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La rivolta

Varsavia,aprile 1943

Ammassati nel ghetto della città,circondato da mura e sotto stretta sorveglianza dei nazisti,che dal 1939 occupano militarmente la Polonia,
vivono ben sotto i limiti della sopravvivenza oltre settantamila ebrei polacchi.
Il Reichsführer-SS Heinrich Himmler,recepito l’ordine del Fuhrer Adolf Hitler che ha imposto la “soluzione finale del problema ebraico” inizia a deportare altri 24.000 cittadini ebrei ,un terzo dei quali è destinato ai campi di sterminio mentre i due terzi saranno impiegati come forza lavoro a basso costo nelle industrie tedesche.
E’ la goccia che fa traboccare il vaso;da un po di tempo all’interno del ghetto si è formato un nucleo di resistenza all’invasore nazista,che il 19 aprile 1943 passa decisamente all’attacco,cogliendo completamente di sorpresa l’esercito nazista.
Per quasi un mese l’eroica resistenza dei patrioti terrà in scacco le soverchianti forze nemiche,fino al 16 maggio 43,quando anche l’ultimo nucleo di resistenza verrà annientato.


La rivolta,film originariamente girato per la tv con una durata di 3 ore venne successivamente ridotto a 160 minuti ed ebbe quindi una versione cinematografica che usci nelle sale nel 2001.
La pellicola ricostruisce le vicende storiche di quei drammatici giorni,raccontando le vicende di alcuni protagonisti della rivolta del ghetto,patrioti e collaborazionisti semplici cittadini attraverso una visione globale di quelle che erano le reali condizioni di vita del ghetto stesso,nel quale la vita umana aveva da tempo perso ogni valore, schiacciata da un’occupazione che considerava gli abitanti stessi solo merce senza valore,esseri umani senza alcuna dignità da trattare come bestie e da schiacciare come esseri inferiori,salvo mantenerne in vita alcuni per utilizzarli come moderni schiavi,o da depredare di tutto quello che aveva un valore economico.
I personaggi che si muovono all’interno della storia danno una visione personale delle condizioni di vita del ghetto,tra l’incubo della deportazione e la speranza di sopravvivere fino al giorno in cui le potenze alleate avrebbero alla fine avuto ragione dello strapotere nazista,speranze frustrate dal passare dei giorni scandito da condizioni di vita sempre più umilianti, che annichiliscono fin anche la dignità umana.
Mordecai Anielewicz,uno dei pochi giovani rimasti nel ghetto ad un certo punto pronuncia una frase emblematica,che riassume l’essenza stessa della vita dei reclusi “Può un uomo con una morale mantenerla in un mondo immorale?”


Una domanda che tornerà,sotto altre forme,in quelle fabbriche dello sterminio che erano i lager; che qui sono solo dei fantasmi,perchè la gente del ghetto ignora assolutamente l’esistenza dei campi di sterminio.
E in realtà anche il ghetto ad un certo punto è una variante di Buchenwald o Bergen Belsen;al suo interno si muore di fame,di sopprusi,di violenza.
Si muore senza dignità.
A questa logica si oppongono in pochi;qualcuno,fuori da Varsavia,cerca disperatamente di organizzare un viaggio in Israele ma la quasi totalità dei cittadini assiste,quasi fatalmente,al genocidio del ghetto.
Che non è immediatamente visibile e questo porta molti a sopportare tutto,in attesa di un aiuto dall’esterno che non arriverà mai,tutt’altro.Si pensi a Stalin che interverrà in Polonia solo per prendersi la sua parte…
La rivolta racconta quindi l’organizzazione da parte di Mordechai,di Yitzak Zuckerman,di Kazik e pochi altri di un movimento disperato che provi almeno a salvare la dignità.


Cosa che per esempio fa Adam Czerniakow,capo del Consiglio ebraico,che tenta di proteggere la sua gente raccogliendo una grossa somma di denaro per salvare da morte certa un pugno di abitanti del ghetto,ignorando il fatto che
i nazisti usavano lo stesso sistema in tutte le zone occupate,salvo poi ovviamente non rispettare gli accordi presi.
Tra queste e altre storie,come quella di Tosia Altman,la ragazza sottoposta ad una delle abominevoli ispezioni corporali fatte dai nazisti,si assiste ad uno spaccato della vita del ghetto,con la conclusione della vicenda,amara,per tutti i protagonisti.
Un film ben diretto,asciutto,senza retorica,che racconta quasi freddamente gli avvenimenti di quei drammatici giorni.
Un taglio documentaristico che giova all’economia della pellicola,che si avvale di attori particolarmente in forma,a cominciare da Donald Sutherland passando per Hank Azaria,a LeeLee Sobieski,una vera rivelazione e sopratutto John Voight
nelle vesti di Jurgen Stroop,il “boia di Varsavia”,che,condannato a morte dagli alleati visse fino al 1952,quando estradato in Polonia venne definitivamente condannato all’impiccagione e giustiziato.
Tutti bravi,quindi,anche i meno noti;da segnalare la sobria colonna sonora di Maurice Jarre.
Un film che va visto,se possibile,nella sua versione integrale che purtroppo in Italia è assolutamente introvabile;anche la versione ridotta è irreperibile.

La rivolta
Un film di Jon Avnet. Con Jon Voight, Donald Sutherland, Leelee Sobieski, Hank Azaria, David Schwimmer Drammatico, durata 153 min. – USA 2001

David Schwimmer: Icchak Cukierman
Donald Sutherland: Adam Czerniaków
Leelee Sobieski: Tosia Altman
Hank Azaria: Mordechaj Anielewicz
Jon Voight: Jürgen Stroop
Cary Elwes: dott. Fritz Hippler
Sadie Frost: Zivia Lubetkin
John Ales: Marek Edelmann
Mili Avital: Devorah Baron
Nora Brickman: Clara Linder
Stephen Moyer: Simcha Rotem
Radha Mitchell: Mira Fuchrer
Eric Lively: Arie Wilner
Alexandra Holden: Frania Beatus
Andy Nyman: Calel Wasser
Jesper Christensen: gen. Friedrich Krüger
Palle Granditsky: dott. Janusz Korczak

Regia Jon Avnet
Sceneggiatura Jon Avnet e Paul Brickman,
Musiche Maurice Jarre
Fotografia Denis Lenoir
Montaggio Sabrina Plisco
Production Design Benjamín Fernández
Costume Design George L. Little

Maggio 21, 2018 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | 2 commenti

Ragazza tutta nuda assassinata nel parco

Madrid,1972
In un vagoncino appena uscito dal tunnel degli orrori del luna park cittadino c’è il corpo riverso di un uomo.
Johannes Wanterburger,questo il suo nome,era un miliardario e al momento dell’ingresso nel tunnel era in possesso di una borsa contenente un considerevole quantitativo di denaro,sottratta dal misterioso assassino.
L’uomo,poco prima di morire,aveva stipulato una polizza sulla vita da un milione di dollari e così la compagnia assicurativa,per indagare sul misterioso omicidio ( e sugli eredi) manda Christopher Buyer,un suo agente a casa Wanterburger,nella speranza che la morte possa essere attribuita a un suicidio.
Con l’aiuto del collega Martin,Christopher aggancia la bellissima figlia dell’uomo d’affari,Catherine;presto tra i due nasce una relazione,mentre Catherine è perseguitata da strane telefonate.
La coppia decide di unire le forze per scoprire cosa si nasconda dietro la morte del padre della donna e dietro le misteriose telefonate.
Mentre la polizia segue la pista di un omicidio a scopo di ricatto,Christopher arriva nella tenuta dei Wanterburger;qui conosce,in successione,la sorella di Catherine,Barbara, la madre Magda,lo stalliere Gunther e la domestica Silvia.


Nel frattempo l’ispettore Huber,indagando sul movente dell’omicidio,scopre che Wanterburger aveva prosciugato il suo patrimonio e che al momento della morte aveva con se oltre mezzo milione di dollari.
Ma se il movente sembra legato a qualcosa di molto simile a un ricatto,la misteriosa mano omicida rimane ignota.
Christopher ha una fugace relazione con Barbara,che però viene ritrovata morta nel parco della villa completamente nuda,mentre stringe in una mano un bottone di una giacca da uomo; subito dopo è la governante Silvia ad essere uccisa.
L’omicida delle due donne viene rapidamente scoperto grazie al bottone;è lo stalliere Gunther il colpevole,che aveva una relazione
con Barbara e che aveva ucciso Silvia che era al corrente della storia.A questo punto per la polizia la storia è chiara,è stato l’uomo a uccidere Wanterburger che si opponeva alla loro storia.
Ma le cose non sono così semplici:con Gunther sotto chiave,le telefonate a Catherine continuano,muore anche Magda,sconvolta dalla presneza,in casa,di quello che sembra suo marito,
La donna precipita dal parapetto del primo piano della sua villa.


Ma allora cosa realmente sta succedendo?
Thriller complicato e risolto da un colpo di scena che però tale non è agli occhi degli spettatori più smaliziati,Ragazza tutta nuda assassinata nel parco esce nella sale nel 1972,in un periodo in cui il genere thriller era sicuramente uno dei più amati dal pubblico.
Diretto da Alfonso Brescia,che nella sua carriera ha girato 50 film e che si era fatto le ossa negli anni 60 con qualche peplum di rozza fattura,il film ha una trama abbastanza contorta ma che alla fine si riesce a seguire discretamente alla luce delle spiegazioni che di volta in volta seguono gli avvenimenti.
La sequenza iniziale,ambientata a Berlino nel 1945 e che vede un ufficiale nazista in compagnia di una donna mettere una bomba a orologeria in una stanza nella quale ci sono una donna e un bambino legati mentre attorno cadono le bombe lanciate dagli aerei alleati assume nel finale un valore decisivo,andando a chiarire le vere motivazioni del misterioso omicida.
Finale che oltre a rivelare il volto del misterioso assassino spiega tutti i retroscena della storia,con una certa logica,senza farraginose arrampicate sugli specchi.


Un buon giallo/thriller,caratterizzato dalla presenza di eccellenti attori,come Adolfo Celi (l’ispettore Huber),Phlippe Leroy (l’agente assicurativo Martin) che avrà un ruolo decisivo nella vicenda,assolutamente imprevisto,il fascinoso Robert Hoffmann (Christopher Buyer) e Howard Ross (Gunther),qui in un ruolo di secondo piano.
Tre bellezze nei ruoli femminili:Patrizia Adiutori (Barbara) in uno dei ruoli più lunghi della carriera,la ragazza nuda assassinata nel parco del titolo;Pilar Velasquez,addirittura stupenda,una vera gioia per gli occhi nel ruolo della fragile Catherine e Teresa Gimpera nel ruolo di Ursi oltre a Irina Demick,forse sopra le righe,nei panni della vedova Wanterburger.
Brescia non era certo uno specialista del genere thriller,al suo attivo aveva solo il debole Il tuo corpo da uccidere dell’anno precedente,ma qui riesce a confezionare quello che è probabilmente il film migliore della sua cospicua filmografia,
della quale cito alla rinfusa Le calde notti di Don Giovanni,Poppea… una prostituta al servizio dell’impero,L’adolescente,un film scorrevole e che non cala mai di tensione,con una trama abbastanza credibile.
Alla sceneggiatura contribuisce Peter Skerl,che aveva lavorato in due pellicole del maestro svedese Bergman e che diresse Bestialità,unica sua regia cinematografica.
Il film è disponibile in rete,anche se in versioni di qualità decisamente mediocri;se invece volete gustare una versione eccellente,vi consiglio il download da questo link,di qualità eccellente:
https://ulozto.net/!vA2WDpcH6yp5/rtnanp-7z
Il link è attivo e sicuro.

Ragazza tutta nuda assassinata nel parco
Un film di Alfonso Brescia. Con Robert Hoffmann, Adolfo Celi, Irina Demick, Howard Ross, Pilar Velasquez, Franco Ressel, Teresa Gimpera, Philippe Leroy, Patrizia Adiutori Giallo, durata 95 min. – Italia 1972.

Robert Hoffmann: Christopher Buyer
Irina Demick: Magda Wanterburger
Pilar Velázquez: Catherine Wanterburger
Howard Ross: Günther
Patrizia Adiutori: Barbara Wanterburger
Adolfo Celi: ispettore Huber
Philippe Leroy: Martin
María Vico: Silvia
Teresa Gimpera: Ursi
Franco Ressel: cameriere

Regia Alfonso Brescia
Soggetto Antonio Fos
Sceneggiatura Gian Antonio Martucci, Peter Skerl
Produttore esecutivo Luigi Mondello
Casa di produzione Dauro Films, Luis Film
Distribuzione (Italia) Florida Cinematografica S.p.A.
Fotografia Alfonso Nieva
Montaggio Rolando Salvatori, Roberto Fandino
Musiche Carlo Savina
Scenografia Cruz Baletzena
Costumi Massimo Bolongaro

 

 

Maggio 20, 2018 Pubblicato da: | Thriller | , , , , , , , , , | 1 commento

Cinema:pensieri,parole e parolacce-Speciale Romy Schneider e Alain Delon

                                                          

 

– E’ strano, Anna, ritrovarsi così dopo vent’anni… . Ma perché il nostro amore è finito così, senza ragione?
– Finito? Non per me. L’amore che ho per te non è mai, mai morto. Io sono una donna, Nino, e le donne non distruggono niente ma coltivano, conservano. Io non ho dimenticato ciò che ho vissuto. Ho tutti i miei ricordi, sopratutto quelli che ti riguardano. Tengo tutto dentro di me. Sai che ho ancora tutte le tue lettere?

Dal film Fantasma d’amore di Dino Risi (1981)

Figlie mie, oggi non potrete ascoltare la messa. Non sono ahimè in condizioni di spirito per celebrarla. I disegni divini sono imperscrutabili. Lui solo sa cos’è ingiusto o giusto.Noi siamo in balia dei venti del male e delle passioni. Io stesso, ministro del Signore, appena un’ora fa, ero qui sereno fra voi, lontano dalle città. in questa povera parrocchia sperduta nella landa e vivevo di preghiere, in colloquio col Signore, in un quasi paradiso. Ed ecco improvviso un vento di tempesta che sconvolge la mia pace e interrompe il mio colloquio! La parola è alla carne. Abisso chiama abisso. Amen.

Dal film L’uomo di Saint Michel di Jacques Deray (1971)

– Non sono maturo per il matrimonio.
– Come puoi dire che mi ami?
– Perché ti amo. Non sarebbe giusto sposarti adesso. Vedi, ho ancora un sacco di lava e lapilli da togliermi di dosso, e io voglio sposarti a fine eruzione.

Dal film Ciao Pussycat di Clive Donner (1965)

– E’ simpatica tua madre?
– Uhm, quando le va.
– E quando non le va?
– Allora è antipatica.

Dal film Tre uomini da abbattere di Jacques Deray (1980)

Qualche anno fa, sposò un tossicomane che l’ha trascinata sulla via della droga. E’ piombata così in una nevrosi tossico maniaca che le ha lasciato degli squilibri psichici e, in particolare, un comprensibile disgusto per gli uomini.

Dal film Esecutore oltre la legge di Georges Lautner (1974)

– Ecco cos’è che fa paura a mia madre: la miseria. Questa, sì.
– Fa paura a tutti… .

Dal film L’eclisse di Michelangelo Antonioni (1962)

No, non sono cieco. Lo vedevo bene, esattamente com’era. Io ho sempre giudicato quelli che amo, fino a soffrirne, ma mi dicevo che lui era giovane.

Dal film Il figlio del gangster di José Giovanni (1976)

– Ecco, mi sono truccata, mi sono pettinata, mi sono ripulita e mio marito è al cinema. Ecco… .
– Perfetto. Allora, visto che siamo qui, facciamo le cose in regola.
– In regola?
– Eh sì. Non è adesso che mi fa assaggiare il suo liquore preferito? Mi dica dov’è il bar e io le servirò subito da bere.
– Perché, ha molta sete?
– Sì… moltissima… .

Dal film L’importante è amare di Andrzej Zulawski (1975)

– Esco dalla galera.
– Ha ucciso qualcuno?
– Ero molto giovane… .
– E ora non vuole più essere un dottore?
– Non voglio più niente… . Sì, voglio del sole e del vino, del buon vino.

Dal film L’evaso di Pierre Granier-Deferre (1971)

– Di che paese sei?
– Sono nata in Germania.
– E come mai sei qui?
– Ero in un campo profughi nel Belgio. Ci hanno liberati subito.
– Ma perché non hai aspettato le truppe tedesche?
– Sono tedesca ma ebrea.
– E allora?
– Sai, da noi, a certa gente non siamo simpatici… vogliono sterminarci.
– Ma come sterminarvi?
– Sì… con la fame, il freddo, la paura… nei campi di concentramento.

Dal film Noi due senza domani di Pierre Granier-Deferre (1973)

– Scrive alla macchina con due dita?
– Sì, stavo scrivendo cattiverie sul conto suo.
– E’ uno strano mestiere raccontare quello che non si sa… 

Dal film La mia legge di Jean Chapot (1973)

– Volevo salutarti.
– Lo hai già fatto, stamattina.
– No, stamattina ho accettato di salutare un gigione, adesso saluto un uomo.

Dal film La Califfa di Alberto Bevilacqua (1971)

– Ciao, Lola.
– Buongiorno.
– Stai bene?
– Sto bene, sì.
– Hai pagato?
– Sì sì.
– Metti il cappello, prendi la borsa e vieni via.

Dal film Borsalino di Jacques Deray (1970)

– Dicono di non capire una parola di francese.
– Bene, se tra dieci secondi non capiscono, gli parlerò in un’altra lingua.

Dal film Notte sulla città di Jean-Pierre Melville (1972)

– Tu!
– Ce l’hai forse con me?!
– Voglio sapere il tuo nome!
– Vuoi che buchi anche te?!

Dal film dal film Sole Rosso di Terence Young (1971)

Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica in quattro e quattr’otto. Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.

Dal film Il Gattopardo di Luchino Visconti (1963)

Tu non vuoi partire. Hai paura di sentirtelo dire ma io te lo dico: tu mi ami perché sono qui ma, se devi attraversare la strada per raggiungermi, ci rinunci.

Dal film L’amante di Claude Sautet (1970)

Andrò alla messa delle donne. Lei vada a quella degli uomini. Sarò nascosta nel confessionale. Io la… l’aspetterò.

Dal film Che gioia vivere! di René Clément (1961)

Aspetterò che tu ti accorga di amarmi, per tutta la vita.

Dal film La piscina di Jacques Deray (1968)

 

Non esiste solitudine più profonda del samurai, se non quella della tigre nella giungla.

Dal film Frank Costello faccia d’angelo di Jean-Pierre Melville (1967)

Maggio 16, 2018 Pubblicato da: | La pazienza è quella cosa che prima o poi sotto pressione diventa un vaffanculo | | Lascia un commento

L’oro di MacKenna

Mentre cavalca in una valle,lo sceriffo Glen Mackenna si imbatte in un anziano pellerossa,ormai morente;l’uomo,prima di spirare,racconta allo sceriffo
che in una valle esiste una gola con un giacimento d’oro immenso.Seguendo le indicazioni del defunto,MacKenna trova tra le sue cose un’antica mappa.
Convinto che si tratti di una fandonia,lo sceriffo la distrugge.
Inseguito da un apache,convinto della responsabilità della morte del vecchio,MacKenna riesce a scamparla per finire nelle mani
di Colorado (un fuorilegge) e della sua banda a cui ben presto si aggiunge un’altra banda di avidi tagliagole,capeggiati da Ben Baker.
Costretto a fare da guida al branco di fuorilegge,MacKenna si trascina dietro le bande,attraverso una serie di pericoli e di emozionanti avventure.
L’uomo,che ha impresso nella mente la mappa e l’eterogeneo gruppo riescono miracolosamente a scampare ad un attacco dell’esercito e infine ad uno degli Apache,con gravi perdite e senza tregua per i superstiti.


Arrivati alla gola che porta al canyon,i pochi rimasti scoprono che l’oro non era una leggenda ma non riusciranno a goderselo.
Prima gli Apache poi un terremoto lasciano in vita solo tre persone;sorpresa finale…
Un buon western,L’oro di Mackenna;nel 1969,l’anno di uscita del film,il genere in Italia era ancora popolarissimo e gli “spaghetti western” erano prodotti in gran numero.
Ma la qualità americana restava insuperabile,del resto basta guardare il cast impiegato nel film che vede star del calibro di
Gregory Peck,Omar Sharif,Eli Wallach,Telly Savalas,Lee J. Cobb,Burgess Meredith,Anthony Quayle e niente meno che Edward G. Robinson.
Ovvio che con un cast del genere si è già a metà dell’opera; a questo va aggiunta la buona mano del regista J. Lee Thompson,

uno specialista in film
del genere avventuroso,autore tra l’altro dei più che discreti I cannoni di Navarone,Il promontorio della paura,I re del sole.
Il film è tratto dal romanzo Mackenna’s Gold, 1963 di Will Henry,un discreto successo editoriale.
Così come fu un buon successo di pubblico il film,attirato sia dal cast sia da un battage pubblicitario rilevante.
Sicuramente un film in cui non mancano le componenti canoniche del genere western;i banditi,Omar Sharif e Eli Wallach,lo sceriffo tutto d’un pezzo,un bravissimo Gregory Peck, il soldato traditore,Telly Savalas e via via tutti gli altri.


Molto bello il finale,che premia l’onestà di Mackenna e in qualche modo risarcisce Inga,la donna che lo sceriffo salva dopo che le hanno ammazzato il padre, bella la colonna sonora opera di Quincy Jones.
Pellicola trasmessa con buona regolarità dalle tv,è disponibile in streaming all’indirizzo http://mondolunatico.org/stream/movies/loro-di-mackenna/

L’oro di MacKenna

Un film di J. Lee Thompson. Con Lee J. Cobb, Gregory Peck, Eli Wallach, Keenan Wynn, Edward G. Robinson,
Anthony Quayle, Telly Savalas, Camilla Sparv, Burgess Meredith, Omar Sharif Titolo originale MacKenna’s Gold.
Western, durata 128 min. – USA 1969.

Gregory Peck: Sceriffo Mackenna
Omar Sharif: Colorado
Eli Wallach: Ben Baker
Telly Savalas: Sgt. Tibbs
Camilla Sparv: Inga Bergmann
Eduardo Ciannelli: Cane della prateria
Keenan Wynn: Sanchez
Julie Newmar: Hesh-Ke
Ted Cassidy: Hachita
Lee J. Cobb: Sam Fuller
Raymond Massey: Predicatore
Burgess Meredith: Weaver
Anthony Quayle: L’inglese
Edward G. Robinson: Adams

Sergio Graziani: Sceriffo Mackenna
Giuseppe Rinaldi: Colorado
Renato Turi: Sgt. Tibbs
Fiorella Betti: Inga Bergmann
Giampiero Albertini: Sanchez
Glauco Onorato: Hachita
Alessandro Sperlì: Sam Fuller
Roberto Bertea: Predicatore
Gianfranco Bellini: Weaver
Manlio Busoni: Inglese adulto
Gino Baghetti: Adams
Renato Cortesi: Accompagnatore di Adams
Romano Ghini: Capitano
Riccardo Mantoni: Besh
Ferruccio Amendola: Laguna
Bruno Persa: Cane della prateria
Sergio Tedesco: Ben Baker
Giulio Panicali: Voce Narrante

Regia J. Lee Thompson
Soggetto dal romanzo Mackenna’s Gold, 1963 di Will Henry
Sceneggiatura Carl Foreman
Produttore Carl Foreman, Dimitri Tiomkin
Fotografia Joseph MacDonald
Montaggio Bill Lenny
Musiche Quincy Jones, Jose Feliciano
Scenografia Geoffrey Drake
Costumi Norma Koch
Trucco Virginia Jones

1. “Overture” 4:36
2. “Ole Turkey Buzzard” 2:46
3. “Canon del Oro” 5:13
4. “Waterhole Trek” 2:37
5. “Reve Parisien” 2:40
6. “Ole Turkey Buzzard (Instrumental version)” 2:30
7. “Soul Full o Gold” 2:40
8. “Main Title” 3:00
9. “Apache Camp” 4:36
10. “Massacre Montage” 2:42
11. “Ole Turkey Buzzard (Spanish version)” 1:30
12. “Finale”

Maggio 14, 2018 Pubblicato da: | Western | , , , , , , , , | 4 commenti

Gorky Park

Mosca,Gorky Park.
In un laghetto giacciato vengono rinvenuti tre corpi congelati,che il lungo inverno moscovita ha celato agli occhi di tutti;sono la da un tempo imprecisato, non hanno più le impronte digitali e i volti sono orrendamente sfigurati.Appare chiaro che queste azioni sono state compiute per impedire l’identificazione dei cadaveri,ed è quello che pensa immediatamente Arkady Renko,capo della polizia di Mosca.
Dalle prime indagini Arkady si rende conto che il suo è un caso spinoso,che coinvolge non solo personaggi influenti ma anche Osborne,un ricchissimo americano ammanigliato con personaggi importanti della nomenklatura.
Grazie all’aiuto di Andreev,studioso dell’accademia etnologica sovietica,che è in grado di ricostruire un volto grazie semplicemente
al teschio,Arkady identifica uno dei corpi,una ragazza americana.


A questo punto l’ispettore,che è fortemente critico verso il sistema comunista,temendo di finire in una trappola organizzata dai superiori,decide di lasciare il caso nelle mani del KGB,il Comitato per la sicurezza dello Stato,l’onnipotente servizio di polizia segreta dell’Urss.
Ma il procuratore Iamskoy lo obbliga a proseguire le indagini;seguendo una pista,quella di Irina che aveva dichiarato lo smarrimento di una coppia di pattini di ghiaccio,ritrovati accanto al corpo dell’americana,scopre che la ragazza è legata,in qualche modo a Osborne.
Nel frattempo Arkady stringe un’insolita alleanza con William Kirwill,un poliziotto americano giunto in Russia per scoprire i motivi della misteriosa scomparsa di suo fratello
La strana coppia poco alla volta riesce a dipanare la matassa,scoprendo che…
Thriller asciutto,ottimamente ridotto dal celebre omonimo romanzo di Martin Cruz Smith del 1981 (il film è del 1983),Gorky Park si avvale di una regia asciutta e lineare,
che non deraglia mai dal racconto originale,con il risultato che il film avvince grazie proprio alle logiche successioni delle varie fasi ottimamente descritte da Smith nel romanzo.


Per forza di cose Michael Apted,il regista, è costretto a sorvolare sul complesso personaggio Renko,che ovviamente nel romanzo appare descritto in tutti i suoi tormenti di ufficiale di polizia che crede nel suo paese,che è un patriota ma che è deluso dalla corruzione e dall’evidente strapotere dei boiardi del regime comunista.
Al solito siamo di fronte al limite assoluto delle riduzioni da romanzi,che possono avere molto più respiro attraverso la descrizione psicologica dei personaggi,che per forza di cose non può avvenire in un film di 90 minuti.
Ma il film è teso,nervoso,scandito dai progressi dell’intuitivo Arkady,che troverà una inaspettata collaborazione in quello che dovrebbe essere un suo nemico giurato,ovvero un americano, emblema del capitalismo.Ma Arkady,uomo intelligente,approfitta senza pregiudizi dell’esperienza di Kirwill e dopo l’iniziale,ovvia diffidenza i due costruiscono una squadra vincente.


Non dimentichiamo che il romanzo è scritto un decennio prima della dissoluzione dell’Urss,in un periodo storico di fortissima contrapposizione ideologica tra il blocco orientale e quello occidentale.
Un’atmosfera da guerra fredda che Apted riesce a rendere con ottima mano;il regista inglese,essenzialmente fino a quel momento dedito a fictione serie tv,autore in passato del più che buono Il segreto di Agatha Christie e in futuro degli ottimi Nell ed Enigma,dirige con mano esperta un cast di professionisti tra i quali spicca un eccellente William Hurt nei panni del tormentato Arkady Renko,
la solita sicurezza rappresentata da Brian Dennehy,il luciferino Lee Marvin e la pressoche sconosciuta,fino ad allora Joanna Pacula.
L’attrice polacca è brava e molto bella,ha le phisique du role e recita intensamente.
Un film decisamente bello,una delle migliori riduzioni da romanzi del genere giallo/thriller,comedel resto davvero eccellente è lo scritto di Cruz Smith.
Consigliato vivamente.

Gorky Park

Un film di Michael Apted. Con Lee Marvin, William Hurt, Ian Bannen, Joanna Pacula,Brian Dennehy Thriller, durata 128 min. – USA 1983

William Hurt: Arkadij Renko
Lee Marvin: Jack Osborne
Brian Dennehy: William Kyrwill
Joanna Pacula: Irina Asanova
Ian Bannen: Jamskoj
Michael Elphick: Pasha
Rikki Fulton: Maggiore Pribluda
Ian McDiarmid: Professor Andreev
Alexey Sayle: Theodor Golodkin

Carlo Marini: Arkadij Renko
Vittorio Di Prima: Jack Osborne
Gabriele Carrara: William Kyrwill
Daniela Caroli: Irina Asanova
Ettore Conti: Jamskoj
Giancarlo Padoan: Pasha

Regia Michael Apted
Soggetto Martin Cruz Smith
Sceneggiatura Dennis Potter
Fotografia Bob Larson, Hawk Kockh
Montaggio Mary Selway
Musiche James Horner
Scenografia Paul Sylbert
Costumi Jurij Harkham
Trucco Gene Kirkwood

Ogni notte dovrebbe essere così buia, ogni inverno così mite, tutti i fari così abbaglianti.
Il furgone slittò, rallentando, e andò a fermarsi contro un banco di neve. Ne scese la Squadra Omicidi: agenti ricavati da uno stesso stampino – braccia corte e fronte bassa – in pastrano foderato di pecora. L’unico in borghese era un uomo alto e pallido: l’Investigatore-capo. Questi ascoltò con attenzione il racconto della guardia che aveva trovato i cadaveri fra la neve, allorché si era un po’ allontanato dal sentiero – nel cuore della notte – per un’urgenza corporale. Li aveva visti, allora, e a momenti gli prendeva un accidente.

“In quegli ultimi mesi si era comportato come un cadavere vivente, tanta era la sua impassibilità durante gli interrogatori. Era come un suicidio, il suo; una morte necessaria, ma pur sempre una morte.
Ora però l’immagine di lei era tornata e lui, per una notte almeno, si sentiva ancora vivo.
L’incendio della torbiera cominciò il mese seguente. Si propagò a poco a poco, finché tutto l’orizzonte settentrionale divenne una barriera di fiamme. Poi, anche l’orizzonte meridionale si coprì di fumo. L’aereo con le provvigioni non poteva più atterrare.
Arrivò un’autobotte, coi pompieri che sembravano guerrieri medievali… Una vera e propria guerra, combattuta da un esercito di pompieri, genieri e volontari, con autobotti, idranti, trattori, ruspe. Arkady, Pribluda e gli altri della villa costituirono un drappello a sé. Non appena essi entrarono in azione, però, il fronte si ruppe. La boscaglia ardeva a tutto spiano, il vento mutava direzione di continuo, il fumo accecava, asfissiava. I combattenti si dispersero, chi qua chi là, allontanandosi dagli automezzi. Il terreno era accidentato, franoso, c’erano buche improvvise, capaci di inghiottire un uomo, o anche un camion. Molti procedevano a caso, dietro questo o quel trattore, senza coordinamento fra i reparti. Ogni tanto qualcuno scappava per mettersi in salvo, coi vestiti bruciacchiati. Arditamente, si affrontavano le fiamme con i badili, nel tentativo di arrestarne l’avanzata scavando trincee, o gettando contro di esse palate di terra. A un certo punto, Arkady si trovò solo con Pribluda: isolati dagli altri del loro drappello.
Il fuoco era imprevedibile. Un tratto di boscaglia ardeva pian piano, un altro veniva divorato in un baleno. Il guaio era la torba.”

Maggio 13, 2018 Pubblicato da: | Thriller | , , , , , | 6 commenti

Lei non beve,lei non fuma ma…

Dopo una vita passata come prostituta,Germaine decide di cambiare vita e trova lavoro come domestica presso una famiglia facoltosa di Montecarlo.
All’inizio fila tutto liscio,ma ben presto Germaine si rende conto che dietro un’apparente patina di rispettabilità,la famiglia stessa nasconde vizi e depravazioni;Liethard,il capo famiglia,ha diverse perversioni sessuali e per mantenere una tresca che ha con una giovane amante non esita a derubare la banca per la quale lavora.
Francine,la moglie,è una presentatrice televisiva con un passato anch’essa di prostituzione e infine Phalempin,che abita con la coppia,di giorno è un irreprensibile educatore in un orfanotrofio e la sera si traveste da donna e si esibisce preso un locale notturno come
drag queen.


Germaine è però una lingua lunga e inizia a pettegolare sulla doppia vita dei suoi datori di lavoro con il risultato che ben presto
ognuno dei componenti della famiglia apprende i particolari della vita scabrosa dell’altro,il che origina una serie di ricatti e in ultimo anche due omicidi.
Accade infatti che Liethard elimina Phalempin e a sua volta viene ucciso da Francine.
Ne approfitta Germaine,che in segreto ha manipolato tutti e al corrente dell’omicidio (oltre che della vecchia vita) di Francine la ricatta,assicurandosi
così un futuro economicamente tranquillo…
Lei non beve,lei non fuma ma… titolo italiano dell’originale francese Elle boit pas, elle fume pas, elle drague pas, mais… elle cause ! è una commedia in bilico tra un taglio comico con intenti moralistici e un giallo sui generis,dove però le morti sono funzionali alle intenzioni del regista,quelle cioè di smascherare vecchie abitudini della borghesia francese pronta a nascondere dietro la rispettabilità
abitudini innominabili.

Il film esce nelle sale nel 1970 e,limitatamente al territorio francese,ottiene un lusinghiero successo di pubblico e accoglienze discrete anche dalla critica.
In Italia,invece,il film viene ben presto dimenticato e i motivi sono abbastanza semplici da elencare.Lo humour francese non ha mai veramente sfondato in Italia,sopratutto per la presenza,nel nostro cinema,di diversi filoni della commedia all’italiana,ben più caustica e divertente di quella francese,almeno per il palato del nostro pubblico.
Del resto la regia di Michel Audiard,prolifico scrittore e sceneggiatore ma regista col contagocce,non da il tocco in più di cui la pellicola avrebbe avuto bisogno,nonostante il buon cast impegato,che include la bravissima Annie Girardot,Bernard Blier e Mireille Darc.


Sono proprio i tre attori protagonisti a rapresentare la parte migliore del film,con una recitazione brillante e senza sbavature.
Il film invece naviga in acque piatte,senza picchi e senza scossoni,salvata solo dall’istionismo di Blier e dalla simpatia straripante della Girardot,che interpreta la furbissima ex prostituta che approfitta delle debolezze (principalmente sessuali) della famiglia presso la quale lavora per costruirsi un futuro tranquillo.
Un film di fattura sufficiente,ma anche poco coinvolgente,sopratutto nella fase critica sulla borghesia,svolto come un compitino di scuola media,al quale alla fine si assegna una sufficienza stiracchiata.

Lei non beve, lei non fuma ma…
Un film di Michel Audiard. Con Sheila Sim, Mireille Darc, Bernard Blier, Annie Girardot, Micheline Luccioni, Jean Le Poulain Titolo originale Elle boit pas, elle fume pas, elle drague pas, mais… elle cause.
Commedia, durata 80 min. – Francia 1969

Annie Girardot … Germaine
Bernard Blier … Alexandre Liéthard
Mireille Darc … Francine Marquette
Sheila Sim … Phalempin
Catherine Samie … Jannou Mareuil
Jean-Pierre Darras … Georges de La Motte Brébière
Jean Le Poulain … Monsieur Gruson
Jean Carmet … Marcel, il barman
Micheline Luccioni … Lucette, detta “Lulu”, amica di Francine
Jean-Marie Rivière … Fernand
Anicée Alvina … Monique
Monique Morisi … Juliette
Daniel Lecourtois … Monsieur Brimeux
Robert Dalban … Delpuech

Regia: Michel Audiard
Sceneggiatura:Michel Audiard,Michel Lebrun,Jean-Marie PoiréFred Kassak
Produzione: Alain Poiré
Fotografia: Pierre Petit
Montaggio: Monique Isnardon,Robert Isnardon
Music by Georges Van Parys

Maggio 12, 2018 Pubblicato da: | Commedia | , , , | Lascia un commento

La casa del peccato mortale

Padre Xavier Meldrum è un sacerdote ormai avanti negli anni,che vive in un sobborgo di Londra,in una casa tetra in compagnia dell’ormai morente madre e di una governante, segretamente innamorata di lui.
Padre Meldrum è immerso in una follia allucinata,originata anche dalla mancata vocazione;è stata sua madre infatti a costringerlo a diventare
un sacerdote,nella paura che su figlio la lasciasse.
Un giorno ascoltando la confessione di una giovane,Jenny Welch,che racconta di essere stata sedotta da un uomo;Meldrum sviluppa verso la giovane un’allucinata attrazione e da quel momento inizia a uccidere,in serie,tutti coloro che hanno un qualche legame con lei.
Dapprima sopprime un ragazzo che ritiene,ingiustamente,il seduttore di Jenny,poi il suo vero seduttore;in un crescendo diabolico,ammazza la madre di una ragazzina che per sfuggire alle sue mire si è suicidata e infine anche la sorella di Jenny,Vanessa.


Che era legata a padre Duggan,un sacerdote in crisi vocazionale che aveva deciso di abbandonare l’abito talare per amore di Vanessa Welch.
La follia di Padre Meldrum raggiunge il culmine;subito dopo la morte dell’inseparabile governante,che si uccide disperata,Meldrum sopprime anche sua madre,che ormai sa di convivere con un mostro.Il diabolico sacerdote convince Padre Duggan a ritornare sui suoi passi,a restare nella chiesa e subito dopo…
Un buon prodotto,anzi,decisamente più che buono questo La casa del peccato mortale (House of mortal sin),diretto da Peter Walker nel 1976;
un film immerso in un’atmosfera malata,tetra e allucinata,resa con grande maestria dal regista inglese Peter Walker,uno specialista del genere horror,
autore di pellicole come Marianna, fuga dalla morte ,E sul corpo tracce di violenza e Nero criminale.
Tra sacrileghe esposizioni di ostie,profanazioni dei riti cattolici,il personaggio principale,l’allucinato Padre Meldrum si inoltra sempre più nella follia che ormai lo attanaglia, in un crescendo di assassini brutali che Walker,con acume,sottolinea utilizzando un pizzico di Grand Guignol,un pizzico di sesso e tanta,tanta tensione.


Ad esaltare ancor più l’atmosfera malata del film c’è una fotografia livida,quasi spettrale che mescolata all’aria plumbea della casa in cui si svolgono gli avvenimenti crea la giusta miscela per un film sicuramente ad effetto.
Anthony Sharp è Xavier Meldrum,il folle assassino che disonora la sua tonaca con un comportamento diabolico;una recitazione asciutta,tesa,che trasferisce sullo schermo le contraddizioni del personaggio interpretato,al quale non è estraneo un anticlericalismo di fondo di Walker,del resto visibile in altre sue regie;bene Susan Penhaligon e Stephanie Beacham,rispettivamente nei ruoli di Jenny e Vanessa Welch,mentre
per quanto riguarda le scene cult del film,una su tutte è l’omicidio di Vanessa colpita con un rosario.


Per quanto riguarda la reperibilità,segnalo la versione sufficiente su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=nZMvixxudYQ
mentre i streaming vi consiglio il link https://openload.co/f/7wMgZQRqnWY/La.Casa.Del.Peccato.Mortale.1975.ITA.M_L.mp4

La casa del peccato mortale

Un film di Peter Walker. Con Anthony Sharp, Susan Penhaligon, Stephanie Beacham, Norman Eshley,Sheila Keith.Titolo originale House of Mortal Sin. Giallo, durata 104 min.1975 – Gran Bretagna

Anthony Sharp … Padre Xavier Meldrum
Susan Penhaligon … Jenny Welch
Stephanie Beacham … Vanessa Welch
Norman Eshley … Padre Bernard Cutler
Sheila Keith … Signora Brabazon
Hilda Barry … La madre di Padre Meldrum
Stewart Bevan … Terry Wyatt
Julia McCarthy … La signora Davey
John Yule John Yule … Robert
Bill Kerr Bill Kerr … Davey
Victor Winding … Dottor Gaudio

Regia Peter Walker
Soggetto David McGillivray e Peter Walker
Muscihe Stanley Myers
Montaggio John Black
Fotografia Peter Jessop
Direzione artistica Chris Burke

Maggio 10, 2018 Pubblicato da: | Horror | , , , | Lascia un commento

Marlowe indaga

L’investigatore Philip Marlowe,americano in trasferta londinese viene convocato a casa del generale Sternwood che lo incarica di effettuare indagini
su una sordida storia di ricatti.
Così il cinico e disincantato investigatore si trova a procedere in un ambiente moralmente degradato;i primi sospetti sono Arthur Geiger,un libraio che sembra nascondere segreti innominabili,la sua bella segretaria Agnes e il di lei amante Joe.
Ancora più equivoche sono le figlie di Sternwood:la più giovane,Camilla,è anche apparentemente la più fragile,affetta com’è da una tossicodipendenza estrema mentre Charlotte,la figlia più grande, ha un comportamento ambiguo,legato anche alla misteriosa scomparsa di suo marito Rusty.
Una serie di omicidi porta Marlowe a chiudere,all’apparenza,la sua indagine,tanto che l’anziano generale decide di congedarlo.
Ma Marlowe non è convinto da quanto scoperto e prosegue le sue indagini,sotto pressione anche da parte dell’ispettore di Scotland Yard Carlson.
Si imbatte così in un altro losco individuo,Eddie,padrone di un ancor più losco club.


Nel frattempo Marlowe è richiamato dal generale,che ha deciso di scoprire la verità sulla scomparsa del marito di Charlotte;dopo una serie di colpi di scena Marlowe dipana la matassa…
Marlowe,l’immortale investigatore creato dalla penna di Raymond Chandler,torna sugli schermi per la seconda volta interpretato da Robert Mitchum,dopo Marlowe,il poliziotto privato del 1975 in questo secondo capitolo,Marlowe indaga.
Il film è diretto da Michael Winner,che gira il remake di The big sleep-Il grande sonno che a sua volta era stato diretto da Howard Hawks nel 1946 con l’interpretazione di Humphrey Bogart.
Senza fare paragoni al limite del blasfemo,vista l’enorme differenza qualitativa oltre che temporale dei due prodotti,si può però tranquillamente dire che il film di Winner perde abbastanza nettamente l’improponibile confronto.
A parte la differenza di ambientazione,americana nel caso di Hawks,londinese in quello di Winner,l’aderenza al romanzo omonimo originale di Chandler (1939) pur essendo pedissequa risulta farraginosa e irrisolta.
Alcuni passaggi del film,così mirabilmente espletati da Hawks diventano nel remake di difficile comprensione,spesso anzi contribuiscono a rendere il film incomprensibile.


Marlowe,al quale Bogey aveva fornito mirabilmente la sua espressione sofferta,cinica,dura in Mitchum resta inespressa;la dove Bogart aveva fornito un’interpretazione memorabile dell’investigatore,uomo solitario ma intimamente preda di debolezze che si intuiscono dalla mimica del grande attore di New York,in Mitchum,probabilmente stanco,ormai quasi settantenne,è limitata ad una interpretazione asciutta ma piatta.
Non un brutto film,per carità,ma un film che rappresenta una grande occasione sprecata.
Alla luce anche del grande cast assemblato,che include un’altra vecchia gloria come James Stewart e Richard Boone,Oliver Reed e John Mills,mentre le donne del film sono Sarah Miles,Joan Collins e Candy Clark.
Michael Winner,che negli anni precedenti aveva sbancato i botteghini con film come Professione assassino ,Scorpio,L’assassino di pietra e Il giustiziere della notte,si limita ad una regia diligente ma priva di qualsiasi picco che ne rialzi in qualche modo le sorti.


Tant’è vero che il film passò quasi inosservato nelle sale e ignorato da buona parte della critica,che evitò accuratamente una fin troppo facile pubblica lapidazione del film.
Detto di Mitchum,molto a disagio,si può tranquillamente glissare sul resto del cast che professionalmente fa il suo ma è stretto nel grigiore di una sceneggiatura e di una regia davvero appena sufficiente.
Un film che in pratica è finito nel dimenticatoio,a differenza dell’originale,da tempo divenuto un classico della cinematografia,tanto da essere conservato nella Biblioteca del Congresso.

Marlowe indaga
Regia di Michael Winner. Un film con Robert Mitchum, Joan Collins, James Stewart, Candy Clark, Sarah Miles, Richard Boone. Titolo originale: The Big Sleep. Genere Poliziesco – Gran Bretagna, 1978, durata 100 minuti

Robert Mitchum: Philip Marlowe
Sarah Miles: Charlotte Sternwood
Richard Boone: Lash Canino
Candy Clark: Camilla Sternwood
Joan Collins: Agnes Lozelle
Edward Fox: Joe Brody
John Mills: ispettore Jim Carson
James Stewart: Gen.Sternwood
Oliver Reed: Eddie Mars
Harry Andrews: Norris
Colin Blakely: Harry Jones
Richard Todd: Comandante Barker

Giorgio Gusso: Philip Marlowe
Noemi Gifuni: Agnes Lozelle
Bruno Alessandro: ispettore Jim Carson
Renzo Palmer: Eddie Mars
Mario Erpichini: Norris
Leo Gullotta: guardia del corpo di Eddie Mars

Regia Michael Winner
Soggetto Raymond Chandler (Romanzo)
Sceneggiatura Michael Winner
Fotografia Robert Paynter
Musiche Jerry Fielding
Scenografia Harry Pottle, John Graysmark

Erano pressappoco le undici di una mattina di metà ottobre, con il sole velato e sulle colline un bagliore che preannunciava pioggia a rovesci.
Mi ero messo l’abito azzurro polvere con camicia, cravatta e fazzolettino, scarpe nere e calze di lana nera con una fantasia di orologi blu.
Ero in ordine, pulito, rasato e sobrio, e non me importava che lo si notasse o no. Ero esattamente quello che ci si aspetta da un elegante investigatore privato.
Andavo a far visita a quattro milioni di dollari.

Raymond Chandler

Maggio 9, 2018 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , | Lascia un commento

La pelle

Sgradevole.Spietato.Cattivo.
Eppure anche terribilmente vero,allucinante.
Un viaggio tra le umane miserie mostrato senza alcun filtro,attraverso la testimonianza di prima mano dello scrittore Curzio Malaparte,(pseudonimo di Kurt Erich Suckert ) autore di La pelle,un’opera neorealistica sulle sue esperienze come ufficiale di collegamento con l’esercito americano del neonato,scalcinato esercito italiano post fascista.
Un romanzo sgradevole,dal quale Liliana Cavani trae un film molto aderente all’opera di Malaparte,trasmettendo con le immagini il viaggio attraverso l’inferno di Malaparte (novello Virgilio) che accompagna una moltitudine di Dante attraverso le bolge dell’inferno stesso,che in questo caso è una Napoli in cui la guerra ha lasciato ferite talmente profonde da aver trasformato gli stessi abitanti della città in anime perdute,pronte ad ogni bassezza per salvare la vita,per il pane e perchè no,per i simboli di quelli che saranno i totem del futuro,come un semplice pacchetto di sigarette.
La Cavani dirige La pelle nel 1981,in un momento storico in cui il cinema italiano vive ormai solo di glorie passate,che sta per essere travolto da una crisi scaturita da fattori contingenti,dei quali ho ampiamente parlato in altre occasioni.


Il prodotto finale è una pellicola che disturba,pur facendo riflettere.
Un film in cui tutti i protagonisti appaiono in bianco e nero,senza sfumature e con la predominanza totale del secondo colore.
Curzio Malaparte,protagonista del film,il Virgilio del viaggio,è un uomo ormai cinico e disincantato,che ha visto nel corso della sua vita nascere e poi agonizzare quel fascismo a cui in principio aveva aderito con entusiasmo,salvo poi abbandonare quando la dittatura aveva mostrato il suo vero volto,portando il paese,gli italiani,alla rovina economica,morale e materiale.
Malaparte,come detto all’inizio,è ufficiale di collegamento con i “liberatori americani“,che deve guidare attraverso un acclimatamento culturale problematico ad un rapporto che sia il più morbido possibile con gli ex nemici,ora alleati,quegli italiani
che da un giorno all’altro hanno cambiato alleanza,tra diffidenze comprensibili degli ex nemici.


Diffidenze che Malaparte non smette mai di sottolineare,senza però mai prendere posizione,quasi fatalmente rassegnato all’impossibilità oggettiva di conciliare le culture di due mondi inconciliabili,storicamente e socialmente.
Con l’appoggio del generale Mark Clark,tipico yankee preoccupato più dalle apparenze che dalla sostanza,Malaparte conduce di volta in volta i suoi compagni di viaggio,come il Tenente Jimmy Wren o il Capitano Deborah Wyatt,attraverso una Napoli ridotta ad una casbah impenetrabile di abiezione morale,sconvolta dalla fame,dai bombardamenti,dalla miseria.
Così,di volta in volta,guardiamo esterefatti la prostitute napoletane (una marea) che cambiano colore al pube “perchè i neri amano le bionde“,un carro armato che due soldati americani tentano di vendere al losco Eduardo Mazzullo e che mentre avviene la trattativa


viene completamento smontato da una banda di scugnizzi napoletani,la ragazza vergine che il padre mostra,a pagamento,alle truppe americane e che fa dire a Malaparte “Quel popolo che nelle strade faceva commercio di se stesso, del proprio onore, del proprio corpo, e della carne dei propri figli,
poteva mai essere lo stesso popolo che pochi giorni innanzi, in quelle stesse strade, aveva dato così grandi e così orribili prove di coraggio e di furore contro i tedeschi?“,i bambini venduti dalle madri ai soldati marocchini che abusano sessualmente degli stessi.
E poi il soldato yankee che salta su una mina e resta con le budella in mano,la sirena servita al pranzo a cui sono presenti il Generale Mark Clark e la Capitano Deborah Wyatt,i soldati tedeschi venduti a peso da Marzullo che ne ricaverà ben 50.000 dollari.
Un campionario di varia umanità che Malaparte riassume così “Napoli […] è la più misteriosa città d’Europa, è la sola città del mondo antico che non sia perita come Ilio, come Ninive, come Babilonia. È la sola città del mondo che non è affondata nell’immane naufragio della civiltà antica.
Napoli è una Pompei che non è stata mai sepolta. Non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alla superficie del mondo moderno. […] Non potete capire Napoli, non capirete mai Napoli.
Il finale del film è pervaso da un pessimismo senza fine,e lo testimoniano gli ultimi minuti dello stesso,nei quali accadono alcuni fatti:dapprima l’eruzione del Vesuvio,con il classico ognuno pensi per se,con ulteriori distruzioni che colpiscono una città già martoriata;lo stupro del capitano Deborah Wyatt, perpetrato dai suoi stessi soldati e infine la drammaticissima scena finale che fa esclamare a Malaparte,rivolto al tenente Jim “Tu vai,Jim,tu vai.Hai vinto“,mentre guarda i poveri resti di un civile travolto da un carro armato e ridotto ad una poltiglia sanguinolenta.
E’ la definitiva resa di un uomo che ha perso anche l’ultimo brandello di speranza,quella speranza ammantata di cinismo che nonostante tutto lo aveva sorretto per tutto il percorso fatto.
Un finale triste,desolante.
Così come desolante è tutta la storia raccontata da Liliana Cavani con immagini terribili,un vero pugno nello stomaco.
Un pugno negli occhi anche,perchè visivamente il film non risparmia nulla.


Solo la scena dello stupro è tralasciata,quasi a simboleggiare la differenza tra due stupri di differente portata,quello perpetrato ai danni di una città secolarmente sfruttata dai vari dominatori che si sono succeduti al potere e quello ai danni di una cittadina americana proprio da quei soldati che Malaparte aveva difeso,dicendo “Voglio bene agli americani, qualunque sia il colore della loro pelle, e l’ho provato cento volte, durante la guerra. Bianchi o neri, hanno l’anima chiara, molto più chiara della nostra.
Voglio bene agli americani perché sono buoni cristiani, sinceramente cristiani. Perché credono che Cristo sia sempre dalla parte di coloro che hanno ragione. Perché credono che è una colpa grave aver torto, che è una cosa immorale aver torto.
Perché credono che essi soli son galantuomini, e che tutti i popoli d’Europa sono, più o meno, disonesti. Perché credono che un popolo vinto è un popolo di colpevoli, che la sconfitta è una condanna morale, è un atto di giustizia divina.
Liliana Cavani chiama, a raffigurare Malaparte,a darne sfumature e dettagli,personalità e pensieri,un ottimo Mastroianni,che viaggia per tutto il film con un sorriso a metà strada tra il rassegnato e il comprensivo,il cinico e lo sconfortato.
Bravi anche Burt Lancaster (il Generale) che è uno yankee tutto di un pezzo,incarnazione di quell’America così ben descritta da Malaparte nel pensiero su citato,una ottima Claudia Cardinale e un altro giovanottone tipicamente yankee,Ken Marshall,ovvero il Tenente Jimmy Wren.
In ultimo segnalazione per il losco trafficante Marzullo,splendidamente interpretato da Carlo Giuffrè.
Un film da vedere,possibilmente in una serata in cui non si è di pessimo umore….

La pelle

Un film di Liliana Cavani. Con Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni, Burt Lancaster, Marta Bifano, Ken Marshall,Jacques Sernas, Cristina Donadio, Liliana Tari, Peppe Barra, Carlo Giuffrè, Jeanne Valérie, Nuccia Fumo, Linda Moretti, Alexandra King, Yann Babilee, Cristina Arnadio, Maria Rosaria Della Femmina, Gianni Abbate, Anna Maria Ackermann, Concetta Barra, Giselda Castrini, Antonella Cioli,
Giovanni Crosio, Antonio Ferrante, Giuliana Gargiulo, Elio Polimeno, Paolo Pieri, Bruno Parisio, Anna Walter, Dan Waddle, Bob Braun, Gene Tootle, Jack Flick, Marc Dyer, Brad Nimmo, Steve Reardon,Al Braun, Tomas Arana Drammatico, durata 133 min. – Italia 1981.

Marcello Mastroianni: Curzio Malaparte
Burt Lancaster: Generale Mark Clark
Claudia Cardinale: Principessa Consuelo Caracciolo
Ken Marshall: Tenente Jimmy Wren
Alexandra King: Capitano Deborah Wyatt
Carlo Giuffré: Eduardo Mazzullo
Yann Babilée: Jean-Louis
Jeanne Valérie: Principessa a Capri
Liliana Tari: Maria Concetta
Peppe Barra: Sarto
Cristina Donadio: Amica di Anna
Rosaria della Femmina: Amante di Jimmy
Jacques Sernas: Generale Guillaume
Giselda Castrini: Mafalda

Regia Liliana Cavani
Soggetto Curzio Malaparte
Sceneggiatura Robert Katz, Liliana Cavani
Produttore Renzo Rossellini jr., Alain Poiré
Musiche Lalo Schifrin, Roberto De Simone

Erano i giorni della «peste» di Napoli. Ogni pomeriggio alle cinque, dopo mezz’ora di punching-ball e una doccia calda nella palestra della P.B.S., Peninsular Base Section, il Colonnello Jack Hamilton ed io scendevamo a piedi verso San Ferdinando, aprendoci il varco a gomitate nella folla che, dall’alba all’ora del coprifuoco, si accalcava tumultuando in via Toledo.
Eravamo puliti, lavati, ben nutriti, Jack ed io, in mezzo alla terribile folla napoletana squallida, sporca, affamata, vestita di stracci, che torme di soldati degli eserciti liberatori, composti di tutte le razze della terra, urtavano e ingiuriavano in tutte le lingue e in tutti i dialetti del mondo. L’onore di essere liberato per primo era toccato in sorte, fra tutti i popoli d’Europa, al popolo napoletano: e per festeggiare un così meritato premio, i miei poveri napoletani, dopo tre anni di fame, di epidemie, di feroci bombardamenti, avevano accettato di buona grazia, per carità di patria, l’agognata e invidiata gloria di recitare la parte di un popolo vinto, di cantare, di battere le mani, saltare di gioia tra le rovine delle loro case, sventolare bandiere straniere, fino al giorno innanzi nemiche, e gettar dalle finestre fiori sui vincitori.
ma nonostante l’universale e sincero entusiasmo, non v’era un solo napoletano, in tutta Napoli, che si sentisse un vinto. Non saprei dire come questo strano sentimento fosse nato nell’animo del popolo.

“Non posso abbandonare i miei morti, Jimmy. I vostri morti ve li portate in America. Ogni giorno partono per l’America piroscafi carichi di morti. Sono morti ricchi, felici, liberi. Ma i miei morti non possono pagarsi il biglietto per l’America, sono troppo poveri. Non sapranno mai che cosa è la ricchezza, la felicità, la libertà. Sono vissuti sempre in schiavitù; hanno sempre sofferto la fame e la paura. Saranno sempre schiavi, soffriranno sempre la fame e la paura, anche da morti. E’ il loro destino, Jimmy. Se tu sapessi che Cristo giace fra loro, fra quei poveri morti, lo abbandoneresti?”
“Non vorrai darmi a intendere” disse Jimmy “che anche Cristo ha perso la guerra.”
“E’ una vergogna vincere la guerra” dissi a voce bassa.

Curzio Malaparte

Maggio 7, 2018 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Frida

La folgorante esistenza di Frida Kahlo vista  poco prima del drammatico incidente che le condizionò pesantemente la vita alla sua morte,avvenuta
il 13 luglio del 1954,quando la grande pittrice aveva da poco compiuto 47 anni.
Il film diretto da Julie Taymor nel 2002,tratto dal libro Frida: A Biography of Frida Kahlo di Hayden Herrera è un’opera veritiera e scorrevolmente piacevole
che racconta i primi approcci di Frida con la pittura,l’incidente in tram che la menomò,l’incontro della vita con il pittore Diego Rivera,che lei amò e dalla quale fu riamata nonostante la tendenza di Rivera a sedurre tutte le donne che incontrava,passando per altri incontri con personalità fondamentale del XX secolo,come Tina Modotti, militante comunista e fotografa
nel Messico degli anni venti,con uno dei principali artefici della rivoluzione russa,Lev Trotsky,del quale fu anche amante e il poeta Breton.
Si inizia con Frida che,giovanissima,frequenta l’università;un giorno l’autobus che la riporta a casa ha un incidente.Per Frida,rimasta ferita, la diagnosi è infausta:subisce la frattura di alcune vertebre oltre ad una lesione alla spina dorsale.


Dopo mesi passati a letto,la ragazza con spirito indomito annuncia alla famiglia di voler rendersi indipendente e di voler contribuire alle spese di casa con il suo lavoro,quello di pittrice.
Va alla ricerca del più famoso pittore messicano,Diego Rivera,che colpito dalla forte personalità della donna,dal suo talento e in ultimo anche dal suo fascino,la incoraggia a proseguire sul cammino intrapreso.
Non solo;il pittore le permette di entrare in ambienti culturali vivaci e anticonformisti,come quello messicano.Qui conosce Tina Modotti e altri membri politicamente schierati sul fronte comunista messicano.
Ben presto la relazione tra Frida e Diego diventa anche sentimentale e i due si sposano.
Ma Frida deve fare i conti dapprima con le frequenti infedeltà del marito (non ultimo il tradimento di Diego con sua sorella) e con la recrudescenza dei suoi dolori,che la tormenteranno per il resto della vita.


Mentre tutto sembra comunque filare bene,con Diego che è stato chiamato in America per dipingere un affresco nel Rockfeller centre e lei che aspetta un bambino,arrivano le prime sciagure.
Frida perde il bambino che aspettava mentre Rivera viene licenziato per aver dipinto un quadro palesemnte ispirato alla rivoluzione d’ottobre nel tempio del capitalismo americano.
Il tradimento di Diego con sua sorella è l’ultima goccia:lei lo lascia e subito dopo allaccia una relazione con Trotsky,molto più grande di lei ma del quale subisce il potente fascino intellettuale.
Partita per la Francia,conosce Breton e inizia un periodo intenso e folgorante sia dal punto di vista intellettuale sia da quello artistico.
Il ritorno in patria è condizionato da due tragici avvenimenti.
Per ordine di Stalin,Trotskj viene assassinato a colpi di piccozza da Ramón Mercader mentre a Frida viene amputata una gamba in seguito ad una cancrena che le sta avvelenando anche il sangue.


Le condizioni di Frida vanno man mano aggravandosi,una polmonite ne mina definitvamente il fisico e Frida muore prprio durante l’inaugurazione di una mostra a lei dedicata.
Accanto a lei c’è il grande amore della sua vita,Diego Rivera.
Diretto da Julie Taymor,ottima regista autrice tra l’altro dell’affascinante Titus del 1999 e in seguito del bellissimo Across the universe (2007),Frida è un biopic un tantino convenzionale ma di sicuro effetto
nobilitato dalla interpretazione di una splendida Salma Hayek,che si cala perfettamente nel ruolo della pittrice,finendo per assomigliarle fisicamente anche più di quanto previsto.
Bravo anche Alfred Molina,che interpreta il ruolo di Rivera,mentore,amante e marito di Frida Kahlo,della quale probabilmente fu sempre innamorato,finendo per stabilire con lei un legame completo,intellettualmente e sentimentalmente travolgente.
Molto bene Geoffrey Rush che è Leon Trotsky mentre brevi parti sono affidate a Ashley Judd che è Tina Modotti (con la quale probabilmente Frida ebbe una relazione) e Valeria Golino che interpreta Lupe Marín,modella messicana che divenne la seconda moglie di Rivera ed anche soggetto di alcuni quadri di Frida Kahlo.


Un film scorrevole,con poche pause,che racconta senza grossi voli pindarici quella che fu la folgorante esistenza di Frida Kahlo,una delle pittrici più originali della storia della pittura.
Nel film compaiono alcune delle tele più belle della pittrice,un tributo a lei e a quella che fu una delle esperienze di vita più anticonformiste e vere della storia dell’arte.

Frida
Un film di Julie Taymor. Con Salma Hayek, Alfred Molina, Geoffrey Rush, Antonio Banderas, Valeria Golino, Edward Norton. Biografico, USA, 2002. Durata 120 min.

Salma Hayek: Frida Kahlo
Alfred Molina: Diego Rivera
Geoffrey Rush: Leon Trotsky
Mía Maestro: Cristina Kahlo
Ashley Judd: Tina Modotti
Valeria Golino: Lupe Marín
Roger Rees: Guillermo Kahlo
Antonio Banderas: David Alfaro Siqueiros
Edward Norton: Nelson Rockefeller
Amelia Zapata: Domestica
Alejandro Usigli: Professore
Diego Luna: Alejandro Gonzalez Arias
Saffron Burrows: Gracie

Ilaria Stagni: Frida Kahlo
Ennio Coltorti: Diego Rivera
Ugo Pagliai: Leon Trotsky
Chiara Colizzi: Cristina Kahlo
Francesca Fiorentini: Tina Modotti
Franca D’Amato: Lupe Marín
Angelo Maggi: Guillermo Kahlo
Massimo Rossi: David Alfaro Siqueiros
Massimiliano Manfredi: Nelson Rockefeller
Nanni Baldini: Alejandro Gonzalez Arias

Regia Julie Taymor
Soggetto dal libro di Hayden Herrera
Sceneggiatura Clancy Sigal, Diane Lake, Gregory Nava, Anna Thomas
Produttore Lindsay Flickinger, Sarah Green, Nancy Hardin, Salma Hayek, Jay Polstein, Ann Ruark, Roberto Sneider, Lizz Speed
Produttore esecutivo Mark Amin, Brian Gibson, Mark Gill, Jill Sobel Messick, Margaret Rose Perenchio, Amy Slotnick
Casa di produzione Handprint Entertainment, Lions Gate Prints, Miramax Films, Ventanarosa Productions
Distribuzione (Italia) Buena Vista International Italia
Fotografia Rodrigo Prieto
Montaggio Françoise Bonnot
Effetti speciali José Luis Capilla, Lazaro Cervantes, Víctor Morán, Carlos Ochoa, Galdino Roberto, Bernabé Rosales, Salvador Servin, Alejandro Vázquez
Musiche Elliot Goldenthal
Scenografia Felipe Fernandez Del Paso
Costumi Julie Weiss
Trucco John Jackson, Beatrice De Alba

 

Frida Kahlo

Firda Kahlo e Diego Rivera

Autoritratto con collana di spine e colibri

Diego in my mind

Abitanti del Messico

Pensando alla morte

Ritratto di Donna Rosita Morillo

Roots

Viva la vida

 

Maggio 6, 2018 Pubblicato da: | Biografie | , , , , , | Lascia un commento