin,assolutamente impeccabile,continua a percorrere,con discrezione e in parallelo,le varie scene del film.Il momento successivo,la visita del misterioso assassino a casa di Mark,è scandita dalla nenia infantile che fuoriesce con discrezione dal magnetofono.Il passo successivo,l’assassinio di Amanda Righetti,la scrittrice autore del libro dal quale Mark ha tratto la foto della villa dei misteri ,è la scena più brutale del film.La donna viene selvaggiamente massacrata nel suo villino,sfracellata contro il bordo della vasca da bagno.La trovata geniale è il messaggio sullo specchio,che comparirà in seguito,quando Mark intuirà che con il vapore può far comparire il messaggio della sventurata scrittrice.Il crescendo è rossiniano.La morte del professor Giordani, ucciso con selvaggia ferocia,una morte che oggi definiremmo splatter;la visita di Mark alla misteriosa villa,il dipinto coperto da intonaco sulla parete,mentre l’ossessiva musica dei Goblin scandisce inesorabile gli eventi.
Poi la scuola,con Gianna colpita dalla mano invisibile,Carlo che finisce con la testa sotto le ruote di un camion della spazzatura e …..Il cast risponde appieno al delirio visivo di Argento:Hemmings è svagato quanto basta,la Nicolodi altrettanto;Gabriele Lavia rende bene il personaggio tormentato di Carlo,la Calamai è perfetta nel ruolo della psicotica madre di Carlo;Glauco Mauri è così perfetto nel ruolo di Giordani da essere identificato,negli anni successivi,con il personaggio del film.
Ma qual è il motivo del successo internazionale del film,del suo essere diventato cult?
L’alchimia perfetta della storia,non banale,delle musiche assolutamente straordinarie,della regia attenta,rigorosa di Argento,del cast perfettamente integrato alla storia.Non è mai facile riuscire a integrare le varie componenti,ma in questo caso funziona tutto.Un ricordo personale è legato alla prima del film,che vidi nella primavera del 1975.
Quando uscii dal cinema ero convinto di aver visto un capolavoro.
Solo l’Esorcista di Friedkin,Apocalipse now di Coppola e l’Arancia meccanica di Kubrick mi avevano colpito allo stesso modo.Ed evidentemente il pubblico che affollò le sale la pensava allo stesso modo.Profondo rosso fu il film più visto di quell’anno,e non dimentichiamo che quell’anno uscirono Amici miei,Qualcuno volò sul nido del cuculo,Barry Lindon e film di cassetta come Fantozzi.Un risultato straordinario per Dario Argento.Il punto più alto del suo cinema.Perché,come succede spesso,proprio con Profondo rosso Dario Argento segna la fine della sua parabola ascendente.
Il successivo Suspiria,pur opera di buona levatura,era una rivoluzione copernicana.
Niente giallo,ma incursione nell’horror parapsicologico.
Inferno segnerà una ulteriore caduta di tensione,che proseguirà con il pessimo Tenebre,l’incerto Phenomena fino al punto più basso,quel Il cartaio sconclusionato e brutto in maniera indecorosa.
Profondo rosso può essere definito,in pratica,il canto del cigno di un ottimo regista,che però da 25 anni ha quasi perso smalto e inventiva. Profondo rosso è disponibile su You tube in una versione pressoche perfetta all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=H7V_UjiGciE
Profondo rosso
un film di Dario Argento. Con David Hemmings, Clara Calamai, Macha Méril, Eros Pagni, Giuliana Calandra, Gabriele Lavia, Glauco Mauri, Daria Nicolodi, Attilio Dottesio, Furio Meniconi, Glauco Onorato, Mario Scaccia, Piero Vida, Aldo Bonamano, Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Piero Mazzinghi, Fulvio Mingozzi, Geraldine Hooper, Salvatore Baccaro, Salvatore Puntillo. Genere Giallo, colore 123 minuti. – Produzione Italia 1975.

David Hemmings: Marc Daly
Daria Nicolodi: Gianna Brezzi
Gabriele Lavia: Carlo
Glauco Mauri: prof. Giordani
Giuliana Calandra: Amanda Righetti
Clara Calamai: madre di Carlo
Macha Méril: Helga Ulmann
Eros Pagni: comm. Calcabrini
Nicoletta Elmi: Olga
Piero Mazzinghi: Bardi
Liana Del Balzo: Elvira
Aldo Bonamano: padre di Carlo
Vittorio Fanfoni: assistente dell’ispettore
Dante Fioretti: fotografo della polizia
Geraldine Hooper: Massimo Ricci
Jacopo Mariani: Carlo da bambino
Furio Meniconi: Rodi
Fulvio Mingozzi: agente Mingozzi
Lorenzo Piani: addetto impronte digitali
Salvatore Puntillo: agente della polizia
Piero Vida: agente grasso
Salvatore Baccaro: fruttivendolo
Bruno Di Luia: uomo preoccupato nel bagno
Attilio Dottesio: fioraio
Tom Felleghy: chirurgo
Mario Scaccia: partecipante alla conferenza
Franco Vaccaro: Pietro Valgoi
Regia Dario Argento
Soggetto Dario Argento, Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Dario Argento, Bernardino Zapponi
Produttore Salvatore Argento, Angelo Jacono
Produttore esecutivo Claudio Argento
Casa di produzione Rizzoli Film, Seda Spettacoli
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Franco Fraticelli
Effetti speciali Germano Natali, Carlo Rambaldi
Musiche Goblin, Giorgio Gaslini
Scenografia Giuseppe Bassan
Costumi Elena Mannini
Trucco Giuliano Laurenti, Giovanni Morosi
Luigi La Monica: David Hemmings
Isa Bellini: Clara Calamai
Emanuela Rossi: Nicoletta Elmi
Corrado Gaipa: Furio Meniconi
Wanda Tettoni: Liana Del Balzo
“ Brindo a te, vergine stuprata! ”
“ Quello che credi di vedere, e quello che vedi realmente, si mischiano nella tua memoria come un cocktail. Tu credi di dire la verità, e invece dici soltanto la tua versione della verità ”
“ Tanto non mi sfuggirai. Ti ucciderò lo stesso, una volta o l’altra! ”
M:”Senti Carlo, m’ è successo un fatto strano, tanto strano che non so neanche se è vero! Quando entrai nella casa di quella donna la prima volta mi parve di vedere un quadro, ma dopo qualche minuto quel quadro non c’ era più! Cosa può essermi successo?”
C: “A te niente! Forse il quadro è stato fatto sparire perchè rappresentava qualcosa di importante…”
M: “Come hai detto?”
C: “Rappresentava qualcosa di importante!!!”
M: “No, no, non credo! A quanto mi ricordo, era… era una specie di composizione di volti, una cosa molto strana!”
C: “Guarda, magari hai visto qualcosa di talmente importante che non te ne rendi conto, sai, a volte le cose che vedi realmente e quelle che immagini, si mischiano nella memoria come un cocktail, del quale non riesci più a distinguere i sapori.”
M: “Ma io ti sto dicendo la verità!”
C: “No Mark.Tu credi di dire la verità e invece … dici soltanto la tua versione della verità. A me accade spesso…”
La realtà e la fantasia spesso si confondono come un Cocktail di cui non riesci a distinguere i sapori.
L’assassino è uno schizofrenico paranoico.L’individuo che uccide con quella furia lo fa solamente quando è in preda a un raptus.
Senti perché non molli tutto e sparisci? PERCHÈ STUZZICARE UN PAZZO? Perché è senz’altro un pazzo chi ha commesso un delitto così mostruoso.
“…sono entrata in contatto con una mente perversa. I suoi pensieri sono pensieri di morte via …via! Tu hai già ucciso e sento che ucciderai ancora.”
L’opinione di snaporaz 68 dal sito http://www.filmtv.it
(…) Già l’inizio con la musica incalzante dei Goblin ( e di Giorgio Gaslini) sui titoli di testa inframezzato dal piccolo flashback rivelatore (con annessa filastrocca infantile) fa davvero scorrere i brividi.
Argento fa virare il giallo classico verso il rosso pompeiano, esaltando gli aspetti parapsicologici e soprannaturali, zoomando su dettagli (le armi e i pupazzetti dell’assassino), sottolineando nella decorazione degli ambienti gli aspetti mostruosi e deformi, i colori accesi e le zone oscure.
Argento è talmente padrone del mezzo espressivo da sfidare lo spettatore facendogli vedere l’assassino nella scena del primo omicidio (provate a fare un fermo immagine su uno dei quadri orrorifici che “decorano” il corridoio della casa della parapsicologa, avrete una bella sorpresa) e mescolando abilmente ricordi e realtà in un cocktail di cui non riesci più a distinguere i sapori.
L’attore che incarna magistralmente questa confusione tra la realtà immaginata e quella veramente accaduta non può che essere il David Hemmings di Blow Up, anche qui alle prese con la indecifrabilità del reale (Antonioni docet). La violenza è iperespressa in un delirio estetico che solo un genio visionario può assecondare e incanalare in forma filmica. Argento inquadra in primo piano spartiti di musica, tasti di pianoforte, dischi di vinile, giradischi,registratori, fronti imperlate di sudore, occhi truccati o che spiano da una fessura (Psyco citazione dotta). Piccola chicca per gli amanti dell’arte moderna: dotto omaggio ai “Nottambuli” di Edward Hopper (Argento ne ricostruisce il bar nella piazza in cui Hemmings e Lavia discutono di sogno e realtà) tela dell’Art Institute di Chicago (…)
L’opinione del sito http://www.ilmiovizioèunastanzachiusa.wordpress.com
(…) Unico. Inimitabile. Straordinario. “Profondo rosso” rappresenta senz’altro la summa dell’intero genere giallo/thriller all’italiana, genere cui già aveva dato nuova linfa lo stesso Dario Argento con la sua opera prima “L’uccello dalle piume di cristallo”; qui però vi aggiunge una digressione paranormale e orrorifica che pone le basi per l’ormai prossimo e definitivo tuffo nell’horror e nel fantastico che sarebbe venuto subito dopo con “Suspiria”. Potente e robusto, visivamente affascinante e ricco di immagini inquietanti e malsane, il film mostra un certo gusto per una nuova estetica della violenza e le scene dei delitti, sempre più coreografate con cura e dettagli, sono volutamente disturbanti: mannajate alla schiena, acqua bollente, denti rotti sugli spigoli dei mobili… La cosa è stata spiegata anni fa dal compianto Bernardino Zapponi, co-autore della sceneggiatura: l’idea era proprio quella di creare disagio al pubblico mostrando omicidi efferati e cruenti nei quali però gli spettatori potessero ritrovarsi e in un certo senso identificarsi (tutti noi conosciamo la sensazione di scottarci con l’acqua bollente, ad esempio)… E mentre alcune scene più distensive sembrano concedere una tregua allo spettatore l’ansia e la morbosità fanno di tanto in tanto capolino (biglie luccicanti che rotolano nel buio, disegni infantili che ritraggono feroci delitti, cani che si azzuffano, lucertole infilzate con spilloni) per mantenere costantemente un senso di inquietudine… Merito anche di una regia solidissima, di un montaggio con qualche spunto subliminale e di una colonna sonora semplicemente strepitosa.(…)
L’opinione di undjing dal sito http://www.davinotti.com
Dario Argento firma la regia della sua opera più riuscita, che si distacca dalla triade di gialli precedenti perché presenta un nuovo modo di raccontare la paura, qua contaminato con atmosfere paranormali. Impeccabili sia la sceneggiatura opera di Bernardino Zapponi (e riscritta da Argento stesso), sia la musica di Giorgio Gaslini eseguita dai Goblin. Pur trattandosi di un giallo, Profondo Rosso ha qualcosa di “magnetico” e indefinibile che lo ha reso un vero e proprio capolavoro, mai apparso datato, visto ed apprezzato da diverse generazioni.
L’opinione di ilgobbo dal sito http://www.davinotti.com
Spaventone. Qui si preferisce (di poco) Suspiria, però siamo comunque nell’empireo: la “potenza di fuoco” di questo capolavoro è tale e quale all’epoca. Ottima la scelta di Hemmings (che esplicita il legame con Blow up che caratterizza gran parte del miglior cinema argentiano); il resto del cast (con fior di vedettes del teatro tricolore usate come carne da macello) spiega perchè il cinema italiano degli Anni Sessanta e Settanta è stato quello che è stato, e il cinema italiano odierno è quello che è. Sempre sia lodato
Piazza CLN a Torino
Villa Scott
Il liceo Terenzio Mamiani a Roma

David Hammings
Gabriele Lavia
Daria Nicolodi
Macha Meril
Clara Calamai
Giuliana Calandra
Nicoletta Elmi
Glauco Mauri
Da Wikipedia
La scena iniziale del film, con le prove del gruppo jazz di Marc, è stata girata all’interno del Mausoleo di Santa Costanza a Roma.[3]
La scena del congresso di parapsicologia è stata girata all’interno del famoso Teatro Carignano di Torino, in Piazza Carignano 6[4], attualmente riaperto dopo un accurato restauro. Questo teatro verrà in seguito riutilizzato dal regista 25 anni dopo per alcune scene del suo film Non ho sonno .
La fontana dove ha luogo il colloquio tra Carlo ubriaco e Marc, è la Fontana del Po, in Piazza C.L.N. a Torino[3][5].
Il palazzo dove viene uccisa la sensitiva Helga e dove vive anche Marc è sito a Torino in Piazza C.L.N., di fronte al civico 222 ma le riprese interne sono state fatte nei teatri di posa De Paolis a Roma.[3]
La scena del funerale della medium Helga è stata girata a Perugia, nella sezione ebraica del Cimitero monumentale.[3]
Il locale Blue Bar dove suona Carlo in realtà non è mai esistito. La scenografia fu costruita in Piazza C.L.N. vicino all’abitazione di Marc, ed è un chiaro omaggio al quadro Nighthawks di Edward Hopper.[3]
La scuola media Leonardo da Vinci, dove Marc e Gianna entrano di notte per cercare il disegno, è in realtà il Liceo Classico Terenzio Mamiani che si trova a Roma in Viale delle Milizie 30.[3]
La lugubre Villa del bambino urlante dove Marc rinviene il cadavere ed il disegno sotto l’intonaco, che nella finzione del film si trova nelle campagne intorno a Roma, in realtà è sita nel quartiere Borgo Po di Torino, in Corso Giovanni Lanza 57 ed è nota come Villa Scott; all’epoca in cui fu girato il film era di proprietà dell’ordine delle Suore della Redenzione (che avevano adibito la struttura a collegio femminile, con il nome di Villa Fatima), e per girare le scene la produzione pagò un periodo di villeggiatura a Rimini alle suore ed a tutte le ragazze allora ospitate nel collegio[6]. All’inizio degli anni 2000 la villa è stata ceduta a privati che l’hanno restaurata.
La sperduta casa di campagna di Amanda Righetti si trova a Roma, in via Della Giustiniana 773.[3]
La casa di Rodi e della piccola Olga si trova a Roma, in via Della Camilluccia 364.
Le mani guantate dell’assassino sono in realtà le mani di Dario Argento[7].
Il mangianastri con il quale l’assassino riproduce la famosa nenia infantile è un «Memocord K70»: realizzato fra gli anni ’50 e ’60, sia in Gran Bretagna che in Germania, veniva presentato agli uomini d’affari dell’epoca come una “banca della memoria” della durata complessiva di 90 minuti, ove poter registrare appunti di lavoro, appuntamenti e anche discorsi.

























































































































































































































































































































































