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Colinot l’alzasottane

Colinot l'alzasottane locandina

La storia è ambientata in Francia, in un medioevo cinematografico che ha molti punti di contatto con quello cinematografico italiano; il Colinot picaro francese sembra copiato pari pari da uno dei tanti decamerotici italiani, e le sue gesta altro non sono che la trasposizione d’oltralpe delle avventure dei nostri gaudenti campagnoli che popolarono le novelle erotiche tratte dai racconti di Boccaccio, Aretino e Masuccio Salernitano.

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La vera attitudine di Colinot

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Ottavia Piccolo è Bergamotte

Nel film Colinot è un giovane allegro, che sembra passare il tempo seducendo in tutti i modi la giovane Bergamotte, sua fidanzata. Durante una festa orgiastica data nel suo piccolo borgo, Colinot, come tutti gli abitanti, si ubriaca e al risveglio scopre che qualcuno ha approfittato della sbronza generale per rapire la bella Bergamotte. Deciso a riprendersi la ragazza, Colinot raccogli le sue poche cose e si mette in viaggio.

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Brigitte Bardot è Arabelle

Bergamotte è stata rapita da tre briganti luridi e straccioni, e riesce a salvarsi dalla violenza carnale solo perchè uno dei briganti la vuole in perfette condizioni; Colinot, che segue le tracce della ragazza si imbatte in uno dei briganti, ferito proprio durante la lite avvenuta nel gruppo. Soccorso l’uomo, Colinot si reca nel più vicino centro abitato e inizia le ricerche della sua amata. In viaggio, Colinot e il suo amico, che lo accompagna, vengono assaliti da due briganti; durante la collutazione l’amico di Colinot rimane ferito, e costringe il giovane a fermarsi in una fattoria. Qui il giovane, mentre si reca ad uno stagno per rinfrescarsi, si imbatte in una splendida fanciulla nuda;la ragazza gli sfugge nel laghetto, lui si nasconde e subito dopo vede arrivare quattro stupende ragazze; fingendosi donna, nascosto in un canneto, le osserva spogliarsi.

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Incontri piacevoli nei boschi

E’ l’inizio di un vero e proprio tour de force, che porta il giovane a sedurre in acqua una di loro. Vestito da donna, viene portato nella ricca casa della giovan signora conosciuta in acqua, Ma per Colinot ha inizio anche una tragicomica videnda; il marito della nobil signora si incapriccia di lui, e da quel momento Colinot dovrà fuggire ogni volta che lo incontra. Costretto a scappare, con l’aiuto della gentil donna, Colinot, vestito elegantemente, riprende il suo viaggio: si imbatterà in altre donne, tra le quali una nobile che duella, combatte e vive come un uomo.

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Dopo aver tentato di sedurre la di lei figlia, Colinot finisce in carcere, dal quale riuscirà ad evadere grazie proprio alla sedotta. Ripreso il viaggio, Colinot ritrova alla fine la tanto sospirata Bergamotte, e scopre che la donna è andata sposa ad un signorotto locale. Il giovane, deluso, si consolerà ben presto con la ricca e bella Arabelle, che si è infatuata di lui.

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Colinot sedotto da Arabelle

Colinot l’alzasottane, uscito in Francia nel 1973 con il titolo L’histoire très bonne et très joyeuse de Colinot Trousse-Chemise, per la regia di Nina Companeez in fondo non si discosta molto da uno dei nostri decamerotici; va detto, però che almeno in questo caso per il film non vennero elemosinati i mezzi tecnici, le location e sopratutto il cast, nel quale figurano la nostra Ottavia Piccolo, che ricopre il ruolo della bella Bergamotte, oltre alle francesi Bernadette Lafont e Nathalie Delon;

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L’ultima apparizione cinematografica di Brigitte Bardot

Arabelle, l’affascinante dama che consolerà il giovane Colinot, interpretato da un poco espressivo Jean Claude Druot è la quarantenne Brigitte Bardot, che con questo film, al culmine della sua bellezza matura e sensuale, da l’addio al grande schermo, con 5 minuti finali del film che la vedono nuda e sexy. Film soporifero come pochi, fu un fiasco clamoroso ai botteghini, e guardandolo si capisce il perchè: trama pressochè inesistente, avventure prevedibili, battute zero. A salvare il film da un totale naufragio c’è la bellezza delle protagoniste, tra le quali, come già detto, figura la giovane e affascinante Ottavia Piccolo; il resto  si barcamena tra qualche nudità e i paesaggi francesi, che a ben vedere sono un altro valore aggiunto del film. Troppo poco, comunque, per consigliare all’incauto spettatore la visione di questo film.

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Colinot l’alzasottane, un film di Nina Companeez. Con Brigitte Bardot, Bernadette Lafont, Nathalie Delon, Ottavia Piccolo.Jean-Claude Druot
Titolo originale L’Histoire très bonne et très joyeuse de Colinot Trousse-Chemise. Commedia, durata 105 min. – Francia 1973

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Colinot l'alzasottane banner personaggi

Bertrade     Nathalie Delon
Rosemonde     Bernadette Lafont
Il vagabondo     Francis Blanche
Dame Blanche     Alice Sapritch
Bergamotte     Ottavia Piccolo
Blandine     Muriel Catala
Fratello Albaret     Jean Le Poulain
Masnil Plassac     Jean-Claude Drouot
Gagnepain     Rufus
Tournebeuf     Henri Tisot
Colinot     Francis Huster
Arabelle    Brigitte Bardot
Il marito di Rosemonde     Julien Guiomar
Il frate  Hugo     Paul Muller
Lucas     Guy Grosso
Fratello Robichon     Michel Modo

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Regia: Nina Companeez
Sceneggiatura: Nina Companeez
Produzione: Mag Bodard
Musiche:Guy Bontempelli
Fotografia:Ghislain Cloquet
Montaggio:Raymonde Guyot

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Nathalie Delon sul set

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Colinot l'alzasottane foto 3La Bardot sul set cinematografico del film

settembre 16, 2009 Pubblicato da: | Avventura | , , , , | 1 commento

Il buono, il brutto e il cattivo

Il buono, il brutto e il cattivo locandina

Nel 1966 Sergio Leone chiude la trilogia del dollaro con Il buono, il brutto e il cattivo, la sua opera, almeno fino a quel momento, più ambiziosa e sopratutto girata con più mezzi a disposizione. I due fortunatissimi precedenti, Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più gli avevano permesso di poter finalmente disporre di finanziamenti cospicui; così Leone sceglie un cast di più largo respiro, sceglie di girare il film con tempi cinematografici più lunghi e sopratutto esce dai temi trattati nei due film precedenti per parlare della guerra di secessione americana, guardando sia alla storia in se stessa, sia ad un discorso di più ampio respiro, la denuncia degli orrori della guerra, simboleggiata in vari punti del film, da alcuni episodi chiave, come il famoso attacco al ponte, oppure dal campo di concentramento sudista o ancora dalla morte del povero soldatino a cui Biondo porge l’ultima sigaretta.

Il buono, il brutto e il cattivo è la summa dell’arte di Leone, un film bellissimo in larghi tratti, supportato dalla sontuosa recitazione dei tre protagonisti, Eastwood, Van Cleef e il possente Eli Wallach, da una colonna sonora semplicemente stupefacente e da un ritmo che affascina lo spettatore portandolo attraverso gli orrori della guerra in una pazza corsa ad un tesoro rappresentato da 200.000 dollari sepolti dallo sconosciuto soldato Jackson in un cimitero Confederato.

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Clint Eastwood, Biondo

Leone bada molto alla caratterizzazione dei personaggi, e questa volta sceglie due attori con cui ha già lavorato, il solito Clint Eastwood a cui affida il ruolo di Biondo e Lee Van Cleef, a cui affida il ruolo del crudele sergente Sentenza. Il terzo protagonista è uno strepitoso Eli Wallach, che si immedesima così tanto nei panni di Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez da risultare, alla fine, il più bravo dei tre, ammesso che si possa fare una scala di valori di interpretazioni così intense.

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Lee Van Cleef, Sentenza

Per la sceneggiatura del film Leone si era affidato al duo Age e Scarpelli, ma deluso dal risultato, la rimaneggiò totalmente, sostituendo i dialoghi scritti dal duo con altri di suo pugno; è per questo che Il buono il brutto e il cattivo, alla fine, diventa un film assolutamente ascrivibile a Leone, che è libero di modellare la pellicola a suo gusto e piacimento.

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Eli Wallach, Tuco

Anche la selezione degli attori non protagonisti rivela una sapiente, profonda conoscenza dei caratteristi del mondo del cinema: basti pensare alla presenza del solito, bravissimo Luigi Pistilli, che interpreta alla perfezione Padre Pablo Ramirez, fratello di Tuco, oppure alla presenza di Aldo Giuffrè, un intenso Capitano Clinton, l’uomo che morirà con il sorriso sulle labbra dopo aver finalmente visto il maledetto ponte saltare per aria. Ma sono altri i caratteristi degni di menzione: c’è Rada Rassimov, che interpreta Maria, la prostituta; c’è l’immancabile Mario Brega, che è il caporale Wallace….

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I 180 minuti di durata del film, che si apre con Tuco e Biondo soci in una truffa ai danni degli sceriffi, e che si chiude con il famoso Triello, lo scontro finale tra Sentenza, Tuco e il Biondo e successivamente con la splendida sequenza di Tuco con il cappio al collo in bilico su un barile, salvato da un colpo di fucile di Biondo, che lascia all’ex socio metà del bottino, sono tre ore di grande cinema, di grande spettacolo e di grande divertimento.

Wallach gigioneggia per tutto il film, mentre, per una volta, Eastwood e in secondo piano; come racconterà Leone, i rapporti tra i due si deteriorarono per la pretesa di Eastwood di interpretare la parte di Tuco, che in effetti era assolutamente inadatta per Eastwood:
Ci mancò poco che non facesse la parte del Biondo. Dopo aver letto il copione ,trovò in effetti che il ruolo di Tuco fosse troppo importante, che fosse il migliore dei due ruoli. Tentai dunque di ragionarci: “Il film è più lungo degli altri due. Non puoi essere tutto solo. Tuco è necessario per la storia, e resterà come ho voluto che fosse. Devi capire che è il comprimario… e il momento in cui appari tu, è la star che fa la sua apparizione.”[ Eastwood però non fu convinto, dunque Leone, insieme con la moglie, dovette andare in California per tentare una mediazione. La moglie del regista, Carla, ricorda perfettamente: “Clint Eastwood con sua moglie Maggie venne al nostro albergo… io spiegai che il fatto che avesse al suo fianco altri due grandi attori non avrebbe potuto che rafforzare la sua statura. A volte anche una grande star che interpreta un ruolo più piccolo insieme ad altri grandi attori può trarre vantaggio dalla situazione. A volte fare un passo indietro voleva dire farne due avanti.” Mentre le due mogli parlavano, Eastwood e Leone si scontrarono duramente, e il loro rapportò iniziò a incrinarsi. Leone disse: “Se interpreta la parte ne sarò felicissimo. Ma se non lo fa – beh, visto che sono stato io a inventarlo, domani dovrò inventarne un altro come lui.”Dopo due giorni di trattative l’attore accettò di fare il film e volle essere pagato 250.000 $ più il 10% dei profitti dei botteghini in tutti i territori occidentali,un accordo che non trovò contento Leone.”

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A Van Cleef spetta il ruolo più antipatico, quello del crudele Sentenza; l’intepretazione dell’attore è eccellente, e riesce credibile così com’era credibile nei panni del colonnello Douglas Mortimer.
Parlare della trama del film, in fondo, è inutile; chi non ha visto questo capolavoro in una delle tantissime riproposizioni televisive, quello che più conta, nel film, è l’armoniosità della storia, che regge le tre ore di proiezione senza grossi cedimenti, attraverso lo sviluppo delle storie a volte parallele, a volte come destini incrociati, di Tuco, Sentenza e Biondo; Leone si diverte a mostrare le carriere di Biondo e Tuco mentre truffano gli sceriffi con la loro eccezionale abilità con pistole e fucili, mentre Sentenza in effetti è un pò trascurato. La vita di Tuco, gaglioffo si, ma per necessità, come racconterà a suo fratello, padre Ramirez, “dalle nostre parti o muori di fame, o diventi prete oppure bandito: Io ho scelto la via più difficile” viene vista con sguardo ironico ma in fondo affettuoso dal grande regista.

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A completare l’armonia del film, la grandissima colonna sonora, opera di Morricone, questa volta, a differenza delle due produzioni precedenti, preparata in anticipo; come disse Leone, “Ennio non è solo un musicista: è il miglior sceneggiatore dei miei film. Sul set giro con la sua musica, e questo aiuta gli attori ad entrare nell’atmosfera del film, a capire meglio i propri personaggi: ogni tema rappresenta perfettamente le caratteristiche d’un personaggio, il suo spirito. Che sia un sistema vantaggioso, per girare, lo conferma il fatto che anche Kubrick, dopo aver parlato con me, lo abbia adottato; ma non è la musica in generale, a permetterlo: è la musica di Ennio.”

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Mi si consenta un appunto personale.
Tra i western girati da Sergio Leone, Il buono il brutto e il cattivo è quello, a mio personalissimo giudizio, praticamente esente da difetti; Leone, finalmente libero di poter disporre di soldi e mezzi, si diverte a ricostruire scenari e situazioni di largo respiro: basti pensare alla scena epica del ponte, che diventa cruciale per capire anche la psicologia dei due personaggi Tuco e Biondo, che rischiano la vita anche per salvare quella di migliaia di incolpevoli soldati. Se i due lo fanno principalmente per loro tornaconto (Leone bonariamente lascia intendere questo), è indubbio che l’intera scena poteva essere tranquillamente eliminata dal film, senza per questo sminuirlo; al contrario, Sergio Leone intendeva mostrare la brutalità, l’idiozia della guerra, e puntò moltissimo proprio su quelle sequenze.

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Per questo il film lo si ama alla follia, per quella sua commistione perfetta di umorismo nero, di ironia, di avventura che permea, pervade il film dalle prime alle ultime battute, con quella scena finale di Tuco che urla “Biondo, sai di chi sei figlio tu? Di una grandissima puttana” con l’ultima sillaba che scompare sulla scia della magica musica di Morricone.
Il film venne accolto bene dalla critica; l’unica eccezione fu rappresentata da Moravia:
Il film western italiano è nato non già da un ricordo ancestrale bensì dal bovarismo piccolo borghese dei registi che da ragazzi si erano appassionati al western americano. In altri termini il western di Hollywood nasce da un mito; quello italiano dal mito del mito. Il mito del mito: siamo già nel pastiche, nella maniera.”

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Parole di un mediocre scrittore, tra i più sopravvalutati della storia della letteratura e di un pessimo recensore cinematografico.

Il buono, il brutto e il cattivo, un film di Sergio Leone. Con Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Eli Wallach, Aldo Giuffré, Luigi Pistilli, Rada Rassimov, Mario Brega, Enzo Petito, Claudio Scarchilli, John Bartha, Livio Lorenzon, Antonio Casale, Sandro Scarchilli, Benito Stefanelli, Angelo Novi, Antonio Casas
Western, durata 176 (148) min. – Italia, Spagna 1966.

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Il buono il brutto il cattivo banner protagonisti

Clint Eastwood: “Il Biondo”, il buono
Eli Wallach: Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramírez, il brutto
Lee Van Cleef: Sentenza, il cattivo
Mario Brega: Caporale Wallace
Aldo Giuffré: Capitano Clinton
Luigi Pistilli: Padre Pablo Ramírez
Antonio Casale: Jackson, alias Bill Carson
Rada Rassimov: Maria, la prostituta
Maurizio Arena: uomo della banda di Tuco
Luigi Ciavarro: uomo della banda di Tuco
Saturno Cerra: uomo della banda di Tuco
Antonio Molino Rojo: Capitano Harper
Enzo Petito: Milton, il proprietario dell’emporio
John Bartha: sceriffo
Al Mulock: Elam, il cacciatore di taglie monco
Livio Lorenzon: Baker
Antonio Casas: Stevens
Claudio Scarchilli: membro della banda di Sentenza n° 1
Sandro Scarchilli: membro della banda di Sentenza n° 2
Benito Stefanelli: membro della banda di Sentenza n° 3
Lorenzo Robledo: membro della banda di Sentenza n° 4
Aldo Sambrell: membro della banda di Sentenza n° 5
Angelo Novi: monaco giovane
Frank Braña: cacciatore di taglie ad inizio film
Saturno Cerra: cacciatore di taglie ad inizio film
Sergio Mendizábal: cacciatore di taglie biondo
Manuel Boliche Bermudez: cacciatore di taglie
Chelo Alonso: moglie di Stevens
Víctor Israel: Sergente della Confederazione
Josè Terron: Thomas Larsen
Antonito Ruiz: Figlio di Stevens
Jesùs Guzmàn: proprietario dell’albergo
Rafael López Somoza: Vecchio sergente
Romano Puppo: Israel
William Conroy: Giovane Confederato

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Regia Sergio Leone
Soggetto Sergio Leone, Luciano Vincenzoni
Sceneggiatura Sergio Leone, Luciano Vincenzoni, Age & Scarpelli, Sergio Donati (non accreditato)
Produttore Alberto Grimaldi
Casa di produzione PEA (Produzioni Europee Associate), Arturo González Producciones Cinematográficas, S.A, Constantin Film Produktion GmbH
Distribuzione (Italia) PEA (Produzioni Europee Associate)
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Eugenio Alabiso, Nino Baragli
Effetti speciali Eros Bacciucchi, Giovanni Corridori
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Carlo Simi, Carlo Leva
Costumi Carlo Simi
Trucco Rino Carboni, Rino Todero

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Enrico Maria Salerno: Il Biondo, Il buono
Carlo Romano: Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez, il brutto
Emilio Cigoli: Sentenza, il cattivo
Renato Turi: Wallace, cacciatore di taglie biondo
Pino Locchi: Capitano Clinton, Jackson
Nando Gazzolo: Padre Pablo Ramirez
Giuseppe Rinaldi: Capitano Harper
Rita Savagnone: Maria
Nino Pavese: Sceriffo
Luigi Pavese: Stevens
Mario Pisu: Baker
Oreste Lionello: Sergente Sudista
Lauro Gazzolo: Milton
Bruno Persa: Sergente della Confederazione
Glauco Onorato: Elam
Sergio Tedesco: Cacciatore di taglie calvo
Massimo Turci: Tenente Nordista
Gianfranco Bellini: Monaco giovane
Gino Baghetti: Frate
Giorgio Capecchi: Prete nel deserto
Luciano De Ambrosis: Uomo di Tuco
Stefano Sibaldi: Mezzo-soldato
Cesare Barbetti: Fotografo

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Il buono il brutto il cattivo banner recensioni

Il parere del Morandini
Durante la guerra di Secessione (1861-65) il Biondo, bounty-killer un po’ romantico, Tuco, vendicativo fuorilegge messicano, e Sentenza, cinico assassino a pagamento, si associano, senza alcuna fiducia reciproca, per recuperare un tesoro nascosto in un cimitero. Profanatore del western, il più tipico genere del cinema USA, ma anche risolutamente critico perché quasi sempre ha tradito la vera storia della nazione, trasformandola in mito, Leone chiude la “trilogia del dollaro” con il suo film più ambizioso e costoso, più ironico e beffardo. Non a caso l’ha scritto con Luciano Vincenzoni e Age & Scarpelli, grandi specialisti della commedia: il tema del denaro è sempre legato alla morte violenta, ai cadaveri; la guerra è un banditismo organizzato; non c’è differenza tra nordisti e sudisti: tutti e 3 i protagonisti (uno nel 1°, due nel 2° della trilogia) sono mossi dalla rapacità, pur in modi diversi.
L’opinione di piernelweb dal sito http://www.mymovies.it
Magistrale epilogo della “trilogia del dollaro”, con il quale Leone ridisegna i confini del genere western; confessato e assoluto riferimento per numerosi cineasti di successo delle nuove generazioni. Nei suoi tempi dilatati, nell’esilarante intensità ed efficacia dei dialoghi, nel coinvolgente meccanismo di un’avida caccia al tesoro, Leone esalta l’epica del racconto incasellando a ripetizione sequenze e battute che sono entrate di prepotenza nella storia del cinema. Intrecciando i destini convergenti dei tre protagonisti, “Il buono, il brutto, il cattivo” eleva i personaggi a icone cinematografiche in grado di suscitare un’impatto emotivo e un coinvolgimento nello spettatore di rara frequenza. Il messicano Tuco, interpretato da un favoloso Eli Wallach, miscela esplosiva di simpatia e brutalità, è una prova evidente della potenza che il cinema può avere nel segnare l’immaginario e creare leggenda. Leone impreziosisce la sua opera contestualizzandola nel tragico scenario della guerra civile americana, ingigantendo il contrasto, che si ripete nella storia, tra l’egoismo/spirito di sopravvivenza individuale e le ideologie collettive. Superfluo citare l’indimenticabile colonna sonora di Morricone. Per tecnica e perfezione visiva resta indelebile nella memoria l’intero finale, dall’amaro episodio del ponte, alla forsennata ricerca nel cimitero, al mitico duello a tre fino all’ irresistibile controfinale. Cosa chiedere di più?
L’opinione di Bluebaster dal sito http://www.filmtv.it
Bellissimo, un capolavoro western senza tempo del grande Sergio Leone!
L’avrò visto decine di volte in tempi passati ma stasera me lo sono gustato nuovamente alla tv ed ora posso dargli il voto che merita…
L’odissea di due fuorilegge, tallonati da un terzo, che si ritrovano sbattuti tra le due fazioni della Guerra di Secessione Americana…un buddy movie western come quello che rivedremo in “Lo chiamavano Trinità” ma qui serio e cinico, nonostante qualche incursione di ironia qua e la!
Regia magistrale ma sopratutto delle interpretazioni, da parte di tutti persino le comparse, che meritano di essere nella storia del Cinema (Eli Wallach a mio avviso il migliore).
Inutile spendere altre parole sulla famosissima colonna sonora di Morricone o sulla deliziosa fotografia di quei tempi.
Tanti ma tanti morti, la crudeltà di quella guerra è mostrata limpida (toccante il capitano che vede esplodere il ponte prima di morire) con gli occhi di chi l’ha vissuta, suo malgrado, dal dentro ,ma senza combatterla!
Moltissime le scene memorabili, molte anche divertenti, gli sguardi e sopratutto i dialoghi senza tempo.

L’opinione di cheftony dal sito http://www.filmscoop.it
E’ considerato il più grande film western della storia; non credo di poterlo confermare per il semplice fatto di aver visto ben pochi western, ma Il buono, il brutto, il cattivo è decisamente qualcosa di epico.
Clint Eastwood interpreta il solito avventuriero senza nome, soprannominato Biondo, ed è “il buono” del titolo, nonostante sia completamente privo di scrupoli. Pistolero abilissimo con l’immancabile sigaro in bocca, il biondo è in società con un’autentica canaglia da western, il bandito Tuco Ramirez, vale a dire “il brutto”: Tuco, ricercato per 2000 $, si lascia catturare per farsi portare alla forca e poi farsi liberare in extremis dal biondo, con la sua classe al fucile. E intanto, la taglia su Tuco aumenta sempre più, con i due che dividono a metà i soldi…
Intanto, un mercenario, “il cattivo” (ma detto Sentenza), è alla ricerca del soldato confederato sotto falso nome Bill Carson, il quale avrebbe nascosto da qualche parte ben 200.000 $; sulle tracce di Carson si ritrovano per caso anche il biondo e Tuco, ma ognuno dei tre possiede informazioni imprescindibili da quelle degli altri e devono allearsi per arrivare a scoprire l’ubicazione dei 200.000, mentre imperversa la Guerra di Secessione americana e quindi i tre, oltre ad essere impegnati in un personale scontro in cui nessuno può fidarsi di nessuno, devono guardarsi le spalle dai soldati e dagli orrori della guerra…
La durata del film può sembrare eccessiva, ma le tre ore volano, grazie all’innumerevole numero di scene e battute memorabili e all’impeccabile caratterizzazione dei tre protagonisti, che ci porta ad essere indecisi sul tifo fra il biondo e Tuco, continuamente soci ed ex-soci, ugualmente bastardi e simpatici.
Eli Wallach e Lee Van Cleef sono eccellenti, persino Clint mostra notevoli miglioramenti, mentre la tecnica di Leone si è decisamente affinata e regala inquadrature perfette, toccando l’apice con un finale perfetto in ogni fotogramma, aiutato, come in tutta la durata del film, dalle musiche di Ennio Morricone, che coronano alla grande il “triello” finale nel cimitero, in cui Leone infila primissimi piani sugli intensi sguardi dei protagonisti e dà lezioni di montaggio, creando una suspense degna di un thriller.
L’opinione di herrkinski dal sito http://www.davinotti.com
Capolavoro della “trilogia del dollaro” di Leone. Si può davvero parlare di “grande epopea western”, per uno di quei rari film in cui non si vorrebbe mai arrivare al finale, tanto sono belli e appassionanti (e dire che dura già tre ore!). Tre interpreti perfetti, uno più bravo dell’altro, fotografia eccellente, narrazione scorrevole e ricca di continue trovate spettacolari, sprazzi d’umorismo mai fuori luogo, momenti di tensione ben congegnati.. Un capolavoro indiscusso del cinema, da gustare e rigustare all’infinito. Imprescindibile.

Il buono il brutto il cattivo banner citazioni

* Quando cerco qualcuno lo trovo sempre. Per questo mi pagano. (Sentenza)

* Chi mi frega e poi non mi ammazza, vuol dire che non ha capito niente di Tuco. (Tuco)

* Non basta una corda a fare un impiccato. (Sentenza)

* Ecco, questi sono i tuoi cinquecento dollari. Ah già, dimenticavo. Lui me ne ha dati mille, sai… Voleva che io ti ammazzassi… Il guaio è che quando uno mi paga gli porto sempre a termine il lavoro e tu dovresti saperlo. (Sentenza)

* Di tutte le più luride fetenti porcate che… (Tuco)

* Che ingrato, dopo tutte le volte che t’ho salvato la vita. (Il buono) [Il buono abbandona Tuco nel deserto]

* Sto cercando un mezzo sigaro, con dietro la faccia di un gran figlio di cagna alto, biondo e che parla poco. (Tuco) [Parlando del buono]

* Gli speroni si dividono in due categorie: alcuni passano dalla porta, altri dalla finestra. (Tuco)

* Io dormirò tranquillo perché so che il mio peggior nemico veglia su di me. (Il buono)

* Non lo conosci e lo chiami al buio? (Sentenza) [Parlando di Bill Carson, riferendosi alla sua donna]

* Eh certo che anche per uno come me è una gran cosa sapere che pioggia o vento, da qualche parte c’è un piatto di minestra calda che ti aspetta. (Tuco)

* I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano, fanno tanto rumore. (Tuco)

* Non vorrei essere nei panni del tuo amico, sai; più forte canta il coro, più forte pesta Wallace. (Un detenuto) [Parlando al buono, riferendosi a Tuco]

* Quando si spara, si spara, non si parla. (Tuco)

* Ogni pistola ha la sua voce, e questa la conosco. (Il buono) [riferendosi a Tuco]

* Vado, l’ ammazzo e torno. (Tuco) [riferendosi a Sentenza]

* Chi possiede più bottiglie per ubriacare i soldati e mandarli al macello, quello vince. Noi e quelli dall’altra parte del fiume abbiamo solo una cosa in comune: la puzza dell’alcool. (Il capitano nordista alcolizzato)

* Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Tu scavi. (Il buono) [riferendosi a Tuco]

* Levati la pistola e mettiti le mutande. (Il buono)

* È un bel tipo mio fratello… Ah sì, perché non te l’avevo detto, ma il capo qui è mio fratello. Insomma, a Roma c’è il Papa e qui c’è mio fratello. (Tuco)

* Riconosci quest’occhiello biondo? Mettici dentro il collo! (Tuco) [Mostrando al “buono” un cappio] Deve reggere il peso di un maiale. (Tuco)

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settembre 14, 2009 Pubblicato da: | Capolavori | , , , | 11 commenti

La stanza del Vescovo

La stanza del vescovo locandina

Un giovane giramondo, Marco Maffei, con la sua barca Tinca, durante un approdo sul Lago Maggiore, conosce l’avvocato Temistocle Orimbelli; l’uomo, personaggio stravagante quanto infido e ambiguo, lo porta nella villa dove vive con sua moglie Cleofe e la cognata Matilde, che è sposata per procura con Angelo Berlusconi, apparentemente scomparso in Etiopia durante la guerra d’Africa.

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Patrick Dewaere è Marco Maffei, Ugo Tognazzi è Temistocle

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Ornella Muti è Matilde

Qui Maffei ha modo di constatare i pessimi rapporti esistenti tra Temistocle e la moglie, che l’uomo ha sposato solo per denaro, e ha modo di capire il forte interesse che suscita sulla ragazza, sposata senza aver mai conosciuto il marito. Marco e Temistocle hanno alcune avventure in comune, come quella in cui l’avvocato riesce a sedurre prima l’amica svizzera dell’amante di Maffei e poi la donna stessa, suscitando in Marco reazioni contrastanti;

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se da un lato ammira quell’uomo bugiardo, donnaiolo ma comunque spavaldo e sicuro di se, dall’altro non può fare a meno di notare come l’avvocato sia privo di qualsiasi scrupolo.Durante una delle visite a casa della signora Cleofe, Matilde chiede a Marco di fare un giro con la sua barca, in compagnia di Temistocle; la notte l’uomo raggiunge Maffei nella sua stanza, e gli confessa di avere una relazione con la donna. L’indomani i tre partono per l’escursione in barca, durante la quale si aggrega una giovane amica di Marco, Landina.

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Nella notte Marco capisce che davvero Temistocle e Matilde hanno una relazione, ma l’indomani Matilde racconterà all’uomo che la relazione è inziata proprio la notte prima, in seguito al disinteresse mostrato da Marco per la donna.Durante un’escursione a Stresa, mentre sono tutti e quattro a pranzo, un appuntato dei carabinieri li raggiunge al tavolo, e li informa della morte della moglie di Temistocle, Cleofe. Rientrati alla villa, trovano il giudice istruttore che è convinto che la donna sia stata uccisa; ma Temistocle ha un alibi, che è confermato sia da Marco che da Matilde.

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Tuttavia, nella notte, a Marco è sembrato di aver visto l’avvocato in sella ad una bicicletta, ma non racconta nulla al giudice. Così l’inchiesta sulla morte di Cleofe viene archiviata e Temistocle a questo punto, erede dei beni della donna, sposa la cognata, che nel frattempo ha visto il suo matrimonio annullato per la presunta morte del marito.
Ma, a sorpresa, tre mesi dopo ecco un colpo di scena: nella villa arriva proprio Angelo Berlusconi, che ha appreso dai giornali etiopi della morte della sorella, ed è tornato in Italia per investigare sulle vere cause della morte di Cleofe. Con la testimonianza di Marco, Temistocle viene così smascherato, e per evitare l’arresto si uccide; dopo una notte d’amore con Matilde, Marco lascia per sempre la villa, rinunciando alla donna e riprendendo la sua vita vagabonda.

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Diretto da Dino Risi e tratto dall’omonimo romanzo di Pietro Chiara,La stanza del vescovo è uno splendido affresco tinto di noir, nel quale il grande regista riesce a ricreare le atmosfere dark del romanzo, grazie anche ad una splendida ricostruzione anche visiva, a cui non è estranea la suggestiva cornice del Lago Maggiore; gli attori, ovvero Tognazzi, Dewaere e la Muti, oltre alla bravissima Giacobbe, esaltano i loro personaggi caratterizzandoli in maniera precisa.

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Accolto bene dalla critica, il film è stato un pò dimenticato sopratutto per la presenza, nel film, di alcuni nudi femminili, che hanno finito per creare problemi con la commissione di vigilanza; tuttavia, ancora oggi, leggendo alcune critiche online, ci si chiede che film abbiano visto mai alcuni critici all’epoca della sua uscita. Valga per tutti questo commento tratto da uno dei siti più impotanti dedicati al cinema:
Da un romanzo (1976) di Piero Chiara. Due amici improvvisati veleggiano sul Lago Maggiore, nell’Italia del 1946, facendo scalo in caccia di donne, ma poi l’anziano incastra il giovane in un tenebroso intrigo di amore e di morte. Il mestiere di D. Risi è fuori discussione con l’eleganza della scrittura e il puntiglio scenografico ma, forse per la preoccupazione di agganciare il grosso pubblico, il film risulta appannato, come adagiato in stracche cadenze.”

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Una recensione assolutamente ridicola, che non tiene conto della bontà della trasposizione cinematografica del romanzo, cosa da sempre molto complicata, della solita straordinaria bravura di Risi nel dirigere, con ampio respiro, storie difficili, rendendole con un mestiere senza pari. Di appannato, verrebbe da dire, c’è solo l’intelletto di colui che ha stilato questo giudizio rozzo e grossolano.

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Un bellissimo primo piano di Ornella Muti

La stanza del Vescovo, un film di Dino Risi. Con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Lia Tanzi, Patrick Dewaere, Gabriella Giacobbe, Francesca Juvara, Renzo OzzanoCommedia, durata 110 min. – Italia 1977.

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Ugo Tognazzi: Temistocle Mario Orimbelli
Ornella Muti: Matilde Scrosati in Berlusconi
Patrick Dewaere: Marco Maffei
Lia Tanzi: Landina
Gabriella Giacobbe: Cleofe Berlusconi In Orimbelli
Katia Tchenko: Charlotte
Karina Verlier: Germaine
Franco Sangermano: Giudice Istruttore Mazzoleni
Marcello Turilli: Angelo Berlusconi
Piero Mazzarella: Brighenti
Renzo Ozzano: Brigadiere

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Regia Dino Risi
Soggetto Piero Chiara
Sceneggiatura Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Dino Risi, Piero Chiara
Produttore Giovanni Bertolucci
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Glenn Miller, Parish, Armando Trovajoli
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Orietta Naselli Rocca

Incipit del romanzo di Chiara

“Nel tardo pomeriggio di un giorno d’estate del 1946 arrivavo, al timone di una grossa barca a vela, nel porto di Oggebbio sul Lago Maggiore. L’inverna, il vento che nella buona stagione si alza ogni giorno dalla pianura lombarda e risale il lago per tutta la sua lunghezza, mi aveva sospinto, tra le dodici e le diciotto, non più in su di quel piccolo abitato lacustre, dove decisi di pernottare.”

Citazione dal romanzo

“Il Vescovo era un prozio di mia moglie, monsignor Alemanno Berlusconi, morto nel ventotto, che fino a vent’anni fa passava l’estate in questa villa. Il padre di mia moglie gli aveva fatto addobbare la stanza migliore in modo degno d’un prelato che era Nunzio Apostolico in varie parti del mondo e faceva parte della Congragazione dei Riti.”

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settembre 12, 2009 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , | 4 commenti

Kleinhoff Hotel

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Per una fatale combinazione, Pascale, una francese moglie di un architetto tedesco, è costretta a rimanere a Berlino, rimandando così il suo ritorno a Parigi. Non sapendo dove pernottare, decide di tornare al Kleinhoff hotel, un albergo nel quale era stata da studentessa. Vi si reca e lo trova molto cambiato; prende una stanza e si prepara per la notte. Incuriosita da un dialogo che afferra provenire dalla stanza attigua, scopre che tra la parete che divide le due stanze c’è una porta con una fessura, dalla quale può spiare nella stanza vicina.

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Corinne Clery

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Apprende così del legame esistente tra Karl, il giovane che vive in quella stanza e una giovane tossico dipendente e  altre cose. L’uomo, Karl, è un terrorista ricercato, che deve eliminare un compagno di lotta accusato di aver tradito la cellula terrorista. Pascale, attratta dall’uomo, lo seduce, e tra i due scoppia violenta la passione. La donna cerca di convincere l’uomo ad abbandonare i suoi propositi, ma il giovane, un’idealista, ha capito che sia lui che il suo gruppo sono ormai fantasmi di un passato che non esiste più, sono a tutti gli effetti degli sconfitti.

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Karl si uccide, e all’indomani Pascale, risvegliatasi, con la massima indifferenza si riveste e corre verso l’aeroporto.
Brutto, noioso, spocchioso e supponente, Kleinhoff hotel è il peggior film di Calo Lizzani, un film inconcludente, che non riesce a decollare in nessun momento, stretto com’è in un erotismo anche troppo spinto e avvolto in una trama fumosa, in un’atmosfera decadente ma del tipo peggiore. Stantio, Kleinhoff hotel ha dalla sua solo le belle musiche di Giorgio Gaslini e la bellezza della Clery; null’altro.
Un film davvero povero di tutto.

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Kleinhoff Hotel, un film di Carlo Lizzani. Con Bruce Robinson, Michele Placido, Corinne Cléry, Katia Rupe.
Rodolfo Dal Prè, Werner Pochat, Peter Kern
Drammatico, durata 105 min. – Italia 1977.

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Kleinhoff hotel banner protagonisti

Corinne Cléry: Pascale Rostand
Bruce Robinson: Karl/Alex
Katja Rupé: Petra
Werner Pochath: David
Peter Kern: Erich Müller
Michele Placido: Pedro

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Regia Carlo Lizzani
Soggetto Valentino Orsini
Sceneggiatura Valentino Orsini, Faliero Rosati
Produttore Renzo Ciabò e Marcello Lizzani per Trust International Film (Roma) e Roxy Film (Monaco)
Fotografia Gábor Pogány
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Giorgio Gaslini

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settembre 11, 2009 Pubblicato da: | Erotico | , , | 1 commento

Attenti…arrivano le collegiali

Attenti arrivano le collegiali locandina 1

Litorale laziale. Una studentessa, Marina, con le sue amiche di un collegio, arriva a Torvaianica, dove suo padre, il Comandante, possiede un albergo con annessa stazione balneare. Ad accompagnare la ragazza, un gruppetto di collegiali capitanate da un’insegnante infagottata in strane vesti, Nadia.

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Orchidea De Santis è Nadia

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Toni Ucci è il Comandante

La donna, all’apparenza brutta e inibita, si rivelerà ben più disinibita delle sue precoci allieve; nell’albergo, diretto dal  Comandante, uno strambo individuo, che gioca con la sua barchetta sulla spiaggia a cacciare balene, ci sono altri personaggi quantomeno bizzarri, il cuoco e il cameriere Salvatore, che per denaro organizzano stravaganti sedute spiritiche.

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Le amiche di Marina, Sandra, Patrizia, Betty, Yvette e  Giovannona, una pettoruta e corpulenta ragazza, verranno immediatamente circuite dal gruppo di giovani vitelloni che stazionano sulla spiaggia, capitanati da massimo, il bello e aitante fratello di Marina. Sarò proprio l’istitutrice teutonica,Nadia, la prima a concedersi proprio al comandante, mentre tra i ragazzi comincia il gioco della seduzione. Tutte avranno la loro avventura, inclusa la giovane Patrizia, l’unica povera del gruppo, che avrò un rapporto saffico sempre con l’istitutrice.  Racconterà le storie a cui assiste in un diario, annotando anche le imprese dei due improbabili spiritisti, che ricaveranno soldi e qualche extra carnale dalla situazione.

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Attenti…arrivano le collegiali, film del 1975 diretto da Giorgio Mille, anticipa in qualche modo il filone studentesco; ma è una pellicola a basso costo, e i risultati si vedono. Se si esclude la presenza della bellissima Orchidea De Santis e di Toni Ucci, nel cast del film compaiono improbabili attori, a cominciare dal duo cuoco-cameriere, attori sicuramente improvvisati, così come improvvisato è il gruppo delle studentesse, che si segnalano solo per l’assoluta inespressività recitativa.

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Così l’unica protagonista, Orchidea De Santis, che interpreta la tedesca Nadia, con un buffo e irresistibile accento tedesco, finisce per fare un figurone, mostrando doti francamente superiori al richiesto. Toni Ucci invece, impiegato nel ruolo del Comandante, calca così tanto la mano sulla caratterizzazione del personaggio da risultare più sgradevole che comico.

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Filmetto abbastanza insulso, sarebbe potuto restare tranquillamente nel dimenticatoio, non fosse per la presenza della bellissima attrice pugliese, che aggiunge alla sua simpatia una buona dose di nudi, cosa che rende ancor più piacevole la sua partecipazione ad una pellicola che altrimenti andrebbe bocciata in toto. Dialoghi infantili, gag scolorite, qualche ardito nudo e dei dialoghi, inaspettatamente, abbastanza castigati e non scurrili come nella maggioranza delle pellicole a basso costo dell’epoca corredano il film.

 

Attenti… Arrivano Le Collegiali, un film di Giorgio Mille, con Orchidea De Santis ,Toni Ucci, Yvett Monet, Eleonora Green, Olivia Chavez, Eleonora Spinelli, Enrica Saltutti, Claudio Giorgio, Pino Sciacqua, Carla Porzioli

Erotico, Italia 1975

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Toni Ucci … Comandante
Orchidea de Santis …Nadia
Yvette Monet … Marina
Eleonora Green … Sandra
Claudio Giorgi … Massimo

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settembre 9, 2009 Pubblicato da: | Erotico | | 2 commenti

Carroll Baker

Carroll Baker foto

Carroll Baker, nome d’arte di Karolina Piekarski , nata il 28 maggio del 1931 a Johnstown, nello stato americano della Pennsylvania rappresenta un caso molto raro di longevità cinematografica; dal 1952, data della sua prima timida apparizione in un film per la Tv, Monodrama theater al 2003, data in cui ha recitato, sempre per la Tv,in The lion’s den, la bionda attrice ha interpretato oltre un centinaio di parti, tra cinema e personaggi televisivi, alcuni prodotti da lei stessa.

Carroll Baker La moglie di mio padre
Carroll Baker in La moglie di mio padre

Carroll Baker Lezioni private
Lezioni private

Bionda, bella, non appariscente, ma dalla bellezza morbida e sensuale, Carroll Baker è entrata praticamente in tutti i generi cinematografici, dal western al comico, dal drammatico alla commedia, non disdegnando nemmeno il thriller all’italiana e la commedia sexy. Arrivata relativamente tardi al cinema, Carroll, che era figlia di un agente di commercio, aveva iniziato da ragazzina a calcare le scene, partecipando come ballerina ad alcuni spettacoli musicali e infine diventando la spalla di un prestigiatore.

Carroll Baker Baby Doll 1

Carroll Baker Baby Doll 2

Il film che l’ha resa famosa, Baby Doll

Sposatasi a 22 anni, Carroll, dopo aver concluso velocemente la sua vita matrimoniale con un fulmineo divorzio, decise di puntare tutto sullo spettacolo; si trasferì a New York, lavorando contemporaneamente in spettacoli a Broadway e girando alcuni spot televisivi. Nel 1955 avviene la vera svolta: l’attrice, che ha voluto dare una forte spinta alla sua carriera scegliendo di studiare all’Actor studio, si sposa per la seconda volta con un regista cinematografico, Jack Garfein, dal quale avrà due figlie.

Carroll Baker Cosi dolce cosi perverse 2

Carroll Baker nel film di Lenzi Cosi dolce cosi perversa

Ma, sopratutto, viene contattata dalla Warner Bros, che vede in lei un’emula della grande Marilyn Monroe; L’esordio avvenne in grande stile, in una pellicola entrata nella storia sia per il cast sia perchè diventata oggetto di culto per la presenza del giovane James Dean; il film era Il gigante,diretto da George Stevens, nel quale la bionda Carroll interpretava la parte di Luz Benedict, terzogenita della coppia Rock Hudson-Liz Taylor, corteggiata dal giovane Dean.L’ottima impressione suscitata convinse Kazan a scritturarla per Baby Doll, la bambola viva (titolo italiano); il ruolo della giovane Baby Doll Meighan, contesa dal maturo marito e il suo rivale , suscitò scandalo per l’argomento trattato, ma le valse la nomination all’oscar. Da quel momento la carriera della Baker ebbe un’accelerazione formidabile.

Carroll Baker Jean Harlow, la donna che non sapeva amare
Jean Harlow, la donna che non sapeva amare

Carroll Baker Baba yaga
Baba yaga

Arrivarono così partecipazioni a film importanti, come Il grande paese di William Wyler, La conquista del west, uno dei successi più grandi del cinema americano anni 60, alla cui realizzazione contribui John Ford con Henry Hathaway, e ancora Avamposto Sahara, al fianco di Clark Gable, L’uomo che non sapeva amare di Dmytryk, Il grande sentiero di John Ford, l’epico La più grande storia mai raccontata, ancora per la regia di Stevens, Il filibustiere della Costa d’oro e Jean Harlow, la donna che non sapeva amare,di Gordon Douglas, film in cui era la protagonista assoluta nei panni della grande attrice Harlow.

Carroll Baker Il coltello di ghiaccio
Il coltello di ghiaccio

Carroll Baker Il dolce corpo di Deborah 2

Carroll Baker Il dolce corpo di Deborah 1

Due scene tratte da Il dolce corpo di Deborah

Una lite con i dirigenti della potente major Warner Bros, casa cinematografica per la quale era sotto contratto, la costrinse a scegliere di lavorare all’estero. Arrivò così in Italia, dove visse una seconda giovinezza cinematografica diventando una delle beniamine del cinema italiano, snobbata dai critici per la partecipazione a quelli che erano considerati B movie, e che, con il passare degli anni, sono diventati dei cult movies.Nel 1967 girò il primo di questi film, sotto la regia di Marco Ferreri; il film, L’harem, la vedeva interpretare Margherita, un’architetto fiera e gelosa della sua indipendenza ed emancipazione, che finirà però per soccombere al maschilismo facendo una tragica fine.

Carroll Baker Il fiore dai petali d'acciaio
Il fiore dai petali d’acciaio

Carroll Baker In fondo alla piscina
Carroll Baker
nell’introvabile In fondo alla piscina

L’anno successivo Romolo Guerrieri la volle in Il dolce corpo di Deborah, nel quale lavora accanto a Jean Sorel. Il ruolo di Deborah, in un film complesso, a forti connotazioni tipiche del thriller con sfumature erotiche convinse Umberto Lenzi a scritturarla per Orgasmo, il primo della trilogia che comprenderà anche Paranoia e Così dolce così perversa. Ecco cosa dichiarò Lenzi sul suo primo film con la Baker e sui retroscena di un titolo, Orgasmo, che si prestava anche a letture molto maliziose:

L’interprete doveva essere Eleanor Powell, poi invece Carroll Baker si trovava a Roma dove aveva lavorato con Ferreri ne L’Harem. Me la presentarono, così bella, così solare, così diversa dalla diva americana. Facemmo orgasmo, uno dei miei film migliori, rovinato da un titolo assurdo. Il film si chiamava Paranoia, scrissi il soggetto, girai sempre con questo titolo, poi arriva alla produzione e loro dissero che ‘paranoia’ somigliava troppo a ‘noia’ e che nessuno sarebbe andato a vederlo. “Diamogli un titolo nuovo”, pensarono. Il titolo doveva essere I Perversi e non sarebbe andata male. Fu a quel punto che il produttore lesse che si stava preparando un film dal titolo ‘Orgasmo’,

Carroll Baker Il diavolo a sette facceIl diavolo a sette facce

un film di carattere erotico. Siccome orgasmo significa anche tensione, si dissero di chiamarlo così. E questa fu la rovina del mio film migliore.Uscì il 2 febbraio a Roma al Fiamma. La sera della prima applausi a scena aperta e il film ebbe un successo strepitoso fino a metà marzo quando durante il periodo pasquale fu deciso di toglierlo dalla circolazione a causa del suo titolo. Fece solo 500 milioni. All’estero uscì con il titolo ‘Paranoia’ e fu un successo incredibile.

Carroll Baker Les ambitieux
Les ambitieux

Il film ebbe comunque un discreto successo; la Baker, che interpretava Kathryn, una ricca americana vittima di un piano diabolico per impadronirsi delle sue sostanze, mise in risalto la duplice capacità di Carroll di essere al tempo stesso ingenua e perfida, quindi interprete ideale per tutti quei ruoli che richiedevano personaggi ambigui, che non potessero essere di facile lettura per gli spettatori.Nello stesso anno usci Così dolce così perversa, che mostra la Baker impegnata in un ruolo  ambiguo., quello di Nicole che circuisce un ricco industriale, in combutta con l’amante e la moglie dell’uomo, anch’essa sua amante.

Carroll Baker Il corpo
Il corpo

Il film, non particolarmente brillante, le valse comunque un grosso successo personale, tanto che Lenzi la volle ancora con se in Paranoia, nel ruolo di Helen, questa volta vittima delle circostanze. Erano gli inizi degli anni settanta, il cinema stava per iniziare la sua grande stagione; Carroll lavorò in In fondo alla piscina,(La ultima signora Anderson), diretta da Eugenio Martin, e sempre nel corso del 1971 in Capitan Apache di Singer e in Il diavolo a sette facce, di Cipriani. Carroll Baker aveva 40 anni esatti, un’età in cui le attrici, generalmente, non amano più mettere in mostra il proprio corpo; la Baker, viceversa, accettò di mostrarsi nuda sullo schermo, in scene che oggi appaiono decisamente caste, ma che all’epoca suscitarono non poco scalpore. Corpo tonico nonostante i 40 anni e le due maternità, la Baker apparve senza veli sia nei film di Lenzi che nei film successivi, dimostrando al tempo stesso spregiudicatezza e professionalità. Nel 1972 girò l’ultimo dei film con Umberto Lenzi, l’incerto Il coltello di ghiaccio, film in cui interpretava la diabolica Martha, volto innocente ma animo nero.

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Carroll Baker nel film Paranoia

Nel 1973 interpretò la strega di Baba Yaga, film di Farina con protagonista la De Funes nei panni di Valentina, un film da dimenticare in tutti i sensi. Non va meglio con il debole Il fiore dai petali d’acciaio, di Gianfranco Piccioli, mentre l’anno successivo ebbe un buon successo personale in Il corpo, buon lavoro di Luigi Scattini, nel quale è Madeleine, l’ex moglie di Enrico Maria Salerno, che gestisce una bettola in un’isola tropicale. Nel 1975 arrivano due film a forte connotazione erotica; sono Lezioni private, di Vittorio De Sisti, nel quale è una matura insegnante ricattata per delle pose sexy e in cui interpreta le scene più scabrose della sua carriera, e La moglie vergine, di Marino Girolami, ancora in un ruolo molto sexy. Il 1976 la vide protagonista del comico I soliti ignoti colpiscono ancora – E una banca rapinammo per fatal combinazion e di Spara ragazzo spara.

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Carroll Baker Orgasmo 1

Due sequenze dal film Orgasmo

La parentesi italiana sta per volgere al termine, e l’attrice, dopo aver interpretato il ruolo di Carol in Spara ragazzo spara ritorna in patria. Da questo momento la carriera cinematografica di Carroll Baker si arricchirà di partecipazioni ad alcuni film di grosso successo, come Star 80, del 1983, in cui lavora con il grande Bob Fosse, in Ironweed,  al fianco di Jack Nicholson e successivamente in Un poliziotto alle elementari,Jackpot e The game. Parallelamente l’attrice lavorò molto in serie tv, molto popolari in America come Judgment Day: The John List Story ,Chicao Hope e altre, dedicandosi anche a produzioni televisive.

Carroll Baker L’uomo che non sapeva amare
L’uomo che non sapeva amare

Carroll Baker Ab morgen sind wir reich und ehrlich
Ab morgen sind wir reich und ehrlich

Carroll Baker è stata sicuramente una delle attrici più poliedriche della storia del cinema; come abbiamo visto dalle sue interpretazioni, è passata indifferentemente attraverso vari generi cinematografici; ma da noi la si ricorda principalmente per quei dieci anni in cui ha lavorato con professionalità e bravura nella stagione forse più fortunata del cinema italiano.

Carroll Baker Sylvia
Sylvia

Un’attrice che ha saputo sempre rinnovarsi, trovando nuove strade, sperimentando per esempio agli inizi degli anni settanta, le produzioni televisive, che diverranno alla fine il suo lavoro e impegno quotidiano.Lungimiranza quindi, unita a talento e simpatia. Oggi è una matura signora, ancora affascinante e simpatica, che si avvicina con orgoglio alla soglia degli ottanta anni. Lavorando ancora.

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Carroll Baker Miracle

Miracle

Carroll Baker L'harem
Harem

Carroll Baker La moglie vergine

La moglie vergine

Carroll Baker-Momento selvaggio

Momento selvaggio

Carroll Baker-La doppia vita di Sylvia West

La doppia vita di Sylvia West

Carroll Baker-Il mondo di una cover girl

Il mondo di una cover girl

Carroll Baker-Il grande sentiero

Il grande sentiero

Carroll Baker-Avamposto Sahara

Avamposto Sahara

Carroll Baker-Ponte verso il sole

Ponte verso il sole

Carroll Baker The World is Full of Married Men

Il mondo è pieno di uomini sposati

Carroll Baker The Lyon’s Den

The Lyon’s Den

Carroll Baker Roswell

Roswell

Carroll Baker Quei bravi ragazzi

Quei bravi ragazzi

Carroll Baker Ponte verso il sole

Ponte verso il sole

Carroll Baker Momento selvaggio

Momento selvaggio

Carroll Baker Ma non per me

Ma non per me

Carroll Baker La conquista del west

La conquista del West

Carroll Baker Il grande paese

Il grande paese

Carroll Baker Il filibustiere della costa d'oro

Il filibustiere della Costa d’Oro

Carroll Baker Cyclone

Cyclone

Carroll Baker Il male di Andy Warhol

Il male di Andy Warhol

Carroll Baker Un poliziotto alle elementari

Un poliziotto alle elementari

Carrol Baker Paura

Paura

Carrol Baker Ironweed

Ironweed

Carrol Baker Il gigante

Il gigante

Carrol Baker I soliti ignoti colpiscono ancora - E una banca rapinammo per fatal combinazion

I soliti ignoti colpiscono ancora

Carrol Baker Gli occhi del parco

Gli occhi del parco

Carrol Baker Cheyenne

Cheyenne

Carroll Baker Bloodbath

Bloodbath

                                                                                                            Fatta per amare

Carroll Baker filmografia

2003 The Lyon’s Den (TV serie)
2003 The Quantum Theory … Jack’s Mother
2002 Rag and Bone (TV movie)
2000 Another Woman’s Husband (TV movie)
1999 Roswell (TV serie)
1999 Leaving Normal
1998 Nowhere to Go
1997 Heart Full of Rain (TV movie)
1997 The Game – Nessuna regola
1997 North Shore Fish (TV movie)
1997 Skeletons (TV movie)
1996 Just Your Luck (video)
1996 La signora della città (TV movie)
1996 Dalva (TV movie)
1995 Chicago Hope (TV series)
1995 Una madre di troppo
1993 A Kiss to Die For (TV movie)
1993 Avvocati a Los Angeles (TV series)
1993 La signora in giallo (TV serie)
1993 Men Don’t Tell (TV movie)
1993 Judgment Day: The John List Story (TV movie)
1992 Jackpot
1992 Davis Rules (TV serie)
1992 Gipsy Angel
1991 P.S.I. Luv U (TV serie)
1991 Blonde Fist
1991 Racconti di mezzanotte (TV serie)
1990 Grand (TV serie)
1990 Un poliziotto alle elementari
1987 Ironweed
1987 On Fire (TV movie)
1986 Paura
1985 What Mad Pursuit? (TV movie)
1985 Hitler’s S.S.: Portrait in Evil (TV movie)
1984 Sharing Time (TV serie)
1984 The Secret Diary of Sigmund Freud
1983 Red Monarch (TV movie)
1983 Star 80
1980 Gli occhi del parco
1979 Las flores del vicio
1979 Il mondo di una cover girl
1978 Cyclone
1977 Il male di Andy Warhol
1976 Spara ragazzo spara
1976 La moglie di mio padre
1976 Thriller (TV serie)
1976 I soliti ignoti colpiscono ancora – E una banca rapinammo per fatal combinazion!
1975 La moglie vergine
1975 Lezioni private
1975 The Wide World of Mystery (TV serie)
1974 Il corpo
1973 Il fiore dai petali d’acciaio
1973 Baba Yaga
1972 Il coltello di ghiaccio
1971 Il diavolo a sette facce
1971 Capitan Apache
1971 In fondo alla piscina
1970 W. Somerset Maugham (TV serie)
1970 Paranoia
1969 Così dolce… così perversa
1969 Orgasmo
1968 Il dolce corpo di Deborah
1967 La gang dei diamanti
1967 L’harem
1965/I Jean Harlow la donna che non sapeva amare
1965 Il filibustiere della costa d’oro
1965 La più grande storia mai raccontata
1965 La doppia vita di Sylvia West
1964 Il grande sentiero
1964 L’uomo che non sapeva amare
1963 Armchair Theatre (TV serie)
1962 Avamposto sahara
1962 La conquista del West
1961 Momento selvaggio
1961 Ponte verso il sole
1959 Vento di tempesta
1959 Ma non per me
1958 Il grande paese
1956 Baby Doll – La bambola viva
1956 Il gigante
1955 Danger (TV serie)
1954 The Web (TV serie)
1953 Fatta per amare
1952 Monodrama Theater (TV serie)

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settembre 7, 2009 Pubblicato da: | Biografie | | 3 commenti

I cannibali

Milano è una città le cui strade sono disseminate di corpi che giacciono riversi sull’asfalto e sui marciapiedi; il regime totalitario che domina crudelmente il paese, vuole che i corpi dei dissidenti, di coloro che protestano contro il regime siano lasciati a marcire per le strade, come monito per coloro che nutrono sentimenti anti potere. Ma Antigone, giovane borghese, non ci sta e si ribella al diktat delle autorità;

Pierre Clementi e Britt Ekland

vorrebbe seppellire il corpo di suo fratello, ma nella lotta è sola. A darle una mano non c’è nessuno; i suoi famigliari hanno paura, sono pavidi, Emone, il suo fidanzato, è un esponente di quel potere che tanti lutti ha seminato. E la gente, per strada, si abitua ben presto all’orrida visione di quei corpi abbandonati, e sfila di fianco con indifferenza, quasi fossero un arredo urbano. Ma ad aiutare Antigone arriva un misterioso giovane,


Britt Ekland è Antigone

Tiresia, comparso misteriosamente sulle rive del mare,che parla una strana lingua, ma che sembra condividere le idee della ragazza. I due, sfidando il potere costituito, iniziano a raccogliere i corpi per dare loro degna sepoltura; ma la loro attività, alla fine, diviene sospetta, e i due vengono catturati. Pestata a sangue, la ragazza resiste all’interrogatorio, mentre Tiresia, munito di una sua foto, si aggira sperduto nella città mostrando la foto di Antigone ai passanti indifferenti, seguito come un’ombra dalla polizia che cerca eventuali contatti dei due sovversivi. Portata in piazza, scortata da camionette della polizia e da cittadini,

Antigone scorge tra la folla Tiresia e gli va incontro. I due vengono falciati da una raffica di mitra; ma la loro non è stata una morte vana. Alcuni giovani, caricati i corpi dei caduti in spalla, portano i morti verso il bosco, per una degna sepoltura. Il potere ha perso, alla fine “Sicchè, signorina, lei fa parte di un gruppo rivoluzionario fuori dal nostro controllo“, chiedono i potenti alla ragazza, mentre sorseggiano alcolici e la guardano come fosse un raro esemplare. Un potere cieco, arrogante, come del resto lo è sempre. Un potere che perde anche il briciolo di umanità individuale, e che si riduce ad un’ostentazione della forza come supremo atto di oppressione. Liliana Cavani modernizza il mito dell’Antigone sofoclea e attraverso un complesso simbolismo, spesso difficile da interpretare, lo modernizza e lo trasporta ai giorni nostri, con un attacco violento al potere, visto come un sistema ottuso guidato da ottusi.

Se il messaggio è chiaro e forte, altrettanto non lo sono alcuni passaggi del film, che comunque matiene una carica corrosiva molto forte. Bravissimi gli attori impegnati, Pierre Clementi, assolutamente perfetto nel ruolo di Tiresia e la bella Britt Ekland nel ruolo di Antigone, così come davvero bravo e sobrio è Thomas Milian nel ruolo di Emone.

Film difficile,bandito ormai da tantissimi anni dagli schermi, venne contestato da larga parte dei soliti critici, che peccarono non solo di superbia, ma anche di un’insopportabile spocchia; il film non è astruso, anzi, nei suoi temi di fondo è fin troppo chiaro.

Ma la Cavani, avolte, ricorre ad un complesso simbolismo, e allora il critico saccente, non sapendo che pesci prendere, stronca la pellicola come velleitaria. In effetti non è così, come già detto; le chiavi di lettura sono quelle esposte, e se poi la Cavani usa ogni tanto immagini o situazioni criptiche, fa un peccato veniale davanti alla gran forza del film, alla sua denuncia del potere, che nel cinema viene (diciamo anche più veniva) messo alla berlina con l’ironia piuttosto che con il vigore e con la forza che usa la Cavani.

Un grande film, complesso, bello, intelligente; purtroppo assolutamente introvabile e sopratutto mai trasmesso dalle tv.

I cannibali, un film di Liliana Cavani. Con Britt Ekland, Tomas Milian, Delia Boccardo, Marino Masé, Pierre Clémenti, Sergio Serafini, Antonio Piovanelli, Carla Cassola, Francesco Leonetti, Cora Mazzoni, Francesco Arminio, Giancarlo Caio, Alessandro Cane, Massimo Castri, Giampiero Frondini
Drammatico, durata 87 min. – Italia 1969.

Britt Ekland: Antigone
Pierre Clémenti: Tiresia
Tomas Milian: Emone
Francesco Leonetti: primo ministro
Delia Boccardo: Ismene

 

Regia Liliana Cavani (Aiuto regista Gianni Amelio)
Soggetto Antigone di Sofocle
Sceneggiatura Liliana Cavani, Italo Moscati, Fabrizio Onofri
Produttore Doria, Bino Cicogna per Doria San Marco Film
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Giulio Albonico
Montaggio Nino Baragli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Ezio Frigerio
Costumi Ezio Frigerio

settembre 4, 2009 Pubblicato da: | Capolavori | , , , | 1 commento

Equus

Martin Dysart, un affermato psicanalista, si trova ad affrontare un caso anomalo e molto difficile; quello del giovane Alan , un diciassettenne che in una notte ha accecato tutti i cavalli della scuderia in cui lavorava. I cavalli erano la sua passione, la sua vita, tanto che aveva scelto di lavorare nei week end proprio per stare a loro stretto contatto.

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Richard Burton è il Dr Martin Dysart

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Per capire le reali motivazioni di Alan, il dottor Martin inizia delle delicate indagini personali, parlano prima con i genitori del ragazzo e in seguito con il proprietario della scuderia. Dopo aver dovuto lottare anche con la diffidenza del giovane, Martin riesce a penetrare nella mente del ragazzo, che inizia così a lasciarsi andare e confessa il suo segreto. La notte del brutale accecamento dei cavalli,

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Alan aveva avuto un incontro con la bella Jill, proprio in una stalla; ma il ragazzo non era riuscito ad avere rapporti sessuali con la ragazza. Se Martin ben presto impara le reali motivazioni del giovane, è costretto anche a fare i conti con la fine del suo matrimonio con la fredda e frigida moglie Margaret; sarà il giudice Eshter la persona che riuscirà, in qualche modo, a farlo uscire dal tunnel in cui si è infilato.

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Lo sfortunato incontro con Jill, Jenny Agutter

Il dottor Martin, Alan, hanno in comune una cosa: i loro problemi, anche se diversi, assomigliano a dei demoni con cui devono confrontarsi; se Alan ha trovato in un rapporto insoddisfacente la causa scatenante, a cui si aggiunge la religiosità bigotta della madre e l’indifferenza del padre, Martin ha dalla sua il demone di un matrimonio assolutamente insoddisfacente, quello con una donna altera e fredda. Curando Alan in pratica Martin cura se stesso. E’ il sunto del film di sidney Lumet, bello ma anche molto, molto lento, essendo stato tratto da una piece teatrale, quella del 1972 di Peter Shaffer.

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Nel 1977 il regista americano chiama Richard Burton per interpretare il ruolo del dottor Martin, essendo stato, lo stesso attore inglese, interprete della versione teatrale. I tempi sono dilatati, lunghi, i dialoghi hanno il sopravvento su tutto. Ma Equus è un film, non un’opera teatrale, e ovviamente mancano i tempi, il ritmo. Bene Colin Blakely e la bella e brava Jenny Agutter, che interpreta Jill, la causa scatenante della pazzia momentanea di Alan.
Film difficile da giudicare e da consigliare.

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Equus un film di Sidney Lumet. Con Colin Blakely, Richard Burton, Peter Firth, Joan Plowright,Jenny Agutter
Drammatico, durata 138 min. – USA 1977.

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Equus banner protagonisti

Harry Andrews Il proprietario della scuderia
Jenny Agutter Jill Mason
Eileen Atkins Il giudice Esther Saloman
Joan Plowright Dora Strang
Colin Blakely Frank Strang
Peter Firth Alan Strang
Richard Burton Dr Martin Dysart

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Regia Sidney Lumet
Soggetto Peter Shaffer (dall’omonima opera teatrale)
Sceneggiatura Peter Shaffer
Produttore Elliot Kastner
Casa di produzione United Artists
Musiche Richard Rodney Bennett

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settembre 3, 2009 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , | 1 commento

La lettrice (La lectrice)

La sera, prima di addormentarsi con il suo compagno, Costance legge, invogliata dallo stesso, un libro, La lettrice, che racconta la storia di una ragazza, Marie, che sceglie una professione inconsueta, leggere a domicilio dei libri per persone che amano la lettura.

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Constance, Miou Miou

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Costance diventa così l’alter ego di Marie,e leggendo, vive in prima persona gli incontri che la ragazza fa, subito dopo aver pubblicato un annuncio nel quale si offre come lettrice. Marie così si imbatte in vari personaggi, come il giovane Eric, un giovane costretto a vivere su una sedia a rotelle, che ama la poesia e la lettura, ma che finirà per chiedere a Marie di sollevarsi la gonna e mostrare le gambe.

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O ancora la generalessa, una signora che risponde all’annuncio dicendo di avere cent’anni. In realtà la donna è molto più giovane, ma ama farsi leggere passi di libri russi, tratti da Lenin e Marx, da Guerra e pace e altri. Conoscerà Coralie, una bambina che vive con una madre perennemente distratta dalla sua vita personale,un ingegnere all’apparenza logorroico, ma in privato assolutamente pieno di complessi, con il quale Marie avrà una breve relazione, prima che l’uomo la abbandoni e infine un maturo magistrato in pensione che convince Marie a leggere passi dello scandaloso Sodoma di De Sade,

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e che la ragazza abbandonerà quando l’uomo pretenderà che Marie legga lo stesso libro davanti a due suoi amici, che la ragazza ha già conosciuto, uno strano e quasi folle dottore e un ispettore di polizia. Marie così passa nelle vite di queste persone come una ventata di novità, ottenendo risultati davvero particolari, come nel caso della giovane segretaria della generalessa, Bella,una splendida ragazza con la fissazione di avere ragni in testa, che finalmente si scrollerà di dosso la sua mania per scappare e tornare a vivere una vita normale.

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O ancora Coralie, la bimba abbandonata a se stessa da una madre iperattiva, con la quale Marie passerà un pomeriggio al luna park, con il risultato di vedersi denunciata per sottrazione di minore da parte della madre della bimba. Il film ruota quindi su questa dualità Costance/Marie, entrambe interpretate dalla bravissima Miou Miou, che incarna la solarità della lettrice Marie, che con la sua voce e la sua particolare dote, che consiste nel comprendere i problemi degli altri, riuscirà in qualche modo ad influenzare le stesse vite con le quali verrà a contatto.

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Un film nel film, perchè Costance ad un certo punto non sembra leggere un romanzo, ma sembra essere davvero la protagonista della storia; i punti di contatto sono tanti, come la presenza dell’invisibile amante di Marie, che è la copia carbone dell’uomo di Costance.
Il film di Delville, uscito nel 1988, è decisamente inusuale, giocato com’è tra realtà e fantasia, che ad un certo punto sembrano legate indissolubilmente; giova a tutto la presenza di citazioni di Baudelaire, di Tolstoj e di tanti altri classici della letteratura e della poesia, che rendono ad un certo punto il racconto come sospeso in una dimensione differente, in cui sembrano materializzarsi le figure, le parole e i versi che la dolce Marie legge ai suoi attenti ascoltatori.

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Un film comunque di difficile lettura,sospeso com’è tra l’equivoco sulla figura di Costance-Marie: sono la stessa persona, oppure realmente Costance legge il libro di Marie fino a decidere, alla fine, di seguire il suo percorso? Perchè nel libro di Marie i personaggi, alla fine sembrano essere mossi tutti da strane pulsioni, come se fossero avulsi dalla realtà? Interrogativi, come ne sorgono altri, durante il film. Ma tutto scorre con così sapiente destrezza, che alla fine, certi o no dell’interpretazione dell’opera di Delville, si è passati attraverso un’ora e mezzo di buon cinema, che ha affascinato, intrigato lo spettatore.

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Detto che Miou Miou è una grande attrice, e sopratutto ricca di un fascino anche sensuale, resta solo da consigliare il recupero di questa ottima opera, edi gustarsela come se fosse un libro che attendevamo da tempo…..

La lettrice, un film di Michel Deville. Con Miou-Miou, María Casares, Régis Royer, Patrick Chesnais, Pierre Dux.Brigitte Catillon, Marianne Denicourt, Maria de Medeiros, André Wilms
Titolo originale La lectrice. Commedia, durata 99 min. – Francia 1988.

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Costance/Marie Miou Miou
La madre di Eric/Jocelyne     Brigitte Catillon
Éric     Régis Royer
la Généralessa     Maria Casares
Jean/Philippe     Christian Ruché
Il magistrato     Pierre Dux
Bella     Marianne Denicourt

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Regia Michel Deville
Soggetto Raymond Jean
Sceneggiatura Rosalinde Deville e Michel Deville
Fotografia Dominique Le Rigoleur
Montaggio Raymonde Guyot
Scenografia Thierry Leproust e Ysabelle Van Wersch-Cot

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settembre 2, 2009 Pubblicato da: | Commedia | , , | 1 commento

La poliziotta

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Afflitta da un fidanzato egoista, da una famiglia in cui il padre è riverito come un sultano, da un datore di lavoro opprimente e negriero, la giovane Gianna langue sognando un futuro migliore. Dopo l’ennesimo soppruso sul lavoro, l’ennesima lite con il padre e dopo aver avuto il responso delle analisi, che escludono una sua maternità, Gianna molla tutto e parte verso Milano.

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Mariangela Melato interpreta Gianna

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Renato Pozzetto interpreta Alberto

Fermatasi a Ravedrate, la giovane vede il bando di concorso per vigili  urbani e decide di iscriversi. Durante il corso, risulta la migliore in assoluto e di conseguenza viene assunta .Ben presto però la volenterosa ragazza scopre che all’interno del comune vige il clientelismo più sfrenato: le multe che la giovane somministra ai negligenti cittadini, vengono stracciate dal solerte comandante, ammanigliato con i poteri forti, fra i quali spiccano un industriale inquinatore e intrallazzatore, con zio cardinale e fratello senatore,

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ed una serie di piccoli e ignobili faccendieri, come l’analista di un laboratorio che metterà a tacere lo scandalo più grave, l’inquinamento del fiume del paese ad opera degli scarichi dell’industria dell’uomo d’affari. Sabotata in tutti i modi, Gianna viene dapprima retrocessa al controllo sull’emigrazione; scopre il caso di una povera famiglia che vive con 15 congiunti in una catapecchia, non denuncia la cosa e finisce per dover ripartire da zero.

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Mario Carotenuto

Dopo aver respinto il ritorno di fiamma dell’ex fidanzato, la donna, combattivamente, riesce a scatenare un putiferio contro l’amministrazione locale, ma tutto viene insabbiato, nonostante l’aiuto che le viene dal pretore Ruggero, innamorato di lei. Alla fine Gianna decide di rinunciare al suo incarico e va in stazione per prendere il treno che la riporterà a casa; ma viene raggiunta da Ruggero, che la obbliga a rimanere, mentre lui parte per Roma, per proseguire la sua battaglia. Una battaglia persa, che costerà ai due un trasferimento in Sicilia, che verrà però accolto come una liberazione, visto che i due si sposeranno.

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Alberto Lionello

Commedia in agrodolce girata da Steno nel 1974, La poliziotta, pur non rifuggendo dallo schema tipico della commedia all’italiana, se ne distingue per la conosciuta bravura di Steno, che infila qua e la stilettate al malcostume italiano, in particolare quello politico, quel malaffare che sarà la costante sia della prima che della seconda repubblica. A parte la denuncia, Steno affida alla Melato, brava e assolutamente sobria e lineare nella recitazione, il compito di usare la sua maschera e la sua abilità per rendere ancor più simpatico il personaggio di Gianna, femminista e integerrima persona dai costumi morali assolutamente irreprensibili.

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Il cast del film è di notevole spessore e include Orazio Orlando nel ruolo del prefetto Ruggero, uomo che sacrifica la propria carriera per amore di Gianna, un odioso e spocchioso renato Pozzetto, abilissimo nel tratteggiare tutto gli aspetti negativi del suo personaggio, Claudio, il fidanzato di Gianna. Ci sono poi l’onnipresente Mario Carotenuto, il capo della polizia municipale, Alberto Lionello, nel ruolo del sofisticato e intrallazzatore Tarcisio, assessore al comune, oltre ad Alvaro Vitali, che interpreta l’inetto Fantuzzi, che ha il solo merito di essere nipote del Cardinale.
Film gradevole, quindi, con in mano una frusta che non prende mai il sopravvento, limitandosi a fustigare in maniera poco percettibile vizi e debolezze italiche;

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ma l’intento di Steno non era quello.Come quasi sempre, Steno stigmatizza le cose, ci ride su e invita il pubblico a riflettere su quanto espone, senza tuttavia usare il vetriolo. Regista elegante, evita sempre le classiche situazioni un tantino pecorecce e molto scollacciate tipiche della commedia italiana, imbastendo un film che si lascia vedere con piacere, che fa riflettere e che sopratutto fa sorridere. Amaro, molto spesso.

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La poliziotta, un film di Steno. Con Renato Pozzetto, Mariangela Melato, Orazio Orlando, Mario Carotenuto.Gigi Ballista, Alberto Lionello, Pia Velsi, Gianfranco Barra, Renato Scarpa, Armando Brancia, Alvaro Vitali, Umberto Smaila, Gianni Solaro Comico, durata 105 min. – Italia 1974.

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Mariangela Melato: Giovanna Abbastanzi
Orazio Orlando: pretore Patanè
Mario Carotenuto: Capo della polizia
Armando Brancia: avvocato
Renato Scarpa: farmacista
Gianfranco Barra: aiutante del pretore
Umberto Smaila: figlio del sindaco
Renato Pozzetto: Claudio
Alberto Lionello: Tarcisio
Alvaro Vitali: Fantuzzi

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Regia Steno
Soggetto Nicola Badalucco, Giuseppe Catalano, Sergio Donati, Luciano Vincenzoni
Sceneggiatura Sergio Donati, Luciano Vincenzoni
Produttore Carlo Ponti
Fotografia Alberto Spagnoli
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Gianni Ferrio
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Enrico Sabbatini

settembre 1, 2009 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 1 commento