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I Wip,women in prison (donne in prigione)

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L’acronimo WIP, Women in prison o donne in prigione, si diffonde verso la fine degli anni sessanta ed indica uno specifico genere cinematografico di nicchia dedicato alle condizioni di vita di donne condannate a varie pene nelle prigioni dei più svariati paesi.
Il WIP non era precisamente una novità, visto che nel passato il cinema hollywoodiano aveva spesso dedicato pellicole a sventurate protagoniste di casi di nera, di omicidi e altri reati o più semplicemente a donne vittime di errori giudiziari o di oscure macchinazioni.
Ovviamente, il WIP che andrà diffondendosi nella seconda metà degli anni sessanta sarà molto differente da quello degli esordi, caratterizzandosi principalmente per due caratteristiche peculiari, ovvero la presenza di scene di violenza e per la massiccia presenza di scene di nudo e atti sessuali.

Women in cage

Women in cage

Violenza in un carcere femminile

Violenza in un carcere femminile

Alla luce di questo appare chiaro come anche questo genere vada annoverato come contenitore di B movie, cioè di film in cui spesso la trama viene in secondo ordine rispetto alla necessità della produzione del film di far leva sugli aspetti più pruriginosi delle storie, che andranno trasformandosi nel corso degli anni successivi in film ormai softcore o hardcore veri e propri.
Tuttavia anche in un genere così particolare si possono scovare dei film dignitosi, prodotti in cui c’è una trama più o meno solida di partenza e in cui quanto meno vengono rispettati i canoni che fanno di  n prodotto di serie z un film guardabile.
Ci sono dei film che riescono a trasformarsi in prodotti di denuncia, pur utilizzando spesso gli elementi tipici del sexpoitation; è il caso di uno dei primi prodotti del genere, diretto dal regista spagnolo Jess Franco.

Vendetta (Angels Behind Bars)

Vendetta (Angel behind bars)

Under lock and key

Under lock and key

Si tratta di 99 women o 99 donne, uscito nel 1968 e che ebbe problemi notevoli con la censura e sopratutto una distribuzione cervellotica, con il titolo originale cambiato più volte e distribuito infine in alcuni paesi con inserti hardcore assolutamente gratuiti e di qualità scadentissima.
Il film di Franco si segnala per la sceneggiatura di ottima fattura, per la presenza di un cast di rilievo che include attrici come Mercedes McCambridge (vincitrice dell’Oscar per Johnny guitar),Rosalba Neri, Maria Rohm, Maria Schell e Luciana Paluzzi oltre alla presenza di Herbert Lom nel ruolo del governatore della prigione.
Il film narra le vicissitudini di un gruppo di prigioniere in un carcere diretto da un brutale governatore e delle indagini svolte da un’ispettrice governativa che scopre come le guardie carcerarie siano tutte lesbiche e sadiche mentre il governatore è un pazzo altrettanto sadico.

The hot box

The hot box

The big bird page

The big bird cage

Lo straordinario successo internazionale del film fece lievitare le azioni del genere WIP, che ben presto contò una robusta serie di cloni.
Un altro film di buon livello è Sesso in gabbia (The Big Doll House) di Jack Hill uscito nelle sale nel 1971; il regista di Oxard, che l’anno precedente aveva diretto l’ottimo Sesso a domicilio.Ich eine groupie, dirigerà in seguito un altro WIP, The Big Bird Cage anche questo prodotto di buona fattura.
Sesso in gabbia è ambientato nel pacifico, su un’isola dove sono recluse un centinaio di detenute quasi tutte drogate o dedite ad amori saffici; l’unica eccezione è rappresentata da una reclusa politica che darà il via ad una sommossa che spazzerà via la sadica direttrice del penitenziario.
Nel film compare Pam Grier, una beniamina di Hill che la chiamerà per lavori successivi come Foxy brown e Coffy.
Tra i film da segnalare c’è Femmine in gabbia di Jonathan Demme, opera d’esordio del regista di Il silenzio degli innocenti e di Philadelfia; il film non si discosta molto come trama da quella classica di altri prodotti del genere Wip, visto che ritroviamo il solito gruppo di prigioniere con debolezze sessuali stroncate però da una direttrice con metodi nazisti. Tutto finirà con l’immancabile fuga e con l’ecatombe di rito.

Storia segreta di un lager femminile

Storia segreta di un lager femminile

Sesso in gabbia

Sesso in gabbia

Il film di Demme si segnala però per una sobrietà che mancherà ad altri film del genere e per la presenza nel cast della veterana Barbara Steele.

Sempre nel 1971 esce un altro discreto prodotto, anche questo interpretato da Pam Grier: si tratta di Rivelazioni di un’evasa da un carcere femminile (Women in Cages) diretto da Gerardo de Leon che narra le vicende di una pellerossa americana (Jeff, interpretata da Jennifer Gan) che capeggerà una rivolta che porterà alla liberazione di un gruppo di detenute di un carcere.
Ancora una volta la trama sembra in copia carbone con altri prodotti, tuttavia il film di De Leon ha dalla sua un ritmo serrato e un’ambientazione accattivante.

Penitenziario per reati sessuali

Penitenziario per reati sessuali

Prima accennavo a The Big Bird Cage, la grande gabbia degli uccelli di Hill; in questo film ritroviamo ancora una volta Pam Grier nei panni di Blossom, una rivoluzionaria che si fa arrestare per favorire una fuga di massa da una prigione filippina.In questo film si mescolano con abilità tutti gli elementi tipici del sexploitation uniti ad una inusitata violenza.
Accanto ai WIP a inizio degli anni settanta si sviluppa un genere parallelo, quello del nazispoitation che in pratica varia solamente in alcuni dettagli, come la presenza tra i carcerieri di sadici medici nazisti e di altrettanto sadiche kapò. La teoria di violenze è esponenzialmente superiore, perchè il genere nazisploitation in più ha tutta una serie di varianti di natura pseudo medica e i guardiani, inclusi direttori e medici in genere sono dei folli all’ennesima potenza.
In Italia il buon successo del genere riscosso nel resto del mondo convinse i produttori a puntare sul WIP; ad attrarre era principalmente la possibilità di girare film a basso costo, con location ristrette e la possibilità di ingaggiare cast a basso costo.

La ragazza del riformatorio

La ragazza del riformatorio

Io monaca per tre carogne e sette peccatrici

Io monaca per tre carogne e sette peccatrici

Uno dei prodotti più famosi è Violenza in un carcere femminile, appartenente anche al filone Emanuelle.
La parte principale infatti è affidata a Laura Gemser che rivestiva i panni (succinti) della celebre reporter di colore; nel film Emanuelle si finge spacciatrice per documentare le condizioni di vita di un carcere femminile finendo per sperimentare sulla propria pelle la violenza delle aguzzine e sfuggendo alla morte per un puro caso.
Violenza in un carcere femminile, diretto da Bruno Mattei nel 1982, rappresenta uno degli ultimi fuochi del WIP, messo ormai i disparte anche per la concomitante crisi del cinema.
Lo stesso Mattei proverà l’anno successivo a bissare il discreto successo ottenuto dirigendo Blade Violent – I violenti, che è anche l’ultimo film con protagonista la reporter Emanuelle.
Anche qui la Gemser si ritrova a sperimentare le violenze del carcere; il film è ancora più violento del precedente, ma non riscuote lo stesso successo.

Fuga dal carcere femminile

 

Fuga dal carcere femminile

Femmine infernali

 

Femmine infernali

Il miglior prodotto italiano del WIP è probabilmente Diario segreto da un carcere femminile, diretto da Rino De Silvestro nel 1973.
Si tratta di un woman in prison abbastanza anomalo; in primis perchè ha una trama nemmeno tanto mal orchestrata, poi per l’assenza delle solite scene saffiche qui veramente limitate al massimo, nonostante la presenza di un cast femminile in cui le bellezze non mancano di certo, a cominciare da Jenny Tamburi, la sfortunata Daniela, proseguendo poi con Anita Strindberg, che interpreta Lilly, con Eva Czemerys che interpreta Mammasantissima, Valeria Fabrizi, nel ruolo della ninfomane, Olga Bisera in quello della sorvegliante, Gabriella Giorgelli in quello dell’usuraia e infine Bedy Moratti in quello della piromane. L’unico ruolo maschile di rilievo lo interpreta Massimo Serato, il direttore del carcere colluso con i mafiosi. Un film che spazia in qualche modo oltre i rigidi confini che diverranno l’ambito del genere donne in prigione, rivelandosi alla fine abbastanza gradevole, con una trama credibile e buone interpretazioni, oltre al belvedere offerto dai corpi delle attrici impegnate nelle immancabili docce. Tutto molto castigato per altro, senza le solite morbosità tipiche di tanti altri epigoni del genere.

Femmine in gabbia

 

Femmine in gabbia

Discreto è anche Prigione di donne di Brunello Rondi; si distingue dagli altri numerosi cloni per una certa sobrietà sia nello stile del racconto sia per la quasi totale assenza di una delle componenti che caratterizzarono molti film del filone, ovvero le immancabili sequenze saffiche tra detenute.
La componente erotica è limitata ad un paio di scene peraltro molto caste, come la sfida lanciata da Susanna che inscena una finta masturbazione a tutto vantaggio di una guardia di custodia e a qualche immancabile scena di docce comuni.Il film ha anche l’ambizione di denunciare il trattamento subito dalle detenute nelle carceri, e quà fallisce un pò l’obiettivo per eccesso di zelo.
Brunello Rondi, regista molto controverso, autore di film smaccatamente erotici come I prosseneti e Velluto nero, ma anche di film di discreta fattura come Ingrid sulla strada, è troppo smanioso di conferire alla sua pellicola una patente di credibilità e mette troppa carne al fuoco.

Femmine in fuga

 

Femmine in fuga

In qualche modo appartiene al genere WIP Le Evase – storia di sesso e violenza, diretto da Brusadori nel 1978; qui non siamo più tra le anguste mura di un carcere ma in una villa, dove si compirà il destino di un gruppo di evase, tra le quali l’immancabile pazza, la solita lesbica e una pasionaria dagli ideali rivoluzionari.
In pratica, per quanto riguarda il WIP made in Italy potremmo fermarci qua, perchè gli altri prodotti sono caratterizzati da trame inconsistenti o peggio realizzate in copia carbone e con attricette di infimo livello.
Citando ancora qua e là qualche prodotto degno di menzione, mi soffermerei su Storia segreta di un lager femminile di Kuei Chih Hung, un WIP che potrebbe rientrare anche nel genere nazisploitation, non fosse che il film è ambientato sul finire della seconda guerra mondiale in Cina, dove i cattivoni questa volta sono giapponesi.

Eccesso di difesa

 

Eccesso di difesa

Diario segreto da un carcere femminile

 

Diario segreto di un carcere femminile

La trama è arricchita dalla caccia all’oro del comandante del campo e della sua fida e sadica compagna, con l’immancabile fuga finale e castigo dei colpevoli.
Un film che non manca di qualche ricercatezza estetica e che ha dalla sua anche una ferocia inusitata.
Ancora, segnalerei i discreti Chained Heat di Paul Nicholas del 1983, con protagoniste le bellssime Linda Blair, Sybil Danning e Stella Stevens, L’Isola Dei Dannati (Terminal Island) di Stephanie Rothmann con Barbara Leigh, Phyllis Davis, Tom Selleck e infine Sotto massima sicurezza di Henri Charr.
A guardare bene i titoli del WIP non sono poi tantissimi rispetto ad altri generi specifici come il Nunsploitation, il Mondo movie, il Decamerotico o il Nazisploitation.

Detenute violenteDetenute violente

Probabilmente le scarse possibilità narrative che il genere offriva tenne lontano i serial writer che infestarono il cinema degli anni sessanta e settanta e che inondarono di robaccia le sale cinematografiche.
Il wip andò pian piano scemando come interesse già sul finire degli anni settanta; in Italia nel 1983 uscì Detenute violente di Gianni Siragusa e nel 1990 Le calde prede di Leandro Lucchetti, mentre in America il WIP continua ad essere un genere di nicchia riservato quasi solo ed esclusivamente alla visione casalinga o sfociante nell’hardcore più estremo.

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Condannata all'infernoCondannata all’inferno

Chained heat 2Chained heat 2

Chained heat

Chained heat

Cellblock Sisters

Cellblock sisters

Caged Heat II Stripped of Freedom

Caged heat street of fighter

Caged hearts

Caged hearts

Caged fury 1989

Caged fury

Black mama white mama

Black mama white mama

99 donne

99 women

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dicembre 15, 2012 Posted by | Miscellanea | , | 2 commenti

Caramelle da uno sconosciuto

Caramelle da uno sconosciuto locandina

Un misterioso maniaco/ killer, armato di rasoio, uccide spietatamente alcune prostitute della città.
Le quali, per difendersi, dapprima pensano all’utilizzo di spray urticanti poi, non cavando un ragno dal buco, chiedono al mondo dei guardoni di vigilare su di loro.
Ma il killer continua a seminare la morte, così Lena, Angela, Stella, Jolanda, Monica e la Romana, guidate dalla più anziana di loro, Nadine, tentano disperatamente di proteggersi l’un l’altra.

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Riusciranno a scoprire finalmente il misterioso killer con l’aiuto del solito poliziotto in gamba.
Bruttissimo e barboso in maniera patologica, rovinato ancor più da un finale malsano e ridicolo.
Questa la sintesi di Caramelle da uno sconosciuto, diretto da Franco Ferrini nel 1987.
L’ex assistente di Dario Argento, molto più valido come sceneggiatore (basti pensare alla co-sceneggiatura del capolavoro di Sergio Leone C’era una volta in America) realizza una pellicola caratterizzata principalmente da un cast mal assortito di attrici ai primi passi o famose (Barbara De Rossi) che si distinguerà, nella pellicola, per il bassissimo livello interpretativo aggiunto come valore al film.

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Marina Suma

Se la trama poteva lasciare qualche spazio di interesse, ben presto si deve far i conti con un film che nel tentativo maldestro di muoversi tra il thriller e l’indagine psicologica finisce per non essere nessuna delle due cose.
I vari ritratti delle prostitute sono appena abbozzati e l’uso dei primi piani mette impietosamente in mostra il livello estremamente dilettantistico della recitazione: si passa da una Mara Venier assolutamente inguardabile ad una Sabrina Ferilli acerba come un limone verde, passando per una Athina Cenci che si rende protagonista anche dello scempio del motivetto banale che percorre la pellicola, oltre che dello scempio del personaggio affidatole.

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In tanto squallore si salva la professionalità di Barbara De Rossi e quella di Laura Betti, mentre sufficiente è Marina Suma.
L’analisi delle varie sequenze che si succedono sullo schermo non può non partire dalla constatazione che alle volte sembra di assistere alla fiera dell’ovvio; si parte dai soliti clienti viziosi, fra i quali c’è il sadico/masochista ma anche il solito ammalato di solitudine che chiede solo di parlare e si becca invece una dose di spray urticante sul volto, dal cliente che pretende di essere baciato e che si ritrova colpito a sangue da una scarpa con tacco 11 rifilatagli sulla testa dalla Ferilli, che poi fugge e impugna un fischietto chiamando a raccolta le colleghe…
Dialoghi a tratti irritanti, qualche nudo nemmeno troppo appariscente e poco altro.

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Caramelle da uno sconosciuto è tutto quà, un filmetto di metà anni ottanta, quelli del gran vuoto del cinema italiano e sopratutto quelli del post mortem di un genere, il thriller, che aveva ormai espresso tutto il meglio. Come epitaffio citerei il giudizio sintetico espresso da RobertoEscobar all’epoca dell’uscita del film : “Per quali motivi si dovrebbe vedere Caramelle da uno sconosciuto? Forse per le belle donne che ci recitano, da Marina Suma ad Annie Papa, da Mara Venier a Barbara De Rossi. O forse anche perché Franco Ferrini è un esordiente alla regia, e noi continuiamo caparbiamente a sperare che, prima o poi, in Italia qualcuno torni a far cinema davvero, come ci sembra di ricordare avvenisse secoli fa. Anche la storia di Caramelle da uno sconosciuto, in fondo, sembra di qualche interesse. Un mostro uccide le prostitute a rasoiate e la polizia non riesce a venire a capo di nulla. »

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Sabrina Ferilli

Ah, dimenticavo: per colmo di sventura la colonna sonora è firmata da Umberto Smaila: i guai davvero non finiscono mai.
Caramelle da uno sconosciuto,un film di Franco Ferrini. Con Athina Cenci, Barbara De Rossi, Marina Suma, Laura Betti,Mara Venier, Gerardo Amato, Annie Papa, Maurizio Donadoni, Antonella Ponziani, Sabrina Ferilli, Anna Galiena, Lidia Broccolino Drammatico, durata 94 min. – Italia 1987.

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Caramelle da uno sconosciuto 14Athina Cenci

Caramelle da uno sconosciuto 13Barbara De Rossi

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Caramelle da uno sconosciuto banner personaggi
Barbara De Rossi … Lena
Marina Suma … Angela
Athina Cenci … Nadine
Mara Venier … Stella
Laura Betti … Jolanda
Anny Papa … Monica
Sabrina Ferilli … La romana

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Regia Franco Ferrini
Sceneggiatura Franco Ferrini, Andrea Giuseppini
Produttore Claudio Bonivento
Casa di produzione Numero Uno Cinematografica S.r.l., Reteitalia
Fotografia Giuseppe Bernardini
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Umberto Smaila
Costumi Enrica Biscossi

dicembre 13, 2012 Posted by | Thriller | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Al tropico del Cancro

Al tropico del cancro locandina

Port au Prince,Haiti.
Il medico inglese dottor Williams nel corso di alcune ricerche di laboratorio crea un allucinogeno molto potente che ha tra i suoi effetti anche quello di generare un forte appetito erotico.
La composizione chimica del farmaco è così tenuta rigorosamente segreta da Wlliams, che deve ben presto districarsi anche tra le numerose offerte provenienti da case farmaceutiche volte ad avere in esclusiva la formula del prodotto.
Uno dietro l’altro ecco comparire vari personaggi che ruoteranno attorno a Wlliams: c’è l’industriale Peacock affiancato dal socio Garner, l’affarista Prater col suo braccio destro Murdock e ancora Fred Wright,amico di Williams che è ad Haiti in compagnia di sua moglie Grace.

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Anita Strindberg

La storia si tinge di giallo quando misteriosamente scompaiono in rapida successione due assistenti di Williams,Klotz e Douglas; ad aggiungere mistero alla storia contribuiscono i misteriosi omicidi di Prater e Murdock e la scomparsa in agguati mortali di Peacock e Garner.
Nel frattempo Williams allaccia una relazione con Grace e viene scoperto proprio dall’amico Fred.
Il quale riesce ad impadronirsi di un quaderno di appunti di Williams, credendolo contenente la famosa formula del farmaco.

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Ma il misterioso assassino è in agguato: spacciandosi per Klotz, attira Fred in una trappola ma sarà proprio il killer a cadere in un’imboscata che ne rivelerà l’identità…
Ambientazione caraibica ed esotica per questo giallo/thriller diretto nel 1972 dalla coppia Gian Paolo Lomi- Edoardo Mulargia con netta predominanza di quest’ultimo che in pratica girò quasi tutto il film.
Un film, va detto subito, con una sceneggiatura non esemplare se non lacunosa, caratterizzato da un ritmo altalenante con frequenti cadute dello stesso.

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Ma anche capace di creare un certo fascino grazie proprio all’ambientazione esotica, con qualche ripresa di Haiti e del suo folklore accompagnata da riti voodoo che pare fossero autentiche.
Un film che si avvale di un buon cast di caratteristi, allestito dal regista di Sardinia qui alla sua prima e unica esperienza con il genere thriller.
Tra essi troviamo Gabriele Tinti e Anthony Steffen, l’immancabile Umberto Raho e la bellissima Anita Strindberg; tutti sufficientemente espressivi, in un film che però, visto i fondamentali, avrebbe potuto dare di più.

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Se la storia ha qualche lacuna, viene mascherata dall’intelligente opera di Mulargia che predilige l’ambientazione locale, dando finalmente risalto alla splendida cornice dell’isola caraibica e alla sua popolazione.
Al tropico del cancro ( titolo anche di un’opera di Henry Miller) ha essenzialmente questo merito, ovvero quello di fare da apripista al genere esotico/paesaggistico; qualche scena di nudo molto casto della Strindberg e una colonna sonora appropriata di Umiliani fanno da corollario ad un film che è stato ingiustamente massacrato dalla critica.
Ad una visione odierna infatti si ristabilisce un’equità che all’epoca mancava: il film ha una bella fotografia, una affascinante location ed è ben interpretato, il che vale una menzione per un prodotto che non va mescolato con i B movie.

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Al tropico del cancro è disponibile in digitale ed è di facile reperibilità in rete, mentre molto più difficile è assistere ad una sua proiezione in ambito televisivo.
Al tropico del cancro
Un film di Edoardo Mulargia, Gian Paolo Lomi. Con Gabriele Tinti, Anthony Steffen, Anita Strindberg, Stelio Candelli, Umberto Raho Thriller/Giallo, durata 95 min. – Italia 1972.

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Anthony Steffen: Dottor Williams
Anita Strindberg: Grace Wright
Gabriele Tinti: Fred Wright
Umberto Raho: Philip
Stelio Candelli: Garner
Kathryn Witt: Robin
Alfio Nicolosi: Peacock

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Regia Giampaolo Lomi, Edoardo Mulargia
Casa di produzione 14 Luglio Cinematografica, Plata Cinematografica
Fotografia Marcello Masciocchi
Montaggio Cesare Bianchini
Musiche Piero Umiliani

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dicembre 10, 2012 Posted by | Thriller | , , , | Lascia un commento

Appassionata

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Emilio Rutelli, un dentista e sua moglie Elisa sono sposati da anni, ma il loro matrimonio regge su un equilibrio precario; la donna infatti è preda di terribili crisi nervose, originate dal fatto di aver dovuto lasciare la sua carriera di pianista per diventare moglie.
E anche mamma, visto che la coppia ha una figlia poco più che adolescente, Eugenia.
Che è anche uno dei problemi della coppia, visto che la ragazza è legata da un affetto non solo filiale a suo padre, oltre che essere morbosamente gelosa di sua madre.

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Valentina Cortese

Un giorno l’amica del cuore di Eugenia, Nicole, una rampolla di ottima famiglia (è figlia di un diplomatico) durante una seduta nello studio di Emilio fingendosi stordita dall’anestesia si concede al dentista.
Ovviamente lo scafato e maturo Emilio capisce che si tratta di una finzione, ma non resiste al fascino della giovane studentessa, iniziando con lei una tresca clandestina.
Ma Eugenia intuisce il rapporto tra la sua amica e il padre e decide di inserirsi nella storia.

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Approfittando della momentanea assenza di sua madre, ricoverata in una clinica in seguito all’ennesima crisi nervosa, una sera si intrufola nel letto del padre fingendosi Nicole.
Emilio intuisce, ma non ha il coraggio di rifiutare le avance della figlia, così il giorno dopo non può far altro che osservare la figlia e la giovane amante andare a scuola come se nulla fosse.
Film pieno di buone intenzione, questo Appassionata, diretto da Gianluigi Calderone nel 1974, quasi tutte naufragate sugli scogli che incontra durante il suo svolgimento; che è lento, abulico e mortalmente noioso sopratutto nei dialoghi quasi sempre banali e adeguati al clima soporifero che avvolge la pellicola.

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Forse le intenzioni del regista ligure, in seguito trasformatosi in un regista televisivo di valide qualità erano legate ad un discorso di denuncia del livello di degrado morale della borghesia, forse intendeva rappresentare un dramma borghese incentrato sul drammatico tema dell’incesto e del rapporto uomo maturo/ adolescente.
Fatto sta che alla fine non solo tutto appare sospeso in una nebbia fittissima di problemi irrisolti e cose non dette ma ci si accorge che il film ha narcotizzato i sensi dello spettatore, che fa qualche sobbalzo sulla poltrona solo quando la Gorgi si spoglia generosamente o quando si vedono le generose forme della Muti in penombra.

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Eleonora Giorgi

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Ornella Muti

Le due attrici, quasi coetanee, sono acerbe almeno fisicamente ma in grado di reggere la scena, così come Ferzetti, grande attore, che riesce a conferire spessore e dignità al personaggio tutto sommato abbastanza squallido del dottor Rutelli.
Ma il resto è da dimenticare, inclusa la solita, nevrotica interpretazione di Valentina Cortese che per l’ennesima volta va oltre le righe conferendo al suo personaggio più che le stigmate della donna esaurita quelle della pazza totale.
Appassionata è un film di difficile reperibilità; oltre qualche riduzione da vecchie VHS non si trovano in rete versioni digitali decenti.
Il che rende davvero indigesta la visione di un film poco interessante, noioso e decisamente datato.

Appassionata, un film di Gianluigi Calderone. Con Gabriele Ferzetti, Valentina Cortese, Eleonora Giorgi, Ornella Muti, Ninetto Davoli, Carla Mancini, Renata Zamengo Drammatico, durata 95′ min. – Italia 1974.

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Gabriele Ferzetti … Dr. Emilio Rutelli
Ornella Muti … Eugenia Rutelli
Eleonora Giorgi … Nicole
Ninetto Davoli … Il ragazzo del macellaio
Valentina Cortese … Elisa Rutelli
Renata Zamengo … Assistente di Rutelli
Carla Mancini … Cliente dal dentista

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Regia Gianluigi Calderone
Soggetto Sandro Parenzo, Gianluigi Calderone
Sceneggiatura Sandro Parenzo, Mimmo Rafele, Gianluigi Calderone
Produttore Galliano Juso
Casa di produzione Cinemastar
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Armando Nannuzzi
Montaggio Nino Baragli
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Luciano Spadoni
Costumi Wayne A. Finkelman

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dicembre 2, 2012 Posted by | Drammatico | , , | Lascia un commento

Un uomo da marciapiede

Tre Oscar, un tema portante sonoro divenuto un evergreen, l’inserimento nella lista speciale della National Film Registry del Congresso americano come opera d’arte fondamentale; sono tre dei motivi che hanno reso celebre Un uomo da marciapiede (Midnight cowboy) e sono tre validissimi motivi per vedere uno dei film fondamentali del cinema anni sessanta.
Diretto da John Schlesinger, che ridusse per lo schermo il romanzo omonimo di James Leo Herlihy nel 1969, Un uomo da marciapiede è un film fondamentale sotto molti punti di vista, a partire dalla splendida sceneggiatura di Waldo Salt, passando per le grandissime interpretazioni dei due attori protagonisti ovvero Jon Voight e Dustin Hoffman e infine per la colonna sonora di Harry Nilsson, quella Everybody’s Talkin’ divenuta poi una canzone senza tempo, che ancora oggi è usata come jingle pubblicitario.


Schlesinger, con molto coraggio, portò sullo schermo una storia malinconica di amicizia e prostituzione, mostrando una Manhattan moto differente da quella politicamente corretta che appariva in tutti i lavori cinematografici precedenti; a ciò aggiunse il racconto delle storie omosessuali del protagonista principale e qualche scena di nudo, incluso uno stupro che furono un autentico pugno nello stomaco per gli spettatori.
E non solo per loro, perchè il film venne bollato con il famigerato X rated, che in pratica si attribuiva ai film pornografici.
Fu solo l’anno successivo che la UA, la casa di produzione, riuscì a far declassare l’X rated attribuito al film permettendo così un’allargamento delle sale che potevano proiettare la pellicola.
Un uomo da marciapiede è in primis una storia di amicizia, tra due persone che vivono ai margini della società; il primo, Joe Buck è un texano che è stufo della sua vita anonima di lavapiatti in un locale di provincia e che parte per New York con il dichiarato scopo di divenire un mantenuto a ore da signore o donne in cerca di compagnia a letto.
Ma se la provincia gli ha dato gratificazioni con le donne, molto diversa è la situazione che incontra nella Grande mela; resta ai margini di quella città operosa e brulicante, la città che non dorme mai.


Così dopo aver tentato inutilmente di vendere le sue prestazioni, incontra finalmente Cass, una donna che accetta di andare a letto con lui senza sapere le intenzioni di Joe.
Finrà in maniera tragicomica, con Joe che sarà costretto a consolare la donna e a darle i pochi soldi che gli restano.
L’altro protagonista della storia, che intreccerà il suo destino in modo indissolubile da quello di Joe si chiama Rico; Enrico Rizzo per l’esattezza detto Sozzo,un italoamericano zoppo che vive di truffe e imbrogli.
L’incontro tra i due, casuale, avviene in un bar; tra i due si stabilisce subito un’intesa, favorita dal fatto che Rico si propone come intermediario per il nuovo “lavoro” di Joe.
Ma Rico non è altro che un piccolo imbroglione e per Joe inizia un periodo drammatico; dopo aver tentato inutilmente la strada della prostituzione è costretto a lasciare la camera che abita e ad andar via senza bagagli, perchè i proprietari della camera stessa trattengono il suo bagaglio.
Ormai ridotto alla disperazione, Joe tenta la carta disperata della prostituzione maschile ma non ha miglior fortuna.
L’unica strada rimasta sembra quella di un malinconico ritorno a casa, allo squallido lavoro di lavapiatti.

Ritrova Rico che dopo aver rischiato di essere picchiato da Joe, si offre di aiutarlo ospitandolo nella sua miserevole casa.
Inutilmente la improbabile coppia tenta di raccattare il necessario per il proprio sostentamento; mentre Joe non riesce a trovare lavoro come gigolo, Rico inizia ad ammalarsi anche per la mancanza di un’alimentazione regolare e per le condizioni di vita al limite della sopravvivenza che affrontano nel tugurio di Rico stesso.L’unica cosa positiva che resta ai due è il rapporto di amicizia che pian piano si instaura tra Rico e Joe e che diventa più profondo anche per le vicissitudini che i due affrontano.
Rico sogna di poter un giorno trasferirsi in Florida,lontano dal freddo e dal clima malsano della grande mela mentre Joe è sempre più preso dal miraggio di diventare qualcuno con la professione di gigolo.

Sarà il caso a dare una chance proprio a Joe; incontrata la giovane Shirley ad un party,Joe dopo alcune difficoltà passa una notte di sesso selvaggio con la stessa e la ragazza, il giorno dopo, propone a Joe un incontro sessuale con una sua amica.
Sembra l’inizio dell’avverarsi dei sogni di Joe, ma Rico è ormai alle prese con gravissimi problemi di salute. Joe riuscirà dopo alcune vicissitudini a procurarsi il denaro per portare Rico a Miami, ma la storia è destinata a prendere una piega amara…
Lo sfondo di una New York gelida e disumana, la storia di due esistenze ai margini, le miserie e i peccati segreti della moltitudine brulicante di esseri umani che portano avanti esistenze totalmente dissimili l’una dall’altra sono le costanti del film, l’ideale scenografia di un dramma amaro e cinico sulle vite perdute di due uomini che simboleggiano a loro modo la difficoltà d’integrazione e il sogno perduto di una buona parte di americani messi ai margini dal grande sogno a stelle e strisce.


Rico e Joe sono due dei tanti emarginati della città, lucente e affascinate dietro i suoi grattacieli immensi e le sue limousine, dietro l’ostentamento della ricchezza delle Avenue e dei grandi alberghi; due vite perdute alla ricerca di un’impossibile riscatto sociale che è tale già nelle premesse.
Il piccolo imbroglione dalla salute malferma e il gigolò che vorrebbe costruire il suo futuro fidando nelle proprie doti di stallone sono degli sconfitti in partenza.
Sono due persone qualunque, non hanno particolari doti di intelligenza nè altre doti che li possano far emergere dalla massa amorfa che li circonda.
Così i loro destini, legati indissolubilmente dai fattori che li hanno uniti e dall’amicizia che li legherà si sconteranno con l’impossibilità di emergere dal buco nero che sembra contenere a viva forza un moltitudine di invisibili, quegli stessi invisibili che popolano i quartieri più degradati della città.


John Schlesinger fotografa tutto implacabilmente, usando cinismo e realismo a piene mani.
Dal sogno impossibile di Joe, quello della provincia che sogna le luci della metropoli all’amara esistenza di Rico che sogna invece una vita in un posto differente, climaticamente e umanamente più sopportabili della grande mela,lo spettatore è trascinato in un vortice di sensazioni spesso sgradevoli, mentre in sottofondo, quasi invisibilmente scorrono frammenti della vita americana come la guerra nel Vietnam.
Un film bello e struggente, amaro e disilluso. Diretto da quel finissimo regista che è John Schlesinger reduce da Via dalla pazza folla del 1967 e interpretato da due attori in stato di grazia, Jon Voight, e Dustin Hoffman
con l’ aiuto di attori bravissimi come Brenda Vaccaro e Sylvia Miles.
Hoffman che nel 1967 aveva interpretato il ruolo di Ben Braddock nel Laureato di Nichols realizza una delle sue performance migliori mentre Voight, che fino ad allora era stato un interprete principalmente di serie e film tv da vita ad un personaggio indimenticabile.
La citata colonna sonora di Nilsson completa un film che chiude il decennio sessanta del cinema americano in modo degno, introducendo la grande stagione degli anni settanta, in cui il cinema americano diverrà punto di riferimento per tutta la cinematografia mondiale.


Ancora oggi Un uomo da marciapiede è un film che passa raramente in tv; consiglio quindi una visione domestica del film, che è agevolmente rintracciabile online o in versione digitale.

 Un uomo da marciapiede

Un film di John Schlesinger. Con Jon Voight, Brenda Vaccaro, Dustin Hoffman, Sylvia Miles, Bob Balaban, John McGiver, Barnard Hughes, Ruth White, Jennifer Salt, Gilman Rankin, Gary Owens, T. Tom Marlow, George Eppersen, Al Scott, Linda Davis, Ann Thomas, Viva, Gastone Rossilli Titolo originale Midnight Cowboy. Drammatico, durata 113′ min. – USA 1969.

Dustin Hoffman: Enrico Salvatore (Rico) “Sozzo” Rizzo
Jon Voight: Joe Buck
Brenda Vaccaro: Shirley
Sylvia Miles: Cass
John McGiver: Mr. O’Daniel
Barnard Hughes: Towny
Ruth White: Sally Buck
Jennifer Salt: Annie
Bob Balaban: Giovane studente

Regia John Schlesinger
Soggetto James Leo Herlihy
Sceneggiatura Waldo Salt
Produttore Jerome Hellman
Casa di produzione United Artists
Fotografia Adam Holender
Montaggio Hugh A. Robertson
Musiche John Barry
Costumi Ann Roth
Trucco Irving Buchman

Ferruccio Amendola: Enrico Salvatore (Rico) “Sozzo” Rizzo
Massimo Turci: Joe Buck
Rita Savagnone: Shirley
Vittorio Stagni: studente
Guido Celano: fruttivendolo

Ci stanno quelli che pensano di tornare a vivere nel corpo di un altro.Speriamo che non mi tocchi il corpo tuo.
E chi ti chiede di beccarti il mio? Ti dico solo che potresti rinascere con un corpo diverso, hai capito? Magari ti capita quello d’un cane, o d’un presidente.

Era perfino più fesso ‘e te: non sapeva nemmeno scrivere il suo nome. Lo sai che cosa ci dovrebbero mettere su ‘sta pietra?, lo sai? Una maledettissima X, come sulle finestre del nostro porcaio: da demolire, per ordine del Municipio.
Mia nonna Sally Buck morì senza farsene accorgere.

L’unica cosa che mi riesce è fare l’amore.

 

novembre 25, 2012 Posted by | Drammatico | , , , , | 4 commenti

La bella e la bestia (Luigi Russo)

Quattro storie che sembrano essere prese di peso dal Decameron di Boccaccio costituiscono l’ossatura di questo film di Luigi Russo del 1976, che alla sua uscita ebbe problemi di censura tali che il film stesso arrivò nelle sale solo sul finire del 1977.
Il motivo dell’intervento censorio a ben vedere non ha molte ragioni d’esserci; il film di Russo, pur contenendo molti nudi femminili, non abbonda di situazioni erotiche ai limiti della morale censoria o di scene particolarmente ardite.
Probabilmente a scatenare le forbici dei fustigatori dei pubblici costumi e nello specifico dei difensori ad oltranza della korale cinematografica fu la trattazione di due argomenti specifici contenuti nella pellicola, ovvero la bestialità e la sodomia.
Che non sono affatto resi espliciti,anzi.

Brigitte Petronio

Il film è diviso in 4 segmenti specifici, intitolati nell’ordine La schiava, Zooerastia, La fustigazione e La promessa.
Sembrerebbe uno dei tanti decamerotici dei primi anni settanta, ma in questo caso il film approda nelle sale 4 anni dopo la fine del genere basato sulle novelle boccacesche e quasi in contemporanea con il film di Walerian Borowczik La bestia (1975) del quale riprende molto alla lontana il titolo e una delle attrici del film, Lisbeth Hummel che vi aveva interpretato la giovane Lucy Broadhurst, la ragazza che scopre il terribile segreto di Mathurin de l’Espérance.
Russo quindi riprende due dei motivi del film di Borowczik probabilmente con un tantino di malizia e con un occhio al botteghino, ma discostandosi totalmente dal film del regista polacco.
Nel primo episodio, intitolato La schiava, vediamo lo Zar russo invaghirsi di una delle sue schiave. L’uomo decide di averla ad ogni costo, ma di fronte alla gelida reazione della ragazza che gli si porge freddamente decide di riscaldarle il cuore promettendole di esaudire un qualsiasi suo desiderio.


La donna, con poca intelligenza estorce allo Zar la promessa di elevarla per un giorno al rango di supremo capo dello stato; con ancor meno intelligenza la ragazza ne approfitta per umiliare il suo re e per concedersi sotto ai suoi occhi ad un forzuto schiavo di colore.
Dopo la scadenza delle 24 ore concesse alla ragazza lo Zar la fa incatenare, uccidere e dare in pasto ai cani.
In Zoerastia la protagonista è un’altra splendida ragazza, Barbara, sposata ad un nobile molto più anziano di lei.
Il gelosissimo uomo, scoperta la moglie in palese adulterio con lo stalliere dopo aver costretto l’uomo al suicidio, fa denudare la moglie e la rinchiude in una stanza protetta da sbarre con due cani ed un cavallo.
Costretta a vivere rinchiusa, nutrita solo da cibo che il marito le getta sprezzantemente sul pavimento, la ragazza ben presto impazzisce e inizia a guardare in maniera morbosa il suo cavallo…


Il terzo episodio si intitola La fustigazione e racconta (probabilmente) l’iniziazione sessuale di Leopold von Sacher-Masoch.
Vediamo il giovane alle prese con una dura punizione corporale inflittagli dal suo insegnante e in flash back scopriamo che il giovane aveva avuto la sua iniziazione ai piaceri masochistici dalla madre, che Masoch aveva scoperto in atteggiamenti intimi con il suo amante.
Frustato a sangue dalla stessa madre, Masoch si era reso conto di aver provato un sottile piacere durante la punizione.
Così, in compagnia di una giovanissima amica, aveva continuato a spiare la madre.
La ragazza, inizialmente inorridita dalla scena, aveva finito per condividerne i gusti sessuali, diventando ben presto la compagna di giochi erotici del giovane Masoch.


L’ultimo episodio, La promessa, è fatto tutto di sguardi e parole non dette. Racconta la storia di una giovane sposa che il giorno prima del suo matrimonio decide di concedersi ad un antico amore, suo cugino.
Il quale, rispettando la verginità della ragazza, aveva provveduto in modo alternativo a serbarla pura…
La bella e la bestia è un film di una certa eleganza formale, con una bella fotografia (ancora un parallelo con il film di Borowczik) e una discreta colonna sonora opera di Piero Umiliani.
Ma risente anche eccessivamente della quasi inesistenza dei dialoghi e di una mancanza di azione di qualsiasi genere che lo rendono un film mortalmente soporifero.


Se il primo episodio fila via tutto sommato abbastanza discretamente, nel secondo assistiamo ad una inversione di tendenza; le lunghe inquadrature dedicate alla prigione della sventurata adultera finiscono per far sbadigliare il più paziente degli spettatori, mentre il regista inquadra per vari minuti Lady Barbara che si aggira con lo sguardo folle attorno al suo cavallo osservata dai due cani che condividono la prigionia.
Il terzo episodio è più pruriginoso che altro, con i due giovincelli intenti a spiare la madre di Masoch impegnata a trastullarsi da prima in atti autoerotici e poi in compagnia dell’amante.
L’ultimo episodio è assolutamente da dimenticare, visto che è recitato malissimo su un soggetto di partenza di per se prevedibile e poco attraente.
La somma finale quindi porta il film a sfiorare appena la mediocrità; non bastano infatti i pregi elencati ovvero l’eleganza e la forma.
Manca completamente la sostanza e il tempo in cui visioniamo la pellicola sembra scorrere al rallentatore.
Il sanremese Luigi Russo aveva nel passato diretto altri tre film a sfondo blandamente erotico come Morbosità,I sette magnifici cornuti e La nuora giovane; contemporaneamente aveva scritto alcuni soggetti per il cinema decamerotico, Decameron No. 2 – Le altre novelle di Boccaccio, Il decameron No. 3 – Le più belle donne del Boccaccio (sicuramente uno dei più raffinati decamerotici) e Finalmente… le mille e una notte. Possedeva quindi la necessaria preparazione per dirigere un film appetibile, almeno nei limiti del cinema di genere.
Ci riesce davvero solo in parte confezionando un prodotto che in seguito avrebbe avuto più fama per le traversie a cui ho accennato all’inizio che per i valori intrinseci del film, a qualsiasi livello vogliano essere portati.
A distanza di 35 anni anni dalla sua uscita, gli spettatori di oggi molto difficilmente riuscirebbero a seguire per intero la pellicola senza farsi cascare irrimediabilmente le palpebre.

La bella e la bestia, di Luigi Russo, con Lisbeth Hummel,Anna Maria Bottini,Franca Gonella,Philippe Hersent,Alba Maiolini,Brigitte Petronio Erotico,Italia 1977

Lisbeth Hummel … La schiava (episodio “La schiava”) / Varvara (episodio “Zooerastia”)
Anna Maria Bottini … La madre di Giovanna (episodio “La promessa”)
Franca Gonella … Giovanna (episodio “La promessa”)
Philippe Hersent … Il principe (episodio “Zooerastia”)
Claudio Undari … Lo zar (episodio “La schiava”)
Alba Maiolini … Serva (episodio “La schiava”)

Regia: Luigi Russo
Musiche:Piero Umiliani
Produzione: Luigi Mondello
Montaggio:Aldo De Robertis

novembre 17, 2012 Posted by | Erotico | , , , , , , | Lascia un commento

La profanazione

L’affascinante dottor Massimo lavora in una casa di cura, la stessa nella quale opera volontariamente la novizia suor Angela.
Lavorando a stretto contatto Massimo e Angela ben presto familiarizzano oltre il rapporto professionale, creando grossi problemi morali nella incerta suor Angela.
Che alla fine cede al richiamo dei sensi, dimenticando i voti e il suo ufficio religioso.
I due così convolano a nozze ma le cose ben presto, nonostante l’amore che lega i due, si mettono male.
Le reminescenze religiose della ragazza diventano un ostacolo insormontabile e la vita di coppia ne risente profondamente.
Massimo dapprima cerca con pazienza di recuperare il rapporto (sopratutto sessuale) con la sua inibita moglie, poi cerca  una maniera per risolvere il problema.


Inizia a tradire la moglie sfacciatamente e ….
La profanazione, film del 1974 diretto da Tiziano Longo è un prodotto a metà strada tra la commedia drammatica e quella di costume.Con netta preferenza per la prima ma con alcuni inserti erotici che portano a guardare il film con occhi sospetti.
Se il drammone psicologico che vivono i due protagonisti ha una sua logica, pur deviata dal fascino e dal sex appeal di Simonetta Stefanelli che è un’improbabile suorina destinata a lasciare l’abito religioso per trasformarsi in una moglie dai mille problemi irrisolti, la presenza di alcune sequenze erotiche e di nudo lascia propendere per una concessione troppo larga al voyeurismo dello spettatore.


Sollecitato da alcuni nudi integrali della bellissima Stefanelli,(divenuta famosa internazionalmente per aver interpretato Apollonia, moglie di Michael Corleone nel Padrino di Coppola) lo spettatore finisce per apprezzare più le evidenti doti fisiche dell’attrice romana.
Il film di Longo, regista che nel corso della sua carriera ha diretto 8 film, fra i quali i discreti Peccatori di provincia e Mala amore e morte,ha delle frecce al suo arco e tutto sommato si barcamena alla meglio senza risultare indigesto allo spettatore.
La profanazione è un film che in pratica non è mai passato in tv, in virtù sia del tema trattato che è indubbiamente molto scomodo sia per le citate sequenze di nudo integrale della Stefanelli.
Il che impedisce ovviamente di poter valutare, con gli occhi di oggi, una pellicola che affronta un tema certamente non usuale o quantomeno non affrontato mai in maniera profonda in ambito cinematografico.

Simonetta Stefanelli

Jean Sorel

A mente mi sovviene il mediocre La novizia, che peraltro uscì nelle sale l’anno successivo al film di Longo, con esiti commerciali superiori visti gli incassi ma fallimentari da quello artistico.
Per quanto riguarda il cast, da segnalare i due interpreti, Jean Sorel nel ruolo del dottor Massimo e Simonetta Stefanelli in quello di Suor Angela.
I due, molto amati dal pubblico, recitano in maniera dignitosa rendendo il film quanto meno credibile a onta della improponibilità della storia; c’è spazio anche per Anita Strindberg nel ruolo di una infermiera che diverrà un’occasionale amante del bel dottor Massimo.
La parte di Anita Strindberg è molto ridotta ed è un peccato ed a questo proposito esco un attimo dal seminato.
L’attrice svedese aveva grandi qualità recitative e lo ha dimostrato nei film interpretati.
Lei stessa si rammaricava di essere sottovalutata dai registi che la dirigevano.

Anita Strindberg

Ecco un sunto di una lunga intervista-confessione del 1974 nella quale si lamenta proprio di questo:
“Luigi Cozzi. – “E’ soddisfatta dei film che le hanno fatto fare finora?”
L’attrice non risponde subito. Esita.
Anita Strindberg: – “Veramente…” inizia, non molto convinta, ma subito si arresta.
“L.C. – Avanti,” la sollecitiamo gentilmente. “Non abbia paura.”
Anita Strindberg sorride.
A.S. – “E va bene, allora diciamolo pure,” risponde finalmente. “Non è che io sia molto soddisfatta di quello che mi hanno fatto fare finora… oh, intendiamoci, ho lavorato in diversi film interessanti, ben curati, ben diretti, eppure c’è qualcosa, non saprei, ma ecco, io come attrice mi sento ancora insoddisfatta. Non mi pare di avere espresso realmente le mie possibilità. Anzi, ho un po’ la sensazione che quello che abbiamo voluto usare sia più il mio corpo che il mio talento.”
L.C. – “E’ contraria ai ruoli spinti?”
A.S. – “No, assolutamente. Ma sono contraria a certi ruoli facili, a certi film falsi, dove quello che conta è solo il modo per attirare il maggior numero di spettatori nelle sale cinematografiche. E purtroppo, devo ammetterlo, ho la sensazione di averne fatti diversi, di film di questo tipo.”
L.C. – “Però sono serviti a conferirle una non indifferente popolarità,” le facciamo notare noi.
A.S. – “Lo so benissimo. Infatti non ne parlo male, tutt’altro. Ma esprimo solo un’opinione: cioè, ho la sensazione che mi abbiano usato solo… per il corpo, gliel’ho detto. Senza curarsi troppo di quelle che sono… o potrebbero essere… le mie qualità di attrice. Forse non hanno fiducia in me oppure… non so, non tocca a me dirlo.”


In ultimo ricordo che questo film non è mai uscito in digitale e che in rete gira una versione (francamente indecente) ridotta da una vecchissima VHS, ragion per la quale i fotogrammi presi per questa recensione sono di qualità così scadente.

La profanazione
Un film di Tiziano Longo. Con Jean Sorel, Simonetta Stefanelli, Teodoro Corrè, Anna Orso,Lorenzo Piani, Anita Strindberg Drammatico, durata 92 min. – Italia 1974.

Jean Sorel- Dottor Massimo
Simonetta Stefanelli- Suor Angela
Anita Strindberg- L’infermiera amante di Massimo

Regia: Tiziano Longo
Sceneggiatura: Tiziano Longo, Piero Regnoli, Vittorio Vighi
Musiche: Carlo Savina
Fotografia: Roberto Girometti
Montaggio:Mario Gargiulo

novembre 10, 2012 Posted by | Drammatico, Erotico | , , , | 3 commenti

Amore mio non farmi male

Marcello e Anna sono due studenti legati da un tenero rapporto.
Tra i due tutto è ancora fermo all’amore platonico, ma Anna inizia a premere per andare oltre.
Così un giorno trascina Marcello in un campo dove finalmente consumerebbero il primo rapporto per entrambi non fosse per l’arrivo di un contadino che guasta loro le uova nel paniere.
Da quel momento i due ragazzi proveranno più volte a coronare il loro desiderio d’amore fisico ma incontreranno ostacoli di tutti i tipi, a cominciare dalle loro famiglie.
Marcello è figlio di Carlo,un avvocato e di Simona, una donna bigotta in maniera patologica mentre Anna è figlia di Paolo, un pilota d’aerei e di Linda, una ex hostess.

Leonora Fani

Macha Meril

Sia Simona che Paolo, per motivi molto simili, vorrebbero che i loro figli si mantenessero vergini mentre Carlo e Linda cercano di capire e di giustificare Marcello e Anna.
Nel frattempo Marcello, dopo i tentativi ripetuti tutti coronati da insuccesso, entra in crisi e così suo padre si adopera per “svezzare” il suo rampollo; convince così un suo cliente ad organizzare un incontro con una prostituta e subito dopo cerca di far sedurre il ragazzo dalla sua segretaria. Ma ancora una volta le cose vanno per il verso storto e ci vorrà l’intervento della madre di Anna per rimediare a tutto e dare ai ragazzi l’opportunità giusta…

Gabriella Giorgelli

Vittorio Sindoni, regista siciliano da diversi anni specializzato in film e produzioni tv (sue sono le regie di Le ragazze di San Frediano,La mia casa è piena di specchi,La ragazza americana ) dirige nel 1974 Amore mio non farmi male  una gradevole e garbata commedia senza grossi acuti ma anche senza cadute di stile tipiche delle produzioni dell’epoca.
Un film che si segnala principalmente per un cast di notevole levatura, con attori e attrici di fama come Walter Chiari e Valentina Cortese, Luciano Salce e Roberto Chevalier, Leonora Fani e Ninetto Davoli, Gabriella Giorgelli e Macha Meril.
Il film basa tutte le sue chance proprio sul cast, visto che la sceneggiatura è molto lineare e non presenta acuti o particolari difficoltà; il tema della sessualità giovanile, del tabù che sembra insormontabile per i genitori è affrontato con estrema leggerezza, con toni da commedia e senza alcuna velleità socio-culturale.

Luciano Salce e Roberto Chevalier

Un film che meriterebbe anche un votazione alta non fosse per le interpretazioni fuori dalle righe di due grandi dello schermo, Walter Chiari e Valentina Cortese.
Il primo, nei panni del genitore di Anna, geloso in maniera quasi morbosa della figlia, va spesso oltre le righe accentuando in maniera macchiettistica le caratteristiche del suo personaggio, che appare sguaiato, rumoroso ed esagitato oltre misura.
Lo stesso si può dire di Valentina Cortese, assolutamente fuori parte per l’eccesso caricaturale dato al suo personaggio, che richiedeva maggior misura e minore carica di energia nell’interpretazione stessa.


Bene invece il resto del cast: misurato, elegante ed ironico Luciano Salce (il padre di Marcello), bella e raffinata Macha Meril in quello di Linda, la mamma di Anna.
Da segnalare le prove dei due studenti innamorati, ovvero Roberto Chevalier e Leonora Fani.
Il primo è impacciato e imbranato quanto basta, la seconda è la solita garanzia, con un carico di fascino e grazia senza uguali.


C’è spazio anche per Gabriella Giorgelli nel ruolo della prostituta mentre microscopiche parti sono riservate alla CSC Carla Mancini e a Sandra Mantegna.
Un film decoroso, senza grandi sussulti ma gradevole.
Recentemente passato in tv dopo un lunghissimo oblio, è disponibile in rete in una versione rippata da satellite.

Amore mio, non farmi male
Un film di Vittorio Sindoni. Con Walter Chiari, Valentina Cortese, Macha Méril, Luciano Salce, Roberto Chevalier, Leonora Fani, Giuliano Persico, Pia Velsi, Ninetto Davoli, Enzo Robutti, Gino Pagnani, Carla Mancini, Mico Cundari, Sandra Mantegna Commedia, durata 100′ min. – Italia 1974.

Roberto Chevalier: Marcello Foschini
Leonora Fani: Anna De Simone
Luciano Salce: Carlo Foschini
Valentina Cortese: Simona Foschini
Walter Chiari: Paolo De Simone
Macha Méril: Linda De Simone
Ninetto Davoli: Giovanni Procacci
Gabriella Giorgelli: Cicci
Enzo Robutti: Laganà
Leopoldo Trieste: avv. Musumeci
Orazio Stracuzzi: Oro Falso
Sandra Mantegna: Wanda
Carla Mancini: Greta
Pia Velsi: Sora Teresa
Gino Pagnani: tassista
Mico Cundari: medico
Jimmy il Fenomeno: carcerato
Angelo Pellegrino: carcerato
Valentino Simeoni: carcerato
Franca Scagnetti: portinaia a Trastevere

Regia Vittorio Sindoni
Soggetto Ghigo De Chiara, Vittorio Sindoni
Sceneggiatura Ghigo De Chiara, Vittorio Sindoni
Produttore Nicholas De Witt
Produttore esecutivo Enzo Giulioli
Distribuzione (Italia) Cecchi Gori
Fotografia Safai Teherani
Montaggio Mariano Faggiani
Scenografia Giorgio Luppi
Costumi Adriana Berselli, Lamberta Baldacci
Trucco Giulio Mastrantonio

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novembre 3, 2012 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | 1 commento

El Condor

El condor locandina 1

Durante l’epica rivoluzione messicana, Luke, un uomo di colore, fugge dal bagno penale in cui è rinchiuso attratto dal racconto fattogli da un prigioniero della presenza in una fortezza di una fortuna in oro di proprietà dell’imperatore Massimiliano.
Per espugnare la fortezza di El Condor serve però l’aiuto di un gruppo armato di persone così Luke stringe un’alleanza con il ladro e truffatore Jaroo.
I due uomini decidono di chiedere l’aiuto di una tribù di Apache guidata da Santana,un rinnegato, facendogli credere che il raid contro la fortezza sia necessario per procurare cibo e munizioni utili alla causa rivoluzionaria.
Chavez, l’ufficiale responsabile del forte, riesce a bloccare il loro primo tentativo e li fa prigionieri.

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Marianna Hill

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Lee van Cleef

Grazie all’aiuto di Claudine, moglie di Chavez, che si è innamorata di Luke i due uomini riescono a fuggire; sempre grazie all’aiuto di Claudine, che si spoglia per distrarre le sentinelle di guardia alla fortezza di El Condor Luke e Jaroo con l’aiuto degli Apache si impadroniscono della fortezza.
Ma ben presto gli eventi precipitano: Jaroo vuole l’oro, mentre in realtà Luke vuole si l’oro, ma per destinarlo alla causa dei ribelli.
Santana, scoperte le vere motivazioni di Jaroo, cerca di fermare l’uomo ma resta ucciso. Gli Apache superstiti fuggono con munizioni e cibo lasciando Luke,Jaroo e Claudine in balia delle forze di Chavez, che si appresta a riconquistare la fortezza.
Nel corso di un drammatico duello Luke uccide Chavez, ma una terribile sorpresa attende i due uomini: l’oro in realtà risulta essere solo piombo e la resa dei conti fra i due ex amici diventa fatalmente inevitabile.

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Luke uccide Jaroo e si avvia ad iniziare una nuova vita con Claudine…
Il regista inglese John Guillemin, subito dopo i bellici La caduta delle aquile e Il ponte di Remagen, gira nel 1970 un western quasi tradizionale, confermando il suo eclettismo e sopratutto la sua abilità nel dirigere film ad alto budget ricavandone un prodotto forse senza un’identità sicura ma dal grande effetto scenico.
Un western per certi versi atipico, questo El Condor: in primis per la carica di violenza accentuata, poi per la presenza di scene di nudo che non erano certamente una delle doti caratterizzanti il cinema western.

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Se è vero che El Condor perde ritmo pericolosamente diverse volte, può tuttavia definirsi un onesto prodotto principalmente per la presenza del grande Lee Van Cleef, che dal 1966 ,dall’uscita di Il buono il brutto e il cattivo di Leone era ormai una star del genere western.
Non a caso l’attore di Somerville aveva interpretato fino ad allora oltre 130 film nella stragrande maggioranza appartenente al genere western;questa volta non è più il colonnello Mortimer o Sentenza, ma un ladro, truffatore ed ubriacone senza bandiera e senza codice d’onore.
Ed infatti il finale del film lo vede soccombere davanti a Luke, personaggio decisamente positivo che abbraccia la causa della rivoluzione e che alla fine è l’unico a ricavare qualcosa dalla drammatica avventura, ovvero l’amore della bella Claudine, interpretata dall’attrice californiana Marianna Hill.

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La Hill (che ritroveremo nell’ottimo Lo straniero senza nome di Clint Eastwood) è decisamente seducente e le sequenze che la vedono protagonista sono  le più interessanti.
Come dicevo precedentemente, forse non siamo di fronte ad un prodotto memorabile, ma sicuramente ad un film di buon livello, sopratutto messo a confronto con la mediocrità di tanti spaghetti western che affollavo gli schermi in quel periodo.
Bravo anche Jim Brown, l’attore americano che interpreta Luke; quello che è considerato il più grande giocatore running back dei Cleveland Browns della NFL, la lega professionistica del football americano,

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Lee Van Cleef con Jim Brown

mostra doti eccellenti di attore che gli permetteranno di partecipare ad oltre 50 film nel corso della sua carriera cinematografica.
Un film che vale una visione, anche se di difficile reperibilità sopratutto a causa dei rarissimi passaggi televisivi, imputabili alla presenza nel film dei citati nudi di Marianna Hill.

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Un film di John Guillermin. Con Lee Van Cleef, Patrick O’Neal, Marianna Hill, Jim Brown Western, durata 102′ min. – USA 1970.

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Jim Brown: Luke
Lee Van Cleef: Jaroo
Patrick O’Neal: Generale Chavez
Mariana Hill: Claudine
Iron Eyes Cody: Santana
Imogen Hassall: Dolores
Gustavo Rojo: Anguinaldo
Florencio Amarilla: Aquila
Julio Peña: Generale H.
Dan Van Husen: bandito

El condor banner cast

Regia John Guillermin
Soggetto Larry Cohen
Sceneggiatura Larry Cohen
Produttore André De Toth
Fotografia Henri Persin
Montaggio Walter Hannemann
Effetti speciali Kit West
Musiche Maurice Jarre
Scenografia Julio Molina

Filmscoop è su Facebook: richiedetemi l’amicizia.

Il profilo è il seguente:

http://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

novembre 1, 2012 Posted by | Western | , , , , | Lascia un commento

Tina Aumont

Tina Aumont 1 Foto

Trasgressiva, provocatoria, anticonvenzionale.
Figlia di due due attori molto conosciuti, Jean-Pierre Aumont e Maria Montez, Marie Christine Aumont è nata a Hollywood il 14 febbraio 1946.
Ha respirato sin da piccola l’aria del cinema, spinta sopratutto da suo padre Jean Pierre Aumont, attore brillante che ha interpretato nel corso della sua lunghissima carriera oltre 150 film; a soli 5 anni ha perso l’affetto della madre, Maria Montez, scomparsa il 7 settembre 1951 a soli 39 anni per un infarto che la colse mentre faceva il bagno in casa.
Ha quindi bruciato le tappe da subito, spinta da una curiosità, da una voglia di vivere e da uno spirito ribelle che hanno segnato poi la sua vita privata in tutte le sue fasi.
Nel 1963, a soli 17 anni, sposa l’attore e regista francese Christian Marquand (fratello dell’attrice e regista Nadine Marquand Trintignant) mentre esordisce nel cinema a vent’anni, nel 1966 con una piccola parte nel film Modesty Blaise. La bellissima che uccide utilizzando il diminutivo del suo nome,Tina e il cognome del marito Marquand. E’ il padre a consigliarle di rivolgersi al regista Losey (e a raccomandarla), e il regista britannico, colpito dalla bellezza di Tina la scrittura e le affida un ruolo secondario accanto a star come Monica Vitti (che interpreta Modesty Blaise), a Terence Stamp e Dirk Bogarde.

Tina Aumont Satyricon

Tina Aumont nel Satyricon 

Tina Aumont Saloon Kitty

Saloon Kitty

E’ l’inizio di una carriera fulminea, che la vedrà protagonista di oltre 40 film, la maggior parte dei quali girati per il cinema italiano.
Intanto Tina mostra insofferenza per le convenzioni, per la vita di routine; siamo negli anni della contestazione generale e lei è in prima fila nei movimenti, come quello degli hippy, che chiedono un cambiamento sostanziale della società.
Lavora con Vadim accanto alla sua compagna Jane Fonda nel film La calda preda e in Texas oltre il fiume al fianco di Delon e Dean Martin; il suo primo contatto, decisivo, con il cinema italiano lo ha con Alberto Sordi: il grande attore romano, da poco regista,la conosce a Taormina dove Tina è presente per la promozione del film di Vadim e la vuole nel cast di Scusi, lei è favorevole o contrario?, un film che anticipa la storica introduzione del divorzio in Italia, in un periodo storico in cui il nostro paese è in profondo mutamento.
Per la prima volta l’attrice sceglie di utilizzare il nome con cui diverrà famosa cinematograficamente, Tina Aumont; ma nel film successivo, il thriller di Michele Lupo Troppo per vivere… poco per morire è ancora Tina Marquand. L’abbandono del cognome del marito è dovuto al divorzio che dopo pochissimi anni l’attrice affronta; non si sposerà più perchè “un marito basta e avanza” come racconterà in interviste successive.

Racconti proibiti…di niente vestiti

Tina Aumont Partner

Partner

Il 1968 è l’anno della svolta per l’attrice; viene scelta da Tinto Brass per il film L’urlo, che narra le vicende di una ragazza che pianta sull’altare lo sposo, rifiutando così di fatto la morale borghese e le convenzioni sociali.
E’ un film cucito su misura su di lei, sulla sua personalità e sui suoi atteggiamenti anticonformisti e provocatori.
La pellicola di Brass, assolutamente in anticipo sui tempi, non riscuote al momento grande successo tanto da venire proiettata in Italia due anni più tardi, ma rappresenta la consacrazione di un’attrice dalla personalità complessa ma dalle doti di attrice ormai mature.

Tina Aumont Necropolis

Necropolis

Tina Aumont Modesty Blaise

Modesty Blaise

Il ruolo di Anita, la mancata sposa che vive un’esistenza alternativa accanto al compagno di avventure Coso rifiutando di accettare un matrimonio che la imprigionerebbe in un ruolo secolarmente stabilito per le donne, le cuce addosso l’immagine di donna ribelle.
E lei lo è, in qualche modo.
Basta guardare i corti Visa de censure e La révolution n’est qu’un début. Continuons.per rendersi conto di come Tina interpretasse anche nella realtà il ruolo di donna emancipata e libera, scevra da compromessi.
I lavori successivi dimostrano come Tina accettasse lavori particolari con registi non convenzionali; è il caso del western L’uomo, l’orgoglio, la vendetta di Bazzoni e di Il sosia di Bertolucci oltre che di Le lit de la vierge, il film in cui recita accanto ad un altro “ribelle” del cinema, Pierre Clementi.

Tina Aumont Malizia

La celebre scena tratta da Malizia

Tina Aumont L'urlo 1

La Aumont in una scena tratta da L’urlo

Il cinema italiano la adotta definitivamente e arrivano per lei film come L’alibi (accanto a Gassman, che lei definirà un grande attore e un gran signore), lo sfortunato Satyricon di Polidoro, girato a tempo di record per anticipare il Satyricon di Fellini in cui la Aumont avrà una parte, Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano di Comencini.

In tutti questi film Tina ha ruoli importanti ma non da protagonista assoluta, cosa che verrà confermata anche nel successivo Metello di Bolognini, in cui le venne preferita la bravissima Ottavia Piccolo.
Nel 1970 gira Corbari, di Valentino Orsini accanto a Gemma e subito dopo in Necropolis di Franco Brocani, uno dei film più misteriosi della storia del cinema, visto solo da pochissimi spettatori e sopratutto assolutamente introvabile in qualsiasi versione.
E’ la conferma della vocazione di Tina per film particolari, non necessariamente adatti al grande pubblico; ma per lei ci sono anche lavori come Il sergente Klems e Racconti proibiti di niente vestiti di Rondi o anche Bianco rosso è…di Lattuada accanto alla Loren e Celentano.
Nel 1972 lavora in un altro film underground, Arcana di Giulio Questi, un film che ebbe vicissitudini a non finire, a cominciare dal fallimento del produttore proseguendo con la pesante censura subita per la presenza di scene di rapporti sessuali fra la Aumont e Maurizio Degli Espositi finendo con altri tagli riguardanti il rapporto incestuoso tra Maurizio Degli Espositi e Lucia Bosè.
Paradossalmente, da questo momento in poi Tina sceglie di recitare prodotti meno d’elite e più commerciali, a partire da I corpi presentano tracce di violenza carnale di Sergio Martino, per proseguire poi con Malizia di Samperi, del quale resta leggendaria la scena in cui la bellissima attrice sale in bicicletta mostrando le splendide gambe in una scena che mostra poco ma che è di un erotismo assolutamente unico.

Tina Aumont Lifespan

Lifespan-Patto con il diavolo

Nel 1973 lavora ancora con Bazzoni nello sfortunato western Blu Gang e vissero per sempre felici e ammazzati mentre nel 1974 interpreta Mara in Storia de fratelli e de cortelli e subito dopo l’ottimo Fatti di gente perbene di Bolognini.
Tina ha 28 anni, è nel pieno della maturità artistica e della sua bellezza di donna; è un’attrice stimata e viene chiamata per diverse produzioni di casa nostra.
Interpreta il ruolo di Laura, una donna che per eccitare il marito aggancia un venditore per strada in Il trafficone di Bruno Corbucci, quello della protagonista Anna in Il patto con il diavolo, un piccolo ruolo in Divina creatura (accanto alla bellissima Laura Antonelli) di Giuseppe Patroni Griffi, il ruolo dell’adultera in Il messia di Rossellini.
Nel 1976 è sul set di ben sei film: si tratta di La principessa nuda di Canevari, nel quale divide il ruolo di protagonista con Ajita Wilson, di Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi in quello di una prostituta, di Herta Wallenberg, sorella del’SS Helmut Berger in Salon Kitty, nel quale ritrova Tinto Brass.

Tina Aumont La principessa nuda

La principessa nuda

Seguono Giovannino di Nuzzi e Nina di Minnelli, al fianco di mostri sacri come Ingrid Bergman e Liza Minnelli.
La sua carriera sembra irresistibilmente in ascesa, tant’è vero che viene “arruolata” nel celebre Satyricon di Fellini ed è proprio in questo momento che accade il fattaccio.
Subito dopo aver ultimato le riprese, Tina per riposarsi va in Malesia.
Qui acquista una statuina di oppio e se la spedisce in Italia.
Ma l’oggetto viene intercettato dalla polizia e l’attrice, informata dell’accaduto da alcuni amici, sceglie di non tornare in Italia per evitare l’arresto con conseguente inevitabile condanna penale.
Ripara in Francia ma di fatto l’accaduto le tronca per diversi anni la carriera, danneggiandola in maniera irreparabile.
I film successivi, infatti, sono davvero pochi e praticamente trascurabili.

Tina Aumont Infanzia vocazione e prime esperienze

Infanzia, vocazione prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano

Dopo Un cuore semplice (1977) Tina lavora in due produzioni televisive francesi, poi dopo una lunga pausa in Holocaust parte seconda: i ricordi, i deliri, la vendetta di Pannacciò, in un ruolo marginale.
Ha appena 34 anni, è sempre molto bella ma è un’attrice quasi finita.
Quell’errore madornale, quella brutta storia di droga la danneggia in maniera irreparabile e lei per motivi oscuri accetta addirittura di comparire nuda sulle colonne del mensile erotico Le ore, che la immortala in scene hard alle quali lei non partecipa attivamente ma come semplice spettatrice di rapporti sessuali espliciti.
L’ultimo film di rilievo è La bande du Rex (1980), che però passa praticamente inosservato mentre lavora in tv in un episodio delle Inchieste del commissario Maigret.
Dopo 3 film girati in Francia, da noi assolutamente sconosciuti come Rebelote,Les frères Pétard e ZEN – Zona Espansione Nord ha una lunghissima pausa di assenza dagli schermi, prima del ritorno dieci anni dopo nel film di Jean Rollin in Les deux orphelines vampires. Ci vorranno altri 10 anni prima di rivedere Tina in Giulia di Rob Stuart e in La mécanique des femmes, l’ultimo film che interpreta.
Siamo nel 2000 e da quel momento di lei non si sentirà più parlare, almeno cinematograficamente.
Ormai dimenticata dal grande pubblico, di lei si parlerà solo nel 2006 quando per le conseguenze di un’embolia polmonare la bella attrice scomparirà ad appena 60 anni.
Per sua volontà, viene cremata e le sue ceneri deposte accanto alla tomba della adorata madre, nel settore ebraico del cimitero di Montparnasse; una decisione strana in quanto la Montez non era di origine ebraica.

Tina Aumont Il trafficone

Il trafficone

Bellissima, artisticamente validissima, Tina Aumont ha pagato a carissimo prezzo l’errore citato della statuetta di oppio; viene da chiedersi quante altre prove avrebbe potuto affrontare, cinematograficamente parlando, se non fosse incappata in quel drammatico errore che di fatto le troncò la carriera.
In Italia Tina conta ancora oggi su un nutrito gruppo di fans, che non l’hanno mai dimenticata.
Che non hanno dimenticato l’attrice e la donna, quella donna anticonformista impegnata socialmente, la stessa che nel 1971 rischiò l’arresto quando firmò il Manifesto dei 343 con il quale chiedeva la depenalizzazione dell’aborto.
Di lei restano tante pellicole in cui anche i neofiti del cinema possono riscoprire la grande bellezza e la bravura di un’attrice dalle grandi capacità.

Tina Aumont gallery

Tina Aumont Necropolis 2

Necropolis

Tina Aumont L'urlo 2

Tina Aumont in L’urlo

Tina Aumont Metello

Metello

Tina Aumont Il passatore

Il passatore

Tina Aumont I corpi presentano tracce 1

Tina Aumont I corpi presentano tracce 2

Due fotogrammi tratti da I corpi presentano tracce di violenza carnale

Tina Aumont Fatti di gente perbene

Tina Aumont fatti di gente perbene

Due fotogrammi tratti da Fatti di gente perbene

Tina Aumont Corbari

Corbari

Tina Aumont Casanova

Il Casanova di Fellini

Tina Aumont Cadaveri eccellenti

Cadaveri eccellenti

Tina Aumont Bianco rosso e

Bianco,rosso e …

Tina Aumont Arcana

Arcana

Tina Aumont Scusi lei è favorevole o contrario

Scusi lei è favorevole o contrario?

Tina Aumont A Man of Legend

A man of legend

Tina Aumont Casanova 2

Ancora dal Casanova di Fellini

Tina Aumont Blu gang

Blu gang

Tina Aumont Troppo per vivere poco per morire

Troppo per vivere poco per morire

Tina Aumont Texas oltre il fiume

Texas oltre il fiume

Tina Aumont Nina

Nina

Tina Aumont Marquis de Slime

Marquis de slime

Tina Aumont L'uomo l'orgoglio la vendetta

L’uomo, l’orgoglio la vendetta

Tina Aumont Les hautes solitudes

Les hautes solitudes

Tina Aumont Les Deux Orphelines Vampires

Les deux orphelines vampires

Tina Aumont Le lit de la vierge

Le lit de la vierge

Tina Aumont L'alibi

L’alibi

Tina Aumont La bande du rex

La bande du rex

Tina Aumont Il sergente Klems

Il sergente Klems

Tina Aumont Home movie

Home movie

Tina Aumont Holocaust 2

Holocaust 2

Tina Aumont Giulia

Giulia

Tina Aumont Visa de censure n° X

Visa de censure x (corto)

Tina Aumont Come ti chiami amore mio

Come ti chiami amore mio

Tina Aumont Storia de fratelli

Storia de fratelli e de cortelli

Tina Aumont filmografia

2000 La mécanique des femmes
2000 Victoire, ou la douleur des femmes (TV mini-serie)
1999/II Giulia
1997 Les deux orphelines vampires
1997 Marquis de Slime (corto)
1993 Dinosaur from the Deep (video)
1988 ZEN – Zona Espansione Nord
1986 Les frères Pétard
1984 Rebelote
1982 Les enquêtes du commissaire Maigret (TV serie)
1980 La bande du Rex
1980 Holocaust parte seconda: i ricordi, i deliri, la vendetta
1978 I problemi di Don Isidro Parodi (TV series)
1977 Emmenez-moi au Ritz (TV movie)
1977 Un cuore semplice
1976 Il Casanova di Federico Fellini
1976 Nina
1976 Giovannino
1976 Salon Kitty
1976 Cadaveri eccellenti
1976 La principessa nuda
1975 Il messia
1975 Divina creatura
1975 Il patto con il diavolo
1974 Les hautes solitudes
1974 Il trafficone
1974 Fatti di gente perbene
1974 Storia de fratelli e de cortelli
1973 Blu Gang e vissero per sempre felici e ammazzati
1973 Malizia
1973 I corpi presentano tracce di violenza carnale
1972 Arcana
1972 Bianco, rosso e…
1972 La révolte des désespoirs (corto)
1972 Racconti proibiti… di niente vestiti
1971 Il sergente Klems
1970 Necropolis
1970 Corbari
1970 Metello
1969 Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano
1969 Satyricon
1969 L’alibi
1969 Come ti chiami, amore mio?
1969 Le lit de la vierge
1968 Il sosia
1968 L’uomo, l’orgoglio, la vendetta
1968 La révolution n’est qu’un début. Continuons. (corto)
1968 Visa de censure (corto)
1968 L’urlo
1967 Troppo per vivere… poco per morire
1966 Scusi, lei è favorevole o contrario?
1966 Texas oltre il fiume
1966 La calda preda
1966 Modesty Blaise. La bellissima che uccide

ottobre 28, 2012 Posted by | Biografie | | 2 commenti