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Perchè quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?

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Jennifer, una giovane e bellissima modella (Edwige Fenech), con un passato molto torbido da dimenticare, sceglie come domicilio un appartamento in un condominio in cui abitano strane persone; una donna lesbica molto ambigua (Annabella Incontrera), una spogliarellista che lavora in un night (Carla Brait), un suonatore di violino sicuramente con il cervello fuori fase.

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Edwige Fenech

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Paola Quattrini

Assieme alla ragazza va a vivere una sua amica (Paola Quattrini), un po svampita; un giorno la spogliarellista viene uccisa proprio nell’ascensore. Da quel momento qualcuno inizia ad attentare alla vita di Jennifer,che nel frattempo conosce un giovane architetto del quale si innamora (George Hilton).

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Carla Brait

Ma nella vita di Jennifer rientra anche il vecchio amante, che la aveva iniziata ai rapporti a tre e alla droga; Jennifer lo respinge,mentre nel frattempo l’assassino misterioso colpisce ancora,uccidendo la sua amica.

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La storia prosegue fino al colpo di scena finale, dopo che la ragazza ha rischiato ancora una volta di morire, e dopo aver sospettato anche del suo nuovo amore. Giallo sui generis di Giuliano Carnimeo, regista specializzato in western, che tenta,senza grossi risultati, la strada del giallo non andando oltre un onesto lavoro, nonostante un cast discreto, nel quale figurano,oltre alla Fenech e a Hilton, Oreste Lionello, nel ruolo di un fotografo gay e Paola Quattrini, che compare in una fugace scena di nudo dentro una vasca da bagno.

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Perchè quelle gocce di sangue sul corpo di Jennifer,

un film di Giuliano Carnimeo. Con George Hilton, Paola Quattrini, Edwige Fenech, Oreste Lionello, Luciano Pigozzi, Annabella Incontrera, Georges Rigaud, Giampiero Albertini, Carla Brait, Carla Mancini, Franco Agostini. Genere Giallo, colore 97 minuti. – Produzione Italia 1973.

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Perchè quelle gocce di sangue banner protagonisti

Edwige Fenech     …     Jennifer Lansbury
George Hilton    …     Andrea Barto
Annabella Incontrera    Sheila Heindricks
Paola Quattrini    …     Marilyn Ricci
Giampiero Albertini    Commissario Enci
Franco Agostini    …     Redi
Oreste Lionello    …     Arthur
Ben Carra    …     Ex-Marito Di Jennifer
Carla Brait    …     Mizar Harrington
Gianni Pulone    …     Waiter
George Rigaud    …     Professor Isaacs, padre di Sheila
Antonio Basile    …     (uncredited)
Evi Farinelli    …     Prima vittima (uncredited)
Francesco Narducci    Fotografo(uncredited)
Gennarino Pappagalli    Guardiano Nightclub  (uncredited)
Filippo Perego    …     Guardiano Nightclub  (uncredited)
Luciano Pigozzi    …     Fanelli
Maria Tedeschi    …     Signora Moss (uncredited)

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Regia: Giuliano Carnimeo
Sceneggiatura: Ernesto Gastaldi
Prodotto da: Luciano Martino
Produttore associato: Marcello Romeo
Muscihe: Bruno Nicolai
Film editing: Eugenio Alabiso
Costumi: Silvio Laurenzi
Production Management: Furio Rocchi, Lamberto Palmieri
Rita Savagnone doppia Edwige Fenech

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giugno 18, 2008 Pubblicato da: | Thriller | , , , , , , , | Lascia un commento

I racconti di Viterbury

Esaurito il filone Decameron,ecco arrivare il filone Canterbury,ovvero film che prendono in prestito,almeno formalmente,il titolo pasoliniano I racconti di Canterbury per girare pellicole basate su novelle di autori medioevali.Nei Racconti di Viterbury,sottotitolato Le più allegre storie del 300,diretto dalla coppia Edoardo Re e Mario Caiano ci sono sette novelle,ovvero sette episodi così composti:

1-Antonio,un giovane inesperto in materia di sesso,viene istruito dalla suocera,con il risultato che finirà con il passare la prima notte di nozze proprio con la suocera invece che con la legittima sposa;

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2-Un giovane,politicamente avverso al suocero,non potendo impalmare la sua bella tenta più volte di entrare di soppiatto nella camera della ragazza;all’ennesima caduta dalle scale,decide,saggiamente,di rinunciare;

3-Una tresca tra un frate esorcista e una giovane e vogliosa ragazza viene interrotta da un tacchino dispettoso e intelligente in maniera sospetta

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4-Una donna,con la complicità della madre,fa l’amore con il suo uomo,salvando le apparenze grazie ai consigli della madre,che inganna anche il marito;

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5-Una giovane moglie,spaventata dai rapporti sessuali prima delle nozze,si trasforma in un’assatanata che finisce per far morire consunto il povero marito;

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6-Una contadina trova un sistema molto pratico per procurarsi manodopera per il suo mulino;d’accordo con il marito,circuisce una serie di giovani che finiscono per lavorare gratis nel far girare le pale del mulino;

7-Cecco si libera con uno stratagemma di un fastidioso amico e di sua sorella che vorrebbe impalmarlo.

Solita sarabanda di battutine più o meno scontate e solita sarabanda di nudi femminili,vero fiore all’occhiello della pellicola.Il film è disponibile su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=LxTHxeDl6qs in una qualità più che discreta

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I racconti di Viterbury 

Un film di Edoardo Re. Con Orchidea De Santis, Rosalba Neri, Toni Ucci, Raika Juri, Clara Colosimo, Christa Linfer, Linda Sini, Rosemarie Lindt, Poldo Bendandi, Christa Linder, Giacomo Rizzo, Carla Mancini, Lorenzo Fineschi, Renzo Rinaldi, Fortunato Cecilia. Genere Erotico, colore 92 minuti. – Produzione Italia 1973.

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Rosalba Neri: Bona
Christa Linder: Fiora
Peter Landers: L’esorcista
Toni Ucci: Nicolo
Orchidea De Santis: Amanda
Mario Frera: Marito di Bona
Clara Colosimo: Madre di Fiora
Fausto Di Bella: Menico da Pistola
Linda Sini: Madonna Brenda
Giacomo Rizzo: Minchiotto
Tommy Polgár: Agnolo
Lorenzo Fineschi: Baccio da Rovigo
Poldo Bendandi: Jacopo de Monteroni
Pietro Ceccarelli: Puccetto Corsini
Dante Cleri: Il medico
Giuseppe Tessitore:
Fortunato Cecilia: Chiappe d’oro
Gianni Ottaviani: Antonio
Enzo Rinaldi: Il vero vescovo
Rosemarie Lindt: Moglie di Nicolo

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Regia Mario Caiano
Sceneggiatura Mario Caiano
Casa di produzione Jarama
Fotografia Giovanni Ciarlo
Montaggio Claudio M. Cutry
Musiche Franco Bixio
Costumi Riccardo Domenici
Trucco Carlo Sindici

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giugno 15, 2008 Pubblicato da: | Erotico | | 6 commenti

Classifica al botteghino 1972

1– Il Padrino di Francis Ford Coppola

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con Marlon Brando, Al Pacino, Diane Keaton, John Cazale, Robert Duvall, James Caan, Talia Shire

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2 – Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci

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Con Massimo Girotti, Maria Michi, Marlon Brando, Jean-Pierre Léaud,Maria Schneider

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3- Malizia di Salvatore Samperi

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con Tina Aumont, Alessandro Momo, Turi Ferro, Laura Antonelli

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4Più forte,ragazzi di Pino Colizzi

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con Bud Spencer, Terence Hill, Cyril Cusack, Ferdinando Murolo, Reinhard Kolldehoff, Carlos Munoz

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5- E poi lo chiamarono il Magnifico di E.B. Clucher

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con Harry Carey, Terence Hill, Gregory Walcott, Enzo Fiermonte

 

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6- Anche gli angeli mangiano fagioli di E.B. Clucher

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con Giuliano Gemma, Bud Spencer, Robert Middleton, Bill Vanders

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7- La prima notte di quiete di Valerio Zurlini

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con Alain Delon, Giancarlo Giannini, Sonia Petrova, Renato Salvatori,Lea Massari,Alida Valli

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8- L’emigrante di Pasquale Festa Campanile

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con Adriano Celentano, Claudia Mori, Lino Toffolo, Sybil Danning, Pepe Calvo

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9- Arancia meccanica di Stanley Kubrick

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con Malcolm McDowell, Patrick Magee, Michael Bates, Warren Clarke

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10- Alfredo Alfredo di Pietro Germi

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con Dustin Hoffman, Stefania Sandrelli, Carla Gravina, Saro Urzì, Duilio Del Prete

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Altri film oltre la 10a posizione:

11- I racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini

con Hugh Griffith; Laura Betti; Ninetto Davoli; Franco Citti; Josephine Chaplin; Alan Webb

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12- Joe Valachi di Terence Young

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con Charles Bronson, Lino Ventura, Jill Ireland

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13- Lo chiameremo Andrea di Vittorio De Sica

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con Nino Manfredi, Mariangela Melato, Anna Maria Aragona, Maria Pia Casilio

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14- Cinque dita di violenza di Cheng Chang

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con Lo Lieh, Wang Ping, Tien Feng

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15- Lo scopone scientifico di Luigi Comencini

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con Joseph Cotten, Alberto Sordi, Silvana Mangano, Mario Carotenuto, Dalila Di Lazzaro, Bette Davis

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16- Una ragione per vivere ed una per morire di Tonio Valeri

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con Telly Savalas e James Coburn

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17- L’uccello migratore di Steno

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con Lando Buzzanca, Rossana Podestà, Gianrico Tedeschi

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18- Il richiamo della foresta di Ken Annakin

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con George Eastman, Rick Battaglia, Charlton Heston, Michèlle Mercier

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19- Il clan dei Marsigliesi di Josè Giovanni

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con Jean-Paul Belmondo, Claudia Cardinale, Michel Constantin, Luciano Lorcas

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20- Ludwig di Luchino Visconti

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con Helmut Berger, Romy Schneider, Umberto Orsini, Trevor Howard, Silvana Mangano.

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giugno 13, 2008 Pubblicato da: | Box office | | 3 commenti

L’armata Brancaleone

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Un film nato quasi per gioco,e che viceversa si trasformò in un autentico evento di costume,che rivoluzionò il modo di presentare il medioevo,che non è più popolato di nobili cavalieri e donzelle,di duelli e di certami cavallereschi,ma pieno di gente comune,i perdenti e gli sconfitti,quelli che Monicelli tanto prediligeva mostrare sullo schermo.

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Una rivoluzione copernicana,a cominciare dai dialoghi,in un italiano delle origini buffo e irresistibile,infarcito di locuzioni dialettali,con dialoghi alle volte surreali,ma assolutamente innovativi;in mezzo una banda di straccioni,quelli che Pasolini avrebbe definito sottoproletari senza arte ne parte,vero fulcro della vita sociale del medioevo. Il soggetto della coppia magica Age e Scarpelli,la regia di Monicelli e un cast di attori assolutamente straordinario completano il quadro di un’opera che segnò una svolta non solo nel costume,ma anche nella maniera di presentare,da allora in poi,un’epoca che era stata eccessivamente mitizzata o al contrario eccessivamente denigrata.

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Brancaleone da Norcia,rampollo di una nobiltà di provincia,ricca di blasone ma povera economicamente,parte per il feudo di Aurocastro per rivendicarne il possesso,secondo quanto affermato da una pergamena che il piccolo manipolo di straccioni gli ha presentato,senza però dire che quella pergamena è stata sottratta ad un nobile aggredito e che al momento del furto sembrava morto.

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Il gruppo,l’armata Brancaleone,scompaginato assieme di varia umanità,gira in lungo e in largo per la penisola,coinvolto in avventure grottesche,al limite e ben oltre il ridicolo;entra in un paese per saccheggiarlo e scopre che è affetto dalla peste,si unisce ad un gruppo diretto in Terrasanta,capeggiato dal monaco Zenone,salvo poi abbandonare anche questo quando il monaco precipita da un ponte.

Sempre più coinvolta in imprese grottesche,l’armata libera una donzella,promessa sposa di un nobile,salvo poi scoprire che la giovane donna non era affatto un giglio,giunge infine in un paesino per conquistarlo,e lo conquistano davvero,perchè gli abitanti,avvertiti dell’arrivo dei saraceni,consegnano le chiavi della città e fuggono.

Fatti prigionieri dai mori,vengono liberati da un misterioso cavaliere,che altri non è che il legittimo signore di Aurocastro,che a sua volta li vorrebbe mettere a morte;ma l’arrivo provvidenziale del monaco Zenone,salvatosi miracolosamente,li salva dalla morte;il nostro gruppo di simpatici e imbranati avventurieri ha ora una nuova meta,partecipare alla liberazione del Santo Sepolcro.

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Un film che diverte in maniera irresistibile,per tutta una serie di motivi;le avventure surreali del gruppo,che parla un linguaggio a metà strada tra il latino e il volgare,arricchito di neologismi assolutamente irresitibili si uniscono alla simpatia che suscitano,spontaneamente,proprio perchè sono dei perdenti.

Tutto è messo in burla,anche la morte;che appare una compagna di cammino fastidiosa,ma con la quale si può anche celiare;i paesaggi sono scarni,danno l’impressione reale di un Medioevo in cui la concentrazione degli abitanti è limitata ai piccoli centri urbani,in cui ognuno si fa furbo per sopravvivere,in un’epoca popolata da briganti e malfattori.

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Lui,Brancaleone da Norcia,è un loquace e spaccone avventuriero,al quale non manca la nobiltà d’animo;un pò guascone,un pò Don Chisciotte,Brancaleone ha comunque un senso morale e non manca di senso della giustizia.E’ un cialtrone,ma di quelli simpatici,a cui si perdona tutto.E Gasmann dipinge il suo personaggio in maniera perfetta,dando spessore,anima e umanità proprio al condottiero senza macchia e senza paura,almeno all’apparenza.

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Tutti bravi gli attori,a loro perfetto agio e sicuramente anche loro divertiti da quella strana sceneggiatura,da quello strano parlare e da quelle mirabolanti avventure su è giù per una penisola abitata da tanti straccioni,furbi,spietati e a volte anche umani. Chissà,forse il Medioevo era davvero questo,un’umanità un pò gaudente,un pò triste,in cui il destino di ognuno era legato a fattori imprevedibili,come la peste,le malattie i briganti e….le armate Brancaleone.

L’armata Brancaleone, un film di Mario Monicelli. Con Vittorio Gassman, Catherine Spaak,Gian Maria Volonté, Enrico Maria Salerno, Maria Grazia Buccella,Barbara Steele, Carlo Pisacane, Folco Lulli, Fulvia Franco, Luis Induni, Pippo Starnazza, Ugo Fangareggi, Gianluigi Crescenzi, Luigi Sangiorgi, Joaquín Díaz, Tito García
Commedia, Ratings: Kids+16, durata 120 min. – Italia, Francia, Spagna 1966.

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Vittorio Gassman: Brancaleone da Norcia
Gian Maria Volontè: Teofilatto dei Leonzi
Catherine Spaak: Matelda
Folco Lulli: Pecoro
Maria Grazia Buccella: La vedova
Barbara Steele: Teodora
* Enrico Maria Salerno: Zenone
Carlo Pisacane: Abacuc
Ugo Fangareggi: Mangold
Gianluigi Crescenzi Taccone
Pippo Starnazza: Piccioni
Luigi Sangiorgi: Manuc
Fulvia Franco: Luisa
Tito García: Filuccio
Joaquín Díaz: Guccione
Luis Induni Luigi di Sangi
Carlos Ronda: Enrico di Andrea
Juan C. Carlos: Aldo di Scaraffone
Alfio Caltabiano: Arnolfo Mano-di-ferro
Philippa de la Barre de Nanteuil: Isadora

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Doppiatori italiani:

Enzo Liberti: Pecoro
Benita Martini: La Vedova
Luisella Visconti: Teodora
Franco Latini: Abacuc
Marcello Turilli: Mangold
Antonio Guidi: Arnolfo Mano-di-ferro

Fotografia: Carlo Di Palma
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Effetti speciali: Armando Grilli
Musiche: Carlo Rustichelli
Scenografia: Lorenzo Baraldi

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Non mi ha fatto impazzire. Ha cose meravigliose: innanzitutto il lessico delizioso (“fromboliere”, “folgore”, “proietto”…), poi i costumi, le superbe località agresti dell’Italia Centrale e Meridionale, la grande interpretazione di Gassman, la piacevolissima parte di Volontè, ma quello che manca è la tipica vivacità della commedia all’italiana, della quale questo film è ritenuto uno dei vertici. La vicenda è però lenta, non appassionante, fatta di avvenimenti prevedibili, con parentesi di troppo. Forse sono io che non ho capito bene il film.

Interessante “operazione cinematografica” diretta, come il sequel, da Mario Monicelli che combinò gli umori della commedia all’italiana di stampo classico (ovvero rassegna di caratteri per realizzare una riflessione sulla società) con i toni della farsa e del film in costume. Il risultato è un film molto divertente (ma che offre parecchi spunti di riflessione grazie all’arguta sceneggiatura) anche grazie all’introduzione di un simpatico linguaggio misto tra latino ed italiano arcaio/volgare. Grande Gassman,particolarmente istrionico.

Cavaliere di mezza tacca guida un gruppo di sfigati tra paesi, duelli e battaglie. Monicelli (con Age e Scarpelli) è un Cervantes grottesco che crea un Medioevo trucido e cialtrone caratterizzato da un italiano maccheronico e burino: ne viene fuori uno squinternato e spassoso romanzo cavalleresco, che ha in Gassman un eccellente interprete e nei paesaggi dell’Italia centrale il sapore di una storia che si può irridere, ma anche usare come metafora grottesca della nostra realtà fatta di fanfaroni e litigi sotto l’ala incombente della morte.

Spesso considerato (a torto) una delle tante e semplici commediole italiane dell’epoca, è in realtà un film ben più complesso, ricco di riferimenti (alti) cinematografici, musicali e letterari. Notevolissime le invenzioni linguistiche, così come pure la fotografia di Carlo De Palma, i personaggi (alcuni dei quali irresistibili), le interpretazioni degli attori, i titoli di testa e di coda, i costumi, le musiche e chi più ne ha più ne metta. Un capolavoro ricco di idee, inventiva e fantasia. Da vedere e rivedere ed assolutamente da non perdere.

Insignissima opera de lo bravo Monicelli e de li sceneggiatori sua, qui ponet a loro agium magna actora quali lo Gassman e lo Volontè (graditam sorpresa in rolo non solito) et una serie bravorum caratteristi (intra quali lo Pisacane fora rolo est). La pelicula denunziat nu poco de ripetitivitas temorum et lentezzam di fondum sed le multa felix trovatam, lo cantum e lo idioma latino vulgaris mirabili sunt. Tanto che puro lo criticum contagiatus est.

Fantasia coloratissima, sgargiante e tanto, tanto divertente imitatissimo sino al pessimo Attila  con Abatantuono. Questo neologismo costante, questo carnevale goduto e godurioso è ricco di trovate (la corte bizantina, il paese degli appestati, la doppia esecuzione, la consegna della “vergine”), vero e proprio compendio in chiave comica di storia della seconda liceo. Monicelli memore dei Soliti Ignoti  (quasi un remake questo film, a tratti) inventa una compagnia di pezzenti guidati da un Gassmann in excelsis, pezzente e valoroso, sfigato e idealista.

Penso che questo sia il genere di film che Monicelli preferiva dirigere, visti anche i simil-autoplagi futuri. Un manipolo di sfigati fieramente capeggiato da Brancaleone scorrazza per lo Stivale combinando divertenti disatri a ripetizione. Belli i costumi e la ricostruzione medievale. Domina su tutti un Gassman teatrale fin sopra i capelli, che sfoggia imperiosamente un linguaggio aulico che è musica per le orecchie. Volontè invece si accontenta del ruolo di spalla occasionale. La colonna sonora ormai precede la fama dell’opera stessa.

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“Cedete lo passo tu!”

“Transitate lo cavalcone in fila longobarda”

“No, no.. ite anco voi sanza meta, ma de un’altra parte…”.

“Sarai mondo se monderai lo mondo!”

“Aquilante della malasorte!”

“Lo patre mio, barone di Norcia, morette quando io era in età di anni 9. Mia madre riandette a nozze con uno malvagio, lo quale avido dei beni miei mi consegnò ad uno sgherro, omo di facile pugnale, acché mi uccidesse. Ma non lo facette: preso di rimorsi mi abbandonò in uno bosco, ov’io sopravvissi, solo, e crebbi libero e forte come una lonza. Arrivato all’età degli anni 20 mi appresentai allo castello per reclamare il mio, ma infrattanto matre et patrigno si erano morti dopo aversi scialaquato cose ed ogni bene. Tanto che quando io dissi: “Brancaleone sono, unico legittimo erede di ogni cosa che avvi”, lo capitan de’ birri gridò: “Bene, e tu pagherai li debiti! Afferratelo!!”. Al che io brandii l’arma, ferii due guardie e fuggii… da allora vado errando e pugnando…”

“All’erta, miei prodi! Vi siete finora coperti di merda! Copritevi oggi di gloria! “

“Facemo 1.000 petecchioni, e contenti li sapienti e li minchioni! “

“Oh, gioveni! Quando vi dico sequitemi miei pugnaci, dovete sequire et pugnare! Poche conte! Se no qui stemo a prenderci per le natiche.”

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giugno 10, 2008 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , | Lascia un commento

C’era una volta in America

Se con C’era una volta il West Sergio Leone era andato alle radici della storia americana,cercando,con un’ambiziosa operazione,di mostrare una faccia del Far West,quello della prima colonizzazione,delle ferrovie,della nascita di un capitalismo senza scrupoli,con C’era una volta in America,opera ancora più ambiziosa,cerca di mostrare l’altra faccia di un paese tutto sommato giovane,senza una storia antica,popolato da mille etnie differenti.

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Jennifer Connelly è Deborah

Ognuna delle quali con grossi problemi di identificazione in un paese dallo sviluppo selvaggio e incontrollato,in cui potevi diventare ricco in un giorno,oppure marcire ai bordi della stessa civiltà che ti offriva tutte le opportunità;attraverso le storie di figli di immigrati,come Noodles,come Maximilian Berkowitz o gli altri protagonisti,fra i quali ancora un rappresentante di un’etnia,quella ebraica,rappresentata da Fat Moe e da sua sorella Deborah.

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Il film concepito come un’opera di grande respiro,che racconta la vita di un gruppo di casuali amici,per poi finire per diventare un’epopea tragica,punta il dito sulle contraddizioni del capitalismo stesso,mostrando come l’arricchimento,la ricerca del potere,abbiano finito per diventare la molla principale delle azioni di molti,in assoluta linea con le ambizioni della giovane nazione.

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Olga Karlatos

I destini incrociati di Noodles,di Max,di Patsy,di Cockeye,di Fat Moe,di Deborah,si allacciano l’uno all’altro,mostrando spaccati di vita dei quartieri americani,il loro selvaggio sviluppo,la mancanza spesso di una morale unica,che devia verso il crimine,alla ricerca disperata del possesso,dei soldi. L’ America è anche questo,lo sviluppo selvaggio e sfrenato dell’mdividualità.

Così le storie si intrecciano,con l’amicizia tra Max e Noodles,nella quale vengono coinvolti anche Patsy e Cockeye,mentre Fat,il bravo ragazzo,l’amico fidato resterà ai margini,unica figura davvero pulita dell’intera storia;li vediamo crescere come ragazzi e come entità unica,come banda,che inizia con il contrabbando d’alcool per poi finire,dietro suggerimento dell’infido Max,ad una rapina che dovrebbe sistemarli una volta per tutte.

Assistiamo così alle vicende del gruppo,fino alla morte del piccolo Dominic,che segna una svolta nella vita di tutti;Noodles uccide un poliziotto per vendicare l’amico,e finisce in carcere,dal quale esce per scoprire che i suoi amici hanno messo su un’efficace rete di contrabbando di alcolici,in pieno proibizionismo;una pacchia che ha permesso il loro arricchimento,ma che sta per finire.

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La proposta di Max,di fare il colpo della vita,ai danni della Federal Reserve è il colpo che Noodles non accetta;è lui il primo a tradire,per affetto,certo,ma sempre di tradimento si tratta;e quando arriva sulla scena del drammatico rinvenimento dei corpi dei tre amici,Noodles si rende conto di aver involontariamente contribuito ad ammazzare i suoi amici.La sua fuga,che è una fuga dalle responsabilità,durerà trentacinque anni,il tempo necessario per riflettere su chi ha rubato la borsa che conteneva tutti i risparmi della banda,ma sopratutto per riflettere sulla strana lettera che un giorno gli verrà recapitata,che annuncia il trasferimento dei corpi dei suoi amici dal vecchio cimitero ad un altro.

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E’ il momento della verità,per Noodles;troverà i suoi amici trasferiti in una cappella lussuosa e inizierà ad interrogarsi,fino al momento della soluzione finale,che è un’autentica sorpresa,il colpo di genio di Leone.

C’era una volta in America ha due possibili interpretazioni,dal punto di vista della trama,slegate dalla sua ambientazione,che ho già descritto;Noodles,all’inizio del film,è in una fumeria d’oppio,fuma beatamente;c’è un telefono che trilla ossessivamente,quasi un sogno onirico.Rappresenta un Noodles che ricorda il suo passato e immagina il suo futuro,sotto i fumi dell’oppio?

Oppure è davvero la fuga da una realtà che non riesce ad accettare?

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E’ un sogno,quello del tradimento di Max che mostra tutta la sua frustrazione per la personalità schiacciante dell’amico oppure tutto è accaduto realmente?

E la relazione di Deborah con l’amico cosa vuol rappresentare,una paura o una realtà?

Il finale del film,con Noodles che dice “Max è morto tanti anni fa” sembrerebbe far propendere per una storia reale,testimoniata anche dallo scorrere degli eventi in flashback,la musica dei Beatles e il Vietnam.Eppure quel sorriso di Noodles nella fumeria d’oppio sembrerebbe far propendere per un’allucinazione,quella che porterebbe lo stesso giovane a immaginare un futuro in cui l’ingombrante Max diventa una vittima designata delle sue frustrazioni.

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Due chiavi di lettura,differenti,che lo stesso Leone non chiarì mai del tutto.I continui flashback,l’inizio e la fine del film,possono significare tutto e il contrario di tutto;sogno,realtà,sono mescolati come in una scatola cinese,non si può capire cosa è reale e cosa no;è reale il tempo che scorre,la fine dei vari capitoli storici,la crescita vorticosa della società americana,testimoniata dalla colonna sonora di Morricone e intervallata dalle musiche di Amapola;c’è tutto questo nel film,e molto di più.

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C’è il sogno americano,la sua storia così lineare e al tempo stesso complessa,ci sono storie di piccoli gangster e storie di donne di malaffare,c’è tutto il sogno americano,visto con occhio affettuoso,cinico,divertito.

Un grande film,in pratica;l’essenza stessa del cinema,quello che ti commuove e ti indigna,ti diverte e ti fa pensare.Grandissimi attori,fra cui le segnalazioni d’obbligo sono per Robert De Niro e per James Woods.Infine inutile nascondere che la colonna sonora ha giocato un ruolo fondamentale,grazie alla solita stupenda esecuzione dell’orchestra di Ennio Morricone.

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Robert De Niro     …     David ‘Noodles’ Aaronson
James Woods    …     Maximilian ‘Max’ Bercovicz
Elizabeth McGovern    …     Deborah Gelly
Joe Pesci    …     Frankie Manoldi
Burt Young    …     Joe
Tuesday Weld    …     Carol
Treat Williams    …     James Conway O’Donnell
Danny Aiello    …     Polizotto
Richard Bright    …     Chicken Joe
James Hayden    …     Patrick ‘Patsy’ Goldberg
William Forsythe    …     Philip ‘Cockeye’ Stein
Darlanne Fluegel    …     Eve
Larry Rapp    …     ‘Fat’ Moe Gelly
Richard Foronjy    …      ‘Fartface’ Whitey
Robert Harper    …     Sharkey
Dutch Miller    …     Van Linden
Gerard Murphy    …     Crowning
Amy Ryder    …     Peggy
Olga Karlatos    …     Donna nel teatro
Mario Brega    …     Mandy
Ray Dittrich    …     Trigger
Frank Gio    …     Beefy
Karen Shallo    …     Lucy Aiello
Scott Schutzman Tiler    Il giovane Noodles
Rusty Jacobs    …     Il giovane Max
Brian Bloom    …     Il giovane Patsy
Adrian Curran    …     Il giovane Cockeye
Mike Monetti    …     Il giovane Fat Moe
Noah Moazezi    …     Dominic

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Regia: Sergio Leone
Writing credits:     Leonardo Benvenuti
Piero De Bernardi
Enrico Medioli
Franco Arcalli
Franco Ferrini
Sergio Leone
Prodotto da: Claudio Mancini,Arnon Milchan
Musiche: Ennio Morricone
Fotografia: Tonino Delli Colli
Film editing: Nino Baragli
Casting: Cis Corman,Joy Todd
Costumi: Gabriella Pescucci

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Ferruccio Amendola: David “Noodles” Aaronson
Sergio Fantoni: Maximilian “Max” Bercovicz / sen. Christopher Bailey
Rita Savagnone: Deborah Gelly
Leo Gullotta: Frankie Monaldi
Gigi Reder: Joe
Maria Pia Di Meo: Carol
Cesare Barbetti: James Conway O’Donnell
Carlo Giuffré: Vincent Aiello
Vittorio Di Prima: Chicken Joe, Beefy
Angelo Nicotra: Patrick “Patsy” Goldberg
Luciano De Ambrosis: Philip “Cockeye” Stein
Vittoria Febbi: Eve
Franco Latini: “Fat” Moe Gelly
Nando Gazzolo: Sharkey
Renato Mori: Crowing
Riccardo Rossi: “Noodles” da ragazzo
Massimo Rossi: Max da ragazzo/David Bailey
Georgia Lepore: Deborah da ragazza
Alessandro Quarta: “Patsy” da ragazzo
Fabrizio Manfredi: “Cockeye” da ragazzo
Piero Tiberi: Bugsy Siegel
Francesco Pezzulli: “Fat” Moe da ragazzo
Claudio Fattoretto: Monkey
Giorgio Piazza: avv. Irving Gold
Alessandro Rossi: serg. P. Halloran
Federico Danti: Scagnozzo di Bugsy
Massimo Giuliani: Scagnozzo di Bugsy
Gianni Marzocchi: Scagnozzo di Bugsy
Anna Rita Pasanisi: ragazza nella bara
Pino Locchi: giornalista televisivo

C'era una volta in America banner citazioni

Per non impazzire dovevi non pensare che fuori c’era il mondo, proprio non pensarci. Dovevi dimenticarlo. Eppure, sai, gli anni passavano sembrava… che volassero. Strano ma è così quando non fai niente. Ma due cose non riuscivo a togliermi dalla mente: la prima era Dominic, quando prima di morire mi disse “Sono inciampato”. E la l’altra eri tu. Tu che mi leggevi il “Cantico dei Cantici”, ricordi? “Oh figlia di principe quanto sono belli i tuoi piedi nei sandali”. Lo sai che leggevo la Bibbia tutte le sere? E tutte le sere io pensavo a te. “Il tuo ombelico è una coppa rotonda dove non manca mai il vino. Il tuo ventre un mucchio di grano circondato da gigli. Le tue mammelle sono grappoli d’uva. Il tuo respiro ha il profumo delicato delle mele.” Nessuno t’amerà mai come ti ho amato io. C’erano momenti disperati che non ne potevo più e allora pensavo a te e mi dicevo: “Deborah esiste, è la fuori, esiste!” E con quello superavo tutto. Capisci ora cosa sei per me? (Noodles)

Ho rubato la tua vita e l’ho vissuta al tuo posto. T’ho preso tutto. Ho preso i tuoi soldi, la tua donna, ti ho lasciato solo 35 anni di rimorso. Per la mia morte. Rimorso sprecato. (Max)

Noodles, ci rimangono solo dei bei ricordi e se adesso uscirai da quella porta nemmeno quelli ti rimarranno. (Deborah)

Oggi hanno chiesto a te di far fuori Joe, domani chiederanno a me di far fuori te. Se questo sta bene a te, a me non sta bene. (Noodles)

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Robert De Niro
è Noodles

C'era una volta in America 1 2James Woods   è  Maximilian ‘Max’ Bercovicz

C'era una volta in America 1 3William Forsythe  è Philip ‘Cockeye’ Stein

C'era una volta in America 1 4James Hayden è Patrick ‘Patsy’ Goldberg

C'era una volta in America 1 5Elizabeth McGovern è Deborah Gelly da adulta

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Jennifer Connelly è
Deborah Gelly ragazza

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Larry Rapp  è  ‘Fat’ Moe Gelly

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giugno 9, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | | 5 commenti

Il dio serpente

Il dio serpente,diretto da Piero Vivarelli nel 1970 si ricorda ancor oggi per due motivi;il primo è rappresentato dalla superba colonna sonora,quella Djamballà che furoreggiò per un’intera estate nei juke box della penisola,nell’esecuzione di Augusto Martelli. E per la prima apparizione di una giovane e procace attrice,che non avrebbe avuto una gran carriera,se non limitata a b-movie con titoli ammiccanti,del tipo la Dottoressa ci sta con il colonnello e via dicendo.

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Il suo nome è Nadia Cassini,e nel film interpreta la giovane moglie di Bernhardt,un abitante dei Caraibi che la chiama a se per viverle accanto.

Il film è abbastanza macchinoso,anche se non privo di un certo fascino,legato ad una storia che mescola il thriller con il fascino dell’esotico,e qualche ardita nudità (per i tempi),in cui rivaleggiano le due protagoniste,la già citata Cassini e Beryl Cunningham.

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Beryl Cunningham è Stella

La trama è molto semplice:Paola (Nadia Cassini),raggiunge il marito ai Caraibi. Qui conosce Stella,una giovane e misteriosa indigena,che la inizia a strani riti ancestrali;il rito culmina nell’invocazione a Djamballa,il dio serpente,che si materializza nei panni di un robusto e affascinante nativo.La donna ne diventerà succube a tal punto che quando il marito perirà in un incidente,lei,indifferente,resterà sull’isola,unendosi al dio serpente.

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Un film molto confuso,in cui predomina l’atmosfera magica dei Caraibi,tra riti voudou orgiastici,testimoniati dai contorcimenti delle due donne durante l’invocazione a Djamballa.Ma aldilà delle bellezze naturali dei posti,davvero notevoli,e alle due protagoniste,del film non resta molta traccia.

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Il dio serpente, un film di Piero Vivarelli. Con Nadia Cassini, Beryl Cunningham, Sergio Tramonti, Evaristo Marquez
Erotico, durata 94 min. – Italia 1970.

 

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Nadia Cassini: Paola
Beryl Cunningham: Stella
Galeazzo Bentivoglio: Bernard, marito di Paola
Sergio Tramonti: Tony

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Regia Piero Vivarelli
Soggetto Piero Vivarelli
Sceneggiatura Piero Vivarelli, Ottavio Alessi
Produttore Alfredo Bini
Casa di produzione Finarco
Fotografia Benito Frattari e Francesco Alessi
Montaggio Carlo Reali
Scenografia Giuseppe Aldrovandi
Costumi Maria Pia Lo Savio
Trucco Orietta Melaranci

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Ludovica Modugno: Paola
Mirella Pace: Stella
Giorgio Piazza: Bernard, marito di Paola
Giacomo Piperno: Tony

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L’opinione del sito http://www.fascinationcinema.com
Sulla carta, un progetto che mira a nutrire tutte le aspettative commerciali del periodo: sesso, paesaggi incantevoli, magia tribale, bellezze nostrane e non. Tuttavia Vivarelli appare attento anche alla sostanza del narrato, graziando la curatissima fotografia e le belle inquadrature di battute affatto superficiali, sibillini j’accuse verso la natura colonialista occidentale. Chiaramente non bastano questi intenti, peraltro oggi assai datati, a salvare un prodotto tanto confuso, prolisso e noioso. I protagonisti vagano lenti attraverso una sceneggiatura in forma sperimentale di work-in-progress: una spirale di situazioni autoreferenziali interrotte da tedianti pause folkloristiche per turisti (danze indiavolate, passeggiate sulla spiaggia, scene di seduzione ed amore).
Raggiungere l’epilogo prevedibile della vicenda è impresa veramente ardua, non fosse per la già citata regia e le musiche del bravo Augusto Martelli che peraltro, grazie al successo dell’intrigante singolo Djamballa (tormentone tribal-lounge della pellicola), entrò di diritto tra i compositori più quotati del periodo.

L’opinione del sito bmoviezone.wordpress.com
(…) Il film richiama anche il genere d’avventura (e talvolta anche il mondo-movie, come nella scena in puro stile exploitation del capretto sgozzato), se non altro per la location e per la presenza del grosso serpente e l’horror (durante i riti vodoo). Per larga parte del film assistiamo a danze, celebrazioni e riti della popolazione indigena, scene in qualche modo ispirate al genere documentaristico abbastanza in voga in quegli anni. Riuscitissima comunque soprattutto la scena della cerimonia in cui tutte le donne, in estasi mistica, si contorcono e si denudano al ritmo dei tamburi indemoniati.(…)

L’opinione di MM40 tratta dal sito http://www.filmtv.it
Dio serpente o umano, sostanzialmente, sono la stessa cosa. L’importante è la fede. Questa è l’unica cosa buona che scaturisce da questa pellicola inconcludente e a medio-alto tasso erotico; ovviamente il discorso religioso ha un peso davvero minimo sulla storia e ciò che interessa a Vivarelli e ad Ottavio Alessi (co-sceneggiatore) è piuttosto lo sfoggio di canti, balli, percussioni e riti indigeni con forsennato sottofondo musicale; ricorre peraltro spesso Djamballà, il tema barzotto del film, che ai tempi fu un piccolo successo, scritto da Augusto Martelli. Il serpente come simbolo fallico non è certo un’invenzione di questa sgangherata pellicola; che la virilità e la fertilità siano quindi legate tutt’uno con il concetto di creazione, e perciò di divinità, è il passo successivo: forse Vivarelli intendeva sorprendere o scatenare polemiche, ma in realtà non dice nulla che non sia già stato sentito; soprattutto lo fa con scarsi mezzi e ancora più limitate idee. Nadia Cassini è la star del film; ai tempi il suo nome era ancora del tutto sconosciuto: è questa la sua prima parte da protagonista in assoluto. Nella prima metà della pellicola al suo fianco c’è Galeazzo Bentivoglio; per il resto non si segnalano nomi degni di nota nel cast.

L’opinione di Saintgifts tratta dal sito http://www.davinotti.com
L’impresa risultava ardua (ma forse l’impresa non è stata nemmeno cercata): fare un film con quella bellezza in fiore di Nadia Cassini (che da sola ruba ogni qualsivoglia interesse di altro tipo), che risultasse di uno spessore tale da riuscire a guadagnare una piccola percentuale dell’attenzione residua, oltre le nude fattezze della protagonista. Ce la mettono tutta regista, fotografia, musica… ma potevano anche impegnarsi di meno, il successo sarebbe stato ugualmente lo stesso. Non so quanto la censura abbia operato, in ogni caso sempre troppo.

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giugno 7, 2008 Pubblicato da: | Erotico | , , | 6 commenti

L’uccello dalle piume di cristallo

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L’uccello dalle piume di cristallo è il primo film importante di Dario Argento,e segna contemporaneamente il suo ingresso nel cinema come regista di thriller;un film importante,scorrevole,con una buona trama,che segnò effettivamente una stagione,visto che molti registi usarono nomi di animali per i titoli dei loro film.Una maniera per attirare pubblico sui loro prodotti,un sistema se vogliamo ingenuo,ma efficace.

Il film inizia con un giovane scrittore,Sam Dalmas,che sta per rientrare nel suo paese d’origine,gli Stati Uniti;accade però che la sera antecedente la sua partenza assista ad un omicidio,quello di una donna,Monica.

La donna non muore,e Sam scopre grazie al commissario incaricato del caso,che non è la prima vittima di fatti di sangue.In città c’è un serial killer che ha già accoltellato tre donne.

Sam inizia ad investigare,tallonato dal killer,che per due volte tenta di ucciderlo,lui riesce a scampare agli agguati,ma la prossima vittima è la sua fidanzata Giulia.

Anche Giulia si salva,e grazie alla sua telefonata,registrata,viene identificato un rumore di fondo;un verso emesso da u uccello,l’uccello dalle piume di cristallo,che vive solo ed esclusivamente nello zoo della città

Sam e la polizia si recano sul posto,identificano la finestra e arrivano appena in tempo per fermare il marito di Monica che sta strangolando la moglie.

Sembra tutto finito,ma……..

Un film sicuramente d’effetto,ben girato,con una buona tensione;bella la scena del tentato omicidio di Monica,con Musante che osserva tutto attraverso un grande vetro.

Un film di Dario Argento. Con Enrico Maria Salerno, Tony Musante, Suzy Kendall, Umberto Raho, Werner Peters, Mario Adorf, Eva Renzi, Renato Romano, Fulvio Mingozzi, Rosita Torosh, Carla Mancini. Genere Thriller, colore 96 minuti. – Produzione Italia 1970.

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Tony Musante: Sam Dalmas
Suzy Kendall: Giulia
Enrico Maria Salerno: Commissario Morosini
Umberto Raho: Alberto Ranieri
Eva Renzi: Monica Ranieri
Mario Adorf: Berto Consalvi
Raf Valenti:Professor Carlo Dover
Gildo Di Marco: Garullo/Addio
Giuseppe Castellano: Monti
Pino Patti: Faiena
Fulvio Mingozzi: poliziotto
Omar Bonaro: poliziotto
Bruno Erba: poliziotto
Annamaria Spogli: Sandra Roversi, terza vittima
Rosita Torosh: quarta vittima
Karen Valenti: Tina, quinta vittima
Werner Peters: antiquario
Reggie Nalder: inseguitore col giubbetto giallo
Maria Tedeschi: anziana nella nebbia
Carla Mancini: ragazza che guarda la TV
Giovanni Di Benedetto: Professor Rinaldi

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Regia Dario Argento
Soggetto Dario Argento
Sceneggiatura Dario Argento
Produttore Salvatore Argento
Casa di produzione Seda Spettacoli, Central Cinema Company Film (CCC)
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Dario Micheli
Costumi Dario Micheli
Trucco Pino Ferrante

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Vai in Italia, hai bisogno di pace, di tranquillità, è il paese della poesia. Non succede mai niente in Italia!

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giugno 6, 2008 Pubblicato da: | Thriller | , , , , , , | 2 commenti

Orwell 1984

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Tratto dal romanzo omonimo di George Orwell,il film di Michael Radfrod ripercorre,in maniera fedelissima,la trama originale;una guerra ha creato tre grandi gruppi di stati,Oceania, Eurasia e Estasia,perennemente in guerra tra loro. L’Inghilterra,che è parte dell’Oceania,è dominata da un partito che controlla in maniera ossessiva levite di tutti i cittadini. Ogni notizia viene filtrata,controllata e poi diramata dopo le opportune modifiche.

Winston è uno degli addetti al controllo,un lavoro noioso,alienante;si fa molte domande,Winston,senza trovare una risposta. Attorno a lui tutto è desolato.Il mondo appare in colori cupi,in cui predomina il grigio e il giallo.

Londra stessa sembra avvolta da una cappa tetra e indissolubile,sotto cui si muove un’umanità che sembra aver perso qualsiasi interesse per la vita;Winston subisce questa situazione fino al giorno in cui incontra Giulia,una ragazza che gli fa un cenno di intesa e gli passa un bigliettino. Nel paese i rapporti sessuali sono accettati solo ed esclusivamente per la procreazione,quindi i due,diventando amanti,si mettono fuori legge.

Winston riesce ad affittare una miserabile camera,dove i due si incontrano e fanno l’amore. E’ l’occasione per parlarsi,per nutrire un minimo di speranza che attraverso l’amore si possa sfuggire ad una vita alienante. Ma la loro relativa felicità dura poco;l’uomo che ha affittato il locale è al servizio dello stato e i due vengono imprigionati.

Winston viene sottoposto a torture durissime,ma non tradisce la sua donna,quella che considera tale;ma portato in una stanza che materializza gli incubi delle persone (per Winston la repulsione assoluta per i topi),finisce per cedere,e tradisce Giulia.

La ragazza ha fatto lo stesso,e quando usciranno dal carcere,rieducati,i due si incontreranno,ma non avranno più nulla da dirsi. Per Winston,che ormai è controllato in spirito e in animo dal potere,si apre la stagione della fedeltà assoluta al potere.

Amaro,come del resto il romanzo,1984 è una dura denuncia del potere,in tutte le sue forme. Girato in colori cupi,con personaggi che sembrano trasportati di peso da un incubo assoluto e totalizzante,è una parabola cinica e spietata,che si segnala per la splendida caratterizzazione dei personaggi,fra i quali spicca Richard Burton,nella sua ultima apparizione.

Bravissimi John Hurt e Suzanne Hamilton,rispettivamente Winston e Giulia,due esseri umani che vengono risucchiati nel gorgo nero del controllo delle coscienze. Davvero bella la fotografia.

 

(1984)

Un film di Michael Radford. Con Richard Burton, John Hurt, Suzanna Hamilton, Cyril Cusack, Gregor Fisher, James Walker,
Andrew Wilde, David Trevena, Corinna Seddon, David Cann, Peter Frye, Roger Lloyd-Pack, Anthony Benson, Martha Parsey,
Rupert Baderman. Genere Drammatico, colore 115 minuti. – Produzione Gran Bretagna 1984.

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John Hurt: Winston Smith
Richard Burton: O’Brien
Suzanna Hamilton: Julia
Cyril Cusack: Charrington
Gregor Fisher: Parsons
James Walker: Syme
Andrew Wilde: Tillotson
David Trevena: amico di Tillotson
David Cann: Martin
Anthony Benson: Jones
Peter Frye: Rutherford
Roger Lloyd-Pack: cameriere
Rupert Baderman: Winston (da giovane)
Corinna Seddon: madre di Winston
Martha Parsey: sorella di Winston

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Regia Michael Radford
Soggetto George Orwell
Casa di produzione Virgin Group
Fotografia Roger Deakins
Montaggio Tom Priestley
Musiche Dominic Muldowney
Eurythmics

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John Hurt: Winston Smith
Richard Burton: O’Brien
Suzanna Hamilton: Julia
Cyril Cusack: Charrington
Gregor Fisher: Parsons
James Walker: Syme
Andrew Wilde: Tillotson
David Trevena: amico di Tillotson
David Cann: Martin
Anthony Benson: Jones
Peter Frye: Rutherford
Roger Lloyd-Pack: cameriere
Rupert Baderman: Winston (da giovane)
Corinna Seddon: madre di Winston
Martha Parsey: sorella di Winston

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Regia Michael Radford
Soggetto George Orwell
Casa di produzione Virgin Group
Fotografia Roger Deakins
Montaggio Tom Priestley
Musiche Dominic Muldowney
Eurythmics

giugno 5, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | 2 commenti

Storie scellerate

Franco Citti, amico intimo di Pier Paolo Pasolini,gira due anni dopo il Decameron,una cupa storia di vite vissute all’ombra della Roma papalina.

Bernardino e Mammone, due personaggi che vivono ai margini della legalità, sono condannati a morte perchè durante una rapina hanno ucciso un mercante per derubarlo dei suoi averi. Mentre attendono la condanna capitale si raccontano storie che hanno appreso.

Ninetto Davoli

Nella prima,un sacerdote ha rapporti sessuali con una sua parrocchiana; mal gliene incoglie, perchè la donna è moglie di un popolano sanguigno, che, per vendicare l’affronto, uccide la donna e obbliga il sacerdote a tagliarsi i genitali; in un altra un nobile, che è certo del tradimento della moglie, si sostituisce al sacerdote confessore e apprende con sicurezza che la moglie lo ha fatto cornuto; in un’altra ancora i protagonisti sono due pastori, uno dei quali insidia la moglie all’altro. Il quale,per vendicarsi, lo mutila dei genitali e lo lascia morire dissanguato, appeso come un maiale per i piedi.

Ancora un prete protagonista nella storia che racconta come il prelato abbia la consuetudine di usare un giovane per procurarsi prostitute; il giovane,alla fine, si traveste da donna, uccide il prete e lo deruba. Infine un uomo sul lastrico, divide la moglie con un ricco che gli paga i debiti; ma i due sono fatti cornuti entrambi, perchè la donna ha a sua volta un amante; i due lo scoprono e lo uccidono.

I due narratori muoiono sghignazzanti sul patibolo e il padreterno (impersonato da Franco Citti), assolve soltanto il giovane che ha ammazzato il prete,perchè rimpiange la vita e le gioie che ha perduto.

Nicoletta Machiavelli

Storie scellerate è ambientato nella Roma del Belli,una Roma in cui la potente ombra della chiesa oscura e annichilisce le coscienze; attraverso la descrizione dei vari preti presenti nelle storie, Citti frusta l’ipocrisia della chiesa stessa,pronta a condannare le uniche gioie che il popolo può gustare,quelle del sesso.Un discorso pasoliniano, affrontato dal regista e dallo scrittore nel film Decameron,del quale Storie scellerate riprende in qualche modo le tematiche.

Descrizione di una Roma dai due volti,quella cittadina,lussuriosa e indolente,quella popolana,fatta di un’umanità alle prese ancora con i suoi retaggi primitivi,con una cultura ancestrale,in cui sembrano funzionare solo gli istinti più bestiali. Un ritratto a fosche tinte,in cui l’ironia è rappresentata anche dalle prime scene,in cui i due narratori ridono e sghignazzano mentre sono impegnati entrambi a defecare e che si conclude con la risata dei due davanti al boia.Il film è disponibile su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=xgC3WRzAXHg

Un film di Sergio Citti. Con Gianni Rizzo, Franco Citti, Ninetto Davoli, Nicoletta Machiavelli, Christian Alegny, Giacomo Rizzo, Ennio Panosetti. Genere Grottesco, colore 93 minuti. – Produzione Italia 1973.

 

Silvano Gatti: Duca di Ronciglione
Enzo Petriglia: Nicolino
Sebastiano Soldati: Il papa
Santino Citti: Il Padreterno
Giacomo Rizzo: Don Leopoldo
Gianni Rizzo: Il cardinale
Ennio Panosetti: Chiavone
Oscar Fochetti: Agostino
Fabrizio Mennoni: Cacchione
Elisabetta Genovese: Bertolina
Franco Citti: Mammone
Ninetto Davoli: Bernardino
Nicoletta Machiavelli: Caterina di Ronciglione

 

Regia Sergio Citti
Sceneggiatura Sergio Citti, Pier Paolo Pasolini
Produttore Alberto Grimaldi
Casa di produzione Produzioni Europee Associati
Distribuzione (Italia) United Artists
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Nino Baragli
Musiche Francesco De Masi
Scenografia Dante Ferretti

 

 

giugno 3, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , | 2 commenti

Metti una sera a cena

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Michele e Nina, marito e moglie, si incontrano a casa di Max e Giovanna per cenare,bere e discutere di tutto,in particolare di amore e sesso; Michele è uno scrittore in crisi, Max un attore, Giovanna una donna affascinante e ricca.

Tra il gruppo si sviluppa un complesso gioco delle parti; Giovanna è innamorata di Michele, mentre Max ha una relazione non si sa quanto clandestina proprio con la moglie di Michele, Nina. I quattro appartenenti alla borghesia agiata, continuano ad incontrarsi in serate sempre più vuote, in cui fa capolino la noia e l’evidente mancanza di problemi seri; Max decide di dare nuova linfa al suo rapporto con l’amante e la convince ad accettare rapporti con Ric, un giovane all’apparenza contestatore, in pratica solo un gigolo che vive alle spalle della borghesia facendosi pagare le proprie prestazioni sessuali. E con Nina il rapporto, almeno all’inizio, sembra andare sul binario canonico di una serie di incontri solo sessuali.

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Toni Musante

Ma in seguito Ric si accorge di essersi innamorato di Nina e dopo averglielo confessato va a vivere con lei; ma Nina, che accetta solo perchè dopo averlo respinto una prima volta ha visto Ric tentare il suicidio,dopo una breve convivenza decide di comune accordo di separarsi da Ric. Il giovane infatti è deluso dal rapporto e decide di riportare la donna da Michele, suo marito. Il quale, innamorato della moglie, decide di ammettere il giovane alle riunioni serali,che d’ora in poi avranno nuova linfa.

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Florinda Bolkan e Lino Capolicchio

Un’atmosfera piccolo borghese che mostra la vacuità della classe stessa, un’amoralità di fondo, la mancanza di valori. Giuseppe Patroni Griffi riduce per lo schermo una piece teatrale, che era stata portata in scena un paio di anni prima. Per il film sceglie un cast bene assortito,con Florinda Bolkan, esordiente in un ruolo da protagonista ad interpretare Nina, con Tony Musante nel ruolo dell’attore Max,con un biondo Lino Capolicchio nel ruolo del giovane Ric (curiosa la scena in cui Nina si avvolge in una bandiera nazista) e con Annie Girardot nel ruolo della ricca Giovanna.

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Grande successo cinematografico,in virtù anche di qualche casta scena di erotismo e per qualche seno e nudo integrale della Bolkan. Il film si avvaleva della sceneggiatura di un giovanissimo Dario Argento e delle musiche, splendide,di Ennio Morricone. Anche la fotografia,soffusa e delicata di Tonino Delli Colli contribuì al grande successo di pubblico del film.

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Metti una sera a cena, un film di Giuseppe Patroni Griffi. Con Florinda Bolkan, Jean-Louis Trintignant, Annie Girardot, Tony Musante, Lino Capolicchio, Nora Ricci, Adriana Asti, Silvia Monti, Mariano Rigillo. Genere Drammatico, colore 122 minuti. – Produzione Italia 1969.

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Metti una sera a cena banner personaggi

Florinda Bolkan: Nina
Tony Musante: Max
Jean-Louis Trintignant: Michele
Annie Girardot: Giovanna
Lino Capolicchio: Ric
Adriana Asti: figliastra
Mariano Rigillo: comico
Milly: cantante
Silvia Monti: attrice alla conferenza stampa
Nora Ricci: prima attrice

Metti una sera a cena banner cast

Regia Giuseppe Patroni Griffi
Soggetto Giuseppe Patroni Griffi, dal lavoro teatrale omonimo
Sceneggiatura Giuseppe Patroni Griffi, Carlo Carunchio, Dario Argento
Produttore Marina Cicogna, Giovanni Bertolucci
Casa di produzione Red Films, San Marco Film
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Franco Arcalli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Giulio Coltellacci

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giugno 1, 2008 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , | 4 commenti