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Calde labbra

Francesca è una ragazza schiva e fragile che vive con sua madre e che ha un autentica fobia per gli uomini.
Una sera ha infatti assistito non vista ad un focoso amplesso tra sua madre e suo padre, in cui la donna ha subito le avance del marito.
Da quel momento Francesca ha visto gli uomini come dei bruti, ragion per cui quando a casa sua arriva l’istitutrice Lise Braille finisce per prendere una sbandata per la donna , rivedendo in lei la figura della madre assente ma anche dell’amante premurosa e gentile.

Rosemarie Lindt

Tra le due donne nasce quindi un complesso legame lesbico, che però si interromperà bruscamente.
Nel frattempo la sempre più confusa Francesca cerca di sostituire l’affetto di Lise legandosi alla sua amica Monica, ma quando farà delle avance a quest’ultima, Monica reagirà male.

Leonora Fani

Disperata, alla vigilia di Natale Francesca cercherà di farla finita, ma verrà salvata in extremis proprio da sua madre.
A sorpresa, Calde labbra, firmato nel 1976 da Demofilo Fidani risulta essere un film non disprezzabile, pur essendo scopertamente un’opera di stampo erotico.
Muovendosi nello stretto ambito del film di genere, l’onesto mestierante Fidani, autore di opere come il discreto A.A.A. Massaggiatrice bella presenza offresi… (1972) e La professoressa di lingue (1976) dirige un film di discreta fattura, con una buona ambientazione, aiutato sopratutto dalla protagonista principale, l’attrice Leonora Fani.
Ancora una volta la bravissima Fani interpreta il personaggio di un’adolescente problematica, in questo caso traumatizzata dalla vista di un rapporto sessuale violento fra i suoi genitori con una abilità che conferma la sua indubbia bravura nei ruoli drammatici.

Claudine Beccarie

Se è vero che il film non ha una sceneggiatura particolarmente complessa, va detto che Fidani gioca le sue carte con abilità: la storia del rapporto lesbico che si crea tra la matura istitutrice e la debole Francesca è esplicitato senza il ricorso continuo all’eros, bensi a situazioni torbide come quella che vedrà protagonista la ragazza e la sua amica Monica, che reagirà violentemente alle profferte di Francesca.
Il finale è drammatico, con il salvataggio della ragazza da parte della madre e con la ripresa di un rapporto tra le due che sembrava definitvamente compromesso.
Il resto del cast si muove egregiamente: bene Sofia Dionisio che interpreta Monica, l’amica del cuore di Francesca, bene anche Rosemarie Lindt (la madre di Francesca) anche se nel film si vede poco e bene anche la futura pornostar Claudine Beccarie, ancora una volta in un ruolo estremamente sexy.
Calde labbra non è un film di facile reperibilità: io sono riuscito a rivederlo solo in un divx recuperato da una vecchia e malandata versione VHS.

Sofia Dionisio

Con molta pazienza è possibile rintracciarlo in rete e può valere la pena vedere questo film in cui c’è la Fani, uno dei motivi che mi hanno spinto a rivedere il film di Fidani.
Ancora una volta penso alla miopia dei registi e dei produttori del cinema di genere che utilizzarono così poco una delle migliori attrici del decennio settanta.

Calde labbra, un film di Demofilo Fidani. Con Flavia Fabiani, Leonora Fani, Didier Faya, Rose Marie Lindt, Walter Romagnoli, Jacques Stany, Claudine Beccarie.Drammatico Italia 1976

Claudine Beccarie … Lise Braille
Leonora Fani … Francesca
Sofia Dionisio … Monica
Walter Romagnoli … Gianni
Rosemarie Lindt … Teresa
Didier Faya … Franco
Jacques Stany …Padre di Francesca

Regia: Demofilo Fidani
Sceneggiatura:Otello Cocchi,Demofilo Fidani
Produzione: Otello Cocchi
Musiche: Coriolano Gori
Fotografia: Luigi Ciccarese
Montaggio:Alessandro Lucidi
Sound Department:Romano Checcacci

 

ottobre 20, 2012 Posted by | Erotico | , , , , | 1 commento

I vizi morbosi di una governante

Ileana, figlia del conte De Chablais ritorna a casa con un gruppo eterogeneo di amici, per lo più hippy e contestatori.
Nel castello, ad attenderla, ci sono il padre, ormai ridotto a vivere su una sedia a rotelle e con gravi problemi di comunicazione e il fratello, un giovane con grossi problemi mentali dedito al suo hobby preferito, la tassidermia.
Chiudono il gruppo degli abitanti del castello la governante, il medico di famiglia e un domestico.
Il ritorno di Ileana e la presenza del gruppo di giovani scatena però una serie di terribili omicidi: i ragazzi uccisi mostrano tutti lo stesso modus operandi, cioè l’omicidio brutale e l’estirpazione degli occhi.
Ovviamente il maggior sospettato diviene il minorato fratello di Ileana per via del suo strano e macabro hobby, ma la realtà è un’altra…


Nonostante il titolo sembri indicare un film sexy ai confini con i film a luce rossa che nell’anno 1977, quello d’uscita di I vizi morbosi di una governante iniziavano ad invadere le sale, questo film dicevo di sexy ha ben poco se non nulla.
Siamo di fronte ad un thriller horror di scarsa fattura diretto da Filippo Walter Ratti, regista romano (oggi quasi centenario) alla sua ultima opera dietro la macchina da presa che in precedenza aveva diretto altre opere minori come La notte dei dannati ed Erika.
Più che di un brutto film si può parlare principalmente di un film di rara sciatteria, in cui ad una sceneggiatura approssimativa che in pratica svela il nome del colpevole già dal titolo si aggiunge una recitazione del cast francamente disarmante nella sua pochezza, che vedrà l’enigma risolto dal solito acuto ispettore.


Se il regista ha nelle intenzioni di creare nello spettatore un’atmosfera claustrofobica legata all’attesa del successivo omicidio che si esplica attraverso il rituale dell’espianto degli occhi, ben presto riesce a scontentare lo spettatore stesso con una regia molto approssimativa e priva di idee.
Il blando erotismo mostrato qua e là, quasi a giustificare il titolo molto furbo e ammiccante, è davvero di bassa lega e di certo non è aiutato da attrici su uno standard recitativo molto basso, troppo basso.


Annie Carol Edel ( che qualcuno ricorderà in Calore in provincia e in Blu Jeans), che interpreta la governante Berta, è anche l’unica a mostrare qualche numero, mentre assolutamente deprimente è Isabelle Marchall, attrice specializzata in ruoli sexy che interpreta la contessina De Chablais.
Nel cast figura Corrado Gaipa, l’unico vero professionista del cast assieme alla bella Patrizia Gori, ma i due finiscono sacrificati in ruoli defilati mentre il film scorre in maniera monocorde verso un finale senza sorprese ed anche parecchio arruffato.
Insomma un titolo confuso insieme a quelli di buona parte della produzione della seconda metà degli anni settanta, periodo in cui il cinema italiano iniziò a scendere precipitosamente una china salita con tanta fatica ed entusiasmo negli anni precedenti.


L’idea di fondere il thriller, il giallo, l’erotico in salsa gotica era ormai un’espediente che aveva fatto il suo tempo: Ratti non solo non aggiunge nulla a quanto prodotto fino a quel momento, ma riesce se vogliamo a ridicolizzare questi generi con un film da dimenticare.
Null’altro da segnalare se non una versione digitalizzata per gli amanti del genere.

I vizi morbosi di una governante
Un film di Peter Rush. Con Annie Carol Edel,Corrado Gaipa, Isabelle Marchall,Claudio Peticchio, Ambrogio Molteni, Gaetano Russo, Patrizia Gori .Horror, durata 95 min. – Italia 1977

Corrado Gaipa: L’ispettore
Isabelle Marchall: Ileana De Chablais
Annie Carol Edel: Berta
Gaetano Russo: Bobby Jelson
Giuseppe Colombo: Frank Hoffman
Adler Gray: Gretel Schanz
Patrizia Gori: Elsa Leiter

Regia Filippo Walter Ratti
Sceneggiatura Ambrogio Molteni
Casa di produzione Gi.Ba.Si. Cinematografica
Fotografia Gino Santini
Montaggio Sergio Muzzi
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Gino Tonni

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I vizi morbosi di una governante foto 1

ottobre 13, 2012 Posted by | Horror | , , , , | Lascia un commento

Le meteore del cinema sexy (Prima parte)

Il termine meteora è diventato d’uso comune per indicare un personaggio che ha avuto un brevissimo momento di celebrità in un ristretto lasso di tempo; in questo caso lo utilizzerò per identificare alcune attrici che hanno avuto un momento di effimera fama (spesso nemmeno quella) in campo cinematografico, nel periodo di massimo fulgore del cinema italiano, quello che generalmente viene identificato temporalmente nel periodo che va dal 1966 al 1976.
Dopo la seconda metà degli anni sessanta il cinema diventa in assoluto la forma di svago preferita dagli italiani e questo porta ad una autentica esplosione di produzioni cinematografiche, cosa che porterà sugli schermi una pletora di belle ragazze chiamate principalmente in produzioni di secondo piano o appartenenti a filoni cinematografici specifici, come i decamerotici, la commedia sexy ecc.
Accanto alle attrici che riuscirono a ritagliarsi un proprio spazio e una certa visibilità, interpretando non solo film destinati ad un breve successo si mossero quindi tante ragazze in cerca di fama e fortuna, che vedevano il cinema come la via più breve e remunerativa per ottenere visibilità.

Daniela Doria in Quella villa accanto al cimitero

In tempi nemmeno tanto recenti la stessa cosa si è verificata in ambito televisivo, con il fenomeno delle vallette di trasmissioni tv che oggi vengono etichettate come “veline”, termine mutuato dalla fortunata e longeva trasmissione tv Striscia la notizia, che con Drive in ha lanciato il fenomeno (per certi versi triste e degradante) della bellezza di turno utilizzata solo in virtù del possesso di particolari anatomici appetiti dal pubblico maschile.
In effetti non c’è molta differenza fra le attricette e mini starlette del cinema sexy e le ragazzotte chiamate spregiativamente letterine o veline: tutte hanno in comune un percorso fatto di audizioni in cui contava davvero poco la preparazione e molto più l’avvenenza fisica e la bellezza.

La Doria in Lo squartatore di New York

La differenza è concentrata tutta sul mezzo utilizzato per diventare famose; ieri il cinema e molto marginalmente la tv, oggi a ruoli invertiti ovvero molto marginalmente il cinema (entrato in una crisi sempre più pericolosa) e in maniera preponderante la tv.
Una ragazza che, a metà anni sessanta, voleva farsi spazio e avere una certa notorietà aveva sicuramente molte più difficoltà da affrontare in paragone alla sua coetanea dei tempi d’oggi: per affermarsi, per avere visibilità c’erano davvero pochi mezzi, ovvero qualche concorso da miss, un contratto pubblicitario come modella e poco altro.
Il cinema era quindi un punto d’arrivo, quello che garantiva il massimo della visibilità e un ritorno importante anche in termini meramente economici, alla luce sopratutto dell’enorme mole di produzioni che vennero allestite nell’arco di almeno una dozzina di anni.
La stragrande maggioranza di queste “meteore” ebbe vita cinematografica piuttosto breve; furno davvero poche quelle che riuscirono ad emergere e ad avere una lusinghiera carriera cinematografica, come la Fenech, la Guida e altre che riuscirono a interpretare ruoli in film di una certa rilevanza oppure che si ritagliarono una carriera che in alcuni casi andò oltre la fine dell’età dell’oro del cinema.
Poichè queste meteore sono davvero un numero rilevante, parlerò solo di quelle che hanno interpretato qualche film divenuto più o meno famoso, citando attrici che per svariati motivi hanno poi abbandonato il cinema.

Daniela Doria in Le seminariste

Ancora una volta va detto che di loro purtroppo non si è saputo più nulla, salvo quando alcune hanno fatto parlare di se tramite le cronache e spesso per motivi tristi.
E’ il caso di Patrizia Viotti, romana nata nel 1950 e divenuta famosa più che per le sue interpretazioni cinematografiche per la storia d’amore con il cantante Mal finita malamente dalle cronache rosa alle aule di un tribunale, in seguito per la triste vicenda legata al suo arresto per detenzione di droga e infine alla sua morte avvenuta nel 1994 ad appena 44 anni.

Patrizia Viotti in La morte scende leggera

Sette i film interpretati dalla Viotti fra il 1971 e il 1974, che vanno da quello d’esordio, Erika di Filippo Walter Ratti allo sconosciutissimo Charlys Nichten di Boos del 1974. In mezzo B movies come La notte dei dannati, La morte scende leggera, il più conosciuto Alla ricerca del piacere e i decamerotici Canterbury proibito e Beffe, licenze et amori del Decamerone segreto.
Bella anche se non appariscente, fisicamente minuta ma ben proporzionata, della Viotti non possono essere citate particolari doti interpretative vista la scarsa consistenza dei suoi ruoli, ma ancora oggi è ricordata con nostalgia da alcuni fans, forse più affascinati dalla sua turbolenta vita fuori dal set che dalle doti messe in mostra in ambito cinematografico.
Sicuramente più consistente la carriera di Daniela Doria, che ha interpretato 9 film nel periodo che va dal 1976 al 1982; alcune partecipazioni a buoni film sono il suo biglietto da visita, avendo l’attrice partecipato a Avere vent’anni di Fernando Di Leo e a Black Cat (Gatto nero) di Lucio Fulci, nel quale interpreta la ragazza uccisa mentre è intenta ad amoreggiare con il suo ragazzo. Brevi parti anche in Le seminariste (accanto alla soubrette Paola Tedesco),

Daniela Doria in Il ginecologo della mutua

La Doria in Black cat-Gatto nero

in Classe mista (accanto alle più famose Dagmar Lassander e Femi Benussi) e infine nei due ultimi film interpretati, ovvero Quella villa accanto al cimitero in cui è la prima vittima del dottor Freudstein e in Lo squartatore di New York, entrambi di Lucio Fulci. Altri film interpretati dalla Doria sono Il ginecologo della mutua, Paura nella città dei morti viventi e I camionisti. Dotata di una buona espressività recitativa, la Doria ha avuto la sfortuna di essere entrata nel mondo del cinema nel periodo in cui lo stesso iniziava la sua lunga parabola declinante.
Bella bionda e affascinante: Silvana Venturelli, nove film all’attivo, è stata una delle attrici più sottovalutate del cinema di genere. Dotata di personalità magnetica e di indubbio carisma,

La Venturelli in Camille 2000

Silvana Venturelli in Erotika esotika psicotika

la Venturelli ha avuto il suo momento di gloria nel 1970 quando ha interpretato due film di buon livello come Camille 2000 e Esotika Erotika Psicotika entrambi diretti da Radley Metzger. In Camille 2000, rifacimento in chiave ermetica della storia della dama delle camelie e sopratutto nel tenebroso e a tratti incomprensibile The lickerish quartet

Annik Borel in Week end with the babysitter

La Borel in La lupa mannara

tradotto in maniera miserabile con il titolo di Esotika Erotika Psicotika la Venturelli è una presenza forte ed affascinante. Anche lei, subito dopo aver interpretato Veruschka (poesia di una donna) di Franco Rubartelli accanto alla modella Veruschka von Lehndorff scomparve nel nulla, per motivi assolutamente incomprensibili viste le sue buone doti recitative.

Mora e sexy, Paola Morra ha interpretato 8 film e ha avuto una breve parte nello sceneggiato tv Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Romana, nata nel 1959, ha esordito nel cinema molto tardi nel film Le porno relazioni ,

Paola Morra in Suor omicidi

sciagurata traduzione italiana di Silvia ama a Raquel, film diretto dallo spagnolo Diego Santillán. Il suo film più famoso è il thriller Suor omicidi di Giulio Berruti, interpretato accanto a Anita Ekberg e nel quale ha un ruolo da protagonista, quello di sorella Mathieu, una serial killer soprannominata proprio suor omicidi. Di rilievo la partecipazione al bel film di Mimmo Rafele Ammazzare il tempo, in cui divide il ruolo da protagonista con Stefania Casini.

Paola Morra in L’insegnante balla con tutte la classe

Paola Morra in Ammazzare il tempo

Discrete le sue apparizioni in Interno di un convento di Borowczick e in L’insegnante balla… con tutta la classe. Inutile dire che anche della Morra si sono perse completamente le tracce.
Nel 1976 il regista Rino Di Silvestro dirige La lupa mannara, un horror con protagonista una giovane attrice francese: si tratta di Annik Borel, nata a Besançon nel 1948. Non è un’esordiente, perchè è già comparsa in alcuni film però poco conosciuti in Italia. La parte interpretata, quella di Daniela Neseri una giovane donna perseguitata da sogni in cui si identifica con una lupa mannara è di quelle da ricordare, pur nel ristretto ambito dei B movie. La Borel è molto espressiva, tuttavia nonostante il discreto successo del film da allora in poi sarà chiamata a lavorare solo in altre due pellicole poco fortunate, Nel mirino di Black Aphrodite e I grossi bestioni.
Un’autentica meteora, anche se solo cinematograficamente è Marina Coffa, bellissima e famosa attrice di fotoromanzi Lancio prestata al cinema in tre occasioni più un’apparizione nello sceneggiato tv La famiglia Benvenuti.

Marina Coffa in Paranoia

Tre film interpretati, dicevo, il primo dei quali è L’amica di Alberto Lattuada nel quale la bellissima attrice romana interpreta Giovanna, amica/rivale della protagonista Lisa Marchesi, nei cui panni c’era l’affascinante Lisa Gastoni. Ben più importante il ruolo di Susan in Paranoia di Lenzi, nel quale la Coffa verrà smascherata proprio sui titoli di coda del film. Ultima sua apparizione in Il suo nome è qualcuno, di Denys McCoy.

Marina Coffa in L’amica

La Coffa, dopo la breve parentesi cinematografica tornò ai fotoromanzi prima di ritirarsi a vita privata. E’ scomparsa l’anno scorso a soli 60 anni, lasciando il ricordo di una professionista seria e bellissima, poco sfruttata per le doti che possedeva.

 

Patrizia Viotti

1974 Charlys Nichten
1972 Beffe, licenze et amori del Decamerone segreto
1972 Alla ricerca del piacere
1972 Canterbury proibito
1972 La morte scende leggera
1971 La notte dei dannati
1971 Erika

Daniela Doria

1982 Lo squartatore di New York
1982 I camionisti
1981 Quella villa accanto al cimitero
1981 Black Cat (Gatto nero)
1980 Paura nella città dei morti viventi
1978 Avere vent’anni
1977 Il ginecologo della mutua
1976 Le seminariste
1976 Classe mista

Silvana Venturelli

1971 Veruschka
1970 Esotika Erotika Psicotika
1969 Camille 2000
1969 L’assassino fantasma
1969 Il magnaccio
1969 L’alibi
1968 Barbarella
1968 Il figlio di Aquila Nera
1968 Vivo per la tua morte

Paola Morra 

1983 Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (TV mini-serie)
1979 Suor Omicidi
1979 L’insegnante balla… con tutta la classe
1979 Ammazzare il tempo
1978 Interno di un convento
1978 Isola meccanica
1978 As Filhas do Fogo
1978 Le porno relazioni

Annik Borel

1978 I grossi bestioni
1977 Nel mirino di Black Aphrodite
1976 La lupa mannara
1974 The Last Porno Flick
1974 É tempo di uccidere detective Treck
1974 Sulle strade della California (TV series)
1972 Prison Girls
1972 Blood Orgy of the She-Devils
1971 La strana coppia (TV series)
1970 Weekend with the Babysitter

Marina Coffa

1971 Il suo nome è qualcuno
1970 Paranoia
1969 L’amica
1968 La famiglia Benvenuti (TV serie)

ottobre 7, 2012 Posted by | Miscellanea | | Lascia un commento

Novelle licenziose di vergini vogliose

Messer Giovanni Boccaccio, alla ricerca di ispirazione letteraria si addormenta e sogna di varcare le porte dell’inferno, dove viene accolto da messer Belzebu che gli fa fare un tour di un girone speciale dell’inferno ovvero quello degli zozzoni (lussuriosi). Con l’aiuto di altri due grandi scrittori, Petrarca e Caucher (l’autore dei racconti di Canterbury), Boccaccio apprende cosi alcune storie di peccatori che popolano gli antri infernali, tutti ovviamente avvolti dalle fiamme.

Margaret Rose Keil

Incontra il frate che ha preso in giro una moglie stanca di dover soddisfare un marito sessualmente insaziabile costringendola ad avere rapporti con lui e che per punizione finirà in una botte piena di feci, quella di un mercante che costretto dal lavoro ad andare via di casa lascia suo nipote, un giovane studente, alla mercè di sua moglie, donna dagli insaziabili appetiti sessuali che inizierà il giovane agli amori sensuali anche grazie all’ausilio di un libro erotico.


Seguono quindi le storie di due coppie che, stanche della routine matrimoniale, scelgono di scambiarsi i rispettivi partner all’insaputa gli uni degli altri, con risultati paradossali, poi la storia di un padrone che approfitta del suo lavorante per soddisfare le sue inclinazioni particolari e quella di un insegnante di musica che oltre che istruire la rampolla di una nobil signora dovrà soddisfarle entrambe sessualmente…
Diretto da Aristide Massaccesi con lo speudonimo di Michael Wotruba (che avrebbe utilizzato ancora due volte l’anno successivo nei film Pugni, pupe e karatè e Eroi all’inferno ), Novelle licenziose di vergini vogliose uscito nelle sale nel 1973 è un decamerotico dalla struttura tradizionale, imbastito cioè su alcune novelle più o meno scollacciate ma girato con un economia di risorse davvero francescana.
Il budget risicatissimo, l’impossibilità di scritturare attrici e attori di qualche fama (fatta eccezione per la Giorgelli e la Keil) porta Massaccesi a girare un prodotto che in mano a qualsiasi altro regista sarebbe risultato un trash senza speranze.

Tre fotogrammi con la bellissima Gabriella Giorgelli

Pur non potendo annoverare la pellicola tra le cose migliori del regista laziale, si può essere indulgenti con un prodotto ben curato ad onta della povertà di mezzi anche se irrimediabilmente confinato nel limbo dei B movies.
Massaccesi, che l’anno precedente aveva diretto un altro decamerotico dall’eloquente titolo Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti – Decameron nº 69 era in un periodo in cui girava film a ripetizione: si pensi che tra il 1972 e il 1974 il suo nome figura, anche se a volte uncredited in ben 11 pellicole appartenenti al western all’italiana, al thriller o al decamerotico.
Se ovviamente è inutile dilungarsi sulla sceneggiatura, visto il filone al quale il film stesso appartiene, val la pena ricordare la presenza nel film di una splendida Gabriella Giorgelli, all’apice della sua bellezza e quella dell’avvenente Margareth Rose Keil, una veterana dei decamerotici.


Sorprendentemente, Novelle licenziose è uno dei decamerotici più pudichi e non presenta situazioni ad alto tenore erotico o scene particolarmente spinte. Il che è un’autentica eccezione nella sterminata produzione del futuro Joe D’Amato e fortunatamente lo stesso regista cura fotografia e montaggio, sollevando nettamente la qualità del prodotto finale.
Da segnalare la presenza di Stefano Oppedisano nei panni di messer Boccaccio e quella di Massimo Pirri nel ruolo di Dante Alighieri, poco più che una piccola comparsata e di quella di due starlette come Enza Sbordone e Ewelin Melcherich.
Di questo film esiste in circolazione una copia ricavata dal digitale tv che finalmente sostituisce la versione logora che circolava fino a poco fa ricavata dal riversaggio di una VHS.
Un film senza pretese che può valere una visione nell’esclusiva ottica della documentazione sui decamerotici anni 70.

Novelle licenziose di vergini vogliose
Un film di Michael Wotruba (Aristide Massaccesi). Con Gabriella Giorgelli, Enza Sbordone, Margaret Rose Keil, Paolo Casella, Attilio Dottesio, Mimmo Poli, Marco Mariani, Lucia Modugno, Stefano Oppedisano, Enzo Pulcrano Erotico, durata 92 min. – Italia 1974.

novelle-licenziose-di-vergini-vogliose

Tony Askin: Buricchio
Paolo Casella: Giovanni Boccaccio
Rino Cassano: Troilo
Claudio Andreoli: Messer Ruberto
Attilio Dottesio: dottore
Gabriella Giorgelli: Alessandra
Margaret Rose Keil: Fioretta
Marco Mariani: Ser Giannetto
Ewelyn Melcherich: Lisa
Mimmo Poli: frate grasso
Enza Sbordone: Tarsia
Antonio Spaccatini: Messer Duccio
Lucia Modugno: madre di Lisa
Fausto Di Bella: Geoffrey Chaucer
Enzo Pulcrano: un marito/ il garzone
Stefano Oppedisano:
Massimo Pirri: Dante Alighieri

 

Regia Michael Wotruba (Aristide Massaccesi)
Soggetto Diego Spataro, Michael Wotruba
Sceneggiatura Diego Spataro, Michael Wotruba
Casa di produzione Elektra Film
Fotografia Aristide Massaccesi
Montaggio Aristide Massaccesi
Musiche Franco Salina

Michele Gammino: Buricchio
Michele Gammino: Messer Ruberto
Michele Gammino: Ser Giannetto
Flaminia Jandolo: Lisa
Ferruccio Amendola: frate grasso
Vittoria Febbi: Tarsia
Gianfranco Bellini: Messer Duccio
Daniele Tedeschi: Dante Alighieri

Lobby card del film

Margaret Rose Keil nel film

 

settembre 29, 2012 Posted by | Erotico | , , , | 2 commenti

1974, un anno di cinema

Siamo nel 1974, un’altra annata decisamente eccezionale per il cinema anche se i primi segnali di crisi ci sono, ma non preoccupano più di tanto i produttori che continuano a investire in una marea di prodotti che raggiungeranno le sale in un anno che si concluderà in modo lusinghiero.
L’Oscar per il miglior film va a La stangata, di George Roy Hill che batte sul filo del rasoio lo splendido American Graffiti; Hill vince anche come migliore regista mentre il miglior attore protagonista è Jack Lemmon per Salvate la tigre. In campo femminile vince Glenda Jackson per Un tocco di classe mentre il miglior film straniero è lo stupendo Effetto notte (La nuit américaine), regia di François Truffaut.
A Cannes sbanca La conversazione (The Conversation), regia di Francis Ford Coppola mentre Pasolini vince il Grand Prix Speciale della Giuria con Il fiore delle Mille e una notte che chiude la trilogia composta da Il Decameron e da I racconti di Canterbury.

Momo e la Antonelli in Peccato veniale

Il film italiano più visto (ed anche quello più visto in assoluto) è Altrimenti ci arrabbiamo, di Marcello Fondato con protagonisti il duo Spencer-Hill; il film che vede i due amici battersi per vendicare la distruzione della loro Dune buggy realizza un incasso di oltre 6 miliardi al botteghino e conferma la validità dell’inseparabile coppia sullo schermo.
Dagli Usa arriva un film che diverrà leggenda, travagante e stralunato, dalla comicità a tratti demenziale ma assolutamente irresistibile: è Frankenstein Junior, diretto da Mel Brooks, che vede Gene Wilder interpretare Frederick Frankenstein (discendente del famose barone), suo malgrado costretto a ripercorrerere la strada dell’illustre antenato.
L’Italia risponde con Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, diretto da Lina Wertmuller, storia stravagante di un’impossibile coppia che si crea e si disfa in seguito al naufragio della barca sulla quale viaggiavano. La storia della ricca e snob milanese e del marinaio siciliano comunista e arrabbiato diverte il pubblico e il film diventa un successo grazie anche alle interpretazioni di Mariangela Melato e Giancarlo Giannini.

La conversazione

Un altro straordinario successo mondiale è Il padrino – Parte II regia di Francis Ford Coppola, seguito del fortunato primo episodio della saga della famiglia Corleone. Nel 1974 arriva sugli schermi Profumo di donna di Dino Risi, uno splendido spaccato sulla solitudine umana che vede tre grandi protagonisti tra gli interpreti, ovvero Vittorio Gassman, Agostina Belli e lo sfortunato Alessandro Momo così come arriva sugli schermi un prodotto low budget di un giovane regista, Tobe Hooper, destinato a diventare non solo un cult ma un apripista per una valanga di prodotti clone :Non aprite quella porta.
La storia della famiglia di macellai che sterminerà un gruppo di persone prima di essere fermati dall’unico superstite della loro follia.

Una calibro 20 per lo specialista

Travolti da un insolito destino…

Grande successo anche per Sidney Lumet che propone Assassinio sull’Orient Express, tratto da un romanzo di Agatha Christie con protagonista il detective dalla testa ad uovo, Hercule Poirot. Il film, molto ben diretto, si avvale di un cast stellare nel quale compaiono Sean Connery, Jacqueline Bisset, Lauren Bacall, Anthony Perkins, Albert Finney, Ingrid Bergman, Richard Widmark, Jean-Pierre Cassel, Martin Balsam,Vanessa Redgrave e Michael York.
Ma il film probabilmente più importante dell’anno, uno dei più belli della storia del cinema lo propone Roman Polanski; si tratta di Chinatown, ispirato ai romanzi di Raymond Chandler e interpretato da tre grandi artisti, ovvero Jack Nicholson, Faye Dunaway e John Houston. La sceneggiatura Robert Towne tesa e vibrante, la storia nera che più nera non si può, l’intrigo fatto di incesto e prepotenza si fondono mirabilmente in un film che farà storia.
Liliana Cavani presenta un film difficile, duro, che suscita polemiche a non finire e che diverrà bersaglio della censura: si tratta di Il portiere di notte, storia drammatica dell’incontro dopo 12 anni dalla fine della guerra della moglie ebrea d’un direttore d’orchestra con il suo ex aguzzino delle SS con il quale riprenderà la tragica relazione sado masochistica che li aveva legati.
Vanno citati, per il loro successo di pubblico e ovviamente di cassetta, due blockbuster della stagione; il primo è L’inferno di cristallo di John Guillermin, film del filone catastrofico che narra le drammatiche vicende seguite all’incendio di un palazzo di 140 piani e all’evacuazione dei presenti. Nel cast figurano stelle hollywoodiane come William Holden, Fred Astaire, Faye Dunaway, Paul Newman, Steve McQueen, Jennifer Jones, Robert Vaughn e Robert Wagner mentre il secondo è Il grande Gatsby, di Jack Clayton, preso di sana pianta dal romanzo omonimo di Francis Scott Fitzgerald che narra le vicende di un giovane divenuto miliardario e che tenterà invano di riconquistare la fidanzata, che non ha voluto aspettarlo mentre era in guerra.

Ornella Muti in Romanzo popolare di Comencini

La Belli e Gassman in Profumo di donna

Il film italiano più importante è C’eravamo tanto amati, di Ettore Scola, straordinario affresco di un paese visto attraverso decenni di storia con lo sguardo e le vicende tristi e melanconiche, felici e spensierate di un gruppo di amici che la vita avvicinerà e dividerà irreparabilmente.
Gassman e la Sandrelli, Satta Flores e Manfredi, la Ralli e gli altri protagonisti del film rendono lo stesso un capolavoro indimenticabile, che anni dopo avrà un eponimo in La meglio gioventù, altro eccellente affresco della storia d’Italia, storia d’amore e amicizia, di vite che si fonderanno in un affresco anche qui assolutamente indimenticabile.
Ancora grande cinema, nel 1974, rappresentato per esempio dal citato vincitore di Cannes, La conversazione di Coppola, storia di un intercettatore che scoprirà di essere colpevole, vittima e complice in un gioco più grande di lui e che in qualche modo ripercorre la vicenda del Watergate. e dall’ultimo film del maestro Bunuel che propone Il fantasma della libertà che resterà l’ultima sua fatica cinematografica, l’apoteosi di un grandissimo che ha scritto la storia del cinema.

Il portiere di notte

Da segnalare ancora Il fantasma del palcoscenico, di Brian De Palma e Prima pagina di Billy Wilder con protagonisti assoluti Jack Lemmon, David Wayne, Susan Sarandon mentre tra i prodotti italiani vanno citati Romanzo popolare di Mario Monicelli, che racconta dell’unione impossibile tra un maturo operaio settentrionale e la sua giovane sposa meridionale, che si innamorerà di un poliziotto, costringendo l’operaio a cacciarla salvo farsi vivo anni dopo quando, anziano, si renderà conto che la giovane moglie gli manca.
Il film di Monicelli conferma la bravura (e la bellezza) di Ornella Muti mentre Peccato veniale di Samperi ripropone il duo Laura Antonelli-Alessandro Momo; il film, brutto e noioso, si rivela un fiasco mentre un lusinghiero successo lo riscuote il film drammatico ispirato alle vicende di Mussolini diretto da Carlo Lizzani Mussolini ultimo atto interpretato da un ottimo Rod Steiger e da una bravissima Lisa Gastoni.

Il Padrino parte II

Il grande Gatsby

Gran film è Cani arrabbiati del maestro Mario Bava, un film duro, crudele e sporco come i suoi protagonisti, nessuno escluso compreso l’uomo che tutti immaginano vittima dei banditi in fuga su un auto, così come ottimo film è L’enigma di Kaspar Hauser di Werner Herzog, che racconta la storia vera di un ragazzo spuntato dal nulla e che finirà male creando un enigma storico che resiste ancora oggi.
Michael Winner porta sugli schermi la figura di un giustiziere metropolitano a cui hanno ucciso la moglie e violentato la figlia; il film è Il giustiziere della notte, molto violento, che avrà un successo mondiale scatenando ancora una volta polemiche sulla facilità con cui lo schermo esalta la figura del cittadino che si fa vendetta da solo.
Buoni risultati anche per Michael Cimino e il suo Una calibro 20 per lo specialista, con protagonisti Jeff Bridges e Clint Eastwood mentre il maestro Antonioni presenta Gruppo di famiglia in un interno, storia drammatica di un professore e di alcuni suoi giovani coinquilini che rischiano di turbare il suo faticosamente raggiunto equilibrio.
Lo 007 dell’anno è L’uomo dalla pistola d’oro, diretto da Guy Hamilton interpretato da Roger Moore; è un film tra i meno riusciti della storia dell’agente segreto creato da Fleming, mentre di ben altro livello è Lancillotto e Ginevra di Robert Bresson, classica vicenda ispirata alle gesta di Artù vista però in un’ottica assolutamente particolare.
Segnalo tra i film “minori” dell’anno La nipote, di Nello Rossati con la bellissima Orchidea De Santis, l’ottimo

Il giustiziere della notte

Il fantasma della libertà

L’anticristo di De Martino con protagonista una bravissima Carla Gravina, Fatti di gente perbene di Mauro Bolognini, Mio Dio, come sono caduta in basso! di Comencini portagonista ancora una volta Laura Antonelli, Finché c’è guerra c’è speranza, commedia di discreto livello di Alberto Sordi, generalmente poco a suo agio dietro la macchina da presa, Porgi l’altra guancia di Franco Rossi ancora con il duo Terence Hill e Bud Spencer.

Un altro kolossal di grande successo è Airport 75, che diviene uno dei cinepanettoni hollywoodiani riproposto praticamente ogni anno, mentre vorrei segnalare uno dei migliori film della stagione, Lenny di Bob Fosse basato sulla storia vera di Lenny Bruce, il dissacrante comico americano qui interpretato benissimo da Dustin Hoffman.
Ancora: il discreto Milano odia: la polizia non può sparare di Lenzi, il discontinuo Non toccare la donna bianca di Marco Ferreri,l’altro kolossal hollywoodiano Terremoto e il capolavoro di Louis Malle, Nome e cognome:Lacombe Lucien la cui recensione potete leggere sul mio blog.
Scorrendo quà e là i titoli dell’anno, segnalerei ancora Per amare Ofelia di Flavio Mogherini mentre sottotono è Pasquale Festa Campanile con il modestissimo La sculacciata, il discreto Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete!!! di Margeriti e l’ottimo Voglio la testa di Garcia di Peckinpah.

Il fantasma del palcoscenico 

Frankenstein Junior

Chiudono l’annata film come La cugina di Aldo Lado, Le farò da padre di Lattuada, La svergognata di Biagetti, Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno di Salce, Il trafficone di Corbucci, Non si deve profanare il sonno dei morti di Grau.

La nipote

Come abbiamo visto, un’annata di ottimo livello, la penultima come qualità dei film in rapporto alla quantità degli stessi; l’anno successivo, il 1975, sarà l’ultimo anno del boom cinematografico prima della grande crisi che travolgerà principalmente il cinema italiano.
Dall’Europa, dagli usa e dal resto del mondo arriveranno altri capolavori ma il cinema italiano entrerà in una crisi dalla quale non si riprenderà più se non con singoli episodi e con film realizzati da grandi registi.

 

C’eravamo tanto amati

Cani arrabbiati

Assassinio sull’Orient express

Altrimenti ci arrabbiamo

Alla mia cara mamma…

Non aprite quella porta

Rod Steiger in Mussolini, ultimo atto

L’inferno di cristallo

Voglio la testa di Garcia

Lancillotto e Ginevra

La svergognata

Il trafficone

Miglior film : La stangata (The Sting), regia di George Roy Hill
Miglior regia: George Roy Hill – La stangata (The Sting)
Miglior attore protagonista: Jack Lemmon – Salvate la tigre (Save the Tiger)
Migliore attrice protagonista:Glenda Jackson – Un tocco di classe (A Touch of Class)
Miglior attore non protagonista: John Houseman – The Paper Chase
Migliore attrice non protagonista:Tatum O’Neal – Paper Moon – Luna di carta (Paper Moon)
Miglior sceneggiatura originale: David S. Ward – La stangata (The Sting)
Miglior sceneggiatura non originale: William Peter Blatty – L’esorcista (The Exorcist)
Miglior film straniero:Effetto notte (La nuit américaine), regia di François Truffaut (Francia)
Miglior fotografia:Sven Nykvist – Sussurri e grida (Viskningar och rop)
Miglior montaggio:William Reynolds – La stangata (The Sting)

Grand Prix: La conversazione (The Conversation), regia di Francis Ford Coppola (USA)
Grand Prix Speciale della Giuria: Il fiore delle Mille e una notte, regia di Pier Paolo Pasolini (Italia/Francia)
Premio della giuria: La cugina Angelica , regia di Carlos Saura (Spagna)
Prix d’interprétation féminine: Marie-José Nat – I violini del ballo , regia di Michel Drach (Francia)
Prix d’interprétation masculine: Jack Nicholson – L’ultima corvè , regia di Hal Ashby (USA)
Prix du scénario: Hal Barwood, Matthew Robbins e Steven Spielberg – Sugarland Express regia di Steven Spielberg (USA)
Grand Prix tecnico: La perdizione (Mahler), regia di Ken Russell (Gran Bretagna)
Premio FIPRESCI: La paura mangia l’anima regia di Rainer Werner Fassbinder (Germania)
Premio della giuria ecumenica: La paura mangia l’anima regia di Rainer Werner Fassbinder (Germania)

Soldi ad ogni costo (The Apprenticeship of Duddy Kravitz) Ted Kotcheff

Migliore film Amarcord, regia di Federico Fellini (ex aequo)
Pane e cioccolata, regia di Franco Brusati (ex aequo)
Miglior regista Federico Fellini – Amarcord
Migliore attrice protagonista Sophia Loren – Il viaggio,Monica Vitti – Polvere di stelle
Migliore attore protagonista Nino Manfredi – Pane e cioccolata
Miglior regista straniero Ingmar Bergman – Sussurri e grida
Migliore attrice straniera Barbra Streisand – Come eravamo (The Way We Were) (ex aequo)
Tatum O’Neal – Paper Moon – Luna di carta (Paper Moon) (ex aequo)
Migliore attore straniero Robert Redford – La stangata (The Sting) (ex aequo)
Al Pacino – Serpico (Serpico) (ex aequo)
Miglior film straniero Jesus Christ Superstar (Jesus Christ Superstar), regia di Norman Jewison

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settembre 24, 2012 Posted by | Miscellanea | | Lascia un commento

Greta,la donna bestia

 

Quello di Las Palomas è un penitenziario speciale.
In esso infatti sono detenute donne che hanno commesso reati a sfondo sessuale o che hanno devianze relative alla stessa sfera; ci sono ninfomani mescolate a prostitute, lesbiche e un campionario di masochiste molto vario.
La direzione dello stesso è affidata alla perversa e sadica Greta, che tiranneggia le detenute umiliandole in vario modo.
Ma all’interno del penitenziario ci sono anche alcune prigioniere politiche, inviate dalla dittatura che imperversa nel paese dove avvengono i fatti a subire la dura sferza di Greta ; le prigioniere politiche sono trattate se possibile anche peggio, spesso vegnono eliminate fisicamente.


Abbie Phillips, alla ricerca di sua sorella detenuta all’interno di Las Palomas riesce a farsi mandare nel penitenziario con la complicità del Dr. Milton Arcos; qui la ragazza apprenderà la verità sulla sorte di sua sorella, non prima di essere passata attraverso un campionario di umiliazioni da brivido.
Vessata dalla compagne e in particolare da Juana, una delle detenute più violente, amante della direttrice Greta, Abbie riuscirà con coraggio a sopportare tutto, insegnando proprio ad Juana la strada per ribellarsi al dispotismo di Greta.
Sarà infatti l’ex aguzzina di Abbie a dare il via alla rivolta, che si concluderà dramaticamente con la morte di Greta mangiata viva dalla detenute, mentre qualcuno riprende di nascosto tutto l’accaduto….

Nelle due foto: Dyanne Thorne (Greta) e Lina Romay (Juana)

Greta la donna bestia, più conosciuto come Ilsa, The Wicked Warden è un film del 1977 diretto dal regista spagnolo Jesus Franco, che in passato aveva già girato un film con le stesse tematiche, quel 99 donne in cui c’era un cast di grande spessore formato dalle nostre Luciana Paluzzi e Rosalba Neri, da una delle muse di Jess Franco, ovvero Maria Rohm e da Maria Schell, Herbert Lom oltre a Mercedes McCambridge.


Greta è un WIP, ovvero un Women in prison, quel particolare genere cinematografico ambientato dietro le sbarre di carceri spesso violente e annichilenti; ed è un wip particolare, che sfrutta il successo dei due film Ilsa la belva delle SS e Ilsa la tigre del deserto per riproporre Dyanne Thorne, l’attrice che aveva interpretato la kapo nazista in un ruolo che però non ha nulla a che vedere con i due precedenti.
Infatti come gli appassionati del genere ricorderanno, in Ilsa la belva delle SS c’era una conclusione altrettanto feroce di quella ripresa da Franco, con la morte della sanguinaria nazista; qui non siamo durante la seconda guerra mondiale, l’utilizzo del nome Ilsa per il titolo internazionale appare chiaramente come un espediente commerciale.
Questo film è un prodotto in linea con la media dei film del regista spagnolo; nudi a volontà, fotografia curata, ritmo di narrazione lentissimo in una cornice accurata.
Quindi il meglio e il peggio di Franco, dove il meglio è rappresentato dall’indubbia abilità formale del regista e il peggio dalla sciatteria generale, ovvero una sceneggiatura abbastanza prevedibile con un corollario rappresentato da perversioni e sadismo a gogo.

Il film non presenta particolari novità in relazione agli altri prodotti riconducibili al genere WIP; torture, docce, carcerieri sadici sono i veri protagonisti del film, che inizia seguendo la fuga di una detenuta che dopo una lunga caccia viene catturata in casa del dottor Arcos. Sono i primi dieci minuti del film, interminabili perchè girati con i tempi di Franco, estremamente dilatati ma curati nei dettagli.
Di là in poi il film si snoda attraverso la descrizione delle sevizie sia morali che fisiche subite da Abbie, che iniziano con la consueta doccia gelata e terminano con la scena in cui Abbie è costretta da Juana a leccarle il sedere dopo che quest’ultima ha defecato (scena lasciata fortunatamente all’immaginazione dello spettatore).


A parte questa scena abbastanza disgustosa, l’ultima parte del film è quella che mostra un minimo d’azione dopo quasi un’ora e venti film e mostra la vendetta delle detenute che mangiano viva la crudele Greta.
La scena, che vorrebbe essere splatter, in realtà è ammorbidita dagli effetti speciali, nel senso che siamo al minimo sindacale anche per un z movie horror. Il sangue non è nemmeno rosso e per dare un minimo di pathos alla lunga sequenza, Jess Franco intervalla le scene di cannibalismo con quelle in cui mostra una tigre impegnata nel divorare un pezzo di preda catturata.
In quanto al cast, da segnalare la presenza di Tania Busselier che assolve discretamente il suo compito interpretando la coraggiosa Abbie, quella della ipertrofica Dyanne Thorne ai suoi soliti standard nella parte della crudele Greta e la presenza della musa di Jess Franco nonchè sua moglie Lina Romay. Da rimarcare la presenza dello stesso regista nel ruolo del dottor Milton Arcos.

La Romay, scomparsa nel febbraio del 2012 a soli 57 anni è in scena con un insolito taglio di capelli alla maschiaccio; la sua magnetica presenza è una delle cose rilevanti del film che per il resto può essere definito come un prodotto in linea con la sterminata filmografia di Franco, quindi senza infamia e senza lode.
Il film è disponibile in digitale ed è presente in versione italiana e presumo anche integrale su Youtube a questo indirizzo: http://youtu.be/Op1rVIoDXAg

Greta  la donna bestia
Un film di Jesus Franco. Con Dyanne Thorne, Tanya Busselier,Lina Romay, Erik Falk,Jesus Franco. Titolo originale Hans dime Mämmer – Erotico, durata 91 min. – Svizzera, Francia 1976.

Dyanne Thorne: Greta del Pino
Erik Falk: Dottor Rego
Tania Busselier: Abigail Philips (Aby)
Lina Romay: Juana, detenuta n. 10
Jesús Franco: Dottor Milton Arcos
Peggy Markoff: Carla, detenuta n. 14
Aida Vargas: Detenuta n. 20

Regia Jesús Franco
Soggetto Erwin Dietrich, Jesús Franco
Sceneggiatura Erwin Dietrich, Jesús Franco
Produttore Erwin Dietrich (Elite Film, Zurigo e Monaco)
Fotografia Ruedl Küttel
Musiche Walter Baumgartner

 

Lina Romay

Dyanne Thorne

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settembre 17, 2012 Posted by | Horror | , , , | Lascia un commento

I prosseneti

I prosseneti locandina

Il conte Davide e sua moglie, la contessa Gilda, a corto di soldi, trasformano la loro lussuosa villa in un postribolo usando come esca giovani ragazze per una clientela speciale.

Si tratta infatti di professionisti preda di perversioni particolari o comunque alla ricerca di cose proibite.
Così nel corso del film vediamo sfilare la giovane Odile, figlia di una donna stuprata e torturata dai mercenari che si prostituisce per rivivere sul proprio corpo (e nella propria mente) le sofferenze della madre e che guarda caso verrà accontentata incontrando un mercenario ancora alla ricerca di sfogo alle sue perversioni sessuali; l’uomo utilizzerà la ragazza come campo di battaglia per una macabra messa in scena di un attacco militare oltre che ovviamente per sfogare le proprie perversioni sessuali.

I prosseneti 12

Juliette Mayniel

I prosseneti 11

Altro personaggio incredibile è Giorgio, un regista teatrale che crea un’allucinante messinscena utilizzando una ragazza, Silvia, pronta a tutto pur di soddisfare il suo maturo cliente così come aberrante è la figura di un ambasciatore che viene lasciato dalla sua donna ed è alla ricerca di una donna che possa in qualche modo incarnarla visivamente.
Tra questi squallidi personaggi ci sono loro, le ragazze, prostitute per scelta, come la diciottenne che partecipa all’orgia finale con un entusiasmo degno di miglior causa e Linda, una ragazza attirata nella villa con la promessa di un lavoro in tv e che verrà invece drogata e indotta a prostituirsi con il ricatto.
Nel finale, un’orgia santifica l’assurda riunione di pervertiti che hanno tentato di acquistare un pezzo dei loro osceni desideri per renderli reali, mentre i due coniugi pensano al domani.

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Due fotogrammi con Ilona Staller

I prosseneti, di Brunello Rondi, è un ‘opera profondamente disprezzata dai critici sin dalla sua uscita, nel 1976.
E direi con tutte le ragioni possibili e immaginabili.
Insopportabilmente spocchioso, snob come gran parte del cinema di questo regista, I prosseneti nasconde dietro citazioni colte e un’aria da piece teatrale il vuoto più assoluto, colmato dal regista con una quantità abnorme di scene di nudo e di situazioni scabrose, anche se va detto che nelle versioni televisive del film (probabilmente sforbiciate) la resa delle stesse è attenuata.
Se nella logica cinematografica di Rondi c’era l’intenzione di mostrare il vuoto della classe sociale presa di mira, una specie di borghesia/aristocrazia arricchita e viscida oltre l’immaginabile e di mostrare come contraltare la condizione delle donne, costrette a ruoli di subalternità in nome del dio denaro, quello che vien fuori alla fine è un pasticcio pesantissimo e noioso in modo patologico.

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Silvia Dionisio con Luciano Salce

L’eccessiva verbosità, i dialoghi presunti colti, la mancanza totale di sentimenti dei personaggi tutti negativi, inclusi anche le presunte vittime ovvero le ragazze che si prostituiscono vanno a creare una situazione di disagio perenne che è talmente visibile nel film da tramutarsi in un qualcosa di amorfo, privo di forma in tutti i sensi.
Non siamo di fronte ad un film di denuncia, perchè i personaggi sono talmente esasperati nei loro difetti da risultare fuori dal mondo, il tutto condito dall’insopportabile musica di Bacalov che ondeggia tra il barocco veneziano e la musichetta di un film hardcore.
Difficilissimo salvare qualcosa di questo film; nonostante un parterre di attori di ottimo livello.
Purtroppo quando un film inizia con frasi tipo ” e tutto aumenta, mi domando e dico dove andremo a finire” difficilmente uno può aspettarsi elementi di novità eclatanti.

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Stefania Casini

Non che usare monologhi di questo genere sia gravissimo, per carità: è il contesto generale, quindi la storia legata alla velatissima critica sociale del film a rendere insopportabile il tutto.

Anche nei vari rapporti tra le prostitute e gli occasionali clienti le cose non cambiano.
Nell’incontro tra Odile e il mercenario ci sono frasi come “per me il prossimo è solo oggetto di tortura” oppure “nessuno sa che sono così, perchè in tutti questi anni di amore occasionale nessuno è riuscito a scoprirmi sono riuscito a mimetizzarmi bene“, frasi dicevo che danno l’idea della banalità assoluta del tutto perchè mescolate spesso a citazioni o situazioni paradossali.
Dispiace anche vedere il bel cast assemblato per il film annaspare attorno ad una trama che si avvita attorno a se stessa sempre più; Alain Cuny, Juliette Mayniel, le sorelle Silvia e Sofia Dionisio, Stefania Casini fanno il loro dovere ma sembrano anche spaesati, quasi increduli mentre è davvero una cosa triste vedere un grande come Luciano Salce alle prese con un ruolo ridicolo come quello che interpreta nel film.
L’unica davvero a suo agio è Ilona Staller; la futura pornostar recita (recita?) sempre nuda quindi appare nel suo ruolo naturale.

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Leggendo quà e là le recensioni di molti spettatori, ho trovato giudizi molto contrastati sulla pellicola, giudizi divisi tra “a favore” e “decisamente contro”; personalmente ho sempre detestato Rondi, come del resto Samperi e Mogherini, autori di un cinema da furbetti del quartierino, spesso sopravvalutato per vari motivi.
In quanto alla reperibilità del film, circolano versioni abbastanza decenti della stessa per cui non dovrebbe essere difficile trovarne una in formato dvx che soddisfi o spettatore; in quanto al valerne la pena, è un altro discorso.

 

I prosseneti
Un film di Brunello Rondi. Con Luciano Salce, Alain Cuny, Stefania Casini, Silvia Dionisio,Juliette Meyniel, Ilona Staller, Jean Valmont, José Quaglio, Gabriella Lepori, Juliette Mayniel, Consuelo Ferrara Erotico, durata 100′ min. – Italia 1976.

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I prosseneti banner protagonisti

Stefania Casini: Odile
Alain Cuny: Il conte Davide
Silvia Dionisio: Silvia
Sofia Dionisio: Carla
Consuelo Ferrara: Linda
Sonja Jeannine: Jule
Gabriella Lepori: Giusi
Juliette Mayniel: La contessa Gilda
José Quaglio: José
Luciano Salce: Giorgio
Ilona Staller: Lyl
Jean Valmont: Aldobrando
Vittorio Ripamonti: il Commendatore, Direttore Generale della TV
Maria Tedeschi: Consuelo

 I prosseneti banner cast

Regia Brunello Rondi
Sceneggiatura Brunello Rondi
Produttore Anselmo Parrinello
Casa di produzione Helvetia Films
Fotografia Gastone Di Giovanni
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Luis Enríquez Bacalov
Scenografia Elio Micheli

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settembre 12, 2012 Posted by | Erotico | , , , , , , | 5 commenti

Zenabel

Nel 1627 vive nel borgo di San Omobono di Sotto la bella Zenabel, intrepida spadaccina, bravissima lottatrice e femminista anti litteram.
La ragazza, che è sempre vissuta libera e selvaggia, apprende un giorno dall’uomo che l’ha allevata come fosse sua figlia di essere in realtà la figlia di un duca, a cui il barone spagnolo Alonso Imolne ha tolto il regno e la vita.
La ragazza è stata affidata all’uomo che l’ha cresciuta, lontana dai pericoli rappresentati dal barone Alonso , convinto di non avere nessun rivale legittimo che possa richiedere i possedimenti del defunto duca.

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Zenabel riunisce attorno a se altre ragazze che, come lei, vogliono maggiore libertà e che sono disposte a seguirla nella sua lotta per rivendicare i possedimenti del padre.
Con l’aiuto delle compagne, libera alla sagra delle vergini un gruppo di ragazze destinate a fare da compagnia agli amici del barone; ritornata sulle montagne, Zenabel conosce il bandito Gennaro, soprannominato il ribelle, che si innamora di lei e decide di seguirla nella sua battaglia contro il barone Alonso.
Dopo varie peripezie, Zenabel verrà catturata dai soldati del barone, ma grazie a Gennaro riuscirà all’ultimo momento a scampare alla morte; sconfitto il barone e riottenuti i suoi possedimenti la bella Zenabel rinuncerà al titolo e alle terre per vivere libera tra le sue montagne con Gennaro.

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Zenabel, diretto da Ruggero Deodato nel 1969 è un film cappa e spada con venature leggermente erotiche che rieccheggia in qualche modo le avventure di Isabella duchessa dei diavoli, film tratto dall’omonimo fumetto e portato sullo schermo da Sergio Corbucci nello stesso anno in cui esce Zenabel.
A differenza del film di Corbucci,ambientato in Francia mentre Zenabel è ambientato in Italia, il film di Deodato si segnala per qualche scena umoristica in più e per una certa cura nei dettagli e nella fotografia, pur risultando alla fine sostanzialmente di buon livello come il film di Corbucci.
La protagonista principale è Lucretia Love, attrice che si era fatta le ossa con alcune comparsate in mezza dozzina di film; qui è alla sua prima parte da attrice principale e se la cava molto bene, nei limiti di un film avventuroso che non richiede particolari doti espressive. In possesso di un fisico asciutto e scattante, aiutata da una bellezza notevole e da una certa dose di humour, la Love fa il suo inserendosi in un racconto che Deodato gira con indubbia mano felice.

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Il gran merito di Deodato è quello di inserire, in questo film, una certa dose di ironia che nel film di Corbucci era praticamente assente.
Certo, alcuni discorsi proto femministi (siamo nel 1969), appaiono più una concessione alla platea che una reale necessità della pellicola, virata tutta all’avventura e condita da un erotismo mal celato ma tenuto sotto controllo in maniera ossessiva.
Siamo in un periodo in cui le maglie della censura sono strettissime e Deodato concede quanta epidermide può senza eccedere, ben sapendo che il film avrebbe corso il rischio di essere falcidiato dalla commissione atta a giudicare la morale pubblica, istituzione altamente ipocrita che si arrogava il diritto di decidere quali cose potevano essere viste dai poveri spettatori e quali no.

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Ma tant’è, il film passa la commissione e arriva nelle sale, dove riscuote un discreto successo anche se ovviamente limitato al solo pubblico, visto che i critici arricciarono il naso e snobbarono qualsiasi recensione verso il film
Anche se ormai pesantemente datato, Zenabel è un film gradevole con un cast di buon livello, in cui figurano John Ireland, Lionel Stander, Fiorenzo Fiorentini e Fiammetta Baralla; buona come già detto la fotografia e buona la regia di Deodato, che l’ anno prima si era distinto con Gungala la pantera nuda, uno dei tanti film ambientati nella giungla.
Purtroppo di questo film girano solo riduzioni da VHS assolutamente inguardabili; gli stessi fotogrammi illustrativi che ho racimolato per illustrare il film provengono da logore versioni riversate da analogico.

2 gennaio 2015

Oggi il film è disponibile su You Tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=-yd1Sdd9klw in una discreta versione

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Zenabel
Un film di Ruggero Deodato. Con Lionel Stander, Lucretia Love, Mauro Nicola Parenti, Fiorenzo Fiorentini, Beatrice Bensi, Carlo Pisacane, Nello Pazzafini, Ignazio Leone, Andrea Scotti, Elisa Mainardi, Dada Gallotti, Mario Cecchi, Margherita Simoni, John Ireland, Geneviève Audrey, Adriana Alben, Anna Recchimuzzi, Christine Davray, Luigi Leoni Avventura-durata 93 min. – Italia 1969.

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Lucretia Love … Zenabel
John Ireland … Don Alonso Imolne
Lionel Stander … Pancrazio
Mauro Parenti … Gennaro
Fiorenzo Fiorentini … Cecco
Elisa Mainardi … Amica di Zenabel
Luigi Leoni … Baldassarre
Ignazio Leone … Guardia
Fiammetta Baralla … L’altra amica di Zenabel
Carlo Pisacane … Mendicante
Andrea Scotti … Don Carlos

 

Regia:Ruggero Deodato
Sceneggiatori:Gino Capone (sceneggiatura,storia),Ruggero Deodato,Antonio Racioppi
Produzione: Andrea Fantasia,Mauro Parenti
Musiche: Bruno Nicolai, Ennio Morricone
Fotografia: Roberto Reale
Montaggio:Antonietta Zita
Costumi: Angela Passalacqua

settembre 10, 2012 Posted by | Avventura | , , | 5 commenti

La morte risale a ieri sera

Donatella Berzaghi, figlia di Amanzio, una giovane minorata psichica che ha circa 20 anni ma i comportamenti di una bambina sparisce misteriosamente di casa.
Suo padre disperato si rivolge alla polizia; è l’investigatore Duca Lamberti con il collega Mascaranti ad occuparsi delle indagini.
Aiutato marginalmente da una prostituta e indagando nello squallido mercato del sesso, Lamberti scoprirà la terribile fine della ragazza, che però verrà vendicata dal padre…
La morte risale a ieri sera, tratto dal romanzo I milanesi ammazzano il sabato di Giorgio Scerbanenco esce nelle sale nel 1970, un anno dopo in discreto successo del libro dello scrittore di origine ucraina, morto prematuramente a Milano subito dopo l’uscita del romanzo.


Il romanzo, quarto ed ultimo della serie dedicata all’investigatore Lamberti (il personaggio di Lamberti era già stato interpretato da Bruno Crémer in Il caso “Venere privata” di Boisset) è anche l’ultima fatica dello scrittore, che scomparve come già detto nello stesso anno; il regista Duccio Tessari firma la sceneggiatura con l’aiuto di Artur Brauner e Biagio Proietti , saltando piè pari la parte introduttiva dedicata alla storia personale di Lamberti e introducendo il film con il tenero rapporto esistente tra la bellissima e sfortunata Donatella e suo padre Amanzi, mentre sparisce dal film anche la ninfomania della ragazza, costretta a vivere come una reclusa per evidenti motivi.

Beryl Cunningham

Di qui si snoda la vicenda, attraverso un’attenta descrizione del mondo sotterraneo della delinquenza milanese, quella che viveva ai margini della metropoli occupando le zone d’ombra dell’operosa città; un’indagine che parte da un’intuizione di Lamberti, uomo profondamente cinico ma anche umano, che capisce da subito che la ragazza è stata circuita da una banda che sfrutta ragazze a fini sessuali e che dopo alcuni tentennamenti si getterà anima e corpo alla ricerca di Donatella.

Gillian Bray

Tessari, regista specializzato in western ( suoi Una pistola per Ringo,Il ritorno di Ringo,Vivi o, preferibilmente, morti) mostra di avere confidenza con il genere thriller/poliziesco, anche se in questo caso è improprio parlare di appartenenza del film a questi generi.
La morte risale a ieri sera è più un noir, con i tempi classici del genere e una cura verso i dettagli davvero maniacale: si respira l’atmosfera dei noir francesi, nel film, che pur incedendo lentamente, avvolge lo spettatore in un’atmosfera opprimente e cupa.
Costretti a seguire una caccia che intuiamo da subito essere destinata a finire male, noi spettatori siamo trasportati attraverso una Milano che non è quella da bere, bensi quella polverosa e anziana come una nobile decaduta, quella dai palazzi a volte anonimi dietro i quali si nascondono storie turpi, con le vite di anonimi cittadini sospese su fili da equilibristi, come quella della sfortunata Donatella che non ha nemmeno le capacità per reagire ed opporsi a qualcosa che non può capire a causa del suo handicap.


Il film oltre che essere una descrizione accurata dei metodi investigativi di Lamberti, è anche una descrizione dell’ostinazione di un padre, Amanzio, che nella vita ha ormai solo quella ragazza affidata a lui come unico motivo di vita.
Così, dopo aver seguito la caccia alle ombre di Lamberti e dopo aver toccato con mano la disperazione di un padre privato dell’ultimo amore della vita, siamo trasportati verso un finale cattivo: la legge non può punire oltre un certo limite gli autori di un gesto particolarmente odioso come quello perpetrato ai danni di Donatella, così è Amanzio a fare giustizia.

Frank Wolff

Gabriele Tinti

Una giustizia che elimina solo una parte del problema, non certo il problema stesso ma che è indicativo di uno stato d’animo che era molto diffuso tra gli italiani, spesso preda di una delinquenza arrogante e sprezzante a cui la legge non riusciva a porre argine.
Tessari restituisce con molta fedeltà le atmosfere plumbee di Scerbanenco, creando un film in cui non c’è sangue, non c’è splatter o pistolettate ma solo una tensione latente e una grande precisione nella descrizione di ambienti e atmosfere.
Paradossalmente, sceglie per un film ambientato a Milano e descritto cosi minuziosamente nelle sue atmosfere da Scerbanenco attori protagonisti che milanesi non sono: a cominciare dall’americano Frank Wolff, che interpreta con misura e abilità il ruolo del principale protagonista, il poliziotto Duca Lamberti proseguendo poi con l’altro protagonista del film, Amanzio Berzaghi interpretato da Raf Vallone che di origine era calabrese.
E non sono milanesi Gabriele Tinti, Eva Renzi, Gillian Bray e Beryl Cunningham oltre a Gigi Rizzi.
Ma la “milanesità” del film c’è tutta, a cominciare dalla sigla introduttiva I giorni che ci appartengono cantata da Mina che scorre malinconica mentre vediamo i titoli di testa scorrere con sullo sfondo un tram che attraversa la città; così come milanese è la sequenza in cui vediamo Amanzio raggiungere casa sua, attraversando una città quasi indifferente se non ostile.


La parte iniziale del film è davvero un piccolo gioiello, con la sequenza che mostra Amanzio mentre si prende cura di quella che è la sua bambina, la splendida Donatella donna nel corpo ma bambina nel cuore e nel cervello, aiutandola a indossare un reggiseno, attrezzo infernale con cui la ragazza è palesemente in difficoltà.
Un film quindi assolutamente ben congegnato, fedele al romanzo e questa è una rarità, viste le numerose pessime trasposizioni dalla parola scritta al mondo della celluloide e sopratutto ben interpretato.
Per quanto riguarda la sua reperibilità, non dovrebbero esserci in giro versioni digitali ma non ci metto la mano sul fuoco; tra l’altro La morte risale a ieri sera è un film che non passa da una vita in tv per cui è sicuramente un’impresa trovare una versione del film che sia decente da vedere.

Il film è ora disponibile su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=SoMHUU-_4Ow in una buona versione audio/video.


La morte risale a ieri sera
Un film di Duccio Tessari. Con Frank Wolff, Raf Vallone, Eva Renzi, Beryl Cunningham, Checco Rissone, Gigi Rizzi, Gabriele Tinti, Marco Mariani, Stefano Oppedisano, Giorgio Dolfin, Gillian Bray Poliziesco, durata 102′ min. – Italia 1970.

Raf Vallone: Amanzio Berzaghi
Frank Wolff: Commissario Duca Lamberti
Gabriele Tinti: Mascaranti
Gillian Bray: Donatella Berzaghi
Eva Renzi: moglie di Lamberti
Gigi Rizzi: Salvatore
Beryl Cunningham: Herrero
Wilma Casagrande: Concetta
Checco Rissone: Ing – Salvarsanti
Marco Mariani: Franco Baronia
Jack La Cayenne: Franco Baronia – l’altro
Stefano Oppedisano: collega di Salvatore

 

Regia Duccio Tessari
Soggetto dal libro I milanesi ammazzano al sabato di Giorgio Scerbanenco
Sceneggiatura Artur Brauner, Biagio Proietti, Duccio Tessari
Produttore Artur Brauner, Giuseppe Tortorella
Casa di produzione Central Cinema Company Film, Filmes Cinematografica, La Lombard Filmes Cinematografica
Fotografia Lamberto Caimi
Montaggio Lamberto Morra
Musiche Gianni Ferrio

Incipit del romanzo

Duca Lamberti disse: “Si”. Non era un’interrogazione, era un’approvazione.
L’uomo anziano ma robusto, solido, largo, muscoloso, velloso alle orecchie e alle sopracciglia, dall’altra parte del tavolo, riprese a parlare.

Les aventuriers du Rio Verde (TV mini-serie)
– Manana (1993)
– Le barrage (1992)
1992 Beyond Justice
1991 Il principe del deserto (TV mini-serie)
1990 Il gorilla (TV series)
– Le gorille et l’amazone (1990)
1990 C’era un castello con 40 cani
1988 Una grande storia d’amore (TV movie)
1988 Guerra di spie (TV mini-serie)
1986 Bitte laßt die Blumen leben
1985 Baciami strega (TV movie)
1985 Caccia al ladro d’autore (TV serie)
– Il ratto di Proserpina (1985)
1985 Tex e il signore degli abissi
1984 Nata d’amore (TV mini-serie)
1981 Un centesimo di secondo
1978 L’alba dei falsi dei
1976 La madama
1976 Safari Express
1975/I El Zorro la belva del Colorado
1974 L’uomo senza memoria
1974 Uomini duri
1973 Tony Arzenta – Big Guns
1973 Gli eroi
1972 Forza ‘G’
1971 Viva la muerte… tua!
1971 Una farfalla con le ali insanguinate
1970 La morte risale a ieri sera
1970 Quella piccola differenza
1969 Vivi o, preferibilmente, morti
1968 I bastardi
1968 Meglio vedova
1967 Per amore… per magia…
1966 Bacia e spara
1965 Il ritorno di Ringo
1965 Una pistola per Ringo
1965 Una voglia da morire
1964 La sfinge sorride prima di morire – stop – Londra
1963 Il fornaretto di Venezia
1962 Arrivano i titani

Soundtrack del film

Due flani del film

 Giorgio Scerbanenco

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settembre 3, 2012 Posted by | Thriller | , , , , , | 3 commenti

Cinema: appunti e ricordi (Parte seconda)

Scrivere su un blog che parla di cinema significa, personalmente, trasmettere la passione per una forma d’arte che si è imparato a conoscere ed amare da molto più tempo che la memoria ricordi.
Significa anche che non avendo vincoli editoriali o laccetti di nessun genere, visto che un blog non ha nessun padrone ed è la forma di manifestazione del pensiero più libera in assoluto, significa dicevo potersi prendere d’autorità il lusso di non parlare per una volta del tale film o della tale biografia, ma abbandonarsi ai ricordi.
Con la speranza che a qualcuno la cosa interessi e che non abbandoni dopo due righe quello che colui che scrive cerca di raccontare.
Certo succederà, forse in maniera anche vistosa.
Ma oggi questo blog conta su una frequenza di visitatori superiore alle 4500 unità.
Il che può significare che a qualcuno piace anche scartabellare tra gli aneddoti, le storie e gli avvenimenti di un periodo più o meno remoto; ed è proprio a questa fascia di lettori che mi rivolgo usando la parola scritta per far riemergere dai miei ricordi fatti, aneddoti e storie di cinema appartenenti ad un passato che ai più non dirà nulla perchè non c’erano e ai meno porterà invece alla mente storie vissute nell’infanzia e nell’adolescenza accanto alla musa cinema, che per tanti anni è stato lo svago primario di diverse generazioni.

Nel precedente post riguardante il cinema e i ricordi accennavo alla fatidica data dell’anno di grazia 1970 come anno fondamentale per il consolidamento della mia passione per il cinema.
L’occasione mi si presentò quando, finito il primo anno delle superiori, per guadagnarmi due lire (per l’esattezza mille e cinquecento al giorno) accettai di lavorare per un’agenzia di distribuzione cinematografica con l’inquietante qualifica di “verificatore di pellicole”.
In realtà si trattava di un lavoro estremamente semplice, che consisteva nel fare passare una bobina (pizza) sotto le dita attraverso un apparecchietto molto semplice che era composto da due piatti paralleli su cui si appoggiava da un lato la bobina intera e dall’altro l’inizio della pellicola.

La sempre bellissima Silvia Dionisio in Il marito in collegio

Nino Manfredi e Delia Boccardo nell’ottimo Per grazia ricevuta

Prima di andare oltre va detto che un film era composto generalmente da 5 o 6 bobine, che l’operatore cinematografico montava su due ruore che inseriva poi nel proiettore (i famosi due tempi); ovviamente c’erano casi sporadici in cui il film durava tre ore o anche oltre (come Waterloo, Ben Hur, I 10 comandamenti) e che avevano un numero di bobine superiori e che dividevano il film in tre tempi.
Tutto questo può apparire una specie di deja vu qualora si sia visto lo splendido Nuovo cinema Paradiso, in cui appare chiara la dinamica della proiezione di un film, dalla fase di montaggio fino alla parola fine.
Come dicevo prima, la pellicola scorreva così tra le dita e se il film era in condizioni passabili molto difficilmente si agiva sui fotogrammi e il lavoro consisteva principalmente nel sistemare con del comunissimo scotch i denti della pellicola, scotch poi bucato da un geniale apparecchietto che tagliava eventualmente il fotogramma rovinato e risistemava i fori della pellicola.

Orchidea De Santis nell’introvabile Nel labirinto del sesso

Ma le cose non erano quasi mai così semplici; l’agenzia nella quale lavoravo aveva una gran quantità di film di visione successiva e che quindi necessitavano di riparazioni continue.Spesso alcune parti di pellicola erano così malridotte da necessitare di tagli di pellicola più o meno robusti.

Gabriella Giorgelli nel decamerotico Novelle licenziose

Alle volte i tagli si ripetevano in maniera così massiccia che nelle visioni parrocchiali arrivavano pellicole che dalla durata originale di un’ora e trenta a mala pena superavano l’ora con conseguenze facilmente immaginabili.
Accanto alle pellicole tradizionali c’erano i cosidetti provini, chiamati anche presentazioni; in pratica erano dei “prossimamente” spesso falsi come Giuda, in quanto anticipavano la pellicola e sfuggivano alle maglie della censura presentando scene che poi spesso non comparivano nel film.

Un grande successo del decennio settanta: Mimi Metallurgico, con Giannini e la Melato

Grazie a questo lavoro, che era anche abbastanza noioso e ripetitivo, disponevo di una tessera Agis che mi permetteva di entrare in tutti i cinema e non solo; potevo vedere anche i film vietati ai minori, grazie anche alla mia statura (1metro e 75 a 15 anni), cosa che mi ha permesso di vedere film come Arancia meccanica, La montagna sacra o Ultimo tango a Parigi.
La conseguenza pratica è stata una overdose di film, visto che andavo a cinema una sera si e l’altra pure, tanto da esaurire le prime e le seconde visioni e dovermi accontentare alle volte di visioni successive.

Un grande film anti militarista: Mattatoio 5

Cosa che mi ha permesso però di vedere tanti film passati inosservati, sopratutto nei giorni con meno affluenza, quando i cinema mettevano in cartellone pellicole assolutamente sconosciute.
Il 1970, il 1971 e il 1972 sono stati anni assolutamente straordinari per il cinema italiano; una fase di creatività unica e irripetibile, con una mole enorme di film distribuiti accompagnati da un’affluenza di spettatori nei cinema mai più registrata.
Il vero cruccio di un’intera generazione di ragazzi era il fatidico “Vietato ai minori di anni 18”, un divieto che in pratica allontanava dalla visione di molti film una mole consistente di giovani appassionati. I controlli all’ingresso (sia al botteghino che allo “straccia-biglietti) erano molto severi, sopratutto sul finire dei 60 e per i primi 3-4 anni dei 70; era richiesta, implacabilmente,la carta d’identità, che gli under 18 ovviamente non possedevano e che spesso non possedevano nemmeno i 18 enni. Non dimentichiamo infatti che la legge della maggiore età a 18 anni fu promulgata nel 1975 e che prima di allora l’uso di possedere dei documenti era decisamente poco diffusa.

Una splendida Marilu Tolo in Assassinio al cimitero etrusco

Si usavano tutti i sotterfugi possibili e immaginabili, spesso con esiti comici: si inventavano le storie più inverosimili per dichiarare la propria età e solo raramente le maschere abboccavano ( o facevano finta di farlo) alle fantasiose storie raccontate. In alcuni casi sporadici erano presenti anche i carabinieri, quasi la visione di un film corrispondesse ad un’azione sovversiva.
Un caso emblematico, nella mia città, avvenne nel cinema Palazzo in concomitanza con la proiezione di La ragazza dalla pelle di luna; due implacabili carabinieri bloccarono l’ingresso del pubblico controllando minuziosamente i documenti di persone anche di età ben superiore a quella posseduta.

Leonora Fani in un film rarissimo, pressochè introvabile: Eden no sono (Il giardino dell’Eden)

Per avere un’idea della situazione, si guardi Romanzo popolare di Monicelli, ovvero la gustosa scena in cui un’implacabile maschera ( interpretata dal grande giornalista sportivo Beppe Viola) rifiuta di fare accedere Ornella Muti, visibilmente incinta perchè sprovvista di documenti.
Per un ragazzo vedere un decamerotico, il genere più tartassato dai divieti, era un’impresa titanica; tuttavia spesso le maschere, sopratutto in settimana, chiudevano un occhio o anche tutti e due.
Nell’immaginario collettivo Edwige Fenech e Femi Benussi, Malisa Longo e Orchidea De Santis, Gabriella Giorgelli e tutte le altre protagoniste di questo specifico genere erano considerate pressochè delle dee, da venerare e sbirciare con un pò di lubrica curiosità.

Laura Antonelli nello sconosciuto Sledge

C’è ovviamente da sorridere della cosa; alla luce di quanto sarebbe accaduto più tardi sugli schermi, con la triste stagione degli hardcore, quei film in cui le attrici citate e altre mostravano semplicemente i loro splendidi corpi senza scivolare quasi mai nel volgare (almeno le attrici citate) pensare a quella stagione muove i lucciconi agli occhi, segno di un paese ancora ingenuo, nonostante tutto, che si scandalizzava per delle tette in primo piano e osservava con stupore passivo quella che sarebbe stata la triste litania degli anni di piombo, ovvero la stagione delle stragi e del terrorismo.
Per quanto riguarda il cinema nello specifico, siamo nel periodo di massima fioritura di generi, di affermazioni di attori e attrici, di biglietti venduti; le sale agli inizi dei settanta diventano sempre più confortevoli, gli spettatori fanno spesso la fila. Leggendaria quella provocata da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, che bloccò per ore le strade attorno al cinema romano dove veniva proiettato il film di Rosi.

Jessica Lange nel polpettone (indigesto) King Kong

In effetti gli anni che vanno dal 1968 al 1973 sono i più importanti sia dal punto di vista quantitativo dei film prodotti sia dal punto di vista commerciale; spesso gli attori giravano tre film contemporaneamente, altri riuscivano nell’impresa di comparire in una quindicina di pellicole interpretate nel corso di un solo anno solare.
Tutto sembrava non dover finire mai, il cinema era la gallina dalle uova d’oro e anche film di nessun valore avevano un minimo di spettatori con conseguente rientro dei soldi spesi per produrre i film stessi. Un grosso errore di prospettiva, probabilmente non preventivabile; chi, del resto, poteva immaginare il peso preponderante che avrebbe avuto la televisione con la nascita delle televisioni commerciali?

La mini diva Elmi in Il medaglione insanguinato

Gloria Guida nell’introvabile Scandalo in famiglia

Nella prossima parte dedicata ai miei ricordi cinematograici, parlerò del periodo che va dal 1974 al 1979, anno in cui vengono consegnati alla storia i favolosi anni settanta del cinema italiano. E’ ovviamente una data indicativa, visto che gli ultimi tre anni del decennio apparterranno solo anagraficamente al decennio, ma cinematograficamente saranno di bassissimo spessore.

Stefania Sandrelli in Delitto d’amore

Michela Miti in I ragazzi di celluloide

Karin Schubert in Tutti per uno, botte per tutti

La compianta Romy Schneider in Gli innocenti dalle mani sporche

L’ultimo film del grande Hitchcok, Frenzy

Femi Benussi in La ragazza di via Condotti

Evelyn Stewart in Quel maledetto giorno di fuoco

Eva Czemerys in Il figlio della sepolta viva

Erika Blanc in La portiera nuda

Dagmar Lassander in Emanuelle nera n.2

Catherine Spaak, Con quale amore, con quanto amore

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agosto 28, 2012 Posted by | Miscellanea | | 12 commenti